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C'è una soluzione per evitare l'espulsione di massa e l'annientamento dei
rrom in Italia
del Gruppo EveryOne
30 dicembre 2007
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo decreto legge "Pacchetto
Sicurezza", che non modifica in misura sensibile il precedente decreto 181. Il
testo è una vera e propria "legge razziale" creata ad hoc per attuare
l'espulsione di massa dei rrom dall'Italia. Permane la più iniqua delle norme:
saranno espulsi dall'Italia i cittadini provenienti da paesi membri che non
siano in grado di dimostrare di possedere mezzi di sostentamento. La Direttiva
2004/38/CE, che protegge le minoranze etniche e impedisce l'espulsione dei
cittadini provenienti da paesi membri con l'intenzione di trovare un lavoro
(articolo 14, punto 4, b) è stata considerata carta straccia, così come tutte le
Carte internazionali che tutelano i diritti delle minoranze, delle donne, dei
bambini, degli indigenti. L'olocausto prosegue, anche se le autorità tengono ben
lontani dagli occhi del popolo italiano le migliaia di bambini, donne e uomini
laceri, malati, affamati, in luoghi inospitali – dopo gli sgomberi – e in
condizioni peggiori di quelle in cui vivevano gli ebrei nei ghetti di Varsavia e
Lodz, durante l'Olocausto. Continua
nella sezione Club

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Salvador Allende e il razzismo di
sinistra
30 dicembre 2007
Marco da Sesto San Giovanni (Milano) chiede ad Anne's Door: "Ma è possibile che
un governo di sinistra sia così razzista? La persecuzione dei Rom sembra
piuttosto una politica di estrema destra".
Risponde Anne's Door. Razzismo, discriminazione dei rrom, antisemitismo,
omofobia, pregiudizio verso le minoranze non sono mali esclusivi della destra.
Magari fosse così, perché almeno vi sarebbe sempre una contrapposizione di
forze: il buio contro la luce. L'odio contro la tolleranza (se non proprio la
fratellanza).
Continua nella sezione
Club

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Smantellata la "Banda della Panda
nera", gruppo di razzisti della bergamasca. Ne facevano parte carabinieri e
vigili urbani
30 dicembre 2007
Pestaggi e omicidi di immigrati, roghi e incidenti stradali dalle dinamiche
sospette: se ne verificano tanti, in Italia, ma assai di rado le forze
dell'ordine danno luogo a indagini efficaci. Non vi è dubbio che la campagna
razziale e xenofoba in atto nel nostro paese sortisca l'effetto di istigare i
razzisti a passare dall'odio alle vie di fatto, convinti - a ragione - di godere
dell'impunità che le Istituzioni assicurano ai vigilantes anti-immigrati. Anne's
Door e il Gruppo EveryOne riferiscono da molto tempo, in sedi diverse, di abusi
e violenze contro immigrati perpetrate da tutori dell'ordine e di un tacito
accordo che intercorre fra gruppi di razzisti, come il GAPE (Gruppo Armato di
Pulizia Etnica) di Pisa/Livorno, e le autorità. E' un fenomeno che si espande,
fomentato dal pregiudizio che lievita ogni giorno, nutrito dall'ideologia che
fino a qualche tempo fa era appannaggio dell'estrema destra, ma che ormai ha
contagiato la maggior parte delle correnti politiche. A Calcio, in provincia di
Bergamo, un nucleo di giustizieri razziali, formato da carabinieri e vigili
urbani, che scatenava ogni venerdì sera raid punitivi contro gli stranieri, è
stato scoperto in seguito a una denuncia e alla successiva indagine della
Procura.
Continua nella sezione
Watching The Sky
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Maestri di Diritti Umani
28 dicembre 2007
Durante gli sgomberi degli insediamenti rom - veri e propri pogrom cui l'Italia
si sta abituando, come se non si trattasse di azioni inique e violente contro
famiglie innocenti - capita di assistere, se si riesce a superare il cordone
dietro il quale la forza pubblica nasconde gli orrori della tragedia umana, a
scene di infinita tristezza. Non dimenticherò mai il breve dialogo fra un agente
di polizia e un bambino di nove o dieci anni: due grandi occhi scuri,
malinconici e profondi, aperti in un visino smunto, scavato da una fame antica.
L'agente - che probabilmente era un padre di famiglia – guardava il piccolo rom
senza nascondergli il suo disprezzo. "Perché ci mandate via?" gli chiedeva il
bambino. "Perché siete ladri e zingari," gli rispondeva l'energumeno in divisa.
"No, non siamo ladri," replicava tremando il piccolo, "papà suona il violino e
io voglio andare a scuola". "Sei sveglio, per la tua età!" esclamava allora
l'agente, spingendolo via da sé in malo modo. Quella dimostrazione di crudeltà e
odio razziale mi ricordò un episodio descritto dal testimone dell'Olocausto
Wolken e raffigurato dall'artista ebreo Fritz Hirschberger, anch'egli
sopravvissuto alla Shoah:

"Una guardia nazista parlava con un
bambino ebreo di nove anni, poco prima di mandarlo alle camere a gas:
'Bene, piccolo, sai molte cose per la tua età!'
'So di aver imparato molte cose, ma so anche che non avrò la
possibilità di impararne altre,' rispose il bambino".
Ci avviciniamo al 2008. Viviamo in una società che si ritiene al vertice del
progresso, una società in cui tutti parlano di giustizia sociale e di rispetto
della vita. Ci si indigna quando un cucciolo o un gattino vengono abbandonati. I
bambini, poi: giù le mani da loro! Si adottano bimbi poveri "a distanza" e si
firmano petizioni contro la pena di morte, il razzismo, la tortura, la
discriminazione delle minoranze. "Mai più": esclamiamo durante le celebrazioni
delle Giornate della Memoria. Siamo maestri di Diritti Umani! R.M.
Nella foto, "L'ultima lezione" di Fritz Hirschberger.
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Lo Spirito del Natale Presente
23 dicembre 2007
In attesa del Primo Natale, Erode, re della Giudea, ordinò la Strage degli
Innocenti: un progetto folle e sanguinario per assassinare Gesù, dopo che i Re
Magi l'avevano informato della sua nascita imminente, a Betlemme, in Giudea. Un
angelo, però, avvertì in sogno Giuseppe del pericolo e la Sacra Famiglia fuggì
in Egitto, per tornare in Giudea solo dopo la morte del tiranno. 2007 anni dopo,
i potenti di oggi, incapaci – anche loro – di compassione, hanno ordinato,
proprio qui in Italia, una nuova Strage degli Innocenti.

Oggi come allora, guardie armate cercano dovunque le famiglie Rom – Sacre
Famiglie del nostro tempo, la cui povertà e la cui vulnerabilità sono la pietra
di paragone del nostro grado di civiltà – per togliere loro ogni speranza di
vita. Armigeri radunano fuori dai miseri villaggi di cartone, legno e lamiere
famiglie disperate, uomini, donne e nugoli di bambini laceri, affamati,
infreddoliti, malati. Tuonano insulti e minacce contro di loro, "in nome della
legge". Come i soldati di Erode. Quindi scatenano le ruspe, che tutto
distruggono, grugnendo, gridando e grufolando nella terra come porci d'acciaio,
onnivori e senz'anima. Natale 2007: muoiono centinaia di Gesù, vagano senza
meta, senza cibo, senza speranza le loro mamme, i loro papà, che della vita e
dei suoi orrori sanno già tutto. Non invecchieranno, perché a 40 anni i Rom sono
già vecchi; i loro organismi cadono a pezzi e i loro cuori – sfiniti – non
funzionano più. Natale 2007: l'Italia è un presepe vivente, in cui vagano i Rom
senza casa, senza pane, senza futuro. Dietro di loro, un esercito di assassini.
Sopra di loro, l'ala della calunnia: "Rapiscono i bambini, li prostituiscono, li
sfruttano. Rubano, violentano le nostre donne, sono immorali e pigri. Posseggono
oro, case e macchinoni, ma vivono come mendicanti". Dice lo Spirito del Natale
Presente: "Sì, mi chiedo come sia possibile integrare chi considera pressoché
lecito e non immorale il furto, il non lavorare perché devono essere le donne a
farlo magari prostituendosi, e non si fa scrupolo di rapire bambini o di
generare figli per destinarli all’accattonaggio". Abbiamo bisogno di angeli.
R.M.
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Questione Rrom: da Firenze De
Zordo e Diaw all’assessore alla sicurezza Cioni: “Situazione insostenibile,
perché non si attiva il tavolo su cui lei si era impegnato?”
Firenze, 7 Dicembre 2007
Questo il testo dell'intervento della capogruppo di Unaltracittà/Unaltromondo
Ornella De Zordo e del consigliere di Rifondazione Comunista Mbaye Diaw:
«Nell'incontro dell'8 ottobre tra l'Assemblea Autoconvocata delle Piagge e
l'assessore Cioni sui temi della sicurezza, era stata proposta l'apertura di un
Tavolo cittadino sul grave problema delle residenze; l'impegno preso
sull'urgente problema delle residenze non ha avuto alcuna concretizzazione.
Come risulta drammaticamente anche dal lavoro che l'Assemblea Autoconvocata
delle Piagge ha iniziato a fare sul territorio, è urgente che in città vengano
affrontate sia le emergenze sia le situazioni risolvibili a medio e lungo
periodo riguardanti ambiti problematici della vita di molte persone: l'accesso
alla residenza anagrafica per uso civile e per un effettivo inserimento sociale
innanzi tutto, ma anche le questioni abitative e del lavoro, un'attività di
mediazione dei conflitti in campo sociale nelle situazioni più problematiche,
interventi di bassa soglia, accesso e frequenza scolastica, tutele di garanzia
per la difesa della salute, della maternità e dell'infanzia, interventi per
favorire il sostegno legale in caso di controversie. Una necessità
imprescindibile per questa città è anche aprire luoghi attrezzati di incontro e
di aggregazione, nonché strutture di accoglienza per richiedenti asilo e
profughi di guerra. Su tutto questo l'Amministrazione può e deve intervenire
coinvolgendo i soggetti sociali che da tempo sono impegnati sul territorio sul
fronte delle varie marginalità.
E' grave che nelle ultime settimane si sia assistito a episodi che vanno nella
direzione opposta e che sono in linea con le politiche sicuritarie dei Patti per
la sicurezza e le Ordinanze su lavavetri e altre categorie di perseguitati.

Chiediamo all'Amministrazione: dove sono le famiglie sgomberate all'Olmatello?
Chi le prende in carico? Per quanto tempo? Faranno la fine della famiglia che
dorme sotto alla pensilina della stazione? Perché dietro a ogni azione ci sono
persone che vengono cacciate dai Campi solo per finire in situazioni ancora
peggiori?
Riteniamo fondamentale il lavoro di chi, in città, è impegnato concretamente
sula difesa dei diritti e contro ogni forma di razzismo e xenofobia, lo
sosteniamo, e ci impegneremo perché non prevalga la forzata omogeneizzazione
delle diversità, un modello che l'esperienza ha dimostrato fallimentare, ma
principi di convivenza basati su una coesione sociale fatta di pratiche
egualitarie, pacifiche e non prevaricatrici».
Nella foto, una casa mobile del campo dell'Olmatello (Firenze) in demolizione
nel corso di un recente sgombero. La foto è stata scattata con un cellulare di
nascosto, dietro una ringhiera e alcune sterpaglie, dopo le minacce dei
poliziotti che intimavano a un membro del Gruppo EveryOne di non filmare né
fotografare niente di ciò che avveniva nel campo.
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Veri patrioti
contro le espulsioni
22 dicembre 2007
Il Gruppo EveryOne mette al corrente
le Istituzioni italiane ed europee dell'illegittimità del testo del Decreto 181
sulla Sicurezza, testo che a questo punto - considerato il feedback consistente
e positivo che riceviamo - difficilmente sarà preso in considerazione dal
Consiglio dei Ministri che si riunirà il 28 dicembre per discuterne e approvare
un nuovo provvedimento. L'articolo 14, punto b, della Direttiva del Parlamento
Europeo 2004/38/CE prevede che il cittadino dell'Unione che cerca lavoro in uno
Stato membro non può essere espulso. E' un articolo che era sfuggito agli autori
del Decreto 181, ma non è l'unico motivo di illegittimità di quelle norme in
materia di espulsioni, che violano nel loro complesso sia la Direttiva
2004/38/CE sia le principali carte dei Diritti Umani sottoscritte dal nostro
Paese. Ci si chiede come mai le nostre Istituzioni si accaniscano nella
persecuzione dei rrom e nella ricerca di "escamotage" che consentano di attuare
impunemente una politica razzista e xenofoba.
Continua, con il commento di George
Scarlat al decreto 181/2007 sulla sicurezza, nella sezione
Watching The Sky

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Lettera aperta al Sindaco di Roma
La Sinistra-Arcobaleno (Sd, Pdci, Prc-Se, Verdi), Coordinamento Roma città
democratica e solidale, Rivista Carta, Bottega commercio equo Tutti giù per
terra
22 dicembre 2007
E' Natale, ma non per tutti a Roma. Anche in questo periodo
l'amministrazione comunale preferisce la politica degli sgomberi a quella
dell'accoglienza: il risultato è che bambini, donne e uomini non avranno neanche
più le baracche come riparo dal freddo e dovranno ricominciare da capo la loro
vita.
I bambini, che costituiscono almeno il 50% delle persone sgomberate, sono sotto
controllo medico per il freddo patito dal dormire all'addiaccio.
Gli sgomberi di Rom e Migranti non sono una soluzione. Proponiamo un tavolo di
dialogo che metta insieme istituzioni locali, comunità di migranti, associazioni
di solidarietà, cittadini, per intraprendere percorsi partecipati di reale
soluzione dei problemi.
Caro Sindaco Veltroni, caro Assessore alla Sicurezza Touadi, nelle ultime
settimane, l’Amministrazione comunale ha voluto lo sgombero dei baraccamenti di
rom, migranti e italiani in varie zone della città, in particolare lungo le rive
dell’Aniene a Ponte Mammolo, a Rebibbia, a Ponte Salario. Sulla stampa sono
apparse le dichiarazioni soddisfatte per la “riqualificazione” delle aree
interessate; gli sgomberi del 3 e del 10 dicembre hanno coinvolto
complessivamente quasi 800 persone. Che cosa si è risolto? E’ sotto gli occhi di
tutti che gruppi di disperati, con i loro bambini, vagano negli anfratti
marginali del “modello Roma”, in attesa del prossimo sgombero. Ci sembra che sia
una linea politica dal respiro corto, tesa più a cavalcare l’onda dell’allarme
sociale, alimentato anche attraverso i media, piuttosto che a mettere in moto
reali percorsi di risoluzione dei problemi.
Continua nella sezione Club

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Lettera aperta al Prefetto di
Milano Gian Valerio Lombardi
22 dicembre 2007
Illustrissimo Prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, il Gruppo
EveryOne desidera informarLa dell'illegittimità delle espulsioni di Rom, in base
alla Direttiva 2004/38/CE, che vieta i procedimenti di allontanamento nei
confronti dei cittadini dell'Unione che siano in cerca di un lavoro. In tutte le
famiglie Rom vi è almeno un membro che cerca lavoro e ha buone possibilità di
trovarlo, essendo disposto a prestazioni d'opera anche molto umili e faticose,
che altri rifiutano. Il Consiglio d'Europa è al corrente delle violazioni che
avvengono in Italia e pensiamo di renderLe un servigio illuminandola sulla
Direttiva (ma vi sono tante altre violazioni di leggi europee, nei provvedimenti
di allontanamento che Milano e altri comuni attuano con tanta approssimazione e
in palese contrasto con le normative e le Carte dei Diritti Umani sottoscritte
dall'Italia). Non si macchi, caro Prefetto, involontariamente, senza cattiva
fede e solo per mostrarsi accondiscendente verso politici che purtroppo non
fanno che cercare "escamotage" per aggirare le leggi internazionali, di azioni
gravemente reprensibili. Sia uomo di diritti umani e lavori per la giustizia:
eviti di entrare nella peggiore memoria dell'umanità futura. Non è mai tardi per
appartenere, con coraggio e difendendo i valori della civiltà e della
democrazia, al novero dei "giusti". Con vera fiducia nella Sua integrità civile,
Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau
In allegato, testo dell'articolo 14, punto b della Direttiva del Parlamento
Europeo 2004/38/CE
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Sicurezza: l'Italia non recepisce
la Direttiva del Parlamento Europeo 2004/38/CE
20 dicembre 2007
Articolo 14: il cittadino dell'Unione che cerca lavoro in uno Stato
membro non può essere espulso
Va segnalato che le nuove norme sulla sicurezza che saranno inserite nel
provvedimento che sarà discusso nel prossimo Cdm del 28 dicembre sono
illegittime e violano ancora una volta la Direttiva del Parlamento Europeo
2004/38/CE, oltre che le Convenzioni internazionali sui Diritti Umani e sulla
Tutela delle Minoranze. E' già noto che il provvedimento italiano stabilirà che
siano espulsi dall'Italia i cittadini dell'Unione che non sono in possesso di
mezzi di sostentamento. Cosa dice, a proposito, la Direttiva del Parlamento
Europeo 2004/38/CE, che le Istituzioni italiane mostrano di non voler recepire
correttamente? Ecco l'Articolo 14, punto 4 della Direttiva, "Mantenimento del
diritto di soggiorno":
In deroga ai paragrafi 1 e 2 e senza pregiudizio delle disposizioni del capitolo
VI, un provvedimento di allontanamento non può essere adottato nei confronti di
cittadini dell'Unione o dei loro familiari qualora:
a) [...]
b) i cittadini dell'Unione siano entrati nel territorio dello Stato membro
ospitante per cercare un posto di lavoro. In tal caso i cittadini dell'Unione e
i membri della loro famiglia non possono essere allontanati fino a quando i
cittadini dell'Unione possono dimostrare di essere alla ricerca di un posto di
lavoro e di avere buone possibilità di trovarlo.

Dunque non solo la minoranza Rom non viene protetta, come prevede la normativa
sui Diritti delle Minoranze, ma viene espulsa dall'Italia immotivatamente, visto
che in ogni famiglia Rrom almeno un adulto, in Italia, è intento alla ricerca di
un posto di lavoro ed ha ottime possibilità di trovarlo, visto che i Rrom
accettano spesso mansioni molto umili e faticose, poco gradite ad altri
cittadini italiani, dell'Unione o extracomunitari. L'unico ostacolo in tale loro
ricerca sono proprio le condizioni di discriminazione e indigenza cui i Rom sono
costretti in Italia.
Estratto dal Documento sulle misure attuate dalle Istituzioni italiane contro i
Rrom, presentato alla Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, al
Parlamento Europeo e Commissione Europea, alla Corte Europea dei Diritti Umani e
alla Corte Penale Internazionale de L'Aja.
Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau - Gruppo EveryOne
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L'Italia e la pena di morte
20 dicembre 2007
Linda di Roma scrive a Roberto Malini riguardo alla moratoria per la pena di
morte votata ieri alle Nazioni Unite: "Caro Roberto, da Giorgio Napolitano a
Massimo d'Alema, i politici italiani sembrano diventati improvvisamente paladini
dei diritti umani. Il presidente della Repubblica ha dichiarato che la moratoria
rappresenta lo spirito dell'Italia, un'Italia che, a suo dire, 'crede nei valori
della democrazia e del rispetto della persona umana come asse portante di un
ordine internazionale giusto e stabile'. Sembra propaganda, perché il nostro
Paese è accusato di razzismo e abusi dei diritti dell'uomo da tutti i paesi
civili e dalle principali organizzazioni umanitarie. La Risoluzione approvata
dal Parlamento Europeo il 15 novembre 2007 ne è un'ulteriore conferma. A
proposito, come mai nessun giornale ha pubblicato il testo della Risoluzione e
come mai, nonostante il documento ammonisse chiaramente l'Italia a causa della
persecuzione contro i rom, gli sgomberi e la repressione proseguono come prima?
Come avete scritto tante volte, i rom in Italia hanno una speranza media di vita
di soli 42 anni: la metà di noi italiani! Ma in che razza di Paese viviamo?"
Continua nella sezione Club

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Sicurezza. Gianpaolo Silvestri (Verdi): "Strabiliante posizione di Chiti su
omofobia"
"Davvero strabiliante l'affermazione del ministro dei rapporti con il
Parlamento, Vannino Chiti, per cui la sicurezza non ha nulla a che fare con
l'omofobia". Lo afferma il senatore del gruppo Verdi - Pdci Gianpaolo Silvestri,
responsabile dei diritti civili per il Sole che Ride. "Viene il dubbio che per
Chiti l'omofobia appartenga ai dati estetici, al trendy, all'arte e sia quindi
materia afferente al ministero della cultura. Sarà dunque una casualità che
dall'omofobia provengano linciaggi, aggressioni, violenze, suicidi. Con le sue
dichiarazioni, il ministro esplicita che quel decreto non è per la sicurezza dei
cittadini, ma semplicemente un'odiosa operazione di vendetta a carattere
razzista e xenofobo. Il contrassegno era, ed è, il triangolo marrone degli
internati rrom nei lager nazisti a cui si aggiunge ora il classico triangolo
rosa indicante le vittime omosessuali. Un'ultima cosa: se davvero Chiti vuole
tener presente le sensibilità di tutte le componenti della maggioranza, sappia
che questo non può essere in un'unica direzione. In tal caso Chiti – conclude il
senatore dei Verdi – si aspetti amare 'sorprese' per il governo".
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In memoria di
Leonard Duduianu
di Roberto Malini e Jasmin

La tua strada
correva nel buio
e l'alba era così lontana
(l'alba è sempre lontana, per i rrom).
Ti inseguivano stelle gemelle,
più veloci della tua bicicletta
e casa era così lontana
(casa è sempre lontana, per i rrom).
Quando le luci - ostili come l'odio -
ti raggiunsero, chiudesti gli occhi
e il tuo cuore gridò un nome di rromni.
Lei gridò (eri così vicino a casa,
anche se casa non è mai vicina,
per i rrom). Gridarono le stelle,
con voci di ghiaccio.
La tua strada - essere un uomo -
continuava in cielo.
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Agguato razzista a Torino. Ragazzo marocchino pestato
gravemente
17 dicembre 2007
Mussin Aslaui, un ragazzo marocchino di 18, anni è stato ridotto
in gravi condizioni da quattro giovani razzisti a Torino, in piazza Bodoni,
davanti al Conservatorio. Il giovane usciva dalla discoteca Lucignolo, che si
trova nelle vicinanze, dove aveva trascorso la serata con la sua fidanzata
italiana.

Era stato apostrofato con insulti razziali già all'interno
del locale, da un giovane italiano biondo. L'aggressione è avvenuta davanti alla
ragazza di Mussin; il giovane nordafricano è stato colpito con spranghe e
bastoni. La Tac ha rilevato un grave trauma cranico, l'occhio destro tumefatto
e numerosi lividi: i razzisti hanno colpito con cieca violenza. La famiglia
Aslaui vive a Torino da quasi 25 anni e gestisce una sartoria. Il ragazzo non ha
mai avuto problemi con la giustizia.
Nella foto, Mussin dopo il pestaggio
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Italia vampira
17
dicembre 2007
L'articolo "L'Italia sta dissanguando la Romania" sta sollevando un
dibattito acceso nel forum di Radio Radicale. Alcuni utenti criticano il titolo,
in preda a un inopportuno nazionalismo. Perché non si scandalizzano di tutto il
fango che l'Italia getta su rrom e romeni? Fa male sapere che il proprio paese è
un paese immorale, un paese vampiro che deruba i più poveri, che sfrutta padri
di famiglia in condizioni tragiche, che specula su risorse che potrebbero dare
una speranza a bambini, donne e uomini disperati?

Fa male sapere che non si può essere
orgogliosi di questa Italia razzista, violenta, illiberale? Fa male sapere che
anche la sinistra, quella che un tempo era il nostro orgoglio, paladina dei
Diritti Umani, oggi mira solo a posizioni di potere, privilegi personali,
connivenze pericolose ed è diventata così simile a certe correnti fasciste? Non
è un caso che comuni di sinistra come quello di Livorno siano arrivati a
proteggere i neonazisti del Gape, probabilmente ragazzotti locali che non
giocano più solo a fare la voce grossa, ma ammazzano bambini innocenti.
Comunque, quel titolo così contestato, "L'Italia sta dissanguando la Romania" è
opera mia ed è esattamente quello che accade qui, nel Paese dell'odio razziale e
della persecuzione spietata dei rrom, in un Paese che ha perso ogni dirittura
morale, ogni rispetto della vita, ogni moto di compassione e umanità. Mi
vergogno di questa Italia in cui persino i giornalisti che una volta servivano
la verità (alcuni dei quali sono persone care, verso cui nutrivo – prima che la
follia xenofoba li contagiasse – stima e vera amicizia) hanno svenduto la loro
anima al compromesso e si sono resi simili ai propagandisti di regime che
scrivevano bugie e nascondevano il vero durante l'Olocausto, scambiando vite
innocenti con privilegi personali. R.M.
Nella foto, "El vampiro italiano" di Ignacio Navarro
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Il presidente della Romania annuncia programma UE di inclusione dei Rrom
Bucarest, 16 dicembre 2007. Il presidente della Romania Traian Basescu ha
dichiarato che la Commissione e il Consiglio d'Europa stanno discutendo
l'urgenza riguardante la comunità Rrom sul territorio dell'UE: "Non si tratta
solo della comunità Rrom romena e verrà diffuso un rapporto di valutazione sulla
situazione dei Rrom sull'intero territorio dell'UE, con una diagnosi della
situazione e alcune proposte, che dovrebbero essere alla base di un programma di
inclusione dei Rrom, finanziato e messo in atto dai Paesi dell'Unione".
Ricordiamo che il Gruppo EveryOne, in collaborazione stretta con Gruppo ALDE,
PSE, Gruppo Verts/ALE, Gruppo GUE/NGL, sta presentando alla Commissione e al
Consiglio documenti riguardanti la condizione dei Rrom nell'UE e progetti di
tutela e inclusione di questa minoranza. E' ovvio che nessun programma avrà
possibilità di andare a buon fine se non saranno riconosciuti i crimini contro
l'umanità perpetrati da alcuni Stati e segnatamente dalle istituzioni italiane,
nei confronti del popolo Rrom.
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Sangue Rrom a Pavia: chi ha ucciso
Leonard Duduianu?
del Gruppo EveryOne
Domenica 16 dicembre 2007. Oggi, all'una, nel cuore di una notte gelida è stato
assassinato a Carbonara sul Ticino, in provincia di Pavia, Leonard Duduianu, 27
anni, padre di famiglia Rrom, che lascia la moglie e due bambini, questi ultimi
rimasti in Romania. Leonard e la moglie vivevano – condividendo un alloggio con
il fratello e la cognata di lui – in condizioni difficili: le dolorose
condizioni di miseria e sopruso che caratterizzano le vite delle poche famiglie
rimaste a Pavia dopo lo sgombero della ex Snia. Leonard percorreva in bicicletta
la Statale 596, quando è stato investito da un pirata, che dopo l'impatto si è
allontanato a bordo della sua auto senza fermarsi a soccorrere la vittima né
avvertire le autorità. Leonard è rimasto sull'asfalto, in agonia, finché
qualcuno non ha visto il suo corpo e non ha chiamato un'ambulanza. Udila Ciurar,
zio della vittima e membro del Gruppo EveryOne (è uno degli ideatori del
"Progetto Romanesia"), ha parlato con i carabinieri, i quali gli hanno riferito
che la bicicletta di Leonard era deformata a causa dell'impatto. "Era un bravo
ragazzo," dice Udila trattenendo a fatica il pianto, "un ragazzo che non ha mai
fatto niente di male, che non aveva nessun debito con la giustizia. Lavorava
alla raccolta dei pomodori, ma attualmente era in attesa di cominciare a
lavorare con il fratello in fabbrica. Ha telefonato a casa verso mezzanotte, per
dire a sua moglie che stava per tornare a casa".
Noi del Gruppo EveryOne abbiamo più volte allertato le autorità di Pavia
riguardo al dramma delle famiglie rom in città, scrivendo anche una lettera
aperta al sindaco Piera Capitelli, ammonendola riguardo all'odiosa pratica degli
"sgomberi di bambini, donne e uomini innocenti e in condizioni di salute
tragiche" e invitandola a leggere nei nostri siti "numeri e notizie riguardanti
le pagine tragiche di Storia che l'Italia sta scrivendo con sangue innocente".

Né il sindaco né le altre autorità ci hanno mai risposto e a Pavia è stato
versato altro sangue, si è consumata un'altra violenza. Il Gruppo EveryOne ha
raccolto diverse testimonianze, presso i Rrom che attualmente vivono a Pavia,
testimonianze che riferiscono di minacce di morte, di calunnie gravi, di
minacciose voci diffamatorie: la criminalizzazione che è oggi uno dei più feroci
aguzzini dei Rrom in Italia. Hanno ben pochi amici, i Rrom di Pavia, al di là
delle rassicurazioni del prefetto Ferdinando Buffoni, il quale affermò in
un'intervista rilasciata alla stampa che "non si possono demonizzare tutti i
rom; dobbiamo lavorare ancora sull’educazione alla tolleranza". La realtà è ben
diversa e i Rrom di Pavia lavorano spesso in condizioni inumane di
semi-schiavitù, con la spada di damocle della perdita dell'occupazione e quindi
del diritto alla permanenza sul suolo italiano se chiedessero di essere messi in
regola, di svolgere le loro attività in minime condizioni di sicurezza. C'è
dell'odio e c'è anche del marcio, intorno a loro.
Militanti neofascisti hanno insultato e minacciato dieci bambini Rrom; Udila
stesso ha ricevuto minacce, insulti e anche inquietanti spedizioni punitive,
giunte fin sotto l'abitazione in cui viveva fino a qualche giorno fa. Ora è
senza casa, nonostante abbia un lavoro e la sua famiglia - otto persone di cui
cinque bambini – vive in una squallida stanza, con un lurido bagno in comune con
tanti altri infelici.
Anche Udila, come altri Rrom in Italia, è al centro di minacce gravi e di una
campagna diffamatoria. Ci auguriamo che le autorità di Pavia indaghino con
scrupolo sull'omicidio di Leonard e non escludano che vi sia qualcosa di più
grave, di più spaventoso di una tragica fatalità seguita da omissione di
soccorso. Le indagini devono ripercorrere gli ultimi giorni di vita di Leonard,
i suoi spostamenti, i suoi contatti, le eventuali inimicizie che il suo essere
Rrom potrebbe avergli procurato: solo così – identificando l'assassino e i suoi
moventi – si potranno chiarire i dubbi che inevitabilmente solleva la morte di
un Rrom. Lo dobbiamo alla memoria di Leonard, lo dobbiamo ai suoi cari che
chiedono giustizia e lo dobbiamo a noi stessi, se crediamo nei valori
dell'uguaglianza e della civiltà.
Nella foto, strada presso Carbonara sul Ticino (PV)
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Lunedì 17 dicembre George Scarlat
(Gruppo EveryOne) denuncia alla TV romena la persecuzione italiana contro i Rrom
16
dicembre 2007
Lunedì sera intorno alle 22,00 nel corso del talk show “Talk Soc”, in
onda alle 23 sulla romena National TV, George Scarlat, membro del Gruppo EveryOne nonché
noto giornalista romeno, stretto collaboratore dell’ex Primo Ministro Vasile,
interverrà per parlare della “problematica Rrom” che coinvolge Romania e Italia,
due nazioni che portano avanti una politica xenofoba, razzista e contraria allo
spirito delle Convenzioni e Dichiarazioni Internazionali sui diritti umani.
Lo farà a fianco del Rrom Florin Cioaba, riconosciuto da alcune comunità Rrom
come “il re degli zingari”, e dell’attrice romena Ioana Craciunescu (nella
foto), che vive a Parigi e porta avanti con determinazione la battaglia a favore
dei diritti fondamentali dei popoli Rrom.

Scarlat, entrato da poco a far parte del Gruppo EveryOne, annuncerà in diretta
TV che nei prossimi giorni verrà presentata alle istituzioni europee, alla
Commissione ONU per i Diritti Umani, nonché alla Corte Internazionale di
Giustizia de L’Aia, una “Denuncia internazionale nei confronti delle Istituzioni
centrali e periferiche italiane per crimini contro l'umanità, in riferimento
alla persecuzione dei Rrom in Italia”. La denuncia – i cui contenuti verranno
resi noti la prossima settimana dal Gruppo EveryOne – chiede un processo per i
diretti responsabili di sgomberi, espulsioni illegittime e altre lesioni dei
diritti fondamentali iscritti nella Carta costituzionale italiana, nella Carta
di Nizza, nella Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli - Carta di
Algeri (4 luglio 1976), nel Patto Internazionale sui diritti economici,
culturali e sociali dei Popoli, nella Convenzione di Copenaghen (1993), nella
Risoluzione O.N.U. 1992/65, "Protezione dei Sinti e dei Rom", nella Risoluzione
del Parlamento Europeo 2005/2008/INI.
“Le forze politiche e sociali che ci appoggiano ritengono che la Denuncia per
crimini contro l'umanità abbia buone probabilità di essere accolta” dichiarano
Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, i leader del Gruppo EveryOne.
“La pena di morte è una barbarie indegna per la comunità umana, ma quando ci si
scandalizza per gli odiosi crimini di stato in Paesi come l'Iran, ci si dovrebbe
anche fermare a riflettere su ciò che avviene qui in Italia. La politica
razziale attuata in Italia, sistematicamente, dalle Istituzioni centrali e
periferiche contro i Rrom” concludono Malini, Pegoraro e Picciau “non è infatti
più umana delle misure persecutorie che i regimi integralisti applicano contro
le minoranze invise al potere".
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L'Italia sta dissanguando la Romania
di George Scarlat
Romania e contributi europei a fondo perduto
Esistono delle informazioni, dei fatti, che possono cambiare la percezione del
pubblico italiano sulla Romania e sui romeni. E' opinione degli italiani che
l’ingresso della Romania serva solo a quest’ultima, per ricevere fondi perduti
dal contribuente europeo. Inoltre si ritiene che serva per inviare tutti i
poveri, i mendicanti, gli zingari in Italia. Con questi pregiudizi si pensa che
sia addossato all'Italia l'onere dell'inclusione sociale dei Rrom; per altro,
Istituzioni e stampa reagiscono sgomberando gli insediamenti Rrom e diffamando
la Romania.
Ma la verità è un'altra. L'Italia ha un disperato bisogno della Romania: il
commercio estero italo-romeno è di circa 12 miliardi di euro l'anno, senza
dimenticare che per la Romania l'Italia è diventata il primo partner
commerciale. D'altro canto, secondo le statistiche, il commercio italiano con la
Romania è più importante di quello con un gigante economico come il Giappone o
con Paesi quali Brasile e India. Continua nella sezione
Watching The Sky
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Giù le mani dai bambini Rrom
del Gruppo EveryOne –
www.everyonegroup.com
15 dicembre 2007
Il Gruppo EveryOne conduce un attento monitoraggio riguardo alla situazione dei
Rrom in Italia, con grande fatica, perché autorità e istituzioni hanno ormai
posto cordoni sempre più impenetrabili fra i luoghi in cui si svolge la
persecuzione dei Rrom e la cittadinanza, ponendo vincoli anche alla libera
informazione e al diritto di osservazione delle organizzazioni umanitarie,
durante gli sgomberi e le operazioni di espulsione. Come abbiamo denunciato più
volte, le condizioni dei Rrom sono sempre più tragiche, perché i pogrom contro
gli insediamenti mettono in strada migliaia di esseri umani inermi e senza mezzi
di sostentamento, la maggior parte dei quali sono bambini e ragazzini. Il nostro
gruppo cerca di denunciare l'annientamento istituzionale dei Rrom in Italia
agendo sugli organismi internazionali e il 15 novembre 2007, grazie all'appoggio
di forze politiche illuminate, ha ottenuto l'approvazione della Risoluzione del
Parlamento Europeo sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE, relativa al
diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di
soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri. Le Istituzioni
italiane, però, proseguono imperterrite con accanimento sempre più feroce le
operazioni inique di sgombero e le espulsioni, che violano un'infinità di norme,
fra cui proprio la Direttiva 2004/38/CE (che fra l'altro vieta ai governi
dell'Unione di espellere cittadini provenienti dagli stati membri per cercare
lavoro) e la succitata Risoluzione del Parlamento Europeo. Si configurano ormai
i più gravi crimini contro l'umanità, che ci auguriamo vengano perseguiti, anche
grazie alla nostra denuncia, dai preposti tribunali internazionali. L'obiettivo
del Gruppo EveryOne è quello di salvare vite umane e di interrompere la
persecuzione e lo sterminio (per fame, freddo, infezioni, indigenza, stenti) del
popolo Rrom. Come sempre accade alle minoranze discriminate, insieme al quadro
della grande tragedia si sviluppano drammi locali che riguardano regioni, città,
singole famiglie e individui sottoposti a discriminazione. Il caso dei genitori
dei bambini del rogo di Livorno resta emblematico: un gruppo di assassini
razziali, il Gape (che ha rivendicato in forma scritta il crimine) ha dato alle
fiamme quattro bambini e in risposta al mostruoso infanticidio le autorità hanno
scelto di arrestare e condannare i loro genitori, che sono in libertà grazie
alla sospensione della pena solo in virtù dell'azione condotta dal nostro
gruppo, con pochi alleati in loco. La condizione dei Rrom in Italia oggi è
assolutamente insopportabile. Le attività persecutorie attuate nei vari comuni
hanno lasciato migliaia di perone senza rifugio, senza mezzi di sopravvivenza,
senza assistenza di alcun genere. E mentre un'umanità annientata cerca di
sopravvivere con la forza della disperazione e grazie all'aiuto di pochi Giusti
(per fortuna non tutta l'Italia è preda della follia razziale), si configurano
nuovi abusi nei loro confronti.
Continua nella sezione Club

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Bănel Nicoliţă, campione Rrom e Ambasciatore contro il razzismo sarà agli
Europei del 2008
di George Scarlat
15 dicembre 2007
Bănel Nicoliţă, centrocampista della squadra dello Steaua Bucarest e della
nazionale romena è stato nominato Ambasciatore dell'antirazzismo la settimana
scorsa a Bucarest. Bănel Nicoliţă è un Rrom, nato in una tradizionale famiglia
di Rrom romeni.

La Federazione Internazionale dei giocatori professionisti nomina
gli ambasciatori contro il razzismo per promuovere la tolleranza e il fair play
sui terreni di gioco. David Beckham, Thierry Henry ed Eto'o sono altri
calciatori insigniti del titolo di Ambasciatori contro il razzismo. Banel
Nicolita (si può scrivere anche così) giocherà contro la nazionale italiana a
Euro 2008, perché Italia e Romania sono nel Girone C, con Francia e Olanda. I
membri del Gruppo EveryOne tiferanno per lui.
Nella foto, Banel Nicolita
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Dobbiamo fare di più
di Laura Todisco - Gruppo EveryOne
15 dicembre 2007
Sento echeggiare la mia voce nel deserto. L'Italia schiaccia il popolo Rrom e le
Istituzioni irridono perfino la Risoluzione del Parlamento Europeo del 15
novembre 2007, che dovrebbe obbligare il nostro Paese a cambiare rotta e
interrompere la persecuzione. Invece, anche la Risoluzione è carta straccia.
Intanto migliaia di persone sono in strada, col freddo allucinante che sta
facendo in questi giorni. Una Nazione civile predisporrebbe dei ricoveri, magari
anche solo tendoni sotto cui potrebbero rifugiarsi molte famiglie. Ma questo
contrasterebbe con la natura di stato ultra-capitalista, quale vuol mostrasi
l'Italia. Se si facesse questo, se si attuassero misure d'emergenza con
materiali modesti e l'assistenza di organizzazioni umanitarie, si
disincentiverebbero le persone ad andare a lavorare per quattro soldi o per
morire bruciate vive... E il bel paese si rovinerebbe il trucco di fronte
all'Europa e al mondo. Prodi e Napolitano dicono che va tutto bene, ma il New
York Times la pensa diversamente e noi vediamo con i nostri occhi l'abisso di
orrore che il pregiudizio scava qui da noi. Laura Todisco
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I Rrom e lo shopping di Natale
14 dicembre 2007
I commercianti della Galleria Umberto di Napoli stanno protestando affinché
venga proibito ai Rrom di pernottare all'interno della struttura. In realtà le
famiglie Rrom, poverissime, non hanno altra possibilità di avere almeno un
riparo sulla testa, evitando di dormire all'addiaccio, rischiando la morte per
assideramento.
"Portano degrado," ha detto un portavoce dei negozianti partenopei, "e rovinano
lo shopping natalizio". L.T.
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Il New Jersey ha abolito la pena
di morte
14 dicembre 2007
Usa, il New Jersey abolisce la pena di morte. Dopo il Senato, anche
la camera dello Stato americano ha approvato la misura che prevede l'abolizione
della pena capitale, con 44 voti favorevoli e 36 contrari. Il Gruppo EveryOne
esulta insieme agli attivisti locali, con cui ha condiviso l'importante
campagna, portando all'attenzione della cittadinanza e delle autorità locali -
dal governatore Jon Corzine ai rappresentanti di Senato e Camera Richard J.
Codey e Joseph J. Roberts Jr - i casi di Makwan Moloudzadeh e Pegah Emambakhsh,
simboli dell'orrore e dell'iniquità che la pena di morte rappresenta. Gli
attivisti e i progressisti del New Jersey hanno seguito con noi le vicende delle
due persone omosessuali condannate a morte e i diversi finali delle loro
drammatiche vicende: vita per Pegah, una fine atroce per Makwan, divenuto un
simbolo contro la pena di morte nel mondo. La pena di morte è stata in vigore
nel New Jersey dal 1976, anno in cui fu reinserita negli Usa. Lo Stato,
tuttavia, non ha mai eseguito, da allora, condanne capitali. La vittoria, però,
ha un immenso valore, perché rappresenta un passo avanti verso una nuova civiltà
della vita ed è auspicabile un "effetto domino" che induca tutti gli Stati
americani a liberarsi di un retaggio barbarico. R.M.

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Rosy Bindi: “L’Italia intende
tutelare i bambini Rom e Sinti”
14 dicembre 2007
Grazie alle informazioni sulla reale condizione dei Rrom in Italia,
informazioni che escono – quasi clandestinamente, se si considera la censura
applicata dai media nazionali riguardo all’argomento - dai confini del nostro
paese e vengono pubblicate da giornali e riviste importanti come Financial Time
e Newsweek, il mondo chiede ragione della persecuzione ai nostri rappresentanti
politici. Ed ecco che Rosy Bindi è intervenuta alcuni giorni fa alla Sessione
straordinaria dell’ONU in occasione della giornata mondiale dei diritti
dell’infanzia, annunciando, non senza imbarazzo, l’intenzione del governo
italiano di “impegnarsi concretamente” per la tutela dell’infanzia Rrom e Sinti.
Continua nella sezione Watching The Sky

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Quando una donna Rom va a fare la
spesa...
di George Scarlat
Il razzismo contro i Rom non nasce solo dalle campagne stampa, ma anche
dall’ignoranza riguardo alle tradizioni degli zingari. Per una donna Rom, non è
consuetudine camminare da sola, perché facendo così, comprometterebbe il suo
onore, la sua reputazione.

Deve camminare, invece, in compagnia
di sorelle, nuore, cognate, amiche, che sia sposata o nubile. Spesso al gruppo
di donne si aggiunge un nugolo di bambini, che non possono essere lasciati soli,
quando la madre deve uscire. Ed ecco la scena che si presenta ai cittadini di un
centro urbano italiano, quando la donna Rom deve andare a far la spesa: un
gruppetto di donne zingare con numerosi pargoli, donne che spesso hanno la pelle
scura, vestono gli abiti tradizionali e parlano una lingua strana. Gli italiani,
che non sono educati alla cultura Rom, si sorprendono e si mettono sulla
difensiva, perché temono ciò che non capiscono.
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CARTA DEI DIRITTI - PITTELLA “NON
C’E’ BISOGNO DI SOTTOPORRE A REFERENDUM DECENNI DI STORIA DEMOCRATICA”
Strasburgo, 13 dicembre 2007
Dichiarazione di Gianni Pittella, presidente Delegazione italiana, Gruppo Pse

“Sono d’accordo con chi in questi giorni, e mi sembra siano la netta
maggioranza, si dichiara contrario a ipotesi di referendum di approvazione della
Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
Per una volta sono d’accordo con il commissario Frattini, che ha detto ieri in
aula a Strasburgo che sarebbero referendum contro i diritti dei cittadini.
Aggiungo che non c’e’ bisogno di sottoporre a referendum decenni e decenni di
conquiste civili e democratiche. Se chi ha inscenato ieri quelle proteste era
preoccupato della ‘democraticità’ dell’Europa, ricordo che con l’Unione europea
e’ nato un nuovo ambito democratico sovranazionale, che non toglie nulla alla
democrazia a livello nazionale, regionale e locale”.
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Lo spot UNAR contro il pregiudizio
nei confronti dei Rrom contiene in realtà un messaggio razzista
12 dicembre 2007
Ho visto lo spot al centro di una
"Campagna contro il pregiudizio nei confronti dei Rom" a cura dell'Ufficio
Nazionale Antidiscriminazioni Razziali - Dipartimento per i Diritti e le Pari
Opportunità ed Immigrazione. Poiché alcune associazioni per i Diritti Umani lo
promuovono, lodandone il contenuto, ho inviato loro la mia opinione, con il
testo che segue.

Cari amici, ho visto lo spot da voi promosso e patrocinato dall’UNAR (http://www.immigrazioneoggi.it/rubriche/spot_rom.html)
e sinceramente sono rimasto sconcertato, nonostante le buone intenzioni alla
base dello stesso. E' un messaggio assolutamente fuorviante che mette sotto luci
diverse i Rrom integrati da quelli poveri (la grande maggioranza), che sono
costretti, a causa della persecuzione istituzionale, a sopravvivere con le
attività estreme: accattonaggio, servizi di strada e furti. Non è un punto di
vista corretto, quello dello spot, perché la condizione in cui sono relegati i
Rrom in Italia, gli sgomberi, le espulsioni illecite, le campagne razziali a
mezzo stampa e testimonial politici riguardano migliaia e migliaia di individui
ridotti in totale indigenza, famiglie la cui speranza media di vita si è ridotta
a soli 42 anni, con una mortalità infantile dieci volte superiore a quella degli
altri cittadini. L'inserimento sociale, un lavoro fisso e dignitoso (molti Rrom
lavorano in condizioni di schiavitù, non avendo tutela istituzionale) e la
disponibilità di un'abitazione non sono attualmente consentiti alla stragrande
maggioranza dei Rrom, che vengono umiliati da quello spot, il cui messaggio
induce a nuovo odio razziale verso coloro a cui inserimento e integrazione sono
negati e che, in realtà, sono vittime di una società ingiusta e non "asociali",
come invece li definivano gli aguzzini nazisti – ispiratori e cattivi maestri
dell'attuale classe politica italiana – che sterminarono nel Porrajmos
(Olocausto Rrom) da 500 mila a un milione di Rrom. Roberto Malini - Gruppo
EveryOne
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"Rapivano bambini e li tenevano al guinzaglio". 25 Rom arrestati a Milano
di Roberto Malini
12 dicembre 2007
L'arresto di 25 Rom a Milano, genitori o parenti dei bambini e dei ragazzi che
vivono di borseggi nei dintorni della Stazione Centrale, è un evento annunciato
da tempo. Una campagna mediatica ha visto i bambini, qualche mese fa, sulle
prime pagine dei giornali, quasi "in posa" davanti agli obiettivi dei fotografi,
che li coglievano durante i loro furti con destrezza. In quanto minori di 14
anni e quindi non perseguibili, venivano arrestati, sottoposti alla pratica
(iniqua e pericolosa) della radiografia del polso e quindi rilasciati, dopo un
trattamento tutt'altro che "affettuoso". Dopo aver cercato - invano secondo il
diritto - una via per creare una legge ad hoc che li rendesse perseguibili come
se fossero adulti (in quel periodo Istituzioni e stampa li definivano "ladri
minorenni" o "baby delinquenti"), si è scelta un'altra strada: colpire i loro
genitori e successivamente internare i piccoli in "comunità protette".

Il professor Saimir Mile, docente di lingua e cultura Rom all'Istituto
Nazionale di Lingue e Civiltà Orientali di Parigi, quando ha letto la notizia
dell'arresto mi ha scritto: "Questa mi sembra un'azione volta a giustificare
espulsioni di massa piuttosto che una normale operazione di polizia. In ogni
caso, le accuse mi sembrano esagerate. E' necessario cercare la verità". Gli ho
risposto che i Rom sono stati arrestati con capi d'accusa gravissimi: dal
rapimento di bambini romeni a violenze di ogni genere esercitate su di loro
affinché ognuno dei piccoli procurasse ogni giorno ai suoi "padroni" un minimo
di 800 euro. Le indagini sarebbero state condotte anche attraverso
intercettazioni telefoniche, che avrebbero rivelato coercizioni ancora più
gravi. Per costringere un ragazzino a dedicarsi al furto una donna Rom l'avrebbe
addirittura tenuto al guinzaglio, evitando così la fuga della piccola vittima.
Ho sottolineato al professor Mile il più marchiano degli anacronismi che si
possono rilevare nell'operazione di forza pubblica: se era necessario tenere il
bambino al guinzaglio per evitare che fuggisse, come mai non si dava alla fuga
una volta libero, quando girava nei pressi della Centrale per borseggiare i
passanti? "I Rom rapiscono i bambini. I Rom li tengono in schiavitù. I Rom sono
asociali. I Rom gestiscono racket sfruttando i più deboli. I Rom sono così
immorali da non aver pietà neanche dei loro bambini". Le abbiamo già sentite
tante volte, queste storie. Ma non solo noi: le hanno sentite i nostri padri, i
nostri nonni e i padri dei nostri nonni. Sono le colpe dell'Uomo Nero, i delitti
dello Zingaro. Con queste "indagini", con queste dicerie il partito
nazionalsocialista ha giustificato il Porrajmos, l'Olocausto dei Rom. Ho visto
con i miei occhi - e l'ho scritto, a suo tempo - alcuni agenti picchiare un
ragazzino Rom proprio a fianco della Stazione Centrale. Se non fossi
intervenuto, gli avrebbero fatto molto male. Ora gli stessi bambini, interrogati
dagli stessi agenti, forniscono un quadro di orrore senza fondo: "I nostri
genitori ci minacciano, ci incatenano, ci seviziano. Grazie di averci
liberati!". Orrore senza fondo. Orrore esagerato, come ha notato giustamente il
professor Mile. Ma è proprio quell'orrore, quell'orrore esagerato che apparirà
domani sulle pagine dei quotidiani, che sarà diffuso dagli schermi TV, che
innescherà discussioni nei siti internet. E l'odio razziale sarà riattizzato,
scatenando i mastini del pregiudizio. La "campagna dei piccoli schiavi" è
entrata nella fase virulenta. Le forze in campo sono molte. Per combattere i Rom
della Stazione Centrale è stata addirittura creata l'associazione "Rom per la
legalità", che vede i City Angels, ostili ai Rom, lavorare insieme alle autorità
e a una figura ammantata di leggenda, definita dall'associazione "Regina degli
Zingari Romeni", tale Lucica Tudor. E pensare che nei City Angels vi era, fino a
qualche anno fa, un meraviglioso difensore dei Rom e della verità, un uomo che
criticava aspramente ogni atteggiamento discriminatorio nei loro confronti. Si
chiamava Claudio Brioschi e da un giorno all'altro è sparito nel nulla. Ne ha
parlato anche la trasmissione "Chi l'ha visto?" su Rai 3. Ma Claudio, l'eroe,
non c'è più e da allora i Rom di Milano sono più soli, più indifesi, più vessati
e calunniati. Hanno creato, per colpirli al cuore, una "Regina degli Zingari" il
cui regno si estende giorno dopo giorno, spianato dal pregiudizio e da ruspe che
grufolano nella terra senza fermarsi mai.
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Ondata antisemita in Venezuela
di Miriam Bolaffi - Secondo Protocollo
12 dicembre 2007
Ci sono molte cose che legano i due leader di Venezuela e Iran, Hugo
Chavez e Mahmoud Ahmadinejad, una di queste è senza dubbio il profondo odio che
hanno verso gli ebrei. Le ultime dichiarazioni del leader maximo venezuelano non
lasciano infatti adito a dubbi, senza contare le azioni di polizia effettuate
contro le sedi di associazioni ebree in Venezuela.
Ma andiamo con ordine: la ADL (Anti-Defamation League) ha denunciato come
oltraggiose le ultime dichiarazioni del presidente Hugo Chavez che ha paragonato
l’offensiva israeliana contro Hezbollah alla stregua di un’azione nazista.
Queste dichiarazioni seguono di pochi giorni l’irruzione della polizia nei
locali della comunità ebraica a Caracas. Il timore è che Chavez stia alzando il
tiro su Israele con l’intenzione di colpire gli ebrei venezuelani.
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Chi vuole la persecuzione dei Rom
in Italia?
di George Scarlat, Roberto Malini e Matteo Pegoraro
La tragedia della persecuzione dei Rom in Italia - resa ancora più dolorosa
dalle sistematiche violazioni, da parte delle Istituzioni italiane, di tutte le
Convenzioni e le Risoluzioni dell'O.N.U. e del Parlamento Europeo che tutelano
le minoranze etniche e i poveri - preoccupa l'Unione Europea, che ha approvato
una Risoluzione che dovrebbe tutelare la minoranza Rom da sgomberi, espulsioni e
oppressione, ma che di fatto l'Italia ha censurato e ignorato. Le organizzazioni
per i Diritti Umani hanno stigmatizzato più volte il regime razziale in vigore
in Italia, ma neanche le loro voci sono ascoltate dalle nostre autorità, ormai
determinate a condurre a termine un'operazione di purga etnica che non è
esagerato definire "Soluzione Finale". I Rom in Italia sono privati di qualsiasi
forma di sostentamento e rifugio, vengono sgomberati con inaudita violenza ed
illecitamente espulsi (perché la Direttiva 2004/38CE prevede all'articolo 28,
punto 1 che l'allontanamento non può riguardare chi è povero, emarginato o in
condizioni precarie di salute). La vergogna dell'Italia sono migliaia di persone
senza tetto e senza alimenti, cacciate anche dalle misere baracche che si sono
costruite per sfuggire al rigore dell'inverno. Abbiamo assistito con i nostri
occhi ad alcuni sgomberi, durante i quali siamo stati costretti a difendere
bambini, donne (anche incinte) e uomini innocenti dalla disumanità della forza
pubblica. Abbiamo testimoniato l'allontanamento verso il nulla di persone
affamate e malate. Abbiamo visto bambini in fasce, sofferenti di gravi patologie
cardiache, abbandonati sulla nuda terra e poi costretti, in braccio alle loro
madri disperate, a intraprendere quelle che sono vere e proprie "marce della
morte". Con i nostri mezzi abbiamo cercato di soccorrere quante più famiglie
possibile, ma le vittime dell'annientamento promosso dalle Istituzioni italiane,
le vittime del nuovo olocausto sono migliaia. Non vi è pietà, ormai, per i Rom.
Dall'agente di polizia all'assistente sociale, dal sindaco al questore, fino
alle più alte cariche dello Stato si è stabilito un patto di orrore: i Rom, che
al 70% sono bambini e ragazzini, non dimentichiamolo, vengono trattati come
"pratiche", come problemi da rimuovere a qualsiasi costo.
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Club

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Una lezione all'Università "La Sapienza" per imparare a convivere con i Rom
11 dicembre 2007
Giovedì 13 dicembre presso l'Università "La Sapienza" di Roma, aula Seminari,
Dipartimento di Storia Contemporanea (secondo piano, Facoltà di Lettere), il
professor Marco Brazzoduro – attivo come pochi altri intellettuali italiani a
promuovere una cultura antirazzista – terrà il seminario/dibattito “Italiani,
Rom e Rumeni: una questione di ordine pubblico o di imparare a convivere?”.
Il seminario è organizzato dal Coordinamento Antirazzista de "La Sapienza" e
presenterà testimonianze di ragazzi Rom. Il Gruppo EveryOne sostiene e appoggia
con entusiasmo le attività culturali antirazziste del professor Brazzoduro, la
cui opera di divulgazione di dati e notizie riguardanti la situazione di Rom e
Sinti in Italia è preziosa per ogni campagna legata al rispetto dei diritti di
minoranze ancora oggetto di gravi discriminazioni. R.M.
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Ricordo di Massimo Consoli
Domani, 12 dicembre 2007 al Circolo Mario Mieli di Roma sarà ricordato Massimo
Consoli, uno dei padri del movimento gay italiano. Conobbi Massimo negli anni
1980, quando il mio gruppo di poeti e musicisti "Days of Pride" teneva reading e
performance contro l'omofobia e per una migliore conoscenza della cultura gay.
"Il tuo progetto è simile al mio," mi disse Massimo, "perché si basa sul dialogo
con la maggioranza eterosessuale. Se vogliamo eliminare il pregiudizio, dobbiamo
rivolgere le nostre proposte culturali e non solo le nostre rivendicazioni al di
fuori della comunità gay.
E' l'ignoranza che rende
apparentemente macroscopiche le differenze fra i due stili di vita". Massimo era
convinto che l'universalità dell'amore potesse azzerare i gradi di
discriminazione che i "più" nutrivano nei confronti dei "meno", in senso
numerico.
Continua nella sezione
Club

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SICUREZZA/ EVERYONE: NORME SU ESPULSIONI VANNO CONTRO DIRETTIVA UE
"sono state varate ad hoc per colpire i Rom"
Roma, 10 dicembre 2007. (Apcom) - "Le nuove norme in materia di espulsioni dei
cittadini comunitari varate l''8 dicembre 2007 sono illegittime e
discriminatorie nel loro corpus, in quanto sono state elaborate ad hoc per
discriminare e colpire i Rom, senza tener conto in alcun caso che si tratta di
una minoranza protetta da Carte, Dichiarazioni e Convenzioni internazionali". Lo
denunciano congiuntamente il Gruppo EveryOne e il giornalista rumeno George
Scarlat, per lungo tempo stretto collaboratore di Radu Vasile, ex Presidente del
Consiglio dei Ministri in Romania.
"Tali documenti stabiliscono che Rom e Sinti - si legge in una nota
dell''associazione, firmata da Roberto Malini, Matteo
Pegoraro e Dario Picciau- necessitano di una protezione speciale in quanto
soggetti attualmente a marginalizzazione, segregazione, discriminazione e
persecuzione".
Dover dimostrare di possedere "risorse economiche sufficienti derivanti da fonti
lecite e dimostrabili" per poter vivere in Italia è, secondo Everyone, "un
anacronismo": "i Rom non posseggono da secoli risorse economiche sufficienti
all''autosostentamento a causa della discriminazione. Quindi, secondo le nuove
norme, le loro condizioni economiche non 'cessano', ma non sono in realtà mai
esistite. Quello che la nuova normativa afferma è che 'la povertà è motivo per
cui non è riconosciuta la libera circolazione dei cittadini dell''Unione negli
Stati membri'".
Al contrario, si legge ancora nel documento, la Direttiva 2004/38/CE prevede
all''articolo 28, punto 1, che l''allontanamento non può riguardare chi è
povero, emarginato o in condizioni precarie di salute. "Chiediamo solo giustizia
e una speranza di vita per tante famiglie" concludono gli esponenti del Gruppo
EveryOne, che ha denunciato più volte in Europa questa realtà.
"Chiediamo che il confine fra civiltà e orrore non sia ulteriormente superato".
Red/Gic
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Iran: La responsabile dei diritti
umani dell'ONU condanna l'impiccagione del giovane iraniano
lunedì 10 dicembre 2007
AFP, 07 dicembre – La massima responsabile per i diritti umani delle Nazioni
Unite venerdì ha espresso 'grave preoccupazione' per l'esecuzione di un giovane
iraniano condannato per stupro la cui pena era stata sospesa da un giudice.
Makwan Moloudzadeh, 20 anni, è stato impiccato il 5 dicembre in un carcere della
provincia di Kermanshah per il presunto stupro di tre ragazzi, avvenuto sette
anni fa, quando aveva 13 anni.

Un giornale locale iraniano ha citato il suo avvocato, che ha affermato che
l'esecuzione è stata effettuata in spregio all’ordine del capo della
magistratura che aveva sospeso il giudizio, così come ha sostenuto che le sue
presunte vittime avevano ritirato le loro accuse.
L’Alto Commissario ONU per i diritti umani Louise Arbour ha affermato in una
dichiarazione che l'Iran è uno dei firmatari delle convenzioni internazionali
che proibiscono l'esecuzione di persone che erano sotto l'età di 18 anni al
momento della commissione del reato.
La Arbour ha sollecitato l'Iran a 'rispettare i suoi obblighi giuridici
internazionali e il forte consenso internazionale contro l'esecuzione dei
minori'.
L'ultima esecuzione porta ad almeno 280 il numero di persone impiccati in Iran,
quest’anno, in base ad un conto calcolato dall’AFP sula base dei rapporti della
stampa locale. Molti sono stati impiccati in pubblico.
L’Iran ha condannato a morte almeno 177 persone nel 2006, secondo Amnesty
International. La repubblica islamica è il secondo paese al mondo dopo la Cina a
detenere il primato delle esecuzioni capitali.
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Un altare per Makwan
10 dicembre 2007
Makwan Moloudzadeh, il ventenne gay iraniano vittima della più atroce omofobia,
non sarà mai dimenticato. I ragazzi di Paveh, il villaggio nella provincia di
Kermanshah in cui Makwan trascorse l'infanzia e l'adolescenza, sussurrano e
pronunciano il suo nome con la devozione, il rispetto e l'amore che si dedicano
a un'icona. Makwan è per loro un giovane eroe, un messaggero della libertà, un
simbolo d'innocenza. In segreto, ognuno celebra la sua memoria con fiori bianchi
(un inno alla vita) e fiori rossi (segno di dolore)Continua nella sezione
Club
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Un amico di Makwan spiega perché
il ragazzo è stato assassinato
Paveh, Iran, 8 dicembre 2007. Seimila cittadini iraniani hanno partecipato in
lacrime al funerale di Makwan. La campagna per la vita del ragazzo gay
assassinato dal regime della Republica Islamica ha raggiunto ogni angolo del
Paese e sta generando la nascita di un movimento di opinione che coltiva
l'indignazione per l'ultimo di una serie di efferati crimini di stato. Makwan è
diventato una leggenda. Il suo martirio commuove e unisce il popolo iraniano,
oppresso da una dittatura feroce. "Noi amiamo Makvan. Makwan vive in noi,"
dicono a voce sempre più alta i cittadini. Un ragazzo iraniano di Paveh, la
città in cui nacque Makwan, ha inviato un messaggio a tutti gli attivisti
attraverso il blog "Gays Without Borders", nato durante il caso di Pegah e
sempre vicino al Gruppo EveryOne.

"Sono un cittadino di Paveh, la cittadina in cui viveva Makwan. Lo conoscevo
molto bene e tutti, in città, sanno che era innocente o almeno che non meritava
l'inumano verdetto emesso da una banda di criminali che dovrebbero avere quale
compito l'amministrazione della giustizia in Iran. Desidero dirvi la verità
riguardo ai motivi che hanno condotto alla tragica morte di Makwan. I giovani
che vivono a Paveh, che siano curdi o sunniti, sono privati di molti diritti; in
maggioranza sono senza lavoro e la città ha sempre subito forme di persecuzione
da parte del regime, dopo la Rivoluzione Islamica, per le attività politiche.
Ora la gioventù di Paveh è piena di rabbia, un sentimento accumulato in tanti,
troppi anni di ingiustizia. Per diffondere un'atmosfera di terrore, il regime ha
sacrificato Makwan, in modo che i giovani non protestino più, per nessun motivo.
L'hanno giustiziato e useranno questa violenza per raggiungere i loro torbidi
fini politici. Questa azione però è stata condannata da tutta la città e ha
generato fra di noi un clima di unione e consapevolezza. Siamo accorsi in massa
al suo funerale, per protestare contro il regime e le sue politiche repressive.
Lancio un appello a tutti i gruppi internazionali per i diritti umani affinché
continuino a protestare contro le sentenze del regime, che mette a morte giovani
innocenti. Gli attivisti per i diritti umani, in tutto il mondo, devono
continuare a operare per la giustizia e fare del loro meglio per mettere di
fronte alle loro responsabilità coloro che hanno emesso l'iniquo verdetto e
procedono nel loro contegno senza alcuna vergogna. Grazie".
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Il 13 dicembre a Corsico "La realtà dei Rom - conoscere e comprendere"
Giovedì 13 dicembre alle 20.30, presso il Centro Polifunzionale Foscolo di
Corsico (Milano) si svolgerà una serata interamente dedicata al popolo Rom: "La
realtà dei Rom - conoscere e comprendere", con un dibattito aperto alla
cittadinanza per "vincere l'indifferenza, la discriminazione e la violenza, per
non ripetere gli errori del passato". Nel corso della serata, cui parteciperanno
diversi esponenti, verrà proiettato il documentario "Opera Gagia" di Antonio Bocola.

Clicca qui per scaricare il
volantino
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Lettera aperta agli amici di
Secondo Protocollo
di Roberto Malini - Gruppo EveryOne
9 dicembre 2007
Cari amici, care sorelle e fratelli, avete pianto per Makwan? Io sì, lo
confesso. Quando il Gruppo EveryOne ha iniziato le azioni per la sua vita,
eravamo consapevoli che le possibilità di salvarlo erano pochissime. La prima
campagna, quella del fiore bianco e del fiore rosso, ha contribuito forse a
ottenere le dichiarazioni (illusorie) di Sharoudi, ministro della giustizia, che
fino a pochi giorni prima dell'assassinio di Makwan sembrava intenzionato a
graziare il ragazzo. Poi però i fiorai di Teheran hanno ricevuto l'ordine di non
consegnare più fiori. Persone vicine a Makwan e il suo legale ci avevano detto
fin dal principio che purtroppo la sentenza era già scritta e che neanche un
miracolo avrebbe potuto cambiare le cose, tantomeno dopo le dichiarazioni del
presidente-criminale: "Da noi in Iran i gay non esistono". Noi però, unici al
mondo, abbiamo definito Makwan fin dall'inizio "giovane gay iraniano" e non "child
offender" (pedofilo violento) come hanno fatto Amnesty International e Human
Right Watch. Makwan aveva tredici anni quando amò un suo coetaneo!
Continua nella sezione
Club

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Iran: l’esecuzione di Makwan
Moloudzadeh faccia riflettere il mondo
di Elisa Arduini,
www.secondoprotocollo.org
8 dicembre 2007
A pochi giorni dal 10 dicembre, giornata mondiale per i diritti umani, è giunta
la notizia dell’esecuzione di Makwan Moloudzadeh, il giovane gay iraniano per il
quale si erano mobilitate diverse organizzazioni tra le quali in prima linea il
Gruppo EveryOne e noi di Secondoprotocollo. A nulla sono servite le richieste di
grazia, il boia dei Mullah iraniani ha eseguito la sentenza.
Forse in pochi si rendono conto della gravità del fatto, ma vorrei ricordare che
Makwan è stato assassinato perché era gay, non perché era un criminale (per
quanto comunque la pena di morte sia un atto barbaro), non perché aveva commesso
un reato contro qualcun altro, ma solo perché apparteneva ad un gruppo sociale
diverso.
Sono in troppi a tacere di fronte a questo assassinio di Stato, forse perché
nella coscienza di molti il fatto che il giovanissimo iraniano fosse gay diventa
una specie di attenuante per il boia, diventa quasi una colpa. “Lo sapeva a cosa
andava incontro” hanno detto in tanti, tantissimi lo hanno pensato.
A questo punto siamo arrivati, al punto che il diverso, proprio per questo, non
ha diritto ai diritti, non è paragonabile a qualsiasi altro essere umano, è un
diverso.
Continua nella sezione
Club

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Omosessuale giustiziato in Iran
di Farian Sabahi, La Stampa
7
dicembre 2007
Mentre si allenta la tensione sul nucleare, nella Repubblica islamica i falchi
cantano vittoria e a farne le spese è un omosessuale di vent’anni, accusato di
avere stuprato tre ragazzi quando di anni ne aveva solo tredici. Le presunte
vittime hanno ritirato le accuse ma Makwan Moloudzadeh è stato giustiziato nella
prigione di Kermanshah anche se la Convenzione per i diritti del fanciullo,
ratificata dall’Iran, vieta l’esecuzione di coloro che commettono reati da
minorenni. Il 7 giugno scorso il giudice della prima camera del tribunale penale
di Kermanshah aveva definito la sua colpa “una violazione dei precetti islamici
e delle leggi morali terrene” e lo aveva condannato a morte. La sentenza era
stata confermata il 1° agosto e poi sospesa il 15 novembre dal capo della
magistratura Shahrudi dopo la campagna “Fiori per la vita in Iran” organizzata
dal Gruppo EveryOne, lo stesso che ha salvato la lesbica Pegah dalla
deportazione dal Regno Unito, dove aveva chiesto asilo, a Teheran. Le centinaia
di rose bianche e rosse inviate al presidente Ahmadinejad e la mobilitazione del
mondo islamico liberale e progressista non hanno avuto successo e sembrano avere
addirittura sortito l’effetto opposto: di fronte alla minaccia di ulteriori
pressioni – questa volta non per un programma nucleare militare inesistente ma
per violazioni dei diritti umani ben documentate – i falchi hanno giustiziato
subito il condannato. “Le organizzazioni internazionali per i diritti umani
avevano diminuito la pressione sull’Iran dopo le dichiarazioni del capo della
magistratura”, osserva l’esule iraniano Ahmad Rafat, vice direttore di Adn
Kronos International. “L’ayatollah Shahrudi aveva promesso di rivedere il
processo e persino di emendare alcune norme del codice penale. Attenuata la
pressione internazionale, i falchi hanno invece messo a morte il giovane
omosessuale e la stessa sorte potrebbe toccare ai due giornalisti curdi in cella
da mesi”. Sostenuti dai pasdaran e finanziati dal petrolio alle stelle, i falchi
preferiscono la tensione al dialogo. È infatti la tensione a permettere di
punire i dissidenti col pretesto che minacciano la sicurezza nazionale. Scampato
il pericolo del bombardamento e sfumato il timore di ulteriori sanzioni
economiche da parte del Consiglio di Sicurezza (che incontrerebbero
l’opposizione della Cina e della Russia) torna il momento di firmare contratti
con Teheran. Ma non bisognerebbe dimenticare il rispetto dei diritti umani. In
Iran ma anche in Arabia Saudita, l’altro Paese islamico dove gli omosessuali
finiscono sul patibolo ma si fa finta di non sapere a causa dei tanti interessi
in gioco.
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Makwan: Gruppo EveryOne
e Radicali uniti per non dimenticare
8
dicembre 2007
Il Gruppo EveryOne ha deciso di non dimenticare il giovane Makwan e il suo
martirio. Lo ricorderemo ogni anno, con un premio ricorrente che verrà assegnato
a chi, nel mondo, si contraddistinguerà nella lotta a favore dei diritti umani e
contro l’omofobia. Il Premio Makwan Moloudzadeh 2007 lo abbiamo assegnato a
Glenys Robinson, cittadina del Regno Unito che vive in Italia e che ha
dimostrato particolari sensibilità e coraggio e ha cooperato in modo
determinante per la liberazione di Pegah. Da allora Glenys fa parte di EveryOne
e si impegna al nostro fianco con ogni energia per la promozione e la
salvaguardia dei diritti umani.
Sulla stessa onda del Gruppo EveryOne, ieri mattina l’eurodeputato Marco
Pannella ha proposto, nel corso dei lavori del consiglio generale del Partito
Radicale in corso a Bruxelles, che il Primo Grande Satyagraha mondiale per la
Pace – tra i punti all’ordine del giorno del Consiglio– venga dedicato a Makwan
Muludzadeh.

“Il Primo Grande Satyagraha mondiale per la Pace Makwan Moloudzadeh,” ci
assicurano i Radicali “verrà lanciato nel 2008 in occasione dell'apertura dei
giochi olimpici di Pechino.”
Due grandi voci, insomma, unite nel dolore e nella gloria di un giovane uomo
divenuto un simbolo di lotta a favore dell’amore e della libertà nel mondo.
Makwan, non ti dimenticheremo mai: col tuo calvario hai saputo mostrarci un
mondo malato, per cui c’è ancora molto, moltissimo da fare. Hai saputo riunirci
tutti in una difesa comune all’amore e alla vita. Grazie, Makwan. D’ora in poi,
sarai a fianco di tutti noi, per lottare affinché un giorno si possa vivere in
un mondo migliore. Matteo Pegoraro
Nella foto, Makwan Moloudzadeh
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Impiccagione in Iran:
l'eurodeputata Lilli Gruber scrive all'ambasciatore iraniano a Bruxelles
"Sono scioccata, ma ho fiducia nel
popolo iraniano"
Parlamento Europeo
www.delegazionepse.it
Bruxelles, 7 dicembre 2007
Appena appresa la notizia dell'impiccagione del ragazzo iraniano di 21 anni
accusato di essere omosessuale, Lilli Gruber, eurodeputata del Pd-Pse e
rapporteur sull'Iran, ha scritto una lettera di protesta all'ambasciatore
iraniano a Bruxelles, Ali Asghar Khaji.

Nella lettera, di cui sono state informate le ong che si occupano di diritti
umani, Amnesty International e EveryOne,
Gruber si è dichiara profondamente scioccata: "Sia io personalmente sia tutto il
Parlamento europeo abbiamo il massimo rispetto per l'Iran e per la sua cultura
millenaria. Siamo tuttavia convinti - ha aggiunto Gruber - che proprio i valori
su cui la cultura iraniana si fonda sono incompatibili con il condannare a morte
un essere umano per il suo orientamento o per il suo comportamento sessuale".
"Come amica del popolo iraniano - ha concluso Gruber - spero che il popolo e il
governo di questo paese identifichino al più presto una strada per evitare che
in futuro sentenze come queste vengano emesse o eseguite. Sono sicura che se
questo accadrà verrà dato un contributo al miglioramento delle relazioni tra
Iran e Unione Europea".
Nella foto, la giornalista ed
eurodeputata Lilli Gruber
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Un appello accorato agli antirazzisti italiani: aiutateci a difendere gli
Zingari dal nuovo olocausto
di Roberto Malini
7 dicembre 2007
Christian di Roma segnala lo sgombero del campo Rom in Ponte Mammolo, via Furio
Cicogna. Le forze dell'ordine creano un cordone impenetrabile, all'interno del
quale avvengono mille abusi. Uomini, donne e bambini sono messi in mezzo alla
strada con i loro pochi stracci. Una processione di esseri umani in condizioni
tragiche, i volti rigati dal pianto, la disperazione negli occhi iniziano la
loro "Marcia della Morte". Purtroppo la cittadinanza applaude l'orrore: la
campagna razziale condotta dai media imbeccati dai politici sortisce questo
mostruoso effetto. E le ruspe, avide di sfacelo come mostri d'acciaio, riducono
i poveri campi in macerie. Gli aguzzini di Firenze hanno coniato una nuova
definizione di tali crimini contro l'umanità: "abbellimento della città".

In altre città, dopo che solo poche famiglie Rom hanno evitato deportazioni e
"Marce della Morte" sono in atto - in perfetto stile nazifascista - campagne di
opinione atte a criminalizzare gli zingari: "Quello ruba", "Quell'altro
prostituisce la moglie e le figlie", "L'altro ancora spaccia stupefacenti".
Annientamento fisico, annientamento civile: i pochi "giusti" che operano per la
salvezza del popolo Zingaro massacrato dalle Istituzioni abbiano un solo
obiettivo: tutelare le loro vite. Tutelarle dagli sgomberi illeciti, dalle
espulsioni inique, dalla criminalizzazione. E' un compito difficile, rischioso,
eroico, ma è adesso che si distinguono gli eroi dai carnefici. Il Gruppo
EveryOne si prepara a portare i crimini di stato davanti ad autorità
internazionali, ma abbiamo bisogno di un po' di tempo e la "resistenza" degli
antirazzisti può essere decisiva. Aiutateci, inoltre, a denunciare gli atti di
persecuzione alla Corte Europea dei Diritti Umani. Inviateci testimonianze
firmate (i dati saranno mantenuti segreti). Raccogliete testimonianze di Rom
dopo gli sgomberi, riguardo al comportamento delle forze dell'ordine, alle
soluzioni abitative offerte oppure alla mancanza di tali soluzioni, ai
drammatici pellegrinaggi invernali di donne, uomini e bimbi Rom, ai morti a
causa di freddo e fame, alle "marce della morte" cui sono costretti gli
sgomberati. Abbiate coraggio e raccogliete materiale, foto, testimonianze.
Salverete vite umane e non sarete complici di un massacro.
info@everyonegroup.com -
roberto.malini@annesdoor.com
Nella foto, tre poliziotti osservano lo sgombero di una famiglia in atto nel
campo dell'Olmatello a Firenze, avvenuto giovedì 6 dicembre
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Caso Makwan, parla l'avvocato del ragazzoTeheran, 6 dic. (Aki/Ign) -
Makwan Moloudzadeh non aveva ancora compiuto 20 anni: è stato impiccato ieri nel
carcere di Kermanshah, nell'Iran occidentale, dopo una condanna a morte per un
rapporto omosessuale avuto quando aveva appena 13 anni. Eppure, spiega in
un'intervista ad AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL Saiid Eghbal, avvocato di Makwan,
il capo dell'Autorità Giudiziaria, l'ayatollah Mahmoud Shahroudi, "aveva
assicurato che avrebbe chiesto la revisione del processo, che anche secondo lui
non si era svolto regolarmente". Eghbal dice di non essere stato nemmeno
avvisato dell'imminente esecuzione. "Ho saputo dell'impiccagione - spiega - a
sentenza eseguita e nemmeno per vie ufficiali. Lo stesso vale per i familiari
del giovane".
"Il mio assistito - dice - nel corso del processo aveva detto chiaramente che la
confessione rilasciata durante il dibattimento era stata estorta con la
violenza". Secondo l'accusa, all'età di 13 anni Makwan avrebbe stuprato tre suoi
coetanei, mentre lui sosteneva di aver avuto rapporti sessuali con uno di loro e
senza alcuna forma di violenza. Nella Repubblica Islamica i rapporti omosessuali
non sono ammessi e sono puniti con la pena di morte. "Le tre persone che in un
primo momento avevano presentato denuncia contro Makwan - sottolinea l'avvocato
Eghbal - hanno in seguito ritirato la denuncia, ma nemmeno di questo il
tribunale ha tenuto conto".
Un portavoce del tribunale di Kermanshah ha dichiarato che "il giovane
delinquente è stato condannato in base alle leggi in vigore per il reato di
lavat (omosessualità, ndr) e non per violenza carnale, che ha bisogno della
parte civile". L'esecuzione di Makwan ha scatenato una nuova ondata di proteste
nel mondo, trattandosi dell'impiccagione di un giovane che al momento del reato
attribuitogli aveva solo 13 anni. In Iran altri 12 ragazzi che hanno commesso
reati quando erano minorenni sono in attesa nel braccio della morte. Dall'inizio
dell'anno nel paese sono state eseguite condanne a morte contro oltre 210
persone.
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IRAN: IMPICCATO PER RAPPORTI GAY A
13 ANNI, CONDANNA DELLE ONG
(AGI/REUTERS) - Teheran, 6 dic. - Una nuova esecuzione riporta le violazioni dei
diritti umani in Iran sotto i riflettori internazionali. Un ventenne, Makwan
Mouloudzedeh, e' stato impiccato in un carcere della provincia occidentale di
Kermanshah, perché giudicato colpevole di aver violentato tre ragazzini quando
era appena tredicenne. Makwan era stato arrestato l'anno scorso, prelevato dalla
casa dei suoi genitori e fatto sfilare su un asino per la città di Paveh. La
condanna a morte, eseguita all'alba di ieri ma di cui è giunta notizia solo
oggi, era stata inflitta a maggio, nonostante i suoi accusatori avessero
ritrattato la loro versione iniziale. In novembre, inoltre, il ministro della
Giustizia, ayatollah Mahmoud Hashemi-Shahroudi, aveva chiesto la sospensione di
una condanna che riteneva contraria alla sharia, la legge islamica.

Ma il suo rilievo era stato ignorato. Immediata la condanna di Human Rights
Watch. "Siamo sconvolti", ha affermato Clarissa Bencomo, ricercatrice per i
diritti dei minori per il Medio Oriente di Hrw, "L'Iran e' il Paese in cui si
sono verificate il numero più alto di esecuzioni tra i bambini e gli
adolescenti". Per il gruppo italiano EveryOne, si tratta dell'ennesimo atto di
discriminazione e violenza contro l'omosessualità. "Continuano ad arrivare
centinaia di mail al minuto da tutto il mondo di sostegno alla campagna per
Makwan, da parte di politici, attivisti e semplici cittadini, mentre la notizia
della sua morte lascia incredulo il mondo" si legge in una nota firmata dai
leader del gruppo, Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. "Deve
sollevarsi una ferma protesta a livello internazionale che imputi al presidente
iraniano Mahmoud Ahmadinejad e al suo governo una condanna per crimini contro
l'umanità", hanno continuato, "ma prima ancora deve nascere una potente rete
mondiale che sia preparata a denunciare casi simili a questo intraprendendo
azioni immediate che possano fermare le esecuzioni. Anche i Paesi democratici
devono farsi un esame di coscienza e comprendere che la lotta contro l'omofobia
inizia con il riconoscimento paritario delle unioni omosessuali, perché senza
questo diritto fondamentale i gay e le lesbiche sono condannati
all'emarginazione". EveryOne ha infine annunciato che ricorderà Makwan con un
premio annuale destinato a chi si contraddistinguerà nella lotta a favore dei
diritti umani e contro l'omofobia. L'edizione di quest'anno 2007 sarà assegnata
a Glenys Robinson, cittadina britannica che vive in Italia e che ha dimostrato
particolari sensibilità e coraggio e ha cooperato in modo determinante per la
liberazione di Pegah Emambakhsh.
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Barbara Pollastrini: indignazione
per l'esecuzione del gay iraniano
6
dicembre 2007
“Apprendo con dolore e indignazione
dell’esecuzione, in carcere, di Makwan Moloudzadeh, colpevole di aver amato e
avuto rapporti sessuali con un ragazzo”. La Ministra per i Diritti e le Pari
Opportunità, Barbara Pollastrini, così commenta l’esecuzione del giovane gay
iraniano resa nota, oggi, dal Gruppo EveryOne.

“E’ dramma assurdo – prosegue la Ministra - che attiene al grande tema dei
diritti umani verso i quali non sono permesse distrazioni e relativismi. Il
Governo italiano è stato in prima fila nell’iniziativa che ha consentito di
ottenere la moratoria della pena di morte”.
“Per quanto riguarda il Ministero per i Diritti e le Pari Opportunità - conclude
Barbara Pollastrini - intendiamo celebrare il 60° Anniversario della
Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo impegnandoci sempre più in
campagne, azioni perché la dignità della persona sia rispettata ovunque”.
Barbara Pollastrini, Ministero per i Diritti e le Pari Opportunità
Nella foto, la ministra Barbara
Pollastrini
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Cuori per Makwan, cuori per un
mondo senza omofobia
www.everyonegroup.com
6
dicembre 2007
I carnefici iraniani hanno ammazzato Makwan. Makwan vive in noi. Da tutto il
mondo continuano ad arrivare alle autorità di Teheran e-mail, cartoline e
lettere scritte da persone di tutte le età che chiedono clemenza per il ragazzo
gay, la cui colpa è quella di aver amato un coetaneo quando aveva 13 anni. Ma il
presidente della Repubblica Islamica, il ministro della Giustizia e le altre
autorità hanno ignorato ogni richiesta, ogni supplica e hanno esercitato la più
spietata crudeltà, in nome di un dio sanguinario che non è certo il dio d'amore
che i veri Musulmani adorano, ma solo un prodotto dell'odio, della
discriminazione, del pregiudizio. La Campagna dei Cuori non si ferma.

Centinaia di persone hanno disegnato con matite, penne, pastelli o con il
computer tanti cuori e li hanno spediti insieme ai loro messaggi che dicevano:
"Noi amiamo Makwan", "Makwan è innocente", "Grazia per Makwan". I boia hanno
straziato il corpo di Makwan e gli hanno tolto per sempre il respiro. Però
Makwan è adesso un simbolo e i simboli non possono morire. Il nome di Makwan
riecheggerà da adesso in ogni angolo del mondo e chiederà giustizia; sarà più
forte dell'odio, più grande della morte. Vogliamo creare una galleria in memoria
del giovane martire, ucciso dall'omofobia. Ora chiediamo a tutti di inviarci
disegni di cuori dedicati al ricordo di Makwan. Li raccoglieremo e diventeranno
il simbolo di un modo di amare che oggi è in catene, ma che un giorno, anche
grazie al sacrificio di persone come Makwan, sarà libero e potrà liberamente e
in pubblico "dire il suo nome". Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau
Nella foto, uno dei tanti "cuori per Makwan" giunti via e-mail al Gruppo
EveryOne da sostenitori della campagna
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Gay giustiziato in Iran
di AGIPRESS
6
dicembre 2007
Makwan Moloudzadeh aveva ventun anni
ed è stato assassinato dai suoi aguzzini all’interno del carcere di Kermanshah,
dov’era detenuto, in seguito alla condanna a morte per “lavat” (sodomia). Il
ragazzo, secondo l’autorità giudiziaria iraniana, era infatti “colpevole” di
aver amato un coetaneo all’età di 13 anni e di aver avuto con lui rapporti
sessuali. L’esecuzione è avvenuta nel carcere succitato, nell’ovest dell’Iran,
alle 5 del mattino (ora iraniana) di ieri 5 dicembre 2007, nel più totale
silenzio di stampa, istituzioni e associazioni. Nemmeno l’avvocato, il padre e
lo zio di Makwan – con cui il Gruppo EveryOne, che nelle ultime ore si era
mobilitato a livello internazionale con la “campagna dei cuori” per la vita del
giovane, è in stretto contatto – erano stati informati.

“Apprendiamo con immenso dolore la notizia” commentano i leader di EveryOne
Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “Continuano ad arrivare
centinaia di mail al minuto da tutto il mondo di sostegno alla campagna per
Makwan, da parte di politici, attivisti e semplici cittadini, mentre la notizia
della sua morte lascia incredulo il mondo, perché pochi giorni fa il ministro
della Giustizia iraniano, l'Ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi, aveva sospeso
la condanna, manifestando l'intenzione di concedere la grazia”.
Il Gruppo EveryOne ricorderà Makwan e il suo martirio con un premio annuale
ricorrente che verrà donato a chi si contraddistinguerà nella lotta a favore dei
diritti umani e contro l’omofobia. Il Premio Makwan Moloudzadeh 2007 viene
assegnato a Glenys Robinson, cittadina del Regno Unito che vive in Italia e che
ha dimostrato particolari sensibilità e coraggio e ha cooperato in modo
determinante per la liberazione di Pegah Emambakhsh. Da allora Glenys fa parte
del Gruppo EveryOne e si impegna con ogni energia per i diritti umani.
“Deve sollevarsi una ferma protesta a livello internazionale che imputi ad
Amadinejad e al suo Governo una condanna per crimini contro l’umanità”
concludono i leader del Gruppo EveryOne “ma prima ancora deve nascere una
potente rete mondiale che sia preparata a denunciare casi simili a questo
intraprendendo azioni immediate che possano fermare le esecuzioni. Anche i Paesi
democratici devono farsi un esame di coscienza e comprendere che la lotta contro
l'omofobia inizia con il riconoscimento paritario delle unioni omosessuali,
perché senza questo diritto fondamentale i gay e le lesbiche sono condannati
all'emarginazione”.
Nella foto, il ventunenne iraniano Makwan Moloudzadeh
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I Rom in Italia. Da "Wall Streeet Journal" 6 novembre
2007
Baraccopoli rase al suolo e deportazione massiccia di una
minoranza, usata come capro espiatorio per scopi politici.
Non stiamo parlando della Russia di Vladimir Putin o dello
Zimbabwe di Robert Mugabe, ma dell’Italia di oggi.
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EveryOne lancia i "cuori per la vita di Makwan"
Dal quotidiano politico "L'opinione" del 5 dicembre 2007:
Islam e omosessualità
L’Aja censura i gay musulmani, Teheran condanna a morte
di Stefano Magni
E’ in atto una vera e propria “jihad della parola”, come
nella definizione coniata dal giornalista Magdi Allam per
descrivere la minaccia di violenza da parte degli imam
radicali contro la libertà di espressione in Europa. Il caso
che ha fatto più parlare di sé è quello di Sooreh Hera,
fotografa di origini iraniane e residente da 7 anni in
Olanda. Per motivi di sicurezza, ma ufficialmente per
"ragioni di opportunità" è stata ritirata una sua opera
composta da video e foto dal titolo "Allah o gay-bar"
(distorsione dell'invocazione "Allah'hu akbar" ovvero Allah
è grande). Il motivo è che l'opera rappresenta, attraverso
Ghosro e Farhad, due modelli iraniani mascherati, il profeta
Maometto e il genero Ali come una coppia omosessuale.
"Volevo denunciare l'ipocrisia dei Paesi musulmani dove si
perseguitano i gay e dove poi molti uomini anche sposati
sono gay mascherati” - si era giustificata la fotografa,
dopo aver subito la censura da parte degli organizzatori
della mostra. Intanto i servizi di sicurezza olandesi sono
ancora in stato di allerta. Mentre si discute
sull’opportunità o meno di permettere una piena libertà di
espressione sui temi religiosi, la provocazione di Sooreh
Hera non è stata raccolta, non ha sollevato un minimo di
attenzione sulla persecuzione che gli omosessuali subiscono
sotto i regimi islamici, nonostante uno di questi casi sia
scoppiato proprio ieri nel suo paese di origine.

Il gruppo EveryOne
ha lanciato un appello per salvare Makwan Moloudzadeh,
ventenne iraniano accusato di “sodomia” che ora rischia la
pena capitale. L’accusa risale a sette anni fa, quando
Makwan aveva solo 13 anni ed era stato sospettato di aver
intrattenuto rapporti sessuali con un altro ragazzo. Il caso
di Makwan è stato riesaminato dall'Autorità Giudiziaria di
Teheran e domenica 2 dicembre è arrivata la drammatica
convalida della sentenza. Il Gruppo EveryOne – che si è
battuto, nei mesi scorsi, per impedire la deportazione dal
Regno Unito della lesbica iraniana Pegah Emambakhsh – chiede
a tutti di inviare cartoline, lettere ed e-mail al ministro
della Giustizia e al Presidente dell'Iran Mahmoud
Ahmadinejad. Su ogni cartolina va disegnato un cuore e
scritto "Noi amiamo Makwan. Makwan è innocente e deve
vivere".
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"Ragazzi in guerra e nell'Olocausto": un libro
consigliato
Cristina Ricotti di Marco Tropea Editore ci segnala un
volume che uscirà a gennaio 2008. E' una raccolta di diari
scritti da bambini e adolescenti ebrei durante la Shoah.
Anne's Door lo consiglia vivamente. A.N.
Ragazzi in guerra e nell’Olocausto.
I loro diari segreti
(a cura di Laurel Holliday)
Saggi Tropea
Traduzione di Paola Gherardelli
Pagg. 320, € 16,90
Con inserto fotografico b/n
In libreria dal 10 gennaio 2008
La prima raccolta di diari tenuti da bambini e ragazzi di
ogni parte d’Europa durante la Seconda guerra mondiale. Dai
ghetti della Lituania, della Polonia, della Lettonia e
dell’Ungheria ai campi di concentramento di Terez, Stutthof
e Janowska, dalle strade bombardate di Londra e Rotterdam
alla prigione nazista di Copenaghen, queste pagine,
sconosciute al grande pubblico e conservate in poche copie
superstiti, raccontano cosa significhi per un adolescente
vivere ogni giorno con la consapevolezza che può essere
l’ultimo. Ma è proprio in situazioni tanto drammatiche che
la scrittura testimonia un’irriducibile voglia di vivere.
Continua nella sezione
Arte e Cultura

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Lettera aperta al Prefetto di Milano
2 dicembre 2007
Ill.mo Prefetto Gian Valerio Lombardi,
innanzitutto ci presentiamo: siamo Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario
Picciau, leader del Gruppo EveryOne, che si occupa di Diritti Umani (www.everyonegroup.com).
Siamo autori della Mozione contro la discriminazione in Italia dei popoli Rom e
Sinti, Mozione che è stata presentata al Parlamento Europeo da Radicali, PSE,
ALDE, GUE, VERDI e approvata dallo stesso Parlamento Europeo nella forma della
Risoluzione del Parlamento Europeo del 15 novembre 2007 sull'applicazione della
direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro
familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati
membri.
Alcuni Comuni cominciano a comprendere il contenuto della Direttiva, grazie alla
Risoluzione del 15 novembre, mentre altri continuano a non comprenderne il
significato. In particolare il Comune di Milano ci pare procrastinare
all'infinito gli errori che di fatto danno luogo a una persecuzione razziale
stigmatizzata sia in sede di Parlamento e Consiglio Europeo, sia presso la
stampa internazionale e gli organismi di tutela dei diritti delle minoranze. E'
importante - come primo step - comprendere che non è legittimo
l'allontanamento di persone Rom "per mancanza di autosostentamento". Non
bastassero le Convenzioni per la tutela delle minoranze, fra cui quella di
Copenaghen (1993), si deve rilevare che la mancanza di mezzi di sostentamento e
di integrazione sono, al contrario, in base all'articolo 28 della Direttiva,
MOTIVI CHE CONTRASTANO CON L'ALLONTANAMENTO. In particolare, SALUTE, SITUAZIONE
FAMILIARE, SITUAZIONE ECONOMICA e INTEGRAZIONE del cittadino dell'Unione più
sono precari e più devono indurre l'autorità a sospendere qualsiasi
provvedimento di allontanamento e invece provvedere proprio all'assistenza
sanitaria, familiare, economica e di inserimento sociale della stessa persona.
Ma i punti che vengono violati dai provvedimenti di sgombero e di espulsione
sono tanti. Ecco perché La invitiamo a leggere attentamente la Risoluzione del
Parlamento Europeo del 15 novembre 2007 sull'applicazione della direttiva
2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di
circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri. Dopo
l'articolo che annuncia le considerazioni errate di De Corato su cui basare
allontanamenti di cittadini dell'Unione Europea, le indichiamo il link a cui
potrà leggere sia il testo della Risoluzione, sia una spiegazione chiara ed
esauriente della stessa. Augurandoci di aver fornito a Lei e ai Suoi
collaboratori un servigio utile a capire il senso della Direttiva 2004/38/CE e
quello della Risoluzione del Parlamento Europeo del 15 novembre 2007 e restando
a Vostra disposizione per ulteriori informazioni (ed eventualmente per un
discorso alle autorità sulla corretta ricezione e applicazione della Direttiva e
sul testo della Risoluzione), La salutiamo con cordialità. Roberto Malini,
Matteo Pegoraro, Dario Picciau - Gruppo EveryOne (www.everyonegroup.com)

SICUREZZA: DE CORATO, IN PREFETTURA MILANO ELENCO 10 ROM DA
RIMPATRIARE(Adnkronos) - «Dopo una prima identificazione - spiega De Corato - i
dieci rom sono incappati in altri controlli mentre bivaccavano o mendicavano per
strada, come in via Malaga, piazza Aspromonte, via Spinoza, piazzale Brescia, o
in aree incolte e di cantiere. Uno di loro è stato segnalato ben sette volte,
l'ultima in via Fermi dove si dedicava all'accattonaggio». «Amato - sottolinea
De Corato - ha chiesto continuità nell'applicazione del decreto legge
utilizzando le diverse forme di espulsione che derivano dalla direttiva Ue. Una
di queste prevede la possibilità di allontanamento per cessazione delle
condizioni che determinano il permesso di soggiorno. Ovvero per mancanza di
autosostentamento. In quest'ottica - conclude De Corato - il lavoro della
Polizia Municipale risulta alquanto prezioso. Occorre ora portarlo a compimento
con i rimpatri».
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Zingari in Europa: nel Regno Unito
è "discriminazione", in Italia "persecuzione"
2 dicembre 2007
Le più attive associazioni inglesi per la tutela degli Zingari sono molto
attente al tragico fenomeno della persecuzione istituzionale dei Rom in Italia.
L'organizzazione Gypsy Union e il gruppo Travellers in Leeds - A permanent Site
for Travellers, Gypsies and Roma sostengono regolarmente le nostre campagne,
mentre l'attivista Giulia Gigliotti è entrata a far parte del Gruppo di Studio
che sta elaborando lo Statuto Europeo dei Popoli Zingari, che presenteremo
presto al Parlamento Europeo perché sia approvato e costituisca un
riconoscimento universale di popoli ancora soggetti a gravi discriminazioni e
una carta in grado di tutelare i loro diritti fondamentali.
Continua nella sezione
Watching The Sky

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Lettera aperta del Gruppo EveryOne al Sindaco e all'Assessore alla Sicurezza
del Comune di Bergamo
30 novembre 2007
La nostra organizzazione - Gruppo EveryOne - ha appreso dei recenti sgomberi di
campi Rom avvenuti sul suolo di Bergamo, nonostante la Risoluzione del
Parlamento Europeo abbia ammonito l'Italia dal ripetere tale tipologia di atti
persecutori. Il Gruppo EveryOne, che ha scritto la Mozione presentata al
Parlamento Europeo da alcune forze politiche, Mozione che è poi stata approvata
in ogni punto e posta alla base della Risoluzione, intende ora sottoporre al
Parlamento Europeo, al Consiglio d'Europa e alla Corte Europea dei Diritti Umani
un elenco di episodi che avvengono in Italia e che in base alle normative che
tutelano i diritti delle minoranze si pongono quali crimini contro l'umanità. IL
Gruppo EveryOne, in base alle leggi europee e alle convenzioni internazionali,
ravvisa negli sgomberi che avvengono tuttora nel bergamasco, senza che alcun
intervento a protezione della minoranza Rom sia messo in atto, palesi e
gravissime violazioni dei diritti dei Popoli Zingari. Vi preghiamo di leggere il
testo della Risoluzione del 15 novembre 2007 sul sito www.everyonegroup.com.
Siamo disponibili a inviarvi il testo delle normative violate con sgomberi e
atti persecutori nonché a tenere un discorso a Consiglio e Giunta per spiegare
le vigenti leggi europee e i testi delle convenzioni internazionali che vengono
violati con tali atti contro una minoranza debole, la cui speranza di vita media
è scesa in Italia a 42 anni, contro gli 80 degli altri cittadini. Vi preghiamo
di non sottovalutare questa realtà, perché la minoranza Rom è sotto tutela delle
Istituzioni Europee ed è tempo che l'Italia, e in particolare alcuni comuni che
conducono azioni particolarmente virulente, cambino strada e si allontanino da
abusi e violazioni tanto gravi. Ci auguriamo che da questa e-mail possa aver
origine un dialogo costruttivo. Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau -
Gruppo EveryOne
Nota: l'assessore alla Sicurezza Dario Guerini si è mostrato sensibile ai temi
esposti nella lettera aperta e dopo averci rassicurati riguardo all'intenzione
del Comune di Bergamo di intraprendere un approccio umanitario riguardo alla
questione dei Rom, ci ha chiesto di presentare il Progetto Romanesia. All'inizio
della settimana prossima trasmetteremo al Comune un documento creato ad hoc,
con un progetto-pilota destinato a 5 o 6 famiglie Rom che si trovano attualmente
sul territorio bergamasco. Nell'auspicio che alle parole seguano fatti concreti,
il Gruppo EveryOne prosegue nella sua linea di campagna, che è sempre aperta a
una collaborazione con le Istituzioni, purché esse denotino l'intenzione di
abbandonare atteggiamenti persecutori per iniziare a costruire una realtà che
non neghi agli Zingari il loro diritto a esistere e realizzarsi - senza essere
soggetti a pregiudizi - nelle comunità nazionali.
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Le colpevoli follie di Milano
29 novembre 2007
Letizia Moratti è indagata a Milano per abuso di ufficio a scopo patrimoniale,
nell'ambito dell'inchiesta sugli "incarichi d'oro". Si parla di almeno 11
milioni di euro scialacquati in compensi stratosferici pagati a professionisti
esterni all'amministrazione privi di referenze e qualifiche adeguate nonché di favolosi aumenti di stipendi riservati agli alti dirigenti. Al di là della
questione morale, vengono in mente la campagna razziale condotta dal Comune di
Milano contro i Rom, gli sgomberi simili a pogrom, le espulsioni, le calunnie
diffuse attraverso i media per coprire di infamia un popolo innocente.

Senza contare l'omofobia e le altre
forme di intolleranza che caratterizzano il capoluogo lombardo dell'era Moratti.
A Milano vivono un migliaio di famiglie Rom e con 11 milioni di euro il Gruppo
EveryOne – grazie al Progetto Romanesia – avrebbe potuto risolvere agevolmente
ogni loro problema di vita, lavoro, scuola e integrazione. Se poi aggiungiamo
agli 11 milioni di euro sprecati il budget milionario riservato alle forze
dell'ordine per censimenti, sgomberi ed espulsioni, ecco che si rivelano nella
loro assurdità la follia e l'incompetenza dell'amministrazione meneghina. A.B.
Nella foto, Jacob Vassover, "Fuga dal Pogrom", Carpi, Pinacoteca dell'Olocausto
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La "Linearom" di Ahmetovic: una montatura per creare odio razziale
Caso Ahmetovic: ma davvero qualcuno di buon senso può credere che un'azienda
abbia offerto 300 mila euro al Rom che la sera del 22 aprile 2007 travolse e
uccise con il suo furgone quattro ragazzi di Appignano del Tronto, per associare
la sua immagine a quella di orologini e profumi? Ma davvero si può cadere in una
così palese trappola politico-mediatica? Si tratta in realtà di una vicenda
montata ad arte per fomentare odio razziale in Italia. Dopo la notizia della
pubblicazione della biografia del giovane, condannato a sei anni e sei mesi di
reclusione domiciliare, ecco una nuova campagna per "sbattere il mostro in prima
pagina". Scommettiamo che la linea di oggetti e profumi denominata "Linearom"
non comparirà mai nelle boutique italiane? Si tratta di una "bufala", ma non di
uno scherzo goliardico, perché il fine è politico: gettare nuove ombre sui Rom
per continuare la persecuzione, fatta di sgomberi, deportazioni e "marce della
morte", nonostante la Risoluzione Europea del 15 novembre, che condanna il
razzismo delle nostre Istituzioni. In seguito allo scandalo creato dal caso e
amplificato a dismisura dai media, il ministro della Giustizia Clemente Mastella
"ha chiesto ai propri uffici di avviare accertamenti specifici sulle modalità
del regime detentivo cui è attualmente sottoposto e sulla compatibilità di tale
regime con lo svolgimento delle attività lucrative riportate dalla stampa".
Quindi, secondo copione, si sono susseguiti gli attacchi della Lega, che invoca
i lavori forzati per Ahmetovich; di Forza Italia, che propone addirittura un
sit-in davanti a Palazzo Chigi contro il Rom; dell'Udc e di Pd che tuonano
contro l'inesistente "Linearom": "E' una vergogna! Una speculazione
raccapricciante". Ovviamente Ahmetovich casca dalle nuvole, perché non ha
firmato alcun contratto né percepito denaro per i gadget-fantasma! Le sue
dichiarazioni, però, non hanno un centesimo della visibilità di quelle dei nuovi
savonarola. A.B.
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Tali padri, tali figli: a Milano e
Savona, episodi di "bullismo"
29 novembre 2007
A Milano una ragazzina Rom viene spintonata dai compagni che la chiamano
"zingara" con dileggio (un evento simile a centinaia d'altri, di questi tempi);
a Savona tre allievi di un istituto alberghiero scrivono con un pennarello la
parola "gay" sul petto di un compagno, firmando con una svastica. Il preside e
l'insegnante di educazione fisica della scuola denunciano i tre ragazzi ai
carabinieri, mentre il ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni manda un
ispettore presso l'istituto. Ma il "bullismo" dei figli nasce dal pregiudizio
dei padri. E' l'effetto delle campagne razziali e dell'omofobia che dilagano nel
nostro paese, promosse dai politici e sostenute dai media.

I "family day" e i pogrom nei campi
zingari, le dichiarazioni razziste dei più noti politici italiani, l'accanimento
contro tutte le proposte di unione civile per gli omosessuali relegano alcune
minoranze ai margini della società. Il pregiudizio uccide socialmente gli
omosessuali e annienta fisicamente i Rom. Non vi è colpa negli atti di
intolleranza dei ragazzi se le Istituzioni stesse criminalizzano gli zingari e
negano ai gay il più elementare dei diritti, che è il riconoscimento civile di
un'unione sentimentale. L'Italia ha perduto ogni valore, ma non rinuncia a
illudersi di aver conservato un barlume di rispetto per i diritti umani evitando
di specchiarsi nei propri figli e anzi riprendendo e punendo in loro il frutto
del proprio razzismo. Tutto come ai tempi bui del nazionalsocialismo, quando i
"grandi" insegnavano ai loro virgulti della Hitlerjugend e del Bund Deutscher
Màdel le virtù dell'amicizia, della solidarietà e del rispetto del prossimo.
R.M.
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Finalmente aperto l'archivio
nazista di Bad Arolsen
29 novembre 2007
Amsterdam. Un imponente archivio di
documenti tedeschi risalenti alla Seconda guerra mondiale sarà aperto mercoledì
prossimo e consentirà agli storici, ai sopravvissuti e alle famiglie delle
vittime di consultare ben 50 milioni di pagine di dati e notizie riguardanti 17
milioni e mezzo di persone. L'archivio ITS (International Tracing Service),
conservato per sessant'anni a Bad Arolsen (Germania) è finalmente disponibile,
ma un periodo tanto lungo per disporre di documenti preziosi per comprendere il
sistema concentrazionario e la burocrazia nazista è difficile da motivare.

Come non sospettare che tanti anni
siano forse occorsi per rimuovere dalla documentazione le pagine "scomode"?
Finora l'archivio è servito solo a seguire casi di persone scomparse
nell'Olocausto, ricongiungere famiglie e provvedere i familiari delle vittime
dei supporti documentali per le loro vertenze. Il governo degli Stati Uniti è
ricorso all'archivio ITS anche per verificare il passato di alcuni immigrati
sospettati di aver tentato di cancellare il loro passato. Anne's Door ricorrerà
presto all'archivio per tentare di reperire notizie inedite riguardanti la vita
di Anne Frank e delle persone connesse al suo mondo. L'archivio, raccolto a cura
delle forze alleate, è gestito dal 1955 a cura di una commissione che si
riunisce una volta all'anno ed è composta da Stati Uniti, Regno Unito, Germania,
Israele, Polonia, Francia, Belgio, Italia, Grecia, Lussemburgo e Paesi Bassi.
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Basescu: "Grazie a Dio la Spagna
non reprime i Rom come l'Italia!"
Madrid, 27 novembre 2007. La Romania non è assolutamente in sintonia con il
governo italiano e non approva il decreto sulla sicurezza che ha varato. "Grazie
al cielo la Spagna non è diventata come l'Italia," ha esclamato Basescu
nell'imminenza dell'incontro con il primo ministro spagnolo Zapatero. "Bucarest
accetterà di sottoporre i suoi cittadini a limitazioni della libertà di
circolazione nell'Unione Europea," ha precisato il presidente romeno "solo in
presenza di sentenza della magistratura, perché il mio Paese non può diventare
un grande carcere".

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Arte Zingara: le "Ruote in fiamme"
27 novembre 2007
Jasmine è un'artista Rom che vive in fuga, senza un luogo fisso, senza la
garanzia di un futuro. Ha un marito, pregiudicato, e due figli. Quanti anni ha?
Direi una trentina, ma potrebbe essere più giovane.
E' difficile valutare l'età di una
donna Rom, perché il freddo di molti inverni, la fame e le privazioni lasciano
spesso segni indelebili, invecchiando anzitempo le loro vittime. Ho conosciuto
Jasmine durante uno sgombero nei pressi di via Triboniano, a Milano. Alcuni miei
amici ed io abbiamo difeso, in quell'occasione, numerose famiglie Rom da
un'azione di polizia particolarmente violenta. Gli agenti, in assetto
antisommossa, avevano allontanato brutalmente le famiglie dal loro accampamento
di fortuna, poi avevano distrutto le loro povere baracche.
Continua nella sezione
Arte e Cultura

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Illustrissimo Sindaco, ci aiuti a
fermare il nuovo olocausto degli Zingari
Lettera aperta a Piera Capitelli, Sindaco di Pavia
27 novembre 2007
Ill.mo Sindaco Piera Capitelli, dalla Sua città ha avuto origine uno dei più
utili sostegni alla Mozione contro la discriminazione dei Rom in Italia, scritta
dal Gruppo EveryOne in collaborazione proprio con il Circolo Pasolini di Pavia,
che è stata vagliata dal Parlamento Europeo, che l'ha approvata e pubblicata
nella forma della Risoluzione del Parlamento Europeo del 15 novembre 2007
sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini
dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel
territorio degli Stati membri.
Attualmente la Risoluzione è al centro di un progetto internazionale per uno
Statuto continentale che riconosca e tuteli in ogni Stato dell'Unione le
minoranze Zingare: Rom, Sinti, Kalé ecc.
La stampa internazionale (Da Newsweek al Financial Times) dedicherà nei prossimi
giorni importanti servizi sia al significato del testo della Risoluzione, che
stigmatizza - oltre che la mancata applicazione della Direttiva - la
discriminazione istituzionale degli Zingari in Italia, sia alle misure
repressive, anticostituzionali e persecutorie attuate dalle autorità italiane in
violazione delle norme delle Convenzioni (dalla Dichiarazione Universale dei
Diritti Umani alla Convenzione di Copenaghen, che tutela le minoranze etniche) e
contro le disposizioni della Risoluzione stessa.

Ma non mi sono ancora presentato. Sono Roberto Malini, studio da trent'anni la
Storia dell'Olocausto, delle persecuzioni e dei genocidi, a contatto con
istituti come Yad Vashem, United States Holocaust Memorial Museum of Washington,
Beit Lohamei Haghetaot, Memoriel de la Déportation de Paris, GLBT Historical
Museum of San Francisco, Task Force for International Cooperation on Holocaust
Education, Remembrance, and Research ecc. Ho pubblicato libri e articoli
dedicati all'Olocausto, al Porrajmos, alle persecuzioni razziali nonché scritto
e girato alcuni documentari, fra cui quello prodotto da Mediaset e ZDF "In
viaggio con Anne Frank". Lavoro a contatto con decine di sopravvissuti
all'Olocausto, con cui ho rapporti fraterni, da Mirjam Pinkhof a Edith Bruck, da
Hanneli Pick-Goslar (l'amica di Anne Frank) a Ruth Bondi, Halina Birenbaum ecc.
Sono curatore di due Musei dell'Olocausto e dei genocidi. In sostanza, ho una
notevole conoscenza delle dinamiche delle persecuzioni e degli stermini di
massa. L'Europa, approvando Mozione e Risoluzione, ha riconosciuto la nostra
definizione di "genocidio" in riferimento alla repressione esercitata sui Rom
dalle autorità nazionali e locali in Italia, repressione che ha abbassato la
speranza media di vita di Rom e Sinti prima a 47 e negli ultimi anni a 42 anni,
contro gli 80 degli altri cittadini europei. La mortalità dei bambini Rom e
Sinti ha superato di gran lunga quel 600% (non è un errore di battitura) che già
era criminale e tragico dieci anni fa. Sgomberi di bambini, donne e uomini
innocenti e in condizioni di salute tragiche completano il quadro di uno
sterminio, uno sterminio che equivale numericamente (lo dimostra un modello
matematico) a quello perpetrato dai nazifascisti. Non ho dubbi, non abbiamo
dubbi che presto o tardi (noi ci auguriamo nell'immediato) gli autori delle
persecuzioni verranno riconosciuti criminali contro l'umanità. Ecco perché Le
chiedo di leggere attentamente all'interno del portale www.everyonegroup.com ed
eventualmente del sito di informazione www.annesdoor.com numeri e notizie
riguardanti le pagine tragiche di Storia che l'Italia sta scrivendo con sangue
innocente. Ci rifletta, Sindaco. Non è mai troppo tardi per cambiare e per
opporre alle ragioni dell'iniquità e della crudeltà quelle della verità e della
giustizia. In questa catastrofe umanitaria ci sono carnefici e tante vittime, ma
in mezzo a loro si muovono e operano anche i giusti e gli eroi. Vorrei
incontrarLa e parlarLe; vorrei che Lei – senza più curare l'opportunità
politica, che si rivela in Italia criminale – iniziasse a interagire con il
Circolo Pasolini, con il nostro Gruppo e con le poche realtà che si impegnano
per la sopravvivenza di un popolo antico che ha superato 400 anni di schiavitù
in Romania, pogrom e stragi, fino al Porrajmos e a una nuova era di repressione
razziale che non sembra volersi concludere mai. Ci risponda. Vinca qualsiasi
remora e ci incontri, ci stringa la mano. Iniziamo a parlare della Verità. Con
speranza e fiducia, Roberto Malini, Gruppo EveryOne
Roberto Malini
roberto.malini@annesdoor.com
www.annesdoor.com
www.everyonegroup.com
Nella foto, il sindaco di Pavia Piera
Capitelli
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La "questione zingara", oggi come
settant'anni fa
di Roberto Malini
27 novembre 2007
Nascono, presso i comuni italiani, Comitati e Uffici per la Sicurezza, con il
compito di risolvere la "questione Rom". A Pavia è stato fondato addirittura un
Comitato per la Sicurezza e l'Ordine (non conosco il tedesco, ma – secondo
Altavista – nella lingua teutonica dovrebbe suonare così: Ausschuß für den
Auftrag und die
Dringlichkeit). Heil, Frau Kapitelli! Niente di nuovo sotto il cupo cielo
invernale, comunque. Per proteggere la popolazione tedesca dal pericolo dei Rom,
i nazisti affidarono compiti speciali all'Ufficio Centrale per la Sicurezza del
Reich ("sicurezza": corsi e ricorsi storici dei termini adottati dalle
istituzioni).
E ora "ripassiamo" alcune diposizioni previste dalla Circolare dell'8 dicembre
1938, riguardanti ancora la "sicurezza" (e vediamo se non ci ricordano niente di
attuale; di attuale e inquietante):
"Nei casi di zingari o di persone che vivono da nomadi come gli zingari è
necessario provare se esistono i presupposti per la disposizione riguardante la
lotta preventiva alla criminalità da parte della polizia. In questo caso bisogna
giudicare molto severamente".

"Bisogna impedire agli zingari stranieri di passare sul nostro territorio. E
necessario rifiutarli e respingerli anche se gli zingari stranieri sono in
possesso di documenti che li autorizzano ad entrare, o se hanno un documento
sostitutivo del passaporto o un visto".
"In base alla disposizione della Polizia degli stranieri si devono inoltre
emanare divieti di soggiorno su tutto il territorio nei confronti degli zingari
stranieri. Essi vanno respinti oltre la frontiera del Reich".
Come eravamo, come siamo. Amici miei, mentre scrivo queste righe centinaia di
Rom sono all'addiaccio, affamati, laceri, malati. Sono stati scacciati dai campi
in pieno inverno e non c'è posto per loro in altri accampamenti. I bravi sindaci
e prefetti non hanno disposto alcuna assistenza per loro, che nel 60% dei casi
sono bambini e ragazzini. Eh no, non mancano neanche le donne incinte! Stanno
percorrendo una MARCIA DELLA MORTE per ritornare con i propri (inesistenti)
mezzi in Romania. Là sono attesi dal nulla: niente
cibo, niente casa. Quando parliamo di Nuovo Olocausto, definiamo con precisione
la persecuzione che l'Italia conduce contro gli Zingari. E i morti? I morti ci
sono: morti di fame, freddo, stenti. Sono bambini, donne e uomini, i cui
cadaveri ci vengono occultati dalle autorità. Per non turbare le belle anime
della "brava gente". Ne parleremo presto, ancora una volta, con le istituzioni
europee, augurandoci che agiscano con tempestività, per evitare nuove stragi.
"Niente di nuovo sotto il cupo cielo invernale". Roberto Malini
Nella foto, Marzahn, Berlino, primo campo di concentramento nazista riservato
agli Zingari; sembra incredibile, ma i Rom in Italia sono trattati in modo
ancora più disumano
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Nuovi Orizzonti Zingari
26 novembre2007
“Mi chiedo perché,” scrisse Anne Frank, “i governi investano così tanto in
aerei, navi da guerra e armi sempre più potenti. Non sarebbe meglio, per tutti
noi, se invece si aiutasse la gente povera e senza casa, per esempio gli artisti
di strada?”. La giovane scrittrice ebrea si poneva una domanda che è ancora
attuale. Perché si spende tanto denaro e si investono tante risorse non solo per
condurre campagne militari, ma anche per combattere le minoranze che versano in
condizioni di povertà estrema. Anne, che stava per essere travolta
dal'Olocausto, parlava già allora di noi, dell'atteggiamento discriminatorio e
spietato dei governi nei confronti degli Zingari.
Perché investire tanto denaro per annientarli, quando con gli stessi soldi si
potrebbe tutelare e inserire nella comunità questo popolo antico che ha sempre
sofferto la repressione? Serve una Carta europea che sancisca i loro diritti e
di questo ci parla il professor Mile, Rrom albanese che vive in Francia, docente
universitario di cultura Rrom e membro del Gruppo EveryOne. R.M.

“Innanzitutto, congratulazioni al Gruppo EveryOne e alle forze politiche che lo
sostengono nella campagna a favore dei Rrom e contro il pregiudizio che li
riguarda. Complimenti per la vittoria ottenuta con la Risoluzione del Parlamento
Europeo sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE, relativa al diritto dei
cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare
liberamente nel territorio degli Stati membri. Con questo documento si apre una
strada sulla quale dobbiamo adesso procedere insieme. Sono orgoglioso di fare
parte del Gruppo EveryOne e sia io che il professor Marcel Courthiade
desideriamo contribuire, adesso, a una proposta europea, in linea con il
Progetto Romanesia: uno Statuto dei Rrom nell'Unione Europea. Nel 2001 alcuni
Rrom del Belgio hanno ottenuto che il loro parlamento nazionale approvasse un
documento che li riconosceva come minoranza, con diritti e doveri. Da allora,
partendo da quel documento, abbiamo lavorato allo Statuto, ampliandolo e
migliorandolo. Il documento, che richiede ulteriori integrazioni, è già stato
valutato da esperti sotto l'aspetto del diritto costituzionale ed è stato
ritenuto un documento di notevole qualità.
Adesso una nuova breccia storica si è aperta ed è necessario porre lo Statuto al
centro delle attività dell'8 aprile 2008, Giornata Mondiale dei Rrom.
L'obiettivo è ottenere l'approvazione di un documento di questo tipo in sede
europea, sulla base del successo italiano.” Saimir Mile, Associazione 'La Voix
des Rroms', Parigi.
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Il nostro nome è "Speranza"
25 novembre 2007
Ognuno dei membri del Gruppo EveryOne (www.everyonegroup.com)
sta offrendo un contributo generoso e coraggioso alla campagna contro
l'oppressione del popolo Rom e a favore del Progetto Romanesia. Le donne e gli
uomini di questo nostro Gruppo, che è commovente per il suo impegno contro il
"mostro" del razzismo, sottraggono tempo alla vita privata e dopo giornate di
duro lavoro, dopo aver provveduto ai bisogni delle famiglie, si mettono ancora
all'opera per difendere umanità, verità e giustizia. Nel frattempo,
l'intolleranza in Italia è sempre più feroce, nonostante la Risoluzione del
Parlamento Europeo. Le Istituzioni, violando ogni norma sul diritto
all'informazione dei cittadini italiani, controllano tutti i media: quotidiani,
periodici, radio e televisioni. Sfuggono al loro controllo solo i network
indipendenti in rete, combattuti non a caso dalle autorità. La censura, che
ricorda quella esercitata dai nazionalsocialisti sulla stampa tedesca negli anni
più torbidi della Storia europea, consente al potere di proseguire con gli
sgomberi e le deportazioni. Le ruspe straziano le povere baracche degli Zingari,
su tutto il territorio italiano. Dopo ogni pogrom (come chiamare azioni tanto
incivili, tanto criminali verso un'umanità povera e indifesa?) i comuni
riservano soluzioni abitative temporanee solo a chi ha un lavoro, mentre gli
altri - bimbi inclusi - sono definiti "criminali" o "illegali" e cacciati, in
pieno inverno, verso il nulla. Come gli ebrei dei ghetti, i Rom camminano in
cerchio, a piedi nudi, annichiliti da fame e indigenza, fino allo sfinimento.

Sussurriamolo, diciamo e gridiamolo
finché i carnefici ci lasceranno un filo di voce, perché già le minacce
raggiungono noi, gli "amici degli Zingari": stanno annientando un popolo, stanno
violando i principi primi della civiltà, stanno assassinando migliaia e migliaia
di esseri umani, colpevoli di non avere nulla. Sussurriamolo, diciamo e
gridiamolo: voi governanti, voi onorevoli senza onore, voi sindaci e assessori,
voi forze di polizia, voi giornalisti, voi indifferenti, siete assassini di
bambini, di donne, di innocenti. Abbiamo fermato la violenza dei neonazisti a
Pavia, dove il Circolo Pasolini è sempre all'erta, ma è una goccia nell'oceano
di sofferenza. Ora presenteremo una protesta presso le autorità europee
riguardo alla censura che impedisce alla Risoluzione del Parlamento Europeo di
essere conosciuta da tutti, riguardo alla persecuzione che continua, nonostante
il Parlamento Europeo abbia detto: basta! Ci sono tanti interessi, tanto denaro
su cui qualcuno pensa di poter mettere le
mani, tanto odio verso le famiglie Rom, tante mire politiche basate sulla
repressione di chi nessuno vuole. I nemici dei poveri sono forti e noi
rappresentiamo l'ultimo ostacolo perché possano agire nell'ombra, perché possano
emarginare, affamare, opprimere e uccidere nell'indifferenza. Noi, i pochi,
dobbiamo restare uniti, sicuri di essere nel giusto, perché sono bambini, sono
donne, sono uomini innocenti coloro di cui ci occupiamo. In questo Olocausto,
amici miei, compagni del Gruppo EveryOne, gli Schindler, i Perlasca, le Pinkhof,
i Palatucci... siete voi. Nessun altro alzerà la voce contro gli assassini.
Nessun altro carezzerà le piccole teste dei bimbi Rom. Nessun altro sarà
disposto a proteggerli. Rimaniamo uniti, perché il vero nome del nostro Gruppo è
"Speranza". Roberto Malini
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Il mito di Lilith e le "donne con
le ali"
di Laura Todisco
Narra la leggenda ebraica che Lilith fu la prima moglie di Adamo, prima di Eva,
creata non dalla costola del marito ma da argilla e polvere, quindi sua pari.
Indomita e ribelle, a seguito del tentativo di Adamo di sottometterla con la
forza, ella pronunciò il nome magico di Dio(Javhe), le spuntarono le ali, dato
che conoscere il vero nome di Dio la rendeva pari a lui, si levò in aria e lo
abbandonò.
Continua nella sezione
Arte e Cultura

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La Senatrice Rosa Villecco
Calipari invia un saluto al Gruppo EveryOne, ringraziando per la solidarietà
espressa in nome del Dott. Nicola Calipari
22 novembre 2007
Tutti noi lo abbiamo ricevuto con profonda commozione e per spiegare perché
vorremmo che fosse semplicemente letto.
Siamo noi a ringraziare Lei e Suo marito, il Dott. Calipari, per il supremo
esempio che abbiamo ricevuto e che ci ha sostenuto quando sembrava ormai
impossibile salvare la vita di Pegah Emambakhsh, alla quale rimaniamo vicini in
questi lunghi giorni di sofferta attesa per il sacrosanto riconoscimento del suo
diritto d’asilo in terra europea.

Ed allora, ancora, ostinatamente, con
lo stupore di un amore di giustizia più grande di qualunque arroganza, ancora e
sempre, grazie, Senatrice d’Italia.
Il Gruppo EveryOne -
www.everyonegroup.com
Continua nella sezione
Watching The Sky
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Caso Makvan: Amnesty International
e il Gruppo EveryOne si sono incontrati
di Roberto Malini
20 novembre 2007
Il segretario internazionale di Amnesty International Drewery Dyke e il
direttore dell'ufficio comunicazione in Italia Riccardo Noury hanno preso
contatto con il Gruppo EveryOne riguardo al caso del giovane gay iraniano Makan
Moloudzadeh. Amnesty International ci chiede come mai abbiamo tanto ottimismo
riguardo all'esito del caso, quando purtroppo non si può ancora definire conclusa
la vicenda di Makvan. Naturalmente la nostra convinzione non nasce solo da
fiducia ed entusiasmo, che sono virtù fondamentali per chi si batte per i
Diritti Umani, ma non ottengono alcun esito se non vengono sorrette da spirito
critico e capacità analitica di situazioni giudiziali complesse e difficili da
interpretare "a distanza". Innanzitutto siamo lieti che Amnesty International
dedichi ora maggiori attenzioni al caso di Makvan, che indubbiamente è simbolico
di una situazione di discriminazione grave che esiste in Iran verso le persone
omosessuali.

Il Gruppo EveryOne ritiene molto importante la posizione espressa dalla massima
autorità religiosa e giudiziaria iraniana, l'Ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi,
riguardo al caso del giovane omosessuale.
Ricordiamo che l'Ayatollah è Ministro della Giustizia della Repubblica Islamica.
Riassumendo gli eventi più recenti, il ragazzo era già destinato al patibolo,
quando la campagna internazionale ha indotto Shahroudi a rileggere il verdetto e
fare grazia della vita a Makvan, che adesso è vivo – seppure ancora in carcere e
sotto
giudizio – e ha notevoli possibilità di vedersi riconosciuto innocente al
termine del nuovo procedimento giudiziale, anche perché non vediamo autorità
religiosa o politica in grado di capovolgere la lettura del Codice Penale
Islamico effettuata (correttamente) da Shahroudi e d'altra parte non ci risulta
che un fatto simile sia mai accaduto. Ora il Gruppo EveryOne intende avviare un
dialogo con il Ministro della Giustizia e il Presidente dell'Iran, oltre che
continuare a monitorare il procedimento. Non è detto che i contatti otterranno
un feedback, ma è una via da tentare. La Campagna per la vita di Makvan è molto,
molto delicata e riteniamo che essa debba essere ravvivata fra breve, magari
ricorrendo ancora al linguaggio simbolico dei fiori, che il mondo islamico ha
mostrato di recepire positivamente. E' auspicabile che Amnesty sostenga la
Campagna dei Fiori per la Vita in Iran, perché è uno strumento nuovo che ci
consentirà di dialogare con il mondo islamico riguardo ai Diritti Umani. Ho
inviato una lettera a Riccardo Noury, rammentandogli – ma di certo Riccardo ne è
ben cosciente – che oggi i Diritti Umani sono più che mai calpestati, in tutto
il mondo, e che è necessario recuperare i fondamentali valori su cui si basa la
civiltà: la vita, la solidarietà, l'uguaglianza. Perché la pena di morte non è
più – purtroppo – soltanto il patibolo o un'iniezione letale, ma si manifesta
quando esseri umani sono vessati e annientati al punto di non essere più in
grado di conservare il bene più prezioso. Ho scritto a Riccardo: "Pensa ai
nomadi in Italia: la pena di morte, per loro (la cui speranza media di vita è
sempre più bassa) si chiama fame, si chiama freddo, si chiama povertà. Dai
un'occhiata al nostro sito (www.everyonegroup.com): forse riterrai utile e
importante
sostenere alcune delle nostre campagne. Campagne contro una pena di morte che ha
trovato vie oscure e subdole per distruggere vite umane". Amnesty International
e il Gruppo EveryOne si sono incontrate. Si è sviluppata affinità, fra le due
organizzazioni, così diverse fra loro? Non lo so, ma mi auguro che da questo
"incrociarsi" su strade virtuali possa iniziare un percorso parallelo verso la
giustizia e la vita.
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Bologna: incendio in un campo
nomadi, muore un bimbo
19 novembre 2007
Un bambino di quattro anni ha perso
la vita a causa di un incendio divampato questa mattina in un campo rom a
Bologna, in via Triumvirato nella periferia della citta'. Rimasto gravemente
ustionato anche un altro bambino di sei anni ricoverato all'ospedale Maggiore di
Bologna.Le fiamme hanno ustionato anche un bimbo di nove anni, un uomo di 29
anni e una donna 26enne tutti trasportati al Maggiore senza essere in pericolo
di vita. Sono ancora da chiarire le cause dell'incendio. Sul posto sono
intervenuti i Vigili del Fuoco e la Polizia. (da
www.agi.it)

Tutto annunciato. La sicurezza sembra essere solo un diritto per i radicati, non
per i bambini Rom e i loro genitori. Eppure la sicurezza, anche per i bambini
Rom, può essere vitale, è vitale. Una bombola di gas, un incendio, e le
pochissime cose che vanno a fuoco insieme ai loro bambini. La Giunta di Bologna
ha trattato i Rom come li ha trattati quella di Pavia: come problema di ordine
pubblico. O i Rom se ne vanno o per loro non ci sono alternative di vita degna.
Queste amministrazioni di centrosinistra che hanno perso il lume della ragione
dei diritti, si sono permesse, fino a ieri, di agire in violazione di qualsiasi
statuto morale e delle Raccomandazioni dell'Unione Europea. Casa, lavoro,
istruzione e salute sembrano diritti impronunciabili se associati al popolo Rom.
Poveri sono e poverissimi devono rimanere; la loro miseria deve essere
rinfacciata loro quando la priorità è il pubblico decoro. Quel bimbo è morto
laddove non è stato garantito il diritto ad un'abitazione dignitosa.
La Risoluzione del Parlamento europeo votata il 17 novembre richiama le
istituzioni italiane al rispetto della dignità dei cittadini Rom e ai loro
diritti fondamentali. Noi lavoreremo affinché quella Risoluzione sia applicata.
Il Circolo Pasolini esprime cordoglio alla famiglia del bambino deceduto, e
vicinanza alle persone ustionate. Esprime anche solidarietà al volontariato
bolognese, di cui abbiamo avuto modo di conoscere direttamente la sensibilità e
l'impegno verso la comunità Rom di Bologna.
Irene Campari -
http://circolopasolini.splinder.com
Continua nella sezione
Club
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Che cos'è la Risoluzione del
Parlamento Europeo sull'applicazione della Direttiva 2004/38/CE e contro la
discriminazione dei Rom?
di Roberto Malini
19 novembre 2007
Innanzitutto, ecco il titolo completo del documento: Risoluzione del Parlamento
Europeo del 15 novembre 2007 sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE
relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare
e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.
La Risoluzione della Direttiva 2004/38/CE non è soltanto un ammonimento perché
l'Italia comprenda lo spirito della "Direttiva sulla libera circolazione dei
cittadini europei" e la metta in pratica in ogni parte, ma anche una chiara e
recisa condanna delle Istituzioni italiane per la loro politica discriminatoria
contro i Rom. Il Parlamento Europeo, con la Risoluzione, intima al nostro Paese
di abbandonare razzismo e abusi contro i popoli zingari. Nelle premesse, il
Parlamento Europeo ricorda all'Italia le fondamenta stesse dell'Unione Europea,
violate sistematicamente con i provvedimenti verso gli zingari. E non si parla
di minime violazioni, perché i riferimenti alle norme infrante dall'Italia sono
Trattati e Convenzioni fondamentali: il Trattato dell'Unione Europea; la Carta
dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, la succitata direttiva 2004/38/CE
del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al "diritto
dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare
liberamente nel territorio degli Stati membri"; la Convenzione-quadro del
Consiglio d'Europa per la tutela delle minoranze nazionali; le diverse
Risoluzioni "sulla libera circolazione delle persone, la lotta contro le
discriminazioni e in particolare la Risoluzione del 28 aprile 2005 sulla
situazione dei Rom nell'Unione Europea".
I concetti ribaditi sono importanti e quello riconosciuto dalla Direttiva
2004/38/CE è solo il punto di partenza: "La libera circolazione delle persone è
una libertà fondamentale e inalienabile, riconosciuta ai cittadini dell'Unione
dai trattati nonché dalla Carta dei diritti fondamentali, e che essa costituisce
uno dei pilastri della cittadinanza europea".
La Risoluzione, infatti, prevede che allontanare un cittadino dell'Unione possa
essere fatto solo quando tale atto non violi i suoi diritti fondamentali, che
sono il diritto alla sicurezza, alla casa, al lavoro, alla tutela delle proprie
possibilità di accasarsi, di crescere socialmente, di mantenere la propria
famiglia, di esprimersi. Gli allontanamenti devono essere provvedimenti
individuali, basati non solo su decisioni di autorità nazionali, ma cooperando
con Eurojust ed Europol, specie quando si intenda perseguire giudiziariamente la
criminalità organizzata (altrimenti si potrebbero cercare le solite "scappatoie
all'italiana" e considerare criminalità organizzata, per esempio, l'indigenza
che costringe ad attività senza licenza, all'accattonaggio di maggiorenni e
minori, ai servizi di strada). Il cittadino espulso ha comunque il diritto di
presentare ricorso contro il provvedimento.
La Risoluzione ribadisce con
fermezza, inoltre, che "Le espulsioni collettive sono proibite dalla Carta dei
diritti fondamentali e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti
dell'uomo e delle libertà fondamentali".

Nel caso dei Rom, però, le violazioni sono attualmente ancora più gravi e il
Parlamento Europeo ricorda all'Italia che "La lotta contro qualsiasi forma di
razzismo e xenofobia nonché contro qualsiasi forma di discriminazione fa parte
dei principi fondamentali sui quali è fondata l'Unione" e che "Ogni cittadino
dell'Unione e i suoi familiari che soggiornano liberamente e legalmente in uno
Stato membro devono godere in tale Stato della parità di trattamento rispetto ai
cittadini nazionali". Questo significa che le persone che vivono nell'indigenza
devono essere aiutate a procurarsi mezzi di sostentamento e abitazione e non
costrette a conseguire - in condizioni disperate - titoli di lavoro e abitazione
impossibili, senza programmi di ausilio o, in caso contrario, deportate verso i
Paesi da cui sono fuggite a causa della povertà o della persecuzione. La
Risoluzione rileva, in questo senso, che "I Rom sono ancora oggetto di
discriminazioni e di abusi nel territorio dell'Unione e che l'integrazione,
l'inserimento sociale e la protezione di tale minoranza sono, purtroppo,
obiettivi ancora da conseguire".
Il Parlamento Europeo stigmatizza anche le dichiarazioni di personalità
pubbliche (anche i media, non solo i politici, sono "personalità pubbliche") che
incitano all'odio razziale.
Riguardo ai provvedimenti più urgenti, il Parlamento Europeo indica una via
maestra: attuare "Programmi di sviluppo e di aiuto sociale inclusi nei Fondi
strutturali". La Commissione europea, nel contempo, effettuerà "entro il 1°
giugno 2008, in collaborazione con i parlamenti nazionali, una valutazione dei
problemi di recepimento di tale direttiva in modo da mettere in evidenza (e
attuare) le migliori prassi nonché le misure che potrebbero portare a
discriminazioni tra i cittadini europei".
Al punto 12, il documento afferma che "La protezione dei diritti dei Rom e la
loro integrazione costituiscano una sfida per l'Unione nel suo complesso".
Al punto 13 "propone l'istituzione di una rete di organizzazioni che si occupino
dell'integrazione sociale dei Rom nonché la promozione di strumenti volti ad
aumentare la consapevolezza in materia di diritti e doveri dei Rom, ivi compreso
lo scambio di migliori prassi; considera, a questo proposito, molto importante
una collaborazione intensa e strutturata con il Consiglio d'Europa". Riguardo a
questo punto, sarà fondamentale la partecipazione a qualsiasi progetto sia del
Gruppo EveryOne che del Circolo Pasolini, il cui lavoro è stato alla base del
dossier presentato al Parlamento Europeo. Altrimenti si ricadrà nei soliti
errori e sprechi, dettati dalla scarsa conoscenza della questione evidenziata
dalle Istituzioni praticamente da sempre.
Media e politici italiani sembrano attoniti, di fronte alla Risoluzione, verso
la quale è applicata una forma inopportuna di censura, cui il Gruppo EveryOne,
il Circolo Pasolini e le forze politiche che hanno appoggiato e integrato la
mozione (Radicali, PSE, ALDE, GUE, VERDI) cercano di opporsi, divulgandone il
testo in ogni sede. Non sembrano rendersi conto, le Istituzioni, che - oggi
stesso o fra una settimana o magari fra un mese - le cose ormai devono cambiare
e le parti sociali che sono in posizioni di potere devono modificare il loro
atteggiamento. C'è un grande imbarazzo, come se si trattasse di qualcosa di
inatteso, non di una Risoluzione formale e ufficiale. Per quanto difficile, il
processo di cambiamento è avviato ed è un gran bene, per l'Italia, perché nella
Mozione (www.everyonegroup.com) e
nella Risoluzione si parla di vite umane, di tante vite umane, e il documento
del Parlamento Europeo tocca in modo chiaro e incontrovertibile tutti i punti
sollevati grazie a un'analisi meticolosa della questione, basata su una grande
esperienza riguardo al mondo dei Rom, arricchita dalla consulenza dei principali
organismi di tutela di quella minoranza: dalla Gypsy Lore Society all'Union
Gypsy, all'Union Romani, alla facoltà di Cultura e Lingua Rom dell'Università di
Parigi, a esponenti dei popoli zingari che posseggono esperienza e competenza
nei settori in cui si dovrà operare per l'inserimento e la tutela dei Rom. La
Risoluzione deve essere considerata dal nostro Paese non come un evento
umiliante, ma come un monito a cogliere la più grande sfida del nostro tempo e
ad iniziare - da subito! - a restituire a un grande popolo, un popolo antico e
ricco di tradizioni, il suo ruolo nell'Europa del domani. Dopo secoli di
schiavitù e repressioni, di povertà e stermini, culminati con l'Olocausto (che
colpì duramente gli zingari, i quali lo chiamano Porrajmos), l'Italia, come
tutto il Vecchio Continente, ha ora la straordinaria opportunità di sconfiggere
la più odiosa delle forme di discriminazione e di iniziare a sentirsi migliore,
parte di un'Europa di persone e popoli diversi per Storia e cultura, ma uguali
fra loro nei diritti.
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Cambia il destino degli Zingari in
Italia: approvata risoluzione del Parlamento Europeo sulla base del
documento/mozione del Gruppo EveryOne
IL 10 NOVEMBRE SCORSO, CON L’APPOGGIO UFFICIALE DI ESPONENTI RADICALI
ITALIANI, UN DOCUMENTO/MOZIONE PER COMBATTERE IL FENOMENO DELLA DISCRIMINAZIONE
IN ITALIA DEI POPOLI ZINGARI. IL 15 NOVEMBRE IL PARLAMENTO HA PUBBLICATO LA
RISOLUZIONE SULL’APPLICAZIONE DELLA DIRETTIVA 2004/38/CE, “RISPONDENDO” A TUTTI
I PUNTI ELENCATI DA EVERYONE
del Gruppo EveryOne -
www.everyonegroup.com
17 novembre 2007
“Un risultato storico, che dimostra,
rassicurandoci, che l’Europa può ancora essere un esempio per la promozione e la
salvaguardia dei diritti umani, anche dei più deboli e dei più emarginati”.
Commentano così gli attivisti del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo
Pegoraro, Dario Picciau, Saimir Mile e Irene Campari – presidente del Circolo
Pasolini, che ha collaborato attivamente alla stesura del documento di EveryOne
– la decisione del Parlamento Europeo di approvare, in data 15 novembre 2007,
una risoluzione sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE, relativa al
diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di
soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri. La Risoluzione è un
severo monito alle Istituzioni italiane affinché interrompano la posizione di
discriminazione e oppressione dei Rom e un invito a comprendere e attuare
pienamente e senza cercare scappatoie la Direttiva 2004/38/CE. La risoluzione
europea focalizza l’attenzione sulla cultura del pregiudizio che si è diffusa a
tutti i livelli in Italia e sugli abusi commessi dalle autorità. “I Rom sono
ancora oggetto di discriminazioni e di ingiustizie nel territorio dell'Unione e
la loro integrazione, il loro inserimento sociale e la tutela della loro
esistenza e delle loro tradizioni […] sono, purtroppo, obiettivi ancora da
conseguire”. In molteplici passaggi si fa riferimento all'atteggiamento di
Istituzioni e media verso gli Zingari soprattutto in seguito al tragico omicidio
di Giovanna Reggiani: dall’aggressione razzista subita da quattro cittadini Rom
a Roma agli altri eventi segnati da xenofobia. La risoluzione, prima di ammonire
il governo italiano, analizza avvenimenti politici come l'incontro fra Prodi e
il premier romeno Tariceanu e alla loro lettera congiunta sul tema della
minoranza Rom che hanno inviato al presidente della Commissione Barroso, il
quale in risposta li invitava combattere fattivamente la discriminazione contro
i nomadi.

Il Parlamento Europeo, che ha
approvato il documento a larga maggioranza, condanna le dichiarazioni di
personalità pubbliche quando possono essere intese come un “incoraggiamento al
pregiudizio verso determinati gruppi della popolazione” (si ricordino, per
esempio, le esternazioni del leader del PD e sindaco di Roma Walter Veltroni,
che presentavano Rom e Sinti come popoli dediti al crimine, riprese dal
settimanale Newsweek, in uno speciale del 5 ottobre scorso) o le recenti
dichiarazioni rilasciate alla stampa italiana da Franco Frattini,
Vice-Presidente della Commissione Europea, il quale - come altre personalità
della politica italiana - ha promosso idee che contrastano con le norme che
tutelano le minoranze e proposto, fra l'altro, di deportare i Rom nei Paesi da
cui sono fuggiti per indigenza o persecuzione, anziché provvedere a sostenere le
loro famiglie e inserirli gradualmente nel mondo del lavoro, dell'istruzione,
della vita sociale e culturale. Al punto 14, la risoluzione europea riprende le
recenti dichiarazioni rilasciate alla stampa italiana proprio da Franco Frattini
in occasione dei gravi episodi verificatisi a Roma. Roberto Malini del Gruppo
EveryOne aveva scritto più volte allo Europe Direct, sottolineando quanto le
dichiarazioni di Frattini fossero contrarie allo spirito e alla lettera della
direttiva 2004/38/CE. L’Assemblea Parlamentare europea ha chiesto pertanto al
Vice-Presidente della Commissione, su sollecito di EveryOne “di rispettare
pienamente la direttiva”.
“La risoluzione del Parlamento
Europeo risponde punto per punto al nostro documento” dichiarano soddisfatti i
leader di EveryOne Malini, Pegoraro e Picciau. “La mozione che abbiamo
presentato il 3 novembre focalizzava i suoi punti sulla necessità di intimare
alle Istituzioni italiane lo stop della campagna xenofoba e razziale contro i
popoli Zingari; chiedevamo lo stop degli sgomberi sommari e delle espulsioni
ingiuste; chiedevamo programmi di immediato aiuto sociale alle popolazioni Rom,
Sinti, Kalè ecc. presenti sul nostro Territorio” continuano. L’Assemblea
Parlamentare ha risposto approvando un sollecito immediato alla facilitazione
dell’integrazione nella comunità delle popolazioni meno avvantaggiate e
promuovendo la cooperazione fra gli Stati membri in termini di gestione dei
movimenti della loro popolazione, in particolare mediante programmi di sviluppo
e di aiuto sociale inclusi nei Fondi strutturali europei.

Il documento/mozione del Gruppo EveryOne annoverava, tra gli altri sostenitori,
Associazioni di fama internazionale per i diritti di Rom, Sinti e Kalè, tra cui
“La Voix des Rroms” di Parigi, la “Gipsy Lore Society” degli USA, la “Union
Gypsy”, “Roma Right Watch” e la “Union Romani” e il Circolo Pasolini di Pavia,
sempre al fianco del Gruppo EveryOne contro la discriminazione dei popoli nomadi
presenti in Italia. EveryOne si è inoltre avvalso della consulenza di Matt T.
Salo, Presidente della “Gypsy Lore Society” (Usa), di Saimir Mile (neo-membro
del Gruppo EveryOne), Rom di origine albanese, giurista, docente di cultura Rom,
Sinti e Kalé presso l'Università di Parigi, Segretario Generale del Centro di
Ricerca e di Azione in Francia su tutte le forme di razzismo, e di Marcel
Courthiade, professore emerito, titolare della cattedra di lingua e civiltà Rom,
Sinti e Kalé presso l'Università di Parigi.
“Il Gruppo EveryOne ringrazia in particolar modo i Radicali italiani,”
continuano gli attivisti “che, grazie al contributo di Sergio Rovasio,
Segretario Nazionale della Rosa Nel Pugno, del funzionario Ottavio Marzocchi,
Presidente della Commissione Libertà Civili alla Commissione Europea, e
dell’europarlamentare Marco Cappato, hanno saputo unire la loro voce, sempre
attenta ai diritti delle minoranze e autorevole in ogni sede istituzionale, a
quella del Gruppo EveryOne, delle associazioni europee che cooperano per il
miglioramento della vita delle popolazioni zingare e dei Parlamentari europei
che non si sono allontanati dalla via dei Diritti Umani. “Ci auguriamo”
concludono i leader di EveryOne “che l’Italia sospenda immediatamente la
campagna razziale anche sotto le pressioni dell’intera Europa e che vengano
attuate nell’immediato tutte le misure per affrontare la problematica Rom non
attraverso le espulsioni ma con programmi di integrazione e aiuto che
impediscano a migliaia di famiglie innocenti di non usufruire di basilari
diritti di libertà e cittadinanza, e che privano da anni e anni centinaia di
migliaia di persone della dignità umana”.
Il Gruppo EveryOne rilancia con forza il progetto Romanesia (in collaborazione
con il Circolo Pasolini di Pavia), mirato sia ad assicurare a Rom e Sinti una
più facile convivenza con la cittadinanza italiana – con la possibilità di
vivere in case o luoghi attrezzati, l'opportunità di consentire a bambini e
ragazzi un accesso all'istruzione e la possibilità di lavorare –, sia di creare
fattorie collettive in Romania, dove le famiglie Rom possano sviluppare le
attività in cui eccellono, dall'allevamento all'agricoltura biologica, abitando
in case progettate secondo le loro stesse esigenze e costruite da imprese
gestite da Rom. Naturalmente, dopo un'attenta verifica delle condizioni di vita
e alle possibilità di accesso al lavoro, all'istruzione e a un'esistenza
dignitosa che le Istituzioni romene permettono agli Zingari, che fino al momento
attuale sono insufficienti a causa di una politica discriminatoria colpevole,
che presto il Gruppo EveryOne porterà a conoscenza delle autorità
internazionali.
La Mozione contro la discriminazione degli Zingari e il Progetto Romanesia sono
presenti al seguente link: www.everyone.com
Il testo della risoluzione può essere letto cliccando qui:
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=MOTION&reference=B6-2007-0462&language=IT
Per il Gruppo EveryOne: Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Irene
Campari, Salvatore Conte, Saimir Mile, Udila Ciurar, Stellian Covaciu
Nelle foto: il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso; una
seduta dell'Assemblea Parlamentare europea
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Continua la Campagna dei Fiori per
la Vita in Iran. Ma non dimentichiamo che anche l'Italia uccide gli innocenti
17
novembre 2007
Makvan Mouloodzadeh vivrà e si è aperto un dialogo con le istituzioni iraniane.
Abbiamo ottenuto un importante risultato, ma la Campagna per la Vita in Iran
continua. E' già avviata su
www.everyonegroup.com e da domani sarà sul sito dell'Irqo e di
StopExecution.net. Quindi farà il
giro del mondo. Fiori e dialogo per cancellare la pena di morte, le torture,
l'imprigionamento di persone innocenti. L'obiettivo immediato nostro e degli
amici attivisti iraniani è quello di salvare altre vite e aprire un canale di
comunicazione con Ahmadinejad.

Contemporaneamente, noi del Gruppo
EveryOne e alcuni membri dell'Irqo chiederemo, presentando domanda formale nei
prossimi giorni, di essere ricevuti dal Presidente, da esponenti del Governo e
del Dipartimento di Giustizia dell'Iran per parlare vis-à-vis di una
possibile abolizione del reato di "lavat" e dell'emancipazione GLBT, oltre che
della necessità di tutelare in Iran i diritti umani. Sembra quasi più
raggiungibile questo traguardo rispetto a quelli che ci siamo prefissati in
Italia, dove la pena di morte esiste, anche se non è attuata attraverso
patiboli, camere a gas o iniezioni letali. La pena di morte che l'Italia commina
alle persone più deboli che vivono sul nostro suolo, gli Zingari, utilizza quali
strumenti capitali la fame, l'indigenza, il freddo, le malattie,
l'emarginazione, l'assassinio civile, l'oppressione senza limiti. Nulla di
diverso, se non le apparenze, di quanto avviene nella Repubblica Islamica e in
tante altre nazioni del mondo. R.M.
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IRAN: 2MILA ROSE BIANCHE E ROSSE
SALVANO OMOSESSUALE DA PENA CAPITALE
CAMPAGNA ORGANIZZATA DA 'EVERYONE' E 'IRQO'
di ADNKronos International (AKI)
Roma, 16 nov. - (Aki) - Ha salva la vita, almeno per il momento, Makvan
Mouloodzadeh, giovane iraniano condannato a morte per 'Lavat', reato con cui il
codice penale della Repubblica Islamica indica i rapporti con persone del
proprio sesso. Il ragazzo, oggi ventunenne, avrebbe commesso il reato di
'sodomia' quando aveva appena 13 anni. Il gruppo italiano 'EveryOne' in
collaborazione con 'Irqo', associazione che difende i diritti degli omosessuali
iraniani, aveva promosso nei giorni scorsi una campagna internazionale per
salvare la vita di Makvan e, più in generale, contro le esecuzioni capitali in
Iran, invitando l'opinione pubblica internazionale a sottoscrivere una petizione
da recapitare tramite i servizi 'Interflora' al presidente Mahmoud Ahmadinejad
insieme a una rosa bianca e una rossa. "La rosa bianca - spiega Roberto Malini,
fondatore di EveryOne - è per il rispetto dei diritti umani del giovane
omosessuale Makvan e di tutti i dissidenti, delle donne, dei liberi pensatori,
degli omosessuali condannati come 'nemici di Allah'; quella rossa è per dire
'no' al sangue di vittime innocenti, versato sui patiboli approntati per le
condanne capitali". La 'Campagna dei Fiori' ha riscosso un enorme successo in
molti Paesi del mondo.
In una settimana oltre duemila rose sono state recapitate al palazzo
presidenziale di Teheran. A ogni mazzo composto dalle due rose era legato un
biglietto con la scritta: "Sì alla clemenza, no alla pena di morte". Un
'bombardamento' floreale che ha costretto le autorità iraniane a sospendere
l'esecuzione della condanna a morte del giovane Mokvan e rinviare il caso al
Tribunale del riesame.
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Iran: Graziato dai giudici giovane
gay Makvan
di ADNKronos
Roma, 17 nov. (Adnkronos) - E' stata annullata in Iran la condanna a morte per
il 21enne gay iraniano Makvan Mouloodzadeh, accusato del reato definito "Lavat",
sodomia, dal codice penale islamico. Il capo del Dipartimento di giustizia
iraniano, Ayatollah Seyed Mahmoud Hashemi Shahrudi che ha annullato la condanna
al patibolo, ha definito la precedente sentenza "una violazione dei precetti
islamici e delle leggi morali terrene ". "E' una vittoria di tutti" e "una
sensazionale vittoria per i Diritti Umani," commentano Roberto Malini, Matteo
Pegoraro e Dario Picciau, leader di EveryOne, il gruppo che aveva promosso la
campagna "Fiori per la vita in Iran", con centinaia di rose bianche e rosse e la
mobilitazione del mondo islamico liberale e progressista per salvare la vita al
ragazzo.
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Il presidente Ahmadinejad e i
giudici iraniani concedono la grazia al giovane gay Makvan Mouloodzadeh
del Gruppo EveryOne –
www.everyonegroup.com
16 novembre 2007
La Petizione per la vita di Makvan e la "Campagna dei Fiori per la Vita in Iran"
- promosse dal Gruppo EveryOne e sostenute dall'Irqo, dalla Commissione
Internazionale per i Diritti GLBT e da Amnesty International - ottengono lo
storico risultato. "Una sensazionale vittoria per i Diritti Umani," commentano
Malini, Pegoraro, Picciau (Gruppo EveryOne) e Paula Ettelbrick della Commissione
Internazionale per i Diritti GLBT. Il giudice iraniano che ha annullato la
condanna al patibolo ha definito la precedente sentenza "una violazione dei
precetti islamici e delle leggi morali terrene".
Il 2 novembre 2007 il Gruppo EveryOne promuove in tutto il mondo, attraverso
siti internet, network e organi di stampa la campagna "Flowers For Life in
Iran":
http://www.petitiononline.com/everymak. Si tratta di una petizione per la
vita del 21enne gay iraniano Makvan Mouloodzadeh, accusato del reato definito "Lavat",
sodomia, dal codice penale islamico e condannato a morte. Il ragazzo avrebbe
commesso il "crimine" quando aveva solo 13 anni. Con la collaborazione di Arsham
Parsi - membro sia del Gruppo EveryOne che dell'associazione IRQO, per i diritti
GLBT in Iran - gli attivisti del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro,
Dario Picciau, Glenys Robinson e Ahmad Rafat preparano un dossier sul caso del
giovane condannato e avviano un'azione per la vita di Makvan e contro le
esecuzioni in Iran di nuova concezione, già sperimentata con successo durante la
campagna contro la deportazione in Iran della donna lesbica Pegah Emambakhsh.
La campagna infatti invita cittadini
di tutte le nazioni a sottoscrivere una petizione e contemporaneamente a inviare
al Presidente Ahmadinejad, attraverso i servizi di spedizioni floreali
internazionali, una rosa bianca e una rossa, con un messaggio: "La rosa bianca
per il rispetto dei Diritti Umani del giovane omosessuale Makvan e di tutti i
dissidenti, delle donne, dei liberi pensatori, degli omosessuali condannati come
'nemici di Allah'; quella rossa per dire no al sangue di vittime innocenti,
versato sui patiboli approntati per le condanne capitali". la Campagna dei Fiori
riscuote subito un notevolissimo riscontro in tutti i Paesi del mondo libero.

"Le due petizioni hanno ottenuto più
di mille firme in pochi giorni," commentano i leader del Gruppo EveryOne, "e
centinaia di rose hanno raggiunto il palazzo del presidente Ahmadinejad, in
Pasteur Avenue, a Teheran. A ogni gruppo di due fiori era unito un invito: sì
alla clemenza, no alla pena di morte". Nei giorni successivi la parte liberale e
progressista del mondo islamico raccoglie l'invito del Gruppo EveryOne e fa
propria l'azione pacifista; decine di attivisti e personalità politiche di
Turchia, Arabia Saudita e altri Paesi arabi inviano email, lettere e fiori al
presidente e ai giudici dell'Iran. L'attivista turco per i diritti GLBT Hakan
Yildrim definisce così la campagna: "E' un'azione pacifica per la vita di
persone innocenti, nel rispetto del Corano. Un'idea geniale". Numerosi
parlamentari svedesi di diversi partiti - Liberali, Verdi, Radicali - inviano
fiori e richieste di grazia a Teheran: Gunilla Wahlen, Mats Pertoft, Camilla
Lindberg. Il 5 novembre The International Gay and Lesbian Human Rights
Commission affianca il Gruppo EveryOne e l'Irqo raccogliendo altre adesioni e
inviando una lettera al governo della Repubblica Islamica. Il giorno successivo
aderisce alla campagna Amnesty International, amplificando l'eco della petizione
per la vita di Makvan. Pochi giorni dopo il capo del Dipartimento di giustizia
iraniano, Ayatollah Seyed Mahmoud Hashemi Shahrudi, annulla la condanna a morte
Makvan Mouloodzadeh, definendola "una violazione degli insegnamenti islamici,
del codice Sciita e delle leggi morali terrene". "Questa è una sensazionale
vittoria per i Diritti Umani e una riprova del potere della protesta globale,"
ha detto Paula Ettelbrick, direttrice esecutiva del gruppo IGLHRC, al fianco del
Gruppo EveryOne, dell'Irqo, di Amnesty International e di altre organizzazioni di
attivisti nella Campagna dei Fiori. "E' una vittoria di tutti," commentano i
leader del Gruppo EveryOne, "dei movimenti per la vita e per la pace, ma anche
dell'Islam, perché il giudice iraniano ha mostrato più attenzione verso le
petizioni umanitarie di quanto non mostrino solitamente gli stessi governi dei
Paesi democratici. L'effetto della mobilitazione internazionale è stato più
importante della vuota retorica dei potenti organismi internazionali, che
faticano a superare interessi e burocrazia, lasciando inattuate le basilari
disposizioni riguardanti la tutela delle minoranze deboli, del diritto di asilo
e delle urgenze umanitarie. EveryOne è stata il motore di un nuovo impegno per i
Diritti Umani, un impegno che si sta trasformando in un grande movimento
internazionale per la vita e contro i pregiudizi. Si rende ora necessario che i
potenti non perdano questa opportunità di cambiamento e inizino a dialogare con
il movimento, alla ricerca di soluzioni indispensabili per garantire un futuro
di pace e convivenza al pianeta Terra, sempre più vicino a catastrofi umane e
ambientali di proporzioni inimmaginabili".
Nella foto, il presidente iraniano Ahmadinejad
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La Campagna dei Fiori salva la vita di Makwan
Mouloodzadeh, ragazzo gay che Ahmadinejad aveva condannato a morte
16 novembre 2007
Lettera aperta ai membri del Gruppo EveryOne e agli attivisti della campagna
"Fiori per la vita in Iran". Cari amici, dopo essermi informato attentamente
riguardo alla grazia ottenuta ieri da Makwan Mouloodzadeh, il ventunenne
omosessuale che i giudici di Teheran avevano condannato al patibolo per "lavat",
reato di sodomia, ho appreso che oltre alla campagna dei Fiori del Gruppo
EveryOne non è stato fatto praticamente null'altro, perché gli attivisti di
tutto il mondo erano fermi, incerti se Makwan fosse gay o no (lo è, ma solo noi
abbiamo avuto l'intuito di capirlo subito e l'ardire di impostare la nostra
azione e la richiesta di grazia proprio in base a una condanna per "lavat". Il 5
novembre un'organizzazione (The International Gay and Lesbian Human Rights
Commission) aveva inviato al presidente dell'Iran una lettera, chiedendo che il
giovane non fosse giustiziato. Noi, al contrario, c'eravamo già mossi il 3
novembre, diffondendo la petizione, tradotta tempestivamente in inglese da
Glenys Robinson, in tutto il mondo e riscuotendo il consenso del mondo islamico
progressista, dalla Turchia all'Arabia Saudita. La petizione del Gruppo EveryOne
ha ottenuto 500 firme (più 200 giunte via e-mail) in 10 giorni! Lettere, e-mail,
sottoscrizioni e fiori hanno fermato la mano del boia, a Teheran. Noi membri del
Gruppo EveryOne e i gruppi di attivisti che hanno lavorato con noi anche in
questa grande campagna, ci sentiamo euforici! Sono le 2 e 30 di notte. Quando
dal'Iran ci è giunta la notizia della concessione della grazia a Makwan, abbiamo
cercato di capire, indagando in rete e presso i nostri referenti, chi avesse
salvato il giovane gay iraniano, per fargli i più vivi complimenti e tessere le
sue lodi nei comunicati stampa e nei pezzi per i nostri portali. Con sorpresa e
orgoglio, ci siamo però resi conto... di essere stati noi! Ancora una volta,
come con Pegah, come con Victor e Menji, come con le famiglie Rom. Siamo stati
noi: Dario, Matteo, Glenys (grazie Glenys di aver tradotto subito la petizione,
nonostante la stanchezza di una giornata dura, il 2 novembre!), Ahmad, Arsham,
Lilì (che è in Iran anche per documentare situazioni di vita, per il nostro
Gruppo), Salvatore, Fabio, Steed, Laura, Jasmine, Loredana, Aisha, Irene,
Alessandro, Stellian, Saimir, Christos, Udila e io, per il Gruppo EveryOne. Gli
attivisti iraniani in America per l'Irqo.

Dimentico qualcuno, degli EROI che hanno combattuto con armi floreali una delle
più grandi battaglie per la vita? Adesso è tempo di celebrare quest'incredibile
campagna, una campagna che ha toccato il cuore e la coscienza di tanti
musulmani, i quali hanno mandato fiori bianchi e rossi, lettere e suppliche di
grazia in nome della fratellanza, della tolleranza, dell'amore reciproco e di un
Allah buono e misericordioso; musulmani che hanno sentito un'affinità empatica e
immediata con il Gruppo EveryOne e i suoi partner; una campagna che ha indotto
organizzazioni, personalità politiche (fra cui alcuni membri del Parlamento
svedese), attivisti e persone comuni a schierarsi subito al nostro fianco, sotto
il segno della Rosa Bianca e della Rosa Rossa. E non dimentichiamo che la
petizione cominciava nel nome di Pegah. "Questa è una senszionale vittoria per i
Diritti Umani e una riprova del potere della protesta globale," ha detto Paula
Ettelbrick, direttrice esecutiva del gruppo IGLHRC, al nostro fianco in questa
campagna. Amici miei, siete grandi, meravigliose, coraggiosissime persone e vi
voglio bene! Roberto Malini
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Un nuovo inno per gli zingari
di Roberto Malini
14 novembre 2007
Gli zingari hanno un inno che inizia così: "Ho percorso molte strade / e
ho conosciuto Rom pieni di gioia". Due versi che nascondono la forza d'animo di
un popolo, che come quello ebraico cerca di esorcizzare una storia di dolore e
morte con un atteggiamento sereno, musica, canti e feste. Forse anche nello
zigeunerlager di Auschwitz, gli zingari vedevano... colori! Però le strade che
lo zingaro percorre sono molte, infinite, perché in nessun luogo è benvenuto.
"Ditemi da che luoghi venite / con le tende, / percorrendo le strade del
destino?".
Nessuno di loro lo sa, perché nessuno
di loro ha una vera patria, perché ognuno di loro viene da luoghi ostili, da
miseria e persecuzione. E quando non ha tende, carrozze o roulotte in cui
riparare, costruisce baracche. "Ci basta un fazzoletto di terra," mi ha detto
una volta la Rom Jasmine, "per costruire un'abitazione capace di sfidare il
freddo e il caldo, il vento e la pioggia". "Oh Rom, oh giovani!" continua
l'inno, "Avevo anch'io una grande famiglia, / ma la Legione Oscura l'ha
massacrata."
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I nostri problemi non vengono dai Rom, ma dalla classe
politica italiana
di Moni Ovadia (da L'Unità, 10 novembre 2007)
Il tanfo delle peggiori vocazioni del passato europeo sale
dalle cloache a cielo aperto del pregiudizio contro genti
straniere, i rom, i sinti, i rumeni, criminalizzate tout
court nel puro stile della peggior propaganda antisemita.
Coloro che hanno la memoria corta vadano a rileggersi le
argomentazioni dei teorici del razzismo antiebraico, anche
le più filosofiche e ponderate come quelle alla Evola.
Trovino il tempo per sfogliare gli organi della stampa
reazionaria dei paesi che accoglievano gli emigranti
italiani nei primi secoli del Novecento.

Sentiranno spirare sui loro colli l’aria ammorbata e
pestilenziale degli stessi discorsi che provengono dagli
esponenti del centro-destra italiano oggi. La nuova divisa
che indossano è il trench bianco, ma le parole dell’odio e
dell’intolleranza hanno la stessa anima di quella pandemia
nera che portò allo sterminio tanti innocenti colpevoli solo
di essere ciò che erano. Senza vergogna l’onorevole Fini ha
preteso l’espulsione di coloro che non hanno mezzi di
sostentamento, lui!
Continua nella sezione Club
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Human Rights Watch solleva a livello internazionale la
tragedia del razzismo che in Italia sta annientando gli
Zingari
di Roberto Malini
14 novembre 2007
Human Rights Watch ha diffuso ieri in tutto il mondo una
nota in cui viene condannata la discriminazione
istituzionale contro gli Zingari in Italia e l'illiceità
delle espulsioni e degli sgomberi. Vi è chi ritiene che ogni
Paese dovrebbe risolvere i propri problemi senza ingerenze
esterne, ma questa opinione va contro i fini per cui è nata
l'Unione Europea. Human Rights Watch ha pubblicato la verità
nuda e cruda, basata su notizie e dati certi e
inoppugnabili, molti dei quali sono stati forniti a HRW dal
Gruppo EveryOne, che funge ormai da osservatorio
internazionale. Lo "sguardo europeo" consente di andare
oltre le diverse forme di propaganda nazionale, a volte
illuminate, ma a volte assolutamente inique e vessatorie nei
confronti delle minoranze. La propaganda nazista nella
Germania di Hitler induceva i cittadini a credere che ebrei,
zingari e gay fossero problemi di ordine pubblico e che non
bisognava tutelarli, ma radunarli in luoghi di recupero,
recupero che avrebbe dovuto avvenire attraverso il lavoro
(il lavoro che "rende liberi") e le cure mediche (come la
"Terapia Mengele"). Nella realtà, il regime annientava,
torturava, spogliava di ogni avere (compresi capelli e denti
d'oro) le sue vittime e poi le sterminava come insetti. La
propaganda del potere costituito in Italia fa la stessa cosa
e fa credere ai cittadini che buttare in strada donne e
bambini poveri e macilenti sia una cosa giusta. La loro
povertà è definita "illegalità" e le ultime attività con cui
possono sostentarsi, elemosina e servizi di strada, sono
equiparate a reati.

La verità è ben diversa e ogni innocente costretto non solo
a vivere in condizioni tragiche, ma ulteriormente
tormentato, scacciato, discriminato rappresenta un tassello
del secondo Porrajmos, che fra qualche decennio o, speriamo,
prima sarà ricordato come un crimine contro l'umanità. Non
esistono sfumature di ideologia o interpretazione: una
donna, un bambino, un innocente costretto alla fame e al
freddo, umiliato o anche solo ignorato è un vergognoso
delitto. La persecuzione degli zingari in Italia conduce a
centinaia di morti, soprattutto infantili, ogni anno e a un
abbassamento della speranza media di vita di un Rom a 47
anni!
Anche i gerarchi nazisti e i carnefici in Armenia erano
puliti, ordinati, sorridenti, colloquiali e benvestiti come
i nostri governanti, i sindaci, gli assessori e i prefetti.
Ciò non toglie che questi ultimi, come coloro che li
precedettero nell'oppressione delle minoranza, siano
carnefici, razzisti della specie più feroce, uomini
e donne crudeli, assassini senza scrupoli.
Nella foto, il sorriso di Mengele: non sembra quello di una
"brava e rispettabile persona"?
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Rom. Allarme Xenofobia in Italia.
Il Gruppo EveryOne, sostenuto ufficialmente da esponenti
Radicali, presenta una mozione contro il razzismo al
Parlamento Europeo e annuncia il progetto “Romanesia”.
Human Rights Watch pubblica una dura condanna della
discriminazione istituzionale contro i Rom.
del Gruppo EveryOne –
www.everyonegroup.com
13 novembre 2007
Si susseguono abusi e violenze gravi sugli
zingari. Dopo l’assassinio di una donna Rom a Milano, un
tentato omicidio particolarmente cruento a Roma. Nel Veneto,
insulti e percosse a bimbi Rom e romeni. Una parte
consistente delle Istituzioni e dei media italiani seguono
la cultura del pregiudizio alimentando la campagna
portatrice di odio e violenza nei confronti degli Zingari.
“Nel nostro Paese le autorità sembrano non comprendere la
gravità della situazione in cui si trova la comunità degli
zingari, oggetto di una discriminazione sempre più
insopportabile e violenta. Da troppi anni mancano programmi
educativi alla tolleranza e informazioni corrette sui Sinti,
i Rom, i Kalé e la loro cultura.

I media divulgano notizie inesatte, distorte da
questo clima di odio razziale che si diffonde a macchia
d'olio. L'escalation del pregiudizio ha portato le
istituzioni a provvedimenti repressivi e all'ostilità del
popolo italiano verso decine di migliaia di famiglie
colpevoli solo di essere povere e senza casa, famiglie che
oggi subiscono gravi abusi e vivono nel terrore. Esistono
programmi efficaci per consentire l'inserimento positivo
degli Zingari in Italia e per aiutarli in Romania: il
Governo deve ascoltarci prima che sia tardi”. E' l'appello
accorato promosso dal Gruppo EveryOne (www.everyonegroup.com)
attraverso i suoi portavoce Roberto Malini, Matteo Pegoraro,
Dario Picciau, Irene Campari e Saimir Mile.
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Anche Romulus Mailat ha diritto a un equo processo
di Roberto Malini
13 novembre 2007
E' impopolare affermarlo, lo so, ma tutti, anche le persone sospettate di
crimini atroci, hanno diritto a un processo equo. Sarebbe facile e
demagogicamente appagante, adesso, tessere esclusivamente le lodi della donna
Rom Emilia Neanitu, del suo coraggio, della sua abnegazione. Utile alla causa
dei Rom, utile alle campagne che stiamo conducendo con tanta fatica. Ma utilità
e giustizia sono concetti che a volte non si appaiano. L'Italia vive Mailat come
il "mostro", il "Jack lo Squartatore" nostrano, l'Uomo Nero, il nemico pubblico,
il maschio stupratore e così via. Le accuse che lo riguardano sono terribili,
però giustizia vuole che a Romulus Mailat siano riconosciute le stesse garanzie
che dovrebbe avere qualsiasi imputato. Al principio sembrava che molti indizi e
molte prove accusassero il Rom: dal sangue sul suo viso ai graffi sul suo corpo,
fino alla testimonianza di Emilia. Poco importava se gli stessi figli della
donna, Florin e Basile, avvertissero le autorità dei suoi comportamenti anomali,
derivanti da una mente turbata da psicopatologie gravi e conclamate. Poco
importava se altri parenti e vicini di baracca della nomade, in località Tor di
Quinto, affermassero le stesse cose. Indizi e prove erano schiaccianti e – si
diceva – le voci erano messe in giro per screditare una supertestimone. "Si
attendono gli esami del DNA" annunciava la stampa il giorno successivo al
crimine. DNA del sangue sul corpo di lui e sotto le unghie di lei, che
"coraggiosamente aveva combattuto contro l'assassino".

Non so, non sappiamo se Mailat sia colpevole.
E' certo, tuttavia, che
non vi è stata finora equità nel procedimento giudiziale cui è sottoposto. Ieri si è tenuto l'incidente probatorio presso il
Palazzo di Giustizia di Roma, nell'ufficio del gip Claudio Mattioli e di tutte
le prove, di tutti gli indizi ne è rimasto solo uno: la testimonianza di Emilia,
Emilia che è stata internata per un anno, fra il 2005 e il 2006, nel reparto
psichiatrico dell'Ospedale di Siblu, per problemi mentali (gravi, dato il lungo
periodo). Il referto riguardante il DNA dal sangue sul viso e sulle mani di lui
(che ha sempre invocato proprio gli esami: "Guardate gli esiti degli esami,
vedrete che sono innocente!") si è volatilizzato. Il referto del DNA dal sangue
sotto le unghie di lei… scomparso. Le prove raccolte sul luogo del delitto, non
se ne parla più: non ce ne sono. Incredibile, inoltre, l'atteggiamento
dell'avvocato che difende Mailat: che non l'ha consigliato di ribadire le sue
ragioni, durante l'incidente probatorio, quando le sua versione sarebbe stata
importantissima, visto che si dichiara innocente: borseggiatore sì, ma
stupratore e omicida no. Il silenzio di Mailat potrebbe essere stato
interpretato come un'ammissione di colpa. Che incidente probatorio è stato, quel
monologo recitato dalla donna? L'avvocato ha annunciato che non compirà altre
azioni legali, né presenterà appello al Tribunale della Libertà: fatto senza
precedenti in Italia per un delitto il cui unico indizio è la parola di una
personalità instabile e turbata. Un avvocato anglosassone farebbe a pezzi il
pubblico ministero! Così, senza alcuna prova, verrà condannato all'ergastolo
Romulus Mailat. E la giustizia, con Giovanna Reggiani, è morta di morte
violenta.
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Pavia premierà il coraggio dei bambini Rom?
Il capogruppo del Prc in Consiglio Comunale a Pavia, Pasquale Di Tomaso, ha
proposto al Consiglio la candidatura dei bambini Rom per la Civica benemerenza
di San Siro. Irene Campari, capogruppo consiliare e componente del Gruppo
EveryOne, sostiene con convinzione la candidatura, temendo però che
l'amministrazione pavese potrebbe strumentalizzarla, magari attribuendo
l'onorificenza ai fanciulli Rom in quanto "vittime dello sfruttamento da parte
dei genitori". Pubblichiamo qui di seguito sia la riflessione di Irene che la
lettera con cui Pasquale di Tomaso ha ufficializzato la proposta.
La candidatura dei bambini zingari (mi si consenta l'uso di un termine nobile e
antico, che il pregiudizio non ha corrotto, a mio avviso, e il cui uso – insieme
a "gypsies" – è stato suggerito dalle più importanti autorità di cultura Rom,
Sinti, Kalé ecc.) alla Civica Benemerenza di S. Siro di per sé è la
dimostrazione che qualcuno riesce ancora a distinguere la verità dalla calunnia
razziale.

Se poi il Consiglio assegnasse a loro il premio, be', allora significherebbe
che non sono più solo "i pochi", a Pavia, a non essere impazziti a causa
del'odio, ma "i molti". I bambini Rom di oggi ereditano il dolore, ma anche il
coraggio dei bambini ebrei (ma anche Rom) negli anni delle leggi razziali.
Riconoscere il difficile cammino cui sono costretti e l'incerto futuro che hanno
davanti sarebbe come aggiungere pagine al Diario di Anne Frank. "Mi ricordo
quegli anni," mi ha detto qualche tempo fa la sopravvissuta al Porrajmos Antonia
Bezzecchi (con me nella foto), "e mi ricordo come fossimo sempre considerati gli
ultimi, noi zingari. Poi le cose peggiorarono ancora e ci portarono ad
Auschwitz. Una mia zia ritornò che sembrava uno scheletro... ma gli altri erano
tutti morti. Hanno cercato di bruciarmi viva con la mia famiglia, dentro la
baracca in cui vivevamo. Ci ha salvati un italiano, avvertendoci in tempo, prima
che i fascisti gettassero le torce. Oggi per gli ebrei le cose sono cambiate, ma
per noi no. Gli ultimi eravamo e gli ultimi siamo ancora. Saremo sempre gli
ultimi, finché la gente non capirà che vogliamo solo vivere con le nostre
famiglie, come tutti gli altri esseri umani". Un premio ai bambini Rom di Pavia
sarebbe un modo nobile di rispondere alle parole di Antonia e alle paure di Anne
(che si chiedeva se un giorno l'umanità avrebbe smesso di discriminare i
poveri). Sarebbe... un nonnulla, ma almeno qualcosa di diverso dall'odio e dalla
violenza. Sarebbe una pagina serena aggiunta al Diario dell'umanità. Roberto
Malini
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Tentato omicidio di un Rom nella
capitale
12 novembre 2007
Nonostante le continue operazioni di insabbiamento da parte delle autorità
italiane, coadiuvate dai media, la campagna razziale contro gli zingari continua
a produrre esiti violenti, che gettano la comunità Rom nell'angoscia e nel
terrore. Non conosciamo le conseguenze provocate dagli sgomberi, che hanno messo
in strada in pieno inverno uomini, donne e bambini, anche se alcuni testimoni
parlano di un dramma inimmaginabile. Sappiamo però che vi sono stati episodi di
maltrattamento e abuso, culminati nell'aggressione da parte di una squadra di
neonazisti nei confronti di quattro romeni innocenti, a Roma; nell'omicidio di
Rozeta Duplea e nel rogo della sua baracca, a Milano; nella disperazione di una
ragazzina romena residente in Friuli, che a 12 anni si è gettata dal secondo
piano, scampando alla morte per miracolo. Dalla Romania Victor T. descrive
l'esito delle espulsioni: "Non è vero che sono poche unità. Ho visto in tv
lunghe file di persone, si parla già di 6 o 7000, in condizioni disperate. Mamme
e bambini infreddoliti e malati: uno spettacolo che mi ha fatto piangere, perché
quelli non sembravano esseri umani, ma animali". Ieri notte a Roma uno zingaro è
stato aggredito in via Monte delle Capre. I criminali razziali che si sono
avventati su di lui con coltelli e l'hanno ferito ripetutamente. Un largo
squarcio sulla coscia sinistra avrebbe potuto risultare mortale se avesse
tranciato la safena ( e chi fa uso di armi da taglio lo sa bene). Un tentato
omicidio che resterà impunito, perché questa è la politica delle autorità
italiane nei confronti degli aggressori razziali. R.M.
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E' necessario rieducare il braccio
violento della legge
di Roberto Malini
12 novembre 2007
Il ruolo delle forze di polizia, in una società sana e progredita, è prezioso,
fondato sulla tutela della pace e della convivenza sociale. L'Italia, però, è
una società avvelenata da mille mali, corrotta, lontana dai più nobili valori
civili, accecata dal pregiudizio e gli agenti di pubblica sicurezza
rappresentano i tentacoli distruttivi di questo mostro: spietati, indifferenti
di fronte all'iniquità, inebriati del potere di annientare le vittime designate
dalla "testa" del mostro. Equità, senso dell'onore, capacità di discernere il
bene dal male, compassione: gli agenti non sono addestrati a queste virtù, ma al
loro opposto. Ho visto con i miei occhi agenti italiani che di fronte ai deboli
e ai diseredati – in ossequio alla "testa del mostro" – si trasformavano in
carnefici ed erano capaci di picchiare bambini, donne e uomini inermi.
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Club

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Italia e Romania, due nazioni
razziste, decidono di collaborare per risolvere la "questione Rom". Si prospetta
una spaventosa tragedia umanitaria
di Roberto Malini
11 novembre 2007
Non siamo più i soli ad affermarlo: "Oggi i Rom sono gli ultimi tra gli ultimi,
come lo erano insieme agli ebrei durante il nazismo". L'ha detto il 2 novembre
scorso il premio Nobel Dario Fo, che ha aggiunto: "Abbiamo visto dove abitano?
Cosa mangiano? Come sopravvivono, senza acqua, senza luce elettrica? Solo pochi
giorni fa a Roma è morta di freddo una bambina di due mesi che viveva in una
baracca. Questa gente è abbrutita e lo sarà sempre di più contro noi benestanti
occidentali che li mortifichiamo fino al livello di farli vivere così senza
tentare loro di offrire un'alternativa. E quando gli capita di morire in qualche
cantiere illegale neppure lo veniamo a sapere". Dario ha ragione. Non è un
problema di risorse, perché, sia in sede italiana che europea, molto denaro è
stato stanziato per migliorare le condizioni di vita dei Rom. Il punto è: come è
stato speso quel denaro, se gli Zingari in Italia vivono ancora in baracche di
cartone, in edifici malsani e abbandonati o all'addiaccio? I progetti di
educazione del popolo italiano alla Storia e alla cultura Rom sono stati
realizzati in forma disomogenea, confusa, inefficace, perché la disinformazione
sugli Zingari è ancora totale e chi non conosce, inevitabilmente teme. Abbiamo
fatto due calcoli, da cui risulta lampante che se il denaro stanziato per i Rom
fosse stato speso con raziocinio e spirito umanitario, oggi avremmo campi
attrezzati, programmi culturali ed educativi seri, nonché una rete di
collaborazioni fra i Paesi europei che ospitano comunità Rom. La nostra classe
politica, oltre ad essere intollerante, è ancor più disinformata dei nostri
giovani. Ieri Romano Prodi è apparso alla tv romena (Tvr 1- Televiziunea Romana)
e ha pronunciato, probabilmente in buona fede, parole che confermano quanto
l'Italia sia lontana da un atteggiamento antirazzista: "Il popolo italiano e il
popolo romeno sono popoli fratelli, i governanti di entrambi i Paesi sanno che
abbiamo rapporti stretti e obbiettivi comuni, con legami di lingua, di storia,
di simpatia che si dovranno rafforzare in futuro". Quindi ha rassicurato i
romeni: "Posso garantire che la xenofobia non abita in Italia. Riguardo ai Rom,
lavoreremo insieme a voi per adottare una serie di aiuti, di misure sociali che
rendano questa situazione così complicata molto più affrontabile e molto più
umanamente facile. Questo è il nostro obbiettivo".

Insieme, Prodi e il Primo Ministro
romeno Tariceanu hanno chiesto aiuto all'Unione Europea: "Dateci una mano come
Europa per il controllo delle frontiere quando questo controllo c'è, per misure
di carattere sociale che consentano di affrontare le situazioni più difficili,
per aiuti regionali quando questi problemi di immigrazione sono più forti.
Proprio perché queste grandi migrazioni sono migrazioni europee, non riguardano
soltanto singoli Paesi ma l'intero continente". Tutto molto lodevole, se non
fosse che la Romania è un Paese in cui la discriminazione e la persecuzione
degli Zingari sono un male che peggiora di anno in anno, tanto che il Consiglio
d'Europa ha ripreso con severità in diverse occasioni il suo governo e le sue
istituzioni. Il 22 febbraio 2006 il Consiglio ha divulgato un "Rapporto sul
razzismo in Estonia, Lituania, Romania e Spagna", in cui è scritto: "In Romania
le autorità hanno adottato una legge anti discriminazione e creato un Consiglio
Nazionale Contro la Discriminazione, che è l'organo che dovrebbe far applicare
le norme. Tuttavia il Consiglio Europeo rileva che la legislazione è raramente
applicata e né le autorità né l'opinione pubblica conoscono la sua esistenza. La
comunità Rom continua ad essere discriminata in tutti i campi sociali, incluso
il mercato del lavoro e l'accesso all'educazione, i posti pubblici e il diritto
ad abitazioni decenti". Non c'è che dire, il partner con cui Prodi intende
collaborare per combattere il pregiudizio che colpisce i Rom ha proprio tutte le
carte in regola per un compito così importante e delicato! Il Gruppo EveryOne ha
appena presentato in sede europea una Mozione contro il pregiudizio che colpisce
gli Zingari, con una serie di proposte mirate a un approccio –
contemporaneamente umanitario e razionale – alle gravi e urgentissime priorità
che comporta. Auguriamoci che se ne discuta presto e che si assumano
provvedimenti atti a evitare una tragedia umanitaria di proporzioni
incalcolabili.
Nella foto, Prodi con il Premier
romeno in un recente incontro a Palazzo Chigi
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Campagna Gruppo EveryOne -
Telefono Viola per l'abolizione del Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO)
di Laura Todisco, Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau
Il Trattamento Sanitario Obbligatorio è oggetto di discussione, perché senza
dubbio interferisce con l'integrità psichica del soggetto su cui viene
effettuato, con il suo libero arbitrio e più in generale con i suoi diritti
umani. Innumerevoli casi verificatisi in tutto il mondo dimostrano come il
ricovero e il trattamento con psicofarmaci o altre terapie, contro la volontà
del paziente, abbiano spesso causato gravi disturbi nel soggetto trattato e in
alcuni casi la sua morte.

Può sembrare incredibile, ma è il
Sindaco del comune in cui risiede il paziente coatto a disporre il TSO, che è
proposto da un medico, non importa se psichiatra. Un medico della struttura
sanitaria pubblica, di solito l'ufficiale sanitario, convalida il trattamento,
che può essere eseguito quando i due medici suindicati dichiarano che il
soggetto destinato al TSO è affetto da turbe psichiche tali da richiedere un
trattamento urgente, che rifiuta di sottoporsi allo stesso di sua volontà e che
non vi siano alternative extraospedaliere al ricovero.
Continua nella sezione
Watching The Sky
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In Friuli una ragazzina romena
tenta il suicidio
10 novembre 2007
Azzano Decimo (Pordenone). Una ragazzina di soli dodici anni, romena,
residente ad Azzano Decimo, si è gettata dal secondo piano della scuola che
frequenta. Fortunatamente l'impatto al suolo è stato attutito da alcune piante e
la giovanissima non è in pericolo di vita.
Ha comunque riportato traumi e
fratture ed è stata trasportata d'urgenza, in elicottero, all'Ospedale di Udine.
La cittadinanza di Azzano Decimo (Daçan di Pordenon in friulano), un comune di
circa 15mila abitanti, si interroga sui motivi che hanno portato una bambina a
compiere il gesto estremo: probabilmente l'intolleranza che la circondava. Prima
di lanciarsi nel vuoto, la bambina ha lasciato, sul banco, un biglietto, che è
al vaglio degli Inquirenti. Ci auguriamo di essere in errore e di tracciare un
paragone avventato, ma ricordiamo che fin dagli inizi della campagna razziale
nazista si verificarono in Germania diversi episodi di suicidio e tentato
suicidio. R.M.
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Assassinata una donna Rom a Milano, bruciata la sua baracca
di Roberto Malini
10 novembre 2007
Il Gruppo EveryOne sta conducendo una campagna contro la discriminazione e
l'incitazione alla violenza razziale che assume ogni giorno toni più disperati.
I nostri membri, che sono persone di modeste o normali condizioni economiche,
stanno devolvendo i loro personali risparmi per aiutare persone Rom in
difficoltà, ora provvedendo agli affitti, ora inviando somme di denaro
sufficienti a evitare che l'indigenza totale in cui versano intere famiglie
provochi nuove tragedie, nuovi lutti in questa Italia in cui si respira
un'atmosfera sempre più simile a quella che aleggiava sul nostro Paese quando si
affermò il fascismo e sulla Germania quando prese corpo l'idea dell'Olocausto.
Ci impegniamo per sollevare l'allarme xenofobia, avvertendo le autorità e le
istituzioni che esistono gruppi di assassini razziali, come il GAPE, che
rivendicò l'infanticidio multiplo di Livorno, nel famigerato rogo. In quel caso,
come in altri casi, si è scelto di proteggere i criminali neofascisti,
nonostante le prove fornite dai membri del Gruppo EveryOne, e di condannare i
genitori dei bambini per "abbandono di minore". Ieri notte un nuovo incendio ha
colpito una baracca in viale Forlanini a Milano, nell'area dell'ex caserma dei
carabinieri dismessa, vicino al ponte della tangenziale Est in direzione
dell'aeroporto di Linate. Le autorità accorse hanno immediatamente seguito la
procedura che è ormai consueta e hanno cercato cause accidentali: la candela, il
fornello a gas. In realtà, tutti sanno come nascono e si sviluppano la maggior
parte dei roghi nei campi zingari. Stavolta però, lo scenario si è presentato
diverso agli agenti. Fuori dalla baracca, prona su alcuni rovi, le Forze dell'Odine
hanno trovato il cadavere di una donna Rom di 36 anni. Durante il trasporto del
corpo, l'anestesista ha rilevato ferite e contusioni "incompatibili con la
vita", fra le quali un trauma da corpo contundente che potrebbe averla uccisa.
Questa notizie sono state diffuse alla stampa ed è un fatto positivo per chi
spera che si arrivi alla verità, perché neanche il medico legale, ora, potrà
smentirle e attribuire il decesso a un incidente. Il medico presente alla
centrale operativa del 118 ha confermato "traumi compatibili con
un'aggressione". Il corpo della donna è stato trovato dal suo convivente, che ha
avvertito le autorità a mezzanotte e 41 minuti: "La mia donna è a terra, non
risponde, forse è morta", gridava in preda al panico e al dolore. L'omicidio si
è verificato nel pieno della campagna razziale contro gli zingari scatenata da
politici, Autorità di forza pubblica e stampa, dopo il caso (anch'esso tutto da
chiarire) Giovanna Reggiani. La dinamica è quella tipica dell'aggressione di
razzisti: l'incendio, l'aggressione. Il clima di questi giorni faceva temere
episodi estremamente violenti e il Gruppo EveryOne ha più volte lanciato
l'allarme anche attraverso comunicati stampa, mai diffusi, purtroppo, dai
giornali né dalle televisioni, che sono ormai sussiegose nei confronti del
potere fino ai limiti della complicità. Cosa dobbiamo aspettarci dalle indagini?
Esclusa la possibilità di trasformare il delitto in un incidente, visto che
alcuni particolari sono ormai di dominio pubblico, c'è da temere che si tenterà
di attribuire le colpe del gesto violento al compagno della donna Rom o a un
altro romeno, ipotizzando il raptus di gelosia o un regolamento di conti. E’
necessario vigilare sulle indagini e su come la stampa presenterà l'evento, che
già oggi, incredibilmente, induceva il giornalista del Corriere della Sera a
chiedersi (nonostante le evidenze): "Incidente, vendetta o xenofobia?". Si noti
la prima ipotesi: Incidente. Pazzesco, iniquo, degno di questa Italia che
scivola nell'orrore.
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Stellian Covaciu, esperto di
cultura, arte e musica Rrom, entra nel Gruppo EveryOne
del Gruppo EveryOne –
www.everyonegroup.com
10 novembre 2007
Il Gruppo EveryOne acquisisce un nuovo, straordinario membro. E' Rrom (non è un
refuso, si scrive proprio così), si chiama Stellian Covaciu, è nato ad Arad, in
Romania, nella regione della Transilvania, vicino a Timisoara e vive in Italia.
Ha una splendida famiglia: una moglie che parla e scrive romeno, rromanes
(neanche questo è un refuso: si scrive proprio così), spagnolo, italiano,
francese ed è una formidabile cuoca. Hanno cinque figli: una giovane sposa che
vive in Francia e quattro ragazzini vivaci. Rebecca ha undici anni e doti
eccezionali di intelligenza e creatività. Scrive già in italiano, disegna e
possiede il dono di leggere gli eventi che accadono intorno a lei, di
distinguere il bene dal male (ha tanti punti in comune con un'altra ragazzina,
che si chiamava Anne Frank).
Anche gli altri bambini di Stelian hanno talenti in campi diversi: il canto, la
musica, il gioco del calcio… Stellian è Missionario per la Chiesa Pentecostale e
porta al suo popolo parole di pace e fratellanza. E' un notevole conoscitore
delle tradizioni, della cultura orale e della musica Rrom. Entra nel Gruppo
EveryOne con l'incarico di coordinare le proposte d'arte, cultura ed educazione
alla Storia e alle tradizioni Rrom. Sarà un motore fondamentale per le campagne
del Gruppo EveryOne. Benvenuto a Stellian! R.M.

Nella foto, Stellian Covaciu mostra un'immagine di Anne Frank, su cui campeggia
il marchio del Gruppo EveryOne. I Rrom in Italia vivono nel terrore dei raid
polizieschi, di accuse ingiuste e pretestuose, di azioni persecutorie e di
espulsioni, come gli ebrei durante gli anni dell'antisemitismo nella Germania
pre-nazista e nazista. La loro speranza di vita si è abbassata, a causa
dell'oppressione istituzionale, a soli 47 anni. I bambini zingari hanno una
mortalità sei volte superiore rispetto agli altri bambini europei e sono
oggetto di discriminazione a scuola e ovunque. Vivono nascosti, per evitare lo
sguardo carico d'odio della gente “per bene”, come Anne Frank ai temi di Hitler.
“Perché l'uomo è così crudele?” si chiedeva la giovanissima autrice del Diario.
“Perché i governi non spendono il denaro per aiutare la gente povera e senza
casa, gli artisti di strada, anziché produrre sempre più armi, aerei e navi da
guerra?”
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L'Italia esporta il pregiudizio in
Romania
10 novembre 2007
Nonostante le dure parole del
Presidente della Romania Traian Băsescu contro la campagna razziale avviata
dalle istituzioni italiane contro i Rrom, i discorsi dei numerosi politici
italiani di ideologia razzista hanno sparso semi di pregiudizio e odio etnico
anche in terra romena. Il decreto di espulsione, le disposizioni repressive, le
violenze attuate da uomini in divisa contro le abitazioni degli Zingari in
Italia hanno riscosso il consenso di neonazisti e intolleranti anche nella
nazione balcanica.

Esaltati nella loro febbrile
intolleranza alla vista di foto di distruzioni e di processioni di povera gente
lacera e affranta, i razzisti romeni danno corpo a campagne volte a incitare i
romeni ad atteggiamenti e azioni di persecuzione verso i Rrom locali, precisando
che il presunto assassino di Giovanna Reggiani (con tutti i dubbi che il suo
arresto e la sua condanna da parte dei media e del popolo italiano, prima ancora
del procedimento giudiziario, suscitano in chi ritiene che le colpe debbano
essere provate) non è romeno, ma zingaro. A nulla valgono, di fronte alle
ragioni dell'odio, i dati giudiziari, che dimostrano come le condanne di romeni
(per quello che possono valere, vista l'atmosfera xenofoba che aleggia nelle
corti di giustizia italiane) siano molte di più rispetto a quelle che hanno
colpito i Rrom negli ultimi anni. A.B.
Nella foto, Romulus Mailat, lo
zingaro accusato dell'omicidio di Giovanna Reggiani
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Vincenzo Zeno Zencovich: un uomo
che si batte per salvare 5 milioni di vite umane ogni anno
8 novembre 2007
Il professor Vincenzo Zeno Zencovich (nella foto), professore ordinario di
diritto privato comparato all'Università di Sassari, è uno dei più coscienziosi
e fieri avversari dei produttori di tabacco. Le sigarette, e più in generale il
tabacco da fumo, sono una delle principali cause di morte. Il tabacco, infatti,
uccide ogni anno 4,9 milioni di persone. Roberto Malini del Gruppo EveryOne gli
ha inviato una lettera, preludio a un impegno di alcuni membri del Gruppo nella
lotta contro questo crimine industriale: "Egregio professor Zencovich, non pensa
che esistano fondati motivi corredati da prove certe per denunciare i produttori
e distributori di sigarette per genocidio e crimini contro l'umanità? Non basta
la scritta 'il fumo uccide' per giustificare la legalità di tali attività, che
provocano milioni di vittime certe ogni anno. Sarei lieto di avere un Suo
parere".

Il professor Zencovich si dichiara assolutamente d'accordo e ci invia l'articolo
diffuso oggi da Adnkronos-Ign riguardante la vittoria di tappa più potente della
sua importante battaglia (l'obiettivo finale è l'abolizione del fumo e della
strage che ogni anno provoca nel mondo). Il professore sarà un prezioso,
incorruttibile e straordinario alleato per nuove campagne a favore della vita.
A.B. Continua nella sezione
Club
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Rai Uno incita all'odio contro gli
zingari
7 novembre 2007
Ieri pomeriggio ho visto un programma che va in onda su rai uno, condotto da
tale Caterina Balivo. Questa "signora" aveva come ospiti in studio il padre e lo
zio di uno dei ragazzi investiti da Marco Ahmetovic. L'odio e il rancore dei
parenti sono giustificati e comprensibili, ma non le parole e il grave
incitamento all'odio razziale fatto dalla conduttrice, la quale ha prima
esordito dicendo: "Ma si può morire a 18 anni per mano di un Rom?" sottolineando
quindi, come elemento di assurdità, oltre alla giovane età, il fatto che
l'assassino fosse un "sub-umano". In realtà si è trattato di un incidente
automobilistico come ne avvengono decine ogni anno in Italia. Poi ha incalzato
talmente gli ospiti, che lo zio del ragazzo ha minacciato i Rom in diretta
pubblica, dicendo che se le cose dovessero continuare così, in Italia
succederanno scintille. Io penso che se si potesse ottenere la registrazione, si
potrebbe denunciare tutta la redazione del programma dal titolo Festa Italiana e
la conduttrice. In sede internazionale, ovviamente, perché le istituzioni
italiane probabilmente attribuirebbero alla Balivo e alla sua corte di razzisti
un'onorificenza. Laura Todisco
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Da oggi li chiameremo "zingari"
di Roberto Malini
7 novembre 2007
Matt T. Salo, Presidente della Gypsy Lore Society (http://www.gypsyloresociety.org)
scrive al Gruppo EveryOne. La Gypsy Lore Society è un'associazione
internazionale fondata nel Regno Unito nel 1888; dal 1989 la sua sede principale
si è trasferita negli USA. I suoi obiettivi sono la promozione degli studi sulla
cultura degli zingari, creando una rete mondiale di ricerca e scambi culturali.
Come noi, Matt è attonito di fronte alla recrudescenza del razzismo contro i Rom
e i Sinti in Italia. Ha letto dell'esistenza del Gruppo EveryOne sul numero di
Newsweek del 5 ottobre 2007, in cui è apparso un articolo dedicato al
pregiudizio italiano contro i Rom e le altre etnie. L'articolo cita il Gruppo
EveryOne fra le poche realtà che si oppongono a questo tipo particolarmente
odioso di discriminazione, una forma di odio razziale che parte dalla classe
politica e grazie al sostegno dei media avvelena la popolazione, incitandola a
usare violenza fisica e morale su un popolo che vive in condizioni di estrema
povertà e debolezza. Matt ha notato come in Italia si usino i termini di "Rom" e
"nomadi" in senso generico, mentre si è abbandonato il termine "zingari",
ritenuto spregiativo.

Il Presidente della Gypsy Lore
Society ci consiglia, invece, di utilizzare proprio il termine "zingari" – "Gypsies"
in inglese – in senso generico e di adoperare per i diversi gruppi i nomi
specifici: Rom, Sinti, Kalé, Romanichel, Ludar, Romungre, "Traveler" irlandesi,
"Traveler" scozzesi ecc. Con la sua lettera Matt T. Salo ci aiuta a rispondere a
una domanda che ci stavamo ponendo da qualche tempo: adeguarci all'informazione
e all'uso comune del termine "Rom" in Italia (nel qual caso, sarebbe stato più
corretto scriverlo con la doppia "r": Rrom), ricorrere all'inesatto "nomadi" o
recuperare il nobile "zingari", nonostante il suo uso sia stato inquinato dal
pregiudizio? Da oggi preferiremo il termine "zingari".
Nella foto, copertina della pubblicazione "100 Anni di Studi Zingari", della
Gypsy Lore Society.
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Emergenza-crimini? È un imbroglio, lo
dice il Viminale
da
http://circolopasolini.splinder.com
7
novembre 2007
Ecco i dati ufficiali: dimostrano che è una campagna basata sulla menzogna e la
xenofobia. Li ha resi noti il quotidiano “Liberazione”, unico giornale a
pubblicarli. Di seguito riprendiamo la nota di Piero Sansonetti e le due tabelle
a cura del Ministero dell’interno, dalle quali si ricava che in Italia dal 1993
ad oggi gli omicidi, i furti e le rapine si sono dimezzati. Secondo il Viminale,
«Per trovare un tasso di omicidi pari a quello del 2005-2006 dovremmo tornare
indietro almeno fino all’inizio degli anni Settanta. Siamo cioè ai livelli più
bassi degli ultimi trent’anni».

Sono in netto aumento i delitti nelle
famiglie: «Le violenze fisiche sono state commesse dal partner nel 62,4 per
cento dei casi. Le violenze sessuali nel 68, 3 per cento. Gli stupri nel 69,7
per cento. 1.400.000 donne hanno subito violenza prima dei 16 anni» (dal
“Rapporto sulla criminalità” del Ministero dell’interno). I dati su Pavia
confermano quelli nazionali. Qualcuno ha associato ai migranti l’inesistente
recrudescenza della criminalità. Nessuno ci dirà perché.
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Club
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Ricordiamo le proteste di sette
mesi fa contro la persecuzione istituzionale degli zingari
7
novembre 2007
Sette mesi fa, all'inizio di aprile, Roberto Malini scriveva su Anne's Door, a
proposito della persecuzione italiana contro gli zingari: "Siamo ciechi e
coltiviamo la nostra cecità. Siamo insensibili e ci trinceriamo dietro alla
nostra insensibilità. Siamo malvagi, razzisti, intolleranti, spietati e ci
definiamo 'brava gente'. Siamo il Nuovo Olocausto, complici di uno sterminio che
si estende ben oltre i singoli roghi e condurrà - se le voci dei giusti non si
leveranno più forti dell'indifferenza - all'estinzione di popoli numerosi e
antichi, bruciati da fiamme visibili e invisibili: la povertà, la fame,
l'emarginazione, le violenze messe in atto o tollerate dai governi e dalle
autorità locali, le condizioni igieniche disumane, le malattie. Per evitare i
grandi roghi, però, non bisogna sottovalutare le scintille. Piccole avversioni e
piccole incomprensioni. Piccoli pensieri e piccole parole: le radici del fuoco
sono lì".
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Club
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Trattamento Sanitario
Obbligatorio: Petizione contro un grave abuso istituzionale
Si tratta di una violazione dei diritti di minoranze deboli: immigrati, zingari,
poveri e senzatetto, liberi pensatori, omosessuali, persone ipersensibili. E'
importante firmare la petizione (http://www.petitiononline.com/everyTSO/petition.html),
ma anche diffondere questo testo presso amici, parenti, conoscenti, media, siti
internet, forum. Bisogna fermare questa pratica violenta e lesiva della libertà
individuale; prima o poi la "condanna" al T.S.O. potrebbe capitare a ognuno di
noi o a chi ci è caro.
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Roma e i Rom: ecco perché il nuovo
corso non funzionerà
6
novembre 2007
La giunta municipale di Roma ha dato incarico ai vigili urbani di effettuare il
censimento degli insediamenti di nomadi nella capitale. Sono dati già noti, ma
rifare i conti e renderli pubblici serve alle Autorità per presentare ai media e
all'opinione pubblica l'immagine di un nuovo corso, come dire "adesso le cose
cambieranno". I numeri dicono che ci sono 8/10 mila Rom nella capitale, vale a
dire 2 mila famiglie. Destineranno qualche decina di milioni di euro solo a
sgomberi e repressioni nell'immediato.

Con molto meno si potrebbero
attrezzare una quarantina di campi, con 50 famiglie per campo. Un luogo fisso
dotato di acqua e luce consentirebbe un miglioramento delle condizioni di vita
dei Rom, un loro progressivo inserimento nel mondo del lavoro, l'istituzione di
corsi scolastici presso i campi con esami integrativi. Quindi, integrazione
delle famiglie via via in grado di pagarsi un affitto, magari con agevolazioni
ed eventualmente l'iscrizione di bambini e ragazzi alle scuole pubbliche
(l'integrazione limiterebbe la discriminazione nei loro confronti, perché i loro
modelli di vita si avvicinerebbero a quelli dei cittadini Italiani). Invece ci
saranno distruzioni e re-insediamenti, in condizioni sempre peggiori perché i
nomadi non potranno volatilizzarsi e, se espulsi (posto che la Romania accetti
migliaia di rimpatri), saranno costretti a tornare perché là mancano possibilità
di sussistenza. Una nuova follia razzista che non può portare ad alcun
risultato, se non il caos e l'aumento della mortalità Rom. R.M.
Nella foto, la distruzione di alcune
baracche Rom, dopo uno sgombero, nei pressi di Tor di Quinto, a Roma
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“LE MONDE”: In Italia c'è "Romfobia",
occorre affrontare i problemi dei Rom
6
novembre 2007
L’editoriale di ieri 5 novembre del quotidiano francese Le Monde titola
“Romfobia” e parla del decreto legge sulla sicurezza approvato in via
straordinaria dal Governo Italiano.
“Gli italiani infiammati, ma potrebbero essere dei francesi, che (riferendosi ai
Rom, n.d.r.) dicono 'rientrino a casa loro', devono sapere – osserva
Le Monde – che quelli che vengono chiamati 'zingari' non sono più a casa
loro neanche in Romania, Bulgaria o Slovacchia, dove sono nati. Anche lì sono
spesso ancor più disprezzati e maltrattati”.
Il quotidiano prende spunto dall'ondata di ostilità anti-Rom che colpisce
l'Italia dopo l'omicidio a Roma di Giovanna Reggiani, per cui è stato accusato
il romeno di etnia Rom Nicolae Romulus Mailat.

"E' vero: nell'Unione Europea" prosegue il principale giornale francese "i Rom
pongono un problema. Chiedono l'elemosina, si raggruppano in bidonville,
alcuni praticano la delinquenza, disturbano e preoccupano" scrive ancora Le
Monde, che sottolinea però che "il problema di inserimento dei Rom è senza
paragone con i problemi che devono affrontare durante tutta la loro vita la
maggioranza di questi europei dimenticati dal progresso: povertà estrema,
emarginazione, discriminazione per quanto riguarda la casa, la salute,
l'istruzione, il lavoro".
L’editoriale ricorda infine che "nel 2005 il Parlamento europeo ha adottato una
risoluzione sulla situazione dei 7 a 9 milioni di Rom che vivono nell'Unione
europea", ricordando le persecuzioni subite e chiedendo in particolare che i Rom
vengano riconosciuti come minoranza europea. Lo stesso anno, aggiunge il
quotidiano, è stato lanciato da parte di nove Paesi dell’Europa Centrale il
"Decennio d'integrazione dei Rom".
"E' questa la strada giusta" conclude l'editoriale, per il quale "il problema
Rom non diminuirà finché non si affronteranno i problemi dei Rom. Non i Rom
stessi". M.P.
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Non sanno quello che fanno?
6 novembre 2007
Il capogruppo regionale An Gianni Plinio ha chiesto al Questore di Genova di
provvedere allo sgombero dei Rom "installati da tempo in baracche, ruderi e
proprietà private anche assai vicine all'abitato sulle alture di San Gottardo
con grande preoccupazione per i residenti della zona che temono per la propria
sicurezza. Con questa iniziativa," ha spiegato Plinio "intendiamo corrispondere
alle sollecitazioni dei residenti sulle alture di San Gottardo che, dopo i
tragici fatti di Roma, sono assai preoccupati per la propria sicurezza a causa
di una indisturbata presenza di gruppi di Rom nella zona. Numerose sono state
nel tempo le denunzie di molestie, furti, scippi e violenze nella zona ad opera
di Rom ma nessuno degli 'sceriffi' di Palazzo Tursi ha mai fatto nulla a tutela
della sicurezza dei residenti ad ulteriore dimostrazione di come la politica
della sicurezza del centro sinistra genovese sia fatta soltanto di chiacchiere e
proclami".

A Genova come a Roma, Milano, Vicenza, Bologna, come in tutta Italia, un'Italia
che è percorsa dai risvegliati fantasmi del nazifascismo, ecco l'ennesimo
esempio lampante delle nefandezze di un regime intollerante. Speriamo che gli
"sceriffi" di Palazzo Tursi abbiano conservato un minimo di umanità, che apra
loro gli occhi. Su La7 stasera c'era “Exit”: uno speciale su Rom e rumeni. La 7
ci aveva contattati, promettendoci di non cadere come gli altri media nel
pregiudizio: "Noi siamo diversi," ci avevano detto. "Noi comprendiamo il dramma
dei nomadi e gli errori delle istituzioni". Invece... Un tripudio di razzismo,
luoghi comuni, pregiudizio, strumentalizzazione e pietismo ipocrita. Disgustoso.
Mi sento amareggiato, molto. Ma, guardandomi intorno, notando gli sguardi
rabbiosi degli italiani, la discriminazione, la violenza, la caccia al Rom, le
misure preventive e la distruzione che viene operata dovunque – e che mi ricorda
tanto ciò che è stato l'inizio tremendo dell'Olocausto – mi viene solo da dire:
"Dio, perdonali, perché non sanno quello che fanno". Matteo Pegoraro
Nella foto, Gianni Plinio, capogruppo
di Alleanza Nazionale nel Consiglio della Regione Liguria
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Volantino razzista contro i Rom a
Vicenza
5 novembre 2007
Un gruppo di razzisti ha affisso a Vicenza, su numerosi pali della luce,
volantini che inneggiano alla "guerra" contro i Rom, la stessa guerra iniqua e
di impronta razziale promossa da istituzioni e stampa in Italia. Ecco il testo
del messaggio divulgato: "Aprite gli occhi. In questi ultimi tempi queste
persone senza dignità stanno seriamente rovinando l'Italia. La guerra e' in
atto. Firmato: I Ribelli". Le autorità dichiarano di aver intrapreso indagini per
identificare i colpevoli. Il Gruppo EveryOne invia regolarmente articoli alla
stampa italiana riportando inviti, anche da parte di personalità di spicco della
cultura, ad abbandonare la via dell'odio razziale indicata dalla classe politica
italiana, a non lasciarsi strumentalizzare dai media asserviti a un regime
intollerante e ad intraprendere il cammino della solidarietà e del buon senso,
perché solo il pregiudizio può indurre un paese civile a condannare un intero
popolo a causa del reato commesso (se ciò sarà provato) da una singola persona,
che è l'unica responsabile dei propri gesti. Purtroppo la ferrea censura in atto
impedisce ai nostri messaggi di raggiungere la gente attraverso stampa, tv o
radio. Per valutare la portata di tale censura, basti pensare che il recente
articolo che Newsweek - uno dei principali settimanali degli Usa, letto in tutto
il mondo - ha dedicato al razzismo contro i nomadi in Italia è stato insabbiato
dall'informazione ufficiale e solo alcuni siti internet, ancora liberi, l'hanno
riportato. R.M.
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La campagna razziale colpisce
ancora: a Monterotondo un gruppo neonazista fa esplodere una bottega di prodotti
romeni
5
novembre 2007
La campagna razziale in atto in Italia produce nuovi episodi di intolleranza
violenta. A Monterotondo, in provincia di Roma, è esplosa una bomba rudimentale
di fronte alla saracinesca di una bottega di prodotti tipici romeni.

L'esplosione ha mandato i vetri in
frantumi e annerito le pareti dell'esercizio commerciale. Gli attentatori
razziali hanno lasciato una scritta in romanesco, con una bomboletta spray
di vernice nera: "Ve bucamo la testa" e firmato con la croce celtica. Grazie
alla rivendicazione, le autorità, che secondo copione non identificheranno gli
autori dell'attentato, stavolta non potranno attribuirlo a "un regolamento di
conti fra romeni".

Per fortuna non vi sono state vittime
né feriti, ma la polveriera del razzismo, innescata dai nostri politici
assecondati dai media, ha offerto la prima esplosione. I carabinieri hanno
trovato sul posto anche una tanica piena di liquido infiammabile, che
miracolosamente non è esplosa insieme all'ordigno. R.M.
Nelle foto, esterni del negozio con
le scritte razziste
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Fermiamo la persecuzione contro i
Rom in Italia
5 novembre 2007
Il Gruppo EveryOne è in contatto costante con i vertici delle
istituzioni italiane e con molte amministrazioni locali per cercare di limitare
la tragedia che l'attuale persecuzione contro i Rom in Italia sta provocando. Il
caso dell'omicidio di Giovanna Reggiani, di cui è sospettato il nomade Mailat, è
stato il pretesto perché politici e stampa scatenassero una campagna razziale
contro gli ultimi, contro i poveri, contro i Rom. Avvenne lo stesso quando il 6
novembre 1938 l'esule ebreo polacco Hirschel Grynszpan uccise e a Parigi il
diplomatico tedesco Ernst von Rath: un gesto violento per protestare contro la
deportazione dei suoi genitori.
Continua nella sezione
Club
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Cori razzisti all'Olimpico contro
Mutu e i Rom. Una proposta EveryOne: il Derby dell'Antirazzismo
4 novembre 2007
La campagna xenofoba e i provvedimenti razziali contro i Rom innescano odio e
pregiudizio nei confronti dei nomadi e più in generale dei romeni in Italia.
Durante la partita di calcio Lazio-Fiorentina, all'Olimpico di Roma, la curva
nord laziale ha lanciato cori offensivi in direzione del calciatore romeno della
fiorentina Adrian Mutu e dei Rom che vivono in Italia. Mutu è stato definito con
epiteti come "zingaro di m..." da centinaia di tifosi razzisti.

Il Gruppo EveryOme ha scritto alla
società ACF Fiorentina e all'atleta romeno esprimendo solidarietà e
stigmatizzando l'ennesimo episodio di intolleranza. Contemporaneamente, abbiamo
proposto alla Società calcistica di collaborare con noi nell'organizzazione di
un Derby dell'Antirazzismo fra una rappresentativa giovanile della Fiorentina e
una squadra di ragazzi Rom (il Team EveryOne), con ricavato da devolversi al
Progetto Romanesia: un sostegno concreto ai Rom affinché siano autonomi grazie
alle loro attività tradizionali. R.M./M.P./D.P.
Nella foto, il calciatore della
Fiorentina Adrian Mutu
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Celebre studioso Rom, docente
all'Università di Parigi, entra nel Gruppo EveryOne
del Gruppo EveryOne
www.everyonegroup.com
4 novembre 2007
Siamo orgogliosi di annunciare un nuovo membro del Gruppo EveryOne: Saimir Mile,
Rom di origine albanese, giurista, docente di cultura Rom, Sinti e Kalé presso
l'Università di Parigi, Segretario Generale del Centro di Ricerca e di Azione in
Francia su tutte le forme di razzismo.

Contemporaneamente avremo la
consulenza per le mozioni in ambito europeo e riguardo alle iniziative culturali
del professore emerito Marcel Courthiade, titolare della cattedra di lingua e
civiltà Rom, Sinti e Kalé presso la stessa Università. Courthiade è uno dei
massimi studiosi del mondo nel campo della lingua e della cultura dei Rom,
autore di saggi fondamentali e di scoperte di inestimabile valore
storico-linguistico.
Nella foto, il nuovo membro di
EveryOne Saimir Mile
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Caso Reggiani: la responsabilità
penale è personale, non etnica
di Pietro Ancona
3
novembre 2007
Dopo la notizia della efferata uccisione della cittadina romana ad opera di un
rumeno – subito denunziato da una ragazza rom – c'è stata una frenetica
triangolazione Veltroni - Amato - Prodi. Per fare il colpo di avere subito certi
poteri prima del pronunziamento del Parlamento. Subito dopo la drammatizzazione
teatrale della riunione di un consiglio dei ministri straordinario per
trasformare in decreto legge il ddl sulle espulsioni. L'opinione pubblica viene
opportunamente manipolata dai mass media che vengono allarmati dalla
amplificazione di tutte le notizie di crimini commessi da stranieri. Ha ragione
il Ministro degli Interni rumeno ad invitare ad una fredda e serena valutazione
dei fatti. La responsabilità penale non è etnica: è personale. Non si deve
educare all'odio etnico l'opinione pubblica sfruttando tutte le nefandezze di
persone che sono nettamente minoritarie rispetto il grande flusso
dell'immigrazione. E' una scusa per dare soddisfazione ai sindaci sceriffi e
alla ventata xenofoba che viene alimentata e che non porterà a niente di buono.
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Politici e stampa strumentalizzano
il caso Reggiani per colpire i Rom. Pestaggio a Roma: un nomade è grave
di Roberto Malini - Gruppo EveryOne
3
novembre 2007
La campagna razziale in Italia ha raggiunto il suo culmine, fomentata da
politici di destra e sinistra sostenuti dalla maggior parte dei media. Tutto
sembra seguire un programma preciso e non a caso ieri ho paragonato l'episodio,
tanto tragico quanto strumentalizzato, dell'aggressione a Giovanna Reggiani con
l'uccisone del diplomatico tedesco Ernst Vom Rath da parte dell'ebreo Herschel
Grynszpan. Un solo uomo commise quell'omicidio, ma la propaganda nazista lo
trasformò nella colpa di tutti gli ebrei d'Europa. Incitata all'odio razziale
dalle istituzioni e dai mezzi di comunicazione, la popolazione tedesca partecipò
attivamente al feroce assalto di tutti gli ebrei che vivevano in Germania e in
particolare dei commercianti, i cui negozi vennero distrutti in una notte che
passò alla Storia come la Notte dei Cristalli. Quando un evento diventa bandiera
del razzismo, quando a,quell'evento seguono in tempi rapidissimi una sequenza di
provvedimenti e azioni contro una minoranza, vi è da porsi qualche domanda
importante anche riguardo alla dinamica di quello stesso evento.

Fatto sta che il decreto di
espulsione e l'organizzazione delle deportazioni dei Rom erano già pronti e i
primi nomadi sono già in procinto di essere espulsi da Milano, Roma e altre
città italiane. Adesso come allora, quando prese il via la caccia all'ebreo e
allo zingaro, sono cominciate anche le spedizioni punitive, prevedibile e atroce
conseguenza dei roghi, come quello di Livorno: vere e proprie purghe etniche
compiute da gruppi di razzisti. Ieri, nel giorno della pubblicazione sulla
Gazzetta Ufficiale del decreto legge sulle espulsioni, una banda composta da
circa dieci persone ha dato vita a Roma, nella zona di Tor Bella Monaca, a una
vergognosa "Notte dei Cristalli" tutta italiana. Il gruppo di razzisti, con i
volti coperti da caschi e passamontagna, ha aggredito con bastoni quattro Rom.
Il violento pestaggio si è consumato nel parcheggio del supermercato Lidl di via
Casilina. Tre nomadi sono rimasti feriti; uno di loro si trova in gravi
condizioni all'Ospedale di Tor Vergata, a Frascati. Come di consueto, quando le
vittime sono Rom, è prevedibile che le indagini delle autorità non porteranno
all'identificazione dei colpevoli.
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Cosa si può fare di fronte alla
follia delle espulsioni?
2 novembre 2007
D.M. di Genova ci invia una riflessione sull'attuale persecuzione contro i Rom:
"Cosa si può fare davanti a questa follia nazista dell'espulsione? A Genova ieri
giravano le ronde anti nomadi. Sono un'insegnante e lunedì proverò a far
scrivere qualcosa ai miei alunni. Vorrei avere un titolo di un film o
documentario che possa aiutarli a modificare il loro immaginario, ma non ho
trovato nulla di adatto, nulla di adeguato a raccontare ai giovani la cultura
dei Rom, che è una cultura della vita e della solidarietà, che è una cultura
costruita secolo dopo secolo, attraverso il dolore, l'emarginazione, le
persecuzioni, le stragi. Non vorrei stare a guardare... La storia si sta
ripetendo e nessuno se ne accorge".

Non abbiamo una risposta per lei. I
seminatori d'odio e di morte preparano da anni la stagione del raccolto,
avvelenando gli animi della gente con i semi del pregiudizio. Dobbiamo
continuare a impegnarci per ogni singolo caso umano, diffondere la verità in
Italia e nel mondo, costruire solidarietà dove gli altri distruggono, umiliano,
marchiano, scacciano, deportano, percuotono, bruciano. Come ai tempi della
persecuzione degli ebrei. Dobbiamo essere simili a Schindler, a Perlasca, a
Peshev, a Palatucci: pochi Giusti in un'Italia che si sta perdendo nella
crudeltà più iniqua. Dobbiamo spiegare ai giovani la verità, allontanarli dalle
tentazioni di un assurdo nazionalismo e condurli per mano sulla via della
fratellanza fra genti diverse. Dobbiamo avere coraggio, perché viviamo in un
nuovo Olocausto e le fiamme invisibili che ci circondano sono sempre più ardenti
e incontrollabili. R.M.
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Con la stessa paura di Giovanna
di Glenys Robinson
2
novembre 2007
Angosciata dopo la tragedia che ha colpito Giovanna Reggiani, che è morta ieri
sera, non riuscivo a mettere i pensieri in ordine... Per anni ho preso il treno
di quella linea dove si è verificata questa terribile vicenda. Tutta la linea è
pericolosa, per le donne, ma anche per gli uomini. Lavoravo tre fermate più in
là. Spesso uscivo dall'ufficio tardi e dovevo percorrere ottocento metri nella
semioscurità, una strada senza case, costeggiata da un muretto, con edifici
abbandonati lungo l'intero tragitto. E ai margini della strada, automobili con
persone all'interno. Non sono facilmente impressionabile, ho sempre rifiutato di
cadere nella trappola del panico, anche quando mi accadeva di uscire dal cinema
o da teatro molto tardi e di percorrere la città a piedi, da sola. Recentemente,
però, qualcosa è cambiato.
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Club
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Aggressione Tor di Quinto: colpevole è un uomo, non un popolo
di Roberto Malini
2 novembre 2007
Nicolae Romulus Mailat, il 23enne che ha straziato la povera Giovanna Reggiani -
che ieri in serata ha perso la vita - è romeno ed è di etnia Rom. La brutalità
dell'evento ci lascia attoniti, ma ora bisogna impegnarsi per evitare che a una
tragedia atroce ne segua un'altra immane. Il rischio è che l'Italia attribuisca
a un intero popolo il crimine di un solo uomo. Basterà, nell'attuale clima di
intolleranza, porre come contraltare della ferocia di un mostro il coraggio
della donna rom che ha denunciato l'accaduto, secondo le leggi morali dei rom
stessi, che escludono automaticamente dalla loro comunità chi si macchi di atti
violenti? No, non basterà. Di certo l'episodio darà forza alle ragioni dei
razzisti, vanificando tanti sforzi compiuti per educare gli intolleranti. Le
istituzioni italiane, che di certo non sono amiche dei Rom, potrebbero trarre
dall'evento, facendo leva sulla spietata violenza che l'ha caratterizzato, la
giustificazione per assumere provvedimenti drastici, fra i quali l'espulsione di
tutti i nomadi non autosufficienti. In parole povere, è possibile che abbia
inizio una soluzione definitiva, basata sulla deportazione dei Rom verso la
povertà, la fame, la persecuzione nei paesi da cui sono fuggiti. Ricordiamo che
l'omicidio del diplomatico tedesco Ernst Vom Rath da parte dell'ebreo polacco
emigrato in Francia Herschel Grynszpan fu strumentalizzato dalla propaganda
nazista per instillare nuovo odio antisemita in Germania e fu il vero pretesto
per il pogrom della Notte dei Cristalli, prodromo dell'Olocausto.
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Firenze salvi la famiglia Ademi dall’orrore della persecuzione
di Matteo Pegoraro – Gruppo EveryOne
1 novembre 2007
Jasmina Ademi e nonna Nadira Tahe sono due donne piene di forza d'animo. Nei
loro volti, segnati dalla spossatezza, si legge la tristezza provocata dall’odio
e dall’indifferenza della gente; ma la loro determinazione è più potente di ogni
altra barriera che si possa porre tra le loro famiglie e il mondo esterno. Due
donne Rom kosovare, una di 29, l’altra di 65 anni, entrambe madri di molti
figli, entrambe segnate dalla durezza della quotidianità. Quando Jasmina mi apre
la porta per la prima volta, in una casetta rosa di via di Villamagna, nei
pressi del parco dell’Anconella, a Firenze, non mi conosce. Eppure mi sorride.
Mi sorride e con tenerezza m’invita a entrare. Spiego che sono un amico, che
faccio parte del Gruppo EveryOne, che ho letto sul giornale (Il Firenze, n.d.r.)
di una famiglia Rom composta da due donne e sette bambini in difficoltà e che mi
sono precipitato lì per vedere come stavano, in quanti fossero, di cosa avessero
bisogno. Sembra quasi stupita, Jasmina, e non appena mi vede accarezzare i
capelli alla piccola Jennifer (6 anni) che dorme sul pavimento senza nemmeno un
cuscino o un materassino, mi si accovaccia accanto sorridente e, accompagnata da
Nadira, inizia a raccontarmi la sua storia.
“Abitavamo al campo Rom dell’Olmatello, qui a Firenze, in condizioni di povertà,
ma anche di paura. I Rom sono come tutti gli altri popoli: ci sono i buoni e i
cattivi. Comunque l'ambiente non era adatto a crescere dei bambini. Due mesi fa
siamo stati costretti a fuggire. Amo i miei figli e perché loro siano al sicuro
sarei disposta a morire”. Nadira, la donna più anziana, la guarda con
ammirazione, mentre canta una ninna nanna ad Asia, la più piccola e anche la più
allegra del gruppo, di solo un anno e mezzo.
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Club

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Accoglienza zero
di Loredana Marano
1 novembre 2007
Quello che sta succedendo in Italia è il risultato di diciassette anni di
inettitudine della classe politica. Allora ero fortemente critica perché lo
Stato era assente; lo sono ora che lo Stato fa leva sull'esasperazione della
gente per nascondere la propria vergognosa conduzione. Tolleranza: è l'unico
slogan che hanno saputo trovare, brutto per due motivi. Primo: la tolleranza non
è un atto di umanità, ma un atteggiamento della mente che domina l'impulso a
reagire contro. Perciò che insegnamento è mai questo? Secondo: tollerare, come
già scritto, significa accettare un fatto/una persona anche se sai che non
agisce per il bene, non rappresenta il tuo bene in quel momento. Perciò era come
dire "tolleriamo gli immigrati anche se sono incivili".
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Watching The Sky

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A Cernusco sul Naviglio e ai
sindaci Frigerio e Comincini la palma dell'intolleranza contro i Rom
31 ottobre 2007
Il 17 maggio 2000, come ricorda un
rapporto dell'ERRC (European Roma Rights Center), Paolo Frigerio, sindaco di
Cernusco sul Naviglio (Milano), dichiarò che avrebbe pagato cinque milioni di
lire (corrispondenti a duemilacinquecento euro attuali) tratti dal bilancio
comunale a un agricoltore per spargere letame in un'area cittadina in cui un
gruppo di Rom si era accampato con roulotte e tende. Le parole di Frigerio
furono riportate da numerosi quotidiani, fra cui La Repubblica e Il Manifesto.
All'epoca, il primo cittadino di Cernusco ricevette più consensi che critiche,
perché la sua città, come tutta l'Italia, aveva già intrapreso una via di
intolleranza e odio razziale. "E' l'unico sistema per pareggiare i conti con gli
zingari, un atto di giustizia, visto quello che ci lasciano in eredità prima di
andarsene" aggiunse Frigerio. Il 14 maggio 2007, a distanza di sette anni,
Eugenio Comincini, candidato sindaco per la coalizione di centrosinistra (DS,
Margherita, Rifondazione Comunista, Girotondi e Vivere Cernusco) si espresse,
nei confronti dei nomadi, con toni improntati a una discriminazione forse ancora
più accanita, rispetto al suo predecessore: "Il Comune dovrà contrastare con gli
strumenti di legge ogni occupazione abusiva di case e terreni. Non è previsto
alcun insediamento Rom sul nostro Comune".
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Club

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Zai.net: aiutiamo il forum degli
studenti a sconfiggere il pregiudizio razziale contro i Rom
di Roberto Malini e Loredana Marano
31
ottobre 2007
Un forum giovanile, Zai.net, che si pone ai ragazzi quale scuola di giornalismo
etico ed è frequentato da docenti e migliaia di studenti, consigliato in ambito
scolastico, si trasforma giorno dopo giorno in una “scuola di razzismo”. La
redazione accoglie e pubblica una lunga sequenza di messaggi – scritti da
ragazzini o più probabilmente inventati da intolleranti, visto che il forum non
registra gli autori delle e-mail – improntati al pregiudizio e all'odio razziale
contro i popoli Rom e Sinti. Zai.net si propone come strumento educativo, ma
offre al suo pubblico, ai suoi giovani "allievi", contenuti immorali: un pessimo
esempio senza alcun commento che inviti a prenderne le distanze, che ne
sottolinei la matrice razzista. Leggere i messaggi contenuti nel forum, fruibili
da studenti di tutte le età, è raccapricciante:
http://www.zai.net/10righe.php?op=showtree&subtopicid=284.
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Andiamo lontano
di Jasmine e Roberto Malini
Non ci fermiamo mai, come la vita
e il vento. Fuggiamo come il tempo
maledetto da tutti.
Nascosti fra dimenticate mura
celebriamo ogni sera ultime cene
povere come quelle degli apostoli,
con la focaccia zingara
cotta sul fuoco, il sacro vino e i canti:
"Andiamo lontano, andiamo lontano,
dove vive la gente, dove vive la gente,
senza fermarci mai, come la vita
e il tempo".

Nella foto,
Vincent Van Gogh, "Carovana Zingara"
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Veltroni va ad Auschwitz, dove
morirono 23mila zingari...
di Roberto Malini
30
ottobre 2007
Dall'11 al 13 novembre Walter Veltroni andrà ad Auschwitz. Afferma di essere
emozionato e commosso, perché la "fabbrica della morte" rappresenta per lui la
più orrenda violazione dei diritti umani che sia mai stata perpetrata. Piangerà,
ricordando i morti. E' lodevole, lo stato d'animo con cui il sindaco di Roma e
segretario del Pd si appresta a ripercorrere un cammino di dolore e morte.
Auguriamoci che Auschwitz gli faccia tornare la Memoria. Memoria di come le
persecuzioni inizino e si trasformino in grandi stermini.

Memoria di come l'umanità perda
ciclicamente, nel corso sei secoli, il valore della vita e decida - colto dal
virus del pregiudizio e del razzismo - di definire gradi di umanità: questi sono
più umani, questi altri meno umani e questi ultimi nient'altro che bestie di
forma umana. Newsweek del 5 ottobre scorso ha ricordato in un articolo
illuminante sul razzismo istituzionale italiano che colpisce i Rom (articolo
insabbiato accuratamente dai sussiegosi e colpevoli media nostrani) le parole
usate da Veltroni per definire i nomadi, che secondo lui sarebbero "una minaccia
nazionale", per contrastare la quale il Ministero dell'Interno dovrebbe varare
apposite normative finalizzate alla loro espulsione, dopo averli marchiati come
"immigrati illegali". In parole povere i Rom - secondo Veltroni - dovrebbero
essere considerati colpevoli del "reato di esistere". Ventritremila zingari (più
quelli non registrati) morirono ad Auschwitz, condannati per lo stesso crimine.
Speriamo che le pietre dell'inferno nazista "parlino" a Veltroni e gli dicano:
"Perché sei qui? Torna a casa e provvedi ai nostri discendenti: zingari e figli
dell'Olocausto, ancora in fuga dalla povertà e dalla discriminazione, ancora
considerati - proprio da quelli come te! - meno che umani e costretti a
peregrinare dal nulla verso il nulla, fino alla fine delle loro brevi vite.
Vattene! Non sei diverso dai carnefici come Rudolf Hess, che proprio qui,
nell'atroce 'zigeunerlager' di Auschwitz-Birkenau ci massacrarono".
Nella foto, un bambino rom vittima
della disumanità dello zigeunerlager
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Pavia, non negare alla famiglia
Vaduva il diritto di vivere
di Roberto Malini e Dario Picciau
28 ottobre 2007
Ileana Vaduva è una donna forte. La sua famiglia è fuggita dalla
miseria e dal pregiudizio che in Romania accompagnano i Rom dall'inizio alla
fine delle loro esistenze. Esistenze sempre più brevi, perché l'indigenza ha
abbassato la loro speranza media di vita a soli 47 anni, contro gli 80 degli
altri cittadini europei. "Siamo passati attraverso la fame, il freddo,
l'emarginazione, ma siamo rimasti uniti," dice con orgoglio Ileana, "perché ci
amiamo. Mio marito e i miei cinque figli sono la mia vita". Quando la famiglia
Vaduva si è rifugiata a Pavia, ha trovato riparo nell'edificio della ex-Snia,
insieme agli altri Rom di cui si sono occupate spesso le cronache.
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Victor e Menji: EveryOne non li ha dimenticati
di Matteo Pegoraro
28 ottobre 2007
Victor Lacatus e Menji Clopotar, con le rispettive mogli Elen e Uca,
genitori dei quattro bambini morti semi-carbonizzati nel rogo di Livorno di
agosto scorso, dopo la sopraffazione del pregiudizio e della discriminazione,
dopo l'ingiusta condanna e l'indifferenza più totale di esponenti politici
locali e Istituzioni, stanno intravvedendo finalmente un bagliore di luce e di
speranza, grazie all'impegno dei volontari della Caritas di Livorno e la
vicinanza e il sostegno da parte del Gruppo EveryOne (www.everyonegroup.com),
che per primo ha sollevato il caso attraverso una campagna internazionale che ha
fatto molto discutere in Europa e nel Mondo.
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Il Gruppo EveryOne e il Circolo
Pasolini insieme per i Rom a Pavia
di Irene Campari e Giovanni
Giovannetti -
http://circolopasolini.splinder.com
Oggi, 27 ottobre 2007, Roberto Malini
e Dario Picciau del Gruppo EveryOne sono stati con noi a Pavia, e insieme
abbiamo siamo andati ad incontrare alcune famiglie Rom. Dario e Roberto hanno
recentemente donato fondi a due famiglie sgomberate dalla ex Snia affinché
trovassero una sistemazione abitativa adeguata e stabile. A. L. ce l'ha già
fatta e ora la sua famiglia vive in una casa vera. N. C. invece ha trovato
lavoro fuori Pavia e anche per lui si prospetta a breve una sistemazione meno
precaria. Abbiamo anche visitato la famiglia Vaduva che si trova ancora sotto la
tenda in un campo del Vallone. Si è parlato di intenti comuni e progetti a breve
e a lungo termine. Ci sono moltissime convergenze e una prospettiva comune. Ma
anche i presupposti sono condivisi: la garanzia dei diritti fondamentali (casa,
lavoro, istruzione) da declinare quotidianamente nell'esistenza, tra i quali vi
è anche quello alla propria identità personale e culturale.
Ringraziamo pubblicamente Roberto e Dario per il sostegno datoci e per gli
orizzonti di collaborazione che ci hanno aperto. Li ringraziamo anche da parte
dei cittadini Rom, alcuni dei quali lo hanno potuto fare oggi personalmente.

In sinergia con il popolo Rom si
sviluppa il Progetto Romanesia
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Amato ai Comuni italiani: "Non
registrate matrimoni gay celebrati all'estero, sono in contrasto con l'ordine
pubblico"
Il Gruppo EveryOne: "Una grave
discriminazione. E' compito del ministro Barbara Pollastrini intervenire a
tutela dei diritti lgbt"
27 ottobre 2007
Il 18 ottobre, con la circolare n. 55 (protocollo 15100/397/0009861) del
Ministero dell'Interno, Giuliano Amato ha invitato ufficialmente i prefetti
della Repubblica e i sindaci dei Comuni di tutta Italia a non accettare
assolutamente la trascrizione nel nostro Paese di matrimoni tra persone
omosessuali celebrati all'estero (negli Stati in cui la legislazione consente
questo tipo di unione civile).
"La richiesta di trascrizione di un simile atto compiuto all'estero deve essere
rifiutata perché in contrasto con l'ordine pubblico interno" recita la
circolare.

La comunicazione elenca una serie di iniziative per contrastare il
riconoscimento delle coppie gay sposate civilmente all'estero e invita il
Ministero degli Esteri a modificare i contenuti della Convenzione di Vienna
dell'8 settembre 1976. Tale convenzione prevede un modello plurilingue (formula
B), utilizzato per la redazione dell'estratto dell'atto di matrimonio che,
contratto in uno Stato, deve essere trascritto in un altro Stato. Tale modello
non specifica il sesso degli sposi e, al contrario, parlando di sposo e sposa,
potrebbe indurre a ritenere che i due contraenti il matrimonio civile siano
sempre di sesso diverso, anche quando non è così.
"Si richiama pertanto l'attenzione degli ufficiali di stato civile" scrive il
ministro Amato "affinché al momento di trascrivere un matrimonio contratto
all'estero da un cittadino, pongano particolare cura alla verifica che i due
sposi siano di sesso diverso, eventualmente richiedendo direttamente al
cittadino o al consolato che ha trasmesso la pratica, in caso di dubbio, un
documento di identità dal quale si evinca inequivocabilmente il sesso degli
interessati".
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Sul "neonato omosessuale"
di Roberto Malini
27
ottobre 2007
Il "neonato omosessuale" al centro della campagna contro l'omofobia ideata e
promossa dalla Regione Toscana solleva un dibattito dai toni accesi. La "Lettera
aperta all'assessore per le riforme istituzionali della Regione Toscana Agostino
Fragai", che Francesco Piomboni, Matteo Pegoraro e io abbiamo sottoscritto,
chiarisce i motivi fondamentali per cui il messaggio non debba essere condiviso
incondizionatamente, anche se rappresenta un tentativo coraggioso di dire alla
gente che l'orientamento omosessuale, come quelli bisessuale ed eterosessuale,
fanno parte dei diritti fondamentali della persona e come tali devono essere
riconosciuti e tutelati. Purtroppo, però, la campagna della Regione Toscana
presta il fianco al più ampio e ragionevole dissenso perché, indirettamente,
ripropone la teoria del "gene gay". La tesi di un orientamento omosessuale
immutabile, di natura genetica, è stato più volte proposto da attivisti gay
nell'àmbito di campagne contro l'intolleranza, ma ogni volta si è scontrato con
la realtà scientifica. Non esiste il "gene gay" e non esistono studi che abbiano
dimostrato la fondatezza di tale ipotesi. La teoria di un'omosessualità genetica
fu già avanzata dagli scienziati nazisti, i quali ritenevano che la disposizione
omosessuale potesse sorgere da cause ambientali o proprio da "malformazione
genetica" (omosessualità abituale). Se la prima forma poteva, a loro avviso,
essere curata, la seconda era considerata un male inguaribile.

Nel 1993 lo studioso Dean Hamer
pubblicò uno studio sulla prestigiosa rivista "Science", affermando che
l'omosessualità poteva essere individuata anche nella struttura genetica
dell'uomo, così come altre forme di comportamento.
Hamer sosteneva semplicemente che il
gene contiene il principio di tutti i comportamenti umani, che poi si sviluppano
attraverso l'esperienza della vita, con le innumerevoli variabili di diverso
genere. La stampa diffuse la notizia con notevole sensazionalismo, attribuendo
l'omosessualità a un fattore innato e contribuendo al fiorire e al radicarsi di
una leggenda. "La scienza cerca di comprendere i rapporti fra gene e
comportamento," commentò in seguito il professor Gelernter della Yale
University, "ma la fanfara dei media e soprattutto la stampa popolare hanno
distorto il significato della ricerca e ora è difficile chiarire le idee al
pubblico". Successivamente alcuni attivisti cercarono di dimostrare la
fondatezza dell'ipotesi genetica, basandosi su una ricerca secondo cui se uno di
due gemelli è gay, l'altro lo è quasi nel 50% dei casi. I ricercatori di Harvard
però attribuirono alla coincidenza un ben diverso significato, che poneva
l'accento sul fattore ambientale e sulle esperienze esistenziali. Lo stesso
Hamer cercò di spiegare quello che aveva pubblicato: "Non sono stato compreso.
Grazie allo studio sui gemelli, abbiamo stabilito che almeno la metà delle
variabili nella formazione dell'orientamento sessuale non sono ereditarie. Noi
non vogliamo negare i fattori psicologici, ma studiare quelli genetici". Nel
frattempo, però, attivisti e stampa coniavano slogan che entravano nel
linguaggio comune, come quello della giornalista Ann Landers: "Omosessuali si
nasce, non si diventa". E' una diceria, non una realtà scientifica, ecco perché
Francesco, Matteo e io abbiamo ritenuto di compiere un servizio utile alla causa
dei diritti gay contestandone il valore scientifico, ma approvando
contemporaneamente la necessità di combattere l'omofobia, cosa che la Toscana fa
con coraggio e senso di responsabilità. Per concludere, rispondiamo a chi ci
chiede "Ma allora, qual è l'origine dell'omosessualità?" con la sintesi delle
nostre attuali conoscenze: è una combinazione di fattori psicologici, sociali e
biologici.
Nella foto, l'immagine utilizzata dalla Regione Toscana per la campagna contro
l'omofobia "Gay si nasce"
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Campagna "Gay si nasce": lettera
aperta all'assessore alle riforme istituzionali della Regione Toscana Agostino
Fragai
di Francesco Piomboni, Matteo Pegoraro e Roberto Malini
Arcigay Firenze "Il Giglio Rosa" -
www.arcigayfirenze.it
26
ottobre 2007
Caro Assessore,
abbiamo seguito con interesse l’ampio dibattito che si è sviluppato in Toscana e
in tutto il Paese in merito alla campagna di comunicazione contro l’omofobia
che, con la Regione Toscana, hai saputo portare avanti con determinazione e
coraggio assolutamente ammirevoli. Abbiamo apprezzato l’impegno che la Regione,
e nello specifico il tuo Assessorato, sta conducendo in materia di lotta alla
discriminazione e al pregiudizio e di promozione di pari diritti e dignità della
comunità lesbica, gay, bisex e transgender. E’ necessario attivare progetti di
educazione contro l’omofobia in linea con le conquiste già conseguite dalla
comunità gay internazionale, e Firenze, in quest’àmbito, si trova in una
posizione di orgogliosa avanguardia.

Per questo motivo, ci siamo sentiti di esprimere una certa distanza dalla
campagna di comunicazione “Gay si nasce”, che utilizza l’immagine di un neonato
con un braccialetto con su scritto “homosexual”. Ebbene, la nostra opinione non
è negativa riguardo all’importanza e alla forza comunicazionale della campagna,
ma alle diverse possibilità di interpretazione che il pubblico riserverà al
messaggio.
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Club
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Il Gruppo EveryOne e il Circolo
Pasolini
di Irene Campari, Circolo Pasolini, Pavia
24
ottobre 2007
Il Gruppo EveryOne (www.everyonegroup.com)
con Roberto Malini e Dario Picciau mi hanno onorata di far parte del
Gruppo EveryOne, ormai associazione internazionale per la difesa dei diritti
umani, anche tramite al cultura, soprattutto tramite la cultura. Ringrazio
Roberto e Dario (che conosco personalmente) e spero di essere all'altezza del
lavoro così prezioso che stanno svolgendo. Con questo si avvierà auspicabilmente
una rete di associazioni che si battono sul terreno reale dei diritti umani e
civili a partire dalla battaglia comune per i diritti del popolo Rom condotta
dal Gruppo EveryOne e dal Circolo Pasolini.

Nella foto, i primi manifestanti si raccolgono davanti alla stazione di Pavia
per la grande manifestazione antirazzista del 29 settembre 2007, contro la
persecuzione dei Rom. Il Circolo Pasolini di Pavia, promotore dell'evento, è una
delle poche organizzazioni che si battono concretamente per l'emancipazione dei
Rom e dei Sinti.
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Un biglietto per Pegah
del Gruppo EveryOne -
www.everyonegroup.com
24 ottobre 2007
Salvatore Conte ha scritto e disegnato un biglietto per Pegah, con un
fiore che risponde ai fiori che illustravano la lettera che la nostra amica ci
ha inviato da Sheffield. Tutti noi l'abbiamo firmato, perché, come dice
Salvatore, "è un pensiero che evidenzia lo spirito del gruppo e sancisce il
nostro affetto e il lavoro che tutti insieme abbiamo svolto per lei".

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I Rom di Corsico. Lettera aperta
al sindaco Sergio Graffeo
22 ottobre 2007
Caro sindaco, caro Sergio, il Gruppo EveryOne raccoglie il tuo appello, promosso
attraverso la stampa: "A Corsico esiste una grave e urgente emergenza relativa a
300 Rom, fra cui circa sessanta bambini e numerosi ragazzini. Serve uno sforzo
congiunto delle istituzioni per affrontare un dramma umanitario di enormi
dimensioni. Questa umanità sofferente vive in un deposito abbandonato delle
ferrovie, lungo il Naviglio Grande, al confine tra Milano e Corsico, dove
mancano acqua, luce e riscaldamento. Il Prefetto Gian Valerio Lombardi ci ha
dato la sua disponibilità a intervenire, coinvolgendo anche il Comune di Milano.
Però in questa vicenda il vero latitante è il proprietario dell'area, che a noi
risultano essere le ferrovie dello Stato.

Sono, infatti, convinto che sia il
vicesindaco Riccardo De Corato che l'assessore Mariolina Moioli non si tireranno
indietro per trovare sinergie istituzionali che permettano di affrontare
l'emergenza. Noi siamo disposti a fare la nostra parte, insieme alla Prefettura
e all'Amministrazione milanese. Bisogna fare presto, perché le temperature si
stanno abbassando e, dai sopralluoghi che abbiamo eseguito con la polizia
locale, risulta che la situazione sta peggiorando".
Continua
nella sezione
Club
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Dario Picciau e il Gruppo EveryOne
per i Rom di Pavia
di Irene Campari - Circolo Pasolini, Pavia
Dopo la donazione di Roberto Malini,
anche Dario Picciau esponente di spicco del Gruppo EveryOne ha deciso di
supportare una famiglia Rom in stato di grave disagio dopo la diaspora dell'ex
Snia. Dario Picciau contribuirà con 1.200€ al percorso di inserimento abitativo
per N., che da domani inizierà a lavorare, dopo essere stato seguito in questo
dai volontari pavesi. Il Circolo Pasolini ringrazia Dario e il Gruppo EveryOne,
anche a nome dei cittadini Rom e di tutti coloro i quali credono che per loro un
altro mondo sia possibile, per ciò che stanno proponendo: una visione
dell'umanità che riscatta e ci incoraggia.
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Olimpia (quella già salvata
da Orlando) e la democrazia di
Dover
di Salvatore Conte (con il
contributo di Roberto Malini)
22 ottobre 2007
C’era una
volta un Uomo a cui giunse una mail
(un messaggio da uno schermo
personale) da parte di un’amica di
Olimpia, quella che un tempo fu
salvata da Orlando, il figlio di
Ludovico.
La mail diceva che rimanevano solo 4
giorni,poi sarebbe stata la fine per
Olimpia, la Sacerdotessa giunta da
molto lontano. Perché la
Sacerdotessa era incatenata sulle
scogliere di Dover e cento demoni
neri erano pronti a lanciare pietre
su di lei. Li aveva generati un
grande serpente di mare, forse un
Leviatano dalla coda tricolore.
Quell’Uomo pensò che era suo dovere
tentare qualcosa di disperato per
salvare la vita di Olimpia, ma
l’impresa era impossibile.
Intanto le prime pietre la
colpirono, lei era ferita, forse era
già morta.
Era stata in marcia per lungo tempo,
aveva amato con fraterna gioia
coloro che aveva incontrato sulla
sua strada, ma quest’ultimo
tradimento, quello della democrazia
di Dover,l’aveva uccisa dentro.
Continua
nella sezione
Arte e Cultura
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Roma ha ucciso un'altra bambina
nomade
Sono tanti i bambini Rom che
muoiono di fame, freddo e
malattie, in questo nostro tempo
carnefice, in questa nostra
Italia spietata. Le morti
avvengono nel silenzio e
nell'indifferenza della gente,
che si preoccupa solo del
proprio micromondo di affetti e
sicurezze illusorie. Le famiglie
Rom si trovano sempre più spesso
faccia a faccia con la morte,
scacciate con violenza dai
rifugi già precari, costruiti
con la forza della disperazione.
I giornali di oggi riportano,
senza alcuna commozione, la
notizia dell'ultima, piccola
vittima del pregiudizio che
uccide: una bambina di due mesi,
il cui piccolo cuore ha smesso
di battere all'alba, dopo una
notte troppo gelida. In una
baracca sulle sponde del Tevere,
all'altezza di
piazzale della Radio, nel
quartiere Marconi,
il calore naturale della mamma
non è bastato a vincere il
rigore di una stagione
inclemente con chi non possiede
nulla.

Quanti piccoli Rom perderanno la
vita anche quest'anno, ai
margini della città dei Cesari e
di Veltroni? Quanti piccoli
zingari dai piedi nudi non
riusciranno a camminare verso il
futuro, nelle mille città di uno
stato che si è trasformato in un
inferno, per i deboli? E' morta
una bambina Rom, fra le braccia
di una mamma disperata. E'
un'altra fatalità? No: è
l'ennesimo infanticidio commesso
da un'Italia che ha scelto, nei
confronti dei Rom e dei Sinti,
la via della persecuzione e
dello sterminio. Povertà e
freddo sostituiscono oggi -
rispetto agli anni del Porrajmos
- lo Zyklon B, i bastoni e i
proiettili. Ma, oggi come
allora, è strage di innocenti.
A.B.
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Una lettera da Pegah
19 ottobre
2007
In molti, giornalisti, attivisti e
gente comune, ci chiedono a che
punto sia il procedimento di
richiesta di Asilo riguardante Pegah
Emambakhsh. Pegah si trova
attualmente presso amici a Sheffield
ed è già stata ascoltata due volte
dalla Corte d'Appello, con un esito
che i legali definiscono
"sicuramente incoraggiante". Il
procedimento, che attualmente segue
una linea di legalità e di
attenzione ai diritti della profuga,
durerà ancora un paio di mesi. Siamo
in contatto con lei e con
l'associazione ASSIST di Sheffield
(che fa capo alla Chiesa Metodista)
per assicurarci che tutto proceda
bene. L'Ambasciata Britannica in
Italia ci ha rassicurati in via non
ufficiale sulla disposizione
positiva dei magistrati, in appello.
Come è risaputo, il Presidente del
Parlamento Europeo ha redatto e
inviato una lettera a Gordon Brown
caldeggiando la concessione di asilo
all'iraniana. Due giorni fa Pegah
Emambakhsh ha finalmente scritto una
lettera al Gruppo EveryOne. Non è
stato facile per lei, perché ha
dovuto superare la depressione che
lo stato di angoscia per l'imminente
deportazione, insieme alla durezza
del carcere, le avevano procurato in
quei giorni terribili di cui tutti
conserviamo memoria.

Ora Pegah sta meglio e il suo primo
pensiero è stato quello di scrivere
a tutti noi. Nel suo messaggio
ringrazia ognuno dei membri del
Gruppo EveryOne, ricorda con
gratitudine le azioni che le
salvarono la vita, impedendo
all'aereo della morte di deportarla
in Iran e dichiara di volersi unire
al Gruppo, non appena la Corte
d'Appello del Regno Unito le
riconoscerà lo status di rifugiata e
il diritto di asilo. Pegah chiede a
tutti noi, attivisti e sostenitori
della campagna per la sua vita, di
non dimenticarla.
Il caso di Pegah è emblematico dei
processi di cambiamento che i paesi
democratici devono attuare in
materia di rispetto dei diritti dei
profughi nonché di concessione dello
stato di rifugiato e di asilo. Non a
caso il Governo del Regno Unito sta
trattando con meno superficialità le
domande in corso. Intanto nuovi casi
sono stati sottoposti al Gruppo
EveryOne da profughi provenienti da
paesi islamici che hanno chiesto
asilo ai governi di paesi
democratici europei e sono a
"rischio deportazione". Stiamo
cercando di offrire un contributo
anche in tali casi, lavorando con le
associazioni locali per la tutela
dei diritti umani e gli studi
legali, privilegiando tuttavia in
ogni caso il contatto diretto con i
profughi. Intanto, chiunque desideri
inviare messaggi a Pegah, può farlo
attraverso Anne's Door o
www.everyonegroup.com.
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Trattamento Sanitario
Obbligatorio: un abuso da combattere
I - Fabio avvelenato dal Bromuro
di Laura Todisco
19 ottobre
2007
Sono cresciuta insieme ad un ragazzo
milanese (di origini sarde): Fabio,
molto simpatico ed originale che è
stato distrutto dalla psichiatria e
dai numerosi TSO (Trattamenti
Sanitari Obbligatori) a cui è stato
sottoposto nel periodo 1989/1991, in
ognuno dei quali gli venivano
somministrate delle fiale di Bromuro
che in breve tempo l'hanno
trasformato in un demente... a 20
anni ne dimostrava 70. Una volta ho
anche tentato di oppormi ad un suo
ricovero coatto, ma non ci sono
riuscita e poi non ho saputo più
nulla di lui e non so nemmeno se sia
ancora vivo (ma ne dubito).
Credetemi, è bruttissimo veder
portare via una persona con la
forza, caricata su un autoambulanza
(e dopo vederla ritornare sotto
forma di vecchio demente) questo
ancora di più se la persona in
questione è un tuo parente, amico,
fidanzato etc...
Continua
nella sezione
Club
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Razzismo made in Italy e made in Europe
18 ottobre 2007
L'ideologia razzista cresce di giorno in
giorno, anche nei paesi democratici,
anche in quelli che si ritengono
all'avanguardia nel rispetto dei Diritti
Umani. Da molti anni i sopravvissuti
all'Olocausto ripetono, come in una
litania, che se l'umanità non modifica
il proprio modo di rapportarsi alle
minoranze, i mostri dell'intolleranza e
delle teorie di una supremazia razziale
continueranno a germogliare e ad
evolversi, ponendo ancora e ancora le
basi di persecuzioni e genocidi.
Politici, comunicatori ed educatori, che
dovrebbero essere i ministri del
cambiamento sociale, sono ancora - a
volte quasi inconsapevolmente - i
sacerdoti dell'odio e della morte. In
Italia le pericolose esternazioni di
Walter Veltoni - secondo cui i problemi
di microcriminalità nella capitale
sarebbero da ascrivere al 75% ai Rom, i
quali dovrebbero essere considerati
sempre e in ogni caso "immigrati
illegali" e soggetti ad espulsione anche
se cittadini comunitari - sono
improntate al pregiudizio razziale in
modo così netto che Newsweek le ha poste
al centro di un articolo dedicato alla
persecuzione contro Rom e Sinti che è in
corso in Italia.

Ma Veltroni - proprio lui che sembra
così vicino ai temi della Shoah e della
Memoria - non si rende conto di essersi
trasformato in un razzista. Non si rende
conto che verso gli ebrei degli Shtetl e
delle comunità ebraiche dell'Europa
pre-nazista montavano e si
affermavano preconcetti speculari a
quelli che oggi colpiscono i Rom. Non si
rende conto che è troppo comodo
difendere i morti, se poi non si
difendono le nuove vittime
del'intolleranza. Ma ancor più colpevoli
di Veltroni sono i media, i cui
dirigenti hanno fra le mani Newsweek, ma
in sussiego a un personaggio che
ritengono "intoccabile", hanno deciso di
non pronunciare una parola, di non
scrivere una sola riga riguardo a
quell'articolo che pone l'Italia e il
nuovo leader del PD in una luce
"sinistra". E' una forma di omertà che
non giova all'Italia, non giova
all'Europa e non giova neanche a
Veltroni, cui essere ripreso per un
atteggiamento sbagliato e contrario alle
basi stesse del'ideologia che afferma di
seguire non potrebbe che far bene. Non
credo che desideri passare alla Storia
fra gli artefici del nuovo Olocausto, ma
se nessuno gli fa presente questa sua
posizione iniqua, perché dovrebbe
cambiare rotta?
Continua nella
sezione Club
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Oggi... inizia il Porrajmos (ma stavolta
possiamo fermarlo!)
di Roberto Malini
Ricordiamo due date
del Porrajmos, lo sterminio nazista degli
zingari. La prima, il 16 ottobre, è anche la
ricorrenza della razzia degli ebrei nel
ghetto di Roma, che si verificò nel 1943:
quel giorno più di mille ebrei romani furono
arrestati e deportati ad Auschwitz, da cui
tornarono solo in 16. Quattro anni prima, il
16 ottobre del 1939, Eichmann fornì
un'indicazione a chi gli chiedeva come
organizzare le deportazioni di Rom e Sinti:
"Mi pare che il metodo piú semplice sia
quello di agganciare a ciascuna tradotta [di
ebrei] qualche vagone di zingari". Il giorno
successivo l'Rsha (Ufficio principale per la
sicurezza del Reich) ordinò con una lettera
urgente (Schnellbriefe), di schedare e
successivamente confinare gli zingari in
luoghi dai quali fosse loro proibito
allontanarsi, in attesa di una soluzione
imminente della "questione zingara" su tutto
il territorio del Reich. La lettera faceva
riferimento al progetto di istituire e
organizzare campi di internamento per
zingari. I nazisti, che avevano già vietato
la questua e le attività di strada,
arrestarono qualche giorno dopo decine di
cartomanti zingare. Oggi è un giorno di
Memoria ed è... l'inizio del Porrajmos, una
pagina di Storia che ricalca l'attualità
italiana. Ricordiamo qui di seguito le basi
su cui si sviluppò la persecuzione dei
nomadi. Lo sterminio nazista dei Rom e dei
Sinti causò almeno mezzo milione di vittime.
I nomadi furono assassinati nei loro
accampamenti e villaggi dagli
Einsatzgruppen, vennero gassati ad Auschwitz
e negli altri campi di sterminio, subirono
mostruosi esperimenti genetici e furono
sottoposti a sterilizzazione. Il fascismo li
perseguitò anche in Italia, imprigionandoli
nei campi di concentramento, deportandoli
verso i luoghi di morte in Polonia e in
Germania, togliendo loro le uniche fonti di
sostentamento: l'elemosina, gli spettacoli e
i servizi di strada.

Vennero tolti loro
anche i campi di sosta, che erano migliaia
sul territorio italiano e che consentivano
loro - in alcuni casi da secoli - di
fermarsi e di piantare gli accampamenti. Le
autorità accusavano i Rom di essere
"geneticamente" ladri, sfruttatori di
bambini, accattoni senza voglia di lavorare,
immorali e spesso violenti. Prima della
persecuzione, li si invitò più volte ad
abbandonare il territorio italiano. Durante
il fascismo, le carrozze e le baracche degli
zingari furono in numerose occasioni date
alle fiamme dai seguaci della "difesa della
razza". Alcuni sopravvissuti al Porrajmos,
fra cui Mirko e Antonia Bezzecchi,
sfuggirono miracolosamente ai roghi che
uccidevano i nomadi. Anche nei palazzi di
giustizia, lo zingaro era considerato
colpevole prima ancora che iniziasse un
processo nei suoi confronti.
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Bruciata a
Pieve Porto Morone (Pavia) l'auto di un Rom
15 ottobre 2007. Alle 13.45 hanno
bruciato l’auto a Scandal Stan, uno dei Rom
della Gandina, tra Pieve Porto Morone e
Castel San Giovanni, poco prima del ponte
sul Po, dove con alcuni famigliari si era
fermato per raccogliere dell’erba medica in
un pioppeto poco lontano dal ciglio della
strada.
Così Scandal racconta: «Ero uscito dalla
Gandina in auto, con mia moglie, mio
fratello e il figlio piccolo. Volevo cercare
una casa da affittare e avevo preso un
giorno dal lavoro. Mio figlio è affetto da
epatite B e ho pensato di raccogliere un
poco di erba medica per la sua malattia. Nei
boschi in riva al fiume cresce in
abbondanza. Ho parcheggiato l’auto sul bordo
della strada; dal bosco ho visto un motorino
giallo passare una-due volte, poi rallentare
e avvicinarsi all’auto. Subito dopo ho visto
le fiamme. Sono accorso e ho cercato di
fermare l’incendio, ma la parte anteriore
era ormai distrutta. Subito dopo, in
bicicletta è passato il solito, sì, l’ex
camionista, quello che sta sempre lì davanti
alla Gandina o sotto l’ombrellone nel campo
dietro l’edificio. C’era anche lui. Si è
allontanato – e di corsa – all’arrivo dei
Vigili del fuoco».
Come già in passato, il sindaco razzista di
Pieve Angelo Cobianchi si affretterà a dire
che non è successo niente, che sono tutte
menzogne, che è l’ennesima provocazione di
Giovannetti e di Campari, che forse le
fiamme sono dovute ad un fenomeno di
auto-combustione... Del prendere le distanze
da questi atti di teppismo criminale proprio
non se ne parlerà nemmeno questa volta.
Accontentiamoci allora del giro di vite che
la Questura intende dare. Sono partite le
denunce; arriveranno i rinvii a giudizio e
forse – come è augurabile – qualcosa di più.
G.G. - da
http://circolopasolini.splinder.com
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Abbiamo
pianto sulle tombe dei bambini Rom morti nel
rogo di Livorno
di Roberto Malini
14 ottobre 2007
Ieri siamo stati a Livorno, dove abbiamo
incontrato Victor Lacatus, sua moglie Elena,
il padre e la sorella di lei. Questi ultimi
sono accorsi da Brasov, in Romania, per il
funerale della piccola Leluca Carolea,
figlia di Victor ed Elena. Usciti dal
carcere, Victor e Menji non erano attesi da
nessuno: si scoprivano completamente
abbandonati, lasciati a se stessi da tutti.
Avevano solo il mio numero telefonico,
grazie alle lettere che avevo inviato loro
mentre si trovavano in detenzione. Così
Victor Lacatus mi ha telefonato e siamo
andati a conoscerlo, iniziando a occuparci
della sua vita "dopo" l'ingiusto carcere. La
direttrice della prigione livornese gli
aveva consegnato solo due lettere: la mia e
quella di Matteo Pegoraro (che risultavano
esplicitamente inviate dal Gruppo EveryOne).
Tutte le altre, nonostante le leggi che
tutelano il diritto dei detenuti a ricevere
la corrispondenza, non sono mai pervenute
nelle mani di Victor e Menji. Prima della
nostra campagna, non vi era alcuna
attenzione, in carcere, verso i genitori
colpiti dal più tragico dei lutti e il
trattamento loro riservato era quello che
gli istituti di pena riservano ai Rom. In
quelle condizioni, Victor ha tentato per due
volte il suicidio. Poi, grazie alle due
lettere, che rappresentavano per lui le sole
voci amiche provenienti da fuori
dell'inferno, ha scelto di vivere, di
resistere, di credere nel futuro.

Purtroppo neanche il loro legale è
riuscito a rendere loro visita. Oltre alle
lettere e al mutato atteggiamento dei
carcerieri in seguito alla campagna
EveryOne, l'unico conforto per i genitori è
stata la visita dell'Onorevole Mercedes
Frias, che ha promesso loro che non li
avrebbe abbandonati e che si sarebbe
prodigata per aiutarli e ricostruirsi una
vita. Siamo certi che Mercedes, che è una
donna di Diritti Umani e una persona di
parola, non li deluderà e ci affiancherà
nella nuova azione di vera e positiva
integrazione. Victor e i suoi cari non
parlano degli eventi che hanno ucciso i loro
bambini e abbiamo rispettato questa loro
scelta. Hanno però confermato di non avere
alcuna colpa del rogo e di non aver capito
perché li abbiano incarcerati e sottoposti a
tante pressioni. Menji e la moglie andranno
a Venezia, in un campo Rom di loro amici,
mentre Victor e Elena hanno deciso di
restare a Livorno. "La nostra bambina è
sepolta qui e vogliamo restarle vicini per
sempre". Appena avranno un alloggio e un
lavoro (EveryOne, la Caritas di Livorno e
Mercedes Frias collaboreranno per
raggiungere questi obiettivi, se ogni
impegno preso sarà mantenuto), saranno
raggiunti dagli altri due loro figli, che
ora vivono a Brasov. Victor ed Elena sono
persone sensibili e profonde. Il padre di
lei ha 67 anni, ma ne dimostra 20 di più.
Bambino, sopravvisse alla persecuzione
nazista che colpì duramente i Rom di Brasov
e di tutta la Romania. Dario, Steed,
Francesca e io siamo stati con loro al
cimitero di Livorno. Abbiamo deposto fiori
ai piedi dei loculi tombali dei quattro
bambini Rom e abbiamo pianto con i loro
cari, di fronte al cemento che accoglieva i
piccoli corpi bruciati. Cemento che non era
muto e insensibile, ma piangeva a sua volta
e chiedeva giustizia. Ora tocca a noi
rispondere al lamento della pietra e cercare
di riparare (orgogliosi e non spaventati da
tanta responsabilità) una delle mille
ingiustizie che avvengono quotidianamente su
un pianeta che sembra insensibile come il
nome che gli abbiamo dato: "Terra".
Nella foto, Leluca Carolea, piccola
vittima del fuoco e del pregiudizio
razziale.
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Odio senza
frontiere
14 ottobre 2007
I Rom non sono persone semplicemente
emarginate, ma esseri senza diritti, odiati
e temuti per via di chissà quale
superstizione, esattamente come gli ebrei
durante gli anni precedenti le due guerre,
con la sola differenza che i secondi erano
amati e graditi nei salotti bene, vedi il
caso di Marcel Proust (nella foto) che
spesso veniva invitato dall'alta società
proprio in quanto ebreo. Questo vezzo,
comunque, non mitigò la persecuzione, che
condurrà all'Olocausto. Gli zingari,
tuttavia, sono odiati indiscriminatamente da
ricchi e poveri, destra e sinistra, uomini e
donne.

Io stessa sono stata testimone di
numerosi abusi. Una volta ero ospedale e ho
visto due bambini rom accompagnati da
poliziotti che chiedevano ai medici di
sottoporli a radiografia del polso per
stabilire quanti anni avessero con
precisione. Secondo loro, si poteva trattare
anche di persone di 30 anni che ne
dichiaravano 12: "Gli zingari si portano
piccoli d'età" e quindi, in mancanza di
documenti, quello era l'unico modo per
stabilire la loro vera età. Ricordo che
estrassi e mostrai loro il mio tesserino di
praticante avvocato e dissi che mi opponevo
a una procedura del genere, ma quelli,
poliziotti e medici, mi fecero la classica
risata in faccia e mi dissero che si vedeva
che ero un avvocato alle prime armi, perchè
l'accertamento radiografico era la procedura
e nessuno si era mai opposto a quella
pratica. Laura Todisco
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Il fuoco
distrugge un altro campo Rom, a Torino
14 ottobre 2007. La notizia dell'ennesimo
incendio in un campo Rom, questa volta a
Torino, ci perviene grazie a un attivista.
Le fiamme si sono sviluppate questa mattina
intorno 4.30 circa, in un accampamento
situato su un terreno privato vicino a via
Vistrorio, sulle sponde del torrente Stura.
Il campo nomadi ospitava 60 persone, tra cui
molti bambini e ragazzi. Le autorità
intervenute sul posto non hanno ancora
spiegato la natura del rogo. I nomadi
rimasti senza casa, che hanno perso tutto,
sono terrorizzati. E' probabile, tuttavia,
che l'Effetto-Livorno raggiunga anche il
capoluogo piemontese e si cercherà di
attribuire il disastro, che per fortuna non
ha causato vittime, alla solita "candela".
Ricordiamo come le autorità di Livorno
abbiano ignorato ogni prova e indizio di
dolo (compresi i resti di una bomba
incendiaria e la rivendicazione scritta del
Gruppo Armato di Pulizia Etnica), per
incolpare del rogo e della morte fra le
fiamme di quattro bambini i loro stessi
genitori. Ricordiamo, inoltre, come i Rom e
i Sinti siano conosciuti da seicento anni
come maestri nell'uso del fuoco. Secoli di
povertà gli hanno consentito di utilizzare
il fuoco per illuminazione e riscaldamento
in condizioni di assoluta sicurezza, tant'è
vero che le cronache antiche e moderne
ricordano lo svilupparsi di incendi delle
carrozze o delle baracche zingare solo in
conseguenza di azioni punitive effettuate da
popolazioni ostili o di fulmini. A.B.
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Il rogo
Fiori carbonizzati, nero oceano.
Sepolcri neri, arsi, di metallo,
funebri paramenti di carbone,
profondissimo nero, nero oceano.
Sciamavano scintille di sogno... nero
oceano.
Incenerito, l'amore emanava
un odore di piume bruciate e cadeva la
pioggia.
Nero: c'era soltanto un nero oceano.
George Bacovia (Bacau 1881- Bucarest
1957)
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La
Soluzione Finale italiana contro i Rom
Di Roberto Malini e Laura Todisco
14 ottobre 2007
Il governo italiano non assume una posizione
chiara riguardo alla campagna
discriminatoria e alle leggi razziali che
molti comuni italiani, uno dopo l'altro, in
una catena d'intolleranza sempre più lunga e
tenace, creano ed attuano per colpire al
cuore i popoli Rom e Sinti, impedendo loro
di fermarsi in un luogo sicuro, di
costruirsi ripari contro le intemperie e gli
assalti dei razzisti, di provvedere alle
minime necessità delle loro famiglie e di
fatto annientandoli.

Non devono ingannare i programmi di
tutela delle minoranze Rom che nascono come
funghi (velenosi) al nord come al sud. Sono
solo sipari fatti di cinismo e ipocrisia,
dietro i quali si nasconde una Soluzione
Finale già programmata. Continua nella
sezione Club
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Programmi
di aiuto ai Rom: attenzione, perché si
tratta quasi sempre di forme di persecuzione
razziale mascherate
di Roberto Malini
La città di Livorno continua a
rappresentare un esempio gravissimo di
intolleranza verso i Rom e Sinti, punta di
un iceberg di pregiudizio che ha sollevato
pesanti critiche da parte del Consiglio
d'Europa, di Amnesty International e delle
principali organizzazioni che tutelano i
Diritti Umani. Union Gypsy, Union Romani ed
altre associazioni per la salvaguardia dei
diritti dei nomadi hanno già manifestato il
loro disappunto riguardo alla politica
persecutoria adottata nel nostro Paese ed
hanno stigmatizzato le molteplici violazioni
commesse dalle autorità nei confronti dei
genitori dei bimbi assassinati nel rogo di
Livorno. Come previsto - e pubblicato - con
largo anticipo dagli attivisti del Gruppo
EveryOne, Victor Lacatus e Menji Clopotar,
dopo aver subito la durezza del carcere, la
tortura della separazione dalla mogli, la
crudeltà del divieto di piangere sulle tombe
dei loro bambini e infinite pressioni (senza
che fosse consentita la perizia di una
psicoterapeuta del Comitato Etico, volta ad
evitarle), hanno scelto l'unica via concessa
loro per riacquistare la libertà:
patteggiare e riconoscere il "reato" loro
ascritto ovvero "abbandono di minori seguito
da morte". Laconicamente l'avvocato
Callaioli ha dichiarato a La Nazione: "Era
l'unico modo di farli uscire". Newsweek,
nelle edicole di tutto il mondo questa
settimana, ha descritto molto efficacemente
il programma di oppressione e annientamento
che l'Italia sta conducendo contro i nomadi
e la campagna di disinformazione e
istigazione all'odio razziale che i media -
in sussiego a una classe politica che ha
abbandonato da tempo la via del rispetto
delle minoranze - stanno portando avanti.
Grazie a questa rete di complicità
nell'intolleranza, le istituzioni italiane
sprecano termini che servono solo a coprire
la persecuzione: programmi di integrazione,
percorsi di legalità, aiuti ai minori
nomadi. Le istituzioni italiane, in realtà,
sono state giudicate incapaci di perseguire
una politica che rispetti i diritti di Rom e
Sinti e i progetti in corso, locali o
nazionali che siano, nascondono nuove
violazioni. La Vice Segretario del Consiglio
d'Europa Maud de Boer-Buquicchio, dopo la
morte dei bimbi Rom nel Rogo di Livorno, ha
indicato ancora una volta l'unico programma
che il nostro Paese dovrebbe seguire, senza
inventarsi niente: “Invito le autorità
italiane, sia a livello locale, sia
nazionale, in coordinamento tra loro, a
compiere i passi necessari verso
l'integrazione dei Rom adottando piani
d'azione globali, incluso campagne di
informazione pubbliche per combattere la
discriminazione e i pregiudizi profondamente
radicati contro i Rom. Vi è un grande
bisogno che la gente comprenda chi sono i
Rom, e, soprattutto, che cosa non sono. In
particolare, l'Italia può imparare molto
dall Campagna di sensibilizzazione del
Consiglio d’Europa “Dosta!” (“Basta!”)
promossa in cinque paesi dei Balcani
Occidentali nel 2006 e che sarà estesa in
almeno altri sette Stati membri (fra cui
proprio l'Italia, ndr) nel 2008". Si torna
alla scuola elementare, in fatto di Diritti
Umani, altro che riempirsi la bocca con
programmi, percorsi e sostegni falsi come
chi li promuove!
Nella foto, un articolo che cerca di
presentare una forma di repressione
(combattere la questua senza offrire sussidi
o forme di sostentamento alternative) come
un progetto di sostegno ai Rom. Anziché
consentire ai bimbi di vivere nelle loro
famiglie serenamente, grazie ad aiuti e seri
progetti di inserimento professionale, la
"task force" provvederà a togliere ai
genitori la patria potestà dei piccoli
sorpresi a chiedere l'elemosina.
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10 ottobre:
nella ricorrenza dello sterminio di 800
bambini Rom ad Auschwitz Victor Lacatus,
Menji Clopotar e le loro mogli si accollano
la colpa del rogo di Livorno
di Roberto Malini
La Toscana ha una lunga storia di abusi
giudiziari (chiamarli errori sarebbe
improprio) nei riguardi dei Rom. Già nel
1547 - in data 3 novembre - Firenze pubblicò
un "Bando sopra li Zingani et Zingane", che
intimava loro di andarsene entro un mese dal
loro arrivo nel Ducato, pena, se non
avessero obbedito o fossero ritornati, "la
prigione o la galera". Un anziano nomade,
sopravvissuto al Porrajmos solo per subire
altri cinquant'anni di perscuzione, mi disse
qualche tempo fa, con un'espressione
rassegnata, che di fronte a un giudice lo
zingaro ha una sola possibilità: quella di
confessare - anche se innocente - e invocare
clemenza: "E' come chiedere l'elemosina: non
è la solidarietà, ma la pietà che convince
il ricco ad aprire la borsa". Il 10 ottobre
2007 si è consumata l'ennesima ingiustizia
contro il popolo Rom e i quattro genitori
dei bambini assassinati nel rogo di Livorno
sono stati costretti a confessare - nel
corso del previsto patteggiamento - una
colpa che non grava sulle loro coscienze,
per uscire dal carcere. La data del 10
ottobre è una ricorrenza importante nella
tragica Storia del popolo Rom. Il 10 ottobre
1944, infatti, 800 bambini Rom vennero
uccisi nelle camere a gas e bruciati nel
rogo dei forni crematori di Auschwitz.

Livorno, 11 ott. (Adnkronos) - Il Gip di
Livorno, Rinaldo Merani, ha disposto stamani
la scarcerazione dei genitori dei quattro
bambini romeni morti l'11 agosto scorso nel
rogo della loro baracca alla periferia di
Livorno. I quattro genitori hanno
patteggiato una pena che varia da un anno e
quattro mesi a un anno e sei mesi per
l'accusa di abbandono di minore seguito da
morte.
Lunedì scorso, nel corso dell'ultimo
interrogatorio reso davanti al pm, Antonio
Giaconi, i due uomini hanno ritrattato la
versione della possibile aggressione e hanno
ammesso che l'incendio si è sviluppato in
seguito ad una candela lasciata accesa che
ha appiccato le fiamme alle masserizie
contenute all'interno delle baracche
costruite sotto il ponte di Pian di Rota. I
quattro romeni avevano detto di essere stati
vittima di un'aggressione perchè temevano di
essere accusati della morte dei loro figli.
La candela sarebbe finita a terra, forse per
colpa della presenza di topi o altri animali
dentro le baracche.
Nella foto, bambini Rom ad Auschwitz
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Campagna
Internazionale contro la pena di morte in
Iran
Arsham Parsi, Roberto Malini, Salvatore
Conte e Matteo Pegoraro
E' un'iniziativa promossa da IRQO e
sostenuta dal Gruppo EveryOne nell'ambito
del progetto per i Diritti Umani in Iran.
Naturalmente si tratta di una campagna
difficile, in cui non possiamo attenderci
subito importanti risultati. Però una
piccola voce in una vallata, rimbalzando
contro pareti titaniche, può diffondersi
ovunque, come una manciata di semi
trasportati dal vento della vita...
Il 10 ottobre 2007, Giornata
Internazionale contro la pena di morte, è
iniziata la Campagna contro le condanne
capitali in Iran.
Fermiamo le esecuzioni capitali. La pena di
morte è una sanzione disumana e contribuisce
a una perversa spirale di violenza e odio
all’interno della società. Fino ad ora, in
nessun Paese al mondo si sono registrati
segni di declino nella frequenza dei crimini
in conseguenza dell’adozione della pena
capitale, e questo è tanto più vero quando i
regimi totalitari utilizzano la condanna a
morte quale efficace espediente legale per
opprimere, soffocare ed assassinare i
dissidenti e gli oppositori. D’altra parte,
le conseguenze psicologiche delle
esecuzioni, nel breve e nel lungo periodo,
sono assai dure da sopportare sia per i
congiunti delle vittime che per gli
esecutori delle condanne. Si aggiunga a
questo il fatto che tali esecuzioni riducono
fortemente il grado di sensibilità della
società contro il manifestarsi di violenza e
comportamenti violenti. Nella costruzione di
una società civile, di una democrazia ove si
realizzi la concreta affermazione dei
diritti umani, ove sia garantito il rispetto
del diritto di dissenso e quello della
libertà di espressione, e dove venga
promossa la cultura della non-violenza, la
messa al bando della pena di morte
rappresenta il primo e più urgente passo.

Noi, i sottoscritti firmatari di questa
petizione, possiamo eventualmente possedere
differenti visioni politiche, sociali e
culturali, ma noi tutti concordiamo senza
alcun dubbio su un punto, che è quello
dell’importanza di giungere alla piena
abolizione della pena di morte,
nell’interesse e per amore della società
iraniana.
Noi esortiamo ciascuno ad impegnarsi
attivamente in una grande universale
battaglia contro la pena di morte in Iran,
così da aiutarci a raggiungere questo vitale
obiettivo, unendosi a noi e agli sforzi e
alle speranze di tutti gli iraniani.
Firmiamo l'importante petizione al link:
http://www.stopexecution.net/
Traduzione italiana a cura di Salvatore
Conte del Gruppo EveryOne
La premessa al testo è di Roberto Malini
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La Sardegna
e la donna. Una risposta al verdetto di
Hannover
di Alessandro Matta
In Germania un giovane, colpevole di aver
umiliata e sottoposta a violenza di gruppo
la sua ex fidanzata, una ragazza lituana,
ottiene uno sconto di pena da un giudice di
Hannover che considera le sue origini sarde
come "un'attenuante culturale e etnica". La
legale che ha difeso il ragazzo sardo,
Annamaria Busia, ha diffuso il testo della
sentenza, in cui è scritto che "Si deve
tenere conto delle particolari impronte
culturali ed etniche dell'imputato. E' un
sardo.
Il quadro del ruolo dell'uomo e della
donna, esistente nella sua patria non può
certo essere considerato come scusante, ma
deve essere tenuto in considerazione come
attenuante". La Sardegna, che è una regione
moderna, in linea con la vita europea sotto
l'aspetto dei diritti della donna, viene
così colpita un'altra volta da uno
stereotipo razzista che dovrà essere
quantomeno ritrattato. Non è la prima volta
che la Sardegna viene etichettata come terra
arretrata e maschilista, dominata da "padri
padroni". Continua nella sezione
Club
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Newsweek
dedica uno speciale alla persecuzione dei
Rom in Italia
5 ottobre 2007.
L’articolo di Barbie Nadau si intitola
“Nuova Unione, vecchi pregiudizi” e descrive
la persecuzione istituzionale che l'Italia
conduce contro i Rom e i Sinti, complici i
media. Il Gruppo EveryOne, Opera Nomadi e
poche altre realtà conducono una
difficilissima campagna per la vita e il
rispetto dei diritti di queste minoranze,
contro il razzismo che cresce e di fatto
uccide senza pietà uomini, donne e bambini
innocent
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