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Nomadi / Spidla a Radicali: obbligo stati garantire salute in campi
Everyone a Frattini: "Dove sono finiti i fondi per i rom?"
Roma, 13 lug. (Apcom) - Il commissario europeo per l'occupazione, gli affari sociali e le pari opportunità Vladimir Spidla ha risposto all'interrogazione presentata dagli eurodeputati radicali Marco Cappato e Marco Pannella, che chiedevano quali provvedimenti la Commissione europea intendesse intraprendere per vigilare affinché le istituzioni italiane si impegnino per la lotta contro l'antiziganismo, per la promozione dell'inserimento dei rom nella società e per il miglioramento della loro qualità di vita. Cappato e Pannella chiedevano anche come la Commissione UE intendesse intervenire per porre rimedio alla grave emergenza umanitaria presso il campo rom del Casilino 900 a Roma segnalata dal Gruppo EveryOne, sia in sede italiana che europea, e in genere presso tutti gli insediamenti di fortuna dislocati nel territorio italiano.
Spidla, a nome della Commissione europea, sottolinea come "nella sua dichiarazione del 20 maggio 2008 al Parlamento, la Commissione ha espresso viva preoccupazione per la situazione dei Rom in Italia" e che "non appena il governo italiano le avrà notificato la legge adottata (decreto legislativo 32/2008), la Commissione esaminerà se la direttiva 2004/38/CE è stata recepita correttamente". La Commissione fa sapere inoltre di continuare ad applicare la direttiva 2000/43/CE, che prevede la protezione giuridica dalla discriminazione per motivi di origine etnica nei settori dell'occupazione, dell'istruzione, della protezione sociale e dell'accesso a beni e servizi. La Commissione UE ricorda che "gli Stati membri sono tenuti a garantire l'attuazione corretta ed efficace della normativa comunitaria tramite leggi nazionali. Quest'obbligo vale per tutte le autorità nazionali e locali. Tranne nel caso di questioni di competenza comunitaria," puntualizza Spidla "spetta gli Stati membri garantire il pieno rispetto dei diritti fondamentali mediante l'applicazione della legislazione nazionale e l'adempimento dei propri obblighi internazionali".
Relativamente alla situazione del Casilino 900, abitato da 748 rom censiti e assistiti dal Gruppo EveryOne - campo privato fino a poche settimane or sono di corrente elettrica e acqua potabile, senza strutture sanitarie e tuttora infestato da parassiti, ratti e malattie infettive -, la Commissione europea ha chiarito che "questioni come la salute pubblica, l'alloggio e il miglioramento dell'infrastruttura rientrano nella competenza degli Stati membri" e che "le soluzioni pratiche per le comunità Rom in Italia devono essere trovate dalle autorità nazionali, regionali e locali italiane". Vladimir Spidla ha concluso affermando che a sostegno di programmi di integrazione di persone socialmente svantaggiate come i Rom, sono disponibili i fondi strutturali.
"Fondi" dichiarano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau "che il ministro degli Esteri Franco Frattini ha dichiarato il 27 maggio scorso di aver ottenuto dall'Unione Europea, e che ammonterebbero a 'decine di milioni di euro'. Ebbene, visto che i fondi sono stati incassati dal Governo Italiano, sarebbe il caso che il Ministro riferisse anche che utilizzo intendono farne le istituzioni italiane, oltre che impiegarli per le ronde dell'Esercito nelle città, per sgomberi iniqui, per l'attuazione di decreti incostituzionali ed espulsioni illecite. Chiediamo pertanto" concludono gli attivisti "agli amici Radicali italiani, sempre attivi sul fronte dei diritti umani e unica forza politica in grado di rappresentare una vera opposizione in Parlamento, di chiedere chiarimenti al Governo Berlusconi, invitandolo a rispettare le direttive europee e le disposizioni internazionali in materia di diritti umani".
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Il Parlamento europeo approva la Risoluzione sul censimento etnico dei Rom e contro l'antiziganismo: tappa importante sulla via del riconoscimento dei diritti dei Rom
Bruxelles, 10 luglio 2008 - Il Parlamento europeo ha approvato con 336 favorevoli, 220 contrari e 77 astenuti la risoluzione sui Rom, procedura lanciata su iniziativa dei membri dell’ALDE Viktória Mohácsi, Marco Cappato, col deposito di diverse interrogazioni. Fondamentale per il conseguimento di questo risultato, il lavoro di Ottavio Marzocchi, funzionario radicale al Parlamento Europeo. Interrogazioni a risposta orale sono state presentate pure da Jan Marinus Wiersma, Kristian Vigenin, Magda Kósáné Kovács, Claudio Fava, Gianni Pittella, Adrian Severin e Katalin Lévai, a nome del gruppo PSE, da Sarah Ludford, Metin Kazak e Magor Imre Csibi, a nome del gruppo ALDE, da Monica Frassoni, Elly de Groen-Kouwenhoven e Claude Turmes, a nome del gruppo Verts/ALE, da Giusto Catania, Roberto Musacchio, Vittorio Agnoletto e Umberto Guidoni, a nome del gruppo GUE/NGL. Il Gruppo EveryOne, che lavora da due anni con gli eurodeputati antirazzisti, condivide con i suoi alleati l'orgoglio per un risultato importante e prosegue la campagna per il riconoscimento dei diritti dei Rom e per l'approvazione di uno Statuto Quadro del popolo Rom nell'Unione europea.
Risoluzione del Parlamento europeo europeo del 10 luglio 2008 sul censimento dei rom su base etnica in Italia
Il Parlamento europeo,
– visti i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali, i principi di uguaglianza e di non discriminazione, il diritto alla dignità, al rispetto della vita privata e alla protezione dei dati, i diritti del bambino e i diritti delle persone appartenenti a minoranze, sanciti dalle convenzioni internazionali ed europee a tutela dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, segnatamente la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e la relativa giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo1 e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea2,
– visti i trattati, in particolare gli articoli 2, 6 e 7 del trattato sull’Unione europea e gli articoli 13 (provvedimenti per combattere le discriminazioni fondate, tra l’altro, sulla razza o sull’origine etnica), 12 (divieto di ogni discriminazione effettuata in base alla nazionalità), 17 (cittadinanza dell’Unione), 18 (libertà di circolazione) e 39 e seguenti (libera circolazione dei lavoratori) del trattato CE,
– viste la direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica3, in particolare le definizioni di discriminazione diretta e indiretta, la direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri4, e la direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati5.
– visti il documento di lavoro della Commissione concernente strumenti comunitari e politiche per l’inclusione dei rom (SEC(2008)2172) e la relazione annuale 2008 dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali,
– viste le sue precedenti risoluzioni riguardanti, tra l’altro, i rom, il razzismo, la xenofobia, misure contro la discriminazione e la libertà di movimento, in particolare quelle del 28 aprile 2005 sulla situazione dei Rom nell’Unione europea6, del 1° giugno 2006 sulla situazione delle donne Rom nell’Unione europea1, del 15 novembre 2007 sull’applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri2, del 13 dicembre 2007 sulla lotta contro l’intensificarsi dell’estremismo in Europa3, e del 31 gennaio 2008 su una strategia europea per i rom4,
– visto l’articolo 108, paragrafo 5, del suo regolamento,
A. considerando che l’Unione europea è una comunità di valori basata sulla democrazia e lo stato di diritto, i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali, l’uguaglianza e la non discriminazione, inclusa la protezione delle persone appartenenti a minoranze, e che l’Unione europea si è impegnata a lottare contro il razzismo e la xenofobia e contro la discriminazione fondata sui motivi enunciati agli articoli 12 e 13 del trattato CE,
B. considerando che tali valori sono posti in essere nell’Unione europea mediante le summenzionate direttive sulla lotta alla discriminazione e sulla libertà di circolazione, nonché mediante le politiche sulle quali esse poggiano, e che gli Stati membri sono tenuti ad applicarle integralmente e ad astenersi da atti che potrebbero contravvenirvi,
C. considerando che la summenzionata risoluzione del 31 gennaio 2008 su una strategia per i rom sollecita gli Stati membri a risolvere il fenomeno delle baraccopoli e dei campi abusivi, dove manca ogni norma igienica e di sicurezza e nei quali un gran numero di bambini rom muoiono in incidenti domestici, in particolare incendi, causati dalla mancanza di norme di sicurezza adeguate,
D. considerando che i rom sono uno dei principali bersagli del razzismo e della discriminazione, come dimostrato dai recenti casi di attacchi e aggressioni ai danni di rom in Italia e Ungheria e ulteriormente sottolineato da recenti sondaggi dell’Eurobarometro,
E. considerando che nel suo summenzionato documento di lavoro la Commissione sottolinea che una serie di strumenti legislativi e finanziari e di politiche dell’Unione europea sono già a disposizione degli Stati membri con l’obiettivo di contrastare la discriminazione contro i rom e promuovere la loro inclusione e integrazione, in particolare attraverso lo scambio e la promozione di buone pratiche in tale ambito,
F. considerando che la popolazione rom è una comunità etnoculturale paneuropea senza uno Stato-nazione e che di conseguenza l’Unione Europea ha la specifica responsabilità di concepire insieme agli Stati membri una strategia e una politica dell’Unione europea per i rom,
G. considerando che il 21 maggio 2008 il governo italiano ha emanato un decreto che dichiara lo stato d’emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi nel territorio delle regioni Campania, Lazio e Lombardia5, sulla base della legge n. 225 del 24 febbraio 1992 sull’Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile, che attribuisce al governo il potere di dichiarare uno stato d’emergenza in caso di “calamità naturali, catastrofi o altri eventi che, per intensità ed estensione, debbono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari”,
H. considerando che detto decreto è stato seguito il 30 maggio 2008 da ulteriori ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri1, le quali:
– nominano i Prefetti di Roma, Milano e Napoli Commissari delegati per l’emergenza rom;
– attribuiscono loro poteri straordinari per l’identificazione di persone, inclusi i minori, anche mediante la raccolta di impronte digitali;
– li abilitano ad adottare le misure necessarie nei confronti delle persone che risultino o possano essere destinatarie di provvedimenti amministrativi o giudiziari di allontanamento o di espulsione;
– li autorizzano a derogare (sebbene nel rispetto del principio dello stato di diritto e del diritto comunitario) a una serie di disposizioni normative concernenti un ampio spettro di tematiche che toccano prerogative costituzionali (ad esempio il diritto all’informazione di una persona soggetta a una procedura amministrativa quale la rilevazione delle impronte digitali e il requisito che la persona sia pericolosa o sospetta o abbia rifiutato di identificarsi prima di essere sottoposta a una verifica dell’identità che comporti rilievi fotografici, dattiloscopici e antropometrici),

I. considerando che il decreto dichiara lo stato d’emergenza per un periodo di un anno, fino al 31 maggio 2009,
J. considerando che il Ministro degli interni italiano ha dichiarato in più occasioni che la raccolta di impronte digitali è finalizzata a un censimento della popolazione rom in Italia e che intende autorizzare i rilievi delle impronte digitali dei rom che vivono in campi nomadi, inclusi i minori, in deroga alle leggi ordinarie, e ha affermato che l’Italia procederà a tali operazioni di identificazione, che si concluderanno prima del 15 ottobre 2008 a Milano, Roma e Napoli,
K. considerando che le operazioni di rilevazione delle impronte digitali sono già in corso in Italia, per la precisione a Milano e Napoli, e che, stando alle informazioni fornite da alcune ONG, tali dati vengono conservati dai Prefetti in una banca dati,
L. considerando che i Commissari Barrot e Špidla hanno sottolineato a tal proposito l’importanza dei principi di uguaglianza e non discriminazione nell’Unione Europea e hanno proposto una nuova direttiva orizzontale contro la discriminazione, affermando che il diritto dell’Unione Europea proibisce chiaramente la discriminazione fondata sulla razza e sull’origine etnica,
M. considerando che l’UNICEF, il Segretario generale del Consiglio d’Europa e il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa hanno espresso preoccupazione, mentre detto Commissario ha inviato al governo italiano un memorandum concernente, tra l’altro, il razzismo, la xenofobia e la tutela dei diritti umani dei rom,
N. considerando che il Garante italiano per la protezione dei dati personali ha chiesto informazioni alle autorità competenti, segnatamente ai Prefetti di Roma, Milano e Napoli, riguardo all’eventualità che vengano raccolte le impronte digitali dei rom, inclusi i minori, esprimendo preoccupazione per il fatto che tale pratica possa comportare una discriminazione che potrebbe anche riguardare la dignità personale, soprattutto dei minori,
esorta le autorità italiane ad astenersi dal procedere alla raccolta delle impronte digitali dei rom, inclusi i minori, e dall’utilizzare le impronte digitali già raccolte, in attesa dell’imminente valutazione delle misure previste annunciata dalla Commissione, in quanto ciò costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e sull’origine etnica, vietato dall’articolo 14 della CEDU, e per di più un atto di discriminazione tra i cittadini dell’Unione Europea di origine rom e gli altri cittadini, ai quali non viene richiesto di sottoporsi a tali procedure;
condivide le preoccupazioni dell’UNICEF e ritiene inammissibile che, con l’obiettivo di proteggere i bambini, questi ultimi vedano i propri diritti fondamentali violati e vengano criminalizzati, così come condivide le preoccupazioni espresse dal Consiglio d’Europa e da molte ONG e comunità religiose, e ritiene che il miglior modo per proteggere i diritti dei bambini rom sia garantire loro parità di accesso a un’istruzione, ad alloggi e a un’assistenza sanitaria di qualità, nel quadro di politiche di inclusione e di integrazione, e di proteggerli dallo sfruttamento;
invita gli Stati membri a intervenire con decisione a tutela dei minori non accompagnati soggetti a sfruttamento, di qualunque etnia e nazionalità essi siano; laddove l’identificazione di tali minori sia utile al tal fine, invita gli Stati membri ad effettuarla attraverso procedure ordinarie e non discriminatorie, secondo il caso, nel pieno rispetto di ogni garanzia e tutela giuridica;4. condivide la posizione della Commissione secondo cui questi atti costituirebbero una violazione del divieto di discriminazione diretta e indiretta, previsto in particolare dalla direttiva 2000/43/CE, sancito dagli articoli 12, 13 e da 17 a 22 del trattato CE;
ribadisce che le politiche che aumentano l’esclusione non saranno mai efficaci nella lotta alla criminalità e non contribuiranno alla prevenzione della criminalità o alla sicurezza;
condanna totalmente e inequivocabilmente tutte le forme di razzismo e discriminazione cui sono confrontati i rom e altri considerati “zingari”;
chiede agli Stati membri di rivedere e abrogare le leggi e le politiche che discriminano i rom sulla base della razza e dell’origine etnica, direttamente o indirettamente, e chiede al Consiglio e alla Commissione di monitorare l’applicazione da parte degli Stati membri dei trattati e delle direttive sulle misure contro la discriminazione e sulla libertà di circolazione, onde assicurarne la piena e coerente attuazione e adottare le misure necessarie qualora questa non sia assicurata;
invita la Commissione a valutare approfonditamente le misure legislative ed esecutive adottate dal governo italiano per verificarne la compatibilità con i trattati e il diritto dell’Unione Europea;
esprime preoccupazione riguardo all’affermazione – contenuta nei decreti amministrativi e nelle ordinanze del governo italiano – secondo cui la presenza di campi rom attorno alle grandi città costituisce di per sé una grave emergenza sociale, con ripercussioni sull’ordine pubblico e la sicurezza, che giustificano la dichiarazione di uno stato d’emergenza per un anno;
esprime preoccupazione per il fatto che, a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza, i Prefetti, cui è stata delegata l’autorità dell’esecuzione di tutte le misure, inclusa la raccolta di impronte digitali, possano adottare misure straordinarie in deroga alle leggi, sulla base di una legge riguardante la protezione civile in caso di “calamità naturali, catastrofi o altri eventi”, che non è adeguata o proporzionata a questo caso specifico;
invita il Consiglio e la Commissione a rafforzare ulteriormente le politiche dell’Unione Europea riguardanti i rom, lanciando una strategia dell’Unione Europea per i rom atta a sostenere e promuovere azioni e progetti da parte degli Stati membri e delle ONG connessi all’integrazione e all’inclusione dei rom, in particolare dei bambini;
invita la Commissione e gli Stati membri, nel quadro di una strategia dell’Unione Europea per i rom e nel contesto del Decennio di integrazione dei rom 2005-2015, a varare normative e politiche di sostegno alle comunità rom, promuovendone al contempo l’integrazione in tutti gli ambiti, e ad avviare programmi contro il razzismo e la discriminazione nelle scuole, nel mondo del lavoro e nei mezzi di comunicazione e a rafforzare lo scambio di competenze e di migliori pratiche;
ribadisce in tale contesto l’importanza di sviluppare strategie a livello dell’Unione Europea e a livello nazionale, avvalendosi pienamente delle opportunità offerte dai fondi dell’Unione Europea, di abolire la segregazione dei rom nel campo dell’istruzione, di assicurare ai bambini rom parità di accesso a un’istruzione di qualità (partecipazione al sistema generale di istruzione, introduzione di programmi speciali di borse di studio e apprendistato), di assicurare e migliorare l’accesso dei rom ai mercati del lavoro, di assicurare la parità di accesso all’assistenza sanitaria e alle prestazioni previdenziali, di combattere le pratiche discriminatorie in materia di assegnazione di alloggi e di rafforzare la partecipazione dei rom alla vita sociale, economica, culturale e politica;
accoglie con favore la creazione da parte della Commissione di un gruppo di lavoro contro la discriminazione, con rappresentanti di tutti gli Stati membri, e chiede che la commissione competente del Parlamento europeo venga associata e abbia pieno accesso all’attività del gruppo di lavoro; invita la sua commissione competente ad avviare un dialogo con i parlamenti nazionali degli Stati membri su questa materia;
incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale del Consiglio d’Europa, al Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, all’UNICEF e al Garante italiano per la protezione dei dati personali.
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Appello e azione antirazzista a tutela della comunità Rom di Palermo
La prefettura di Palermo è destinataria di un appello dei rappresentanti della comunità Rom, degli operatori sociali e sanitari, delle associazioni di società civile ed ecclesiali che operano al campo della città.
Operatori ed associazioni segnalano la continuità negli anni degli interventi pubblici destinati alla comunità Rom della città.
L'area individuata dall'amministrazione comunale, i servizi di approvvigionamento idrico e raccolta rifiuti, l'inserimento scolastico dei minori, la presenza di strutture della Als 6 all'interno del campo, non premettono di poter considerare "abusiva"la presenza del campo Rom. Ogni tentativo di affermare il contrario - finalizzato a giustificare sgomberi - è palesemente infondato. In parlamento è già stata presenta una interrogazione, da parte della deputata Alessandra Siragusa, prendendo le mosse dalle dichiarazioni delle associazioni operanti su terre della difesa dei diritti umani.
Il coordinamento dei promotori di "Giustizia, Pace, Integrità del creato" francescani, domenicani, comboniani, salesiani e delle relative associazioni laicali , saranno presenti il 19 luglio in via D'Amelio alle celebrazioni in memoria del giudice Borsellino, raccogliendo le impronte digitali dei presenti per protestare contro la schedatura dei Rom e dei bambini in particolare. Per il 21 luglio si preannuncia all'università una assemblea di operatori,associazioni e rappresentanti della comunità Rom.
Campo Rom della Favorita di Palermo
Popolazione presente in atto: circa 200 persone di 3 etnie diverse. Kossovari di religione musulmana (i più numerosi); Serbi di religione ortodossa e Montenegrini di religione cattolica.
Età: 40% < a 18 anni, di cui la maggior parte nati in Italia.
Condizione giuridica: sono in possesso di regolare permesso di soggiorno; una quota minima è in fase di regolarizzazione.
Nomadismo: è stato abbandonato dalla quasi totalità delle persone. Sono stanziali nel nostro paese da più di 20 anni.
Il Campo della Favorita: trattasi di campo autorizzato (D. del Comune di Palermo N° 255 del 4.08.1994 e Regolamento Campo Nomadi approvato dal C.C. nella seduta dell’8.02.1996). Manca di qualsiasi tipo di infrastrutture.
Aspetti sanitari e offerta attiva di servizi da parte dell’ASL 6 di Palermo: visite bisettimanali dal 1998.
Assistenza sanitaria di base per malattie acute e controllo delle malattie cronico- degenerative. Da segnalare che le patologie prevalenti sono dovute alla povertà, definita dall’OMS “ fattore determinante della salute”. Educazione sanitaria mirata su problemi sensibili per la popolazione: tabagismo, alcol, dieta, salute materno-infantile, salute della donna, prevenzione delle malattie infettive diffusive.
Medicina preventiva: vaccinazioni obbligatorie e raccomandate per i minori, vaccinazione antinfluenzale ed antipneumococcica per adulti e minori a rischio, periodici screening per Tbc ed eventuali azioni di profilassi. Controllo e bonifica di eventuali focolai infettivi.
Azione sociale per favorire l’integrazione: nel 2004 si verificò l’ennesima lite interetnica con conseguente accoltellamento. Il 7.06.2005, dopo l’avvenuta pacificazione e dopo ripetuti incontri, è stato approvato unanimemente un regolamento interno del campo, sottoscritto da 9 rappresentanti regolarmente eletti dalla popolazione. Copia del suddetto regolamento è stato consegnato dagli stessi all’Ufficio Nomadi del Comune di Paleremo.
Da quel momento, costante e produttiva è stata la partecipazione al lavoro dei tavoli istituzionali (Consiglio Territoriale per l’immigrazione, Distretto Socio-sanitario 42, Corsi di formazione delle Aziende Sanitarie), del gruppo dei 9 rappresentanti. E’stato altresì più facile ed agevole il lavoro per favorire i percorsi scolastici, legali e lavorativi da parte di tutti gli altri attori socio-politici che operano al campo. Tale obiettivo è stato raggiunto anche grazie al rafforzamento del lavoro di rete di cui, finalmente, la componente Rom è parte integrante, attiva e spesso protagonista.
Conclusioni: il raggiungimento dell’obiettivo “salute” presuppone l’eliminazione di tutti quei fattori socio-culturali che determinano la malattia fisica-psichica e sociale. Ciò si può ottenere soltanto con un lavoro interdisciplinare ed interistituzionale che abbia come fondamento l’ascolto di questa popolazione. Non si possono ottenere risultati senza la partecipazione attiva e condivisa dei Rom che può essere raggiunta solo abbattendo i pregiudizi esistenti. La nostra esperienza di operatori sanitari al campo ha dimostrato che tutto ciò non solo è possibile ma, trattandosi di un fatto ormai consolidato, può diventare una prassi per l’integrazione.

Lettera alla Prefettura di Palermo
Ill.mo Sig. Prefetto di Palermo
Ill.mo Sig. Questore di Palermo.
Ill.mo Sig. Sindaco di Palermo.
In ordine alla problematica dei campi nomadi cosiddetti abusivi,
ai recenti fatti verificatisi in alcune città italiane
ed, in particolare, in riferimento al Campo Nomadi della “Favorita” di Palermo,
i Rappresentanti della Comunità ROM di Palermo,
L'ASL 6 – DSB 13 e 14
L’Ufficio Rom DSS N° 42 L 328/00,
il GRIS Sicilia (Gruppo Regionale Salute e Immigrazione) - Area Nomadi
l’ARCI Sicilia,
La Lega Missionaria Studenti
La Migrantes dell'Arcidiocesi di Palermo
Laici comboniani Palermo
Coordinamento Giustizia, Pace, Integrità del Creato
Ufficio Giustizia, Pace, Integrità del Creato Frati Minori di Sicilia
espongono alle SS.LL quanto appresso:
negli anni 90 l’Amministrazione Comunale trasferì un gruppo Rom da via Messina Marina, quartiere Romagnolo, al campo della Favorita.
Il 10. 03 1992, l’ordinanza del Sig. Sindaco di Palermo (di cui si allega copia) dispose:
l’acquisto e l’installazione di un congruo numero di servizi igienici autopulenti, di box-doccia e di lavabi;
l’allacciamento, da parte dell’Amap, dei servizi direttamente alla fognatura dinamica viciniora, e l’erogazione idrica calda e fredda;
la pulizia straordinaria del campo e delle zone adiacenti nonché, per il futuro, il ritiro giornaliero dei rifiuti solidi urbani, da parte dell’Amia.
Nell’agosto del 1994, come risulta dagli atti del Comune di Palermo, l’Amministrazione Comunale adottava un provvedimento (di cui si allega copia) per regolamentare e disciplinare la gestione dell’insediamento medesimo.
Da quanto sopra deriva, che la fruizione del Campo della Favorita da parte dei ROM, non è frutto di una illecita occupazione ma di una volontà espressa dal Consiglio Comunale di questa Città.
Ad ulteriore convalida di quanto affermato, vale ancora ricordare che a tutt’oggi il Comune di Palermo si fa carico delle spese di gestione (illuminazione, approvvigionamento idrico, smaltimento rifiuti) del campo.
Quanto sopra si è voluto puntualizzare per evitare che possano essere emanati provvedimenti o avviate azioni su base di presupposti assolutamente inesistenti, ed in ogni caso contrastanti con atti dei competenti organi istituzionali ed in violazione del patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, ratificato dall’Italia con la Legge del 25/10/1997, che sancisce il divieto di sgomberi senza alternative di alloggio.
Gli scriventi si dichiarano disponibili a collaborare con le SS.LL. e a condividere soluzioni che non pregiudichino i frutti di un lungo lavoro di integrazione che ha tra l’altro favorito percorsi di legalità e promosso azioni di coesione sociale.
Interrogazione sul Campo Rom di Palermo
Al Ministro dell’Interno
Premesso che,
negli anni ‘90 l’Amministrazione Comunale della città di Palermo ha provveduto al trasferimento dei Rom presenti in via Messina Marina al campo della Favorita;
nel 1992 una ordinanza del Sindaco ha disposto: l’acquisto e l’installazione di un congruo numero di servizi igienici autopulenti, di box-doccia e di lavabi; l’allacciamento dei servizi direttamente alla fognatura e l’erogazione idrica calda e fredda; la pulizia straordinaria del campo e delle zone adiacenti nonché per il futuro, il ritiro giornaliero dei rifiuti solidi urbani;
nel 1994 l’Amministrazione Comunale palermitana ha adottato un provvedimento per regolamentare e disciplinare la gestione dell’insediamento medesimo;
il 12 febbraio 1999 il Municipio ha emanato l’Ordinanza n. 573, con la quale si è stabilito, in premessa, di “assicurare la vivibilità delle aree assegnate alla popolazione nomade, in particolar modo sotto il profilo igienico sanitario”;
nello stesso anno le agenzie di stampa hanno battuto un comunicato dell’allora Assessore agli interventi strutturali per l’accoglienza dei nomadi, nel quale si leggeva “ … l’Amministrazione comunale in questi anni si è prodigata per assistere al meglio i membri di questa comunità, malgrado la struttura della Favorita sia in realtà una riserva naturale. Sono convinto che sia meglio mantenere i Rom in quel campo…”;
da allora ad oggi il campo della Favorita ha vissuto una situazione di progressivo degrado, con l’abbandono quasi totale da parte dell’amministrazione comunale;
i percorsi di integrazione che hanno portato alla scolarizzazione di quasi tutti i minori e alla marginalizzazione dei fenomeni di microcriminalità sono rimasti affidati al lavoro quotidiano delle associazioni;
a fronte dell’imponente documentazione amministrativa sopra citata non si può definire “abusivo” il campo Rom della Favorita;
le associazioni umanitarie operanti a Palermo in difesa e a tutela dei diritti del popolo Rom si dichiarano preoccupate per voci insistenti che danno per “prossimo” lo sgombero del campo;
associazioni umanitarie internazionali e importanti rappresentanti del Parlamento Europeo ribadiscono come non sia accettabile che gli interventi di sgombero delle “forze dell’ordine” nei campi rom siano effettuati senza alcun preavviso e soprattutto senza alcuna proposta di sistemazione alternativa;
gli sgomberi dei campi “nomadi”, in corso in queste settimane in Italia, si stanno svolgendo in violazione del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, ratificato dall’Italia con la Legge 881 del 25/10/ 1977, che sancisce il divieto di sgomberi senza alternative di alloggio;
per sapere
se non ritenga doveroso rendere pubblica per tempo qualunque decisione amministrativa riguardante il campo Rom, non abusivo, di cui sopra;
se non ritenga altresì opportuno individuare soluzioni condivise che non pregiudichino il lavoro di integrazione portato avanti per anni dalle associazioni umanitarie e dalle scuole operanti in Palermo anche incentivando il dialogo fra queste ultime, la Prefettura, la Questura e il Sindaco.
On. Alessandra Siragusa
francesco.locascio@libero.it
http://coordinamentogiustiziaepace.wordpress.com/
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ROM, GRUPPO EVERYONE: “ANCHE A FIRENZE E RIMINI ISTITUZIONI HANNO SOTTRATTO CON LA FORZA I BAMBINI AI GENITORI”
SECONDO L’ORGANIZZAZIONE DI DIRITTI UMANI E L’EURODEPUTATA VIKTORIA MOHACSI, UN FENOMENO DIFFUSO IN TUTTA ITALIA, CON PICCHI ANCHE A NAPOLI E MILANO.
DOPO L’APPROVAZIONE DI OGGI AL PARLAMENTO EUROPEO DELLA RISULUZIONE CONTRO IL CENSIMENTO ETNICO IN ITALIA, GLI ATTIVISTI LANCIANO UN ACCORATO APPELLO AI PARLAMENTARI ITALIANI ED EUROPEI, ALL’UNICEF E A SAVE THE CHILDREN: “AGITE CON NOI PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI”.
Il Gruppo EveryOne denuncia in sede internazionale, insieme all’eurodeputata del gruppo ALDE Viktoria Mohacsi (nella foto), un fenomeno che in Italia sta assumendo proporzioni preoccupanti: quello della sottrazione illecita, da parte della forza pubblica in concerto con i servizi sociali dei Comuni italiani, dei figli minorenni ai genitori Rom che non hanno una casa e un lavoro. La procedura è avvallata dalle strutture di accoglienza per minori dei Comuni e dai Tribunali dei minori di diverse città.
“Sono trattamenti lesivi dei diritti fondamentali delle famiglie” dichiarano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau “vietati dalle convenzioni internazionali ed europee”.
I picchi del fenomeno si sono registrati a Napoli, dove, come ha denunciato nel corso della sua recente visita ad alcuni campi Rom del sud Italia l’eurodeputata Viktoria Mohacsi, “Nell'arco di un paio d'anni si sono perse le tracce di 12 bambini Rom tolti ai genitori dal Tribunale dei minori di Napoli. Alcuni di questi bambini erano accusati di accattonaggio, ma da due anni i genitori non sanno più nulla della loro sorte”. Ma anche città come Milano, Roma, Rimini e Firenze sono tra le più dedite alla sottrazione di bambini a famiglie Rom indigenti. “Nel capoluogo toscano, il 10 ottobre scorso, nel pieno della notte, una bambina, Bianca Stanescu, è stata strappata dalle braccia dei genitori dalla Polizia Municipale mentre i tre dormivano sotto una pensilina in Piazza Santa Maria Novella” afferma Matteo Pegoraro di EveryOne. “Pochi giorni fa, in seguito allo sgombero dell’ex Osmatex di Sesto Fiorentino, un ragazzino di 13 anni, Georg Fabian Ciuraru, è stato prelevato dai Carabinieri mentre era in centro, accusato di furto da un negoziante, e accompagnato al Centro Sicuro del Comune di Firenze. Il centro – si legge dal sito del Comune di Firenze – è attivo per ‘tutelare i minori che si trovano in stato di abbandono materiale ai sensi dell’art. 403 c.c., specialmente in situazioni fortemente a rischio, di sfruttamento o di coinvolgimento in attività criminose’. Ebbene” continua Pegoraro “nel caso di Georg Fabian non si prefigura alcuna di queste situazioni, visto che i genitori – stanziati momentaneamente con gli altri due figli a Sesto Fiorentino – non sono coinvolti in alcuna attività criminosa o di sfruttamento, e oltre tutto stanno ricercando il figlio con l’ansia e la disperazione di un padre e una madre cui è stato tolto il bene più importante della loro vita”.

Un caso analogo è accaduto a marzo scorso a Rimini. “Una bambina di pochissimi mesi, Francesca Stefan Stanescu,” raccontano Roberto Malini e Dario Picciau “nata a Pesaro il 6 marzo 2008, è stata strappata in poche ore dalla forza pubblica e da un’assistente sociale di Rimini alla mamma, Lucretia Stanescu e al papà, Decian Stefan. I genitori” continuano Malini e Picciau “sono stati espulsi in Francia e questa mattina il Tribunale dei Minori di Bologna, nonostante la richiesta di EveryOne ai servizi sociali di Rimini di chiedere la sospensione della decisione affinché i genitori potessero ritornare su suolo italiano e testimoniare al processo, ha affidato ufficialmente la bambina ai servizi sociali, togliendo di fatto la patria potestà ai genitori. Anche in questo caso non vi era alcuna forma di maltrattamento, abbandono o sfruttamento della bambina da parte dei genitori e lo testimonia la relazione del Tribunale competente di Bologna. Al contrario, decine di persone vicine alla coppia Rom descrivono Lucretia come una mamma amorevole e premurosa”.
Questa mattina il Gruppo EveryOne ha inviato una lunga lettera al Commissario europeo Vladimir Spidla per metterlo al corrente di quanto sta avvenendo in Italia relativamente alla questione Rom. “E’ intollerabile che in un Paese che si definisce civile, membro dell’UE” concludono i rappresentanti di EveryOne “si proceda con trattamenti ingiusti di questo tipo, atti a smembrare – per non dire distruggere – centinaia di famiglie innocenti, che non hanno possibilità alcuna di opporsi alla decisione dei Tribunali minorili. E’ altrettanto scandaloso che a causa della discriminazione e dell’odio razziale, che obbligano queste persone a vivere come bestie, nell’indigenza più totale e nell’indifferenza delle Istituzioni, venga tolto a due genitori l’unico bene rimasto loro, in un processo di persecuzione che mira sempre più all’annientamento psicologico (e spesso anche fisico) dell’individuo”.
Il Gruppo EveryOne lancia un appello ai parlamentari italiani ed europei “che ancora lottano per i valori della libertà e della civiltà e che abbiano conservato il vero senso della giustizia” e ai rappresentanti dell’UNICEF e di Save The Children, affinché si attivino con tutti i mezzi a loro disposizione per fermare queste gravissime violazioni dei diritti umani perpetrate da autorità italiane, che contrastano altresì con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, alla cui base sta proprio il diritto del bambino a mantenere la famiglia che ama e che lo ha fino a quel momento cresciuto nel pieno rispetto della vita. "Non a caso l'UNICEF Italia" commenta EveryOne "ha recentemente denunciato la precarietà in cui si trovano migliaia di bimbi Rom in Italia e la necessità di tutelare il diritto loro e delle loro famiglie a vivere in condizioni dignitose e stabili, con un alloggio, un lavoro per i genitori e la possibilità di frequentare la scuola, oltre che di ricevere in un ambiente sereno la trasmissione orale della cultura Rom".
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La Cassazione assolve Tosi e afferma che accusare i Rom di essere delinquenti non costituisce discriminazione. E' una decisione scandalosa: vediamo perché
di Roberto Malini e Laura Todisco
29 giugno 2008. La Corte di Cassazione italiana ha emesso una sentenza scandalosa, assolvendo il sindaco leghista di Verona Fabio Tosi, accusato dal pm Guido Papalia di "propagandare idee discriminatorie". I fatti che gli sono stati contestati risalgono al 2001, quando Tosi - che era capogruppo della Lega Nord preso il Consiglio regionale veneto - diffuse una petizione e locandine contro i campi nomadi abusivi. Durante la sua campagna contro i Rom, affermò che "gli zingari devono essere mandati via perché dove arrivano si verificano furti". Lo scorso dicembre la Cassazione annullò con rinvio la condanna di Tosi per "propaganda di ideali razzisti". La motivazione resa nota è la seguente: "La discriminazione per l'altrui diversità è cosa diversa dalla discriminazione per l'altrui criminosità. In definitiva un soggetto può anche essere legittimamente discriminato per il suo comportamento ma non per la sua qualità di essere diverso". Secondo la Cassazione, "La discriminazione si deve fondare sulla qualità del soggetto (nero, zingaro, ebreo ecc) e non sui comportamenti". Secondo la Cassazione, quindi, i Rom possono essere accusati di essere delinquenti, perché tale affermazione non si riferisce al loro "sangue", ma alla loro "pericolosità sociale". Similmente, basandosi sulla sentenza, qualsiasi altra minoranza può tranquillamente essere accusata di essere sporca, immorale, incivile, pericolosa, infida, truffaldina. In una parola, "asociale": la stessa accusa che i nazisti rivolsero ai Rom, giustificando la persecuzione e lo sterminio. Similmente, le persecuzioni e gli stermini del popolo ebraico si fondarono spesso su stereotipi non legati alla loro "diversità", ma proprio ai loro presunti comportamenti, alla loro "criminosità" e "asocialità". Così furono accusati a più riprese, nel corso della Storia, di essere astuti e diabolici, avidi e lussuriosi, sporchi e superstiziosi, pieni di livore contro i cristiani e dediti a oscure trame volte capovolgere i valori sociali. C'era da aspettarsi che dopo politici e media, anche la magistratura si facesse travolgere dall'onda del pregiudizio, perdendo obiettività e serenità nell'applicare le leggi. Con il provedimento che assolve Tosi la Cassazione ammette la discriminazione razziale, comportamento vietato non solo dalla Dichiarazione dei diritti umani, ma dall'art.3 della Costituzione che recita: nessuno può essere discriminato per motivi di razza, sesso o religione in nessun caso e per nessuna ragione. I giudici della Cassazione ribadirebbero che Tosi non ha discriminato i Rom per motivi di razza, ma per la loro propensione a delinquere. E' in realtà la stessa cosa, perché il pregiudizio razziale si afferma quando un sospetto o un'accusa infamante bollano un'intera razza o comunità. Nel caso Tosi i Rom, accusati essere propensi al crimine in misura maggiore rispetto al popolo italiano o ad altre etnie. Neanche i razzisti americani denigravano i neri in virtù del colore della pelle. Essi non erano accusati di essere "black", ma di essere, in quanto "black", pigri, inaffidabili, disonesti. Hitler non discriminava le minoranze diverse dall'ariana in base alla qualità dei soggetti da perseguitare, ma soprattutto in base ai loro comportamenti. Non a caso, per giustificare l'antisemitismo, rispolverò i Protocolli dei savi Anziani di Sion, un falso "documento segreto" creato in Russia nel 1903 per dimostrare l'esistenza di un piano ordito dagli ebrei per conquistare e dominare il mondo. Sempre riguardo alla discriminazione promossa dai nazisti contro le categorie sociali da combattere, vi sono esempi anche meno eclatanti, ma altrettanti significativi di come il loro comportameno fosse centrale, nel progetto di screditarle agli occhi dell'opinione pubblica: riguardo agli artisti delle avanguardie scrisse che "Chiunque veda e dipinga un cielo verde e un pascolo azzurro, dovrebbe essere sterilizzato".

La sua condanna delle razze ritenute "inferiori" si basava principalmente proprio sul loro contegno. A suo avviso, gli ariani erano la razza maggiormente creativa e civile. Degli ebrei scrisse che "non furono mai nomadi, ma sempre e soltanto parassiti". E decise di perseguitarli a cagione di tale comportamento negativo che attribuiva loro. Dagli anni 1930 il partito nazionalsocialista iniziò a reprimere ferocemente alcune minoranze, il cui contegno (e non la loro "qualità di essere diversi") le rendeva, agli occhi del potere, antisociali: i delinquenti recidivi, gli alcolizzati, i senzatetto, le prostitute, i vagabondi e le persone senza lavoro (renitenti al lavoro). Estendendo a comunità e popoli tali accuse, la repressione diveniva di massa. Come esposto chiaramente da D. Peukert nella Storia sociale del Terzo Reich, il nazismo connotava gli ariani e le minoranze da combattere in base al loro atteggiamento. Mentre gli ariani erano considerati laboriosi e ligi all'autorità, gli asociali erano caratterizzati da un comportamento deviante. Ne derivava che coloro i quali non rispettasero le leggi del Reich o, nel proprio contegno, non si conformassero alla norma, dovevano essere soggetti a rieducazione o a pene esemplari. Ma le analogie con la sentenza della Cassazione non si esauriscono qui, perché nel gruppo degli asociali vennero inseriti anche i Sinti e i Rom, già discriminati dalla legge bavarese del 16 luglio 1926, che li accomunava ai renitenti al lavoro. Sinti e Rom dovevano essere schedati, controllati costantemete dalle forze dell'ordine e per ragioni di pubblica sicurezza potevano essere allontanati dai loro insediamenti o internati nei campi di lavoro. Peukert dimostra come la discriminazione degli 'zingari' (come quella delle altre minoranze vessate) avvenisse quindi su due piani paralleli: il loro comportamento (quello che la Cassazione ha definito "criminosità") e la loro razza (secondo gli scienziati razziali del Reich, i Rom erano "meticci" ovvero rappresentavano una contaminazione della razza ariana). E' interessante rendersi conto di quali fossero le caratteristiche alla base della discriminazione - e quindi della persecuzione - degli asociali. Nel decreto del 14 dicembre 1937, il Ministero dell'Interno emanò una normativa per la prevenzione della delinquenza, che specificava i caratteri degli individui da colpire e incarcerare (è istruttivo notare come tale provvedimento fosse definito "protettivo" nei confronti delle stesse vittime). Secondo il decreto, erano asociali le persone che attraverso lievi, ma reiterate infrazioni della legge dimostrassero di non accettare l'ordine dello Stato e le persone che, al di là di eventuali condanne subite, si sottraessero all'obbligo del lavoro, gravando sulla comunità.
Tornando alla sentenza relativa a Tosi, essa condivide l'assunto discriminatorio secondo cui l'appartenza all'etnia Rom costituisca o possa costituire un contesto che porti l'individuo a delinquere. Annullando la condanna del sindaco di Verona Tosi che aveva raccolto firme e affisso manifesti per ottenere lo sgombero di un intero capo Rom, ammette che tutti i suoi abitanti sono dediti alla delinquenza, operando una generalizzazione che viene meno anche al principio contenuto nell'art 27 della Costituzione che stabilisce che la responsabilità penale è individuale e non può essere addossata ad interi gruppi sociali e/o razziali.
Nella foto, edizione russa del 1912 dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion
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Nei Cpt ogni diritto dell'uomo è violato. Perché continuiamo a tollerarli?
Quando all'interno di una società che si dice "civile" si installano l'abuso e la violenza, la tortura e l'umiliazione, il razzismo e la discriminazione, è sbagliato attribuire la colpa di tanta barbarie ai soliti "fascisti", ai soliti "razzisti", perché le colpe sono di tutti e il dolore provocato, l'iniquità commessa, il sangue versato ricadono su tutte le componenti della società che si è ammalata di ingiustizia e crudeltà. Nessuna persona in grado di distinguere il bene dal male, nessuna persona che abbia a cuore i diritti umani, nessun antirazzista, nessun uomo buono può accettare l'abominio che si afferma intorno a noi. Pochi giusti, quasi sempre giovani o giovanissimi, si battono perché l'Italia non sprofondi nelle tenebre dell'odio razziale, della purga etnica, della persecuzione del diverso. Sono persone di luminoso valore, integre, eroiche, eredi dei valori più alti dell'umanità. Sono fratelli che il potere intimidisce, combatte e spesso colpisce con cieca violenza, perché il potere ha perso la luce. Il crimine non è la povertà né la fuga dalla povertà. Il crimine è uccidere la giustizia, la memoria delle persecuzioni e dei genocidi, la coscienza della solidarietà e del bene, per riproporre il male supremo, quello che produce pregiudizi, calunnie, repressione, annientamento e olocausti. Qui di seguito, l'ennesima notizia di soprusi, prevaricazioni, azioni inumane attuate dai servi del potere. Si è appurato che le Istituzioni italiane seguono un'etica criminale e che non sono in grado (per mancanza di volontà e di valori) di assicurare il minimo rispetto agli esseri umani che si rifugiano nel nostro Paese. Una volta imprigionati nei centri di detenzione, i profughi e i migranti - persone innocenti - subiscono pene fisiche e morali intollerabili. Questo significa che è necessario eliminare radialmente il cancro dei Cpt e di tutti i centri in cui viene radunata un'umanità disperata, che avrebbe diritto a cure e protezione, ma che riceve violenza, repressione e morte. Chiudere per sempre i luoghi d'orrore è una priorità. Roberto Malini
Milano: ordinarie persecuzioni al Cpt di via Corelli
Da stamattina, sabato 5 luglio, i detenuti e le detenute del centro di detenzione di via Corelli a Milano sono in sciopero della fame. Chiedono unitariamente la loro libertà e, allo stesso tempo, denunciano le condizioni della loro detenzione: cibo scarso e scadente, condizioni igieniche pessime, continue intimidazioni e maltrattamenti da parte della polizia, nessuna attenzione per le cure mediche (ai malati di AIDS non vengono somministrati i farmaci appropriati), continue espulsioni addirittura in paesi diversi da quelli di provenienza. Di tutto questo una loro delegazione ha parlato con funzionari della prefettura durante un brevissimo incontro che ha fatto seguito all’inizio dello sciopero. Contattati direttamente dai detenuti, nel pomeriggio, alcune decine di militanti antirazzisti si sono trovati davanti all’ingresso del Cpt per un presidio di solidarietà e sostegno alla protesta. Slogan, rumorose battiture con le pietre sul guard rail e uno striscione “chiudiamo i CPT, libertà per tutti” appeso sul cavalcavia della tangenziale, hanno caratterizzato l’iniziativa. Dai numerosi scambi telefonici con l’interno è emerso che la polizia, in tenuta antisommossa, era entrata nei corridoi delle sezioni con chiaro intento intimidatorio, e che una ragazza egiziana che protestava è stata malmenata. Sappiamo da alcuni avvocati che svariati sono i casi di immigrati detenuti nonostante la non convalida del trattenimento, alcuni sono in possesso di permesso di soggiorno in altri paesi d’Europa, e, soprattutto, che molti sono i lavoratori in nero prelevati direttamente sul posto di lavoro. I detenuti hanno chiesto un incontro con una delegazione dei presenti al presidio, negata al momento dalla prefettura, e rinviata a lunedì. In solidarietà ai detenuti in lotta, chiamiamo tutti coloro che si battono contro i CPT e le leggi razziali, a un presidio lunedì 7 luglio dalle 19 davanti al centro di detenzione in via Corelli. Comitato Antirazzista
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Persecuzione dei Rom. Tutti noi siamo chiamati a schierarci dalla parte dei carnefici o da quella di un popolo innocente
di Roberto Malini
Da alcuni anni il mio gruppo e io ci impegniamo "sul campo" per tentare di tutelare i diritti dei Rom, il popolo che ha raccolto l'eredità di dolore e persecuzione che appartennero - settant'anni fa - alle genti perseguitate dalla follia nazifascista, quando un'umanità malata di razzismo e violenza produsse l'Olocausto. Oggi abbiamo imboccato la stessa strada di allora e i testimoni della Shoah e del Samudaripen non sono più ascoltati quando ci avvertono: "Mai più". Piero Terracina, sopravvissuto ad Auschwitz, aveva le lacrime agli occhi, quando l'8 giugno scorso sfilava accanto a noi, a Roma, alla testa del Corteo dei Rom e sussurrava: "Ancora... tutto si ripete ancora..."
Qualche anno fa Tamara Deuel, Halina Birenbaum, Hanneli Pick-Goslar, Mirjam Pinkhof, Ruth Bondi, Oni e Manzi Ohnhaus, testimoni dell'Olocausto che vivono in Israele, affiancarono il Gruppo EveryOne nell'opera di prevenzione affinché non si riproducesse in Italia, contro il popolo Rom, quella discriminazione diffusa spietata che fu alla base della persecuzione. "Davanti alla legge, noi bambini Rom valevamo meno dei topi," mi disse qualche tempo fa Goffredo Bezzecchi, testimone del Samudaripen. "Non eravamo bambini, nelle mani della Gestapo," gli faceva eco Manzi Onhaus, "ma insetti, piccole pulci da sterminare con l'insetticida".

Tutto si ripete. Negli ultimi anni, abbiamo assistito a ogni genere di umiliazione, ingiustizia, violenza e abuso perpetrati da parte di cittadini e agenti della forza pubblica nei confronti dei Rom. "Questi non sono bambini, ma zingari," mi ha risposto, l'anno scorso, durante uno sgombero-pogrom a Milano, un giovane poliziotto, di fronte alle mie rimostranze per il trattamento inumano cui sottoponeva i piccoli Rom romeni cacciati dalle baracche e messi in mezzo alla strada. "Questi diventeranno tutti delinquenti". Quando affermo che le autorità hanno smesso di proteggere tutti i cittadini, di attenersi al sacro principio - alla base della democrazia e della civiltà - secondo il quale sono tutti uguali davanti alla legge, a volte mi sento rispondere che gli agenti violenti e razzisti sarebbero una minoranza, mentre la maggior parte delle forze dell'ordine si attengono alla Costituzione e al codice etico. Se è vero, che si schierino dalla parte della giustizia sociale e della Legge con la elle maiuscola. La smettano di coprire i colleghi che si comportano come squadristi o membri del Ku Klux Klan. E le questure, le prefetture non coprano più gli abusi, non neghino l'evidenza delle violenze istituzionali, non cerchino di intimidire gli attivisti, che sono l'ultimo baluardo a difesa della libertà, dell'uguaglianza fra esseri umani, dei diritti civili. Ho visto troppo orrore, insieme agli eroi che fanno parte del Gruppo EveryOne, fratelli di tutte le età che mi onorano con la loro amicizia e il loro affetto. Ho visto troppo orrore, troppa disumanità, troppo odio. Ho ascoltato e letto troppe bugie, le stesse bugie con cui la propaganda nazista disumanizzava gli "zingari", attribuendo loro ogni sortea di nefandezza. Le nefandezze, in realtà, le commetevano loro, gli aguzzini di Hitler e oggi le commettono ancora loro, i nuovi gerarchi che ci sorridono - rassicuranti e impeccabili - dagli schermi televisivi, dalle pagine dei giornali, dai siti internet. Sorridono e si propongono quali paladini della legalità, della sicurezza, del benessere italiano. Sono mostri.
Mostri coloro che detengono il potere e persone malvagie coloro che lo proteggono. Tre anni fa ho visto uomini in divisa trattare in modo inumano un ragazzino Rom, vicino alla "solita" Stazione Centrale di Milano, dove il teatro della persecuzione mette in scena periodicamente i propri odiosi spettacoli, le proprie odiose falsificazioni. L'avrebbero obbligato a leccare la pipì che aveva appena fatto contro un muro, quel ragazzino, se non fossi intervenuto, fermando le torture a cui gli agenti lo stavano sottoponendo. Ho visto poliziotti picchiare bambini e donne incinte al Triboniano, davanti ad autorità, medici, infermieri, assistenti sociali, sacerdoti, mediatori culturali. Ho ascoltato decine di testimonianze riguardanti abusi spaventosi da parte delle forze dell'ordine contro i Rom, a Milano e in Lombardia, fra cui il caso di un agente di polizia di Monza - che i Rom chiamano con terrore "Barboso" - il quale ama sguinzagliare un cane feroce dietro ragazzini "zingari" costretti a fuggire senza scarpe. Lo stesso agente colpisce i giovani Rom con calci nei testicoli e sottrae loro l'elemosina raccolta. Le autorità denunciano spesso - utilizzando la grancassa mediatica - casi di bambini ridotti in schiavitù e costretti a rubare o a mendicare da genitori-orchi. Sottratti alle famiglie "degeneri", i piccoli vengono affidati a comunità protette, dove sono "curati amorevolmente" da educatori o suore. Sembrano fiabe a lieto fine... se non fosse che quei bambini colgono sempre la prima occasione propizia per fuggire dalle comunità e tornare dai loro cari. Quando si leggono le dichiarazioni dei bambini - ricordo perfettamente un articolo di propaganda razzista apparso il 10 giugno scorso su Panorama - si deve considerare che, sottoposti alle "cure" degli agenti che li arrestano, confesserebbero qualsiasi cosa. Nel caso presentato da Panorama, un fotografo era pronto a immortalare l'azione dell'agente (un finanziere), che a un certo punto attuava una presa di strangolamento sul collo del piccolo e posava davanti all'obiettivo. Il caso di Rebecca Covaciu e della sua famiglia dimostra come gli agenti trattino i Rom a Milano, dove non esiste alcuna tutela dei loro diritti. I casi milanesi - quelli che appaiono sui giornali e in tv - non sono che montature create ad arte per aizzare la gente contro i Rom e giustificare schedature e sottrazioni di minori ai genitori, violenze e prevaricazioni ignobili. Il fenomeno della sottrazione di minori Rom ai genitori, senza giustificazione e in modo inumano, è diffusissimo e riguarda centinaia di casi, come rivelato dall'europarlamentare Victoria Mohacsi e dal Gruppo EveryOne, che ha trasmesso alle Istituzioni europee documentazione e testimonianze di casi simili. E necessario iniziare una campagna per i diritti dei genitori Rom, affinché i loro bambini, che di fatto sono stati rapiti, anche se "istituzionalmente", tornino in famiglia. Numerose madri Romnì hanno tentato il suicidio, dopo aver perso i loro piccoli senza alcuna spiegazione da parte dei servizi sociali. Di alcune decine di bambini si sono addirittura perse le tracce e il sospetto di ciò che potrebbe essere accaduto loro fa rabbrividire. Non bisogna ignorare che intorno alle case-famiglia e ai centri di educazione si muovono cifre molto consistenti (fino a 150 euro al giorno), che di certo non vengono utilizzate per il bene dei minori.
E' inutile attuare azioni dimostrative contro i carnefici, perché dopo aver perso l'umanità, hanno perso anche ogni pudore. Bisogna fermarli, con coraggio, perché quello che fanno è orribile. E' orribile che i Rom siano schedati, con o senza impronte digitali. E' orribile che famiglie che si trovano in condizioni di estrema povertà, falcidiate da malattie cardiovascolari e respiratorie, infezioni, parassiti, fame, sete, carenze di ogni genere vengano incalzate, maltrattate, sottoposte ad abusi polizieschi e giudiziari, sgomberate dai ripari di fortuna in cui tentano disperatamente di sopravvivere e messe sulla strada. E' orribile che milioni di italiani assistano a questo spettacolo di distruzione, cattiveria e morte gongolando e applaudendo un gigantesco, orrendo crimine razziale. E' orribile che l'elemosina di adulti e minori, unica fonte di sostentamento di un popolo trattato come si tratterebbe un'infestazione di topi, sia criminalizzata, senza che alcuna forma di assistenza sia attuata nei confronti dei piccoli e dei loro genitori. E' orribile il Paese in cui viviamo e gli artefici di questa discesa agli inferi vanno fermati. Poniamoci fra loro, in atteggiamento nonviolento, ma deciso, e le loro vittime. Non permettiamogli di schedare gli uomini, le donne e i bambini Rom. Non permettiamogli di insozzare le loro dita, di afferrare con i loro artigli fragili polsi infantili e femminili. Diciamo loro, con voce ferma, che no, che non gli permetteremo di violare ancora una volta l'innocenza, la dignitosa povertà, l'eredità di memoria di un popolo cui l'Europa ha già tolto molte vite, molte speranze, molti diritti, molta Storia. Non arrendiamoci all'orrore. Resistiamo, accanto ai nostri fratelli Rom. Non è solo politica. Non è solo civiltà. E' qualcosa di più grande, che riguarda la speranza e l'umanità delle future generazioni. Non è solo giustizia. E' qualcosa di più sacro, che riguarda la nostra stessa anima.
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Razzismo a orologeria: impronte digitali lasciate 14 anni fa incastrano "zingaro" assassino
di Roberto Malini
A pochi giorni dall'inizio delle operazioni di schedatura dei Rom a Roma, l'Italia si chiede se sia democratico sottoporre gli "zingari" al rilievo delle impronte digitali. Noi del Gruppo EveryOne eravamo sorpresi, fino a stamattina, del fatto che ancora non fosse apparsa sui giornali e in tv la "notizia a orologeria", destinata a creare consenso intorno a un provvedimento che si sta rivelando un boomerang per il governo. Temevamo un nuovo caso Giovanna Reggiani, perché il movimento razzista italiano ha dimostrato di non avere scrupoli, nel condurre la sua campagna antizigana. Ed ecco la notizia, che rimbalzerà attraverso i media e convincerà molti fra gli scettici, riguardo alla schedatura con impronte, che tutto sommato è una pratica che tutela la "sicurezza" dei cittadini. Qui di seguito, la versione Ansa della notizia, quindi un nostro breve commento:
DOPO 14 ANNI NOMADE TRADITO DA IMPRONTE
ROMA, 4 luglio - E' stato tradito dalle impronte digitali che aveva lasciato 14 anni fa su un foglio di carta nell'appartamento a Roma dove aveva strangolato e ucciso per rapina con una calza di nylon una donna anziana, il nomade giostraio, italiano, H.M., di 31 anni, arrestato dalla nuova unità speciale per gli omicidi non risolti da anni, la "Cold Case", istituita dalla Squadra mobile di Roma sei mesi fa.
L'uomo, allora minorenne, di 17 anni, uccise Liliana Grimaldi, di 74 anni, per rapinarla di pochi soldi e qualche gioiello ed è stato arrestato alle 5 di stamani dai poliziotti di questo reparto della sezione omicidi, al suo secondo caso svelato, dopo quello dell'omicidio di una barista, Maria Scarfò, uccisa il 29 dicembre del 2000, per il quale fu arrestato Sabatino D'Alfonso, di 45 anni, incastrato dal dna del liquido seminale lasciato sul corpo e sui vestiti della vittima. "Grazie alle nuove tecniche investigative - ha spiegato nel corso di una conferenza stampa il capo della Squadra mobile Vittorio Rizzi - è stato possibile risalire all'omicida che aveva lasciato delle impronte digitali su un foglio di carta, prima di strangolare la vittima con una calza di nylon.
All'epoca l'arrestato era minorenne e non avremmo potuto rintracciarlo visto che è stato schedato solo nel 2006". L'assassino, secondo gli investigatori, faceva parte di una famiglia specializzata in rapine a domicilio ai danni di anziani, specialmente nei quartieri attorno all'Eur, dove il giostraio abitava.
La vittima viveva in piazza dei Navigatori a poche centinaia di metri dalla sua abitazione. Le vittime venivano agganciate con un inganno: i rapinatori si fingevano volontari per la raccolta di abiti per i non vedenti o portavano regali o saluti di parenti alle loro vittime. Una volta entrati in casa riuscivano a guadagnarsi la fiducia degli anziani, li narcotizzavano con un sonnifero nel caffé o in una bevanda che si facevano offrire e quindi li rapinavano.
"Nel caso della signora Grimaldi - ha detto Rizzi - qualcosa deve essere andato storto nel meccanismo e i rapinatori hanno perso il controllo strangolando la donna". La madre dell'arrestato, Irma Agostina Glaudì, di 56 anni, é attualmente ricercata per undici rapine sempre ad anziani e sempre con le stesse modalità, la sorella Natasha, arrestata nel 2004, deve rispondere dell'omicidio di un anziano, Paolo Simeoni, morto per l'eccessiva somministrazione di un sonnifero, mentre un'altra sorella, Simona, e il fratello Giovanni sono accusati di altre rapine.
Tre i casi analoghi di rapina nella zona ancora da chiarire. Il giostraio è accusato di omicidio a scopo di rapina ed è stato portato nel carcere di Regina Coeli.

Ed ecco un commento a caldo. Come abbiamo scritto e pubblicato nei nostri siti in questi giorni, inviando anche a tutti i giornali, le tv e le radio italiane un comunicato stampa - regolarmente censurato, eccezion fatta per l'agenzia Adnkronos/Ign - siamo convinti (e in grado di dimostrarlo) che esiste nel nostro Paese un progetto razzista condotto da forze xenofobe per creare odio razziale nei confronti dei Rom. La notizia diffusa, che avrà una certa eco, anche se molti giornalisti cominciano a metetre in dubbio - era ora! - questa incredibile serie di malefatte commesse da Rom, che vengono alla luce in coincidenza di misure razziste messe in atto dalle Istituzioni. In questo caso, ci si chiede subito: come mai è stato schedato nel 2006 e proprio adesso viene fuori la storia delle impronte? Non è difficile porsi altri dubbi o quantomeno sospettare qualche forzatura nelle conclusioni che renderebbero certa la colpevolezza dell'accusato? Il ragazzo viveva vicino alla vittima e senza dubbio - anche in virtù del suo lavoro, che veniva svolto all'aperto - la conosceva. La vittima, così come i suoi coinquilini e i passanti, potenziali testimoni della rapina, conoscevano bene la famiglia di giostrai (giostrai-banditi, secondo le autorità). Non nasce, nella mente di chi mi legge, un altra perplessità? Quale rapinatore - e qui parliamo di rapinatori esperti, che la polizia definisce "specializzati" - agirebbe a cento metri dalla propria abitazione, rischiando di essere riconosciuto durante o dopo il furto? E poi, se ci fossero state le mie impronte a casa della donna, automaticamente sarei il suo omicida? Anche se fossi salito a casa sua per un tè con i biscotti? L'accusato si protesta innocente, ma le sue dichiarazioni sono ignorate dalla stampa, che diffonde, come sempre, il suono di una sola campana. Queste sono le fondamenta culturali e informative del razzismo che avvelena l'Italia. Se non si dà spazio alla voce delle vittime, perché non darne almeno a noi del Gruppo EveryOne, che già abbiamo decostruito alcuni ipotetici crimini commessi da Rom e sicuramente abbiamo insinuato un ragionevole dubbio, nei nostri pochi lettori, anche riguardo a casi eclatanti come l'omicidio Reggiani. Salvo qualche giornale e La7, che ci ha consentito di smontare dal piccolo schermo il falso rapimento di Ponticelli (ma la nostre è stata una voce flebile, coperta dal coro dei colpevolisti), le nostre controindagini sembrano infastidire tanto la politica quanto l'informazione. Spesso i giornalisti - gli stessi che acriticamente pubblicano tutto ciò che viene emanato dagli uffici stampa delle autorità - ci tempestano di domande, cercando di smontare ogni considerazione e chiedendo - solo a noi - prove provate. Mi piacerebbe, inoltre, analizzare il foglio di carta su cui si basa un'accusa gravissima. Vista la fretta con cui il movimento razzista produce casi di cronaca nera destinati a gettare oscurità su un'etnia, chissà che non abbia commesso il più marchiano degli errori e abbia utilizzato carta più recente, rispetto a quella su cui, secondo gli inquirenti, il giovane giostraio avrebbe lasciato le sue impronte digitali 14 anni fa?
Nella foto, giostra a Roma
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Verona, dopo la campagna EveryOne il gip smonta l'inchiesta sugli otto Rom croati accusati di sfruttare i loro bambini
EVERYONE: “TROPPE CONTRADDIZIONI E INFONDATEZZE, DECINE LE MONTATURE COME QUESTA PER ALIMENTARE ODIO RAZZIALE”. IL GRUPPO CHIEDE ANCHE LA RIAPERTURA DEL CASO GIOVANNA REGGIANI: “ROMULUS MAILAT POTREBBE ESSERE INNOCENTE”.
2 luglio 2008 - Il Gip di Verona ha rigettato ieri la richiesta di convalida del fermo degli otto cittadini croati – di presunta etnia Rom - arrestati ieri a Verona dalla Polizia con l'accusa di aver costretto i figli a rubare, minacciandoli di violenze sessuali. Quanto alle presunte minacce di violenza, il Gip ha dichiarato che “in realtà il rapporto affettivo in queste comunità (quelle Rom, n.d.r.) è molto forte. I bimbi non sono né maltrattati né malnutriti”. Secondo il Gip, inoltre, in questa vicenda "il delicato istituto" del fermo è stato "piegato ad altri fini", che "sono tutti gravemente lesivi delle regole, anche costituzionali, che presiedono la libertà personale". Un'intera inchiesta quindi, partita lo scorso gennaio, si smonta.
“Nell'attuale frangente, in cui il governo - e segnatamente il Ministro dell'Interno - vengono stigmatizzati a causa del progetto di schedare anche i bambini Rom, ecco che dalle pagine dei giornali e dal piccolo schermo, puntuale come un orologio, ci aveva raggiunto ieri l'ennesima notizia relativa a un crimine mostruoso, capace di sollevare lo sdegno di tutti, commesso dai ‘soliti’ Rom, nei confronti di piccoli innocenti. La notizia è stata divulgata capillarmente, in fretta e furia, con incredibili contraddizioni e incongruenze nelle decine di pezzi pubblicati o diffusi attraverso le radio e il piccolo schermo”. Lo affermano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, che ieri, come in altri casi passati, aveva attivato una campagna di comunicazione civile alla stampa, agli attivisti e alle istituzioni coinvolti nella vicenda, dimostrando la manifesta infondatezza dei fatti esposti. “Chi ha diffuso la notizia” continuano gli attivisti “sentiva la necessità di uscire in contemporanea con la presa di posizione di Famiglia Cristiana contro le schedature dei Rom e le altre pratiche razziste in via d’attuazione dal Governo. In molte altre situazioni” proseguono Malini, Pegoraro e Picciau “ci siamo ritrovati a dover smontare notizie prive di fondamento, diffuse dalle istituzioni o dalle forze di Polizia col solo fine di manipolare tanto la magistratura quanto l'informazione, per istigare il popolo italiano all'odio razziale nei confronti dei Rom. Esempi lampanti sono il caso del presunto tentato rapimento di una bimba da parte di una giovane Rom a Ponticelli, con l'inquietante figura della zingara-strega (poi rivelatasi essere una ragazza serba, e non Rom, che per altro, dalle testimonianze confuse dei presenti, non avrebbe tentato alcuna sottrazione di minore) dedita al ratto di infanti cristiani. Pochissimi giorni dopo, a Catania il Gruppo EveryOne ammetteva l’infondatezza per un altro presunto rapimento a opera di una Rom. Eguale montatura è avvenuta per il caso, risalente al maggio scorso, di un ragazzo 21enne Rom, accusato a Napoli di aver dato calci al figlioletto di due anni perché questi ‘si sarebbe rifiutato di chiedere l’elemosina’; in quel caso, la moglie 16enne sarebbe scappata con il bambino, e mai più rintracciata, e il marito arrestato con accuse gravissime. Ma si aggiunge un episodio eclatante del 1 giugno scorso, diffuso – guarda caso – in contemporanea con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale delle tre ordinanze del Presidente del Consiglio che istituivano i commissari per l'emergenza Rom: secondo la stampa, sei donne più quattro (o addirittura sei) bambini e due uomini adulti sarebbero scesi (si noti: 12 o 14 persone!) da un'auto rossa con targa francese e avrebbero compiuto, in mezzo alla gente, una rapina a un tabaccaio nel quartiere della Garbatella, a Roma. In quel caso abbiamo contattato la stazione dei Carabinieri del posto, chiedendo di controllare attentamente le cassette dei sistemi di videosorveglianza che sicuramente avevano registrato il passaggio dell'auto rossa (se passaggio vi fosse stato). Abbiamo segnalato anche le nostre perplessità riguardo al numero di passeggeri che sarebbero stati segnalati a bordo dell'auto rossa: un minimo di 12! La risposta dell'ufficiale di turno fu piena di titubanze, perché il numero di passeggeri a bordo del veicolo erano parsi eccessivi anche a lui. Pare inoltre che nessuno abbia mai acquisito le videoregistrazioni riguardanti la vettura. Allora quali sarebbero le prove di colpevolezza della presunta ‘banda Rom’? Quali "storie" migliori di queste per dimostrare al popolo italiano che la sola cura per i Rom, delinquenti incalliti, crudeli con i loro stessi bambini, è la ‘tolleranza zero’?”.
Per tutti questi casi e per molti altri il Gruppo EveryOne ha chiesto alle istituzioni e alle autorità competenti – secondo quanto consente una Risoluzione del Parlamento europeo che prescrive alle autorità dei Paesi membri dell'UE di agevolare le indagini delle organizzazioni umanitarie nei casi di sospetta violazione dei Diritti Umani – di incontrare gli imputati per ascoltare la loro versione dei fatti e per accertare la loro nazionalità. Tale richiesta non è mai stata soddisfatta, e così è sempre rimasta, nella percezione degli italiani, l'orrenda enormità delle notizie e mai la verità dei fatti.
“Altro caso-pilota” dichiarano i membri di EveryOne “quello riguardante l’omicidio di Giovanna Reggiani a opera del romeno di etnia Bunjas – da tutti definito ‘Rom’ seppure non appartenesse a tale etnia – Romulus Mailat, che in pochissimi giorni ha fatto sì che il Governo varasse un decreto sicurezza ai danni di un intero popolo. Abbiamo richiesto, anche con un’inchiesta portata avanti dal noto giornalista investigativo romeno George Scarlat, che le autorità procedessero con le indagini atte a confermare in toto le accuse a Mailat, ma niente di tutto ciò è stato fatto. Mai è stata fatta una confessione, mai ci è stata accordata la possibilità di parlare con l’imputato.”
Ci sono infatti, a tutt’oggi, moltissime ombre riguardo a quel delitto. Le forze dell'ordine avevano affermato che vi erano graffi sul corpo di Mailat. Allora perché non è stato mai rilevato il suo sangue sotto le unghie di Giovanna Reggiani? Perché se, secondo l’autopsia sulla vittima, non vi è stato stupro, non è stata ritirata dal Gip l’accusa di violenza sessuale? E poi: la testimone Rom che avrebbe visto Mailat sorreggere il corpo esanime della Reggiani era attendibile? Pare proprio di no, visto che nutriva rancori personali verso Mailat e che era affetta da schizofrenia. Che ne è stato delle testimonianze di due donne Rom che avrebbero visto Mailat ben lontano dal luogo del delitto proprio nei momenti in cui, secondo le perizie degli Inquirenti, la vittima sarebbe stata aggredita? “Anche in quel contesto” concludono gli esponenti del Gruppo EveryOne “vi è stata grave superficialità e approssimazione nell'approcciare il caso, ai danni di un essere umano. Romulus Mailat potrebbe essere innocente, e ancora una volta rilanciamo agli Inquirenti la nostra ferma volontà di incontrare l’imputato. Inoltre, per tutti i motivi che rendono il caso oscuro e sospetto, chiediamo al Governo Italiano, al Governo Romeno e all’Ufficio europeo di Polizia EUROPOL di riaprire il caso e approfondire le indagini come la Carta Costituzionale del nostro Paese e le convenzioni internazionali sui diritti umani impongono di fare”.
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A Pesaro e Fano, nelle Marche, si verificano due aggressioni simultanee nei confronti di giovani Rom. Gruppo EveryOne: "Episodi gravissimi, sintomo dell'odio razziale diffuso da stampa e tv intolleranti". Uno dei ragazzi aggrediti è una promessa della canzone romena, ambasciatore dell'antirazzismo.
Pesaro, 29 giugno 2008. Ieri mattina si sono verificati due gravi episodi di intolleranza razziale a Pesaro e Fano, nelle Marche. A Pesaro Victor C., un ragazzo 17enne romeno di etnia Rom è stato insultato, schiaffeggiato con violenza e costretto ad abbandonare la città sotto minaccia di un pestaggio ben più grave da due italiani di età compresa fra i 35 e i 40 anni. Contemporaneamente, a Fano, all'uscita del centro commerciale Auchan, Nico G., Rom romeno di 20 anni, promessa della canzone tradizionale Rom del genere "Manele", già impegnato in concerti contro il razzismo, è stato oggetto di offese razziste e minacciato di morte da un italiano. "Sono due episodi inquietanti - commentano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, leader del Gruppo EveryOne - due episodi avvenuti simultaneamente in città confinanti, in coincidenza con l'uscita di articoli di propaganda razzista su quotidiani locali. E' bastato che una donna Rom si sottoponesse a una visita medica presso l'Ospedale San Salvatore di Pesaro, servendosi successivamente dei bagni dell'Istituto, perché alcuni giornalisti lanciassero un immotivato allarme, scrivendo addirittura di un'invasione del nosocomio da parte degli 'zingari'. Abbiamo ricevuto personalmente la segnalazione dei due episodi di incivile razzismo - proseguono gli attivisti - e ci sentiamo sempre più preoccupati. Il pubblico legge sui giornali e ascolta dal piccolo schermo notizie false riguardanti i Rom, che vengono presentati come una tentacolare associazione per delinquere e non come un popolo emarginato, discriminato, perseguitato, ridotto all'indigenza più tragica. Il pubblico apprende del programma del ministro Maroni, che prevede la schedatura etnica con rilievo delle impronte digitali di tutti i Rom che vivono in Italia, compresi i bambini. E' una vera e propria propaganda razziale, denunciata da politici, intellettuali, esponenti delle Comunità ebraiche e sopravvissuti alla Shoah, una campagna razziale che istiga il popolo italiano a rifiutare l'integrazione dei Rom, a ignorare che l'accattonaggio di adulti e minori è solo la conseguenza dell'oppressione che ha ridotto i 'nomadi' in gravi condizioni, tanto che la loro speranza di vita media in Italia è ormai di poco superiore ai 35 anni e la mortalità dei loro bambini è 15 volte superiore a quella degli italiani. Così si scatena una violenza irrazionale, un'isteria di massa distruttiva, un impulso alla purga etnica simile a quello che scatenò, nel passato, pogrom e genocidi". Le associazioni per i Diritti Umani ricevono segnalazioni sempre più frequenti e ravvicinate di abusi su persone di etnia Rom e l'escalation razzista non sembra attenuarsi, nonostante gli avvertimenti dell'Unione europea, dell'Unicef e delle più importanti organizzazioni per i Diritti Umani. I leader EveryOne riferiscono che il ragazzino Rom maltrattato e intimidito a Pesaro ha abbandonato la regione Marche in stato di grave shock e ha deciso di tornare in Romania, nonostante fosse fuggito da povertà ed esclusione sociale, augurandosi di ottenere un'opportunità di vita in Italia. Riguardo a Nico G., Malini, Pegoraro e Picciau precisano: "E' un giovane Rom che sopravvive fra mille difficoltà, insieme alla sua famiglia, ed è anche un cantautore di valore, impegnato contro il razzismo e per i diritti del suo popolo. Fra qualche giorno si esibirà a Milano con il suo gruppo 'Manele Manele' nell'àmbito di un meeting contro la ziganofobia. Ieri si trovava a Fano, dove chiedeva l'elemosina. E' stato avvicinato e apostrofato da un uomo, forse un neonazista, che gli ha gridato: 'Devi lavorare oppure devi tornare a casa tua". Il giovane Rom gli ha risposto che nessuno, finora, gli aveva offerto un'opportunità professionale e che chiedeva la carità per avere qualcosa da mangiare. 'Altrimenti non potrei vivere' gli ha detto. 'Sai cosa dovresti fare? - gli ha risposto il razzista - Dovresti ammazzarti'. Il ragazzo gli ha chiesto di essere lasciato in pace. Allora l'aggressore l'ha minacciato: 'Aspettami qui. Torno fra dieci minuti e ti sparo'. Per fortuna Nico G. si è allontanato, evitando che le minacce potessero avere un seguito tragico". Il Gruppo EveryOne sta raccogliendo in un dossier per la Commissione europea dei diritti umani le segnalazioni di violenze e abusi di varia natura perpetrati nel nostro Paese contro i Rom. "E' un documento che rivela dettagli sconcertanti - precisa EveryOne -, violazioni di ogni diritto umano e civile, orrori e crudeltà che rinvigoriscono gli oscuri fantasmi del Samudaripen, l'Olocausto dei Rom".
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Storia, cultura, antiziganismo e musica Rom il 13 luglio a Corsico (Milano)
Corsico è un centro emblematico della condizione di discriminazione in cui vivono i Rom in Italia, ma è anche un punto di incontro per un movimento antirazzista sempre più vivo e consistente. Ecco perché l'incontro del 13 luglio, presso l'Area Pozzi (Via Alzaia Naviglio Trento) risulta particolarmente significativo. Nell'àmbito dell'iniziativa, ha un notevole interesse storico la mostra dedicata alla partecipazione di Rom e Sinti alla Resistenza e quella incentrata sulla comunità Sinti di Buccinasco. Cultura, Storia e una riflessione sulla condizione attuale dei Rom in Italia saranno i temi trattati da Ernesto Rossi, Dijana Pavlovic e Roberto Malini durante il dibatito "Nomadi. Storia, percorsi e integrazione".
h. 16:
Spazio associazioni
Mostra fotografica curata da Cipes sulla partecipazione dei Rom e Sinti alla Resistenza Italiana
Mostra di foto della comunità Sinti di Buccinasco a cura di Apertamente
h.17.30 – 19:
Discussione dibattito: “Nomadi. Storia, percorsi e integrazione”
Diversi gli argomenti trattati, dalla Storia e cultura del popolo Rom alle problematiche di integrazione, fino ai provvedimenti di schedatura etnica e ai recenti casi di aggressione di cittadini Rom da parte di agenti delle forze dell'ordine. Relatori: Dijana Pavlovic, Ernesto Rossi, Roberto Malini.
h.19 – 20.30:
Cena aperitivo
h. 19 – 22:
Musica dal vivo con Nico Grancea e i Manele Manele.
Nico Grancea è nato a Buz?u, in Romania, il 18 marzo 1988. E' figlio dell'Olocausto di terza generazione (suo nonno scampò allo Zigeunerlager di Auschwitz durante la rivolta dei Rom avvenuta il 16 maggio 1944). E' un interprete del genere musicale "Manele". La musica manele, che si è affermata in Romania a partire dagli anni 1980, fa parte della musica folk del popolo Rom. I primi interpreti cantavano nelle strade di Ferentari, un quartiere povero di Bucarest. Le radici della musica manele, fortemente influenzata dalla musica turca e araba, risalgono però al XVIII secolo. Gli interpreti moderni più noti sono Adrian Minune, Nicolae Guza, Florin Salam. I testi sono molto liberi e raccontano prevalentemente storie d'amore e di passione. Nico canta, con la sua voce intensa e vibrante che ricorda quella di Florin Salam, perché la gente Rom non venga annientata nel silenzio, perché un canto di libertà e giustizia continui a levarsi, più in alto del coro di chi inneggia a un mondo "zigeunerfrei", senza più 'zingari'. Nico Grancea, Ionit Ciuraru (che interpreterà alcuni brani insieme a Nico) e i Manele Manele fanno parte del gruppo di artisti e intellettuali contro il razzismo "Watching The Sky".
Associazioni partecipanti:
Apertamente, Aven Amentza, Opera Nomadi, Gruppo EveryOne, Cipes, Rete Antirazzista, Anpi sez. Corsico, Liberamente, Acli il Sogno
Per informazioni:
Organizzazione: Tel. (+39) 02.44.80.648 - (+39) 348.81.00.209
Mail ufficio: culturaepartecipazione@gmail.com
Gruppo EveryOne
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Roberto Maroni insiste con la sua demagogia di razza: "Prenderemo le impronte dei bambini Rom e li toglieremo ai genitori"
Il ministro dell'interno, il leghista Roberto Maroni prosegue con il programma di schedatura attraverso foto segnaletiche e impronte biometriche dei bambini Rom, nonostante le proteste ufficiali dell'Unicef e delle principali organizzazioni antirazziste. La dialettica con cui Maroni difende le proprie politiche persecutorie è quella consueta delle organizzazioni che pongono la pulizia razziale ed etnica fra le proprie priorità: "Voglio portare fino in fondo la mia azione," tuona il ministro, "e non mi farò fuorviare dai sedicenti antirazzisti né dai giudizi di chi conosce poco questa terribile realtà, che fa dell'Italia, da questo punto di vista, uno dei Paesi più arretrati al mondo. Oh sì, io voglio, voglio senza esitazioni affermare i diritti dell'infanzia, dei bambini di vivere una vita normale in condizioni decenti, senza essere inviati all'accattonaggio o peggio ancora. Per fare questo, come disse il ministro Rosy Bindi nel luglio 2007 occorre identificare tutti i minori anche prendendo le impronte digitali. Oggi evidentemente Rosy Bindi ha cambiato idea, io ho preso spunto da questa iniziativa per fare esattamente questo. Io rifiuto l'idea che un Paese civile possa accettare di vedere minori che vivono dividendo lo spazio con i topi: questo avviene nei campi nomadi. Tutti coloro che hanno protestato dall'Unicef in giù dicano se sono d'accordo nel consentire che oggi in Italia, nei campi nomadi, i minori convivano con i topi. Sono questi i diritti dell'infanzia? Oh no, io continuerò senza alcun tentennamento su questa strada perché la mia strada è la sola strada giusta per garantire i diritti ai minori". Demagogia razzista. In realtà sono proprio i movimenti intolleranti e persecutori ad aver relegato i Rom nei luoghi più inospitali delle città, fra i rifiuti, i miasmi delle fogne, i gas delle tangenziali e delle fabbriche, i parassiti e i topi. Le carte per i Diritti Umani e per la tutela dei Popoli, le Direttive e le Risoluzioni Ue indicano chiaramente la strada maestra da seguire per eliminare l'emarginazione e l'indigenza del popolo Rom: una strada costellata di programmi reali di integrazione, di sostegno all'esistenza, alla cultura, alle tradizioni, alla dignità di un'etnia perseguitata fino all'annientamento. I Rom sono una nazione senza territorio compatto e non un'associazione a delinquere, come vorrebbero far credere Maroni e le sue "camicie verdi". Le famiglie Rom devono essere protette da una campagna razzista che non ha precedenti, condotta da politici, autorità e media senza scrupoli, animati dal più cieco odio razziale. Le famiglie Rom devono essere protette da aggressioni e abusi di ogni sorta, perpetrati da gruppi razzisti, bande di cittadini esaltati dalla propaganda xenofoba, forze dell'ordine e squadre legate a forze politiche di ideologie intolleranti. Le famiglie Rom devono essere tutelate contro la gravissima miseria in cui sono state relegate, che di fatto le costringe a mezzi estremi per provvedere alla propria sopravvivenza, che diviene sempre più grama, perché le autorità le cacciano via da ogni luogo di fortuna in cui si rifugiano, mettendole sulla strada, dove ogni volta intraprendono vere e proprie "Marce della morte" verso il nulla. Non sono certo i genitori Rom a sfruttare i piccoli costretti a mendicare, sono i politici e le autorità senza scrupoli a sfruttare l'emarginazione in cui versano i Rom - e che costringe persino i loro bambini a vivere di elemosina - per affermare il proprio potere e lucrare sul dolore di un popolo, protetti da una cortina di calunnia e ignoranza. La classe politica che governa l'Italia ha ottenuto il potere con mezzi illegittimi, proponendosi quale paladina di un'Italia "libera dai Rom e dai clandestini". E' anticostituzionale, antidemocratico, criminale. Si vincono le elezioni con progetti di sviluppo civile, non incitando un popolo, quello italiano, a combattere una guerra di razza contro l'etnia più vulnerabile, divulgando ogni genere di falsità e di calunnia razziale, montando falsi casi, criminalizzando un'intera gente. Anche se in ritardo, l'ex ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero ha deciso di rompere il muro di indifferenza e ostilità razziale che uomini privi di valori umani e civili hanno innalzato. "Nel 60 esimo anniversario di quel'obbrobrio che furono le leggi razziali," ha dichiarato Ferrero, "il ministro dell'Interno Roberto Maroni oggi è arrivato a proporre la schedatura dei cittadini rom, italiani e non. Si tratta, molto semplicemente, della stessa filosofia, cultura e politica scelta dal fascismo e da Benito Mussolini. La schedatura su base etnica di cittadini italiani e stranieri, rom o meno che siano è una proposta barbara, inaccettabile, indegna di un Paese civile. Mi metterò in fila anch'io, per farmi schedare dal ministro Maroni,e spero che così faranno tanti altri cittadini italiani". Roberto Malini
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Rom: Commissione europea risponde a Marco Cappato su sgombero baraccopoli a Milano
Italia sotto infrazione UE per carenze su recepimento direttiva 2000/43/ce su trattamento delle persone indipendentemente dalla razza e origine etnica
Roma, 22 giugno 2008
Il commissario UE alla Giustizia Jacques Barrot ha risposto all'interrogazione presentata dall'europarlamentare radicale dell'ALDE Marco Cappato (nella foto) sullo sgombero da parte del Comune di Milano, di due baraccopoli alla periferia della città, avvenuto il 1° aprile scorso, e sul ventilato rimpatrio degli sfollati, le cui modalità sarebbero attualmente allo studio del Comune. Il provvedimento, si legge nell'interrogazione, sarebbe stato eseguito "senza alcun preavviso, assistenza, presidio medico, o la proposta di soluzioni alternative", facendo sì che gli oltre cento abitanti delle baracche – rom e rumeni, tra cui neonati, anziani e malati – si ritrovassero senza dimora. Marco Cappato aveva chiesto alla Commissione se non ritenesse che l'episodio fosse in contrasto con le risoluzioni del PE in materia di diritti umani e libera circolazione dei rom; se le modalità dello sgombero, soprattutto in mancanza di soluzioni abitative alternative, non costituissero una violazione dei diritti della quasi totalità degli sfollati, in quanto cittadini comunitari, e infine se il rimpatrio di cittadini UE non violasse la direttiva 2004/38/CE sulla libera circolazione. Barrot ha risposto ricordando che proprio la direttiva 2004/38/CE autorizza gli Stati membri a rifiutare il soggiorno a cittadini dell'UE che non rispettino le condizioni per ottenere tale diritto, anche per ragioni di ordine pubblico, sanità e sicurezza, ma che la stessa direttiva comprende garanzie procedurali come l'obbligo di notifica, completa e di facile compresione, del provvedimento di allontamento che comunque non può essere eseguito prima di un mese dalla notifica, salvo casi di urgenza comprovata. "Se un cittadino dell'UE ritiene che il provvedimento di allontanamento preso nei suoi confronti non sia conforme alla legislazione comunitaria – precisa nel testo della risposta - può presentare ricorso dinanzi ai giudici nazionali". Il Commissario alla Giustizia ha inoltre sottolineato l'impegno delle istituzioni europee nella tutela dei rom sul territorio UE, in particolare tramite fondi per finanziare l'integrazione dei migranti e delle minoranze etniche. E, proprio nel quadro della lotta contro la discriminazione per razza o origine etnica, Barrot ha ricordato il procedimento di infrazione avviato nei confronti dell'Italia e di altri Stati membri, "per le carenze riscontrate nel recepimento della direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica".
Interrogazione scritta E-2197/08
di Marco Cappato (ALDE)
alla Commissione
Oggetto: Sgombero di una baraccopoli a Milano
Gli organi di stampa italiani hanno riferito dell'avvenuto sgombero, il 1° aprile, da parte del Comune di Milano, di due baraccopoli alla periferia della città. Il primo, all'alba, in via Bovisasca. Il secondo, a mezzogiorno, in via Porretta, dove alcuni transfughi dalla stessa via Bovisasca avevano quasi ricostruito delle piccole case. Secondo il Comune sono state demolite 185 baracche. Oltre un centinaio di rom e rumeni, tra cui mamme con neonati, bambini, anziani e malati, si sarebbero ritrovati senza casa, finendo a dormire in un prato e sotto un ponte ferroviario. Tutto questo sarebbe avvenuto senza alcun preavviso, assistenza, acqua, presidio medico, o la proposta di soluzioni alternative, almeno per i bambini. Il rispetto dei diritti dei cittadini sgomberati è stato messo in dubbio da diversi osservatori, anche considerato il fatto che la quasi totalità degli sfollati sono cittadini comunitari che lavorerebbero e risiederebbero regolarmente in Italia.

Il Comune di Milano starebbe ora studiando un modo per rimpatriare i rumeni, individuando alcune città disposte ad accoglierli e pensando a incentivi economici connessi al rimpatrio.
È a conoscenza la Commissione dei fatti sopra citati? Non ritiene che tali atti siano in contrasto con l'"acquis" comunitario in materia di diritti umani, libera circolazione e diritti dei Rom, come affermati nelle risoluzioni de PE in tali materie? Non ritiene che tali operazioni di polizia debbano avvenire nel pieno rispetto dei diritti fondamentali delle persone coinvolte, che le autorità non debbano compiere atti di tale tipo nei confronti di cittadini comunitari e debbano in ogni caso farsi carico di offrire assistenza e alternative valide che consentano di tutelare in special modo i minori e chi necessita di cure? Non ritiene la Commissione che l'ipotesi di un rimpatrio di cittadini dell'UE possa configurarsi come una violazione della direttiva 2004/38/CE sulla libera circolazione?
Risposta di Jacques Barrot
a nome della Commissione
(20.6.2008)
Le istituzioni europee hanno più volte affrontato la questione dei Rom presenti sul territorio dell'Unione europea. La Commissione sta ricorrendo a tutti gli strumenti giuridici, finanziari e politici di cui dispone per migliorare la loro situazione negli Stati membri, nei paesi candidati e nei paesi in via di adesione. In particolare, sono disponibili fondi dell’UE per finanziare l’integrazione dei migranti e delle minoranze etniche.
In risposta alla richiesta formulata dal Consiglio europeo nel dicembre 2007 e alle recenti risoluzioni del Parlamento, la Commissione sta preparando una relazione sugli strumenti e le politiche dell'UE a favore dell'inclusione dei Rom, che dovrebbe essere terminata nel giugno 2008.
La direttiva 2004/38/CE autorizza gli Stati membri a rifiutare il diritto di soggiorno a cittadini dell’UE che non rispettino le condizioni per ottenere tale diritto, ossia essere lavoratore subordinato o autonomo e disporre, per se stessi e per i propri familiari, di risorse economiche sufficienti per non divenire un onere a carico dell’assistenza sociale dello Stato membro ospitante, nonché di un’assicurazione malattia che copra tutti i rischi. Il diritto di soggiorno può essere limitato anche per ragioni di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di sanità pubblica.
In virtù della direttiva, i cittadini dell’Unione e i loro familiari beneficiano inoltre di garanzie procedurali. Se viene negato l’ingresso o in caso di allontanamento, il provvedimento dev’essere notificato all’interessato per iscritto, secondo modalità che gli consentano di comprenderne il contenuto e le conseguenze. Il provvedimento deve spiegare in modo circostanziato e completo i motivi su cui si fonda, nonché indicare l’organo giurisdizionale o l’autorità amministrativa presso cui può essere presentato ricorso e il termine entro il quale l’interessato deve agire. I cittadini devono avere accesso ai mezzi di ricorso giurisdizionale. Fatti salvi i casi di urgenza debitamente comprovata, il termine impartito per lasciare il territorio dello Stato | |