Cinema: la rivoluzione digitale

29 luglio 2005
"Dear Anne. The Gift of Hope" precorre i tempi e presenta i più elevati standard tecnologici mai applicati a un film digitale contemporaneamente a una razionalizzazione e ottimizzazione dei costi.

Non a caso il lungometraggio di Dario Picciau sarà presentato alla LXII Mostra del Cinema di Venezia con un teaser-trailer esclusivo, ospite del Future Film Festival. Dopo Milano, sarà Hollywood a fissare uno standard comune per la proiezione di film digitali. Sarà rivoluzione dal 2007. Nella sezione Cinema.

(le immagini: "The Incredibles" della Pixar e "L'uovo" della 263 Films).

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Anne in the Sky: teatro per la pace

27 luglio 2005
Angelica Calò Livné, il marito Yehuda, il musicista Amir Yaakobi, i ragazzi del Teatro dell'Arcobaleno e tutti coloro che lavorano con e per loro; il produttore e promotore Andrea Jarach; l'Associazione "Watching The Sky": l'autore-artista Roberto Malini, Dario Picciau - nella sua veste di artista digitale -, il responsabile di produzione Roberto Verdicchio - l'artista Simone Pinter - il producer Enrico Zanier e molte altre persone lavorano perché la performance di teatro, musica, danza "Anne in the Sky", che restituisce alla gente la forza senza tempo del messaggio di Anne Frank (e non la sua immagine edulcorata, troppo spesso portata alla ribalta da cinema e teatro) sia viva, commovente, emozionante.

I ragazzi stanno provando con fantastica passione, guidati da Angelica. Gli artisti stanno impegnandosi per creare scenografie belle ed essenziali e costumi che valorizzino i giovani protagonisti del Teatro dell'Arcobaleno. A fine agosto, Anne in the Sky debutta a Roma, davanti a un pubblico d'eccezione... (Nella foto: Il Teatro dell'Arcobaleno). A.B.

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Israele e Palestina: chi vuole la pace?

24 luglio 2005
Pubblicata la relazione della Anti Defamation League

La ADL, fondata nel 1913, è la principale organizzazione internazionaale che combatte l'antisemitismo attraverso l'informazione e il monitoraggio degli atteggiamenti verso gli ebrei da parte delle popolazioni dei diversi stati. L'ultima relazione della ADL riguardo alla posizione degli americani, raffrontata a quella degli europei, in merito ai rapporti fra Israele e Palestina (diffusa il 12 luglio scorso) è passata quasi inosservata nel vecchio continente, probabilmente perché la sua importanza non è stata colta dai responsabili dell'informazione. Secondo la relazione, basata su indagini a campione, vi è una forte divergenza fra la posizione dei cittadini statunitensi e quelli europei riguardo alla questione palestinese.

Il dato principale rileva che negli USA il consenso alla politica di Israele (42%) è decisamente più marcato rispetto a quello accordato ai leader palestinesi (14%); in Europa, al contrario solo il 13% dei cittadini manifesta simpatia per Israele, mentre quasi il doppio (25%) preferisce l'atteggiamento palestinese, nonostante gli attentati contro civili (il dato però è stato raccolto prima degli episodi di terrorismo avvenuti a Londra e Sharm El Sheik). Secondo i cittadini degli USA, Israele (52%) si starebbe impegnando per la pace più che la Palestina (16%). In Europa si pensa, al contrario, che la Palestina voglia la pace più di Israele: 58% contro 56%. Una differenza più lieve, però, rispetto agli anni passati, segno di una maggiore obiettività che gli europei stanno raaggiungendo. A.B.

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Iran: due ragazzini impiccati per amore

di Roberto Malini

23 luglio 2005
A.M. era un adolescente iraniano, un ragazzino di 16 anni che da poco aveva scoperto l'amore. Quell'amore "che non osa dire il suo nome", secondo la definizione di Oscar Wilde. Il suo amico del cuore, il suo amante diciottenne aveva un nome che era lo specchio del suo: M.A. (di loro conosciamo solo le iniziali). Ieri i due ragazzi sono stati impiccati davanti a una folla sulla piazza centrale di Mashad. Il tribunale che li ha condannati a morte ha addotto a motivazione della pena capitale l'unica accusa che potesse giustificare tanta crudele intransigenza: lo stupro di un loro amico minorenne. Non è la prima volta che accuse di questo tipo vengono costruite per incriminare gli omosessuali, nei paesi islamici. Le associazioni di tutela dei diritti dei gay protestano e sollecitano i loro governi a intervenire con le loro diplomazie. In realtà, però, i loro responsabili hanno spesso le idee molto confuse. Ho sentito più volte dirigenti di associazioni gay lodare, per esempio, la società palestinese, lanciando strali contro quella israeliana, violenta e prevaricatrice, a loro dire, nei confronti di un popolo innocente.

Non entro nel merito della più spinosa questione mediorientale e confermo la mia opinione secondo cui - senza se e senza ma - nessuna guerra, nessuna azione contro la vita umana può essere giustificata. Nel caso della tolleranza dei palestinesi e della gente islamica in genere verso lo stile di vita omosessuale, però, conosco bene quella realtà. Le leggi musulmane sono severissime contro gli omosessuali, verso i quali, fin dall'adolescenza, sono applicati metodi correttivi di una durezza sadica. Ho parlato con ragazzi gay che sono stati picchiati a sangue, su tutto il corpo e in particolare sugli organi genitali, frustati con filo di ferro, ustionati con strumenti metallici arroventati, soggetti a ferite e mutilazioni a fini "educativi", dai loro genitori, fratelli e parenti. Ho saputo di giovani e giovanissimi deceduti in seguito a tali trattamenti correttivi, senza che i loro aguzzini venissero perseguiti. Molti giovani gay palestinesi fuggono nello stato di Israele, in cui trovano ospitalità. I due innamorati iraniani sono stati uccisi davanti ai loro concittadini, senza che nessuno versasse una sola lacrima per loro. E' di conforto sperare che Allah - che non è certo il dio delle bombe e dell'intolleranza - li abbia già accolti nel suo Paradiso.

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La pace

Ogni tanto le anime degli uomini smettono di cantare
e dal loro profondo sale come un rantolo o un ruggito l'odio.
Ogni tanto le api interrompono il loro ronzio sonoro
e gridano orrore ai fiori aperti come mani
e non fanno più miele, ma veleno giallo come bile.
E' sbagliato pensare che la rabbia sia la compassione quando si ammala
ed è sbagliato credere che la follia sia la ragione quando si addormenta.
La pace non è un farmaco, la pace è il più feroce dei combattimenti,
la pace è guerra, l'ultima guerra, quella epica di cui parlano antiche profezie:
l'uomo contro se stesso, contro il suo ferro, i suoi artigli e le sue bombe.
La pace è simultanea in tutti i cuori e sale come un canto di battaglia,
quando le anime degli uomini smettono di cantare e le api non fanno più miele,
ma gridano bombe nei calici aperti delle città distese come mani.
Gridano orrore ai fiori. Credono di sognare.

Roberto Malini.

Roberto Malini, Città, fotografia digitale, 2004.

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Le 100 Anne Frank
Novantanove diari non scritti

22 luglio 2005
Roberto Malini, "Le 100 Anne Frank": cento vittime ebree che vivevano in Polonia, Francia, Olanda, Italia, Germania, Cecoslovacchia, nei Paesi Baltici e nelle altre nazioni occupate dai nazisti e che avevano lo stesso nome della giovane autrice del Diario. Nelle librerie all'inizio del 2006. Nella sezione Anne's World.

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IL MIRAGGIO DELLA PACE

La guerra che verrà

Sul  muro c'era scritto col gesso:

Vogliono la guerra.
Chi l'ha scritto
è già caduto.

La guerra che verrà

Non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell'ultima
c'erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente egualmente.

Bertold Brech


Ora che ho visto cos'è la guerra

Ora che ho visto cos'è la guerra, cos'è la  guerra civile, so che tutti, se un giorno  finisse, dovrebbero chiedersi: "E dei cadaveri che facciamo? Perché sono morti?"
Io non saprei cosa rispondere. Non adesso,  almeno. Né mi pare che gli altri lo sappiano.
Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto  per loro la guerra è finita davvero.

Cesare Pavese

 


Immagina

Immagina  non ci sia il  Paradiso
prova, è facile
Nessun inferno sotto i piedi
Sopra di noi solo il Cielo
Immagina che la gente
viva al presente... 

Immagina non ci siano paesi
non è difficile
Niente per cui uccidere e morire
e nessuna religione
Immagina che tutti
vivano la loro vita in pace.. 

Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi uno... 

Immagina un mondo senza possessi
mi chiedo se ci riesci
senza necessità di avidità o rabbia
La fratellanza tra gli uomini
Immagina tutta la gente
condividere il mondo intero... 

John Lennon

(Nelle foto: Bertold Brecht e Cesare Pavese)

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La morte di Paolo Seganti

18 luglio 2005. La notizia è stata data un po' in sordina: uno dei tanti orrori che riempiono le pagine di cronaca dei nostri quotidiani. Eppure il delitto di cui è stato vittima Paolo Seganti, un attore romano che aveva scelto di non nascondere la sua fede e il suo orientamento omosessuale è un episodio che scuote la coscienza.
Dicono che i suoi carnefici lo abbiano letteralmente torturato prima di finirlo con il colpo che gli ha reciso l'arteria femorale. Gli abitanti del quartiere dicono anche di aver sentito i suoi urli: l'ultimo tentativo disperato di un uomo di salvare la sua vita.
Lo hanno trovato morto, sfigurato dalle botte e senza vestiti, accanto ad alcune bottiglie vuote che probabilmente hanno trasformato l'odio, solitamente represso e controllato, dei suoi assassini, nella furia omicida che lo ha travolto.
Di fronte a un episodio come questo la comunità cristiana non può tacere e non può non interrogarsi sulle conseguenze che possono avere certi discorsi di condanna dell'omosessualità. Discorsi che rischiano, al di là delle intenzioni con cui sono pronunciati, di alimentare i motivi profondi di un'omofobia che può arrivare ad uccidere.
Ed è per questo motivo che chiediamo ai responsabili della diocesi di Roma, che sono sempre stati così pronti nel presentare l'omosessualità come una minaccia, di condannare con chiarezza e senza equivoci la violenza omicida che ha torturato e che ha ucciso il povero Paolo Seganti.

Gianni Geraci
Coordinamento Gruppi di Omosessuali Cristiani in Italia

Articoli correlati:

"SEI OMOSESSUALE? TI AMMAZIAMO!" E i religiosi omosex puntano il dito: «La comunità cristiana non può non interrogarsi sulle conseguenze della condanna dell’omosessualità». di Delia Vaccarello da "1,2,3...liberi tutti de l'Unità" 19 luglio 2005

"BASTA ALL'ODIO!"  Roma unita, dopo il brutale omicidio di Paolo Seganti, per porre un freno alla violenza omofoba. Martedì fiaccolata in Campidoglio. Veltroni annuncia provvedimenti. Commozione ai funerali. di Giulio Maria Corbelli da "Gay.it"

(Nella foto: un dipinto di Roberto Malini)

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Il nome di Allah

di Roberto Malini

19 luglio 2005
Il nostro mondo sta vivendo giorni oscuri, giorni di morte e di paura. "arabo", "islamico", "musulmano" sono termini che racchiudono la storia di un'antica cultura, caratterizzata da bellezza, amore, spiritualità e non solo da guerre e violenze. Eppure, sotto l'effetto della paura - la più ingannevole e pericolosa consigliera - quelle parole assumono per chi le ascolta, in Occidente, significati diversi: terrorista, assassino, nemico. La paura distorce il giudizio della gente comune, ma anche di coloro che reputiamo sapienti. "Non esistono musulmani moderati," ha scritto un'intellettuale che vuole appartenere a questo "simposio" di saggi. In pochi giorni, il suo pensiero (rigorosamente protetto da copyright) ha fatto scuola. Aleggia il sospetto di un Complotto Islamico e vengono in mente altri giorni oscuri di morte, paura e inesistenti "complotti". Ieri, con un giovane marocchino che sedeva di fronte a me, in metropolitana, abbiamo ricordato un passo del Corano: "Ad Allah appartengono i nomi più belli: invocatelo con quelli". E il più bello dei suoi nomi - Adil e io concordavamo - è As-Salâm: La Pace. 

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Intervista a Roberto Malini, artista "neo-yiddish"

18 luglio 2005
New York Public Radio intervista Roberto Malini, scrittore e artista milanese, leader dell'associazione Watching The Sky, sceneggiatore del film "Cara Anne" e autore del libro "Le 100 Anne Frank". Nella sezione Arte e Cultura.

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L'umanità nuda di Spencer Tunick

18 luglio 2005
Un artista contemporaneo americano, Spencer Tunick, realizza da alcuni anni istallazioni che  rappresentano la nudità umana quale componente essenziale del nostro pianeta.

L'opera di Tunick solleva a volte voci di protesta, ma i suoi "paesaggi svelati" hanno il merito di rappresentare l'uomo (maschio, femmina, giovane, vecchio, magro, grasso) nella sua perfetta verità, che non è disgiunta dall'evoluzione del mondo naturale. Nella sezione Arte e Cultura.

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L'estremismo piace sempre meno ai musulmani, che però sono uniti contro gli ebrei

16 luglio 2005
Il PEW fornisce alcuni dati e statistiche riguardanti le posizioni dei principali paesi verso il terrorismo e i rapporti fra Islam e occidente. Al Quaeda e le organizzazioni terroristiche ottengono sempre meno consensi da parte dei paesi islamici e delle comunità musulmane in Europa e negli USA. Inghilterra e Stati Uniti sono sorprendentemente i paesi più aperti al dialogo con l'Islam, anche se i seguaci del Corano faticano ad integrarsi nel tessuto sociale delle due potenze.

Nei paesi arabi vi è una certa diffidenza verso i cristiani, che si trasforma in autentica avversione nei confronti degli ebrei. In Turchia il 60% dei cittadini è ostile agli ebrei; la statistica sale al 74% in Pakistan, al 76 in Indonesia, all'88 in Marocco, al 99 nel Libano e al 100 in Giordania. Gli ebrei sono discriminati anche dal 49% dei cinesi, dal 27 dei polacchi, dal 26 dei russi, dal 21 dei tedeschi e dal 20 degli spagnoli. Alfred Breitman.

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Intervista a Dario Picciau

Un importante sito tedesco dedicato al Web Design, alla Computer Art e alle nuove frontiere dell'arte digitale  intervista il regista Dario Picciau, impegnato attualmente nella realizzazione del colossal di animazione tridimensionale "Cara Anne. Il dono della speranza" con la 263 Films di Milano.

Nella sezione Cinema.

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Benedetto XVI mette al rogo Harry Potter

15 luglio 2005
Harry Potter, il giovane mago più amato del mondo, ha un destino di grandezza, nel bene e nel male. I libri di cui è protagonista sono best sellers e, a ogni uscita, frantumano i precedenti record di vendite e di gradimento. I suoi nemici sono così potenti da avere nomi che "non si devono pronunciare". Dopo Lord Voldemort (ahi, l'abbiamo scritto!), un avversario ancora più fiero e celebre si pone sulla strada del simpatico adolescente. Stavolta però non è finzione, non è una trovata di J.K.Rowling, ma la realtà. In occasione dell'uscita del sesto capitolo della saga, torna alla ribalta l'anatema che Papa Benedetto XVI scagliò contro Harry Potter in due lettere inviate alla scrittrice tedesca Gabriele Kuby, autrice del libro "Harry Potter: buono o cattivo?", autorizzando la stessa a diffondere il contenuto di tali missive.

Il fascino che Harry Potter esercita sui ragazzi sarebbe pericoloso, secondo quanto afferma pontefice, per il suo influsso negativo sulla loro spiritualità non ancora formata. Dopo aver lanciato i suoi strali, il papa loda apertamente la Kuby, che ha sollevato il dibattito sulla "natura" del mago adolescente: "E' bene che lei metta in guardia la gente su Harry Potter, poiché le sue sono seduzioni sottili che agiscono senza essere notate e così distorcono decisamente la cristianità dell'anima, prima che essa possa formarsi in modo appropriato". (Nella foto: la copertina del sesto volume: "Harry Potter e il principe mezzosangue"). R.M.

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Shimon Balicki e l'arte della Shoah

di Roberto Malini

14 luglio 2005
Recuperare l'arte della Shoah significa restituire all'umanità la memoria di una civiltà e di una cultura scomparse, tagliate alle radici dalla persecuzione nazista. La cultura e l'arte degli ebrei d'Europa sono così poco conosciute, così poco comprese dai critici e dagli storici dell'arte da venire regolarmente travisate nel simbolismo, nell'immaginario, nelle strutture figurativa e astratta.

Recuperare il valore dell'arte chassidica, il genio ebraico represso, imprigionato, umiliato, affamato, torturato, assassinato e bruciato significa restituire all'arte il suo ruolo di testimone e guida dei popoli. Shimon Balicki è un artista sconosciuto al grande pubblico e alla maggior parte dei critici e degli storici del'arte. La sua pittura, che ha origine nella scuola chassidica, possiede la spontaneità del segno e della pennellata tipica dell'arte yiddish; è un lavoro poderoso, epico ed  eroico. Nella sezione Arte e Cultura.

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Sotto allo stesso albero

di Roberto Malini

13 luglio 2005
In questi anni di esplosioni, di simboli della cività umana fatti a pezzi, di corpi di bambini, donne e uomini dilaniati dalla violenza di schegge di ferro e lingue di fuoco, ci si chiede quale possa essere la via verso la pace. Londra ha conosciuto, per la prima volta nella sua storia, i kamikaze. E' stato un trauma, per i cittadini inglesi, perché gli uomini-bomba non hanno altro movente che la morte. Come si possono prevedere le intenzioni di un uomo, di una donna o di un ragazzo votati al supremo sacrificio, con il solo proposito di portare con sé il più alto numero di persone innocenti? Come si può prevenire l'azione di chi è spinto a colpire la folla, senza cercare obiettivi militari né strategici? Come si può fermare un assassino convinto di essere un martire, persuaso di ricevere quale contraccambio del proprio sacrificio un premio di agi e piaceri, per l'eternità? Non si deve tuttavia commettere l'errore di vedere estremismo solo nel mondo musulmano. L'Occidente è estremo da decenni nella propria arroganza, nella propria volontà di prevaricazione, nella propria brama sanguinaria di dominio, nella propria mancanza di rispetto verso i diritti dell'altro.

Non è poi meno falso o ipocrita, l'Occidente, quando si tratta di ammantare di ideali umani, civili e religiosi le azioni più riprovevoli e nefaste. Quale può essere la via della pace, se dopo quasi cinque mesi di tregua fra Israele e Palestina, il terrore riprende a colpire per mano di un ragazzino palestinese di diciotto anni, che si è fatto saltare in aria ieri in un centro commerciale di Netanya, uccidendo due donne e ferendo decine di persone? Ricominciano i sospetti reciproci, le paure ataviche. Tornano il pregiudizio e l'odio e sono loro i veri protagonisti della "Jihad" e della "guerra al terrorismo". Quale può essere la via della pace, se non si cammina insieme, disarmati, verso un obiettivo comune, con  fiducia reciproca? Quale può essere la via della pace se, dopo un tratto di cammino faticoso, non ci si ferma per una pausa e per conoscersi meglio, sotto allo stesso albero?

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Anne Frank “rivive” a Venezia grazie alla Digital Reality

11 luglio 2005
Nella sezione Cinema. Il lungometraggio di animazione tridimensionale diretto da Dario Picciau in anteprima alla 62a edizione della Mostra del Cinema di Venezia con un  attesissimo trailer. La regina d’Olanda e altre personalità introdurranno la conferenza stampa della 263 Films. L’editore e produttore Andrea Jarach presenterà il libro di Roberto Malini “Le 100 Anne Frank”.

Dedicato alla memoria di Giuseppe Jona, l'eroe del ghetto di Venezia.

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E credevo...

11 luglio 2005
Nella sezione Club l'intervento di un giovane poeta al Salerno Pride 2005.

"E credevo che il mio desiderio era sbagliato / Proprio come la mia esistenza era un reato,/ E volevo andare lontano, non longitudinalmente, / Ma volare lontano dalla terra verticalmente (...)

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Inno ad Apollo

9 luglio 2005
Nella sezione Arte e Cultura, poesia e mistero di una scienza sacra.

"Apollo che nutri i mondi in ogni direzione, / stella e signore potentissimo del fuoco, / costante, onniveggente, inesauribile / ..."

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In nome di quale dio si uccide?

8 luglio 2005
In nome di chi si uccide? In nome di quali valori, di quali rivendicazioni, di quale dio? Quattro esplosioni a Londra distruggono decine di vite umane e separano ancora di più i popoli che vivono sulla Terra. Come sempre avviene quando l'uomo uccide l'uomo, dalla morte nascerà ancora morte e al terrore si contrapporrà l'orrore.

In nome di quale dio si compie il male? Allah dice, nelle scritture islamiche: “Coloro che hanno fatto il bene avranno la porzione migliore”.  E ammonisce: “Pessima fu la fine di coloro che il male praticavano”. (Nella foto: il nome di Allah). R.M.

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G8: sono arrivati i Faraoni

7 luglio 2005
Gleneagles (Scozia). Il summit degli otto Grandi si apre in un'atmosfera di contestazione e sfiducia. Mentre i potenti aprono il vertice con la cena ufficiale, apparentementi incuranti delle manifestazioni di protesta, la polizia scozzese fronteggia i dimostranti avvalendosi di cani lupo, scudi antisommossa e manganelli. Da oggi i leader dei paesi più ricchi e potenti del mondo affronteranno priorità come le politiche ambientali per attenuare l'effetto serra (ma gli interessi economici sembrano prevalere sui buoni propositi), gli aiuti ai paesi in via di sviluppo e l'economia globale.

Gli incidenti caratterizzano mattina e pomeriggio; le cariche si susseguono dall'una e dall'altra parte e si registrano feriti fra i manifestanti e i poliziotti. I dimostranti riassumono la loro posizione critica verso gli otto Grandi in una frase sritta a caratteri cubitali, che definisce l'attuale condizione del genere umano: "Diecimila Faraoni e sei miliardi di schiavi". R.M.

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Gianfranco Fini e il veleno del razzismo

di Roberto Malini

7 luglio 2005
Gianfranco Fini, il ministro degli Esteri, ha incontrato a San Paolo (Brasile) una delegazione di imprenditori italiani. Fra gli argomenti su cui si è soffermato vi è stato anche quello del razzismo. Le organizzazioni per la tutela dei diritti umani, da Amnesty International alla Anti-Defamation League, manifestano da anni preoccupazione per i fenomeni xenofobici, l'antisemitismo, le discriminazioni che si verificano nel nostro paese e che hanno messo radici anche nelle più importanti istituzioni. Fini ignora questa grave realtà e afferma davanti all'auditorio che "noi italiani possiamo essere accusati di tutto, ma non certo di essere un popolo xenofobo, perché il mondo è pieno di gente che porta cognomi italiani".

Ho tenuto recentemente, con il pianista ebreo Enrico Zanier, un recital di musica e poesia presso il Circolo del Ministero degli Esteri, a Roma, in occasione del passaggio dei consegne fra la presidenza italiana e quella polacca della Task Force for International Cooperation on Holocaust Education, Remembrance and Research. Ho letto alcune liriche di poeti della Shoah, da Paul Celan a Jacob Glatstein. Mi piacerebbe tornare nella stessa sede (con lo stesso grande pianista e amico) per leggere davanti a Fini, Bossi e ad altre personalità politiche le "poesie degli uguali": Césaire, Senghor, Lorca...
Razzismo: loro, i politici, non lo vedono, non lo sentono, non ne riconoscono l'esistenza, nonostante sia dovunque intorno a noi.  Lo repiriamo, ci entra nei polmoni e nel cuore. Ha l'invisibilità dell'aria, caro Fini, ma è velenoso come un gas. (Nella foto, Leopold Sadar Senghor).

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Nedo Fiano, ambasciatore della Shoah, in visita alla 263 Films

5 luglio 2005
Nedo Fiano, deportato ad Auschwitz nel 1944 e sopravvissuto alla Shoah, è oggi un ambasciatore della memoria, impegnato a trasferire ai giovani i valori della testimonianza e della lotta contro il pregiudizio e la discriminazione. Oggi Nedo Fiano visita gli studi della 263 Films di Milano Due. C'è grande attesa ed emozione fra gli artisti della "factory", che provengono da diversi paesi del mondo e lavorano insieme per realizzare il film di animazione fotorealistica tridimensionale "Cara Anne. Il dono della speranza", diretto da Dario Picciau.

Grazie ai ricordi di Nedo Fiano -e di altri testimoni che offrono agli autori dell'opera una preziosa consulenza- la ricostruzione tridimensionale del campo di sterminio di Auschwitz e di altri luoghi della Shoah sono storicamente esatti. L'artista 3D Carles Piles ricoda il suo primo incontro con Nedo, sempre negli studi della 263 Films. Ammirando un'immagine 3D che mostrava il lager di Auschwitz, Nedo gli disse: "E' impressionante. Sembra una fotografia. Ma perché hai inserito in quel paesaggio di morte quei ciuffi d'erba? Gli internati morivano di fame. Anche un filo d'erba avrebbe dato a uno di loro un attimo di sollievo. Non c'era un filo d'erba, ad Auschwitz". Riportiamo nella sezione Ricordare un'intervista a Nedo Fiano, apparsa qualche tempo fa su "Varese News". (Nella foto: Nedo Fiano).

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Hilal, Shlomo, Itzik e Nir: quattro fantastici eroi per la pace in Medio Oriente

2 luglio 2005
Gerusalemme, 31 giugno 2005. Mercoledì si verificano violenti scontri fra giovani israeliani militanti nella destra, contrari al ritiro dagli insediamenti di Gaza, e numerosi arabi della comunità Mawassi, sulla spiaggia del'insediamento Gush Katif. A un certo punto Hilal, un giovane palestinese, cade al suolo. Un  gruppetto di militanti israeliani lo aggredisce subito con pietre e mattoni, ferendolo al capo e in diverse parti del corpo.

Un soldato israeliano, di cui non si conosce l'identità, ma che chiameremo "Shlomo",  agisce con tempestività eroica. Per lui il ragazzo non è un nemico, ma un essere umano in difficoltà, linciato da estremisti violenti e senza scrupoli. Shlomo, a rischio della propria incolumità, fa scudo al ragazzo con il proprio corpo. Due giornalisti, Itzik e Nir, accorrono in suo aiuto e traggono in salvo il palestinese, incapace di reggersi in piedi. Il ragazzo perde i sensi. Rinviene nell'ospedale di Khan Younis, a Gaza, dove i medici, dichiarandolo fuori pericolo, gli comunicano che sono stati tre israeliani a salvarlo. Hilal sorride e pronuncia poche parole: "Voglio conoscerli e ringraziarli". Hilal, Shlomo, Itzik e Nir diventano in poche ore il simbolo di una nuova realtà possibile in Medio Oriente, di uno Stato di Israele e di una Palestina in cui due popoli fino a ieri acerrimi nemici possano imparare a rispettarsi e anche a soccorrersi.

L'opinione pubblica israeliana è sempre più concorde nel definire "illegittima" ogni protesta contro il ritiro. Bisogna continuare a camminare insieme -anche quando sembra troppo difficile persino reggersi in piedi- verso la pace. (Nelle foto: Hilal e Shlomo; i Fantastici Quattro). R.M.

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Matrimonio gay, un diritto a rischio anche in Spagna

2 luglio 2005
Il recente Gay Pride in Israele ha messo d'accordo estremisti religiosi islamici, ebrei e cristiani, uniti per una volta contro il pacifico corteo degli omosessuali. Una pericolosa campagna discriminatoria prende corpo intanto in Spagna, dove da domani le coppie gay avranno il diritto di sposarsi e di adottare bambini. Nella Spagna progressista di Zapatero, le coppie etero e quelle gay hanno gli stessi diritti; un riconoscimento avversato con feroce virulenza dalla Chiesa e dai Popolari, che si preparano a presentare ricorso contro la legge.

Il presidente della Conferenza episcopale spagnola, monsignor Ricardo Blasquez ha tuonato contro i progressisti e i gay da Radio Vaticana: "La stabilità matrimoniale e stata ferita!". La comunità gay spagnola festeggia, ma vigila contro velenosi rigurgiti di intolleranza. R.M.

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Jacob Vassover, il Libro di Esther e la Shoah

1 luglio 2005
Il grande artista ebreo polacco Jacob Vassover, sopravvissuto a Lodz e Auschwitz, ha dipinto in terra d'Israele, dove emigrò dopo la Seconda Guerra Mondiale, una serie di "Kelaf Megillot", le "pergamene" tratte dal Libro di Esther che diventano testimonianze dell'Olocausto e dell'eroismo degli ebrei sotto il nazismo.

Nella sezione Arte e Cultura.

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