Puzzle di vite spezzate

Era il 29 novembre 1944, Sergio compiva 7 anni: " è così bello, chi oserà fare del male ad un bambino così bello".

Invece faranno tanto, tantissimo male a Sergio, faranno tanto male ad 1.500.000 di bambini. Poteva la città di Napoli dedicare oggi una strada al piccolo Sergio de Simone che il 29 novembre compiva gli anni???!!!! Nella sezione Ricordare

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Il mio cuore è vuoto

29 novembre 2005
Vi sono esseri umani che divengono oggetto di discriminazione non tanto a causa della loro razza, della loro religione, della loro indole. Non è la loro pelle ed attirargli l'odio di chi è cattivo (coloro che, secondo le parole del saggio Rabbi Shmuel Isaac, sono detti "sgabelli del maligno"), ma è la pelle intima del loro cuore. L'onestà, il coraggio, l'altruismo, la generosità,  l'umiltà di fronte al divino, la compassione, la sete di giustizia, il sentimento di protezione dei più deboli, la purezza, l'universalità dell'amore sono gli "strati" che formano la pelle del cuore di un essere umano che si pone al servizio della verità e della vita. Chi ha il cuore avvolto da questi nove strati di pelle, sensibilissimi, è il bersaglio di chi è malvagio.

L'onestà è aggredita dalla menzogna. Il coraggio dalla viltà. L'altruismo dalla calunnia. La generosità dall'infamia. L'umiltà di fronte al divino dall'arroganza della materia. La compassione dalla derisione. La sete di giustizia dalla suprema ingiustizia. Il sentimento di protezione verso i più deboli dal male assoluto. La purezza dalla malizia. L'universalità dell'amore dall'odio cieco. La mia amica Maria Pia definisce i giusti (e il cuore dei giusti è avvolto da nove strati di pelle)) come "ebrei dentro". E' una definizione che mi sembra perfetta. Bisogna difendere i giusti, perché i giusti sono la sola difesa del fragile bene. Bisogna essere forti nel mondo e lasciarsi andare al pianto di fronte al divino. "Piangi e lamentati davanti al Signore finché renderai puro il sangue del cuore e soggiogherai il male che vi è contenuto. Allora sarai come il re Davide, che può affermare: 'Il mio cuore è vuoto dentro di me". R.M.

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Cara Maria Pia

29 novembre 2005
Scrittrice e studiosa dell'Olocausto -   in particolar modo quello che colpì i bambini -   Maria Pia Bernicchia è una donna di rara sensibilità e di grande valore umano. Ogni tanto invia al sito Anne's Door riflessioni e pensieri illuminanti. Le abbiamo chiesto il permesso di pubblicarli, per renderne partecipi tutti gli amici di Anne's Door e Maria Pia ha acconsentito. Speriamo di aggiornare spesso la home page e le sezioni interne con i suoi interventi. Quello che segue è   dedicato al Diario di Anne. Roberto Malini

Cara Anne, il tuo Diario è il testo sacro che porto quasi sempre con me, mi aiuta, consola, mi sprona, mi fa volare. Non è solo per giovanette! E' un trattato sulla correttezza, sulla saggezza, è fresco e serio al contempo. E' la spinta ad affrontare il giorno con volontà, ad attraversare il buio con umana paura.

Anne ti ascolta, ti guida, ti descrive ciò che vede, ciò che sogna, ti fa provare tutti i sentimenti. Se vuoi, se le dici di sì, ami con lei, piangi, ridi con lei, se vuoi ti prepari a diventare grande quanto basta per affrontare la porta aperta.... Se sarai   abbastanza forte ti porterà con sè là dove le lacrime scorrono a fiumi, dove c'è proprio bisogno della finestrella, perchè, attraversato l'inferno, ti porterà nelle nuvole.

Con lei sarai sempre in buona compagnia.

Io mi allontano da lei con la domanda: "dimmi Anne, arrivano i baci fino alle stelle?" Maria Pia Bernicchia

Nella foto: Anne Frank di Mauro Gandini

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Anne Frank: parole come fiori

29 novembre 2005
Un brano di Anne Frank. Un fiore che sboccia, emana profumi rari, è di straordinaria fragranza, va letto sussurrando,

e una sola volta, proprio come ci invita a fare lei, non va capito, va attraversato così, come viene, tutto poggia su quel diversa , in tedesco anders. Nella sezione Anne's World.

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Helga Weissova racconta Theresienstadt ai bambini

28 novembre 2005
"Io sono nata a Praga, la capitale della Repubblica Ceca e tuttora abito lì. Oggi però non parliamo né della Praga di quando sono nata, né della Praga dove vivo tuttora, ma del periodo durante la guerra che sicuramente avrete già studiato in storia. Quando avevo la vostra età, non pensavo per niente che dopo 50 anni sarei stata ancora qui a parlare e riparlare di questa esperienza. 

Le cose che i nazisti hanno fatto nel passato siamo tutti sicuri che non devono succedere mai più, non devono tornare, ma non basta esserne convinti, bisogna fare qualcosa per evitare che ciò si ripeta. Credo che sia necessario incominciare molto presto, già dall'età dei bambini, a cominciare a intervenire per insegnare la tolleranza, perché una volta sulla strada negativa priva di uno sviluppo della tolleranza è molto difficile tornare indietro". Nella sezione Ricordare.

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Tanti sopravvissuti, come me

28 novembre 2005
Tanti sopravvissuti, come me, hanno fatto ritorno in quei campi di dolore, in quei cimiteri del silenzio, per ricordare agli altri, che quel dolore è vivo, vero, vissuto, e che i segni sono impressi nella nostra carne. Noi sopravvissuti abbiamo "dovuto" ricordare, per la memoria degli uomini, cose, luoghi e momenti che avremmo preferito dimenticare. Ma soprattutto, abbiamo "voluto" testimoniare a noi stessi, il miracolo della vita, nata dalle macerie della morte! Ebbene, anche questo "miracolo" ha rappresentato per tutti noi, un momento infinito di tristezza: ad Auschwitz, Bergen-Belsen, Buchenwald, Mauthausen, Majdanek, Trebljnka, nell'aria, abbiamo riabbracciato i nostri cari morti.

A loro abbiamo parlato delle menzogne di un mondo, che ha disprezzato la loro passione, negandone la memoria; un mondo che non ha pianto il lamento di Auschwitz, un mondo che ha dimenticato Auschwitz, per paura della sua vergogna! A quei morti, abbiamo portato il respiro della vita che continua, abbiamo donato il nostro silenzio ferito, per la loro redenzione. Abbiamo raccontato di una nuova generazione che non sapeva, e di giovani che ora non vogliono dimenticare. Per questi giovani, gli ebrei, gli zingari, i M. Kolbe, i bambini, i Testimoni di Geova, gli omosessuali, gli artisti, i musicisti sterminati nei lager, continueranno a vivere ed essere storia! A Birkenau, il Portone della morte, non si richiuderà più alla memoria, il binario che l'attraversa, non si fermerà più sulla rampa, ma si frantumerà, disperdendosi, davanti all'altare delle coscienze e della conoscenza, davanti ai ceri della preghiera e ai fiori del riscatto. Lì, in quel punto, si incontreranno i giovani liberi, i ragazzi della pace, e lì ad Auschwitz-Birkenau, dalle ceneri sparse fra le zolle, continuerà a nascere la nostra vita!

                                   Elisa Springer, Il silenzio dei vivi

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Il film Dear Anne vince a New York il premio per il miglior storyboard

26 novembre 2005
Il film Dear Anne di Dario Picciau riceve ufficialmente il suo primo premio internazionale. Lo storyboard di Dan Milligan, basato sulla sceneggiatura di Roberto Malini e sulle linee guida artistiche del regista, ha conseguito uno dei più prestigiosi riconoscimenti del settore. La scelta di avere Dan Milligan (già vincitore di premi in film oscar come "Gorilla nella nebbia") come Storyboard Artist è stata dunque premiata. The Society of Illustrators in New York premia in quest'ordine i seguenti film: Dear Anne (263 films) - Ice age (20th Century fox) - Amisad (dreamworks) - A series of Unfortunate events (Paramount).

Un dato importante da rilevare è che A series of Unfortunate events ha vinto l'oscar per la miglior direzione artistica. Questo è il primo anno in cui la prestigiosa istituzione premia anche per gli storyboard ed è un grande riconoscimento per la 263 Films essere nella rosa dei vincitori, accanto alle major americane.

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Giovane Buddha

24 novembre 2005
"Quando un'anima medita, è aiutata dal Cielo," scrisse il saggio Rabbi Nachman di Bratzlaw. Lo spirito è più forte della materia e a volte travalica le leggi stesse della natura e della ragione. Da sei mesi Ram Bomjon, un ragazzo nepalese di quindici anni vive in totale meditazione sotto un albero nella giungla del suo paese. Migliaia di pellegrini accorrono verso il luogo in cui il giovane è assorto nella contemplazione ascetica. Da alcuni mesi lo osservano giorno e notte e giurano che Ram non ha mai assunto cibo. Alcuni medici locali - cui si sono aggiunti da alcune settimane scienziati occidentali - controllano la sua salute, senza spiegarsi come l'adolescente possa sopravvivere senza nutrimento.

I fedeli l'hanno battezzato "Giovane Buddha"; sua madre afferma che «Dio l'ha convocato nella giungla e lo nutre con il suo amore. E' più magro di prima e al mattino il suo colorito è pallidissimo, come se non scorresse sangue nel suo corpo, ma quando il sole comincia ad alzarsi il suo viso si colora e si riempie di luce". Qualche giorno fa un serpente velenoso l'ha morso, ma Ram ha allontanato il medico che si apprestava a curarlo. Il veleno non ha danneggiato minimamente il suo organismo. "Non chiamatemi Buddha," ha detto ai pellegrini, "perché non ho la sua energia. Il mio livello è inferiore al suo. Un serpente mi ha morso, ma io non ho bisogno di cure. Però il mio spirito ha bisogno di sei anni di meditazione". A.B.
(Nella foto: Ram Bomjon in meditazione).

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La persecuzione degli zingari è ancora una realtà in Europa

24 novembre 2005
Il Centro di monitoraggio europeo sul razzismo e la xenophobia pubblica il rapporto annuale, secondo cui i rom sono il guppo che subisce le più gravi discriminazioni da quando l'Ue si è estesa - il 1° maggio 2004 - a dieci nazioni dell'Est. "Le storie peculiari e i caratteri delle popolazioni dei nuovi stati membri," recita il rapporto, "sono all'origine di sentimenti e azioni improntati al razzismo, che riguardano soprattutto i rom e le genti che provengono dall'ex Unione Sovietica. La situazione è particolarmente allarmante per i rom nella Reepubblica Ceca, in Spagna e in Ungheria.

La cultura e le abitudini dei bambini rom sono spesso fraintese ed essi sono considerati incapaci di apprendere o con difficoltà di apprendimento, tanto che vengono concentrati in istituti di istruzione speciale". Rom e sinti - le due componenti dell'etnia degli zingari - sono discriminati sul lavoro, negli alloggi e nelle scuole. Vengono spesso accusati di gravi illeciti, di maltrattamenti e abusi verso i loro bambini, di rapimenti. Le calunnie, le restrizioni, le continue perquisizioni dei campi nomadi, le accuse pretestuose contro questo antico popolo sono fenomeni discriminatori sempre più diffusi anche in Italia, dove gli zingari sono soggetti a una politica diffamatoria e repressiva. R.M.

(Nella foto, "Nomadi", archivio Opera Nomadi, sezione di Milano).

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Salute e qualità della vita degli immigrati

18 novembre 2005
"Osservatorio Salute e Lavoro immigrati a Pisa": il Laboratorio delle disobbedienze Rebeldìa e l'associazione Mezclar realizzano un'indagine sul territorio della città Toscana, che mette in luce le enormi difficoltà e I problemi sanitari cui vanno incontro nella loro quotidianità gli stranieri regolari e irregolari.

Nell'ultimo mese il Laboratorio delle disobbedienze Rebeldía ha
distribuito alla popolazione immigrata presente sul territorio pisano dei
questionari per avere un quadro sulla modalità di accesso alle cure da parte
degli immigrati e sulle caratteristiche delmondo del lavoro che affrontano
quotidianamente.

I dati da raccoltihanno un valore più conoscitivo che statistico della realtà degli stranieri nel territorio pisano, dato il numero non molto elevato di questionari, che comunque sono nell'ordine delle centinaia, ha sicuramente fotografato una parte della popolazione straniera che vive e lavora a Pisa.

Il questionario è stato utilizzato in parte con un lavoro di outreach svolto
dall'Associazione Mezclar ovvero recandosi sul territorio a
raggiungere direttamente i destinatari delle domande; quindi di fronte ai
call-center, nei luoghi di ritrovo delle varie comunità etniche o di quelle
caratterizzate dalla stessa attività lavorativa, nei luoghi di lavoro.

Questa è stata un'ottima occasione per entrare in contatto con gli
stranieri presenti a Pisa, per cui oltre ai dati numerici si sono potute
registrare anche numerose impressioni sulla loro qualità di vita e
indicazioni in merito ai loro bisogni, difficoltà di integrazione o problemi sul lavoro. Un'altra parte dei questionari è stata sottoposta all'interno
delle comunità da alcuni esponenti delle stesse; questo è stato
utile soprattutto per un approccio non solo ai singoli individui, ma
anche alle diverse comunità, con un quadro più approfondito sui più
frequenti tipi di lavoro svolti da stranieri che hanno la stessa
nazionalità, quindi per valutare ad esempio la presenza di una "etnicizzazione del lavoro".

Fra le persone intervistate girando per le strade di Pisa si nota
come il 54% sia irregolarmente presente sul territorio e come invece sia in
possesso di permesso di soggiorno il 46%. Le nazionalità maggiormente
rappresentate sono: Romania, le Filippine, l'Ecuador, l'Ucraina, il Senegal
e l'Albania; a seguire Bangladesh, Marocco, Moldavia, Perù.

Dalle risposte avute si è visto che il 100% dei migranti irregolari
non conoscono, né tanto meno possiedono il codice STP (codice che garantisce
per legge le cure non solo urgenti, ma anche essenziali agli immigrati
irregolari), per cui le uniche strutture sanitarie di riferimento rimangono
il Pronto Soccorso e la guardia medica. Il codice STP non è conosciuto
nemmeno dalla maggior parte di quegli immigrati che sono in possesso di permesso di soggiorno, ma che hanno attraversato un periodo di clandestinità nel nostro territorio e quei pochi che lo conoscevano lo avevano avuto in altre regioni italiane e non l'hannorinnovato a Pisa. Questa situazione ha dei risvolti molto gravi sulla salute perché senza il codice STP gli immigrati possono sì ottenere la prescrizione di un antibiotico, ma questo risulta troppo costoso per persone che vivono in una situazione di irregolarità e precarietà lavorativa. La terapia, quindi, potrebbe non essere seguita, con probabili conseguenze sullo stato di salute del paziente, ma anche da un punto di vista di salute pubblica. Sono state poi denunciate da parte degli stranieri stessi molte difficoltà nel rapporto medico-paziente, da imputare essenzialmente alle diversità linguistiche che se da un lato complicano la fase anamnestico-diagnostica del medico,
dall'altro rendono difficilmente comprensibili le modalità terapeutiche da
parte del paziente.

Per quanto riguarda il lavoro si possono distinguere quattro categorie
lavorative: lavoro di cura della persona e dell'ambiente domestico 53% (badanti e attività di pulizie); lavoro edile 24%; lavoro subordinato generico 8% (operai, magazzinieri, meccanici); lavoro autonomo 9% (ambulanti e commercianti). Solo un 6% risulta disoccupato al momento della distribuzione del questionario.

Fra le badanti, nel 58,5% dei casi svolgono il proprio lavoro
completamente "in nero" e nel restante 41,5% presentano un contratto di
lavoro regolare per un anno. Comune denominatore di questi/e
lavoratori/trici è sicuramente quello di avere dei disturbi psico-affettivi
di vario genere dovuti essenzialmente alle caratteristiche del lavoro:
lavoro domestico con limitati contatti interumani; isolamento
affettivo; preoccupazioni sul proprio stato di salute in relazione ad
eventuali malattie dell'assistito. Quest'ultima loro preoccupazione non è
del tutto infondata visti i dati relativi all'accesso alle cure soprattutto
nel caso di persone irregolarmente presenti.

Alle condizioni lavorative si aggiunge spess oil peso di uno status giuridico di irregolarità e di conseguenza una condizione di ricatto lavorativo.

Grande rilevanza ha il lavoro edile. Fra coloro che svolgono attività in questo campo, il 70,8% degli stranieri hanno rapporti di lavoro "in
nero" , per la loro impossibilità di regolarizzarsi in loco. Vi è un notevole fabbisogno di manodopera soprattutto non specializzata nei nostri
cantieri. Secondo gli accordi, gli operai lavorano 8 ore al giorno, ma in realtà dipende dalla quantità di lavoro della ditta che li impiega; infatti ben pochi hanno rapporti di lavoro stabili, ma lavorano a giornata. Per quanto riguarda i rapporti di lavoro subordinato generico, Pisa è in linea con il nuovo mercato del lavoro: contratti a tempo determinato della durata dai 4 ai 6 mesi.

A partire da questa realtà preoccupante e non più comprimibile ai
margini della città, all'interno del Progetto Rebeldía nasce l'associazione Mezclar, che presenta un progetto organico di promozione della salute degli immigrati irregolari.

Laboratorio delle disobbedienze Rebeldía - Pisa
Associazione Mezclar, ambulatorio migrante - Pisa
Laboratorio delle disobbedienze Rebeldía
via Diotisalvi 633 - Pisa
www.rebeldia.net

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Dal webmaster

16 novembre 2005
Anne's Door sta realizzando, in collaborazione con studiosi, artisti e uomini di pace, un evento dedicato ad alcuni aspetti poco noti della Shoah, per commemorarne vittime ed eroi che il tempo e nuovi pregiudizi sembrano voler condannare all'oblio.

In questo periodo il sito sarà aggiornato con frequenza minore, ma i suoi protagonisti restano sulla "Porta di Anne" e lavorano con impegno per la memoria. "Un diverso Olocausto": molto presto annunceremo in esclusiva (con ampio corredo di notizie) una mostra, un reading-concerto di poesia e musica, una conferenza, un libro, un cortometraggio. Sono graditi, come sempre, gli interventi degli amici di Anne's Door. A presto. Fabio Patronelli.

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165 bambini in attesa di abbracciare i nuovi genitori

12 novembre 2005
Le famiglie in attesa presentano un'Interrogazione Parlamentare. Non si fermano le iniziative di protesta delle coppie adottive dei bambini bielorussi bloccati e del portale dell'infanzia loretobambino.it, dopo le vaghe risposte fornite dalla presidente Commissione Adozioni Internazionali.

ROMA. Più trasparenza nelle procedure adottive e puntuali risposte su questa grave situazione della Bielorussia, viene richiesto da molte Associazioni, famiglie ed esperti del settore come  quelli riuniti nel portale www.Loretobambino.it che raccoglie innumerevoli famiglie impegnate in questo campo. Anche alla manifestazione romana dell'11 novembre la dott.ssa Capponi non è stata in grado di quantificare e giustificare tempi e modalità per risolvere la crisi bielorussa. La stessa Roberta Capponi ha rifiutato il confronto in diretta Radio, per giustificare le cause di questa empasse procedurale. "Non ci fermiamo qui," dice Fucili, responsabile di LoretoBambino.it, "la risposta deve essere istituzionale, trasparente e definitiva". Oltre alle inziative di protesta ed alle denunce delle inspiegabili irregolarità rilevate, si è passati ora alla richiesta di spiegazione al Governo. Alla vigilia della Giornata Mondiale dell'Infanzia del prossimo 20 novembre, appare ancora lontana la soluzione dei 165 bambini adottivi bloccati dalle autorità bielorusse. In una prima interrogazione di LoretoBambino.it , accolta e presentata dall'On.le Marco Zacchera, vengono chieste precise e chiare spiegazioni su tutti gli aspetti del blocco delle adozioni internazionali in Bielorussia. I punti salienti, indirizzati al Ministro per le Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo ed al Ministro degli Affari Esteri Gianfranco Fini sono i seguenti:
quale sia l’esatta situazione delle adozioni di minori in essere tra Italia e Bielorussia ed in particolare quanti siano i bambini bielorussi già assegnati a coppie italiane e quante coppie invece risultano aver invano già pagato per procedure dall’incerto sviluppo; se, in questo senso, i Ministri non ritengano di dover avviare chiare ed esaurienti indagini evitando sovrapposizioni di funzioni e di intervento ed anzi finalmente chiarendo chi abbia  la responsabilità di gestire e controllare questa situazione; in particolare, quante siano le Agenzie autorizzate in Italia ad operare adozioni in Bielorussia e quante abbiano avuto tale autorizzazione dalle autorità di Minsk, quanti siano state le adozioni andate a buon fine rispetto alle pratiche in giacenza e quale sia il giudizio del Governo sulla serietà di queste Agenzie;
quali siano gli attuali rapporti con il governo bielorusso su queste vicende, quali passi abbiano fatto le autorità italiane per sbloccare questa situazione , quali siano state le risposte bielorusse e quali si ritengano saranno gli sviluppi di questa incresciosa situazione. Le famiglie sono in attesa di poter abbracciare i loro figli adottivi. Per Informazioni www.LoretoBambino.it

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8 novembre 1943

Maria Pia Bernicchia segnala una pagina del Diario di Anne alla riflessione di tutti coloro che varcano la soglia di Anne's Door: "Lunedì sera, 8 novembre 1943. L'alloggio segreto con il nostro gruppo di otto rifugiati mi sembra uno squarcio di cielo azzurro attorniato da nubi nere, cariche di pioggia.

L'area rotonda e circoscritta su cui stiamo è ancora sicura, ma le nubi si avvicinano e sempre più stretto diventa il cerchio... Siamo immersi nelle tenebre... Non posso far altro che gridare e implorare: O cerchio, o cerchio, allargati, apriti, lasciaci uscire!".

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Dear Anne sul Bollettino della Comunità Ebraica

8 novembre 2005
Il Bollettino della Comunità Ebraica di novembre 2005 presenta un articolo sul film Dear Anne, con interventi di Nedo Fiano, Dario Picciau e Roberto Malini. Leggi articolo

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Matteo Pegoraro intervista Dario Picciau

5 novembre 2005
Il giovane scrittore Matteo Pegoraro incontra Dario Picciau, regista di Dear Anne : "Eccolo lì, un trentenne dall'aria spensierata che dentro di sé serba idee geniali destinate a diventare Storia.

Il cinema è il suo mondo, e il computer sembra un'espansione della sua mente". "E' vero," risponde Picciau, "Il computer è l'alchimia che unisce le diverse forme d'arte,   sperimentandone potenzialità inesplorate". Nella sezione Cinema.

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La minaccia iraniana

4 novembre 2005
Scrive Maria Pia Bernicchia: "Mahmoud Ahmadinejad, presidente dell'Iran, legge passi che altro non sono se non il Mein Kampf in arabo: non dimentichiamoci che l'arabo è una delle prime lingue in cui lo fece tradurre negli anni trenta del secolo scorso quell'antisemita del Muftì Amin al-Husseini, di cui Arafat era il degno discepolo e nipote. Cosa aspettiamo ancora, che si passi dalle parole ai
fatti?" Nella sezione Club.

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Quando la kabbalah si veste di seta

3 novembre 2005
Il Kabbalah Centre di Tel Aviv, istituzione privata in cui la mistica ebraica è presentata in una forma popolare e commercializzata, è al centro di roventi polemiche. Il direttore del centro, Shaul Youdkevitch, è stato arrestato dalle autorità israeliane con l'accusa di frode. Nella sezione Kabbalah.

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Bambini nella nebbia

2 novembre 2005
I tristi effetti del blocco delle adozioni internazionali dalla Bielorussia raccontati dalle famiglie e le gravi responsabilità delle Istituzioni italiane (Ministero Pari Opportunità, Commissione Adozioni Internazionali, Ministero degli Affari Esteri, Commissione Bicamerale per l’Infanzia)

ROMA - Diverbio istituzionale dalle gravi conseguenze per i bambini orfani e soli, tra il Ministro per le Pari Opportunità, Stefania Prestigiacomo, da una parte, e le On. Maria Burani Procaccini e Marida Bolognesi, della Commissione Bicamerale per l’Infanzia, dall’altra. 150 pratiche adottive di altrettanti bambini bielorussi percorrono da oltre 45 mesi il penoso e tortuoso iter adottivo. Ma da ben 13 mesi sono bloccate deliberatamente a Minsk. Causa di questo blocco un discorso del Presidente Lukascenko che anticipava l’intenzione di modificare la legge bielorussa sulle adozioni internazionali in senso restrittivo e retroattivo. Noi famiglie direttamente interessate dal blocco (appunto tra le 150 pratiche bloccate da 13 mesi a Minsk), e a conoscenza del fatto che altre 600 coppie adottive sono in attesa da oltre 24 mesi per una strada che non appare avere futuro, vogliamo denunciare pubblicamente i fatti che seguono.

Bambini senza sogni

Tatiana e Valerji (3 anni e mezzo), Denis (4 anni) e centinaia di altri bimbi hanno fatto appena in tempo ad identificare noi e tanti altri come loro genitori, a chiamarci “mamma e papà”. Qualcuno, anche se per poco, si era finalmente dedicato a loro, in via esclusiva. Ora, Tatiana, Valerji, Denis e tutti gli altri hanno poche speranze di sentirsi ancora al centro di un mondo d’amore. Il loro destino sarà forse ancora chiuso tra le mura di un orfanotrofio bielorusso, in camerate da 20 lettini e vetri appannati su un mondo di nebbia e gelo.

Le responsabilità dirette degli enti autorizzati all’adozione in Bielorussia e il business delle accoglienze

Vanno analizzate e verificate le reali responsabilità soggettive ed oggettive degli Enti autorizzati rispetto ai ritardi ed alle tante omissioni, manifeste e reiterate, e la totale insussistenza dei controlli sul loro operato da parte della Commissione adozioni internazionali (CAI), organismo preposto alla loro vigilanza. Gli interessi economici in gioco sono elevati e coinvolgono diverse aree e settori economici, sia bielorussi che italiani. La Bielorussia resta infatti l’ultima nazione dell’ex blocco sovietico a voler intrattenere rapporti per le adozioni internazionali con l’Italia, dopo la chiusura della Federazione Russa, dell’Ucraina, della Romania e della Bulgaria, come recentemente dichiarato dalle stesse autorità di governo.

Troppi protagonisti italiani

Come sempre in Italia, la rete gerarchica per gestire una singola area ha più teste, più titolari, regolarmente in dissenso o antagonismo. Per le adozioni internazionali e, nello specifico, per i rapporti con la Bielorussia possiamo contare sulle decisioni del Ministero per le Pari Opportunità (Ministro On. Stefania Prestigiacomo), della CAI (Commissione adozioni internazionali, organo tecnico del Ministero per le Pari Opportunità, che dovrebbe svolgere il ruolo di mediazione internazionale e controllo nazionale, con a capo la Dott.ssa Roberta Capponi, magistrato, Presidente), del Ministero degli Affari Esteri (Ministro plenipotenziario Dott. Giuseppe Panocchia), della Commissione Bicamerale per l’Infanzia (Presidente On. Maria Burani Procaccini, Vicepresidente On. Marida Bolognesi, On. Piero Ruzzante), degli Enti autorizzati a titolo oneroso per le adozioni internazionali in tale paese ed anche su un Comitato di coordinamento delle famiglie di aspiranti all’adozione (circa 300 famiglie).

Ping pong fra due delegazioni

Per dirimere una questione tanto delicata (il blocco da oltre 13 mesi di 150 bambini), decidiamo di inviare non una, ma due delegazioni a mercanteggiare direttamente a Minsk. Entrambe sono state però espressamente richieste dalle autorità bielorusse ai fini della riapertura di un dialogo. La prima è una delegazione tecnico-ministeriale (la compongono la Dott.ssa Capponi e il Dott. Panocchia), la seconda è politico-parlamentare (Bicamerale per l’Infanzia, nelle persone degli On. Burani-Procaccini, Bolognesi e Ruzzante). La prima delegazione parte ad oltre un anno di distanza dalla proclamazione del blocco, il 13 e 14 ottobre u.s., ma torna con poco o nulla. La seconda parte dopo dieci giorni, il 24-25-26 ottobre u.s., per completare l’operato della prima e per sbloccare definitivamente le 150 pratiche giacenti dal 2004. Questa seconda missione doveva però essere affiancata dai due componenti tecnici della prima (Dott.ssa Capponi e Dott. Panocchia), unici delegati alla firma di un accordo di governo. Ma i due tecnici non si presentano alla partenza. Cosa sia accaduto, non è ancora dato saperlo, soprattutto per dei semplici cittadini in agonia da oltre un anno per una firma. La delegazione torna con un mezzo accordo, che però alla prima delegazione non va bene, nonostante i continui contatti tra i parlamentari a Minsk e i più importanti rappresentanti delle Istituzioni governative italiane (tra cui il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta). Così, quando la prima delegazione torna per firmare, ma solo dopo mille pressioni da parte delle famiglie italiane indignate, si rifiuta di farlo perché se firmano lo fanno solo con il loro testo. La totale mancanza di concertazione mette ora a rischio il futuro dei “bambini sospesi”. Morale: tra male parole e scarsa professionalità riusciamo a farci deridere persino dai Bielorussi. Nel “superiore interesse dei minori”, il Ministro Prestigiacomo ha vietato alla Dott.ssa Capponi di apporre la firma su un Protocollo d’intesa finalmente concordato dalla Bicamerale Infanzia e dalle autorità bielorusse. Perché? Ce lo chiediamo ancora, ma a questa domanda non è stata ancora data una risposta convincente.

La perenne mancanza di informazioni e di trasparenza

Va allora evidenziato come l’intera vicenda sia da almeno quattro anni priva di informazioni e di trasparenza da parte del Ministero per le Pari Opportunità, che ha taciuto la reale situazione della Bielorussia come paese “a rischio”, isolato dall’UE da anni, ma con il quale intercorrono in campo commerciale scambi bilaterali, che vanno ben oltre i 30.000 bambini accolti per i soggiorni terapeutici (dai quali derivano comunque lauti guadagni). Pur a conoscenza di tale problematica situazione, appare sconcertante aver indotto un migliaio di coppie adottive italiane, da 4 anni a questa parte, a versare migliaia di euro nei contratti di mandato adottivi, ed illudere così altrettanti bambini per poi impantanarsi in lotte tra istituzioni.

L’immobilismo delle Istituzioni italiane

Tutte le nostre istituzioni sono rimaste immobili ed inerti fino alla mobilitazione delle famiglie nel giugno scorso, data della nascita di un primo Comitato di coordinamento a Roma, il 14 giugno. Mentre la Bielorussia bloccava le adozioni già vagliate e pronte per la sentenza definitiva, la CAI si ostinava a parlare di semplice “rallentamento” e invitava le famiglie ad “avere pazienza”. E' necessaria un' immediata  ripresa delle trattative, perché i bambini siano nelle case delle famiglie che li attendono.
Alessandro Maria Fucili (www.LoretoBambino.it).

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L'eredità di Sima

1 novembre 2005
Raccogliamo il testimone di Sima Vaisman e ascoltiamo l'eco del suo silenzio. Dal suo "Inferno in terra" traiamo la spinta a ricordare. Non perché il dolore si protragga, non perchè l'odio si diffonda, non perché si nutra vendetta, ma perché bisogna credere che l'amore sia più forte della morte, che saprà scaldare il freddo dei cadaveri, che allontanerà lo spettro dell'arrivo delle SS sulla strada che porta alla casa del piccolo Dawid Rubinowicz... perché dobbiamo essere tatuati nell'anima, testimoni con gli occhi del cuore; dobbiamo imparare a riconoscere i gerarchi e i loro sicari, a distinguere nel silenzio o nel frastuono del mondo il rumore dei loro passi. Siamo "custodi della memoria". Maria Pia Bernicchia

(Nella foto: l'Olocausto commemorato in un altorilievo bronzeo nel ghetto di Venezia).

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Combattere con la poesia

1 novembre 2005
Loris Liuzzi recensisce il libro "di poesie “Orgasmo del cuore”, del suo amico Andrea Lunardi. "Questa non è solo una raccolta di poesie, sono i capitoli di una storia vera, quella di Andrea Lunardi, autore del libro, ragazzo dalla straordinaria sensibilità. Andrea, da anni, lotta contro una forza oscura, la distrofia muscolare, che lo costringe sulla sedia a rotelle. Questo, comunque, non lo ha sconfitto: continua a vivere per l’arte, sfidando la natura e la sorte ingiusta, affrontando la vita con determinazione e coraggio". Nella sezione Arte e Cultura.

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