C'è una soluzione per evitare l'espulsione di massa e l'annientamento dei rrom in Italia

del Gruppo EveryOne

30 dicembre 2007
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo decreto legge "Pacchetto Sicurezza", che non modifica in misura sensibile il precedente decreto 181. Il testo è una vera e propria "legge razziale" creata ad hoc per attuare l'espulsione di massa dei rrom dall'Italia. Permane la più iniqua delle norme: saranno espulsi dall'Italia i cittadini provenienti da paesi membri che non siano in grado di dimostrare di possedere mezzi di sostentamento. La Direttiva 2004/38/CE, che protegge le minoranze etniche e impedisce l'espulsione dei cittadini provenienti da paesi membri con l'intenzione di trovare un lavoro (articolo 14, punto 4, b) è stata considerata carta straccia, così come tutte le Carte internazionali che tutelano i diritti delle minoranze, delle donne, dei bambini, degli indigenti. L'olocausto prosegue, anche se le autorità tengono ben lontani dagli occhi del popolo italiano le migliaia di bambini, donne e uomini laceri, malati, affamati, in luoghi inospitali – dopo gli sgomberi – e in condizioni peggiori di quelle in cui vivevano gli ebrei nei ghetti di Varsavia e Lodz, durante l'Olocausto.

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Salvador Allende e il razzismo di sinistra

30 dicembre 2007
Marco da Sesto San Giovanni (Milano) chiede ad Anne's Door: "Ma è possibile che un governo di sinistra sia così razzista? La persecuzione dei Rom sembra piuttosto una politica di estrema destra".

Risponde Anne's Door. Razzismo, discriminazione dei rrom, antisemitismo, omofobia, pregiudizio verso le minoranze non sono mali esclusivi della destra. Magari fosse così, perché almeno vi sarebbe sempre una contrapposizione di forze: il buio contro la luce. L'odio contro la tolleranza (se non proprio la fratellanza).

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Smantellata la "Banda della Panda nera", gruppo di razzisti della bergamasca. Ne facevano parte carabinieri e vigili urbani
 

30 dicembre 2007
Pestaggi e omicidi di immigrati, roghi e incidenti stradali dalle dinamiche sospette: se ne verificano tanti, in Italia, ma assai di rado le forze dell'ordine danno luogo a indagini efficaci. Non vi è dubbio che la campagna razziale e xenofoba in atto nel nostro paese sortisca l'effetto di istigare i razzisti a passare dall'odio alle vie di fatto, convinti - a ragione - di godere dell'impunità che le Istituzioni assicurano ai vigilantes anti-immigrati. Anne's Door e il Gruppo EveryOne riferiscono da molto tempo, in sedi diverse, di abusi e violenze contro immigrati perpetrate da tutori dell'ordine e di un tacito accordo che intercorre fra gruppi di razzisti, come il GAPE (Gruppo Armato di Pulizia Etnica) di Pisa/Livorno, e le autorità. E' un fenomeno che si espande, fomentato dal pregiudizio che lievita ogni giorno, nutrito dall'ideologia che fino a qualche tempo fa era appannaggio dell'estrema destra, ma che ormai ha contagiato la maggior parte delle correnti politiche. A Calcio, in provincia di Bergamo, un nucleo di giustizieri razziali, formato da carabinieri e vigili urbani, che scatenava ogni venerdì sera raid punitivi contro gli stranieri, è stato scoperto in seguito a una denuncia e alla successiva indagine della Procura.

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Maestri di Diritti Umani

28 dicembre 2007
Durante gli sgomberi degli insediamenti rom - veri e propri pogrom cui l'Italia si sta abituando, come se non si trattasse di azioni inique e violente contro famiglie innocenti - capita di assistere, se si riesce a superare il cordone dietro il quale la forza pubblica nasconde gli orrori della tragedia umana, a scene di infinita tristezza. Non dimenticherò mai il breve dialogo fra un agente di polizia e un bambino di nove o dieci anni: due grandi occhi scuri, malinconici e profondi, aperti in un visino smunto, scavato da una fame antica. L'agente - che probabilmente era un padre di famiglia – guardava il piccolo rom senza nascondergli il suo disprezzo. "Perché ci mandate via?" gli chiedeva il bambino. "Perché siete ladri e zingari," gli rispondeva l'energumeno in divisa. "No, non siamo ladri," replicava tremando il piccolo, "papà suona il violino e io voglio andare a scuola". "Sei sveglio, per la tua età!" esclamava allora l'agente, spingendolo via da sé in malo modo. Quella dimostrazione di crudeltà e odio razziale mi ricordò un episodio descritto dal testimone dell'Olocausto Wolken e raffigurato dall'artista ebreo Fritz Hirschberger, anch'egli sopravvissuto alla Shoah:

 

 

"Una guardia nazista parlava con un bambino ebreo di nove anni, poco prima di mandarlo alle camere a gas:
'Bene, piccolo, sai molte cose per la tua età!'
'So di aver imparato molte cose, ma so anche che non avrò la
possibilità di impararne altre,' rispose il bambino".

Ci avviciniamo al 2008. Viviamo in una società che si ritiene al vertice del progresso, una società in cui tutti parlano di giustizia sociale e di rispetto della vita. Ci si indigna quando un cucciolo o un gattino vengono abbandonati. I bambini, poi: giù le mani da loro! Si adottano bimbi poveri "a distanza" e si firmano petizioni contro la pena di morte, il razzismo, la tortura, la discriminazione delle minoranze. "Mai più": esclamiamo durante le celebrazioni delle Giornate della Memoria. Siamo maestri di Diritti Umani! R.M.

Nella foto, "L'ultima lezione" di Fritz Hirschberger.

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Lo Spirito del Natale Presente

23 dicembre 2007
In attesa del Primo Natale, Erode, re della Giudea, ordinò la Strage degli Innocenti: un progetto folle e sanguinario per assassinare Gesù, dopo che i Re Magi l'avevano informato della sua nascita imminente, a Betlemme, in Giudea. Un angelo, però, avvertì in sogno Giuseppe del pericolo e la Sacra Famiglia fuggì in Egitto, per tornare in Giudea solo dopo la morte del tiranno. 2007 anni dopo, i potenti di oggi, incapaci – anche loro – di compassione, hanno ordinato, proprio qui in Italia, una nuova Strage degli Innocenti.

 


Oggi come allora, guardie armate cercano dovunque le famiglie Rom – Sacre Famiglie del nostro tempo, la cui povertà e la cui vulnerabilità sono la pietra di paragone del nostro grado di civiltà – per togliere loro ogni speranza di vita. Armigeri radunano fuori dai miseri villaggi di cartone, legno e lamiere famiglie disperate, uomini, donne e nugoli di bambini laceri, affamati, infreddoliti, malati. Tuonano insulti e minacce contro di loro, "in nome della legge". Come i soldati di Erode. Quindi scatenano le ruspe, che tutto distruggono, grugnendo, gridando e grufolando nella terra come porci d'acciaio, onnivori e senz'anima. Natale 2007: muoiono centinaia di Gesù, vagano senza meta, senza cibo, senza speranza le loro mamme, i loro papà, che della vita e dei suoi orrori sanno già tutto. Non invecchieranno, perché a 40 anni i Rom sono già vecchi; i loro organismi cadono a pezzi e i loro cuori – sfiniti – non funzionano più. Natale 2007: l'Italia è un presepe vivente, in cui vagano i Rom senza casa, senza pane, senza futuro. Dietro di loro, un esercito di assassini. Sopra di loro, l'ala della calunnia: "Rapiscono i bambini, li prostituiscono, li sfruttano. Rubano, violentano le nostre donne, sono immorali e pigri. Posseggono oro, case e macchinoni, ma vivono come mendicanti". Dice lo Spirito del Natale Presente: "Sì, mi chiedo come sia possibile integrare chi considera pressoché lecito e non immorale il furto, il non lavorare perché devono essere le donne a farlo magari prostituendosi, e non si fa scrupolo di rapire bambini o di generare figli per destinarli all’accattonaggio". Abbiamo bisogno di angeli. R.M.

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Questione Rrom: da Firenze De Zordo e Diaw all’assessore alla sicurezza Cioni: “Situazione insostenibile, perché non si attiva il tavolo su cui lei si era impegnato?”

Firenze, 7 Dicembre 2007
Questo il testo dell'intervento della capogruppo di Unaltracittà/Unaltromondo Ornella De Zordo e del consigliere di Rifondazione Comunista Mbaye Diaw:

«Nell'incontro dell'8 ottobre tra l'Assemblea Autoconvocata delle Piagge e l'assessore Cioni sui temi della sicurezza, era stata proposta l'apertura di un Tavolo cittadino sul grave problema delle residenze; l'impegno preso sull'urgente problema delle residenze non ha avuto alcuna concretizzazione.
Come risulta drammaticamente anche dal lavoro che l'Assemblea Autoconvocata delle Piagge ha iniziato a fare sul territorio, è urgente che in città vengano affrontate sia le emergenze sia le situazioni risolvibili a medio e lungo periodo riguardanti ambiti problematici della vita di molte persone: l'accesso alla residenza anagrafica per uso civile e per un effettivo inserimento sociale innanzi tutto, ma anche le questioni abitative e del lavoro, un'attività di mediazione dei conflitti in campo sociale nelle situazioni più problematiche, interventi di bassa soglia, accesso e frequenza scolastica, tutele di garanzia per la difesa della salute, della maternità e dell'infanzia, interventi per favorire il sostegno legale in caso di controversie. Una necessità imprescindibile per questa città è anche aprire luoghi attrezzati di incontro e di aggregazione, nonché strutture di accoglienza per richiedenti asilo e profughi di guerra. Su tutto questo l'Amministrazione può e deve intervenire coinvolgendo i soggetti sociali che da tempo sono impegnati sul territorio sul fronte delle varie marginalità.
E' grave che nelle ultime settimane si sia assistito a episodi che vanno nella direzione opposta e che sono in linea con le politiche sicuritarie dei Patti per la sicurezza e le Ordinanze su lavavetri e altre categorie di perseguitati.

 

 
Chiediamo all'Amministrazione: dove sono le famiglie sgomberate all'Olmatello? Chi le prende in carico? Per quanto tempo? Faranno la fine della famiglia che dorme sotto alla pensilina della stazione? Perché dietro a ogni azione ci sono persone che vengono cacciate dai Campi solo per finire in situazioni ancora peggiori?
Riteniamo fondamentale il lavoro di chi, in città, è impegnato concretamente sula difesa dei diritti e contro ogni forma di razzismo e xenofobia, lo sosteniamo, e ci impegneremo perché non prevalga la forzata omogeneizzazione delle diversità, un modello che l'esperienza ha dimostrato fallimentare, ma principi di convivenza basati su una coesione sociale fatta di pratiche egualitarie, pacifiche e non prevaricatrici».

 

Nella foto, una casa mobile del campo dell'Olmatello (Firenze) in demolizione nel corso di un recente sgombero. La foto è stata scattata con un cellulare di nascosto, dietro una ringhiera e alcune sterpaglie, dopo le minacce dei poliziotti che intimavano a un membro del Gruppo EveryOne di non filmare né fotografare niente di ciò che avveniva nel campo.

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Veri patrioti contro le espulsioni

22 dicembre 2007

Il Gruppo EveryOne mette al corrente le Istituzioni italiane ed europee dell'illegittimità del testo del Decreto 181 sulla Sicurezza, testo che a questo punto - considerato il feedback consistente e positivo che riceviamo - difficilmente sarà preso in considerazione dal Consiglio dei Ministri che si riunirà il 28 dicembre per discuterne e approvare un nuovo provvedimento. L'articolo 14, punto b, della Direttiva del Parlamento Europeo 2004/38/CE prevede che il cittadino dell'Unione che cerca lavoro in uno Stato membro non può essere espulso. E' un articolo che era sfuggito agli autori del Decreto 181, ma non è l'unico motivo di illegittimità di quelle norme in materia di espulsioni, che violano nel loro complesso sia la Direttiva 2004/38/CE sia le principali carte dei Diritti Umani sottoscritte dal nostro Paese. Ci si chiede come mai le nostre Istituzioni si accaniscano nella persecuzione dei rrom e nella ricerca di "escamotage" che consentano di attuare impunemente una politica razzista e xenofoba.

Continua, con il commento di George Scarlat al decreto 181/2007 sulla sicurezza, nella sezione Watching The Sky

 

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Lettera aperta al Sindaco di Roma

La Sinistra-Arcobaleno (Sd, Pdci, Prc-Se, Verdi), Coordinamento Roma città democratica e solidale, Rivista Carta, Bottega commercio equo Tutti giù per terra

22 dicembre 2007
E' Natale, ma non per tutti a Roma. Anche in questo periodo l'amministrazione comunale preferisce la politica degli sgomberi a quella dell'accoglienza: il risultato è che bambini, donne e uomini non avranno neanche più le baracche come riparo dal freddo e dovranno ricominciare da capo la loro vita.
I bambini, che costituiscono almeno il 50% delle persone sgomberate, sono sotto controllo medico per il freddo patito dal dormire all'addiaccio.
Gli sgomberi di Rom e Migranti non sono una soluzione. Proponiamo un tavolo di dialogo che metta insieme istituzioni locali, comunità di migranti, associazioni di solidarietà, cittadini, per intraprendere percorsi partecipati di reale soluzione dei problemi.

Caro Sindaco Veltroni, caro Assessore alla Sicurezza Touadi, nelle ultime settimane, l’Amministrazione comunale ha voluto lo sgombero dei baraccamenti di rom, migranti e italiani in varie zone della città, in particolare lungo le rive dell’Aniene a Ponte Mammolo, a Rebibbia, a Ponte Salario. Sulla stampa sono apparse le dichiarazioni soddisfatte per la “riqualificazione” delle aree interessate; gli sgomberi del 3 e del 10 dicembre hanno coinvolto complessivamente quasi 800 persone. Che cosa si è risolto? E’ sotto gli occhi di tutti che gruppi di disperati, con i loro bambini, vagano negli anfratti marginali del “modello Roma”, in attesa del prossimo sgombero. Ci sembra che sia una linea politica dal respiro corto, tesa più a cavalcare l’onda dell’allarme sociale, alimentato anche attraverso i media, piuttosto che a mettere in moto reali percorsi di risoluzione dei problemi.
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Lettera aperta al Prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi

22 dicembre 2007
Illustrissimo Prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, il Gruppo EveryOne desidera informarLa dell'illegittimità delle espulsioni di Rom, in base alla Direttiva 2004/38/CE, che vieta i procedimenti di allontanamento nei confronti dei cittadini dell'Unione che siano in cerca di un lavoro. In tutte le famiglie Rom vi è almeno un membro che cerca lavoro e ha buone possibilità di trovarlo, essendo disposto a prestazioni d'opera anche molto umili e faticose, che altri rifiutano. Il Consiglio d'Europa è al corrente delle violazioni che avvengono in Italia e pensiamo di renderLe un servigio illuminandola sulla Direttiva (ma vi sono tante altre violazioni di leggi europee, nei provvedimenti di allontanamento che Milano e altri comuni attuano con tanta approssimazione e in palese contrasto con le normative e le Carte dei Diritti Umani sottoscritte dall'Italia). Non si macchi, caro Prefetto, involontariamente, senza cattiva fede e solo per mostrarsi accondiscendente verso politici che purtroppo non fanno che cercare "escamotage" per aggirare le leggi internazionali, di azioni gravemente reprensibili. Sia uomo di diritti umani e lavori per la giustizia: eviti di entrare nella peggiore memoria dell'umanità futura. Non è mai tardi per appartenere, con coraggio e difendendo i valori della civiltà e della democrazia, al novero dei "giusti". Con vera fiducia nella Sua integrità civile, Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau

In allegato, testo dell'articolo 14, punto b della Direttiva del Parlamento Europeo 2004/38/CE

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Sicurezza: l'Italia non recepisce la Direttiva del Parlamento Europeo 2004/38/CE


20 dicembre 2007
Articolo 14: il cittadino dell'Unione che cerca lavoro in uno Stato membro non può essere espulso

Va segnalato che le nuove norme sulla sicurezza che saranno inserite nel provvedimento che sarà discusso nel prossimo Cdm del 28 dicembre sono illegittime e violano ancora una volta la Direttiva del Parlamento Europeo 2004/38/CE, oltre che le Convenzioni internazionali sui Diritti Umani e sulla Tutela delle Minoranze. E' già noto che il provvedimento italiano stabilirà che siano espulsi dall'Italia i cittadini dell'Unione che non sono in possesso di mezzi di sostentamento. Cosa dice, a proposito, la Direttiva del Parlamento Europeo 2004/38/CE, che le Istituzioni italiane mostrano di non voler recepire correttamente? Ecco l'Articolo 14, punto 4 della Direttiva, "Mantenimento del diritto di soggiorno":

In deroga ai paragrafi 1 e 2 e senza pregiudizio delle disposizioni del capitolo VI, un provvedimento di allontanamento non può essere adottato nei confronti di cittadini dell'Unione o dei loro familiari qualora:

a) [...]

b) i cittadini dell'Unione siano entrati nel territorio dello Stato membro ospitante per cercare un posto di lavoro. In tal caso i cittadini dell'Unione e i membri della loro famiglia non possono essere allontanati fino a quando i cittadini dell'Unione possono dimostrare di essere alla ricerca di un posto di lavoro e di avere buone possibilità di trovarlo.



Dunque non solo la minoranza Rom non viene protetta, come prevede la normativa sui Diritti delle Minoranze, ma viene espulsa dall'Italia immotivatamente, visto che in ogni famiglia Rrom almeno un adulto, in Italia, è intento alla ricerca di un posto di lavoro ed ha ottime possibilità di trovarlo, visto che i Rrom accettano spesso mansioni molto umili e faticose, poco gradite ad altri cittadini italiani, dell'Unione o extracomunitari. L'unico ostacolo in tale loro ricerca sono proprio le condizioni di discriminazione e indigenza cui i Rom sono costretti in Italia.

Estratto dal Documento sulle misure attuate dalle Istituzioni italiane contro i Rrom, presentato alla Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, al Parlamento Europeo e Commissione Europea, alla Corte Europea dei Diritti Umani e alla Corte Penale Internazionale de L'Aja.

Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau - Gruppo EveryOne

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L'Italia e la pena di morte

20 dicembre 2007
Linda di Roma scrive a Roberto Malini riguardo alla moratoria per la pena di morte votata ieri alle Nazioni Unite: "Caro Roberto, da Giorgio Napolitano a Massimo d'Alema, i politici italiani sembrano diventati improvvisamente paladini dei diritti umani. Il presidente della Repubblica ha dichiarato che la moratoria rappresenta lo spirito dell'Italia, un'Italia che, a suo dire, 'crede nei valori della democrazia e del rispetto della persona umana come asse portante di un ordine internazionale giusto e stabile'. Sembra propaganda, perché il nostro Paese è accusato di razzismo e abusi dei diritti dell'uomo da tutti i paesi civili e dalle principali organizzazioni umanitarie. La Risoluzione approvata dal Parlamento Europeo il 15 novembre 2007 ne è un'ulteriore conferma. A proposito, come mai nessun giornale ha pubblicato il testo della Risoluzione e come mai, nonostante il documento ammonisse chiaramente l'Italia a causa della persecuzione contro i rom, gli sgomberi e la repressione proseguono come prima? Come avete scritto tante volte, i rom in Italia hanno una speranza media di vita di soli 42 anni: la metà di noi italiani! Ma in che razza di Paese viviamo?"
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Sicurezza. Gianpaolo Silvestri (Verdi): "Strabiliante posizione di Chiti su omofobia"

"Davvero strabiliante l'affermazione del ministro dei rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, per cui la sicurezza non ha nulla a che fare con l'omofobia". Lo afferma il senatore del gruppo Verdi - Pdci Gianpaolo Silvestri, responsabile dei diritti civili per il Sole che Ride. "Viene il dubbio che per Chiti l'omofobia appartenga ai dati estetici, al trendy, all'arte e sia quindi materia afferente al ministero della cultura. Sarà dunque una casualità che dall'omofobia provengano linciaggi, aggressioni, violenze, suicidi. Con le sue dichiarazioni, il ministro esplicita che quel decreto non è per la sicurezza dei cittadini, ma semplicemente un'odiosa operazione di vendetta a carattere razzista e xenofobo. Il contrassegno era, ed è, il triangolo marrone degli internati rrom nei lager nazisti a cui si aggiunge ora il classico triangolo rosa indicante le vittime omosessuali. Un'ultima cosa: se davvero Chiti vuole tener presente le sensibilità di tutte le componenti della maggioranza, sappia che questo non può essere in un'unica direzione. In tal caso Chiti – conclude il senatore dei Verdi – si aspetti amare 'sorprese' per il governo".

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In memoria di Leonard Duduianu

di Roberto Malini e Jasmin



 

La tua strada correva nel buio
e l'alba era così lontana
(l'alba è sempre lontana, per i rrom).
Ti inseguivano stelle gemelle,
più veloci della tua bicicletta
e casa era così lontana
(casa è sempre lontana, per i rrom).
Quando le luci - ostili come l'odio -
ti raggiunsero, chiudesti gli occhi
e il tuo cuore gridò un nome di rromni.
Lei gridò (eri così vicino a casa,
anche se casa non è mai vicina,
per i rrom). Gridarono le stelle,
con voci di ghiaccio.
La tua strada - essere un uomo -
continuava in cielo.

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Agguato razzista a Torino. Ragazzo marocchino pestato gravemente

17 dicembre 2007
Mussin Aslaui, un ragazzo marocchino di 18, anni è stato ridotto in gravi condizioni da quattro giovani razzisti a Torino, in piazza Bodoni, davanti al Conservatorio. Il giovane usciva dalla discoteca Lucignolo, che si trova nelle vicinanze, dove aveva trascorso la serata con la sua fidanzata italiana.

Era stato apostrofato con insulti razziali già all'interno del locale, da un giovane italiano biondo. L'aggressione è avvenuta davanti alla ragazza di Mussin; il giovane nordafricano è stato colpito con spranghe e bastoni. La Tac ha rilevato un grave trauma cranico, l'occhio destro tumefatto e numerosi lividi: i razzisti hanno colpito con cieca violenza. La famiglia Aslaui vive a Torino da quasi 25 anni e gestisce una sartoria. Il ragazzo non ha mai avuto problemi con la giustizia.

Nella foto, Mussin dopo il pestaggio

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Italia vampira
 

17 dicembre 2007
L'articolo "L'Italia sta dissanguando la Romania" sta sollevando un dibattito acceso nel forum di Radio Radicale. Alcuni utenti criticano il titolo, in preda a un inopportuno nazionalismo. Perché non si scandalizzano di tutto il fango che l'Italia getta su rrom e romeni? Fa male sapere che il proprio paese è un paese immorale, un paese vampiro che deruba i più poveri, che sfrutta padri di famiglia in condizioni tragiche, che specula su risorse che potrebbero dare una speranza a bambini, donne e uomini disperati?

 

 

Fa male sapere che non si può essere orgogliosi di questa Italia razzista, violenta, illiberale? Fa male sapere che anche la sinistra, quella che un tempo era il nostro orgoglio, paladina dei Diritti Umani, oggi mira solo a posizioni di potere, privilegi personali, connivenze pericolose ed è diventata così simile a certe correnti fasciste? Non è un caso che comuni di sinistra come quello di Livorno siano arrivati a proteggere i neonazisti del Gape, probabilmente ragazzotti locali che non giocano più solo a fare la voce grossa, ma ammazzano bambini innocenti. Comunque, quel titolo così contestato, "L'Italia sta dissanguando la Romania" è opera mia ed è esattamente quello che accade qui, nel Paese dell'odio razziale e della persecuzione spietata dei rrom, in un Paese che ha perso ogni dirittura morale, ogni rispetto della vita, ogni moto di compassione e umanità. Mi vergogno di questa Italia in cui persino i giornalisti che una volta servivano la verità (alcuni dei quali sono persone care, verso cui nutrivo – prima che la follia xenofoba li contagiasse – stima e vera amicizia) hanno svenduto la loro anima al compromesso e si sono resi simili ai propagandisti di regime che scrivevano bugie e nascondevano il vero durante l'Olocausto, scambiando vite innocenti con privilegi personali. R.M.

Nella foto, "El vampiro italiano" di Ignacio Navarro

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Il presidente della Romania annuncia programma UE di inclusione dei Rrom

Bucarest, 16 dicembre 2007. Il presidente della Romania Traian Basescu ha dichiarato che la Commissione e il Consiglio d'Europa stanno discutendo l'urgenza riguardante la comunità Rrom sul territorio dell'UE: "Non si tratta solo della comunità Rrom romena e verrà diffuso un rapporto di valutazione sulla situazione dei Rrom sull'intero territorio dell'UE, con una diagnosi della situazione e alcune proposte, che dovrebbero essere alla base di un programma di inclusione dei Rrom, finanziato e messo in atto dai Paesi dell'Unione". Ricordiamo che il Gruppo EveryOne, in collaborazione stretta con Gruppo ALDE, PSE, Gruppo Verts/ALE, Gruppo GUE/NGL, sta presentando alla Commissione e al Consiglio documenti riguardanti la condizione dei Rrom nell'UE e progetti di tutela e inclusione di questa minoranza. E' ovvio che nessun programma avrà possibilità di andare a buon fine se non saranno riconosciuti i crimini contro l'umanità perpetrati da alcuni Stati e segnatamente dalle istituzioni italiane, nei confronti del popolo Rrom.

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Sangue Rrom a Pavia: chi ha ucciso Leonard Duduianu?

del Gruppo EveryOne

Domenica 16 dicembre 2007. Oggi, all'una, nel cuore di una notte gelida è stato assassinato a Carbonara sul Ticino, in provincia di Pavia, Leonard Duduianu, 27 anni, padre di famiglia Rrom, che lascia la moglie e due bambini, questi ultimi rimasti in Romania. Leonard e la moglie vivevano – condividendo un alloggio con il fratello e la cognata di lui – in condizioni difficili: le dolorose condizioni di miseria e sopruso che caratterizzano le vite delle poche famiglie rimaste a Pavia dopo lo sgombero della ex Snia. Leonard percorreva in bicicletta la Statale 596, quando è stato investito da un pirata, che dopo l'impatto si è allontanato a bordo della sua auto senza fermarsi a soccorrere la vittima né avvertire le autorità. Leonard è rimasto sull'asfalto, in agonia, finché qualcuno non ha visto il suo corpo e non ha chiamato un'ambulanza. Udila Ciurar, zio della vittima e membro del Gruppo EveryOne (è uno degli ideatori del "Progetto Romanesia"), ha parlato con i carabinieri, i quali gli hanno riferito che la bicicletta di Leonard era deformata a causa dell'impatto. "Era un bravo ragazzo," dice Udila trattenendo a fatica il pianto, "un ragazzo che non ha mai fatto niente di male, che non aveva nessun debito con la giustizia. Lavorava alla raccolta dei pomodori, ma attualmente era in attesa di cominciare a lavorare con il fratello in fabbrica. Ha telefonato a casa verso mezzanotte, per dire a sua moglie che stava per tornare a casa".
Noi del Gruppo EveryOne abbiamo più volte allertato le autorità di Pavia riguardo al dramma delle famiglie rom in città, scrivendo anche una lettera aperta al sindaco Piera Capitelli, ammonendola riguardo all'odiosa pratica degli "sgomberi di bambini, donne e uomini innocenti e in condizioni di salute tragiche" e invitandola a leggere nei nostri siti "numeri e notizie riguardanti le pagine tragiche di Storia che l'Italia sta scrivendo con sangue innocente".

 

 
Né il sindaco né le altre autorità ci hanno mai risposto e a Pavia è stato versato altro sangue, si è consumata un'altra violenza. Il Gruppo EveryOne ha raccolto diverse testimonianze, presso i Rrom che attualmente vivono a Pavia, testimonianze che riferiscono di minacce di morte, di calunnie gravi, di minacciose voci diffamatorie: la criminalizzazione che è oggi uno dei più feroci aguzzini dei Rrom in Italia. Hanno ben pochi amici, i Rrom di Pavia, al di là delle rassicurazioni del prefetto Ferdinando Buffoni, il quale affermò in un'intervista rilasciata alla stampa che "non si possono demonizzare tutti i rom; dobbiamo lavorare ancora sull’educazione alla tolleranza". La realtà è ben diversa e i Rrom di Pavia lavorano spesso in condizioni inumane di semi-schiavitù, con la spada di damocle della perdita dell'occupazione e quindi del diritto alla permanenza sul suolo italiano se chiedessero di essere messi in regola, di svolgere le loro attività in minime condizioni di sicurezza. C'è dell'odio e c'è anche del marcio, intorno a loro.
Militanti neofascisti hanno insultato e minacciato dieci bambini Rrom; Udila stesso ha ricevuto minacce, insulti e anche inquietanti spedizioni punitive, giunte fin sotto l'abitazione in cui viveva fino a qualche giorno fa. Ora è senza casa, nonostante abbia un lavoro e la sua famiglia - otto persone di cui cinque bambini – vive in una squallida stanza, con un lurido bagno in comune con tanti altri infelici.
Anche Udila, come altri Rrom in Italia, è al centro di minacce gravi e di una campagna diffamatoria. Ci auguriamo che le autorità di Pavia indaghino con scrupolo sull'omicidio di Leonard e non escludano che vi sia qualcosa di più grave, di più spaventoso di una tragica fatalità seguita da omissione di soccorso. Le indagini devono ripercorrere gli ultimi giorni di vita di Leonard, i suoi spostamenti, i suoi contatti, le eventuali inimicizie che il suo essere Rrom potrebbe avergli procurato: solo così – identificando l'assassino e i suoi moventi – si potranno chiarire i dubbi che inevitabilmente solleva la morte di un Rrom. Lo dobbiamo alla memoria di Leonard, lo dobbiamo ai suoi cari che chiedono giustizia e lo dobbiamo a noi stessi, se crediamo nei valori dell'uguaglianza e della civiltà.
 

Nella foto, strada presso Carbonara sul Ticino (PV)

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Lunedì 17 dicembre George Scarlat (Gruppo EveryOne) denuncia alla TV romena la persecuzione italiana contro i Rrom
 

16 dicembre 2007
Lunedì sera intorno alle 22,00 nel corso del talk show “Talk Soc”, in onda alle 23 sulla romena National TV, George Scarlat, membro del Gruppo EveryOne nonché noto giornalista romeno, stretto collaboratore dell’ex Primo Ministro Vasile, interverrà per parlare della “problematica Rrom” che coinvolge Romania e Italia, due nazioni che portano avanti una politica xenofoba, razzista e contraria allo spirito delle Convenzioni e Dichiarazioni Internazionali sui diritti umani.
Lo farà a fianco del Rrom Florin Cioaba, riconosciuto da alcune comunità Rrom come “il re degli zingari”, e dell’attrice romena Ioana Craciunescu (nella foto), che vive a Parigi e porta avanti con determinazione la battaglia a favore dei diritti fondamentali dei popoli Rrom.

 


Scarlat, entrato da poco a far parte del Gruppo EveryOne, annuncerà in diretta TV che nei prossimi giorni verrà presentata alle istituzioni europee, alla Commissione ONU per i Diritti Umani, nonché alla Corte Internazionale di Giustizia de L’Aia, una “Denuncia internazionale nei confronti delle Istituzioni centrali e periferiche italiane per crimini contro l'umanità, in riferimento alla persecuzione dei Rrom in Italia”. La denuncia – i cui contenuti verranno resi noti la prossima settimana dal Gruppo EveryOne – chiede un processo per i diretti responsabili di sgomberi, espulsioni illegittime e altre lesioni dei diritti fondamentali iscritti nella Carta costituzionale italiana, nella Carta di Nizza, nella Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli - Carta di Algeri (4 luglio 1976), nel Patto Internazionale sui diritti economici, culturali e sociali dei Popoli, nella Convenzione di Copenaghen (1993), nella Risoluzione O.N.U. 1992/65, "Protezione dei Sinti e dei Rom", nella Risoluzione del Parlamento Europeo 2005/2008/INI.
“Le forze politiche e sociali che ci appoggiano ritengono che la Denuncia per crimini contro l'umanità abbia buone probabilità di essere accolta” dichiarano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, i leader del Gruppo EveryOne. “La pena di morte è una barbarie indegna per la comunità umana, ma quando ci si scandalizza per gli odiosi crimini di stato in Paesi come l'Iran, ci si dovrebbe anche fermare a riflettere su ciò che avviene qui in Italia. La politica razziale attuata in Italia, sistematicamente, dalle Istituzioni centrali e periferiche contro i Rrom” concludono Malini, Pegoraro e Picciau “non è infatti più umana delle misure persecutorie che i regimi integralisti applicano contro le minoranze invise al potere".

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L'Italia sta dissanguando la Romania

di George Scarlat

Romania e contributi europei a fondo perduto

Esistono delle informazioni, dei fatti, che possono cambiare la percezione del pubblico italiano sulla Romania e sui romeni. E' opinione degli italiani che l’ingresso della Romania serva solo a quest’ultima, per ricevere fondi perduti dal contribuente europeo. Inoltre si ritiene che serva per inviare tutti i poveri, i mendicanti, gli zingari in Italia. Con questi pregiudizi si pensa che sia addossato all'Italia l'onere dell'inclusione sociale dei Rrom; per altro, Istituzioni e stampa reagiscono sgomberando gli insediamenti Rrom e diffamando la Romania.

Ma la verità è un'altra. L'Italia ha un disperato bisogno della Romania: il commercio estero italo-romeno è di circa 12 miliardi di euro l'anno, senza dimenticare che per la Romania l'Italia è diventata il primo partner commerciale. D'altro canto, secondo le statistiche, il commercio italiano con la Romania è più importante di quello con un gigante economico come il Giappone o con Paesi quali Brasile e India.

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Giù le mani dai bambini Rrom

del Gruppo EveryOne – www.everyonegroup.com

15 dicembre 2007
Il Gruppo EveryOne conduce un attento monitoraggio riguardo alla situazione dei Rrom in Italia, con grande fatica, perché autorità e istituzioni hanno ormai posto cordoni sempre più impenetrabili fra i luoghi in cui si svolge la persecuzione dei Rrom e la cittadinanza, ponendo vincoli anche alla libera informazione e al diritto di osservazione delle organizzazioni umanitarie, durante gli sgomberi e le operazioni di espulsione. Come abbiamo denunciato più volte, le condizioni dei Rrom sono sempre più tragiche, perché i pogrom contro gli insediamenti mettono in strada migliaia di esseri umani inermi e senza mezzi di sostentamento, la maggior parte dei quali sono bambini e ragazzini. Il nostro gruppo cerca di denunciare l'annientamento istituzionale dei Rrom in Italia agendo sugli organismi internazionali e il 15 novembre 2007, grazie all'appoggio di forze politiche illuminate, ha ottenuto l'approvazione della Risoluzione del Parlamento Europeo sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri. Le Istituzioni italiane, però, proseguono imperterrite con accanimento sempre più feroce le operazioni inique di sgombero e le espulsioni, che violano un'infinità di norme, fra cui proprio la Direttiva 2004/38/CE (che fra l'altro vieta ai governi dell'Unione di espellere cittadini provenienti dagli stati membri per cercare lavoro) e la succitata Risoluzione del Parlamento Europeo. Si configurano ormai i più gravi crimini contro l'umanità, che ci auguriamo vengano perseguiti, anche grazie alla nostra denuncia, dai preposti tribunali internazionali. L'obiettivo del Gruppo EveryOne è quello di salvare vite umane e di interrompere la persecuzione e lo sterminio (per fame, freddo, infezioni, indigenza, stenti) del popolo Rrom. Come sempre accade alle minoranze discriminate, insieme al quadro della grande tragedia si sviluppano drammi locali che riguardano regioni, città, singole famiglie e individui sottoposti a discriminazione. Il caso dei genitori dei bambini del rogo di Livorno resta emblematico: un gruppo di assassini razziali, il Gape (che ha rivendicato in forma scritta il crimine) ha dato alle fiamme quattro bambini e in risposta al mostruoso infanticidio le autorità hanno scelto di arrestare e condannare i loro genitori, che sono in libertà grazie alla sospensione della pena solo in virtù dell'azione condotta dal nostro gruppo, con pochi alleati in loco. La condizione dei Rrom in Italia oggi è assolutamente insopportabile. Le attività persecutorie attuate nei vari comuni hanno lasciato migliaia di perone senza rifugio, senza mezzi di sopravvivenza, senza assistenza di alcun genere. E mentre un'umanità annientata cerca di sopravvivere con la forza della disperazione e grazie all'aiuto di pochi Giusti (per fortuna non tutta l'Italia è preda della follia razziale), si configurano nuovi abusi nei loro confronti.
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Bănel Nicoliţă, campione Rrom e Ambasciatore contro il razzismo sarà agli Europei del 2008


di George Scarlat


15 dicembre 2007

Bănel Nicoliţă, centrocampista della squadra dello Steaua Bucarest e della nazionale romena è stato nominato Ambasciatore dell'antirazzismo la settimana scorsa a Bucarest. Bănel Nicoliţă è un Rrom, nato in una tradizionale famiglia di Rrom romeni.

 

 

La Federazione Internazionale dei giocatori professionisti nomina gli ambasciatori contro il razzismo per promuovere la tolleranza e il fair play sui terreni di gioco. David Beckham, Thierry Henry ed Eto'o sono altri calciatori insigniti del titolo di Ambasciatori contro il razzismo. Banel Nicolita (si può scrivere anche così) giocherà contro la nazionale italiana a Euro 2008, perché Italia e Romania sono nel Girone C, con Francia e Olanda. I membri del Gruppo EveryOne tiferanno per lui.

 

Nella foto, Banel Nicolita

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Dobbiamo fare di più

di Laura Todisco - Gruppo EveryOne

15 dicembre 2007
Sento echeggiare la mia voce nel deserto. L'Italia schiaccia il popolo Rrom e le Istituzioni irridono perfino la Risoluzione del Parlamento Europeo del 15 novembre 2007, che dovrebbe obbligare il nostro Paese a cambiare rotta e interrompere la persecuzione. Invece, anche la Risoluzione è carta straccia. Intanto migliaia di persone sono in strada, col freddo allucinante che sta facendo in questi giorni. Una Nazione civile predisporrebbe dei ricoveri, magari anche solo tendoni sotto cui potrebbero rifugiarsi molte famiglie. Ma questo contrasterebbe con la natura di stato ultra-capitalista, quale vuol mostrasi l'Italia. Se si facesse questo, se si attuassero misure d'emergenza con materiali modesti e l'assistenza di organizzazioni umanitarie, si disincentiverebbero le persone ad andare a lavorare per quattro soldi o per morire bruciate vive... E il bel paese si rovinerebbe il trucco di fronte all'Europa e al mondo. Prodi e Napolitano dicono che va tutto bene, ma il New York Times la pensa diversamente e noi vediamo con i nostri occhi l'abisso di orrore che il pregiudizio scava qui da noi. Laura Todisco

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I Rrom e lo shopping di Natale

14 dicembre 2007
I commercianti della Galleria Umberto di Napoli stanno protestando affinché venga proibito ai Rrom di pernottare all'interno della struttura. In realtà le famiglie Rrom, poverissime, non hanno altra possibilità di avere almeno un riparo sulla testa, evitando di dormire all'addiaccio, rischiando la morte per assideramento.
"Portano degrado," ha detto un portavoce dei negozianti partenopei, "e rovinano lo shopping natalizio". L.T.

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Il New Jersey ha abolito la pena di morte

14 dicembre 2007
Usa, il New Jersey abolisce la pena di morte. Dopo il Senato, anche la camera dello Stato americano ha approvato la misura che prevede l'abolizione della pena capitale, con 44 voti favorevoli e 36 contrari. Il Gruppo EveryOne esulta insieme agli attivisti locali, con cui ha condiviso l'importante campagna, portando all'attenzione della cittadinanza e delle autorità locali - dal governatore Jon Corzine ai rappresentanti di Senato e Camera Richard J. Codey e Joseph J. Roberts Jr - i casi di Makwan Moloudzadeh e Pegah Emambakhsh, simboli dell'orrore e dell'iniquità che la pena di morte rappresenta. Gli attivisti e i progressisti del New Jersey hanno seguito con noi le vicende delle due persone omosessuali condannate a morte e i diversi finali delle loro drammatiche vicende: vita per Pegah, una fine atroce per Makwan, divenuto un simbolo contro la pena di morte nel mondo. La pena di morte è stata in vigore nel New Jersey dal 1976, anno in cui fu reinserita negli Usa. Lo Stato, tuttavia, non ha mai eseguito, da allora, condanne capitali. La vittoria, però, ha un immenso valore, perché rappresenta un passo avanti verso una nuova civiltà della vita ed è auspicabile un "effetto domino" che induca tutti gli Stati americani a liberarsi di un retaggio barbarico. R.M.
 

 

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Rosy Bindi: “L’Italia intende tutelare i bambini Rom e Sinti”

14 dicembre 2007
Grazie alle informazioni sulla reale condizione dei Rrom in Italia, informazioni che escono – quasi clandestinamente, se si considera la censura applicata dai media nazionali riguardo all’argomento - dai confini del nostro paese e vengono pubblicate da giornali e riviste importanti come Financial Time e Newsweek, il mondo chiede ragione della persecuzione ai nostri rappresentanti politici. Ed ecco che Rosy Bindi è intervenuta alcuni giorni fa alla Sessione straordinaria dell’ONU in occasione della giornata mondiale dei diritti dell’infanzia, annunciando, non senza imbarazzo, l’intenzione del governo italiano di “impegnarsi concretamente” per la tutela dell’infanzia Rrom e Sinti. Continua nella sezione Watching The Sky

 

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Quando una donna Rom va a fare la spesa...

di George Scarlat


Il razzismo contro i Rom non nasce solo dalle campagne stampa, ma anche dall’ignoranza riguardo alle tradizioni degli zingari. Per una donna Rom, non è consuetudine camminare da sola, perché facendo così, comprometterebbe il suo onore, la sua reputazione.

 

 

Deve camminare, invece, in compagnia di sorelle, nuore, cognate, amiche, che sia sposata o nubile. Spesso al gruppo di donne si aggiunge un nugolo di bambini, che non possono essere lasciati soli, quando la madre deve uscire. Ed ecco la scena che si presenta ai cittadini di un centro urbano italiano, quando la donna Rom deve andare a far la spesa: un gruppetto di donne zingare con numerosi pargoli, donne che spesso hanno la pelle scura, vestono gli abiti tradizionali e parlano una lingua strana. Gli italiani, che non sono educati alla cultura Rom, si sorprendono e si mettono sulla difensiva, perché temono ciò che non capiscono.

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CARTA DEI DIRITTI - PITTELLA “NON C’E’ BISOGNO DI SOTTOPORRE A REFERENDUM DECENNI DI STORIA DEMOCRATICA”

Strasburgo, 13 dicembre 2007
Dichiarazione di Gianni Pittella, presidente Delegazione italiana, Gruppo Pse



“Sono d’accordo con chi in questi giorni, e mi sembra siano la netta maggioranza, si dichiara contrario a ipotesi di referendum di approvazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
Per una volta sono d’accordo con il commissario Frattini, che ha detto ieri in aula a Strasburgo che sarebbero referendum contro i diritti dei cittadini.
Aggiungo che non c’e’ bisogno di sottoporre a referendum decenni e decenni di conquiste civili e democratiche. Se chi ha inscenato ieri quelle proteste era preoccupato della ‘democraticità’ dell’Europa, ricordo che con l’Unione europea e’ nato un nuovo ambito democratico sovranazionale, che non toglie nulla alla democrazia a livello nazionale, regionale e locale”.

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Lo spot UNAR contro il pregiudizio nei confronti dei Rrom contiene in realtà un messaggio razzista

12 dicembre 2007

Ho visto lo spot al centro di una "Campagna contro il pregiudizio nei confronti dei Rom" a cura dell'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali - Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità ed Immigrazione. Poiché alcune associazioni per i Diritti Umani lo promuovono, lodandone il contenuto, ho inviato loro la mia opinione, con il testo che segue.
 


Cari amici, ho visto lo spot da voi promosso e patrocinato dall’UNAR (http://www.immigrazioneoggi.it/rubriche/spot_rom.html) e sinceramente sono rimasto sconcertato, nonostante le buone intenzioni alla base dello stesso. E' un messaggio assolutamente fuorviante che mette sotto luci diverse i Rrom integrati da quelli poveri (la grande maggioranza), che sono costretti, a causa della persecuzione istituzionale, a sopravvivere con le attività estreme: accattonaggio, servizi di strada e furti. Non è un punto di vista corretto, quello dello spot, perché la condizione in cui sono relegati i Rrom in Italia, gli sgomberi, le espulsioni illecite, le campagne razziali a mezzo stampa e testimonial politici riguardano migliaia e migliaia di individui ridotti in totale indigenza, famiglie la cui speranza media di vita si è ridotta a soli 42 anni, con una mortalità infantile dieci volte superiore a quella degli altri cittadini. L'inserimento sociale, un lavoro fisso e dignitoso (molti Rrom lavorano in condizioni di schiavitù, non avendo tutela istituzionale) e la disponibilità di un'abitazione non sono attualmente consentiti alla stragrande maggioranza dei Rrom, che vengono umiliati da quello spot, il cui messaggio induce a nuovo odio razziale verso coloro a cui inserimento e integrazione sono negati e che, in realtà, sono vittime di una società ingiusta e non "asociali", come invece li definivano gli aguzzini nazisti – ispiratori e cattivi maestri dell'attuale classe politica italiana – che sterminarono nel Porrajmos (Olocausto Rrom) da 500 mila a un milione di Rrom. Roberto Malini - Gruppo EveryOne
 

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"Rapivano bambini e li tenevano al guinzaglio". 25 Rom arrestati a Milano

di Roberto Malini

12 dicembre 2007
L'arresto di 25 Rom a Milano, genitori o parenti dei bambini e dei ragazzi che vivono di borseggi nei dintorni della Stazione Centrale, è un evento annunciato da tempo. Una campagna mediatica ha visto i bambini, qualche mese fa, sulle prime pagine dei giornali, quasi "in posa" davanti agli obiettivi dei fotografi, che li coglievano durante i loro furti con destrezza. In quanto minori di 14 anni e quindi non perseguibili, venivano arrestati, sottoposti alla pratica (iniqua e pericolosa) della radiografia del polso e quindi rilasciati, dopo un trattamento tutt'altro che "affettuoso". Dopo aver cercato - invano secondo il diritto - una via per creare una legge ad hoc che li rendesse perseguibili come se fossero adulti (in quel periodo Istituzioni e stampa li definivano "ladri minorenni" o "baby delinquenti"), si è scelta un'altra strada: colpire i loro genitori e successivamente internare i piccoli in "comunità protette".

Il professor Saimir Mile, docente di lingua e cultura Rom all'Istituto Nazionale di Lingue e Civiltà Orientali di Parigi, quando ha letto la notizia dell'arresto mi ha scritto: "Questa mi sembra un'azione volta a giustificare espulsioni di massa piuttosto che una normale operazione di polizia. In ogni caso, le accuse mi sembrano esagerate. E' necessario cercare la verità". Gli ho risposto che i Rom sono stati arrestati con capi d'accusa gravissimi: dal rapimento di bambini romeni a violenze di ogni genere esercitate su di loro affinché ognuno dei piccoli procurasse ogni giorno ai suoi "padroni" un minimo di 800 euro. Le indagini sarebbero state condotte anche attraverso intercettazioni telefoniche, che avrebbero rivelato coercizioni ancora più gravi. Per costringere un ragazzino a dedicarsi al furto una donna Rom l'avrebbe addirittura tenuto al guinzaglio, evitando così la fuga della piccola vittima. Ho sottolineato al professor Mile il più marchiano degli anacronismi che si possono rilevare nell'operazione di forza pubblica: se era necessario tenere il bambino al guinzaglio per evitare che fuggisse, come mai non si dava alla fuga una volta libero, quando girava nei pressi della Centrale per borseggiare i passanti? "I Rom rapiscono i bambini. I Rom li tengono in schiavitù. I Rom sono asociali. I Rom gestiscono racket sfruttando i più deboli. I Rom sono così immorali da non aver pietà neanche dei loro bambini". Le abbiamo già sentite tante volte, queste storie. Ma non solo noi: le hanno sentite i nostri padri, i nostri nonni e i padri dei nostri nonni. Sono le colpe dell'Uomo Nero, i delitti dello Zingaro. Con queste "indagini", con queste dicerie il partito nazionalsocialista ha giustificato il Porrajmos, l'Olocausto dei Rom. Ho visto con i miei occhi - e l'ho scritto, a suo tempo - alcuni agenti picchiare un ragazzino Rom proprio a fianco della Stazione Centrale. Se non fossi intervenuto, gli avrebbero fatto molto male. Ora gli stessi bambini, interrogati dagli stessi agenti, forniscono un quadro di orrore senza fondo: "I nostri genitori ci minacciano, ci incatenano, ci seviziano. Grazie di averci liberati!". Orrore senza fondo. Orrore esagerato, come ha notato giustamente il professor Mile. Ma è proprio quell'orrore, quell'orrore esagerato che apparirà domani sulle pagine dei quotidiani, che sarà diffuso dagli schermi TV, che innescherà discussioni nei siti internet. E l'odio razziale sarà riattizzato, scatenando i mastini del pregiudizio. La "campagna dei piccoli schiavi" è entrata nella fase virulenta. Le forze in campo sono molte. Per combattere i Rom della Stazione Centrale è stata addirittura creata l'associazione "Rom per la legalità", che vede i City Angels, ostili ai Rom, lavorare insieme alle autorità e a una figura ammantata di leggenda, definita dall'associazione "Regina degli Zingari Romeni", tale Lucica Tudor. E pensare che nei City Angels vi era, fino a qualche anno fa, un meraviglioso difensore dei Rom e della verità, un uomo che criticava aspramente ogni atteggiamento discriminatorio nei loro confronti. Si chiamava Claudio Brioschi e da un giorno all'altro è sparito nel nulla. Ne ha parlato anche la trasmissione "Chi l'ha visto?" su Rai 3. Ma Claudio, l'eroe, non c'è più e da allora i Rom di Milano sono più soli, più indifesi, più vessati e calunniati. Hanno creato, per colpirli al cuore, una "Regina degli Zingari" il cui regno si estende giorno dopo giorno, spianato dal pregiudizio e da ruspe che grufolano nella terra senza fermarsi mai.

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Ondata antisemita in Venezuela

di Miriam Bolaffi - Secondo Protocollo

12 dicembre 2007
Ci sono molte cose che legano i due leader di Venezuela e Iran, Hugo Chavez e Mahmoud Ahmadinejad, una di queste è senza dubbio il profondo odio che hanno verso gli ebrei. Le ultime dichiarazioni del leader maximo venezuelano non lasciano infatti adito a dubbi, senza contare le azioni di polizia effettuate contro le sedi di associazioni ebree in Venezuela.
Ma andiamo con ordine: la ADL (Anti-Defamation League) ha denunciato come oltraggiose le ultime dichiarazioni del presidente Hugo Chavez che ha paragonato l’offensiva israeliana contro Hezbollah alla stregua di un’azione nazista. Queste dichiarazioni seguono di pochi giorni l’irruzione della polizia nei locali della comunità ebraica a Caracas. Il timore è che Chavez stia alzando il tiro su Israele con l’intenzione di colpire gli ebrei venezuelani.
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Chi vuole la persecuzione dei Rom in Italia?

di George Scarlat, Roberto Malini e Matteo Pegoraro

La tragedia della persecuzione dei Rom in Italia - resa ancora più dolorosa dalle sistematiche violazioni, da parte delle Istituzioni italiane, di tutte le Convenzioni e le Risoluzioni dell'O.N.U. e del Parlamento Europeo che tutelano le minoranze etniche e i poveri - preoccupa l'Unione Europea, che ha approvato una Risoluzione che dovrebbe tutelare la minoranza Rom da sgomberi, espulsioni e oppressione, ma che di fatto l'Italia ha censurato e ignorato. Le organizzazioni per i Diritti Umani hanno stigmatizzato più volte il regime razziale in vigore in Italia, ma neanche le loro voci sono ascoltate dalle nostre autorità, ormai determinate a condurre a termine un'operazione di purga etnica che non è esagerato definire "Soluzione Finale". I Rom in Italia sono privati di qualsiasi forma di sostentamento e rifugio, vengono sgomberati con inaudita violenza ed illecitamente espulsi (perché la Direttiva 2004/38CE prevede all'articolo 28, punto 1 che l'allontanamento non può riguardare chi è povero, emarginato o in condizioni precarie di salute). La vergogna dell'Italia sono migliaia di persone senza tetto e senza alimenti, cacciate anche dalle misere baracche che si sono costruite per sfuggire al rigore dell'inverno. Abbiamo assistito con i nostri occhi ad alcuni sgomberi, durante i quali siamo stati costretti a difendere bambini, donne (anche incinte) e uomini innocenti dalla disumanità della forza pubblica. Abbiamo testimoniato l'allontanamento verso il nulla di persone affamate e malate. Abbiamo visto bambini in fasce, sofferenti di gravi patologie cardiache, abbandonati sulla nuda terra e poi costretti, in braccio alle loro madri disperate, a intraprendere quelle che sono vere e proprie "marce della morte". Con i nostri mezzi abbiamo cercato di soccorrere quante più famiglie possibile, ma le vittime dell'annientamento promosso dalle Istituzioni italiane, le vittime del nuovo olocausto sono migliaia. Non vi è pietà, ormai, per i Rom. Dall'agente di polizia all'assistente sociale, dal sindaco al questore, fino alle più alte cariche dello Stato si è stabilito un patto di orrore: i Rom, che al 70% sono bambini e ragazzini, non dimentichiamolo, vengono trattati come "pratiche", come problemi da rimuovere a qualsiasi costo.

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Una lezione all'Università "La Sapienza" per imparare a convivere con i Rom

 

11 dicembre 2007

Giovedì 13 dicembre presso l'Università "La Sapienza" di Roma, aula Seminari, Dipartimento di Storia Contemporanea (secondo piano, Facoltà di Lettere), il professor Marco Brazzoduro – attivo come pochi altri intellettuali italiani a promuovere una cultura antirazzista – terrà il seminario/dibattito “Italiani, Rom e Rumeni:  una questione di ordine pubblico o di imparare a convivere?”. Il seminario è organizzato dal Coordinamento Antirazzista de "La Sapienza" e presenterà testimonianze di ragazzi Rom. Il Gruppo EveryOne sostiene e appoggia con entusiasmo le attività culturali antirazziste del professor Brazzoduro, la cui opera di divulgazione di dati e notizie riguardanti la situazione di Rom e Sinti in Italia è preziosa per ogni campagna legata al rispetto dei diritti di minoranze ancora oggetto di gravi discriminazioni. R.M.

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Ricordo di Massimo Consoli

Domani, 12 dicembre 2007 al Circolo Mario Mieli di Roma sarà ricordato Massimo Consoli, uno dei padri del movimento gay italiano. Conobbi Massimo negli anni 1980, quando il mio gruppo di poeti e musicisti "Days of Pride" teneva reading e performance contro l'omofobia e per una migliore conoscenza della cultura gay. "Il tuo progetto è simile al mio," mi disse Massimo, "perché si basa sul dialogo con la maggioranza eterosessuale. Se vogliamo eliminare il pregiudizio, dobbiamo rivolgere le nostre proposte culturali e non solo le nostre rivendicazioni al di fuori della comunità gay.

E' l'ignoranza che rende apparentemente macroscopiche le differenze fra i due stili di vita". Massimo era convinto che l'universalità dell'amore potesse azzerare i gradi di discriminazione che i "più" nutrivano nei confronti dei "meno", in senso numerico.

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SICUREZZA/ EVERYONE: NORME SU ESPULSIONI VANNO CONTRO DIRETTIVA UE

"sono state varate ad hoc per colpire i Rom"

Roma, 10 dicembre 2007. (Apcom) - "Le nuove norme in materia di espulsioni dei cittadini comunitari varate l''8 dicembre 2007 sono illegittime e discriminatorie nel loro corpus, in quanto sono state elaborate ad hoc per discriminare e colpire i Rom, senza tener conto in alcun caso che si tratta di una minoranza protetta da Carte, Dichiarazioni e Convenzioni internazionali". Lo denunciano congiuntamente il Gruppo EveryOne e il giornalista rumeno George Scarlat, per lungo tempo stretto collaboratore di Radu Vasile, ex Presidente del Consiglio dei Ministri in Romania.
"Tali documenti stabiliscono che Rom e Sinti - si legge in una nota dell''associazione, firmata da Roberto Malini, Matteo
Pegoraro e Dario Picciau- necessitano di una protezione speciale in quanto soggetti attualmente a marginalizzazione, segregazione, discriminazione e persecuzione".
Dover dimostrare di possedere "risorse economiche sufficienti derivanti da fonti lecite e dimostrabili" per poter vivere in Italia è, secondo Everyone, "un anacronismo": "i Rom non posseggono da secoli risorse economiche sufficienti all''autosostentamento a causa della discriminazione. Quindi, secondo le nuove norme, le loro condizioni economiche non 'cessano', ma non sono in realtà mai esistite. Quello che la nuova normativa afferma è che 'la povertà è motivo per cui non è riconosciuta la libera circolazione dei cittadini dell''Unione negli Stati membri'".
Al contrario, si legge ancora nel documento, la Direttiva 2004/38/CE prevede all''articolo 28, punto 1, che l''allontanamento non può riguardare chi è povero, emarginato o in condizioni precarie di salute. "Chiediamo solo giustizia e una speranza di vita per tante famiglie" concludono gli esponenti del Gruppo EveryOne, che ha denunciato più volte in Europa questa realtà.
"Chiediamo che il confine fra civiltà e orrore non sia ulteriormente superato".

Red/Gic

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Iran: La responsabile dei diritti umani dell'ONU condanna l'impiccagione del giovane iraniano

lunedì 10 dicembre 2007

AFP, 07 dicembre – La massima responsabile per i diritti umani delle Nazioni Unite venerdì ha espresso 'grave preoccupazione' per l'esecuzione di un giovane iraniano condannato per stupro la cui pena era stata sospesa da un giudice.
Makwan Moloudzadeh, 20 anni, è stato impiccato il 5 dicembre in un carcere della provincia di Kermanshah per il presunto stupro di tre ragazzi, avvenuto sette anni fa, quando aveva 13 anni.

 


Un giornale locale iraniano ha citato il suo avvocato, che ha affermato che l'esecuzione è stata effettuata in spregio all’ordine del capo della magistratura che aveva sospeso il giudizio, così come ha sostenuto che le sue presunte vittime avevano ritirato le loro accuse.
L’Alto Commissario ONU per i diritti umani Louise Arbour ha affermato in una dichiarazione che l'Iran è uno dei firmatari delle convenzioni internazionali che proibiscono l'esecuzione di persone che erano sotto l'età di 18 anni al momento della commissione del reato.
La Arbour ha sollecitato l'Iran a 'rispettare i suoi obblighi giuridici internazionali e il forte consenso internazionale contro l'esecuzione dei minori'.
L'ultima esecuzione porta ad almeno 280 il numero di persone impiccati in Iran, quest’anno, in base ad un conto calcolato dall’AFP sula base dei rapporti della stampa locale. Molti sono stati impiccati in pubblico.
L’Iran ha condannato a morte almeno 177 persone nel 2006, secondo Amnesty International. La repubblica islamica è il secondo paese al mondo dopo la Cina a detenere il primato delle esecuzioni capitali.
 

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Un altare per Makwan

10 dicembre 2007
Makwan Moloudzadeh, il ventenne gay iraniano vittima della più atroce omofobia, non sarà mai dimenticato. I ragazzi di Paveh, il villaggio nella provincia di Kermanshah in cui Makwan trascorse l'infanzia e l'adolescenza, sussurrano e pronunciano il suo nome con la devozione, il rispetto e l'amore che si dedicano a un'icona. Makwan è per loro un giovane eroe, un messaggero della libertà, un simbolo d'innocenza. In segreto, ognuno celebra la sua memoria con fiori bianchi (un inno alla vita) e fiori rossi (segno di dolore)Continua nella sezione Club

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Un amico di Makwan spiega perché il ragazzo è stato assassinato

Paveh, Iran, 8 dicembre 2007. Seimila cittadini iraniani hanno partecipato in lacrime al funerale di Makwan. La campagna per la vita del ragazzo gay assassinato dal regime della Republica Islamica ha raggiunto ogni angolo del Paese e sta generando la nascita di un movimento di opinione che coltiva l'indignazione per l'ultimo di una serie di efferati crimini di stato. Makwan è diventato una leggenda. Il suo martirio commuove e unisce il popolo iraniano, oppresso da una dittatura feroce. "Noi amiamo Makvan. Makwan vive in noi," dicono a voce sempre più alta i cittadini. Un ragazzo iraniano di Paveh, la città in cui nacque Makwan, ha inviato un messaggio a tutti gli attivisti attraverso il blog "Gays Without Borders", nato durante il caso di Pegah e sempre vicino al Gruppo EveryOne.

 


"Sono un cittadino di Paveh, la cittadina in cui viveva Makwan. Lo conoscevo molto bene e tutti, in città, sanno che era innocente o almeno che non meritava l'inumano verdetto emesso da una banda di criminali che dovrebbero avere quale compito l'amministrazione della giustizia in Iran. Desidero dirvi la verità riguardo ai motivi che hanno condotto alla tragica morte di Makwan. I giovani che vivono a Paveh, che siano curdi o sunniti, sono privati di molti diritti; in maggioranza sono senza lavoro e la città ha sempre subito forme di persecuzione da parte del regime, dopo la Rivoluzione Islamica, per le attività politiche. Ora la gioventù di Paveh è piena di rabbia, un sentimento accumulato in tanti, troppi anni di ingiustizia. Per diffondere un'atmosfera di terrore, il regime ha sacrificato Makwan, in modo che i giovani non protestino più, per nessun motivo. L'hanno giustiziato e useranno questa violenza per raggiungere i loro torbidi fini politici. Questa azione però è stata condannata da tutta la città e ha generato fra di noi un clima di unione e consapevolezza. Siamo accorsi in massa al suo funerale, per protestare contro il regime e le sue politiche repressive. Lancio un appello a tutti i gruppi internazionali per i diritti umani affinché continuino a protestare contro le sentenze del regime, che mette a morte giovani innocenti. Gli attivisti per i diritti umani, in tutto il mondo, devono continuare a operare per la giustizia e fare del loro meglio per mettere di fronte alle loro responsabilità coloro che hanno emesso l'iniquo verdetto e procedono nel loro contegno senza alcuna vergogna. Grazie".

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Il 13 dicembre a Corsico "La realtà dei Rom - conoscere e comprendere"

Giovedì 13 dicembre alle 20.30, presso il Centro Polifunzionale Foscolo di Corsico (Milano) si svolgerà una serata interamente dedicata al popolo Rom: "La realtà dei Rom - conoscere e comprendere", con un dibattito aperto alla cittadinanza per "vincere l'indifferenza, la discriminazione e la violenza, per non ripetere gli errori del passato". Nel corso della serata, cui parteciperanno diversi esponenti, verrà proiettato il documentario "Opera Gagia" di Antonio Bocola.


Clicca qui per scaricare il volantino

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Lettera aperta agli amici di Secondo Protocollo

di Roberto Malini - Gruppo EveryOne


9 dicembre 2007
Cari amici, care sorelle e fratelli, avete pianto per Makwan? Io sì, lo confesso. Quando il Gruppo EveryOne ha iniziato le azioni per la sua vita, eravamo consapevoli che le possibilità di salvarlo erano pochissime. La prima campagna, quella del fiore bianco e del fiore rosso, ha contribuito forse a ottenere le dichiarazioni (illusorie) di Sharoudi, ministro della giustizia, che fino a pochi giorni prima dell'assassinio di Makwan sembrava intenzionato a graziare il ragazzo. Poi però i fiorai di Teheran hanno ricevuto l'ordine di non consegnare più fiori. Persone vicine a Makwan e il suo legale ci avevano detto fin dal principio che purtroppo la sentenza era già scritta e che neanche un miracolo avrebbe potuto cambiare le cose, tantomeno dopo le dichiarazioni del presidente-criminale: "Da noi in Iran i gay non esistono". Noi però, unici al mondo, abbiamo definito Makwan fin dall'inizio "giovane gay iraniano" e non "child offender" (pedofilo violento) come hanno fatto Amnesty International e Human Right Watch. Makwan aveva tredici anni quando amò un suo coetaneo!

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Iran: l’esecuzione di Makwan Moloudzadeh faccia riflettere il mondo

di Elisa Arduini, www.secondoprotocollo.org

8 dicembre 2007
A pochi giorni dal 10 dicembre, giornata mondiale per i diritti umani, è giunta la notizia dell’esecuzione di Makwan Moloudzadeh, il giovane gay iraniano per il quale si erano mobilitate diverse organizzazioni tra le quali in prima linea il Gruppo EveryOne e noi di Secondoprotocollo. A nulla sono servite le richieste di grazia, il boia dei Mullah iraniani ha eseguito la sentenza.
Forse in pochi si rendono conto della gravità del fatto, ma vorrei ricordare che Makwan è stato assassinato perché era gay, non perché era un criminale (per quanto comunque la pena di morte sia un atto barbaro), non perché aveva commesso un reato contro qualcun altro, ma solo perché apparteneva ad un gruppo sociale diverso.
Sono in troppi a tacere di fronte a questo assassinio di Stato, forse perché nella coscienza di molti il fatto che il giovanissimo iraniano fosse gay diventa una specie di attenuante per il boia, diventa quasi una colpa. “Lo sapeva a cosa andava incontro” hanno detto in tanti, tantissimi lo hanno pensato.
A questo punto siamo arrivati, al punto che il diverso, proprio per questo, non ha diritto ai diritti, non è paragonabile a qualsiasi altro essere umano, è un diverso.

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Omosessuale giustiziato in Iran

di Farian Sabahi, La Stampa

7 dicembre 2007
Mentre si allenta la tensione sul nucleare, nella Repubblica islamica i falchi cantano vittoria e a farne le spese è un omosessuale di vent’anni, accusato di avere stuprato tre ragazzi quando di anni ne aveva solo tredici. Le presunte vittime hanno ritirato le accuse ma Makwan Moloudzadeh è stato giustiziato nella prigione di Kermanshah anche se la Convenzione per i diritti del fanciullo, ratificata dall’Iran, vieta l’esecuzione di coloro che commettono reati da minorenni. Il 7 giugno scorso il giudice della prima camera del tribunale penale di Kermanshah aveva definito la sua colpa “una violazione dei precetti islamici e delle leggi morali terrene” e lo aveva condannato a morte. La sentenza era stata confermata il 1° agosto e poi sospesa il 15 novembre dal capo della magistratura Shahrudi dopo la campagna “Fiori per la vita in Iran” organizzata dal Gruppo EveryOne, lo stesso che ha salvato la lesbica Pegah dalla deportazione dal Regno Unito, dove aveva chiesto asilo, a Teheran. Le centinaia di rose bianche e rosse inviate al presidente Ahmadinejad e la mobilitazione del mondo islamico liberale e progressista non hanno avuto successo e sembrano avere addirittura sortito l’effetto opposto: di fronte alla minaccia di ulteriori pressioni – questa volta non per un programma nucleare militare inesistente ma per violazioni dei diritti umani ben documentate – i falchi hanno giustiziato subito il condannato. “Le organizzazioni internazionali per i diritti umani avevano diminuito la pressione sull’Iran dopo le dichiarazioni del capo della magistratura”, osserva l’esule iraniano Ahmad Rafat, vice direttore di Adn Kronos International. “L’ayatollah Shahrudi aveva promesso di rivedere il processo e persino di emendare alcune norme del codice penale. Attenuata la pressione internazionale, i falchi hanno invece messo a morte il giovane omosessuale e la stessa sorte potrebbe toccare ai due giornalisti curdi in cella da mesi”. Sostenuti dai pasdaran e finanziati dal petrolio alle stelle, i falchi preferiscono la tensione al dialogo. È infatti la tensione a permettere di punire i dissidenti col pretesto che minacciano la sicurezza nazionale. Scampato il pericolo del bombardamento e sfumato il timore di ulteriori sanzioni economiche da parte del Consiglio di Sicurezza (che incontrerebbero l’opposizione della Cina e della Russia) torna il momento di firmare contratti con Teheran. Ma non bisognerebbe dimenticare il rispetto dei diritti umani. In Iran ma anche in Arabia Saudita, l’altro Paese islamico dove gli omosessuali finiscono sul patibolo ma si fa finta di non sapere a causa dei tanti interessi in gioco.

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Makwan: Gruppo EveryOne e Radicali uniti per non dimenticare
 

8 dicembre 2007
Il Gruppo EveryOne ha deciso di non dimenticare il giovane Makwan e il suo martirio. Lo ricorderemo ogni anno, con un premio ricorrente che verrà assegnato a chi, nel mondo, si contraddistinguerà nella lotta a favore dei diritti umani e contro l’omofobia. Il Premio Makwan Moloudzadeh 2007 lo abbiamo assegnato a Glenys Robinson, cittadina del Regno Unito che vive in Italia e che ha dimostrato particolari sensibilità e coraggio e ha cooperato in modo determinante per la liberazione di Pegah. Da allora Glenys fa parte di EveryOne e si impegna al nostro fianco con ogni energia per la promozione e la salvaguardia dei diritti umani.
Sulla stessa onda del Gruppo EveryOne, ieri mattina l’eurodeputato Marco Pannella ha proposto, nel corso dei lavori del consiglio generale del Partito Radicale in corso a Bruxelles, che il Primo Grande Satyagraha mondiale per la Pace – tra i punti all’ordine del giorno del Consiglio– venga dedicato a Makwan Muludzadeh.

 


“Il Primo Grande Satyagraha mondiale per la Pace Makwan Moloudzadeh,” ci assicurano i Radicali “verrà lanciato nel 2008 in occasione dell'apertura dei giochi olimpici di Pechino.”
Due grandi voci, insomma, unite nel dolore e nella gloria di un giovane uomo divenuto un simbolo di lotta a favore dell’amore e della libertà nel mondo. Makwan, non ti dimenticheremo mai: col tuo calvario hai saputo mostrarci un mondo malato, per cui c’è ancora molto, moltissimo da fare. Hai saputo riunirci tutti in una difesa comune all’amore e alla vita. Grazie, Makwan. D’ora in poi, sarai a fianco di tutti noi, per lottare affinché un giorno si possa vivere in un mondo migliore. Matteo Pegoraro
 

Nella foto, Makwan Moloudzadeh

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Impiccagione in Iran: l'eurodeputata Lilli Gruber scrive all'ambasciatore iraniano a Bruxelles
 

"Sono scioccata, ma ho fiducia nel popolo iraniano"
 

Parlamento Europeo
www.delegazionepse.it

Bruxelles, 7 dicembre 2007
Appena appresa la notizia dell'impiccagione del ragazzo iraniano di 21 anni accusato di essere omosessuale, Lilli Gruber, eurodeputata del Pd-Pse e rapporteur sull'Iran, ha scritto una lettera di protesta all'ambasciatore iraniano a Bruxelles, Ali Asghar Khaji.

 


Nella lettera, di cui sono state informate le ong che si occupano di diritti umani, Amnesty International e EveryOne, Gruber si è dichiara profondamente scioccata: "Sia io personalmente sia tutto il Parlamento europeo abbiamo il massimo rispetto per l'Iran e per la sua cultura millenaria. Siamo tuttavia convinti - ha aggiunto Gruber - che proprio i valori su cui la cultura iraniana si fonda sono incompatibili con il condannare a morte un essere umano per il suo orientamento o per il suo comportamento sessuale".
"Come amica del popolo iraniano - ha concluso Gruber - spero che il popolo e il governo di questo paese identifichino al più presto una strada per evitare che in futuro sentenze come queste vengano emesse o eseguite. Sono sicura che se questo accadrà verrà dato un contributo al miglioramento delle relazioni tra Iran e Unione Europea".

 

Nella foto, la giornalista ed eurodeputata Lilli Gruber

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Un appello accorato agli antirazzisti italiani: aiutateci a difendere gli Zingari dal nuovo olocausto

di Roberto Malini

7 dicembre 2007

Christian di Roma segnala lo sgombero del campo Rom in Ponte Mammolo, via Furio Cicogna. Le forze dell'ordine creano un cordone impenetrabile, all'interno del quale avvengono mille abusi. Uomini, donne e bambini sono messi in mezzo alla strada con i loro pochi stracci. Una processione di esseri umani in condizioni tragiche, i volti rigati dal pianto, la disperazione negli occhi iniziano la loro "Marcia della Morte". Purtroppo la cittadinanza applaude l'orrore: la campagna razziale condotta dai media imbeccati dai politici sortisce questo mostruoso effetto. E le ruspe, avide di sfacelo come mostri d'acciaio, riducono i poveri campi in macerie. Gli aguzzini di Firenze hanno coniato una nuova definizione di tali crimini contro l'umanità: "abbellimento della città".

In altre città, dopo che solo poche famiglie Rom hanno evitato deportazioni e "Marce della Morte" sono in atto - in perfetto stile nazifascista - campagne di opinione atte a criminalizzare gli zingari: "Quello ruba", "Quell'altro prostituisce la moglie e le figlie", "L'altro ancora spaccia stupefacenti". Annientamento fisico, annientamento civile: i pochi "giusti" che operano per la salvezza del popolo Zingaro massacrato dalle Istituzioni abbiano un solo obiettivo: tutelare le loro vite. Tutelarle dagli sgomberi illeciti, dalle espulsioni inique, dalla criminalizzazione. E' un compito difficile, rischioso, eroico, ma è adesso che si distinguono gli eroi dai carnefici. Il Gruppo EveryOne si prepara a portare i crimini di stato davanti ad autorità internazionali, ma abbiamo bisogno di un po' di tempo e la "resistenza" degli antirazzisti può essere decisiva. Aiutateci, inoltre, a denunciare gli atti di persecuzione alla Corte Europea dei Diritti Umani. Inviateci testimonianze firmate (i dati saranno mantenuti segreti). Raccogliete testimonianze di Rom dopo gli sgomberi, riguardo al comportamento delle forze dell'ordine, alle soluzioni abitative offerte oppure alla mancanza di tali soluzioni, ai drammatici pellegrinaggi invernali di donne, uomini e bimbi Rom, ai morti a causa di freddo e fame, alle "marce della morte" cui sono costretti gli sgomberati. Abbiate coraggio e raccogliete materiale, foto, testimonianze. Salverete vite umane e non sarete complici di un massacro. info@everyonegroup.com - roberto.malini@annesdoor.com 

Nella foto, tre poliziotti osservano lo sgombero di una famiglia in atto nel campo dell'Olmatello a Firenze, avvenuto giovedì 6 dicembre

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Caso Makwan, parla l'avvocato del ragazzo

Teheran, 6 dic. (Aki/Ign) - Makwan Moloudzadeh non aveva ancora compiuto 20 anni: è stato impiccato ieri nel carcere di Kermanshah, nell'Iran occidentale, dopo una condanna a morte per un rapporto omosessuale avuto quando aveva appena 13 anni. Eppure, spiega in un'intervista ad AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL Saiid Eghbal, avvocato di Makwan, il capo dell'Autorità Giudiziaria, l'ayatollah Mahmoud Shahroudi, "aveva assicurato che avrebbe chiesto la revisione del processo, che anche secondo lui non si era svolto regolarmente". Eghbal dice di non essere stato nemmeno avvisato dell'imminente esecuzione. "Ho saputo dell'impiccagione - spiega - a sentenza eseguita e nemmeno per vie ufficiali. Lo stesso vale per i familiari del giovane".

"Il mio assistito - dice - nel corso del processo aveva detto chiaramente che la confessione rilasciata durante il dibattimento era stata estorta con la violenza". Secondo l'accusa, all'età di 13 anni Makwan avrebbe stuprato tre suoi coetanei, mentre lui sosteneva di aver avuto rapporti sessuali con uno di loro e senza alcuna forma di violenza. Nella Repubblica Islamica i rapporti omosessuali non sono ammessi e sono puniti con la pena di morte. "Le tre persone che in un primo momento avevano presentato denuncia contro Makwan - sottolinea l'avvocato Eghbal - hanno in seguito ritirato la denuncia, ma nemmeno di questo il tribunale ha tenuto conto".

Un portavoce del tribunale di Kermanshah ha dichiarato che "il giovane delinquente è stato condannato in base alle leggi in vigore per il reato di lavat (omosessualità, ndr) e non per violenza carnale, che ha bisogno della parte civile". L'esecuzione di Makwan ha scatenato una nuova ondata di proteste nel mondo, trattandosi dell'impiccagione di un giovane che al momento del reato attribuitogli aveva solo 13 anni. In Iran altri 12 ragazzi che hanno commesso reati quando erano minorenni sono in attesa nel braccio della morte. Dall'inizio dell'anno nel paese sono state eseguite condanne a morte contro oltre 210 persone.

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IRAN: IMPICCATO PER RAPPORTI GAY A 13 ANNI, CONDANNA DELLE ONG

(AGI/REUTERS) - Teheran, 6 dic. - Una nuova esecuzione riporta le violazioni dei diritti umani in Iran sotto i riflettori internazionali. Un ventenne, Makwan Mouloudzedeh, e' stato impiccato in un carcere della provincia occidentale di Kermanshah, perché giudicato colpevole di aver violentato tre ragazzini quando era appena tredicenne. Makwan era stato arrestato l'anno scorso, prelevato dalla casa dei suoi genitori e fatto sfilare su un asino per la città di Paveh. La condanna a morte, eseguita all'alba di ieri ma di cui è giunta notizia solo oggi, era stata inflitta a maggio, nonostante i suoi accusatori avessero ritrattato la loro versione iniziale. In novembre, inoltre, il ministro della Giustizia, ayatollah Mahmoud Hashemi-Shahroudi, aveva chiesto la sospensione di una condanna che riteneva contraria alla sharia, la legge islamica.

 


Ma il suo rilievo era stato ignorato. Immediata la condanna di Human Rights Watch. "Siamo sconvolti", ha affermato Clarissa Bencomo, ricercatrice per i diritti dei minori per il Medio Oriente di Hrw, "L'Iran e' il Paese in cui si sono verificate il numero più alto di esecuzioni tra i bambini e gli adolescenti". Per il gruppo italiano EveryOne, si tratta dell'ennesimo atto di discriminazione e violenza contro l'omosessualità. "Continuano ad arrivare centinaia di mail al minuto da tutto il mondo di sostegno alla campagna per Makwan, da parte di politici, attivisti e semplici cittadini, mentre la notizia della sua morte lascia incredulo il mondo" si legge in una nota firmata dai leader del gruppo, Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. "Deve sollevarsi una ferma protesta a livello internazionale che imputi al presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad e al suo governo una condanna per crimini contro l'umanità", hanno continuato, "ma prima ancora deve nascere una potente rete mondiale che sia preparata a denunciare casi simili a questo intraprendendo azioni immediate che possano fermare le esecuzioni. Anche i Paesi democratici devono farsi un esame di coscienza e comprendere che la lotta contro l'omofobia inizia con il riconoscimento paritario delle unioni omosessuali, perché senza questo diritto fondamentale i gay e le lesbiche sono condannati all'emarginazione". EveryOne ha infine annunciato che ricorderà Makwan con un premio annuale destinato a chi si contraddistinguerà nella lotta a favore dei diritti umani e contro l'omofobia. L'edizione di quest'anno 2007 sarà assegnata a Glenys Robinson, cittadina britannica che vive in Italia e che ha dimostrato particolari sensibilità e coraggio e ha cooperato in modo determinante per la liberazione di Pegah Emambakhsh.

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Barbara Pollastrini: indignazione per l'esecuzione del gay iraniano
 

6 dicembre 2007

“Apprendo con dolore e indignazione dell’esecuzione, in carcere, di Makwan Moloudzadeh, colpevole di aver amato e avuto rapporti sessuali con un ragazzo”. La Ministra per i Diritti e le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini, così commenta l’esecuzione del giovane gay iraniano resa nota, oggi, dal Gruppo EveryOne.

 


“E’ dramma assurdo – prosegue la Ministra - che attiene al grande tema dei diritti umani verso i quali non sono permesse distrazioni e relativismi. Il Governo italiano è stato in prima fila nell’iniziativa che ha consentito di ottenere la moratoria della pena di morte”.
“Per quanto riguarda il Ministero per i Diritti e le Pari Opportunità - conclude Barbara Pollastrini - intendiamo celebrare il 60° Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo impegnandoci sempre più in campagne, azioni perché la dignità della persona sia rispettata ovunque”.

Barbara Pollastrini, Ministero per i Diritti e le Pari Opportunità

 

Nella foto, la ministra Barbara Pollastrini

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Cuori per Makwan, cuori per un mondo senza omofobia
www.everyonegroup.com

 

6 dicembre 2007
I carnefici iraniani hanno ammazzato Makwan. Makwan vive in noi. Da tutto il mondo continuano ad arrivare alle autorità di Teheran e-mail, cartoline e lettere scritte da persone di tutte le età che chiedono clemenza per il ragazzo gay, la cui colpa è quella di aver amato un coetaneo quando aveva 13 anni. Ma il presidente della Repubblica Islamica, il ministro della Giustizia e le altre autorità hanno ignorato ogni richiesta, ogni supplica e hanno esercitato la più spietata crudeltà, in nome di un dio sanguinario che non è certo il dio d'amore che i veri Musulmani adorano, ma solo un prodotto dell'odio, della discriminazione, del pregiudizio. La Campagna dei Cuori non si ferma.

Centinaia di persone hanno disegnato con matite, penne, pastelli o con il computer tanti cuori e li hanno spediti insieme ai loro messaggi che dicevano: "Noi amiamo Makwan", "Makwan è innocente", "Grazia per Makwan". I boia hanno straziato il corpo di Makwan e gli hanno tolto per sempre il respiro. Però Makwan è adesso un simbolo e i simboli non possono morire. Il nome di Makwan riecheggerà da adesso in ogni angolo del mondo e chiederà giustizia; sarà più forte dell'odio, più grande della morte. Vogliamo creare una galleria in memoria del giovane martire, ucciso dall'omofobia. Ora chiediamo a tutti di inviarci disegni di cuori dedicati al ricordo di Makwan. Li raccoglieremo e diventeranno il simbolo di un modo di amare che oggi è in catene, ma che un giorno, anche grazie al sacrificio di persone come Makwan, sarà libero e potrà liberamente e in pubblico "dire il suo nome". Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau

Nella foto, uno dei tanti "cuori per Makwan" giunti via e-mail al Gruppo EveryOne da sostenitori della campagna

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Gay giustiziato in Iran

 

di AGIPRESS
 

6 dicembre 2007

Makwan Moloudzadeh aveva ventun anni ed è stato assassinato dai suoi aguzzini all’interno del carcere di Kermanshah, dov’era detenuto, in seguito alla condanna a morte per “lavat” (sodomia). Il ragazzo, secondo l’autorità giudiziaria iraniana, era infatti “colpevole” di aver amato un coetaneo all’età di 13 anni e di aver avuto con lui rapporti sessuali. L’esecuzione è avvenuta nel carcere succitato, nell’ovest dell’Iran, alle 5 del mattino (ora iraniana) di ieri 5 dicembre 2007, nel più totale silenzio di stampa, istituzioni e associazioni. Nemmeno l’avvocato, il padre e lo zio di Makwan – con cui il Gruppo EveryOne, che nelle ultime ore si era mobilitato a livello internazionale con la “campagna dei cuori” per la vita del giovane, è in stretto contatto – erano stati informati.

 


“Apprendiamo con immenso dolore la notizia” commentano i leader di EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “Continuano ad arrivare centinaia di mail al minuto da tutto il mondo di sostegno alla campagna per Makwan, da parte di politici, attivisti e semplici cittadini, mentre la notizia della sua morte lascia incredulo il mondo, perché pochi giorni fa il ministro della Giustizia iraniano, l'Ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi, aveva sospeso la condanna, manifestando l'intenzione di concedere la grazia”.
Il Gruppo EveryOne ricorderà Makwan e il suo martirio con un premio annuale ricorrente che verrà donato a chi si contraddistinguerà nella lotta a favore dei diritti umani e contro l’omofobia. Il Premio Makwan Moloudzadeh 2007 viene assegnato a Glenys Robinson, cittadina del Regno Unito che vive in Italia e che ha dimostrato particolari sensibilità e coraggio e ha cooperato in modo determinante per la liberazione di Pegah Emambakhsh. Da allora Glenys fa parte del Gruppo EveryOne e si impegna con ogni energia per i diritti umani.
“Deve sollevarsi una ferma protesta a livello internazionale che imputi ad Amadinejad e al suo Governo una condanna per crimini contro l’umanità” concludono i leader del Gruppo EveryOne “ma prima ancora deve nascere una potente rete mondiale che sia preparata a denunciare casi simili a questo intraprendendo azioni immediate che possano fermare le esecuzioni. Anche i Paesi democratici devono farsi un esame di coscienza e comprendere che la lotta contro l'omofobia inizia con il riconoscimento paritario delle unioni omosessuali, perché senza questo diritto fondamentale i gay e le lesbiche sono condannati all'emarginazione”.
 

Nella foto, il ventunenne iraniano Makwan Moloudzadeh

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I Rom in Italia. Da "Wall Streeet Journal" 6 novembre 2007

Baraccopoli rase al suolo e deportazione massiccia di una minoranza, usata come capro espiatorio per scopi politici. Non stiamo parlando della Russia di Vladimir Putin o dello Zimbabwe di Robert Mugabe, ma dell’Italia di oggi.

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EveryOne lancia i "cuori per la vita di Makwan"
Dal quotidiano politico "L'opinione" del 5 dicembre 2007:


Islam e omosessualità

 

L’Aja censura i gay musulmani, Teheran condanna a morte
 

di Stefano Magni
 

E’ in atto una vera e propria “jihad della parola”, come nella definizione coniata dal giornalista Magdi Allam per descrivere la minaccia di violenza da parte degli imam radicali contro la libertà di espressione in Europa. Il caso che ha fatto più parlare di sé è quello di Sooreh Hera, fotografa di origini iraniane e residente da 7 anni in Olanda. Per motivi di sicurezza, ma ufficialmente per "ragioni di opportunità" è stata ritirata una sua opera composta da video e foto dal titolo "Allah o gay-bar" (distorsione dell'invocazione "Allah'hu akbar" ovvero Allah è grande). Il motivo è che l'opera rappresenta, attraverso Ghosro e Farhad, due modelli iraniani mascherati, il profeta Maometto e il genero Ali come una coppia omosessuale. "Volevo denunciare l'ipocrisia dei Paesi musulmani dove si perseguitano i gay e dove poi molti uomini anche sposati sono gay mascherati” - si era giustificata la fotografa, dopo aver subito la censura da parte degli organizzatori della mostra. Intanto i servizi di sicurezza olandesi sono ancora in stato di allerta. Mentre si discute sull’opportunità o meno di permettere una piena libertà di espressione sui temi religiosi, la provocazione di Sooreh Hera non è stata raccolta, non ha sollevato un minimo di attenzione sulla persecuzione che gli omosessuali subiscono sotto i regimi islamici, nonostante uno di questi casi sia scoppiato proprio ieri nel suo paese di origine.
 

 

Il gruppo EveryOne ha lanciato un appello per salvare Makwan Moloudzadeh, ventenne iraniano accusato di “sodomia” che ora rischia la pena capitale. L’accusa risale a sette anni fa, quando Makwan aveva solo 13 anni ed era stato sospettato di aver intrattenuto rapporti sessuali con un altro ragazzo. Il caso di Makwan è stato riesaminato dall'Autorità Giudiziaria di Teheran e domenica 2 dicembre è arrivata la drammatica convalida della sentenza. Il Gruppo EveryOne – che si è battuto, nei mesi scorsi, per impedire la deportazione dal Regno Unito della lesbica iraniana Pegah Emambakhsh – chiede a tutti di inviare cartoline, lettere ed e-mail al ministro della Giustizia e al Presidente dell'Iran Mahmoud Ahmadinejad. Su ogni cartolina va disegnato un cuore e scritto "Noi amiamo Makwan. Makwan è innocente e deve vivere".

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"Ragazzi in guerra e nell'Olocausto": un libro consigliato

Cristina Ricotti di Marco Tropea Editore ci segnala un volume che uscirà a gennaio 2008. E' una raccolta di diari scritti da bambini e adolescenti ebrei durante la Shoah. Anne's Door lo consiglia vivamente. A.N.

Ragazzi in guerra e nell’Olocausto.
I loro diari segreti

(a cura di Laurel Holliday)

Saggi Tropea
Traduzione di Paola Gherardelli
Pagg. 320, € 16,90
Con inserto fotografico b/n
In libreria dal 10 gennaio 2008

La prima raccolta di diari tenuti da bambini e ragazzi di ogni parte d’Europa durante la Seconda guerra mondiale. Dai ghetti della Lituania, della Polonia, della Lettonia e dell’Ungheria ai campi di concentramento di Terez, Stutthof e Janowska, dalle strade bombardate di Londra e Rotterdam alla prigione nazista di Copenaghen, queste pagine, sconosciute al grande pubblico e conservate in poche copie superstiti, raccontano cosa significhi per un adolescente vivere ogni giorno con la consapevolezza che può essere l’ultimo. Ma è proprio in situazioni tanto drammatiche che la scrittura testimonia un’irriducibile voglia di vivere.

Continua nella sezione Arte e Cultura

 

 

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Lettera aperta al Prefetto di Milano

2 dicembre 2007
Ill.mo Prefetto Gian Valerio Lombardi,


innanzitutto ci presentiamo: siamo Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, leader del Gruppo EveryOne, che si occupa di Diritti Umani (www.everyonegroup.com).
Siamo autori della Mozione contro la discriminazione in Italia dei popoli Rom e Sinti, Mozione che è stata presentata al Parlamento Europeo da Radicali, PSE, ALDE, GUE, VERDI e approvata dallo stesso Parlamento Europeo nella forma della Risoluzione del Parlamento Europeo del 15 novembre 2007 sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.
Alcuni Comuni cominciano a comprendere il contenuto della Direttiva, grazie alla Risoluzione del 15 novembre, mentre altri continuano a non comprenderne il significato. In particolare il Comune di Milano ci pare procrastinare all'infinito gli errori che di fatto danno luogo a una persecuzione razziale stigmatizzata sia in sede di Parlamento e Consiglio Europeo, sia presso la stampa internazionale e gli organismi di tutela dei diritti delle minoranze. E' importante - come primo step - comprendere che non è legittimo l'allontanamento di persone Rom "per mancanza di autosostentamento". Non bastassero le Convenzioni per la tutela delle minoranze, fra cui quella di Copenaghen (1993), si deve rilevare che la mancanza di mezzi di sostentamento e di integrazione sono, al contrario, in base all'articolo 28 della Direttiva, MOTIVI CHE CONTRASTANO CON L'ALLONTANAMENTO. In particolare, SALUTE, SITUAZIONE FAMILIARE, SITUAZIONE ECONOMICA e INTEGRAZIONE del cittadino dell'Unione più sono precari e più devono indurre l'autorità a sospendere qualsiasi provvedimento di allontanamento e invece provvedere proprio all'assistenza sanitaria, familiare, economica e di inserimento sociale della stessa persona. Ma i punti che vengono violati dai provvedimenti di sgombero e di espulsione sono tanti. Ecco perché La invitiamo a leggere attentamente la Risoluzione del Parlamento Europeo del 15 novembre 2007 sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri. Dopo l'articolo che annuncia le considerazioni errate di De Corato su cui basare allontanamenti di cittadini dell'Unione Europea, le indichiamo il link a cui potrà leggere sia il testo della Risoluzione, sia una spiegazione chiara ed esauriente della stessa. Augurandoci di aver fornito a Lei e ai Suoi collaboratori un servigio utile a capire il senso della Direttiva 2004/38/CE e quello della Risoluzione del Parlamento Europeo del 15 novembre 2007 e restando a Vostra disposizione per ulteriori informazioni (ed eventualmente per un discorso alle autorità sulla corretta ricezione e applicazione della Direttiva e sul testo della Risoluzione), La salutiamo con cordialità. Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau - Gruppo EveryOne (www.everyonegroup.com)
 


SICUREZZA: DE CORATO, IN PREFETTURA MILANO ELENCO 10 ROM DA RIMPATRIARE(Adnkronos) - «Dopo una prima identificazione - spiega De Corato - i dieci rom sono incappati in altri controlli mentre bivaccavano o mendicavano per strada, come in via Malaga, piazza Aspromonte, via Spinoza, piazzale Brescia, o in aree incolte e di cantiere. Uno di loro è stato segnalato ben sette volte, l'ultima in via Fermi dove si dedicava all'accattonaggio». «Amato - sottolinea De Corato - ha chiesto continuità nell'applicazione del decreto legge utilizzando le diverse forme di espulsione che derivano dalla direttiva Ue. Una di queste prevede la possibilità di allontanamento per cessazione delle condizioni che determinano il permesso di soggiorno. Ovvero per mancanza di autosostentamento. In quest'ottica - conclude De Corato - il lavoro della Polizia Municipale risulta alquanto prezioso. Occorre ora portarlo a compimento con i rimpatri».
 

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Zingari in Europa: nel Regno Unito è "discriminazione", in Italia "persecuzione"

2 dicembre 2007

Le più attive associazioni inglesi per la tutela degli Zingari sono molto attente al tragico fenomeno della persecuzione istituzionale dei Rom in Italia. L'organizzazione Gypsy Union e il gruppo Travellers in Leeds - A permanent Site for Travellers, Gypsies and Roma sostengono regolarmente le nostre campagne, mentre l'attivista Giulia Gigliotti è entrata a far parte del Gruppo di Studio che sta elaborando lo Statuto Europeo dei Popoli Zingari, che presenteremo presto al Parlamento Europeo perché sia approvato e costituisca un riconoscimento universale di popoli ancora soggetti a gravi discriminazioni e una carta in grado di tutelare i loro diritti fondamentali.

Continua nella sezione Watching The Sky

 

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Lettera aperta del Gruppo EveryOne al Sindaco e all'Assessore alla Sicurezza del Comune di Bergamo

30 novembre 2007
La nostra organizzazione - Gruppo EveryOne - ha appreso dei recenti sgomberi di campi Rom avvenuti sul suolo di Bergamo, nonostante la Risoluzione del Parlamento Europeo abbia ammonito l'Italia dal ripetere tale tipologia di atti persecutori. Il Gruppo EveryOne, che ha scritto la Mozione presentata al Parlamento Europeo da alcune forze politiche, Mozione che è poi stata approvata in ogni punto e posta alla base della Risoluzione, intende ora sottoporre al Parlamento Europeo, al Consiglio d'Europa e alla Corte Europea dei Diritti Umani un elenco di episodi che avvengono in Italia e che in base alle normative che tutelano i diritti delle minoranze si pongono quali crimini contro l'umanità. IL Gruppo EveryOne, in base alle leggi europee e alle convenzioni internazionali, ravvisa negli sgomberi che avvengono tuttora nel bergamasco, senza che alcun intervento a protezione della minoranza Rom sia messo in atto, palesi e gravissime violazioni dei diritti dei Popoli Zingari. Vi preghiamo di leggere il testo della Risoluzione del 15 novembre 2007 sul sito www.everyonegroup.com.
Siamo disponibili a inviarvi il testo delle normative violate con sgomberi e atti persecutori nonché a tenere un discorso a Consiglio e Giunta per spiegare le vigenti leggi europee e i testi delle convenzioni internazionali che vengono violati con tali atti contro una minoranza debole, la cui speranza di vita media è scesa in Italia a 42 anni, contro gli 80 degli altri cittadini. Vi preghiamo di non sottovalutare questa realtà, perché la minoranza Rom è sotto tutela delle Istituzioni Europee ed è tempo che l'Italia, e in particolare alcuni comuni che conducono azioni particolarmente virulente, cambino strada e si allontanino da abusi e violazioni tanto gravi. Ci auguriamo che da questa e-mail possa aver origine un dialogo costruttivo. Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau - Gruppo EveryOne

Nota: l'assessore alla Sicurezza Dario Guerini si è mostrato sensibile ai temi esposti nella lettera aperta e dopo averci rassicurati riguardo all'intenzione del Comune di Bergamo di intraprendere un approccio umanitario riguardo alla questione dei Rom, ci ha chiesto di presentare il Progetto Romanesia. All'inizio della settimana prossima trasmetteremo al Comune un documento creato ad hoc, con un progetto-pilota destinato a 5 o 6 famiglie Rom che si trovano attualmente sul territorio bergamasco. Nell'auspicio che alle parole seguano fatti concreti, il Gruppo EveryOne prosegue nella sua linea di campagna, che è sempre aperta a una collaborazione con le Istituzioni, purché esse denotino l'intenzione di abbandonare atteggiamenti persecutori per iniziare a costruire una realtà che non neghi agli Zingari il loro diritto a esistere e realizzarsi - senza essere soggetti a pregiudizi - nelle comunità nazionali.

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Le colpevoli follie di Milano

29 novembre 2007
Letizia Moratti è indagata a Milano per abuso di ufficio a scopo patrimoniale, nell'ambito dell'inchiesta sugli "incarichi d'oro". Si parla di almeno 11 milioni di euro scialacquati in compensi stratosferici pagati a professionisti esterni all'amministrazione privi di referenze e qualifiche adeguate nonché di favolosi aumenti di stipendi riservati agli alti dirigenti. Al di là della questione morale, vengono in mente la campagna razziale condotta dal Comune di Milano contro i Rom, gli sgomberi simili a pogrom, le espulsioni, le calunnie diffuse attraverso i media per coprire di infamia un popolo innocente.

 

 

Senza contare l'omofobia e le altre forme di intolleranza che caratterizzano il capoluogo lombardo dell'era Moratti. A Milano vivono un migliaio di famiglie Rom e con 11 milioni di euro il Gruppo EveryOne – grazie al Progetto Romanesia – avrebbe potuto risolvere agevolmente ogni loro problema di vita, lavoro, scuola e integrazione. Se poi aggiungiamo agli 11 milioni di euro sprecati il budget milionario riservato alle forze dell'ordine per censimenti, sgomberi ed espulsioni, ecco che si rivelano nella loro assurdità la follia e l'incompetenza dell'amministrazione meneghina. A.B.

Nella foto, Jacob Vassover, "Fuga dal Pogrom", Carpi, Pinacoteca dell'Olocausto

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La "Linearom" di Ahmetovic: una montatura per creare odio razziale

Caso Ahmetovic: ma davvero qualcuno di buon senso può credere che un'azienda abbia offerto 300 mila euro al Rom che la sera del 22 aprile 2007 travolse e uccise con il suo furgone quattro ragazzi di Appignano del Tronto, per associare la sua immagine a quella di orologini e profumi? Ma davvero si può cadere in una così palese trappola politico-mediatica? Si tratta in realtà di una vicenda montata ad arte per fomentare odio razziale in Italia. Dopo la notizia della pubblicazione della biografia del giovane, condannato a sei anni e sei mesi di reclusione domiciliare, ecco una nuova campagna per "sbattere il mostro in prima pagina". Scommettiamo che la linea di oggetti e profumi denominata "Linearom" non comparirà mai nelle boutique italiane? Si tratta di una "bufala", ma non di uno scherzo goliardico, perché il fine è politico: gettare nuove ombre sui Rom per continuare la persecuzione, fatta di sgomberi, deportazioni e "marce della morte", nonostante la Risoluzione Europea del 15 novembre, che condanna il razzismo delle nostre Istituzioni. In seguito allo scandalo creato dal caso e amplificato a dismisura dai media, il ministro della Giustizia Clemente Mastella "ha chiesto ai propri uffici di avviare accertamenti specifici sulle modalità del regime detentivo cui è attualmente sottoposto e sulla compatibilità di tale regime con lo svolgimento delle attività lucrative riportate dalla stampa". Quindi, secondo copione, si sono susseguiti gli attacchi della Lega, che invoca i lavori forzati per Ahmetovich; di Forza Italia, che propone addirittura un sit-in davanti a Palazzo Chigi contro il Rom; dell'Udc e di Pd che tuonano contro l'inesistente "Linearom": "E' una vergogna! Una speculazione raccapricciante". Ovviamente Ahmetovich casca dalle nuvole, perché non ha firmato alcun contratto né percepito denaro per i gadget-fantasma! Le sue dichiarazioni, però, non hanno un centesimo della visibilità di quelle dei nuovi savonarola. A.B.

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Tali padri, tali figli: a Milano e Savona, episodi di "bullismo"

29 novembre 2007

A Milano una ragazzina Rom viene spintonata dai compagni che la chiamano "zingara" con dileggio (un evento simile a centinaia d'altri, di questi tempi); a Savona tre allievi di un istituto alberghiero scrivono con un pennarello la parola "gay" sul petto di un compagno, firmando con una svastica. Il preside e l'insegnante di educazione fisica della scuola denunciano i tre ragazzi ai carabinieri, mentre il ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni manda un ispettore presso l'istituto. Ma il "bullismo" dei figli nasce dal pregiudizio dei padri. E' l'effetto delle campagne razziali e dell'omofobia che dilagano nel nostro paese, promosse dai politici e sostenute dai media.

 

 

I "family day" e i pogrom nei campi zingari, le dichiarazioni razziste dei più noti politici italiani, l'accanimento contro tutte le proposte di unione civile per gli omosessuali relegano alcune minoranze ai margini della società. Il pregiudizio uccide socialmente gli omosessuali e annienta fisicamente i Rom. Non vi è colpa negli atti di intolleranza dei ragazzi se le Istituzioni stesse criminalizzano gli zingari e negano ai gay il più elementare dei diritti, che è il riconoscimento civile di un'unione sentimentale. L'Italia ha perduto ogni valore, ma non rinuncia a illudersi di aver conservato un barlume di rispetto per i diritti umani evitando di specchiarsi nei propri figli e anzi riprendendo e punendo in loro il frutto del proprio razzismo. Tutto come ai tempi bui del nazionalsocialismo, quando i "grandi" insegnavano ai loro virgulti della Hitlerjugend e del Bund Deutscher Màdel le virtù dell'amicizia, della solidarietà e del rispetto del prossimo. R.M.

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Finalmente aperto l'archivio nazista di Bad Arolsen

29 novembre 2007

Amsterdam. Un imponente archivio di documenti tedeschi risalenti alla Seconda guerra mondiale sarà aperto mercoledì prossimo e consentirà agli storici, ai sopravvissuti e alle famiglie delle vittime di consultare ben 50 milioni di pagine di dati e notizie riguardanti 17 milioni e mezzo di persone. L'archivio ITS (International Tracing Service), conservato per sessant'anni a Bad Arolsen (Germania) è finalmente disponibile, ma un periodo tanto lungo per disporre di documenti preziosi per comprendere il sistema concentrazionario e la burocrazia nazista è difficile da motivare.

 

 

Come non sospettare che tanti anni siano forse occorsi per rimuovere dalla documentazione le pagine "scomode"? Finora l'archivio è servito solo a seguire casi di persone scomparse nell'Olocausto, ricongiungere famiglie e provvedere i familiari delle vittime dei supporti documentali per le loro vertenze. Il governo degli Stati Uniti è ricorso all'archivio ITS anche per verificare il passato di alcuni immigrati sospettati di aver tentato di cancellare il loro passato. Anne's Door ricorrerà presto all'archivio per tentare di reperire notizie inedite riguardanti la vita di Anne Frank e delle persone connesse al suo mondo. L'archivio, raccolto a cura delle forze alleate, è gestito dal 1955 a cura di una commissione che si riunisce una volta all'anno ed è composta da Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Israele, Polonia, Francia, Belgio, Italia, Grecia, Lussemburgo e Paesi Bassi.

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Basescu: "Grazie a Dio la Spagna non reprime i Rom come l'Italia!"

Madrid, 27 novembre 2007. La Romania non è assolutamente in sintonia con il governo italiano e non approva il decreto sulla sicurezza che ha varato. "Grazie al cielo la Spagna non è diventata come l'Italia," ha esclamato Basescu nell'imminenza dell'incontro con il primo ministro spagnolo Zapatero. "Bucarest accetterà di sottoporre i suoi cittadini a limitazioni della libertà di circolazione nell'Unione Europea," ha precisato il presidente romeno "solo in presenza di sentenza della magistratura, perché il mio Paese non può diventare un grande carcere".
 


 

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Arte Zingara: le "Ruote in fiamme"

27 novembre 2007
Jasmine è un'artista Rom che vive in fuga, senza un luogo fisso, senza la garanzia di un futuro. Ha un marito, pregiudicato, e due figli. Quanti anni ha? Direi una trentina, ma potrebbe essere più giovane.

E' difficile valutare l'età di una donna Rom, perché il freddo di molti inverni, la fame e le privazioni lasciano spesso segni indelebili, invecchiando anzitempo le loro vittime. Ho conosciuto Jasmine durante uno sgombero nei pressi di via Triboniano, a Milano. Alcuni miei amici ed io abbiamo difeso, in quell'occasione, numerose famiglie Rom da un'azione di polizia particolarmente violenta. Gli agenti, in assetto antisommossa, avevano allontanato brutalmente le famiglie dal loro accampamento di fortuna, poi avevano distrutto le loro povere baracche.

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Illustrissimo Sindaco, ci aiuti a fermare il nuovo olocausto degli Zingari

Lettera aperta a Piera Capitelli, Sindaco di Pavia

27 novembre 2007
Ill.mo Sindaco Piera Capitelli, dalla Sua città ha avuto origine uno dei più utili sostegni alla Mozione contro la discriminazione dei Rom in Italia, scritta dal Gruppo EveryOne in collaborazione proprio con il Circolo Pasolini di Pavia, che è stata vagliata dal Parlamento Europeo, che l'ha approvata e pubblicata nella forma della Risoluzione del Parlamento Europeo del 15 novembre 2007 sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.
Attualmente la Risoluzione è al centro di un progetto internazionale per uno Statuto continentale che riconosca e tuteli in ogni Stato dell'Unione le minoranze Zingare: Rom, Sinti, Kalé ecc.
La stampa internazionale (Da Newsweek al Financial Times) dedicherà nei prossimi giorni importanti servizi sia al significato del testo della Risoluzione, che stigmatizza - oltre che la mancata applicazione della Direttiva - la discriminazione istituzionale degli Zingari in Italia, sia alle misure repressive, anticostituzionali e persecutorie attuate dalle autorità italiane in violazione delle norme delle Convenzioni (dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani alla Convenzione di Copenaghen, che tutela le minoranze etniche) e contro le disposizioni della Risoluzione stessa.

 


Ma non mi sono ancora presentato. Sono Roberto Malini, studio da trent'anni la Storia dell'Olocausto, delle persecuzioni e dei genocidi, a contatto con istituti come Yad Vashem, United States Holocaust Memorial Museum of Washington, Beit Lohamei Haghetaot, Memoriel de la Déportation de Paris, GLBT Historical Museum of San Francisco, Task Force for International Cooperation on Holocaust Education, Remembrance, and Research ecc. Ho pubblicato libri e articoli dedicati all'Olocausto, al Porrajmos, alle persecuzioni razziali nonché scritto e girato alcuni documentari, fra cui quello prodotto da Mediaset e ZDF "In viaggio con Anne Frank". Lavoro a contatto con decine di sopravvissuti all'Olocausto, con cui ho rapporti fraterni, da Mirjam Pinkhof a Edith Bruck, da Hanneli Pick-Goslar (l'amica di Anne Frank) a Ruth Bondi, Halina Birenbaum ecc. Sono curatore di due Musei dell'Olocausto e dei genocidi. In sostanza, ho una notevole conoscenza delle dinamiche delle persecuzioni e degli stermini di massa. L'Europa, approvando Mozione e Risoluzione, ha riconosciuto la nostra definizione di "genocidio" in riferimento alla repressione esercitata sui Rom dalle autorità nazionali e locali in Italia, repressione che ha abbassato la speranza media di vita di Rom e Sinti prima a 47 e negli ultimi anni a 42 anni, contro gli 80 degli altri cittadini europei. La mortalità dei bambini Rom e Sinti ha superato di gran lunga quel 600% (non è un errore di battitura) che già era criminale e tragico dieci anni fa. Sgomberi di bambini, donne e uomini innocenti e in condizioni di salute tragiche completano il quadro di uno sterminio, uno sterminio che equivale numericamente (lo dimostra un modello matematico) a quello perpetrato dai nazifascisti. Non ho dubbi, non abbiamo dubbi che presto o tardi (noi ci auguriamo nell'immediato) gli autori delle persecuzioni verranno riconosciuti criminali contro l'umanità. Ecco perché Le chiedo di leggere attentamente all'interno del portale www.everyonegroup.com ed eventualmente del sito di informazione www.annesdoor.com numeri e notizie riguardanti le pagine tragiche di Storia che l'Italia sta scrivendo con sangue innocente. Ci rifletta, Sindaco. Non è mai troppo tardi per cambiare e per opporre alle ragioni dell'iniquità e della crudeltà quelle della verità e della giustizia. In questa catastrofe umanitaria ci sono carnefici e tante vittime, ma in mezzo a loro si muovono e operano anche i giusti e gli eroi. Vorrei incontrarLa e parlarLe; vorrei che Lei – senza più curare l'opportunità politica, che si rivela in Italia criminale – iniziasse a interagire con il Circolo Pasolini, con il nostro Gruppo e con le poche realtà che si impegnano per la sopravvivenza di un popolo antico che ha superato 400 anni di schiavitù in Romania, pogrom e stragi, fino al Porrajmos e a una nuova era di repressione razziale che non sembra volersi concludere mai. Ci risponda. Vinca qualsiasi remora e ci incontri, ci stringa la mano. Iniziamo a parlare della Verità. Con speranza e fiducia, Roberto Malini, Gruppo EveryOne

Roberto Malini
roberto.malini@annesdoor.com
www.annesdoor.com
www.everyonegroup.com

 

Nella foto, il sindaco di Pavia Piera Capitelli

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La "questione zingara", oggi come settant'anni fa

di Roberto Malini

27 novembre 2007
Nascono, presso i comuni italiani, Comitati e Uffici per la Sicurezza, con il compito di risolvere la "questione Rom". A Pavia è stato fondato addirittura un Comitato per la Sicurezza e l'Ordine (non conosco il tedesco, ma – secondo Altavista – nella lingua teutonica dovrebbe suonare così: Ausschuß für den Auftrag und die
Dringlichkeit). Heil, Frau Kapitelli! Niente di nuovo sotto il cupo cielo invernale, comunque. Per proteggere la popolazione tedesca dal pericolo dei Rom, i nazisti affidarono compiti speciali all'Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich ("sicurezza": corsi e ricorsi storici dei termini adottati dalle istituzioni).
E ora "ripassiamo" alcune diposizioni previste dalla Circolare dell'8 dicembre 1938, riguardanti ancora la "sicurezza" (e vediamo se non ci ricordano niente di attuale; di attuale e inquietante):
"Nei casi di zingari o di persone che vivono da nomadi come gli zingari è necessario provare se esistono i presupposti per la disposizione riguardante la lotta preventiva alla criminalità da parte della polizia. In questo caso bisogna giudicare molto severamente".

 


"Bisogna impedire agli zingari stranieri di passare sul nostro territorio. E necessario rifiutarli e respingerli anche se gli zingari stranieri sono in possesso di documenti che li autorizzano ad entrare, o se hanno un documento sostitutivo del passaporto o un visto".
"In base alla disposizione della Polizia degli stranieri si devono inoltre emanare divieti di soggiorno su tutto il territorio nei confronti degli zingari stranieri. Essi vanno respinti oltre la frontiera del Reich".
Come eravamo, come siamo. Amici miei, mentre scrivo queste righe centinaia di Rom sono all'addiaccio, affamati, laceri, malati. Sono stati scacciati dai campi in pieno inverno e non c'è posto per loro in altri accampamenti. I bravi sindaci e prefetti non hanno disposto alcuna assistenza per loro, che nel 60% dei casi sono bambini e ragazzini. Eh no, non mancano neanche le donne incinte! Stanno percorrendo una MARCIA DELLA MORTE per ritornare con i propri (inesistenti) mezzi in Romania. Là sono attesi dal nulla: niente
cibo, niente casa. Quando parliamo di Nuovo Olocausto, definiamo con precisione la persecuzione che l'Italia conduce contro gli Zingari. E i morti? I morti ci sono: morti di fame, freddo, stenti. Sono bambini, donne e uomini, i cui cadaveri ci vengono occultati dalle autorità. Per non turbare le belle anime della "brava gente". Ne parleremo presto, ancora una volta, con le istituzioni europee, augurandoci che agiscano con tempestività, per evitare nuove stragi. "Niente di nuovo sotto il cupo cielo invernale". Roberto Malini

Nella foto, Marzahn, Berlino, primo campo di concentramento nazista riservato agli Zingari; sembra incredibile, ma i Rom in Italia sono trattati in modo ancora più disumano

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Nuovi Orizzonti Zingari

26 novembre2007
“Mi chiedo perché,” scrisse Anne Frank, “i governi investano così tanto in aerei, navi da guerra e armi sempre più potenti. Non sarebbe meglio, per tutti noi, se invece si aiutasse la gente povera e senza casa, per esempio gli artisti di strada?”. La giovane scrittrice ebrea si poneva una domanda che è ancora attuale. Perché si spende tanto denaro e si investono tante risorse non solo per condurre campagne militari, ma anche per combattere le minoranze che versano in condizioni di povertà estrema. Anne, che stava per essere travolta dal'Olocausto, parlava già allora di noi, dell'atteggiamento discriminatorio e spietato dei governi nei confronti degli Zingari.
Perché investire tanto denaro per annientarli, quando con gli stessi soldi si potrebbe tutelare e inserire nella comunità questo popolo antico che ha sempre sofferto la repressione? Serve una Carta europea che sancisca i loro diritti e di questo ci parla il professor Mile, Rrom albanese che vive in Francia, docente universitario di cultura Rrom e membro del Gruppo EveryOne. R.M.
 


“Innanzitutto, congratulazioni al Gruppo EveryOne e alle forze politiche che lo sostengono nella campagna a favore dei Rrom e contro il pregiudizio che li riguarda. Complimenti per la vittoria ottenuta con la Risoluzione del Parlamento Europeo sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri. Con questo documento si apre una strada sulla quale dobbiamo adesso procedere insieme. Sono orgoglioso di fare parte del Gruppo EveryOne e sia io che il professor Marcel Courthiade desideriamo contribuire, adesso, a una proposta europea, in linea con il Progetto Romanesia: uno Statuto dei Rrom nell'Unione Europea. Nel 2001 alcuni Rrom del Belgio hanno ottenuto che il loro parlamento nazionale approvasse un documento che li riconosceva come minoranza, con diritti e doveri. Da allora, partendo da quel documento, abbiamo lavorato allo Statuto, ampliandolo e migliorandolo. Il documento, che richiede ulteriori integrazioni, è già stato valutato da esperti sotto l'aspetto del diritto costituzionale ed è stato ritenuto un documento di notevole qualità.
Adesso una nuova breccia storica si è aperta ed è necessario porre lo Statuto al centro delle attività dell'8 aprile 2008, Giornata Mondiale dei Rrom. L'obiettivo è ottenere l'approvazione di un documento di questo tipo in sede europea, sulla base del successo italiano.” Saimir Mile, Associazione 'La Voix des Rroms', Parigi.

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Il nostro nome è "Speranza"

25 novembre 2007
Ognuno dei membri del Gruppo EveryOne (www.everyonegroup.com) sta offrendo un contributo generoso e coraggioso alla campagna contro l'oppressione del popolo Rom e a favore del Progetto Romanesia. Le donne e gli uomini di questo nostro Gruppo, che è commovente per il suo impegno contro il "mostro" del razzismo, sottraggono tempo alla vita privata e dopo giornate di duro lavoro, dopo aver provveduto ai bisogni delle famiglie, si mettono ancora all'opera per difendere umanità, verità e giustizia. Nel frattempo, l'intolleranza in Italia è sempre più feroce, nonostante la Risoluzione del Parlamento Europeo. Le Istituzioni, violando ogni norma sul diritto all'informazione dei cittadini italiani, controllano tutti i media: quotidiani, periodici, radio e televisioni. Sfuggono al loro controllo solo i network indipendenti in rete, combattuti non a caso dalle autorità. La censura, che ricorda quella esercitata dai nazionalsocialisti sulla stampa tedesca negli anni più torbidi della Storia europea, consente al potere di proseguire con gli sgomberi e le deportazioni. Le ruspe straziano le povere baracche degli Zingari, su tutto il territorio italiano. Dopo ogni pogrom (come chiamare azioni tanto incivili, tanto criminali verso un'umanità povera e indifesa?) i comuni riservano soluzioni abitative temporanee solo a chi ha un lavoro, mentre gli altri - bimbi inclusi - sono definiti "criminali" o "illegali" e cacciati, in pieno inverno, verso il nulla. Come gli ebrei dei ghetti, i Rom camminano in cerchio, a piedi nudi, annichiliti da fame e indigenza, fino allo sfinimento.

 

 

Sussurriamolo, diciamo e gridiamolo finché i carnefici ci lasceranno un filo di voce, perché già le minacce raggiungono noi, gli "amici degli Zingari": stanno annientando un popolo, stanno violando i principi primi della civiltà, stanno assassinando migliaia e migliaia di esseri umani, colpevoli di non avere nulla. Sussurriamolo, diciamo e gridiamolo: voi governanti, voi onorevoli senza onore, voi sindaci e assessori, voi forze di polizia, voi giornalisti, voi indifferenti, siete assassini di bambini, di donne, di innocenti. Abbiamo fermato la violenza dei neonazisti a Pavia, dove il Circolo Pasolini è sempre all'erta, ma è una goccia nell'oceano di sofferenza. Ora presenteremo una protesta presso le autorità europee riguardo alla censura che impedisce alla Risoluzione del Parlamento Europeo di essere conosciuta da tutti, riguardo alla persecuzione che continua, nonostante il Parlamento Europeo abbia detto: basta! Ci sono tanti interessi, tanto denaro su cui qualcuno pensa di poter mettere le mani, tanto odio verso le famiglie Rom, tante mire politiche basate sulla repressione di chi nessuno vuole. I nemici dei poveri sono forti e noi rappresentiamo l'ultimo ostacolo perché possano agire nell'ombra, perché possano emarginare, affamare, opprimere e uccidere nell'indifferenza. Noi, i pochi, dobbiamo restare uniti, sicuri di essere nel giusto, perché sono bambini, sono donne, sono uomini innocenti coloro di cui ci occupiamo. In questo Olocausto, amici miei, compagni del Gruppo EveryOne, gli Schindler, i Perlasca, le Pinkhof, i Palatucci... siete voi. Nessun altro alzerà la voce contro gli assassini. Nessun altro carezzerà le piccole teste dei bimbi Rom. Nessun altro sarà disposto a proteggerli. Rimaniamo uniti, perché il vero nome del nostro Gruppo è "Speranza". Roberto Malini
 

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Il mito di Lilith e le "donne con le ali"

di Laura Todisco

Narra la leggenda ebraica che Lilith fu la prima moglie di Adamo, prima di Eva, creata non dalla costola del marito ma da argilla e polvere, quindi sua pari. Indomita e ribelle, a seguito del tentativo di Adamo di sottometterla con la forza, ella pronunciò il nome magico di Dio(Javhe), le spuntarono le ali, dato che conoscere il vero nome di Dio la rendeva pari a lui, si levò in aria e lo abbandonò.
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La Senatrice Rosa Villecco Calipari invia un saluto al Gruppo EveryOne, ringraziando per la solidarietà espressa in nome del Dott. Nicola Calipari

22 novembre 2007
Tutti noi lo abbiamo ricevuto con profonda commozione e per spiegare perché vorremmo che fosse semplicemente letto.

Siamo noi a ringraziare Lei e Suo marito, il Dott. Calipari, per il supremo esempio che abbiamo ricevuto e che ci ha sostenuto quando sembrava ormai impossibile salvare la vita di Pegah Emambakhsh, alla quale rimaniamo vicini in questi lunghi giorni di sofferta attesa per il sacrosanto riconoscimento del suo diritto d’asilo in terra europea.
 


 

Ed allora, ancora, ostinatamente, con lo stupore di un amore di giustizia più grande di qualunque arroganza, ancora e sempre, grazie, Senatrice d’Italia.

Il Gruppo EveryOne - www.everyonegroup.com

 

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Caso Makvan: Amnesty International e il Gruppo EveryOne si sono incontrati

di Roberto Malini

20 novembre 2007
Il segretario internazionale di Amnesty International Drewery Dyke e il direttore dell'ufficio comunicazione in Italia Riccardo Noury hanno preso contatto con il Gruppo EveryOne riguardo al caso del giovane gay iraniano Makan Moloudzadeh. Amnesty International ci chiede come mai abbiamo tanto ottimismo riguardo all'esito del caso, quando purtroppo non si può ancora definire conclusa la vicenda di Makvan. Naturalmente la nostra convinzione non nasce solo da fiducia ed entusiasmo, che sono virtù fondamentali per chi si batte per i Diritti Umani, ma non ottengono alcun esito se non vengono sorrette da spirito critico e capacità analitica di situazioni giudiziali complesse e difficili da interpretare "a distanza". Innanzitutto siamo lieti che Amnesty International dedichi ora maggiori attenzioni al caso di Makvan, che indubbiamente è simbolico di una situazione di discriminazione grave che esiste in Iran verso le persone omosessuali.

 

 
Il Gruppo EveryOne ritiene molto importante la posizione espressa dalla massima autorità religiosa e giudiziaria iraniana, l'Ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi, riguardo al caso del giovane omosessuale.
Ricordiamo che l'Ayatollah è Ministro della Giustizia della Repubblica Islamica. Riassumendo gli eventi più recenti, il ragazzo era già destinato al patibolo, quando la campagna internazionale ha indotto Shahroudi a rileggere il verdetto e fare grazia della vita a Makvan, che adesso è vivo – seppure ancora in carcere e sotto
giudizio – e ha notevoli possibilità di vedersi riconosciuto innocente al termine del nuovo procedimento giudiziale, anche perché non vediamo autorità religiosa o politica in grado di capovolgere la lettura del Codice Penale Islamico effettuata (correttamente) da Shahroudi e d'altra parte non ci risulta che un fatto simile sia mai accaduto. Ora il Gruppo EveryOne intende avviare un dialogo con il Ministro della Giustizia e il Presidente dell'Iran, oltre che continuare a monitorare il procedimento. Non è detto che i contatti otterranno un feedback, ma è una via da tentare. La Campagna per la vita di Makvan è molto, molto delicata e riteniamo che essa debba essere ravvivata fra breve, magari ricorrendo ancora al linguaggio simbolico dei fiori, che il mondo islamico ha mostrato di recepire positivamente. E' auspicabile che Amnesty sostenga la Campagna dei Fiori per la Vita in Iran, perché è uno strumento nuovo che ci consentirà di dialogare con il mondo islamico riguardo ai Diritti Umani. Ho inviato una lettera a Riccardo Noury, rammentandogli – ma di certo Riccardo ne è ben cosciente – che oggi i Diritti Umani sono più che mai calpestati, in tutto il mondo, e che è necessario recuperare i fondamentali valori su cui si basa la civiltà: la vita, la solidarietà, l'uguaglianza. Perché la pena di morte non è più – purtroppo – soltanto il patibolo o un'iniezione letale, ma si manifesta quando esseri umani sono vessati e annientati al punto di non essere più in grado di conservare il bene più prezioso. Ho scritto a Riccardo: "Pensa ai nomadi in Italia: la pena di morte, per loro (la cui speranza media di vita è sempre più bassa) si chiama fame, si chiama freddo, si chiama povertà. Dai un'occhiata al nostro sito (www.everyonegroup.com): forse riterrai utile e importante
sostenere alcune delle nostre campagne. Campagne contro una pena di morte che ha trovato vie oscure e subdole per distruggere vite umane". Amnesty International e il Gruppo EveryOne si sono incontrate. Si è sviluppata affinità, fra le due organizzazioni, così diverse fra loro? Non lo so, ma mi auguro che da questo "incrociarsi" su strade virtuali possa iniziare un percorso parallelo verso la giustizia e la vita.

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Bologna: incendio in un campo nomadi, muore un bimbo

19 novembre 2007

Un bambino di quattro anni ha perso la vita a causa di un incendio divampato questa mattina in un campo rom a Bologna, in via Triumvirato nella periferia della citta'. Rimasto gravemente ustionato anche un altro bambino di sei anni ricoverato all'ospedale Maggiore di Bologna.Le fiamme hanno ustionato anche un bimbo di nove anni, un uomo di 29 anni e una donna 26enne tutti trasportati al Maggiore senza essere in pericolo di vita. Sono ancora da chiarire le cause dell'incendio. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco e la Polizia. (da www.agi.it)
 


Tutto annunciato. La sicurezza sembra essere solo un diritto per i radicati, non per i bambini Rom e i loro genitori. Eppure la sicurezza, anche per i bambini Rom, può essere vitale, è vitale. Una bombola di gas, un incendio, e le pochissime cose che vanno a fuoco insieme ai loro bambini. La Giunta di Bologna ha trattato i Rom come li ha trattati quella di Pavia: come problema di ordine pubblico. O i Rom se ne vanno o per loro non ci sono alternative di vita degna. Queste amministrazioni di centrosinistra che hanno perso il lume della ragione dei diritti, si sono permesse, fino a ieri, di agire in violazione di qualsiasi statuto morale e delle Raccomandazioni dell'Unione Europea. Casa, lavoro, istruzione e salute sembrano diritti impronunciabili se associati al popolo Rom. Poveri sono e poverissimi devono rimanere; la loro miseria deve essere rinfacciata loro quando la priorità è il pubblico decoro. Quel bimbo è morto laddove non è stato garantito il diritto ad un'abitazione dignitosa.
La Risoluzione del Parlamento europeo votata il 17 novembre richiama le istituzioni italiane al rispetto della dignità dei cittadini Rom e ai loro diritti fondamentali. Noi lavoreremo affinché quella Risoluzione sia applicata.
Il Circolo Pasolini esprime cordoglio alla famiglia del bambino deceduto, e vicinanza alle persone ustionate. Esprime anche solidarietà al volontariato bolognese, di cui abbiamo avuto modo di conoscere direttamente la sensibilità e l'impegno verso la comunità Rom di Bologna.
Irene Campari - http://circolopasolini.splinder.com

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Che cos'è la Risoluzione del Parlamento Europeo sull'applicazione della Direttiva 2004/38/CE e contro la discriminazione dei Rom?

di Roberto Malini
 

19 novembre 2007
Innanzitutto, ecco il titolo completo del documento: Risoluzione del Parlamento Europeo del 15 novembre 2007 sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.
La Risoluzione della Direttiva 2004/38/CE non è soltanto un ammonimento perché l'Italia comprenda lo spirito della "Direttiva sulla libera circolazione dei cittadini europei" e la metta in pratica in ogni parte, ma anche una chiara e recisa condanna delle Istituzioni italiane per la loro politica discriminatoria contro i Rom. Il Parlamento Europeo, con la Risoluzione, intima al nostro Paese di abbandonare razzismo e abusi contro i popoli zingari. Nelle premesse, il Parlamento Europeo ricorda all'Italia le fondamenta stesse dell'Unione Europea, violate sistematicamente con i provvedimenti verso gli zingari. E non si parla di minime violazioni, perché i riferimenti alle norme infrante dall'Italia sono Trattati e Convenzioni fondamentali: il Trattato dell'Unione Europea; la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, la succitata direttiva 2004/38/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al "diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri"; la Convenzione-quadro del Consiglio d'Europa per la tutela delle minoranze nazionali; le diverse Risoluzioni "sulla libera circolazione delle persone, la lotta contro le discriminazioni e in particolare la Risoluzione del 28 aprile 2005 sulla situazione dei Rom nell'Unione Europea".
I concetti ribaditi sono importanti e quello riconosciuto dalla Direttiva 2004/38/CE è solo il punto di partenza: "La libera circolazione delle persone è una libertà fondamentale e inalienabile, riconosciuta ai cittadini dell'Unione dai trattati nonché dalla Carta dei diritti fondamentali, e che essa costituisce uno dei pilastri della cittadinanza europea".
La Risoluzione, infatti, prevede che allontanare un cittadino dell'Unione possa essere fatto solo quando tale atto non violi i suoi diritti fondamentali, che sono il diritto alla sicurezza, alla casa, al lavoro, alla tutela delle proprie possibilità di accasarsi, di crescere socialmente, di mantenere la propria famiglia, di esprimersi. Gli allontanamenti devono essere provvedimenti individuali, basati non solo su decisioni di autorità nazionali, ma cooperando con Eurojust ed Europol, specie quando si intenda perseguire giudiziariamente la criminalità organizzata (altrimenti si potrebbero cercare le solite "scappatoie all'italiana" e considerare criminalità organizzata, per esempio, l'indigenza che costringe ad attività senza licenza, all'accattonaggio di maggiorenni e minori, ai servizi di strada). Il cittadino espulso ha comunque il diritto di presentare ricorso contro il provvedimento.

La Risoluzione ribadisce con fermezza, inoltre, che "Le espulsioni collettive sono proibite dalla Carta dei diritti fondamentali e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali".

 


Nel caso dei Rom, però, le violazioni sono attualmente ancora più gravi e il Parlamento Europeo ricorda all'Italia che "La lotta contro qualsiasi forma di razzismo e xenofobia nonché contro qualsiasi forma di discriminazione fa parte dei principi fondamentali sui quali è fondata l'Unione" e che "Ogni cittadino dell'Unione e i suoi familiari che soggiornano liberamente e legalmente in uno Stato membro devono godere in tale Stato della parità di trattamento rispetto ai cittadini nazionali". Questo significa che le persone che vivono nell'indigenza devono essere aiutate a procurarsi mezzi di sostentamento e abitazione e non costrette a conseguire - in condizioni disperate - titoli di lavoro e abitazione impossibili, senza programmi di ausilio o, in caso contrario, deportate verso i Paesi da cui sono fuggite a causa della povertà o della persecuzione. La Risoluzione rileva, in questo senso, che "I Rom sono ancora oggetto di discriminazioni e di abusi nel territorio dell'Unione e che l'integrazione, l'inserimento sociale e la protezione di tale minoranza sono, purtroppo, obiettivi ancora da conseguire".
Il Parlamento Europeo stigmatizza anche le dichiarazioni di personalità pubbliche (anche i media, non solo i politici, sono "personalità pubbliche") che incitano all'odio razziale.
Riguardo ai provvedimenti più urgenti, il Parlamento Europeo indica una via maestra: attuare "Programmi di sviluppo e di aiuto sociale inclusi nei Fondi strutturali". La Commissione europea, nel contempo, effettuerà "entro il 1° giugno 2008, in collaborazione con i parlamenti nazionali, una valutazione dei problemi di recepimento di tale direttiva in modo da mettere in evidenza (e attuare) le migliori prassi nonché le misure che potrebbero portare a discriminazioni tra i cittadini europei".
Al punto 12, il documento afferma che "La protezione dei diritti dei Rom e la loro integrazione costituiscano una sfida per l'Unione nel suo complesso".
Al punto 13 "propone l'istituzione di una rete di organizzazioni che si occupino dell'integrazione sociale dei Rom nonché la promozione di strumenti volti ad aumentare la consapevolezza in materia di diritti e doveri dei Rom, ivi compreso lo scambio di migliori prassi; considera, a questo proposito, molto importante una collaborazione intensa e strutturata con il Consiglio d'Europa". Riguardo a questo punto, sarà fondamentale la partecipazione a qualsiasi progetto sia del Gruppo EveryOne che del Circolo Pasolini, il cui lavoro è stato alla base del dossier presentato al Parlamento Europeo. Altrimenti si ricadrà nei soliti errori e sprechi, dettati dalla scarsa conoscenza della questione evidenziata dalle Istituzioni praticamente da sempre.
Media e politici italiani sembrano attoniti, di fronte alla Risoluzione, verso la quale è applicata una forma inopportuna di censura, cui il Gruppo EveryOne, il Circolo Pasolini e le forze politiche che hanno appoggiato e integrato la mozione (Radicali, PSE, ALDE, GUE, VERDI) cercano di opporsi, divulgandone il testo in ogni sede. Non sembrano rendersi conto, le Istituzioni, che - oggi stesso o fra una settimana o magari fra un mese - le cose ormai devono cambiare e le parti sociali che sono in posizioni di potere devono modificare il loro atteggiamento. C'è un grande imbarazzo, come se si trattasse di qualcosa di inatteso, non di una Risoluzione formale e ufficiale. Per quanto difficile, il processo di cambiamento è avviato ed è un gran bene, per l'Italia, perché nella Mozione (www.everyonegroup.com) e nella Risoluzione si parla di vite umane, di tante vite umane, e il documento del Parlamento Europeo tocca in modo chiaro e incontrovertibile tutti i punti sollevati grazie a un'analisi meticolosa della questione, basata su una grande esperienza riguardo al mondo dei Rom, arricchita dalla consulenza dei principali organismi di tutela di quella minoranza: dalla Gypsy Lore Society all'Union Gypsy, all'Union Romani, alla facoltà di Cultura e Lingua Rom dell'Università di Parigi, a esponenti dei popoli zingari che posseggono esperienza e competenza nei settori in cui si dovrà operare per l'inserimento e la tutela dei Rom. La Risoluzione deve essere considerata dal nostro Paese non come un evento umiliante, ma come un monito a cogliere la più grande sfida del nostro tempo e ad iniziare - da subito! - a restituire a un grande popolo, un popolo antico e ricco di tradizioni, il suo ruolo nell'Europa del domani. Dopo secoli di schiavitù e repressioni, di povertà e stermini, culminati con l'Olocausto (che colpì duramente gli zingari, i quali lo chiamano Porrajmos), l'Italia, come tutto il Vecchio Continente, ha ora la straordinaria opportunità di sconfiggere la più odiosa delle forme di discriminazione e di iniziare a sentirsi migliore, parte di un'Europa di persone e popoli diversi per Storia e cultura, ma uguali fra loro nei diritti.

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Cambia il destino degli Zingari in Italia: approvata risoluzione del Parlamento Europeo sulla base del documento/mozione del Gruppo EveryOne

IL 10 NOVEMBRE SCORSO, CON L’APPOGGIO UFFICIALE DI ESPONENTI RADICALI ITALIANI, UN DOCUMENTO/MOZIONE PER COMBATTERE IL FENOMENO DELLA DISCRIMINAZIONE IN ITALIA DEI POPOLI ZINGARI. IL 15 NOVEMBRE IL PARLAMENTO HA PUBBLICATO LA RISOLUZIONE SULL’APPLICAZIONE DELLA DIRETTIVA 2004/38/CE, “RISPONDENDO” A TUTTI I PUNTI ELENCATI DA EVERYONE
 

del Gruppo EveryOne - www.everyonegroup.com

 

17 novembre 2007

“Un risultato storico, che dimostra, rassicurandoci, che l’Europa può ancora essere un esempio per la promozione e la salvaguardia dei diritti umani, anche dei più deboli e dei più emarginati”. Commentano così gli attivisti del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Saimir Mile e Irene Campari – presidente del Circolo Pasolini, che ha collaborato attivamente alla stesura del documento di EveryOne – la decisione del Parlamento Europeo di approvare, in data 15 novembre 2007, una risoluzione sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri. La Risoluzione è un severo monito alle Istituzioni italiane affinché interrompano la posizione di discriminazione e oppressione dei Rom e un invito a comprendere e attuare pienamente e senza cercare scappatoie la Direttiva 2004/38/CE. La risoluzione europea focalizza l’attenzione sulla cultura del pregiudizio che si è diffusa a tutti i livelli in Italia e sugli abusi commessi dalle autorità. “I Rom sono ancora oggetto di discriminazioni e di ingiustizie nel territorio dell'Unione e la loro integrazione, il loro inserimento sociale e la tutela della loro esistenza e delle loro tradizioni […] sono, purtroppo, obiettivi ancora da conseguire”. In molteplici passaggi si fa riferimento all'atteggiamento di Istituzioni e media verso gli Zingari soprattutto in seguito al tragico omicidio di Giovanna Reggiani: dall’aggressione razzista subita da quattro cittadini Rom a Roma agli altri eventi segnati da xenofobia. La risoluzione, prima di ammonire il governo italiano, analizza avvenimenti politici come l'incontro fra Prodi e il premier romeno Tariceanu e alla loro lettera congiunta sul tema della minoranza Rom che hanno inviato al presidente della Commissione Barroso, il quale in risposta li invitava combattere fattivamente la discriminazione contro i nomadi.

 

 

Il Parlamento Europeo, che ha approvato il documento a larga maggioranza, condanna le dichiarazioni di personalità pubbliche quando possono essere intese come un “incoraggiamento al pregiudizio verso determinati gruppi della popolazione” (si ricordino, per esempio, le esternazioni del leader del PD e sindaco di Roma Walter Veltroni, che presentavano Rom e Sinti come popoli dediti al crimine, riprese dal settimanale Newsweek, in uno speciale del 5 ottobre scorso) o le recenti dichiarazioni rilasciate alla stampa italiana da Franco Frattini, Vice-Presidente della Commissione Europea, il quale - come altre personalità della politica italiana - ha promosso idee che contrastano con le norme che tutelano le minoranze e proposto, fra l'altro, di deportare i Rom nei Paesi da cui sono fuggiti per indigenza o persecuzione, anziché provvedere a sostenere le loro famiglie e inserirli gradualmente nel mondo del lavoro, dell'istruzione, della vita sociale e culturale. Al punto 14, la risoluzione europea riprende le recenti dichiarazioni rilasciate alla stampa italiana proprio da Franco Frattini in occasione dei gravi episodi verificatisi a Roma. Roberto Malini del Gruppo EveryOne aveva scritto più volte allo Europe Direct, sottolineando quanto le dichiarazioni di Frattini fossero contrarie allo spirito e alla lettera della direttiva 2004/38/CE. L’Assemblea Parlamentare europea ha chiesto pertanto al Vice-Presidente della Commissione, su sollecito di EveryOne “di rispettare pienamente la direttiva”.

“La risoluzione del Parlamento Europeo risponde punto per punto al nostro documento” dichiarano soddisfatti i leader di EveryOne Malini, Pegoraro e Picciau. “La mozione che abbiamo presentato il 3 novembre focalizzava i suoi punti sulla necessità di intimare alle Istituzioni italiane lo stop della campagna xenofoba e razziale contro i popoli Zingari; chiedevamo lo stop degli sgomberi sommari e delle espulsioni ingiuste; chiedevamo programmi di immediato aiuto sociale alle popolazioni Rom, Sinti, Kalè ecc. presenti sul nostro Territorio” continuano. L’Assemblea Parlamentare ha risposto approvando un sollecito immediato alla facilitazione dell’integrazione nella comunità delle popolazioni meno avvantaggiate e promuovendo la cooperazione fra gli Stati membri in termini di gestione dei movimenti della loro popolazione, in particolare mediante programmi di sviluppo e di aiuto sociale inclusi nei Fondi strutturali europei.

 


Il documento/mozione del Gruppo EveryOne annoverava, tra gli altri sostenitori, Associazioni di fama internazionale per i diritti di Rom, Sinti e Kalè, tra cui “La Voix des Rroms” di Parigi, la “Gipsy Lore Society” degli USA, la “Union Gypsy”, “Roma Right Watch” e la “Union Romani” e il Circolo Pasolini di Pavia, sempre al fianco del Gruppo EveryOne contro la discriminazione dei popoli nomadi presenti in Italia. EveryOne si è inoltre avvalso della consulenza di Matt T. Salo, Presidente della “Gypsy Lore Society” (Usa), di Saimir Mile (neo-membro del Gruppo EveryOne), Rom di origine albanese, giurista, docente di cultura Rom, Sinti e Kalé presso l'Università di Parigi, Segretario Generale del Centro di Ricerca e di Azione in Francia su tutte le forme di razzismo, e di Marcel Courthiade, professore emerito, titolare della cattedra di lingua e civiltà Rom, Sinti e Kalé presso l'Università di Parigi.
“Il Gruppo EveryOne ringrazia in particolar modo i Radicali italiani,” continuano gli attivisti “che, grazie al contributo di Sergio Rovasio, Segretario Nazionale della Rosa Nel Pugno, del funzionario Ottavio Marzocchi, Presidente della Commissione Libertà Civili alla Commissione Europea, e dell’europarlamentare Marco Cappato, hanno saputo unire la loro voce, sempre attenta ai diritti delle minoranze e autorevole in ogni sede istituzionale, a quella del Gruppo EveryOne, delle associazioni europee che cooperano per il miglioramento della vita delle popolazioni zingare e dei Parlamentari europei che non si sono allontanati dalla via dei Diritti Umani. “Ci auguriamo” concludono i leader di EveryOne “che l’Italia sospenda immediatamente la campagna razziale anche sotto le pressioni dell’intera Europa e che vengano attuate nell’immediato tutte le misure per affrontare la problematica Rom non attraverso le espulsioni ma con programmi di integrazione e aiuto che impediscano a migliaia di famiglie innocenti di non usufruire di basilari diritti di libertà e cittadinanza, e che privano da anni e anni centinaia di migliaia di persone della dignità umana”.
Il Gruppo EveryOne rilancia con forza il progetto Romanesia (in collaborazione con il Circolo Pasolini di Pavia), mirato sia ad assicurare a Rom e Sinti una più facile convivenza con la cittadinanza italiana – con la possibilità di vivere in case o luoghi attrezzati, l'opportunità di consentire a bambini e ragazzi un accesso all'istruzione e la possibilità di lavorare –, sia di creare fattorie collettive in Romania, dove le famiglie Rom possano sviluppare le attività in cui eccellono, dall'allevamento all'agricoltura biologica, abitando in case progettate secondo le loro stesse esigenze e costruite da imprese gestite da Rom. Naturalmente, dopo un'attenta verifica delle condizioni di vita e alle possibilità di accesso al lavoro, all'istruzione e a un'esistenza dignitosa che le Istituzioni romene permettono agli Zingari, che fino al momento attuale sono insufficienti a causa di una politica discriminatoria colpevole, che presto il Gruppo EveryOne porterà a conoscenza delle autorità internazionali.

La Mozione contro la discriminazione degli Zingari e il Progetto Romanesia sono presenti al seguente link: www.everyone.com

Il testo della risoluzione può essere letto cliccando qui:
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=MOTION&reference=B6-2007-0462&language=IT

Per il Gruppo EveryOne: Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Irene Campari, Salvatore Conte, Saimir Mile, Udila Ciurar, Stellian Covaciu

Nelle foto: il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso; una seduta dell'Assemblea Parlamentare europea

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Continua la Campagna dei Fiori per la Vita in Iran. Ma non dimentichiamo che anche l'Italia uccide gli innocenti
 

17 novembre 2007
Makvan Mouloodzadeh vivrà e si è aperto un dialogo con le istituzioni iraniane. Abbiamo ottenuto un importante risultato, ma la Campagna per la Vita in Iran continua. E' già avviata su www.everyonegroup.com e da domani sarà sul sito dell'Irqo e di StopExecution.net. Quindi farà il giro del mondo. Fiori e dialogo per cancellare la pena di morte, le torture, l'imprigionamento di persone innocenti. L'obiettivo immediato nostro e degli amici attivisti iraniani è quello di salvare altre vite e aprire un canale di comunicazione con Ahmadinejad.

 

 

Contemporaneamente, noi del Gruppo EveryOne e alcuni membri dell'Irqo chiederemo, presentando domanda formale nei prossimi giorni, di essere ricevuti dal Presidente, da esponenti del Governo e del Dipartimento di Giustizia dell'Iran per parlare vis-à-vis di una possibile abolizione del reato di "lavat" e dell'emancipazione GLBT, oltre che della necessità di tutelare in Iran i diritti umani. Sembra quasi più raggiungibile questo traguardo rispetto a quelli che ci siamo prefissati in Italia, dove la pena di morte esiste, anche se non è attuata attraverso patiboli, camere a gas o iniezioni letali. La pena di morte che l'Italia commina alle persone più deboli che vivono sul nostro suolo, gli Zingari, utilizza quali strumenti capitali la fame, l'indigenza, il freddo, le malattie, l'emarginazione, l'assassinio civile, l'oppressione senza limiti. Nulla di diverso, se non le apparenze, di quanto avviene nella Repubblica Islamica e in tante altre nazioni del mondo. R.M.

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IRAN: 2MILA ROSE BIANCHE E ROSSE SALVANO OMOSESSUALE DA PENA CAPITALE
CAMPAGNA ORGANIZZATA DA 'EVERYONE' E 'IRQO'


di ADNKronos International (AKI)

Roma, 16 nov. - (Aki) - Ha salva la vita, almeno per il momento, Makvan Mouloodzadeh, giovane iraniano condannato a morte per 'Lavat', reato con cui il codice penale della Repubblica Islamica indica i rapporti con persone del proprio sesso. Il ragazzo, oggi ventunenne, avrebbe commesso il reato di 'sodomia' quando aveva appena 13 anni. Il gruppo italiano 'EveryOne' in collaborazione con 'Irqo', associazione che difende i diritti degli omosessuali iraniani, aveva promosso nei giorni scorsi una campagna internazionale per salvare la vita di Makvan e, più in generale, contro le esecuzioni capitali in Iran, invitando l'opinione pubblica internazionale a sottoscrivere una petizione da recapitare tramite i servizi 'Interflora' al presidente Mahmoud Ahmadinejad insieme a una rosa bianca e una rossa. "La rosa bianca - spiega Roberto Malini, fondatore di EveryOne - è per il rispetto dei diritti umani del giovane omosessuale Makvan e di tutti i dissidenti, delle donne, dei liberi pensatori, degli omosessuali condannati come 'nemici di Allah'; quella rossa è per dire 'no' al sangue di vittime innocenti, versato sui patiboli approntati per le condanne capitali". La 'Campagna dei Fiori' ha riscosso un enorme successo in molti Paesi del mondo.
In una settimana oltre duemila rose sono state recapitate al palazzo presidenziale di Teheran. A ogni mazzo composto dalle due rose era legato un biglietto con la scritta: "Sì alla clemenza, no alla pena di morte". Un 'bombardamento' floreale che ha costretto le autorità iraniane a sospendere l'esecuzione della condanna a morte del giovane Mokvan e rinviare il caso al Tribunale del riesame.

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Iran: Graziato dai giudici giovane gay Makvan

di ADNKronos

Roma, 17 nov. (Adnkronos) - E' stata annullata in Iran la condanna a morte per il 21enne gay iraniano Makvan Mouloodzadeh, accusato del reato definito "Lavat", sodomia, dal codice penale islamico. Il capo del Dipartimento di giustizia iraniano, Ayatollah Seyed Mahmoud Hashemi Shahrudi che ha annullato la condanna al patibolo, ha definito la precedente sentenza "una violazione dei precetti islamici e delle leggi morali terrene ". "E' una vittoria di tutti" e "una sensazionale vittoria per i Diritti Umani," commentano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, leader di EveryOne, il gruppo che aveva promosso la campagna "Fiori per la vita in Iran", con centinaia di rose bianche e rosse e la mobilitazione del mondo islamico liberale e progressista per salvare la vita al ragazzo.

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Il presidente Ahmadinejad e i giudici iraniani concedono la grazia al giovane gay Makvan Mouloodzadeh

del Gruppo EveryOne – www.everyonegroup.com

16 novembre 2007
La Petizione per la vita di Makvan e la "Campagna dei Fiori per la Vita in Iran" - promosse dal Gruppo EveryOne e sostenute dall'Irqo, dalla Commissione Internazionale per i Diritti GLBT e da Amnesty International - ottengono lo storico risultato. "Una sensazionale vittoria per i Diritti Umani," commentano Malini, Pegoraro, Picciau (Gruppo EveryOne) e Paula Ettelbrick della Commissione Internazionale per i Diritti GLBT. Il giudice iraniano che ha annullato la condanna al patibolo ha definito la precedente sentenza "una violazione dei precetti islamici e delle leggi morali terrene".

Il 2 novembre 2007 il Gruppo EveryOne promuove in tutto il mondo, attraverso siti internet, network e organi di stampa la campagna "Flowers For Life in Iran": http://www.petitiononline.com/everymak. Si tratta di una petizione per la vita del 21enne gay iraniano Makvan Mouloodzadeh, accusato del reato definito "Lavat", sodomia, dal codice penale islamico e condannato a morte. Il ragazzo avrebbe commesso il "crimine" quando aveva solo 13 anni. Con la collaborazione di Arsham Parsi - membro sia del Gruppo EveryOne che dell'associazione IRQO, per i diritti GLBT in Iran - gli attivisti del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Glenys Robinson e Ahmad Rafat preparano un dossier sul caso del giovane condannato e avviano un'azione per la vita di Makvan e contro le esecuzioni in Iran di nuova concezione, già sperimentata con successo durante la campagna contro la deportazione in Iran della donna lesbica Pegah Emambakhsh.

La campagna infatti invita cittadini di tutte le nazioni a sottoscrivere una petizione e contemporaneamente a inviare al Presidente Ahmadinejad, attraverso i servizi di spedizioni floreali internazionali, una rosa bianca e una rossa, con un messaggio: "La rosa bianca per il rispetto dei Diritti Umani del giovane omosessuale Makvan e di tutti i dissidenti, delle donne, dei liberi pensatori, degli omosessuali condannati come 'nemici di Allah'; quella rossa per dire no al sangue di vittime innocenti, versato sui patiboli approntati per le condanne capitali". la Campagna dei Fiori riscuote subito un notevolissimo riscontro in tutti i Paesi del mondo libero.

 

 

"Le due petizioni hanno ottenuto più di mille firme in pochi giorni," commentano i leader del Gruppo EveryOne, "e centinaia di rose hanno raggiunto il palazzo del presidente Ahmadinejad, in Pasteur Avenue, a Teheran. A ogni gruppo di due fiori era unito un invito: sì alla clemenza, no alla pena di morte". Nei giorni successivi la parte liberale e progressista del mondo islamico raccoglie l'invito del Gruppo EveryOne e fa propria l'azione pacifista; decine di attivisti e personalità politiche di Turchia, Arabia Saudita e altri Paesi arabi inviano email, lettere e fiori al presidente e ai giudici dell'Iran. L'attivista turco per i diritti GLBT Hakan Yildrim definisce così la campagna: "E' un'azione pacifica per la vita di persone innocenti, nel rispetto del Corano. Un'idea geniale". Numerosi parlamentari svedesi di diversi partiti - Liberali, Verdi, Radicali - inviano fiori e richieste di grazia a Teheran: Gunilla Wahlen, Mats Pertoft, Camilla Lindberg. Il 5 novembre The International Gay and Lesbian Human Rights Commission affianca il Gruppo EveryOne e l'Irqo raccogliendo altre adesioni e inviando una lettera al governo della Repubblica Islamica. Il giorno successivo aderisce alla campagna Amnesty International, amplificando l'eco della petizione per la vita di Makvan. Pochi giorni dopo il capo del Dipartimento di giustizia iraniano, Ayatollah Seyed Mahmoud Hashemi Shahrudi, annulla la condanna a morte Makvan Mouloodzadeh, definendola "una violazione degli insegnamenti islamici, del codice Sciita e delle leggi morali terrene". "Questa è una sensazionale vittoria per i Diritti Umani e una riprova del potere della protesta globale," ha detto Paula Ettelbrick, direttrice esecutiva del gruppo IGLHRC, al fianco del Gruppo EveryOne, dell'Irqo, di Amnesty International e di altre organizzazioni di attivisti nella Campagna dei Fiori. "E' una vittoria di tutti," commentano i leader del Gruppo EveryOne, "dei movimenti per la vita e per la pace, ma anche dell'Islam, perché il giudice iraniano ha mostrato più attenzione verso le petizioni umanitarie di quanto non mostrino solitamente gli stessi governi dei Paesi democratici. L'effetto della mobilitazione internazionale è stato più importante della vuota retorica dei potenti organismi internazionali, che faticano a superare interessi e burocrazia, lasciando inattuate le basilari disposizioni riguardanti la tutela delle minoranze deboli, del diritto di asilo e delle urgenze umanitarie. EveryOne è stata il motore di un nuovo impegno per i Diritti Umani, un impegno che si sta trasformando in un grande movimento internazionale per la vita e contro i pregiudizi. Si rende ora necessario che i potenti non perdano questa opportunità di cambiamento e inizino a dialogare con il movimento, alla ricerca di soluzioni indispensabili per garantire un futuro di pace e convivenza al pianeta Terra, sempre più vicino a catastrofi umane e ambientali di proporzioni inimmaginabili".

Nella foto, il presidente iraniano Ahmadinejad

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La Campagna dei Fiori salva la vita di Makwan Mouloodzadeh, ragazzo gay che Ahmadinejad aveva condannato a morte


16 novembre 2007
Lettera aperta ai membri del Gruppo EveryOne e agli attivisti della campagna "Fiori per la vita in Iran". Cari amici, dopo essermi informato attentamente riguardo alla grazia ottenuta ieri da Makwan Mouloodzadeh, il ventunenne omosessuale che i giudici di Teheran avevano condannato al patibolo per "lavat", reato di sodomia, ho appreso che oltre alla campagna dei Fiori del Gruppo EveryOne non è stato fatto praticamente null'altro, perché gli attivisti di tutto il mondo erano fermi, incerti se Makwan fosse gay o no (lo è, ma solo noi abbiamo avuto l'intuito di capirlo subito e l'ardire di impostare la nostra azione e la richiesta di grazia proprio in base a una condanna per "lavat". Il 5 novembre un'organizzazione (The International Gay and Lesbian Human Rights Commission) aveva inviato al presidente dell'Iran una lettera, chiedendo che il giovane non fosse giustiziato. Noi, al contrario, c'eravamo già mossi il 3 novembre, diffondendo la petizione, tradotta tempestivamente in inglese da Glenys Robinson, in tutto il mondo e riscuotendo il consenso del mondo islamico progressista, dalla Turchia all'Arabia Saudita. La petizione del Gruppo EveryOne ha ottenuto 500 firme (più 200 giunte via e-mail) in 10 giorni! Lettere, e-mail, sottoscrizioni e fiori hanno fermato la mano del boia, a Teheran. Noi membri del Gruppo EveryOne e i gruppi di attivisti che hanno lavorato con noi anche in questa grande campagna, ci sentiamo euforici! Sono le 2 e 30 di notte. Quando dal'Iran ci è giunta la notizia della concessione della grazia a Makwan, abbiamo cercato di capire, indagando in rete e presso i nostri referenti, chi avesse salvato il giovane gay iraniano, per fargli i più vivi complimenti e tessere le sue lodi nei comunicati stampa e nei pezzi per i nostri portali. Con sorpresa e orgoglio, ci siamo però resi conto... di essere stati noi! Ancora una volta, come con Pegah, come con Victor e Menji, come con le famiglie Rom. Siamo stati noi: Dario, Matteo, Glenys (grazie Glenys di aver tradotto subito la petizione, nonostante la stanchezza di una giornata dura, il 2 novembre!), Ahmad, Arsham, Lilì (che è in Iran anche per documentare situazioni di vita, per il nostro Gruppo), Salvatore, Fabio, Steed, Laura, Jasmine, Loredana, Aisha, Irene, Alessandro, Stellian, Saimir, Christos, Udila e io, per il Gruppo EveryOne. Gli attivisti iraniani in America per l'Irqo.

 

 

Dimentico qualcuno, degli EROI che hanno combattuto con armi floreali una delle più grandi battaglie per la vita? Adesso è tempo di celebrare quest'incredibile campagna, una campagna che ha toccato il cuore e la coscienza di tanti musulmani, i quali hanno mandato fiori bianchi e rossi, lettere e suppliche di grazia in nome della fratellanza, della tolleranza, dell'amore reciproco e di un Allah buono e misericordioso; musulmani che hanno sentito un'affinità empatica e immediata con il Gruppo EveryOne e i suoi partner; una campagna che ha indotto organizzazioni, personalità politiche (fra cui alcuni membri del Parlamento svedese), attivisti e persone comuni a schierarsi subito al nostro fianco, sotto il segno della Rosa Bianca e della Rosa Rossa. E non dimentichiamo che la petizione cominciava nel nome di Pegah. "Questa è una senszionale vittoria per i Diritti Umani e una riprova del potere della protesta globale," ha detto Paula Ettelbrick, direttrice esecutiva del gruppo IGLHRC, al nostro fianco in questa campagna. Amici miei, siete grandi, meravigliose, coraggiosissime persone e vi voglio bene! Roberto Malini

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Un nuovo inno per gli zingari

di Roberto Malini

14 novembre 2007
Gli zingari hanno un inno che inizia così: "Ho percorso molte strade / e ho conosciuto Rom pieni di gioia". Due versi che nascondono la forza d'animo di un popolo, che come quello ebraico cerca di esorcizzare una storia di dolore e morte con un atteggiamento sereno, musica, canti e feste. Forse anche nello zigeunerlager di Auschwitz, gli zingari vedevano... colori! Però le strade che lo zingaro percorre sono molte, infinite, perché in nessun luogo è benvenuto. "Ditemi da che luoghi venite / con le tende, / percorrendo le strade del destino?".

 

 

Nessuno di loro lo sa, perché nessuno di loro ha una vera patria, perché ognuno di loro viene da luoghi ostili, da miseria e persecuzione. E quando non ha tende, carrozze o roulotte in cui riparare, costruisce baracche. "Ci basta un fazzoletto di terra," mi ha detto una volta la Rom Jasmine, "per costruire un'abitazione capace di sfidare il freddo e il caldo, il vento e la pioggia". "Oh Rom, oh giovani!" continua l'inno, "Avevo anch'io una grande famiglia, / ma la Legione Oscura l'ha massacrata."

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I nostri problemi non vengono dai Rom, ma dalla classe politica italiana

di Moni Ovadia (da L'Unità, 10 novembre 2007)

Il tanfo delle peggiori vocazioni del passato europeo sale dalle cloache a cielo aperto del pregiudizio contro genti straniere, i rom, i sinti, i rumeni, criminalizzate tout court nel puro stile della peggior propaganda antisemita. Coloro che hanno la memoria corta vadano a rileggersi le argomentazioni dei teorici del razzismo antiebraico, anche le più filosofiche e ponderate come quelle alla Evola. Trovino il tempo per sfogliare gli organi della stampa reazionaria dei paesi che accoglievano gli emigranti italiani nei primi secoli del Novecento.
 
 
Sentiranno spirare sui loro colli l’aria ammorbata e pestilenziale degli stessi discorsi che provengono dagli esponenti del centro-destra italiano oggi. La nuova divisa che indossano è il trench bianco, ma le parole dell’odio e dell’intolleranza hanno la stessa anima di quella pandemia nera che portò allo sterminio tanti innocenti colpevoli solo di essere ciò che erano. Senza vergogna l’onorevole Fini ha preteso l’espulsione di coloro che non hanno mezzi di sostentamento, lui!

Continua nella sezione Club

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Human Rights Watch solleva a livello internazionale la tragedia del razzismo che in Italia sta annientando gli Zingari

di Roberto Malini

14 novembre 2007
Human Rights Watch ha diffuso ieri in tutto il mondo una nota in cui viene condannata la discriminazione istituzionale contro gli Zingari in Italia e l'illiceità delle espulsioni e degli sgomberi. Vi è chi ritiene che ogni Paese dovrebbe risolvere i propri problemi senza ingerenze esterne, ma questa opinione va contro i fini per cui è nata l'Unione Europea. Human Rights Watch ha pubblicato la verità nuda e cruda, basata su notizie e dati certi e inoppugnabili, molti dei quali sono stati forniti a HRW dal Gruppo EveryOne, che funge ormai da osservatorio internazionale. Lo "sguardo europeo" consente di andare oltre le diverse forme di propaganda nazionale, a volte illuminate, ma a volte assolutamente inique e vessatorie nei confronti delle minoranze. La propaganda nazista nella Germania di Hitler induceva i cittadini a credere che ebrei, zingari e gay fossero problemi di ordine pubblico e che non bisognava tutelarli, ma radunarli in luoghi di recupero, recupero che avrebbe dovuto avvenire attraverso il lavoro (il lavoro che "rende liberi") e le cure mediche (come la "Terapia Mengele"). Nella realtà, il regime annientava, torturava, spogliava di ogni avere (compresi capelli e denti d'oro) le sue vittime e poi le sterminava come insetti. La propaganda del potere costituito in Italia fa la stessa cosa e fa credere ai cittadini che buttare in strada donne e bambini poveri e macilenti sia una cosa giusta. La loro povertà è definita "illegalità" e le ultime attività con cui possono sostentarsi, elemosina e servizi di strada, sono equiparate a reati.

 

 

La verità è ben diversa e ogni innocente costretto non solo a vivere in condizioni tragiche, ma ulteriormente tormentato, scacciato, discriminato rappresenta un tassello del secondo Porrajmos, che fra qualche decennio o, speriamo, prima sarà ricordato come un crimine contro l'umanità. Non esistono sfumature di ideologia o interpretazione: una donna, un bambino, un innocente costretto alla fame e al freddo, umiliato o anche solo ignorato è un vergognoso delitto. La persecuzione degli zingari in Italia conduce a centinaia di morti, soprattutto infantili, ogni anno e a un abbassamento della speranza media di vita di un Rom a 47 anni!
Anche i gerarchi nazisti e i carnefici in Armenia erano puliti, ordinati, sorridenti, colloquiali e benvestiti come i nostri governanti, i sindaci, gli assessori e i prefetti. Ciò non toglie che questi ultimi, come coloro che li precedettero nell'oppressione delle minoranza, siano carnefici, razzisti della specie più feroce, uomini
e donne crudeli, assassini senza scrupoli.

Nella foto, il sorriso di Mengele: non sembra quello di una "brava e rispettabile persona"?

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Rom. Allarme Xenofobia in Italia.
Il Gruppo EveryOne, sostenuto ufficialmente da esponenti Radicali, presenta una mozione contro il razzismo al Parlamento Europeo e annuncia il progetto “Romanesia”.
Human Rights Watch pubblica una dura condanna della discriminazione istituzionale contro i Rom.


del Gruppo EveryOne – www.everyonegroup.com


13 novembre 2007
Si susseguono abusi e violenze gravi sugli zingari. Dopo l’assassinio di una donna Rom a Milano, un tentato omicidio particolarmente cruento a Roma. Nel Veneto, insulti e percosse a bimbi Rom e romeni. Una parte consistente delle Istituzioni e dei media italiani seguono la cultura del pregiudizio alimentando la campagna portatrice di odio e violenza nei confronti degli Zingari.

“Nel nostro Paese le autorità sembrano non comprendere la gravità della situazione in cui si trova la comunità degli zingari, oggetto di una discriminazione sempre più insopportabile e violenta. Da troppi anni mancano programmi educativi alla tolleranza e informazioni corrette sui Sinti, i Rom, i Kalé e la loro cultura.

 

 

I media divulgano notizie inesatte, distorte da questo clima di odio razziale che si diffonde a macchia d'olio. L'escalation del pregiudizio ha portato le istituzioni a provvedimenti repressivi e all'ostilità del popolo italiano verso decine di migliaia di famiglie colpevoli solo di essere povere e senza casa, famiglie che oggi subiscono gravi abusi e vivono nel terrore. Esistono programmi efficaci per consentire l'inserimento positivo degli Zingari in Italia e per aiutarli in Romania: il Governo deve ascoltarci prima che sia tardi”. E' l'appello accorato promosso dal Gruppo EveryOne (www.everyonegroup.com) attraverso i suoi portavoce Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Irene Campari e Saimir Mile.

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Anche Romulus Mailat ha diritto a un equo processo

di Roberto Malini

13 novembre 2007
E' impopolare affermarlo, lo so, ma tutti, anche le persone sospettate di crimini atroci, hanno diritto a un processo equo. Sarebbe facile e demagogicamente appagante, adesso, tessere esclusivamente le lodi della donna Rom Emilia Neanitu, del suo coraggio, della sua abnegazione. Utile alla causa dei Rom, utile alle campagne che stiamo conducendo con tanta fatica. Ma utilità e giustizia sono concetti che a volte non si appaiano. L'Italia vive Mailat come il "mostro", il "Jack lo Squartatore" nostrano, l'Uomo Nero, il nemico pubblico, il maschio stupratore e così via. Le accuse che lo riguardano sono terribili, però giustizia vuole che a Romulus Mailat siano riconosciute le stesse garanzie che dovrebbe avere qualsiasi imputato. Al principio sembrava che molti indizi e molte prove accusassero il Rom: dal sangue sul suo viso ai graffi sul suo corpo, fino alla testimonianza di Emilia. Poco importava se gli stessi figli della donna, Florin e Basile, avvertissero le autorità dei suoi comportamenti anomali, derivanti da una mente turbata da psicopatologie gravi e conclamate. Poco importava se altri parenti e vicini di baracca della nomade, in località Tor di Quinto, affermassero le stesse cose. Indizi e prove erano schiaccianti e – si diceva – le voci erano messe in giro per screditare una supertestimone. "Si attendono gli esami del DNA" annunciava la stampa il giorno successivo al crimine. DNA del sangue sul corpo di lui e sotto le unghie di lei, che "coraggiosamente aveva combattuto contro l'assassino".

Non so, non sappiamo se Mailat sia colpevole.

E' certo, tuttavia, che non vi è stata finora equità nel procedimento giudiziale cui è sottoposto. Ieri si è tenuto l'incidente probatorio presso il Palazzo di Giustizia di Roma, nell'ufficio del gip Claudio Mattioli e di tutte le prove, di tutti gli indizi ne è rimasto solo uno: la testimonianza di Emilia, Emilia che è stata internata per un anno, fra il 2005 e il 2006, nel reparto psichiatrico dell'Ospedale di Siblu, per problemi mentali (gravi, dato il lungo periodo). Il referto riguardante il DNA dal sangue sul viso e sulle mani di lui (che ha sempre invocato proprio gli esami: "Guardate gli esiti degli esami, vedrete che sono innocente!") si è volatilizzato. Il referto del DNA dal sangue sotto le unghie di lei… scomparso. Le prove raccolte sul luogo del delitto, non se ne parla più: non ce ne sono. Incredibile, inoltre, l'atteggiamento dell'avvocato che difende Mailat: che non l'ha consigliato di ribadire le sue ragioni, durante l'incidente probatorio, quando le sua versione sarebbe stata importantissima, visto che si dichiara innocente: borseggiatore sì, ma stupratore e omicida no. Il silenzio di Mailat potrebbe essere stato interpretato come un'ammissione di colpa. Che incidente probatorio è stato, quel monologo recitato dalla donna? L'avvocato ha annunciato che non compirà altre azioni legali, né presenterà appello al Tribunale della Libertà: fatto senza precedenti in Italia per un delitto il cui unico indizio è la parola di una personalità instabile e turbata. Un avvocato anglosassone farebbe a pezzi il pubblico ministero! Così, senza alcuna prova, verrà condannato all'ergastolo Romulus Mailat. E la giustizia, con Giovanna Reggiani, è morta di morte violenta.

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Pavia premierà il coraggio dei bambini Rom?

Il capogruppo del Prc in Consiglio Comunale a Pavia, Pasquale Di Tomaso, ha proposto al Consiglio la candidatura dei bambini Rom per la Civica benemerenza di San Siro. Irene Campari, capogruppo consiliare e componente del Gruppo EveryOne, sostiene con convinzione la candidatura, temendo però che l'amministrazione pavese potrebbe strumentalizzarla, magari attribuendo l'onorificenza ai fanciulli Rom in quanto "vittime dello sfruttamento da parte dei genitori". Pubblichiamo qui di seguito sia la riflessione di Irene che la lettera con cui Pasquale di Tomaso ha ufficializzato la proposta.
La candidatura dei bambini zingari (mi si consenta l'uso di un termine nobile e antico, che il pregiudizio non ha corrotto, a mio avviso, e il cui uso – insieme a "gypsies" – è stato suggerito dalle più importanti autorità di cultura Rom, Sinti, Kalé ecc.) alla Civica Benemerenza di S. Siro di per sé è la dimostrazione che qualcuno riesce ancora a distinguere la verità dalla calunnia razziale.

Se poi il Consiglio assegnasse a loro il premio, be', allora significherebbe che non sono più solo "i pochi", a Pavia, a non essere impazziti a causa del'odio, ma "i molti". I bambini Rom di oggi ereditano il dolore, ma anche il coraggio dei bambini ebrei (ma anche Rom) negli anni delle leggi razziali. Riconoscere il difficile cammino cui sono costretti e l'incerto futuro che hanno davanti sarebbe come aggiungere pagine al Diario di Anne Frank. "Mi ricordo quegli anni," mi ha detto qualche tempo fa la sopravvissuta al Porrajmos Antonia Bezzecchi (con me nella foto), "e mi ricordo come fossimo sempre considerati gli ultimi, noi zingari. Poi le cose peggiorarono ancora e ci portarono ad Auschwitz. Una mia zia ritornò che sembrava uno scheletro... ma gli altri erano tutti morti. Hanno cercato di bruciarmi viva con la mia famiglia, dentro la baracca in cui vivevamo. Ci ha salvati un italiano, avvertendoci in tempo, prima che i fascisti gettassero le torce. Oggi per gli ebrei le cose sono cambiate, ma per noi no. Gli ultimi eravamo e gli ultimi siamo ancora. Saremo sempre gli ultimi, finché la gente non capirà che vogliamo solo vivere con le nostre famiglie, come tutti gli altri esseri umani". Un premio ai bambini Rom di Pavia sarebbe un modo nobile di rispondere alle parole di Antonia e alle paure di Anne (che si chiedeva se un giorno l'umanità avrebbe smesso di discriminare i poveri). Sarebbe... un nonnulla, ma almeno qualcosa di diverso dall'odio e dalla violenza. Sarebbe una pagina serena aggiunta al Diario dell'umanità. Roberto Malini
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Tentato omicidio di un Rom nella capitale

12 novembre 2007
Nonostante le continue operazioni di insabbiamento da parte delle autorità italiane, coadiuvate dai media, la campagna razziale contro gli zingari continua a produrre esiti violenti, che gettano la comunità Rom nell'angoscia e nel terrore. Non conosciamo le conseguenze provocate dagli sgomberi, che hanno messo in strada in pieno inverno uomini, donne e bambini, anche se alcuni testimoni parlano di un dramma inimmaginabile. Sappiamo però che vi sono stati episodi di maltrattamento e abuso, culminati nell'aggressione da parte di una squadra di neonazisti nei confronti di quattro romeni innocenti, a Roma; nell'omicidio di Rozeta Duplea e nel rogo della sua baracca, a Milano; nella disperazione di una ragazzina romena residente in Friuli, che a 12 anni si è gettata dal secondo piano, scampando alla morte per miracolo. Dalla Romania Victor T. descrive l'esito delle espulsioni: "Non è vero che sono poche unità. Ho visto in tv lunghe file di persone, si parla già di 6 o 7000, in condizioni disperate. Mamme e bambini infreddoliti e malati: uno spettacolo che mi ha fatto piangere, perché quelli non sembravano esseri umani, ma animali". Ieri notte a Roma uno zingaro è stato aggredito in via Monte delle Capre. I criminali razziali che si sono avventati su di lui con coltelli e l'hanno ferito ripetutamente. Un largo squarcio sulla coscia sinistra avrebbe potuto risultare mortale se avesse tranciato la safena ( e chi fa uso di armi da taglio lo sa bene). Un tentato omicidio che resterà impunito, perché questa è la politica delle autorità italiane nei confronti degli aggressori razziali. R.M.

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E' necessario rieducare il braccio violento della legge

di Roberto Malini

12 novembre 2007
Il ruolo delle forze di polizia, in una società sana e progredita, è prezioso, fondato sulla tutela della pace e della convivenza sociale. L'Italia, però, è una società avvelenata da mille mali, corrotta, lontana dai più nobili valori civili, accecata dal pregiudizio e gli agenti di pubblica sicurezza rappresentano i tentacoli distruttivi di questo mostro: spietati, indifferenti di fronte all'iniquità, inebriati del potere di annientare le vittime designate dalla "testa" del mostro. Equità, senso dell'onore, capacità di discernere il bene dal male, compassione: gli agenti non sono addestrati a queste virtù, ma al loro opposto. Ho visto con i miei occhi agenti italiani che di fronte ai deboli e ai diseredati – in ossequio alla "testa del mostro" – si trasformavano in carnefici ed erano capaci di picchiare bambini, donne e uomini inermi.

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Italia e Romania, due nazioni razziste, decidono di collaborare per risolvere la "questione Rom". Si prospetta una spaventosa tragedia umanitaria

di Roberto Malini

11 novembre 2007
Non siamo più i soli ad affermarlo: "Oggi i Rom sono gli ultimi tra gli ultimi, come lo erano insieme agli ebrei durante il nazismo". L'ha detto il 2 novembre scorso il premio Nobel Dario Fo, che ha aggiunto: "Abbiamo visto dove abitano? Cosa mangiano? Come sopravvivono, senza acqua, senza luce elettrica? Solo pochi giorni fa a Roma è morta di freddo una bambina di due mesi che viveva in una baracca. Questa gente è abbrutita e lo sarà sempre di più contro noi benestanti occidentali che li mortifichiamo fino al livello di farli vivere così senza tentare loro di offrire un'alternativa. E quando gli capita di morire in qualche cantiere illegale neppure lo veniamo a sapere". Dario ha ragione. Non è un problema di risorse, perché, sia in sede italiana che europea, molto denaro è stato stanziato per migliorare le condizioni di vita dei Rom. Il punto è: come è stato speso quel denaro, se gli Zingari in Italia vivono ancora in baracche di cartone, in edifici malsani e abbandonati o all'addiaccio? I progetti di educazione del popolo italiano alla Storia e alla cultura Rom sono stati realizzati in forma disomogenea, confusa, inefficace, perché la disinformazione sugli Zingari è ancora totale e chi non conosce, inevitabilmente teme. Abbiamo fatto due calcoli, da cui risulta lampante che se il denaro stanziato per i Rom fosse stato speso con raziocinio e spirito umanitario, oggi avremmo campi attrezzati, programmi culturali ed educativi seri, nonché una rete di collaborazioni fra i Paesi europei che ospitano comunità Rom. La nostra classe politica, oltre ad essere intollerante, è ancor più disinformata dei nostri giovani. Ieri Romano Prodi è apparso alla tv romena (Tvr 1- Televiziunea Romana) e ha pronunciato, probabilmente in buona fede, parole che confermano quanto l'Italia sia lontana da un atteggiamento antirazzista: "Il popolo italiano e il popolo romeno sono popoli fratelli, i governanti di entrambi i Paesi sanno che abbiamo rapporti stretti e obbiettivi comuni, con legami di lingua, di storia, di simpatia che si dovranno rafforzare in futuro". Quindi ha rassicurato i romeni: "Posso garantire che la xenofobia non abita in Italia. Riguardo ai Rom, lavoreremo insieme a voi per adottare una serie di aiuti, di misure sociali che rendano questa situazione così complicata molto più affrontabile e molto più umanamente facile. Questo è il nostro obbiettivo".

 

 

Insieme, Prodi e il Primo Ministro romeno Tariceanu hanno chiesto aiuto all'Unione Europea: "Dateci una mano come Europa per il controllo delle frontiere quando questo controllo c'è, per misure di carattere sociale che consentano di affrontare le situazioni più difficili, per aiuti regionali quando questi problemi di immigrazione sono più forti. Proprio perché queste grandi migrazioni sono migrazioni europee, non riguardano soltanto singoli Paesi ma l'intero continente". Tutto molto lodevole, se non fosse che la Romania è un Paese in cui la discriminazione e la persecuzione degli Zingari sono un male che peggiora di anno in anno, tanto che il Consiglio d'Europa ha ripreso con severità in diverse occasioni il suo governo e le sue istituzioni. Il 22 febbraio 2006 il Consiglio ha divulgato un "Rapporto sul razzismo in Estonia, Lituania, Romania e Spagna", in cui è scritto: "In Romania le autorità hanno adottato una legge anti discriminazione e creato un Consiglio Nazionale Contro la Discriminazione, che è l'organo che dovrebbe far applicare le norme. Tuttavia il Consiglio Europeo rileva che la legislazione è raramente applicata e né le autorità né l'opinione pubblica conoscono la sua esistenza. La comunità Rom continua ad essere discriminata in tutti i campi sociali, incluso il mercato del lavoro e l'accesso all'educazione, i posti pubblici e il diritto ad abitazioni decenti". Non c'è che dire, il partner con cui Prodi intende collaborare per combattere il pregiudizio che colpisce i Rom ha proprio tutte le carte in regola per un compito così importante e delicato! Il Gruppo EveryOne ha appena presentato in sede europea una Mozione contro il pregiudizio che colpisce gli Zingari, con una serie di proposte mirate a un approccio – contemporaneamente umanitario e razionale – alle gravi e urgentissime priorità che comporta. Auguriamoci che se ne discuta presto e che si assumano provvedimenti atti a evitare una tragedia umanitaria di proporzioni incalcolabili.
 

Nella foto, Prodi con il Premier romeno in un recente incontro a Palazzo Chigi

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Campagna Gruppo EveryOne - Telefono Viola per l'abolizione del Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO)

di Laura Todisco, Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau


Il Trattamento Sanitario Obbligatorio è oggetto di discussione, perché senza dubbio interferisce con l'integrità psichica del soggetto su cui viene effettuato, con il suo libero arbitrio e più in generale con i suoi diritti umani. Innumerevoli casi verificatisi in tutto il mondo dimostrano come il ricovero e il trattamento con psicofarmaci o altre terapie, contro la volontà del paziente, abbiano spesso causato gravi disturbi nel soggetto trattato e in alcuni casi la sua morte.

 

 

Può sembrare incredibile, ma è il Sindaco del comune in cui risiede il paziente coatto a disporre il TSO, che è proposto da un medico, non importa se psichiatra. Un medico della struttura sanitaria pubblica, di solito l'ufficiale sanitario, convalida il trattamento, che può essere eseguito quando i due medici suindicati dichiarano che il soggetto destinato al TSO è affetto da turbe psichiche tali da richiedere un trattamento urgente, che rifiuta di sottoporsi allo stesso di sua volontà e che non vi siano alternative extraospedaliere al ricovero.

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In Friuli una ragazzina romena tenta il suicidio


10 novembre 2007
Azzano Decimo (Pordenone). Una ragazzina di soli dodici anni, romena, residente ad Azzano Decimo, si è gettata dal secondo piano della scuola che frequenta. Fortunatamente l'impatto al suolo è stato attutito da alcune piante e la giovanissima non è in pericolo di vita.

Ha comunque riportato traumi e fratture ed è stata trasportata d'urgenza, in elicottero, all'Ospedale di Udine. La cittadinanza di Azzano Decimo (Daçan di Pordenon in friulano), un comune di circa 15mila abitanti, si interroga sui motivi che hanno portato una bambina a compiere il gesto estremo: probabilmente l'intolleranza che la circondava. Prima di lanciarsi nel vuoto, la bambina ha lasciato, sul banco, un biglietto, che è al vaglio degli Inquirenti. Ci auguriamo di essere in errore e di tracciare un paragone avventato, ma ricordiamo che fin dagli inizi della campagna razziale nazista si verificarono in Germania diversi episodi di suicidio e tentato suicidio. R.M.

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Assassinata una donna Rom a Milano, bruciata la sua baracca

di Roberto Malini

10 novembre 2007
Il Gruppo EveryOne sta conducendo una campagna contro la discriminazione e l'incitazione alla violenza razziale che assume ogni giorno toni più disperati. I nostri membri, che sono persone di modeste o normali condizioni economiche, stanno devolvendo i loro personali risparmi per aiutare persone Rom in difficoltà, ora provvedendo agli affitti, ora inviando somme di denaro sufficienti a evitare che l'indigenza totale in cui versano intere famiglie provochi nuove tragedie, nuovi lutti in questa Italia in cui si respira un'atmosfera sempre più simile a quella che aleggiava sul nostro Paese quando si affermò il fascismo e sulla Germania quando prese corpo l'idea dell'Olocausto. Ci impegniamo per sollevare l'allarme xenofobia, avvertendo le autorità e le istituzioni che esistono gruppi di assassini razziali, come il GAPE, che rivendicò l'infanticidio multiplo di Livorno, nel famigerato rogo. In quel caso, come in altri casi, si è scelto di proteggere i criminali neofascisti, nonostante le prove fornite dai membri del Gruppo EveryOne, e di condannare i genitori dei bambini per "abbandono di minore". Ieri notte un nuovo incendio ha colpito una baracca in viale Forlanini a Milano, nell'area dell'ex caserma dei carabinieri dismessa, vicino al ponte della tangenziale Est in direzione dell'aeroporto di Linate. Le autorità accorse hanno immediatamente seguito la procedura che è ormai consueta e hanno cercato cause accidentali: la candela, il fornello a gas. In realtà, tutti sanno come nascono e si sviluppano la maggior parte dei roghi nei campi zingari. Stavolta però, lo scenario si è presentato diverso agli agenti. Fuori dalla baracca, prona su alcuni rovi, le Forze dell'Odine hanno trovato il cadavere di una donna Rom di 36 anni. Durante il trasporto del corpo, l'anestesista ha rilevato ferite e contusioni "incompatibili con la vita", fra le quali un trauma da corpo contundente che potrebbe averla uccisa. Questa notizie sono state diffuse alla stampa ed è un fatto positivo per chi spera che si arrivi alla verità, perché neanche il medico legale, ora, potrà smentirle e attribuire il decesso a un incidente. Il medico presente alla centrale operativa del 118 ha confermato "traumi compatibili con un'aggressione". Il corpo della donna è stato trovato dal suo convivente, che ha avvertito le autorità a mezzanotte e 41 minuti: "La mia donna è a terra, non risponde, forse è morta", gridava in preda al panico e al dolore. L'omicidio si è verificato nel pieno della campagna razziale contro gli zingari scatenata da politici, Autorità di forza pubblica e stampa, dopo il caso (anch'esso tutto da chiarire) Giovanna Reggiani. La dinamica è quella tipica dell'aggressione di razzisti: l'incendio, l'aggressione. Il clima di questi giorni faceva temere episodi estremamente violenti e il Gruppo EveryOne ha più volte lanciato l'allarme anche attraverso comunicati stampa, mai diffusi, purtroppo, dai giornali né dalle televisioni, che sono ormai sussiegose nei confronti del potere fino ai limiti della complicità. Cosa dobbiamo aspettarci dalle indagini? Esclusa la possibilità di trasformare il delitto in un incidente, visto che alcuni particolari sono ormai di dominio pubblico, c'è da temere che si tenterà di attribuire le colpe del gesto violento al compagno della donna Rom o a un altro romeno, ipotizzando il raptus di gelosia o un regolamento di conti. E’ necessario vigilare sulle indagini e su come la stampa presenterà l'evento, che già oggi, incredibilmente, induceva il giornalista del Corriere della Sera a chiedersi (nonostante le evidenze): "Incidente, vendetta o xenofobia?". Si noti la prima ipotesi: Incidente. Pazzesco, iniquo, degno di questa Italia che scivola nell'orrore.

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Stellian Covaciu, esperto di cultura, arte e musica Rrom, entra nel Gruppo EveryOne

del Gruppo EveryOne – www.everyonegroup.com
 

10 novembre 2007
Il Gruppo EveryOne acquisisce un nuovo, straordinario membro. E' Rrom (non è un refuso, si scrive proprio così), si chiama Stellian Covaciu, è nato ad Arad, in Romania, nella regione della Transilvania, vicino a Timisoara e vive in Italia. Ha una splendida famiglia: una moglie che parla e scrive romeno, rromanes (neanche questo è un refuso: si scrive proprio così), spagnolo, italiano, francese ed è una formidabile cuoca. Hanno cinque figli: una giovane sposa che vive in Francia e quattro ragazzini vivaci. Rebecca ha undici anni e doti eccezionali di intelligenza e creatività. Scrive già in italiano, disegna e possiede il dono di leggere gli eventi che accadono intorno a lei, di distinguere il bene dal male (ha tanti punti in comune con un'altra ragazzina, che si chiamava Anne Frank).
Anche gli altri bambini di Stelian hanno talenti in campi diversi: il canto, la musica, il gioco del calcio… Stellian è Missionario per la Chiesa Pentecostale e porta al suo popolo parole di pace e fratellanza. E' un notevole conoscitore delle tradizioni, della cultura orale e della musica Rrom. Entra nel Gruppo EveryOne con l'incarico di coordinare le proposte d'arte, cultura ed educazione alla Storia e alle tradizioni Rrom. Sarà un motore fondamentale per le campagne del Gruppo EveryOne. Benvenuto a Stellian! R.M.
 

 


Nella foto, Stellian Covaciu mostra un'immagine di Anne Frank, su cui campeggia il marchio del Gruppo EveryOne. I Rrom in Italia vivono nel terrore dei raid polizieschi, di accuse ingiuste e pretestuose, di azioni persecutorie e di espulsioni, come gli ebrei durante gli anni dell'antisemitismo nella Germania pre-nazista e nazista. La loro speranza di vita si è abbassata, a causa dell'oppressione istituzionale, a soli 47 anni. I bambini zingari hanno una mortalità sei volte superiore rispetto agli altri bambini europei e sono oggetto di discriminazione a scuola e ovunque. Vivono nascosti, per evitare lo sguardo carico d'odio della gente “per bene”, come Anne Frank ai temi di Hitler. “Perché l'uomo è così crudele?” si chiedeva la giovanissima autrice del Diario. “Perché i governi non spendono il denaro per aiutare la gente povera e senza casa, gli artisti di strada, anziché produrre sempre più armi, aerei e navi da guerra?”

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L'Italia esporta il pregiudizio in Romania

10 novembre 2007

Nonostante le dure parole del Presidente della Romania Traian Băsescu contro la campagna razziale avviata dalle istituzioni italiane contro i Rrom, i discorsi dei numerosi politici italiani di ideologia razzista hanno sparso semi di pregiudizio e odio etnico anche in terra romena. Il decreto di espulsione, le disposizioni repressive, le violenze attuate da uomini in divisa contro le abitazioni degli Zingari in Italia hanno riscosso il consenso di neonazisti e intolleranti anche nella nazione balcanica.

 

 

Esaltati nella loro febbrile intolleranza alla vista di foto di distruzioni e di processioni di povera gente lacera e affranta, i razzisti romeni danno corpo a campagne volte a incitare i romeni ad atteggiamenti e azioni di persecuzione verso i Rrom locali, precisando che il presunto assassino di Giovanna Reggiani (con tutti i dubbi che il suo arresto e la sua condanna da parte dei media e del popolo italiano, prima ancora del procedimento giudiziario, suscitano in chi ritiene che le colpe debbano essere provate) non è romeno, ma zingaro. A nulla valgono, di fronte alle ragioni dell'odio, i dati giudiziari, che dimostrano come le condanne di romeni (per quello che possono valere, vista l'atmosfera xenofoba che aleggia nelle corti di giustizia italiane) siano molte di più rispetto a quelle che hanno colpito i Rrom negli ultimi anni. A.B.

 

Nella foto, Romulus Mailat, lo zingaro accusato dell'omicidio di Giovanna Reggiani

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Vincenzo Zeno Zencovich: un uomo che si batte per salvare 5 milioni di vite umane ogni anno
 

8 novembre 2007
Il professor Vincenzo Zeno Zencovich (nella foto), professore ordinario di diritto privato comparato all'Università di Sassari, è uno dei più coscienziosi e fieri avversari dei produttori di tabacco. Le sigarette, e più in generale il tabacco da fumo, sono una delle principali cause di morte. Il tabacco, infatti, uccide ogni anno 4,9 milioni di persone. Roberto Malini del Gruppo EveryOne gli ha inviato una lettera, preludio a un impegno di alcuni membri del Gruppo nella lotta contro questo crimine industriale: "Egregio professor Zencovich, non pensa che esistano fondati motivi corredati da prove certe per denunciare i produttori e distributori di sigarette per genocidio e crimini contro l'umanità? Non basta la scritta 'il fumo uccide' per giustificare la legalità di tali attività, che provocano milioni di vittime certe ogni anno. Sarei lieto di avere un Suo parere".

Il professor Zencovich si dichiara assolutamente d'accordo e ci invia l'articolo diffuso oggi da Adnkronos-Ign riguardante la vittoria di tappa più potente della sua importante battaglia (l'obiettivo finale è l'abolizione del fumo e della strage che ogni anno provoca nel mondo). Il professore sarà un prezioso, incorruttibile e straordinario alleato per nuove campagne a favore della vita. A.B.

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Rai Uno incita all'odio contro gli zingari

7 novembre 2007
Ieri pomeriggio ho visto un programma che va in onda su rai uno, condotto da tale Caterina Balivo. Questa "signora" aveva come ospiti in studio il padre e lo zio di uno dei ragazzi investiti da Marco Ahmetovic. L'odio e il rancore dei parenti sono giustificati e comprensibili, ma non le parole e il grave incitamento all'odio razziale fatto dalla conduttrice, la quale ha prima esordito dicendo: "Ma si può morire a 18 anni per mano di un Rom?" sottolineando quindi, come elemento di assurdità, oltre alla giovane età, il fatto che l'assassino fosse un "sub-umano". In realtà si è trattato di un incidente automobilistico come ne avvengono decine ogni anno in Italia. Poi ha incalzato talmente gli ospiti, che lo zio del ragazzo ha minacciato i Rom in diretta pubblica, dicendo che se le cose dovessero continuare così, in Italia succederanno scintille. Io penso che se si potesse ottenere la registrazione, si potrebbe denunciare tutta la redazione del programma dal titolo Festa Italiana e la conduttrice. In sede internazionale, ovviamente, perché le istituzioni italiane probabilmente attribuirebbero alla Balivo e alla sua corte di razzisti un'onorificenza. Laura Todisco

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Da oggi li chiameremo "zingari"

di Roberto Malini

7 novembre 2007
Matt T. Salo, Presidente della Gypsy Lore Society (http://www.gypsyloresociety.org) scrive al Gruppo EveryOne. La Gypsy Lore Society è un'associazione internazionale fondata nel Regno Unito nel 1888; dal 1989 la sua sede principale si è trasferita negli USA. I suoi obiettivi sono la promozione degli studi sulla cultura degli zingari, creando una rete mondiale di ricerca e scambi culturali. Come noi, Matt è attonito di fronte alla recrudescenza del razzismo contro i Rom e i Sinti in Italia. Ha letto dell'esistenza del Gruppo EveryOne sul numero di Newsweek del 5 ottobre 2007, in cui è apparso un articolo dedicato al pregiudizio italiano contro i Rom e le altre etnie. L'articolo cita il Gruppo EveryOne fra le poche realtà che si oppongono a questo tipo particolarmente odioso di discriminazione, una forma di odio razziale che parte dalla classe politica e grazie al sostegno dei media avvelena la popolazione, incitandola a usare violenza fisica e morale su un popolo che vive in condizioni di estrema povertà e debolezza. Matt ha notato come in Italia si usino i termini di "Rom" e "nomadi" in senso generico, mentre si è abbandonato il termine "zingari", ritenuto spregiativo.

 

 

Il Presidente della Gypsy Lore Society ci consiglia, invece, di utilizzare proprio il termine "zingari" – "Gypsies" in inglese – in senso generico e di adoperare per i diversi gruppi i nomi specifici: Rom, Sinti, Kalé, Romanichel, Ludar, Romungre, "Traveler" irlandesi, "Traveler" scozzesi ecc. Con la sua lettera Matt T. Salo ci aiuta a rispondere a una domanda che ci stavamo ponendo da qualche tempo: adeguarci all'informazione e all'uso comune del termine "Rom" in Italia (nel qual caso, sarebbe stato più corretto scriverlo con la doppia "r": Rrom), ricorrere all'inesatto "nomadi" o recuperare il nobile "zingari", nonostante il suo uso sia stato inquinato dal pregiudizio? Da oggi preferiremo il termine "zingari".

Nella foto, copertina della pubblicazione "100 Anni di Studi Zingari", della Gypsy Lore Society.

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Emergenza-crimini? È un imbroglio, lo dice il Viminale

da http://circolopasolini.splinder.com

7 novembre 2007
Ecco i dati ufficiali: dimostrano che è una campagna basata sulla menzogna e la xenofobia. Li ha resi noti il quotidiano “Liberazione”, unico giornale a pubblicarli. Di seguito riprendiamo la nota di Piero Sansonetti e le due tabelle a cura del Ministero dell’interno, dalle quali si ricava che in Italia dal 1993 ad oggi gli omicidi, i furti e le rapine si sono dimezzati. Secondo il Viminale, «Per trovare un tasso di omicidi pari a quello del 2005-2006 dovremmo tornare indietro almeno fino all’inizio degli anni Settanta. Siamo cioè ai livelli più bassi degli ultimi trent’anni».

 

 

Sono in netto aumento i delitti nelle famiglie: «Le violenze fisiche sono state commesse dal partner nel 62,4 per cento dei casi. Le violenze sessuali nel 68, 3 per cento. Gli stupri nel 69,7 per cento. 1.400.000 donne hanno subito violenza prima dei 16 anni» (dal “Rapporto sulla criminalità” del Ministero dell’interno). I dati su Pavia confermano quelli nazionali. Qualcuno ha associato ai migranti l’inesistente recrudescenza della criminalità. Nessuno ci dirà perché.

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Ricordiamo le proteste di sette mesi fa contro la persecuzione istituzionale degli zingari
 

7 novembre 2007
Sette mesi fa, all'inizio di aprile, Roberto Malini scriveva su Anne's Door, a proposito della persecuzione italiana contro gli zingari: "Siamo ciechi e coltiviamo la nostra cecità. Siamo insensibili e ci trinceriamo dietro alla nostra insensibilità. Siamo malvagi, razzisti, intolleranti, spietati e ci definiamo 'brava gente'. Siamo il Nuovo Olocausto, complici di uno sterminio che si estende ben oltre i singoli roghi e condurrà - se le voci dei giusti non si leveranno più forti dell'indifferenza - all'estinzione di popoli numerosi e antichi, bruciati da fiamme visibili e invisibili: la povertà, la fame, l'emarginazione, le violenze messe in atto o tollerate dai governi e dalle autorità locali, le condizioni igieniche disumane, le malattie. Per evitare i grandi roghi, però, non bisogna sottovalutare le scintille. Piccole avversioni e piccole incomprensioni. Piccoli pensieri e piccole parole: le radici del fuoco sono lì".

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Trattamento Sanitario Obbligatorio: Petizione contro un grave abuso istituzionale

Si tratta di una violazione dei diritti di minoranze deboli: immigrati, zingari, poveri e senzatetto, liberi pensatori, omosessuali, persone ipersensibili. E' importante firmare la petizione (http://www.petitiononline.com/everyTSO/petition.html), ma anche diffondere questo testo presso amici, parenti, conoscenti, media, siti internet, forum. Bisogna fermare questa pratica violenta e lesiva della libertà individuale; prima o poi la "condanna" al T.S.O. potrebbe capitare a ognuno di noi o a chi ci è caro.

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Roma e i Rom: ecco perché il nuovo corso non funzionerà
 

6 novembre 2007
La giunta municipale di Roma ha dato incarico ai vigili urbani di effettuare il censimento degli insediamenti di nomadi nella capitale. Sono dati già noti, ma rifare i conti e renderli pubblici serve alle Autorità per presentare ai media e all'opinione pubblica l'immagine di un nuovo corso, come dire "adesso le cose cambieranno". I numeri dicono che ci sono 8/10 mila Rom nella capitale, vale a dire 2 mila famiglie. Destineranno qualche decina di milioni di euro solo a sgomberi e repressioni nell'immediato.

 

 

Con molto meno si potrebbero attrezzare una quarantina di campi, con 50 famiglie per campo. Un luogo fisso dotato di acqua e luce consentirebbe un miglioramento delle condizioni di vita dei Rom, un loro progressivo inserimento nel mondo del lavoro, l'istituzione di corsi scolastici presso i campi con esami integrativi. Quindi, integrazione delle famiglie via via in grado di pagarsi un affitto, magari con agevolazioni ed eventualmente l'iscrizione di bambini e ragazzi alle scuole pubbliche (l'integrazione limiterebbe la discriminazione nei loro confronti, perché i loro modelli di vita si avvicinerebbero a quelli dei cittadini Italiani). Invece ci saranno distruzioni e re-insediamenti, in condizioni sempre peggiori perché i nomadi non potranno volatilizzarsi e, se espulsi (posto che la Romania accetti migliaia di rimpatri), saranno costretti a tornare perché là mancano possibilità di sussistenza. Una nuova follia razzista che non può portare ad alcun risultato, se non il caos e l'aumento della mortalità Rom. R.M.

 

Nella foto, la distruzione di alcune baracche Rom, dopo uno sgombero, nei pressi di Tor di Quinto, a Roma

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“LE MONDE”: In Italia c'è "Romfobia", occorre affrontare i problemi dei Rom
 

6 novembre 2007
L’editoriale di ieri 5 novembre del quotidiano francese Le Monde titola “Romfobia” e parla del decreto legge sulla sicurezza approvato in via straordinaria dal Governo Italiano.
“Gli italiani infiammati, ma potrebbero essere dei francesi, che (riferendosi ai Rom, n.d.r.) dicono 'rientrino a casa loro', devono sapere – osserva Le Monde – che quelli che vengono chiamati 'zingari' non sono più a casa loro neanche in Romania, Bulgaria o Slovacchia, dove sono nati. Anche lì sono spesso ancor più disprezzati e maltrattati”.
Il quotidiano prende spunto dall'ondata di ostilità anti-Rom che colpisce l'Italia dopo l'omicidio a Roma di Giovanna Reggiani, per cui è stato accusato il romeno di etnia Rom Nicolae Romulus Mailat.

 


"E' vero: nell'Unione Europea" prosegue il principale giornale francese "i Rom pongono un problema. Chiedono l'elemosina, si raggruppano in bidonville, alcuni praticano la delinquenza, disturbano e preoccupano" scrive ancora Le Monde, che sottolinea però che "il problema di inserimento dei Rom è senza paragone con i problemi che devono affrontare durante tutta la loro vita la maggioranza di questi europei dimenticati dal progresso: povertà estrema, emarginazione, discriminazione per quanto riguarda la casa, la salute, l'istruzione, il lavoro".
L’editoriale ricorda infine che "nel 2005 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sulla situazione dei 7 a 9 milioni di Rom che vivono nell'Unione europea", ricordando le persecuzioni subite e chiedendo in particolare che i Rom vengano riconosciuti come minoranza europea. Lo stesso anno, aggiunge il quotidiano, è stato lanciato da parte di nove Paesi dell’Europa Centrale il "Decennio d'integrazione dei Rom".
"E' questa la strada giusta" conclude l'editoriale, per il quale "il problema Rom non diminuirà finché non si affronteranno i problemi dei Rom. Non i Rom stessi". M.P.

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Non sanno quello che fanno?
 

6 novembre 2007
Il capogruppo regionale An Gianni Plinio ha chiesto al Questore di Genova di provvedere allo sgombero dei Rom "installati da tempo in baracche, ruderi e proprietà private anche assai vicine all'abitato sulle alture di San Gottardo con grande preoccupazione per i residenti della zona che temono per la propria sicurezza. Con questa iniziativa," ha spiegato Plinio "intendiamo corrispondere alle sollecitazioni dei residenti sulle alture di San Gottardo che, dopo i tragici fatti di Roma, sono assai preoccupati per la propria sicurezza a causa di una indisturbata presenza di gruppi di Rom nella zona. Numerose sono state nel tempo le denunzie di molestie, furti, scippi e violenze nella zona ad opera di Rom ma nessuno degli 'sceriffi' di Palazzo Tursi ha mai fatto nulla a tutela della sicurezza dei residenti ad ulteriore dimostrazione di come la politica della sicurezza del centro sinistra genovese sia fatta soltanto di chiacchiere e proclami".

 

 
A Genova come a Roma, Milano, Vicenza, Bologna, come in tutta Italia, un'Italia che è percorsa dai risvegliati fantasmi del nazifascismo, ecco l'ennesimo esempio lampante delle nefandezze di un regime intollerante. Speriamo che gli "sceriffi" di Palazzo Tursi abbiano conservato un minimo di umanità, che apra loro gli occhi. Su La7 stasera c'era “Exit”: uno speciale su Rom e rumeni. La 7 ci aveva contattati, promettendoci di non cadere come gli altri media nel pregiudizio: "Noi siamo diversi," ci avevano detto. "Noi comprendiamo il dramma dei nomadi e gli errori delle istituzioni". Invece... Un tripudio di razzismo, luoghi comuni, pregiudizio, strumentalizzazione e pietismo ipocrita. Disgustoso. Mi sento amareggiato, molto. Ma, guardandomi intorno, notando gli sguardi rabbiosi degli italiani, la discriminazione, la violenza, la caccia al Rom, le misure preventive e la distruzione che viene operata dovunque – e che mi ricorda tanto ciò che è stato l'inizio tremendo dell'Olocausto – mi viene solo da dire: "Dio, perdonali, perché non sanno quello che fanno". Matteo Pegoraro

 

Nella foto, Gianni Plinio, capogruppo di Alleanza Nazionale nel Consiglio della Regione Liguria

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Volantino razzista contro i Rom a Vicenza
 

5 novembre 2007
Un gruppo di razzisti ha affisso a Vicenza, su numerosi pali della luce, volantini che inneggiano alla "guerra" contro i Rom, la stessa guerra iniqua e di impronta razziale promossa da istituzioni e stampa in Italia. Ecco il testo del messaggio divulgato: "Aprite gli occhi. In questi ultimi tempi queste persone senza dignità stanno seriamente rovinando l'Italia. La guerra e' in atto. Firmato: I Ribelli". Le autorità dichiarano di aver intrapreso indagini per identificare i colpevoli. Il Gruppo EveryOne invia regolarmente articoli alla stampa italiana riportando inviti, anche da parte di personalità di spicco della cultura, ad abbandonare la via dell'odio razziale indicata dalla classe politica italiana, a non lasciarsi strumentalizzare dai media asserviti a un regime intollerante e ad intraprendere il cammino della solidarietà e del buon senso, perché solo il pregiudizio può indurre un paese civile a condannare un intero popolo a causa del reato commesso (se ciò sarà provato) da una singola persona, che è l'unica responsabile dei propri gesti. Purtroppo la ferrea censura in atto impedisce ai nostri messaggi di raggiungere la gente attraverso stampa, tv o radio. Per valutare la portata di tale censura, basti pensare che il recente articolo che Newsweek - uno dei principali settimanali degli Usa, letto in tutto il mondo - ha dedicato al razzismo contro i nomadi in Italia è stato insabbiato dall'informazione ufficiale e solo alcuni siti internet, ancora liberi, l'hanno riportato. R.M.

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La campagna razziale colpisce ancora: a Monterotondo un gruppo neonazista fa esplodere una bottega di prodotti romeni
 

5 novembre 2007
La campagna razziale in atto in Italia produce nuovi episodi di intolleranza violenta. A Monterotondo, in provincia di Roma, è esplosa una bomba rudimentale di fronte alla saracinesca di una bottega di prodotti tipici romeni.

 

 

L'esplosione ha mandato i vetri in frantumi e annerito le pareti dell'esercizio commerciale. Gli attentatori razziali hanno lasciato una scritta in romanesco, con una bomboletta spray di vernice nera: "Ve bucamo la testa" e firmato con la croce celtica. Grazie alla rivendicazione, le autorità, che secondo copione non identificheranno gli autori dell'attentato, stavolta non potranno attribuirlo a "un regolamento di conti fra romeni".

 

 

Per fortuna non vi sono state vittime né feriti, ma la polveriera del razzismo, innescata dai nostri politici assecondati dai media, ha offerto la prima esplosione. I carabinieri hanno trovato sul posto anche una tanica piena di liquido infiammabile, che miracolosamente non è esplosa insieme all'ordigno. R.M.

 

Nelle foto, esterni del negozio con le scritte razziste

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Fermiamo la persecuzione contro i Rom in Italia

5 novembre 2007
Il Gruppo EveryOne è in contatto costante con i vertici delle istituzioni italiane e con molte amministrazioni locali per cercare di limitare la tragedia che l'attuale persecuzione contro i Rom in Italia sta provocando. Il caso dell'omicidio di Giovanna Reggiani, di cui è sospettato il nomade Mailat, è stato il pretesto perché politici e stampa scatenassero una campagna razziale contro gli ultimi, contro i poveri, contro i Rom. Avvenne lo stesso quando il 6 novembre 1938 l'esule ebreo polacco Hirschel Grynszpan uccise e a Parigi il diplomatico tedesco Ernst von Rath: un gesto violento per protestare contro la deportazione dei suoi genitori.

 

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Cori razzisti all'Olimpico contro Mutu e i Rom. Una proposta EveryOne: il Derby dell'Antirazzismo
 

4 novembre 2007
La campagna xenofoba e i provvedimenti razziali contro i Rom innescano odio e pregiudizio nei confronti dei nomadi e più in generale dei romeni in Italia. Durante la partita di calcio Lazio-Fiorentina, all'Olimpico di Roma, la curva nord laziale ha lanciato cori offensivi in direzione del calciatore romeno della fiorentina Adrian Mutu e dei Rom che vivono in Italia. Mutu è stato definito con epiteti come "zingaro di m..." da centinaia di tifosi razzisti.

 

 

Il Gruppo EveryOme ha scritto alla società ACF Fiorentina e all'atleta romeno esprimendo solidarietà e stigmatizzando l'ennesimo episodio di intolleranza. Contemporaneamente, abbiamo proposto alla Società calcistica di collaborare con noi nell'organizzazione di un Derby dell'Antirazzismo fra una rappresentativa giovanile della Fiorentina e una squadra di ragazzi Rom (il Team EveryOne), con ricavato da devolversi al Progetto Romanesia: un sostegno concreto ai Rom affinché siano autonomi grazie alle loro attività tradizionali. R.M./M.P./D.P.

 

Nella foto, il calciatore della Fiorentina Adrian Mutu

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Celebre studioso Rom, docente all'Università di Parigi, entra nel Gruppo EveryOne

del Gruppo EveryOne  www.everyonegroup.com
 

4 novembre 2007
Siamo orgogliosi di annunciare un nuovo membro del Gruppo EveryOne: Saimir Mile, Rom di origine albanese, giurista, docente di cultura Rom, Sinti e Kalé presso l'Università di Parigi, Segretario Generale del Centro di Ricerca e di Azione in Francia su tutte le forme di razzismo.

 

 

Contemporaneamente avremo la consulenza per le mozioni in ambito europeo e riguardo alle iniziative culturali del professore emerito Marcel Courthiade, titolare della cattedra di lingua e civiltà Rom, Sinti e Kalé presso la stessa Università. Courthiade è uno dei massimi studiosi del mondo nel campo della lingua e della cultura dei Rom, autore di saggi fondamentali e di scoperte di inestimabile valore storico-linguistico.

 

Nella foto, il nuovo membro di EveryOne Saimir Mile

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Caso Reggiani: la responsabilità penale è personale, non etnica

di Pietro Ancona
 

3 novembre 2007
Dopo la notizia della efferata uccisione della cittadina romana ad opera di un rumeno – subito denunziato da una ragazza rom – c'è stata una frenetica triangolazione Veltroni - Amato - Prodi. Per fare il colpo di avere subito certi poteri prima del pronunziamento del Parlamento. Subito dopo la drammatizzazione teatrale della riunione di un consiglio dei ministri straordinario per trasformare in decreto legge il ddl sulle espulsioni. L'opinione pubblica viene opportunamente manipolata dai mass media che vengono allarmati dalla amplificazione di tutte le notizie di crimini commessi da stranieri. Ha ragione il Ministro degli Interni rumeno ad invitare ad una fredda e serena valutazione dei fatti. La responsabilità penale non è etnica: è personale. Non si deve educare all'odio etnico l'opinione pubblica sfruttando tutte le nefandezze di persone che sono nettamente minoritarie rispetto il grande flusso dell'immigrazione. E' una scusa per dare soddisfazione ai sindaci sceriffi e alla ventata xenofoba che viene alimentata e che non porterà a niente di buono.

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Politici e stampa strumentalizzano il caso Reggiani per colpire i Rom. Pestaggio a Roma: un nomade è grave

di Roberto Malini - Gruppo EveryOne
 

3 novembre 2007
La campagna razziale in Italia ha raggiunto il suo culmine, fomentata da politici di destra e sinistra sostenuti dalla maggior parte dei media. Tutto sembra seguire un programma preciso e non a caso ieri ho paragonato l'episodio, tanto tragico quanto strumentalizzato, dell'aggressione a Giovanna Reggiani con l'uccisone del diplomatico tedesco Ernst Vom Rath da parte dell'ebreo Herschel Grynszpan. Un solo uomo commise quell'omicidio, ma la propaganda nazista lo trasformò nella colpa di tutti gli ebrei d'Europa. Incitata all'odio razziale dalle istituzioni e dai mezzi di comunicazione, la popolazione tedesca partecipò attivamente al feroce assalto di tutti gli ebrei che vivevano in Germania e in particolare dei commercianti, i cui negozi vennero distrutti in una notte che passò alla Storia come la Notte dei Cristalli. Quando un evento diventa bandiera del razzismo, quando a,quell'evento seguono in tempi rapidissimi una sequenza di provvedimenti e azioni contro una minoranza, vi è da porsi qualche domanda importante anche riguardo alla dinamica di quello stesso evento.

 

 

Fatto sta che il decreto di espulsione e l'organizzazione delle deportazioni dei Rom erano già pronti e i primi nomadi sono già in procinto di essere espulsi da Milano, Roma e altre città italiane. Adesso come allora, quando prese il via la caccia all'ebreo e allo zingaro, sono cominciate anche le spedizioni punitive, prevedibile e atroce conseguenza dei roghi, come quello di Livorno: vere e proprie purghe etniche compiute da gruppi di razzisti. Ieri, nel giorno della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto legge sulle espulsioni, una banda composta da circa dieci persone ha dato vita a Roma, nella zona di Tor Bella Monaca, a una vergognosa "Notte dei Cristalli" tutta italiana. Il gruppo di razzisti, con i volti coperti da caschi e passamontagna, ha aggredito con bastoni quattro Rom. Il violento pestaggio si è consumato nel parcheggio del supermercato Lidl di via Casilina. Tre nomadi sono rimasti feriti; uno di loro si trova in gravi condizioni all'Ospedale di Tor Vergata, a Frascati. Come di consueto, quando le vittime sono Rom, è prevedibile che le indagini delle autorità non porteranno all'identificazione dei colpevoli.

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Cosa si può fare di fronte alla follia delle espulsioni?

2 novembre 2007
D.M. di Genova ci invia una riflessione sull'attuale persecuzione contro i Rom: "Cosa si può fare davanti a questa follia nazista dell'espulsione? A Genova ieri giravano le ronde anti nomadi. Sono un'insegnante e lunedì proverò a far scrivere qualcosa ai miei alunni. Vorrei avere un titolo di un film o documentario che possa aiutarli a modificare il loro immaginario, ma non ho trovato nulla di adatto, nulla di adeguato a raccontare ai giovani la cultura dei Rom, che è una cultura della vita e della solidarietà, che è una cultura costruita secolo dopo secolo, attraverso il dolore, l'emarginazione, le persecuzioni, le stragi. Non vorrei stare a guardare... La storia si sta ripetendo e nessuno se ne accorge".

 

 

Non abbiamo una risposta per lei. I seminatori d'odio e di morte preparano da anni la stagione del raccolto, avvelenando gli animi della gente con i semi del pregiudizio. Dobbiamo continuare a impegnarci per ogni singolo caso umano, diffondere la verità in Italia e nel mondo, costruire solidarietà dove gli altri distruggono, umiliano, marchiano, scacciano, deportano, percuotono, bruciano. Come ai tempi della persecuzione degli ebrei. Dobbiamo essere simili a Schindler, a Perlasca, a Peshev, a Palatucci: pochi Giusti in un'Italia che si sta perdendo nella crudeltà più iniqua. Dobbiamo spiegare ai giovani la verità, allontanarli dalle tentazioni di un assurdo nazionalismo e condurli per mano sulla via della fratellanza fra genti diverse. Dobbiamo avere coraggio, perché viviamo in un nuovo Olocausto e le fiamme invisibili che ci circondano sono sempre più ardenti e incontrollabili. R.M.

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Con la stessa paura di Giovanna

di Glenys Robinson
 

2 novembre 2007
Angosciata dopo la tragedia che ha colpito Giovanna Reggiani, che è morta ieri sera, non riuscivo a mettere i pensieri in ordine... Per anni ho preso il treno di quella linea dove si è verificata questa terribile vicenda. Tutta la linea è pericolosa, per le donne, ma anche per gli uomini. Lavoravo tre fermate più in là. Spesso uscivo dall'ufficio tardi e dovevo percorrere ottocento metri nella semioscurità, una strada senza case, costeggiata da un muretto, con edifici abbandonati lungo l'intero tragitto. E ai margini della strada, automobili con persone all'interno. Non sono facilmente impressionabile, ho sempre rifiutato di cadere nella trappola del panico, anche quando mi accadeva di uscire dal cinema o da teatro molto tardi e di percorrere la città a piedi, da sola. Recentemente, però, qualcosa è cambiato.
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Aggressione Tor di Quinto: colpevole è un uomo, non un popolo

di Roberto Malini


2 novembre 2007
Nicolae Romulus Mailat, il 23enne che ha straziato la povera Giovanna Reggiani - che ieri in serata ha perso la vita - è romeno ed è di etnia Rom. La brutalità dell'evento ci lascia attoniti, ma ora bisogna impegnarsi per evitare che a una tragedia atroce ne segua un'altra immane. Il rischio è che l'Italia attribuisca a un intero popolo il crimine di un solo uomo. Basterà, nell'attuale clima di intolleranza, porre come contraltare della ferocia di un mostro il coraggio della donna rom che ha denunciato l'accaduto, secondo le leggi morali dei rom stessi, che escludono automaticamente dalla loro comunità chi si macchi di atti violenti? No, non basterà. Di certo l'episodio darà forza alle ragioni dei razzisti, vanificando tanti sforzi compiuti per educare gli intolleranti. Le istituzioni italiane, che di certo non sono amiche dei Rom, potrebbero trarre dall'evento, facendo leva sulla spietata violenza che l'ha caratterizzato, la giustificazione per assumere provvedimenti drastici, fra i quali l'espulsione di tutti i nomadi non autosufficienti. In parole povere, è possibile che abbia inizio una soluzione definitiva, basata sulla deportazione dei Rom verso la povertà, la fame, la persecuzione nei paesi da cui sono fuggiti. Ricordiamo che l'omicidio del diplomatico tedesco Ernst Vom Rath da parte dell'ebreo polacco emigrato in Francia Herschel Grynszpan fu strumentalizzato dalla propaganda nazista per instillare nuovo odio antisemita in Germania e fu il vero pretesto per il pogrom della Notte dei Cristalli, prodromo dell'Olocausto.
 

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Firenze salvi la famiglia Ademi dall’orrore della persecuzione

di Matteo Pegoraro – Gruppo EveryOne
 

1 novembre 2007
Jasmina Ademi e nonna Nadira Tahe sono due donne piene di forza d'animo. Nei loro volti, segnati dalla spossatezza, si legge la tristezza provocata dall’odio e dall’indifferenza della gente; ma la loro determinazione è più potente di ogni altra barriera che si possa porre tra le loro famiglie e il mondo esterno. Due donne Rom kosovare, una di 29, l’altra di 65 anni, entrambe madri di molti figli, entrambe segnate dalla durezza della quotidianità. Quando Jasmina mi apre la porta per la prima volta, in una casetta rosa di via di Villamagna, nei pressi del parco dell’Anconella, a Firenze, non mi conosce. Eppure mi sorride. Mi sorride e con tenerezza m’invita a entrare. Spiego che sono un amico, che faccio parte del Gruppo EveryOne, che ho letto sul giornale (Il Firenze, n.d.r.) di una famiglia Rom composta da due donne e sette bambini in difficoltà e che mi sono precipitato lì per vedere come stavano, in quanti fossero, di cosa avessero bisogno. Sembra quasi stupita, Jasmina, e non appena mi vede accarezzare i capelli alla piccola Jennifer (6 anni) che dorme sul pavimento senza nemmeno un cuscino o un materassino, mi si accovaccia accanto sorridente e, accompagnata da Nadira, inizia a raccontarmi la sua storia.
“Abitavamo al campo Rom dell’Olmatello, qui a Firenze, in condizioni di povertà, ma anche di paura. I Rom sono come tutti gli altri popoli: ci sono i buoni e i cattivi. Comunque l'ambiente non era adatto a crescere dei bambini. Due mesi fa siamo stati costretti a fuggire. Amo i miei figli e perché loro siano al sicuro sarei disposta a morire”. Nadira, la donna più anziana, la guarda con ammirazione, mentre canta una ninna nanna ad Asia, la più piccola e anche la più allegra del gruppo, di solo un anno e mezzo.

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Accoglienza zero

di Loredana Marano

1 novembre 2007
Quello che sta succedendo in Italia è il risultato di diciassette anni di inettitudine della classe politica. Allora ero fortemente critica perché lo Stato era assente; lo sono ora che lo Stato fa leva sull'esasperazione della gente per nascondere la propria vergognosa conduzione. Tolleranza: è l'unico slogan che hanno saputo trovare, brutto per due motivi. Primo: la tolleranza non è un atto di umanità, ma un atteggiamento della mente che domina l'impulso a reagire contro. Perciò che insegnamento è mai questo? Secondo: tollerare, come già scritto, significa accettare un fatto/una persona anche se sai che non agisce per il bene, non rappresenta il tuo bene in quel momento. Perciò era come dire "tolleriamo gli immigrati anche se sono incivili".

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A Cernusco sul Naviglio e ai sindaci Frigerio e Comincini la palma dell'intolleranza contro i Rom

31 ottobre 2007

Il 17 maggio 2000, come ricorda un rapporto dell'ERRC (European Roma Rights Center), Paolo Frigerio, sindaco di Cernusco sul Naviglio (Milano), dichiarò che avrebbe pagato cinque milioni di lire (corrispondenti a duemilacinquecento euro attuali) tratti dal bilancio comunale a un agricoltore per spargere letame in un'area cittadina in cui un gruppo di Rom si era accampato con roulotte e tende. Le parole di Frigerio furono riportate da numerosi quotidiani, fra cui La Repubblica e Il Manifesto. All'epoca, il primo cittadino di Cernusco ricevette più consensi che critiche, perché la sua città, come tutta l'Italia, aveva già intrapreso una via di intolleranza e odio razziale. "E' l'unico sistema per pareggiare i conti con gli zingari, un atto di giustizia, visto quello che ci lasciano in eredità prima di andarsene" aggiunse Frigerio. Il 14 maggio 2007, a distanza di sette anni, Eugenio Comincini, candidato sindaco per la coalizione di centrosinistra (DS, Margherita, Rifondazione Comunista, Girotondi e Vivere Cernusco) si espresse, nei confronti dei nomadi, con toni improntati a una discriminazione forse ancora più accanita, rispetto al suo predecessore: "Il Comune dovrà contrastare con gli strumenti di legge ogni occupazione abusiva di case e terreni. Non è previsto alcun insediamento Rom sul nostro Comune".

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Zai.net: aiutiamo il forum degli studenti a sconfiggere il pregiudizio razziale contro i Rom

di Roberto Malini e Loredana Marano
 

31 ottobre 2007
Un forum giovanile, Zai.net, che si pone ai ragazzi quale scuola di giornalismo etico ed è frequentato da docenti e migliaia di studenti, consigliato in ambito scolastico, si trasforma giorno dopo giorno in una “scuola di razzismo”. La redazione accoglie e pubblica una lunga sequenza di messaggi – scritti da ragazzini o più probabilmente inventati da intolleranti, visto che il forum non registra gli autori delle e-mail – improntati al pregiudizio e all'odio razziale contro i popoli Rom e Sinti. Zai.net si propone come strumento educativo, ma offre al suo pubblico, ai suoi giovani "allievi", contenuti immorali: un pessimo esempio senza alcun commento che inviti a prenderne le distanze, che ne sottolinei la matrice razzista. Leggere i messaggi contenuti nel forum, fruibili da studenti di tutte le età, è raccapricciante: http://www.zai.net/10righe.php?op=showtree&subtopicid=284.

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Andiamo lontano

di Jasmine e Roberto Malini

Non ci fermiamo mai, come la vita
e il vento. Fuggiamo come il tempo
maledetto da tutti.

Nascosti fra dimenticate mura
celebriamo ogni sera ultime cene
povere come quelle degli apostoli,
con la focaccia zingara
cotta sul fuoco, il sacro vino e i canti:

"Andiamo lontano, andiamo lontano,
dove vive la gente, dove vive la gente,
senza fermarci mai, come la vita
e il tempo".


 

Nella foto, Vincent Van Gogh, "Carovana Zingara"

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Veltroni va ad Auschwitz, dove morirono 23mila zingari...

di Roberto Malini
 

30 ottobre 2007
Dall'11 al 13 novembre Walter Veltroni andrà ad Auschwitz. Afferma di essere emozionato e commosso, perché la "fabbrica della morte" rappresenta per lui la più orrenda violazione dei diritti umani che sia mai stata perpetrata. Piangerà, ricordando i morti. E' lodevole, lo stato d'animo con cui il sindaco di Roma e segretario del Pd si appresta a ripercorrere un cammino di dolore e morte. Auguriamoci che Auschwitz gli faccia tornare la Memoria. Memoria di come le persecuzioni inizino e si trasformino in grandi stermini.

 

 

Memoria di come l'umanità perda ciclicamente, nel corso sei secoli, il valore della vita e decida - colto dal virus del pregiudizio e del razzismo - di definire gradi di umanità: questi sono più umani, questi altri meno umani e questi ultimi nient'altro che bestie di forma umana. Newsweek del 5 ottobre scorso ha ricordato in un articolo illuminante sul razzismo istituzionale italiano che colpisce i Rom (articolo insabbiato accuratamente dai sussiegosi e colpevoli media nostrani) le parole usate da Veltroni per definire i nomadi, che secondo lui sarebbero "una minaccia nazionale", per contrastare la quale il Ministero dell'Interno dovrebbe varare apposite normative finalizzate alla loro espulsione, dopo averli marchiati come "immigrati illegali". In parole povere i Rom - secondo Veltroni - dovrebbero essere considerati colpevoli del "reato di esistere". Ventritremila zingari (più quelli non registrati) morirono ad Auschwitz, condannati per lo stesso crimine. Speriamo che le pietre dell'inferno nazista "parlino" a Veltroni e gli dicano: "Perché sei qui? Torna a casa e provvedi ai nostri discendenti: zingari e figli dell'Olocausto, ancora in fuga dalla povertà e dalla discriminazione, ancora considerati - proprio da quelli come te! - meno che umani e costretti a peregrinare dal nulla verso il nulla, fino alla fine delle loro brevi vite. Vattene! Non sei diverso dai carnefici come Rudolf Hess, che proprio qui, nell'atroce 'zigeunerlager' di Auschwitz-Birkenau ci massacrarono".
 

Nella foto, un bambino rom vittima della disumanità dello zigeunerlager

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Pavia, non negare alla famiglia Vaduva il diritto di vivere

di Roberto Malini e Dario Picciau


28 ottobre 2007
Ileana Vaduva è una donna forte. La sua famiglia è fuggita dalla miseria e dal pregiudizio che in Romania accompagnano i Rom dall'inizio alla fine delle loro esistenze. Esistenze sempre più brevi, perché l'indigenza ha abbassato la loro speranza media di vita a soli 47 anni, contro gli 80 degli altri cittadini europei. "Siamo passati attraverso la fame, il freddo, l'emarginazione, ma siamo rimasti uniti," dice con orgoglio Ileana, "perché ci amiamo. Mio marito e i miei cinque figli sono la mia vita". Quando la famiglia Vaduva si è rifugiata a Pavia, ha trovato riparo nell'edificio della ex-Snia, insieme agli altri Rom di cui si sono occupate spesso le cronache.

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Victor e Menji: EveryOne non li ha dimenticati

di Matteo Pegoraro

28 ottobre 2007
Victor Lacatus e Menji Clopotar, con le rispettive mogli Elen e Uca, genitori dei quattro bambini morti semi-carbonizzati nel rogo di Livorno di agosto scorso, dopo la sopraffazione del pregiudizio e della discriminazione, dopo l'ingiusta condanna e l'indifferenza più totale di esponenti politici locali e Istituzioni, stanno intravvedendo finalmente un bagliore di luce e di speranza, grazie all'impegno dei volontari della Caritas di Livorno e la vicinanza e il sostegno da parte del Gruppo EveryOne (www.everyonegroup.com), che per primo ha sollevato il caso attraverso una campagna internazionale che ha fatto molto discutere in Europa e nel Mondo.

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Il Gruppo EveryOne e il Circolo Pasolini insieme per i Rom a Pavia
 

di Irene Campari e Giovanni Giovannetti - http://circolopasolini.splinder.com

 

Oggi, 27 ottobre 2007, Roberto Malini e Dario Picciau del Gruppo EveryOne sono stati con noi a Pavia, e insieme abbiamo siamo andati ad incontrare alcune famiglie Rom. Dario e Roberto hanno recentemente donato fondi a due famiglie sgomberate dalla ex Snia affinché trovassero una sistemazione abitativa adeguata e stabile. A. L. ce l'ha già fatta e ora la sua famiglia vive in una casa vera. N. C. invece ha trovato lavoro fuori Pavia e anche per lui si prospetta a breve una sistemazione meno precaria. Abbiamo anche visitato la famiglia Vaduva che si trova ancora sotto la tenda in un campo del Vallone. Si è parlato di intenti comuni e progetti a breve e a lungo termine. Ci sono moltissime convergenze e una prospettiva comune. Ma anche i presupposti sono condivisi: la garanzia dei diritti fondamentali (casa, lavoro, istruzione) da declinare quotidianamente nell'esistenza, tra i quali vi è anche quello alla propria identità personale e culturale.
Ringraziamo pubblicamente Roberto e Dario per il sostegno datoci e per gli orizzonti di collaborazione che ci hanno aperto. Li ringraziamo anche da parte dei cittadini Rom, alcuni dei quali lo hanno potuto fare oggi personalmente.

 

 

In sinergia con il popolo Rom si sviluppa il Progetto Romanesia

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Amato ai Comuni italiani: "Non registrate matrimoni gay celebrati all'estero, sono in contrasto con l'ordine pubblico"

 

Il Gruppo EveryOne: "Una grave discriminazione. E' compito del ministro Barbara Pollastrini intervenire a tutela dei diritti lgbt"

27 ottobre 2007
Il 18 ottobre, con la circolare n. 55 (protocollo 15100/397/0009861) del Ministero dell'Interno, Giuliano Amato ha invitato ufficialmente i prefetti della Repubblica e i sindaci dei Comuni di tutta Italia a non accettare assolutamente la trascrizione nel nostro Paese di matrimoni tra persone omosessuali celebrati all'estero (negli Stati in cui la legislazione consente questo tipo di unione civile).
"La richiesta di trascrizione di un simile atto compiuto all'estero deve essere rifiutata perché in contrasto con l'ordine pubblico interno" recita la circolare.

 


La comunicazione elenca una serie di iniziative per contrastare il riconoscimento delle coppie gay sposate civilmente all'estero e invita il Ministero degli Esteri a modificare i contenuti della Convenzione di Vienna dell'8 settembre 1976. Tale convenzione prevede un modello plurilingue (formula B), utilizzato per la redazione dell'estratto dell'atto di matrimonio che, contratto in uno Stato, deve essere trascritto in un altro Stato. Tale modello non specifica il sesso degli sposi e, al contrario, parlando di sposo e sposa, potrebbe indurre a ritenere che i due contraenti il matrimonio civile siano sempre di sesso diverso, anche quando non è così.
"Si richiama pertanto l'attenzione degli ufficiali di stato civile" scrive il ministro Amato "affinché al momento di trascrivere un matrimonio contratto all'estero da un cittadino, pongano particolare cura alla verifica che i due sposi siano di sesso diverso, eventualmente richiedendo direttamente al cittadino o al consolato che ha trasmesso la pratica, in caso di dubbio, un documento di identità dal quale si evinca inequivocabilmente il sesso degli interessati".
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Sul "neonato omosessuale"

di Roberto Malini
 

27 ottobre 2007
Il "neonato omosessuale" al centro della campagna contro l'omofobia ideata e promossa dalla Regione Toscana solleva un dibattito dai toni accesi. La "Lettera aperta all'assessore per le riforme istituzionali della Regione Toscana Agostino Fragai", che Francesco Piomboni, Matteo Pegoraro e io abbiamo sottoscritto, chiarisce i motivi fondamentali per cui il messaggio non debba essere condiviso incondizionatamente, anche se rappresenta un tentativo coraggioso di dire alla gente che l'orientamento omosessuale, come quelli bisessuale ed eterosessuale, fanno parte dei diritti fondamentali della persona e come tali devono essere riconosciuti e tutelati. Purtroppo, però, la campagna della Regione Toscana presta il fianco al più ampio e ragionevole dissenso perché, indirettamente, ripropone la teoria del "gene gay". La tesi di un orientamento omosessuale immutabile, di natura genetica, è stato più volte proposto da attivisti gay nell'àmbito di campagne contro l'intolleranza, ma ogni volta si è scontrato con la realtà scientifica. Non esiste il "gene gay" e non esistono studi che abbiano dimostrato la fondatezza di tale ipotesi. La teoria di un'omosessualità genetica fu già avanzata dagli scienziati nazisti, i quali ritenevano che la disposizione omosessuale potesse sorgere da cause ambientali o proprio da "malformazione genetica" (omosessualità abituale). Se la prima forma poteva, a loro avviso, essere curata, la seconda era considerata un male inguaribile.

 

 

Nel 1993 lo studioso Dean Hamer pubblicò uno studio sulla prestigiosa rivista "Science", affermando che l'omosessualità poteva essere individuata anche nella struttura genetica dell'uomo, così come altre forme di comportamento.

Hamer sosteneva semplicemente che il gene contiene il principio di tutti i comportamenti umani, che poi si sviluppano attraverso l'esperienza della vita, con le innumerevoli variabili di diverso genere. La stampa diffuse la notizia con notevole sensazionalismo, attribuendo l'omosessualità a un fattore innato e contribuendo al fiorire e al radicarsi di una leggenda. "La scienza cerca di comprendere i rapporti fra gene e comportamento," commentò in seguito il professor Gelernter della Yale University, "ma la fanfara dei media e soprattutto la stampa popolare hanno distorto il significato della ricerca e ora è difficile chiarire le idee al pubblico". Successivamente alcuni attivisti cercarono di dimostrare la fondatezza dell'ipotesi genetica, basandosi su una ricerca secondo cui se uno di due gemelli è gay, l'altro lo è quasi nel 50% dei casi. I ricercatori di Harvard però attribuirono alla coincidenza un ben diverso significato, che poneva l'accento sul fattore ambientale e sulle esperienze esistenziali. Lo stesso Hamer cercò di spiegare quello che aveva pubblicato: "Non sono stato compreso. Grazie allo studio sui gemelli, abbiamo stabilito che almeno la metà delle variabili nella formazione dell'orientamento sessuale non sono ereditarie. Noi non vogliamo negare i fattori psicologici, ma studiare quelli genetici". Nel frattempo, però, attivisti e stampa coniavano slogan che entravano nel linguaggio comune, come quello della giornalista Ann Landers: "Omosessuali si nasce, non si diventa". E' una diceria, non una realtà scientifica, ecco perché Francesco, Matteo e io abbiamo ritenuto di compiere un servizio utile alla causa dei diritti gay contestandone il valore scientifico, ma approvando contemporaneamente la necessità di combattere l'omofobia, cosa che la Toscana fa con coraggio e senso di responsabilità. Per concludere, rispondiamo a chi ci chiede "Ma allora, qual è l'origine dell'omosessualità?" con la sintesi delle nostre attuali conoscenze: è una combinazione di fattori psicologici, sociali e biologici.


Nella foto, l'immagine utilizzata dalla Regione Toscana per la campagna contro l'omofobia "Gay si nasce"

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Campagna "Gay si nasce": lettera aperta all'assessore alle riforme istituzionali della Regione Toscana Agostino Fragai

di Francesco Piomboni, Matteo Pegoraro e Roberto Malini

Arcigay Firenze "Il Giglio Rosa" - www.arcigayfirenze.it

 

26 ottobre 2007
Caro Assessore,
abbiamo seguito con interesse l’ampio dibattito che si è sviluppato in Toscana e in tutto il Paese in merito alla campagna di comunicazione contro l’omofobia che, con la Regione Toscana, hai saputo portare avanti con determinazione e coraggio assolutamente ammirevoli. Abbiamo apprezzato l’impegno che la Regione, e nello specifico il tuo Assessorato, sta conducendo in materia di lotta alla discriminazione e al pregiudizio e di promozione di pari diritti e dignità della comunità lesbica, gay, bisex e transgender. E’ necessario attivare progetti di educazione contro l’omofobia in linea con le conquiste già conseguite dalla comunità gay internazionale, e Firenze, in quest’àmbito, si trova in una posizione di orgogliosa avanguardia.

 


Per questo motivo, ci siamo sentiti di esprimere una certa distanza dalla campagna di comunicazione “Gay si nasce”, che utilizza l’immagine di un neonato con un braccialetto con su scritto “homosexual”. Ebbene, la nostra opinione non è negativa riguardo all’importanza e alla forza comunicazionale della campagna, ma alle diverse possibilità di interpretazione che il pubblico riserverà al messaggio.

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Il Gruppo EveryOne e il Circolo Pasolini

di Irene Campari, Circolo Pasolini, Pavia
 

24 ottobre 2007
Il Gruppo EveryOne (www.everyonegroup.com) con Roberto Malini e Dario Picciau mi hanno onorata di far parte del Gruppo EveryOne, ormai associazione internazionale per la difesa dei diritti umani, anche tramite al cultura, soprattutto tramite la cultura. Ringrazio Roberto e Dario (che conosco personalmente) e spero di essere all'altezza del lavoro così prezioso che stanno svolgendo. Con questo si avvierà auspicabilmente una rete di associazioni che si battono sul terreno reale dei diritti umani e civili a partire dalla battaglia comune per i diritti del popolo Rom condotta dal Gruppo EveryOne e dal Circolo Pasolini.



Nella foto, i primi manifestanti si raccolgono davanti alla stazione di Pavia per la grande manifestazione antirazzista del 29 settembre 2007, contro la persecuzione dei Rom. Il Circolo Pasolini di Pavia, promotore dell'evento, è una delle poche organizzazioni che si battono concretamente per l'emancipazione dei Rom e dei Sinti.

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Un biglietto per Pegah
 

del Gruppo EveryOne - www.everyonegroup.com


24 ottobre 2007
Salvatore Conte ha scritto e disegnato un biglietto per Pegah, con un fiore che risponde ai fiori che illustravano la lettera che la nostra amica ci ha inviato da Sheffield. Tutti noi l'abbiamo firmato, perché, come dice Salvatore, "è un pensiero che evidenzia lo spirito del gruppo e sancisce il nostro affetto e il lavoro che tutti insieme abbiamo svolto per lei".
 

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I Rom di Corsico. Lettera aperta al sindaco Sergio Graffeo

22 ottobre 2007
Caro sindaco, caro Sergio, il Gruppo EveryOne raccoglie il tuo appello, promosso attraverso la stampa: "A Corsico esiste una grave e urgente emergenza relativa a 300 Rom, fra cui circa sessanta bambini e numerosi ragazzini. Serve uno sforzo congiunto delle istituzioni per affrontare un dramma umanitario di enormi dimensioni. Questa umanità sofferente vive in un deposito abbandonato delle ferrovie, lungo il Naviglio Grande, al confine tra Milano e Corsico, dove mancano acqua, luce e riscaldamento. Il Prefetto Gian Valerio Lombardi ci ha dato la sua disponibilità a intervenire, coinvolgendo anche il Comune di Milano. Però in questa vicenda il vero latitante è il proprietario dell'area, che a noi risultano essere le ferrovie dello Stato.

 

 

 

Sono, infatti, convinto che sia il vicesindaco Riccardo De Corato che l'assessore Mariolina Moioli non si tireranno indietro per trovare sinergie istituzionali che permettano di affrontare l'emergenza. Noi siamo disposti a fare la nostra parte, insieme alla Prefettura e all'Amministrazione milanese. Bisogna fare presto, perché le temperature si stanno abbassando e, dai sopralluoghi che abbiamo eseguito con la polizia locale, risulta che la situazione sta peggiorando".

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Dario Picciau e il Gruppo EveryOne per i Rom di Pavia

di Irene Campari - Circolo Pasolini, Pavia
 

22 ottobre 2007

Dopo la donazione di Roberto Malini, anche Dario Picciau esponente di spicco del Gruppo EveryOne ha deciso di supportare una famiglia Rom in stato di grave disagio dopo la diaspora dell'ex Snia. Dario Picciau contribuirà con 1.200€ al percorso di inserimento abitativo per N., che da domani inizierà a lavorare, dopo essere stato seguito in questo dai volontari pavesi. Il Circolo Pasolini ringrazia Dario e il Gruppo EveryOne, anche a nome dei cittadini Rom e di tutti coloro i quali credono che per loro un altro mondo sia possibile, per ciò che stanno proponendo: una visione dell'umanità che riscatta e ci incoraggia.

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Olimpia (quella già salvata da Orlando) e la democrazia di Dover

 

di Salvatore Conte (con il contributo di Roberto Malini)

22 ottobre 2007

C’era una volta un Uomo a cui giunse una mail (un messaggio da uno schermo personale) da parte di un’amica di Olimpia, quella che un tempo fu salvata da Orlando, il figlio di Ludovico.
La mail diceva che rimanevano solo 4 giorni,poi sarebbe stata la fine per Olimpia, la Sacerdotessa giunta da molto lontano. Perché la Sacerdotessa era incatenata sulle scogliere di Dover e cento demoni neri erano pronti a lanciare pietre su di lei. Li aveva generati un grande serpente di mare, forse un Leviatano dalla coda tricolore.
Quell’Uomo pensò che era suo dovere tentare qualcosa di disperato per salvare la vita di Olimpia, ma l’impresa era impossibile.
Intanto le prime pietre la colpirono, lei era ferita, forse era già morta.
Era stata in marcia per lungo tempo, aveva amato con fraterna gioia coloro che aveva incontrato sulla sua strada, ma quest’ultimo tradimento, quello della democrazia di Dover,l’aveva uccisa dentro.

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Roma ha ucciso un'altra bambina nomade

 

21 ottobre 2007

Sono tanti i bambini Rom che muoiono di fame, freddo e malattie, in questo nostro tempo carnefice, in questa nostra Italia spietata. Le morti avvengono nel silenzio e nell'indifferenza della gente, che si preoccupa solo del proprio micromondo di affetti e sicurezze illusorie. Le famiglie Rom si trovano sempre più spesso faccia a faccia con la morte, scacciate con violenza dai rifugi già precari, costruiti con la forza della disperazione. I giornali di oggi riportano, senza alcuna commozione, la notizia dell'ultima, piccola vittima del pregiudizio che uccide: una bambina di due mesi, il cui piccolo cuore ha smesso di battere all'alba, dopo una notte troppo gelida. In una baracca sulle sponde del Tevere, all'altezza di piazzale della Radio, nel quartiere Marconi, il calore naturale della mamma non è bastato a vincere il rigore di una stagione inclemente con chi non possiede nulla.

 

 

Quanti piccoli Rom perderanno la vita anche quest'anno, ai margini della città dei Cesari e di Veltroni? Quanti piccoli zingari dai piedi nudi non riusciranno a camminare verso il futuro, nelle mille città di uno stato che si è trasformato in un inferno, per i deboli? E' morta una bambina Rom, fra le braccia di una mamma disperata. E' un'altra fatalità? No: è l'ennesimo infanticidio commesso da un'Italia che ha scelto, nei confronti dei Rom e dei Sinti, la via della persecuzione e dello sterminio. Povertà e freddo sostituiscono oggi - rispetto agli anni del Porrajmos - lo Zyklon B, i bastoni e i proiettili. Ma, oggi come allora, è strage di innocenti. A.B.

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Una lettera da Pegah

 

19 ottobre 2007
In molti, giornalisti, attivisti e gente comune, ci chiedono a che punto sia il procedimento di richiesta di Asilo riguardante Pegah Emambakhsh. Pegah si trova attualmente presso amici a Sheffield ed è già stata ascoltata due volte dalla Corte d'Appello, con un esito che i legali definiscono "sicuramente incoraggiante". Il procedimento, che attualmente segue una linea di legalità e di attenzione ai diritti della profuga, durerà ancora un paio di mesi. Siamo in contatto con lei e con l'associazione ASSIST di Sheffield (che fa capo alla Chiesa Metodista) per assicurarci che tutto proceda bene. L'Ambasciata Britannica in Italia ci ha rassicurati in via non ufficiale sulla disposizione positiva dei magistrati, in appello. Come è risaputo, il Presidente del Parlamento Europeo ha redatto e inviato una lettera a Gordon Brown caldeggiando la concessione di asilo all'iraniana. Due giorni fa Pegah Emambakhsh ha finalmente scritto una lettera al Gruppo EveryOne. Non è stato facile per lei, perché ha dovuto superare la depressione che lo stato di angoscia per l'imminente deportazione, insieme alla durezza del carcere, le avevano procurato in quei giorni terribili di cui tutti conserviamo memoria.

 

 

Ora Pegah sta meglio e il suo primo pensiero è stato quello di scrivere a tutti noi. Nel suo messaggio ringrazia ognuno dei membri del Gruppo EveryOne, ricorda con gratitudine le azioni che le salvarono la vita, impedendo all'aereo della morte di deportarla in Iran e dichiara di volersi unire al Gruppo, non appena la Corte d'Appello del Regno Unito le riconoscerà lo status di rifugiata e il diritto di asilo. Pegah chiede a tutti noi, attivisti e sostenitori della campagna per la sua vita, di non dimenticarla.
Il caso di Pegah è emblematico dei processi di cambiamento che i paesi democratici devono attuare in materia di rispetto dei diritti dei profughi nonché di concessione dello stato di rifugiato e di asilo. Non a caso il Governo del Regno Unito sta trattando con meno superficialità le domande in corso. Intanto nuovi casi sono stati sottoposti al Gruppo EveryOne da profughi provenienti da paesi islamici che hanno chiesto asilo ai governi di paesi democratici europei e sono a "rischio deportazione". Stiamo cercando di offrire un contributo anche in tali casi, lavorando con le associazioni locali per la tutela dei diritti umani e gli studi legali, privilegiando tuttavia in ogni caso il contatto diretto con i profughi. Intanto, chiunque desideri inviare messaggi a Pegah, può farlo attraverso Anne's Door o www.everyonegroup.com.

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Trattamento Sanitario Obbligatorio: un abuso da combattere

I - Fabio avvelenato dal Bromuro

di Laura Todisco

 

19 ottobre 2007

Sono cresciuta insieme ad un ragazzo milanese (di origini sarde): Fabio, molto simpatico ed originale che è stato distrutto dalla psichiatria e dai numerosi TSO (Trattamenti Sanitari Obbligatori) a cui è stato sottoposto nel periodo 1989/1991, in ognuno dei quali gli venivano somministrate delle fiale di Bromuro che in breve tempo l'hanno trasformato in un demente... a 20 anni ne dimostrava 70. Una volta ho anche tentato di oppormi ad un suo ricovero coatto, ma non ci sono riuscita e poi non ho saputo più nulla di lui e non so nemmeno se sia ancora vivo (ma ne dubito).
Credetemi, è bruttissimo veder portare via una persona con la forza, caricata su un autoambulanza (e dopo vederla ritornare sotto forma di vecchio demente) questo ancora di più se la persona in questione è un tuo parente, amico, fidanzato etc...

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Razzismo made in Italy e made in Europe


di Roberto Malini

18 ottobre 2007

L'ideologia razzista cresce di giorno in giorno, anche nei paesi democratici, anche in quelli che si ritengono all'avanguardia nel rispetto dei Diritti Umani. Da molti anni i sopravvissuti all'Olocausto ripetono, come in una litania, che se l'umanità non modifica il proprio modo di rapportarsi alle minoranze, i mostri dell'intolleranza e delle teorie di una supremazia razziale continueranno a germogliare e ad evolversi, ponendo ancora e ancora le basi di persecuzioni e genocidi. Politici, comunicatori ed educatori, che dovrebbero essere i ministri del cambiamento sociale, sono ancora - a volte quasi inconsapevolmente -  i sacerdoti dell'odio e della morte. In Italia le pericolose esternazioni di Walter Veltoni - secondo cui i problemi di microcriminalità nella capitale sarebbero da ascrivere al 75% ai Rom, i quali dovrebbero essere considerati sempre e in ogni caso "immigrati illegali" e soggetti ad espulsione anche se cittadini comunitari - sono  improntate al pregiudizio razziale in modo così netto che Newsweek le ha poste al centro di un articolo dedicato alla persecuzione contro Rom e Sinti che è in corso in Italia.

 

 

Ma Veltroni - proprio lui che sembra così vicino ai temi della Shoah e della Memoria - non si rende conto di essersi trasformato in un razzista. Non si rende conto che verso gli ebrei degli Shtetl e delle comunità ebraiche dell'Europa pre-nazista  montavano e si affermavano preconcetti speculari a quelli che oggi colpiscono i Rom. Non si rende conto che è troppo comodo difendere i morti, se poi non si difendono le nuove vittime del'intolleranza. Ma ancor più colpevoli di Veltroni sono i media, i cui dirigenti hanno fra le mani Newsweek, ma in sussiego a un personaggio che ritengono "intoccabile", hanno deciso di non pronunciare una parola, di non scrivere una sola riga riguardo a quell'articolo che pone l'Italia e il nuovo leader del PD in una luce "sinistra". E' una forma di omertà che non giova all'Italia, non giova all'Europa e non giova neanche a Veltroni, cui essere ripreso per un atteggiamento sbagliato e contrario alle basi stesse del'ideologia che afferma di seguire non potrebbe che far bene. Non credo che desideri passare alla Storia fra gli artefici del nuovo Olocausto, ma se nessuno gli fa presente questa sua posizione iniqua, perché dovrebbe cambiare rotta?

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Oggi... inizia il Porrajmos (ma stavolta possiamo fermarlo!)

 

di Roberto Malini

 

Ricordiamo due date del Porrajmos, lo sterminio nazista degli zingari. La prima, il 16 ottobre, è anche la ricorrenza della razzia degli ebrei nel ghetto di Roma, che si verificò nel 1943: quel giorno più di mille ebrei romani furono arrestati e deportati ad Auschwitz, da cui tornarono solo in 16. Quattro anni prima, il 16 ottobre del 1939, Eichmann fornì un'indicazione a chi gli chiedeva come organizzare le deportazioni di Rom e Sinti: "Mi pare che il metodo piú semplice sia quello di agganciare a ciascuna tradotta [di ebrei] qualche vagone di zingari". Il giorno successivo l'Rsha (Ufficio principale per la sicurezza del Reich) ordinò con una lettera urgente (Schnellbriefe), di schedare e successivamente confinare gli zingari in luoghi dai quali fosse loro proibito allontanarsi, in attesa di una soluzione imminente della "questione zingara" su tutto il territorio del Reich. La lettera faceva riferimento al progetto di istituire e organizzare campi di internamento per zingari. I nazisti, che avevano già vietato la questua e le attività di strada, arrestarono qualche giorno dopo decine di cartomanti zingare. Oggi è un giorno di Memoria ed è... l'inizio del Porrajmos, una pagina di Storia che ricalca l'attualità italiana. Ricordiamo qui di seguito le basi su cui si sviluppò la persecuzione dei nomadi. Lo sterminio nazista dei Rom e dei Sinti causò almeno mezzo milione di vittime. I nomadi furono assassinati nei loro accampamenti e villaggi dagli Einsatzgruppen, vennero gassati ad Auschwitz e negli altri campi di sterminio, subirono mostruosi esperimenti genetici e furono sottoposti a sterilizzazione. Il fascismo li perseguitò anche in Italia, imprigionandoli nei campi di concentramento, deportandoli verso i luoghi di morte in Polonia e in Germania, togliendo loro le uniche fonti di sostentamento: l'elemosina, gli spettacoli e i servizi di strada.

 

 

Vennero tolti loro anche i campi di sosta, che erano migliaia sul territorio italiano e che consentivano loro - in alcuni casi da secoli - di fermarsi e di piantare gli accampamenti. Le autorità accusavano i Rom di essere "geneticamente" ladri, sfruttatori di bambini, accattoni senza voglia di lavorare, immorali e spesso violenti. Prima della persecuzione, li si invitò più volte ad abbandonare il territorio italiano. Durante il fascismo, le carrozze e le baracche degli zingari furono in numerose occasioni date alle fiamme dai seguaci della "difesa della razza". Alcuni sopravvissuti al Porrajmos, fra cui Mirko e Antonia Bezzecchi, sfuggirono miracolosamente ai roghi che uccidevano i nomadi. Anche nei palazzi di giustizia, lo zingaro era considerato colpevole prima ancora che iniziasse un processo nei suoi confronti.

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Bruciata a Pieve Porto Morone (Pavia) l'auto di un Rom

15 ottobre 2007. Alle 13.45 hanno bruciato l’auto a Scandal Stan, uno dei Rom della Gandina, tra Pieve Porto Morone e Castel San Giovanni, poco prima del ponte sul Po, dove con alcuni famigliari si era fermato per raccogliere dell’erba medica in un pioppeto poco lontano dal ciglio della strada.
Così Scandal racconta: «Ero uscito dalla Gandina in auto, con mia moglie, mio fratello e il figlio piccolo. Volevo cercare una casa da affittare e avevo preso un giorno dal lavoro. Mio figlio è affetto da epatite B e ho pensato di raccogliere un poco di erba medica per la sua malattia. Nei boschi in riva al fiume cresce in abbondanza. Ho parcheggiato l’auto sul bordo della strada; dal bosco ho visto un motorino giallo passare una-due volte, poi rallentare e avvicinarsi all’auto. Subito dopo ho visto le fiamme. Sono accorso e ho cercato di fermare l’incendio, ma la parte anteriore era ormai distrutta. Subito dopo, in bicicletta è passato il solito, sì, l’ex camionista, quello che sta sempre lì davanti alla Gandina o sotto l’ombrellone nel campo dietro l’edificio. C’era anche lui. Si è allontanato – e di corsa – all’arrivo dei Vigili del fuoco».
Come già in passato, il sindaco razzista di Pieve Angelo Cobianchi si affretterà a dire che non è successo niente, che sono tutte menzogne, che è l’ennesima provocazione di Giovannetti e di Campari, che forse le fiamme sono dovute ad un fenomeno di auto-combustione... Del prendere le distanze da questi atti di teppismo criminale proprio non se ne parlerà nemmeno questa volta. Accontentiamoci allora del giro di vite che la Questura intende dare. Sono partite le denunce; arriveranno i rinvii a giudizio e forse – come è augurabile – qualcosa di più. G.G. - da http://circolopasolini.splinder.com

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Abbiamo pianto sulle tombe dei bambini Rom morti nel rogo di Livorno

di Roberto Malini

14 ottobre 2007
Ieri siamo stati a Livorno, dove abbiamo incontrato Victor Lacatus, sua moglie Elena, il padre e la sorella di lei. Questi ultimi sono accorsi da Brasov, in Romania, per il funerale della piccola Leluca Carolea, figlia di Victor ed Elena. Usciti dal carcere, Victor e Menji non erano attesi da nessuno: si scoprivano completamente abbandonati, lasciati a se stessi da tutti. Avevano solo il mio numero telefonico, grazie alle lettere che avevo inviato loro mentre si trovavano in detenzione. Così Victor Lacatus mi ha telefonato e siamo andati a conoscerlo, iniziando a occuparci della sua vita "dopo" l'ingiusto carcere. La direttrice della prigione livornese gli aveva consegnato solo due lettere: la mia e quella di Matteo Pegoraro (che risultavano esplicitamente inviate dal Gruppo EveryOne). Tutte le altre, nonostante le leggi che tutelano il diritto dei detenuti a ricevere la corrispondenza, non sono mai pervenute nelle mani di Victor e Menji. Prima della nostra campagna, non vi era alcuna attenzione, in carcere, verso i genitori colpiti dal più tragico dei lutti e il trattamento loro riservato era quello che gli istituti di pena riservano ai Rom. In quelle condizioni, Victor ha tentato per due volte il suicidio. Poi, grazie alle due lettere, che rappresentavano per lui le sole voci amiche provenienti da fuori dell'inferno, ha scelto di vivere, di resistere, di credere nel futuro.

Purtroppo neanche il loro legale è riuscito a rendere loro visita. Oltre alle lettere e al mutato atteggiamento dei carcerieri in seguito alla campagna EveryOne, l'unico conforto per i genitori è stata la visita dell'Onorevole Mercedes Frias, che ha promesso loro che non li avrebbe abbandonati e che si sarebbe prodigata per aiutarli e ricostruirsi una vita. Siamo certi che Mercedes, che è una donna di Diritti Umani e una persona di parola, non li deluderà e ci affiancherà nella nuova azione di vera e positiva integrazione. Victor e i suoi cari non parlano degli eventi che hanno ucciso i loro bambini e abbiamo rispettato questa loro scelta. Hanno però confermato di non avere alcuna colpa del rogo e di non aver capito perché li abbiano incarcerati e sottoposti a tante pressioni. Menji e la moglie andranno a Venezia, in un campo Rom di loro amici, mentre Victor e Elena hanno deciso di restare a Livorno. "La nostra bambina è sepolta qui e vogliamo restarle vicini per sempre". Appena avranno un alloggio e un lavoro (EveryOne, la Caritas di Livorno e Mercedes Frias collaboreranno per raggiungere questi obiettivi, se ogni impegno preso sarà mantenuto), saranno raggiunti dagli altri due loro figli, che ora vivono a Brasov. Victor ed Elena sono persone sensibili e profonde. Il padre di lei ha 67 anni, ma ne dimostra 20 di più. Bambino, sopravvisse alla persecuzione nazista che colpì duramente i Rom di Brasov e di tutta la Romania. Dario, Steed, Francesca e io siamo stati con loro al cimitero di Livorno. Abbiamo deposto fiori ai piedi dei loculi tombali dei quattro bambini Rom e abbiamo pianto con i loro cari, di fronte al cemento che accoglieva i piccoli corpi bruciati. Cemento che non era muto e insensibile, ma piangeva a sua volta e chiedeva giustizia. Ora tocca a noi rispondere al lamento della pietra e cercare di riparare (orgogliosi e non spaventati da tanta responsabilità) una delle mille ingiustizie che avvengono quotidianamente su un pianeta che sembra insensibile come il nome che gli abbiamo dato: "Terra".

Nella foto, Leluca Carolea, piccola vittima del fuoco e del pregiudizio razziale.

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Odio senza frontiere

14 ottobre 2007
I Rom non sono persone semplicemente emarginate, ma esseri senza diritti, odiati e temuti per via di chissà quale superstizione, esattamente come gli ebrei durante gli anni precedenti le due guerre, con la sola differenza che i secondi erano amati e graditi nei salotti bene, vedi il caso di Marcel Proust (nella foto) che spesso veniva invitato dall'alta società proprio in quanto ebreo. Questo vezzo, comunque, non mitigò la persecuzione, che condurrà all'Olocausto. Gli zingari, tuttavia, sono odiati indiscriminatamente da ricchi e poveri, destra e sinistra, uomini e donne.

Io stessa sono stata testimone di numerosi abusi. Una volta ero ospedale e ho visto due bambini rom accompagnati da poliziotti che chiedevano ai medici di sottoporli a radiografia del polso per stabilire quanti anni avessero con precisione. Secondo loro, si poteva trattare anche di persone di 30 anni che ne dichiaravano 12: "Gli zingari si portano piccoli d'età" e quindi, in mancanza di documenti, quello era l'unico modo per stabilire la loro vera età. Ricordo che estrassi e mostrai loro il mio tesserino di praticante avvocato e dissi che mi opponevo a una procedura del genere, ma quelli, poliziotti e medici, mi fecero la classica risata in faccia e mi dissero che si vedeva che ero un avvocato alle prime armi, perchè l'accertamento radiografico era la procedura e nessuno si era mai opposto a quella pratica. Laura Todisco

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Il fuoco distrugge un altro campo Rom, a Torino

14 ottobre 2007. La notizia dell'ennesimo incendio in un campo Rom, questa volta a Torino, ci perviene grazie a un attivista. Le fiamme si sono sviluppate questa mattina intorno 4.30 circa, in un accampamento situato su un terreno privato vicino a via Vistrorio, sulle sponde del torrente Stura. Il campo nomadi ospitava 60 persone, tra cui molti bambini e ragazzi. Le autorità intervenute sul posto non hanno ancora spiegato la natura del rogo. I nomadi rimasti senza casa, che hanno perso tutto, sono terrorizzati. E' probabile, tuttavia, che l'Effetto-Livorno raggiunga anche il capoluogo piemontese e si cercherà di attribuire il disastro, che per fortuna non ha causato vittime, alla solita "candela". Ricordiamo come le autorità di Livorno abbiano ignorato ogni prova e indizio di dolo (compresi i resti di una bomba incendiaria e la rivendicazione scritta del Gruppo Armato di Pulizia Etnica), per incolpare del rogo e della morte fra le fiamme di quattro bambini i loro stessi genitori. Ricordiamo, inoltre, come i Rom e i Sinti siano conosciuti da seicento anni come maestri nell'uso del fuoco. Secoli di povertà gli hanno consentito di utilizzare il fuoco per illuminazione e riscaldamento in condizioni di assoluta sicurezza, tant'è vero che le cronache antiche e moderne ricordano lo svilupparsi di incendi delle carrozze o delle baracche zingare solo in conseguenza di azioni punitive effettuate da popolazioni ostili o di fulmini. A.B.

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Il rogo


Fiori carbonizzati, nero oceano.

Sepolcri neri, arsi, di metallo,

funebri paramenti di carbone,

profondissimo nero, nero oceano.

Sciamavano scintille di sogno... nero oceano.

Incenerito, l'amore emanava

un odore di piume bruciate e cadeva la pioggia.

Nero: c'era soltanto un nero oceano.

George Bacovia (Bacau 1881- Bucarest 1957)

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La Soluzione Finale italiana contro i Rom

Di Roberto Malini e Laura Todisco

14 ottobre 2007
Il governo italiano non assume una posizione chiara riguardo alla campagna discriminatoria e alle leggi razziali che molti comuni italiani, uno dopo l'altro, in una catena d'intolleranza sempre più lunga e tenace, creano ed attuano per colpire al cuore i popoli Rom e Sinti, impedendo loro di fermarsi in un luogo sicuro, di costruirsi ripari contro le intemperie e gli assalti dei razzisti, di provvedere alle minime necessità delle loro famiglie e di fatto annientandoli.

Non devono ingannare i programmi di tutela delle minoranze Rom che nascono come funghi (velenosi) al nord come al sud. Sono solo sipari fatti di cinismo e ipocrisia, dietro i quali si nasconde una Soluzione Finale già programmata. Continua nella sezione Club

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Programmi di aiuto ai Rom: attenzione, perché si tratta quasi sempre di forme di persecuzione razziale mascherate

di Roberto Malini

La città di Livorno continua a rappresentare un esempio gravissimo di intolleranza verso i Rom e Sinti, punta di un iceberg di pregiudizio che ha sollevato pesanti critiche da parte del Consiglio d'Europa, di Amnesty International e delle principali organizzazioni che tutelano i Diritti Umani. Union Gypsy, Union Romani ed altre associazioni per la salvaguardia dei diritti dei nomadi hanno già manifestato il loro disappunto riguardo alla politica persecutoria adottata nel nostro Paese ed hanno stigmatizzato le molteplici violazioni commesse dalle autorità nei confronti dei genitori dei bimbi assassinati nel rogo di Livorno. Come previsto - e pubblicato - con largo anticipo dagli attivisti del Gruppo EveryOne, Victor Lacatus e Menji Clopotar, dopo aver subito la durezza del carcere, la tortura della separazione dalla mogli, la crudeltà del divieto di piangere sulle tombe dei loro bambini e infinite pressioni (senza che fosse consentita la perizia di una psicoterapeuta del Comitato Etico, volta ad evitarle), hanno scelto l'unica via concessa loro per riacquistare la libertà: patteggiare e riconoscere il "reato" loro ascritto ovvero "abbandono di minori seguito da morte". Laconicamente l'avvocato Callaioli ha dichiarato a La Nazione: "Era l'unico modo di farli uscire". Newsweek, nelle edicole di tutto il mondo questa settimana, ha descritto molto efficacemente il programma di oppressione e annientamento che l'Italia sta conducendo contro i nomadi e la campagna di disinformazione e istigazione all'odio razziale che i media - in sussiego a una classe politica che ha abbandonato da tempo la via del rispetto delle minoranze - stanno portando avanti. Grazie a questa rete di complicità nell'intolleranza, le istituzioni italiane sprecano termini che servono solo a coprire la persecuzione: programmi di integrazione, percorsi di legalità, aiuti ai minori nomadi. Le istituzioni italiane, in realtà, sono state giudicate incapaci di perseguire una politica che rispetti i diritti di Rom e Sinti e i progetti in corso, locali o nazionali che siano, nascondono nuove violazioni. La Vice Segretario del Consiglio d'Europa Maud de Boer-Buquicchio, dopo la morte dei bimbi Rom nel Rogo di Livorno, ha indicato ancora una volta l'unico programma che il nostro Paese dovrebbe seguire, senza inventarsi niente: “Invito le autorità italiane, sia a livello locale, sia nazionale, in coordinamento tra loro, a compiere i passi necessari verso l'integrazione dei Rom adottando piani d'azione globali, incluso campagne di informazione pubbliche per combattere la discriminazione e i pregiudizi profondamente radicati contro i Rom. Vi è un grande bisogno che la gente comprenda chi sono i Rom, e, soprattutto, che cosa non sono. In particolare, l'Italia può imparare molto dall Campagna di sensibilizzazione del Consiglio d’Europa “Dosta!” (“Basta!”) promossa in cinque paesi dei Balcani Occidentali nel 2006 e che sarà estesa in almeno altri sette Stati membri (fra cui proprio l'Italia, ndr) nel 2008". Si torna alla scuola elementare, in fatto di Diritti Umani, altro che riempirsi la bocca con programmi, percorsi e sostegni falsi come chi li promuove!

Nella foto, un articolo che cerca di presentare una forma di repressione (combattere la questua senza offrire sussidi o forme di sostentamento alternative) come un progetto di sostegno ai Rom. Anziché consentire ai bimbi di vivere nelle loro famiglie serenamente, grazie ad aiuti e seri progetti di inserimento professionale, la "task force" provvederà a togliere ai genitori la patria potestà dei piccoli sorpresi a chiedere l'elemosina.

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10 ottobre: nella ricorrenza dello sterminio di 800 bambini Rom ad Auschwitz Victor Lacatus, Menji Clopotar e le loro mogli si accollano la colpa del rogo di Livorno

di Roberto Malini

La Toscana ha una lunga storia di abusi giudiziari (chiamarli errori sarebbe improprio) nei riguardi dei Rom. Già nel 1547 - in data 3 novembre - Firenze pubblicò un "Bando sopra li Zingani et Zingane", che intimava loro di andarsene entro un mese dal loro arrivo nel Ducato, pena, se non avessero obbedito o fossero ritornati, "la prigione o la galera". Un anziano nomade, sopravvissuto al Porrajmos solo per subire altri cinquant'anni di perscuzione, mi disse qualche tempo fa, con un'espressione rassegnata, che di fronte a un giudice lo zingaro ha una sola possibilità: quella di confessare - anche se innocente - e invocare clemenza: "E' come chiedere l'elemosina: non è la solidarietà, ma la pietà che convince il ricco ad aprire la borsa". Il 10 ottobre 2007 si è consumata l'ennesima ingiustizia contro il popolo Rom e i quattro genitori dei bambini assassinati nel rogo di Livorno sono stati costretti a confessare - nel corso del previsto patteggiamento - una colpa che non grava sulle loro coscienze, per uscire dal carcere. La data del 10 ottobre è una ricorrenza importante nella tragica Storia del popolo Rom. Il 10 ottobre 1944, infatti, 800 bambini Rom vennero uccisi nelle camere a gas e bruciati nel rogo dei forni crematori di Auschwitz.

Livorno, 11 ott. (Adnkronos) - Il Gip di Livorno, Rinaldo Merani, ha disposto stamani la scarcerazione dei genitori dei quattro bambini romeni morti l'11 agosto scorso nel rogo della loro baracca alla periferia di Livorno. I quattro genitori hanno patteggiato una pena che varia da un anno e quattro mesi a un anno e sei mesi per l'accusa di abbandono di minore seguito da morte.
Lunedì scorso, nel corso dell'ultimo interrogatorio reso davanti al pm, Antonio Giaconi, i due uomini hanno ritrattato la versione della possibile aggressione e hanno ammesso che l'incendio si è sviluppato in seguito ad una candela lasciata accesa che ha appiccato le fiamme alle masserizie contenute all'interno delle baracche costruite sotto il ponte di Pian di Rota. I quattro romeni avevano detto di essere stati vittima di un'aggressione perchè temevano di essere accusati della morte dei loro figli. La candela sarebbe finita a terra, forse per colpa della presenza di topi o altri animali dentro le baracche.

Nella foto, bambini Rom ad Auschwitz

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Campagna Internazionale contro la pena di morte in Iran

Arsham Parsi, Roberto Malini, Salvatore Conte e Matteo Pegoraro

E' un'iniziativa promossa da IRQO e sostenuta dal Gruppo EveryOne nell'ambito del progetto per i Diritti Umani in Iran. Naturalmente si tratta di una campagna difficile, in cui non possiamo attenderci subito importanti risultati. Però una piccola voce in una vallata, rimbalzando contro pareti titaniche, può diffondersi ovunque, come una manciata di semi trasportati dal vento della vita...

Il 10 ottobre 2007, Giornata Internazionale contro la pena di morte, è iniziata la Campagna contro le condanne capitali in Iran.
Fermiamo le esecuzioni capitali. La pena di morte è una sanzione disumana e contribuisce a una perversa spirale di violenza e odio all’interno della società. Fino ad ora, in nessun Paese al mondo si sono registrati segni di declino nella frequenza dei crimini in conseguenza dell’adozione della pena capitale, e questo è tanto più vero quando i regimi totalitari utilizzano la condanna a morte quale efficace espediente legale per opprimere, soffocare ed assassinare i dissidenti e gli oppositori. D’altra parte, le conseguenze psicologiche delle esecuzioni, nel breve e nel lungo periodo, sono assai dure da sopportare sia per i congiunti delle vittime che per gli esecutori delle condanne. Si aggiunga a questo il fatto che tali esecuzioni riducono fortemente il grado di sensibilità della società contro il manifestarsi di violenza e comportamenti violenti. Nella costruzione di una società civile, di una democrazia ove si realizzi la concreta affermazione dei diritti umani, ove sia garantito il rispetto del diritto di dissenso e quello della libertà di espressione, e dove venga promossa la cultura della non-violenza, la messa al bando della pena di morte rappresenta il primo e più urgente passo.

Noi, i sottoscritti firmatari di questa petizione, possiamo eventualmente possedere differenti visioni politiche, sociali e culturali, ma noi tutti concordiamo senza alcun dubbio su un punto, che è quello dell’importanza di giungere alla piena abolizione della pena di morte, nell’interesse e per amore della società iraniana.

Noi esortiamo ciascuno ad impegnarsi attivamente in una grande universale battaglia contro la pena di morte in Iran, così da aiutarci a raggiungere questo vitale obiettivo, unendosi a noi e agli sforzi e alle speranze di tutti gli iraniani.

Firmiamo l'importante petizione al link: http://www.stopexecution.net/

Traduzione italiana a cura di Salvatore Conte del Gruppo EveryOne
La premessa al testo è di Roberto Malini

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La Sardegna e la donna. Una risposta al verdetto di Hannover

di Alessandro Matta

In Germania un giovane, colpevole di aver umiliata e sottoposta a violenza di gruppo la sua ex fidanzata, una ragazza lituana, ottiene uno sconto di pena da un giudice di Hannover che considera le sue origini sarde come "un'attenuante culturale e etnica". La legale che ha difeso il ragazzo sardo, Annamaria Busia, ha diffuso il testo della sentenza, in cui è scritto che "Si deve tenere conto delle particolari impronte culturali ed etniche dell'imputato. E' un sardo.

Il quadro del ruolo dell'uomo e della donna, esistente nella sua patria non può certo essere considerato come scusante, ma deve essere tenuto in considerazione come attenuante". La Sardegna, che è una regione moderna, in linea con la vita europea sotto l'aspetto dei diritti della donna, viene così colpita un'altra volta da uno stereotipo razzista che dovrà essere quantomeno ritrattato. Non è la prima volta che la Sardegna viene etichettata come terra arretrata e maschilista, dominata da "padri padroni". Continua nella sezione Club

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Newsweek dedica uno speciale alla persecuzione dei Rom in Italia

5 ottobre 2007.
L’articolo di Barbie Nadau si intitola “Nuova Unione, vecchi pregiudizi” e descrive la persecuzione istituzionale che l'Italia conduce contro i Rom e i Sinti, complici i media. Il Gruppo EveryOne, Opera Nomadi e poche altre realtà conducono una difficilissima campagna per la vita e il rispetto dei diritti di queste minoranze, contro il razzismo che cresce e di fatto uccide senza pietà uomini, donne e bambini innocent