Il destino dei profughi afghani

29 dicembre 2008. L'Afghanistan è un Paese in cui è tuttora in corso una catastrofe umanitaria, causata da conflitti, siccità, fame, malattie. Non vi è dubbio che i profughi provenienti da quel Paese abbiano pieno diritto al riconoscimento dello stato di rifugiati, alla protezione umanitaria e all'asilo politico. In Italia, però, gli esseri umani che, rischiando mille volte la vita, riescono a raggiungere il nostro territorio, vengono immediatamente deportati nel Paese di provenienza, quasi sempre verso morte certa. Le organizzazioni per i Diritti Umani che hanno tentato finora di opporsi alle deportazioni hanno ricevuto minacce e intimidazioni pesantissime da parte delle autorità, che non intendono creare precedenti. Il governo e l'opposizione sono assolutamente concordi in queste azioni di rimpatrio coatto che violano la Convenzione di Ginevra e tutte le Carte dei Diritti Umani. I profughi dall'Afghanistan sanno perfettamente che in Italia non sarà loro neppure chiesto se intendono presentare domanda di asilo politico, così si sottopongono a rischi spaventosi per evitare di cadere nelle mani della forza pubblica. Il 21 dicembre si è verificato l'ennesimo episodio di abuso istituzionale delle norme che tutelano i profughi e si è sfiorata l'ennesima tragedia. All'interno di un camion frigorifero austriaco fermo presso una stazione di servizio a Zugliano (Udine), sull’autostrada A 23, erano stipati dieci profughi di nazionalità afghana che sono andati molto vicini alla morte per assideramento. Il camionista, che aveva agganciato al Porto di Venezia, ha scoperto per caso la loro presenza ed è stato possibile salvarli quando già presentavano sintomi evidenti di ipotermia. Sono stati deportati, come di consueto, senza che sia stata loro offerta la possibilità di chiedere asilo. Quando si chiede alle autorità come mai non siano tutelati i diritti di coloro che si rifugiano nel nostro Paese, in base alla Convenzione di Ginevra, si riceve sempre la stessa risposta ovvero che le norme sono sempre rispettate, che ai "clandestini" è fornito un interprete e che nessuno dei deportati ha mai chiesto asilo.

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Ennesimo caso di discriminazione e violazione di ogni diritto umano fondamentale nei confronti di un Rom

Roma, 29 dicembre 2008. Durante la giornata di Natale, un Rom romeno di circa 40 anni ha trascorso alcune ore accasciato sul sagrato della chiesa parrocchiale di Sant'Oreste, in provincia di Roma. Gli italiani gli passavano accanto senza neanche chinarsi per accertare se si fosse sentito male. Stava morendo assiderato, nell'indifferenza della cittadinanza. Per sua fortuna, un turista che si stava recando sul monte Soratte ha notato quel corpo immobile, ha cercato di soccorrerlo e ha dato l'allarme. L'uomo è stato così ricoverato presso l'ospedale di Civita Castellana. Non aveva con sé documenti. I medici hanno riscontrato un forte stato di denutrizione, diverse patologie da precarietà e sintomi di assideramento. Nessuna misura di assistenza è stata assunta dalle autorità per sottrarre l'uomo a uno stato socio-sanitario gravissimo e agli evidenti pericoli di vita che correrà quotidianamente, nella sua condizione. E' uno dei tanti episodi che si verificano in Italia, dove l'odio razziale è divenuto prassi comune, accettata da tutti, e negare i diritti essenziali del migrante o del Rom è la norma, non l'eccezione, persino nel giorno di Natale. Non si conosce in alcuna nazione del mondo civile un grado di persecuzione etnica che possa essere accostato a quanto accade oggi in tutta l'Italia. Persino durante il fascismo, negli anni delle leggi razziali, i servizi sociali e le opere pie provvedevano tempestivamente a soccorrere i poveri, fornendo loro vitto e alloggio nel periodo freddo. R.M.

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I Rom adesso rubano. Se crediamo nei Diritti Umani, dobbiamo farlo anche noi

di Roberto Malini

Roma, 29 dicembre 2008. La Dichiarazione universale dei Diritti Umani afferma che è lecito ribellarsi all'oppressione e alla persecuzione, quando la vita e la dignità di se stessi e dei propri cari è messa in pericolo, quando manca il rispetto dei diritti fondamentali di una persona o di un popolo. Alcuni giorni fa conversavo con un agente di forza pubblica, il quale mi diceva: "Sinceramente, non so come facciano i Rom a sopravvivere, specie adesso che fa freddo. Qui in Italia si sta esagerando con il razzismo e non vedo come possano andare avanti a lungo senza rubare". La risposta è una sola: non possono. Tutti noi che ci occupiamo dei diritti del popolo Rom perseguitato, assistiamo impotenti a una lotta per la sopravvivenza che non ha più leggi, perché di fame, di freddo, di abbandono istituzionale si muore. Impotenti, perché la maggior parte di noi, dopo avere e effettuato interventi umanitari di ogni genere, sopperendo alla latitanza dei servizi sociali e delle associazioni governative o comunque finanziate con denaro pubblico, abbiamo esaurito - o siamo in procinto di esaurire, nel migliore dei casi - ogni risorsa economica personale. Sì, i Rom, adesso, ridotti in condizioni inumane da Istituzioni e autorità, rubano. Rubano, chiedono l'elemosina in maniera "molesta" e partecipano tutti alla questua, anche i bambini, perché i bambini Rom, discriminati e annientati come i loro genitori, sono pienamente partecipi alla tragedia del loro popolo. I Rom stanno annegando nel mare oleoso dell'indifferenza, travolti dalla tempesta dell'odio. Rubano per consentire ai loro malati, ai loro bambini, ai loro cari che tremano di freddo e guardano il mondo materialista con occhi ormai senza speranza di continuare a respirare. Rubano e se noi "attivisti" siamo ancora esseri umani, se crediamo gloriosa l'azione di salvare vite umane innocenti, dovremmo continuare a restare vicini a loro ed essere pronti, a nostra volta, a rubare, a praticare un'elemosina molesta, a ribellarci senza temere per il nostro futuro a tutto questo orrore, a questo razzismo che uccide come i gas di Auschwitz. A Roma le forze dell'ordine hanno controllato ieri decine di Rom in ogni angolo della città, allertate da cittadini che denunciavano furti e tentati furti. Tre giovani "zingare" sono state arrestate. Sotto le loro gonne, violate da mani di sgherri, vestiti e copertine, per sopravvivere qualche altro giorno al freddo artico. Se questo è rubare, chi - fra le persone che non hanno perso la via dei Diritti Umani - vuole essere "guardia" e chi "ladro"?

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Muore a Prino (Imperia) uno dei Sinti più anziani d'Italia

Imperia, 22 dicembre 2008. Carlo B., un Sinto considerato fra i più anziani d'Italia - l'età media di Rom e Sinti è la metà di quella degli italiani - viveva a Imperia e aveva 74 anni. Era povero, emarginato e malato. I familiari l'hanno trovato senza vita all'interno della roulotte in cui era costretto a vivere, in località Prino (Imperia), il 21 dicembre 2008.

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Nei CIE, la Convenzione di Ginevra e le Carte dei Diritti Umani non esistono più

Roma, 29 dicembre 2008. Riproponiamo un articolo firmato da Fulvio Vassallo Paleologo, i cui contenuti sono purtroppo più che mai attuali e di drammatica urgenza. I Centri di Identificazione ed Espulsione, militarizzati e blindati nei confronti dell'opinione pubblica, delle organizzazioni per i diritti umani e dei media, sono luoghi in cui vengono imprigionati e sottoposti a trattamenti inumani e degradanti - in attesa di espulsioni indiscriminate - migranti che in molti casi avrebbero diritto allo status di rifugiati e all'asilo nel nostro Paese e che in tutti i casi sono protetti dalla Convenzione di Ginevra e dalle leggi contro la discriminazione. Considerata la mancanza di un'opposizione rispettosa dei diritti delle minoranze, in Italia, come dimostrato dal precedente governo e dalle sue politiche xenofobe, è necessaria l'istituzione di comitati internazionali di controllo dei CIE, delle carceri, delle comunità di accoglienza per minori, migranti e persone indigenti: luoghi in cui le violazioni dell'autorità nei confronti dell'internato sono ormai la regola, vigendo una pericolosa "legge del più forte" che rischia di affermarsi e di venire esportata - insieme all'atroce xenofobia "made in Italy" - in altri Paesi Ue, con conseguenze letali per la democrazia e le civiltà del continente. R.M.

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La Scavolini, i Rom e gli antirazzisti trionfano nella partita contro l'intolleranza

Pesaro, 28 dicembre 2008. Scavolini Spar Pesaro - Fortitudo Gmac Bologna, la partita dell'antirazzismo è terminata da pochi minuti. La compagine pesarese ha trionfato: 99-72. I rappresentanti della comunità Rom hanno applaudito i virtuosismi di Hicks e Curry, Akindele, Hurd e Myers. La tifoseria della "Vuelle" ha applaudito a propria volta lo striscione biancorosso con la scritta "I Rom di Pesaro e la Scavolini contro il razzismo".

Prima della partita lo speaker aveva annunciato la presenza sugli spalti di Roberto Malini del Gruppo Everyone e di una nutrita rappresentanza della comunità Rom di Pesaro, cui sono stati donati biglietti omaggio. Alcuni bambini, dopo l'annuncio, hanno effettuato il giro del campo esponendo un cartello recante lo slogan della campagna antirazzista della Scavolini: "Tutti diversi, tutti uguali". Fra qualche giorno gli atleti della squadra marchigiana si recheranno presso la fabbrica dismessa dove, in povertà, ma con molta dignità, vivono alcune delle famiglie Rom di Pesaro: "E' una visita a cui teniamo molto," ha detto Rodolfo Filippini, responsabile dei rapporti con le scuole, "perché la nostra squadra vuole rappresentare un esempio di tolleranza per le nuove generazioni: senza questi valori, le vittorie sportive sarebbero ben povera cosa". La notizia riguardante la "partita del'antirazzismo" si è diffusa in tutto il mondo, veicolata, fra l'altro, dai più importanti network che rappresentano il popolo Rom nell'Unione europea, da "O Nevo Drom" a "Roma Virtual Network". Un dossier relativo all'avvenimento è già stato inviato all'attenzione della Commissione europea e del Cerd (Comitato anti-discriminazione delle Nazioni Unite). La Scavolini Basket rappresenta l'anima di Pesaro e ora è auspicabile che le Istituzioni locali seguano il suo esempio e diano l'avvio a un serio progetto di integrazione dei Rom che vivono a Pesaro in condizioni difficilissime.

Nelle foto di Steed Gamero, i rappresentanti Rom di Pesaro con Roberto Malini e Dario Picciau del Gruppo EveryOne

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La Roma dei Rom brucia ancora. E vanno a fuoco i Diritti dell'Uomo

Roma, 27 dicembre 2008. Due bambini di 11 e 13 anni e la loro madre di 40, tutti romeni di etnia Rom, sono rimasti ustionati nell'incendio della loro baracca, questa volta a Trigoria, in via Alvaro del Portillo. I vigili del fuoco hano spento le fiamme e chiamato un'ambulanza, dopo aver verificato che all'esterno del rifugio bruciato stazionavano ancora i ragazzini e la donna, con ustioni sul corpo. Terrorizzati dall'ipotesi di un nuovo controllo poliziesco, i tre si sono convinti solo dietro insistenza a ricorrere alle cure mediche, presso l'ospedale Sant'Eugenio, dato che i loro documenti erano rimasti nella baracca. "Quando siamo senza documenti," ha detto una Romnì della capitale, "gli agenti ci portano in questura, dove ci prendono le impronte, ci fotografano e ci interrogano per ore, ci denunciano per occupazione abusiva e spesso ci minacciano di espulsione. Quando siamo nelle loro mani ci trattano con disprezzo, ci deridono e insultano, a volte ci mettono le mani addosso e non ci lasciano neanche andare in bagno, se abbiamo bisogno. E' naturale che abbiamo paura". L'emergenza umanitaria che il Gruppo EveryOne ha denunciato in tutte le sedi, italiane e internazionali, fin dalla scorsa estate, allertando le Istituzioni riguardo ai rischi che il popolo Rom avrebbe corso nella stagione invernale, se fosse proseguita la persecuzione etnica nei loro confronti, è ormai una gravissima realtà ed è necessario che l'Unione europea la smetta di tergiversare e assuma provvedimenti efficaci, per fermare un genocidio. Roberto Malini

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Sillaba del Mattino

di Emily Dickinson (trad. Roberto Malini)

Quando la Memoria è colma
Chiudila con un Tappo perfetto -
Questa sillaba finissima del Mattino
La pronunciò la presuntuosa Sera -

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La Scavolini Pesaro accoglie i Rom alla partita dell'antirazzismo
Atleti e dirigenti si recheranno quindi a visitare le famiglie "nomadi" per portare loro un messaggio di solidarietà

Domenica 28 dicembre 2008 - ore 18.15 - si giocherà a Pesaro una partita di basket che non sarà dimenticata. L' U.S. Victoria Libertas, conosciuta in tutto il mondo come Scavolini Pesaro, dal nome dello storico sponsor e presidente Valter Scavolini, affronterà all'Adriatic Arena la Gmac Fortitudo Bologna. E' una partita importante per il campionato della compagine pesarese, ma il più grande trionfo la Scavolini l'ha già conseguito, grazie a una scelta coraggiosa della Società e degli atleti, che hanno deciso di promuovere un messaggio antirazzista di cui il nostro Paese e l'Unione europea hanno bisogno. Domenica la Scavolini, in linea con il progetto contro la discriminazione razziale che promuove e a sostegno della campagna per i diritti del popolo Rom promossa dal Gruppo EveryOne, ha accolto ufficialmente - con biglietti omaggio - la comunità Rom che vive a Pesaro sugli spalti dell'Adriatic Arena. I Rom di Pesaro faranno il tifo per i campioni della Scavolini, applaudiranno le prodezze di Curry, Hycks, Hurd, Myers, Stanic, Zukauskas e contemporaneamente esporranno uno striscione con lo slogan "I Rom di Pesaro insieme alla Scavolini contro il razzismo".

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Un altro Rom muore a Roma a causa del freddo e dell'emarginazione

Roma, 26 dicembre 2008. Gli ospedali della capitale ricevono a un ritmo quotidiano, in questi gelidi giorni di primo inverno, decine di senzatetto, italiani, Rom ed extracomunitari, provati da una condizione di povertà, malnutrizione e abbandono insostenibili. E' un campionario di umanità sofferente, cui la precarietà e la mancanza di assistenza sociale rendono ancora più drammatiche la vecchiaia o la fragilità dell'infanzia, le gravi patologie, gli handicap. Roma, come altre città italiane, ha abbandonato la via della solidarietà e del rispetto dei Diritti Umani. Chi frequenta o cerca di soccorrere le minoranze disagiate , si trova di fronte a situazioni da incubo, ove la vita di bambini, donne, uomini non ha più alcun valore. "Decoro urbano", "legalità", "lotta al degrado" sono i nomi in codice dietro ai quali la Istituzioni, le autorità e gran parte dei cittadini - complici molte sedicenti associazioni umanitarie e i media - nascondono la tragica purga che è in corso e provoca un alto numero di vittime innocenti, oltre che situazioni di sofferenza senza limite. Stamattina a Roma ha perso la vita un altro Rom, ennesima vittima di una persecuzione efferata che avviene nell'indifferenza generale e che il nostro gruppo ha tentato di evitare ponendo l'accento già l'estate scorsa sull'emergenza inverno, ma senza altri risultati che la creazione di una rete di attivisti e persone di buona volontà che si impegnano ogni giorno, con le proprie forze, per salvare vite umane nelle diverse regioni d'Italia. Così piangiamo la morte di Srecko Vidic, 38 anni, Rom che vive da anni in Italia, Paese in cui si era rifugiato negli anni 1990, augurandosi di trovare accoglienza o almeno tolleranza. E' morto di freddo e di stenti, in giovane età, ma non per "cause naturali", perché la morìa di rom che caratterizza l'attualità italiana è in realtà un genocidio perpetrato dai nuovi razzisti, eredi dei carnefici che nella prima metà del secolo scorso perseguitarono e funestarono lo stesso popolo cui oggi, nel nostro Paese, è negato ogni diritto civile e umano, a partire dal diritto di vivere. Roberto Malini

Per evitare nuove morti è necessario che gli attivisti organizzino "ronde per la vita", in grado di soccorrere le famiglie Rom presso i loro rifugi di fortuna, di tentare di evitare gli sgomberi brutali mostrando alle autorità le leggi dell'Unione europea, di far sentire un certo grado di solidarietà e appoggio a persone ormai disperate. Questo, oggi, è il solo vero ed efficace antirazzismo. Se desiderate consigli su come organizzare e gestire le "ronde della vita", fronteggiando le intimidazioni e fornendo un supporto costante alle famiglie perseguitate, scriveteci: info@everyonegroup.com

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Rom: muoiono bruciati vivi a Ostia (Roma) una mamma e il suo bambino

Ostia, 26 dicembre 2008. Stamattina, poco prima delle otto e mezza, nella pineta di Castelfusano presso Ostia (Roma), a settecento metri dalla via Litoranea, una baracca abitata da una famiglia romena di etnia Rom ha preso fuoco. Sono bruciati vivi, in modo orribile, una madre e il suo bambino di tre anni. L'intervento dei vigili del fuoco è stato difficoltoso a causa del terreno impervio e coperto di vegetazione. Probabilmente non conosceremo mai le cause del rogo, l'ennesimo rogo che colpisce e funesta la comunità Rom in Italia. Le autorità attribuiscono l'origine dell'incendio a un contenitore di alcool utilizzato dalla donna per scaldare il piccolo. Ricordiamo che l'anno scorso fu lo stesso direttore della Riserva del litorale, Bruno Cignini, ad avanzare sospetti riguardo ai numerosi incendi di baracche abitate da Rom: "A mio avviso," disse, "si tratta di raid attuati da 'sceriffi' che, per un malinteso senso dell' ordine, vogliono allontanare i Rom romeni da Castelfusano". Dopo aver definito il rogo nella pineta di Castelfusano come "una tragedia terribile" il sindaco Alemanno, incredibilmente, ha ribadito che la soluzione al problema dell'indigenza, dell'emarginazione e dei pericoli cui sono sottoposti i Rom nelle baracche "sono gli sgomberi. La piaga degli accampamenti abusivi dentro le aree urbane è una piaga su cui sono già stati fatti molti interventi ma su cui bisogna essere ancora più incisivi". "La Questura," ha spiegato il primo cittadino di Roma, "aveva predisposto un piano che partiva dal Tevere e dall'Aniene, dove sono stati fatti sgomberi di baracche, che poi arrivava sugli snodi del traffico, dove sono intervenuti. L'ultima tappa di questi sgomberi di baracche riguardava proprio le aree periferiche della pineta di Castelfusano".

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Cresce in Europa l'onda del razzismo, che minaccia di travolgere anche la Spagna

Secondo i dati dell'Osservatorio scolastico sulla convivenza, in Spagna due ragazzi su tre non vorrebbero avere un Rom compagno di banco, mentre uno su due non vorrebbe sedersi accanto a un ebreo

L'intolleranza in Europa cresce ogni anno. Se in Italia praticamente la totalità della popolazione è ostile ai Rom e gli episodi di discriminazione e violenza razziale si susseguono ormai a un ritmo quotidiano, mentre crescono gli episodi di omofobia e antisemitismo, la Spagna - spesso considerata un esempio di rispetto delle minoranze nell'Unione europea - assiste a propria volta al riaffiorare di fantasmi inquietanti. Esteban Ibarra (nella foto), presidente del Movimento contro l'intolleranza, denuncia da qualche tempo un atteggiamento di ostilità, da parte delle Istituzioni e della cittadinanza, verso i migranti, i gitani e gli ebrei.

L'ideologia razzista è radicata anche nella penisola iberica e l'esempio italiano, purtroppo, rappresenta un modello per gli intolleranti. Recentemente l'Osservatorio scolastico della convivenza ha pubblicato gli esiti di un'indagine presso i più giovani cittadini spagnoli, che sono inquietanti. Dalla ricerca a campione, risulta, fra l'altro, che due adolescenti su tre non vorrebbero avere un Rom come compagno di banco, mentre un ragazzo su due rifiuterebbe di sedersi, a scuola, accanto a un coetaneo ebreo. "E' un momento difficile per i Diritti Umani in Europa," ha dichiarato Ibarra, "dove si assiste a una crescita sensibile del razzismo e della xenofobia, fenomeni che spesso sono sostenuti da alcune forze politiche, che fanno della xenofobia una bandiera".

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Malyarka

Canzone tradizionale dei Rom della Russia. La breve lirica descrive un "rapimento nuziale". Versione in Italiano di Roberto Malini, con la consulenza di Anton sul testo in lingua Romani.

La piccola Maliarka
Camminava nel bosco,
Il giovane Pachka
Era sulle sue tracce.

Fuggiamo, fuggiamo,
Mia povera bambina
Dentro l'oscurità
Di questa breve notte!

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Rom tenta di seminare la polizia e, in preda al panico, si schianta. E' grave

Roma, 25 dicembre 2008. I Rom che vivono nella capitale sono terrorizzati dalle forze dell'ordine, cha a propria volta non allentano le misure persecutorie nei loro confronti, misure che si concretano in continui controlli, fermi per i motivi più futili o per irregolarità nei documenti, che sono causate dall'incuria delle istituzioni, sia italiane che dei Paesi di origine dei Rom, che non agevolano in alcun modo il rilascio o il rinnovo di passaporti e altri documenti personali. Alcuni mesi fa un ragazzo Rom di 15 anni che vive in uno degli insediamenti a Tor di Quinto mi confidava di come lui e i suoi coetanei fossero riusciti, in diverse occasioni, a seminare, a bordo di scooter, le vetture degli agenti di forza pubblica che li inseguivano. "Ma che cosa avevate combinato?" gli ho chiesto. "Niente. A loro basta vedere che siamo 'zingari' per fermarci o correrci dietro". Stamattina un uomo di 30 anni, di etnia Rom, non si è fermato all'alt della polizia e, a bordo della sua Peugeot rossa, ha tentato di seminare le volanti che si sono messe sulle sue tracce. L'inseguimento è durato qualche minuto, sulle strade dell'Eur e del Laurentino. All'incrocio fra via Laurentina e via dell'Acqua Acetosa Ostiense, però, il fuggitivo ha perso il controllo dell'auto e si è schiantato contro un camion della nettezza urbana. E' rimasto incastrato sotto il veicolo, dove gli agenti l'hanno soccorso e successivamente è stato estratto a cura dei vigili del fuoco dalla vettura accartocciata. Condotto in ospedale in ambulanza, è in gravi condizioni. Le autorità si sono affrettate a comunicare alla stampa che il Rom "era pregiudicato".

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Natale 2008: continua la repressione delle famiglie Rom a Rho

Rho, 23 dicembre 2008. Non è un Natale d'amore, ma di intolleranza razziale, di brutalità verso i poveri e i pellegrini, quello che si appresta a celebrare la città di Rho (MI). Mentre la giunta perseguita con un accanimento spietato le famiglie dell'insediamento di via Sesia, sostenuta dall'intolleranza della cittadinanza, le forze dell'ordine allontanano in questi giorni festivi i pochi Rom che capitano in città, fuggendo da altre purghe e repressioni, senza neppure accertarsi delle loro condizioni sociali e sanitarie o dei loro diritti di movimento sul territorio italiano, trattandosi spesso di Rom romeni. In data mercoledì 17 dicembre 2008 la Polizia Locale di Rho aveva già effettuato due operazioni di sgombero, senza che nessuna voce si levasse ad accertarne le modalità e la legittimità. La prima è stata effettuata in via dei Prati, in base all'Ordinanza di divieto di sosta e di transito sul territorio comunale. Una piccola comunità di Rom di origine serba, che viaggiava a bordo due roulotte e un camper, è stata costretta ad abbandonare la città. Si ricorda che l'Unione europea sancisce il diritto al nomadismo per comunità di questo tipo, che le Istituzioni dovrebbero tutelare e assistere, attraverso la concessione di aree attrezzate e servizi socio-sanitari. La seconda operazione poliziesca, coordinata con il Comando di Polizia Locale di Cornaredo e cui ha partecipato anche la Polizia di Stato, si è svolta alle spalle del cantiere della TAV, in zona di via dei Fontanili, dove è stato proibito a sei roulotte di nomadi di sostare. La carovana si è spostata fuori dai confini della città, dove verosimilmente incontrerà altra ostilità, altre negazioni del diritto alla sosta e all'assistenza. Roberto Zucchetti, Sindaco di Rho, ha commentato le azioni di repressione con queste parole: "Sono nuove conferme della nostra linea di attenzione e di rigore, linea di tolleranza zero che abbiamo deciso di mantenere su questo fronte".

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Natale a Roma, "festa" dell'intolleranza contro i Rom

Roma, Natale 2008. Ecco una sintesi delle più recenti operazioni di sgombero nella capitale, cui vanno aggiunti gli allontanamenti di decine di Rom sorpresi dalle forze dell'ordine per le vie di Roma o, di notte, negli angoli più nascosti e inospitali. 18 dicembre: dopo un'operazione durata 20 giorni, portavoce del sindaco Alemanno hanno annunciato di aver concluso lo sgombero di 37 insediamenti abusivi abitati da famiglie Rom in grave emergenza umanitaria. Quattro squadre anti-Rom hanno evacuato, senza "concedere" alcuna alternativa abitativa né assistenza, le aree verdi vicine a piazzale Clodio, sotto il ponte della Panoramica. 19 dicembre: gli agenti della Polizia dell'Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, diretto da Raffaele Clemente, hanno distrutto 22 insediamenti abusivi presso il Parco dell'Appia Antica e il Parco dell'Appia Nuova. Diverse persone di etnia Rom sono state denunciate per occupazione di suolo pubblico e resistenza a pubblico ufficiale. 20/23 dicembre: oltre venti microinsediamenti, in prevalenza edifici abbandonati, rifugi sotto i ponti e baracche sono stati evacuati in diverse zone della Capitale. Su tutto il territorio romano i Rom sono controllati a tappeto, mentre vengono rilevati nei loro confronti i soliti "reati": occupazione di suolo pubblico e privato, accattonaggio molesto, possesso di beni di proprietà non dimostrabile ecc.

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Un altro giovane gay aggredito e insultato a Milano

Milano, 24 dicembre 2008. Ieri a Milano, in via Santa Sofia, Enzo C., un ragazzo gay di 20 anni, è stato circondato da un gruppo di coetanei, spintonato e insultato. Il 16 novembre scorso, nella stessa zona, un altro giovane gay, Massimiliano Scavia, è stato circondato e picchiato selvaggiamente da una banda di giovani. Ricoverato in ospedale, gli sono stati riscontrati un trauma cranico, la frattura del naso, ferite e contusioni da aggressione altrui alle gambe, al volto e alla schiena, per una prognosi di otto giorni. "Mi hanno chiamato 'frocio di merda,' e mi hanno rivolto altri insulti," ricorda Massimiliano. "Ho avuto la sola colpa di rispondere loro per le rime. Mi hanno colpito con calci e pugni, lasciandomi a terra svenuto per più di mezz'ora. Quando mi sono ripreso e sono tornato a casa, mi hanno portato in ospedale.

Ho deciso di denunciare i miei aggressori e di rivolgere un appello alla città di Milano affinché inizi a combattere seriamente il razzismo e l'omofobia". Enzo è stato più fortunato, perché alcuni passanti si sono fermati e i suoi giovani aggressori sono fuggiti quasi subito. "Sembrava un gruppo di ragazzi normali," ha commentato. "Stavo passeggiando con un mio amico e parlavamo di ragazzi. A un certo punto ho detto che secondo me Pato, il giovane campione del Milan, è il ragazzo più carino del mondo. Mi hanno sentito e si sono scatenati contro di me". Gli episodi omofobici che accadono sempre più frequentemente nel nostro Paese, tuttavia, e che solo di rado divengono di dominio pubblico o vengono denunciati, destano preoccupazione e sono sintomo di come l'intolleranza dilaghi in Italia e colpisca, ormai fuori controllo, le minoranze socialmente emarginate e dunque più vulnerabili. R.M.

Nella foto, Pato

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Nei propositi di fine anno l'Unione europea pone in primo piano l'efficienza delle politiche contro la discriminazione e la repressione del popolo Rom

Bruxelles, 23 dicembre 2008. Dopo il dibattito tenutosi il 3 dicembre nell'Aula del Parlamento europeo, sulla base delle dichiarazioni del Consiglio e della Commissione, l'Unione europea ribadisce, nei programmi di fine anno, l'intenzione di rendere efficienti, monitorandone i risultati, le nuove politiche europee volte a combattere la discriminazione e la repressione del popolo Rom negli Stati membri. Come sollecitato dal Gruppo EveryOne, che ha presentato dossier, documenti e studi sulla condizione dei Rom in Italia, è necessario apportare fin dall'inizio del 2009 modifiche sostanziali al fine di rendere realmente efficiente la strategia europea sui Rom, per opporre una diga alla discriminazione, alla propaganda politico-mediatica di stampo razzista, al mancato rispetto delle Direttive e delle Risoluzioni che tutelano i diritti fondamentali dei Rom nell'Unione e alle azioni di purga etnica che sono ancora effettuate, con particolare accanimento proprio in Italia, e mascherate da operazioni di polizia per la "sicurezza" e il "decoro urbano".

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Milano, le forze dell'ordine minacciano i Rom: "Andatevene prima di Natale o vi distruggiamo le baracche"

Milano, 22 dicembre 2008. In questo gelido mese di dicembre, le forze dell'ordine milanesi hanno setacciato ponti e cavalcavia, case e fabbriche abbandonate, parchi e zone fuori mano, alla ricerca di rifugi di emergenza abitati da famiglie Rom. Abbiamo ricevuto diverse segnalazioni di queste cacce allo "zingaro" tenute dagli agenti, che in nome della città di Milano hanno ordinato ai capifamiglia di mettere insieme le loro povere cose, radunare le famiglie e abbandonare i loro ripari prima del giorno di Natale, pena subire la denuncia per occupazione abusiva di terreno pubblico o privato, l'espulsione nei casi ritenuti passibili di tale provvedimento e la distruzione delle baracche senza preavviso. Alcuni adulti romeni di etnia Rom, pur essendo cittadini Ue, dopo i controlli polizieschi, sono stati condotti nel Centro di permanenza temporanea di via Corelli, dove si trovano ancora in attesa di espulsione. Riguardo a tali casi, stiamo operando per fornire loro assistenza legale adeguata ad evitare un provvedimento che risulta incomprensibile.

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Il Papa attacca l'ideologia "gender" durante il discorso di Natale

Roma, 22 dicembre 2008. Durante l'ascesa del partito nazionalsocialista, la persecuzione dei transgender iniziò già nel 1923, quando circoli, locali, e punti d'incontro frequentati da gay e transgender - o dove si esibivano artisti travestiti, transessuali e transgender - divennero obiettivi per le squadre d'assalto naziste. Dieci anni dopo, il partito della svastica scatenò una brutale purga contro le minoranze sessuali e iniziarono le deportazioni. Nei lager, gay e transgender subirono trattamenti inumani, torture, sterilizzazione coatta ed esperimenti eugenetici. Nonostante l'insegnamento che i testimoni dell'Olocausto ci hanno tramandato, la società moderna, anche quella democratica, non ha cancellato le ideologie intolleranti che furono alla base di quegli orrori, ma ancora oggi ascolta le voci che si oppongono al riconoscimento definitivo delle unioni fra persone omosessuali o transgender e tollera quelle che avversano la depenalizzazione dell'omosessualità nel mondo. E' la Chiesa cattolica, purtroppo, la più convinta portavoce di questo redivivo movimento omofobico. Dopo la posizione contro la moratoria che - nell'àmbito delle Nazioni Unite - intende depenalizzare l'omosessualità, ecco un nuovo attacco, condotto personalmente da Papa Ratzinger, contro l'ideologia "gender". Durante il discorso alla Curia per lo scambio di auguri di Natale, il Pontefice ha affermato che "si tratta di qualcosa che riguarda la fede nel Creatore e l'ascolto del linguaggio della creazione, il cui disprezzo sarebbe un'autodistruzione dell'uomo e quindi una distruzione dell'opera stessa di Dio''. ''Ciò che spesso viene espresso ed inteso con il termine 'gender'," ha precisato il Papa, "si risolve in definitiva nella autoemancipazione dell'uomo dal creato e dal Creatore.

L'uomo vuole farsi da solo e disporre sempre ed esclusivamente da solo cio' che lo riguarda, ma in questo modo vive contro la verità, vive contro lo Spirito creatore. Le foreste tropicali meritano, sì, la nostra protezione, ma non la merita meno l'uomo come creatura, nella quale e' iscritto un messaggio che non significa contraddizione della nostra libertà, ma la sua condizione''.
"Grandi teologi della Scolastica," ha proseguito Ratzinger, "hanno qualificato il matrimonio, cioè il legame per tutta la vita tra uomo e donna, come sacramento della creazione, che lo stesso Creatore ha istituito e che Cristo - senza modificare il messaggio della creazione - ha poi accolto nella storia della sua alleanza con gli uomini. Partendo da questa prospettiva, occorrerebbe rileggere l'Enciclica Humanae vitae: l'intenzione di Papa Paolo VI era di difendere l'amore contro la sessualità come consumo, il futuro contro la pretesa esclusiva del presente e la natura dell'uomo contro la sua manipolazione''. Alfred Breitman - Gruppo EveryOne

Nella foto di Steed Gamero, Eva Robin's nel "Berliner portrait III", un simbolo del "gender" durante la persecuzione nazista

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Giovane marocchino assassinato a Romano di Lombardia (BG)

A Romano di Lombardia (BG) è stato assassinato Abdelkrim Salhi, 30 anni, marocchino, muratore in cerca di lavoro. Il ragazzo, incensurato, è stato ferito in varie parti del corpo e infine sgozzato con una bottiglia spezzata. Sono risultati inutili i suoi tentativi di sottrarsi all'aggressione. Il corpo della vittima è stato notato nei pressi di via Maffi, 16, nel centro storico della cittadina. Le autorità si sono affrettate ad attribuire le probabili resposabilità del delitto a "una lite fra connazionali", ma solo una cosa è certa: la vita, per i migranti, è diventata difficilissima, a Romano Lombardo come in tutto il bergamasco, a causa del razzismo e della xenofobia che raggiungono ogni giorno che passa punte di virulenza sempre più gravi e fuori controllo. A.B.

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Pisa, i Rom romeni chiedono alle Istituzioni il rispetto dei loro diritti fondamentali

Pisa, 22 dicembre 2008. Pisa rigetta i Rom romeni, famiglie che versano in tragiche condizioni socio-sanitarie e che avrebbero necessità di un sostegno urgente e di serie politiche di accoglienza, da parte delle Istituzioni. Invece, profittando del clima di intolleranza razziale che si è ormai diffuso su tutto il territorio italiano, il sindaco Filippeschi attua una politica di "tolleranza zero", giustificando azioni di purga nei confronti di bimbi, donne e uomini poveri ed emarginati come se si trattasse di azioni contro il degrado urbano. "Non possiamo certo permettere che esseri umani vivano in quelle terribili condizioni igieniche," affermano le autorità. Ma la loro lotta non è contro l'indigenza e la persecuzione razziale, ma piuttosto una battaglia spietata contro gli ultimi, i più vulnerabili. L'ordinanza "antibaraccopoli", legge che combatte l'etnia Rom, non è tuttavia un'iniziativa nefanda da ascrivere al solo sindaco, perché nessuna voce di protesta si è levata abbastanza in alto da sospenderla, rilevandone le innumerevoli violazioni delle norme Ue e delle carte dei Diritti Umani. Abbandonati a se stessi, nonostante gli incontri con le autorità (un atroce "classico" italiano: le istanze dei Rom vengono ascoltate dai politici, che spendono vuote promesse e poi procedono, appena possibile, con gli sgomberi-pogrom), i Rom di Pisa hanno scritto una lettera alle Istituzioni cittadine.

Continua nella sezione Wacthing the Sky

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"Makwan, lettera dal paradiso" al Florence Queer festival

Firenze, dicembre 2008. Il video poema "Makwan, lettera dal paradiso", di Dario Picciau e Roberto Malini, è diventato un simbolo per gli attivisti iraniani che si battono contro il regime del presidente Mahmoud Ahmadinejad e dell'integralismo in Iran e per i movimenti che si impegnano per i diritti GLBT e soprattutto per la depenalizzazione dell'omosesualità nel mondo, proposta dalla Francia sulla base di una mozione-petizione rivolta alla Nazioni Unite, promossa dal Gruppo EveryOne e subito sottoscritta e raccolta dal Ministro degli Esteri francese Jean-Matthieu Bonnel.

Il 3 dicembre il cortometraggio è stato proiettato nel corso del Florence Queer Festival 2008, suscitando come sempre commozione per la sorte del ragazzo gay impiccato dai boia iraniani nel dicembre del 2007 e indignazione per la sorte che colpisce tanti omosessuali innocenti, ogni anno, nei Paesi dove impera l'integralismo islamico. Alfred Breitman

Nella foto, il simbolo della campagna per la vita di Makwan, promossa dal Gruppo EveryOne e sostenuta dalle più importanti organizzazioni internazionali per i Diritti Umani

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Intimidazioni nei confronti degli attivisti: l'Italia come l'Iran?

Pesaro, Firenze e Teheran, 21 dicembre 2008. Il Gruppo EveryOne rende pubblica l'enorme difficoltà che hanno gli attivisti italiani a operare per la tutela dei diritti delle minoranze, in particolare di Rom, migranti di colore e senzatetto. La propaganda intollerante che le Istituzioni, supportate dai media, conducono da alcuni anni e in particolar modo dal 2006, hanno "rieducato" le forze dell'ordine ad agire con metodi durissimi nei confronti delle persone e delle comunità che intendono colpire, applicando ordinanze spesso inique ed effettuando controlli a tappeto, talvolta con maniere minacciose o violente. Nei confronti degli attivisti sono usati metodi altrettanto intimidatori, specie quando gli uomini e le donne che si occupano di diritti umani chiedono conto dell'operato di agenti che talora si comportano come "sgherri". Non è raro che in seguito alle proteste legittime, gli attivisti subiscano atti di violenza o fermi di polizia, controlli, avvertimenti relativi a inesistenti "ipotesi di reato".

Accade, inoltre, che auto delle forze dell'ordine o agenti in borghese facciano "sentire" agli attivisti la loro presenza, attraverso poste e pedinamenti il cui scopo non è quello di rimanere segreti, ma di "farsi notare". La situazione dell'attivismo italiano comincia a somigliare pericolosamente a quello di Paesi in mano a regimi dittatoriali, come l'Iran. E' di ieri la notizia che le forze dell'ordine iraniane hanno fatto irruzione preso la sede del Circolo dei difensori dei diritti dell'uomo a Teheran, il cui presidente è il Premio Nobel per la pace Shirin Ebadi (nella foto). La vicepresidente del gruppo, Marghes Mohammedi, ha comunicato che la polizia ha chiuso gli uffici: "Poliziotti in divisa e in borghese," ha dichiarato l'attivista, "si trovano attualmente nei nostri uffici e stanno facendo un sopralluogo. Non hanno esibito alcun mandato, ma ci hanno comunicato solo il numero di tale mandato". Il Premio Nobel si trova all'interno dei locali". "Non abbiamo altra scelta che lasciare gli uffici," ha detto la Mohammedi, "perché la polizia ci ha detto di farlo senza opporre resistenza". Presso il Circolo, era in programma domenica pomeriggio una cerimonia per celebrare il 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani. Roberto Malini

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Rom

di Salvatore Armando Santoro

Noi siamo come gli uccelli
e voliamo su tutti i cieli,
come i camosci saltiamo,
liberi,
scorrazzando sulle Alpi,
noi non conosciamo confini.
La nostra patria è il mondo,
il filo spinato non ci ferma,
neppure il mare ci spaventa.
Le Colonne d’Ercole
noi le abbiamo superate
prima che gli altri popoli
le scoprissero.
Hanno cercato di fermarci,
nei campi di sterminio chiusi,
nei forni crematori ci hanno polverizzati,
ma noi esistiamo ancora,
oggi.
Noi continuiamo a volare
come gli uccelli nel cielo,
continuiamo a scorrere
instancabili sulle Alpi
e nessuno potrà bloccare,
mai,
la nostra fame di libertà.

Foto: "Il lungo cammino" di Steed Gamero

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Fermiamo lo "sgombero di Natale" dei Rom di Pisa

di Don Agostino Rota Martir

Pisa, 20 dicembre 2008. La città di Pisa è quanto mai generosa nell’organizzare conferenze, dibattiti e forum sull’immigrazione, sul valore di una società interculturale che si sta delineando a vari livelli: lavorativo, culturale, sociale, scolastico. Non mancano appelli alla difesa dei diritti degli immigrati per favorire un’integrazione capace di valorizzare le diversità culturali e che eviti le derive razziste. In genere tutto questo rimane come sospeso, quando i soggetti in causa sono le popolazioni Rom presenti nel territorio Pisano, anzi si assiste ad un tacito consenso degli stessi organizzatori di questi convegni, quando l’Amministrazione di Pisa prende provvedimenti, apertamente discriminatori verso i Rom. Mentre a Pisa settimana scorsa si svolgeva uno di questi convegni (sponsorizzato anche dall’Amministrazione) il sindaco Marco Filippeschi firmava un’ordinanza indirizzata ai Rom (senza mai citarli!) che, di fatto, autorizza sgomberi di accampamenti abusivi, allontanamento di nuclei famigliari, il divieto di costruire nel territorio comunale baracche, innalzare tende, e prefabbricati, come pure il semplice parcheggio di camper, veicoli e roulotte: “Indipendentemente dalla natura pubblica e privata del luogo.” Un’autentica dichiarazione di guerra a chi vive ai margini della città! E’ il regalo di Natale che il sindaco intende offrire alla cittadinanza pisana, e visto il tempo di strettezze economiche, senz’altro apprezzerà questo slancio così “disinteressato “ in nome della sicurezza e della legalità del primo cittadino..ma ne siamo certi?
“Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo”. (Vangelo di Luca 2, 6-7)
Per il sindaco forse il Natale è solo una semplice favoletta... ma la sua ordinanza lo rende quanto mai attuale e reale! Sgomberare i poveri a colpi di ordinanza e di ruspa demolire le loro umili e a volte dignitose baracche, continuare ad escludere i Rom criminalizzandoli a giorni alterni, significa estromettere quel Gesù, Figlio di Dio che oggi continua a bussare alle porte della nostra città, sempre costretto a nascere e vivere fuori la città o sotto i ponti. Esorto tutti ad inviare una email al sindaco di Pisa Marco Filippeschi, per mostrare il nostro “sdegno Natalizio” per questa ordinanza che penalizza in primo luogo i Rom e gli immigrati in genere, chiediamo più coraggio alla politica perchè sia capace di “disgelare” l’inverno dei poveri. Chiediamo espressamente al sindaco di lasciare vivere in Pace il Natale ai Rom, che sono tra coloro che realmente lo celebrano sulla loro pelle, e forse lo meritano più di noi, ma senza dubbio più del sindaco di Pisa!
Email sindaco Pisa: segreteria.sindaco@comune.pisa.it

Email Consiglio Comunale Pisa: m.scaramelli@comune.pisa.it

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Opinioni sulla "Città dal cuore di metallo"

Ho ricevuto e ricevo diversi messaggi a commento del pezzo "Città dal cuore di metallo". Sono riflesioni che mi fanno sentire la vicinanza di persone animate da uno spirito civile, antirazzista e democratico. Riporto qui di seguito il messaggio del prof. Luigi Campanella, Presidente della Società Chimica Italiana. R.M.

Caro Roberto, ho letto la tua lettera con particolare sentimento perchè mi capita - per fortuna non spesso - di vivere qui a Roma esperienze analoghe. Credo che non dobbiamo stupirci: molti elementi sono contro di noi (intendo contro persone che la pensano come te e come me), ma dobbiamo impegnarci sempre, le occasioni nella giornata sono tante, perchè prevalgano atteggiamenti più rispondenti alla carità (intesa per amore) cristiana - per chi ha un credo religioso - o umana per tutti. Io ho visto che in alcuni ambienti in cui svolgo la mia attività - sono un professore universitario di Chimica, peraltro Presidente di un'importante Società Scientifica del nostro Paese - si sta instaurando un sistema di centri attivi nella Società che cercano di fare cambare le cose. Speriamo e lavoriamo senza mai avere paura di dimostrare come la pensiamo, in tutte le occasioni che si presentano. Buon Natale.

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Il Vaticano dice "no" alla depenalizzazione dell'omosessualità. E' necessario che la società democratica e civile si discosti da tale posizione. Dal Gruppo EveryOne la mozione per una Direttiva europea sui pari diritti delle persone omosessuali

del Gruppo EveryOne

Città del Vaticano, 19 dicembre 2008. Il Vaticano ha assunto recentemente posizioni coraggiose contro l'intolleranza che colpisce in Italia i Rom e le minoranze razziali invise al potere razzista. E' un atteggiamento lodevole, ma la Chiesa cattolica deve evolvere i propri orizzonti anche sotto altri aspetti che riguardano i diritti dell'uomo e - dal punto di vista religioso - l'amore per il prossimo scevro da pregiudizi medievali. In un editoriale non firmato apparso nell'Osservatore Romano, il Vaticano attacca nuovamente la mozione promossa dalla Francia, sottoscritta da 66 paesi, compresa l'Italia, e presentata ieri all'Assemblea generale dell'Onu per depenalizzare l'omosessualità nel mondo. La Santa Sede, spinta da un'antica, irrazionale omofobia, nega i valori fondamentali della civiltà e della stessa umanità: la dignità, la libertà, la stessa vita umana. Sono questi i valori che sono negati nei Paesi dove gli l'omosessualità è perseguitata alla stregua di un crimine. Per giustificare il mancato appoggio della Santa Sede alla mozione, l'Osservatore Romano afferma che la finalità del documento non è quella di tutelare il diritto alla libertà di scelta sessuale, ma piuttosto di cancellare le differenze tra maschio e femmina, di legittimare le unioni gay e di attentare alla libertà religiosa di quelle confessioni che si opponessero a tale progetto. L'editoriale del giornale del Papa è di fatto un delirio perverso, che riporta a ideologie inquisitoriali e può essere spiegato solo da una forma distorta di autoflagellazione attraverso la quale la Chiesa intende punire con una severità spietata quella disposizione all'omosessualità che permea lo spirito di uomini e donne costretti da norme arcaiche e rigorose a vivere - dalla mattina alla sera, dalla giovinezza alla vecchiaia - in comunità dove il "bene" e il "bello" che circondano ciascun individuo sono esclusivamente maschili o femminili. E' ormai necessario che la società democratica e civile si ponga al riparo da una simile influenza e riconosca alle persone omosessuali, già perseguitate con accanimento e ferocia in diverse epoche della Storia, gli stessi diritti riconosciuti alla maggioranze eterosessuale, a partire da un pieno riconoscimento giuridico delle unioni fra persone che si amano e desiderano condividere l'esistenza, anche se appartengono allo stesso sesso. In quest'ottica, il Gruppo EveryOne sta elaborando una bozza di mozione per una Direttiva europea sui pari diritti delle persone omosessuali, che sarà sottoposta all'inizio del nuovo anno al Parlamento e al Consiglio dell'Unione europea.

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A Foggia l'ennesima tragedia: un bimbo Rom di due anni e mezzo muore bruciato vivo. E' emergenza umanitaria per l'insediamento

Foggia, 20 dicembre 2008. Abbiamo denunciato, anche negli ultimi giorni, l'atteggiamento di rifiuto e persecuzione delle autorità di Foggia nei confronti dei Rom, trattati come esseri senza diritti, vessati, sgomberati dai loro miserabili rifugi. Nel foggiano, gli "zingari" sopravvivono in condizioni drammatiche, senza alcuna assistenza socio-sanitaria né mezzi di sussistenza, sottoposti a continui controlli polizieschi. Sono stati scacciati a centinaia; gli altri vivono nel terrore di veder arrivare, al mattino presto di qualsiasi giorno, gli agenti di forza pubblica, con un'ordinanza di evacuazione. Una nuova tragedia si è verificata venerdì intorno alle sei e mezza del pomeriggio nel campo "nomadi" che si trova in località Borgo Arpinova, alla periferia di Foggia, dove abitano circa duecento Rom di origine macedone, fra cui 67 minori.

Un incendio, forse provocato dal corto circuito di una stufetta - questo almeno è il primo responso delle autorità - ha bruciato più di venti abitazioni di fortuna, fra roulotte e baracche. Geylo, un bambino di due anni e mezzo è morto fra le fiamme, orribilmente, all'interno di una roulotte. Il papà della piccola vittima è riuscito a mettere in salvo i due fratellini maggiori, ma non ha potuto evitare la morte i Geylo. Dieci persone sono rimaste intossicate; decine di persone sono rimaste senza tetto. Nel 2004, dopo un altro terribile incendio, la comunità Rom, che allora viveva in un insediamento in via San Severo e contava più di quattrocento persone, fu obbligata a trasferirsi presso l'inospitale sito di Borgo Arpinova. Nel 2006 un bambino Rom di dieci anni perse la vita nella stessa località, annegato in una vasca per l'irrigazione. Anche allora i rappresentanti del campo protestarono per le terribili condizioni dell'insediamento, troppo piccolo, abbandonato dalle Istituzioni e inadeguato ad allevare bambini.

Nella foto, bambini Rom a Foggia

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Napoli e i colori dell'odio

Napoli, 19 dicembre 2008. Natale 2008 non si avvicina certo nel segno dell'amore verso il prossimo. A Napoli, in via Toledo, la manifestazione musicale "Napoli a colori. La musica come arte della convivenza etnica", autorizzata dal Comune e promossa dall'Assessorato alle politiche sociali, che avrebbe dovuto suggellare l'amicizia fra i cittadini partenopei e gli immigrati si è trasformata in uno scontro all'insegna dell'odio razziale.

Alcuni musicisti senegalesi e di altri Paesi africani, abbigliati con le vesti tradizionali, si esibivano percuotendo ritmicamente djembe e conga, per contribuire ad "aprire nuovi spazi di comunicazione tra cittadini autoctoni ed immigrati, in un momento storico in cui la crisi economica ed il disagio che colpiscono il paese finiscono per alimentare pericolosi momenti di tensione ed intolleranza" secondo quanto prevedeva il programma della manifestazione. Improvvisamente un gruppo di commercianti ha iniziato a inveire contro i suonatori, insultandoli e invitandoli con rabbia a "tornarsene in Africa". L'atteggiamento degli italiani si è fatto tanto minaccioso da provocare l'intervento degli agenti della Guardia di finanza. Alfred Breitman

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Città dal cuore di metallo

Pesaro, 18 dicembre 2008. E' una triste giornata di pioggia. No, non è la pioggia che la rende triste. Siamo noi, noi italiani, noi esseri umani, cui nessuna pioggia può lavare via l'immondizia del razzismo, dell'intolleranza, dell'odio. Un'ora fa ero seduto al tavolino di un bar, qui a Pesaro, insieme a un mio caro amico. Entravano persone di tutte le età, alcune si soffermavano solo per un attimo, il tempo di chiudere l'ombrello, controllare se i pacchi natalizi si fossero bagnati, rassettarsi e uscire di nuovo, sotto l'acqua scrosciante. A un certo punto è entrato un uomo di colore, sui 35 anni, che vendeva ombrelli. Voleva solo attraversare il bar, passare da una porta e uscire dall'altra, percorrendo pochi passi all'asciutto. Il barista, dietro il banco, si è alzato in punta di piedi, ha assunto un tono minaccioso e gli ha gridato: "Te lo dico per l'ultima volta, tu qui non devi proprio entrare". I clienti annuivano, fissando l'uomo con ostilità. Una donna ha bisbigliato la "solita" frase: "Non se ne può più. Ma perché non se ne tornano a casa loro". A capo chino, l'uomo stava per uscire, quando l'ho chiamato: "Ehi, perché non ti siedi con noi e non bevi un caffè?". Lui ha sorriso, ha esitato qualche istante, poi si è rassicurato, accorgendosi che eravamo realmente amichevoli, e si è seduto. Preferiva un cappuccino, che ho subito ordinato: "Un cappuccino per il signore". Gli altri clienti erano sbalorditi. Guardavano i baristi con espressioni interrogative, cariche di sdegno. Sembrava di essere a Montgomery, in Alabama, negli anni 1950. L'uomo sorseggiava il cappuccino e sorrideva. Continua nella sezione Arte e Cultura

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I Rom e il gioco del calcio

Da un articolo di Nicolás Jiménez González, Union Romani

Barcellona, 15 dicembre 2008. Recentemente il comitato dell'organizzazione FARE dell'Uefa, riunito a Bratislava, ha diramato un comunicato nel quale si denuncia il razzismo e la situazione di discriminazione che colpisce i Rom nello sport più popolare d'Europa, nonostante un numero considerevole di atleti Rom nelle principali divisioni dei diversi campionati continentali e delle nazionali. La discriminazione non riguarda solo l'est europeo, ma anche l'Italia, la Spagna e altre nazioni, spesso con il beneplacito dei governi. Rom e Sinti sono costantemente diffamati dai media, messi in relazione con la cronaca nera e le miserie umane, mentre sono dimenticati quando compiono imprese degne di nota, nella vita professionale, culturale, artistica e sportiva (in Italia la dodicenne Rebecca Covaciu, giovane artista di straordinario talento, vive ancora sotto i ponti ed è volutamente ignorata da giornali, televisioni e critici d'arte, ma è stata accolta presso uno dei più importanti Istituti d'arte italiani, dove studia con profitto, in attesa delle prime personali di pittura e disegno, che si terranno a partire dall'inizio del 2009 in prestigiose gallerie d'arte. Ndr). I Rom son presenti in forze nelle squadre di calcio, ma i tifosi spesso non sanno di applaudire i loro virtuosismi.

In Italia, il Bologna è allenato dal Rom Mihajlovic, l'Inter si avvale delle magie" di Ibrahimovic (probabilmente il più grande calciatore del pianeta) e conta sulla classe di giocatori di origine Rom come Quaresma e Stankovic. La Roma ha Vucinic, il Milan e la nazionale italiana il sinto Andrea Pirlo. Il comunicato Uefa contiene una testimonianza riguardante manifestazioni di intolleranza proprio nei confronti del fuoriclasse rossonero: "Abbiamo sentito un gruppo di tifosi, forse di estrema destra. lanciare proclami e minacce di estrema gravità nei confronti del grande giocatore Andrea Pirlo, campione del mondo con l'Italia: 'Non vogliamo uno zingaro nel Milan. Non vogliamo zingari a Milano'". Alcuni mesi fa il Gruppo EveryOne denunciò pubblicamente cori dello stesso tipo che offendevano il giocatore. Alcuni giornalisti telefonarono agli attivisti pieni di indignazione, ma non per gli insulti razziali. Ritenevano infondate le notizie relative all'origine sinta di Pirlo, che secondo loro non sarebbe 'zingaro', ma 'italiano al cento per cento'. Il rapporto del FARE, manifestando preoccupazione per l'intolleranza nei confronti dei Rom in Europa, ricorda alcuni grandi campioni Rom del presente e del passato: Jesus Navas, Carlos Muñoz, Rafael Van der Vaart, Banel Nicolita detto "Jardel", il manouche Eric Cantona (nella foto), Milan Barros, Zvonimir Boban, Tomaso Vailatti, il Rom italiano Gigi Meroni, Telmo Zarra, Gheorghe Hagi, il Pallone d'Oro Hristo Stoichkov e molti altri.

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Carrara: la destra annuncia con una campagna di propaganda antizigana lo sgombero dei Rom. La sinistra tace (acconsente?)

Carrara, 12 dicembre 2008
Riguardo ai Rom del Lavello, a Carrara, sinistra e destra, dopo proclami diversi - la prima promettendo accoglienza, la seconda annunciando "tolleranza zero" - sembrano ora darsi la mano, preannunciando uno sgombero senza alternative sociali. L'alternativa, sempre più debole e improbabile, è l'assegnazione di abitazioni, vincolate tuttavia alla sottoscrizione di un patto fra le famiglie Rom e le Istituzioni locali. Ricordiamo che i "patti di solidarietà" sono in realtà regolamenti razziali, limitativi delle libertà di coloro che coattivamente li sottoscrivono. Il 25 novembre i consiglieri della Destra hanno diramato una nota in cui, giustificando il provvedimento con la serie completa dei pregiudizi che circondano i Rom in Italia, chiedono a gran voce la "linea dura", consistente nell'evacuazione delle famiglie, senza alcuna alternativa abitativa. Le "forze" di sinistra non hanno stigmatizzato in alcun modo né le minacce né la propaganda antizigana della loro "controparte politica". Eccone un campionario: "gli zingari sono una piaga egiziana per la sicurezza e la vivibilità di un territorio come il nostro"; "gli zingari del Lavello devono essere cacciati perché non meritevoli della nostra solidarietà e buona accoglienza"; "gli zingari sono dei benestanti, sfoggianti di catene d’oro, macchine lussuose di ogni genere, case e ville sparse nel territorio, tutto esentasse, dato che del loro lavoro, se così lo vogliono chiamare, non emettono fattura e non dichiarano nessun patrimonio". I comitati di cittadini, da parte loro, minacciano di "dare fuoco" al campo "nomadi". Alfred Breitman

L'insediamento Rom del Lavello: http://it.youtube.com/watch?v=p6hHi-KYRKo

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Rom a Foggia: lo "sgombero di Natale" causa una vera e propria emergenza umanitaria

Foggia, 11 dicembre 2008. Gli ultimi settanta Rom romeni sono stati costretti ad abbandonare alcuni edifici rurali e baracche alla periferia di Foggia, dopo che il Tribunale del capoluogo di provincia pugliese aveva decretato lo sgombero dell'insediamento, in seguito alla denuncia del proprietario del campo e degli edifici occupati. Successivamente polizia e Amica, l'azienda locale di nettezza urbana, hanno distrutto le baracche e "bonificato" la zona. Nei mesi scorsi diversi episodi di intolleranza avevano caratterizzato i rapporti fra la città, le Istituzioni e i Rom, molti dei quali avevano già fatto ritorno in Romania. Lo sgombero è arrivato, come una misura inutile e crudele, proprio mentre alcune associazioni locali avevano programmato un rimpatrio umanitario delle famiglie, che si trovano ora in una situazione di pericolo a causa dell'indigenza, dela mancanza di mezzi di sostentamento, del clima di razzismo che li circonda e della presenza di quasi trenta bambini. L'atteggiamento persecutorio nei confronti di Rom e migranti in difficoltà del centrosinistra foggiano, che alle dichiarazioni antirazziste di facciata fa seguire vere e proprie azioni di vessazione razziale, è sconcertante. Alfred Breitman

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A Parigi una delegazione di Rom chiede giustizia davanti alla sede della Commissione europea

Parigi, 10 dicembre 2008. Alcuni Rom romeni che vivevano in Italia fino a qualche mese fa, hanno trovato rifugio a Parigi, dove il trattamento che subiscono non raggiunge mai le punte di persecuzione che caratterizzano l'Italia, ma dove vi sono ancora tanti passi da percorrere, perché si possa parlare di inclusione e uguaglianza sociale. Mercoledì 10 dicembre circa 300 Rom di origine romena, bulgara e slovacca hanno maifestato davanti alla sede che rappresenta a Parigi la Commissione europea, per chiedere con fermezza l'interruzione delle procedure di espulsione, un trattamento umano e l'acceso libero al mercato del lavoro. Anche in Francia vi sono luoghi entro i quali le famiglie Rom vivono sotto sorveglianza, non possono ricevere visite ed è difficile entrare anche per i giornalisti.

Lo Stato non consente a queste persone di lavorare, ma chiede a ognuna di loro 30 euro mensili. Non è una situazione tollerabile e il Gruppo EveryOne si unisce alla protesta. Alcuni rappresentanti della comunità Rom romena che vive a Parigi, dopo aver abbandonato l'Italia a casusa della persecuzione, hanno chiesto ai leader del Gruppo EveryOne di incontrare le autorità e la stampa locale per testimoniare la tragedia umanitaria subita e la necessità di libertà, uguaglianza e rispetto sul territorio francese per inserirsi proficuamente, svolgendo attività utili e portando il contributo della loro cultura a Parigi e in Francia. L'incontro si farà nei primi mesi del 2009. R.M.

Fonte della notizia riguardante la manifestazione di Parigi e della foto: La Voix des Rroms

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Allarme rosso per il Casilino 900

E' necessario evitare che l'amministrazione romana attui un progetto iniquo, che sembra tuttavia sempre più probabile. Lottando in ogni sede, insieme ad altre organizzazioni e reti di attivisti, in primis il Coordinamento Nazionale Antirazzista "Sa Phrala" e i gruppi attivi nella capitale, abbiamo evitato per almeno tre volte che l'insediamento venisse sgomberato senza che ai residenti fosse concessa un'alternativa decorosa di alloggio. Abbiamo condotto a Roma e presso il campo ben due delegazioni della Commissione europea, sollecitato l'intervento del Cerd, Comitato contro il razzismo delle Nazioni Unite e presentato 35 denunce per violazioni istituzionali contro persone che vivono al Casilino 900 alla Corte europea per i diritti umani e alla Corte penale internazionale de l'Aja. Nonostante tutte queste azioni a tutela dei diritti delle famiglie che vivono al Casilino e nonostante aver svelato pubblicamente e in anticipo sugli eventi (leggasi retata con immensa eco mediatica del 2 dicembre scorso), in ogni dettaglio, i reali progetti delle Istituzioni per annientare circa duecento famiglie Rom, gli aguzzini non recedono dai loro propositi ingiusti e disumani e cercano di giustificare un pogrom gettando il fango della calunnia su tali nuclei familiari, trasformandoli agli occhi dell'opinione pubblica in bande malavitose. Bisogna resistere, a costo di ricominciare tutto da capo, ma non lasciare la gente del Casilino 900 nelle mani di chi architetta la sua distruzione. Una cosa è certa: nelle zone oltre il grande raccordo anulare, i cittadini non vogliono che sia istituito il nuovo Casilino. Tantomeno nelle aree limitrofe alla periferia est di Roma. La via virtuosa, anche per risarcire in misura minima un gruppo di persone emarginate ormai da quarant'anni, perseguitate negli ultimi due, sarebbe quella di lasciare loro l'attuale sito, investendo per costruire un villaggio di qualità. Per la cronaca, ecco il parere di una cittadina di Guidonia, pubblicato dal Messaggero, di fronte alla notizia del possibile trasferimento del Casilino 900 nel suo comune.

Continua nella sezione Watching The Sky

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Performance a favore di Obama dell'artista sociale Alfred Breitman: "L'Arte dei diritti umani sostiene il Presidente USA"

Berlusconi mette in mostra un orologio con Obama sul quadrante e ride con i suoi compagni di partito. L'artista Alfred Breitman regala a Obama un orologio con Berlusconi papalino

Bruxelles, 11 dicembre 2008. Silvio Berlusconi mostra ai suoi seguaci di Forza Italia e del Pd, nonché ai cronisti italiani un orologio sul cui quadrante appare il Presidente Barack Obama. E ogni volta, giù risate. «Non lo indosserò: l'ho portato per far ridere i colleghi,» afferma. E' un orologio da polso blu con stelle rosse e bianche ed il volto del presidente eletto degli Stati Uniti. I politici non italiani e i cronisti stranieri scuotono la testa, ma il premier continua nel suo discutibile show. Oggi l'artista sociale Alfred Breitman ha inviato al Presidente Usa copia della "notizia" tradotta in inglese e un orologio su cui è rappresentato Berlusconi in versione "papalina". "E' per farlo sorridere un po'," ha dichiarato Breitman, che è un sincero ammiratore di Obama.

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Un altro sgombero-pogrom a Roma

Roma, 9 dicembre 2008. Una vasta operazione di polizia è in corso a Roma da stamattina, condotta da oltre cento agenti di polizia, corpo forestale dello Stato, esercito e servizi sociali del comune. E' iniziato di fatto lo sgombero-pogrom di 20 insediamenti Rom che si trovano all'interno di quattro riserve naturali: Monte Mario, Pineto, Tenuta dei Massimi e Valle dei Casali. Le operazioni metteranno in mezzo alla strada da 600 a 700 Rom, fra cui bambini, donne incinte, malati gravi, mentre le previsioni del tempo annunciano un abbassamento della già rigida temperatura di oggi.

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Roma. Stanziato un altro milione per i pogrom contro i Rom

Roma, 7 dicembre 2008. Il nuovo prefetto, Giuseppe Pecoraro, annuncia i progetti che la città di Roma intende condurre a termine in tempi brevi. Come ai tempi del nazionalsocialismo e della Guardia di Ferro, la "questione Rom" non prevede programmi di integrazione, assistenza socio-sanitaria e valorizzazione della cultura del popolo Rom. Al contrario, saranno creati in luoghi fuori mano alcuni "siti attrezzati", strutturati come ghetti, con pesanti norme restrittive della libertà, controlli polizieschi e segregazione. Tali campi di concentramento, tuttavia, saranno destinati solo ai più "fortunati" fra i Rom; per gli altri, i pochi superstiti ancora accampati in campi ed edifici "abusivi" sono previste le solite brutali operazioni di sgombero - veri e propri pogrom o "disinfestazioni" - senza alternativa di alloggio. Il prefetto, però, si lamenta, perché mancano i fondi necessari all'attuazione delle evacuazioni: "Il milione di euro stanziato per Roma," afferma Pecoraro, "su questo fronte, ancora non c'è".

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Torino. Un Rom assassinato e due feriti da aggressori armati di coltelli e motosega. Tragedia dell'emarginazione o peggio?

Torino, 7 dicembre 2008. Tragedia dai contorni difficili da chiarire, a Torino, nel campo Rom dell'Arrivore. Di certo, le condizioni di povertà ed emarginazione in cui vive la comunità Rom torinese è causa di quotidiana disperazione, di quotidiano timore verso un futuro che il razzismo e la xenofobia rendono sempre più incerto.

Alcuni Rom hanno subito, ieri notte, un'aggressione da parte di ignoti armati di coltelli e di una motosega. Un uomo è stato assassinato, altri due, fra cui una donna, feriti. Un terzo Rom ferito si è allontanato dal campo. A.B.

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Da dove cominciare, per combattere razzismo e omofobia in Italia, come chiede l'Unione europea?

Riceviamo dalla Delegazione italiana del Gruppo socialista presso il Parlamento europeo il testo della dichiarazione di Maria Grazia Pagano, Pd-Pse, Commissione per le Libertà civili, la giustizia e gli affari interni. Abbiamo inviato le nostre considerazioni e alcune proposte ai membri della Commissione che ci paiono sinceramente sensibili alla necessità di adeguarsi alla linea Europea, che non concede più spazio all'odio razziale e omofobico.

Dichiarazione di Maria Grazia Pagano

Bruxelles, 5 dicembre 2008. "Il razzismo e la xenofobia non hanno posto in Europa": è questo il messaggio che l'Unione Europea lancia all'indomani del Consiglio dei 27 ministri della Giustizia che introduce sanzioni fino a 3 anni di carcere per chi incita pubblicamente alla violenza e all'odio. Ma io direi di più: il razzismo, l'omofobia e le discriminazioni di ogni sorta non hanno dimora in una UE che ad una legislazione già avanzata in materia di diritti di cittadinanza aggiungerà presto una direttiva, attualmente all'esame del Parlamento Europeo, contro ogni forma di discriminazione.

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E' offensivo affermare che l'elemosina è una "tradizione" dei Rom?

4 dicembre 2008
Si discute sulla sentenza della Cassazione, che a giudizio di alcuni attivisti Rom sembra contenere elementi di razzismo, secondo altri vuole semplicemente impedire nuove forme di persecuzione contro individui innocenti. Noi concordiamo con quest'ultima linea di pensiero. E' basilare rendersi conto che il Italia quasi il cento per cento dei Rom romeni e la maggior parte degli altri vive grazie all'elemosina e che nel corso della Storia l'accattonaggio ha consentito ai Rom, durante le persecuzioni, di sopravvivere. Leggendo le cronache del giornalista francese Albert Londres (1884-1932), ci si renderà conto che la stessa cosa avveniva per gli ebrei dell'Est europeo, negli anni 1920 e 1930. Anche i Rabbini ebrei consideravano sacra l'elemosina, in quanto permetteva agli ebrei poveri di sopravvivere e di mantenere le loro famiglie. Il Buddismo, il Cristianesimo e l'Induismo hanno l'elemosina fra le loro sacre tradizioni, tanto che essa è alla base della Virtù Teologale della Carità, mentre Buddha e Shiva sono presentati iconograficamente come mendicanti. I popoli che hanno vissuto povertà ed emarginazione conoscono la figura "tradizionale" del mendicante e spesso attribuiscono un valore religioso a tale figura. Nei presepi napoletani del 1700 non manca mai la figura del bambino mendico, così come il culto cristiano di Santa Cecilia onora l'immagine della santa con il Bambino nei panni di mendicanti. La Cassazione, esprimendo il suo giudizio, intendeva questo e la sua sentenza non contiene elementi discriminatori, ma cerca di limitare le persecuzioni giudiziarie. In italiano "tradizione" e "Storia" sono spesso usati come sinonimi. Anche questo può essere considerato un passo - che non tutti comprenderanno - verso l'emancipazione e vi sono sentenze analoghe, in altri periodi storici, che hanno aperto le porte al dialogo fra oppressori e vittime di persecuzione, quindi alla tolleranza. Roberto Malini

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Manghel: non è cultura, ma Storia del popolo Rom

4 dicembre 2008
Manghel. I nostri articoli suscitano reazioni differenti, in misura equivalente. Chi si scandalizza, dicendo che i Rom sono parassiti - visto che, in Italia, tutti loro chiedono l'elemosina - e chi esprime solidarietà. Fra questi, Stefano C.: "Mi associo al mille per mille. Esistere non è un reato, chiedere il pane non è reato.
Gesù era dalla parte degli ultimi, dei poveri, delle prostitute, dei reietti, degli emarginati. Evidentemente il suo insegnamento non ha fatto alcuna presa nei neri cuori di certi politici e dei benpensanti". Viviamo un momento durissimo per il popolo Rom e si preannunciano tempi ancora più difficili. Chi non conosce la spietatezza della strada fa fatica a considerare l'elemosina come una possibile "cultura". Eppure, Buddha, Cristo e persino il potente Shiva appaiono spesso, nei libri e e nelle iconografie sacri, quali mendicanti. Sicuramente il "manghel" fa parte - se non della tradizione - almeno, di sicuro, della Storia dei Rom come di quella degli ebrei che vivevano nei ghetti e nelle comunità ebraiche durante le leggi razziali.

L'elemosina è stato il mezzo di sopravvivenza estremo con cui tante generazioni di Rom perseguitate sono sopravvissute. L'elemosina, in questo mondo terribile, rappresenta l'ultimo barlume di solidarietà e, come il Vangelo la pone fra le attività sante, così la cultura contemporanea deve considerarla come simbolo dell'ingiustizia sociale, ma - in sé - come un diritto di chi è povero e non come un crimine. Ricordare nella cultura l'elemosina, il manghel, è come ricordare la povertà, la sofferenza dei popoli. Credo che la Cassazione intendesse questo, quando ha ridotto la pena della mamma Rom sorpresa a mendicare con il suo bambino e la sua sentenza è, senza dubbio, coraggiosa. Personalmente, credo che tutti noi, dai presidenti ai re, da chi non valuta la caducità della vita umana ai più poveri fra i poveri, siamo tutti mendicanti, perché i giorni della nostra vita sono le monete di tutto il "gruzzolo" che possediamo e non sappiamo quante monete riceveremo ancora, all'alba di ogni giorno, tendendo la mano verso il futuro. Roberto Malini

Nelle foto, il Buddha mendicante; Bambino mendicante di un Presepe del 1700; L'elemosina di santa Cecilia (oggi la Santa verrebbe tratta in arresto e condannata al carcere e il Bambino affidato a una comunità).

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Rom e "manghel", Gruppo EveryOne: "Meglio i tempi di Erode che quelli di Berlusconi, Maroni e dei sindaci sceriffi"

Roma, 2 dicembre 2008. "La Corte di Cassazione, con la sentenza di assoluzione di una donna Rom dal reato di induzione in schiavitù perché aveva effettuato la questua col suo bambino, non ha fatto altro che cancellare una sentenza iniqua, simile a centinaia di altre sentenze discriminatorie a causa delle quali donne e uomini Rom innocenti languiscono in carcere, mentre i servizi sociali hanno sottratto illegittimamente i loro bambini". Lo dichiarano i leader del Gruppo EveryOneRoberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, in risposta alle dichiarazioni del ministro Maroni e dell'on. Gasparri, che invitano i sindaci a vietare nelle ordinanze comunali l'accattonaggio in attesa dell'approvazione in Parlamento di una legge che 'tuteli i minori, sfruttati in modo così indegno'. Continua nella sezione Watching The Sky

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Francesco Rutelli chiede pene durissime per i Rom che fanno "manghel" con i loro bambini. Contemporaneamente, le Istituzioni si preparano a colpire, dopo una campagna di propaganda antizigana, il Casilino 900

del Gruppo EveryOne

Da qualche tempo si annunciava una nuova offensiva contro il popolo Rom. La stampa e le televisioni, nonostante gli ammonimenti dell'unione europea e le nuove norme contro il razzismo, hanno ripreso a diffondere, ingigantiti, episodi che vedono i Rom nelle veste di protagonisti negativi. La stessa sentenza della Cassazione, che ha ridotto la pena comminata a una madre Rom, costretta dall'indigenza e dall'abbandono sociale a mendicare e sorpresa a fare "manghel", è stata usata dal movimento razzista per promuovere odio nei confronti dei Rom "sfruttatori di bambini", secondo lo stereotipo dell'intolleranza.

Si ricorda che nella cultura Rom, l'elemosina non è un delitto, ma ha un valore evangelico e sociale; grazie al "manghel" il popolo, sempre perseguitato per motivi razziali attraverso i secoli, è riuscito a sopravvivere e i bimbi Rom sono orgogliosi di partecipare a questa attività che salvò la vita a tante generazioni di "nomadi". Condannare un Rom per il "manghel" non è lontano all'idea di condannare un ebreo perché si reca in sinagoga a pregare e chiedere aiuto a Dio. L'elemosina non fa parte della cultura Rom, perché i Rom, da sempre, cercano di ottenere condizioni di vita identiche agli altri popoli, ma sicuramente fa parte della loro Storia, quale estremo mezzo di sussistenza per generazioni. In Italia ne sono rimasti pochi, di Rom. Quelli provenienti della Romania se ne sono andati, costretti dalle vessazioni istituzionali, dalla violenza, dalle malattie, dalla sottrazione di minori da parte dei servizi sociali, dal puro razzismo.

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Christian Chivu denuncia il razzismo in Italia

Cristian Chivu, campione romeno dell'Inter, denuncia con molto coraggio il razzismo che dilaga in Italia. "Smettiamola di nasconderci. Di razzismo in Italia ce n'è e tanto," afferma amareggiato dalle pagine di GQ. Poi continua il suo accorato sfogo: "È possibile che i romeni siano solo delinquenti? Facile catalogare un intero popolo per colpa di qualche mela marcia, che c'è ovunque. Quando qualcosa va storto e c'è di mezzo un romeno, il titolo è solo per lui. In tutti gli stadi mi gridano: 'Zingaro, vai a fare il muratore'. Di tutto. Credi che mi dia fastidio? Là dietro i palazzoni dove sono cresciuto c'erano tanti ragazzi Rom. Mi sono sempre trovato benissimo con loro, 'Zingarò per me non è un'offesa". La pressione cui è costretto il difensore nerazzurro rappresenta, anche se in minima parte, perché il fuoriclasse ha le spalle coperte, l'angoscia di tanti ragazzi Rom e romeni che vivono in Italia. A Pesaro, lo scorso agosto, un ragazzino Rom è stato cacciato con i soliti insulti antizigani da un gruppo di coetanei italiani, che giocavano a pallone nel prato vicino alla "palla di Pomodoro".

Il giovane, peraltro calcisticamente assai dotato - prima di venire in Italia con la famiglia, aveva giocato nel Dacia Unirea Br?ila - aveva chiesto se poteva unirsi a loro per qualche passaggio. A Milano la maggior parte delle squadre giovanili, comprese le parrocchiali e quelle "multietniche", tendono a rifiutare con vari pretesti l'iscrizione dei ragazzi Rom. "Anche in Romania siamo discriminati, " mi racconta un giovane Rom, "tanto che i tifosi di squadre come lo Steaua intonano cori razzisti quando una squadra avversaria scende in campo con un giocatore 'zingaro'. Ma in Italia è molto peggio, perché siamo allontanati, a volte con insulti, a volte con la violenza, anche dai campetti cittadini, dagli oratori, dalle spiagge. Nessuno, in Italia, vuole giocare a calcio con un Rom". Cristian Chivu ricorda, nella sua intervista, un episodio risalente a due anni fa, che lo amareggiò più dei cori intolleranti: "Nel periodo in cui si parlava del mio trasferimento all'Inter. Facemmo un allenamento a porte aperte alFlaminio, davanti a 25 mila persone. Mi massacrarono d'insulti. Chissà perchè, quando ti fischiano gli avversari, non li senti, ma quando è il tuo stadio a fischiare, li senti tutti. L'unico che mi colpì, però, fu quello di un mio concittadino che, in romeno, mi gridò: 'Mi vergogno di essere romeno'". R.M.

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Amo il Popolo delle Stelle

di Angela

Amo il popolo delle stelle, i figli del vento,
non so perché, ma è stato sempre così,
fin da bambina.
Mi vesto come loro e sto vicina a loro,
parlo con loro e mi fido di loro.
Forse in altra vita... ero una di loro.
Se non fossero tenuti ai margini,
se non si mentisse sulla loro natura
e sulla loro cultura,
se la necessità non li costringesse a deviare,
tutto il mondo li chiamerebbe "amici".
Invece li chiamano "ladri" e "parassiti",
ma quale popolo non ha i suoi ladri?
E poi... non sono "parassiti" i politici?
La verità è che ci sono "poveri ladri"
e "onorevoli ladri", in questo mondo
che ha scelto di adorare una verità capovolta.

Nella foto, alcuni Rom al Corteo antirazzista di Roma (8 giugno 2008). Foto Steed Gamero

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I bambini Rom e la lezione del Mangel

di Roberto Malini

L'elemosina è sacra, per i bambini Rom, perché rappresenta il sacrificio di generazioni intere, che sono riuscite a sopravvivere proprio grazie a quell'attività. Il Vangelo attribuisce un valore di santità alla questua, così come i testi dell'Islam e dell'Induismo. E' solo una questione di cultura attribuire al Mangel una valenza negativa, mentre assistere alla coazione scolastica, dove insegnanti, spesso nevrotici, impongono ai bambini i loro metodi didattici e le loro idee, la loro "disciplina", la loro infelicità ci pare una bella cosa. I bimbi Rom sono felici di restare accanto ai loro papà e alle loro mamme, durante l'attività della questua: per loro è scuola di vita, perché la società razzista non offrirà loro alternative, salvo snaturarli ed eradicarli. No, l'elemosina scomparirà naturalmente quando vi sarà giustizia sociale, quando finiranno le azioni di persecuzione, gli sgomberi simili a pogrom, le iniquità poliziesche e giuridiche contro un popolo. L'accattonaggio si ridurrà quando il materialismo egoista, razzista e classista lascerà il posto alla solidarietà, unico antidoto contro l'indigenza.

La gente si scandalizza se un bimbo Rom chiede l'elemosina, ma non fa nulla per avvicinare i suoi genitori e tentare di seguirli nella vita, aiutandoli a cercare casa e lavoro. E' uno scandalo ipocrita, emanazione (esalazione) di sepolcri imbiancati. E' moralmente preferibile evitare di scandalizzarsi e allungare una moneta alle piccole e grandi mani tese che ce la chiedono. Il vero scandalo, la vera aberrazione è il comportamento delle autorità, quando mettono i bambini in mezzo alla strada, degli ospedali e dei servizi sociali che li rifiutano, dei benpensanti che assistono indifferenti a quelle azioni disumane, come facevano i loro simili e precursori, durante l'Olocausto e gli altri periodi di persecuzione delle minoranze Rom e non Rom. I bambini Rom hanno in Italia una mortalità 15 volte superiore a quella dei bambini italiani. Nel solo 2008 oltre 15mila bambini Rom sono stati sgomberati e messi sulla strada, al freddo, senza mezzi di sussistenza né aiuti socio-sanitari. Questa è la vergogna e solo un razzismo cieco e disumano come quello che imperversa oggi in Italia impedisce a una parte del popolo italiano e ai loro inqualificabili governanti di vedere con chiarezza l'evidenza della realtà.

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Cassazione annulla la condanna a cinque anni della mamma del bimbo Rom che mendicava a Caserta

Roma, 29 novembre 2008. Come abbiamo già scritto più volte e ripetuto in ogni sede, compresa la Commissione europea, il "mangel", l'attività di questua dei Rom fa ormai parte della travagliata Storia di quel popolo, dopo secoli di segregazione, schiavitù e persecuzione da parte delle nazioni europee. Costretti a vivere ai margini dei margini della civiltà, i Rom hanno fatto proprio un valore che riconoscono tutte le grandi religioni e che si riassume nelle parole di Gesù, tradotte correttamente: "Beati i mendicanti". Con una decisione coraggiosa, la Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d’Appello di Napoli che aveva condannato Mia, una madre Rom sorpresa dalle forze dell'ordine a fare accattonaggio con il figlio di quattro anni. In primo grado la donna aveva ricevuto una condanna a 6 anni per riduzione in schiavitù e maltrattamenti in famiglia. In appello la Corte non aveva ravvisato i maltrattamenti, ma confermava la riduzione in schiavitù, riducendo la pena a 5 anni. La Cassazione ha cancellato quella sentenza iniqua, simile a centinaia di altre sentenze discriminatorie a causa delle quali donne e uomini Rom innocenti languiscono in carcere, mentre i servizi sociali hanno sottratto illegittimamente i loro bambini, affidandoli a comunità o famiglie. La Corte di Cassazione ha precisato che Mia non faceva parte "di un’organizzazione volta allo sfruttamento dei minori" ma mendicava per povertà. Inoltre, faceva la questua con il figlio soltanto dalle 9 alle 13, quindi non esiste "quella integrale negazione della libertà e dignità umana del bambino che consente di ritenere che versi in stato di completa servitù," come affermava la sentenza precedente. I giudici della Suprema corte hanno concluso sentenziando che "non si possono criminalizzare condotte che rientrino nella tradizione culturale di un popolo". Centrodestra e centrosinistra, che hanno basato campagne elettorali, propaganda mediatica e operazioni di persecuzione nei confronti delle famiglie Rom proprio sull'assioma "mengel=sfruttamento" sono insorte, riproponendo i loro pregiudizi e la loro ignoranza riguardo alla Storia e alla cultura del popolo Rom. Sbagliano. Sbagliano in malafede, perché la sentenza della Cassazione è una scintilla di civiltà e di verità nell'attuale buio che circonda i diriti delle minoranze etniche. Ripropongo qui di seguito un mio breve articolo di qualche mese fa, quando commentai l'appello dei vescovi italiani rivolto ai sindaci: "non criminalizate i mendicanti". Roberto Malini

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Approvata legge Ue contro razzismo e xenofobia: fino a tre anni di carcere a chi diffonde ideologie intolleranti

del Gruppo EveryOne

Bruxelles, 28 novembre 2008. L'Europa riconosce con un'importante decisione le istanze che la rete di organizzazioni per i Diritti Umani portano avanti da anni, fra mille difficoltà, in un'epoca inquietante, che ha visto riaffiorare e affermarsi ancora una volta lo spettro dell'odio razziale. Abbiamo temuto fino ad oggi che l'annuncio di Jacques Barrot, commissario Ue alla giustizia e alla sicurezza, non sarebbe ancora giunto, a causa delle pressioni che le forze politiche intolleranti esercitano anche sugli organismi dell'Unione europea. Invece possiamo festeggiare, con le forze politiche antirazziste che non ci hanno delusi: PSE, ALDE, Verts/ALE, GUE/ NGL e altre. I ministri della Giustizia dell'Ue hanno approvato la decisione quadro contro razzismo e xenofobia, con la quale si introducono sanzioni fino a tre anni di carcere per chi incita pubblicamente alla violenza o all'odio razziale. "Il razzismo e la xenofobia non devono avere posto in Europa", ha dichiarato Barrot, "e vanno puniti severamente, con misure dure ed efficaci, perché l'intolleranza è una violazione diretta dei principi di libertà, democrazia e rispetto dei diritti umani e libertà fondamentali sui quali è fondata l'Unione europea". I ventisette Paesi membri dovranno ora recepire, entro due anni, nella loro legislazione questa norma europea. Il fenomeno dell'intolleranza razziale diffusosi a macchia d'olio in Italia, soprattutto nei confronti dei Rom, ha avuto un ruolo importante in questa decisione della Commissione europea e il voluminoso dossier contenente centinaia di articoli, locandine e dichiarazioni di politici italiani ha costituito un'evidenza che non si poteva ignorare. Così, finalmente, un progetto europeo che è stato presentato nel 2001, ma che finora era rimasto nel cassetto, diviene uno strumento elettivo per combattere le più odiose forme di discriminazione e violenza, che colpiscono i comparti più vulnerabili della società europea. La nota emanata dalla Commissione precisa infatti che le sanzioni prevederanno "il carcere da uno a tre anni per chi incita pubblicamente all'odio razziale e alla xenofobia anche attraverso la diffusione di testi scritti, foto o altro materiale diretto contro un gruppo o una persona individuata per la sua razza, colore, religione, origine nazionale o etnica oppure tollerano, negano e minimizzano in maniera grossolana crimini di genocidio, contro l'umanità e di guerra".

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Il Premio Minerva 2008 a Viktória Mohácsi, per il suo impegno a tutela del popolo Rom perseguitato

Lunedì 1 Dicembre, alle ore 20.30, la Galleria Doria Pamphili di Roma ospiterà la diciannovesima Edizione del Premio Minerva. Il Premio Minerva si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed è patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministero per le Pari Opportunità, Provincia di Roma, Regione Lazio, Assessorato alla Cultura Comune di Roma e CNR. Fondato nel 1983 da Annamaria Mammoliti, direttrice dell’omonima rivista, il Premio è un riconoscimento istituito nel 1983 ed assegnato a Donne che operano nei campi del "Sapere" e rappresentano esemplari modelli femminili per le capacità professionali e la positività di cui sono portatrici, valorizzando il proprio patrimonio di umanità, conoscenza, tolleranza e laboriosità.

Il premio consiste in una spilla in oro e pietre preziose raffiguranti la testa di Minerva disegnata per il Premio dal Maestro Renato Guttuso. Il Premio Minerva 2008 sarà assegnato a Inge Feltrinelli, Melania De Nichilo Rizzoli, Margherita Parrilla e - per la politica dei Diritti Umani - a Viktória Mohácsi. Il riconoscimento all'europarlamentare di etnia Rom è particolarmente significativo ed attesta le tappe fondamentali che Viktória Mohácsi ha conseguito, con il suo impegno politico e umanitario, verso il riconoscimento dei diritti del popolo Rom nell'Unione europea, in un periodo difficile, in cui i germi del razzismo, della xenofobia e dell'antiziganismo - che sono particolarmente virulenti proprio in Italia - producono effetti devastanti. Il prestigioso riconoscimento internazionale è andato, negli anni scorsi, a donne che hano fornito un contribulto fondamentale al genio e allo spirito umanitario del continente europeo e del mondo intero, da Simone Veil a Gisele Halimi; da Elsa Morante a Margherita Hack; da Ursula Hirschmann Spinelli ad Agnese Borsellino e Maria Falcone; da Lucia Bosè a Tullia Zevi.

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Bologna. Quattro poliziotti, inchiodati da una videocamera, indagati per abusi e violenze su giovani Rom

Bologna, 25 Novembre 2008. Le organizzazioni per i diritti umani raccolgono ogni anno decine e decine di segnalazioni di abusi e violenze perpetrate da agenti delle forze dell'ordine nei confronti di bambini, donne e uomini di etnia Rom. Il caso di Stelian Covaciu e della sua famiglia, picchiati e intimiditi da agenti di polizia a Milano, non è certo un episodio isolato. La sola differenza, rispetto a tanti altri eventi simili e anche più gravi, risiede nel fatto che Stelian ha avuto il coraggio di denunciare i suoi aguzzini, subendo conseguenze terrificanti, perché gli agenti sono tornati a cercarlo più e più volte, costringendolo a fuggire insieme ai suoi cari, come animali braccati. Personalmente, ho assistito a episodi di brutalità incredibile, durante sgomberi e operazioni di pubblica sicurezza. In quei casi, sono sempre riuscito a fermare gli agenti violenti, frapponendomi a fare da scudo alle vittime con il mio corpo e ricordando, nello stesso tempo, agli aguzzini il loro giuramento di "servire e proteggere" e le possibili conseguenze delle loro azioni.

Il mio gruppo ha presentato prove e testimonianze di abusi polizieschi alle autorità dell'Unione europea, essendo purtroppo costume di quelle italiane coprire i misfatti degli uomini in divisa, anziché stigmatizzarle e punirle, come sarebbe necessario per salvaguardare l'integrità delle istituzioni di pubblica sicurezza.
A Bologna quattro poliziotti del Reparto Mobile sono da oggi oggetto di indagine da parte del pm Antonello Gustapane per arresto illegale, calunnia, falso ideologico, lesioni aggravate e frode processuale. Le accuse riguardano una rissa con tre Rom davanti a una discoteca di Casalecchio di Reno, nella notte tra il 7 e l'8 ottobre 2008. In genere la parola dagli agenti, in questi frangenti, è legge e gli sfortunati Rom che cadono nella loro trappola subiscono pestaggi e condanne per direttissima, spesso a pesanti pene detentive, nonostante siano completamente innocenti. In questa occasione, però, si è verificata una coincidenza tanto rara quanto preziosa: il filmato registrato da una telecamera, infatti, dimostra al di là di ogni dubbio che i Rom non avevano effettuato alcuna rapina né aggredito nessuno, al contrario di quanto verbalizzato dagli agenti. Lieto fine - salvo nuovi insabbiamenti - di un caso (questo caso) su cento, perché in genere gli agenti violenti si assicurano di non essere videoripresi, quando commettono i loro abusi. In quest'occasione, però, comunque vada a finire, almeno i tre Rom iniquamente accusati di un grave reato non subiranno l'ennesima ingiustizia. R.M.

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Due episodi simultanei di razzismo a Pesaro e Varese

26 novembre 2008. Due episodi di razzismo, egualmente sintomatici della regressione civile, morale e spirituale in cui si trova il nostro Paese. A Pesaro, mentre il Gruppo EveryOne e alcuni (pochissimi) cittadini stanno investendo impegno, energie e risorse economiche per mettere al sicuro, una dopo l'altra, le famiglie perseguitate in città (basta digitare le parole "rom" e "pesaro" in qualsiasi motore di ricerca per rendersi conto del grado di discriminazione e odio razziale che il capoluogo marchigiano ha raggiunto), una giovane Rom è stata pesantemente insultata, in pieno centro, da due giovani razzisti. Si è allontanata da loro di corsa, in lacrime. Un episodio non certo isolato, perché a Pesaro sembra di essere tornati agli anni in cui il Resto del Carlino propagandava ideologie antiebraiche e xenofobe.

A Ghirla, frazione di Valganna, in provincia di Varese, quattro giovani italiani hanno aggredito a pugni e sputi un cittadino del Bangladesh, all'interno di un locale dove l'uomo era entrato per vendere fiori. Sia a Pesaro che a Varese, i testimoni hanno assistito alle scene di intolleranza senza accennare ad alcuna reazione, completamete indifferenti. "Non siamo razzisti," aveva affermato un agente di Polizia municipale qualche giorno fa, "ma Pesaro non ha una tradizione di accoglienza e i Rom spaventano i cittadini. Non stupitevi se sindaco e assessori rifiutano di incontrare gli attivisti per i diritti umani: questa è la politica di una giunta rossa 'sui generis'. A buon intenditor...". Varese, in quanto a intolleranza, non è certo da meno e, anche nel caso della città lombarda, basta digitare "varese" e "razzismo" per avere davanti agli occhi un significativo campionario di eventi legati all'odio razziale e alla xenofobia. A.B.

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Giustizia per Andrea Severi, martire dell'intolleranza

26 novembre 2008. Abbiamo inviato la seguente email ai quotidiani locali (Rimini e Romagna) e nazionali, alle televisioni, alle radio, alle autorità riminesi e della regione Emilia-Romagna, subito dopo aver letto e ascoltato le prime notizie riguardanti il tentato omicidio, a Rimini, del senzatetto Andrea Severi. L'abbiamo inviata per evitare che gli organi di informazione e i politici minimizzassero un caso di atroce disumanità, basata sulla discriminazione di coloro che la società emargina. I primi trafiletti sui giornali locali, i primi comunicati passati in sordina dai media, se non discolpavano gli autori del crimine, cercavano tuttavia di trasformare la loro spaventosa azione nella "ragazzata" di quattro giovani incensurati e di buona famiglia, in nessun modo ispirati da ideologie politiche o discriminatorie. Insieme a noi, altri attivisti hanno tempestato redazioni e sedi politiche di proteste verso un approccio informativo tanto morbido e riduzionista. Si è levato così un coro di voci che chiedevano giustizia, voci che hanno costretto giornalisti e autorità a modificare il tenore difensivo dei loro articoli e interventi. Ora i quattro giovani mostri sono dietro le sbarre e la sostanza della loro "impresa", come liquame, galleggia sul mare di Rimini, mandando un fetore morale (mortale) che tutti possono avvertire. Stavolta non vi sarà insabbiamento.

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Troppi romeni muoiono in Italia

2 novembre 2008. Muore in ospedale, a Napoli, uno dei quattro romeni rimasti feriti a Latina, in seguito al crollo di una palazzina, provocato dall'esplosione di una bombola. Altri due romeni di 18 e 39 anni, coinvolti dalla stessa esplosione, sono ricoverati al centro grandi ustionati di Pisa, in gravi condizioni. 4 novembre 2008. S.T., romeno 39enne, è trovato morto nel bosco di Polverino, fra Piverno e Sonnino (LT). Misteriose le cause del decesso. Forse un'overdose, secondo le autorità. 9 novembre 2008. Un ragazzo romeno 18enne rimane ucciso in una rissa, a Roma, davanti al teatro Ambra Jovinelli, nel quartiere Esquilino, sgozzato con il collo di una bottiglia. Il giovane giunge in ospedale già privo di vita. 13 novembre 2008. Il romeno Costantin Hilhor, 43 anni, viene trovato senza vita nel suo appartamento di Vieste, nel quartiere Ottocentesco. Le circostanze delle tragedia non sono chiare; le autorità, in attesa dei risultati dell'autopsia, ritengono che l'uomo sia morto per intossicazione da alcool.

16 novembre 2008. Muore a Milano di fame e freddo - come riferiscono alcuni suoi parenti - una donna romena di etnia Rom, che viveva all'aperto con la famiglia in zona Cascina Gobba. 17 novembre 2008. Un romeno 33enne è trovato morto sul ciglio di una strada a San Vittorino Romano, nei pressi di Roma. IL corpo dell'uomo è devastato e presenta fratture al bacino e agli arti. Secondo i carabinieri, l'uomo è stato ucciso da un'auto pirata. 23 novembre 2008. A Pisa, sul confine con Livorno, esplode una villetta a un piano, abitata da una famiglia di origine romena. I vigili del fuoco attribuiscono le cause probabili della deflagrazione a una fuga di gas. Muore il capofamiglia, 39 anni, mentre i vigili del fuoco traggono in salvo la moglie di lui e i loro figli, di 6 e 12 anni. Sono solo alcuni dei drammi che hanno colpito la comunità romena e Rom in questo mese di novembre. E ogni mese le innumerevoli tragedie della miseria, dell'esclusione sociale, della discriminazione si ripetono, in un rosario - di cui non si vede la fine - di vite perdute e disperazione, mentre i rigori dell'inverno già aleggiano su un mondo di famiglie derelitte che non posseggono i mezzi necessari a fronteggiarli. Alfred Breitman

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Lettera aperta a Davide Del Vecchio, Assessore ai Servizi Sociali e alle Politiche per la Solidarietà di Fano

Fano, 22 novembre 2008
Egregio Assessore Davide Del Vecchio, in questi giorni la Commissione europea discute i provvedimenti da attuare verso l'Italia per le politiche governative e locali che combattono i comparti più deboli della società, a partire dai Rom e dai senzatetto. Ho letto, con tristezza, l'articolo pubblicato dall'edizione locale del Carlino di oggi. E' ormai evidente che i media diffondono odio e intolleranza verso gli esseri umani più vulnerabili, presentandoli secondo un'odiosa propaganda discriminatoria: le famiglie Rom sono descritte come bande di criminali e non come esseri umani in tragiche condizioni; i migranti sono "invasori" dediti ad attività illecite; i senzatetto sono così "per scelta" e costituiscono un pericolo pubblico. La verità la esprimono i numeri del Viminale, del Rapporto Censis, delle organizzazioni per i diritti umani. Furti, rapine e scippi sono in prevalenza azioni compiute da italiani; gli omicidi avvengono per la maggior parte all'interno delle pareti domestiche; il crimine, in Italia, è gestito dalle mafie, che si avvalgono di manovalanza nostrana e straniera. Non solo, perché come ricordato ieri da Roberto Saviano all'Unione europea, l'Italia è il più grosso esportatore mondiale di criminalità.

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Nel 70° anniversario delle Leggi razziali

Per i pochi antirazzisti che lottano quotidianamente con le armi - ormai disperate - della nonviolenza, al fine di limitare la tragedia della persecuzione di Rom e migranti in Italia, risulta drammaticamente surreale leggere le dichiarazione delle autorità italiane durante le commemorazioni del 70° anniversario delle Leggi razziali del 1938. I numeri riguardanti le vittime della persecuzione razziale in corso oggi, nel 2008, sono superiori a quelli di settant'anni fa, eppure i rappresentanti delle nostre Istituzioni hanno il coraggio di stigmatizzare, rivolgendosi al popolo italiano e riferendosi a "quegli anni", i fenomeni del razzismo e della xenofobia.

Giorgio Napolitano - che, rispetto alle altre voci del coro, almeno sembra inconsapevole, probabilmente a cagione dell'età, del nuovo Olocausto che si consuma in Italia - ha pronunciato oggi le seguenti parole, scoprendo a Roma una lapide dedicata alle "scuole di emergenza", create nel 1938 per accogliere studenti e docenti ebrei espulsi dalle scuole pubbliche: "Esperienze esemplari, che dimostrano come debba rimanere il dovere comune della memoria, affinche' mai piu' si ripetano xenofobie, razzismi e discriminazioni". A.B.

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Rom. Milano, piazza Duomo, graffito antirazzista di Alfred Breitman e del Gruppo Watching The Sky

Milano, 18 novembre 2008 (da Indymedia Svizzera). Un graffito dell'artista sociale Alfred Breitman in piazza Duomo - raffigurante una grande ruota rossa, simbolo del popolo Rom - per protestare contro la persecuzione dei "nomadi" in Italia. Quindi, di fronte alle autorità di pubblica sicurezza, una "lezione" sul Samudaripen e contro le purghe etniche che si svolgono a Milano e in tutto il Paese. "Ho ricevuto le prime intimidazioni e le prime botte da parte della polizia italiana," ha detto l'artista, "proprio a Milano, negli anni '70, quando avevo 15 anni e mi sono opposto a una violenza poliziesca nei confronti di una ragazza 'nomade'. Sono passati più di 30 anni e la condizione di questo popolo è sempre peggiore. Dal Presidente ai ministri, dai parlamentari ai sindaci, ai prefetti, agli agenti, agli intellettuali e politici di sinistra e destra (uniti dall'odio per la razza Rom), alle cittadinanze: tutti sono responsabili di un crimine atroce contro famiglie innocenti, colpevoli solo di avere la pelle un po' più scura e di parlare la lingua Romani. Le Ruote Rosse che il gruppo Watching The Sky dipingerà nelle città, sfidando i carnefici, sono un invito a tutti gli antirazzisti: non buttate via la vostra anima solidale e democratica, resistete con tutte le vostre forze a questi nuovi nazisti, a questi assassini in giacca e cravatta, a questi mostri"

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La Spagna è permissiva con i Rom?

di Antonio Vargas Ferrés - Union Romani

Barcellona, Spagna, 19 novembre 2008. Maroni, polena antropomorfa della famigerata nave che Berlusconi comanda, afferma che la maggior parte degli "zingari" fuggiti dall'Italia dei censimenti e dagli sgomberi disumani, si sia rifugiata nella "permissiva Spagna". Il ministro dell'Interno italiano dimentica due questioni basilari. La prima è che, a partire dal XV secolo, quando il popolo Rom è giunto nella Penisola Iberica, fino al regime di Franco, anche nel nostro Paese ha subito tragiche vicissitudini e crudeli vessazioni, a causa delle leggi discriminatorie che i governanti continuavano a promulgare e gli amministratori della giustizia ad applicare, nei secoli. Quindi la Spagna non è mai stata "permissiva", se non che per un periodo assai ridotto. Se il signor Maroni vede la Spagna come un Paese permissivo, come definirà allora il comportamento delle autorità statali italiane nei confronti dei Rom? La seconda questione, che il ministro non ha considerato, è che se in Spagna i Rom beneficiano di un trattamento sociale e di un grado di inclusione sociale meno sfavorevole che nel resto d'Europa, compresa evidentemente l'Italia, non è perché sia "permissiva", è perché una parte consistente dei cittadini non-Rom considerano i Rom, in Spagna, come esseri umani e viceversa. Gli spagnoli hanno imparato a conoscere il popolo Rom e le sue tradizioni, non lo considerano un gruppo etnico misterioso. Non conosco, oggi, lo spirito del popolo italiano, ma conosco gli spagnoli e so che qui da noi gli "zingari" sono chiamati "cittadini". Se questa è permissività, è una cosa buona. E', a mio avviso, un semplice sentimento di umanità.

Trad. Roberto Malini

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L'Unione europea di fronte alla criminalità organizzata italiana

22 novembre 2008
Finalmente si parla, nell'Unione europea, della criminalità "made in Italy": un tema che il Gruppo EveryOne tocca da tempo. Ieri si è registrato un importante intervento di Roberto Saviano, nel corso della riunione organizzata dalla Missione interministeriale contro la droga e la tossicodipendenza (Mildt). Lo scrittore ha criticato l'Unione europea per la sua mancanza di fermezza" di fronte agli investimenti della criminalità organizzata di matrice italiana nell'economia continentale, provenienti per la maggior parte dal traffico di cocaina. "Non esiste in Europa," ha detto Saviano, "un vero piano di lotta contro i reinvestimenti di denaro illecito". Saviano ha citato un recente studio dell'Università di Berkeley: "Le tre mafie italiane investono 100 miliardi d'euro l'anno nell'economia europea", ha dichiarato - probabilmente sottostimando l'entità degli investimenti criminali - chiedendo determinazione e coraggio a Paesi come la Francia o il Regno Unito. Va aggiunto sicuramente, nel novero dai Paesi interessati da consistenti investimenti, la Romania, il cui sviluppo economico - industriale, commerciale e agricolo - è in parte consistente paralizzato e pesantemente limitato dagli investimenti mafiosi, che riguardano terreni, stabili e realtà d'impresa.

Come si può pensare di risolvere i problemi legati all'emigrazione di romeni e Rom dalla Romania, se prima non si "liberano" i beni paralizzati dagli investimenti criminali e non si investono le risorse sviluppando la sana impresa, il mercato interno del lavoro e l'inclusione dei Rom? Il Gruppo EveryOne sottoporrà nei prossimi giorni alla Commissione europea un progetto contro la discriminazione dei Rom nel mondo del lavoro, chiedendo l'approvazione di una normativa che preveda, nelle assunzioni pubbliche e private, una quota minima percentuale di lavoratori di etnia Rom. In Romania i Rom costituiscono il 10% della popolazione e la proposta EveryOne prevede che le assunzioni di romeni, nel settore pubblico e privato, riguardino almeno il 10% di Rom. Lo stesso criterio dovrebbe essere applicato, poi, agli altri Paesi membri. Se, per esempio, nel 2009 l'Italia darà lavoro a 100 mila romeni, almeno 10 mila - nel progetto EveryOne - dovrebbero essere Rom. Seguendo tale criterio, i problemi di desegregazione e inclusione del Popolo Rom nell'Unione potrebbero risolversi completamente in un quinquennio. Disporre liberamente delle risorse naturali, rurali, industriali in Romania - in gran parte in mano alle mafie italiane - è tuttavia la condizione sine qua non per attivare un progetto efficace di sviluppo sociale, nonché economico. Il discorso di Roberto Saviano, che sottoscriviamo, è stato ascoltato da 300 esperti in rappresentanza di tutti gli Stati membri Ue. Se vi saranno coraggio e volontà di cambiare, i tempi per porre nuove basi sono maturi. Roberto Malini

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Messaggio ai giovani antirazzisti di Pesaro

22 novembre 2008
Cari compagni, grazie di credere che l'Italia, l'Italia attraversata dal vento funesto dell'intolleranza, possa essere cambiata, che tutto il mondo possa essere ancora salvato dalla follia. Grazie di resistere, insieme a noi, contro tutti e contro tutto: contro l'arroganza dei politici, delle autorità e dei media. E' commovente, è straordinario vedervi manifestare in piazza, leggere i vostri volantini, i vostri manifesti che inneggiano a una società di uguali, a una società giusta, dove essere italiano, migrante, 'zingaro', senzatetto significhi far parte di una famiglia di esseri umani. E' così semplice, ma assolutamente incomprensibile da parte dei più. Grazie perché chiedete giustizia, libertà, rispetto dei diritti umani. La città in cui voi e noi viviamo, Pesaro "dal cuore di metallo" - come la "Palla di Pomodoro" - sarebbe, senza di voi, un luogo di esclusivo dolore, di esclusiva atrocità, di esclusiva persecuzione, per gli esseri umani più vulnerabili, quei Rom di cui tutti parlano con disprezzo e paura, ma che voi avete voluto incontrare e scelto di proteggere.

Grazie di farci sentire meno soli, in questa campagna per la vita e per l'umanità. Restate come siete, ascoltate sempre quella voce che vi ispira dal profondo dei vostri cuori e che grida, a volte sicura, a volte disperata come un rantolo: basta! Basta con l'odio, basta con la crudeltà, basta con l'indifferenza. Basta con i politici impettiti che sorridono sempre, che parlano sempre con voci controllate, che seminano sempre divisione e morte. Guardateli, sono Hoess, Eichmann e Goebbels, tre dei peggiori criminali razziali che la Storia umana ricordi. Ma... non vi sembra di conoscerli? Sembrano persone rispettabili e di buona volontà, come i sindaci, gli assessori, le autorità che amministrano le città in cui viviamo, non è vero? Non attendiamo, ragazzi, un altro Processo di Norimberga (ci sarà, ma per migliaia di esseri umani innocenti e perseguitati, sarà troppo tardi). Giudicateli secondo i vostri ideali. Giudicateli ora. Con affetto, Roberto Malini

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Un primato tutto italiano

22 novembre 2008
Siamo al primo posto nell'Unione europea, con "vantaggio" incolmabile, per "produzione" ed esportazione di criminalità organizzata (e quindi di traffico di droga e armi, violenza, omicidi, estorsioni, sfruttamento della prostituzione, pornografia e pedopornografia ecc.). Che proprio l'Italia, poi, manifesti una psicotica "preoccupazione" riguardo agli stranieri, dal suo svergognato pulpito, è pura follia. Come non paragonare le attuali Istituzioni italiane e purtroppo anche il popolo del nostro Paese alla Germania di Hitler? I peggiori nemici dell'umanità, coloro che realizzarono l'abominio della Shoah, erano letteralmente terrorizzati dagli dagli stranieri, dai Rom e soprattutto dagli ebrei. Temevano, i cittadini del Terzo Reich, che gli ebrei tramassero per sovvertire la società tedesca e il mondo intero; paventavano che avrebbero compromesso la purezza della razza ariana e il futuro della "brava gente" di Germania. Essere patrioti, oggi, non significa amare l'Italia in quanto nostra patria, ma impegnarsi a combattere la malattia sociale che sta consumando fino alle ossa la sua sostanza civile e la sua anima democratica.

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Quando vennero a prendere gli zingari

22 novembre 2008
E' una breve poesia, citata assai spesso dagli attivisti per i diritti dei Rom e dagli antirazzisti, a dimostrazione del fatto che l'intolleranza non riguarda mai una sola categoria sociale, ma a poco a poco si diffonde, fino a portare discriminazione e persecuzione presso tutte le minoranze etniche, razziali e sessuali, gli oppositori ai regimi e i liberi pensatori. La lirica sociale, ormai celeberrima, è attribuita da alcuni, impropriamente, a Bertold Brecht. Nella realtà, si tratta di una delle innumerevoli varianti, elaborate in base a quanto dichiarato dal pastore luterano, teologo, antinazista e poeta tedesco Friedrich Gustav Emil Martin Niemöller (14 gennaio 1892 – 6 marzo 1984), nel corso di un'intervista rilasciata a un giornale tedesco nel 1946. La citazione fu pubblicata sotto forma di poesia, nel 1955, da Milton Mayer. Le numerose versioni, scritte e messe in versi da anonimi, di volta in volta inseriscono fra coloro che "essi" - o "i nazisti" - vennero a prendere: comunisti, socialdemocratici, zingari, omosessuali, studenti, giornalisti, malati incurabili, ebrei, testimoni di Geova, stranieri ecc. Qui di seguito, una delle versioni più diffuse, seguita dalla dichiarazione originale di Niemöller, cha la confermò, dietro richiesta, nel 1971, quando già circolavano numerose varianti della sua poetica riflessione. Roberto Malini

Quando sono venuti a prendere gli ebrei

di Anonimo, da Friedrich Gustav Emil Martin Niemöller

Quando sono venuti a prendere gli ebrei
Sono rimasto in silenzio perché non ero ebreo
Quando sono venuti a prendere gli omosessuali
Sono rimasto in silenzio perché non ero omosessuale
Quando sono venuti a prendere i comunisti
Sono rimasto in silenzio perché non ero comunista
Quando sono venuti a prendere gli zingari
Sono rimasto in silenzio perché non ero zingaro
Quando sono venuti a prendere me,
non c'era più nessuno che potesse parlare per difendermi.

In Germania, vennero prima per i Comunisti

di Friedrich Gustav Emil Martin Niemöller (1946)

In Germania, vennero prima per i comunisti
e io non dissi niente perché non ero comunista;
poi vennero per i sindacalisti,
e io non dissi niente, perché non ero un sindacalista;
quindi vennero per gli ebrei
e io non dissi niente, perché non ero ebreo;
infine... vennero per me...
e in quel momento nessuno poteva più dire niente.

Nella foto, Friedrich Gustav Emil Martin Niemöller

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E' morto Jan Krugier, sopravvissuto alla Shoah e amico delle arti

Ginevra, 16 novembre 2008. E' morto un eroe dell'Olocausto, un artista e un grande amico delle arti. Jan Krugier, nato a Radom in Polonia nel 1928, era sopravvissuto ad Auschwitz-Birkenau e a una lunga Marcia della morte. Ha combattuto per oltre 63 anni contro i fantasmi della Shoah. Durante il suo internamento nella fabbrica della morte, vide - fra gli altri innumerevoli orrori - ottomila ebrei ungheresi sterminati in una sola notte. Prima di essere condotto ad Auschwitz, era riuscito a fuggire da un treno di deportazione verso il campo di sterminio di Treblinka e si era unito alla resistenza, compiendo azioni valorose contro i nazisti. Perse tutta la famiglia nell'Olocausto. "Per riconciliarmi con il genere umano," dichiarò in un'intervista, "mi rivolsi all'Arte.

Studiai alla Scuola di Arti applicate di Zurigo e, grazie al mio mentore Alberto Giacometti, entrai nei circoli parigini. Quindi apersi una scuola d'arte e infine trovai la mia strada. Divenni un mercante d'arte. Scoprire artisti di valore e collezionare capolavori è una specie di psicoterapia, che mi ha consentito di chiudere il vaso di Pandora e riuscire a convivere con il mio passato". Krugler trattò maestri come Paul Cezanne, Marc Chagall, Francis Bacon, Balthus, Georges Braque, Alexander Calder, Edgar Degas e Henri Matisse. Divenne l'agente esclusivo per le opere che Marina Picasso ereditò dal nonno. Organizzò mostre indimenticabili in tutto il mondo, ma soprattutto nelle sue gallerie di Zurigo e New York, dove amava far convivere epoche e stili diversi, dall'arte africana ai grandi maestri dei secoli scorsi, fino alle più ardite espressioni dell'arte contemporanea e alla fotografia. Riteneva che il quadro più bello del mondo fosse l'opera n° 10 di Mark Rothko, che aveva avuto il piacere e l'onore di trattare.

Nella foto, Mark Rothko, No. 10,1950. Olio su tela, cm 229.2 x 146.4, New York, The Museum of Modern Art

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Sulla pelle dei Rom

di Roberto Malini

18 novembre 2008
Tira un'aria sempre peggiore, nei confronti del popolo Rom e non solo in Italia. Nonostante il Rapporto diffuso dal Parlamento europeo (vedi Corriere della sera del 18 novembre 2008, pag. 15) e riguardante proprio il nostro Paese, anche in sede di Unione europea è in atto una compravendita, dove la "moneta" sono le opportunità politiche (e non solo) e la "merce" è la pelle dei Rom. La verità è che innumerevoli sono le oscure speculazioni sulla povertà di nove milioni di esseri umani, mentre la necessità di un'inclusione reale non importa a nessuno. La sinistra italiana finge di scandalizzarsi di fronte alla proposta di rilevare le impronte ai bambini Rom, ma solo perché è un'idea che viene da destra. Mentre gli sgomberi-pogrom, i pestaggi polizieschi, la persecuzione giudiziaria, la propaganda mediatica sono azioni che destra e sinistra condividono. Che differenza c'è fra la Roma antizigana di Veltroni e quella di Alemanno? I numeri dell'orrore e del dolore sono gli stessi. Ecco perché, quando denunciamo queste forme di persecuzione, le forze di sinistra non reagiscono e politici noti per il loro "impegno" nei Diritti Umani sembrano le tre scimmiette. Eppure, paradossalmente, i Rom accetterebbero volentieri un censimento con foto e impronte, se in cambio venissero rispettati almeno i loro diritti a un luogo dove vivere e procurarsi i mezzi di sostentamento minimo. E non si parla di casa e lavoro, ma di un fazzoletto di terra maledetta e della possibilità di andare in giro tendendo una mano! "Sarebbe meglio se i Rom se ne andassero dall'Europa," ha affermato ieri, nel corso di una riunione di partito, un ex "paladino dei diritti umani". Inquietante.

"D'altronde, la gente non li vuole e loro stessi dovrebbero darsi da fare e smetterla di vivere rubando e accattonando," gli ha fatto eco un altro, folgorato dal verbo leghista e da eco medievali, sempre le stesse, perché i razzisti non hanno fantasia (e infatti Maroni invita i "suoi" sindaci e prefetti ad averne, di fantasia). Spero che il Rapporto della Commissione europea, che per ora non ha alcun valore giuridico, divenga realmente una Risoluzione legislativa, ma temo - alla luce di quanto sta accadendo nelle sedi istituzionali europee - che esso verrà abortito. L'operazione-annientamento promossa dall'Italia indigna gli altri membri Ue, ma solo nelle dichiarazioni, perché in realtà esercita su di loro, purtroppo, una maligna seduzione. Dove sono finiti i nostri partner politici, con i quali abbiamo ottenuto memorabili successi in diverse campagne per i Diritti Umani? Noi bussiamo alle loro porte, ma non rispondono più. Sanno quello che accade: le evacuazioni senza alternative, le aggressioni, i lutti, l'abbandono, la sopravvivenza in condizioni spaventose, le violazioni atroci. Ci giunge il sospiro della loro resa - "E' una montagna troppo alta... - alibi per ritirarsi da una campagna fondamentale per i Diritti Umani, ma che per loro rappresenta ormai solo il presagio di un'inopportuna sconfitta politica. Forse si aspettavano un trionfo lampo, come nei casi di Pegah e di Mehdi? Ma la campagna per i diritti dei Rom è complessa, perché mira a cambiare l'Europa dopo secoli e secoli di discriminazione, segregazione e ingiustizie. I risultati sembrano piccoli, ma sono immensi, perché immensa è la "battaglia", che sta ponendo le basi - giuridiche, politiche, civili e culturali - per il riconoscimento della dignità di un'antica e popolosa nazione senza territorio compatto. C'è Viktoria Mohacsi, per fortuna, ma anche lei - forse la personalità politica più importante nell'àmbito delle istanze contro il razzismo - è isolata. Servono Uomini, ma ci sono solo i "No".

Nella foto di Steed Gamero, "Tracce d'infanzia Rom al Casilino 900"

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Perché i Rom non lavorano

18 novembre 2008
In Italia vivono ormai, dopo le innumerevoli purghe razziali, da 50 a 70mila Rom, compresi quelli con cittadinanza italiana. Dei Rom entrati nel nostro Paese dalla Romania, da 45mila circa, ne restano meno di tremila. Sono stati allontanati con sgomberi brutali, intimidazioni, aggressioni, attentati. Chi conosce la comunità Rom, sa che la maggior parte degli adulti validi cerca lavoro, anche lavori umilissimi e sottopagati. Spesso sono taglieggiati dal caporalato o dalle cosche. Purtroppo, il mercato del lavoro, a causa del pregiudizio, è interdetto ai Rom. Il Gruppo EveryOne ha tentato di trovare un'occupazione, nei primi dieci mesi 2008, a oltre cento capifamiglia o adulti validi di etnia Rom. In tale ricerca, è stata attuata ogni soluzione possibile, dalle agenzie di collocamento agli annunci, al passaparola, al coinvolgimento di associazioni umanitarie e religiose, a internet. L'organizzazione ha scritto curriculum, inviato migliaia di richieste via posta tradizionale o elettronica, fornito referenze e garanzie. Risultato: un solo Rom è stato impiegato, nell'allevamento, in un paesino del Sud Italia, ma grazie all'interessamento di un amico antirazzista e non alla campagna di collocamento attivata dal Gruppo EveryOne. Riguardo alla casa, stesso discorso, perché gli italiani non affittano ai Rom, neanche se occupati. Continua nella sezione Watching The Sky

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Offesa razzista contro Barack Obama da parte del ministro degli Esteri polacco

18 novembre 2008
Dopo l'esternazione di Silvio Berlusconi in relazione al colore della pelle di Barack Obama, il ministro degli esteri polacco, il conservatore Radoslaw Sikorski prosegue in un filone pericoloso, che pone l'accento - questa volta senza alcuna "carineria" o filtro diplomatico - sulla razza del nuovo Presidente degli Stati Uniti.

Sikorski ha affermato che Obama avrebbe origini polacche perché "Suo nonno ha mangiato un missionario polacco". La reazione sdegnata dell'opposizione, che ha chiesto provvedimenti contro il ministro per violazione delle leggi contro il razzismo, non modera le preoccupazioni riguardo al risvegliarsi in Europa di ideologie intolleranti di fronte al leader americano, che è già simbolo di un nuovo mondo, basato sull'uguaglianza fra tutte le componenti di una società multietnica.

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Rapporto presso la Commissione europea sulla situazione dei Rom in Italia. Diventerà una Risoluzione legislativa o resterà nel "cassetto" delle buone intenzioni?

del Gruppo EveryOne

Bruxelles, 18 novembre 2008. Ecco le prime conclusioni del Parlamento europeo sulla condizione di persecuzione del popolo Rom in Italia, anticipate da alcuni quotidiani italiani. Le fonti del Rapporto sono la relazione della delegazione dell'Unione europea dopo le ispezioni effettuate presso alcuni insediamenti Rom nel settembre scorso; il voluminoso dossier - corredato da dati, documenti, foto e video - preparato da Viktoria Mohacsi, dal Gruppo EveryOne e da altre associazioni per i Diritti Umani; i dati raccolti dal Coordinamento Nazionale Antirazzista (National Anti-Discrimination Coordination) e dalle Ong impegnate nella tutela del popolo Rom; un'ampia rassegna stampa e una raccolta di testimonianze rese da persone di etnia Rom perseguitate sul territorio italiano. E' un risultato importante, che finalmente rende ufficiale agli occhi dell'Europa la verità sui Rom nel nostro Paese. E' una tappa rilevante nel cammino verso l'emancipazione di una nazione senza territorio compatto, frutto di un lavoro complesso, difficile, spesso sul campo, insieme a Viktoria Mohacsi e ad altri europarlamentari antirazzisti. Il supporto di attivisti Rom romeni come Nico Grancea e Ionut Ciuraru è stato fondamentale per mantenere una rete in grado di monitorare costantemente e su tutto il territorio le operazioni di purga etnica e le violazioni dei diritti dei Rom. L'articolo del Corriere anticipa i punti salienti di una Risoluzione, che è tanto necessaria quanto osteggiata, in sede Ue, da quelle forze politiche che rifiutano il cambiamento, preludio a un'era di rispetto delle minoranze etniche. Continua nella sezione Watching The Sky

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Gianfranco Fini e la discriminazione razziale

Estratto dal discorso del 18 novembre 2008 al Convegno di Roma "Religioni per la pace", nella settantesima ricorrenza dell'approvazione delle leggi razziali in Italia: «Assistiamo sgomenti a una recrudescenza di episodi di violenza e purtroppo al verificarsi, nel nostro come in altri paesi europei, di manifestazioni di razzismo, antisemitismo, islamofobia. È dovere delle istituzioni impedire che tali fenomeni si diffondano, curando le patologie collettive da cui scaturiscono e queste malattie sono innanzitutto l'ignoranza e il degrado sociale. Ma c'è più in profondità una grande malattia che si chiama paura. Paura del diverso e insicurezza diffusa sono espressioni tipiche delle società in crisi di coesione e di prospettive».

Estratto dall'intervista rilasciata a Paola Di Caro, pubblicata sul Corriere della Sera del 4 novembre 2007: «I Rom? Mi chiedo come sia possibile integrare chi considera pressoché lecito e non immorale il furto, il non lavorare, perché devono essere le donne a farlo, magari prostituendosi e non si fa scrupolo di rapire bambini o di generare figli per destinarli all’accattonaggio. Parlare di integrazione per chi ha una "cultura" di questo tipo non ha senso».

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Quanto vale la vita di un Rom o di uno straniero, sulle strade d'Italia?

5 novembre 2008. Bruno Radosavljevic, un Rom di origine croata, nato a Torino, investe ad Acilia, alle porte di Roma, 13 persone, di cui tre restano ferite in modo rilevante. Il giovane, che vive nel campo di Dragona, rischia di essere linciato dalla folla. I romani che abitano nei dintorni dell'insediamento, ne chiedono a gran voce, indignati, l'immediato smantellamento. Giornali e tv danno un enorme rilievo all'evento: l'odio razzista contro i Rom, in Italia, è di nuovo (se ce ne fosse bisogno) attizzato. Pochi sanno che lunedì 8 settembre 2008, meno di due mesi prima dell'episodio che ha scatenato tanto clamore mediatico, un italiano residente a Melfi, sotto effetto di stupefacenti, investiva e uccideva in pieno centro un Rom romeno di 25 anni, quindi si dava alla fuga. Viaggiava con lui un altro cittadino italiano. L'auto dei due ha trascinato il ragazzo Rom per oltre 50 metri, devastando il suo corpo, rendendolo irriconoscibile. I pirati venivano arrestati e denunciati per omicidio colposo e omissione di soccorso. La stampa si premurava di tutelarne le identità e dava il minimo rilievo all'evento, che passava in sordina. Domenica scorsa, 16 novembre, un romano di 65 anni investiva e uccideva con un Fiat Doblò il 33enne romeno Mihai Constantin, abbandonando poi il luogo dell'incidente senza prestare soccorso. I Carabinieri di Tivoli hanno arrestato il pirata, accusato di omicidio colposo e omissione di soccorso. Anche in questo caso, finora i media - che non ci stancheremo mai di sollecitare a comportarsi secondo etica professionale - hanno dato ben poco rilievo alla tragedia. Il razzismo è ormai una malattia che ottunde coscienze e ragione tanto ai responsabili dei media, quanto a politici e comuni cittadini. Due pesi e due misure assai diversi per valutare il valore delle vite umane. R.M.

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Rom a Pesaro. Radio Popolare intervista Roberto Malini del Gruppo EveryOne

Venerdì 14 novembre alle 8.30 del mattino, Radio Popolare ha intervistato Roberto Malini del Gruppo EveryOne riguardo alla situazione dei Rom a Pesaro e alla campagna che l'organizzazione internazionale per i Diritti Umani ha avviato in questi giorni, nel tentativo di ottenere protezione umanitaria per le famiglie Rom che vivono ancora a Pesaro da parte di altri comuni in Italia o all'estero. "La condizione dei Rom che vivono ancora a Pesaro è tragica," ha detto Roberto Malini, co-presidente del Gruppo. "Sembra incredibile che in un Paese dell'Unione europea vi siano ancora esseri umani cui sono stati negati tutti i diritti fondamentali della persona. I Rom di Pesaro hanno subito pestaggi, minacce di morte e insulti. Le Istituzioni hanno negato loro qualsiasi assistenza, nonostante alcuni dei 'nomadi' di Pesaro siano affetti da patologie e handicap gravissimi, nonostante vi siano bambini anche in fasce. I servizi sociali hanno rifiutato persino di registrare i nomi dei Rom che si sono rifugiati in città quasi un anno fa. Il motivo? Sono 'zingari' e gli 'zingari' sono solo esseri sgraditi da allontanare, nella città di Pesaro". L'attivista ha riassunto il calvario che le famiglie Rom stanno passando. "Il mio gruppo ha cercato di spiegare alle autorità pesaresi la realtà dei Rom," ha proseguito Malini, "una realtà fatta di indigenza ed emarginazione. Continua nella sezione Watching The Sky

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Un altro Rom è morto a Roma, assassinato da emarginazione e indifferenza

Roma, 16 novembre 2008. Continua la morìa dei Rom e dei senzatetto nelle città italiane, dove ormai è impossibile trovare, da parte degli amministratori, dei servizi sociali o degli enti assistenziali, la più elementare scintilla di civiltà o umanità. Persecuzione, violenza o abbandono sono i killer cui le Istituzioni hanno affidato l'incarico di annientare le fasce più vulnerabili della nostra società. Un Rom romeno di 55 anni è stato trovato morto stamattina sotto il viadotto della Magliana, a Roma. L'uomo era in precarie condizioni fisiche ed era costretto a un'esistenza di stenti. Serve ancora commentare con orrore e indignazione questi eventi in cui la tragedia della povertà e l'orrore dell'emarginazione si fondono, mentre i valori umani e spirituali su cui si fonda la società civile svaniscono come bruma all'alba. Roberto Malini - Gruppo EveryOne

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Razzisti pestano selvaggiamente due operatori ecologici peruviani

Roma, 15 novembre 2008. Stamattina, verso le 8, due peruviani, operatori ecologici della Cooperativa sociale Parco di Veio, sono stati aggrediti da tre italiani nei pressi di Villa Borghese, davanti alla Casina dell'Orologio. Alcuni testimoni hanno descritto gli assalitori, uno dei quali portava anfibi, giubbotto nero ed era armato di pugno di ferro. L'uomo, gridando "Immigrati, andatevene via!" ha preso a calci e pugni il più giovane dei due operatori, fratturandogli il sopracciglio, aprendogli lo zigomo e ferendolo al mento. Quindi è stato brutalmente pestato anche il collega. La polizia, avvertita da un passante, ha soccorso le vittime e le ha accompagnate al pronto soccorsoi del policlinico Umberto I. Prognosi di 20 giorni per il più giovane, di 10 per l'altro. "Non mi spavento," ha detto Victor a un giornalista, "e non voglio pensare che Roma o l'Italia siano diventate razziste, ma mi chiedo perché questa intolleranza verso noi stranieri".

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Razzismo e xenofobia sono i più grandi alleati del crimine organizzato

E' risaputo in tutto il mondo che, purtroppo, l'Italia è uno dei massimi esportatori mondiali di criminalità. Si può anzi tranquillamente affermare che l'Italia, che ha inventato il crimine organizzato, detiene ancora il primato, in un campo tanto disdicevole. I boss, i mercanti di droga, gli sfruttatori di prostituzione, i produttori di pedopornografia, i truffatori, i ladri, gli assassini italiani danno vita a una multinazionale dell'illecito e della morte che "produce" 130 miliardi di euro annui sul territorio italiano e almeno il triplo nel resto del mondo. Nonostante ciò, a causa della propaganda politico-mediatica, il popolo italiano si è convinto di essere vittima e non artefice del crimine, di essere minacciato dalla malavita e non di costituire una minaccia malavitosa.

Finché persisterà nella coscienza degli italiani questo capovolgimento della verità, si potrà fare ben poco per contrastare la criminalità organizzata e per riportare nel nostro Paese una cultura della vera legalità, base della democrazia e della civiltà. E' davvero incredibile come gli italiani siano persuasi che illegalità, violenza e insicurezza derivino da comportamenti isolati degli "stranieri", quando il controllo del crimine - di tutto il crimine - è saldamente in mano alle cosche italiane, che si avvalgono sia di manovalanze nostrane che provenienti da altri Paesi. I partiti xenofobi contribuiscono da molti anni al diffondersi della disinformazione, che è la più fedele alleata dalle società malavitose, perché l'odio razziale è il miglior "concime" per le attività criminali. Oggi Umberto Bossi, rispondendo polemicamente agli appelli del Vaticano e del presidente Napolitano, ha ribadito il suo pensiero: "Gli immigrati sono una risorsa negativa per il nostro Paese". Mafia S.p.A. ringrazia. Roberto Malini

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Difficile vivere in Italia, per i senzatetto. A volte impossibile

Milano, 13 novembre 2008. Stamattina un senzatetto peruviano di 45 anni è stato trovato in fin di vita nel parco di via Boschetti a Milano. Il passante che l'ha notato ha chiamato subito il 118, ma ogni tentativo di rianimazione è risultato inutile.

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Grande successo a Parigi per il corto "Makwan"

Parigi, 13 novembre 2008. La sera di lunedì scorso sono stati presentati alla 14a edizione del Festival del Cinema Gay e Lesbico di Parigi - nella splendida sala Rex - i 10 migliori cortometraggi dedicati a tematiche GLBT. La sezione dedicata ai cortometraggi si chiamava "Sacrés Courts" e presentava opere sui seguenti temi: estasi, blasfemia, castità, persecuzione, devozione, indulgenza, sesso degli angeli.

L'attivista per i diritti GLBT, artista e regista Herve Joseph Lebrun (che ha tradotto con straordinaria poesia l'opera in francese) ci descrive il momento da noi più atteso: la proiezione del corto "Makwan, lettera dal paradiso", di Dario Picciau e Roberto Malini. "La proiezione di 'Makwan', lunedì scorso, è stata un grande successo, all'interno della rassegna "Sacrés Courts". 'Makwan' è stato senza dubbio il film più applaudito. Alla fine, moltissime persone chiedevano informazioni sulla produzione e gli autori. La grande sala era piena e tutti sono rimasti stupefatti dalla forza e dalla bellezza del film. Il nostro obiettivo di raccontare la storia di Makwan è stato raggiunto. Ora dobbiamo diffonderlo in tutto il mondo".

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Nella notte della civiltà, vanno a fuoco i diritti dell'uomo

di Roberto Malini

Pesaro, 13 novembre 2008. Dopo il tentato omicidio del senzatetto di Rimini, avvenuto lunedì, da parte dei "soliti ignoti", apprendiamo oggi dell'incendio del giaciglio di un altro emarginato, l'olandese John, a Riccione. Ancora benzina e fuoco; per fortuna l'uomo non era presente. Questa volta alcuni testimoni hanno visto quattro o cinque giovani darsi alla fuga. La dinamica fa pensare a razzisti di estrema destra, ma sicuramente il clima di intolleranza creato dai politici, A Rimini e Riccione come qui a Pesaro e come nella maggior parte delle grandi e piccole città d'Italia, è il vero "mandante". Una delle famiglie Rom che vivono a Pesaro - e che ha già subito aggressioni e minacce razziste - ha notato strani movimenti, in questi giorni, nei pressi della fabbrica in cui la sua famiglia si ripara. Purtroppo, nonostante il freddo, le gravi malattie di cui soffrono alcuni membri della comunità Rom locale, sindaco e giunta hanno deciso non solo di non offrire assistenza sociale né di prevedere un riparo decoroso, almeno per il periodo invernale, ma di colpire ancora, con il terrore, le famiglie di via Solferino. Sono arrivati i vigili urbani, recentemente. "Stiamo solo rilevando i dati di tutti i Rom che vivono qui," ci hanno assicurato, mentre dialogavano con le persone Rom. Sembravano quasi "affettuosi" verso i bambini. Mentivano, perché in realtà hanno verbalizzato una denuncia per occupazione di edificio privato, intimando lo sgombero immediato e senza alternative. Nonostante la Costituzione, le carte per i diritti umani e le Direttive europee imporrebbero al Comune di offrire un riparo, assistenza socio-sanitaria e condizioni di vita dignitosa ai senzatetto, politici e autorità hanno deciso che le famiglie Rom di Pesaro debbano andarsene - pena il carcere - senza altra meta che il nulla, al freddo, privi di mezzi di sopravvivenza o di un riparo.

C'è chi uccide con la benzina e il fuoco, chi lo fa strumentalizzando la legge e avvalendosi delle intemperie. Come potranno sopravvivere le persone malate di cancro, all'addiaccio? E il vecchio Toma, con la sua cardiopatia e i mille acciacchi? E gli altri malati? E i bambini? Come si fa a scandalizzarsi perché un gruppo di assassini va in giro di notte a dare fuoco ai poveri e non indignarsi di fronte a un gruppo di persone altrettanto spietate, ma rese rispettabili da ruoli ufficiali, dalla protezione di uno "status quo" aberrante? Quanto dovremo aspettare, prima che l'Italia degli orrori guarisca dal virus dell'odio razziale e del rifiuto dei poveri? Quante disperate energie dovranno ancora impiegare, frustrati dalla logica dell'intolleranza e dell'indifferenza, i pochi? Quante intimidazioni, quanti insulti, quante calunnie, quanta arroganza dovranno subire, per vedere un po' di luce, alla fine di questa interminabile notte della civiltà? Resistiamo, fratelli (i pochi!), aggrappati allo scoglio dei diritti umani, mentre la corrente fluisce verso discriminazione e disumanità.

Nella foto di Steed Gamero, l'europarlamentare Viktoria Mohacsi e Roberto Malini in via Solferino, con i Rom di Pesaro

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Solo una leggenda i bambini rapiti dagli zingari

Roma, 10 nov. (Adnkronos/Ign) - Nessun bambino è stato mai rapito dagli zingari in Italia, nonostante le denunce e, a volte, i racconti di episodi del genere. Una ricerca condotta dall'Università di Verona per la Fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana, ha analizzato i casi in cui si è diffusa la notizia di un rapimento di un bambino da parte di zingari e i relativi fascicoli aperti nei tribunali. Su 40 casi esaminati dal 1986 al 2007 nessuno è risultato fondato. Insomma siamo di fronte a una sorta di ''leggenda nera''.

I casi sono stati individuati partendo dalle notizie fornite dalla stampa nazionale ed esaminati attraverso la consultazione dei fascicoli giudiziari. In nessun episodio, afferma la Fondazione Migrantes, siamo di fronte a una sottrazione ''dell'infante effettivamente avvenuta e provata oggettivamente''. Anche laddove si apre un processo, il fatto contestato viene sempre qualificato come delitto tentato e non commesso.

Ancora nella ricerca si constata che ''l'analisi comparativa dei casi ci porta a poter affermare che laddove vi è la presenza di un infante, l'avvicinamento di una persona rom è subito vissuto come un pericolo per il proprio figlio: lo stereotipo 'gli zingari rubano i bambini' risulta essere molto più potente di qualsiasi altro. Non si ha paura, infatti, che sottraggano il portafogli o la borsa (secondo lo schema mentale 'gli zingari rubano'), ma che portino via il bambino''.

"Ci vuole molta più attenzione verso questa etnia o popolo che vive in mezzo a noi - ha affermato il direttore generale di Migrantes, monsignor Piergiorgio Saviola - in particolare ci vuole più rispetto della dignità umana, più accoglienza e ospitalità''. E sul rapporto fra crescenti pregiudizi contro i rom e le misure assunte dal Viminale, precisa: ''non voglio dire che tutti i provvedimenti del governo siano contro questi principi, tuttavia ci vuole più attenzione nel rispetto della dignità degli zingari".

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La vera emergenza sicurezza

Mentre le carceri si riempiono di Rom e senzatetto, colpevoli di occupazioni di edifici fatiscenti e terreni dimenticati da Dio, di accattonaggio "molesto", di improbabili "resistenze a pubblico ufficiale" e di altri reati inventati ad hoc dalla "fantasia" di prefetti e sindaci - secondo l'invito del ministro degli Interni - la criminalità vera, quella che le forze dell'ordine "sfiorano" - con arresti a effetto di pesciolini piccolissimi o "capetti" in disgrazia - ma non combattono in modo convincente, segna fatturati sempre più ricchi. Il rapporto "Sos impresa" della Confesercenti sulla criminalità, presentato questa mattina a Roma, rivela che mafia, camorra, n'drangheta e altri comparti del crimine organizzato hanno un fatturato annuo complessivo di circa 130 miliardi e un utile prossimo ai 70 miliardi di euro. Ecco l'autentica emergenza sicurezza, che riguarda per oltre 92 miliardi il mondo imprenditoriale: "Ogni giorno," si legge nel rapporto, "una massa enorme di denaro passa dalle tasche dei commercianti e degli imprenditori italiani a quelle dei mafiosi, qualcosa come 250 milioni di euro al giorno, 10 milioni l'ora, 160 mila euro al minuto".

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Istituzioni minacciano sgombero dei Rom a Pesaro. Gruppo EveryOne: "Sarebbe una tragedia umanitaria. Dateci tempo di trovare un'alternativa"

Pesaro, 10 novembre 2008. Pesaro, una città in cui alcuni di noi hanno scelto di vivere e che si stanno sforzando di amare - tentando di contribuire a un difficilissimo risveglio di ideali umanitari, antifascisti e di solidarietà - ha scelto la via della persecuzione delle minoranze etniche e razziali più vulnerabili. Alcuni mesi fa abbiamo consegnato alla giunta comunale e alle forze dell'ordine la legislazione italiana ed internazionale che tutela i diritti degli individui e dei popoli disagiati, segregati ed esclusi, nonché le Direttive e le Risoluzioni del Parlamento europeo che combattono razzismo e intolleranza e promuovono azioni di inclusione sociale. Abbiamo inoltre spiegato - per iscritto - alle Istituzioni locali la Direttiva 2004/38/CE sulla libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea all'interno degli Stati membri. La città di Pesaro avrebbe dovuto capire, in sostanza, che esiste un obbligo da parte delle autorità di tutelare individui e famiglie in stato di indigenza o addirittura di invalidità, che fuggono da Paesi che non offrono loro una possibilità di sopravvivenza dignitosa e che in nessun caso si possono mettere in mezzo alla strada famiglie che non hanno mezzi di sopravvivenza; al contrario, spetta ai servizi sociali provvedere alle loro necessità, fornendo un riparo e un sostegno sociale, assicurando l'opportunità di un'esistenza sicura e dignitosa. Successivamente, le Istituzioni hanno - secondo quanto prevede la stessa Costituzione - il compito di proteggere invalidi, malati gravi e bambini, nonché di attuare programmi di inclusione per gli adulti validi. In nessun caso è lecito evacuare esseri umani in difficoltà da alloggi di emergenza (baracche, ponti, edifici abbandonati pubblici e privati) senza prima aver fornito loro una soluzione abitativa adeguata e un supporto sociale. La città di Pesaro, al contrario, prosegue una politica di vessazione, persecuzione e allontanamento delle minoranze "sgradite". Negli ultimi tempi, per evitare l'interbento delle associazioni umanitarie e dei gruppi per i diritti umani, gli sgomberi avvengono in un colpevole "silenzio stampa". Pochi giorni fa i carabinieri hanno evacuato da una casa abbandonata in via Borgheria una piccola comunità di senza tetto italiani, albanesi e romeni, fra cui minorenni, portatori di handicap, malati gravissimi, alcolisti e tossicodipendenti. Persone socialmente fragili, cui palesemente necessiterebbe un sostegno socio-sanitario urgente. Continua nella sezione Watching The Sky

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E' morta "Mama Africa"

10 novembre 2008
Cantava contro il razzismo e sapeva che l'Italia, ammalata di discriminazione e odio razziale, aveva bisogno di ascoltare la sua voce e il suo messaggio. Ieri sera Miriam Makeba, 76 anni, cantante sudafricana conosciuta in tutto il mondo come "Mama Africa", ha tenuto il suo ultimo concerto, a Castelvolturno, un concerto per dire no alla segregazione e per sostenere l'impegno dello scrittore Roberto Saviano contro la camorra.

Nella settantesima ricorrenza della Notte dei Cristalli - quando l'intolleranza esplose con il massimo grado di barbarie in Germania, preannunciando l'Olocausto - Miriam è stata colpita da un malore sul palco ed è morta per un arresto cardiaco in ospedale.

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Ricordiamo la Notte dei Cristalli e impegniamoci perché abbia fine la Notte dei Cartoni

di Roberto Malini

Nella notte fra il 9 e il 10 novembre 1938 i nazisti, con la complicità di numerosi cittadini tedeschi e nell'indifferenza degli altri, perpetrarono un vasto pogrom contro la popolazione di fede ebraica che viveva in Germania. Fu la Notte dei cristalli (Reichskristallnacht), nella quale SA, SS e squadre di seguaci del partito di Hitler diedero alle fiamme 267 sinagoghe, distrussero e devastarono 7500 negozi, aggredirono migliaia di ebrei, assassinandone 91. Oltre 30 mila ebrei vennero espropriati dei loro beni e deportati nei campi di concentramento di Buchenwald, Dachau e Sachsenhausen. Erano i prodromi dell'Olocausto.

La distruzione sistematica degli insediamenti Rom, gli attacchi incendiari contro le baracche in cui vivono, gli abusi polizieschi e giuridici contro i "nomadi" e lo spaventoso aumento della loro mortalità - in particolar modo quella di bambini e malati - in seguito alle purghe etniche condotte in tutta Italia, sono eventi decisamente simili a quelli che avvennero settant'anni fa. Ricordiamo con cordoglio e indignazione la Notte dei Cristalli e lavoriamo con energie sempre più importanti per far sì che la lunga "Notte dei Cartoni", la distruzione del mondo dei Rom e delle loro vite, abbia fine e sia sostituita dall'alba del nuovo giorno, giorno di luce e di diritti umani.

Nella foto di Steed Gamero, scena di vita al Casilino 900

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A cosa serve la campagna EveryOne per i diritti dei Rom?

Alcuni amici, attivisti per i diritti dei Rom, si chiedono se la denuncia degli abusi istituzionali nei confronti degli insediamenti di "nomadi" non venga recepita dall'opinione pubblica, dalla politica, dai media e dalle istituzioni come "un eccesso di vittimismo, rafforzando il pregiudizio e ponendo in risalto solo personalismi ed assistenzialismo culturale". Cosa fare? Si chiedono. Cari compagni, rispondiamo loro, denunciare le violazioni dei diritti dei Rom, con coraggio, è il solo strumento che può portare cambiamenti. Le nostre denunce, i nostri comunicati stampa rientrano in una campagna per i diritti del popolo Rom ad ampio spettro, che ha prodotto risultati politici e mediatici non solo in Italia, ma soprattutto presso le Istituzioni internazionali (si veda sito www.everyonegroup.com). Il recente comunicato stampa riguardante lo sgombero di Sesto Fiorentino e la situazione dei Rom a Firenze ha provocato reazioni scomposte da parte dei comuni interessati, ma è stato anche alla base di un'audizione comunale presentata dal PRC e di un dossier in discussione presso Commissione europea e Corte europea dei diritti umani. Noi di EveryOne abbiamo ricevuto querele, avvisi verbali, minacce e intimidazioni di ogni genere, ma abbiamo portato a Firenze, a Roma, a Pesaro, a Bologna, a Milano, a Napoli e in altre città italiane Viktoria Mohacsi e una delegazione di esperti europei sulla situazione dei Rom. I nostri membri Rom hanno subito pestaggi, insulti e un vero e proprio linciaggio istituzionale. I nostri leader rischiano tutto, letteralmente, ogni giorno (se i tempi cambieranno, avremo cura di divulgare a quali forme antidemocratiche arrivino i "nemici dei Rom"). Visitando i campi e mantenendo contatti con le famiglie perseguitate, abbiamo prodotto documenti, testimonianze ed evidenze della persecuzione in atto, che sono alla base di istanze europee e internazionali. Il vero problema è che siamo soli, che quando affrontiamo le ruspe siamo i soliti tre o quattro, mentre i cortei e le conferenze sul razzismo sono sempre frequentati da centinaia di persone. Ogni volta che si verifica un'emergenza e accorriamo sul posto, telefoniamo a decine di attivisti, partiti politici, associazioni, ma la risposta è sempre la stessa (salvo rare eccezioni): "Adesso non possiamo... non abbiamo copertura legale... non possiamo metterci contro la polizia... avete la nostra solidarietà... vi ammiriamo, ma per noi è una montagna troppo alta da scalare...". Non riceviamo alcun sostegno neanche quando chiediamo soccorso o solo un riparo per pochi giorni per famiglie Rom sgomberate, con bambini e malati, a parte l'impegno, isolato, qualche eroico privato. Riflettiamo su questa realtà e forse, con sacrificio da parte di tutti e un po' di coraggio, si potrà fare ancora di più.

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Un altro migrante muore dopo un volo dalla finestra di una caserma dei carabinieri

Genova, 7 novembre 2008. Vi ricordate il "suicidio" del Rom romeno che il 4 maggio 2008, si schiantò al suolo dopo un volo dal secondo piano della caserma dei carabinieri di Fontana Liri, in provincia di Frosinone? Il Gruppo EveryOne rilevò diverse incongruenze nella ricostruzione della tragedia effettuata dai militari. Il Partito Radicale si schierò allora accanto all'organizzazione per i diritti umani e presentò al ministro dell'Interno e a quello della Difesa un'interrogazione firmata dai senatori Perduca e Poretti. L'interrogazione non ebbe seguito, ma almeno rimane una traccia di quella lotta politica e umana a difesa della verità, della giustizia e della memoria di un uomo innocente.

Ieri a Genova, a distanza di soli sei mesi dal "suicidio" di Fontana Liri, si è verificato un episodio quasi identico. Inquietante, soprattutto perché la vittima, il "suicida" è ancora un migrante, un algerino. E' sufficiente il buon senso per dubitare della versione ufficiale: perché mai un Rom e un nordafricano, che di certo erano già stati nelle mani della forza pubblica, avrebbero dovuto togliersi la vita in un modo tanto orrendo, in preda a un panico incontrollabile? Anche l'ultima tragedia si è consumata in un periodo durissimo, per i migranti e i Rom, che sempre più spesso segnalano alle associazioni per i diritti umani trattamenti inumani e/o degradanti da parte di agenti delle forze dell'ordine. Ecco una delle agenzie che descrivono il drammatico volo verso la morte dell'algerino:

Genova, 6 novembre 2008 - E' morto in serata all'ospedale l'immigrato algerino che si era lanciato da una finestra della stazione carabinieri, nel centro storico di Genova. L'uomo, che aveva 46 anni, aveva riportato gravi ferite nella caduta da un'altezza di circa dieci metri. L'immigrato era stato fermato insieme ad altri due complici per aver rubato due borsoni da un'auto in sosta. Secondo quanto appreso dai carabinieri, mentre usciva dalla stazione, l'immigrato e' riuscito a divincolarsi con uno strattone, ha aperto un finestra e si e' gettato di sotto. (Agr)

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Firenze, prosegue la persecuzione dei Rom: privati delle coperte, perseguitati, in attesa di sgombero, rischiano la vita 200 "nomadi"

Firenze, 4 novembre 2008. E’ la conseguenza della politica degli esponenti fiorentini e sestesi del Partito Democratico e dell'’inasprimento degli RPU, i Regolamenti di Polizia Urbana. Il sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi (PD) ha disposto per lunedì 27 ottobre scorso la “bonifica” di un'area comunale, confinante con un terreno privato, che parte da via del Cantone e arriva, costeggiando la ferrovia, a via San Piero a Quaracchi. Nei due terreni – uno di proprietà comunale, l'altro privato – si erano insediate da diverso tempo una trentina di famiglie rom romene con bambini, donne incinte, malati e anziani, sgomberati lunedì scorso con l'ausilio di alcuni agenti della Polizia Municipale sestese e dei mezzi della Quadrifoglio, l'azienda di smaltimento dei rifiuti fiorentina.
“Polizia Municipale e Comune di Sesto Fiorentino hanno parlato di ‘bonifica’. Ciò che in realtà è avvenuto davanti ai nostri occhi è un tragico sgombero forzoso," dichiarano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, leader del Gruppo EveryOne e Stefania Micol, presidente dell'associazione L’'Aurora onlus di Firenze, "in cui famiglie disperate senza dimora, senza alcuna alternativa alloggiativa, senza la possibilità di un lavoro regolare e prive di qualunque assistenza socio-sanitaria sono state messe in mezzo alla strada. Spazzini e operatori”, continuano gli attivisti, "hanno avuto l'incarico da parte delle Istituzioni locali di macinare coperte e vestiti e distruggere giacigli di fortuna assemblati con assi e tende per ripararsi dall'inverno: sono stati schiacciati dalla ruspa fornelli, pentole, medicine, piccole riserve di cibo messe a disposizione da alcune associazioni, zainetti di ragazzi che frequentano le scuole fiorentine partendo al mattino presto dalle loro baracche e riuscendo ad arrivare miracolosamente puliti e puntuali in classe". Solo tre baracche sono state risparmiate alla demolizione con le ruspe in seguito all'intervento di EveryOne e L'Aurora: tra esse, quella di due giovani genitori con un bambino di appena 5 settimane. Le altre famiglie sono state identificate e verranno probabilmente denunciate per occupazione abusiva di suolo privato. “Gli agenti della Municipale hanno dato loro il tempo di una settimana per lasciare la baracca. L'unica alternativa di alloggio proposta dal Comune di Sesto Fiorentino è stata quella di quattro giorni presso un centro emergenza freddo della Caritas per la mamma e il bambino di 5 settimane. Proposta che noi stessi abbiamo contestato," spiegano Malini, Picciau, Pegoraro e Micol, "perché è anticostituzionale distruggere l'unità di una famiglia, lasciando il padre fuori, in strada, al freddo e al gelo, lontano da chi ama, così come è impensabile non offrire la minima assistenza agli altri sgomberati. Lasciare oltretutto una donna che non parla italiano con un bambino di un mese vorrebbe dire rischiare – come già avvenuto in altre circostanze – che il Servizio Sociale e la Municipale strappino dalle braccia della madre il bambino, inserendolo nel Centro Sicuro del Comune di Firenze e poi in una comunità".

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Cocaina e criminalità sempre più forti in Italia (mentre le carceri si riempiono di Rom)

Bruxelles, 6 novembre 2008. Il consumo di cocaina all'interno di un Paese è la pietra di paragone per comprendere il livello di criminalità esistente nel Paese stesso, perché il traffico di "polvere bianca" rappresenta il comparto più redditizio del business illegale. Già nel 1985 il dottor Paul J. Goldstein dell'University of Illinois School of Public Health rilevò lo stretto rapporto fra cocaina e crimine, sottolineando in particolare le relazioni fra la diffusione di quella droga e i delitti violenti. L'Oedt, agenzia europea delle droghe, ha presentato a Bruxelles la Relazione annuale 2008, che mette a nudo la situazione italiana: il nostro Paese, infatti, è fra i primi in Europa nel consumo di cocaina, che riguarda il 3,2% dei giovani fra i 15 e i 34 anni.

Un dato allarmante, specie se si considera che l'Italia primeggia anche nelle "classifiche" collegate ad altre sostanze stupefacenti. La classe politica italiana non può più nascondere i propri fallimenti in materia di sicurezza e non può più sbandierare - mantenendo credibilità - proclami relativi a inesistenti trionfi sul crimine organizzato. Centinaia di milioni di euro sono stati gettati al vento non per migliorare le condizioni di sicurezza degli italiani, ma per attuare azioni persecutorie contro capri espiatori la cui pericolosità sociale non ha - in realtà - un'incidenza rilevante. L'effetto della guerra ai Rom e ai "clandestini" è sotto i nostri occhi, perché i "nomadi" provenienti dalla Romania e presentati al popolo italiano come pericolo pubblico numero uno si sono ridotti, in Italia, da 40/45 mila che erano un anno fa a meno di tremila, di cui pochissimi adulti in buone o discrete condizioni di salute. Dall'altro lato, i migranti sono stati ridotti in uno stato che è vicino alla schiavitù, con pesantissimi obblighi e nessun diritto, soggetti ai ricatti dei datori di lavoro italiani, delle autorità, di chiunque volesse far loro del male. Politici e media hanno creato intorno a loro un livello tale di allarme che vivono come fantasmi, cercando di mostrarsi in pubblico il meno possibile, lavorando in condizioni imsostenibili, subendo una pressione poliziesca durissima. Nonostante questi "risultati", perseguiti con tenacia dalle autorità centrali e locali, di destra e sinistra, il tasso di criminalità sale continuamente, nel nostro Paese e la criminalità organizzata espande i propri tentacoli in misura sempre più diffusa e capillare, avvelenando i ragazzi italiani, insanguinando le nostre città, spargendo terrore a piene mani, mentre le carceri si riempiono di "zingari". R.M.

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Barack Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti. Che sia un simbolo per gli antirazzisti italiani

5 novembre 2008. Barack Obama è il 44° presidente degli Stati Uniti, il primo di colore. Nel discorso di ringraziamento ai suoi elettori, Obama ha ricordato il nuovo Sogno Americano, formulato durante la sua entusiasmante campagna elettorale: un impegno comune per eliminare barriere e divisioni, per garantire un'opportunità anche a coloro che fino ad oggi sono stati emarginati dalla società e, infine, per presentarsi al mondo come una nazione forte moralmente e non solo militarmente. Mentre il candidato democratico vinceva, qui in Italia il ministero dell'Interno negava ufficialmente a Medici senza Frontiere il permesso di proseguire, dopo sei anni, le attività di assistenza sanitaria ai migranti presso il molo di Lampedusa.

Sempre qui in Italia, si verificavano nuovi episodi di discriminazione e violenza razziale, culminati con il pestaggio di un giovane Rom romeno da parte della forza pubblica. Il motivo? Si trovava a bordo di un treno, ma si era dimenticato di timbrare il biglietto. Divulgheremo presto i dettagli di questo ennesimo episodio di razzismo.
Diverso è il "sogno" che i nostri uomini di potere hanno indotto nelle coscienze del popolo italiano: un popolo che, ingannato da fantasmi di "sicurezza" e "legalità", assiste ogni giorno con indifferenza o complicità alla persecuzione del popolo Rom e all'affermarsi di un'ideologia di razza e nazione che ormai avvelena tutti i comparti della società.

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Petizione contro lo sfratto dei Rom di Gaggiano, che causerebbe una tragedia umanitaria

Comune di Gaggiano; Prefettura di Milano; Ministero degli Interni; Parlamento Europeo; Commissione Europea; Corte Europea dei Diritti Umani; CERD - United Nations

A cura del Nucleo PRC di Gaggiano e del Gruppo EveryOne

Gaggiano, 5 novembre 2008. Il Nucleo PRC di Gaggiano e il Gruppo EveryOne invitano gli antirazzisti e tutte le persone che credono nel valore dei diritti umani a sollevare un coro di voci indignate nei confronti delle autorità del comune di Gaggiano (Milano), affinché recedano dal loro progetto di sfrattare le famiglie Rom che vivono nella frazione di San Vito. Qualche giorno fa infatti il Comune di Gaggiano ha comunicato lo sfratto ai nuclei familiari della piccola comunità Rom, che vivono lì da più di dieci anni. Il gruppo è composto da circa 20 persone di cui almeno 10 minorenni. I bambini frequentano le scuole ed il loro futuro è adesso del tutto incerto. La zona abitata dai sanvitesi d’adozione (molti dei quali con cittadinanza italiana) è adibita ad orti ed i terreni sono, o sarebbe meglio dire erano, di loro proprietà.

Sì, perché per risolvere il problema della loro presenza il sindaco Miracoli, del PD, non ha pensato a nulla di meglio che privarli delle loro modeste proprietà. I vigili urbani hanno infatti denunciato le costruzioni abusive fatte sorgere sui terreni e l’amministrazione comunale ha deciso di procedere all’acquisizione degli stessi. Di fatto, in realtà, i Rom di San Vito avrebbero acquisito il diritto alla proprietà o quantomeno all'usufrutto vitalizio di terreni e abitazioni, mai messo in discussione quando il tempo dell'odio razziale non aveva ancora iniziato a scorrere in Italia. Adesso però, sull'onda della vox populi, istigata all'intolleranza da politici e media razzisti, nessun diritto è più riconosciuto alle famiglie che hanno la sfortuna di appartenere all'etnia più sgradita e vessata: i Rom, la nuova "black people", i nuovi ebrei.

Continua nella sezione Eventi

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La xenofobia colpisce a Cogoleto (GE), dove un razzista italiano aggredisce e manda in coma un ragazzo albanese

Gogoleto (Genova), 24 ottobre 2008. Un ragazzo albanese di 19 anni, Steve Melkize, è stato colpito al capo da un 25enne italiano, armato di un manganello telescopico collegato a una catena.

Si è presentato con un grave trauma cranico alla Croce Rossa di Varazze, da dove è stato trasferito all'ospedale San Martino di Genova. Ricoverato nel reparto di neurochirurgia, è entrato in coma. La sorella della vittima ha spiegato in lacrime che Steve era perseguitato dal suo aggressore, che lo tormentava con minacce e insulti xenofobi.

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Roma. Ancora un'aggressione dettata dall'odio razziale

Roma, 30 ottobre 2008. Non fa neanche più notizia, in Italia, l'ennesima aggressione di stampo razzista.

Stasera, verso le sette, tre giovani italiani hanno picchiato due ragazzi, uno eritreo, l'altro italiano - ma di origini eritree - a Roma, in via Casal de' Pazzi. Le vittime dell'agguato hanno denunciato l'accaduto ai carabinieri.

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Addio, Pesaro (il viaggio di Ionica)

di Roberto Malini

Addio, Pesaro.
Me ne vado. Non mi hai mai visto,
non mi vedrai più.

Sono venuto come un uomo,
ho vissuto come uno spettro,
me ne vado come un padre.

Addio, città dal cuore di metallo,
vado dove mi porta il treno della vita,
dove mia figlia giocherà nel sole
e la mia donna mi darà un bambino.

Vado in un piccolo paese; è povero,
ma andrà benissimo per me,
perché ha quello che tutti vorrebbero:
un'occasione, una speranza, un sogno.

Ti prego Dio, fa' solo che non mi svegli
prima che arrivi il treno.

Devo partire o quest'aria ferma
toglierà il respiro alla mia bambina
e soffocherà il fiore della vita che nasce
nel grembo di mia moglie.

Un'occasione, una speranza, un sogno:
li coglierò, perché ho mani forti,
mani da contadino, mani da padre.

E ho l'anima di un Rom,
ho il coraggio di un Rom,
ho la fede di un Rom.

Lavorerò con l'energia di dieci uomini
e ogni sera tornerò a casa,
quando il tramonto scenderà dal cielo,
miracoloso come la risposta
alle nostre preghiere
e avremo cibo a tavola e saremo felici.

Ti prego Dio, fa' solo che non mi svegli
prima che arrivi il treno,
fa' che sia tutto vero,
che un paese accogliente,
una casa e un lavoro nei campi
- lontano da qui -
siano il nostro futuro.

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Un altro sgombero a Sesto San Giovanni

Milano, 29 ottobre 2008. Vagano per i luoghi più inospitali e nascosti di Sesto San Giovanni e di Milano, alla ricerca disperata di un riparo per la notte. Qualcuno si è già accampato sotto un ponte o dietro i cespugli di un parco. Altri hanno affrontato un difficile viaggio di ritorno verso la Romania e le città da cui si sono allontanati negli anni scorsi, per sfuggire la miseria, la fame, l'emarginazione: Bucarest, Brasov, Buzau, Costanza. I più fortunati hanno già raggiunto la Francia e la Spagna, dove sono stati ospitati da parenti. Sono i 150 Rom che le forze dell'ordine hanno sgomberato dall'area della ex Falck, a Sesto San Giovanni. Il 19 ottobre la delegazione di specialisti nell'analisi dei fenomeni antzigani, guidata dall'europarlamentare Viktoria Mohacsi era giunta presso il loro insediamento insieme al Gruppo EveryOne. "Erano tutti molto tesi e preoccupati, " ricorda l'attivista Nico Grancea, "perché la polizia era già stata più volte presso il sito e l'atteggiamento degli agenti era decisamente ostile. Avevano paura di tutto, anche di chi veniva a trovarli con l'intenzione di aiutarli. Nel campo, presso gli edifici dismessi e nelle baracche, ognuno era pronto al peggio, all'arrivo delle autorità con un ordine di sgombero immediato, come era avvenuto, sempre a Sesto, il mese scorso. In quell'occasione, ben 160 agenti - fra poliziotti, carabinieri e vigili - avevano messo sulla strada una quindicina di famiglie, fra cui bambini piccolissimi, donne incinte e persone gravemente malate. A Sesto San Giovanni il razzismo ha ucciso numerosi Rom. La paura ha causato la morte di altri, come il piccolo Ciprian, bruciato vivo, forse a causa di una candela caduta. Lo conoscevo bene, Ciprian e negli ultimi tempi era terrorizzato dal clima di intolleranza che lo circondava. Anche il terrore uccide". Il nuovo sgombero è avvenuto secondo la solita procedura, spietata e repentina. Poliziotti, carabinieri e agenti di polizia municipale hanno costretto le famiglie a uscire dai loro rifugi e a incamminarsi verso il nulla: bambini, donne e uomini. Malati e portatori di gravi handicap, fra cui diversi mutilati. La famiglia di Ciprian, in lutto, è stata costretta ad abbandonare l'edificio in cui ha perso la vita il loro giovane congiunto. Alcuni genitori hanno chiesto alle autorità di poter trascorrere almeno qualche notte presso un dormitorio o un ricovero. Alcune donne incinte e malati febbricitanti hanno chiesto qualche ora, prima di abbandonare le baracche. Ma gli ordini erano chiari: nessun "privilegio. I Rom della ex Falck se ne dovevano andare.
"Non abbiamo neanche protestato," ha detto una giovane madre, "perché quando lo facciamo, arrivano le assistenti sociali e ci rubano i bambini". A.B.

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Difendete la vostra Scuola, ragazzi!

di Roberto Malini

Dopo tanto buio, i ragazzi sono usciti sulle piazze e hanno guardato in alto. Si sono accorti subito che c'è luce, nei cieli della libertà! Non tornate indietro, ragazzi, non tornate nelle aule dove vi attendono i cattivi maestri, la cui lezione ha il solo scopo di educarvi a vivere senza un'anima, senza una fede, senza una coscienza civile. Non è solo una protesta, non è solo indignazione per l'ennesima legge iniqua: sono i giorni del risveglio! Sono i giorni della libertà! Resistete, giovani, resistiamo a qualunque costo. Il giorno del cambiamento è oggi, perché se lascerete passare l'oggi, se non rischierete tutto per conservare la libertà, la dignità, il cuore che avete ritrovato oggi, domani sarà già troppo tardi e la tristezza del buio avrà ricoperto il sogno. La vostra scuola è il nostro futuro: non lasciatela ai nemici della democrazia e della civiltà, della nobiltà che è rara, ma non è sconosciuta all'uomo; non lasciatela ai seminatori d'odio razziale e di morte; non lasciatela a coloro che hanno raccolto l'eredità dei despoti e dei persecutori. Siete voi, ragazzi, la scuola: che niente vi faccia esitare, che niente vi faccia cedere. Andate avanti, andiamo avanti insieme fino al cambiamento, perché se vi sconfiggeranno adesso, se ci sconfiggeranno adesso, avremo perso l'unico diploma, l'unica laurea che conta: il titolo di "uomini liberi". Gli uomini liberi hanno più dignità dei re e dei presidenti, perché niente può farli vacillare, perché i loro ideali sono più saldi delle nazioni, sono saldi come continenti. Gli uomini liberi inseguono la vera conoscenza, che è la conoscenza del vero e del giusto. E' molto oltre l'insegnamento di qualsiasi scuola, la cultura degli uomini liberi! Gli uomini liberi trattano da pari coloro che il potere rende arroganti e si sentono uguali fra la gente più umile. La vostra scuola, ragazzi, è universale, pura, antica e sacra come le radici stesse delle civiltà. Occupatela, conquistatela e poi siatene le sentinelle: ora e per sempre.

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MIgranti, Rom, giovani e associazioni antirazziste si incontrano a Pesaro

Pesaro, 24 ottobre 2008. Si è tenuto presso il Centro Sociale Autogestito Oltrefrontiera l'incontro/dibattito "Pacchetto sicurezza, legge Bossi-Fini: saremo tutti clandestini!". Roberto Malini, il primo relatore, ha presentato un quadro della situazione attuale delle minoranze etniche in Italia, vessate da leggi e provvedimenti, ma ancora di più, nella loro realtà quotidiana, dall'atteggiamento delle autorità. In particolare, Malini ha descritto la condizione del popolo Rom in Italia, che dopo un lungo periodo di persecuzione, si trova in una situazione di svantaggio assolutamente drammatica. I Rom provenienti dalla Romania, dopo l'ingresso della nazione balcanica nell'Ue, sono rimasti in un numero assai ridotto: meno di 4 mila unità, contro le 40/45 mila che si trovavano nel nostro Paese un anno fa. Sgomberi, maltrattamenti, umiliazioni, politiche intolleranti e segregazione hanno costretto la maggior parte di loro a rientrare in patria o a fuggire verso Spagna, Francia e Grecia. Malini ha accolto con entusiasmo i moti studenteschi di ribellione contro il decreto Gelmini e il ritorno a una scuola autoritaria: "I giovani non accettano una scuola basata sul soffocamento della personalità e degli ideali," ha spiegato l'attivista, "e manifestano la loro esigenza di cambiamento. La scuola è loro, perché è il luogo dove realizzano le proprie aspirazioni intellettuali e costruiscono, insieme alla cultura, le proprie opinioni. La protesta giovanile è un grido di libertà che consentirà finalmente ai valori dell'antifascismo e dell'antirazzismo di fermentare e diffondersi, inarrestabili. Noi del Gruppo EveryOne saremo a fianco dei ragazzi che sono tornati a pensare e che contestano una scuola che pone ordine e disciplina alla base dell'educazione e non i valori umani e civili. Saremo al loro fianco in ogni momento, anche se Stato muscolare e arrogante di oggi sceglierà la via della prepotenza e tenterà con l'ottusità del proprio potere di reprimere il volo della nuova generazione". Dopo l'intervento di Malini, l'avvocato Paolo Cognini del foro di Ancona ha introdotto la legge Bossi-Fini e spiegato i contenuti del pacchetto sicurezza, che presto entrerà in vigore. Il legale ha sottolineato le nuove limitazioni che colpiranno i migranti, rendendo più difficile i ricongiungimenti familiari, il diritto alla cittadinanza, il riconoscimento dello stato di rifugiato e il diritto di asilo. Quindi l'attivista Rom Nico Grancea, del Gruppo EveryOne, ha portato a conoscenza di un pubblico giovane e multietnico la sua esperienza in Italia. "Finora è stata un incubo," ha detto con amarezza, "perché all'età di soli vent'anni ho visto il mio popolo colpito da ogni genere di violenza, costretto a vivere in condizioni insopportabili di igiene e povertà, privato di qualsiasi diritto. Ho visto bambini, donne e uomini morire nell'indifferenza generale. Il razzismo in Italia ha assunto un aspetto brutale e si è abbattuto più volte sulla mia famiglia. Abbiamo provato a farci conoscere dalla gente, a confrontarci con le istituzioni, a integrarci nella società, ma non ci è stata concessa alcuna opportunità e non vedo alternativa a quella di abbandonare l'Italia". Domani, manifestazione studentesca in piazza del Popolo per dire no al decreto Gelmini, contro i tagli ai fondi, la riduzione del personale, la bocciatura per il voto di condotta, la privatizzazione della scuola pubblica, la conferma degli esami di riparazione, il costo dei libri di testo. Accanto agli studenti, le realtà antirazziste di Pesaro, per un evento che, partendo dalla necessità di salvare il diritto a una scuola libera, toccherà i temi del razzismo, della xenofobia, dell'omofobia e delle ideologie nazifasciste che sono pericolosamente riemerse, fino a riguardare ormai tutti i comparti della società italiana.

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Li costringono a vivere come topi

di Roberto Malini - Gruppo EveryOne

Roma, 27 ottobre 2008. Nel 2008, mentre la tecnologia raggiunge punte sempre più avanzate e la cultura si diffonde ovunque, in Italia vivono esseri umani senza alcun diritto. Le autorità li picchiano, li umiliano, li minacciano. I razzisti li aggrediscono e li bruciano vivi. La gente, malata di odio razziale, li insulta e li tratta come animali molesti. Sono i Rom, i nuovi "nigger", i nuovi ebrei. Le condizioni in cui sono costretti a sopravvivere - bambini, donne e uomini - sono peggiori di quelle dei ghetti nazisti. I nuovi aguzzini però non li uccidono con lo Zyklon B, ma attraverso una persecuzione terribile, che li raggiunge ovunque, anche in un cassonetto per i rifiuti, estremo riparo di una famiglia "nomade"...

Una piccola storia di disumanità e orrore

Vivevano in un cassonetto dei rifiuti, a Roma. Il vergognoso razzismo italiano costringe esseri umani a condurre esistenze al livello dei topi. Ormai la gente non ci fa più caso, ma avviene così in tutte le grandi città di Italia, dove i pochi Rom romeni superstiti alla terribile purga etnica condotta da Istituzioni ormai preda di un delirio razziale, vivono nelle discariche, dietro bidoni di rifiuti, in luoghi così malsani dove hanno solo ratti e scarafaggi come compagni. E' questa la nuova Europa? E' questa l'Unione europea dell'accoglienza e delle libera circolazione? Noi diciamo di no. Accade, in Italia, qualcosa di aberrante e terribile, sotto certi aspetti persino peggiore delle persecuzioni del passato, perché mentre i bambini, le donne, gli uomini Rom muoiono o sopravvivono senza dignità, nella disperazione, i media, le autorità e la gente comune continuano a definirsi "tolleranti" e "antirazzisti". Noi resistiamo, con le sole armi della ragione e del sentimento di fratellanza verso i Rom, i "clandestini", le minoranze etniche sgradite al potere. Resistiamo rischiando quotidianamente tutto, perché gli aguzzini sono sempre più arroganti e feroci, non solo contro le razze a loro invise, ma anche contro chi si impegna per riportare un barlume di civiltà in una società caduta nell'orrore. Ed ecco, qui di seguito, una delle tante ordinarie storie di discriminazione e disumanità: non un caso raro, ma uno di centinaia, questa volta sfuggito alla censura. Roberto Malini

Avevano per casa un cassonetto

(ANSA) - Roma, 27 ottobre - Un neonato di un mese e quello che potrebbe essere il fratellino di 10 anni, sono stati trovati in un cassonetto, che era la loro abitazione. E' successo nella periferia est di Roma, dove i bimbi vivevano in un giaciglio fatto di cartoni. Agenti di polizia hanno notato un 52enne romeno e una 16enne seminascosti vicino al cassonetto. L'uomo ha esibito una patente falsa e ha detto di essere il padre della ragazza. Ma durante il controllo gli agenti hanno udito movimenti e rumori nel cassonetto.

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Lettera del Gruppo EveryOne al Prefetto di Roma Carlo Mosca: "E' necessario attuare con urgenza un progetto di desegregazione e inclusione dei Rom nella Capitale"

In occasione dell'Incontro delle Associazioni Arpj-Tetto, Popica, Arci, Antica Sartoria Rom e Gruppo EveryOne con il Prefetto di Roma

Egregio signor Prefetto,

Roma, 27 ottobre 2008. Il Gruppo EveryOne ha rilevato negli ultimi anni, e soprattutto negli ultimi 12 mesi, un'escalation di razzismo e brutalità nei confronti delle famiglie Rom che si sono rifugiate a Roma e in particolar modo nei riguardi dei Rom provenienti dalla Romania. Una campagna politico-mediatica, partita nell'immediatezza dell'entrata della Romania nell'Unione europea e proseguita fino a oggi, ha seminato odio razziale verso il popolo Rom, consentendo alle autorità di attuare una vera e propria purga etnica, nonostante la Risoluzione del Parlamento europeo del 15 novembre 2007 sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE, gli ammonimenti della Commissione europea e delle Nazioni Unite, la stigmatizzazione delle politiche persecutorie italiane da parte dei tutto il mondo civile. Negli ultimi giorni le autorità di Roma, incuranti della recente visita della delegazione della Commissione europea e della lettera di Jacques Barrot al Ministro degli interni Roberto Maroni, hanno intensificato le operazioni repressive, evacuando una ventina di microinsediamenti sugli argini del Tevere e in altre zone della Capitale e mettendo in mezzo alla strada decine di famiglie di etnia Rom, con bambini, donne incinte e malati anche gravissimi. Durante tali azioni poliziesche, nessuna assistenza socio-sanitaria è stata garantita agli sgomberati, che sono stati cacciati dai loro miseri ripari con una cinica disumanità. Bimbi in fasce, malati di cancro, portatori di handicap, cardiopatie e patologie importanti sono stati costretti a incamminarsi senza mezzi di sussistenza, senza coperte né farmaci essenziali verso il nulla, in tragiche marce della morte, indegne di qualsiasi città o Paese civile. Continua nella sezione Watching The Sky

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Londra: dopo intervento EveryOne Annociate Nimpagaritse ottiene asilo nel Regno Unito

26 ottobre 2008. Annociate Nimpagaritse, donna originaria di Bujumbura, capitale del Burundi, facente parte della minoranza etnica Tutsi, rischiava la morte in patria per mano dei ribelli Hutu del FNL (movimento di liberazione nazionale) e doveva essere deportata dal Regno Unito – Paese in cui aveva richiesto asilo come rifugiata, ma che non aveva accolto la domanda – il 25 settembre scorso con un volo della Kenya Airways da Londra.

Dopo che il Gruppo EveryOne, insieme al movimento "Friends of Annonciate Nimpagaritse" aveva lanciato il 23 settembre su scala internazionale la campagna per la sua vita scrivendo al Governo del Regno Unito e all''Ambasciata britannica in Italia, la donna era stata rilasciata il 27 settembre dal centro di detenzione di Colnbrook, in cui era richiusa, ed era potuta tornare a Sheffield, dove viveva dal 2005, in attesa dell'esito della sua domanda di asilo. Ieri sera è arrivata da Londra l’attesissima notizia: “Annonciate Nimpagaritse, grazie alla straordinaria mobilitazione per la sua vita, ha ottenuto dal Governo del Regno Unito l’autorizzazione a permanere stabilmente in Gran Bretagna, senza più il pericolo di deportazioni nel Paese d’origine”. Continua nella sezione Watching The Sky

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Viktoria Mohacsi e il Gruppo EveryOne hanno viaggiato attraverso l'Italia dell'odio razziale, raccogliendo prove e testimonianze di una persecuzione

Dal 17 al 20 ottobre 2008 l'europarlamentare Viktoria Mohacsi - ungherese di etnia Rom - ha ispezionato alcuni insediamenti Rom in Italia, accompagnata da una delegazione di specialisti nell'indagine di eventi di intolleranza contro i Rom e da una troupe ungherese di riprese documentarie, incaricata di filmare le realtà degli insediamenti e le testimonianze delle vittime di episodi di odio e violenza razziale. Roberto Malini, Dario Picciau, Matteo Pegoraro e Nico Grancea del Gruppo EveryOne hanno lavorato fianco a fianco con Viktoria Mohacsi per consentirle di scavare nel fenomeno del razzismo in Italia, entrando nei luoghi abbandonati, inospitali e degradati in cui le famiglie Rom, oggetto di una feroce discriminazione e quotidianamente braccate dalle autorità, sono state costrette a rifugiarsi. La delegazione ha potuto verificare quanto già denunciato dal Gruppo EveryOne, pubblicato dal quotidiano El Pais e pubblicamente riconosciuto dal ministro dell'Interno: i Rom che si erano rifugiati in Italia, in cerca di un'opportunità di sopravvivenza, sono stati di fatto scacciati attraverso una politica persecutoria messa in atto dalle Istituzioni centrali italiane e attuata capillarmente su tutto il territorio nazionale dalle autorità locali.

Sgomberi, sottrazione di bambini "per mancanza di residenza e mezzi di sostentamento", minacce, violenze, istigazione all'odio razziale, propaganda mediatica, tacito sostegno alle squadre di razzisti, abusi polizieschi e giudiziari, messinscene per criminalizzare persone di etnia Rom: con questi strumenti è stata realizzata una tragica purga etnica sotto gli occhi dell'Unione europea, che ha reagito timidamente attraverso Risoluzioni (documenti inutili, poiché si tratta di "orientamenti" e non di obblighi rivolti agli Stati che violano le norme Ue), ammonimenti, blande dichiarazioni antirazziste. Se nella primavera del 2007 vi erano in Italia da 40 a 45 mila Rom provenienti dalla Romania, alla fine di luglio 2008 ne restavano cinquemila, mentre oggi ne possiamo contare poco più di tremila: famiglie in uno stato di salute e povertà così disperato da impedire loro perfino il ritorno in patria o la fuga verso la Spagna, la Francia e gli altri Paesi che, almeno parzialmente, si attengono alla normativa Ue sulla libera circolazione dei cittadini dell'Unione e sulla desegregazione.

Viktoria Mohacsi e i suoi collaboratori hanno ispezionato i luoghi in cui vivono gli ultimi Rom romeni rimasti in Italia, alcune comunità di Rom e Sinti italiani, insediamenti di famiglie Rom originarie dei Paesi della ex Jugoslavia. Da Padova a Bologna, da Pesaro a Firenze, da Sesto San Giovanni a Milano, la delegazione ha raccolto documentazione riguardo alla condizione dei "nomadi" in Italia, intervistando decine di testimoni della persecuzione e filmando i luoghi in cui i Rom convivono con topi, parassiti e disperazione. Stiamo preparando un dossier illustrato da fotografie, per raccontare all'Ue le fasi del drammatico viaggio in Italia compiuto da una coraggiosa parlamentare europea che si batte da quindici anni contro la tragedia del razzismo che sta annientando il suo popolo. Sono tappe di un itinerario di civiltà, un itinerario difficile, irto di insidie, che accomuna poche persone: un manipolo di "giusti" che, per fortuna, cresce ogni giorno e che ogni giorno - correndo gravi rischi - ricorda all'Europa che "unione" significa fratellanza e che dalla cultura dell'odio razziale possono nascere solo orrori e divisioni senza fine: spettro ormai concreto del fallimento morale, civile e reale dell'Unione europea.

Nelle foto di Steed Gamero, la visita dell'europarlamentare Viktoria Mohacsi a Pesaro

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Restituiamo la scuola ai giovani!

di Roberto Malini

Breve riflessione in seguito alla minaccia che il primo ministro Berlusconi ha rivolto ieri agli studenti che contestano la riforma Gelmini: "Non permetterò l'occupazione delle università. L'occupazione di luoghi pubblici non è la dimostrazione dell'applicazione della libertà, non è un fatto di democrazia, è una violenza nei confronti degli altri studenti che vogliono studiare".

Roma, 23 ottobre 2008. Il primo ministro minaccia di inviare forze di polizia a sgomberare le scuole in cui si svolge la contestazione degli studenti nei confronti della riforma Gelmini. Il senatore a vita Giovanni Cossiga consiglia al premier - ottenendo ampio spazio sui quotidiani con il suo intervento - di non limitarsi a interventi di sicurezza rispettosi dell'incolumità dei ragazzi che manifestano il loro dissenso, ma di pestarli "finché il suono delle sirene delle ambulanze copra quello delle auto della forza pubblica". In seguito all'indignazione generale, il premier torna sui suoi passi, ma per bocca del ministro dell'interno conferma una politica improntata alla "tolleranza zero" verso i giovani che manifestano dissenso. Il ministro Gelmini si dichiara disposto a incontrare rappresentanze studentesche, ma contemporaneamente definisce i moti di protesta come una "campagna terroristica" e difende in toto il testo della riforma. Berlusconi usa toni arroganti e proclama la sua idea di Stato. Per lui, lo Stato è forte se ha i mezzi e i muscoli per imporre le proprie decisioni. Da questa ideologia, purtroppo condivisa da gran parte dell'attuale classe politica italiana, non possono che nascere provvedimenti repressivi, leggi razziali, limitazioni dei diritti delle categorie sociali più deboli. In realtà lo Stato è forte quando riesce a difendere il diritto al dissenso, le istanze delle minoranze, gli ideali umanitari e di progresso civile. Non vi è dubbio che l'attuale governo trovi nei regimi del passato, a partire dal fascismo, le proprie radici storiche e ideologiche. I rischi che il nostro Paese corre sono innumerevoli. Dopo le repressioni xenofobe, il ritorno dello squadrismo intollerante, la persecuzione razziale dei Rom, l'isolamento dalle politiche europee sui Diritti Umani, ora siamo a un passo da un'escalation di violenza contro i ragazzi italiani che esprimono la loro legittima protesta contro una scuola che non li rappresenta più. E' fondamentale fermare questa nuova follia, perché i giovani non sono ingranaggi costretti a funzionare secondo i dettami del potere, ma protagonisti della realtà scolastica. Non sono facinorosi né sovversivi, ma esseri umani liberi e le loro esigenze di vivere in una scuola che corrisponda alle loro esigenze di crescita culturale e umana sono naturali e giuste. La scuola esiste in funzione dei ragazzi e della loro necessità di conoscenza e confronto, deve porsi sempre al loro servizio, perché i valori culturali, morali ed educativi che ci trasmette l'esperienza millenaria del sapere umano sono le basi stesse della cività europea. Reprimere i moti studenteschi, che rappresentano l'aspetto più puro dell'idealismo delle nuove generazioni e che costituisce la nostra unica speranza di vedere nel prossimo futuro un'Italia migliore di quella attuale sarebbe un'atrocità intollerabile. I ragazzi che protestano sono la sola ipotesi reale di cambiamento per uno Stato che oggi è autoritario e intollerante, spietato con le minoranze, lontanissimo dai valori della democrazia e della civiltà. Il nuovo fascismo è già qui, con il suo carico di vessazioni, ingiustizie e orrori; i migliori fra i nostri giovani lo percepiscono ogni giorno di più e provano un malessere che li induce a dire: no! Non più! La società civile è chiamata a schierarsi al loro fianco e a difendere le loro istanze di libertà, giustizia ed emancipazione. La scuola deve essere un luogo di crescita, unione e cooperazione, culla di una cultura di pace, progresso e armonia fra individui e popoli. E' lì che le generazioni future esprimono la loro ansia di rinnovamento con voci piene di speranza. Non permettiamo che divenga un luogo di oppressione, competizione e condanna. Se desideriamo una società più aperta e giusta, dove i diritti dell'uomo si pongano quale valore essenziale, dobbiamo avere il coraggio e la lungimiranza di restituire la scuola ai giovani, perché la scuola appartiene a loro.

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Scritte sui muri: strumenti di propaganda per creare "allarme sicurezza"

Roma, 23 ottobre 2008. Roma - Quando sono apparse le prime scritte firmate dal sedicente movimento di estrema destra "Militia", abbiamo pensato immediatamente a un'azione di propaganda, una propaganda sofisticata, finalizzata a distogliere l'opinione pubblica dalle politiche di governo, dalle operazioni poliziesche e dalle scorribande dei gruppi razzisti contro Rom e stranieri indesiderati. Bisogna prestare molta attenzione, di fronte al fenomeno delle scritte sui muri, perché rappresentano uno strumento di sicuro impatto mediatico, uno strumento che orienta l'opinione pubblica a credere che sia nato un determinato movimento ideologico e che sia riaffiorata una corrente di pensiero capace di minacciare "legalità e sicurezza". Il caso delle scritte contro Bagnasco, alcune delle quali tracciate con una perizia grafica sconosciuta alla militanza di estrema sinistra, è emblematico di come le scritte possano seminare il panico e calamitare l'attenzione dei media e del popolo italiano, costringendo politici e autorità a dichiarazioni che fungono da cassa di risonanza per l'azione di disorientamento socio-politico.

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La Commissione Ue boccia il decreto sulla libera circolazione, ma il razzismo colpisce ancora

Dopo un'azione internazionale complessa, che ha coinvolto Istituzioni Ue, organizzazioni per i diritti umani, forze e personalità politiche antirazziste, attivisti Rom (come dimenticare il lavoro di raccolta informazioni e testimonianze di Nico Grancea?) e persino testimoni dell'Olocausto (da Piero Terracina all'indimenticata Tamara Deuel e a Nedo Fiano), Anne's Door e il Gruppo EveryOne accolgono con immensa soddisfazione i frutti di una formidabile vittoria dei Diritti Umani.

La Commissione europea, infatti, ha bocciato in toto il decreto legislativo sulla libera circolazione nell'Unione europea. Il decreto Maroni prevedeva l'espulsione per chi non avesse residenza né mezzi di sostentamento. La Commissione ha ritenuto illegittima tale misura, che di fatto era stata congegnata come legge razziale nei confronti dei Rom. Le autorità potranno, tutt'al più, ma sempre senza ledere i diritti delle minoranze, consegnare agli "ospiti sgraditi" un invito - non impegnativo - a lasciare il Paese. Continua nella sezione Watching The Sky

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Rogo doloso manda in cenere baracche Rom a Ponticelli (Napoli)

Napoli, 13 ottobre 2008. L'odio razziale colpisce ancora i Rom di Napoli. Un rogo doloso ha distrutto alcune baracche in un campo "nomadi" di via Argine, nel famigerato quartiere di Ponticelli. "Ora sappiamo che il tentato rapimento di un bambino, a Ponticelli, fu una bufala," commenta un agente di polizia, "ma da quel giorno è rimasto un certo astio, da parte di noi napoletani, contro gli 'zingari'. Il sospetto che un bambino napoletano fosse stato rubato da una ragazza 'zingara' ha rovinato il nostro rapporto con i Rom, perché a Napoli puoi fare tutto, ma non toccare le creature, i nostri bambini". Gli inquirenti ritengono che l'incendio - sviluppatosi vicino ai tubi che conducono petrolio e gas dai depositi delle raffinerie della zona est alla Darsena Petroli del Porto di Napoli - abbia natura dolosa, perché ha colpito baracche in punti diversi dell'insediamento. A.B.

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Approvate le "classi per bambini immigrati", come negli anni delle leggi razziali

di Roberto Malini - Gruppo EveryOne

da Café Babel - Espresso

Roma, 15 ottobre 2008. Con 256 sì contro 246 no e un astenuto, la mozione leghista che proponeva alla Camera l'istituzione di classi per studenti immigrati, definite "classi di inserimento", è stata approvata. Tali classi saranno riservate agli alunni stranieri che non supereranno i test previsti per le classi ordinarie. Si tratta di un evento da non sottovalutare: la realizzazione - da parte delle Istituzioni italiane - di ideologie deliranti, di stampo razzista e xenofobo, che fino a qualche anno fa appartenevano all'ambito neonazista o ai nostalgici dei tempi delle leggi razziali. Durante la discussione, il capogruppo della Lega Roberto Cota - che recentemente ha affermato che i bambini stranieri "rallentano i processi di apprendimento di quelli italiani", negando strumentalmente l'importanza dell'intercultura e del valore educativo della fratellanza - ispirato da Umberto Bossi, ben presente al suo fianco, ha fornito una giustificazione alla proposta della Lega: evitare di iscrivere bambini stranieri dopo il 31 dicembre per non bloccare lo svolgimento del programma; creare le classi ponte o di inserimento, impedendo l'effetto "ritardante" dei bimbi stranieri su quelli ariani... ooops, italiani; infine, capovolgendo i termini del problema reale, prevedere che il numero degli stranieri in una classe sia proporzionale a quello degli italiani per evitare che si creino classi di stranieri in cui "per i nostri alunni italiani evidentemente non vi sarebbe più spazio". Continua nella sezione Watching The Sky

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La forza pubblica si trasforma in un "tribunale da strada"?

Siena, 15 ottobre 2008. Tomja Zeni, 35 anni, albanese, è stato ucciso dai carabinieri nelle prime ore del mattino di oggi, in una strada di Colle Val d'Elsa, nel senese. L'uomo era a bordo di una Lancia Y, insieme a un altra persona. Non si sono fermati all'alt dei militari, che li hanno inseguiti. A un certo punto, i fuggitivi hanno sbandato e dopo un testacoda l'auto su cui viaggiavano si è schiantata. Gli air bag sono esplosi, mentre i due i sono dati alla fuga. I carabinieri hanno scambiato il rumore degli air bag che scoppiavano con due spari e, rispondendo ai presunti "colpi d'arma da fuoco", hanno ucciso Tomja. Nelle cronache dell'evento, i media minimizzano le responsabilità dei militari, quasi ritenendo che l'uomo, un albanese, un pregiudicato, un ladro d'auto, meritasse quella fine. La psicosi della "sicurezza" induce qualcuno, anche fra chi ha il delicato compito di diffondere l'informazione, a riconoscere agli agenti delle forze dell'ordine il ruolo di giudici e boia, come nel film "Il giudice Dredd", con Silvester Stallone. Ma nella società civile non vigono le norme della giungla, né quelle del Far West e gli "sbirri" che uccidono devono pagare di fronte alla vera legge. R.M.

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Roma. Donna di etnia Rom romena ustionata gravemente nel rogo della sua baracca

Roma, 15 ottobre 2008. E' ancora in gravi condizioni la donna di etnia Rom romena, 42enne, che il 3 ottobre scorso si è ustionata nel rogo della sua baracca, che si trovava sugli argini del Tevere, vicino alla Tangenziale. Ha riportato bruciature su tutto il corpo ed è ricoverata all'Ospedale Sant'Eugenio. Gli inquirenti ritengono che all'origine dell'incendio vi siano stati un fornello e una bombola del gas. Certo è che le famiglie Rom costrette a vivere in baracche di legno e cartone, senza mezzi di sussistenza e in città dove imperversa l'odio razziale sono esposte a ogni genere di pericolo. Altrettanto certo è che per ogni inendio di cui si occupano i media, ve ne sono almeno altri tre che si verificano nell'indifferenza generale. In quei casi, le vittime degli attentati (o incidenti) si allontanano dalle ceneri del loro rifugio, si "leccano le ferite" e costruiscono una nuova baracca in un altro luogo, altrettanto inospitale e pericoloso.

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Sette minorenni pestano una 16enne marocchina, colpevole di essersi seduta, in un autobus, in un posto riservato agli italiani

Varese, 13 ottobre 2008. Una ragazza marocchina di 16 anni si è seduta, giovedì 10 ottobre, nel settore di un autobus riservato - secondo un codice stabilito dai giovani del posto - ai soli italiani. Il giorno successivo è stata circondata e aggredita, nei pressi della stazione ferroviaria, da un gruppo di coetanei, fra cui alcune ragazze. Si è trattato di un pestaggio motivato dalla discriminazione razziale, che ha causato alla vittima contusioni e graffi, medicati al pronto soccorso. Il padre della giovane ha denunciato l'episodio ai carabinieri, che hanno inspiegabilmente escluso aggravanti legate al razzismo, ritenendo l'aggressione come un caso di semplice "bullismo", non motivato dall'etnia della ragazza.

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La leggenda degli "zingari" mafiosi

di Roberto Malini

12 ottobre 2008. Non è una barzelletta e neanche un paradosso: il mese scorso "qualcuno" ha avviato la più improbabile delle campagne di propaganda anti-Rom. Si è cercato di far credere ai media e al popolo italiano che il traffico di droga in Italia non è in mano alla criminalità organizzata, una rete estesa in tutto il mondo, che muove miliardi di euro ogni anno, ma... ai Rom! Signore e signori, la N'drangheta, la Camorra, la Sacra Corona Unita, la Mafia non esistono e sono state sostitute dagli "zingari" che sopravvivono nelle baracche e sotto i ponti.

Chi controlla il traffico della droga a Catanzaro, in Calabria? Chi gestisce il "fortino della commercializzazione degli stupefacenti, con un sodalizio armato e pericoloso"? Sembra una risposta facile, a cui anche un bimbo di sei anni, a Catanzaro, saprebbe rispondere, sottovoce, naturalmente. Le autorità cittadine, però, hanno trovato una risposta differente, in linea con la "lotta alla criminalità" attuata dalla Istituzioni centrali. Il 12 settembre scorso, infatti, le massime autorità di pubblica sicurezza catanzaresi hanno illustrato durante una conferenza stampa una brillante operazione presso il campo Rom sito in località Germaneto: “Se qualcuno si era messo in testa che a Catanzaro possono esistere zone franche, si è sbagliato di grosso e questa operazione lo dimostra. Lo Stato arriva ovunque. Continua nella sezione Club

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E' morto Joerg Haider

11 ottobre 2008. Intorno alle due del mattino, è morto Joerg Haider, capo del partito di estrema destra austriaco Bzoe. Stava guidando nei pressi di Klagenfurt, quando è stato costretto a sterzare e la sua auto si è capovolta.

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Il caso Diop Moussa: ennesimo episodio di razzismo istituzionale

di Roberto Malini

Ennesimo episodio di razzismo e violenza xenofoba attuata da agenti di pubblica sicurezza nei confronti di cittadini stranieri. A Milano Diop Moussa, senegalese di 43 anni, che vive e lavora nel capoluogo lombardo dal 1992 ed è oggi caporeparto di un'impresa, sposato a un'italiana e padre di un figlio di 6 anni ha subito un gravissimo abuso. Mercoledì mattina, verso le 8.20, l'uomo stava portando a scuola il figlioletto, a bordo della sua auto. Ha parcheggiato ed è sceso con il bambino. Due vigili gli si sono avvicinati e gli hanno chiesto patente e libretto, perché il piccolo viaggiava senza cintura. Diop ha esibito la patente e ha chiesto di poter accompagnare il bimbo a scuola, quindi sarebbe tornato con loro alla macchina e avrebbe mostrato il libretto. I vigli - che nel frattempo erano stati raggiunti da altri tre colleghi - non hanno acconsentito e alle civili proteste del padre, l'hanno gettato a terra e ammanettato di fronte al figlio e ad altri bambini con i rispettivi genitori. Continua nella sezione Watching The Sky

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Vede la polizia e muore. A Bari, un'altra vittima del clima xenofobo

Bari, 11 ottobre 2008 - Il popolo italiano si è assuefatto all'atmosfera di terrore che circonda i migranti. Le forze dell'ordine, che trasmettono una sensazione di sicurezza ai cittadini "per bene", rappresentano un incubo per i profughi, che si danno alla fuga, in quasi tutte le città italiane, solo alla vista di un'auto di pubblica sicurezza. "Se non hanno niente da temere, perché scappano?" si chiede qualcuno. Scappano perché nel nostro Paese avere la pelle scura ed essere poveri è considerato un crimine e punito come tale. Ieri sera una prostituta nigeriana di 20 anni ha perso la vita, investita da un'auto, sulla statale 16 a Bari, in località San Giorgio. Si era gettata in mezzo alla strada alla vista di una macchina della polizia.

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Rogo di un vagone abbandonato a Roma, riparo di Rom e senzatetto. Una persona è morta carbonizzata

Roma, 7 ottobre 2008. Rogo di due vagoni fermi su un binario in disuso, questa notte a Roma, nella stazione di largo Nicolò De Lapi, in zona prenestina. All'interno di uno vagoni, un corpo carbonizzato. All'interno delle carrozze abbandonate si rifugiano Rom e senzatetto. A bordo di un terzo vagone, i vigili del fuoco hanno spento il principio di un altro incendio, appiccato a una coperta. (Continuano a bruciarli vivi).

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Giancarlo Gentilini, vicesindaco di Treviso, afferma che bisogna eliminare i figli dei Rom

di Juan de Dios Ramírez-Heredia - Union Romani

Pregare? Piangere? Gridare? Protestare? Non so più che cosa possiamo fare, cari amici. La situazione ha raggiunto limiti impensabili, in Italia. Abbiamo appena ricevuto da un amico italiano il video, da YouTube, di un momento del comizio del politico leghista. Veramente incredibile. In questo video appare il vicesindaco di Treviso, capoluogo di provincia veneto di 100.000 abitanti.

Quest'uomo che è diventato una bestia e non merita altro nome, che appartiene alla Lega Nord, partito che fa parte del governo Berlusconi, ha detto durante un comizio, dinanzi a migliaia di persone, che bisogna eliminare - intende "assassinare?" - i figli dei Rom, che a suo avviso rubano e vivono per delinquere. Continua nella sezione Watching The Sky

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Papa Benedetto XVI aiuta l'uomo a elevarsi al di sopra del razzismo

Papa Benedetto XVI incarna perfettamente lo spirito del Vangelo ed è uno degli ultimi paladini di una civiltà basata sulla fratellanza e la cooperazione. La Chiesa Cattolica perde fedeli e appoggi politici, in quest'epoca che, nonostante il dialogo sempre aperto fra le nazioni, abbraccia pericolosi ideali ostili agli stranieri, alle razze minoritarie e ai poveri. Perde il sostegno della parte materialista e xenofoba della società umana, ma guadagna altezze spirituali che sono un modello per tutta l'umanità.

Nel messaggio pontificio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, Joseph Ratzinger ha citato il Vangelo, che pone alla base della salvezza l'accoglienza: ''Io vi accogliero' e sarò per voi come un padre e voi sarete per me come figli e figlie''. A commento delle parole del Vangelo, il pontefice ha detto: "Dobbiamo essere consapevoli di questo e farci carico di coloro che si trovano in condizioni difficili e disagiate, in particolare profughi e rifugiati". R.M.

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Persecuzione dei Rom a Pesaro. Un uomo lotta fra la vita e la morte

Pesaro, 7 ottobre 2008. Stasera, verso le 20, Radian Danila, Rom romeno di 35 anni, malato di cancro al pancreas, si è accasciato davanti all'ingresso dell'Ipercoop di Pesaro. Avvertiti telefonicamente da un suo familiare, abbiamo chiamato un'ambulanza, che l'ha trasportato d'urgenza al pronto soccorso dell'Ospedale San Salvatore. Le Istituzioni pesaresi, come i servizi sociali e tutte le autorità conoscono perfettamente la condizione sanitaria in cui versano alcuni Rom che vivono a Pesaro: sono malati gravi, a volte incurabili e avrebbero diritto a una casa, a un sussidio, ad assistenza. Invece vivono al freddo, nell'umidità malsana di una casa fatiscente. Nonostante le accorate proteste, l'allarme disperato che il Gruppo EveryOne lancia da mesi, Pesaro ha condannato a morte questi esseri umani e nega loro qualsiasi sostegno. Non hanno diritto neanche all'acqua, alla corrente elettrica, a una stufa per scaldarsi. Hanno negato loro persino un cassonetto dei rifiuti, costringendoli a vivere come topi. Ma non è questo il limite della persecuzione cui sono sottoposte le famiglie Rom di Pesaro. Non è questa l'ultima stazione della Via Crucis che sono obbligati a percorrere, non avendo altra opportunità. Continua nella sezione Club

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Watching The Sky: "Riempiremo i muri d'Italia di graffiti antirazzisti"

I graffiti sui muri delle nostre città senz'anima ci ricordano che siamo ancora esseri umani. Silvio Berlusconi, alla festa del Pdl, ha annunciato che farà un decreto legge secondo il quale i graffiti saranno considerati un reato. Nemico del colore, il premier combatterà "il disdoro del fenomeno dei graffitari" poiché ritiene che di fronte alla fantasia degli artisti urbani "sembra di stare in Africa".

Il gruppo Watching The Sky - l'arte a difesa dei Diritti Umani - annuncia una tournée assolutamente clandestina in tutte le regioni italiane: "Faremo splendidi graffiti, beffandoci dei censori e degli sgherri," dichiara l'artista Alfred Breitman. "Dipingeremo sui muri delle città d'Italia visi di tutte le razze, pitture africane, fantasie gitane e le "ruote rosse", simbolo in tutto il mondo della cultura del popolo Rom".

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Santino Spinelli ha presentato a Roma la raccolta delle sue partiture musicali. Un evento per la cultura Rom

E' stata presentata a Roma, presso la sede della Feltrinelli in piazza Colonna, la raccolta di partiture musicali per orchestra sinfonica di Alexian Santino Spinelli, intitolata "Romanó Drom» (Carovana Rom). Il volume, che raccoglie 11 brani musicali, è pubblicato e distribuito nel mondo dalle Ut Orpheus Edizioni di Bologna in collaborazione con CNI Music.
Presentata anche le versione per Ensemble e per fisarmonica sola. Ogni volume è contraddistinto da un colore diverso: azzurro, verde e rosso, i colori della bandiera Rom. riconosciuta all'ONU. Le opere nelle tre versioni di partiture per orchestra, partiture per ensemble e partiture per fisarmonica sola e voce sono in sei lingue, come i testi della linea vocale: romanì, italiano, inglese, francese, spagnolo e tedesco. L'opera è unica nel suo genere perché è la prima raccolta di lavori per orchestra sinfonica composti e pubblicati da un musicista Rom.

"La presentazione di queste opere in tre versioni diverse pubblicate da una casa editrice specializzata nella musica classica è un riconoscimento enorme per la mia attività di musicista e per la cultura e l’arte romanì," ha dichiarato Alexian Santino Spinelli durante la conferenza stampa internazionale. "Da sempre e soprattutto nel periodo Romantico l’arte romanì è stata sfruttata dai grandi musicisti e compositori. Qui l’operazione che noi proponiamo va in senso opposto: l’orchestra sinfonica o ensamble classico che accompagna e sostiene un gruppo musicale Rom. Un direttore d’orchestra che volesse fare un omaggio all’arte o alla cultura romanì in qualsiasi parte del mondo oggi con queste partiture può farlo. E’ un contributo all’umanità e al patrimonio artistico e culturale universale," ha concluso il maestro. Un pubblico competente e numeroso ha tributato un successo trionfale al concerto dell'Alexian Group (nella foto), che ha suonato i brani del nuovo CD: "Me pase ko Murdevèlë - Io ac-Canto a Dio" (CNI Compagnia Nuove Indye).

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Maroni e Gasparri si costituiscono contro la donna somala umiliata a Roma
di Matteo Pegoraro - Gruppo EveryOne

E' gravissimo che un ministro della Repubblica – Roberto Maroni – abbia dichiarato pubblicamente che le accuse della donna somala che sarebbe stata 'umiliata' all'aeroporto di Ciampino a Roma sono calunniose, così come è inammissibile che un ex-ministro, Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al senato, abbia affermato che tra le parole della donna e quelle degli agenti non ha dubbi nel credere a quest'ultime. Non è assolutamente dovere di un Ufficiale di Governo, tanto più del Ministero dell'Interno, prendere una posizione del genere avverso un'ipotetica vittima del razzismo ancor prima che siano accertati i fatti e che la donna sia ascoltata da un giudice imparziale. Con l'azione di costituirsi parte civile come Ministro dell'Interno nel processo alla donna straniera, non mettendo in discussione alcuna l'operato degli agenti di Polizia e dando per scontato che la testimonianza della donna, solo perché straniera e con dei precedenti, sia una menzogna, si è minato ai principi fondamentali della nostra Repubblica, sanciti dalla Costituzione, in primis quelli della libertà e dell'uguaglianza tra cittadini e della non discriminazione. Ogni individuo, come sancisce la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani all'articolo 11, italiano o straniero, poliziotto o civile che sia, accusato di un reato, è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa. Parlare pertanto, come ha fatto oggi l'on. Gasparri, di 'menzogne' e, come ha fatto l'on. Maroni, di 'calunnie', significa contrastare a spada tratta la legislazione nazionale e internazionale sui diritti fondamentali dell'uomo; violazione che risulta assai preoccupante nel momento in cui a perpetrarla sono due componenti del Governo in carica, che tutto dovrebbero fare fuorché avventarsi contro chi denuncia un maltrattamento, a maggior ragione se gli imputati fanno parte delle forze di Polizia. Chiediamo accoratamente al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di prendere immediatamente una posizione al riguardo, di stigmatizzare la posizione del Governo in merito all'accaduto e prendere gli opportuni provvedimenti. Lo stesso chiediamo alle associazioni e organizzazioni che si battono per la tutela dei diritti umani e civili: il clima in cui siamo precipitati ricalca quello di un regime, ed è necessaria una forte risposta di tutta la società civile.

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Evitiamo che i Rom di Pesaro si incamminino in una tragica "marcia della morte"

di Roberto Malini

Pesaro, 5 ottobre 2008 - Nella mattina venerdì 3 ottobre la polizia e i vigili urbani di Pesaro, con un notevole spiegamento di forze e di mezzi mobili, hanno effettuato un vero e proprio "blitz", alle sei e mezza del mattino, nell'edificio rurale in via Solferino n° 121, dove da alcuni mesi si sono rifugiate alcune famiglie Rom in gravissime condizioni di indigenza e sanitarie.
Presso la minuscola comunità Rom, come è noto, ci sono persone che soffrono di patologie oncologiche incurabili, cardiopatie, handicap di entità assai importante, gravi malattie da precarietà. Si tratta di pazienti di cui si è preso cura l'Ospedale San Salvatore e che hanno urgente bisogno di un alloggio dignitoso, assistenza sociale e possibilità di curarsi regolarmente. il Gruppo EveryOne desidera precisare alcuni aspetti, a proposito del "blitz" delle forze dell'ordine. Innanzitutto, che le famiglie Rom si trovavano, al momento dei controlli per identificazione e della comunicazione di ipotesi di reato (occupazione di stabile rurale), all'interno della casa fatiscente per una ragione ben precisa e conosciuta dalle autorità cittadine. Non avendo altro possibile riparo, le famiglie sono rimaste, come comunicato alla proprietà - Campus s.r.l. - all'interno dello stabile, in attesa dei primi giorni di settembre. In quei giorni, lasciati trascorrere irresponsabilmente dai politici cittadini, avrebbe dovuto iniziare il programma di assistenza e integrazione dei Rom che vivono a Pesaro, come promesso dal sindaco e dagli assessori alla salute e ai servizi sociali, in linea con le disposizioni previste dalle norme internazionali, norme da noi consegnate al Comune e dal Comune protocollate, e dalla Costituzione italiana.

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Razzismo in Italia. Uno stagno per le anatre

di Roberto Malini

Gianfranco Fini riconosce che in Italia "Il rischio di razzismo c'è". Finalmente ammette l'esistenza di un movimento razzista violento e ammonisce che "serve l'integrazione". Walter Veltroni si associa, in toni ancora più accorati: "Esiste pericolo di una diffusione a macchia d'olio di rigurgiti xenofobi''. E anche lui propone soluzioni. A questo punto, sorge spontanea una domanda: "Possiamo avere fiducia nelle reali intenzioni dei politici italiani, quando annunciano di voler combattere l'intolleranza e la persecuzione razziale in corso nel nostro Paese? Quando era sindaco di Roma, Veltroni promosse sgomberi brutali, senza alternative di alloggio per le povere famiglie Rom messe in mezzo alla strada. Quelle operazioni di purga etnica provocarono molte vittime - uomini, donne, bambini, malati, portatori di handicap - e distrussero centinaia di famiglie. "Spero di porre fine così," commentò all'epoca il leader del PD, "alla brutale criminalità che i romeni hanno portato in città e che non posso più tollerare". Ecco Veltroni ed ecco, purtroppo, la decadenza della sinistra italiana, in tema di Diritti Umani. E Fini? Il suo "manifesto" è riassunto un una dichiarazione dell'anno scorso, relativa ai Rom (la minoranza più debole, su cui è più facile lucrare potere e privilegi): “Mi chiedo come sia possibile integrare chi considera pressoché lecito e non immorale il furto, il non lavorare, perché devono essere le donne a farlo magari prostituendosi, e non si fa scrupolo di rapire bambini o di generare figli per destinarli all’accattonaggio.

Parlare di integrazione per chi ha una cultura di questo tipo non ha senso”. Silvio Berlusconi, che almeno non si pone oggi come portabandiera dell'antirazzismo, ma ha l'accortezza di tacere su questo tema, fu ancora più laconico, quando illustrò il suo programma elettorale: "Tolleranza zero con i Rom, i clandestini e i criminali". Gli uomini che ci governano, hanno raggiunto il potere così: attizzando le braci dell'intolleranza, che nonostante l'Olocausto e gli altri genocidi etnici e razziali, esercita sempre una certa seduzione sulla gente comune e ponendosi quali portavoce di una propaganda politico-mediatica basata sull'odio di razza e sugli spauracchi del "nomade" e del "clandestino". Non più esseri umani, non più minoranze deboli ed emarginate, ma asociali biologici, nemici pubblici al centro di un'inesistente "emergenza sicurezza" (l'Italia non è mai stata sicura come nel 2006: lo dimostrano i dati del Ministero dell'interno e dell' Istituto di ricerca socioeconomica italiana). Possiamo fidarci della classe politica al potere? Attueranno davvero programmi di integrazione? Leggo le loro affermazioni e mi viene in mente quello che rispose, al principio dell'Olocausto, il capo dell'Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich Ernst Kaltenbrunner a chi gli chiedeva notizie sui lavori in corso presso la Piccola Fortezza di Theresienstadt: "Stiamo costruendo uno stagno per le anatre". In realtà, i nazisti, impiegando ingegneri e operai ebrei, stavano realizzando una camera a gas.

Nella foto, Ernst Kaltenbrunner

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Sempre più diffusa a Rimini la sottrazione di minori, da parte dei servizi sociali, alle famiglie Rom e migranti

A Rimini è drammaticamente frequente la pratica, attuata dai servizi sociali, di sottrarre minori ai migranti e ai Rom. Il Gruppo EveryOne riceve un numero anomalo di segnalazioni, dalla città della Riviera Romagnola: casi drammatici di madri e padri che si vedono portare via i bambini da un giorno all'altro, senza comprendere la ragioni di provvedimenti tanto spietati, che violano il diritto più sacro e inviolabile di un genitore, quello di amare e allevare i propri bambini, tenendoli vicini a sé. Nonostante le leggi italiane prevedano che la povertà non possa costituire un motivo per togliere la potestà parentale, è proprio la mancanza di mezzi di sostentamento la motivazione addotta dagli assistenti sociali e dalla autorità riminesi. Un importante studio legale affianca il Gruppo EveryOne nella difficile difesa dei diritti dei genitori, contro una pratica ingiusta e crudele, che è già stata alla base, in Italia, nell'ultimo anno, di un esodo di migliaia e migliaia di famiglie Rom e migranti, che hanno preferito un destino incerto al dolore di una separazione iniqua.

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Razzismo e ipocrisia da Trieste in giù

L'italia è percorsa, da nord a sud, da una corrente di xenofobia e razzismo che non trova precedenti, probabilmente neanche nelle epoche più oscure. I media propugnano una vera e propria guerra di razza, richiamando gli italiani a manifestare intolleranza - o tolleranza zero - verso i migranti, a partire dai Rom, i nuovi ebrei. Le forze dell'ordine attuano sistematiche operazioni di controllo per le strade, sui treni e sui mezzi pubblici, ovunque, nei confronti di chi ha la pelle un po' più scura o tratti somatici che non richiamino la razza italica. Ogni giorno si verificano decine e decine di aggressioni, con insulti di tipo xenofobico, minacce e atti di violenza. Gli eventi di questo genere che appaiono sulla stampa non sono che la punta di un iceberg. E sono proprio coloro che istigano all'odio razziale, all'ostilità verso diversi e poveri a prendere, formalmente, ipocritamente, le distanze dalle più eclatanti manifestazioni di intolleranza.

Il sindaco di Roma stigmatizza, dalle pagine dei quotidiani, le squadre di razzisti che imperversano in città: le stesse squadre che operano da mesi e di cui le autorità hanno sempre negato l'esistenza. Sui muri di Sesto San Giovanni sono apparse alcune scritte razziste particolarmente odiose. Non contro i vivi, questa volta, ma dirette a sfregiare la memoria del giovanissimo Ciprian Danila, morto la scorsa settimana nel rogo presso l'area della ex Falck: martire indimenticato dell'antiziganismo lombardo. Anche in questo caso, il sindaco di una città che tratta i Rom come scarafaggi, ha espresso parole di condanna. I loro piani, però, li conosciamo e sono ben riassunti da parole che riecheggiano da un passato che nutre ancora il nostro tempo:

"Dobbiamo chiudere i cuori alla pietà e assumere un contegno fermo. I diritti di milioni di persone che formano il popolo devono essere rispettati. Servono prontezza decisione e fiducia". Adolf Hitler.

Nella foto, l'edificio di Sesto San Giovanni in cui ha perso la vita Ciprian, martire del razzismo in Italia

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Non abituiamoci ai pestaggi razzisti

Milano, 2 ottobre 2008. Ravan Ngome, senegalese di 39 anni, commerciante "abusivo" di pelletteria, è stato sottoposto a un violento pestaggio da parte di italiani, uno dei quali armato di una mazza da baseball. L'aggressione è avvenuta all'interno del mercato di via Archimede a Milano. Ravan aveva cercato di occupare un piccolo spazio sull'asfalto che divideva due banconi "autorizzati"; è stato oggetto di insulti razzisti e quindi picchiato selvaggiamente da un venditore di frutta e verdura "regolare" e da un suo aiutante più giovane. Le virgolette, in questo breve pezzo, stanno a caratterizzare quanto quanto poco significato abbiano ormai, in termini di diritto, visto che il diritto è negato ai migranti e ai profughi, le distinzioni fra esseri umani "autorizzati" e "abusivi", "regolari" e "clandestini". Distinzioni coniate dal movimento razzista per istigare il popolo italiano all'odio contro alcune minoranze. Non abituiamoci alla presenza fra di noi del mostro dell'intolleranza. R.M.

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Il sindaco di Roma si "accorge" della presenza in città di squadre razziste

Roma, 2 ottobre 2008. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno, dopo aver appreso del fermo da parte delle forze dell'ordine di una squadra formata da cinque giovani razzisti italiani, autori di un pestaggio nei confronti di un immigrato di origine cinese, ha dichiarato, a denti stretti: ''Le prime informazioni fornite dalla Polizia Municipale confermano che da alcuni giorni sta operando nel quartiere di Tor Bella Monaca una banda di teppisti minorenni che agiscono con finalita' di intolleranza razziale''. E' da oltre un anno che Anne's Door e il Gruppo EveryOne segnalano alle Istituzioni e alle autorità di Roma l'esistenza non di una, ma di numerose bande che aggrediscono immigrati e insediamenti Rom, spesso armati di coltelli, catene, spranghe e bombe incendiarie. Le autorità, tuttavia, hanno sempre negato l'origine razziale delle spedizioni punitive, dei roghi, delle minacce. In alcuni casi, gli attivisti che hanno denunciato gli attentati sono stati intimiditi o accusati di essersi inventati tutto. Questa tecnica mirata a presentare le vittime come mistificatori non è attuata solo da autorità e stampa della capitale, ma quasi dappertutto. E' emblematico il caso del ragazzino Rom preso a pugni in pieno centro a Pesaro, finito all'ospedale e accusato poi dall'autore del pestaggio razzista di aver simulato l'aggressione. In quell'occasione, il quotidiano Il Resto del Carlino - edizione di Pesaro - si è distinto per il sostegno offerto al picchiatore: la copertina e una pagina intera per affermare le ragioni del violento; quindi, nonostante le dichiarazioni di un testimone oculare e i referti dell'ospedale locale, nessun diritto di replica al giovane Ionut, vittima della violenta aggressione. Se a Roma operano almeno una decina di gruppi organizzati, specializzati nell'aggressione di migranti e Rom, a Milano la situazione non è diversa e i membri delle organizzazioni xenofobe sono spesso le stesse persone che - in divisa - dovrebbero provvedere a difendere e non a vessare gli innocenti. A.B.

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Regime Iran. Corto "Makwan" di Picciau e Malini selezionato ufficialmente a Festival Cinema Gay di Parigi

Il cortometraggio "Makwan, lettera dal Paradiso" ( www.everyonegroup.com ) di Dario Picciau e Roberto Malini (Italia, 2008) è stato selezionato ufficialmente alla XIV edizione del Festival de Films Gays & Lesbiens de Paris, uno dei festival del cinema GLBT più importanti in campo internazionale. Il cortometraggio, già tradotto in inglese e francese, sta per essere diffuso anche in lingua farsi nei Paesi arabi ed è divenuto un culto per gli attivisti gay che combattono l'omofobia in Iran, rischiando la vita dalla clandestinità.

L'opera, che Picciau e Malini hanno realizzato dopo aver lottato a lungo - insieme a Matteo Pegoraro, al Gruppo EveryOne e agli attivisti iraniani - durante una difficile campagna, per tentare - invano - di salvare la vita a Makwan, giovane gay condannato a morte dal regime di Teheran proprio a causa delle sua inclinazione sessuale, è promossa in Francia dall'artista/attivista Hervé Lebrun (che ha anche tradotto il testo in lingua francese).

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Inchiostro per le impronte, inchiostro per i compiti

Pavia, 30 settembre 2008. Maroni a Bucarest (Romania), dove ha incontrato il premier romeno Calin Popescu Tariceanu (nella foto), ha dichiarato, pochi minuti fa che vuole garantire il diritto alla scuola per i bambini Rom: dall'inchiostro per le impronte e quello per scrivere. Questo vorremmo sentirgli dire, ma senza ambiguità. Non si capisce, inoltre, a cosa si riferisca quando dichiara che stanno intervenendo nei campi per eliminare il degrado. I.C. - Circolo Pasolini

Quando ci si accinge a interpretare i discorsi pubblici di Maroni bisogna usare una chiave particolare, perché il Ministro dell'interno si preoccupa della propria immagine nei confronti dell'Ue, ma di certo non tradisce i suoi piani che mirano a rendere l'Italia "zigeunerfrei". Il leghista ha un solo progetto: togliere i bambini alle famiglie Rom e affidarli a comunità o famiglie italiane. Ecco il "diritto alla scuola". Eliminare il degrado, nel suo fosco vocabolario, significa eliminare i campi e mandare via i loro abitanti "zingari". Oggi, dietro chissà quali contropartite, il governo romeno - per bocca del suo premier - ha accettato di riprendersi tutti i romeni che commetteranno reati, di qualsiasi entità. Questo significherà espulsioni di padri o madri di famiglia, con sottrazione dei loro bambini da parte delle autorità e affidamento ai servizi sociali. Tutto ciò, però, viola la Direttiva Ue sulla libera circolazione che prevede espulsioni solo per gravi motivi di ordine pubblico e mai in massa. Visto che non esiste più una "sinistra" pronta a denunciare tali abusi, siamo già al lavoro per presentare un documento-denuncia al Parlamento europeo, documentando la violazione. Certo che se il nostro gruppo non troverà al più presto alleati nel mondo politico (ora tutti pensano a non perdere i loro personali privilegi, in barba a qualsiasi diritto umano e in vista dell'eurosuffragio), sarà difficile contrastare le portaerei xenofobe a bordo di un guscio di noce. R.M. D.P. M.P. - Gruppo EveryOne e Anne's Door

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E' morto Cesare Togni, protagonista Sinto della cultura circense

Verona, 1 ottobre 2008. E' morto Cesare Togni, uno dei protagonisti della cultura circense in Italia. Aveva 84 anni ed era ancora in piena attività. Si è spento a Bussolengo, cittadina ostile come poche altre agli "zingari", lui che si è sempre mostrato profondamente orgoglioso delle sue origini sinte. Proprio a Bussolengo, in provincia di Verona, si è consumato meno di un mese fa un grave abuso nei confronti di tre famiglie Rom, umiliate, picchiate e torturate da rappresentanti delle forze dell'ordine. Alle 9 del mattino di oggi il cuore di Cesare si è fermato, a causa di un infarto.

Si trovava nell'ospedale di Bussolengo per un controllo, in attesa di ripartire con i tendoni e le meraviglie del suo circo. La nonna di Cesare, Teresa de Bianchi, era una straordinaria cavallerizza "zingara", che mise al mondo ben 10 figli. Nella giovinezza, Cesare era stato un notevole trapezista, ma anche un valente addestratore di animali. Alla fine degli anni 1960 fondò il circo che porta il suo nome. Nessun giornale, nessun telegiornale ha ricordato oggi, nel giorno del suo decesso, le sue origini sinte né la sua fierezza di appartenere al mondo degli "zingari". R.M.

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L'Ospedale San Salvatore di Pesaro avvia un programma che riconosce ai Rom il diritto alla salute

Pesaro, 30 settembre 2008

La direzione sanitaria dell'Ospedale San Salvatore di Pesaro rifiuta le ragioni dell'intolleranza e riconosce senza eccezioni il diritto alla salute di tutti i pazienti a partire proprio dai senzatetto e dai Rom, che più di tutti soffrono a causa della precarietà. Sembra una contraddizione lodare un ospedale perché riconosce il “diritto alla salute” a tutti i cittadini, perché è un diritto sancito dalla Costituzione. Purtroppo, però, nell’Italia di oggi, irrazionalmente spaventata di fronte agli stranieri, ai poveri e ai diversi, deve a volte essere considerato come una conquista anche il semplice rispetto di un valore fondamentale della civiltà. Dopo qualche incomprensione iniziale, dovuta alla carenza di informazioni ricevute dall'Ospedale San Salvatore riguardo alla presenza di una comunità Rom in città, è nata una sinergia fra il San Salvatore, il Gruppo EveryOne e la neonata Associazione "La Ruota Rossa" (che rappresenta proprio i "nomadi" che vivono a Pesaro). Grazie a tale collaborazione, la situazione sanitaria dei Rom di Pesaro è decisamente migliorata e alcuni pazienti che soffrono di gravissime patologie (tumori maligni, cardiopatie, considerevoli handicap della persona) sono ora in cura e si può affermare senza dubbio che sono state evitate gravi tragedie umanitarie, nonostante la latitanza delle Istituzioni e l'irresponsabilità dei servizi sociali. "I nostri medici faranno sempre il possibile per garantire esami e cure ai pazienti Rom, ma il problema più urgente è la condizione in cui sono costretti a vivere," ha detto allargando le braccia un medico dell'ospedale pesarese, "perché non è tollerabile che esseri umani, fra cui malati e bambini, non abbiano alcun sostegno da parte delle Istituzioni. Non abbiamo la bacchetta magica e possiamo solo fare eco all'allarme sollevato dal Gruppo EveryOne: se non verranno attuati progetti a tutela di queste persone sfortunate, il freddo del prossimo inverno potrebbe causare situazioni umanitarie spaventose". Riguardo alla tutela dei pazienti Rom, l'Ospedale San Salvatore ribadisce che non solo si atterrà sempre alle normative relative al diritto alla salute degli stranieri regolari e irregolari (decreto legge 286 del 25 luglio 1998; DPR 394 del 31 agosto 1999; Circolare del Ministero della Salute n.5 del 24 marzo 2000; Piano Sanitario Nazionale 2002- 2004), che riguardano la prestazione di cure urgenti o essenziali, ma non rifiuterà in alcun caso di prestare assistenza medica a una persona malata, specie se la condizione di precarietà in cui vive rende "essenziale" anche la cura di un semplice raffreddore.

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Morire per l'Expo. Ciprian Danila, un'altra vittima Rom di una grande speculazione

di Dino Erba

Milano, 30 settembre 2008 - Si chiamava Marian Danila [Ciprian], il ragazzino Rom che il 23 settembre è morto bruciato in un edificio diroccato di via Trento, all'interno dell'ex area Falk di Sesto San Giovanni (Milano). L’ex area Falk è da tempo l’estremo rifugio di molti Rom, perseguitati dalle normative dei sindaci, che il «Decreto sicurezza» ha notevolmente ampliato e inasprito. Ma neppure qui, tra muri pericolanti, macerie e ratti, i Rom trovano pace.
In quello stesso sfasciume, perché altra definizione non merita, l’estate scorsa si erano rifugiati una cinquantina di Rom, ma il 7 settembre, giunse all’improvviso la polizia. Con freddezza, gli sbirri seguirono la solita procedura: controllarono i documenti; radunarono bambini, donne e uomini fuori dall'insediamento (nessuno spazio al dialogo, nessuna attenzione alle emergenze umanitarie, nessun tentennamento); distrussero baracche e beni personali. Dopo di che, per i cinquanta Rom non ci fu altra scelta che un’errabonda ricerca di altri luoghi di rifugio. Quali? E quali risorse per vivere?
Negli ultimi mesi, a Milano e dintorni già tre Rom sono morti per cause dovute alle miserabili condizioni di vita, cui li costringono le amministrazioni pubbliche, in primis quella di Milano e di Sesto San Giovanni, al servizio di quella grande speculazione che si chiama Expo 2015.

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Revocato premio al giornalista antizigano Kalin Rumenov

Il 15 settembre scorso gli organizzatori del premio giornalistico Chernoritzets Hrabar hanno deciso di di revocare il riconoscimento per il 2008 al giornalista antizigano Kalin Rumenov (nella foto).

E' un importante successo per i Diritti Umani, ottenuto grazie all'impegno dell'organizzazione romena European Roma Grassroots Organisation, dell'Unione degli editori bulgari, di alcune associazioni di giornalisti democratici e di alcune organizzazioni per i diritti delle minoranze, fra le quali il Centro Simon Wiesenthal, Anne's Door e il Gruppo EveryOne. Rumenov era stato eletto "Miglior giornalista dell'anno" in una cerimonia ufficiale svoltasi a Sofia il 25 maggio scorso, alla presenza di politici, personalità della cultura, membri del parlamento e giornalisti. R.M.

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Rigoberta Menchù in visita a Pesaro, una città che perseguita i Rom

Martedì 30 settembre alle ore 11, presso la sala del Consiglio comunale di Pesaro, sarà presentato un evento molto atteso in città: la visita al capoluogo marchigiano di Rigoberta Menchù (nella foto), Premio Nobel per la pace e attivista per i diritti dei popoli indigeni, prevista per i primi di ottobre. L'attivista e scrittrice incontrerà alcune personalità cittadine e presenterà la sua nuova campagna per i diritti dei popoli discriminati.

I numerosi episodi di razzismo e xenofobia avvenuti nella città di Pesaro non sono mai stati stigmatizzati dalle autorità locali; al contrario, un assessore di sinistra ha affermato, recentemente, riferendosi ai Rom: ''Qui a Pesaro i nomadi non attecchiranno mai. Non c’è acqua per quei pesci, perché qui la gente lavora. Qui il nomade se ne va in fretta o viene allontanato. Gli amici spagnoli secondo me non hanno sbagliato del tutto a definirci razzisti''.

Nello scorso luglio il sindaco di Pesaro si impegnò pubblicamente, anche in alcune interviste pubblicate sui giornali locali, ad avviare un progetto di integrazione, in linea con le Direttive Ue e le leggi internazionali contro il razzismo e a tutela dei popoli. Il progetto avrebbe dovuto comprendere assistenza sociale per le persone Rom gravemente ammalate (vi sono casi di tumori maligni in fase avanzata, cardiopatie gravi, mutilazioni e handicap), la possibilità di accedere a un alloggio decoroso (il sindaco propose di consentire alla comunità Rom di riattare edifici fatiscenti nell'area cittadina), il ricongiungimento nelle famiglie di alcuni minori e un piano di inserimento professionale per le persone valide.

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Il Gruppo EveryOne e l'Ambasciata britannica a Roma bloccano la deportazione della donna tutsi Annociate Nimpgaritse

"Una grande vittoria dei Diritti Umani. Il Regno Unito offre un esempio di civiltà all'Europa. La campagna prosegue finché non le sarà concesso asilo"

27 settembre 2008. Annociate Nimpagaritse, donna originaria di Bujumbura, capitale del Burundi, facente parte della minoranza etnica Tutsi, che rischiava la morte in patria per mano dei ribelli Hutu del FNL (movimento di liberazione nazionale), doveva essere deportata dal Regno Unito – Paese in cui aveva richiesto asilo come rifugiata, ma che non aveva accolto la domanda – il 25 settembre con un volo della Kenya Airways da Londra. Dopo che il Gruppo EveryOne, insieme al movimento "Friends of Annonciate Nimpagaritse" aveva lanciato il 23 settembre su scala internazionale la campagna per la sua vita scrivendo al Governo del Regno Unito e all’'Ambasciata britannico in Italia, la donna è stata rilasciata dal centro di detenzione di Colnbrook, in cui era richiusa, e ha potuto tornare a Sheffield, dove viveva dal 2005, in attesa dell'esito della sua domanda di asilo.

“E' stata una campagna fulminea, ma difficilissima," commentano sollevati i leader di EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, "perché Annociate si era vista rifiutare l'asilo dall'Home Office, quindi da un ufficio immigrazione indipendente, da un magistrato dell'immigrazione e, infine, dall'Alta Corte di Giustizia". Poco dopo lo stop dei voli che avrebbero ricondotto la donna prima in Kenia e subito dopo nel Burundi, il Gruppo EveryOne ha ricevuto la conferma della sospensione della deportazione. "Adesso l'Home Office del Regno Unito riesaminerà l'intero caso," commentano gli attivisti di EveryOne, "sulla base di quanto abbiamo documentato alle autorità britanniche, ossia che da aprile 2008, a differenza di quanto ritenesse la Border Immigration Agency, nel Burundi sono ricominciate le sanguinose rappresaglie dei ribelli Hutu nei confronti dei civili di etnia Tutsi, che hanno mietuto in pochissimo tempo decine e decine di vittime innocenti e sono responsabili del massacro dei familiari di Annonciate stessa. Il governo e la magistratura del Regno Unito avevano motivato il rifiuto in base alla tregua stipulata in Burundi nel 2006, ma non erano a conoscenza della ripresa del conflitto, verificatasi nel mese di aprile del 2008”.

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Ciprian non giocava a pallone

E' morto perché viveva nella povertà e nell'emarginazione: solo la candela che l'ha ucciso illuminava le sue fredde notti. Sognava di vivere a Pesaro, vicino alla sua giovane amata, perché l autorità comunali del capoluogo marchigiano avevano promesso casa e lavoro alla sua famiglia. Ma ogni sua speranza, ogni suo sogno sono stati traditi.

Il ragazzino Rom che è morto in un edificio diroccato all'interno del'ex area Falck di Sesto San Giovanni (Milano) si chiamava Marian Danila, ma i parenti e gli amici lo chiamavano Ciprian. Era conosciuto e benvoluto presso la comunità Rom di Sesto per il suo buon carattere e la sua maturità. A soli 13 anni, era già promesso sposo a una ragazza di 15. Lascia i genitori, due fratelli e una famiglia numerosa, affranti dal dolore. Ciprian si è accorto per primo delle fiamme e ha dato l'allarme, consentendo agli altri di mettersi in salvo. Purtroppo, però, è rimasto prigioniero nel rogo. "Non può essere morto, non lui!" lo piangono i parenti. "Era generoso, fantasioso e pieno di vita, sognava di uscire dalla povertà, sposarsi e diventare qualcuno"; lo ricorda così Nicusor, uno dei suoi migliori amici. La comunità Rom di Pesaro, in cui vive la giovane fidanzata di Ciprian, lo piange amaramente, senza darsi pace per la perdita. Il ragazzino era stato recentemente inserito nella lista dei Rom cui le autorità comunali di Pesaro avevano promesso, impegnandosi anche sulle pagine dei giornali locali, casa e lavoro: un progetto di integrazione fortemente voluto dal Gruppo EveryOne, ma tradito dalle Istituzioni pesaresi, che al posto del programma di integrazione hanno annunciato lo sgombero di tutte le famiglie Rom che vivono attualmente in edifici abbandonati. "Ciprian e la sua fidanzata si sarebbero ricongiunti a Pesaro," dice fra le lacrime un amico della coppia, "se il comune, che si era impegnato in un piano di assistenza e inclusione non si fosse rimangiato la parola". Anche l'amministrazione di Sesto San Giovanni, però, ha gravi e precise responsabilità dell'accaduto. "Non è stata semplicemente una fatalità, ma una responsabilità precisa del comune, delle autorità, delle associazioni di Sesto, che non fanno altro che ingannare o combattere le famiglie Rom," dice con amarezza un conoscente di Ciprian. "Hanno speso un sacco di denaro per sgomberi, controlli, operazioni di pubblica sicurezza, ma non hanno dedicato un solo euro a migliorare le condizioni di vita in quell'insediamento. Politici e gruppi umanitari si vantano di essere antirazzisti, ma non hanno mosso un dito per i Rom che vivono a Sesto. Basterebbe qualche generatore e un minimo di assistenza, per evitare altre tragedie". "Ciprian era ancora un bambino," balbetta piangendo Ionut, amico fraterno della vittima, "e non è giusto che sia morto così, mentre i suoi coetanei studiano, giocano a pallone e vanno in discoteca. Nessuno l'ha aiutato e adesso non c'è più. Ma noi non lo dimenticheremo mai". R.M.

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Breve comunicato alla World Conference on the Future of Science - Food and Water for Life

Venezia, 25 settembre 2008

Illustrissimi Organizzatori e Relatori,
l'Italia dovrebbe provare un senso di vergogna, a tutti i livelli, quando tratta questi temi, visto che deliberatamente, in violazione di ogni Carta umanitaria, Direttiva Ue, legge morale affama, riduce senz'acqua e priva di ogni possibilità di sostentamento, di riparo, di cure mediche il popolo Rom, costringendolo a un'esistenza in condizioni tragiche, con una speranza di vita di soli 35 anni e una mortalità infantile 15 volte superiore alla media europea. L'Italia dovrebbe tenere una Conferenza del Silenzio e della Vergogna, perché non solo le Istituzioni, le autorità e le amministrazioni locali, ma anche i singoli cittadini potrebbero alleviare la sofferenza infinita delle famiglie Rom. Detto questo, vi lascio ai vostri vuoti e sterili discorsi, con i quali vi metterete a posto una coscienza degradata più ancora degli insediamenti, delle case abbandonate, dei ponti in cui si svolge il dramma quotidiano degli "zingari". Provo un senso di smarrimento (horror vacui?) di fronte a tanta svergognatezza. Roberto Malini

World Conference on the Future of Science - Food and Water for Life,
dal 24 al 27 settembre 2008, Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia

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L'Osservatore Romano rivolge un duro monito alle forze politiche e agli organi di informazione e cultura che seminano odio razziale

di Roberto Malini

Dopo gli editoriali di Famiglia Cristiana e le dichiarazioni Monsignor Agostino Marchetto, Segretario del Pontificio Consiglio per le migrazioni, anche l'Osservatore Romano - riferendosi al Patto per l'immigrazione e il diritto di asilo che dovrebbe essere adottato dal vertice europeo dei Capi di Stato e di Governo del prossimo 15 ottobre - ammonisce l'Italia e i Paesi meno tolleranti affinché cambino strada e rinuncino a combattere i migranti diffondendo i semi della paura, da cui scaturisce l'odio razziale. Nell'editoriale di don Vittorio Nozza (nella foto), Direttore della Caritas, pubblicato oggi in prima pagina, si leggono parole ferme, un nuovo segno di come attualmente siano alti e sicuri i valori religiosi, morali e civili che ispirano la Chiesa cattolica. ''Esistono più voci, nell'informazione, nella cultura, nelle forze politiche," scrive Marchetto, "che spingono a forme più o meno raffinate di diffidenza, intolleranza, contrasto, violenza".
Riguardo all'Italia, cui è prevalentemente rivolto il monito, Nozza scrive che "si assiste a un giro di vite sui ricongiungimenti e per i richiedenti asilo''. Quindi affronta la svolta xenofoba in atto, rilevando che ''i valori presenti nella cultura istituzionale e nel diritto internazionale (si prenda il caso dell'asilo) non sono più considerati valori comuni''.

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E se Romulus Mailat fosse innocente?

di Roberto Malini

Roma, 25 settembre 2008. Intorno all'omicidio Reggiani il movimento razzista italiano ha costruito la propria affermazione ai massimi livelli. Chi ha seguito il caso da vicino, a partire dal 30 ottobre 2007, quando Giovanna Reggiani perse la vita, ha avuto modo di rendersi conto che le conclusioni delle autorità italiane riguardo all'autore del delitto presentano incongruenza assai sospette. Il giorno successivo al crimine, il Gruppo EveryOne trasmise un documento di indagine agli inquirenti, ponendo in rilievo l'inattendibilità della testimone che accusava Mailat (ricoverata più volte in Romania, per lunghi periodi, a causa di turbe psicotiche) e offrendo loro la possibilità di provare al di là di ogni dubbio la colpevolezza o l'innocenza del romeno. Poiché le forze dell'ordine, secondo le dichiarazioni dei loro portavoce, avrebbero riscontrato abbondante presenza di sangue sulle mani e sul viso del sospettato e, contemporaneamente, rilevato graffi prodotti dalle unghie della vittima sulle sue spalle, EveryOne raccomandò alla scientifica di effettuare con cura gli esami di rito ovvero il rilievo del DNA relativo al sangue trovato su Mailat e lo stesso rilievo riguardo alle tracce di sangue rilevate sotto alle unghie della Reggiani. Gli esami furono effettuati, perché si tratta della procedura standard. Vennero effettuati sia da parte della polizia italiana che da quella di Bucarest, come ha confermato il giornalista romeno George Scarlat. Le autorità romene, inoltre, appurarono che la camicetta della vittima era chiusa e abbottonata, mentre la testimone aveva affermato di aver visto Mailat portare in spalla il cadavere di una donna con il seno che usciva dalla camicetta.

EveryOne chiese di vedere gli esiti degli esami e di incontrare la testimone, senza ottenere alcuna risposta da parte delle autorità. Gli esiti dei due esami del DNA, però, si sono... volatilizzati. Chi ha ucciso, allora, Giovanna Reggiani? Non può essere esclusa un'ipotesi atroce, ovvero che il caso sia stato confezionato ad arte per accentuare gli effetti della propaganda mediatica contro il popolo Rom, spianando la strada a provvedimenti repressivi sempre più duri: gli sgomberi simili a pogrom, le sottrazioni di bambini Rom da parte dei servizi sociali, le schedature, l'espulsione intimidatoria dei Rom provenienti dalla Romania, la trasformazione degli insediamenti presenti da anni in Italia in veri e propri ghetti, l'annientamento civile (e in alcuni casi anche fisico) di tutti gli "zingari", compresi i Sinti e i Rom che posseggono la cittadinanza italiana.

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Ragazzino Rom bruciato vivo a Sesto San Giovanni (Milano). E' l'ennesima vittima di un razzismo spietato

Milano, 24 settembre 2008. Fino a quando continueremo ad ignorare la persecuzione del popolo Rom in Italia? Fino a quando useremo "prudenza" nel parlare e nello scrivere dei roghi dolosi, appiccati da razzisti per uccidere gli "zingari" o degli incendi causati da mezzi di riscaldamento e illuminazione pericolosi e inadeguati? Fino a quando eviteremo di contare i bambini Rom che muoiono ogni anno di freddo, fame, infezioni, nei campi e nei microinsediamenti? Fino a quando ci ostineremo a credere che le donne, i malati, i deboli "sarebbero morti lo stesso" e finalmente ammetteremo che li ha assassinati l'Italia dell'odio razziale? Fino a quando gli antirazzisti si esprimeranno in modo tanto cauto? Fino a quando si lasceranno intimidire dall'arroganza di chi ha potere? Fino a quando, in ossequio alle autorità, lasceremo le ultime mani tese senza una moneta, dopo aver scelto la via dell'intolleranza (o della "tolleranza zero", che è la stessa cosa) e abbandonato quelle della solidarietà e della carità? Fino a quando avremo paura di chiam l'oppressione del popolo Rom con il nome di nuovo Olocausto? Ieri notte a Milano, nell'ex area Falk di Sesto San Giovanni (Milano) Ciprian, un ragazzino Rom di circa 13 anni, è morto bruciato vivo. Viveva con la famiglia in condizioni di povertà ed emarginazione insopportabili. La sua famiglia non aveva alcuna possibilità di rientrare in Romania, dove non possedeva nulla ed era prigioniera dell'emarginazione a Sesto San Giovanni. Una candela è caduta sul miserabile giaciglio in cui il ragazzo dormiva e la sua vita è finita in modo orribile. Le famiglie Rom di Sesto San Giovanni non hanno corrente elettrica né sistemi di riscaldamento e illuminazione sicuri. Ognuno si arrangia, per non morire di freddo. Non esiste assistenza, per loro, ma solo repressione poliziesca. I pompieri, intervenuti dopo la mezzanotte, hanno trovato il suo corpo già carbonizzato. Fino a quando continueremo a considerare questi cadaveri "incidenti" e non vittime? Fino a quando ci illuderemo di essere innocenti? Roberto Malini

Per informazioni:
Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 334 8429527 - 331 3585406
www.everyonegroup.com/it :: info@everyonegroup.com

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Il 25 settembre Annociate, donna Tutsi, sarà deportata dal Regno Unito in Burundi, dove rischia la vita

24 settembre 2008. E’ di queste ore la conferma, che arriva direttamente agli attivisti del Gruppo EveryOne dall’associazione Assist Sheffield, che Annociate Nimpagaritse (nella foto), donna originaria di Bujumbura, capitale del Burundi, facente parte della minoranza etnica Tutsi, sarà deportata dal Regno Unito il prossimo 25 settembre nonostante in Patria rischi di essere assassinata dai ribelli del FNL, il movimento di liberazione nazionale appartenente all’etnia Hutu.
E’ già stato fissato il volo delle 20,10 della Kenya Airways n°KQ101 che giovedì, dall’aeroporto di Heatrhow, deporterà la donna contro la sua volontà prima verso Nairobi, in Kenya, e subito dopo, con il volo n°KQ470, a Bujumbura.

Annociate, che nel 2004 era fuggita da casa verso un campo profughi dopo che i suoi genitori erano stati assassinati dai ribelli Hutu del FNL, nel 2005 era salita su un volo diretto a Londra, e lì aveva iniziato le procedure per richiedere l’asilo come rifugiata. Dei suoi fratelli, sopravvissuti con lei alla strage e anch’essi in fuga dalla capitale Bujumbura, si sono perse le tracce. Annociate ha riferito alla Border Immigration Agency del Regno Unito che già nel 1993 vari membri della sua famiglia erano stati assassinati dagli Hutu. Nonostante questo, l’Home Office Secretary Jacqui Smith, nota per aver autorizzato in passato la deportazione di diversi rifugiati, tra cui il gay iraniano Mehdi Kazemi (che ha poi ottenuto asilo grazie alla campagna promossa dai Radicali e dal Gruppo EveryOne), ha ordinato la deportazione forzata della donna, in quanto, secondo le autorità britanniche, non esistono rischi evidenti di incolumità poiché nel conflitto tra Hutu e Tutsi si sarebbe stabilita una tregua nel 2006. In realtà, come testimoniano diversi articoli dei media locali e le dichiarazioni dei portavoce militari del Governo del Burundi, ad aprile 2008 le ostilità e i massacri sono ricominciati, mietendo decine di vittime innocenti.

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Bambini senza diritti

La vita per una maglia di lana. Un piccolo paese che si chiama Speranza

Pesaro e Parma, 22 settembre 2008. Due storie parallele, a Pesaro e Parma. Due storie di infanzia tradita dall'intolleranza, dalla paura dell'altro che turba l'Italia, dall'indifferenza di un popolo che i media e i politici hanno reso incapace di vedere la sofferenza del prossimo. Due storie uguali a tante altre che si consumano tristemente da nord a sud, nella Penisola dell'Odio. A Parma un bimbo tunisino di 10 anni è stato ricoverato all'Ospedale Maggiore, dove è sospeso fra la vita e la morte. L'hanno trovato esanime ieri pomeriggio, in ciabatte, con il collo incastrato in un cassonetto per il ritiro dei vestiti usati della Caritas. La famiglia del piccolo si trova in condizioni disperate di indigenza ed esclusione, senza riparo contro l'insidia dei primi freddi. Così il ragazzino, abbandonato da Istituzioni e servizi sociali, ha tentato di fare da solo e di procurarsi qualche indumento un po' più pesante. Se è ancora vivo, è solo grazie a due passanti che l'hanno soccorso, in attesa dei sanitari del 118, che hanno provveduto a intubarlo. Non ci è ancora dato sapere se sopravviverà e, nel caso affermativo, se riporterà danni cerebrali a causa dei molti minuti trascorsi senza ossigeno. Continua nella sezione Club

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Delegazione Ue sui Rom: non hanno visto o non hanno voluto vedere?

La delegazione Ue sui Rom, forte di 22 eurodeputati italiani su 29, non ravvisa gravi discriminazioni contro i Rom in Italia. Gruppo EveryOne: "Noi abbiamo portato documenti e testimonianze che provano il contrario, ma ci hanno cacciati fuori da Palazzo Madama"
Roma, 19 settembre 2008. Si è appena conclusa la conferenza stampa della delegazione Ue chiamata dal Parlamento europeo ad accertare la discriminazione del popolo Rom in Italia. "Come denunciato dalla nostra organizzazione nei giorni scorsi," commentano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, "il gruppo di eurodeputati, ispettori e osservatori, scelti dal Comitato per le Libertà Civili del parlamento europeo si è rivelato inadeguato a un compito tanto delicato. La delegazione ha osservato il degrado, il dolore, l'emarginazione e la totale negazione della dignità umana che le Istituzioni italiane riservano ai Rom con occhi impassibili. Hanno ascoltato in una robotica indifferenza le testimonianze delle famiglie del Casilino 900 e del Salone, a Roma. Hanno ignorato le parole di Viktoria Mohacsi - che è una delle massime autorità mondiali, riguardo alla conoscenza del fenomeno discriminatorio e persecutorio che colpisce il popolo Rom - e dell'eurodeputata olandese Els de Groen (nella foto), che ha riferito gravissimi casi di abuso nei confronti dei Rom da parte delle forze dell'ordine italiane. Hanno impedito all'attivista e testimone Rom romeno Nico Grancea di testimoniare le violenze, le violazioni dei diritti fondamentali, l'esclusione, gli abusi polizieschi e giudiziari subiti dal suo popolo in Italia, ingiustizie che hanno costretto il 90% dei Rom romeni che si sono rifugiati in Italia negli ultimi due anni a riparare all'estero, come riportato dal quotidiano spagnolo El Pais l'11 settembre scorso: in Spagna, Francia, Portogallo o, di ritorno, in Romania". Nico Grancea, figlio dell'Olocausto di terza generazione (suo nonno sopravvisse ad Auschwitz), infatti, è stato espulso - insieme al Gruppo EveryOne di cui fa parte - dall'incontro presso il Senato italiano, a Palazzo Madama, fra la delegazione Ue e le Ong. Il Gruppo EveryOne, invitato dalla delegazione, avrebbe dovuto presentare un documento relativo a ben 2000 sgomberi avvenuti in Italia senza alternative di alloggio, a violenze e omicidi razzisti, sottrazioni indebite di minori Rom da parte delle autorità, nonché a una campagna mediatica improntata alla discriminazione e all'odio razziale. "Gérard Deprez, presidente del Comitato Libertà Civili, ci aveva avvertiti, tramite un suo portavoce, l'8 settembre scorso, affinché ci astenessimo dal parlare di persecuzione o dal tracciare paragoni con eventi storici legati al razzismo e che ci uniformassimo al 'pensiero moderato delle organizzazioni governative, che non lanciano accuse, ma proposte concrete di integrazione'. Quando è venuto a conoscenza degli argomenti che avremmo affrontato durante l'incontro, però, il presidente del LIBE ha deciso di impedire che presentassimo documenti e testimonianze, vietandoci l'accesso a Palazzo Madama".

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Delegazione Ue sui Rom: nonostante l'espulsione illegittima del Gruppo EveryOne, prosegue la collaborazione con l'Europa

del Gruppo EveryOne

Roma, 19 settembre 2008. Le nostre relazioni con la delegazione LIBE del Parlamento europeo in visita a Roma dal 18 al 20 settembre per monitorare la condizione dei Rom sono state finora difficili. La sinergia nei confronti di alcuni degli eurodeputati che fanno parte della Delegazione - una collaborazione che prosegue da lungo tempo e ha prodotto risultati importanti, nel campo delle libertà civili e dei diritti umani - ci ha messi in una condizione delicata, nel momento in cui ci siamo sentiti in dovere di esprimere critiche riguardanti la composizione della rappresentativa Ue. Critiche che non potevamo evitare, perché la delegazione è caratterizzata da troppi italiani e soprattutto, da troppi estremisti, nazionalisti contrari a qualsiasi processo di inclusione dei Rom e a qualsiasi politica basata sull'accoglienza degli stranieri. Abbiamo espresso i nostri dubbi e il nostro disappunto con parole ferme, contattando i singoli membri del Parlamento europeo e rivolgendoci alla delegazione attraverso comunicati stampa, diffusi dai media. Gérard Deprez (nella foto), presidente del Comitato Libertà Civili, nostro alleato in altre campagne, si è sentito offeso dalla nostra protesta e ha deciso di espellerci dalla riunione con le ONG, che si è tenuta ieri alle 18 alle 20, presso il Senato della Repubblica, a Palazzo Madama.

Inoltre, il suo ufficio ha diramato una comunicato a tutti i membri della delegazione, in cui venivamo accusati di aver "offeso il Parlamento europeo" divulgando la nostra posizione, che in realtà era stata di civilissima critica, anche perché i nostri rapporti con l'Alde, cui appartiene Deprez, sono e restano eccellenti. Alcuni eurodeputati ci esprimevano la loro solidarietà, ritenendo assurdo che un gruppo attento ai diritti umani come EveryOne fosse addirittura estromesso dai lavori. Decisione che rappresenta un grave abuso, tanto più considerando che il nostro Gruppo comprendeva Nico Grancea, che non è solo un attivista Rom, ma anche un testimone della persecuzione dei Rom provenienti dalla Romania. Si è verificato così un paradosso: il principale testimone della condizione di emarginazione e oppressione che colpiscono i Rom romeni in Italia è stato allontanato proprio dall'organo europeo che ha il compito di tutelare il popolo Rom contro l'intolleranza. Nico Grancea vive in una fabbrica abbandonata con la sua famiglia, è stato oggetto di violenze, sgomberi, minacce e intimidazioni di ogni genere ed ha avuto un immenso coraggio a presentarsi a Roma, davanti alla delegazione, per rendere testimonianza. Il premio per il suo coraggio, per il suo eroismo civile è stata la più incredibile forma di esclusione. L'Unione europea e tutti coloro che lavorano per i diritti umani dovrebbero riflettere a lungo su questo evento, che è emblematico della nostra epoca spietata con le minoranze. Ricordiamo che è almeno dal 1945 che non si verifica l'espulsione di un'Organizzazione per i Diritti Umani da parte di un organismo governativo. Tanto meno, da parte di un'Istituzione internazionale che si occupa di libertà civili! Comunque, nonostante l'episodio, Gerard Deprez e i membri della delegazione hanno continuato a dialogare con il nostro gruppo e i rapporti di collaborazione riguardanti la campagna per l'emancipazione del popolo Rom, la lotta al razzismo e la necessità di tutelare le minoranze prosegue senza remore e, anzi, si rafforza, perché, al di là delle incomprensioni, l'obiettivo comune è la difesa del popolo Rom. Non a caso, ieri abbiamo presentato ai membri della delegazione il testo dello Statuto Quadro del popolo Rom nell'Unione europea, un documento fondamentale per il riconoscimento giuridico europeo di una "nazione Rom senza territorio compatto", unica base per qualsiasi azione di inclusione o di strategia politica sui Rom in Europa. Qui di seguito, il comunicato stampa relativo all'incidente diplomatico del 18 settembre".

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Catania: assolta la giovane coppia Rom accusata di sequestro di persona

Il caso del falso rapimento di Catania, su cui il Gruppo EveryOne svolse una controindagine a partire dal 16 maggio 2008, i cui esiti furono trasmessi agli inquirenti, ha avuto l'unico epilogo possibile: i giovani Rom Sebastian e Vitoriche sono stati assolti dall'accusa di tentata sottrazione di minore. Innocenti e ingiustamente vittime di un'atroce campagna razzista, che riporta in luce nell'era dei supercomputer, della comunicazione globale e degli acceleratori nucleari il pregiudizio medievale che vede gli 'zingari' autori di ogni tipo di infamia, a partire dal ratto di bambini. I due giovani sposi sono stati oggetto, da quattro mesi a questa parte, di calunnie, sospetti, insulti che non potranno mai dimenticare. Come la ragazzina di Ponticelli, pestata a sangue, incarcerata e demonizzata: sebbene incolpevole: è tuttora nelle mani delle autorità e della sua sorte non abbiamo ancora notizie. Come la giovane mamma Rom albanese, arrestata in Grecia, interrogata come una criminale, mediaticamente messa alla gogna e sottoposta a esame del DNA in base alla segnalazione di una turista italiana che aveva scambiato la figlia naturale della Romnì nientemeno che per Denise Pipitone, la cui tragica sorte, purtroppo - tutta italiana - si è consumata in Sicilia, come chiunque può verificare con una semplice ricerca in google. Nessuna scusa, nessun risarcimento per i bersagli di una caccia alle streghe che prosegue da secoli e che è alla base di una spietata persecuzione di esseri umani la cui sola colpa è il loro "essere zingari". "Quando si sente gridare 'al ladro', 'al rapitore' oppure 'all'assassino'," mi disse qualche tempo fa Goffredo Bezzecchi (nella foto), sopravvissuto al Samudaripen, l'Olocausto Rom, "tutti guardano verso lo 'zingaro' che in quel momento sta passando, convinti di aver già trovato il colpevole". (RM)

Da AGI, mercoledì 17 Settembre 2008 - Il Gup di Catania Antonella Romano, ha assolto un rom di 22 anni, Sebastian Neculau, accusato di avere tentato di sequestrare una bambina di tre anni in un centro commerciale di Catania, assieme alla sua compagna, Viorica di Revoche di 19 anni. Per quest'ultima il giudice dell'udienza preliminare ha disposto la trasmissione degli atti alla procura della Repubblica per la riformulazione dei capi d'imputazione. I due sono stati giudicati col rito abbreviato per tentativo di sottrazione di minore e tentativo di sequestro di persona. I due rom furono arrestati dalla polizia allertata dalla madre, moglie di un ispettore di polizia, che si e' accorta di quanto stava accadendo. L'episodio e' avvenuto il 15 maggio scorso nel parcheggio del centro commerciale Auchan di San Giuseppe La Rena Secondo quanto ricostruito dalla Questura di Catania, la donna si trovava con la propria figlia nel centro commerciale quando e' stata avvicinata da una rom che la ha chiesto l'elemosina, ma la signora l'avrebbe allontanata. Poco dopo la donna avrebbe visto la zingara e un altro rom che stavano per sollevare sua figlia dal carrello della spesa, sul quale la piccola si trovava. La madre della bambina si sarebbe accorta dell'accaduto e avrebbe chiesto aiuto e i due sarebbero fuggiti. Gli altri clienti non si sarebbero accorti dell'accaduto. La madre della bambina ha subito chiamato al cellulare il marito, che a sua volta ha allertato la centrale operativa. Sul posto sono intervenuti agenti dell'ufficio distaccato di San Cristoforo che hanno arrestato i due sospettati. I due sono stati giudicati dal Gup col rito abbreviato (AGI)

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In squadra con Abba

Abdul Salam Guibre detto Abba aveva 19 anni ed è un'altra vittima dell'odio razziale. L'hanno ucciso le spranghe. L'hanno ucciso i nostri politici, i media che diffondono i germi del razzismo, le autorità che trattano chi appartiene a un'altra razza come se non fosse un essere umano. Abdul viveva a Cernusco sul Naviglio. L'ho visto crescere e diventare, da bambino introverso, un ragazzo socievole, brillante, orgoglioso. Aveva amici veri, ma conosceva l'umiliazione del pregiudizio, anche a Cernusco, dove adesso l'intera cittadinanza manifesta un cordoglio che per molti è solo di facciata.

L'ex sindaco di Cernusco, Paolo Frigerio, è ancora noto per episodi di intolleranza contro i Rom. Un giorno, arrivò a cospargere di letame un campo, per evitare che i "nomadi" vi si insediassero. L'attuale primo cittadino, Eugenio Alberto Cominicini, ha rifiutato di incontrarmi per discutere un progetto di integrazione di alcune famiglie Rom e una proposta culturale contro la xenofobia (ah, quanto ne aveva bisogno!). Abba è cresciuto in una piccola città dove il colore bianco vale più di quello nero. Ho giocato qualche partitella a calcio con lui. Una volta gli ho visto segnare un gol straordinario, superando i difensori con una progressione alla Ronaldo (quello brasiliano, quello dei bei tempi). Arrivederci e addio, Abba: siamo ancora nella stessa squadra, per fronteggiare chi vuole che l''umanità sia di un solo colore. R.M.

Nella foto, Ritratto di Abdul Guibre, pastello su cartone di Roberto Malini (2008)

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Liberaci dal male

Ora che l'estate volge al termine e le spiagge di Pesaro sono quasi deserte, assisto al gioco di un bambino Rom, concentrato in un rituale metodico, in riva al mare, vicino al castello di sabbia consumato per metà dalla risacca, che un suo coetaneo ha costruito il giorno prima. Anche lo "zingarello" romeno si diverte con la sabbia. Ha scavato una buca, una piccola vasca parallelepipeda ad angoli arrotondati, sul fondo della quale ha steso la pagina di una rivista. Mi avvicino, per vedere meglio. E' il foglio di un periodico, con una foto di Silvio Berlusconi a tutta pagina. Il bambino solleva un pugno pieno di sabbia e fa cadere sugli occhi del primo ministro un flusso di granellini. "Così non ci vede e non manda da noi la polizia," dice serio.

Quando pronunciano il nome di Berlusconi, i bambini Rom lo sillabano, allo stesso modo con cui sussurrano il nome di Dracula, il vampiro, simbolo demoniaco - per loro - del male assoluto. Mi viene in mente la testimonianza di una sopravvissuta all'Olocausto in Lituania: "Nel ghetto di Vilna, i bambini ebrei seppellivano sotto terra un pupazzo di stracci, che rappresentava Adolf Hitler. Così speravano di allontanare lo spettro della morte". "Posso giocare anch'io?" gli chiedo. Il bimbo annuisce e a poco a poco la foto sparisce, sotto due rivoli di sabbia fina. E Ber-lu-sco-ni non fa più paura. Roberto Malini

Nella foto, "In memoria di sei milioni", dipinto di Tamara Deuel, testimone dell'Olocausto a Vilna; tre anni fa, Tamara tentò di avvertire il mondo riguardo all'affermarsi dell'odio razziale contro i Rom in Italia e fu una delle prime voci a parlare di "nuovo Olocausto". Purtroppo il suo grido disperato contro il razzismo restò inascoltato.

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Denise e Boby: simboli involontari del razzismo che colpisce i Rom in Italia

Milano, 12 settembre 2008. Denise Pipitone (nelle foto) e Boby: una bambina rapita quattro anni fa in Sicilia; un ragazzino Rom che appare a scadenza fissa sui quotidiani, a dimostrazione di come i Rom siano ladri, immorali e sfruttatori di minori. Denise viene avvistata diverse volte ogni anno, sempre in compagnia di fantomatiche Romnì. Probabilmente non è mai uscita dalla Sicilia, eppure è diventata il paradigma del più antico pregiudizio con cui sono demonizzati i Rom: il rapimento di bambini. Ogni volta, stampa e TV vanno a nozze con gli "avvistamenti": quali migliori occasioni per gettare fango razzista sul popolo più discriminato del mondo? Le smentite e gli esami del DNA non servono, perché il "gioco" fa comodo al movimento degli intolleranti.

Boby, secondo la stampa, sarebbe un bambino 'zingaro' maltrattato dai genitori-aguzzini e costretto a scippare - dal 2006 - i passanti in zona Stazione Centrale, a Milano. Di volta in volta, nei racconti delle autorità e della stampa, verrebbe legato, frustato, segregato, torturato con sigarette accese, preso a pugni e "calci in pancia". Nessuno, però, sa spiegare come mai il ragazzino, sistemato in accoglienti comunità alloggio e affidato ad amorevoli educatori per ben 46 volte (sic!), a Milano e fuori, sia sempre fuggito e tornato dai suoi "persecutori". R.M.

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Bussolengo, componenti di tre famiglie rom subiscono un pestaggio di violenza inaudita. Sotto accusa i Carabinieri del posto, che negano. Gruppo EveryOne: "Chiediamo che ci si lasci indagare per appurare responsabilità"

Antefatto I: Bussolengo, 29 aprile 2008. L'intolleranza delle istituzioni e delle autorità locali nei confronti di Rom e Sinti ha raggiunto livelli di guardia. La propaganda razzista condotta, sia a livello locale che nazionale, da politici e media ha instillato nella cittadinanza - poco più di 19 mila abitanti - vero e proprio odio razziale nei confronti dei "nomadi". Nell'intervento dei consiglieri comunali di Bussolengo, pubblicato in allegato alla deliberazione n° 24, datata 29 aprile 2008, si rimarca fra gli obiettivi delle istituzioni locali "l’eliminazione della sosta degli zingari sul nostro territorio".

Antefatto II: Rimini, 12 agosto 2008. Abbiamo incontrato a Rimini una coppia di Rom italiani, provenienti da Bussolengo. "A Bussolengo e nei paesi limitrofi, Pescantina, Settimo, Valeggio, Balconi, il razzismo contro noi 'zingari' peggiora ogni giorno.," ci hanno detto. "Ci guardano tutti di sbieco, come se fossimo criminali o appestati. Non abbiamo nessuna possibilità di sopravvivenza, specie se abbiamo bambini e la sola alternativa che ci resta è quella di andare lontano dal nostro paese per chiedere l'elemosina o arrangiarci, anche con qualche furtarello, lo ammettiamo"

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A Sesto San Giovanni (Milano) si consuma l'ennesimo, tragico sgombero di famiglie Rom

Milano, 7 settembre 2008 - La polizia arriva senza preavviso e agisce con freddezza, seguendo la solita procedura: controllare i documenti; radunare bambini, donne e uomini fuori dall'insediamento (nessuno spazio al dialogo, nessuna attenzione alle emergenze umanitarie, nessun tentennamento); distruggere baracche e beni personali. Così è avvenuto l'ennesimo sgombero nel Milanese, a Sesto San Giovanni, dove una cinquantina di Rom romeni aveva trovato rifugio in via Trento. "Non c'è posto per noi in nessuna città," ha commentato una donna, mentre si incamminava verso l'ignoto, tenendo per mano una bambina. "E adesso, dove andremo? Hanno distrutto tutto quello che possedevamo. Come farò a dare da mangiare alla mia bambina, stasera? E domani? Mio marito è venuto in Italia per cercare lavoro. E' un brav'uomo e ha esperienza come meccanico, ma nessuno ci dà un lavoro e siamo costretti a vivere di elemosina. Continua nella sezione Watching The Sky

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Daniele Nahum e Nico Grancea: "E' sbagliato rendere omaggio ai soldati che servirono Mussolini e il suo regime che perseguitò ebrei e "zingari"

Dopo le recenti dichiarazioni del Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che ha elogiato i caduti della Repubblica Sociale di Salò in occasione del sessantacinquesimo anniversario della difesa di Roma dalle truppe di occupazione tedesche, Daniele Nahum (nella foto), Presidente dell'Unione Giovani Ebrei d'Italia, ha dichiarato: "Rispetto umanamente i morti, ma reputo pericoloso e storicamente offensivo rendere omaggio ai combattenti di Salò. Quei ragazzi combatterono per mantenere nel nostro Paese un regime che vietava la libertà di espressione, reprimeva il dissenso con il sangue e che ha mandato, nel solo giorno del 16 Ottobre 1943 oltre mille ebrei romani ad Auschwitz. Davanti a chi attribuisce stima per chi era asservito a Mussolini ed al Nazismo, non possiamo che essere indignati e riteniamo che quanto affermato da La Russa sia offensivo nei confronti di chi veramente ha restituito all’Italia la libertà e la democrazia, come gli ebrei italiani e i partigiani".

Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau e Nico Grancea (quest'ultimo, figlio dell'Olocausto di terza generazione) del Gruppo EveryOne sottoscrivono le parole e la preoccupazione di Daniele, tanto più in questo frangente storico, in cui le Istituzioni e le autorità conducono, quasi nell'indifferenza generale - se si eccettuano Risoluzioni e ammonimenti internazionali che il governo le amministrazioni locali italiane hanno trattato come carta straccia - una persecuzione razziale metodica e senza scrupoli contro il popolo Rom. "I nostri vecchi sono stati torturati e assassinati dai nazifascisti durante l'Olocausto," commenta Grancea, "e a noi non è riservata una sorte migliore, visto che è sempre più difficile invecchiare in Italia, a causa della discriminazione e delle violenze che il mio popolo deve subire ogni giorno. E' mostruoso spendere parole per sostenere gli aguzzini di Mussolini, così come è sbagliato permettere che la mia gente sia ancora trattata senza alcun rispetto e senza diritti, come se fossimo topi o scarafaggi".

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E' accaduto a Roma: polizia, esercito e un colonnello specialista in Scienze Strategiche contro povere famiglie Rom

Roma, 7 settembre 2008. Mauro, un antirazzista romano, segnala al Gruppo EveryOne che il 4 settembre polizia e forze armate hanno collaborato per un'operazione di controllo finalizzato ad espulsioni di tre insediamenti "abusivi" che si trovano sulle rive del Tevere, in zona San Paolo. I campi in cui si sono svolte le azioni sono quelli di via Candoni, via Morselli e via Dasti, dove vivono famiglie in condizioni di miseria ed emarginazione spaventose, molte delle quali provengono dalla Romania. Nonostante numerosi componenti di tali famiglie siano minori, donne e uomini affetti da malattie da precarietà e socialmente vulnerabili, la Città di Roma ha pensato di inviare presso i campi non una task force socio-sanitaria, non aiuti umanitari né assistenza, ma guardie e soldataglia. Continua nella sezione Watching The Sky

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"Siete razzisti e bugiardi": Anne's Door sfida quotidiani e periodici italiani affinché dimostrino la veridicità delle notizie che diffondono riguardo ai Rom

di Roberto Malini

Il 13 marzo 2008 il periodico Panorama pubblicava, all'interno di uno speciale dedicato all'immigrazione, la seguente notizia: "I ragazzini rom sono carne da macello sfruttati per la prostituzione, piccoli furti o l’accattonaggio. Se non trovano 200-300 euro al giorno li massacrano di botte", spiega Marco Caporale. Ne ha viste tante come responsabile di un centro di seconda accoglienza per minorenni stranieri della onlus Virtus, alla periferia sud della capitale, "i giovanissimi rom costretti a delinquere li chiamano 'topini'. Gli sfruttatori preferiscono quelli fra i 9 e i 13 anni, perché si infilano dappertutto per rubare e sotto i 14 non sono perseguibili. Spesso vengono comprati dalle famiglie di origine in Romania o nei Balcani". Abbiamo inviato alla direzione e alla redazione della rivista una lettera, protestando contro la diffusione di simili calunnie razziste, inventate di sana pianta, e chiedendo di incontrare questi fantomatici "topini" e gli orchi che, secondo Panorama, li sfrutterebbero.

Abbiamo tentato di spiegare ai responsabili del settimanale che la realtà è ben diversa e che i bambini Rom non vengono comprati e venduti, ma vivono all'interno di famiglie, notoriamente amorevoli e protettive. Quando sono costretti a chiedere l'elemosina, lo fanno a causa dell'indigenza e dell'emarginazione, con lo stesso spirito con cui un bambino o un ragazzino italiano si darebbe da fare - in condizioni di emergenza estreme - per aiutare la propria famiglia a racimolare qualche moneta, indispensabile per acquistare cibo, vestiti, farmaci. A conclusione della lettera inviata al settimanale, abbiamo promesso al direttore che, se fosse riuscito a dimostrarci l'esistenza del "racket dello sfruttamento di minori Rom" avremmo pubblicato all'interno dei nostri portali il testo completo dell'articolo apparso su Panorama, lodandone le veridicità dei contenuti e facendo ammenda per le notizie che - invece - diffonde il portale Anne's Door, in cui è denunciata un'iniqua campagna mediatica di stampo razzista, vera e propria propaganda finalizzata a diffondere odio razziale nel nostro Paese, per supportare le purghe etniche e la persecuzione in corso. Panorama non ci ha mai risposto. Estendiamo la proposta agli altri giornali, alle televisioni e alle radio che diffondono notizie dello stesso tenore, mettendoci a disposizione di direttori, caporedattori e giornalisti per appurare la fondatezza di articoli e servizi che ricordano da vicino la propaganda razziale che la stampa nazifascista ci ha tramandato, direttamente dagli anni delle leggi razziali e dell'Olocausto.

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I valori della cultura Rom sono l'opposto della barbarie di ieri e di oggi

Estratto del messaggio dell'International Union Romani ai festeggiamenti del Cinquantenario dello sbarco a Caen (Berlino, il 2 giugno 1994).

(…) Sappiate pertanto che i valori della cultura Rom sono esattamente l'opposto della barbarie antica o moderna:
• dove gli altri si uccidono per un palmo di terra in più o in meno, i Rom sono massacrati poiché non hanno né Stato né rivendicazione territoriale,
• dove le chiese si affrontano, i Rom di qualsiasi confessione si ritrovano insieme e fanno festa nei luoghi santi comuni,
• dove i governi tracciano frontiere, i Rom abbracciano tutte le strade del mondo,
• dove vi è consumo sfrenato, alimentato dalla cupidigia degli speculatori, che rovina l'ambiente a livello planetario, i Rom sanno rispettare la natura e restano fedeli al tacito patto stipulato in passato fra la Natura e l’Uomo,
• dove l'individualismo confina la gente nella solitudine e nell’abbandono, i Rom condividono e comunicano,
• dove l'egoismo sterilizza le famiglie, i Rom si illuminano dell'amore dei bambini,
• dove i giovani inseguono un miraggio di fratellanza in gruppi effimeri, i Rom mostrano un esempio di solidarietà e di coesione,
• dove l'industria della vecchiaia parcheggia in ospizi molto proficui i vecchi ormai superflui, i Rom dividono con i loro anziani un tozzo di pane, ma anche dolori e gioie,
• dove il bisognoso tesaurizza e assicura pieno di paure i suoi beni, i Rom si spaccano la schiena per mesi e poi godono i loro guadagni fino in fondo,
• dove il diritto non riesce a risolvere i conflitti senza far male agli esseri umani o alla stessa giustizia, i Rom posseggono da secoli le istituzioni del mediatore e della conciliazione,
• dove i fanatismi schiacciano le folle sotto la macchina della guerra, i Rom coltivano il loro credo nella musica e la danza, invece che nel terrorismo e nella violenza,
• dove infine le idee progressiste scoprono la non territorialità dei diritti e dei doveri o la portata delle azioni “senza frontiere”, i Rom posseggono secoli di esperienza in questo senso e, come ha scritto Günter Grass, "sono ciò che ci sforziamo di diventare: i veri Europei". Allora perché, se gli altri hanno dimenticato di essere uomini e non sono più capaci di vedere la natura di un essere umano, perché dunque i Rom devono fungere da tappeto di sangue alle follie di un mondo al cui progresso hanno tanto contribuito, con la pace e la tolleranza, le arti e l'artigianato, il commercio e la gioia di vivere? (…)

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Legnaro (Pd): due giovani giostrai Sinti uccisi in incendio doloso

Padova, 2 settembre 2008 - A Legnaro, in provincia di Padova, si è scatenato stanotte l'ennesimo incendio contro i "nomadi". Un rogo, di origine dolosa, secondo quanto riportano alcune agenzie e secondo le prime ipotesi del Sindaco della cittadina, ha distrutto il capannone e la giostra "Alladin Labyrinth" che apparteneva ad alcuni Sinti. Purtroppo il rogo ha ucciso in modo atroce due giovanissimi fidanzati, entrambi giostrai e Sinti: Joy Torrinunti, 19 anni, e Giada Dalla santa Casa, 16 anni.
Il Gruppo EveryOne e altre associazioni che tutelano i diritti dei Rom e dei Sinti hanno più volte lanciato l'allarme-razzismo nel Padovano, dove l'intolleranza raggiunge punte gravissime, fomentata da politici razzisti e irresponsabili. Il sindaco di Legnaro, Giovanni Bettini, ha addossato pubblicamente la responsabilità della tragedia a "un regolamento di conti tra famiglie di nomadi giostrai, per motivi sconosciuti", escludendo “nel modo più assoluto che si tratti di un'aggressione a sfondo razzista. Qui la città non c'entra nulla”.

“Riteniamo che ci siano tutte le basi per vagliare attentamente l’ipotesi di un attentato a sfondo razzista, indirizzando le indagini in tal senso” dichiarano invece i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “E’ assurdo pensare che i Sinti, giostrai o meno, regolino i propri diverbi con un efferato omicidio, che nelle loro comunità è considerato come il reato più grave in assoluto, per il quale i responsabili sarebbero immediatamente messi al bando. Inoltre,” proseguono gli attivisti “anche secondo i nostri volontari Rom, che conoscono la comunità Sinti padovana e i giostrai della zona, non è assolutamente ipotizzabile un regolamento di conti che sfoci in un reato simile, visto che la comunità di giostrai è costituita da famiglie imparentate tra loro e molto unite. E’ noto inoltre a tutti” proseguono Malini, Pegoraro e Picciau “come nella zona della provincia di Padova, negli ultimi mesi e soprattutto d’agosto, quando l’Italia era in vacanza, si siano intensificati episodi di odio razziale ai danni di comunità Rom e Sinti stanziate localmente. Non ultima, la scritta su un muro ‘Brucia il rom’ lasciata lo scorso 30 agosto da un gruppo razzista locale nel territorio di Vigodarzere, un comune limitrofo del padovano, dopo aver incendiato una baracca sull’argine del Brenta. Invitiamo gli Inquirenti” concludono i rappresentanti di EveryOne “a non sottovalutare queste ipotesi, come purtroppo è avvenuto in altri comuni italiani, e a indirizzare le indagini verso gruppi di estrema destra locali, che agiscono efferatamente senza paura di ritorsioni, confortati dalle posizioni spesso intolleranti e xenofobe delle istituzioni locali”.

L'illustrazione di Mimmo Lombezzi, intitolata "Difesa attiva delle radici cristiane d'Europa" mostra come il nazionalismo esasperato si trasformi inevitabilmente in persecuzione razziale.

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Meglio il Papa delle Istituzioni Ue

31 agosto 2008. Le Istituzioni Ue e le Nazioni unite, nonostante le visite ai campi, i dossier, le testimonianze loro fornite da attivisti e testimoni, non hanno fatto che chiacchiere, finora. Gli interessi politici e privati, di tutti, nessuno escluso, hanno prevalso su azioni concrete, mirate a salvare vite umane e a preservare il popolo Rom dalla persecuzione. Abbiamo affrontato sgomberi, violenze, abusi polizieschi e giudiziari, negligenza e persecuzione da parte di amministrazioni locali, ospedali, organizzazioni per i Diritti Umani.

Da soli, senza sostegno, se non vuote parole, abbiamo salvato numerose vite umane, consentito a molte famiglie di rifugiarsi in Paesi più tolleranti, evitato alcuni sgomberi, divulgato i crimini degli aguzzini fuori dai confini italiani. La nuova tragedia del popolo Rom, il trionfo del razzismo e della discriminazione potevano essere evitati. Continueremo a batterci, ma daremo fiducia solo a chi - nelle Istituzioni -dimostrerà con i fatti le sue reali intenzioni. Intanto, si distingue da tutti papa Ratzinger, una voce umanitaria, antirazzista, moderna. Gli siamo accanto e siamo orgogliosi di come la Chiesa cattolica (e alcuni suoi organi di informazione) si mostri da alcuni mesi vicina al nostro gruppo e ai fratelli Rom. R.M.

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Verità allo specchio

"Cari giovani, l'Olocausto è molto lontano dalla realtà odierna dell’Unione europea, dell’Europa di pace e armonia fra i popoli, in cui voi avete la fortuna di vivere". Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica italiana

"Ai giovani rom, che spesso sono più motivati dei loro coetanei, non viene data alcuna opportunità. I rom sono perseguitati oggi come lo fummo noi ebrei sotto il fascismo". Piero Terracina, sopravvissuto ad Auschwitz

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Le due Pesaro

di Roberto Malini

Pesaro, 31 agosto 2008. C'è una Pesaro di sindaci e assessori sceriffi, veri aguzzini delle famiglie 'zingare', i cui componenti, proprio nel capoluogo marchigiano, discendono dai pochi sopravvissuti del Samudaripen, lo sterminio nazista dei Rom: quanti Grancea, Calderaru, Ciuraru persero la vita nelle camere a gas! C'è una Pesaro di giornali e giornalisti razzisti, che coltivano pericolose amicizie e sembrano provare un piacere sadico nel diffondere pregiudizi etnici e di razza, nell'incitare la cittadinanza all'odio razziale. C'è una Pesaro di ordinanze inique, di avvisi ufficiali che chiedono ai cittadini di chiamare le forze dell'ordine se capita loro di imbattersi, per le vie della città, nei nomadi: in "quella" Pesaro è un reato essere Rom, come ai tempi delle leggi razziali. C'è una Pesaro violenta, che approfitta di questo clima di intolleranza e discriminazione per colpire - con l'insulto, con la minaccia, con lo schiaffo e con il pugno - i più vulnerabili fra gli essere umani: i più giovani 'zingari'. Tanto, c'è una Pesaro che guarda e annuisce o volge lo sguardo altrove, indifferente al dolore degli ultimi. C'è una Pesaro dove le autorità danno la caccia alle famiglie che vengono dalla Romania; alle donne dagli abiti sgargianti e dalle lunghe gonne, agli uomini cui il colore della pelle e l'etnia negano il diritto a una casa e a un lavoro; ai bambini che camminano a piedi nudi e non piangono mai. C'è una Pesaro in cui i potenti cercano di intimidire chi si batte - la società civile! - per evitare sgomberi, deportazioni e tragedie umanitarie. C'è una Pesaro senza cuore, senza anima, senza futuro. Però... c'è una Pesaro di uomini e donne che, ignorando i dettami dei politici e degli sgherri, le ordinanze e la stampa razzista, si reca presso le famiglie Rom, portando loro cibo, qualche moneta e una parola di conforto. C'è una Pesaro che non lascia vuote le mani tese e si pone dalla parte della vita, della solidarietà, della speranza, contro l'esercito dell'ostilità e della morte. C'è una Pesaro (noi la stiamo scoprendo ogni giorno!) dove i locali aperti al pubblico non allontanano i poveri, non li coprono di improperi, non li aggrediscono, ma li aiutano. Qualche panino, una vaschetta di pasta, lasagne, insalata di riso. Qualche panino, una vaschetta piena di vita. Una parola amica. C'è una Pesaro che non ha dimenticato il vocabolario della fratellanza. C'è una Pesaro... ci sono due Pesaro: quella egoista, chiusa attorno a se stessa e a un bisogno irrazionale di "sicurezza", incapace di vedere che la droga, le strade, la depressione e la mancanza di valori stanno annientando i suoi giovani, non l'Uomo Nero, spauracchio dietro a cui politici, autorità e stampa - iresponsabili e indegni - nascondono la propria incapacità di lavorare per il vero progresso della società. Poi c'è quella "segreta": facce di pesaresi che non appaiono sulle locandine, ma che ogni giorno, con il loro sacrificio, con la loro generosità che non richiede esibizionismo né onori, lavorano perché la città - che rappresenta, in piccolo, questo nostro mondo torturato - sia bella "dentro".

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Il caso del ragazzo Rom. Replica all'articolo su "Il Resto del Carlino"

Il Resto del Carlino concede una pagina e mezza (sic!) all'autore dell'aggressione al ragazzo Rom. L'uomo smentisce i fatti - contraddicendosi più volte rispetto alla sua versione dell'accaduto pubblicata da Il Messaggero - e accusa: "E' stato il ragazzino a minacciarmi". La Redazione del Resto del Carlino, contattata dal Gruppo EveryOne, si dichiara pronta ad ospitare la dovuta replica. Di fronte al nostro articolo, però, in cui è citata una testimonianza oculare, il quotidiano si tira indietro: fino a questo momento ha preso le parti dell'aggressore e adesso - publicando la verità - che figura farebbe? Morale: la replica non è stata pubblicata. Conoscendo il "Carlino", però, l'avevamo già divulgata ampiamente presso Istituzioni, autorità, organi di informazione, circoli di Pesaro e dintorni. Qui di seguito, il testo della replica.

E' stato picchiato, ma desidera ancora vivere e lavorare a Pesaro
Gruppo EveryOne: "Vi sono testimonianze e un referto che parlano da soli. Pesaro è solidale con Ionut: forse i tempi dell'accoglienza sono maturi"

Pesaro, 28 agosto 2008 - "Ho visto con i miei occhi il barista del locale 'Lo Zio Mario' avventarsi su Ionut e sferrargli un pugno in faccia. Ionut è un ragazzino magro, che dimostra meno dei suoi 17 anni. A Pesaro lo conosciamo tutti, perché è sempre tranquillo e sorridente, gentile ed educato. Dopo averlo colpito, l'uomo ha cercato di afferrarlo, ma Ionut è riuscito a fuggire, mentre l'altro lo inseguiva". Uno dei testimoni che hanno assistito al pestaggio del giovanissimo Rom aggredito il 19 agosto ricostruisce le fasi del pestaggio, nel corso dell'indagine dei fatti effettuata dal Gruppo EveryOne. "Il titolare della gelateria continua a negare i fatti, ma questo atteggiamento è tipico degli autori di violenze razziste che agiscono all'interno di società xenofobe," commentano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, leader dell'organizzazione per i diritti umani, "perché sono convinti di essere coperti dalle autorità. A volte, purtroppo, la loro convinzione corrisponde alla realtà, come dimostra la quasi totale impunità dei gruppi e dei singoli autori di azioni violente nei confronti di persone di etnia Rom. Un caso emblematico è quello del 'GAPE', gruppo di razzisti che un anno fa assassinarono quattro bambini Rom nel rogo di Livorno, di cui si occuparono a lungo i media: nonostante avessero rivendicato con una lettera ai giornali l'infanticidio, sono ancora a piede libero". A Pesaro si parla molto dell'aggressione avvenuta in pieno centro e in pieno giorno, sotto gli occhi di tutti. Decine di cittadini - donne, uomini, molti giovani - hanno manifestato solidarietà al ragazzo, che fra l'altro è un talento del calcio romeno. "Ionut sarà il centravanti della 'Nazionale Antirazzista' e rappresenterà i Rom in Italia," prosegue EveryOne. "E' un fantasista. Il suo gioco ricorda quello del nazionale romeno Nicolita, anche lui Rom. Se la sua famiglia avrà l'opportunità di integrarsi, siamo pronti a scommettere che avrà offerte da squadre importanti". Ionut è rimasto molto amareggiato dalle affermazioni del titolare della gelateria. "Ionut è stato pestato sotto gli occhi dei clienti del locale e dei passanti," afferma Nico Grancea, fratello della vittima dell'aggressione, "come riferiranno al giudice i testimoni. Non avremmo mai immaginato che oltre al danno, quell'uomo avrebbe anche cercato di infangare, in cattiva fede, il buon nome di mio fratello, affermando di essere lui la vittima di minacce e non l'uomo senza cuore che ha colpito un ragazzino innocente. Dopo il pestaggio, abbiamo condotto Ionut al pronto soccorso, dolorante, sotto choc e in preda a un forte capogiro. Abbiamo il referto medico dell'ospedale che parla di trauma contusivo della guancia e dello zigomo. Ma la vera ferita, quella che non guarirà mai, il mio fratellino se la porterà dentro, come tanti altri Rom che sono vittime di violenza da parte di razzisti, ma hanno paura di denunciare chi fa loro del male. Chi non è Rom, non può neanche immaginare quanti atti di violenza, quante minacce, quanti insulti siamo costretti a subire, a causa della nostra razza". Continua nella sezione Watching The Sky

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Violenze sui Rom: solo i poeti e gli antifascisti le condannano

Il poeta Daniele Ferro ci scrive per esprimere solidarietà a Ionut, il ragazzo 17enne picchiato a Pesaro dall'esercente di un bar, in pieno giorno e in pieno centro, colpevole di chiedere l'elemosina. L'autore del pestaggio ha ottenuto solidarietà da alcuni agenti della forza pubblica e da un noto giornalista locale, ma - fortunatamente - la cittadinanza pesarese si è schierata con il giovane Rom, che tutti in città conoscono e apprezzano per la sua mitezza, gentilezza ed educazione. Alcuni antifascisti ci hanno scritto stamattina, per riferirci la scena che si è presentata ai loro occhi ieri, verso mezzanotte: "Le persone che questa notte, a Pesaro, camminavano da via Branca verso il Teatro per tornarsene a casa hanno avuto la possibilità di fare un incontro inatteso. Davanti al bar in cui il 19 agosto si è verificato il pestaggio, si poteva notare un gruppo di giovani nazi o affini: quattro avevano le teste rasate e indossavano magliette nere con disegni e scritte inequivocabili, altri tre erano vestiti normalmente. La cosa che lasciava sconcertato chi conosce un po' l'arcipelago nazi pesarese era che tutti questi sette avevano un'età cha andava dai 25 ai 35 anni, non erano quindi i soliti ormai noti diciottenni. Hanno trovato da dire con uno che è passato in bicicletta proprio davanti al bar ed è stato inseguito per alcuni metri con improperi perchè si era permesso di disturbare in questo modo il loro conversare. Tra loro certamente c'era il gestore del bar, quello che alcuni giorni fa aveva cacciato e picchiato il ragazzino rom, quello che proprio ieri sul Resto del Carlino aveva avuto un'ampia pagina per dimostrare la propria innocenza, la propria bontà d'animo e tranquillità. Ebbene ieri sera scherzava, parlava: era uno di loro! Chi per caso si è fermato nella piazza ha avuto la possibilità di assistere a un saluto romano fatto a regola d'arte da due della combriccola. La loro presenza è sicuramente stata notata da qualche centinaio di pesaresi che sono passati da quelle parti in quelle ore, a due passi dalla FESTA PESARO". Qui di seguito, alcuni versi di Daniele Ferro, che scrive "Caro Roberto Malini, li scrissi a fine maggio, dopo l'aggressione ai Rom nel napoletano, e che volli inserire nel giornalino della mia facoltà di Comunicazione della Sapienza. Purtroppo le aggressioni continuano, ed enorme è la colpa dei mezzi di informazione".

Bambino Sinto, bimba Rom

di Daniele Ferro

Bambino Sinto, bimba Rom
figli miei:
vorrei esser fiaba
per cullarvi
in una notte di silenzio
vorrei esser pioggia
per proteggervi
dall’odio delle molotov

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Lettera al direttore di un quotidiano che ci chiede: "Chi siete, voi del Gruppo EveryOne e perché difendete i Rom?"

Egregio direttore, saremmo lieti se Lei incontrasse i membri del Gruppo EveryOne. Si tratta di persone che hanno scelto di difendere i diritti delle minoranze perseguitate: un compito difficile, che non regala di certo soddisfazioni economiche, politiche o sociali. La missione del Gruppo EveryOne è quella di contribuire al progresso della civiltà nel campo dei Diritti Umani, servendo la verità. A volte accadono fatti sconcertanti ed è difficile accettarne l'odiosa realtà, perché ci piace credere che viviamo in un mondo civile e che fenomeni barbarici come il razzismo o la violenza contro innocenti siano "favole" e non qualcosa che ci riguarda da vicino. Noi non possiamo farlo. Non possiamo chiudere gli occhi, perché tradiremmo i diritti fondamentali di persone e popoli. Ci riteniamo patrioti, nel senso del termine spiegato da Mark Twain, perché il nostro impegno è sempre teso a contribuire al vero progresso di questo Paese che amiamo, ma che oggi non ci piace proprio. Un giorno si parlerà di questi anni come di un'epoca di persecuzione e crudeltà, di razzismo e intolleranza. In realtà, è già possibile - e forse sarebbe doveroso - parlarne in questi termini e impegnarsi contro l'odio etnico e razziale, anche se può costare sacrifici, anche se richiede coraggio. Ci auguriamo di stringerLe presto la mano, nel corso di un incontro in cui risponderemo dettagliatamente alla seconda parte dela Sua domada. Per il Gruppo EveryOne, Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau

Nella foto, da sinistra: Dario Picciau, Roberto Malini e Matteo Pegoraro davanti all'Ambasciata del Regno Unito nell'occasione di un incontro con l'ambasciatore per la campagna a favore della vita di Pegah Emambakhsh, condannata a morte in Iran.

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Pesaro: abbiamo "liberato" Anna Frank

di Roberto Malini

Pesaro, 28 agosto 2008. La "nostra" Anna Frank, che ci guarda dal
selciato di Piazza del Popolo, a Pesaro, invitandoci a ricordare
l'Olocausto è libera. Gli organizzatori di Festa Pesaro 2008,
dimostrando sensibilità e rispetto dei valori che l'Olocausto, le sue
vittime e i suoi testimoni ci hanno tramandato, hanno rimosso il
grande adesivo e la "Mazda" che coprivano l'opera d'arte, in
ceramica, dedicata all'autrice del celebre Diario e scomparsa
tragicamente a Bergen-Belsen nel mese di marzo del 1945. IL Resto del
Carlino, nell'inserto di Pesaro, ha dedicato spazio alla richiesta
che il Gruppo EveryOne ha presentato al PD di Pesaro e Urbino:
"LIberate Anna Frank..." mentre decine di cittadini hanno fatto
propria la nostra iniziativa, chiedendo a loro volta agli
organizzatori di Festa Pesaro: "LIberate Anna Frank". Da parte mia,
ieri mattina ho inviato la seguente lettera al Partito Democratico
locale:

"Cari compagni del PD di Pesaro e Urbino, sono certo che non vi sia
stata una volontà offensiva, da parte degli organizzatori di Festa
Pesaro 2008, quando hanno deciso di coprire con un adesivo l'opera
d'arte in piazza del Popolo che celebra la memoria di Anna Frank, il
simbolo più noto nel mondo dell'Olocausto. Non sono solo le mie
origine ebraiche né la mia amicizia di vecchia data con tanti
sopravvissuti all'Olocausto: da Piero Teracina a Nedo Fano, da Ruth
Steindler Pardo ad Halina Birenboim, da Mirjam Pinkhof ad Hanneli
Pick-Goslar. E non è neanche il mio immenso amore per la giovane
autrice del Diario, vittima dell'odio razziale a Bergen-Belsen, alla
cui vita ho dedicato il mio saggio storico "Le 100 Anne Frank", il
libro educativo "Conoscere l'Olocausto", diverse pubblicazioni e il
documentario "In viaggio con Anne Frank". No, a farmi sentire una
profonda amarezza davanti alla "Mazda" e all'adesivo che cancellano -
per una lotteria! Continua nella sezione Ricordare

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Festa Pesaro copre un'opera d'arte sulla memoria

da: Mosaico - Sito Comunità Ebraica di Milano

In occasione della Festa Pesaro, organizzata dalla sede locale del PD, un'opera d'arte dedicata alla memoria di Anna Frank e di sei milioni di ebrei vittime dell'Olocausto è stata coperta con un grande adesivo che pubblicizza il primo premio di una lotteria: un'automobile Mazda.
"È sconcertante," commentano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, leader del Gruppo EveryOne, "perché gli organizzatori hanno incollato un messaggio pubblicitario sopra alcune immagini emblematiche della Shoah, fra le quali il viso di Anne Frank e la stella di Davide che gli ebrei erano costretti a cucirsi sugli abiti. Sul grande adesivo, è stata inoltre parcheggiata la vettura, su cui campeggia la scritta '1° premio'.
Nel mese di marzo 2008, per il 70° anniversario delle leggi razziali, l'amministrazione della Città di Pesaro ha accolto in piazza del Popolo, a imperitura memoria, incastonata nel selciato, l'opera d'arte “I fogli fossili”, installazione ceramica realizzata dall’Istituto d’Arte F. Mengaroni.
Sono immagini che invitano i pesaresi, soprattutto i bambini e i giovani, a ricordare l'orrore della persecuzione degli ebrei e dei Rom durante gli anni del nazifascismo. Che esempio diamo alle nuove generazioni, se manchiamo di rispetto ai simboli che le vittime e i testimoni ci hanno consegnato?
Il caro volto della giovane autrice del Diario, assassinata dai nazisti a Bergen-Belsen, non merita di finire nascosto sotto il simbolo del nostro materialismo". "Pesaro si distinse nel 1938, purtroppo, per una totale adesione alle disposizioni della Direzione generale per la demografia e la razza," ricordano i leader del Gruppo EveryOne, " e iniziò la persecuzione con una circolare della Prefettura che diede il via al censimento. Continua nella sezione Ricordare

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Pesaro, aggressione del ragazzo Rom. Replica all'articolo su Il Messaggero

Giovedì, 21 agosto 2008 - Gentile Redazione di Pesaro de Il Messaggero, in riferimento al breve articolo da Voi pubblicato oggi, giovedì 21 agosto 2008 a pag. 37 dell'inserto Il Messaggero Pesaro, Vi chiediamo di ospitare alcune precisazioni che ci paiono necessarie, innanzitutto per tutelare il buon nome della famiglia Grancea, già provata da eventi persecutori durante la loro permanenza in Italia, a causa del clima di intoleranza e odio razziale già stigmatizzato dalle più importanti Istituzioni europee e internazionali e oggetto di giudizio sia presso la Corte penale internazionale de L'Aja, sia presso la Corte europea dei Diritti Umani. Il Gruppo EveryOne è un'associazione la cui obiettività e il cui spirito umanitario sono alla base di tante campagne per i diritti umani e di rapporti di consulenza e collaborazione con la Commissione europea, il Consiglio d'Europa, il Comitato contro le discriminazioni delle Nazioni unite e numerose organizzazioni per i diritti umani, fra cui - in relazione alla tutela dei diritti del popolo Rom - Union Romani, l'ERRC, La Voix del Rroms ecc.
Nel pezzo intitolato "Il titolare della gelateria: 'L'ho inseguito ma non ho picchiato il ragazzo rom'" appaiono diverse incongruenze e vere e proprie asserzioni senza fondamento di verità, che purtroppo sono avallate dal giornalista che definisce l'energumeno che ha picchiato un ragazzino Rom per ragioni di intolleranza razziale come "Il titolare della gelateria Lo Zio Marco ingiustamente accusato di aver malmenato il ragazzo".
Vi invitiamo prima di tutto a leggere il particolare del referto medico, con 5 giorni di prognosi, emesso dall'ospedale San Salvatore, dopo che i sanitari hanno visitato il ragazzo, che abbiamo condotto al pronto soccorso dolorante e in stato confusionale, come riscontrato dai sanitari stessi e come risulta in altri punti del referto, che riferiscono un trauma da "aggressione altrui" e la presenza di "vertigini": EveryOne
Oggi pomeriggio il giovane Ionut Grancea, nonostante le calunnie di cui è stato fatto oggetto (calunnie che, pubblicate, con indicazione del suo nome e cognome, nonostante sia minorenne, lo mettono in pericolo, poiché la povertà e l'emarginazione in cui vive il ragazzo lo rendono particolarmente vulnerabile) ha avuto il coraggio di denunciare il suo aggressore alle autorità e alcuni testimoni occulari si sono fatti avanti, indignati di fronte a un episodio inqualificabile. Il Gruppo EveryOne tratta con notevole frequenza casi di intolleranza razziale come quello avvenuto in pieno giorno e in pieno centro a Pesaro. Nella maggior parte dei casi si tratta di insulti o minacce, ma a volte il pregiudizio toglie il lume della ragione e accade che un uomo adulto si scagli con furia bestiale contro un ragazzino inerme e socialmente disagiato. Il giovane Ionut, prima di denunciare l'autore del vile pestaggio, aveva confidato a un attivista: "A Pesaro mi conoscono tutti e sanno che sono un ragazzo tranquillo. Dopo l'aggressione, tanti pesaresi mi hanno espresso la loro solidarietà. Non ho mai alzato la voce con nessuno e chiedo l'elemosina solo perché siamo poveri e nessuno ci ha ancora offerto un lavoro. Sono disposto a perdonare quell'uomo se si scusa con me, ma soprattutto con mia madre, che dopo quello che è successo continua a piangere". Il seguito di questa triste vicenda, invece, ricorda quello della celebre favola di Fedro "Il lupo e l'agnello", dove il persecutore aggiunge alla crudeltà la menzogna, per nascondere agli occhi della gente la sua colpa. Ai pesaresi l'ardua sentenza. Grazie dello spazio che vorete dedicarmi. Roberto Malini (replica pubblicata su Il Messaggero del 22 agosto 2008)

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La sinistra italiana deve ritrovare la via dei diritti umani

di Roberto Malini e Dario Picciau

Un amico Sinto italiano, uomo di sinistra da tanti anni, ci scrive, esponendoci i suoi dubbi e le sue speranze riguardo alla posizione del suo partito nei confronti dei Rom e dei Sinti in Italia: "Cari Roberto e Dario, cari compagni, ci siamo conosciuti qualche anno fa a Bologna, durante la proiezione del vostro bel film 'L'Uovo, un'allegoria profetica che spiega, secondo me, come nasce l'intolleranza verso chi è diverso. Ho una domanda che mi assilla da tempo: è conciliabile che un 'nomade' continui a credere in questa sinistra e nelle organizzazioni per i diritti umani che essa sostiene? E' vero, il Partito Comunista e la corrente progressista non esistono più. E' anche vero che quando si parla di Rom e Sinti, non sono più così evidenti le differenze fra destra e sinistra. Ma l'alternativa per uno 'zingaro' non può essere solo l'anarchia. Cosa ne pensate?"
Rispondono Roberto Malini e Dario Picciau. Cari amici, come giustamente sottolineate, in questo frangente destra e sinistra inseguono il consenso dell'elettorato cavalcando il pericoloso "destriero" della sicurezza, che il movimento razzista, un'ideologia transpartitica, ha demagogicamente e in mala fede identificato nei Rom, nei Sinti e nei "clandestini". Una scelta xenofoba e intollerante, perché i problemi di sicurezza sono ben altri: la criminalità organizzata, la corruzione politica, l'inadeguatezza delle forze dell'ordine, la pericolosità sulle strade e negli ambienti di lavoro, la violenza razzista (i cui autori, spesso squadre armate, non vengono perseguiti dalle autorità).

Riguardo poi ai crimini sessuali e alle violenze sulla persona, come Amnesty International ha ribadito attraverso diverse campagne, il nemico non è "fuori", ma "dentro": oltre il 90% di tali atti criminali vengono infatti compiuti fra le mura domestiche. Ai politici, però, fa comodo indicare, quando servono voti o consenso, un capro espiatorio indifeso ed esterno alla famiglia, simbolo - oggi come negli anni del nazifascismo - della "nazione" e della "razza": adesso gli "zingari" e i rifugiati (perché chiamare "clandestino" o addirittura "autore di reato di clandestinità" un essere umano che cerca rifugio nel nostro Paese, per sottrarsi a guerre, carestie, condizioni di indigenza inaccettabili?), domani, non ci si illuda, le altre minoranze. Votare a sinistra o impegnarsi nelle organizzazioni per i diritti umani che gravitano attorno alla sinistra è un atto di fede nel domani, un auspicio che le forze politiche che dovrebbero essere vicine alle classi sociali più vulnerabili ritrovino la loro anima. La Comunità ebraica, per esempio, sostiene la destra, che mantiene buone relazioni con Israele, ma così facendo regala il suo consenso a forze politiche antisemite, neofasciste e intolleranti. Personalmente, ribadiremo sempre e in ogni sede che le ultime elezioni politiche costituiscono un gigantesco broglio, un'immane truffa perpetrata ai danni del popolo italiano, perché è iniquo, secondo le leggi nazionali ed internazionali, condurre una campagna elettorale su basi di xenofobia e razzismo. E' necessario impegnarsi perché un fenomeno perverso come quello verificatosi in occasione del suffragio dello scorso aprile non si ripeta mai più. Non bisogna dimenticare, però, che fu proprio la sinistra ad aprire la strada all'attuale governo xenofobo, ancora più intollerante del regime di Mussolini: fu il precedente governo, infatti, a iniziare la campagna razziale, gli sgomberi senza alternativa, la persecuzione del popolo Rom. E' importante riconoscere, tuttavia che vi sono persone che si impegnano dall'interno delle forze politiche e umanitarie di sinistra per ripristinare in esse una linea di condotta tollerante e antirazzista. Tocca a loro, uomini e donne illuminati, cercare di far comprendere ai compagni che non bisogna temere di tornare sulla via dei diritti umani e che è una pericolosa devianza competere con la destra sui temi della "legalità" e della "sicurezza", per conseguire e mantenere risultati elettorali. La sinistra dei diritti umani, al contrario, deve impedire - senza eccezioni - che la controparte politica attui propaganda razziale e xenofoba. Se continuasse a imitarla, seminando fra la popolazione italiana pregiuizi e terrori immotivati, il confine che separa fascismo e antifascismo sarebbe cancellato per sempre.

Nella foto, da sinistra: Roberto Malini, Victor ed Elena Lacatus (genitori di una bimba assassinata da razzisti nel rogo di Livorno), il papà di Victor, una sorella e Dario Picciau.

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Il Movimento RadicalSocialista solidale con il ragazzo Rom pestato a Pesaro

Il Movimento RadicalSocialista, riportando nel forum del suo sito (www.radicalsocialismo.it) il vostro comunicato in merito alla vile aggressione subita dal giovane Ionut, intende esprimere la più totale solidarietà al ragazzo aggredito a Pesaro, alla comunità rom locale e nazionale, e a tutte le vittime di questa ignobile ondata di razzismo e xenofobia, che colpisce come sempre i "diversi" e gli innocenti per coprire le vere cause del malessere della popolazione italiana, non certo minacciata da chi nel nostro Paese trova faticosamente lavoro o i mezzi per una stentata sopravvivenza. Ci uniamo pertanto alla Vostra allarmata denuncia e all'appello rivolto alle autorità perché facciano il possibile per stroncare questo rigurgito di squadrismo fascista e di violenta barbarie dettata spesso dall'ignoranza e dal vuoto di valori di questa società sempre più feroce coi deboli e sempre meno solidale. MRS

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A Pesaro razzista pesta ragazzino Rom davanti a decine di cittadini indifferenti

Oggi, martedì 19 agosto, intorno alle ore 15, a Pesaro, di fronte al teatro Rossini, davanti alla gelateria "Lo Zio Marco" il giovane Ionut Grancea, 17nne Rom romeno, fratello dell'attivista Rom del Gruppo EveryOne Nico Grancea , è stato aggredito da un italiano mentre chiedeva l'elemosina di fronte al locale. Il ragazzo è stato avvicinato dall’uomo, sui 35 anni, che, uscendo dalla gelateria, lo apostrofava con parole minacciose: “vattene subito di qui!”. “Ho risposto che non stavo facendo niente di male, che sono povero e sono costretto a mendicare per sopravvivere” è riuscito a raccontare in preda al panico il giovane Ionut agli attivisti del Gruppo EveryOne che lo hanno soccorso. “Mi ha detto ‘vattene o ti brucio vivo’”. Alla minaccia, è seguito un violento pugno all'altezza della tempia sinistra e un breve inseguimento, con l’obiettivo di pestare a sangue il giovane.
“E’ l'ennesimo, vergognoso episodio di violenza razzista che si verifica in Italia” commentano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, i leader del Gruppo EveryOne. “Negli ultimi tempi, fra Rimini, Pesaro e Fano si sono verificati gravissimi episodi di intolleranza razziale mai stigmatizzati dalle Istituzioni locali: il pestaggio di una ragazzina Rom incinta sulla passeggiata, di fronte a decine di italiani indifferenti; un giovanissimo Rom romeno schiaffeggiato, insultato e minacciato da razzisti italiani, sempre davanti a testimoni senza alcuna volontà di difenderlo; l’attivista Nico Grancea, membro del nostro Gruppo, minacciato di morte. E' necessario che le istituzioni, le autorità e la stampa locale assumano una posizione forte e smettano di voltare la faccia dall'altra parte di fronte ad azioni che ci riportano agli anni dei manganelli e dell'olio di ricino” continuano i rappresentanti di EveryOne. “Nessuno dei tanti che gustavano il loro gelato mentre Ionut veniva preso a pugni ha mosso un dito per fermare l’aggressore, né si è alzato dal proprio tavolo per soccorrere il ragazzo: la gente continuava indifferente a conversare, come niente fosse, e questo è un particolare ancora più raccapricciante”.
Dopo l'intervento dei Carabinieri, che hanno identificato l'aggressore, rilevandone i dati grazie alla segnalazione della famiglia del ragazzo aggredito, Ionut è stato condotto al pronto soccorso dell'Ospedale San Salvatore dolorante, in preda a vertigini e in forte stato confusionale: per lui un “trauma contusivo della guancia e della regione zigomatica sinistra con arrossamento abraso, dolore e vertigini a seguito di percossa” e 5 giorni di prognosi.

“La città di Pesaro deve ritrovare il suo spirito democratico e accogliente”, proseguono gli attivisti “perché nonostante le lodevoli promesse del sindaco Luca Ceriscioli relative all'avvio urgente di un programma di integrazione e sostegno, finora la piccola comunità Rom romena che vive in città ha subito ogni genere di vessazione e umiliazione e vive tuttora in condizioni di povertà ed emarginazione gravissime, nonostante la commissione del Parlamento Europeo in visita ai campi Rom d’Italia abbia scelto i suoi membri quali esempi della condizione di persecuzione cui è soggetto il popolo Rom nel nostro Paese. Oltretutto” affermano ancora Malini, Pegoraro e Picciau “è stato comunicato dalle autorità alle famiglie Rom di Pesaro che a fine agosto, contraddicendo le promesse del sindaco, verranno messe in mezzo alla strada. Ebbene, in quelle famiglie vi sono donne e uomini sofferenti di gravi patologie oncologiche e cardiache, bambini anche di pochi giorni e persone in condizioni di grave denutrizione. Questo sgombero contro cui il nostro gruppo si oppone con indignazione causerebbe un’ulteriore tragedia e un’ulteriore dimostrazione di natura xenofobica di fronte alla quale il sindaco Luca Ceriscioli non può restare indifferente. Ricordiamo” concludono “che la Questura della città di Pesaro ha affisso per le strade della città marchigiana, e nelle botteghe, locandine che ricordano gli anni delle leggi razziali. Una di queste locandine invita la cittadinanza a chiamare le autorità nel caso vedano per le strade nomadi. Questo in contravvenzione delle direttive del Parlamento Europeo, della Costituzione italiana e delle convenzioni internazionali che proteggono i diritti dei popoli e tutelano i diritti umani”.
Il Gruppo EveryOne porterà all’attenzione immediata della Commissione Europea, del Parlamento Europeo e del Consiglio UE, il grado di indifferenza, approssimazione e negligenza con cui spesso autorità e istituzioni locali italiane reagiscono di fronte a episodi di matrice puramente razzista, lesivi dei diritti fondamentali e della dignità dell’individuo, come quello di oggi, e nel frattempo invita il sindaco Ceriscioli a condannare pubblicamente il gesto, esprimendo solidarietà al ragazzo e a tutta la comunità Rom colpita”.

Nella foto di Steed Gamero, Nico Grancea, cantante Rom romeno e attivista per i diritti umani, membro EveryOne

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Il Veneto continua a odiare i Rom: nuovo attacco incendiario a Mestre

19 agosto 2008. Ci giunge notizia di un nuovo attacco incendiario di origine dolosa, attuato da razzisti a Mestre. Verso le ore 20 di sabato 16 agosto, il piccolo insediamento di Rom romeni che si trova in via Vallon , sotto al cavalcavia, è stato dato alle fiamme. Le baracche, i materassi, i mobili, gi oggetti personali: tutto è bruciato in un rogo devastante. Per fortuna le famiglie che abitavano quel povero rifugio, più volte oggetto di minacce e insulti razzisti, non si trovavano all'interno delle povere abitazioni. "Nel Veneto la vita per i Rom è impossibile," commenta Razvan, un Rom che ha abbandonato il Veneto dopo che sua moglie e la sua bambina di sei anni sono state malmenate da razzisti italiani, "perché la polizia, i carabinieri, i vigili e ronde di cittadini cercano le nostre famiglie in ogni angolo delle città, per scacciarle senza sentire ragioni, con insulti, minacce e botte.

Quando la Romania è entrata nell'Unione europea, molti Rom hanno cercato lavoro anche nelle città del Veneto, ma hanno trovato solo ostilità. Li hanno mandati via in massa, uno sgombero dopo l'altro, senza nessun rispetto per le donne incinte, i malati, i vecchi, i bambini. C'erano manifesti contro gli 'zingari' dappertutto e tutti erano contro di noi: la destra, la sinistra e persino i centri sociali, che di solito cercano di aiutarci. Pochissimi Rom romeni sono rimasti nel Veneto e non certo per loro volontà. Sono famiglie poverissime, che non riescono neanche a mettere insieme i soldi per tornare in patria. Anche gli 'zingari italiani' che vivono da tanti anni nel Veneto subiscono questo terribile razzismo. I bambini Rom che vanno a scuola vengono insultati e spintonati dai compagni, che li chiamano con parole molto offensive. Gli adulti che lavoravano, hanno perso in molti casi le loro occupazioni. I negozi, i bar, le mense, le chiese e i volontari che assistono i poveri mandano via gli 'zingari', anche quelli italiani. Non sono sorpreso dall'incendio delle baracchine in via Vallon, perché non è la prima volta che la gente del posto se la prende con quelle famiglie".

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Dopo l'allarme lanciato da Famiglia Cristiana, anche il Papa ammonisce contro le nuove forme di razzismo: "La società civile deve superare ogni forma di intolleranza"

Roma, 18 agosto 2008. Dopo l'attacco - e la querela - da parte di esponenti del governo italiano contro il settimanale famiglia Cristiana, "colpevole" a loro avviso di aver manifestato preoccupazione, attraverso un editoriale firmato da Beppe del Colle, riguardo alla possibilità di una vera e propria rinascita di un movimento razzista e xenofobo, simile al fascismo di Benito Mussolini, Papa Benedetto XVI ha lanciato a propria volta un monito severo affinché al razzismo sia sostituita la cultura dell'accoglienza. Sbagliava, chi riteneva che la Chiesa Cattolica avesse sconfessato il settimanale paolino e la sua campagna per i diritti del popolo Rom e delle minoranze perseguitate, quando la santa Sede aveva precisato che la voce di Famiglia Cristiana non rappresenta quella del Vaticano. Il Santo Padre, per fortuna, è ben consapevole della china intrapresa dall'Italia e da altri Paesi in crisi di valori: una strada costellata di pregiudizi, abusi sui deboli, crudeltà, indifferenza.

Durante la preghiera del'Angelus, Benedetto XVI ha manifestato ansia e dolore per le nuove forme di razzismo che si affermano e che "destano preocupazione, perché, anche se sono legate spesso a problemi sociali e economici, non possono tuttavia giustificare in alcun caso il disprezzo e la discriminazione razziale. Al contrario, serve una reciproca accoglienza di tutti. Soprattutto nel nostro tempo, è necessario che ogni comunità cristiana approfondisca sempre più questa sua consapevolezza, al fine di aiutare anche la società civile a superare ogni possibile tentazione di razzismo, di intolleranza e di esclusione e ad organizzarsi con scelte rispettose della dignità di ogni essere umano. Una delle grandi conquiste dell'umanità è infatti il superamento del razzismo. Preghiamo perché cresca in ogni luogo della Terra il rispetto per ogni persona, insieme alla responsabile consapevolezza che solo nella reciproca accoglienza di tutti è possibile costruire un mondo segnato da autentica giustizia e vera pace". Chi si impegna ogni giorno per tutelare il popolo Rom e le minoranze perseguitate, si unisce oggi alla preghiera del Santo Padre e chiede che tutto questo razzismo, che è manifestazione del male assoluto, abbia termine e si aprano al più presto per chi ha tanto sofferto le porte dell'accoglienza. R.M.

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Dall'Africa, per i diritti dei Rom

Riceviamo un'email dall'Africa, che pubblichiamo con orgoglio: "Caro Roberto, cari amici di Anne's Door, sono Francesca, una volontaria nel Madagascar. Ho lavorato un anno nei campi Rom di Roma con Don Bruno Nicolini e il prof. Marco Brazzoduro. Mi arrivano spesso le vostre email informative sulla situazione dei Rom in Italia. Volevo solo ringraziarvi, perché grazie ai vostri articoli, spesso riesco ad essere informata in maniera più autentica su quello che accade. I giornali online... diciamo che non sono il massimo. Cosi' dall'Africa vi saluto. Francesca".

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La Croce Rossa definisce le condizioni dei Rom in Italia "peggiori che in Uganda"

Roma, 17 agosto 2008. Gli effetti del caldo hanno colpito in modo grave gli insediamenti Rom in Italia, favorendo il diffondersi di infezioni micotiche e batteriche e aggravando malattie respiratorie, cardiache, dell'apparato digerente e neurologiche. L'assistenza sanitaria per i Rom è praticamente inesistente, così come vengono loro negati farmaci essenziali, che solo in alcuni casi vengono prescritti dai medici, ma a pagamento. Per alleviare gli effetti di alcune patologie, sarebbe necessario aumentare il consumo d'acqua, ma nessuna misura è stata presa dalle istituzioni per adeguare gli insediamenti alle esigenze di acqua potabile. Al contrario, le famiglie Rom vengono sgomberate a un ritmo quotidiano dai microinsediamenti, rendendo sempre più grave, fra l'altro, il problema della carenza idrica. E senza acqua, oltre che senza cibo e farmaci, i bambini, gi anziani, i più deboli si ammalano in modo grave e muoiono. Massimo Barra, presidente della Croce Rossa Italiana (organizzazione che solo di rado difonde notizie sanitarie che possano incrinare l'immagine dele Istituzioni razziste) ha dichiarato all'AGI che le condizioni dei Rom nella Capitale sono peggiori di quelle dei villaggi poveri del'Uganda: "Recentemente sono andato a visitare un gruppo di donne sieropositive che vivono alla periferia di Kampala, in Uganda, le ho trovate in una condizione migliore". L'Italia, però, prosegue una persecuzione che non tiene conto in alcun modo dei diritti umani dei "nomadi".

Anziché adottare - di fronte all'aumento esponenziale della mortalità, dell'insorgere e dell'aggravarsi delle patologie da precarietà - misure sociali e sanitarie, continua a dedicare ingenti risorse all'attuazione di sgomberi senza alternative abitative, di misure poliziesche e militari, nonché di un'inutile schedatura, effettuata con approssimazione nei confronti di comunità che vengono cacciate da un luogo all'altro. La presenza della Croce Rossa dà l'illusione di un programma di assistenza ai Rom che in realtà non esiste ed è ormai intollerabile che l'Unione europea e le Nazioni unite, nonostante le parole e i proclami spesi, nonostante le Risoluzioni e gli ammonimenti che condannano il razzismo in Italia, restino a guardare - come settant'anni fa - la distruzione di un popolo e di un modello di civiltà, rispettosa dei diritti umani, che l'Europa vorrebbe incarnare.

Nella foto, ingresso del ghetto di Theresiestadt, dove transitarono 144 mila ebrei, di cui solo 17 mila sopravvissero all'Olocausto. Nel 1944 la Croce Rossa visitò il ghetto, ma scrisse un rapporto benevolo in relazione alla condizione in cui si trovavano gli internati.

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Il tribunale della verità

Da un discorso "profetico" tenuto da Nedo Fiano agli studenti della scuola media inferiore “Giovanni Falcone” di Cassina de’ Pecchi (Milano) il 4 aprile 2006, nel corso dell'evento educativo "Anna Frank, una di sei milioni", organizzata dal Gruppo Watching The Sky insieme all'Istituto Giovanni Falcone

Ragazzo: Oggi, a scuola, è venuto a trovarci Nedo Fiano, un uomo che è sopravvissuto allo sterminio degli ebrei, durante la Seconda guerra mondiale. I testimoni dell'Olocausto ci insegnano a non dimenticare. Ricordare significa essere pronti a impegnarsi, a dedicare le proprie vite alla causa dell'uguaglianza, del rispetto dei diritti dell'uomo. Quando Hitler e Mussolini erano al potere, la maggior parte dei tedeschi, degli italiani e di altre popolazioni europee era convinta che gli ebrei non meritassero rispetto e dovessero essere trattati come una razza inferiore. I politici descrivevano gli ebrei come persone crudeli, immorali, sporche, disoneste. Nedo Fiano e il Gruppo Watching The Sky ci hanno fatto riflettere su una realtà terribile: quello che accadde agli ebrei si ripete nel nostro tempo, proprio qui in Italia, dove gli 'zingari' subiscono lo stesso trattamento. Abbiamo ascoltato in silenzio le parole di Nedo Fiano. All’inizio sembravano venire da un posto lontano, da pagine dimenticate di un libro di Storia. Lentamente però ci siamo accorti che quell’uomo non stava tenendo una lezione, ma raccontava cose vere, che aveva vissuto quand’era ragazzo. Gli occhi di Nedo Fiano hanno visto Auschwitz. Hanno visto bambini, donne e uomini trattati come bestie, che soffrivano la sete, la fame, le malattie, il terrore. E morivano nei treni, morivano assassinati nei campi di morte, colpiti da un proiettile, da un calcio, da un bastone. Morivano soffocati nelle camere a gas. Nedo Fiano ci parlava e noi ci sentivamo sempre più vicini a lui, come se fosse uno di famiglia. A un certo punto, ho chiuso gli occhi e finalmente ho cominciato a vedere.

Ragazza: Ho scritto sul mio diario alcune frasi di Nedo Fiano. Non voglio dimenticarle mai. “Voi siete uguali. Non contano il colore della vostra pelle, la vostra religione, le vostre idee politiche. Studiate, cercate la verità, non seguite la voce di chi vuole dirvi cosa è giusto e cosa è sbagliato. Il tribunale della verità è dentro di voi. Ascoltate quella voce o vi ritroverete a tendere il braccio e gridare: ‘Heil, Hitler!’. No. Tutte le voci devono avere la possibilità di esprimersi”. Voglio ascoltare quella voce e abbracciare i popoli che, ancora oggi, vengono perseguitati.

Ragazza: Nedo Fiano parlava ai nostri cuori e noi scoprivamo di volergli bene. L’Olocausto si è portato via tutta la sua famiglia di ebrei fiorentini, ma lui è sopravvissuto, è sopravvissuto per testimioniare, per parlare a noi giovani delle vittime e degli assassini.

Ragazzo: Gli ho chiesto se dopo tanti anni avesse perdonato gli assassini dei suoi familiari e dei suoi amici. Mi ha risposto senza un attimo di esitazione: “Perdonarli? No. Mai!. Immaginate, ragazzi, cosa voglia dire perdere la mamma, la persona che vì ama più di ogni altra? Persi mia madre ad Auschwitz, dopo un lungo abbraccio. Me la strapparono via per sempre. La obbligarono a spogliarsi e fu costretta, insieme a centinaia di altre donne, di altri bambini, ad entrare in un grande locale che sembrava adibito alle docce. Quando le porte si chiusero, furono introdotti nella camera i cristalli dello Zyklon B, che emettevano un gas velenoso. La mamma non morì subito, perché il gas impiegava almeno cinque minuti per asfissiare le vittime. Quando la camera fu aperta, i cadaveri furono trasportati ai forni crematori. Le ceneri della mamma furono gettate nella Vistola, il fiume che passa vicino ad Auschwitz. Così morì mia madre, una donna gentile e intelligente”.

Ragazza: Caro Nedo Fiano, non dimenticherò mai le tue parole. Vorrei portare un fiore a tua mamma, ma l’Olocausto non le ha concesso neanche una tomba dove riposare. Allora leggerò per lei le parole di una poetessa ebrea. Spero che tua mamma le ascolti e che possano regalarle un sorriso:

“Con la polvere del cosmo, il numero infinito di atomi e il cuore: così l’uomo crea l’uomo, simile all’essere umano creato da Dio. Se l’umanità si rendesse conto del continuo divenire della propria vita, che cambia continuamente forma, non oserebbe agire contro altri esseri umani – che sono simili a stelle – spezzando anche una sola delle loro punte”. Else Lasker-Schüler (Elberfeld 1869-Gerusalemme 1945)

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Roma: ancora fiamme sul mondo dei Rom. Stavolta è toccato al Casilino 900

Roma, 15 agosto 2008. Le condizioni dei Rom in Italia sono ormai insoportabili: nessun diritto, nessuna libertà, nessun programma di inserimento al lavoro o di valorizzazione delle professionalità, nessun sostegno educativo a bambini e giovani, nessuna assistenza sanitaria né tantomeno psicologica. Solo discriminazione, esclusione, persecuzione. Nei pochi campi "autorizzati", se è vero che non si assiste alla caccia all'uomo e agli sgomberi dagli esiti tragici che caratterizzano gli insedimenti "abusivi", è anche vero che si vive come nei ghetti, durante le leggi razziali nazifasciste. Inoltre, in ogni campo, sotto ogni ponte, dentro ogni edificio fatiscente o baracca in cui vivono famiglie Rom, si respira il terrore del fuoco. Il mondo dei Rom, nel nostro Paese in preda all'odio e alla violenza razziali, brucia.

Quando non sono molotov, è benzina; quando non è benzina, sono razzi bengala o carta e fiammiferi. Quando non è la mano di un assassino razziale, è un incidente domestico, perché nei luoghi d'orrore in cui la persecuzione istituzionale costringe i Rom, è impossibile pensare a soluzioni per rendere più sicure le cucine e le stufe. Verso le 10 del mattino di ieri, 14 agosto, un incendio ha distrutto due baracche dell'insediamento Rom del Casilino 900. Per fortuna, la donna anziana sorpresa dalle fiamme all'interno di una baracca è fisicamente illesa. Fisicamente, perché la capacità distruttiva del fuoco che l'ha aggredita non abbandonerà mai la sua mente. Sono fiamme scaturite dall'intolleranza e dalla povertà, dalla disperazione e dall'umiliazione. I vigili del fuoco hanno evitato che l'incendio si propagasse ulteriormente. Il funzionario di turno della polizia municipale - VIII gruppo - ha escluso che l'incendio possa avere un'origine dolosa.

Nella foto di Steed Gamero, il Casilino 900

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Attacco incendiario contro un insediamento Rom nella Capitale. Le autorità minimizzano: "Escludiamo la matrice razzista"

Roma, 13 agosto 2008. "Ogni giorno i nostri bambini, le nostre donne e tutti noi 'zingari' siamo costretti a subire insulti e minacce da parte degli italiani, anche davanti agli agenti di pubblica sicurezza, che anziché aiutarci sorridono a chi se la prende con noi. Ci gridano di andarcene dall'Italia, ci minacciano di bruciarci vivi e molti di noi se ne andrebbero volentieri, piuttosto che vivere così, ma dove andiamo? Sarebbe bello se esistesse una terra per noi, come Israele per gli ebrei". Sabrija, Romnì kosovara che vive a Roma da alcuni anni piange, mentre mi racconta la tragedia quotidiana sua e della sua famiglia. Ogni giorno, in tutta Italia, le famiglie Rom patiscono ogni tipo di tormento fisico e morale, come gli ebrei e gli 'zingari' negli anni del'Olocausto. Vicino a me, il testimone della Shoah Piero Terracina guarda i bambini Rom che giocano nell'erba. Due di loro, incuriositi, si avvicinano a lui e Piero li abbraccia, li stringe forte, come per proteggerli dall'orrore. Tanti anni fa, Piero Terracina vide la stessa povertà, la stessa persecuzione, la stessa negazione di ogni diritto umano. Si trovava ad Auschwitz, la fabbrica della morte e nello 'Zigeunerlager', il campo degli 'zingari', i bambini Rom erano simili in tutto e per tutto ai piccoli che adesso abbraccia.

Ieri, 13 agosto, i "soliti ignoti" (che resteranno tali anche dopo le indagini) hanno lanciato due razzi "bengala" verso le roulotte e i camper di alcuni Rom, accampati in via Salamanca dopo essere stati sgomberati meno di due mesi fa da un insediamento sul lungotevere Testaccio. Come sempre, le autorità e i servizi sociali non avevano previsto alcun sostegno, alcuna alternativa abitativa alle famiglie messe in mezzo alla strada con i loro camper e le loro roulotte, 35 in tutto. "Ci trattano peggio degli animali. Se un cane sta male, lo curano, gli danno da mangiare, lo tengono al riparo finché guarisce. Quando le autorità decidono di occuparsi di noi, ci scacciano senza darci alternative e distruggono tutto ciò che possediamo. Per non lasciarci morire, siamo costretti ad accamparci dove troviamo uno spazio, in attesa di vedere arrivare nuovamente la polizia e di subire lo stesso trattamento. Non vi immaginate neanche cosa succede ai Rom, dopo gli sgomberi". Le vittime dell'aggressione razzista hanno riferito di aver visto gli autori dell'agguato: due persone a bordo di un'auto, che si è fermata sul ciglio della strada. Mentre il guidatore è rimasto al volante, un occupante è sceso e ha lanciato i razzi verso l'insediamento. Le esplosioni hanno incendiato sterpaglie vicine ai rifugi in cui abitano i Rom. Se avessero raggiunto i giacigli all'interno delle roulotte e dei camper, le conseguenze sarebbero state tragiche. Ancora pgegiori sarebbero stati gli esiti dell'attacco incendiario se anziché roulotte e camper, le abitazioni dei Rom fossero state baracche in legno e cartone, come nella gran parte dei casi. Gli agenti della polizia municipale, dietro insistenza dei Rom, hanno raccolto i resti dei candelotti esplosi e hanno assicurato di aver inviato un'informativa alla magistratura. Di fronte alle testimonianze dei Rom, che chiedevano indagini approfondite finalizzate a identificare gli autori dell'attentato, gli agenti hanno affermato che "stiamo valutando alcune ipotesi, ma escludiamo fin da adesso che si sia trattato di un'aggressione e soprattutto che i razzi siano stati lanciati per motivi di intolleranza razziale". R.M.

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Chi vuole i giovani Rom in ginocchio?

Udite udite (leggete leggete) cosa mi scrive un giornalista che lavora per uno dei quotidiani che più spesso diffondono propaganda antizigana, dopo aver ricevuto il mio commento alla proposta del prefetto di Roma, che vorrebbe i ragazzini Rom in ginocchio davanti agli italiani, a lustrare le loro calzature: "Al di là del giudizio sulle proposte del prefetto Mosca, le professioni - tutte, comprese la mia e la sua, quale che siano - non sono mai avvilenti. Avvilisce, al contrario, che lei parli di "rango" implicando una qualche superiorità di chi si fa lustrare le scarpe rispetto a chi le lustra. E' forse di un rango inferiore il ristoratore rispetto a chi va al ristorante? Il benzinaio rispetto a chi guida? L'operaio rispetto a chi usa l'opera finita? Il giornalista rispetto al lettore? La prostituta rispetto al cliente? Apra gli occhi alla realtà: molti ragazzini rom fanno oggettivamente i ladri, chiedono l'elemosina e fanno una serie di "lavoretti" davvero avvilenti, così come sono avvilenti le condizioni in cui vivono e in cui amministrazioni di destra e di sinistra li lasciano vivere". Il giornalista dimentica due fatti importanti. Il primo, che i ragazzini Rom non "fanno oggettivamente i ladri", ma - in rari casi - sono costretti ad attività estreme di sopravvivenza a causa della persecuzione cui sono sottoposti, anche a causa della propaganda razzista diffusa da giornalisti e direttori di media senza scrupoli. Il secondo, che una cosa è scegliere di "fare i lustrascarpe" per sopravvivere e un'altra è essere avviati a tale umiliante attività da coloro che, al contrario, dovrebbero sostenere programmi di integrazione e di scolarizzazione, che pongano adulti e minori Rom in posizioni paritarie rispetto agli altri cittadini. Ai razzisti del Ku Klux Klan dava una gran soddisfazione obbligare i cittadini di colore a lucidare i loro stivali, così come ai carnefici di Hitler ridurre così ebrei e 'zingari'. Noi dedichiamo ogni nostra energia affinché chi spera di vedere i bambini Rom in ginocchio rimanga deluso, prefetti, ristoratori, automobilisti, fruitori di manufatti e prodotti industriali, clienti di prostitute e giornalisti compresi. R.M.

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Razzismo. Incredibile proposta delle autorità di Roma: perché non mettere i ragazzini Rom a pulire le scarpe agli italiani?

di Roberto Malini

I movimenti razzisti hanno sempre fatto uso di immagini simboliche forti, utilizzate nella propaganda per porre in rilievo la presunta superiorità di una razza rispetto a quelle perseguitate. Qualche mese fa divulgai in un forum romano un manifesto publicitario del 1930, che presentava l'immagine di un giovane lustrascarpe nero intento a lucidare gli stivali di un uomo bianco. "Il miglior lucido da scarpe" recitava l'headline. E' un paradigma, assai conosciuto negli ambienti neofascisti e intolleranti. A Monza, un agente di polizia obbliga i ragazzini Rom - secondo alcune testimonianze - a lustrargli gli stivali, in segno di sottomissione. Poi, li umilia con una mancia. Non mi giunge inattesa la proposta del prefetto di Roma Carlo Mosca: impiegare gli adolescenti maschi di etnia Rom nell'attività di lustrascarpe - "sciuscià" è stata la definizione del prefetto - davanti ai supermercati, simbolo dell'opulenza e del potere d'acquisto dell'italiano. Non dico che Mosca abbia prospettato quest'ipotesi - che umilierebbe i giovani Rom in perpetuo di fronte agli italiani, mettendoli in ginocchio davanti a loro e alla loro opulenza, simili a schiavi - con un proposito apertamente razzista. Affermo però che l'idea di Mosca - figlia naturale della cultura imperante, improntata al'odio razziale - rappresenterebbe la piena realizzazione di un progetto di annientamento morale delle nuove generazioni Rom, progetto che è in corso da tempo, nel nostro Paese. Ve lo immaginate, il ragazzino Rom dalla pelle scura, malvestito, macilento e malinconico prostrato davanti al coetaneo italiano dalla pelle bianca, ipernutrito ad hamburger, patatine e coca-cola e intento a pulirgli le scarpe, con le labbra vicine alla pelle sintetica delle sue Nike? Di fronte alle critiche - per la verità nemmeno troppo accese, nei confrionti di un abominio di intolleranza inimmaginabile fino a cinque anni fa, che fa il paio con il rilievo delle impronte digitali ai bambini 'zingari' - il prefetto di Roma ha risposto: ''Non mi rimangio una sola parola. L'importante è garantire il diritto di lavorare e creare un senso di responsabilità nuovo e l'idea deve essere condivisa con le comunità Rom. La mia proposta prevede ovviamente il rispetto delle leggi italiane sul lavoro, è una proposta che riguarda solo chi è sopra i 14 anni''.

Incredibilmente, alcune personalità politiche, anche di "sinistra" ("sinistra" oggi andrebbe sempre scritto fra virgolette), difendono l'ipotesi di Mosca. Il ministro ombra della Difesa Roberta Pinotti (Pd) commenta che a suo parere l'idea di Mosca esprime "il buon senso di chi conosce il tema dei Rom e lo ha approfondito". Poi però ci ripensa e afferma che "forse però Mosca ha usato un'immagine folkloristica, per sottolineare un'esigenza che mi sento di condividere: valorizzare le capacità di questi ragazzi che sono da sempre molto bravi nei lavori manuali". Un'affermazione assurda, perché i ragazzi Rom hanno le stesse potenzialità di tutti gli altri tanto nei lavori manuali che in quelli intellettuali e sarebbe opportuno consentire loro di compiere qualsiasi genere di studio, anziché diventare gli "schiavetti" dei bianchi italiani. Ma in quest'Italia che ha perduto anche il minimo rispetto dei diritti umani, persino il presidente della Croce Rossa Massimo Barra definisce l'idea di avvilire al rango di lustrascarpe gli orgogliosi ragazzi Rom come "un fatto positivo, al di là della terminologia, una proposta da apprezzare, quella del commissario straordinario per i Rom, perché l'ozio in cui vivono questi giovani è il padre dei vizi e ciò che lo combatte è sempre positivo. Offrire lavoro, anche se si tratta di impieghi desueti e dimenticati significa andare nella direzione giusta". Che cosa penserebbero, il prefetto, il presidente della Croce Rossa e il "ministro ombra", se qualcuno mettesse in ginocchio i loro figli e li costringesse alla più umiliante delle attività, il lavoro dello schiavo?

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Newsweek e il "miracolo" di Silvio Berlusconi

12 agosto 2008. Jacopo Barigazzi, giornalista di Newsweek international che non nasconde le sue simpatie per la destra italiana, lancia un salvagente al primo ministro Silvio Berlusconi dalle pagine del famoso settimanale. "Miracolo in cento giorni" si intitola il pezzo di Barigazzi, che commenta i primi mesi del governo Berlusconi. Nonostante le premesse, in cui il giornalista loda il premier per aver "ridato ordine a un Paese caotico", l'articolo diviene, a poco a poco, una disamina dei molti errori compiuti dall'attuale governo, perché la "luna di miele con l'elettorato" potrebbe concludersi presto se il governo continuerà a "perseguitare immigrati e pulire rifiuti dalle strade" senza garantire agli italiani "la necessaria stabilità economica". Newsweek riassume l'operato di Berlusconi nell'uso del "pugno di ferro in guanto di velluto", anche impiegando miglaia di soldati, dispiegati in tutta Italia, per usare i metodi forti contro gli immigrati e la piccola criminalità, mentre gli italiani "pagano le tasse più alte d'Europa e hanno i salari più bassi". Solo grazie all'intervento dei gruppi per i diritti umani e dell'Unione europea - scrive Barigazzi - il primo ministro si è "ammorbidito" riguardo a misure illegittime e repressive contro i Rom, a partire dal rilievo delle impronte digitali. E allora, dove sta il "miracolo" di Silvio Berlusconi? Secondo il giornalista, è "miracoloso" il consenso da lui ottenuto in Italia, che raggiunge il 55%, più di quanto abbiano Sarkozy in Francia, Zapatero in Spagna e Brown nel Regno Unito. Ma, lo riconosce lo stesso giornalista, tale consenso è dovuto alla pochezza politica dei leader dell'opposizione, "impantanati nei loro bisticci".

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La stanza del pianto

di Alfred Breitman

Benvenuto nella stanza del pianto, zingaro!

Il poliziotto grasso
mi chiede di appoggiare le mani
sulla tavola rossa.

Ha un viso che fa ridere.
Mi ricorda qualcuno.

Benvenuto, ragazzo, nella stanza del pianto!

Fa male, l'attimo in cui mi raggiunge
il primo colpo.

Per fortuna non ho mangiato niente, oggi.

Fanno male, le botte, ma chi ne ha prese tante
sa che il peggio è all'inizio, poi la disperazione
anestetizza i nervi.

A quel punto il dolore
non si somma al dolore
e il corpo non sente più niente,
come se fosse fatto di vento.

Adesso la mia mente è piena di canzoni
e il sangue è buono come latte caldo.

Rantola, mentre colpisce, il poliziotto magro.

Il poliziotto grasso
ha una voce rabbiosa,
ma un viso che fa ridere.

Sembra Massimo Boldi.

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Rom: nuovo sgombero senza alternativa di alloggio a Milano. Dramma umanitario per le famiglie messe sulla strada

Milano, 10 agosto 2008. Registriamo la cronaca di un altro sgombero di insediamento Rom. Negli ultimi due anni, le autorità italiane ne hanno eseguiti più di mille. Dopo ogni sgombero, i membri più deboli, malati o anziani delle famiglie messe in mezzo alla strada muoiono o si ammalano gravemente. L'Unione europea e le Nazioni unite hanno criticato, anche con parole dure, il governo italiano, affinché interrompesse questo tipo di misure, che violano i più elementari diritti umani. Le Istituzioni italiane, tuttavia, nonostante le dichiarazioni, non hanno modificato i loro piani di purga etnica e sono continuati, senza sosta, gli sgomberi simili a pogrom, le violenze di ogni genere, le azioni di repressione, la mancata assistenza agli infermi, la sottrazione di minori alle famiglie,gli abusi polizieschi e giudiziari. Risoluzioni ed ammonimenti sono trattati, da Istituzioni e autorità del nostro Paese, come carta straccia, mentre i partiti di governo parlano di "tolleranza zero con i Rom e i criminali", "eliminazione degli zingari come se fossero ratti", "liberazione delle città dai Rom". La persecuzione razziale ha causato un altissimo numero di tragedie umanitarie e ha costretto, negli ultimi due anni, circa 30 mila Rom romeni ad abbandonare l'Italia per rifugiarsi in Spagna, Francia, Grecia o tornare in Romania. Da 150 mila, i Rom in Italia sono scesi a meno di 100 mila. La loro speranza di vita media è ben al di sotto dei 40 anni, contro gli 80 degli italiani, mentre la mortalità dei loro bambini è 15 volte superiore a quella dei bambini italiani. Continua nella sezione Watching The Sky

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Cinquecento gitani manifestano a Madrid contro Berlusconi (definito "il nuovo Mussolini") e il genocidio dei Rom in Italia

Madrid, 7 agosto 2008. Oltre duecento secondo le autorità, cinquecento secondo gli organizzatori: i gitani di Spagna sono scesi in piazza per manifestare a favore dei Rom perseguitati in Italia. La manifestazione è partita, alle 19.30, dalla glorieta di Rubén Darío ed è terminata davanti al'Ambasciata italiana, provocando grande imbarazzo da parte dell'ambasciatore Pasquale Terraciano e del personale d'ambasciata. I manifestanti provenivano da tutta la Spagna. Fra di loro, anche qualche Rom romeno rifugiatosi in Spagna dopo le purghe nelle città italiane. Si sono viste molte bandiere verdi e azzurre, con la ruota rossa: simbolo del popolo Rom nel mondo. Sui cartelli, slogan che inneggiavano alla libertà, contro i terrori del razzismo e della xenofobia. "Vergogna", "Stop al genocidio degli zingari in Italia" e "Berlusconi come Mussolini"dicevano altri cartelli.

La manifestazione si è conclusa con un discorso di Juan de Dios Ramírez Heredia, presidente di Unión Romaní, che ha invitato i Rom di tutto il mondo a resistere, tutti insieme, per evitare che l'odio razziale promosso da Berlusconi, Maroni, Fini e dall'Italia in deriva razzista possa diffondersi in altri Paesi. "Gli esseri umani non possono guardare indifferenti, " ha detto Heredia, "mentre l'orrore contro i nostri fratelli è sempre più feroce, in Italia, e alle ingiustizie seguono abusi sempre più atroci, come il rilievo delle impronte digitali ai bambini Rom, i roghi che colpiscono le povere baracche e il disprezzo della gente davanti alla morte di bambini Rom. Tutto questo ci ricorda l'inizio dell'Olocausto. Imposero agli ebrei la stella di Davide, allora, e agli 'zingari' la 'z' di 'zigeuner', che vuol dire zingaro in tedesco. Dobbiamo essere uniti, Rom e antirazzisti, per contrastare gli antizigani e i nazisti".

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I dati del Censis smentiscono gli allarmi lanciati dalle Istituzioni italiane: la vera emergenza è sul lavoro e sulle strade

Roma, 6 agosto 2008. La politica del governo italiano sulla sicurezza (con i decreti e le misure speciali, fra cui l'impiego di migliaia di soldati nelle strade, con uno spreco di oltre 100 milioni di euro annui) si basa eslusivamente sul pregiudizio razziale e sulla xenofobia che caratterizzano i partiti della maggioranza e gran parte di quelli dell'opposizione. I dati che il Censis ha appena emanato parlano chiaro: gli omicidi in Italia continuano a diminuire: sono passati da 1.042 casi nel 1995 a 818 nel 2000, fino a 663 nel 2006 (meno 36,4% in 11 anni). Sono molti di più negli altri grandi Paesi europei, dove pure si registra una tendenza alla riduzione: 879 casi in Francia (erano 1.336 nel 1995 e 1.051 nel 2000), 727 casi in Germania (erano 1.373 nel 1995 e 960 nel 2000), 901 casi nel Regno Unito (erano 909 nel 1995 e 1.002 nel 2000).

Nelle grandi città non esiste l'emergenza propagandata dal ministro dell'Interno italiano: nel 2006 a Roma si sono contati 30 omicidi, in linea con altre capitali europee: 29 a Parigi, 33 a Bruxelles, 35 ad Atene, ma decisamente inferiori ad altre grandi città: 46 a Madrid, 50 a Berlino, 169 a Londra. Anche gli altri reati contro la persona sono drasticamente diminuiti e in tal senso la percentuale di crimini attuata da persone di etnia Rom è praticamente nulla.

E' drammatico, invece il bilancio delle morti sul lavoro, che spesso colpiscono immigrati: nel 2007 sono state 1.170. L'Italia è il Paese europeo dove si muore di più sul lavoro, ma i provvedimenti in tale campo sono scarsi o inesistenti.

Catastrofici i dati relativi alle morti sulle strade: nel 2006 in Italia i decessi sulle strade sono stati 5.669. Peggio che nel resto d'Europa: Regno Unito 3.297, Francia 4.709, Germania 5.091. L'Italia è oggi il Paese europeo in cui è più rischioso spostarsi sulle strade. Ecco la vera emergenza-sicurezza!

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Roma. Ecco le "Case d'accoglienza": è lì che finiranno i bambini Rom rubati ai genitori

Roma, 5 agosto 2008 - Ecco Theresienstadt, a Roma. Ecco il grande inganno, il più efferato crimine etnico-razziale perpetrato ai danni dei Rom e presentato alla cittadinanza italiana come un modello di civiltà. Ecco le "Case d'accoglienza per bimbi Rom", all'approvazione in giunta, a Roma, venerdì 8 agosto. Si noti come le malefatte istituzionali ai danni del popolo Rom siano spesso messe in atto nel mese di agosto, quando l'Italia è - per la maggior parte - in vacanza. Le "Case di accoglienza" ospiteranno i piccoli Rom sottratti ai genitori, in violazione di tutte le normative internazionali che proteggono le minoranze (in particolare i Rom), le famiglie e i fanciulli.

Oggi in Italia le famiglie Rom perdono i loro bambini già al momento del parto, quando un'assistente sociale pone alla madre due semplici domande: lei e suo marito avete una casa? Avete mezzi di sostentamento derivanti da lavoro continuativo? La Romnì non può che rispondere due volte "no", perché l'emarginazione e le politiche persecutorie che colpiscono il suo popolo rendono impossibile che la sua famiglia possegga un alloggio o - tantomeno - un lavoro. Tanto basta, però, perché il figlio venga sottratto ai genitori e affidato da un tribunale minorile ai servizi sociali e successivamente a una comunità (una "Casa d'accoglienza") o a una famiglia. Continua nella sezione Watching The Sky

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Bulgaria: campagna per la revoca del premio "Giovane giornalista 2008" all'antizigano Kalin Rumenov

Sofia, 1 agosto 2008. "Gli Zingari sono furbi come lupi, si riproducono come pecore. I primi a lasciare saranno le compagnie internazionali. Non ci sarà più nessuno a cui vendere la loro nuova merda, e andranno in qualche altro posto con meno Zingari e più soldi. Chi comprerà sapone per una pelle bianca soffice e tenera? Sporchi Gyppos?"

"La differenza tra gli Zingari e il bestiame è che il bestiame è soggetto a controlli veterinari. Il bestiame non può comportarsi da Zingari, ma è possibile il contrario. I diritti e le libertà dei bovini sono stati sotto una seria pressione per anni, e durante quel tempo la donna Zingara ha partorito ancora e tuttora ha il cervello di una mucca".

Quanto sopra si può trovare negli articoli di Kalin Rumenov, che ha ricevuto il premio 2008 Chernorizetz Hrabur "Giovane Giornalista". Questi articoli sono regolarmente pubblicati sul giornale nazionale "Novinar", che non fa nessuno sforzo per distanziarsi dai suoi punti di vista o pubblicare materiale che controbilanci Rumenov. La Commissione Etica sulla Stampa Bulgara non considera questo un problema degno di attenzione.

Questo premio è stato ricevuto da Kalin Rumenov durante una cerimonia ufficiale a Sofia, il 25 maggio 2008 alla presenza di politici, membri del Parlamento e giornalisti. Il premio per la stampa è stato istituito dall'Unione degli Editori nel 2002 e copre 11 categorie.

Rumenov dipinge costantemente i Rom in termini violentemente offensivi come alieni e di seconda scelta, come una comunità i cui membri sono incapaci di prendere decisioni per loro ed il loro sviluppo. Chiede allo stato di trattare con loro con ogni mezzo possibile, presentando i Rom come una peste che minaccia la sicurezza dei gruppi etnici "migliori".

A seguito del premio a Kalin Rumenov, una coalizione di vari gruppi professionali bulgari ha scritto una petizione perché quel premio venga pubblicamente ritirato. Quanti hanno firmato la petizione chiedono al Presidente ed al Primo Ministro bulgari, che erano presenti alla cerimonia, una dichiarazione in cui loro non condividano i valori rappresentati dall'autore razzista.

Potete aggiungervi alla protesta e partecipare alla campagna chiedendo di ritirare il premio e la condanna dell'antiziganismo nei media bulgari.

Mandate una mail a ieifoundation@yahoo.com o a v.nicolae@diplomacy.edu includendo il vostro nome, posizione e nazione ed aggiungeremo il vostro nome alla lista esistente.

Per vedere la lettera di protesta intera e la lista dei firmatari: http://www.ergonetwork.org/bulgariakrl.doc
Per la traduzione dei peggiori articoli di Kalin Rumenov: http://www.ergonetwork.org/krarticle.doc

La coalizione che ha appoggiato la petizione controllerà lo sviluppo del caso fornirà informazioni su ogni decisione presa e sulle sue future intenzioni. Nel contempo, la coalizione sta lanciando un appello a rilevanti organizzazioni ed istituzioni internazionali ed europee ed a individui che appoggiano le richieste contenute nella petizione come appropriate.

Firmato a nome del segretariato della Campagna:

Adela Peeva, Bulgaria
Ivailo Dichev, Bulgaria
Kalina Bozeva, Bulgaria
Krustio Krustev, Bulgaria
Liliana Makaveeva, Bulgaria
Mark Bossanyi, UK/Bulgaria
Valeriu Nicolae, Romania

Valeriu Nicolae – Executive Director
European Roma Grassroots Organisation
Strada Rezonantei Nr.1-3 Bl 15-16 Sc A Ap 3 Sector 4 Bucuresti Romania
Tel: (004) 0742379657 or 0727708788

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Roma. Conferenza stampa Basescu - Berlusconi su xenofobia e razzismo contro romeni e Rom

Il presidente della Romania Basescu critica l'Italia per le politiche discriminatorie: "Non approviamo gran parte delle misure italiane. Impronte digitali? Non su base etnica e ai bambini solo con il consenso dei genitori. Anche la Romania deve migliorare nel campo dell'integrazione". Gruppo EveryOne: "Basescu deve promuovere progetti di integrazione e programmi di educazione del popolo romeno all'antirazzismo. I fondi Ue vanno usati con maggiore efficacia ed è necessario che Basescu e Tariceanu evitino affermazioni intolleranti".

Roma, 1 agosto 2008. Il presidente della Romania Traian Basescu, dopo una visita al campo Rom di via Candoni, a Roma, ha tenuto ieri a Palazzo Chigi una conferenza stampa con il premier Silvio Berlusconi. Riguardo alle misure che il Governo italiano adotta contro i Rom, Basescu ha affermato con chiarezza di non approvare “parte, o gran parte, delle misure prese dal Governo italiano” e di nutrire "preoccupazione che alcuni cittadini romeni in Italia possano essere discriminati”.
“Riguardo ai Rom il presidente romeno ha riconosciuto che anche in Romania le politiche di integrazione e i programmi di lotta al razzismo vanno resi più efficaci, ma alcune sue espressioni riguardo alla minoranza Rom devono essere chiarite, per evitare che siano strumentalizzate dalle organizzazioni razziste” commenta Nico Grancea, attivista Rom romeno del Gruppo EveryOne.
“In Romania abbiamo un problema interno,” queste sono le parole di Basescu cui si riferisce Grancea, “relativo alla minoranza Rom. Abbiamo proposto, in questa sede, al Governo italiano, di collaborare al fine di risolvere questo problema che noi non siamo stati capaci di risolvere a casa nostra”.

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Casilino 900: attenti al lupo (vestito da agnello)!

Roma, 30 luglio 2008. Nonostante le posizioni durissime dell'Unione europea, del Consiglio d'Europa e delle Nazioni unite, le Istituzioni e le autorità intolleranti proseguono nella loro opera di repressione disumana, che nega a migliaia di famiglie i diritti di base. Questa terribile persecuzione, che i testimoni della Shoah paragonano agli anni delle leggi razziali e dell'Olocausto, non avviene solo a Roma, naturalmente, ma nella maggior parte delle città italiane. La Corte penale internazionale de L'Aja sta giudicando l'Italia - le sue Istituzioni centrali e locali - per "Crimini contro l'umanità". Speriamo che il verdetto sia emesso presto e fermi questa vergogna, che sarà ricordata come una delle pagine più atroci della Storia d'Italia. Noi del Gruppo EveryOne, nonostante le intimidazioni, le minacce, la dolorosa testimonianza di orrori e atrocità quotidiane, continuiamo la nostra Resistenza gandhiana, la raccolta di documenti riguardanti la persecuzione, la campagna razzista sempre più spudorata, la caduta in un vortice di crudeltà e disumanità che ci lascia sempre più attoniti. Ma... non siamo più soli: una rete di attivisti, studiosi delle persecuzioni, testimoni, cronisti della Verità è ormai diffusa in tutta Italia e nessuno - neanche il lupo che si veste da agnello per ingannare i più deboli - potrà un giorno, quando questa barbarie finirà, sottrarsi alle proprie responsabilità. Intanto, è importante presidiare i campi Rom di Roma e delle città italiane in cui vivono famiglie Rom. Loro, gli aguzzini, li chiamano "pregiudicati", "persone con carichi pendenti o agli arresti domiciliari": secondo il diabolico copione razzista già in vigore durante altri giorni di orrore e persecuzioni. Roberto Malini

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Gruppo EveryOne: importante dichiarazione del Commissario Hammarberg riguardo ai Rom

Immigrazione: Cde / Italia bocciata, rischio xenofobia. Violati diritti umani.

Violenza contro nomadi, anche della polizia - di Samantha Agro

(ANSA) - STRASBURGO, 29 LUG - ''Una politica in materia di
immigrazione non puo' basarsi solo sulle preoccupazioni relative
alla sicurezza pubblica. Le misure adottate al momento in Italia
non rispettano i diritti umani ed i principi umanitari e
rischiano di appesantire il clima di xenofobia''. Cosi' il
commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas
Hammarberg (nella foto), ha bocciato oggi le iniziative prese
dalle autorita' italiane per gestire l'emergenza immigrazione e
la presenza di varie etnie di nomadi sul territorio nazionale.

Nel rapporto reso noto oggi - elaborato in base ai risultati
della visita compiuta in Italia il 19 e 20 giugno scorsi - e nei
suoi commenti al documento, Hammarberg lancia pesanti critiche a
diversi aspetti del pacchetto sicurezza appena varato. E
attraverso l'analisi delle leggi introdotte dal 2003 in poi
accusa l'attuale governo, ma anche quelli precedenti, di non
aver fatto abbastanza contro episodi di razzismo come gli
attacchi ai campi nomadi, di aver ridotto troppo le pene per
questo tipo di reati e di aver proceduto ad alcune espulsioni in
violazione delle convenzioni internazionali.

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Razzisti bruciano baracca dei genitori di bimba Rom morta nel "rogo di Livorno"

Roma, 29 lug. - (Adnkronos) - Il gruppo EveryOne denuncia un
episodio di razzismo contro i rom a Pisa. Sabato intorno alle 15.00
alcune persone, riferisce il gruppo, hanno dato fuoco a un
insediamento rom sotto il Ponte della Cittadella sulle sponde
dell'Arno, distruggendo cosi' le cinque baracche che lo componevano e
il loro contenuto (vestiti, qualche suppellettile e tutti gli effetti
personali delle famiglie); sul luogo dell'incidente sono accorse
diverse volanti e veicoli di soccorso dei vigili del fuoco. In
quell'insediamento, aggiunge EveryOne, "vivevano anche Victor ed Elena
Lacatus, genitori della piccola Lenuca Carolea, morta ad agosto dello
scorso anno nell'ormai noto 'rogo di Livorno', dove hanno perso la
vita altri tre bambini di etnia rom".

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Papa Benedetto XVI: "L'intero Vangelo si riassume nella pratica dell'elemosina"

Quand'ero bambino, a catechismo ci insegnavano a rinunciare a una moneta, a un piccolo desiderio materiale per "fare l'elemosina". Ricodo che Don Paolo, il parroco della Chiesa di San Gaetano, a Milano, ci mostrò, sul sagrato, chi fossero i poveri e ci disse: "E' a loro che dovete dare. Ricordatevi sempre, anche da grandi, che la parola di Cristo è la stessa dei mendicanti: 'Fate la carità'. Date quando siete soli, in silenzio, con un gesto semplice". Adesso siamo grandi e molti di noi hanno dimenticato. Gesù è Rom (come dubitarne?) e ci tende la mano. Gli prendiamo le impronte digitali. Ci chiede aiuto. Lo mandiamo via. Ci chiede di lasciarlo vivere nelle nostre città. Chiamiamo gli sgherri, che lo portino lontano dai nostri bambini. "Lasciate che i fanciulli vengano a me": ma è chiaro, Gesù è un ladro di bambini! Ecco un passo del discorso di Papa Benedetto XVI, tenuto all'Udienza generale mercoledì delle Ceneri, 6 febbraio 2006.

"Nel Messaggio per la Quaresima di quest'anno, pubblicato pochi giorni fa, ho voluto soffermarmi "sulla pratica dell'elemosina, che rappresenta un modo concreto di venire in aiuto a chi è nel bisogno e, al tempo stesso, un esercizio ascetico per liberarsi dall'attaccamento ai beni terreni". Noi sappiamo quanto purtroppo la suggestione delle ricchezze materiali pervada in profondità la società moderna. Come discepoli di Gesù Cristo siamo chiamati a non idolatrare i beni terreni, ma ad utilizzarli come mezzi per vivere e per aiutare gli altri che sono nel bisogno. Indicandoci la pratica dell'elemosina, la Chiesa ci educa ad andare incontro alle necessità del prossimo, ad imitazione di Gesù, che, come nota san Paolo, si è fatto povero per arricchirci della sua povertà (cfr 2 Cor 8,9). "Alla sua scuola - ho scritto ancora nel citato Messaggio – possiamo imparare a fare della nostra vita un dono totale; imitandolo riusciamo a renderci disponibili, non tanto a dare qualcosa di ciò che possediamo, bensì noi stessi". Ed ho aggiunto: "L'intero Vangelo non si riassume forse nell'unico comandamento della carità? Ecco allora che l'elemosina, praticata con profondo spirito di fede, diviene un mezzo per capire e realizzare meglio la nostra stessa vocazione cristiana. Quando infatti, gratuitamente offre se stesso, il cristiano testimonia che non è la ricchezza materiale a dettare le leggi dell'esistenza, ma l'amore". R.M.

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I vescovi italiani lanciano un disperato appello: "Sindaci, non combattete l'elemosina!"

Roma, 28 luglio 2008. Le persone che non hanno perso la via dei Diritti Umani devono schierarsi a fianco dei vescovi italiani, che condannano le ordinanze inique, disumane e incivili che proibiscono ai poveri di chiedere l'elemosina. L'elemosina evangelica è l'espressione reale della virtù teologale della carità, un fondamento del cristianesimo, dell'islamismo, dell'ebraismo e di tutte le principali confessioni. Nel Discorso della Montagna, Gesù Cristo afferma la santità di colui che a causa della povertà tende la mano a chi è più fortunato: "Beati i mendicanti nello spirito, perché il Regno dei Cieli appartiene a loro". L'elemosina, nei secoli, ha consentito a coloro che non posseggono nulla di continuare a vivere, anche nelle nazioni in cui i governanti non si prendevano a cuore la piaga della miseria. I provvedimenti che oggi combattono l'accattonaggio non trovano riscontro nella Storia. Hitler proibì la questua solo durante eventi internazionali come le Olimpiadi di Berlino del 1936, ma non varò mai leggi contro l'elemosina, per evitare di inimicarsi i cittadini credenti. L'Italia tocca il fondo della crudeltà sociale, del razzismo e della repressione delle fasce più vulnerabili della popolazione. Punire l'elemosina non significa solo punire i Rom, cui la feroce discriminazione ha lasciato solo tale estrema forma di sopravvivenza, ma vuol dire rendere ancora più rapida ed efferata l'azione di annientamento del popolo "nomade". Non vi è fine all'orrore. Le città che hanno emesso o stanno per emettere ordinanze contro l'elemosina rappresentano un'Italia senza più etica né spirito di umanità, espressione di un Paese caduto nella barbarie, che sarà presto giudicato dall'Europa e dal mondo per la sua ingiustizia, il suo odio razziale, la sua indole persecutoria nei confronti delle minoranze più deboli. "I poveri non sono mai un fastidio e non si può vincere la povertà togliendo i poveri d'attorno," ha scritto Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, giudicando con grande severità gli amministratori che dichiarano guerra agli indigenti, che nel Cristianesimo rappresentano l'immagine del Figlio di Dio nel mondo. R.M.

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Tremila soldati (e milioni di spettri) stanno per scendere nelle strade d'Italia

Dopo le false emergenze relative alla sicurezza, proprio nell'anno in cui i reati contro la persona e il patrimonio sono scesi ai minimi storici; dopo la terribile campagna razzista diretta a criminalizzare il popolo Rom in Italia e a suscitare paura nei confronti dei migranti; dopo i pacchetti di leggi razziali e xenofobe, il governo continua nell'opera di trasformazione del Paese in uno stato di polizia. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa annuncia l'impiego di mille soldati che affiancheranno gli agenti di polizia e i carabinieri nel pattugliamento delle città. Altri mille saranno dislocati presso i "luoghi sensibili": non solo ambasciate e consolati, ma anche campi Rom e luoghi di incontro per stranieri. Altri mille saranno impiegati, infine, nei centri di identificazione ed espulsione.

Nella realtà, le forze del'ordine contano già un esubero notevolissimo di agenti, rispetto alle necessità reali. "Passiamo le giornate a fare il giro dell'oca," mi hanno confessato recentemente alcuni agenti della Squadra Volanti, "a fermare lavavetri e barboni, venditori ambulanti e artisti di strada, ma soprattutto a dare la caccia ai Rom, che sono sempre gli stessi che mandiamo via da un posto e ricompaiono in un altro. A volte vorremmo cambiare lavoro, perché anziché dare la caccia ai criminali e proteggere i cittadini, ci troviamo a combattere la povera gente". Le file dell'iniquità si ingrossano ogni giorno e lo spettro di anni che non vogliamo dimenticare - i Testimoni ci chiedono di ricordarli - ritorna. E chi dovrebbe alzare e sventolare le bandiere della libertà, dell'uguaglianza, dell'antirazzismo - colpevole come gli aguzzini - sta a guardare. Roberto Malini

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Lettera aperta alle autorità civili e religiose di Pesaro riguardo alla necessità di integrare la locale Comunità Rom romena

Pesaro, 27 luglio 2008

Illustrissimo Sindaco Luca Ceriscioli, Assessori Riccardo Pascucci e Marco Savelli, Presidente Regione Marche Gian Mario Spacca, Presidente della Provincia di Pesaro e Urbino Palmiro Ucchielli, Arcivescovo di Pesaro S. E. Rev.ma Piero Coccia, Prefetto Alessio Giuffrida e autorità civili

e per conoscenza: Onorevoli deputati al Parlamento europeo Viktoria Mohacsi, Marco Pannella e Marco Cappato; Commissario europeo Vladimìr Špidla; Alto Commissario per i diritti umani alle Nazioni Unite Navanethem Pillay, Presidente Union Romani Juan de Dios Ramírez-Heredia e altri,

il Gruppo EveryOne - organizzazione internazionale per la tutela dei diritti umani - e i rappresentanti della Comunità Rom romena che vive a Pesaro indirizzano questa lettera aperta alle Istituzioni e alle autorità civili e religiose della città e della regione. Innanzitutto, confermiamo il nostro sincero apprezzamento per la disponibilità mostrata dalle Istituzioni - nelle persone del Sindaco e degli Assessori alla Salute e Sicurezza e ai Servizi Sociali - ad intraprendere un serio progetto di integrazione, necessario per consentire alla Comunità Rom di Pesaro di inserirsi positivamente nel tessuto sociale della città, nel rispetto dei loro diritti etnici, civili e umani e in contrasto con qualsiasi ideologia razzista e intollerante. Come vi è noto, anche grazie ad alcuni articoli pubblicati sulla stampa locale e nazionale, i Rom che vivono a Pesaro sono impegnati nella ricerca di un lavoro e di un inserimento a scuola per quanto riguarda i minori. La Comunità Rom che si trova sul territorio di Pesaro è formata da tre nuclei familiari, comprendenti anche bambini, donne (alcune gravide), invalidi e malati. Purtroppo i rapporti con le Istituzioni e le autorità cittadine non sono stati finora facili, perché è un momento difficile, nel campo dell'accoglienza e dell'integrazione razziale, per tutta l'Italia e solo poche località, nonché una sola regione (la Sardegna) hanno finora scelto di attenersi alle Direttive e alle norme vigenti nell'Unione europea, che prevedono di combattere il razzismo e di favorire programmi concrerti di inserimento soprattutto per quanto concerne il popolo Rom, che subisce ancora un fenomeno diffuso di intolleranza e discriminazione. Sono ancora attuali, purtroppo, in molte città italiane, gli stereotipi razziali che hanno colpito nei secoli le persone di etnia Rom e che i movimenti razzisti e xenofobi hanno posto alla base di terribili persecuzioni. Secondo tali stereotipi, i Rom non vogliono lavorare, tramano contro la "brava gente", rapiscono bambini, sono geneticamente dediti al crimine, non vogliono integrarsi, sono sporchi e disordinati, violenti e immorali. Le stesse accuse che in altri tempi, difficili come e più del presente, furono rivolte agli ebrei, alle persone di colore, alle minoranze etniche e religiose (oltre che agli stessi "nomadi"). La Comunità Rom di Pesaro comprende alcuni Figli dell'Olocausto di seconda e terza generazione: figli e nipoti dei pochissimi 'zingari' scampati allo "zigeunelager" di Auschwitz. Altri membri sono sfuggiti alla persecuzione attuata dal dittatore Ceausescu e posseggono competenze professionali significative nei campi dell'edilizia, dell'industria e dell'artigianato, dell'agricoltura biologica e dell'allevamento. Fino ad ora, però, a causa del pregiudizio e nonostante le referenze e le garanzie offerte dal Gruppo EveryOne e da Istituzioni e organizzazioni europee, non è stato possibile ottenere un inserimento professionale per alcuno dei Rom adulti di Pesaro, i quali stanno disperatamente cercando qualsiasi attività lavorativa, anche umilissima e sottopagata e una soluzione alloggiativa dignitosa, indispensabile per la vita di nuclei familiari indigenti, che senza un tetto sulla testa sarebbero costretti all'addiaccio, in una situazione vulnerabile e indegna di qualsiasi società civile. Continua nella sezione Club

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Le bugie del ministro Brunetta e la "sindrome del fannullone"

L'informazione, a causa del vizio italiano di non verificare la veridicità delle notizie presentate al pubblico, si presta ormai a manipolazioni di diverso genere, quasi sempre strumentali agli obiettivi delle Istituzioni. Ieri Il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta (nella foto) ha espresso toni trionfalistici riguardo ai risultati offerti dalle nuove norme varate dal governo per combattere il fenomeno dell'assenteimo da parte dei dipendenti pubblici. Secondo i dati raccolti dagli uffici del suo ministero, Brunetta dichiara, in relazione al periodo maggio/giugno 2008, una diminuzione delle assenze per malattia dei dipendenti pubblici del 10% rispetto al mese di maggio 2007 e del 20% rispetto al mese di giugno. ''A settembre ci saranno anche i risultati con le regole cambiate, che sono più restrittive e ne vedremo delle belle. Molto probabilmente - afferma Brunetta - avremo delle ulteriori riduzioni, spero del 30-40%''. E' la verità? No: è l'ennesima falsificazione - dovuta a mancanza di informazioni corrette - delle statistiche. I dati divulgati dal ministro trovano spiegazione in aspetti meteorologici e sanitari. Al'inizio del mese di maggio 2007 un consistente anticiclone che stazionava sulle Isole Britanniche favorì l’arrivo di successive perturbazioni di origine atlantica che portarono piogge e temporali, con temperature al di sotto delle medie della decade. Nei giorni successivi il tempo migliorò, ma restarono umidità e piogge superiori alla media stagionale, causa di sindromi influenzali e di patologie da maltempo. Aria fredda e temporali caraterizzarono anche il mese di giugno, insieme al diffondersi di un fastidioso virus intestinale. Nessuna "sindrome del fannullone", quindi, ma semplicemente un aumento strutturale di patologie da maltempo dovute a un clima più freddo e umido rispetto alla norma. A.B.

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Penso a due sirenette che nuotano nell'azzurro mare...

di Elisabetta Vivaldi

Sembravano due belle addormentate. Vestite da sposine; la più piccina, con l'abito bianco verginale da prima comunione. L'ombretto lilla e rosato, cotone bianco nel naso: un nasino piccolo e sottile come quello di una principessa che riposi. Macchiato da qualcosa di scuro come sangue. Ai piedi delle bare di cristallo, una busta di ghiaccio o qualcosa di simile, forse nel rispetto di una tradizione antica: oggetti da portare con sé lungo il viaggio. Piccole dolci fatine. Con i guantini bianchi stringete un braccialetto adornato da santini, per proteggervi dal male. Vi piangono in tanti, mentre, composti, attendono seduti a una lunga tavola che il capofamiglia ritorni per vedervi un'ultima volta. La giovane mamma ripete senza più voce: "neanche fossero cani. Le hanno lasciate così sotto al sole, nella sabbia, davanti agli occhi di tutti. Neache fossero cani. Non sapevano nuotare. Sono morte".
I bambini giocano e ridono di fronte alla camera ardente, proprio accanto ai ceri per le anime dei morti deposti in basso, fuori dai battenti della casupola. Le risate dei piccoli che celebrano la vita, una vita che scorre indifferente mentre Violetta e Cristina giacciono lì immobili tra i fiori, innocente incosapevolezza dei più piccini che quasi sembrano non accorgersi che due stelline non brillano più tra di noi sulla terra....
Non posso scrivere più, penso alle sirenette disegnate da Rebecca - la piccola artista Rom, la "gitanilla" - che nuotano nel mare azzurro. Sirenette con le giovani teste incoronate da un diadema dorato. Mi chiedo come la gente italiana abbia potuto mangiare un panino e distendersi al sole mentre due corpi nudi giacevano senza vita davanti agli occhi di tutti e mi vergogno di vivere in un mondo senza cuore.

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Gli occhi freddi della crudeltà

di Roberto Malini

Ieri, 21 luglio 2008, è stato celebrata, con il rito cristiano ortodosso, la cerimonia funebre per Cristina e Violetta Ebrehmovich, le sorelline Rom di Secondigliano strappate alla vita dalle acque del mare di Napoli, davanti alla spiaggia di Torregaveta. Era presente anche il papà delle piccole vittime, che sta scontando una pena detentiva, ma che ha ottenuto il permesso di rendere l'estremo saluto alle sue bambine. "Mi resti solo tu, adesso," ha detto con voce rotta alla figlia più piccola, unico conforto per l'uomo - con i due figli maschi - in questo momento di straziante dolore. Due fioriere piene di rose bianche, la musica triste suonata da una banda e il pianto dei Rom di Secondigliano hanno accompagnato le esequie delle bambine. "Erano belle come angeli," ricordavano i parenti più stretti e gli amici. Le due bambine superstiti, che hanno rischiato di affogare insieme a Cristina e Violetta, restituite ai familiari dalle autorità, singhiozzavano senza darsi pace. Un'attivista per i diritti umani, dopo aver effettuato un sopralluogo presso la spiaggia della tragedia, ha commentato così: "E' un'ovvietà, ma quando Cristina e Violetta si sono trovate in acqua, il mare era tanto mosso e non riesco a capacitarmi del perché le bambine, che non sapevano nuotare, avrebbero deciso di fare il bagno. Tutte e quattro, senza spogliarsi. Ho raccolto testimonianze e mi è stato confermato che gli altri bagnanti hanno desistito dal tuffarsi proprio a causa della forte agitazione. Le bambine stavano vendendo conchiglie sulla spiaggia e comunque camminavano fra i bagnanti. Il mare faceva paura. Perché mai si sono gettate dal pontile, verso onde minacciose, rinunciando all'istinto di conservazione?". I testimoni non parlano. Dicono che "è meglio che si confermi l'ipotesi incidente". Qualcuno bofonchia fra i denti che la tragedia poteva essere evitata e che "nessuno, fra i non Rom, ha cercato realmente di aiutare le bambine". Le oltre cento persone che erano presenti sulla spiaggia e sugli scogli, durante la tragedia, avevano gli occhi fissi sulle onde e le ragazzine urlavano disperatamente, chiedendo aiuto. La risposta alle invocazioni è stata la stessa che gli obiettivi hanno immortalato quando per le piccole Romnì non c'era più niente da fare e i loro corpi giacevano sulla spiaggia, semicoperti da asciugamani: indifferenza e crudeltà.

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Rom/Amnesty: ministri interni condannino raccolta impronte, sgomberi e persecuzione

Estensione a italiani "non cambia nulla" se non si ferma per rom

Bruxelles, 24 lug. (Apcom) - I ministri dell''Interno dell''Ue,
riuniti oggi a Bruxelles alla presenza del titolare del Viminale
Roberto Maroni, dovrebbero condannare il censimento dei rom
attraverso la raccolta di impronte digitali. E'' quanto chiede, in
un comunicato, l''ong internazionale Amnesty International,
sostenendo che la decisione di estendere la raccolta delle
impronte a tutta la popolazione italiana a partire dal 2010 "non
cambia nulla se nel frattempo il censimento dei rom continua".

"Dopo le critiche della Commissione e del Parlamento europeo, è
ora che gli Stati membri Ue condannino quella che è diventata una
vera e propria campagna contro i rom", afferma il direttore
dell''Ufficio Ue di Amnesty, Nicolas Beger. "Mettiamo le cose in
chiaro: stiamo assistendo ad una caccia alle streghe mascherata
da lotta alla criminalità. Al momento in Italia esiste una grave
questione di sicurezza: quella dei rom", accusa l''esponente di
Amnesty.

Per rafforzare le sue tesi, l''Ong cita l''evacuazione forzata del
campo rom di Tor di Quinto a Roma nel 2007, effettuato dopo
l''omicidio di Giovanna Reggiani, "che ha lasciato per strada nel
cuore della notte un gran numero di persone, inclusi vecchi e
bambini". E ricorda anche gli attacchi all''insediamento di
Ponticelli nei pressi di Napoli, avvenuto nel maggio scorso.

Amnesty chiede quindi al Consiglio dei ministri dell''Interno Ue
di obbligare l''Italia a mettere fine alle misure discriminatorie
contro i rom "come la raccolta delle impronte su base etnica e le
evacuazioni forzate"; punire i funzionari e i politici che usano
un linguaggio razzista; rivedere il ''Pacchetto sicurezza'' per
assicurare la sua compatibilità con le norme Ue e il diritto
internazionale; indagare a fondo e punire i responsabili degli
attacchi ai rom.

Alv

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Il Gruppo EveryOne e gli antirazzisti sardi esultano: dalla campagna per i Rom di Terralba nasce un programa di integrazione positiva che coinvolge tutta la regione

Il 22 giugno scorso il Gruppo EveryOne, insieme agli Amici dei Rom di Terralba (Oristano) ha iniziato una campagna contro lo sgombero dell'insediamento locale, composto da 52 Rom: 23 adulti e ben 28 bambini. Il Comune di Terralba aveva deciso, formalizzando la decisione con un'ordinanza, di evacuare la comunità Rom, senza offrirle alcuna alternativa di alloggio. Alessandro Matta, esponente sardo del nostro gruppo, ha dedicato un impegno particolare alla riuscita dell'azione di protesta. La campagna EveryOne proponeva agli antirazzisti di tutta Italia di inviare e-mail di protesta al sindaco di Terralba. "E' da segnalare che ci sono molti anziani, molti bambini che frequentano le scuole," scrivemmo al primo cittadino e alle altre autorità locali, "e non paiono esserci grossi problemi con la comunità terralbese, a parte il fatto che le condizioni in cui vivono i Rom sono di indigenza ed emarginazione. Insieme agli amici dei Rom di Terralba lanciamo un accorato appello: aiutateci a evitare la tragedia umanitaria dello sgombero del campo nomadi di Terralba. Mettere in mezzo alla strada famiglie Rom integrate, ma prive di mezzi di sostentamento, equivarrebbe ad annientarle". L'azione a sostegno dei Rom di Terralba è stata da noi portata all'attenzione della Commissione per i Diritti Umani del Parlamento europeo, al Comitato contro le discriminazioni delle Nazioni unite, all'ERRC, alle principali organizzazioni internazionali per la tutela dei Diritti dei Popoli e ai media internazionali.

Nonostante questo, le famiglie sono state costrette ad abbandonare il campo e sono state ospitate presso la comunità Il Samaritano, fondata da don Giovanni Usai. Il sindaco di Terralba, irriducibile antizigano, ha tentato di cacciare i Rom anche dalla comunità, attrezzata decorosamente dalla protezione civile, con la motivazione che "nel campo non ci sono le condizioni igieniche". Per fortuna Giovanni Usai non si è arreso: "Qui si tratta di persone che hanno bisogno e voglia di integrarsi e non si può accettare che vengano cacciate da un momento all’altro senza motivo. Le condizioni igieniche ci sono, si tratta di discutere e ragionare, anche per tutelare i 23 minori che vanno a scuola, tanto alle elementari quanto alle medie e con ottimo profitto". Il prefetto, sentite le ragioni del parroco, gli ha consentito di mantenere le tende nel campo allestito al Samaritano, in attesa di una soluzione più consona. Intanto proseguiva la campagna a favore dei Rom di Terralba e da tutta Europa piovevano proteste nei confronti dell'amministrazione comunale. Ieri, 23 luglio 2008, finalmente la vicenda si concludeva felicemente, grazie all'intervento della Regione - il cui presidente è Renato Soru - che ha concesso alla Cooperativa “Il Samaritano” una decina di immobili dell’ex Ersat in comodato gratuito, perché sia realizzato un Villaggio della Solidarietà. Gli immobili si trovano nei territori di Arborea, Oristano e Terralba; l'Assessorato degli Enti Locali ha stanziato 80 mila euro per gli interventi di manutenzione. L’Assessorato alla Sanità ha già iniziato ad attivare programmi di sostegno per l’inclusione sociale a favore dei nuclei familiari in particolari condizioni di emergenza e povertà. Per portare avanti il progetto di integrazione delle popolazioni Rom sparse per la Sardegna saranno investiti subito 500 mila euro. Con questi programmi, la Sardegna dimostra di aver superato la fase dell'emarginazione ed esclusione delle comunità Rom per entrare nello spirito della nuova Europa, l'Europa della solidarietà, del'integrazione positiva e dei diritti umani. Il nostro gruppo segnalerà alla Commissione europea per i diritti umani Renato Soru e la Regione Sardegna quali esempi virtuosi di accoglienza in questo periodo di deriva razzista che coinvolge molte regioni italiane, in cui istituzioni e autorità conducono una vera e propria campagna persecutoria nei confronti di Rom e Sinti.

Nella foto, Renato Soru

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Il ministro Maroni propone di concedere la cittadinanza italiana ai "bambini Rom abbandonati". Una tattica per promuovere esami del DNA e coprire le sottrazioni istituzionali di minori Rom. 'Il ministro è ossessionato dagli zingari' ci confida un leghista di vecchia data

Roma, 21 luglio 2008 - Il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha dichiarato che nei prossimi giorni proporrà al Governo la concessione della cittadinanza italiana ai bambini Rom senza genitori nati in Italia. La proposta ha sollevato un coro di domande da parte delle organizzazioni dei diritti umani, dei politici e dei semplici cittadini, tra tutte: quanti sono gli orfani o i trovatelli Rom nati in Italia? E fra questi, quanti sono quelli che non hanno parenti stretti a cui essere affidati?
“Dopo attenta riflessione,” commentano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau “abbiamo identificato i bimbi e i minori cui si riferisce il ministro Maroni.

Sono i bambini rom sottratti dalle autorità e dai servizi sociali dei comuni italiani con l’avvallo dei Tribunali per i minorenni – in una parola, dalle Istituzioni – ai loro genitori, con provvedimenti illegittimi, già denunciati dall'europarlamentare ungherese Viktoria Mohacsi alla Commissione europea. Centinaia di bambini Rom sono stati sottratti alla potestà dei loro genitori, spesso addirittura al momento del parto, con la scusa che le madri non avevano un domicilio né un lavoro. Nella maggior parte, si trattava di genitori romeni di etnia Rom. Le motivazioni alla base dei provvedimenti sono, in realtà, false e pretestuose,” continuano gli attivisti “perché le madri e i padri dei bambini 'rubati' avevano praticamente nella totalità dei casi domicilio in Romania, un domicilio proprio o presso parenti. In diversi casi, inoltre, le madri colpite dal terribile provvedimento erano ospitate presso centri di accoglienza o alloggi privati, messi a disposizione da volontari”.

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Mio Dio, mio Dio fino a dove arriveremo?

di Juan de Dios Ramírez-Heredia - Presidente Unión Romaní

21 luglio 2008 - Quando ho ricevuto la notizia ho pensato che stavo sognando, che ero vittima di un terribile incubo. Non poteva essere vero ciò che ci comunicava Roberto Malini, del Gruppo EveryOne, una organizzazione con sede in Italia e dedicata alla difesa dei diritti umani e culturali così come alla cooperazione internazionale. Due ragazze Rom, di 11 e 12 anni, sono annegate sulla spiaggia di Torregaveta, a Napoli, secondo una strana dinamica. Le ragazze andavano sulla spiaggia vendendo conchiglie e improvvisamente - che cosa rara! - hanno sentito il bisogno di fare il bagno.

I loro corpi sono apparsi sulla sabbia dalla spiaggia completamente vestiti. Ma le ragazze non erano sole. In verità erano in quattro. Le altre due, più piccole di quelle affogate, che sono rimaste in vita, sono state fermate per identificazione dalle autorità.
Non possiamo che chiederci: perché non sono state consegnate ai loro genitori? Perché nessuno dà una spiegazione credibile di ciò che veramente è successo? Ma tutto questo, pur essendo grave, non è la cosa più terribile. Questa mattina, quando Maria, la mia giovane assistente avvocato, è entrata nel mio ufficio, dopo aver ricevuto la notizia, dicendomi:

- Ma hai visto le immagini pubblicate dal Gruppo EveryOne nell loro sito web?

Cattivo presentimento. In verità lo stavo già leggendo dal viso di Maria. Sono entrato nel sito e ancora mi rimane difficile da accettare che l'essere umano abbia raggiunto un tale grado di insensibilità, di durezza nell'anima, di disprezzo per la condizione umana, così come hanno fatto i due bagnanti che si vedono in una foto, accanto ai cadaveri delle povere bambine Rom.

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Nomadi/Cittadinanza a bimbi Rom, EveryOne: sottratti a famiglie

Roma, 21 lug. (Apcom) - Il ministro dell''Interno Roberto Maroni
ha dichiarato che nei prossimi giorni proporrà al governo la
concessione della cittadinanza italiana ai bambini Rom senza
genitori nati in Italia. La proposta ha sollevato domande da
parte delle organizzazioni dei diritti umani, Everyone in prima
linea, che denuncia: non sono bambini abbandonati, ma sottratti
alle famiglie dalle istituzioni. "Dopo attenta riflessione -
commentano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo
Pegoraro e Dario Picciau - abbiamo identificato i bimbi e i
minori cui si riferisce il ministro Maroni. Sono i bambini rom
sottratti dalle autorità e dai servizi sociali dei comuni
italiani con l''avvallo dei Tribunali per i minorenni, in una
parola, dalle Istituzioni, ai loro genitori, con provvedimenti
illegittimi, già denunciati dall''europarlamentare ungherese
Viktoria Mohacsi alla Commissione europea".

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Due bambine di etnia Rom muoiono affogate a Napoli. Davanti ai loro cadaveri, la gente continua a prendere il sole, divertirsi e fare il bagno

di Roberto Malini - Gruppo EveryOne

Napoli, 19 luglio - Due bambine di etnia Rom sono morte a Napoli, nelle acque antistanti la spiaggia di Torregaveta, sul litorale flegreo, in una cornice di razzismo e incubo. La cronaca riferisce la tragedia in base alle testimonianze: un incidente. Quattro bambine, tutte Rom, di età compresa fra gli 11 e i 13 anni, stavano chiedendo l'elemosina ai bagnanti, quando, improvvisamente, hanno deciso di tuffarsi in mare. Non sapevano nuotare, le onde erano alte e sono annegate, di fronte a più di settanta bagnanti. Nessuno ha soccorso le ragazzine, mentre il personale del 118, accorso sul posto, avrebbe salvato due di loro e recuperato i cadaveri delle altre. Le bambine provenivano dal campo "nomadi" di Secondigliano. La dinamica dei fatti - come riportata dalle cronache - non convince. Non convince il fatto che quattro ragazzine che non sanno nuotare si gettino vestite nel mare mosso (che poi così in burrasca non era, visto che molte persone, fra cui diversi bambini, si bagnavano contemporaneamente a loro). Non convince il fatto che quattro ragazzine si immergano fra le onde davanti a decine di persone, rinunciando al loro tradizionale pudore. Non convince il fatto che, in un clima ostile verso i Rom, abbiano interrotto l'elemosina per dedicarsi a un'attività gioiosa e spensierata, senza temere il giudizio di chi stava intorno a loro. Ci risulta che numerosi bagnanti abbiano filmato con i videocelulari la tragedia e che le forze dell'ordine abbiano acquisito alcuni di quei filmati. Abbiamo chiesto alle autorità di visionarli e di incontrare le due bambine sopravvissute, per far luce su un caso che presenta lati oscuri. Ma l'aspetto più allucinante dell'evento - e questo può essere verificato da tutti, visto che foto e video dei momenti successivi al recupero dei corpicini sono stati pubblicati sui giornali e trasmessi in tv - è l'atteggiamento dei bagnanti. Di fronte ai cadaveri delle due bambine, nessuno sembra scomporsi: continuano a fare il bagno, a prendere il sole, a sorseggiare bibite, a conversare. Sono scene assolutamete irreali, crudeli, sintomatiche di come il razzismo abbia trasformato gli italiani in un popolo disumano, educato dalla propganda a considerare i Rom alla stregua di animali, verso cui non è opportuno spendere neanche sentimenti di pietà e dolore. I corpicini di due bambine uccise dal mare e dall'odio razziale sono lì, sulla spiaggia, davanti a decine di occhi, ma nessuno sembra rendersi conto di quanto è accaduto. Ci si continua a godere il tepore del sole e la piacevolezza delle onde marine. Due meduse, due pesci morti sono adagiati - immobili - sul bagnasciuga. "I Rom sono solo una piaga," dicono i governanti, le autorità, i giornalisti. Quello che è accaduto davanti alla spiaggia di Torregaveta non merita una lacrima, non merita una preghiera. Sulla sabbia, due stelle marine.

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Ripartono le schedature etniche

Roma, 16 luglio 2008 - Il governo italiano ignora la Risoluzione del Parlamento europeo sul censimento dei Rom e le ammonizioni dell'Alto commissario ai Diritti Umani delle Nazioni unite e dichiara di voler procedere con la schedatura dei Rom, adulti e minori. "La minoranza Rom si è resa colpevole di reati che hanno colpito negativamente l'opinione pubblica e dunque è necessario andare avanti," ha commentato il ministro dell'Interno.

Secondo informazioni di buona attendibilità, un primo censimento sperimentale, con una nuova scheda che prevede rilievo impronte digitali (anche per i minori), foto segnaletiche di fronte e profilo, indicazione dell'etnia, ma non della religione, sarà effettuato fra oggi e domani, a partire da alcuni dei più popolosi insediamenti abusivi sul Tevere. Ai Rom è stato detto - secondo una testimonianza - che se rifiuteranno la schedatura, saranno espulsi dall'Italia. Per evitare sit-in e manifestazioni di protesta da parte degli antirazzisti, le schedature saranno effettuate senza preavviso. A.B.

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Razzismo in Italia: Roma come Theresienstadt?

del Gruppo EveryOne

Il governo non lo farà. Il ministero dell'Istruzione non lo farà. Ancora una volta, dobbiamo farlo noi, avvalendoci, grazie a internet, dei media liberi, dei portali e dei blog indipendenti, dei forum che si occupano di diritti umani. Dobbiamo fare scuola, contro l'imbarbarimento morale e civile del nostro Paese. E' necessario attivare programmi educativi che consentano alle nuove generazioni di conoscere la Storia, la cultura, la vita del popolo Rom, opponendo la verità alle calunnie discriminatorie portate avanti senza il minimo scrupolo da politici, autorità e media. La deriva razzista coinvolge ormai i giovanissimi, trascinati verso l'odio razziale dalla propaganda che leggono sui giornali e ascoltano in tv. Tornano attuali testi deliranti come il saggio "L'uomo delinquente" (1876) del razzista Cesare Lombroso, fondatore dell'antropologia criminale e propugnatore di bieche teorie relative a legami fra razza e crimine. Anticipando di sessant'anni gli scienziati della razza fascisti e nazisti, Lombroso pose ipotesi pseudoscientifiche a fondamento dell'odio razziale. Secondo lui, gli 'zingari' - "delinquenti antropologici" - possedevano "tutti i vizi e le passioni: l'oziosità, l'ignavia, l'amore per l'orgia, l'ira impetuosa, la ferocia e la vanità. Essi infatti assassinano facilmente a scopo di lucro. Le loro donne sono più abili nel furto e vi addestrano i loro bambini. (...) Hanno tendenze malvagie che ripetono la loro origine da una organizzazione fisica, psicologica diversa da quella dell'uomo normale". I movimenti razzisti italiani, che trovano esponenti, ormai, nelle più alte cariche istituzionali, seguono metodicamente (e diffondono presso i loro adepti) le teorie di Lombroso, finalizzate ad applicare all'interno dello Stato italiano azioni di prevenzione e di purga atte a risolvere la "questione zingara": arresti e condanne pretestuosi, sgomberi dagli insediamenti di fortuna, deportazione, sottrazione di minori ai genitori (persino i neonati Rom, ormai, vengono affidati, poche ore dopo il parto, a famiglie italiane o comunità, perché i genitori non hanno una casa), operazioni punitive; tutto per prevenire e combattere la riproduzione di un "popolo nato criminale". Evitando di perseguire i gruppi organizzati di razzisti - e gli agenti violenti - che attuano periodicamene azioni punitive nei confronti dei Rom, le Istituzioni incoraggiano tali organizzazioni. Non a caso negli ultimi due anni si sono verificati centinaia di casi di aggressione nei confronti di persone di etnia Rom, con numerose vittime, ma nessuno degli autori di tali crimini è mai stato identificato o punito. La censura attuata dai media, naturalmente, è un fattore critico di successo per la campagna razzista in corso in Italia. Per rendersi conto di quanto sia capillare il controllo delle Istituzioni sulla stampa italiana è sufficiente analizzare quanto spazio sia stato dato alla divulgazione della Risoluzione del Parlamento europeo sul censimento dei Rom in Italia, approvata il 10 luglio 2008: brevi note di agenzia, rari commenti e publicazioni di estratti del testo, nessun dibattito significativo, tanto che il popolo italiano non è praticamente a conoscenza di un documento fondamentale nella Storia dell'Unione europea. Al contrario, quotidiani, radio e televisoni hanno offerto il massimo risalto ai commenti del ministro dell'Interno, del primo ministro e di altri esponenti della destra al potere. E' una tattica che il partito nazionalsocialista utilizzava spesso, quando le sue politiche ricevevano critiche dall'esterno, per trasmettere al popolo la sensazione di essere guidati da un governo forte e autorevole, tanto forte da permettersi di snobbare o addirittura ridicolizzare l'Unione europea. Identico trattamento è stato riservato alle dichiarazioni dell'Alto commissario alle Nazioni unite per i diritti umani, che stigmatizzano la persecuzione dei Rom in Italia. Per osservare de visu gli orrori che l'Italia riscerva alle famiglie Rom, la Commissione europea aveva deciso di inviare una delegazione, guidata da specialisti (in primis, i leader del Gruppo EveryOne). Ripetendo la mossa della Germania di Hitler - che nel 1941 invitò la Croce Rossa a visitare un campo di concentramento per verificare le condizioni di vita riservate agli ebrei deportati - il ministro Maroni ha preso tempo: l'indagine si farà a settembre e sarà lo steso governo italiano a decidere l'itinerario e a presentare gli insediamenti alla delegazione. I nazisti riuscirono a ingannare il mondo civile con la messinscena di Theresienstadt, il "ghetto modello" che mascherava la persecuzione e lo sterminio. Prima dell'ispezione, a Theresienstadt furono ridipinte le facciate delle case, pulite le strade, piantate aiuole fiorite, inaugurato un teatro musicale sulla piazza del mercato, colmate di prodotti di ogni genere le vetrine delle botteghe. Quindi si provvide a ridurre il sovraffolamento, trasferendo 7500 ebrei ad Auschwitz, verso le camere a gas. La Croce Rossa giudicò umano ed accogliente il ghetto boemo e i nazisti poterono continuare indisturbati ad attuare lo sterminio. L'idea del primo ministro (che ieri ha affermato che le schedature etniche dei bambini Rom servono a... proteggerli dai loro genitori degeneri) e del ministro dell'Interno ricalca quella dei carnefici di Hitler: sistemare un insediamento o due, dotandoli di acqua e servizi igienici, allontanare i Rom che potrebbero rendere dichiarazioni non gradite al governo, organizzare una festa zingara con canti e balli, quindi congedare con il più ampio e rassicurante dei sorrisi i commissari e i loro accompagnatori. Non si illudano i nuovi aguzzini: le cose non andranno così.

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Verona, sottosegretario Francesca Marini guida forze dell'ordine alla caccia di una 'zingara' che elemosinava tenendo con sé la sua bimba

di Matteo Pegoraro

12 luglio 2008. Secondo quanto riferisce un comunicato diramato dal ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, il Sottosegretario alla salute Francesca Martini, dopo aver visto una donna rom in via Cappello che con la sua bambina di pochi mesi chiedeva l’elemosina, ha chiamato la Polizia, rimanendo in attesa di una volante. Una volta che la donna rom si è dileguata con la bimba, sono iniziate le ricerche. “Martini” dice poi la nota “ha deciso quindi di introdursi nel portone dove stazionava la donna trovandola per le scale con la bambina. Il sottosegretario ha quindi richiamato l'attenzione delle forze dell'ordine permettendo così il buon fine dell'operazione. La Polizia ha fermato la donna e l'ha portata in Questura per le procedure di identificazione sue e della bambina, oltre alla verifica delle condizioni igienico-sanitarie della minore, richieste dal Sottosegretario alla salute Francesca Martini”.

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Nomadi / Spidla a Radicali: obbligo stati garantire salute in campi

Everyone a Frattini: "Dove sono finiti i fondi per i rom?"

Roma, 13 lug. (Apcom) - Il commissario europeo per l'occupazione, gli affari sociali e le pari opportunità Vladimir Spidla ha risposto all'interrogazione presentata dagli eurodeputati radicali Marco Cappato e Marco Pannella, che chiedevano quali provvedimenti la Commissione europea intendesse intraprendere per vigilare affinché le istituzioni italiane si impegnino per la lotta contro l'antiziganismo, per la promozione dell'inserimento dei rom nella società e per il miglioramento della loro qualità di vita. Cappato e Pannella chiedevano anche come la Commissione UE intendesse intervenire per porre rimedio alla grave emergenza umanitaria presso il campo rom del Casilino 900 a Roma segnalata dal Gruppo EveryOne, sia in sede italiana che europea, e in genere presso tutti gli insediamenti di fortuna dislocati nel territorio italiano.

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13 luglio: ascoltiamo a Corsico, l'Inno del popolo Rom

A Corsico il 13 luglio, durante il meeting "Storia, cultura, antiziganismo e musica Rom", Nico Grancea e Jovica Jovic (Manele Manele) terranno un concerto antirazzista presso l'Area Pozzi (Via Alzaia Naviglio Trento), intorno alle 20. Durante la performance, sarà eseguito il brano "Gelem gelem", l'inno del popolo Rom, nella traduzione di Roberto Malini.

"Gelem gelem": l'inno del popolo Rom

di Jarko Jovanovic (su una melodia tradizionale) - trad. Roberto Malini

Ho camminato su strade infinite

dove ho incontrato Rom sempre felici.

Uomini Rom, da dove mai venite,

portando tende, su strade felici?

Uomini Rom!

Giovani Rom!

Una famiglia ce l'avevo anch'io,

ma il Nero Esercito la portò via.

Andiamo insieme, popolo dei Rom,

dove le strade si aprono per noi.

E' giunta l'ora che ci alziamo, Rom,

è giunta l'ora dell'azione, Rom.

Uomini Rom!

Giovani Rom!

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Il Parlamento europeo approva la Risoluzione sul censimento etnico dei Rom e contro l'antiziganismo: tappa importante sulla via del riconoscimento dei diritti dei Rom

Bruxelles, 10 luglio 2008 - Il Parlamento europeo ha approvato con 336 favorevoli, 220 contrari e 77 astenuti la risoluzione sui Rom, procedura lanciata su iniziativa dei membri dell’ALDE Viktória Mohácsi, Marco Cappato, col deposito di diverse interrogazioni. Fondamentale per il conseguimento di questo risultato, il lavoro di Ottavio Marzocchi, funzionario radicale al Parlamento Europeo.

Interrogazioni a risposta orale sono state presentate pure da Jan Marinus Wiersma, Kristian Vigenin, Magda Kósáné Kovács, Claudio Fava, Gianni Pittella, Adrian Severin e Katalin Lévai, a nome del gruppo PSE, da Sarah Ludford, Metin Kazak e Magor Imre Csibi, a nome del gruppo ALDE, da Monica Frassoni, Elly de Groen-Kouwenhoven e Claude Turmes, a nome del gruppo Verts/ALE, da Giusto Catania, Roberto Musacchio, Vittorio Agnoletto e Umberto Guidoni, a nome del gruppo GUE/NGL. Il Gruppo EveryOne, che lavora da due anni con gli eurodeputati antirazzisti, condivide con i suoi alleati l'orgoglio per un risultato importante e prosegue la campagna per il riconoscimento dei diritti dei Rom e per l'approvazione di uno Statuto Quadro del popolo Rom nell'Unione europea.

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Appello e azione antirazzista a tutela della comunità Rom di Palermo

La prefettura di Palermo è destinataria di un appello dei rappresentanti della comunità Rom, degli operatori sociali e sanitari, delle associazioni di società civile ed ecclesiali che operano al campo della città.
Operatori ed associazioni segnalano la continuità negli anni degli interventi pubblici destinati alla comunità Rom della città.
L'area individuata dall'amministrazione comunale, i servizi di approvvigionamento idrico e raccolta rifiuti, l'inserimento scolastico dei minori, la presenza di strutture della Als 6 all'interno del campo, non premettono di poter considerare "abusiva"la presenza del campo Rom. Ogni tentativo di affermare il contrario - finalizzato a giustificare sgomberi - è palesemente infondato. In parlamento è già stata presenta una interrogazione, da parte della deputata Alessandra Siragusa, prendendo le mosse dalle dichiarazioni delle associazioni operanti su terre della difesa dei diritti umani.
Il coordinamento dei promotori di "Giustizia, Pace, Integrità del creato" francescani, domenicani, comboniani, salesiani e delle relative associazioni laicali , saranno presenti il 19 luglio in via D'Amelio alle celebrazioni in memoria del giudice Borsellino, raccogliendo le impronte digitali dei presenti per protestare contro la schedatura dei Rom e dei bambini in particolare. Per il 21 luglio si preannuncia all'università una assemblea di operatori,associazioni e rappresentanti della comunità Rom.

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ROM, GRUPPO EVERYONE: “ANCHE A FIRENZE E RIMINI ISTITUZIONI HANNO SOTTRATTO CON LA FORZA I BAMBINI AI GENITORI”

SECONDO L’ORGANIZZAZIONE DI DIRITTI UMANI E L’EURODEPUTATA VIKTORIA MOHACSI, UN FENOMENO DIFFUSO IN TUTTA ITALIA, CON PICCHI ANCHE A NAPOLI E MILANO.
DOPO L’APPROVAZIONE DI OGGI AL PARLAMENTO EUROPEO DELLA RISULUZIONE CONTRO IL CENSIMENTO ETNICO IN ITALIA, GLI ATTIVISTI LANCIANO UN ACCORATO APPELLO AI PARLAMENTARI ITALIANI ED EUROPEI, ALL’UNICEF E A SAVE THE CHILDREN: “AGITE CON NOI PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI”.

Il Gruppo EveryOne denuncia in sede internazionale, insieme all’eurodeputata del gruppo ALDE Viktoria Mohacsi (nella foto), un fenomeno che in Italia sta assumendo proporzioni preoccupanti: quello della sottrazione illecita, da parte della forza pubblica in concerto con i servizi sociali dei Comuni italiani, dei figli minorenni ai genitori Rom che non hanno una casa e un lavoro. La procedura è avvallata dalle strutture di accoglienza per minori dei Comuni e dai Tribunali dei minori di diverse città.
“Sono trattamenti lesivi dei diritti fondamentali delle famiglie” dichiarano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau “vietati dalle convenzioni internazionali ed europee”.
I picchi del fenomeno si sono registrati a Napoli, dove, come ha denunciato nel corso della sua recente visita ad alcuni campi Rom del sud Italia l’eurodeputata Viktoria Mohacsi, “Nell'arco di un paio d'anni si sono perse le tracce di 12 bambini Rom tolti ai genitori dal Tribunale dei minori di Napoli. Alcuni di questi bambini erano accusati di accattonaggio, ma da due anni i genitori non sanno più nulla della loro sorte”.

Ma anche città come Milano, Roma, Rimini e Firenze sono tra le più dedite alla sottrazione di bambini a famiglie Rom indigenti. “Nel capoluogo toscano, il 10 ottobre scorso, nel pieno della notte, una bambina, Bianca Stanescu, è stata strappata dalle braccia dei genitori dalla Polizia Municipale mentre i tre dormivano sotto una pensilina in Piazza Santa Maria Novella” afferma Matteo Pegoraro di EveryOne. “Pochi giorni fa, in seguito allo sgombero dell’ex Osmatex di Sesto Fiorentino, un ragazzino di 13 anni, Georg Fabian Ciuraru, è stato prelevato dai Carabinieri mentre era in centro, accusato di furto da un negoziante, e accompagnato al Centro Sicuro del Comune di Firenze. Il centro – si legge dal sito del Comune di Firenze – è attivo per ‘tutelare i minori che si trovano in stato di abbandono materiale ai sensi dell’art. 403 c.c., specialmente in situazioni fortemente a rischio, di sfruttamento o di coinvolgimento in attività criminose’. Ebbene” continua Pegoraro “nel caso di Georg Fabian non si prefigura alcuna di queste situazioni, visto che i genitori – stanziati momentaneamente con gli altri due figli a Sesto Fiorentino – non sono coinvolti in alcuna attività criminosa o di sfruttamento, e oltre tutto stanno ricercando il figlio con l’ansia e la disperazione di un padre e una madre cui è stato tolto il bene più importante della loro vita”.

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Tutti devono sapere che nei Cpt trionfano razzismo e persecuzione.
Bisogna chiuderli!

Milano, 8 luglio 2008 - Noi detenuti di via Corelli siamo in lotta dal
5 luglio contro la nostra carcerazione nel CPT di Milano.
Il nostro crimine è quello di non avere un documento che lo stato
italiano non ci concede, e quindi rivendichiamo per tutti il diritto
alla libertà.
Vogliamo contrastare la campagna razzista che attraversa l'Italia,
denunciare il carattere fascista del pacchetto sicurezza che
discrimina, criminalizza e reprime tutti gli immigrati.
Noi non lottiamo per qualche miglioramento qui dentro. Noi ci battiamo
per la chiusura dei CPT.
Tutti devono sapere la profonda ingiustizia che stiamo subendo qui dentro:
Persone, costrette a lavorare in nero, prelevate direttamente dal
posto di lavoro.

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Il 13 luglio a Corsico un evento antirazzista e il canto di Nico Grancea, che denuncia gli abusi nei confronti dei Rom

Nico Grancea, cantautore Rom, si esibirà a Corsico (Milano) il 13 luglio per protestare contro i processi per direttissima, che violano la Dichiarazione universale dei diritti umani e negano agli accusati la possibilità di difendersi. Gruppo EveryOne: "Nico Grancea chiede al mondo civile di protestare contro un abuso giuridico che è ormai istituzionalizzato, un procedimento penale iniquo e repressivo, secondo il quale ognuno di noi può essere condannato al carcere senza indagini né il diritto costituzionale al contraddittorio. Si richiede l'intervento della Corte di giustizia europea perché siano abrogati tutti i riti direttissimi e vengano scarcerate immediatamente le vittime di una così macroscopica violazione dei diritti dell'imputato"

Domenica 13 luglio Nico Grancea, giovane cantautore Rom romeno che vive in Italia, membro del Gruppo EveryOne, terrà un concerto a Corsico (Milano), nell'àmbito del meeting antirazzista "Storia, cultura, antiziganismo e musica Rom", cui parteciperanno anche i relatori Roberto Malini, Ernesto Rossi, Dijana Pavlovic e Maurizio Pagani. La performance di Nico Grancea, che sarà accompagnato dal grande fisarmonicista Rom serbo Jovica Jovic, sarà un inno contro la persecuzione del popolo Rom in Italia.

Il giovane interprete solleverà un problema finora sottovalutato in Italia: l'uso dei processi per direttissima quali strumenti di oppressione dei Rom e dei cittadini più vulnerabili. "Quando una famiglia Rom, per trovare riparo contro le intemperie e i pericoli di aggressione, entra in un edificio abbandonato, è automaticamente soggetta a provvedimenti persecutori," dichiara Nico. "Qualsiasi persona di buon senso riconoscerebbe a una famiglia povera il diritto di cercare un rifugio provvisorio, non disponendo di mezzi economici per affittare una casa. Al massimo, si può pensare che, dietro denuncia del proprietario dell'immobile, le forze dell'ordine sgomberino il nucleo familiare dalla casa occupata per necessità. Continua nella sezione Club

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La Cassazione assolve Tosi e afferma che accusare i Rom di essere delinquenti non costituisce discriminazione. E' una decisione scandalosa: vediamo perché

di Roberto Malini e Laura Todisco

29 giugno 2008. La Corte di Cassazione italiana ha emesso una sentenza scandalosa, assolvendo il sindaco leghista di Verona Fabio Tosi, accusato dal pm Guido Papalia di "propagandare idee discriminatorie". I fatti che gli sono stati contestati risalgono al 2001, quando Tosi - che era capogruppo della Lega Nord preso il Consiglio regionale veneto - diffuse una petizione e locandine contro i campi nomadi abusivi. Durante la sua campagna contro i Rom, affermò che "gli zingari devono essere mandati via perché dove arrivano si verificano furti". Lo scorso dicembre la Cassazione annullò con rinvio la condanna di Tosi per "propaganda di ideali razzisti". La motivazione resa nota è la seguente: "La discriminazione per l'altrui diversità è cosa diversa dalla discriminazione per l'altrui criminosità. In definitiva un soggetto può anche essere legittimamente discriminato per il suo comportamento ma non per la sua qualità di essere diverso". Secondo la Cassazione, "La discriminazione si deve fondare sulla qualità del soggetto (nero, zingaro, ebreo ecc) e non sui comportamenti". Secondo la Cassazione, quindi, i Rom possono essere accusati di essere delinquenti, perché tale affermazione non si riferisce al loro "sangue", ma alla loro "pericolosità sociale". Similmente, basandosi sulla sentenza, qualsiasi altra minoranza può tranquillamente essere accusata di essere sporca, immorale, incivile, pericolosa, infida, truffaldina. In una parola, "asociale": la stessa accusa che i nazisti rivolsero ai Rom, giustificando la persecuzione e lo sterminio. Similmente, le persecuzioni e gli stermini del popolo ebraico si fondarono spesso su stereotipi non legati alla loro "diversità", ma proprio ai loro presunti comportamenti, alla loro "criminosità" e "asocialità". Continua nella sezione Watching The Sky

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Notte di sangue straniero a Perugia

"Non fermatevi a Perugia," si avvertono l'un l'altro i Rom. Città dell'accoglienza e della vera integrazione per molti anni, oggi la città umbra è preda della follia razzista che imperversa per il nostro Paese, una folia che trasforma cittadinanze tranquille e ospitali verso il forestiero in folle inferocite contro le minoranze etniche e i diversi. Crescono, a Perugia, le schiere dei partiti le cui ideologie sono ispirate all'intolleranza e all'odio razziale. Ieri, 6 luglio, due aggressioni sospette hanno scosso la città sul Tevere.

In Piazza Partigiani, un nordafricano è stato accoltellato al basso ventre da ignoti e si trova ora al'ospedale in gravi condizioni. Contemporaneamente - o quasi - una giovane romena, di soli 20 ani, è stata strangolata in un appartamento del popoloso quartiere di Madonna Alta. Nell'attuale clima di "caccia alle streghe", le autorità tendono ad escludere, in genere, i moventi razziali, puntando su regolamenti di conti o risse fra stranieri e - di fatto - proteggendo eventuali giustizieri o gruppi razzisti. Difficilmente conosceremo la verità riguardo alla notte di sangue perugina. A.B.

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Nei Cpt ogni diritto dell'uomo è violato. Perché continuiamo a tollerarli?

Quando all'interno di una società che si dice "civile" si installano l'abuso e la violenza, la tortura e l'umiliazione, il razzismo e la discriminazione, è sbagliato attribuire la colpa di tanta barbarie ai soliti "fascisti", ai soliti "razzisti", perché le colpe sono di tutti e il dolore provocato, l'iniquità commessa, il sangue versato ricadono su tutte le componenti della società che si è ammalata di ingiustizia e crudeltà. Nessuna persona in grado di distinguere il bene dal male, nessuna persona che abbia a cuore i diritti umani, nessun antirazzista, nessun uomo buono può accettare l'abominio che si afferma intorno a noi. Pochi giusti, quasi sempre giovani o giovanissimi, si battono perché l'Italia non sprofondi nelle tenebre dell'odio razziale, della purga etnica, della persecuzione del diverso. Sono persone di luminoso valore, integre, eroiche, eredi dei valori più alti dell'umanità.

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Persecuzione dei Rom. Tutti noi siamo chiamati a schierarci dalla parte dei carnefici o da quella di un popolo innocente

di Roberto Malini

Da alcuni anni il mio gruppo e io ci impegniamo "sul campo" per tentare di tutelare i diritti dei Rom, il popolo che ha raccolto l'eredità di dolore e persecuzione che appartennero - settant'anni fa - alle genti perseguitate dalla follia nazifascista, quando un'umanità malata di razzismo e violenza produsse l'Olocausto. Oggi abbiamo imboccato la stessa strada di allora e i testimoni della Shoah e del Samudaripen non sono più ascoltati quando ci avvertono: "Mai più". Piero Terracina, sopravvissuto ad Auschwitz, aveva le lacrime agli occhi, quando l'8 giugno scorso sfilava accanto a noi, a Roma, alla testa del Corteo dei Rom e sussurrava: "Ancora... tutto si ripete ancora..."

Qualche anno fa Tamara Deuel, Halina Birenbaum, Hanneli Pick-Goslar, Mirjam Pinkhof, Ruth Bondi, Oni e Manzi Ohnhaus, testimoni dell'Olocausto che vivono in Israele, affiancarono il Gruppo EveryOne nell'opera di prevenzione affinché non si riproducesse in Italia, contro il popolo Rom, quella discriminazione diffusa spietata che fu alla base della persecuzione. "Davanti alla legge, noi bambini Rom valevamo meno dei topi," mi disse qualche tempo fa Goffredo Bezzecchi, testimone del Samudaripen. "Non eravamo bambini, nelle mani della Gestapo," gli faceva eco Manzi Onhaus, "ma insetti, piccole pulci da sterminare con l'insetticida".

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Razzismo a orologeria: impronte digitali lasciate 14 anni fa incastrano "zingaro" assassino

di Roberto Malini

A pochi giorni dall'inizio delle operazioni di schedatura dei Rom a Roma, l'Italia si chiede se sia democratico sottoporre gli "zingari" al rilievo delle impronte digitali. Noi del Gruppo EveryOne eravamo sorpresi, fino a stamattina, del fatto che ancora non fosse apparsa sui giornali e in tv la "notizia a orologeria", destinata a creare consenso intorno a un provvedimento che si sta rivelando un boomerang per il governo. Temevamo un nuovo caso Giovanna Reggiani, perché il movimento razzista italiano ha dimostrato di non avere scrupoli, nel condurre la sua campagna antizigana. Ed ecco la notizia, che rimbalzerà attraverso i media e convincerà molti fra gli scettici, riguardo alla schedatura con impronte, che tutto sommato è una pratica che tutela la "sicurezza" dei cittadini. Qui di seguito, la versione Ansa della notizia, quindi un nostro breve commento:

DOPO 14 ANNI NOMADE TRADITO DA IMPRONTE

ROMA, 4 luglio - E' stato tradito dalle impronte digitali che aveva lasciato 14 anni fa su un foglio di carta nell'appartamento a Roma dove aveva strangolato e ucciso per rapina con una calza di nylon una donna anziana, il nomade giostraio, italiano, H.M., di 31 anni, arrestato dalla nuova unità speciale per gli omicidi non risolti da anni, la "Cold Case", istituita dalla Squadra mobile di Roma sei mesi fa.
L'uomo, allora minorenne, di 17 anni, uccise Liliana Grimaldi, di 74 anni, per rapinarla di pochi soldi e qualche gioiello ed è stato arrestato alle 5 di stamani dai poliziotti di questo reparto della sezione omicidi, al suo secondo caso svelato, dopo quello dell'omicidio di una barista, Maria Scarfò, uccisa il 29 dicembre del 2000, per il quale fu arrestato Sabatino D'Alfonso, di 45 anni, incastrato dal dna del liquido seminale lasciato sul corpo e sui vestiti della vittima. "Grazie alle nuove tecniche investigative - ha spiegato nel corso di una conferenza stampa il capo della Squadra mobile Vittorio Rizzi - è stato possibile risalire all'omicida che aveva lasciato delle impronte digitali su un foglio di carta, prima di strangolare la vittima con una calza di nylon.

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Schedatura dei Rom con o senza rilievo impronte digitali: gli italiani sono decisamente contrari

Abbiamo effettuato un sondaggio a Rimini, riservato esclusivamente ai cittadini italiani. In questo periodo la località balneare romagnola ospita turisti provenienti da tutta l'Italia e dunque il sondaggio è particolarmente rappresentativo del clima che caratterizza il nostro Paese rispetto al progetto di schedatura etnica dei cosiddetti "nomadi". La domanda posta a un campione di 786 cittadini era la seguente: Schedatura dei Rom (con o senza rilievo delle impronte digitali): secondo il governo è un censimento che tutela sia le esigenze di sicurezza della collettività che i diritti delle persone sottoposte al provvedimento.

Secondo le organizzazioni per i Diritti Umani si tratta, al contrario, di una violazione della privacy e della dignità dei Rom. Lei è favorevole o contrario? Il risultato del sondaggio va decisamente controtendenza rispetto a sondaggi sullo stesso tema proposti da alcuni quotidiani e ripresi dai politici: favorevole 255, contrari 519, indecisi 12. Schiacciante vittoria del partito dei contrari e dato che, se confermato, attesterebbe un recupero da parte del popolo italiano dei valori antirazzisti e solidali. A.B

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Messaggio a tutti i Rom che vivono in Italia: rifiutate di sottoporvi alla schedatura

Cari amici, è importante che vi rendiate conto del significato della schedatura cui vi sottopone l'attuale governo, con segnalazione fotografica e rilievo delle impronte digitali. Innanzitutto, come il nostro Gruppo ha dimostrato, è in corso una campagna mirata a instillare nel popolo italiano odio razziale contro i Rom, una campagna che presenta sulla stampa e dal piccolo schermo le famiglie Rom come se fossero associazioni per delinquere, dedite al furto, alla truffa, alla prostituzione, alla violenza, allo sfruttamento dei bambini. Inoltre, molte violenze sono state perpetrate sui Rom, anche da parte delle forze dell'ordine e i colpevoli sono rimasti sempre impuniti. E' un'evidente persecuzione e fornire alle Istituzioni razziste dati così precisi e personali riguardanti ogni persona Rom che si trovi sul suolo italiano significa esporre le stesse a gravissimi attacchi mediatici, a minacce e intimidazioni, a violenze, ad accuse costruite ad arte (come nei casi di Ponticelli, di Catania, di Roma e nel recente caso di Verona).

Un altro rischio è la sottrazione illegittima di minori Rom da parte delle autorità e dei servizi sociali, come denunciato dall'eurodeputato Viktoria Mohacsi, dal Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, dal Gruppo EveryOne. Nessuno può obbligare i Rom a sottoporsi alla schedatura, che non è legittima secondo le nome dell'Unione europea. Qualsiasi persona Rom fosse obbligata con la forza o con intimidazioni a subire tale pratica, potrà denunciare il fatto alla Corte europea dei Diritti Umani, direttamente o tramite il Gruppo EveryOne. Il professor Saimir Mile, uno dei più importanti esperti di Storia e cultura del popolo Rom, lancia un avvertimento riguardo al pericolo insito nella schedatura:
"Esiste un precedente in Francia: la schedatura antropometrica attuata dal governo transalpino nel 1912, in cui il censimento dei 'nomadi' era accompagnato da foto segnaletiche di faccia e di profilo, oltre che dal rilievo delle impronte digitali. Tutti gli storici che si sono occupati di questo evento, sanno che la schedatura permise l'internamento e la deportazione degli 'zingari', da parte della Francia e della Germania nazista. Nei campi di morte, i 'residenti' erano invitati a fare una doccia e la morte li raggiungeva poco dopo, causata dalle esalazioni venefiche dello Zyklon B, il gas che i nazisti avevano testato, in previsione degli stermini di massa, sui bambini Rom della Cechia". Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau - Gruppo EveryOne

Nella foto, bambino sinto schedato nel 1935. Le schedature agevolarono l'opera mortifera degli aguzzini di Hitler

Contatto:
Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 334-8429527 - (+ 39) 331-3585406
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Verona, dopo la campagna EveryOne il gip smonta l'inchiesta sugli otto Rom croati accusati di sfruttare i loro bambini

EVERYONE: “TROPPE CONTRADDIZIONI E INFONDATEZZE, DECINE LE MONTATURE COME QUESTA PER ALIMENTARE ODIO RAZZIALE”. IL GRUPPO CHIEDE ANCHE LA RIAPERTURA DEL CASO GIOVANNA REGGIANI: “ROMULUS MAILAT POTREBBE ESSERE INNOCENTE”.

2 luglio 2008 - Il Gip di Verona ha rigettato ieri la richiesta di convalida del fermo degli otto cittadini croati – di presunta etnia Rom - arrestati ieri a Verona dalla Polizia con l'accusa di aver costretto i figli a rubare, minacciandoli di violenze sessuali. Quanto alle presunte minacce di violenza, il Gip ha dichiarato che “in realtà il rapporto affettivo in queste comunità (quelle Rom, n.d.r.) è molto forte. I bimbi non sono né maltrattati né malnutriti”. Secondo il Gip, inoltre, in questa vicenda "il delicato istituto" del fermo è stato "piegato ad altri fini", che "sono tutti gravemente lesivi delle regole, anche costituzionali, che presiedono la libertà personale". Un'intera inchiesta quindi, partita lo scorso gennaio, si smonta.

“Nell'attuale frangente, in cui il governo - e segnatamente il Ministro dell'Interno - vengono stigmatizzati a causa del progetto di schedare anche i bambini Rom, ecco che dalle pagine dei giornali e dal piccolo schermo, puntuale come un orologio, ci aveva raggiunto ieri l'ennesima notizia relativa a un crimine mostruoso, capace di sollevare lo sdegno di tutti, commesso dai ‘soliti’ Rom, nei confronti di piccoli innocenti. La notizia è stata divulgata capillarmente, in fretta e furia, con incredibili contraddizioni e incongruenze nelle decine di pezzi pubblicati o diffusi attraverso le radio e il piccolo schermo”. Lo affermano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, che ieri, come in altri casi passati, aveva attivato una campagna di comunicazione civile alla stampa, agli attivisti e alle istituzioni coinvolti nella vicenda, dimostrando la manifesta infondatezza dei fatti esposti. Continua nella sezione Watching The Sky

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Sbatti lo 'zingaro' in prima pagina. Il caso degli otto Rom croati e le dinamiche della propaganda antizigana

Verona, 1 luglio 2008. "Otto 'zingari' croati costringono i loro bambini a rubare con stupri e torture": dinamiche della propaganda razzista - II Gruppo EveryOne e gli antirazzisti di Anne's Door hanno rivelato in diverse occasioni come la componente razzista che si è impossessata delle Istituzioni italiane sia in grado di manipolare tanto la magistratura (come dimostra una recente, scandalosa sentenza della Cassazione, che di fatto depenalizza la discriminazione razziale contro l'etnia Rom) quanto l'informazione, contando sulla complicità dei media, per istigare il popolo italiano all'odio razziale nei confronti dei i Rom. Nell'attuale frangente, in cui il governo - e segnatamente il ministro dell'interno - vengono quasi universalmente stigmatizzati a causa del progetto di schedare i bambini Rom, ecco che dalle pagine dei giornali e dal piccolo schermo, puntuale come un orologio, ci raggiunge l'ennesima notizia relativa a un crimine mostruoso, capace di sollevare lo sdegno di tutti, commesso dai "soliti" Rom. La notizia è stata divulgata capillarmente, in fretta e furia, con incredibili contraddizioni e incongruenze nelle decine di pezzi pubblicati o diffusi attraverso le radio e il piccolo schermo. Chi l'ha diffusa sentiva la necessità di uscire in contemporanea con la notizia della presa di posizione di Famiglia Cristiana contro le schedature dei Rom e le altre pratiche razziste attuate dal governo italiano e dalle istituzioni locali. Continua nella sezione Club

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Lettera aperte di due scrittrici per ragazzi sulle impronte digitali dei bambini Rom

Come autori di libri per bambini e ragazzi esprimiamo una forte preoccupazione per le iniziative assunte recentemente dal Ministero dell’Interno di usare come metodo di identificazione per i minori Rom la schedatura delle impronte digitali. Troppo spesso, nel documentarci per scrivere le nostre storie, abbiamo incontrato leggi che “per il bene” di bambini emarginati e senza voce in capitolo, hanno di fatto sancito ingiustizie e discriminazioni. Se vogliamo far sì che i piccoli Rom non vivano fra i topi, cerchiamo di integrarli con le loro famiglie, di mandarli a scuola, di toglierli da situazioni di degrado, invece di fare le barricate quando si tenta di sistemarli in situazioni più dignitose.

Qualora questa misura fosse effettivamente attuata, violando a nostro parere i principi che regolano la convivenza civile come la Costituzione, la Convenzione sui Diritti dell'Infanzia approvata dalle Nazioni Unite nel 1989 e ratificata dall’Italia nel 1991, non potremmo fare a meno di provare un forte senso di disagio nel proporre ai nostri piccoli lettori testi che parlano di solidarietà, di incontro fra i popoli o narrano di violenze e prevaricazioni subite dai loro coetanei come se fossero accadute nel passato e non potessero ripetersi mai più. Non vorremmo appartenere a uno Stato che un giorno debba chiedere scusa alle sue minoranze. Vanna Cercenà, Emanuela Nava

Nella foto, la scrittrice Vanna Cercenà

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La Lega Nord a Milano: "I bambini rom portano la TBC. Schedarli con passaporto sanitario"

Secondo Davide Boni, capo delegazione della Lega Nord presso la giunta regionale lombarda, i bambini Rom dovrebbero essere schedati non solo sotto l'aspetto etnico (con tanto di rilievo delle impronte digitali), ma anche sotto quello sanitario, con un'apposita tessera sanitaria e la necesità di vidimazione periodica da parte delle autorità sanitarie del permesso di frequentare la scuola. Non si tratta di una provocazione, ma di un progetto che trova a Milano e in Lombardia ampi consensi istituzionali. Un caso di TBC verificatosi in un asilo di Milano giustificherebbe il provvedimento.

"Il caso di tubercolosi accertato in una scuola d'infanzia milanese - ha dichiarato Boni - dimostra che, oltre ad identificare tutti coloro che vengono a vivere sul territorio italiano, occorre accertare anche le loro condizioni sanitarie: ecco perché riteniamo importante che sia reso obbligatorio il passaporto sanitario, dove siano correttamente riportare le vaccinazioni effettuate. Un documento fondamentale che tutti i bambini italiani e stranieri devono potere esibire. In questo modo non solo verrebbero garantiti il diritto alla salute e la protezione sanitaria di tutti i bambini, ma si eviterebbero anche contagi e il diffondersi di epidemie".

Nella foto, documento di identificazione di un bambino Sinti, 1943

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Razzisti colpiscono nelle Marche. Giovane musicista rom minacciato di morte a Fano. A Pesaro 17enne rom schiaffeggiato e allontanato dalla città

da Il Resto del Carlino, 29 giugno 2008

Rom chiede elemosina davanti all'Auchan:
"Torno fra dieci minuti e ti sparo". A Fano il ragazzo rom di 20 anni ha raccontato che un uomo gli avrebbe detto: "Devi lavorare oppure devi tornare a casa tua'' e poi la minaccia. A Pesaro un 17enne romeno, sarebbe stato insultato, schiaffeggiato e costretto ad abbandonare la città sotto la minaccia di un pestaggio più grave
Pesaro, 29 giugno 2008 - Due giovani romeni sarebbero stati aggrediti ieri a Pesaro e Fano da tre italiani. A denunciarlo è il gruppo umanitario EveryOne. Uno degli aggrediti sarebbe Nico G., 20 anni, promessa della canzone tradizionale rom, che fra qualche giorno si esibirà a Milano con il gruppo Manele Manele nel corso di un meeting contro la ziganofobia.
Il ragazzo ha raccontato agli attivisti di EveryOne che un uomo lo avrebbe minacciato di morte mentre chiedeva l'elemosina davanti al centro commerciale Auchan di Fano. ''Devi lavorare oppure devi tornare a casa tua'' l'avrebbe apostrofato l'italiano. Nico G. avrebbe spiegato che finora nessuno gli ha offerto un'opportunità di lavoro, e che fa accattonaggio per vivere. ''Sai cosa dovresti fare? Dovresti ammazzarti'' avrebbe replicato l'altro, per poi aggiungere: ''Aspettami qui. Torno fra dieci minuti e ti sparo''. Il ragazzo si è allontanato subito. Continua nella sezione Club

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A Pesaro e Fano, nelle Marche, si verificano due aggressioni simultanee nei confronti di giovani Rom. Gruppo EveryOne: "Episodi gravissimi, sintomo dell'odio razziale diffuso da stampa e tv intolleranti". Uno dei ragazzi aggrediti è una promessa della canzone romena, ambasciatore dell'antirazzismo.

Pesaro, 29 giugno 2008. Ieri mattina si sono verificati due gravi episodi di intolleranza razziale a Pesaro e Fano, nelle Marche. A Pesaro Victor C., un ragazzo 17enne romeno di etnia Rom è stato insultato, schiaffeggiato con violenza e costretto ad abbandonare la città sotto minaccia di un pestaggio ben più grave da due italiani di età compresa fra i 35 e i 40 anni. Contemporaneamente, a Fano, all'uscita del centro commerciale Auchan, Nico G., Rom romeno di 20 anni, promessa della canzone tradizionale Rom del genere "Manele", già impegnato in concerti contro il razzismo, è stato oggetto di offese razziste e minacciato di morte da un italiano. "Sono due episodi inquietanti - commentano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, leader del Gruppo EveryOne - due episodi avvenuti simultaneamente in città confinanti, in coincidenza con l'uscita di articoli di propaganda razzista su quotidiani locali. E' bastato che una donna Rom si sottoponesse a una visita medica presso l'Ospedale San Salvatore di Pesaro, servendosi successivamente dei bagni dell'Istituto, perché alcuni giornalisti lanciassero un immotivato allarme, scrivendo addirittura di un'invasione del nosocomio da parte degli 'zingari'. Abbiamo ricevuto personalmente la segnalazione dei due episodi di incivile razzismo - proseguono gli attivisti - e ci sentiamo sempre più preoccupati. Continua nella sezione Watching The Sky

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Firmate la petizione contro la schedatura dei Rom, con o senza impronte digitali

Promotori: La Voix des Rroms - Gruppo EveryOne. Il ministro dell'interno italiano, il leghista Roberto Maroni, ha annunciato recentemente la sua intenzione di procedere con il rilievo delle impronte digitali dei Rrom che si trovano in Italia, compresi i bambini. Con deplorevole cinismo, giustifica questa misura discriminatoria con la necessità di proteggere i minori!
La proposta è stata stigmatizzata da personalità italiane della politica e della cultura, dalla società civile, dall'Unicef, dalla Commissione europea e dal Consiglio di Europa. Maroni, tuttavia, continua a sostenere il suo progetto. Il governo Berlusconi è criticato in Europa e nel mondo democratico per le sue politiche persecutorie nei confronti dei Rrom.

L'Indipendent ha definito questo suo atteggiamento, nell'editoriale del 27 giugno, "un raptus di crudeltà" e ha definito il ministro Maroni come un uomo "tristemente noto per il suo atteggiamento xenofobico". L'editoriale si conclude con questa lapidaria considerazione: "Ogni atto di violenza popolare contro gli stranieri, ogni caso di discriminazione ufficiale nei confronti dei Rrom diminuisce la pretesa del Paese di essere considerato una nazione civile".
Siamo completamente d'accordo e diciamo NO a un atteggiamento che richiama gli anni più foschi della Storia europea e mondiale. Non dimentichiamo che i Rrom sono stati usati spesso come cavie per le politiche di persecuzione e sterminio, come quei bambini Rrom cecoslovacchi sui quali i nazisti sperimentarono lo Zyklon B, prima di utilizzarlo nelle camere a gas.
Firmate la petizione contro la schedatura etnica dei Rom e impedite il ritorno della peste bruna:

http://www.petitiononline.com/08041971/petition.html

Nella foto, una Romnì schedata ad Auschwitz

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Siamo ancora l'Italia delle leggi razziali

di Daniela Malini

Da libero 27 giugno 2008: “Basta prendere la Gazzetta ufficiale europea, 29 aprile 2008, regolamento numero 230, un testo che modifica i termini di rilascio del permesso di soggiorno. Questa norma votata dal consiglio Ue, in vigore dal 19 maggio, prevede che tutti i permessi per extracomunitari che transitano nell’Unione Europea siano corredati dalle impronte digitali («identificatori biometrici»). Anche per i bambini.

Articolo 1, pagina 3: «Il rilevamento delle impronte digitali è obbligatorio a partire dall’età di sei anni». Si calcolano tre anni di tempo per consentire agli Stati membri di adeguarsi. Per la Ue è dunque legittimo che bimbi piccolissimi porgano il ditino al pubblico ufficiale per il rilevamento delle impronte. È indicata insomma la strada di una «schedatura», come chiamano i polemici la proposta Maroni, un metodo di riconoscimento a livello europeo, e che riguarda potenzialmente centinaia di migliaia di bambini del mondo”. Continua nella sezione Club

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Storia, cultura, antiziganismo e musica Rom il 13 luglio a Corsico (Milano)

Corsico è un centro emblematico della condizione di discriminazione in cui vivono i Rom in Italia, ma è anche un punto di incontro per un movimento antirazzista sempre più vivo e consistente. Ecco perché l'incontro del 13 luglio, presso l'Area Pozzi (Via Alzaia Naviglio Trento) risulta particolarmente significativo. Nell'àmbito dell'iniziativa, ha un notevole interesse storico la mostra dedicata alla partecipazione di Rom e Sinti alla Resistenza e quella incentrata sulla comunità Sinti di Buccinasco. Cultura, Storia e una riflessione sulla condizione attuale dei Rom in Italia saranno i temi trattati da Ernesto Rossi, Dijana Pavlovic e Roberto Malini durante il dibatito "Nomadi. Storia, percorsi e integrazione".

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Roberto Maroni insiste con la sua demagogia di razza: "Prenderemo le impronte dei bambini Rom e li toglieremo ai genitori"

Il ministro dell'interno, il leghista Roberto Maroni prosegue con il programma di schedatura attraverso foto segnaletiche e impronte biometriche dei bambini Rom, nonostante le proteste ufficiali dell'Unicef e delle principali organizzazioni antirazziste. La dialettica con cui Maroni difende le proprie politiche persecutorie è quella consueta delle organizzazioni che pongono la pulizia razziale ed etnica fra le proprie priorità: "Voglio portare fino in fondo la mia azione," tuona il ministro, "e non mi farò fuorviare dai sedicenti antirazzisti né dai giudizi di chi conosce poco questa terribile realtà, che fa dell'Italia, da questo punto di vista, uno dei Paesi più arretrati al mondo. Oh sì, io voglio, voglio senza esitazioni affermare i diritti dell'infanzia, dei bambini di vivere una vita normale in condizioni decenti, senza essere inviati all'accattonaggio o peggio ancora. Per fare questo, come disse il ministro Rosy Bindi nel luglio 2007 occorre identificare tutti i minori anche prendendo le impronte digitali. Continua nella sezione Watching The Sky

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A Pavia un bambino Rom salva la vita a un ragazzo italiano. Sarà premiato da Napolitano? No, schedato come un criminale

Pavia, 23 giugno 2008. Un bambino Rom di 9 anni ha salvato la vita a un ragazzo italiano 12enne, che stava per annegare nella piscina del Chiozzo, alla periferia pavese, la mattina di sabato 21 giugno. Il piccolo eroe ha agito con straordinaria prontezza d'animo quando ha visto il ragazzo annaspare, forse colto da un crampo, già con la testa sott'acqua. Nei prossimi giorni il piccolo Rom sarà sottoposto all'umiliante pratica della schedatura obbligatoria, nel corso della quale gli sarà scattata una foto segnaletica e saranno rilevate le sue minuscole impronte digitali, come se si trattasse di un criminale. E la nuova atrocità messa in atto dal ministro dell'interno Roberto Maroni. Sembra di tornare agli anni di Hitler e dei suoi carnefici, che furono anche gli anni dei piccoli eroi ebrei e 'zingari', gli anni dei ragazzini Rom che si batterono contro le SS ad Auschwitz, gli anni di David Rubinowicz, Moshe Flinker e Anne Frank.

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Ministro, giù le mani dai bambini Rom!

di Roberto Malini

Il ministro dell'Interno ha dichiarato di aver intenzione di rilevare le impronte digitali dei bambini Rom. Neanche Mussolini e Hitler arrivarono a tanto, quando avviarono la persecuzione dell'etnia Rom, aprendo la strada al Samudaripen, lo sterminio di un milione di 'zingari'. ''Non sarà certo una schedatura etnica ma un censimento," ha precisato. Quindi ha detto: ''I genitori che sfruttano i figli mandandoli a chiedere l'elemosina perderanno la potestà". Il ministro approfiitta dell'atmosfera condivisa di antiziganismo per acuire la persecuzione della famiglie Rom. Il dovere di uno Stato dovrebbe essere, invece, quello di aiutare i genitori Rom, fornendo loro i mezzi di sostentamento e un alloggio dignitoso, come previsto dalla Costituzione. I bambini Rom sono costretti alla mendicità, come le loro mamme e i loro papà, dallo stato di indigenza ed esclusione in cui si trovano proprio a causa di un governo persecutore.

L'oppressione, le violenze istituzionali, la denutrizione, le malattie e le infezioni che falcidiano i bambini Rom sono gli strumenti con cui lo Stato italiano ha messo in atto l'annientamento dei Rom nel nostro Paese, un luogo di orrore e prevaricazione in cui già ora decine di sgherri mettono le loro manacce addosso ai bambini Rom (quante testimonianze abbiamo raccolto, in tal senso? Tante. Troppe. E non saranno certo le loro intimidazioni, le loro minacce a farci tacere questa mostruosa realtà!). Consentire che gli stessi sgherri, gli stessi aguzzini possano sottoporre i bimbi Rom, oltre che agli abusi consueti, al rilievo delle impronte digitali, ci sembra francamente troppo. Gli antirazzisti e gli antifascisti sembrano, da qualche tempo, essersi risvegliati. Siamo decine di migliaia. Permetteremo questa nuova violazione dei diritti dell'infanzia? Lasceremo che i bambini Rom siano sottoposti a una pratica che non ha precedenti nella Storia delle persecuzioni e dei genocidi? Noi no. Non lasciateci soli.

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Lettera di Pierluigi Vernetto al Console italiano a Londra

Ilustrissimo Console,
ho saputo che il ministro degli Interni ha disposto la schedatura dei Rom anche attraverso le impronte digitali. Mi sembra una ottima iniziativa che risponde ai bisogni urgenti di sicurezza del Popolo Italiano.
La inviterei a convocarmi presso il suo consolato e prendere anche le mie di impronte digitali.
Infatti:
- mio bisnonno era ebreo - razza che giustamente Hitler e Mussolini perseguitarono insieme agli zingari, e che quindi per induzione sarebbe bene perseguitare anche oggi
- il mio cognome è Vernetto ed è chiaramente di origine francese - nostri nemici durante la seconda guerra mondiale e che quindi in qualsiasi momento potrebbero prendersi una rivincita storica ed attaccarci
- il mio albero genealogico si perde verso la metà dell'ottocento, e quindi non soddisfo i criteri hitleriani che prevedevano che si dimostrasse di avere antenati ariani almeno per 7 generazioni
- soffro di artrite alle ginocchia e non sono quindi di sana e robusta costituzione Italiana, ergo da eliminare
- ho fatto l'obiettore di coscienza, dimostrando scarso spirito di obbedienza allo Stato
- un mio compagno di scuola era omosessuale
- ho avuto due fidanzate nere
- so leggere e scrivere e ho gli occhiali (Pol Pot insegna che è meglio non fidarsi degli intellettuali)

Quando deciderete di incamminarmi verso un campo di "rieducazione", la pregherei di non mandarmi a Birkenau, sono nato sulle montagne e la pianura polacca mi deprime. Mi piacerebbe l'Isola di Lipari, sulle orme di Emilio Lussu.

Ringraziandola anticipatamente, le porgo i miei piu cordiali saluti e resto in attesa di una convocazione.

Pierluigi Vernetto

Nella foto, Emilio Lussu

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Decreto Sicurezza: siamo scivolati in un regime poliziesco

Paolo Beni, presidente nazionale Arci, è autore di una nota riguardante l’approvazione al Senato del decreto sicurezza, che Paolo definisce giustamente "uno strappo allo stato di diritto e alla nostra democrazia". Siamo completamente d'accordo e riteniamo che solo se troveremo il modo di fare annullare il provvedimento, portando la sua iniquità all'attenzione delle Istituzioni internazionali, potremo dire di vivere ancora in uno stato di diritto. Non va sottovalutato, inoltre, il potenziamento di un'altra pratica antidemocratica e lesiva dei diritti basilari della persona: l'istituto del processo per direttissima, che di fatto toglie all'imputato colto in flagranza di reato (attestata da quelle stesse autorità che si macchiano di ogni abuso) ogni diritto alla difesa. Recita l'articolo 11 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, al punto 1: "Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa". I processi per direttissima, al contrario, prevedono la condanna di un individuo, anche incensurato, solo in base alla parole di un pubblico ufficiale, senza che l'imputato veda il magistrato che lo condanna né un avvocato difensore. E' un istituto di tipo fascista che purtroppo esiste da tempo in Italia e che ora verrà applicato con frequenza sempre maggiore, trasformando anche il più corrotto e violento degli uomini in divisa in un "giudice di strada" contro cui non esiste alcuno strumento giuridico. Siamo in uno stato di polizia, in un regime che progressivamente toglie alla cittadinanza ogni garanzia costituzionale e reprime i giusti moti antifascisti e antirazzisti con un braccio sempre più forte e al di sopra della democrazia e della giustizia. Roberto Malini

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Razzisti, creatori di panico

"Picchia minorenne incinta per costringerla a chiedere elemosina. Arrestato a Genova dalla Polfer un Rom, denunciato alla magistratura per riduzione in schiavitù". Questo il titolo di un articolo pubblicato su Adnkronos. Il Gruppo EveryOne ha sollevato forti dubbi sulla veridicità delle accuse che sono state rivolte al ragazzo, perché è assolutamente improbabile che la giovane Rom fosse obbligata a chiedere l'elemosina, visto che è l'unico mezzo di sostentamento per lei e il bambino che porta in grembo. L'associazione ha espresso tali perplessità alla Polfer di Genova, mettendola in imbarazzo. Ha chiesto di incontrare la ragazza e il marito di lei, senza alcun esito. L'ipotesi espresa dal Gruppo EveryOne è sensata. Però mi chiedo: quanti uomini italiani (le statistiche parlano di una donna su tre vittima di violenza in casa, forse di più) oggi avranno picchiato, in italia, la loro fidanzata? Quanti l'avranno addirittura violentata? Il problema non è solo se la notizia sia vera o falsa.

Capita mai di vedere pubblicati titoli cosi: "Romano picchia la compagna", "Genovese stupra la fidanzata"? Sarebbe come se ci si accanisse sui romani o sui genovesi, quotidianamente. Purtroppo la realtà ormai è costruita interamente dal sistema di informazione e la gente ci crede perchè ci vuole credere. Un Rom violento fa notizia, ma soprattutto fa paura. E la carta vincente di questo pseudo sistema politico e massmediatico è proprio la paura. Il vero paradosso è che fanno paura persone di cui si è negata e si nega perfino l'identità. Hanno costruito dei fantasmi... hanno colpito il piano più istintuale della gente, hanno lavorato sull'immaginario e sui pregiudizi. Insomma, hanno creato e creano panico, una paura diffusa e slegata da elementi di realtà. Io invece ho paura del clima che sto respirando, del mio vicino di casa che vorrebbe cacciare via tutti gli stranieri. Ho paura delle forze dell'ordine che dovrebbero proteggermi. Ma non è una violazione grave già solo il fatto di inserire in un titolo giornalistico l'etnia di un presunto reo? Non va contro la legge? Perchè non li denunciamo solo per questo? Daniela

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L'Istituto Bergese di Genova, scuola ambasciatrice Unicef, e caffè Shakerato esprimono solidarietà alla famiglia Covaciu

Lo staff di Caffè Shakerato è venuto a conoscenza nei giorni scorsi, attraverso il gruppo Everyone di un gravissimo episodio di violenza avvenuto a Milano, zona Giambellino, nei confronti della famiglia Covaciu, di etnia Rom. Il caso ha voluto che questo ennesimo episodio di rabbia xenofoba si sia consumato nei confronti della bimba rom di 12 anni che, proprio grazie al concorso interculturale sulla creatività espressiva Caffè Shakerato, promosso dall'Istituto Alberghiero Bergese di Genova, aveva meritato a maggio 2008 uno dei premi speciali della giuria: il premio Unicef per i suoi bellissimi disegni.

La bimba, che già espone nel museo di Napoli, nel museo delle Hawaii e che ha anche realizzato una mostra intitolata “Dai topi alle stelle”, era stata presentata al concorso dal gruppo Everyone con cui si era aperta da tempo una collaborazione sul tema dei diritti umani. Genova è stata, insieme a Napoli - la prima città che ha accolto la bimba attraverso l'interessamento dell'assessore alla memoria Madaro- la città che per prima ha lanciato una campagna forte per i diritti del popolo rom. Il gruppo Caffè Shakerato ha segnalato i disegni di Rebecca alla giuria del concorso e ai rappresentanti Unicef per l'attribuzione del prestigioso riconoscimento. L'Istituto Alberghiero Bergese è, del resto, l'undicesima scuola italiana “Ambasciatrice Unicef” proprio per i progetti di collaborazione e solidarietà con tutti i popoli. Lo staff di Caffè Shakerato esprime pertanto sdegno per quanto è accaduto a Milano ed è onorato di aver collaborato, attraverso il concorso interculturale, a portare a conoscenza della cittadinanza genovese e dell'Unicef la storia di Rebecca.

Nella foto, la famiglia Covaciu con Roberto Malini del Gruppo EveryOne

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Segnali da non sottovalutare

Pesaro, 23 giugno 2008. I sopravvissuti alla Shoah Piero Terracina, Tamara Deuel e Nedo Fiano avvertono da tempo che il ritorno di ideologie razziste in alcuni Stati europei, ideologie che colpiscono prevalentemente Rom e migranti "clandestini", non sono che segnali del ritorno di quel "mostro" che produsse l'Olocausto. Ieri a Parigi Rudy Haddad, un ragazzo ebreo di 17, anni è stato pestato con spranghe di ferro da una squadra di giovani. Il motivo dell'aggressione? Il giovane indossava la kippah, il tradizionale copricapo ebraico. Il crimine antisemita di Parigi segue di pochi giorni il duplice agguato perpetrato da agenti di polizia nei confronti della piccola artista Rom Rebecca Covaciu, vincitrice del Premio Unicef 2008, e di suo padre, il missionario cristiano evangelico Stelian, membro del Gruppo EveryOne. Ma i casi di violenze contro i Rom, a Milano e in altre città italiane, sono sempre di più. A Monza molti giovani Rom riferiscono di trattamenti inumani, sadiche torture, pestaggi e furti del denaro raccolto con l'elemosina da parte di un agente di polizia dal mento irsuto che le vittime chiamano, con terrore, "Barboso". A Milano, Roma e altri centri urbani gli sgomberi dei microinsediamenti avvengono - secondo le testimonianze - con metodi crudeli, sia nei confronti degli adulti che dei bambini. Le operazioni di schedatura dei Rom, con rilievo dei dati anagrafici, foto segnaletiche e impronte digitali proseguono a Milano, Roma e Napoli, nonostante le ferme proteste della società civile. Decine di bambini, figli di Rom o immigrati clandestini, vengono inspiegabilmente sottratti ai genitori e affidati ai servizi sociali. I parroci e le autorità vietano e puniscono l'elemosina (che ha un valore centrale nel messaggio del Cristianesimo), estrema possibilità di sostentamento per migliaia di famiglie. Ma la violenza contro lo straniero assume ormai forme imprevedibili: dopo la sconfitta della nazionale italiana di calcio da parte della Spagna, un centinaio di tifosi iberici sono stati aggrediti da un gruppo di italiani dalle teste rasate, armati di spranghe, caschi e bottiglie rotte. A Rimini e Pesaro sono stati diffusi volantini con il simbolo di un partito xenofobo e incitazioni al pregiudizio antisemita, antizigano e omofobico. Un adesivo con il simbolo dello stesso partito è stato applicato su un cartello che indica dove si trova la Sinagoga sefardita di Pesaro, risalente all'inizio del XVII secolo. Sono segnali che annunciano il ritorno del "mostro": non dobbiamo permettere che, nell'indifferenza, si affermino. Mai più. Alfred Breitman

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Rom: Commissione europea risponde a Marco Cappato su sgombero baraccopoli a Milano

Italia sotto infrazione UE per carenze su recepimento direttiva 2000/43/ce su trattamento delle persone indipendentemente dalla razza e origine etnica

Roma, 22 giugno 2008

Il commissario UE alla Giustizia Jacques Barrot ha risposto all'interrogazione presentata dall'europarlamentare radicale dell'ALDE Marco Cappato (nella foto) sullo sgombero da parte del Comune di Milano, di due baraccopoli alla periferia della città, avvenuto il 1° aprile scorso, e sul ventilato rimpatrio degli sfollati, le cui modalità sarebbero attualmente allo studio del Comune. Il provvedimento, si legge nell'interrogazione, sarebbe stato eseguito "senza alcun preavviso, assistenza, presidio medico, o la proposta di soluzioni alternative", facendo sì che gli oltre cento abitanti delle baracche – rom e rumeni, tra cui neonati, anziani e malati – si ritrovassero senza dimora. Marco Cappato aveva chiesto alla Commissione se non ritenesse che l'episodio fosse in contrasto con le risoluzioni del PE in materia di diritti umani e libera circolazione dei rom; se le modalità dello sgombero, soprattutto in mancanza di soluzioni abitative alternative, non costituissero una violazione dei diritti della quasi totalità degli sfollati, in quanto cittadini comunitari, e infine se il rimpatrio di cittadini UE non violasse la direttiva 2004/38/CE sulla libera circolazione.

Barrot ha risposto ricordando che proprio la direttiva 2004/38/CE autorizza gli Stati membri a rifiutare il soggiorno a cittadini dell'UE che non rispettino le condizioni per ottenere tale diritto, anche per ragioni di ordine pubblico, sanità e sicurezza, ma che la stessa direttiva comprende garanzie procedurali come l'obbligo di notifica, completa e di facile compresione, del provvedimento di allontamento che comunque non può essere eseguito prima di un mese dalla notifica, salvo casi di urgenza comprovata. "Se un cittadino dell'UE ritiene che il provvedimento di allontanamento preso nei suoi confronti non sia conforme alla legislazione comunitaria – precisa nel testo della risposta - può presentare ricorso dinanzi ai giudici nazionali". Il Commissario alla Giustizia ha inoltre sottolineato l'impegno delle istituzioni europee nella tutela dei rom sul territorio UE, in particolare tramite fondi per finanziare l'integrazione dei migranti e delle minoranze etniche. E, proprio nel quadro della lotta contro la discriminazione per razza o origine etnica, Barrot ha ricordato il procedimento di infrazione avviato nei confronti dell'Italia e di altri Stati membri, "per le carenze riscontrate nel recepimento della direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica". Continua nella sezione Watching The Sky

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La piccola comunità Rom di Terralba (Oristano) è sotto minaccia di sgombero. Difendiamola!

Un po' di anni fa un gruppo di Rom si è insediato in un terreno sito nel comune di Terralba (Oristano). Dopo qualche tempo, la comunità ha acquistato quel terreno, divenendone quindi proprietaria. Ora, nonostante la proprietà, il comune di Terralba vorrebbe sgomberare la comunità, senza offrire una valida alternativa ai Rom. E' da segnalare che ci sono molti anziani, molti bambibi che frequentano le scuole e non paiono esserci grossi problemi con la comunità terralbese, a parte il fatto che le condizioni in cui vivono i Rom sono di indigenza ed emarginazione. Gli amici dei Rom di Terralba lanciano un accoirato appello: "Aiutateci a evitare la tragedia umanitaria dello sgombero del campo nomadi di Terralba. Mettere in mezzo alla strada famiglie Rom integrate, ma prive di mezzi di sostentamento, equivarrebbe a sterminarle".

Telefono: 0783/85301
Fax: 0783/83341
Inviamo proteste a mezzo email: sindaco@comune.terralba.or.it

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Persecuzione dei Rom: una spirale di violenza, ma cresce la rete antirazzista

di Roberto Malini

Il caso di Rebecca Covaciu e di suo padre, il missionario cristiano evangelico Stelian, è emblematico del clima che circonda oggi il popolo Rom in Italia. Le segnalazioni di atti di violenza, minacce e insulti razzisti nei confronti di Rom, attuate da cittadini italiani, neonazisti o membri delle forze dell'ordine ("presunti membri" sottolineano le autorità) aumentano ogni giorno. Quando le vittime protestano o reclamano i loro diritti attraverso associazioni per i Diritti Umani o i media, si verificano ritorsioni immediate, sempre più dure.

Alcuni Rom, soprattutto romeni, sembrano essersi volatilizzati e le loro famiglie non ne hanno più notizia. Come denunciato dall'europarlamentare ungherese di etnia Rom Viktoria Mohacsi, la pratica della sottrazione dei bambini Rom da parte delle autorità è tuttora in atto e riguarda ormai centinaia di casi. Le madri Rom, che improvvisamente si vedono sottrarre i loro piccoli, tentano in molti casi il suicidio, "anche bevendo benzina o candeggina," ci ha detto un testimone. Continua nella sezione Watching The Sky

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Riflessione sulle violenze che hanno colpito la famiglia Covaciu a Milano

di Andrea Vigni

Gli episodi di ordinaria, brutale repressione e intimidazione subiscono una paurosa accelerazione in senso "cileno": ricordiamo Pinochet?.
I questurini che hanno pestato Stelian non sono schegge impazzite, frangia deviata della polizia di una repubblica civile: sono perfettamente organici al disegno repressivo di questo governo che aspira a diventare compiutamente una dittatura. In altre parole, nella violenza di stato, c'è chi fa il lavoro sporco e chi mostra il volto legalitario dello stato di diritto. La cancellazione di fatto delle garanzie costituzionali è un processo in atto molto più avanzato di quanto noi stessi siamo disposti a renderci conto. Le prove generali di questo iter cominciano dalle fasce sociali più vulnerabili, alla caccia di consenso nel peggiore qualunquismo piccolo-borghese, ma, se non fermate a tempo da un movimento di massa, finiscono presto per colpire ogni forma di opposizione e di diversità sociale, politica, etnica, religiosa. Continua nella sezione Club

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Milano, Stelian Covaciu, Rom e missionario cristiano evangelico, subisce un violentissimo pestaggio, con insulti razzisti e minacce, da parte di due poliziotti in divisa. E' ricoverato in ospedale, in prognosi riservata. Gruppo EveryOne: "L'odio razziale ha ormai contagiato Istituzioni e autorità. E' necessario che le componenti antirazziste e antifasciste italianee dell'Unione europea si impegnino insieme per fermare l'imbarbarimento della nostra società".

Milano, 20 giugno 2008. La città di Milano è ancora teatro di una vile, brutale spedizione punitiva nei confronti di un cittadino romeno di etnia Rom, effettuata questa volta da agenti di polizia in divisa. Dopo l'aggressione avvenuta la mattina del 17 giugno nei confronti di Rebecca Covaciu - la bambina che si è aggiudicata il Premio Unicef 2008 per le sue doti artistiche - e dei suoi familiari, ieri sera, 19 giugno 2008, un altro pestaggio, ancora più violento e inquietante, ha colpito il papà di lei, Stelian Covaciu, missionario della Chiesa Cristiana Evangelica Pentecostale. In seguito al primo, drammatico episodio di matrice razzista il Gruppo EveryOne aveva lanciato un allarme internazionale, coinvolgendo i media nonché numerose personalità della cultura e della politica. Contemporaneamente i deputati radicali – Pd depositavano un'interrogazione urgente al Ministro degli Interni. Immediatamente dopo la nuova aggressione, Gina Covaciu, moglie di Stelian, chiamava ancora Roberto Malini del Gruppo EveryOne che, insieme a una responsabile dell'associazione milanese Naga, allertava un'ambulanza e le forze della polizia di stato, che accorrevano sul luogo dell'agguato e conducevano l'uomo, pieno di contusioni e traumi interni, sofferente e in stato confusionale, presso l'ospedale San Paolo, dove veniva sottoposto ad esami e ricoverato. Continua nella sezione Watching The Sky

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Milano: al Giambellino, caccia alla piccola Rom. Dall'Unicef un premio, da noi gli insulti

di Onofrio Dispenza - Articolo 21

Brutalmente aggredita da due italiani di età compresa fra i 35 e i 40 anni. Lei è Rebecca, 12 anni. Aggredito e insultato anche il fratellino Ioni, di 14 anni. L'una e l'altro spintonati e poi picchiati. Insulti razzisti minacce e botte anche per i genitori, uno dei quali è pastore della Chiesa Pentecostale. A tutta la famiglia, oltre alle botte e agli insulti, l'invito a lasciare immediatamente l'Italia. La famiglia, impaurita, ha tentato di allontanarsi, è stata inseguita, ha chiesto aiuto ai passanti. Nessuno è intervenuto. La mamma di Rebecca e di Ioni, cardiopatica, impaurita, è stata colta da malore. Alla fine, di fronte all'indifferenza di chi aveva visto e non era intervenuto, la famiglia ha dato l'allarme al Gruppo Everyone ( gruppo che, riteniamo, di questi tempi abbia molto lavoro ) e finalmente sono intervenute una volante della polizia e una ambulanza. All'arrivo della polizia negli aggressori è emersa nel suo splendore una immensa vigliaccheria che li ha consigliati alla fuga.
La famiglia braccata nella nostra Milano è la famiglia Covaciu, rumena di etnia Rom, costretta a continue peregrinazioni per le vessazioni, le minacce e gli sgomberi subiti. L'aggressione, nella zona del Gianbellino, dove la famiglia Covaciu si era stabilita, in attesa di rientrare in Romania. "Per sottrarla all'ostilità che colpisce i Rom a Milano", dice all'Associazione Everyone, che ha raccolto la denuncia della famiglia e ha lanciato l'allarme alla polizia.
Mettiamo in fondo alla notizia qualche nota di cronaca per disegnare il ritratto di Rebecca, la piccola della famiglia Rom insultata, spaventata, picchiata e inseguita. La piccola Rebecca Covaciu è la vincitrice del Premio UNICEF 2008 "per le sue doti artistiche applicate all'intercultura", recita la motivazione del riconoscimento. Ci colga una buona dose di rossore per quanto hanno fatto quei due connazionali. Se venissero identificati non avrebbero rivali, a loro l'Oscar dell'ignoranza. L'ignoranza, humus pericoloso di ogni terrore che ha attraversato la nostra storia.

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Barletta, una baracca Rom va in cenere. Incendio doloso?

Barletta, 17 giugno - «Il sentimento per quanto accaduto, qualora le forze dell'ordine accertino che si sia trattato di un atto di violenza, è di dura condanna e biasimo». Così afferma Luigi Terrone, assessore comunale alla sicurezza e legalità del Comune di Barletta, a proposito dell'incendio che nella tarda serata di ieri nel campo nomadi alla periferia della città ha distrutto una baracca temporaneamente disabitata. Un episodio sul quale indagano i carabinieri di Barletta. Se fosse un atto doloso, sarebbe - per Terrone - la prima volta che una cosa del genere accade in 30 anni di convivenza civile e pacifica tra i rom che vivono nel campo e i barlettani: «questo - aggiunge - crea sgomento e preoccupazione». «La città - conclude - deve prendere una posizione univoca e netta perchè quelli sono cittadini barlettani e a quanto accaduto va data una spiegazione». Continua nella sezione Watching The Sky

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Fermiamo il ritorno del nazifascismo, dell'odio razziale, della barbarie che nega i valori dell'uguaglianza e della vita

L'Italia, dopo essersi scandalizzata per le politiche disumane messe in atto dal governo del Regno Unito nei confronti dei profughi, ora ha cambiato strada e "deportazione" è divenuta la parola d'ordine con cui vessare coloro che cercano rifugio in Italia, in fuga da Paesi in cui sono in corso guerre, carestie o altre catastrofi umanitarie. Persino gli afghani, che contano oltre due milioni di profughi accolti da una miriade di Stati, vengono ormai rigettati dalle autorità italiane nello spazio di poche ore, salvo che i loro bambini e ragazzi, la cui permanenza nelle comunità è al centro di un notevole giro di denaro pubblico, vengono trattenuti e affidati ai servizi sociali delle città in cui vengono identificati e arrestati. In attesa del compimento del ventunesimo anno, quando saranno espulsi a propria volta. Il Cpt di Torino è teatro di una serie impressionante di abusi e vessazioni nei confronti degli internati, cittadini extracomunitari in attesa di espulsione.

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"Italians" e il Corriere denunciano mega-ville Rom abusive, macchinoni e scorribande di 'zingari' intoccabili: è la verità o sono solo pregiudizi?

In data 15 giugno, il Corriere della Sera Online pubblica nella rubrica "Italians" la lettera di S. G., che difende - forse inconsapevolmente - l'ondata persecutoria che colpisce i Rom in Italia. "Siamo razzisti." si chiede la lettrice, "se abbiamo paura di questa gente che ci deruba e si approfitta di noi?". "No, questa non è una lettera razzista," le risponde il giornalista Beppe Severgnini, giustificando pubblicamente la serie di accuse che la lettrice rivolge - basandosi su una sua presunta esperienza personale - all'intero popolo Rom. Un utente di Anne's Door ci ha contattato, manifestando indignazione sia per il contenuto della missiva che per la risposta lapidaria. Pubblichiamo qui di seguito la lettera, seguita dalla risposta del giornalista. Contemporaneamente, abbiamo chiesto all'autrice del testo, che innegabilmente manifesta paura e ostilità nei confronti di un'intera razza e non solo verso gli ipotetici autori degli abusi descritti, di comunicarci la località e l'indirizzo presso cui sarebbero edificate le "mega-ville rom" con i macchinoni e gli 'zingari' intoccabili dalle autorità. Nel caso la lettrice o il giornalista ci rispondessero, effettueremo una verifica dei fatti descritti e le opportune controindagini, di cui vi riferiremo i particolari. Se le mega-ville, al contrario, risultassero un'invenzione, ci troveremmo di fronte a un'operazione razzista di enorme gravità. Continua nella sezione Club

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Riceviamo un messaggio particolarmente gradito...

"Cari amici di Anne's Door, vi faccio i miei complimenti per le vostre pagine web. Cito a memoria quanto detto da Moni Ovadia durante il suo ultimo spettacolo, Kavanah: 'Chi fa il carino con gli Ebrei e poi aizza la gente contro i Rom è un verme'. Mi sembra sia buona materia di riflessione. Cordialmente
Federico Gnech, www.olokaustos.org

Nella foto, Moni Ovadia

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Torino, gruppo razzista maltratta i Rom di via Germagnano

Nella serata del 12 di giugno, una decina di personaggi nerboruti
parcheggia le proprie auto di fronte alle baracche di via Germagnano,
uno dei "campi" torinesi dove risiedono centinaia di rumeni, non solo
Rom. Se la prendono con il primo che incontrano, malmenandolo,
minacciano di bruciare il campo, poi riprendono le auto e se ne vanno. Andrea, Torino

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I nostri ladri Rom

"E' vero: abbiamo anche i nostri ladri Rom. E' così. A volte mi domando se, in fondo in fondo, non mi senta persino un po' fiero di loro. Non fraintendetemi, non di quello che fanno, ma del fatto che... esistono. Se non ci fossero, i nostri ladri, non potrei affermare con orgoglio di appartenere a un popolo, i Rom, ma di far parte della razza degli angeli e questo non mi piacerebbe. Eh sì, avere anche i ladri, fra di noi, è una prova tangibile che siamo un popolo come tutti gli altri. La confusione che viene creata fra Rom, migranti, vagabondi e ladri è solo un tentativo - forse inconsapevole - di non riconoscere la nostra esistenza come popolo". S.

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Orrore a Verona: romeno assassinato dai datori di lavoro per incassare assicurazione

Verona, 10 giugno 2008 — Sembra un film dell'orrore, ma è la realtà, la realtà di un'Italia che ha perduto il rispetto della vita umana e che considera gli stranieri alla stregua di carne da macello. Valerio Tancredi Volpe e la sua convivente Cristina Nervo hanno inscenato il macabro suicidio del loro giovane dipendente romeno Adrian Kosmin, 28 anni, il cui cadavere carbonizzato è stato trovato dalle autorità a bordo della sua Rover 25, nella notte fra venerdì e sabato, non lontano dalla A22, in località Cavaion, nel Veronese. Il motivo del crimine, i 900 mila euro del premio dell'assicurazione sulla vita che i due assassini gli avevano fatto stipulare, raggirandolo. Continua nella sezione Watching The Sky

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12 giugno: davanti alla Prefettura di Milano per dire no alle schedature su base etnica e ai provvedimenti persecutori

di Dijana Pavlovic

Il 12 giugno a mezzogiorno alcune associazioni per i diritti del popolo Rom si incontreranno a Milano di fronte alla Prefettura, per dare vita insieme a un presidio con conferenza stampa contro i provvedimenti repressivi che colpiscono Rom e migranti.
L’avvio, nei giorni scorsi, della schedatura su base etnica della popolazione rom e sinta insediata nei campi nomadi comunali e nelle aree private di Milano e Provincia da parte della Prefettura, e non di un normale e utile censimento conoscitivo, è stato accompagnato dall’indignazione e dalla protesta di numerosissimi concittadini che hanno fatto pervenire e continuano ad inviare centinaia di lettere e attestati di solidarietà e condanna.

In questo momento di grande incertezza ed apprensione per l’operato delle Istituzioni, su moltissimi cittadini si stanno infatti scaricando anche gli effetti di una profonda crisi sociale ed economica che ha allargato il divario tra ricchezza, povertà e disuguaglianze, dirottando le paure irrazionali e i problemi reali verso quei soggetti socialmente più deboli, in primis zingari e immigrati, che vengono avvertiti anche come potenziali competitori nella spartizione delle poche risorse ancora disponibili.
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Dalla Ue norme a tutela dei Rom e dei migranti in Italia

Il Gruppo EveryOne e i suoi alleati politici in Europa accolgono con soddisfazione la risposta da parte del Commissario Ue per gli affari sociali alle istanze di giustizia e rispetto dei diritti umani in relazione ai Rom perseguitati in Italia

Da "L'Unità", 9 giugno 2008. Il commissario Ue per gli Affari sociali Vladimir Spidla ha annunciato lunedì a Lussemburgo ai ministri Ue un pacchetto di provvedimenti che prevede un documento sulla popolazione Rom ed una proposta di normativa anti-discriminazione. Lo ha riferito la sua portavoce Katharina Von Schnurbein precisando che il pacchetto sarà varato dalla Commissione europea il 2 luglio prossimo e non il 25 giugno come previsto in un primo momento. Il commissario, secondo quanto si è appreso, si è limitato ad un'informativa ai ministri sul provvedimento a cui non è seguito dibattito in Consiglio.
L'annuncio di un pacchetto di misure specifiche sulle questioni dei rom e delle norme europee anti discriminazione arriva dopo le recenti polemiche sulla situazione che si è venuta a creare in Italia che hanno investito l'Europa sia con la discussione straordinaria del Parlamento di Strasburgo sia con i moniti di Bruxelles al pacchetto sicurezza italiano e alla volontà più volte ribadita del governo italiano di voler istituire un apposito reato di clandestinità per gli immigrati.
A ciò si aggiunge più recentemente la denuncia del commissario per i diritti umani presso il Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, che nel suo ultimo intervento tematico sulla popolazione apolide presente in Europa ha ricordato tra l'altro che l'Italia è uno dei paesi dell'Unione che ancora non ha ratificato la Convenzione europea sulla nazionalità del 1997 e la Convenzione sulla prevenzione della condizione di apolide. Gli apolidi - molti dei quali sono nomadi - sono tutelati infatti dalle leggi europee alla stregua di una particolare tipologia di rifugiati. Essere apolide significa non avere una nazionalità specifica.
Si calcola che vi siano dodici milioni di apolidi, dei quali 640.000 nel Vecchio Continente. Tra essi vi sono rifugiati e immigrati, ma anche coloro che dopo la disgregazione dell'Urss e dell'ex Jugoslavia hanno perso la cittadinanza. Hammarberg ha espresso rammarico per il fatto che solo pochi stati, fra questi non c'è l'Italia, abbiano ratificato la Convenzione europea sulla nazionalità del 1997 e la Convenzione sulla prevenzione della condizione di apolide in relazione alla successione di Stati, del 2006. Quest' ultima è stata recepita solo da due paesi del Consiglio d'Europa, che ne raccoglie 47.

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Lettera aperta a Xavier Jacobelli, direttore responsabile de "Il Resto del Carlino"

Pesaro, 9 giugno 2008.

Egregio Direttore Xavier Jacobelli, ieri pomeriggio mi trovavo a colloquio, durante una manifestazione contro il razzismo a Roma, con alcuni eurodeputati, personalità della cultura e personalità rappresentative della società civile, fra cui Piero Terracina, sopravvissuto ad Auschwitz. Fra i vari argomenti, abbiamo discusso anche del sondaggio promosso dal Resto del Carlino e riguardante i Rom. L'indignazione di tutti è stata grande, perché un sondaggio mirato a definire pubblicamente il grado di indesideratezza di una minoranza etnica ci ha ricondotti a tempi bui. Il professor Saimir Mile, una delle massime autorità mondiali riguardo alla Storia e alla cultura del popolo Rom ha espresso disappunto in riferimento al Vostro sondaggio, affermando giustamente che "non si sa da dove venga l’informazione secondo la quale quale 'le segnalazioni alle forze dell ordine si moltiplicano', ma affermarlo pubblicamente - per di più senza giustificarlo - è di per sé una risposta alla domanda del sondaggio e un'induzione alla risposta da parte dei lettori. Continua nella sezione Club

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Diciamo NO a un sondaggio razzista

Il Resto del Carlino ha attivato un sondaggio che di fatto rappresenta un'istigazione all'odio razziale. E' assolutamente inaccettabile che nell'attuale situazione in cui versa la società italiana, condannata a causa del razzismo delle istituzioni e dei media con Risoluzioni del Parlamento europeo e ammonimenti ufficiali del Comitato delle Nazioni Unite contro le discriminazioni razziali (CERD), un quotidiano nazionale attivi un sondaggio mirato a definire il grado di "asocialità" di una minoranza. Lo fece la propaganda nazista, ma impediamo che lo facciano i media italiani nell'Europa dei Diritti Umani e del rispetto fra i popoli.

Ecco il link a cui trovare i riprovevole sondaggio: http://sondaggi.quotidiano.net/?sondaggio=1119

Chiediamo a tutti gli antirazzisti di inviare e-mail di protesta, esprimendo indignazione e chiedendo al Direttore responsabile e al Vicedirettore di sospendere il sondaggio razzista, mirato a definire il grado di "asocialità" della minoranza Rom, sulle orme della propaganda nazifascista. Se il quotidiano avviasse un sondaggio simile, ma riguardante una minoranza socialmente meno debole di quella Rom, si leverebbe un coro di proteste tale da ottenere l'immediata cancellazione del sondaggio e sanzioni consistenti. Solo l'emarginazione sociale in cui sono relegate le famiglie Rom in Italia rende possibile l'attuazione di un simile abuso. Inviate le email a:

Direttore responsabile
Xavier Jacobelli
Redazione Nazionale
online@quotidiano.net
Vicedirettore
Giuseppe Tassi
Redazione locale "La Nazione"
nazioneonline@quotidiano.net

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Rom: a Roma in 20 mila sfilano in corteo contro la persecuzione razziale

Roma, 8 giu. (Apcom) - Si sono riuniti a piazza del Colosseo a Roma e alle 16 hanno iniziato a marciare fino al Villaggio Globale del Foro Boario: è il corteo dei rom e dei sinti; con loro decine di organizzazioni comprese comunità ebraiche, che protestano contro i campi nomadi "lager moderni", la "deriva razzista" e la "persecuzione" in atto in Italia. Si riconoscono dai cartelli: 'Noi siamo con i rom' e 'Siamo tutti rom'. "Siamo in 20mila", dicono sorpresi e felici gli organizzatori, una partecipazione superiore alle aspettative, pensavano 4-5mila persone e "già sarebbe stato un successo". E invece sono tanti, molti di più, sono arrivati da tutta Italia: Firenze, Pisa, Napoli, Torino, Milano, Bologna, tutti i campi nomadi di Roma e d'Italia hanno mandato rappresentanti. C'è musica, danze. "Un corteo forte e bello, pacifico, grande, qualcosa sta cambiando. C'è stata una bella risposta", dice raggiante Roberto Malini di Everyone , che aggiunge: "Non c'è ostilità, la gente dai bar dai tavolini dei ristorante sorride, è bellissimo".
Il corteo è organizzato da 'Thèm Romanò' in collaborazione con il 'Gruppo EveryOne', il 'Comitato del Casilino 900' e decine di organizzazioni per i diritti del popolo Rom. La manifestazione si concluderà con il "summit" delle organizzazioni per i Diritti Umani. Continua nella sezione Watching The Sky

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Ahmad Rafat riceve il premio 'Ilaria Alpi' per la libertà di stampa

E' membro di 'Information, Saftey & Freedom' per la difesa della libertà di stampa nel mondo. E' una colonna del Gruppo EveryOne.

Roma, 8 giu. - (da Adnkronos) - Va a sorpresa ad Ahmad Rafat (nella foto), vice direttore italo-iraniano di AKI-Adnkronos International, il Premio Giornalistico Televisivo Ilaria Alpi per la libertà di stampa. Il vice direttore di Aki era stato nei giorni scorsi al centro di una vicenda che ha dell'incredibile: gli era stato negato l'ingresso alla Fao , a quanto pare su richiesta della delegazione che accompagnava il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. La vicenda che aveva provocato un coro di proteste e di indignazione si era conclusa con le scuse ufficiali della Fao e la restituzione dell'accredito al vice direttore di Aki. Rafat, che prima di entrare a far parte di Aki ha lavorato per diverse testate italiane e internazionali, è anche membro dell'esecutivo dell''Information, Saftey & Freedom', l'associazione che si occupa della difesa di libertà di stampa nel mondo e denuncia gli attacchi contro gli operatori dell'informazione.

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Manifestazione dei rom e dei sinti contro il "genocidio culturale"

da Liberazione, di Laura Eduati

Non parteciperà l'Opera Nomadi, né rappresentanti di rilievo come Kasim Cizmic, delegato del Forum rom e sinti del Consiglio d'Europa: «Siamo completamente solidali con la manifestazione», spiega Cizmic, rappresentante dei rom di origine yugoslava presenti nel territorio romano, «ma avremmo preferito una festa e non un corteo di natura politica»

8 giugno 2008
Non parteciperà l'Opera Nomadi, né rappresentanti di rilievo come Kasim Cizmic, delegato del Forum rom e sinti del Consiglio d'Europa: «Siamo completamente solidali con la manifestazione», spiega Cizmic, rappresentante dei rom di origine yugoslava presenti nel territorio romano, «ma avremmo preferito una festa e non un corteo di natura politica».
I rom romani come Kasim sono impegnanti ad un tavolo voluto dal sindaco Alemanno, chiedono maggiore integrazione e l'apertura, ad esempio, di mercatini dove i rom possano vendere materiale riciclato. Per il momento esiste soltanto quello di via Longoni. Cizmic teme che un corteo anti-governativo possa, insomma, inficiare le trattative con le istituzioni: «Sediamoci tutti insieme e troviamo delle soluzioni pacifiche», conclude.

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Domenica 8 giugno, corteo Rom per aiutare l'Italia a uscire dalla deriva razzista. Dedicato anche alla giovane romnì Neli, prossima mamma e vittima a Rimini di un pestaggio razzista

Domenica 8 giugno si terrà a Roma il Corteo dei Rom, organizzato da Thèm Romanò in collaborazione con il Gruppo EveryOne, il Comitato del Casilino 900 e decine di organizzazioni per i diritti del popolo Rom. La manifestazione, che inizierà con il raduno (dalle 12 alle 16 in piazza del Colosseo, lato Fori Imperiali) e si concluderà con il "summit" delle organizzazioni per i Diritti Umani al Villaggio Globale del Foro Boario, vede per la prima volta una nutrita rappresentanza di famiglie Rom manifestare contro l'esclusione, la discriminazione razziale, la persecuzione e gli abusi istituzionali che colpiscono i Rom in Italia. "E' in corso una campagna razzista che presenta la gente Rom come una razza dedita ad attività malavitose," dichiarano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, "mentre si tratta, in realtà, di insediamenti composti da famiglie colpite da un pregiudizio razzista così radicato da causarne l'emarginazione totale dalla società italiana. Negli ultimi mesi si sono verificate decine di aggressioni nei confronti dei Rom, che hanno provocato una serie di tragici eventi, fra cui la morte di bambini in fasce. Inoltre atti violenti, stupri di ragazze 'zingare' senza rifugio, epidemie, tentati suicidi. La persecuzione ha posto le basi di una catastrofe umanitaria. Il nostro Gruppo ha denunciato al Parlamento europeo e alle Nazioni unite una sequenza impressionante di abusi istituzionali nei confronti dei Rom, sollevando l'allarme riguardo a 70 mila Rom, fra cui 40 mila bambini, che il prossimo inverno si troveranno in pericolo di vita, quando la temperatura scenderà sotto lo zero e non avranno riparo". Il Corteo dei Rom è sostenuto da decine di personalità della politica, della cultura, dello spettacolo, da testimoni dell'Olocausto ed ex-partigiani.

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Schedatura dai Rom a Milano: indegna tappa di una persecuzione

E' iniziata oggi la schedatura dei Rom a Milano. Gruppo EveryOne: "La società civile deve opporsi a questi provvedimenti razzisti che colpiscono tutti i Rom e i Sinti, dal più povero ed emarginato mendicante ai nomi illustri dei calciatori Ibrahimovic e Pirlo". Anche i testimoni dell'Olocausto Goffredo e Antonia Bezzecchi saranno sottoposti all'umiliazione del censimento etnico. "Mi vergogno di essere italiano," afferma Giorgio Bezzecchi, figlio della Shoah.
Domenica 8 giugno, Marcia dei Rom nella capitale: un corteo per dire basta alla campagna persecutoria.
 

6 giugno 2008
Oggi, 6 giugno, è iniziata la schedatura dei Rom e dei Sinti che vivono a Milano. Si tratta di un censimento effettuato dalle forze di polizia su base esclusivamente etnica. Il Gruppo EveryOne ha espresso una ferma protesta contro tale provvedimento e ha contattato la Prefettura di Milano per chiedere le modalità di tale schedatura. La risposta è stata chiara: la schedatura riguarderà tutti i cittadini Rom, Sinti e Kalé che vivono nel territorio milanese. "Di fronte a una nostra precisa domanda," dichiarano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, "la risposta è stata chiara. Tutti i Rom e i Sinti che stazionano sul territorio Milanese saranno fotografati e schedati, senza eccezioni.

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Razzismo contro i Rom in Italia: audizione al Parlamento europeo
Nasce una rete per i diritti del popolo Rom


Bruxelles, 4 giugno 2008. Mentre in Spagna, nel Regno Unito, in Romania e nel nostro Paese si tengono manifestazioni, cortei e sit-in di protesta contro la persecuzione del popolo Rom in Italia, oggi il Parlamento europeo ha ospitato un'audizione pubblica sulla situazione dei Rom in Europa e in particolare proprio in Italia, dopo i recenti attacchi xenofobici e l'applicazione indiscriminata di misure repressive e spesso violente da parte delle autorità, in violazione della Direttiva 2004/38/CE sulla libera circolazione negli stati dell'Ue e delle Carte che tutelano i Rom. L'europarlamentare Viktoria Mohacsi, dopo aver visitato alcuni insediamenti a Roma e Napoli, rilevando una situazione di emarginazione e povertà intollerabili, ha ribadito la necessità di fare chiarezza sul fenomeno della sottrazione di bambini Rom da parte delle Istituzioni italiane: centinaia di bambini dati in affidamento o adozione, di cui i genitori perdono le tracce.

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I "Gitani" di Spagna e Romania si riuniscono per protestare contro le politche e le leggi razziali italiane

Madrid, 3 giugno 2008. Il Gruppo EveryOne ha stretto un'alleanza fraterna con le associazioni spagnole per i diritti dei Rom. Ieri le principali organizzazioni "gitane" di Spagna si sono riunite davanti all'ambasciata italiana a Madrid per dimostrare contro la persecuzione istituzionale dei Rom in Italia, le politiche sull'immigrazione, la campagna razzista condotta dai principali media italiani, gli innumerevoli abusi - che il Gruppo EveryOne e la Rete Rom internazionale hanno già segnalato più volte all'Unione europea e alle Nazioni unite, fornendo dossier e prove della persecuzione - compiuti dalle autorità e da una parte della cittadinanza, istigata all'odio razziale dalla politica discriminatoria.

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Contro i Rom è stata gettata una semente d'odio

Lettera del Pastore Gaetano Meglio a Roberto Malini

Caro Roberto Malini,
siamo totalmente d'accordo che ovunque si respira un'aria profondamente contraria a quello che dovrebbe essere il sentimento dell'accoglienza del diverso. Come Ministro di Dio mi sto proponendo di gridare forte agli orecchi di quanti ne hanno l'autorità e sono addetti ai lavori, che la Parola di Dio afferma che beata è quella Nazione che non chiude l'orecchio al grido del povero e del bisognoso. Credendosi alcuni di esser diventati saggi agiscono da stolti, poiché quel che l'uomo semina quello raccoglierà! Purtroppo ho il timore che si sia seminata una semenza di un feroce odio. Sappiamo e viviamo sulla nostra pelle l'odio di Caino e sono convinto che tutte queste cose non sono altro il principio di grandi dolori (Evangelo di Matteo cap.26).
Nella speranza che i governanti agiscano con giusto giudizio e non mossi da vedute personali noi siamo chiamati a soccorrere il nostro prossimo, poiché anche noi fummo stranieri in un paese che non era nostro. Voglio ancora sentirmi più vicino a coloro che sono pronti a denunciare violenza e oppressione affinché si agisca come se fossimo un sol corpo. Dio benedica te e il tuo gruppo.

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La "banda delle donne Rom": un'altra montatura?

del Gruppo EveryOne

Roma, 1 giugno 2008. Puntuale come un orologio, in contemporanea con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale delle tre ordinanze del Presidente del consiglio che istituiscono i commissari per l'emergenza Rom, ecco il consueto crimine attribuito all'etnia Rom e subito divulgato dai media con la solita eco sinistra, mirata a presentare gli 'zingari' come il "nemico pubblico numero uno". La notizia non convince. Ecco la sintesi diffusa da Adnkronos:

"Sei donne nomadi hanno rapinato e malmenato un tabaccaio a Roma, nel quartiere della Garbatella. Una di loro, una giovane, è stata arrestata dai carabinieri. La nomade, insieme ad altre cinque complici che sono riuscite a fuggire prima dell'arrivo dei militari, è entrata in una tabaccheria di via Ignazio Persico rubando tutto il denaro contenuto nella cassa, circa 2.600 euro, schede telefoniche per mille euro e numerosi tagliandi del 'gratta e vinci'. Il titolare della tabaccheria ha tentato di fermarle ma è stato malmenato. I Carabinieri sono riusciti a bloccare la giovane, di 20 anni, che è stata rinchiusa in una camera di sicurezza in attesa del processo con rito direttissimo. Le altre fuggitive vengono ricercate".

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Napoli, emergenza rifiuti: Gruppo EveryOne dice no a discarica Chiaiano

del Gruppo EveryOne

Napoli, 1 giugno 2008 - Il decreto del governo che dovrebbe risolvere l'emergenza spazzatura a Napoli è stato considerato dai funzionari di Bruxelles ''in contrasto con la normativa comunitaria in materia di trattamento e smaltimento dei rifiuti''. Senza farsi scoraggiare dalle parole del Presidente del consiglio Silvio Berlusconi, che ha annunciato l'uso della forza contro i cittadini di Chiaiano che manifestano il loro dissenso contro la prevista discarica, il corteo promosso dai comitati antidiscarica di Chiaiano si svolgerà oggi come previsto.

Parteciperanno alla manifestazione centri sociali e associazioni per i diritti civili provenienti da tutta Italia: da Messina e dalla Calabria i No ponte, dalla Val di Susa i No Tav, dal vicentino i No dal Molin, Da Roma numerosi rappresentanti dei Cobas. Saranno presenti inoltre i centri sociali Ska Ancona, Officina 99, Insurgencia e il Gruppo EveryOne.

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Rom e sicurezza: appello del Gruppo EveryOne

All'allarme degli ativisti fanno eco, fra gli altri, Nedo Fiano e Goffredo Bezzecchi, un ebreo e un rom sopravvissuti all'olocausto. In arrivo una task force internazionale di medici e infettivologi per stilare un rapporto europeo

29 maggio 2008. “Per il prossimo inverno esiste in Italia un’emergenza umanitaria che riguarda oltre 70mila Rom attualmente senza tetto, sgomberati a un ritmo quotidiano da case abbandonate, rifugi sotto i ponti, parchi e discariche”. A lanciare l’allarme di un rischio genocidio è il Gruppo EveryOne, a fianco dei testimoni del'Olocausto Nedo Fiano - sopravvissuto ad Auschwitz - e Goffredo Bezzecchi, superstite del "Samudaripen", lo sterminio nazista di un milione di Rom. Anche Amnesty International manifesta la più viva preoccupazione, nel suo Rapporto 2008 sulla situazione dei Diritti Umani nel mondo, sottolineando il clima di discriminazione, segregazione e persecuzione anti Rom che si respira in nel nostro Paese.

“Il Governo Italiano e le istituzioni comunali, provinciali e regionali devono interrompere immediatamente gli sgomberi di persone e famiglie Rom dai loro rifugi di fortuna e provvedere a garantire loro assistenza socio-sanitaria. Gli sgomberi dei micro-insediamenti, attuati con una frequenza che è divenuta quotidiana da parte forze dell'ordine, mettono in mezzo alla strada e in pericolo di vita migliaia di esseri umani innocenti, la maggior parte dei quali sono bambini” affermano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau.

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Assemblea antirazzista a tutela dei Rom: autodifesa, tutela dei diritti umani, organizzazione

Sulla base dell’appello del Comitato Antirazzista milanese, si è svolta il 25 maggio una prima assemblea inter-regionale con una folta rappresentanza di organizzazioni degli immigrati (rom di “via Adda non si cancella”, filippini dell’associazione LAMPADA, Srilankesi del fronte di liberazione JVP, comitato di lotta ex-detenuti di Corelli, delegati di cooperative lodigiane) sostenuti da un centinaio di antirazzisti da Milano, Torino, Lodi, Crema, Pavia, Varese, Bergamo, Rovereto e Bologna.

La decisione fondamentale, su proposta delle comunità rom milanesi, è stata quella di promuovere una manifestazione-meeting per le giornate del 13-14 giugno. Si è individuato il campo “regolare” di Barzaghi-Triboniano (oltre 700 abitanti) come situazione emblematica per sviluppare il percorso di unità e autodifesa che ci proponiamo.
Il campo in questione è uno dei più grandi a livello europeo ed è sottoposto ad un regime semi-carcerario e ricattatorio dettato dal “patto per la legalità” imposto ai rom dalla Casa della carità, oltre che oggetto di continue incursioni poliziesche ormai quotidiane

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Roma, 8 giugno: corteo contro la persecuzione dei Rom in Italia

Dopo l'ultimo delitto crudele della mistificazione e della calcolata disinformazione non si può più restare in silenzio, occorre agire, questo silenzio è assordante e colpevole.C'è un'oscura connivenza tra una parte del giornalismo italiano, una parte delle forze dell'ordine, una parte della politica italiana per giustificare un'incivile repressione. Il 1° Giugno le Associazioni Rom e Sinte in Italia e le associazioni di volontariato, gli artisti, gli intellettuali e le persone di buon senso organizzano a Roma un corteo di protesta civile. Aderite e fate aderire prima che sia troppo tardi!! Occorre ribadire alcuni concetti che vengono mistificati. Tutti credono che i Rom siano solo stranieri. Non è vero!, infatti l'80% dei Rom e Sinti che vivono in Italia sono cittadini italiani. Tutti credono che i Rom sono nomadi. Non è vero!, Infatti la maggior parte di quelli presenti sul territorio italiano sono sedentari. Tutti credono che il campo nomadi è la soluzione ideale. Non è vero!, Infatti i rom arrivati in Italia nei loro paesi di origine avevano le case, il campo non è un tratto culturale della popolazione romanì, ma un'imposizione dovuta alla non conoscenza.Tutti credono che zingaro sia il nome di questo popolo. Non è vero!, infatti il termine corretto è Rom o Sinto. Occorre far rispettare le convenzioni internazionali nei confronti dei Rom, il 70% degli italiani sono razzisti nei confronti dei Rom, la carta dei diritti dell'uomo in Italia per i Rom non vale. Non abbiamo nulla se non il nostro coraggio!! Protesta anche tu!

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Il pacchetto sicurezza minaccia le garanzie fondamentali in materia di procedure d'asilo

 

ROMA - L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime seria preoccupazione per l'eventuale introduzione, con l'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del cosiddetto 'pacchetto sicurezza', di alcune misure particolarmente restrittive per quanto concerne il diritto d'asilo.

Tra le modifiche alla legislazione vigente figurerebbe l'abolizione dell'effetto sospensivo del ricorso avanzato dal richiedente asilo che, in prima istanza, abbia ricevuto una decisione negativa alla sua domanda di protezione. Un richiedente asilo la cui domanda non è stata accolta dalla Commissione Territoriale competente potrebbe quindi essere espulso prima di avere la possibilità di presentare un ricorso o comunque prima che il tribunale competente si sia pronunciato. In tal modo, il ricorso perderebbe completamente la sua efficacia.

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Amnesty: "In Italia rischio di caccia alle streghe"

Amnesty International è una delle grandi organizzazioni per i Diritti Umani cui il Gruppo everyOne fornisce costantemente informazioni, dati e prove rigurardanti la persecuzione del popolo Rom in Italia. Siamo confortati dalla posizione ufficiale che assume ora, pubblicando il Rpporto sui Diritti Umani in Italia 2008. Nel Rapporto 200 l'Italia è equiparata ai regimi in cui sono commesse le più gravi violazioni e i più efferati crimini contro l'umanità, da parte delle istituzioni.

da Adnkronos/IGN, 28 maggio 2008

Secondo il Rapporto 2008 sui diritti umani nel nostro Paese c'è stata "una preoccupante marcia indietro". Ma per l'associazione i governi di tutto il mondo dovrebbero scusarsi per aver collezionato sessant'anni di fallimenti: la tortura ancora in 61 Stati, in 54 processi iniqui e in 77 non c'è libertà d'espressione delle idee.

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Resistenza contro la persecuzione dei Rom: seguiamo l'esempio di "Via Adda non si cancella"

Decine di associazioni, organizzazioni e attivisti per i Diritti Umani ci scrivono, comunicandoci di aver creato cellule di resistenza nonviolenta in tante città italiane, per proteggere i campi e i micro-insediamenti Rom dalla persecuzione istituzionale. L'esempio dei compagni di "Via Adda non si cancella" rappresenta, a nostro avviso, la perfetta realizzazione del progetto di Resistenza nonviolenta a tutela del popolo Rom perseguitato promosso da EveryOne alcuni mesi fa. "Via Adda non si cancella" è indicato come coordinamento efficace e ideale, in linea con le istanze europee del popolo Rom anche da Saimir Mile e Marcel Courthiade, docenti universitari di etnia Rom e promotori dei diritti dei Rom nei più importanti àmbiti istituzionali internazionali. Ecco l'ultimo messaggio che riceviamo dai compagni di "Via Adda non si cancella". Invitiamo tutti gli antirazzisti non solo a partecipare al meeting e alle attività del coordinamanto, ma a diffondere con la maggiore ampiezza possibile le loro iniziative, che rappresentano un modello efficace di azione a tutela dei Rom perseguitati. Da parte nostra, segnaleremo lo straordinario impegno civile dei fratelli di "Via Adda non si cancella" e il valore documentario delle loro indagini e delle loro testimonianze in ogni sede politica e civile internazionale. Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Saimir Mile, Marcel Courthiade - Gruppo EveryOne

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Come difendere i Rom perseguitati

 

Anne's Door e il Gruppo EveryOne ricevono numerosi messaggi da parte di attivisti, antirazzisti o cittadini indignati a causa della persecuzione contro i Rom e ci chiedono come possano rendersi utili. Ecco la e-mail di Pierluigi V.: "Ciao. Sono assolutamente disgustato per la campagna xenofoba piena di menzogne messa in piedi dai fascisti per colpire il popolo Rom. Come posso aiutare? Servono guardie del corpo (scudi umani) nei campi Rom?"

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L'uovo del mostro

di Roberto Malini

Assistiamo a trasmissioni televisive così ciecamente razziste e mistificatorie da risultare - mi auguro che almeno una parte degli italiani lo noti - orridamente grottesche. Non vi è più ritegno, perché l'incitazione al'odio razziale, la calunnia xenofoba, il pregiudizio aberrante sono emanati, ormai, allo stato puro e sui palchi dove i propugnatori della discriminazione e delle purghe etniche si esprimono non vi è più contraddittorio. Questo tipo di eventi mediatici inquinano e spostano il pensiero di una nazione, che viene tradita, ingannata, riportata a ideologie fosche e agli antipodi dei diritti dell'uomo. Non vi è differenza fra come vengono presentati i Rom oggi e come venivano presentati gli ebrei negli anni immediatamente precedenti l'Olocausto. Oltre ai ministri sole e ombra italiani, fra le cui posizioni non si nota più alcuna divergenza, gli autori delle tribune razziste invitano personaggi che vengono presentati come obiettivi, ma la cui missione televisiva è quella di rafforzare i proclami contro Rom e migranti. Matrix ha invitato, in occasione della puntata più recente, un ministro romeno che ha manifestato una certa comprensione nei confronti dell'Italia, sottolineando come il "problema dei Rom" sia sentito anche in Romania, senza dire, però, che la Romania tiene i Rom in una condizione di segregazione ed esclusione sociale seconde solo, per iniquità, alla persecuzione che si svolge in Italia. Almeno a livello subliminale, pare che la seduzione di una soluzione-finale (e non solo sotto l'aspetto culturale) prenda piede anche in Romania.
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Razzismo a Udine: "Mi restituisca il mio voto, professor Honsell!"

di Alessandra Kersevan

Cari amici del Gruppo EveryOne, ho letto i vostri articoli a proposito del pogrom antirom di Napoli, sulla falsità delle affermazioni relative al rapimento e sul progetto razzista che conduce l'attuale governo. Voglio tuttavia segnalarvi che purtroppo ormai anche nel centro sinistra questa mania della "sicurezza" è entrata come un tarlo, che mina qualsiasi progetto di lotta contro il razzismo. Vi segnalo ciò che è successo qui a Udine: le recenti elezioni comunali sono state vinte - in maniera controcorrente rispetto a molte altre parti d'Italia - dal candidato di centro sinistra, l'ex rettore di Udine Furio Honsell. Ebbene appena eletto ha nominato "responsabile della sicurezza" (lo hanno chiamato "security manager"...) il sig. Diego Volpe Pasini, che da almeno vent'anni sta costruendo le sue fortune politiche in una sua battaglia contro i Rom, contro gli immigrati, gli islamici, con una virulenza incredibile. Nella recente campagna elettorale - dov'era anche lui candidato sindaco - ha registrato il suo spot elettorale davanti al campo Rom di Via Monte Sei Busi, nella periferia di Udine, sostenendo che il suo primo impegno era quello di risolvere il problema della presenza degli zingari a Udine. Su internet potete trovare un florilegio delle sue dichiarazion da alcuni anni a questa parte. Vi allego qui sotto una lettera aperta a Honsell che ho inviato al Messaggero Veneto, il quotidiano più diffuso a Udine, che l'ha pubblicata. La cosa più incredibile sono le scarse reazioni che ci sono state anche fra coloro che pure non sono razzisti, c'è una sorta di rassegnazione.

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Rubare i bambini o rubare la verità?

Risponde Vittorio Zucconi - La Repubblica, mercoledì 21 maggio 2008

Sono da sempre contro la pena di morte (è un orrore, vedi scene dell'esecuzione di Saddam Hussein), sono una persona pacifica, ho sempre votato - anche un mese fa, per il centrosinistra, eccetera eccetera eccetera. Ma sono anche papà di due bambini di 4 e 5 anni, e a leggere su Repubblica che 3 malviventi "TENTANO DI RAPIRE BIMBA 3 ANNI", mi chiedo se chi compie o tenta di compiere un orrore come strappare un bambino alla propria famiglia e farlo sparire per sempre non meriti l'ergastolo. Mi risponda di no e giuro che non leggerò mai più nessuna mezza riga che lei scrive. Oppure sì: farò leggere la risposta alla mamma di Denise o al papà di Angela Celentano. Scusi per l'aggressività. Non è per lei, ma per chi non sa fare leggi e farle ripettare non dico su questioni discutibili, ma su delitti limpidamente orribili come questo.
Luigi Antonini

Risponde Vittorio Zucconi. Quando leggo di due casi tanto simili e spaventosi nell'arco di pochi giorni, in questo clima da caccia all'untore, le mie pur vecchie antenne di cronista si rizzano. Possibile che questi Rom proprio adesso, mentre sanno di essere sotto il fuoco incrociato e non metaforico di governo e di popolazione, si lancino in massa a rapire bambini italiani, il peggiore dei reati possibili, penalmente e psicologicamente? Poi inciampo in una storia che nessun TG, certamente non l'orrido TG1 autocelebratorio del momento, vi racconterà, dopo avere dato ampio credito alla mamma sconvolta, una storia che apre qualche dubbio almeno sulla vicenda di Ponticelli che ha scatenato il pogrom e che potete leggere in inglese sul sito dell'organizzazione per i diritti civili Gruppo EveryOne o, in italiano su http://www.annesdoor.com/club.html#195082, grazie a Luca Sofri e al suo "Wittgenstein". Non so, perché sono sempre scettico (non cinico) se questa sia la verità o se sia soltanto la versione della difesa, ma so, e così rispondo anche a lei, che prima di aprire la botola, far correre le palline di cianuro, fare pulizie con le molotov o pompare la siringa, occorre sempre fermarsi e pensare. Non sempre le cose sono quello che appaiono.

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Dibattito sui Rom a Strasburgo: un passo importante per i diritti dei Rom in Italia e in Europa

del Gruppo EveryOne

21 maggio 2008. Ricorderemo il 20 maggio 2008 come un giorno fondamentale, nel corso della lunga campagna contro la persecuzione dei Rom in Italia. Ieri si e' svolto infatti a Strasburgo il dibattito della Commissione europea sulla situazione dei Rom in Italia, una riunione straordinaria che si è tenuta in seguito agli episodi di antiziganismo accaduti in Italia nelle ultime settimane, il cui simbolo è il rogo di Ponticelli. Il dibattito e' stato aperto dal Commissario europeo Vladimir Spidla che ha ha anticipato un impegno della Commissione "per una direttiva europea contro ogni forma di discriminazione e un'azione di agevolazione e coordinamento europeo delle politiche nazionali per l'intergrazione delle minoranze, soprattutto quella rom". Spidla ha rimarcato, riguardo alle ipotesi del governo italiano di espellere i Rom romeni che non hanno casa né mezzi di sostentamento che essi "sono cittadini europei e hanno tutto il diritto di circolare nei paesi membri: l'espulsione per chi non ha risorse sufficienti è una misura estrema e deve essere valutata caso per caso". Il Commissario ha ricordato che in nessun caso la povertà potrà essere motivo di espulsione o altre forme di oppressione. L'Italia e il suo governo hanno subito le accuse più pesanti dalla Commissione, che ha rilevato nelle sue politiche sia la xenofobia che il razzismo.

L'indignazione contro la persecuzione dei Rom in Italia è stata generale, se si eccettuano gli interventi degli eurodeputati della destra e dell'estrema destra italiana. Adrian Severin, socialista romeno, tra i sostenitori della necessità di approvare in Ue lo Stauto Quadro, da tempo caldeggiato dal Gruppo EveryOne, ha detto senza mezzi termini che "si profilano nuove leggi razziali", Elly de Groan, verde olandese ha paragonato Berlusconi a Milosevic e Viktoria Mohacsi del Gruppo Alde, guidata dai Radicali italiani (che insieme al Gruppo EveryOne hanno attivato la campagna che ha condotto all'importante dibattito) attraverso i campi Rom in Italia, nello scorso week-end, ha riferito gli esiti della sua visita: la testimonianza di una persecuzione. Viktoria ha riferito, riguardo all'Italia, una situazione di emarginazione senza uguali in Europa, di povertà, fame, malattie. Ha parlato della mortalità infantile, delle violenze attuate sui Rom dalle forze dell'ordine, della pratica disumana degli sgomberi: centinaia di pogrom di incredibile ferocia, perché i veri pogrom non sono solo episodi come quello di Ponticelli, ma le inumerevoli, odiose operazioni di purga etnica condotte dalle Istituzioni italiane contro famiglie innocenti. Viktoria Mohacsi, insieme ai Radicali e al Gruppo EveryOne, continuerà nella sua missione di smascherare le violenze contro i Rom e gli abusi nei loro confronti, nonostante da più parti si cerchi di smentire la sua testimonianza. Sia tranquilla, l'onorevole Mohacsi, perché le violenze della polizia, gli abusi giudiziari, il prelievo di bambini Rom da parte dei servizi sociali, che li destinano in affido o adozione a famiglie italiane, sono violazioni dei diritti umani di cui anche noi siamo testimoni: sosterremo e appoggeremo questa istanza di giustizia in qualsiasi sede.
Così come ribadiremo in ogni occasione che è necessario fermare immediatamente gli sgomberi, la repressione, la caccia alle streghe messa in atto da un governo che ha perduto la strada dei diritti del'uomo. Il governo italiano rischia sanzioni gravi e ha gettato sulla buona fama dell'Italia tonnellate di fango che sarà difficile lavare. Vi è orrore, oltre che riprovazione, verso delitti istituzionali che colpiscono 100 mila a bambini, 40 mila donne e 40 mila capifamiglia. Viktoria Mohacsi e i deputati radicali hanno messo in rilievo anche le montature razziste dei rapimenti di bambini da parte degli 'zingari', antico pregiudizio che giustificò pogrom, deportazioni, purghe etniche e camere a gas. "Il Gruppo EveryOne, il Partito Radicale Transnazionale, Union Romani, La Voix des Rroms e altre organizzazioni per i diritti dei Rom indicano la strada da percorrere," commenta il professor Saimir Mile, Rom albanese, " che è quella di adottare lo Statuto Quadro del popolo Rom nell'Unione europea". Già: è il momento di sottoporre all'Unione europea lo Statuto Quadro del popolo Rom, un documento elaborato negli anni da giuristi, studiosi e intellettuali Rom, che definisce correttamente l'etnia Rom come una"nazione senza territorio", sola base giuridico-politica per qualsiasi programma relativo all'emancipazione e al rispetto dei diritti di un popolo che per sette secoli è stato schiavo in Europa e per il resto della sua storia nel Vecchio Continente è stato perseguitato e privato di ogni diritto. Nonostante ciò, ha offerto mille anni di contributo culturale, sociale e umano. Il Commissario Spidla ha concluso il dibattito affermando che "la storia europea ci insegna che razzismo ed intolleranza portano alla catastrofe: se non facciamo nostra la lezione della storia, siamo destinati a rivivere la stessa catastrofe".

Nella foto, la famiglia Covaciu, che è fuggita attraverso l'Italia - dalla Milano degli sgomberi alla Napoli dei pogrom - braccata dalla persecuzione, con Roberto Malini del Gruppo EveryOne. La bambina alla sinistra di Roberto è Rebecca Covaciu, piccola artista Rom romena che ha ricevuto il Premio Unicef 2008 a Genova per Arte e Intercultura. Rebecca è protagonista di un appello all'Europa ("Cara Europa"), che sarà presentato nei prossimi giorni alle autorità politiche dell'Unione europea.

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Tre lampadine illuminano il mondo

di Gianluca Carmosino

È accaduto martedì sera in un capannone abbandonato e illuminato con tre lampadine nella periferia est di Roma, perché non potrebbe ripetersi in altre città? Un centinaio di cittadini, poco importa se «militanti» o se rom romeni, si è incontrato per gustare un po' di cibo buono, fare due chiacchiere, ascoltare della musica e guardare il video che racconta l'occupazione di quel capannone da parte di quaranta rom, per lo più donne con meno di diciotto anni e molti bambini [la storia dell'occupazione e il video sono scaricabili dal sito di Carta]. Eppure, nel quartiere non era stato diffuso nemmeno un volantino, la pioggia non si è fermata un attimo per tutto il giorno e il sindaco di Roma si chiama sempre Gianni Alemanno.
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Donn'aroma, il laboratorio delle donne Rom: a Roma, la nuova collezione per la casa e l'abbigliamento

Le donne Rom lavorano instancabilmente, da secoli, anche se l'emarginazione le tiene fuori troppo spesso dal mondo della produzione e del commercio. I loro manufatti uniscono una bellezza antica a un "design" essenziale e a un'inimitabile praticità quotidiana. E' con vera ammirazione che annunciamo la nuova collezione estiva di "Donn'aroma", il laboratorio manufatti donne Rom, a Roma, via dei Bruzi 11/c - San Lorenzo. Continua nella sezione Club

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Allarme razzismo: un altro rapimento-montatura, stavolta a Catania

20 maggio 2008. E' importante che un deputato o un assessore regionale si rechi immediatamente a visitare la coppia accusata del rapimento descritto nell'articolo unito, fatto che si presenta nitidamente come un'ulteriore montatura. Il Gruppo EveryOne ha già rivelato che le dinamiche del rapimento di Ponticelli sono frutto di invenzione; inoltre, ha segnalato che vi sono testimoni in grado di provare l'innocenza di Angelica, la 16enne accusata del ratto di minore (oltretutto, Angelica non è Rom, ma di altra etnia slava, come le autorità sanno perfettamente, tanto che non le hanno fatto incontrare l'Onorevole Mohacsi). Continua nella sezione Watching The Sky

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Gay Pride, simbolo di Memoria, cultura e orgoglio

del Gruppo EveryOne

Il no al patrocinio del Gay Pride è un grave segnale di omofobia. Gruppo EveryOne: "Il Gay Pride è come il Giorno della Memoria per gli ebrei: simboleggia l'unione della comunità GLBT e l'orgoglio della sua cultura. E' un monito contro pregiudizi e persecuzioni. Per sconfiggere l'omofobia, necessario che l'Unione europea riconosca pari diritti nelle unioni civili e in ogni aspetto della vita sociale"

20 maggio 2008. Le dichiarazioni del ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, che ha annunciato l'intenzione del governo Berlusconi di non concedere il patrocinio al Gay Pride hanno suscitato reazioni molto dure da parte delle associazioni per i Diritti Umani. "Per il governo gli omosessuali non sono discriminati," si giustifica la ex velina. "Il ministro non ha una preparazione riguardo al significato delle manifestazioni per i Diritti Umani," commentano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, "il cui significato non è semplicemente quello di combattere la discriminazione, ma di celebrare la presenza e il contributo di una minoranza, già oggetto di persecuzioni, all'interno della società. Secondo la Carfagna, quindi, quando il governo riterrà che gli ebrei non sono più discriminati, negherà il patrocinio al Giorno della Memora o alle Marce dei Vivi? E' inquietante la deriva omofobica in cui le Istituzioni italiane sono cadute, già anticipata da battute infelici di alcuni degli attuali ministri.

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Persecuzione dei Rom in Italia: assemblea Ue per decidere provvedimenti

del Gruppo EveryOne

Razzismo contro i Rom, ispezione Ue in Italia affidata al'eurodeputato Viktória Mohácsi, che dichiara: "Una situazione orribile". Gruppo EveryOne: "L'Europa ascolterà dalla Mohacsi la testimonianza di una persecuzione. L'Ue fermerà il decreto Maroni, che è una legge razziale"

20 maggio 2008. Il Gruppo EveryOne sollecita da tempo, con il sostegno dei Radicali, dei Verdi, del Pse e di altre organizzazioni politiche/attivistiche, l'invio da parte dell'Ue di una commissione di ispezione in Italia, per verificare le condizioni dei campi Rom, a partire dal Casilino 900, simbolo della condizione dei popoli 'zingari' in Italia. La Commissione europea ha scelto l'europarlamentare Rom ungherese Viktoria Mohacsi, che a sorpresa ha visitato nelle giornate del 17 e del 18 maggio prima il Casilino 900 e altri insediamenti romani, quindi alcuni campi di Napoli, incontrando sia i profughi del pogrom di Ponticelli, sia le famiglie che vivono nei campi partenopei più popolosi. Le ispezioni e le interviste effettuate dall'europarlamentare, accompagnata da deputati radicali, saranno presentate domani, 20 maggio, in una relazione dettagliata a Strasburgo, per consentire alla Commissione europea di valutare i provvedimenti da prendere nei confronti delle Istituzioni italiane, a tutela del popolo Rom perseguitato. La Mohacsi, dopo la visita ai campi Rom, ha pronunciato un giudizio molto severo: "La situazione dei Rom in Italia è orribile. È incredibile che in un paese democratico ci siano persone che vivono senza diritti. E' urgente che si attui un programma di integrazione, specialmente per le persone che arrivano dai nuovi stati membri dell'Ue".
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Mehdi ha ottenuto asilo nel Regno Unito

del Gruppo EveryOne

Il gay iraniano Mehdi Kazemi ha ottenuto l'asilo nel Regno Unito. Gruppo EveryOne: "Un successo storico che condividiamo con il Partito Radicale e Nessuno tocchi Caino. Grazie a una campagna straordinaria, cambiano le regole per la concessione di asilo nel Regno Unito e in Europa. Abbiamo vinto perché non accettiamo le leggi inique che azzerano il valore della vita"

20 maggio 2008. Seyed Mehdi Kazemi, il ventenne gay iraniano, membro del Gruppo EveryOne, che ha rischiato in più occasioni di essere deportato a Teheran, dove l'avrebbe atteso a carcerazione, severe punizioni corporali e probabilmente l'impiccagione, ha ottenuto asilo nel Regno Unito. La decisione dell'Home Office gli è stata notificata oggi, lunedì 19 maggio 2008, nel primo pomeriggio. Il ragazzo, che aveva cercato di sfuggire alla deportazione dal Regno Unito in Iran, riparando in Canada, era stato fermato alla frontiere tedesca e trasferito, temporaneamente, in Olanda, una nazione favorevole alla concessione di asilo agli omosessuali iraniani. Ma il 26 febbraio un volo diretto Amsterdam-Londra era stato fissato e una volta nel Regno Unito, Mehdi sembrava destinato alla deportazione a Teheran.

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Lo "Zingaro" è tricolore

Parma, 18 maggio 2008 - L'Inter è campione d'Italia per la sedicesima volta nella sua gloriosa storia. I nerazzurri hanno vinto il terzo scudetto consecutivo vincendo per 2-0 a Parma, nell'ultima giornata di campionato. "Lo Zingaro è stato grande," ha esclamato il centrocampista Dejan Stankovic, commentando l'impresa del protagonista assoluto della partita: Zlatan Ibrahimovic, entrato al 51' e autore di una doppietta storica al 62' ed al 79'.

Zlatan è un esempio dell'orgoglio e della creatività Rom: al Casilino 900 e in altri campi di Roma, Napoli, Milano, Firenze l'impresa dello Zingaro è stata applaudita con entusiasmo, perché Zlatan non è solo nerazzurro, non è solo nazionale svedese, ma è un fuoriclasse Rom, ambasciatore della nuova Europa e dell'Italia di domani, quell'Italia per cui ci impegniamo da tanti anni e che vogliamo diversa: non più razzista, non più in preda alla follia del pregiudizio, ma aperta alla cultura Rom, finalmente capace di ricevere il contributo umano, sociale, culturale e sportivo di 160 mila Rom. R.M.

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Napoli, la 16enne Rom accusata di rapimento è innocente

19 maggio 2008
Il caso di Angelica, ragazza Rom accusata del tentato rapimento di una bambina di sei mesi avvenuto a Napoli, nel quartiere Ponticelli, è una montatura. La testimonianza di Flora Martinelli, la madre della bambina, del padre di lei Ciro e dei loro vicini di casa è falsa. Il Gruppo EveryOne ha indagato accuratamente sull'evento che ha scatenato una vera e propria "caccia al Rom", che da Napoli si è diffusa a macchia d'olio in tutta Italia. "Fin dall'inizio le dinamiche del rapimento non ci hanno convinto, perché chi conosce la palazzina in cui sarebbe avvenuto il reato sa che è praticamente inaccessibile, sia per il cancello che per l'attenta sorveglianza degli inquilini," affermano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. "Vi sono poi discordanze fra le testimonianze della Martinelli, di suo padre e dei vicini.
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Siamo tutti Rom: raccogliamo l'eredità degli eroi 'zingari' del 16 maggio 1944

di Roberto Malini

Il 16 maggio 1944 quattromila Rom internati nello "zigeunerlager" di Auschwitz decisero di opporsi ai loro aguzzini, che secondo programma erano venuti a prelevarli, per condurli nelle camere a gas. Di fronte a un'umanità ridotta in condizioni pietose - formata da nugoli di bambini pelle e ossa, donne e capifamiglia scalzi - si trovava la più potente e organizzata macchina di oppressione morte di tutti i tempi. Non furono solo gli uomini a decidere di non piegare il capo di fronte ai carnefici in divisa; anche le manine ossute dei bimbi e delle donne raccolsero pietre, mattoni, spranghe, rudimentali lame e tutti insieme i Rom di Auschwitz dissero: "No!"
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Unión Romani scende in campo contro il razzismo che colpisce i Rom in Italia

 

19 maggio 2008
Unión Romani, la storica organizzazione per i diritti dei Rom si affianca alle nostre istanze e alle nostre battaglie internazionali.
"Vederndo i gravissimi avvenimenti in Italia, che hanno viste quali vittime i cittadini Rom residenti Ponticelli (Napoli), la Unión Romani ha deciso di iniziare una serie di denunce dirette a difendere i diritti delle persone che, essendo le più deboli in Italia, stanno soffrendo le conseguenze del più cieco razzismo che impera attualmente in Italia. Nel documento allegato si spiega la posizione di Unión Romani e si ettagliano le azioni che stiamo preparando a livello spagnolo ed europeo.

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Intervista a Roberto Malini sulla montatura di Ponticelli: Angelica non ha commesso il fatto e inoltre... non è Rom

19 maggio 2008
Andrea Bilau di Radio Radicale intervista Roberto Malini del gruppo Everyone sulla montatura riguardo al tentato rapimento di un bambino da parte di una Rom a Ponticelli e più in generale sulla caccia al Rom, popolare e istituzionale. Poco dopo aver rilasciato l'intervista in diretta, il Gruppo EveryOne concludeva le proprie indagini relative alla presunta rapitrice di Ponticelli.

Oltre alla conferma di un caso montato, organizzato dalle forze che dominano da posizioni inviolabili la città di Napoli, Angelica è risultata essere una giovane slava e non una Romnì. Non è la prima volta che reati commessi da altre etnie (ma nel caso di Angelica si conferma anche la sua estraneità ai fatti delittuosi che le sono stati attribuiti) vengono addossati ai Rom al fine di giustificarne la persecuzione.

Ascolta l'intervista su Radio Radicale

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Ultime notizie sull'assedio razziale nei confronti dei Rom

del Gruppo EveryOne

19 maggio 2008
La persecuzione dei Rom in Italia ha raggiunto punte di efferatezza, disumanità e abuso ormai intollerabili per i democratici, gli antirazzisti e le persone che hanno mantenuto un barlume di coscienza umana e civile. Il Gruppo EveryOne sollecita da tempo, con il sostegno dei Radicali e altre organizzazioni politiche/attivistiche, l'invio da parte dell'Ue di una commissione di ispezione in Italia, per verificare le condizioni dei campi Rom, a partire dal Casilino 900, simbolo dell'oppressione razziale.

La Commissione europea ha scelto l'europarlamentare Rom ungherese Viktoria Mohacsi, che a sorpresa ha visitato oggi, guidata da una delegazione di Radicali italiani, l'insediamento romano e domani sarà a Napoli per effettuare una serie di ispezioni e verificare le reali dinamiche degli eventi che hanno condotto al pogrom di via Malibran e a una sequenza impressionante di aggressioni, violenze e minacce nei confronti dei Rom. Uno degli episodi su cui intende far chiarezza è il presunto rapimento di cui è accusata (ingiustamente, come il Gruppo EveryOne ha dimostrato) la giovane Rom Angelica, attualmente detenuta presso il carcere di Nisida.
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17 maggio 2008, Giornata Mondiale Contro l'Omofobia: a Firenze si ricorderà l'iraniano Makwan con un cortometraggio e un incontro

Sabato 17 maggio 2008, in occasione della Giornata Mondiale Contro l’Omofobia e la Transfobia, a partire dalle 21,15, si terrà a Firenze, presso l’Altana di Piazza Tasso n. 1 (ex convento delle Leopoldine), la proiezione in anteprima internazionale del cortometraggio “Makwan. Lettera dal Paradiso” di Roberto Malini e Dario Picciau. E' un evento prodotto e organizzato da Arcigay Firenze “Il Giglio Rosa” e dal Gruppo EveryOne, dedicato al ventunenne Makwan Moloudzadeh, impiccato il 5 dicembre scorso in Iran con l’accusa di rapporti omosessuali mentre la campagna internazionale per la sua vita riscuoteva adesioni e mobilitazioni in tutto il mondo. Tradotto anche in inglese e farsi, il corto parteciperà successivamente ai più importanti festival internazionali.

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Napoli, manifesti del Pd contro i Rom: un'altra tappa nel percorso di mistificazione razzista

di Laura Todisco e Roberto Malini

16 maggio 2008
L'enfasi securitaria accomuna il Pd al Pdl. Ieri, infatti, i consiglieri napoletani del Pd Di Marzio, Borriello, Anniciello, De Masi e Moxedano, hanno invitato a "smantellare subito il campo di Ponticelli". A queste dichiarazioni ha fatto seguito l'affissione per le strade della città, da parte del PD, di manifesti in cui si chiede alle istituzioni, alla questura e alla prefettura di procedere allo smantellamento di tutti i campi Rom di Ponticelli. E' indubbio che le posizioni del Pd non si discostino di molto da quelle del Pdl. In entrambi i casi vi è una tendenza irrefrenabile alla purga razziale, da attuarsi strumentalizzando il "problema sicurezza", un problema più paventato che reale, visto che la maggioranza dei crimini più odiosi: stupri e violenze, è compiuta da italiani, mentre il 99 per cento degli altri delitti sono attuati o commissionati dalla criminalità organizzata. All'estero si chiedono in molti come mai politici e media italiani siano intenti a creare una cortina fumogena dietro a cui la criminalità vera, quella che muove miliardi di euro ogni anno con i più loschi traffici, può lavorare assolutamente indisturbata.

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Dopo i fatti di Ponticelli è caccia al Rom in tutta Italia

di Marco Filippetti – l’Unità

15 maggio 2008
Dopo i fatti di Napoli, dove alcuni cittadini del quartiere Ponticelli hanno assaltato e bruciato diverse baracche in un campo nomadi dopo un sospetto rapimento di bambina da parte di una Rom di 16 anni, gli episodi di violenze e di intolleranza verso i “figli del vento” aumentano in maniera preoccupante.
Nella città partenopea le ronde antigitane dilagano, spingendosi soprattutto nelle zone in cui esistono piccoli e grandi insediamenti di Rom. Lo dichiarano gli attivisti del gruppo EveryOne, associazione internazionale di tutela dei diritti umani che da anni si batte per la salvaguardia dei diritti dei popoli Rom e Sinti in Italia. Testimoni vicini all’associazione segnalano diversi episodi di ingiurie, minacce e maltrattamenti inflitti a bambini, donne (anche incinte) e uomini "zingari". I Rom evitano di percorrere le zone popolose della città e le famiglie non rimangono mai isolate.
Elisabetta Vivaldi già assistente dell'eurodeputato ungherese Rom Viktoria Mohacsi, ricercatrice e attivista della cultura e della storia del popolo Rom, in una lettera inviata al sito del gruppo EveryOne scrive preoccupata: «Ho sentito la mia amica sul campo, è disperata perché se non esce per andare a Torre del Greco presso la chiesa dove è sempre andata, non mangia, né lei né i suoi figli, che tra l'altro vanno a scuola. Le ho detto di stare attenta, ho paura che le facciano qualcosa e la lincino, o come mi ha detto, tutti sono in allarme perché temono un'incursione e che anche a loro venga fatta la guerra con le molotov e con le mazze».

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I Rom: l’arte di sopravvivere

di Gennaro Barbieri - www.ifgonline.it

Napoli, 15 maggio 2008. Un foglio bianco, una matita e qualche pastello. Le uniche armi per combattere intolleranza, razzismo e violenza. Un paio di disegni prima di fuggire dalla propria baracca, in attesa che la polizia arrivi a sgomberare il campo. Una fuga concitata, pochi metri e poi l’odore del fuoco. Decine di alloggi bruciati e centinaia di italiani che sghignazzano soddisfatti. Qualcuno brandisce spranghe e bastoni, mentre insulti e minacce scandiscono la violenza. E’ la vita della famiglia Covaciu, ormai abituata a rimuovere il passato e sempre pronta a rimodellare il futuro. Le persecuzioni non si sono esaurite con la fine del regime di Ceausescu. L’ospitale Europa ha donato loro anni di vessazioni e violenze.

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Pogrom di Napoli: è necessaria una presa di coscienza

15 maggio 2008. Il pogrom (termine storico di derivazione russa con cui vengono indicate le sommosse popolari contro le minoranze con il consenso delle autorità) avvenuto ieri a Napoli è un episodio di gravità assoluta. Diversi campi rom della periferia napoletana sono stati attaccati dalla popolazione con spranghe e molotov, si sono udite persone incitare alla pulizia etnica e tutte le famiglie rom sono dovute scappare abbandonando quel poco che avevano, salutati dalle grida di giubilo dei cittadini fautori del raid. Questo è il frutto diretto di una campagna d’odio contro le minoranze rom e sinte, innescato dai sistemi mediatici per individuare nel “diverso” un nemico da combattere, sia esso romeno, cinese, musulmano, o, soprattutto, rom.

Noi, da italiani e italiane gadgè (ossia non rom) amici ed amiche anche del popolo rom e del popolo romeno, non possiamo che condannare queste violenze contro un popolo intero per le responsabilità, non sempre accertate, di singoli. Non accettiamo che si possa cedere ad una tale logica d’odio che porti ad attaccare uomini, donne e bambini solo per la loro cultura, la loro provenienza, la loro religione, la loro “diversità”. Non accettiamo che un problema di giustizia sociale sia ridotto a problema di ordine pubblico e che si calpesti la civiltà soffiando sull’odio contro il prossimo. Non accettiamo che la criminalità sia identificata con una o più etnie. Riteniamo invece che la diffusione dei diritti e la formazione ai doveri debbano essere le uniche alternative alla giustizia fai-da-te e alla violenza degli sgomberi indiscriminati. Chi non prende posizione contro ogni tentazione di pulizia etnica è responsabile quanto chi lancia molotov.
Chiediamo, quindi, a tutti i cittadini e le cittadine di prendere coscienza di quanto sta accadendo e di rigettare una campagna mediatica che diffonde odio razziale, indegno del nostro Paese e della nostra migliore tradizione di civiltà. Popica Onlus - www.popica.org

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Razzismo Rom: tifosi minacciano Pirlo , Ibrahimovic e Mihajlovic


di www.osservatoriosullalegalita.org

15 maggio 2008
"La campagna razziale contro i Rom mette a rischio la loro incolumita'". Lo dichiara il gruppo Everyone sottolineando che il pregiudizio che colpisce il popolo Rom in Italia rischia di degenerare in un'indiscriminata caccia all'uomo.
A Napoli si verificano continue aggressioni nei confronti di Rom. Una baracca di via Malibran è stata data alle fiamme da una banda di razzisti e i 13 occupanti, sei adulti e sette bambini, fra cui due neonati, hanno riportato ustioni e rischiato di morire bruciati. A Ponticelli giovani armati di spranghe hanno aggredito alcuni Rom romeni. In via Argine, inseguimento di bambini Rom da parte di razzisti che nascondevano il volto dietro sciarpe. L'ultimo episodio - sottolinea l'associazione per i diritti umani - ha visto un bambino Rom di circa sei anni aggredito da una ronda in piazzetta San Domenico, schiaffeggiato, insultato e messo a forza sotto il getto di una fontana pubblica.

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Romeno morto in caserma a Fontana Liri: depositata interrogazione parlamentare dei senatori Poretti e Perduca


Gruppo EveryOne: "Vogliamo chiarezza"

 

del Gruppo EveryOne


15 maggio 2008
Il 4 maggio 2008 un romeno di 28 anni è morto dopo essere stato fermato dai Carabinieri di Fontana Liri, in provincia di Frosinone. Le ricostruzioni degli organi di stampa sull’accaduto (un presunto suicidio mentre l’uomo stava per essere congedato dai militari dell’Arma) erano non solo contrastanti, ma anche poco credibili: secondo l’agenzia ANSA del 4 maggio, l’uomo si sarebbe gettato da una finestra al secondo piano della caserma di Fontana Liri, mentre stando a un articolo del quotidiano Il Messaggero, pubblicato on line lo stesso giorno, e a un lancio d’agenzia OMNIROMA, il romeno si sarebbe gettato dalla tromba delle scale dell’edificio, mentre era in compagnia di un carabiniere in sala d’attesa.

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Giovane Rom tenta rapimento: un caso "su misura" per seminare odio contro i Rom

13 maggio 2008
Opera Nomadi di Napoli segnala le prime aggressioni da parte della cittadinanza di Napoli nei confronti di Rom e romeni, fomentati dalla campagna mediatica di stampo razziale attualmente in corso in Italia, campagna mirata - come di consueto, quando la xenofobia e il razzismo divengono strumenti di propaganda per una classe politica indegna - a criminalizzare l'etnia Rom. Il Gruppo EveryOne ha già dimostrato come sia assolutamente inverosimile l'episodio del 10 maggio, quando una ragazzina Rom è stata accusata del rapimento di una bambina di sei mesi nel quartiere partenopeo di Ponticelli. L'evento, amplificato a dismisura dai media, ha seminato odio razziale in lungo e in largo per l'Italia, con conseguenze gravissime per le comunità Rom, già ridotte in una condizione di miseria e segregazione tragica a causa della persecuzione istituzionale. Altri casi simili sono stati montati ad arte nei giorni scorsi e temiamo che gli scrupoli che politici e autorità sapranno porsi nel portare aventi questa follia razziale siano ben pochi. Opera Nomadi, naturalmente, in base a un'esperienza che dura da 45 anni, non crede, come noi, al tentato sequestro. Ospite della trasmissione "Chi l'ha visto?", il presidente di Opera Nomadi Massimo Converso è stato sottoposto a un attacco assolutamente indegno, nel quale è stato velatamente accusato di coprire omertosamente le attività di ratto di minori che i Rom eserciterebbero. Nella realtà, si tratta di un pregiudizio e nessuno zingaro è mai stato condannato per il reato di sequestro di minore! La propaganda razzista, tuttavia, fa leva sulle paure ataviche e discriminatorie che sono presenti nel popolo.

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Nicolae Ceausescu e i Rom

In Italia vi è una scarsa conoscenza dei Rom romeni, delle condizioni di vita in cui versano nel loro Paese di origine e della loro Storia, sia antica che recente. Un operatore sociale di consolidata esperienza che segue da vicino la comunità Rom romena in una grande città italiana ha affermato, nel corso di una nostra conversazione, che quando era al potere, Ceausescu promosse l'integrazione dei Rom nella società romena e li tutelò, emanando una serie di provvedimenti a favore dei loro diritti umani e civili.

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Fermiamo il decreto della vergogna

 

Lettera aperta di Roberto Malini del Gruppo EveryOne a tutti gli antirazzisti

12 maggio 2008
E' in arrivo un decreto sulla sicurezza assolutamente iniquo, frutto dell'ignoranza, dell'incompetenza, ma soprattutto dell'intolleranza, del razzismo e della xenofobia di chi governa abusivamente l'Italia. Scrivo "abusivamente" perché il grande broglio della campagna elettorale che ha condotto alle ultime elezioni non è avvenuto durante lo spoglio delle schede, ma prima: quando un'informazione controllata ha perpetrato il più grande inganno nei confronti del Popolo italiano, convincendolo che il problema della sicurezza in Italia non è costituito dalla criminalità organizzata con le sue connivenze politiche (che muove ogni anno MILIARDI DI EURO e uccide con la violenza, la droga e ogni genere di violazione delle leggi civili), ma dai Rom vestiti di stracci, che muoiono di povertà, fame e malattie nelle baracche e sotto i ponti.

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Napoli: non convincono le dinamiche del rapimento di una bimba da parte di una giovane Rom

di Laura Todisco e Roberto Malini

Napoli, 11 maggio 2008. L'antiziganismo fomentato da politici, autorità di pubblica sicurezza e media dilaga ormai anche nel capoluogo partenopeo, dove da qualche settimana - per aprire la pista all'iniquo decreto Maroni - si cerca da più parti di "sbattere il Rom in prima pagina", cogliendo - o inventando ad arte - il minimo pretesto: furti in appartamento, sfruttamento di minori, legami con la criminalità organizzata. Mancava solo il classico rapimento di bambini, spauracchio inventato dalla propaganda razziale capace di infiammare folle intere contro gli zingari. In realtà, come sia il Gruppo EveryOne che Opera Nomadi hanno dimostrato, negli archivi della magistratura e delle forze dell'ordine quell'odioso crimine che ha indotto nei cittadini italiani tanto odio contro i Rom non esiste. Non esiste nel breve periodo e non esiste nel lungo periodo: nessuna sentenza passata in giudicato né flagrante reato dal 1900 al 2008. Il 10 maggio, puntuale come un orologio, ecco tornare alla ribalta l'inquietante figura della zingara-strega dedita al ratto di infanti cristiani, come se alle madri Rom non bastasse il ricchissimo frutto del proprio grembo.

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Il Samudaripen e il silenzio di Anne Frank

Il 1° agosto 1944 Anne Frank scrisse l'ultima pagina del suo Diario. Nei due giorni successivi, la sua penna restò inerte: forse Anna era inquieta e presagiva l'arrivo della polizia nazista, che il 4 agosto avrebbe interrotto la clandestinità della sua famiglia, gettandola nell'Olocausto. In quelle due giornate di silenzio, ad Auschwitz avvenne una delle più dolorose tragedie del Samudaripen (il genocidio del popolo Rom). Il 2 e il 3 agosto 1944, infatti, i carnefici di Hitler liquidarono lo "zigeunerlager", il campo riservato agli zingari. Da tre a quattromila Rom - bambini, donne e uomini, gli stessi che a primavera avevano opposto un'eroica resistenza ai loro aguzzini - vennero assassinati nelle camere a gas.

Un mese dopo, la giovane Anne varcherà i cancelli della "fabbrica della morte" e sarà testimone del martirio di tante altre ragazze Rom. Vedendole camminare, macilente e nude, verso la morte, Anne piangeva in silenzio, come ha ricordato la sopravvissuta ebrea olandese Rootje de Winter. Il Giovane artista Rom albanese Ferdinant Koçi ricorda le
fanciulle Rom del Samudaripen in una serie di immagini toccanti. Anne's Door ne propone una, che ci ha inviato il professor Marcel Courthiade. R.M.

Nella foto, Ferdinant Koçi, "Giovane donna Rom nel Samudaripen" © Rromani baxt

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Anne Frank e gli zingari

Mercoledì, 3 maggio 1944 Anne Frank scrisse sul suo Diario: "Perché ogni giorno si investono milioni per la guerra e neanche un centesimo per l’assistenza medica, per gli artisti da strada, per i poveri? Perché gli uomini devono soffrire a causa della fame, quando in altre parti del mondo si lasciano marcire i cibi? Perché gli uomini sono così pazzi?".

La giovane scrittrice si poneva domande a cui l'umanità non ha ancora trovato le risposte. Perché si spendono ancora milioni per identificare, braccare e privare delle loro umili baracche e dei loro beni i Rom - sono loro i poveri e gli "artisti da strada" – quando, investendo razionalmente e con umanità lo stesso denaro, si potrebbe risolvere la tragedia della loro condizione di segregazione e indigenza? Perché gli uomini sono così pazzi? Ad Auschwitz, Anne Frank fu testimone del Samudaripen, l'Olocausto che uccise circa un milione di Rom. L'olandese Rootje de Winter, sopravvissuta alla Shoah, ricorda il dolore dell'autrice del Diario di fronte alla persecuzione delle fanciulle zingare: "Riesco ancora a vederla, mentre stava sulla porta e osservava, sulla strada che attraversava il campo, uno stuolo di ragazze zingare nude, condotte verso il crematorio. Anne le guardava e piangeva".R.M.

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Sulla candidatura di Roberto Calderoli a Ministro, il Gruppo EveryOne esprime la sua solidarietà alla Lega Araba

3 maggio 2008
Il Gruppo EveryOne si è impegnato con grande energia contro le violazioni dei Diritti Umani in Iran, ottenendo come risultato una modifica sostanziale delle leggi sull'asilo politico nel Regno Unito e una presa di posizione ufficiale dell’ Unione Europea sulla necessità di tutelare, negli Stati membri, i profughi che corrano il rischio della pena di morte, di un'ingiusta carcerazione o di trattamenti inumani e degradanti qualora fossero rimpatriati nei Paesi islamici di origine, a causa dell'applicazione di leggi integraliste inique. “Combattere il pregiudizio, causa di persecuzione di esseri umani innocenti, è la missione del Gruppo EveryOne e dovrebbe essere l'obiettivo di tutte le organizzazioni umanitarie” dichiarano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau.

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NAPOLI ADOTTA REBECCA, ARTISTA ROM DI 12 ANNI
Una storia di emarginazione e povertà a lieto fine


di Ap Com

Roma, 2 maggio - Si chiama Rebecca Covaciu, è una ragazzina rom di 12 anni, ha una vita di povertà, emarginazione e sofferenza alle spalle, ma è piena di talento: disegna e dipinge.
Rebecca ora ha una chance in più: è stata "adottata" assieme alla sua famiglia dalla città di Napoli, grazie all''intervento dell''assessore alla Memoria del Comune di Napoli Dolores Madaro e della giunta comunale.
Un "Grazie al comune di Napoli" è arrivato dal Gruppo EveryOne, che insieme all'Opera Nomadi ha seguito il caso. Ora Rebecca, soprannominata "la piccola Anna Frank del popolo Rom", è seguita dagli operatori sociali di Opera Nomadi e del Comune, assistita dal Centro Lima e dalla Protezione civile di Napoli, e potrà anche studiare e perfezionare il suo talento.
"La gente crede che siamo tutti ladri - ha confidato Rebecca agli attivisti di EveryOne - ma i miei genitori desiderano solo lavorare e avere una casa, anche piccola. Nessuno, però, ci dà un lavoro ed è solo per questo che gli zingari chiedono l''elemosina".

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Oggi è il Giorno della Shoah, che ci invita a imitare gli eroi

di Roberto Malini

1 maggio 2008. In Israele oggi è Yom HaShoah, il Giorno della Memoria. Si ricordano i martiri e gli eroi dell'Olocausto, nella ricorrenza della rivolta degli ebrei nel Ghetto di Varsavia. Yom HaShoah ci induce a ricordare sei milioni di vittime dell'odio razziale, ma ci esorta anche ad essere pronti al sacrificio per difendere gli ideali di uguaglianza fra i popoli e impedire che si ripetano atti di persecuzione contro le minoranze. Non so quanti di noi abbiano raccolto l'eredità dei morti e dei giusti dell'Olocausto, sono però certo che la Memoria ci chiede di essere pronti a insorgere, come gli eroi del Ghetto di Varsavia, opponendo la nostra fede nei valori dell'antirazzismo e della solidarietà ai carnefici del nostro tempo. I Ghetti di oggi, dove gli aguzzini scatenano il loro odio contro i diversi e i poveri, sono gli insediamenti Rom, il cui simbolo è divenuto il Casilino 900. Ho cari amici fra i sopravvissuti all'Olocausto e ripeto volentieri le parole di una donna straordinaria, Mirjam Pinkhof, che salvò settanta bambini ebrei dalle camere a gas e sopravvisse ai lager: "L'Olocausto non fu un guerra, ma un massacro di innocenti. Conosco un solo modo di ricordarli: essere sempre pronti a dire no. No ai potenti, no alle divise, no al potere quando perde il rispetto della vita umana, quando afferma che vi sono esseri umani che hanno più diritti rispetto ad altri esseri umani".

Il Gruppo EveryOne celebra in silenzio il Giorno della Memoria. Siamo in contatto con i Rom del Casilino 900 e di altri insediamenti minacciati di sgombero dai potenti che hanno perso il rispetto dei Diritti Umani. Si chiamano Berlusconi, Fini, Bossi, Alemanno: hanno un potere quasi illimitato e dispongono di migliaia di sgherri armati, di mezzi cingolati pronti a distruggere. Sono arroganti, privi di scrupoli e possono diffondere le loro menzogne e i loro proclami razzisti grazie alla complicità dei media. Noi siamo pronti a fare scudo alle vittime designate con i nostri corpi. Se l'Europa non ascolterà il nostro grido i allarme e non li fermerà, saremo di fronte alle loro squadre, alle loro ruspe, ai loro cani feroci, ai loro manganelli e alle loro pistole. Diremo no alle loro malefatte, no alla loro violenza, no ai loro pogrom, no alla loro iniquità. Non alzeremo un dito contro di loro, neanche se ci colpiranno e se affermeranno il contrario - come sono soliti fare, per giustificare i loro crimini - mentiranno. Canteremo, tenendoci per mano, come fece a Varsavia Janusz Korczak, l'eroico direttore dell'orfanotrofio di via Krochmalna di fronte ai soldati tedeschi che avevano l'ordine di arrestare e deportare a Treblinka i suoi bambini. Canteremo e ripeteremo il mantra degli eroi e delle vittime: "Mai più".

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Questione sicurezza: il Grande Inganno

1 maggio 2008
I proclami sulla "sicurezza" lanciati agli uomini di punta della destra testimoniano il grande inganno perpetrato nei confronti del popolo italiano. Solo una lunga campagna razziale condotta con il sostegno dei più importanti media ha consentito ai paladini della xenofobia di trasferire (mistificandolo) il problema-sicurezza dalla piaga della criminalità organizzata - che produce delittuosamente miliardi di euro ogni anno, in Italia - alle categorie più deboli e indifese della società: i mendicanti, i senzatetto e soprattutto i Rom. Il 99% dei delitti che avvengono intorno a noi e che terrorizzano la cittadinanza italiana sono opera della mafia - suddivisa nelle sue diverse denominazioni - e solo una falsificazione in totale malafede dei dati e dell'informazione ha permesso ai movimenti razziali - che si identificano ormai in alcune delle principali forze politiche - di condizionare l'opinione pubblica inducendo in essa una percezione distorta della realtà in cui viviamo. Il partito nazionalsocialista promulgò le leggi razziali di Norimberga e preparò il popolo tedesco ad assistere indifferente all'Olocausto con la stessa tecnica. Ci sorprendiamo e ci scandalizziamo a causa delle violazioni dei Diritti Umani perpetrate dai regimi islamici, senza renderci conto che i più gravi crimini contro l'umanità avvengono nelle nostre città, appena dietro l'angolo, dove si rifugiano nell'estremo tentativo di sopravvivere le famiglie zingare, famiglie innocenti che i nostri occhi, abbagliati dai segnali razzisti che ci raggiungono continuamente, vedono attraverso il filtro della paura come bande di malviventi.

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Operazione Frankenstein: come si costruisce il "mostro" straniero

29 aprile 2008
In molte città italiane, da almeno un paio d'anni, le autorità hanno messo in atto una tattica razziale già sperimentata in Germania dal partito nazionalsocialista, alle soglie dell'Olocausto. Potremmo chiamarla "Operazione Frankenstein", perché è mirata a "costruire" mostri stranieri, soprattutto Rom* e romeni, da dare in pasto ai media e all'opinione pubblica. In alcuni casi il mio gruppo e io siamo intervenuti in tempo e abbiamo evitato a persone straniere indigenti e senza tetto di subire questa tecnica mistificatoria tanto inumana quanto illecita, evitando alle vittime designate di subire procedimenti penali e condanne ingiuste. All'inizio dello scorso mese di gennaio abbiamo scongiurato l'arresto di una giovane donna Rom accusata di aver aggredito alcuni agenti di pubblica sicurezza che stavano perquisendo il suo fagotto: la donna aveva in realtà alzato le mani al cielo per supplicare i poliziotti affinché la lasciassero andare.

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Caffè Shakerato, il significato di un progetto

Caffè Shakerato rappresenta un modello sperimentale aperto nato dalla vasta esperienza di un gruppo di docenti, esperti nel settore didattico-educativo, artistico, musicale ed espressivo che nel corso di tre anni a partire dal 2004 operano con un numero crescente di studenti italiani e stranieri, enti culturali e organizzazioni umanitarie.
Il Progetto che attualmente coinvolge scuole secondarie di primo e secondo grado del medio ponente, scuole liguri, le principali organizzazioni umanitarie radicate nel territorio nazionale ed internazionale, scuole di altri paesi e continenti collegate al progetto attraverso l’intermediazione delle suddette organizzazioni, mediatori culturali rappresentativi delle principali culture d’origine dei nostri studenti, rappresentanti del mondo dell’editoria e della comunicazione, è un tentativo di superare la possibile, iniziale, diffidenza verso l’altro, attraverso la conoscenza reciproca e la valorizzazione della dimensione della creatività, elemento comune a tutte le culture. L’idea di movimento, scambio e arricchimento è già implicita nel nome di questo progetto.

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6 maggio a Genova, IV edizione del Concorso interculturale sulla creatività espressiva “Caffè Shakerato”

Martedì 6 maggio a partire dalle ore 9.00 presso il Teatro Verdi di Genova Sestri Ponente si terrà la premiazione del Concorso interculturale sulla creatività espressiva “Caffè Shakerato” IV edizione, promosso dall’Istituto Alberghiero Nino Bergese di Genova “Scuola Ambasciatrice di Buona Volontà UNICEF” in sinergia con il Comune di Genova – Municipalità Medio Ponente.
Il Concorso ha coinvolto studenti di Istituti di ogni ordine e grado e ha visto la partecipazione di ben 15 scuole genovesi e liguri, dell’asilo Interetnico Oasis, della Scuola Laboratorio di ricerca e sperimentazione teatrale del Teatro delle Nuvole, del Gruppo EveryOne, del Carcere maschile di Marassi – sezione a custodia attenuata, del circolo Arci “8 marzo” e anche di realtà di altre regioni italiane.
Hanno patrocinato il progetto il Comune di Genova – Municipalità Medio Ponente, l’Unicef, il Secolo XIX, Radio 19, Coop Liguria, La Lontra editore, la Consulta dei Giovani.
Hanno inoltre aderito al progetto associazioni e organizzazioni umanitarie tra cui Ya Basta, Genova con l’Africa, Genova con il Sahrawi, Music for peace, la Biblioteca Guerrazzi ecc.

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Stupri: il nemico non è lo straniero

 

28 aprile 2008
Il problema delle violenze contro donne e degli stupri è il tema del film svedese "Racconti da Stoccolma", vincitore del Premio Amnesty International al Festival di Berlino. Amnesty International ha avviato la campagna "Il terrore dentro casa" per sensibilizzare l'opinione pubblica nei confronti di un dramma che oggi è particolarmente sentito e che politici e imbonitori di ogni bordo strumentalizzano nelle loro campagne-sicurezza, mistificando i dati di una realtà che riguarda milioni di donne italiane per spargere i semi della xenofobia e del razzismo, facili cavalli di battaglia per conseguire risultati politici sulla pelle di una fascia debole della cittadinanza.

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Festa della Liberazione

25 aprile 2008. Dall'insediamento Rom "Casilino 900", simbolo della nuova persecuzione razziale:

"Ora e sempre, Resistenza!"


di Roberto Malini con citazioni di Piero Calamandrei
 

 

"Infanzia sospesa", foto di Steed Gamero dal Casilino 900

Ai pochi ricordiamo che non muoiono
l'odio, l'iniquità, la crudeltà che nutrono i carnefici,
ma tornano,
quando al giorno glorioso degli eroi
segue l'oscura notte
profonda, fatale,
nemica della pace, della luce,
della pioggia di vita
che irrora la speranza,
uguale in ogni parte come fertile terra.

Ai pochi ricordiamo che "il patto
giurato fra uomini liberi
che si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo"
esiste ancora.

Ai pochi, ai giusti, a chi appartiene
a un solo popolo di uomini
ricordiamo che le persecuzioni
non sono relegate nella Storia,
ma avvengono ancora, vicino a noi,
dove i potenti sono ancora aguzzini
e gli innocenti vittime,
dove è ancora il lupo ad accusare l'agnello:

"Sei tu che mi hai aggredito
e se non sei stato tu, è stato tuo padre".

Ai pochi ricordiamo
che abbiamo armi più potenti
di quelle dei carnefici:
la verità, la giustizia, la memoria
e che con tali armi, non possiamo che vincere:

"Ora e sempre,
Resistenza!”

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Sgombero razzista a Milano: le autorità mettono in mezzo alla strada la piccola "Anna Frank" del popolo Rom
 

di Roberto Malini - Gruppo EveryOne

Milano, 24 aprile 2008. La città della Madonnina si prepara a festeggiare la Liberazione capovolgendone lo spirito. La liberazione che Milano e i suoi politici, una banda di razzisti senza scrupoli, inseguono è quella dai poveri, dalle minoranze deboli, dalle famiglie Rom. Milano dedica mezzi e risorse, impiega decine di agenti della forza pubblica per trasformarsi in una città "Zigeunerfrei", libera dagli zingari. Ho vissuto a Milano per tanti anni e l'ho abbandonata quando da città della solidarietà è divenuta città dannata, in preda a deliri architettonici, fieristici e razziali, come la Berlino di Hitler. Oggi una "squadra di protezione" formata da agenti in assetto antisommossa, agli ordini dell'Obergruppenführer Gianvalerio Lombardi ha compiuto un'operazione di sgombero nei confronti della comunità di Rom romeni, provenienti da Timisoara, che si era rifugiata in un campo del quartiere Giambellino. Il campo era "abusivo": numerose famiglie in condizioni di miseria tragiche si erano rifugiate lì per evitare di morire di fame e malattie nella loro città di origine, dove vivevano in una situazione di segregazione e discriminazione insostenibile. L'azione degli agenti - ma per amor del vero, dopo aver osservato le loro malefatte con i miei occhi, preferisco chiamarli "sgherri" - è stata eseguita con metodi brutali. Uomini, donne e nugoli di bambini sono stati costretti a uscire dalle loro baracche, messi in fila come gli ebrei rastrellati dai nazisti durante l'Olocausto e costretti ad assistere alla distruzione del loro piccolo, miserabile mondo. Le baracche sono state distrutte e date alle fiamme senza che agli occupanti fosse concesso di prelevare i propri pochi beni. Una mamma supplicava gli uomini in divisa: "Per piacere, lasciatemi prendere le copertine per i miei bambini". Un poliziotto le rispondeva con un ghigno: "Non ti servono a niente, perché adesso, con il nuovo governo, vi rimandiamo tutti in Romania".

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Commissione europea, Tajani non ricoprirà la delega di Frattini. Il Gruppo EveryOne: “Decisione che fa onore all’Europa”

23 aprile 2008
E’ di ieri sera la notizia, rilanciata stamani dal quotidiano spagnolo El Paìs, che l’eurodeputato Antonio Tajani, vicepresidente del PPE, e tra i più papabili candidati alla vicepresidenza della Commissione Europea come successore di Franco Frattini, non ricoprirà la delega a Giustizia, Libertà e Sicurezza. Nell’eventualità in cui, infatti, sarà Tajani a sostituire Frattini, al presidente della delegazione di Forza Italia in Europarlamento spetterà la delega ai Trasporti; sarà invece il francese Jacques Barrot, su decisione del presidente della Commissione Europea Barroso, a doversi occupare di giustizia, libertà e sicurezza.

 


“E’ una decisione che fa onore all’Europa” commentano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “EveryOne, così come i diversi deputati europei di quasi tutti i gruppi parlamentari, aveva espresso, con una dura protesta inoltrata ai membri della Commissione, la sua contrarietà alla candidatura di Tajani come successore di Frattini su temi per i quali non solo non c’erano competenze adeguate, ma soprattutto si rischiavano mosse pericolose ai danni di categorie sociali discriminate o, nei casi peggiori, perseguitate, specie in Italia se si pensa agli omosessuali e ai Rom. Omofobia e xenofobia sono atteggiamenti che dovrebbero stare fuori dalle porte del Parlamento Europeo e dovrebbero essere banditi dalla Commissione, così come chi se ne fa portatore. E’ rassicurante” continuano Malini, Pegoraro e Picciau “che Barroso abbia ascoltato le voci di dissenso, impedendo il dilagare di una deriva preoccupante – sempre più diffusa in Italia, con l’ascesa forte di Silvio Berlusconi e della Lega al Governo – soprattutto per il mancato rispetto dei diritti civili e delle libertà fondamentali”.

 

Nella foto, Antonio Tajani

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Fino a dove può arrivare la propaganda razziale delle Istituzioni italiane contro i Rom?

di Roberto Malini – Gruppo EveryOne

23 aprile 2008
Ci si chiede fino a dove può arrivare la propaganda razziale condotta dalle Istituzioni italiane per continuare e magari accentuare, visti gli esiti delle ultime elezioni politiche, la persecuzione contro il popolo Rom. La risposta, purtroppo, è lampante: non esistono limiti, perché la propaganda - che si avvale della complicità di alcuni fra i principali media nazionali e locali - si è posta l'obiettivo di trasformare gli zingari, agli occhi del popolo italiano, nel nemico pubblico numero uno. I dati del Ministero degli Interni sono chiari: l'incidenza dei crimini violenti perpetrati da Rom in Italia è percentualmente senza rilevanza. Assai più elevato è, al contrario, il numero di aggressioni e omicidi compiuti da italiani nei riguardi del Rom. E allora, si chiederà chi non è obnubilato dall'odio razziale, come è possibile che l'Italia si sia convinta del contrario? Come è possibile che praticamente tutti gli italiani siano terrorizzati dal "pericolo zingaro"?

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Piero Terracina, sopravvissuto ad Auschwitz: "Il Pdl ha un'anima fascista e razzista. I Rom in Italia sono una minoranza perseguitata"

di Eleonora Martini (da Il Manifesto, 18 aprile 2008)

«Non basta mettersi la kippah davanti al Muro del pianto, per smettere di essere fascisti. L'hanno fatto in tanti, forse l'hanno fatto in troppi. Io credo che votare per un partito che accoglie gente come Alessandra Mussolini e Ciarrapico dovrebbe essere impossibile per tutti, non solo per gli ebrei, ma anche per i tanti antifascisti che ci sono nel centrodestra. Figuriamoci poi dare il voto ad una destra estrema che si dichiara apertamente fascista. Il problema non è l'apparentamento con Storace, il problema è Alemanno stesso, candidato a sindaco di Roma». È lucido e non ha perso nemmeno un grammo di memoria, Piero Terracina, classe 1928, esponente di spicco della comunità ebraica e colonna portante dell'antifascismo italiano. Terracina aveva 15 anni quando venne arrestato dalle Ss e deportato ad Auschwitz insieme agli altri sette membri della sua famiglia. Tornò a Roma da solo, unico superstite. «Mi denunciarono i fascisti, loro mi consegnarono alle Ss per prendersi il compenso di cinque mila lire. E quando tornai, a 17 anni, senza più nessuno, la prima lettera che ricevetti fu dallo stato italiano che reclamava le tasse arretrate di mio nonno ucciso nelle camere a gas. E solo dopo nove anni ottenni l'aiuto economico che avevo chiesto. Eccolo, è un assegno che non ho mai incassato e che da allora porto sempre con me, guardi: sono 48.065 lire». Allora lo stipendio medio era di 200 mila lire.
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Italia, interrompi la campagna razziale contro i Rom!

di Cizmic Balo e Roberto Malini

20 aprile 2008
Affermare che i Rom sono violenti sarebbe come sostenere che gli italiani sono tutti mafiosi. E' un principio assurdo. Chi sbaglia, chi commette un reato deve pagare per la sua responsabilità individuale, dopo le indagini delle autorità. La legge prevede pene per chi commette i reati, pene che non devono mai essere estese alla sua famiglia, alla sua comunità o al suo popolo. L'Italia dà un pessimo esempio all'Europa ed espone gli italiani all'estero a un grave rischio di ritorsioni: dopo la campagna mediatica xenofoba contro i romeni, cosa potrebbe accadere alla comunità italiana in Romania, se un suo membro commettesse un reato violento? Recentemente la polizia romena ha arrestato un capomafia italiano, ma il popolo romeno non ha scatenato una caccia all'italiano.

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Come risolvere la "questione Rom"

di Cizmic Balo e Roberto Malini

20 aprile 2008
L'episodio riguardante Romulus Mailat fu il pretesto per scatenare una propaganda contro la popolazione Rom in Italia. Abbiamo notato come tale propaganda sia aumentata, da quando la Romania è entrata nell'Ue. Lo Stato italiano commette un grave errore scatenando una guerra mediatica e politica nei confronti dei Rom: dovrebbe invece impegnarsi con le Ong, con i rappresentanti Rom e gli attivisti che conoscono correttamente la realtà in cui i Rom vivono oggi. Solo una stretta collaborazione può risolvere il passaggio dalla discriminazione all'integrazione. Non dimentichiamo che l'Italia, anche nei periodi di maggior tolleranza, non ha mai abbandonato l'idea di segregare i Rom in campi senza qualità, luoghi di segregazione in cui si perde la cultura Rom. Nessuna alternativa civile - né alloggi né insediamenti di qualità - è stata mai attuata con metodo. Come abbiamo scritto più volte e dimostrato cifre alla mano, l'ideologia secondo cui i Rom sarebbero tutti criminali e immorali è infondata: parliamo anzi di un popolo pacifico, che non ha mai fatto guerre e che aborrisce la violenza. Un popolo che, al contrario, ha subito persecuzioni e massacri attraverso i secoli. Eppure, sui giornali si legge quasi ogni giorno il contrario. Finché le Istituzioni rifiutano un vero confronto con chi conosce dal di dentro la cultura e la vita Rom, con chi è in grado di fornire una consulenza corretta, con chi ha i mezzi culturali per promuovere Storia e cultura del popolo Rom, non si compiranno passi significativi sulla via dell'integrazione.

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E' vero che i Rom sono violenti?

di Roberto Malini

20 aprile 2008
Roma. La sera di martedì 30 ottobre 2007 il giovane romeno (di etnia Bunjas) Romulus Mailat aggredisce e uccide Giovanna Reggiani; la notte fra giovedì 17 e venerdì 19 aprile 2008 il romeno Ioan Rus - omonimo di un ministro della Romania - ferisce con un coltello e violenta una studentessa del Lesotho. Due episodi caratterizzati da un'efferatezza inquietante e dalla stessa strumentalizzazione politico-mediatica: ambedue i casi sono stati utilizzati dalla propaganda xenofoba per instillare nel popolo italiano odio contro gli zingari, anche se nessuno dei due aggressori appartiene al popolo Rom. Nonostante i media e i portavoce delle Istituzioni italiane facciano a gara per sollevare l'allarme-sicurezza, i dati relativi a crimini violenti e in particolar modo a omicidi volontari restano oggi in linea con quelli pubblicati all'inizio di quest'anno sul rapporto Eures-Ansa: l'Italia resta uno dei Paesi più sicuri d'Europa, seconda solo alla Norvegia (0,7 contro l'1,0 di Italia, Danimarca, Germania, Spagna; 1,3 di Gran Bretagna; 1,6 della Francia; 2,6 della Svezia; 5,6 degli Usa).

Se è vero che gli omicidi di donne sono aumentati, è anche vero che i loro assassini sono stati individuati nel 75% dei casi all'interno della loro stessa famiglia: è l'uomo di casa, infatti, il carnefice. La famiglia è teatro del 31, 7% degli omicidi, mentre la microcriminalità, spauracchio sbandierato dalla propaganda, raggiunge il 12,7%. In ogni caso, le donne italiane sono più al sicuro di quelle che vivono in Gran Bretagna (indice di rischio rispettivamente 6,6 e 7,7), Spagna (7,8), Giappone (8,1), Norvegia (8,7), Paesi Bassi (9,1), Svizzera (9,5), Germania (10), Australia (10,9), Usa (22). Le cause di morte delle donne tra i 15 ed i 44 anni (fascia d'età prediletta dai femminicidi) sono, tuttavia, molto più frequentemente il tumore, gli incidenti stradali ed i suicidi. E' cresciuto, con l'immigrazione, sia il numero di stranieri vittime (più 19,8% nel 2006 rispetto al 2005) che quello di autori di omicidi (più 31%). In sei casi su dieci si tratta di omicidi 'etnici' o familiari, cioè sia la vittima che l'assassino sono stranieri. Qualcuno si sorprenderà, ma il numero di crimini violenti e omicidi perpetrati da Rom non ha alcuna rilevanza statistica!

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UE, Gruppo EveryOne: “No alla candidatura di Tajani e alle cariche di eurodeputati per Fiore e Romagnoli"

del Gruppo EveryOne – www.everyonegroup.com

19 aprile 2008
Il Gruppo EveryOne esprime la più ferma protesta contro la decisione del PDL, vincitore delle elezioni politiche 2008,di mandare al Parlamento Europeo, in sostituzione degli eurodeputati eletti per il centrodestra, i due neofascisti, propugnatori di ideologie razziali e negazionisti dell'Olocausto Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, e Luca Romagnoli (La Destra-Fiamma Tricolore). L'ideologia xenofoba ed estremista di Roberto Fiore è nota universalmente. Ecco alcune recenti dichiarazioni di Romagnoli: "Le camere a gas? Devo dire francamente che non ho elementi per dire che siano esistite o no"; "Hitler? Fu uno statista che commise degli errori". E riguardo al suo partito: "Chiamarci fascisti è molto riduttivo. Ma del fascismo siamo portatori di alcuni valori, come la socializzazione. Poi, se fascismo significa onestà, dirittura morale, capacità di riconoscere prima lo Stato e poi l'individuo...".

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Agguato omofobo squadrista al circolo di cultura omosessuale Mario Mieli

19 aprile 2008
Mercoledì pomeriggio un folto gruppo di ragazzi di età compresa tra i 20 e i 25 anni ha fatto irruzione presso la sede del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli in via Efeso 2/a a Roma, mettendo a soqquadro l’ingresso dell’associazione, rovesciando scrivania, estintori, divano, quadri e il materiale informativo dell’Associazione.
Solo grazie all’intervento dei soci presenti al primo piano dell’Associazione, i vandali si sono allontananti gridando improperi come “Froci di merda” ed inneggiando al Duce e ai campi di sterminio.
“Temiamo che questa situazione sia collegata al clima elettorale. Se così fosse ci verrebbe da dire, mareggiati e preoccupati, ‘cominciamo bene’” ci ha detto Rossana Praitano, presidente del Mario Mieli.

 


Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli si augura che questo sia stato solo un episodio isolato, anche se grave, e che non si tratti invece di un’azione “programmata”, una sorta di “spedizione pilotata” che potrebbe riproporsi in futuro e che metterebbe a rischio le attività del Circolo Mario Mieli (che opera nella capitale da 25 anni) e l’incolumità e la sicurezza delle persone all’interno dell’Associazione.
Anne’s Door e il Gruppo EveryOne si stringono attorno agli amici del Mario Mieli, ed esortano le autorità e le istituzioni ad approvare al più presto una legge contro la violenza omofobica, nonché a non commettere l’errore di considerare l’episodio come un caso isolato. E’ necessario perseguire i colpevoli di questa vile aggressione, nonché indirizzare le indagini verso gruppi neo-fascisti e neo-nazisti, attivi soprattutto sul fronte di Forza Nuova, affinché si possa fermare l’escalation di violenza razzista, omofoba e xenofoba, in particolare nei confronti della comunità lgbt e della minoranza Rrom e Sinti, in corso da mesi in tutta Italia e in particolare nella Capitale. M.P.

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Appello - denuncia in Europa per combattere la discriminazione che colpisce Rom e Sinti

Caro Roberto Malini, sono al vostro fianco nell'impegno per il Casilino 900 e gli altri campi Rom a Roma e in Italia. E' un momento terribile, per i Rom e i Sinti che vivono sul territorio italiano e le Istituzioni rispondono con la menzogna di fronte alle condanne internazionali. Sanno benissimo che in Italia non esiste più il minimo rispetto per i diritti dei Rom e dei Sinti, ma affermano che la politica repressiva è in realtà una politica per la sicurezza, contro la criminalità. Se vogliamo sopravvivere, se vogliamo avere una speranza, se vogliamo che i nostri bambini possano avere un futuro, è giunto il momento che i Rom e i Sinti che vivono in Italia costituiscano una rete per difendere i propri diritti e - come prima azione - denuncino la persecuzione alla Corte Internazionale dei Diritti Umani. Anche noi, insieme al tuo Gruppo, presentiamo in questi giorni un appello-denuncia alle Istituzioni europee. Cizmic Balo (ERTF UNIRSI)

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Casilino 900: sembra il Ghetto di Varsavia e dobbiamo mobilitarci se vogliamo evitare a tante famiglie Rom una catastrofe umanitaria

di Roberto Malini - Gruppo EveryOne

Roma, 11 aprile 2008. Ieri abbiamo incontrato alcune famiglie al Casilino 900. Prima di raggiungere il campo, siamo stati "messi in guardia" da alcuni cittadini che vivono nel quartiere: "Ma vi rendete conto di che rischio correte, a entrare in quel campo di zingari? Ma non li leggete i giornali? C'è sempre la polizia lì, oggi per un'aggressione, domani per una rapina o per spaccio di droga. Quelli sono come bestie: sfruttano i loro bambini e si nutrono anche di cani e gatti". L'ultima diceria è la più recente e nasce da una notizia diffusa da stampa e televisioni: con una "brillante azione" congiunta, la Questura, il Corpo forestale dello Stato, il Nucleo investigativo per i reati contro gli animali e l'Ufficio per i diritti degli animali hanno infatti confiscato ai Rom del Casilino 66 gatti e 36 cani. "Tutti in pessime condizioni igienico-sanitarie e quasi tutti tenuti alla catena" precisano i solerti funzionari, gonfiando il petto di orgoglio. La verità è la ben diversa: è vero che gli animali vivevano in pessime condizioni igienico-sanitarie, ma solo perché la politica razziale del Comune di Roma ha ridotto il campo in condizioni di miseria tragiche.

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Cattive notizie dal "ghetto" del Casilino 900

10 aprile 2008

Il Gruppo EveryOne sta per incontrare alcuni rappresentanti del Comune di Roma. L'invito ricevuto ci aveva indotti, in un primo momento, a credere nella possibilità di un dialogo, nella presenza di uomini e donne - anche se pochi - capaci di rivedere, in nome dei Diritti Umani, le posizioni cinicamente e crudelmente razziste tenute fino a ieri. Nessuna tregua, tuttavia, è stata concessa ai Rrom del Casilino 900, insediamento che le forze dell'ordine, ossequienti agli attuali programmi di purga razziale, hanno trasformato in un ghetto, un luogo di pena in cui le famiglie Rrom hanno perso lo status di "esseri umani". Ci pervengono dal campo notizie sempre peggiori, notizie che suscitano in noi e in tutte le persone che credono nella giustizia sociale, nell'uguaglianza fra i popoli e nei valori della civiltà e della solidarietà incredulità, disapprovazione, amarezza.

 

 

Domani le ruspe percorreranno ancora il Casilino 900 e la loro opera di distruzione sarà protetta dal solito stuolo di gendarmi e sgherri. Decine di baracche demolite provocheranno un nuovo dramma, lasceranno altre famiglie senza casa, visto che nessuna alternativa è stata predisposta per loro. Le demolizioni saranno come sempre accompagnate da insulti razziali e minacce da parte degli aguzzini in divisa. Davvero, non vi è pace per i Rrom e troppi sono i loro persecutori, animati da odio e intolleranza. Ecco le più recenti "notizie dal Ghetto":

"Oggi 8 aprile nuovo intervento della Polizia (di stato, municipale, cinofila, forestale) a Casilino 900. In previsione dello sgombero annunciato per maggio sono state individuate 36 baracche da demolire, operazione che avrà luogo a partire da domani, giorno in cui il rappresentante rom del campo Najo Adzovic (cellul 3409756277) indice una conferenza stampa". M.B.

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8 aprile, Giornata mondiale del popolo Rrom

A Parigi, dal 7 al 12 aprile 2008, Giornata Mondiale del Popolo Rrom e settimana della Cultura Rrom; programma completo: http://journee-mondiale-rroms.org. L'8 aprile si celebra, a Parigi e in tutto il mondo, il Romano Dives, la Giornata internazionale della nazione Rrom, in ricordo dell'8 aprile 1971 quando a Londra si riunì il primo Congresso internazionale del popolo Rrom e si costituì la Union Rromani, la prima associazione mondiale dei Rrom, riconosciuta dall'ONU nel 1979. Le discriminazioni iniziate dal loro arrivo in Europa almeno cinque secoli fa e culminate con il Samudaripen, l'Olocausto Rromo, in cui persero la vita nei campi di sterminio nazisti almeno 500 mila Sinti e Rrom, non sono certo in diminuzione. In tutta Europa assistiamo a sempre maggiori fenomeni di intolleranza nei confronti di questa minoranza etnica. E' il caso dell'Italia con i suoi campi nomadi fortemente lesivi dei più elementari diritti umani viste le ubicazioni di molti campi nei pressi di discariche o condizioni ambientali svantaggiate: una situazione da vero e proprio regime di apartheid come è stato definito in un rapporto dell'ERRC (European Roma Rights Center).

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Casilino 900: nonostante gli appelli, le autorità romane trasformano il campo in un ghetto dove ogni diritto umano è violato

Un testimone della persecuzione al campo Rrom di Casilino 900 ci invia notizie preoccupanti. Nonostante gli appelli, le Istituzioni romane mostrano un volto disumano e stanno trasformando l'insediamento in un vero e proprio ghetto, un luogo in cui nessuna libertà individuale, nessun diritto costituzionale è riconosciuto. Come a Milano, le autorità di Roma non nascondono più l'ideologia fascista, il programma razziale che sta a monte delle loro operazioni.
 


Continuano le operazioni di polizia, peraltro annunciate, a Casilino 900. Da questa mattina il campo rom alla periferia est di Roma è circondato dalle forze dell'ordine e non si può entrare o uscire. Una signora aveva una visita medica prenotata ma le è stato sequestrato il mezzo e non è potuta andare. I bambini non sono andati a scuola. Ieri sono stati sequestrati i cani, anche quelli regolarmente accuditi dagli abitanti del campo. Non si riesce ad avere informazioni su ciò che sta accadendo, sulla data del minacciato sgombero. Una situazione di incertezza, precarietà assoluta e paura sta tormentando la comunità. C.P”.

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Casilino 900: Annamaria Addante, Presidente del Municipio VIII, risponde al Gruppo EveryOne

Roma, 7 aprile 2008. Annamaria Addante, Presidente del consiglio del Municipio VIII risponde alla "Lettera aperta" inviatale l'altro ieri da Roberto Malini a nome del Gruppo EveryOne. Ecco il testo della risposta: "Io non mi macchio di nessun crimine, la prego di andare a visitare il Casilino 900 prima di parlare. I Rom sono rimasti una minoranza e non ci hanno mai dato fastidio visto che il campo esiste da 40 anni. Solo che oggi oltre i Rom c'è di tutto, spaccio, rapine, furti e inoltre bruciano notte e giorno materiale tossico per ricavarne il rame e facendo respirare diossina sia a noi cittadini che a quegli innocenti bambini che vivono in quel campo. Io mi adopererò per far trasferire il campo in una situazione di vivibilità, chiedendo di arrestare o rimpatriare tutti coloro che delinquono. La sua organizzazione, perché non va al campo a dire di non bruciare, non spacciare droga, non rubare? Non tutti i poveri sono brava gente. Inoltre mi permetta di dirle che i nuovi aguzzini sono quelli che cercano di mettersi in pace la coscienza difendendo i Rom dai salotti buoni e si muovono solo quando si parla di sgombrare. Ritengo che come si vive oggi nel Casilino 900 vi dovrebbe fare indignare, io ci sono andata a vedere e farò di tutto affinché quella gente non viva più in quel modo, ma certo non difenderò né gli spacciatori né i delinquenti. Il nostro Municipio sta facendo tutto il possibile per aiutare i Rom e per l'inserimento scolastico: vada a vedere il campo di Salone e non confonda chi vuole la legalità e il rispetto dei diritti umani per tutti e non solo per i Rom, perché anche i cittadini hanno diritto a non respirare diossina. Cordiali saluti, Annamaria Addante".

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Lettera aperta ai direttori dei manicomi

di Antonin Artaud (1935)

Signori, le leggi e le convenzioni vi concedono il diritto di valutare lo spirito umano. Questa giurisdizione sovrana e indiscutibile voi l'esercitate a vostra discrezione. Lasciate che ne ridiamo. La credulità dei popoli civili, dei sapienti, dei governanti dota la psichiatria di non si sa quali lumi sovrannaturali. Il processo alla vostra professione ottiene il verdetto anzitempo. Noi non intendiamo qui discutere il valore della vostra scienza, né la dubbia esistenza delle malattie mentali. Ma per ogni cento classificazioni, le più vaghe delle quali sono ancora le sole ad essere utilizzabili, quanti nobili tentativi sono stati compiuti per accostare il mondo cerebrale in cui vivono tanti dei vostri prigionieri? Per quanti di voi, ad esempio, il sogno del demente precoce, le immagini delle quali è preda, sono altra cosa che un'insalata di parole? Noi non ci meravigliamo di trovarvi inferiori rispetto ad un compito per il quale non ci sono che pochi predestinati. Ma ci leviamo, invece, contro il diritto attribuito a uomini di vedute più o meno ristrette di sanzionare mediante l'incarcerazione a vita le loro ricerche nel campo dello spirito umano.

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Casilino 900: le alternative allo sgombero-pogrom

5 aprile 2008. Esattamente un anno fa, oltre 50 Rrom della Capitale diffusero una lettera aperta alle Istituzioni romane e nazionali, denunciando una politica repressiva che rendeva insopportabili le condizioni di vita nei campi. Ecco uno stralcio di quella lettera, che è ancora drammaticamente attuale.

"Benché nei campi siano sistematicamente violati i diritti umani, tali realtà comunque garantiscono la sopravvivenza; col tempo si attivano reti di capitale sociale, pratiche di integrazione scolastica, sociale e lavorativa. Gravissimo perciò è lo sgombero improvviso che ci costringe a condizioni ancora più precarie con contemporanea, assurda e ingiustificabile distruzione dei nostri poveri beni. Donne e bambini, spesso in tenerissima età, in seguito allo sgombero sono lasciati in strada con i loro genitori che quindi sono costretti a cercare ricoveri di fortuna presso altri insediamenti informali, spesso in vere e proprie grotte oppure lungo il greto dei fiumi o in fatiscenti fabbriche deindustrializzate; in posti comunque accomunati dall’insalubrità e che quindi costituiscono pericoli evidenti per la salute. E difatti si registrano preoccupanti casi di tifo, di tubercolosi ecc. Tutto il faticoso lavoro sul piano dell’integrazione scolastica e lavorativa viene distrutto a colpi di ruspa e di espulsioni.

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Casilino 900: testimonianza dall'inferno

2 aprile 2008. Un sostenitore di Anne's Door e del Gruppo EveryOne si è recato presso il Casilino 900 di Roma e ha assistito a una manifestazione nonviolenta, tenuta per denunciare la condizione disumana cui sono costrette le famiglie Rrom che vivono nel campo e la tragedia di uno sgombero annunciato. Sulle labbra di molti, l'invito promosso dal Gruppo EveryOne: "Resistenza contro il pogrom razzista".

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Citazione attuale come non mai

There is no scandal like rags, nor any crime so shameful as poverty.


"Niente è più scandaloso degli stracci e nessun crimine è vergognoso
come la povertà".
 


George Farquhar (1678-1707), drammaturgo irlandese

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Un appello alle Istituzioni di Napoli: tracciamo insieme una nuova via di civiltà

3 aprile 2008
Premessa: il Gruppo EveryOne invia questa e-mail a diverse personalità politiche di Napoli, soprattutto a quelle che si sono distinte per azioni e idee nel campo dei Diritti Umani contrapponendosi per civiltà all'attuale deriva razzista, xenofoba e intollerante che coinvolge ormai il nostro Paese. Come avveniva in tempi oscuri, avviene anche ai nostri giorni: quando il potere e gli interessi particolari prevalgono sulle istanze civili, sulla difesa delle categorie più deboli, allora le società iniziano a combattere gli inermi, i diversi, coloro che non hanno voce: i mendicanti, i poveri, gli zingari, gli stranieri. Sono i capri espiatori di una comunità che ha perduto la luce, che ha rinnegato i più alti ideali di verità e giustizia, che ha dimenticato l'ammonimento dei testimoni di altre persecuzioni, di altri genocidi, di altro orrore.

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Mendicanti a Firenze: un "ostacolo" da rimuovere o semplicemente esseri umani da proteggere?

Lettera aperta del Gruppo EveryOne all'Assessore comunale alla sicurezza di Firenze Graziano Cioni e ad altre figure istituzionali fiorentine
 

2 aprile 2008
Se le Istituzioni, le autorità civili e religiose, le associazioni e - perché no? - i privati cittadini decidono di abbandonare la via dell'intolleranza e di sostenere i poveri, i Rom e i senza tetto con alloggi, programmi di inserimento nel mondo del lavoro, sostegno a chi non possiede mezzi di sopravvivenza, il "fenomeno" dell'accattonaggio si attenuerà e scomparirà presto, senza bisogno di particolari "politiche" o "regolamenti". Lo sfruttamento ignobile è quello perpetrato da politici, autorità, stampa, organizzazioni che speculano orribilmente sull'indigenza, sull'emarginazione, sulla debolezza di chi è inerme e diverso. Come è possibile che un singolo caso assolutamente irrilevante sotto l'aspetto del diritto (purtroppo un nonvedente può inciampare su una carrozzina, uno skateboard, un bambino, un cane, un sasso, una valigia: è il dramma della cecità, non la colpa di chi - nelle città - magari per un altro dramma, si trasforma in "ostacolo"), come è possibile - scrivevo - che un episodio dia il la a nuovi provvedimenti persecutori?

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Boicottiamo i Giochi di Pechino

1 aprile 2008
Gianluca è uno dei firmatari del boicottaggio dei Giochi di Pechino 2008 promosso dal Gruppo EveryOne, un'azione di solidarietà verso il popolo tibetano oppresso dal regime cinese (http://www.petitiononline.com/fortibet).

"Vi è una forma di boicottaggio che ognuno di noi può attuare con semplicità ed efficacia se fatta in grande massa" scrive Gianluca. "Non guardiamo le Olimpiadi 2008 in Cina! Se proprio non si può impedire che i Paesi occidentali vadano con i loro rappresentanti, ci si può autoimpedire di guardarli. Un'altra arma che potrebbe aggiungersi al boicottaggio dell'evento sportivo e che si può tentare di attuare, è quella di effettuare un ostruzionismo commerciale per i prossimi mesi nei confronti dei maggiori sponsor delle olimpiadi cinesi. Sono cose un po' utopistiche, forse, ma se attuate in grande massa potrebbero rivelarsi anche efficaci. Intanto ho notato che ben due calciatori, diversi sportivi, due monaci e tanti attivisti hanno firmato la vostra campagna: è un risultato che potrebbe incentivare altre personalità a trovare il coraggio di dire no alle Olimpiadi della vergogna. Grazie per ciò che fate".
 

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Almeno Britney Spears

Racconto breve di Laura Todisco

Una volta era solo la domenica, poi cominciò a verificarsi già all'inizio del sabato.
Ogni weekend ritornava, quella sensazione profonda di noia e di morale sotto i piedi: la depressione del finesettimana. Le prime domeniche noiose risalivano alla sua infanzia, quando tutti i membri della sua famiglia si riunivano intorno alla tv a guardare Domenica in.
O meglio, quasi tutti. Sua zia adolescente era chiusa nella cameretta ad ascoltare l'orribile musica degli anni 70; i vinile ruotavano intorno alla puntina del giradischi e riempivano l'aria di suoni mezzo psichedelici, conditi di insulse parole d'amore, miserie musicali di band e cantanti di cui restano solo i nomi, allora così evocativi, oggi così ridicoli e niente altro: i santoni, i semplici, gli alunni di questo o di quell'altro. Nomi venuti fuori direttamente dalle sagrestie e dai coretti domenicali... come la gente che li portava.

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Casilino 900, le ruspe non possono passare su 40 anni di storia rom

da “Liberazione” – di Valeria Morando

29 marzo 2008

Da 16 giorni gli abitanti del Casilino 900 vivono senza energia elettrica e quindi senza acqua, illuminazione e riscaldamento. Le "abitazioni"di lamiera sono gelide. Dall'imponente blitz del Nucleo Radio Mobile dei Carabinieri dell'11 marzo scorso, non è cambiato assolutamente nulla e continua l'arbitrario distacco della centralina Acea.
Rudi, che al Casilino 900 ci vive, racconta che “i bambini sono spaventati e soffrono il freddo. Noi stiamo in questo posto da molti anni e spostarci in campi enormi, fuori dalla città, significherebbe distruggerci”.
La mancanza di acqua e i controlli continui da parte dei carabinieri stanno creando un clima di nervosismo e frustrazione aggravato dalla notizia, purtroppo confermata, dell'imminente sgombero previsto per la fine dell'anno scolastico.

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Propaganda elettorale, propaganda razziale

di Dijana
 

29 marzo 2008
Oggi a mezzogiorno Daniela Santanchè ha deciso di farsi uno spot elettorale nel campo della Bovisa. L'abbiamo saputo e siamo andati là un po’ prima. Abbiamo parlato con i Rom e insieme a loro abbiamo creato un comitato di accoglienza. L'Onorevole è arrivata con una decina di uomini di scorta, era indignata per gli urli delle persone spaventate e agitate, è entrata nel campo, ha fatto l'intervista dicendo che tutte le cose che sono lì dentro sono "la roba rubata ai cittadini milanesi" e se ne andata.

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Il futuro prossimo dei Rrom in Italia

di Roberto Malini
 

29 marzo 2008
La destra vincerà le prossime elezioni. Qualche anno fa gli attivisti per i Diritti Umani sarebbero stati molto preoccupati per le conseguenze di una svolta in tal senso del nostro Paese, dopo il fallimento di un governo di sinistra. Oggi, purtroppo, i due poli - le cui ideologie sono compiutamente rappresentate da Berlusconi e Veltroni - sono separati da ben pochi gradi di civiltà. Il primo ha lanciato un proclama, fra i punti principali del suo programma politico: "Tolleranza zero con gli zingari!".

Il secondo ha definito "criminale" l'etnia Rrom e per bocca del proprio luogotenente Achille Serra, il prefetto dei pogrom anti-Rrom della Capitale, ha bollato gli uomini Rrom come "topi di appartamento" e le donne Rrom come "borseggiatrici". Le esternazioni del leader del Pd e del suo "terminator" sono apparse anche sulle pagine di Newsweek. Destra e sinistra, in effetti, hanno trovato molti punti di contatto proprio riguardo alla "questione Rrom", che in spregio alle Risoluzioni e alle Direttive del Parlamento Europeo, al Decennio di Integrazione dei Rom / Fondo di istruzione, alla Convenzione quadro del Consiglio d'Europa per la protezione delle minoranze nazionali, al Piano d'azione degli Stati che partecipano all'OSCE, è stata affrontata attivando una campagna razziale - sostenuta dalla maggior parte dei media - e da una purga etnica.

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Roma, prosegue la campagna anti-Rom

Roma, 28 marzo 2008. Questa mattina controlli delle forze dell'ordine hanno interessato due campi Rom in zona Tor Sapienza; undici persone sono state arrestate per "furto di luce". Si ricorda che l'energia elettrica è necessaria alla sopravvivenza delle famiglie Rom, non essendo disponibili fonti combustibili naturali sufficienti alle necessità di salute e di esistenza di comunità etniche indigenti. Ricordiamo inoltre che secondo la Costituzione, la Repubblica avrebbe il compito di garantire agli individui e alle famiglie gli indispensabili mezzi di sopravvivenza e dovrebbe inoltre tutelare "la salute come fondamentale diritto dell'individuo". L'arresto degli 11 capifamiglia è un grave abuso, l'ennesima violazione dei diritti umani dei Rrom in Italia. Uno dei campi, attrezzato con container, è abitato da persone provenienti da Ponte Mammolo e rifugiate a Tor Sapienza, qualche anno fa, in seguito allo straripamento del fiume Aniene. C.P. / R.M.

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Gay palestinese chiede asilo in Israele. Il Gruppo EveryOne si unisce all'appello dell'associazione Certi Diritti: "Rischia la vita, ha il diritto di essere protetto"

 

del Gruppo EveryOne

 

28 marzo 2008

Il Gruppo EveryOne si unisce all’appello al Governo Italiano lanciato da Sergio Rovasio, segretario dell’Associazione radicale Certi Diritti, in favore di "AH" (sigla di fantasia), il 33enne gay palestinese fuggito da Jenin per vivere insieme al suo partner, un ingegnere informatico ebreo di Tel Aviv. Da pochi giorni infatti, dopo otto anni di battaglie, l’uomo ha potuto riabbracciare il suo compagno israeliano, essendo stato temporaneamente accolto all’interno dello Stato di Israele grazie all’intervento dell'IDF (Israel Defence Forces) e segnatamente del Generale dell’esercito Yosef Mashlav, che ha preso a cuore il caso. Senza questo intervento urgente, la domanda di asilo dell'omosessuale palestinese avrebbe impiegato ancora diversi anni, prima di ottenere una risposta. La coppia gay attende ora la decisione del Ministro dell'Interno.
"Abbiamo fiducia che lo Stato di Israele si attenga alle convenzioni che tutelano i profughi che rischiano la persecuzione e la morte nei loro Paesi di origine," affermano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. "Riteniamo però che l'appello lanciato da 'Certi Diritti' debba essere sostenuto con istanze urgenti, formali e ufficiali, da parte delle Istituzioni italiane e internazionali e con iniziative di solidarietà da parte dei gruppi che difendono i Diritti Umani e di tutti i cittadini, perché se 'AH' venisse deportato nei Territori, andrebbe incontro a pene degradanti e violente; probabilmente alla morte.

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Caccia al Rom!

27 marzo 2008
Continua la caccia al Rom! Continua la pedagogia del terrore! Ieri 26 marzo: distrutte 10 miserabili baracche ad Acilia. Ma continua imperterrita la nuova strategia persecutoria: ai campi di via del
Baiardo e Casilino 900 è stata interrotta l'erogazione di energia elettrica.
Ieri al campo di Salviati 1 - campo autorizzato ed attrezzato - diversi Rom sono stati arrestati (!) per furto di energia elettrica.
Usque tandem...? Marco Brazzoduro
 


Nella foto: "Caccia al Rrom" di Steed Gamero. L'immagine, scattata dal giovane artista membro del Gruppo EveryOne - a rischio della propria incolumità - durante un "pogrom" in via Triboniano a Milano, mostra un bambino Rrom che fugge, inseguito da agenti di polizia. Oggi è impossibile realizzare foto come questa, perché le autorità "cordonano" le operazioni di sgombero e - nonostante una Direttiva del Parlamento Europeo ammonisca le Istituzioni affinché consentano sempre ai gruppi per i Diritti Umani di testimoniare i casi di abuso e indagare su di essi - gli agenti tengono lontani gli attivisti e gli studiosi del fenomeno delle persecuzioni e dei genocidi. Spesso con toni minacciosi, a volte con la forza.

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Testimoniare un campo rom: Stalker e Antun Blazevic

Dal progetto nel campo rom del Foro Italico di Stalker e dal progetto di uno spettacolo teatrale sui rom di Anton Blazevic nasce l'incontro per costruire un'esperienza tra il mondo dei rom e il mondo dei gagè (i non rom).

Lunedì 31 marzo ore 17.30
Via Aldo Manuzio 72, ex Mattatoio
Facoltà di Architettura Roma3

Numerose esistenze nate e cresciute in seno ad un paradosso legislativo e urbanistico. Il cui futuro è sospeso nei campi sosta provvisori. Quello di Via del foro italico è un campo provvisorio dal 1991, ovvero da 17 anni. In 17 anni nascono bambini, muoiono anziani, si costruiscono rapporti con la città, si ha cura degli altri, si torna in patria, si ha fede nella vita, si cambia e si resta sempre identici. Dopo 17 anni di provvisorietà permanente la paura dello sgombero mette ancora in discussione la scommessa sul futuro. E più che mai sul presente. Due mondi si incontrano immaginando assieme uno spazio nuovo capace di accoglierli entrambi.

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Una campagna elettorale che sembra una campagna razziale

di Roberto Malini

26 marzo 2008
Verso le elezioni politiche italiane 2008. Ai tempi della Democrazia Cristiana, Indro Montanelli coniò uno slogan elettorale per esortare i cittadini a non disertare i seggi elettorali e a non "deviare" a sinistra: "Tàppati il naso, vota DC". Oggi cosa si inventerebbe, il "fascista galantuomo", per convincere l'elettorato antirazzista (se esiste ancora) ad accordare una preferenza a uno dei candidati delle diverse liste, accomunate da ideali xenofobi e intolleranti? Forse "Vendi l'anima, vai a votare"? Di certo, le campagne elettorali dei candidati somigliano a vere e proprie campagne razziali: basta leggere i manifesti, ma soprattutto le dichiarazioni dei vari candidati: sgombereremo tutti i campi rom, libereremo l'Italia dagli zingari, lotteremo contro il degrado dei campi e lo sfruttamento dei minori nell'accattonaggio.

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Casilino 900: difendiamo la vita di tante famiglie Rrom e un luogo che appartiene alla loro Storia e alla loro Memoria

di Roberto Malini

25 marzo 2008

Il mio articolo "Casilino 900: fermiamo il pogrom" ha ricevuto ampie attenzioni da parte di personalità politiche, giornalisti e attivisti, tanto che abbiamo deciso di tradurlo in inglese e diffonderlo anche fuori dai confini dell'Italia, insieme alle più interessanti e utili riflessioni che possano aiutare – in base al diritto e al valore della solidarietà – a evitare uno sgombero che cancellerebbe, oltre a tanti anni di vita e di sofferenza di famiglie Rrom, anche tanti progetti per il futuro, costruiti fra mille difficoltà: progetti di famiglie che desiderano solo vivere. Terremo conto anche delle letture "critiche" del mio testo, una delle quali, in particolare, è stata pubblicata in un blog "amico" dei Rrom e mi è stata anche recapitata affinché la leggessi.

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Napoli. A Ponticelli un comitato di cittadini contro un campo Rrom

Napoli, 25 marzo 2008. A Ponticelli stanno protestando contro un campo Rrom. Premessa: si tratta di un campo sorto a ridosso di un parco privato presso il quale abitano un gran numero di dipendenti Telecom. L'aspetto che sorprende riguardo a questa nuova vicenda di intolleranza contro i Rrom è che questo parco è circondato dall'immondizia e gli abitanti si lamentano, invece, per la presenza di poveri esseri umani. Comunque alcune persone del comitato hanno avanzato l'idea di impiegare i Rrom nella differenziazione dei rifiuti, quindi non si tratta del solito comitato di persone becere e ignoranti. Tuttavia sono palesi i motivi dell'opposizione: si tratta di persone piccolo-borghesi che temono di subire un processo di proletarizzazione, esattamente come durante il fascismo. L.T.

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Tibet. Il Gruppo EveryOne promuove campagna per boicottare le Olimpiadi in Cina: "Non ripetiamo l'errore di Berlino 1936. Non diamo forza agli aguzzini"

del Gruppo EveryOne

25 marzo 2008
I leader di EveryOne: “Non si ripeta l'errore di Berlino 1936, quando il mondo civile partecipò in massa alle Olimpiadi, inchinandosi al nazionalismo, al militarismo e al razzismo di Hitler. Si boicottino i giochi olimpici e le relazioni sportive e culturali con la Repubblica Popolare Cinese”. Il grande filosofo Bernard Henry-Levy aderisce al boicottaggio. Gli attivisti promuovono inoltre l'iniziativa "Pechino 2008. Medaglie d'Oro per i Diritti Umani”. Tutte le informazioni su www.everyonegroup.com

E’ partita da poche ore su www.petitiononline.com/fortibet la campagna di solidarietà al popolo tibetano promossa dal Gruppo EveryOne: un movimento internazionale che promuove senza esitazioni il boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino del prossimo agosto e un appello ad atleti, federazioni sportive, giornalisti e artisti affinché sospendano ogni relazione sportiva e culturale con la Repubblica Popolare Cinese, fino a quando la repressione nei confronti di un popolo pacifico non avrà fine.
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Ho sentito sulla mia pelle l'odio...

Una riflessione di Laura Todisco

Vi sono esseri umani cui le società moderne, anche le più civili, negano il diritto di esistere, il diritto di vivere. Fra queste vittime dell'intolleranza, anche i Rrom che vivono in Italia. Quanto sono vere e giuste le parole di Natale Adornetto, che si batte da tanto tempo contro gli abusi del potere, fra cui sono particolarmente odiosi quelli perpetrati dalla psichiatria! Molti nostri concittadini firmano petizioni, fanno marce e indossano fiocchetti rossi, rosa o blu, solo per mettersi cattolicamente o "da veri progressisti" la coscienza a posto, ma quando si tratta di agire nell'immediato, laddove si può agire, girano la faccia dall'altra parte, anche quando si tratta di persone loro vicine, loro amiche o parenti. E, cosa peggiore,sono spesso gli aguzzini di quelle persone, perché deboli, indifese o perché semplicemente diverse. Diverse dalla massa che – diversamente dall'astuto Ulisse - si lascia incantare dalle sirene che cantano di soldi e successo facili... costruiti sulla pelle del prossimo, quel prossimo troppo puro e semplice di cuore per essere invitato ai "bagordi" e per questo fastidioso. Mi sono identificata nelle parole di Natale, anche se non ho subito in prima persona il TSO.

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Manifesto degli Psichiatrizzati

di Natale Adornetto
(http://www.tracce.org/adornetto.html)

Pensieri e parole di Natale per la Pasqua

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
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Ai margini delle periferie del mondo. L'esclusione del popolo Rom
Una due giorni di storia e cultura "romanì" a Bologna VAG 61

Venerdì 28 marzo 2008

ore 21,30

Rom Cabaret con Dijana Pavlovic

Dijana Pavlovic è una rom serba nata a Vrnjacka Banja nel 1976.
Dopo aver studiato all'Accademia di Arte Drammatica di Belgrado, nel 1999 si è trasferita a Milano dove lavora come attrice e mediatrice culturale. Dopo essere stata candidata nella lista di Dario Fo alle elezioni comunali di Milano, attualmente è l´unica candidata rom in Italia per le elezioni della Camera.
In Italia, dalla stagione 1999/2000 ad oggi, dopo aver ottenuto la "Segnalazione di merito" al "Premio Teatrale Hystrio", ha recitato in diversi spettacoli in lingua italiana tra cui:"Le lacrime amare di Petra
Von Kant" di Fassbinder, al Teatro Elfo di Milano, regia di F. Bruni e E. De Capitani ; "Le serve" Genet , al Teatro Out Off di Milano, regia di L. Loris; " La felicità coniugale" di Anton Cechov, al Teatro Parenti di Milano, regia di R. Trifirò.

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L'ombra inquietante del TSO

di Laura Todisco

23 marzo 2008
In Italia il TSO serve agli organismi di potere per gestire le persone scomode: ambulanti, giovani "ribelli", liberi pensatori, immigrati, lavoratori che denunciano il mobbing, donne che denunciano lo stalking e le molestie, ma diversamente da quanto avviene nei Paesi dell'est, sono in pochi ad ammettere la natura puramente repressiva di questo trattamento che avviene tramite contenzione fisica, somministrazione di potenti psicofarmaci e talora dell'elettroshock. Pratica, quest'ultima, che molti psichiatri vorrebbero reintrodurre massivamente, nonostante sia terapeuticamente inutile e gravemente dannosa per la salute mentale e fisica del malcapitato costretto a sottoporvisi. Si deve inoltre rilevare che i ricoveri si protraggono anche per 12 giorni e vengono spesso rinnovati. Questo avviene in appositi reparti ospedalieri (gli SPDC).

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Casilino 900: fermiamo il pogrom!

di Roberto Malini - Gruppo EveryOne
 

22 marzo 2007
Casilino 900: il campo Rrom più antico di Roma, uno dei più vecchi d'Europa, vero e proprio patrimonio tradizionale e culturale, indispensabile per comprendere la Storia degli zingari in Italia dal dopoguerra ai giorni nostri, sta per essere sgomberato. La campagna razziale condotta dalle Istituzioni italiane in dispregio delle Risoluzioni e Direttive del parlamento europeo che tutelano il popolo Rrom, in palese violazione delle carte internazionali che proteggono le minoranze etniche e i popoli perseguitati sta per segnare una nuova tappa, una nuova caduta nel più spregevole razzismo. Le autorità romane stringono i tempi "per evitare che gli attivisti amici degli zingari trovino un cavillo per impedirci di mandare via questi criminali e riqualificare la zona," afferma un funzionario. Un operatore culturale della cooperativa Ermes prevede, più verosimilmente, che "lo sgombero avverrà intorno a giugno o luglio, alla fine, cioè, dell'anno scolastico". Riguardo al morale dei membri della comunità Rrom del campo, già travagliata da povertà, emarginazione, disoccupazione, aggressioni razziali, infezioni, febbri, malattie, una spaventosa mortalità infantile, si aggiunge ora il senso di un'assoluta precarietà, dell'imminenza di uno sgombero che costringerebbe centinaia di bambini, donne e uomini a una vera e propria "marcia della morte" verso il nulla. "Purtroppo, da quando si è sparsa la voce sullo sgombero," prosegue l'operatore culturale, "nel campo c'è grande preoccupazione. In particolare, per i bambini e gli adolescenti che frequentano le scuole. Una frequenza che riguarda 227 ragazzi, dei quali 10 che frequentano un corso di formazione professionale per meccanici e alcune ragazze che frequentano un corso per badanti". La preoccupazione è resa ancora più drammatica dal recente distacco dell'energia elettrica, cha ha acuito le già gravi condizioni di vita dei Rrom che vivono nel campo, la cui speranza di vita media è scesa negli ultimi anni, a causa della persecuzione attuata dalle autorità romane, a circa 35 anni, contro gli 80 degli altri cittadini italiani. Sono i numeri di un massacro, uno sterminio che avviene nell'indifferenza. Nell'insediamento del Casilino 900 risiedono più di mille persone, di cui 800 censite: Rrom in prevalenza xoraxané, di origine macedone, serba, bosniaca e kossovara. E' necessario che le organizzazioni per i Diritti Umani, i politici sfuggiti all'ondata di pregiudizio antizigano e tutte le persone di buona volontà diano vita a un'azione di protesta - non violenta, ma ferma - affinché il pogrom del Casilino 900 sia fermato.

 

 

Nel frattempo, si susseguono le dichiarazioni razziste dei politici nostrani, che cavalcano il pregiudizio antizigano per tentare di sedurre un elettorato intollerante. "Se vinceremo le elezioni procederemo allo sgombero del Casilino 900 e di tutti i campi nomadi abusivi," ha dichiarato il deputato Fabio Rampelli, candidato alla Camera del PDL. "Predisporremo un piano per arrivare allo smantellamento dei campi regolari, perché chi decide di rimanere in Italia stabilmente lo potrà fare solo accentando le regole dell'integrazione con le nostre leggi, la nostra cultura e il nostro modo di vivere. Solo così si potrà stroncare lo sfruttamento dei bimbi e delle donne nelle attività di accattonaggio, borseggio e rapina e tutelare quei nomadi che vogliano vivere di lavoro e sacrifici, come tutti i cittadini onesti". Naturalmente Rampelli omette di dire che nessun imprenditore italiano - né pubblico né privato - è disposto a dare lavoro agli uomini e alle donne Rrom e che tale situazione di disoccupazione, di emarginazione e di mancanza di sussidi pone migliaia di famiglie in una condizione di indigenza tragica, caratterizzata da fame, malattie e disperazione. Rampelli basa la sua campagna - che è razziale, oltre che elettorale - su un progetto di purga etnica che si pone contro tutte le carte che tutelano i diritti delle minoranze, a partire dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che sancisce come la RIBELLIONE alle leggi divenga legittima quando un cittadino o una comunità vi siano costretti a causa dell'oppressione. Di fronte a uno stato di estrema povertà, diviene infatti lecito ricorrere all'accattonaggio, al furto o ad altre pratiche necessarie al procacciamento di mezzi per sopravvivere. Di fronte a uno sgombero come quello del Casilino 900 le Carte internazionali che proteggono i diritti degli individui e dei popoli riconoscono inoltre alla comunità Rrom perseguitata anche il diritto alla resistenza contro gli esecutori di tale illecita azione di allontanamento delle persone e di distruzione dei loro alloggi di fortuna (cui hanno diritto, essendo l'unico riparo di cui dispongono) e dei loro beni.

 

Clicca qui per visualizzare il video, a cura di Fabrizio Boni, che raccoglie le testimonianze di alcuni capifamiglia Rrom del Campo

Nella foto, una veduta aerea della vasta superficie del campo Rrom Casilino 900 a Roma

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Il mio nome è Christian M., sono una persona assolutamente normale e ho subito il TSO due volte.

A seguire, pubblichiamo la testimonianza di Christian, vittima del trattamento sanitario obbligatorio, che ha trovato la forza di denunciare al Gruppo EveryOne la sua situazione. Si tratta di una vicenda apparentemente inverosimile, ma che in realtà tocca in Italia centinaia e centinaia di persone, che come lui vengono costrette a vivere l’incubo della terapia psichiatrica coatta. Molti hanno dubitato della veridicità di questa testimonianza, proprio per l’orrendo e immotivato abuso della persona che ne deriva, ma vi assicuriamo – ahinoi – che ciò che leggerete è pura verità: una cronaca nera di diritti fondamentali violati e di annientamento di dignità della persona. Per ulteriori informazioni, vistate www.everyonegroup.com.

<<L'ultima volta sono stato rinchiuso dal 18 febbraio al 1° marzo 2008 presso il Dipartimento di Salute Mentale dell'ospedale San Franco Basaglia (nome di fantasia) di Roma. E' stato un vero sequestro di persona, effettuato da tre pattuglie dei carabinieri che mi hanno scortato fino all'ospedale ed è stato "giustificato" solo da una mia affermazione, resa davanti a due medici che non sono nemmeno psicologi, ma semplici generici. Avevo appena subito un aggressione da parte dei miei genitori (un caso di violenza domestica) e per fortuna ero riuscito a difendermi, evitando possibili gravi conseguenze. Può sembrare incredibile, perché sono stato io a chiamare i carabinieri e anche il 118, ma appena arrivati a casa sia gli uni che gli altri, visto che mi sentivo indebolito e affranto ho detto che, se i miei genitori mi avessero ancora fatto del male, mi sarei difeso. Non avessi mai pronunciato quelle parole! Le autorità, dopo aver ascoltato la versione dei miei, diversa dalla mia quanto falsa, subito sono stati propensi a credere alle loro parole.

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Mehdi Kazemi è salvo, il Governo Britannico ha sospeso la sua deportazione in Iran. E’ una vittoria della civiltà e delle democrazie

13 marzo 2008
Dichiarazione di Sergio Rovasio, Segretario Associazione Radicale Certi Diritti:

" Il Ministro degli Interni britannico, Jacqui Smith, ha deciso oggi di sospendere la procedura che prevede la deportazione in Iran del ragazzo gay Medhi Kazemi dove lo attendeva la pena di morte. Quanto avvenuto oggi è il risultato della mobilitazione internazionale che ha visto in prima linea il Gruppo EveryOne, Nessuno Tocchi Caino, il Partito Radicale Nonviolento e l'Associazione radicale Certi Diritti insieme a molte associazioni lgbt europee, media e network internazionali, in particolare la stampa di Spagna, Italia, Olanda e Gran Bretagna, che lottano per la libertà e la democrazia.

 

 

Non possiamo che esprimere al Governo britannico i nostri più sentiti ringraziamenti per la scelta di salvare la vita a Medhi. Occorre ora garantire, e su questo vigileremo, che in tutti i paesi dell'Unione Europea venga applicata la Direttiva 2004/83/CE che impone il riconoscimento dello status di rifugiato anche alle persone perseguitate nel loro paese di origine a causa del loro orientamento sessuale".

Per ulteriori informazioni e aggiornamenti: www.everyonegroup.com

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Dijana Pavlovic:«Sono zingara, forse deputata»

13 marzo 2008
Candidata nelle liste della Sinistra Arcobaleno e sostenuta dal Gruppo EveryOne, Dijana è l'unica candidata Rrom al Parlamento italiano. Si tratta di una donna di straordinaria tempra morale, coraggiosa, preparata: la persona giusta per sostenere le istanze di un popolo perseguitato, dall'interno delle Istituzioni. Il giornalista Nino Luca commette un errore, dettato da un residuo di pregiudizio, quando la definisce "candidatura provocatoria", perché Dijana Pavlovic ha idee chiare, programmi concreti e un bagaglio di conoscenze con pochi eguali in Italia, riguardo alla situazione dei Rrom, alla loro Storia, alle leggi che li riguardano, alle loro tradizioni e alla loro antica cultura. Ecco il testo dell'intervista che Dijana ha rilasciato al Corriere della Sera il 13 marzo scorso: un vero manifesto contro il pregiudizio. (RM)

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Nessuno fermerà la Campagna per la vita di Mehdi Kazemi e Pegah Emambakhsh

del Gruppo Everyone

12 marzo 2008
L'azione promossa dal Gruppo EveryOne ha creato un'ampia rete mediatica e ha sollevato la questione delle deportazioni inique nelle sedi istituzionali internazionali


11 marzo 2008. Il Gruppo Everyone, insieme al Partito Radicale Nonviolento, Transanazionale e Transpartito e all'Associazione "Nessuno Tocchi Caino" ha attivato due importanti campagne per la vita dei profughi omosessuali provenienti dal'Iran: la Campagna per la lesbica Pegah Emambakhsh e quella, più recente, per il giovanissimo gay Mehdi Kazemi. Sia Pegah che Mehdi erano in procinto di subire la deportazione, quando abbiamo deciso di occuparci dei loro casi e le loro speranze di ottenere lo status di rifugiati e l'asilo politico erano praticamente nulle. Quando abbiamo attivato la famosa Campagna dei Fiori per la vita di Pegah, l'Home Office del Regno Unito aveva già fissato il volo per Teheran e solo grazie alla partecipazione alla nostra azione di decine di migliaia di cittadini di tutto il mondo i voli della morte - British Airways - per Teheran sono stati annullati per ben tre volte, una delle quali mentre la donna era già in aeroporto, dopo aver tentato per due volte il suicidio in carcere. In carcere!

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Qui non è l'Eden

Racconto breve "antipsichiatrico" di Laura Todisco

I - Sensazione di vuoto
Oggi ho avuto una giornata no. I motivi sono tanti, ma principalmente sono legati al fatto che sento di impiegare tante energie che poi finiscono nel nulla (o alimentano le macchine di Matrix?). A parte la vena
surreale, non riesco a capire questa Nazione, i suoi abitanti, la loro accondiscendenza verso forme di potere... stavo per scrivere "SUBDOLE", ma non è così perché è fin troppo chiaro e manifesto dove si vuole
arrivare: creare un esercito di schiavi robottizzati e novità. Le dittature non si nascondono più dietro la faccia della propaganda, ma mostrano il loro mvolto, evidentemente convinte del consenso... manifesto o tacito che sia.
Ovviamente si tratta di un processo globale, ma quello che succede in Italia ha qualcosa di davvero tipico ed anormale e per questo inquietante.
Allora: stanotte ho dormito malissimo, stamattina sono stata da cani e questo è durato per tutto il pomeriggio. Ho cercato di mettere in moto i soliti meccanismi tappa-vuoti: ho mandato mail, ho ricevuto mail, ho mandato sms, controllavo le statistiche dei vari blog, mi sforzavo di trovare un senso positivo alla mia vita attuale (ho trovato un attimo di pace giocando col mio nipotino), ma in sostanza nulla ha funzionato per davvero. Finché sono arrivata all'unica conclusione possibile e cioè di accettare questo
stato di cose, questo stato d'animo e anzi, compiacermi del senso di noia e vuoto che stavo provando. Allora, all'inizio ho sentito una specie di scossa e tutta la sensazione di vuoto si è amplificata, ma è durato solo un attimo e subito dopo mi sono persino euforizzata per aver superato questa prova tanto
dura, però a quel punto mi sono detta: eh no, non va bene così e allora mi sono stabilizzata a una frequenza più bassa e sono stata felice, perché la felicità e l'euforia non sono parenti... nemmeno alla lontana.

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La scuola deve essere per Rom e Sinti un luogo reale di partecipazione

di Maria Grazia Dicati


10 marzo 2008
Fra tutti i luoghi di partecipazione, la scuola riveste certamente un ruolo centrale in quanto spazio condiviso tra bambini/studenti e le loro famiglie, un ruolo che la scuola però deve ancora scoprire appieno sia incentivando la partecipazione diretta dei genitori negli ambiti previsti che favorendo il reale ascolto di tutte le culture presenti sul territorio. Il contesto multiculturale della classe può diventare un laboratorio in cui si produce ricchezza, utilizzando materie prime preziose come le diversità, solo se ognuna delle identità etnico-culturali viene conosciuta e rappresentata. Al contrario se la sopravvivenza culturale avviene soltanto all’interno del proprio gruppo etnico, diventa ghettizzazione, destinata ad estinguersi con il passare delle generazioni. Infatti l'identità culturale non si mantiene solo distanziandosi o rifiutando pregiudizialmente l'altro diverso da me e/o trovando modelli di identificazione solo con il gruppo di appartenenza, ma nasce invece attraverso le differenti esperienze e proprio grazie al confronto con ciò che è diverso.

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Ce l'abbiamo fatta! Dijana Pavlovic è entrata nella Lista Arcobaleno!

7 marzo 2008. Il comitato promotore per Dijana Pavlovic ci conferma l'attesa notizia: "Ce l'abbiamo fatta e vi ringraziamo per il vostro sostegno! Saluti a tutti i membri di EveryOne Group!". Il Gruppo EveryOne non fa politica, ma ha appoggiato con assoluta convinzione la candidatura della Rromnì Dijana Pavlovic nella Lista Arcobaleno. E' il primo passo, perché adesso Dijana deve diventare deputato del Parlamento italiano: unica voce Rrom che possa esprimere il dolore di un popolo perseguitato. Abbiamo incontrato Dijana sul campo, durante uno sgombero in via Triboniano, mentre documentava con una videocamera la barbarie di uno sgombero, l'arroganza e la violenza delle forze dell'ordine, la sofferenza delle vittime Rrom insultate, percosse, umiliate, allontanate verso il nulla in una drammatica "marcia della morte".

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Rifugiato gay iraniano, Gruppo EveryOne: "Regno Unito è un pericolo per i rifugiati". Rapporto di denuncia verrà presentato in Europa.

L'Home Office UK: "Un gay in Iran può tornare, basta che sia discreto"

9 marzo 2008
In un articolo apparso venerdì 7 marzo 2008 sul quotidiano “The Independent”, Simon Hughes, presidente dei Liberal Democratici e braccio destro del leader della Camera dei Comuni, ha affermato: “L’Home Office sostiene che una persona omosessuale può tornare in Iran ed evitare la persecuzione rimanendo ‘discreta’. Peccato che in Iran essere discreti significhi rinnegare la propria identità. La punizione per chi non riesca a rinnegare se stesso non è nient’altro che la tortura o la morte”.
La stessa tesi era stata già denunciata dai membri del NNRF (Nottingham and Notts Refugee Forum) anni or sono: “L’Home Office dichiara che se una persona omosessuale sarà meno visibile nell’essere gay o lesbica non attirerà l’attenzione dei persecutori” scrive Richard McCance nel sito web dell’associazione di rifugiati.
Il Gruppo EveryOne, che dall’inizio ha promosso, con la collaborazione del Partito Radicale Transnazionale, Nonviolento e Transpartito e delle associazioni Nessuno Tocchi Caino e Certi Diritti, la campagna per la vita del suo membro Seyed Mehdi Kazemi, depositerà in settimana in Unione Europea un rapporto di denuncia del comportamento dell’Home Office del Regno Unito nei confronti dei rifugiati richiedenti asilo.

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Il pericolo psichiatrico

Testi di Laura Todisco e Natale Adornetto
 


"I luoghi e gli aguzzini della repressione psichiatrica", di Natale Adornetto

 

Vi è chi afferma che la mia posizione ideologica fa pensare a Basaglia e che i principi della legge Basaglia coincidono coi miei.
Non nego che esistano punti di contatto fra le idee di Franco Basaglia e le mie; la differenza, senza nulla togliere a Basaglia, consiste tuttavia nel fatto che nonostante egli considerasse le persone come esseri umani, conservò sempre il concetto di "malattia mentale". Per Basaglia le persone andavano liberate, i manicomi dovevano essere chiusi, le persone dovevano essere trattate come tali e umanamente, ma le persone soggette a trattamento psichiatrico erano sempre "malati di mente" che andavano curati. Bisognava solo cambiare i metodi e gli approcci. Degno di grandissimo merito ciò che fece Basaglia. Peccato però che quello che poi, di fatto, successe, e non perché lui lo volesse, non corrispondeva per niente alle sue idee ed intenzioni. Permane difatti non solo la nozione infame di malattia mentale ma anche i metodi barbarici della psichiatria. Ed entrambe le cose hanno avuto un'escalation spaventosa. Con le più lodevoli intenzioni, Franco Basaglia rese un grandissimo favore agli psichiatri-aguzzini. Quando c'erano i manicomi, i "pazzi" erano solo quelli rinchiusi in quei luoghi e il potere violento gli psichiatri lo potevano esercitare solo lì. Con la chiusura dei manicomi, gli psichiatri son riusciti a far divenire quasi tutti "pazzi" e il loro potere sanguinario si è esteso dappertutto; hanno messo le loro mani su tutti noi. E' anche questo che si intende dire quando si parla di manicomio diffuso sul territorio. L'altro elemento di rilievo cui si fa riferimento quando si parla di manicomio diffuso sul territorio, è che non conta nulla che non ci siano più le mura carcerarie del manicomio. Difatti, le persone che vengono annullate con gli psicofarmaci, sono sempre al manicomio, sono sempre rinchiuse.

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Nuove riflessioni sulla morte di Giuseppe Casu e sugli abusi psichiatrici

di Christian e Maria - Telefono Viola, Bologna

9 marzo 2008
Dopo aver letto con attenzione il pezzo datato 5 marzo 2008 riguardante Giuseppe Casu, noi del Telefono Viola di Bologna non possiamo far altro che appoggiare le conclusioni tratte dal gruppo EveryOne e cioè che la punizione del primario da parte delle istituzioni ospedaliere se da un lato riconosce l'abuso del medico, dall'altro canto riconosce e consente l'uso della contenzione purché fatta seguendo le loro regole e procedure "legali", ma il problema di fondo è proprio questo: Giuseppe Casu è morto proprio perché il primario dell'ospedale non ha fatto altro che applicare un protocollo, utilizzando quei procedimenti leciti e consentiti dalla legge.
Quello che è accaduto a Casu non è frutto di un errore medico; non è l'ennesimo caso di italica malasanità, anche se si sarebbero dovuti attuare i necessari controlli medici sul paziente, soprattutto considerata la sua età, ma è la prassi attraverso la quale avvengono tutti i TSO. Il Trattamento Sanitario Obbligatorio si basa infatti sulla stessa procedura: somministrazione di farmaci potentissimi (ed estremamente dannosi per la salute) e contenzione.

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Gay iraniano: 60 eurodeputati firmano appello per salvarlo

di Nessuno Tocchi Caino

6 marzo 2008: una lettera-appello sottoscritta da 60 eurodeputati per ottenere rassicurazioni sull'urgente situazione di Seyed Mehdi Kazemi, giovanissimo iraniano omosessuale membro del Gruppo EveryOne che rischia la deportazione in Iran, raggiungerà oggi le scrivanie del Commissario Europeo Franco Frattini, del Primo Ministro sloveno Janes Jansa, Presidente di turno dell'Unione europea, del Primo Ministro del Regno Unito Gordon Brown, di Jan Peter Balkenende, Primo Ministro olandese, e di Hans-Gert Poettering, Presidente del Parlamento Europeo.
Nella lettera, firmata dai componenti di quasi tutti i Gruppi politici al Parlamento Europeo - i cui primi sottoscrittori sono i radicali Marco Cappato e Marco Pannella - si esprime preoccupazione per la situazione del diciannovenne che in Iran è atteso da una condanna a morte per "lavat" (sodomia), dopo che il suo partner Parham, già giustiziato, aveva rivelato sotto tortura i nomi dei ragazzi con cui aveva intrattenuto rapporti omosessuali, tra cui lo stesso Mehdi.
Nell'appello, si chiedono tutele affinché al ragazzo venga riconosciuto lo status di rifugiato e vengano dunque applicate le garanzie di protezione per persone che rischiano la pena di morte nel loro Paese, a partire dal rispetto delle direttive europee.
"L'Europa ha accolto le nostre richieste, con cui invitavamo a una chiara presa di posizione", affermano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, i leader di EveryOne.

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Parole Nomadi

Dibattito sulla condizione dei campi rom a Roma, per capire chi è l'uomo nero…

Venerdì 7 marzo, alle ore 15.00, presso la casa dello studente in via C. De Lollis n°20, avrà luogo "Parole Nomadi": convegno sull'immigrazione organizzato da "Resistenza Universitaria", laboratorio politico de "La Sapienza" di Roma. Il seminario invita ad una riflessione problematica sul caso eccezionale rappresentato dalla comunità rom, nel complesso panorama dell'integrazione etnica all'interno dello stato italiano. Un momento per indagare il rifiuto di una cultura, relegata ad un contesto periferico tanto sul piano spaziale quanto su quello umano. Uno sguardo alla politica fallimentare dei campi, teatri di sgombro di intere famiglie, poi allontanate in zone povere dei servizi di prima necessità, nonché all'ipotesi dei "Vilaggi della solidarietà", grandi aree di competenza comunale, oggetto di un insostenibile sovraffollamento. Un'analisi dell'assetto giuridico volto alla regolamentazione dei flussi migratori, con particolare attenzione alla recente normativa del "pacchetto sicurezza" e alla discrepanza tra questa e la legislazione europea.

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Giuseppe Casu: il primario che causò la sua morte con il TSO è stato sospeso

di Laura Todisco

5 marzo 2008
La sospensione dal ruolo di primario del medico che si occupò di Giuseppe Casu, morto dopo sette giorni di "martirio psichiatrico" presso l'Ospedale di Is Mirrionis, a Cagliari, è un significativo passo avanti verso l'abolizione del TSO. Tuttavia, considerato che viviamo in uno Stato fortemente repressivo, bisogna stare molto attenti a che la battaglia contro il Tso non si trasformi in una a favore dell'elettroshock. Ed ecco gli ultimi aggiornamenti relativi alla vicenda di Giuseppe Casu. Con una decisione senza precedenti, l'Asl 8 dell'Ospedale della Santissima Trinità di Cagliari ha sospeso lo psichiatra Gian Paolo Turri, 62 anni, fino a ieri direttore del Servizio psichiatrico dell'ospedale Is Mirrionis, dal suo incarico da primario. Questo provvedimento è stato preso in seguito al rinvio a giudizio di Turri per omicidio colposo (in concorso con la psichiatra Maria Rosaria Cantone), avvenuto lo scorso 19 febbraio in relazione al procedimento giudiziario riguardante la morte dell'ambulante di Quartu Giuseppe Casu.

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Il caso dei piccoli mendicanti zingari di Rho

di Roberto Malini
 

5 marzo 2008
Il 1° marzo agenzie stampa e quotidiani riferivano l'ennesima "brillante operazione" dei carabinieri, che – secondo tanti giornalisti – avrebbero liberato, in quel di Rho, vicino a Milano, tre bambini Rrom: "Secondo gli investigatori accade raramente," riferisce un articolo, "eppure, come in questo caso, qualche volta anche i piccoli rom trovano il coraggio di ribellarsi ai loro padri padroni che, a suon di botte li costringono a rinunciare a una vita normale, a frequentare la scuola, per dedicarsi all'accattonaggio. Nelle scorse settimane uno di loro, 12 anni, ha avuto la forza di rivolgersi a Telefono Azzurro per denunciare lo stato di schiavitù al quale era sottoposto, salvando così se stesso e altri due piccoli figli del vento di 11 e sei anni, permettendo ai carabinieri di Rho di liberarli e di denunciare i loro genitori-aguzzini. Tutti ospiti del campo nomadi comunale di via Sesia a Rho". Ho spiegato la dinamica di queste "operazioni" e il loro aspetto politico-mediatico nel pezzo pubblicato su Anne's Door il giorno successivo, un pezzo che alcuni attivisti hanno diffuso capillarmente attraverso mailing list, sollevando un dibattito su uno degli aspetti più odiosi della campagna razziale istituzionale che imperversa in Italia: la criminalizzazione di famiglie Rrom innocenti e drammaticamente indigenti. Maurizio Pagani, vicepresidente di Opera Nomadi, concorda con le mie conclusioni e mi invia un messaggio che sintetizza perfettamente la realtà che si cela dietro la cronaca dell'evento di Rho: "Da alcuni anni siamo in contatto con la piccola comunità di Rom Khanjarja di Rho al cui interno si sarebbe verificato il fatto increscioso di costrizione all'accattonaggio nei confronti di minori.

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Il cielo interiore, memoria di un piccolo grande teatro
Il Teatro delle Nuvole di Genova: un libro ne rievoca la storia

di Anna Maria Monteverdi
(da ateatro 115 webzine di cultura teatrale a cura di Oliviero Ponte di Pino)

Celebra i quindici anni di attività del Teatro delle Nuvole il bel volume edito dalla Titivillus da poco in libreria intitolato Il cielo interiore.
Il Teatro delle Nuvole, radicato su Genova e fondato da Franca Fioravanti e Marco Romei, appartiene a quel territorio teatrale che Roberto Trovato, professore di Drammaturgia dell’Università di Genova, definisce nell’introduzione “di sperimentazione di nuove forme di approccio alla scena, privilegiando l’autonomia del processo artistico nel convincimento che l’arte ha il compito di formare quegli elementi che la vita non favorisce: la verità, la libertà, la passione”. Collaborazioni con artisti visivi, musicisti jazz, danzatori e poeti (da Luigi Tola a Adriano Rimassa, da Isabella Palumbo a Giampaolo Casati), laboratori di creazione artistica soprattutto dislocati sul territorio ligure (da Genova a Borgio Verezzi a Chiavari Bordighera alla Spezia), spettacoli tratti da Pasolini, Majakovskji, Kerouac, in un processo ininterrotto di amore per il teatro e per la poesia. Franca Fioravanti parte da un percorso di studi legato a maestri di fama internazionale (Susan Strasberg, Leo De Berardinis, Gennadi Bogdanov) e luoghi storici di apprendimento come il Théâtre du Mouvement di Parigi; Marco Romei è drammaturgo e poeta ma anche interprete del Teatro delle Nuvole con importanti esperienze di scrittura per la radio e la televisione.

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"Vengo dalla piccola valle", di Natale Adornetto. Un libro per capire l'orrore del TSO

Giovedì 6 marzo 2008, alle ore 17, nella sala conferenze della Biblioteca–Pinacoteca ex Chiesa S. Michele Minore (pressi Piazza Manganelli, Catania), presentazione del libro “Vengo dalla piccola valle” del dottor Natale Adornetto (Edizioni Tracce, Pescara; patrocinio Provincia Regionale di Catania, Assessorato alle Politiche Culturali).
Il romanzo delinea la storia originale del protagonista a confronto con le problematiche esistenziali e il disagio psichico, che lo porta a subire il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio, cioè ricovero coatto, imposto e forzato nei reparti di psichiatria degli ospedali per almeno 7 giorni contro la volontà del malcapitato, il quale subisce pesantissimo trattamento farmacologico e viene legato al letto se si rifiuta di assumere psicofarmaci, letto in cui la persona viene ugualmente riempita di dannosissimi psicofarmaci).
Il protagonista – effervescente persona piena di vita, d’amore e di gioia di vivere, giovane con una vivacità mentale straordinaria, uomo che viene nutrito dalle deliziose sensazioni di cui è stracolma la sua anima e brillante studente universitario di psicologia – viene completamente devastato, sminuzzato e triturato sia nel fisico che nello psichico dal doppio violento impatto col TSO e con le overdosi di psicofarmaci, che, eufemisticamente, sono così chiamati ma di fatto sono droghe, droghe delle più potenti e pericolose.

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Gay iraniano: incontro stamane della delegazione di Radicali e Gruppo EveryOne con ambasciata olandese a Roma

Incontro positivo, ricevute massime rassicurazioni

dei Radicali Italiani

4 marzo 2008
Questa mattina si è tenuto l'incontro tra la delegazione del Partito Radicale Nonviolento, di Nessuno Tocchi Caino e del Gruppo EveryOne con i funzionari dell'ambasciata olandese in Italia Joos Reintjes e Adriaan Versluis. Nel corso dell'incontro, Matteo Mecacci, Sergio D'Elia e Matteo Pegoraro hanno illustrato il caso di Mehdi Kazemi, iraniano omosessuale che rischia l'espulsione in Regno Unito e la successiva deportazione in Iran, dove lo attende la pena capitale. Gli esponenti dell'Ambasciata hanno assicurato che riferiranno immediatamente al Governo olandese tutta la preoccupazione espressa dai Radicali e dal Gruppo EveryOne, che hanno chiesto il rispetto delle direttive europee e internazionali in materia di diritto di asilo. Secondo quanto riferito oggi dall'Ambasciata alle due delegazioni, sul caso di Mehdi – e dunque sulla sua permanenza o meno in territorio olandese – delibererà, forse già domani, la massima Corte, interpellata dalle autorità proprio grazie al fatto che il caso ha assunto carattere internazionale, ottenendo l'attenzione dei media di tutta Europa e la mobilitazione del Gruppo ALDE al Parlamento Europeo e di diversi esponenti del mondo istituzionale e associativo.

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Iran: vicenda gay; Gruppo EveryOne, lo aiuti Ambasciata Olanda

di ANSA

(ANSA) - ROMA, 3 MAR – “L’Unione europea ha il dovere di impedire che Seyed Mehdi Kazemi venga trasferito nel Regno Unito, da dove rischierebbe di essere deportato in Iran, e di far sì che venga concesso al giovane l'asilo come rifugiato nei Paesi Bassi”. Così il Gruppo EveryOne che, con una lettera indirizzata all'ambasciatore olandese a Roma E.F. Jacobs, ha chiesto un incontro urgente per sottoporgli la richiesta di esercitare la sua influenza sul Governo olandese affinché Seyed Mehdi Kazemi, il diciannovenne iraniano omosessuale, membro di EveryOne, possa permanere nei Paesi Bassi e ottenere lì lo status di rifugiato e dunque, quanto prima, l'asilo. “Chiediamo un incontro con l'ambasciatore Jacobs – si legge in un comunicato – affinché ci venga garantita l''applicazione, da parte delle autorità olandesi, della Direttiva del Parlamento europeo 2004/83/CE, che deve essere rispettata da tutti i membri Ue e che riconosce lo status di rifugiato a chi si trovi nella necessità di beneficiare di protezione internazionale”.
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Caffè Shakerato: creatività giovane al centro di un progetto efficace di intercultura

3 marzo 2008
In un libro ricco di interventi, idee, proposte e illustrazioni, una nuova dimensione espressiva e didattica interculturale.
Caffè Shakerato: un percorso realizzato all’Istituto Alberghiero Bergese di Genova. Prefazione di Attilio Massara, a cura di Daniela Malini, con la collaborazione di Patrizia Falco e Ingrid Pfaffinger. Patrocinio del Ministero della Pubblica Istruzione, Ufficio Scolastico Regionale per la Liguria. Edizione CRAS, Centro Risorse Alunni Stranieri, Collana Italiano e Nuove Culture

Non solo un “mix” di parole
Chi lavora nella scuola ha spesso la sensazione che questo importante settore della nostra società sia bistrattato: il personale, sottopagato per le mansioni che svolge e comunque con un ruolo sociale non sufficientemente riconosciuto come in altri paesi, le strutture, insufficienti quando non fatiscenti, le risorse, sempre minacciate dai tagli del bilancio statale e quasi mai oggetto di investimenti.
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La banalità del silenzio

di Roberto Malini, Natale Adornetto, Anarchici Salentini

3 marzo 2008
Il popolo degli Uomini Liberi
Quando si parla di anarchici, il cittadino italiano medio si irrigidisce, quasi il termine equivalesse a "criminali". Io penso che gli anarchici siano in realtà una delle tribù che compongono il "popolo degli uomini liberi". Quando, un domani, la follia dell'oppressione poliziesca, della repressione del diverso, della xenofobia, del razzismo e dell'antiziganismo, dell'omofobia, dei trattamenti sanitari obbligatori, degli psicofarmaci ai bambini creativi (leggi "iperattivi"), delle menzogne mediatiche; quando tutto questo avrà termine e torneranno in primo piano i veri diritti di tutti gli esseri umani, allora l'umanità si accorgerà che i "filosofi", i giusti, gli uomini buoni hanno camminato per le strade del mondo anche in quest'epoca disumana e disumanizzante. Eh sì, verrà il giorno in cui ci si accorgerà che nell'era dei computer e di internet, dello scontro fra l'occidente e la civiltà islamica, della ricerca genetica e della multimedialità, il "prodotto" meno richiesto, meno pubblicizzato, meno gettonato era la verità. Allora si scoprirà, con sorpresa, che - completamente gratis - le fonti della verità erano alla portata di tutti, nei forum anarchici e no global, nei media indipendenti come "Indymedia", nei blog degli uomini liberi.
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Bambini Rrom costretti a mendicare

di Roberto Malini

2 marzo 2008
I Rrom non posseggono nulla, vivono all'addiaccio, sono emarginati, discriminati, temuti. I bambini Rrom, nei rari casi in cui è consentito loro di accedere all'istruzione, vengono vessati, insultati e derisi dai compagni; non di rado sono vittime di violenza. Le leggi del popolo Rrom condannano ogni forma di violenza, soprattutto quando le vittime degli atti violenti sono donne e bambini. Politici, autorità e media, con un cinismo raccapricciante, approfittano spesso della debolezza sociale e dello spirito pacifico dei Rrom per farne il capro espiatorio di qualsiasi problema che riguardi la società. Di fronte alle forze dell'ordine, i Rrom subiscono in silenzio ogni genere di intimidazione e abuso. Di fronte ai magistrati, i Rrom sono rassegnati, prima ancora che inizi il procedimento a loro carico, a subire la più grave e iniqua delle condanne. Davanti ai giornalisti che - quando si verificano episodi di cronaca - li intervistano, i Rrom sanno già che le loro parole saranno travisate e che serviranno a costruire campagne contro di loro, che verranno presentati come esseri perfidi, sporchi, immorali, pigri, incapaci di qualsiasi sentimento umano. L'attuale deriva razziale che ha luogo in Italia consente ai nuovi razzisti di adottare gli stessi metodi che utilizzavano le autorità naziste per giustificare la persecuzione contro ebrei, zingari, omosessuali e altre minoranze. Sono sistemi tanto semplici quanto appariscenti, utili a diffondere presso l'opinione pubblica l'immagine del Rrom ladro, violento, truffatore, rapitore e sfruttatore di bambini.

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Gay iraniano Mehdi: appello alle autorità olandesi perché applichino le direttive europee sul diritto di asilo

Comunicato stampa del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito e di Nessuno Tocchi Caino

1 marzo 2008
Secondo le ultime notizie, giunteci attraverso parenti e il Gruppo Everyone, il ventenne iraniano omosessuale, Seyed Mehdi Kazemi, che rischia l'espulsione dalla Gran Bretagna verso l'Iran, dove lo aspetta certamente l'arresto e la condanna a morte, si trova in Olanda, nel centro di detenzione per immigrati di Zestienhoven, vicino a Rotterdam. Rischia di essere consegnato alle autorità inglesi lunedì 3 marzo, dopo l'incontro con un giudice olandese. Mehdi è da alcuni giorni in sciopero della fame.


Il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, Nessuno Tocchi Caino insieme al Gruppo EveryOne fa un urgente appello alla Farnesina e alle autorità olandesi affinché venga scongiurata la consegna di Mehdi alle autorità inglesi che provvederebbero immediatamente, in base ad una procedura burocratica difficilmente modificabile, ad espellerlo in Iran dove verrebbe ucciso dalle autorità perché omosessuale. Nel 2006, in Iran, fu torturato e condannato a morte il suo ex compagno Parham che fece i nomi dei ragazzi con cui aveva avuto rapporti sessuali..
Chiediamo che venga applicato il Trattato di Dublino in materia di richiesta di asilo e venga applicata la Direttiva europea 2004/83/CE sul riconoscimento dello status di rifugiato per persone bisognose di protezione internazionale che deve essere applicata da tutti i paesi membri dell'Unione Europea.

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Perché la polizia italiana perseguita i Rrom?

 

29 febbraio 2008

Roberto Boni dell'Unione Sindacale di Polizia (U.S.P.) diffonde un comunicato in cui è descritta l'ideologia che anima le forze dell'ordine in Italia nei confronti dei cittadini di etnia Rrom. Si tratta del campionario completo degli stereotipi creati attraverso secoli di pregiudizio e ignoranza riguardo alla realtà di un popolo. 
La campagna razziale in corso da anni in Italia e divenuta particolarmente virulenta negli ultimi tempi ha condizionato, evidentemente, le autorità italiane, il cui giudizio verso i Rrom non è più minimamente obiettivo. Roberto Boni, vice segretario nazionale dell'Unione Sindacale di Polizia, si esprime, purtroppo, in buona fede, convinto di divulgare non una sequenza di pregiudizi gravi, che contrastano con la normativa internazionale che tutela la minoranza Rrom, ma informazioni veritiere. Questo comunicato deve allarmare tutti coloro che si occupano di Diritti Umani, perché è il prodotto di una cultura razzista che potrebbe facilmente trasferirsi, prima o poi, ad altri gruppi sociali o etnie. Si pensi cosa accadrebbe se Istituzioni e media iniziassero a bombardare la cittadinanza con i vecchi stereotipi riguardante gli ebrei, secondo i quali sarebbero astuti e maligni, avidi e lussuriosi, sporchi e superstiziosi, pieni di livore contro i cristiani e dediti a oscure trame volte capovolgere i valori sociali.

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Mehdi, i Rrom e il cerchio della vita

 

29 febbraio 2008

Indifferenza. E' un sentimento che spiana la strada all'odio, al pregiudizio, alla prevaricazione. Come un gas infido e velenoso, non si vede, non si sente, ma uccide. Ne parliamo con il regista teatrale argentino Andrés Nordermeer, autore dell'opera "El Manifiesto Homosexual". L'indifferenza che circonda i Rrom in Italia non trova riscontro in Argentina, dove i popoli indigeni sono al centro di importanti azioni a tutela dei loro diritti. "No," ci scrive Andrés, "l'indifferenza, nel mio Paese, riguarda temi che la gente, sbagliando, sente lontani, come la condizione dei gay nei regimi integralisti.

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Gay iraniano: per ora resta in Olanda, slitta l’estradizione

di AGI Mondo

(AGI) - Roma, 27 feb. - Mehdi Kazemi, il diciannovenne gay iraniano membro del Gruppo EveryOne che rischia di essere condannato a morte per sodomia nel suo Paese, per ora resta in Olanda. L'assicurazione e' stata fornita da un funzionario dell'ambasciata britannica a Roma (il giovane studiava a Londra) all'organizzazione per i diritti umani. Lunedi' si era tenuto un sit-in davanti alla rappresentanza diplomatica, alla vigilia dell'estradizione di Mehdi in Gran Bretagna, poi bloccata.
"E' un primo, importante risultato della campagna internazionale lanciata con l'aiuto del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito e di Nessuno Tocchi Caino", hanno commentato Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, i leader del Gruppo EveryOne, che segue direttamente il caso ed e' in contatto con lo zio del ragazzo.
"Tuttavia, ancora per Mehdi non esistono certezze", hanno continuato, "lo zio ci ha contatti dicendo di non avere alcuna notizia sullo stato di salute del ragazzo, che da giorni porta avanti uno sciopero della fame, e di non sapere dove attualmente si trovi".

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Un'opera teatrale per denunciare la persecuzione dei gay in Iran

27 febbraio 2008
Andrés Nordermeer, autore e regista teatrale argentino, ha scritto nel 2007 un'opera dedicata alla persecuzione dei gay nella Repubblica Islamica dell'Iran. La pièce di teatro si intitola "El Manifiesto Homosexual" (www.emhomosexual.com.ar) e si svolge in un territorio emblematico che esiste fra passato e presente, fra lucidità e follia, fra amore e morte.

 

 

Andrés è un artista che arricchisce il teatro argentino di importanti valori sociali; attualmente sostiene la campagna del Gruppo EveryOne per la vita di Mehdi, il giovane gay iraniano sfuggito - almeno per ora - alla deportazione dal Regno Unito verso la pena di morte che lo attende a Teheran. Il Gruppo EveryOne è orgoglioso di annunciare la partecipazione del regista argentino a questa importante campagna e contribuire a far conoscere in Italia la sua compagnia teatrale e l'opera "El Manifesto Homosexual". A.B.

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Notizie preoccupanti. Per chi pratica e per chi subisce l'elettroshock

26 febbraio 2008
Natale Adornetto suggerisce la lettura di un breve articolo di Luigi Gallini, riportato qui di seguito e soprattutto del saggio di Peter Breggin, linkato nel testo. "Può essere d'aiuto a chi voglia farsi un'idea di alcuni dei danni che procura l'elettroshock" precisa lo psicologo. "Ritengo inoltre che sia utile a comprendere come il nostro pensiero – recisamente contrario a questa pratica barbarica – non si basi su opinioni, ideologie e preconcetti ma su dati di fatto e studi condotti da persone esperte del ramo. Di Peter Breggin ho letto con interesse altri scritti, tutte cose fondamentali ed importanti, e penso che egli sia il più autorevole studioso a livello internazionale".

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Elettroshock: ci vogliono fritti

di Natale Adornetto

26 febbraio 2008
Elettroshock: di recente gli psichiatri ci stanno provando con più vigore, come dimostra la petizione dell'AITEC, Associazione Italiana per la Terapia Elettroconvulsivante. Nei quotidiani c'è anche chi si pronuncia contro l'elettroshock, come la Giannichedda sulle pagine del Manifesto in un articolo del 23 febbraio scorso, "Elettroshock: tigre di carta. Pensiamo alla psichiatria oggi".
L'elettroshock non è mai passato di moda e l'hanno sempre praticato, anche se gli psichiatri non lo dicono. A Catania, la mia città, nelle varie "ville", le persone - oltre che con gli psicofarmaci - le hanno massacrate e le massacrano a furia di elettroshock. Un paio di anni fa alcuni cittadini hanno presentato una sorta di istanza alla Regione Sicilia per chiedere che venisse posto un freno all'abnorme abuso di elettroshock.
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Iran/Estradizione giovane gay, Radicali: Brown rispetto norme UE
Sit in di Radicali e Nessuno tocchi Caino all'ambasciata britannica a Roma

di Ap Com

Roma, 25 feb. (Apcom) - Sit-in di protesta davanti all'ambasciata britannica in Italia per chiedere al Governo guidato da Gordon Brown di non deportare a Teheran l'omosessuale iraniano a cui Londra ha rifiutato il diritto d'asilo. Una ventina di attivisti dei Radicali e di Nessuno tocchi Caino, guidati da Sergio D'Elia e Rita Bernardini, ha manifestato a favore di Seyed Mehdi Kazemi. Indossano cartelli, sia in lingua italiana che in inglese, che chiedono il "no all'estradizione" che dovrebbe scattare domani per il ragazzo bloccato in Olanda.

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“Evviva” l’elettroshock!

Quanti, dei milioni di persone che hanno ricevuto l'elettroshock, sarebbero d'accordo con l'affermazione del Dott. Cassano? E' di pochi giorni fa l'intervista shock nelle radio nazionali principali che, negando tout court la realtà dei fatti, promuove e spera nell'apertura di decine di centri e reparti che fanno elettroshock, spacciandola come cura miracolosa. Dobbiamo renderci conto che i "trattamenti" psichiatrici sono semplicemente uno stupro dell'anima.
Durante l'intervista il Dr. Cassano ha seppellito qualsiasi critica e tutte le storie drammatiche con affermazioni tipo: "è tutta letteratura". Sì, letteratura fatta sulla pelle della gente.
L'On. Lucchese, medico Pediatra, da noi intervistato in proposito, critica l'impostazione di "pura affermazione" delle proprie opinioni, senza dimostrare nulla o portare prove delle proprie dichiarazioni. L'unica cosa di cui Cassano si preoccupa è che Cerletti ha sbagliato nome: non doveva chiamarlo elettroshock. Come se cambiare nome a qualcosa, la facesse sembrare più umana. Lo stupro è stupro anche se lo chiami "rapporto sessuale non consenziente".
Lo stesso Ugo Cerletti, inventore dell'elettroshock, durante un suo discorso alla Sorbona negli anni 50 affermò che questa terapia doveva essere cancellata, affermazione confermata dalla sorella e dalla figlia, negli anni seguenti.

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Londra collabora con l’Iran sulla pelle dei gay

di Dimitri Buffa – da L’Opinione

26 febbraio 2008
Quando si leggono certe denunce si stenta a crederci: non solo l’Inghilterra nega lo status di rifugiati politici ai tanti omosessuali iraniani che rischierebbero la pelle tornando a Teheran, ma addirittura adesso li richiede indietro (per poi espellerli verso l’Iran) ad altri stati. Come l’Olanda, tanto per fare l’esempio dell’ultimo caso, il tutto appellandosi al trattato di Dublino e a Schengen. E questo accade quando questi gay se ne vanno via dalla Gran Bretagna fiutando aria di espulsione e di riconsegna. Evidentemente Gordon Brown ha intenzione di allacciare stretti contatti diplomatici con Ahmadinejad sulla pelle dei gay. Altrimenti non si spiegherebbe tutto questo accanimento contro di loro, dopo che già il caso di Pegah Emambakhsh, la lesbica iraniana cui era stata negata l’autorizzazione a restare sul suolo britannico come rifugiata, aveva creato non pochi problemi diplomatici. Da ieri a quello di Pegah Emambakhsh si è aggiunto anche quello di Kazemi. Per martedì, cioè oggi, è infatti già fissato il volo che porterà il giovane Mehdi Kazemi da Amsterdam a Londra.

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Rifugiato gay iraniano rischia la deportazione dal Regno Unito, urgente appello all’Europa

Gruppo EveryOne: “E’ condannato a morte perché gay, fermiamo l’ennesima violazione dei diritti del profugo da parte del Governo Brown”
 

24 febbraio 2008
Si chiama Seyed Mehdi Kazemi, ha poco meno di vent’anni ed è uno dei membri del Gruppo EveryOne. E’ un iraniano omosessuale che a novembre 2005 si è recato da Teheran a Londra per motivi di studio, e che è stato costretto a richiedere l’asilo come rifugiato all’Home Office del Regno Unito in seguito alla scoperta, da parte delle autorità iraniane, della sua relazione omosessuale con un altro ragazzo, già condannato a morte e giustiziato nell’aprile del 2006. Parham, il suo partner dall’età di 15 anni, era stato infatti arrestato dalla polizia di Teheran con la fatidica accusa di “lavat” (sodomia) dopo essere stato colto dalle autorità iraniane in compagnia di un altro ragazzo, mentre Medhi già soggiornava in Inghilterra e frequentava il college. Nel corso di un interrogatorio in carcere, Parham è stato costretto dai suoi aguzzini a riferire nomi e cognomi di tutti gli uomini con cui aveva intrattenuto relazioni, tra cui lo stesso Mehdi. La polizia iraniana si è già presentata a casa del padre di Mehdi, a Teheran, intimandogli la custodia del figlio per sottoporlo a giudizio.

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Trattamento Sanitario Obbligatorio: il caso Roberto Sarlo

del Gruppo EveryOne

24 febbraio 2008
Il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) è diventato ormai uno strumento di repressione volto a tacitare ogni forma di dissenso.
Questa finalità palesemente deviata di un provvedimento che dovrebbe comunque tutelare la salute mentale di esseri umani in condizioni di disagio psichico è apparsa evidente durante gli scontri a Genova per il G8, quando l'artista del popolo e video-maker Roberto Sarlo venne pestato brutalmente da cinque celerini e rinchiuso presso il reparto di Psichiatria dell’ospedale San Martino dove fu sottoposto al Trattamento Sanitario Obbligatorio, che comporta il ricovero coatto e la somministrazione di psicofarmaci e talora la pratica - indegna di qualsiasi società civile - dell'elettroshock.

Natale Adornetto - psicologo, scrittore, grande esperto degli abusi della psichiatria, sottoposto per ben sette volte a TSO, prezioso consulente del Gruppo EveryOne - ci ha comunicato che l'ordinanza di comminare indistintamente il TSO ai dimostranti che avessero dato in escandescenze e si fossero lamentati troppo per le botte subite, era stata diramata a tutti gli Ospedali dal Comune di Genova prima della manifestazione (notizia peraltro riportata anche dai giornali dell’epoca): ”A quanto pare Pericu, sindaco di Genova, durante quei giorni era diventato primo cittadino di tutti gli italiani e gli stranieri presenti. Questo provvedimento è paragonabile all'ordine di arresto e carcerazione per i manifestanti prima ancora che una manifestazione cominci e alla contemporanea disposizione che in seguito non ci sarà garanzia di processo”.
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Rrom/UE, Gruppo EveryOne: "La risposta di Frattini a un'interrogazione è contraria allo spirito dell'Europa"

Il vicepresidente della Commissione europea ha ancora una volta male interpretato la direttiva 2004/38/CE, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, travisando quanto espresso all’articolo 14 della stessa, e ignorando la risoluzione europea del 31 gennaio su una strategia europea per i Rom. Gli attivisti: “Comportamento inaccettabile per un Commissario europeo”.
 

22 febbraio 2008
Il vicepresidente della Commissione europea, Franco Frattini, nel rispondere ieri a un’interrogazione presentata al Parlamento Europeo dal presidente degli eurodeputati di Forza Italia Antonio Tajani, sull'accertamento dei requisiti di soggiorno per i cittadini europei nomadi, ha affermato che, secondo le norme UE, “è possibile espellere i cittadini comunitari immigrati in Italia se questi non dispongono di risorse economiche sufficienti”.
“Le dichiarazioni di Frattini sono contrarie allo spirito della direttiva 2004/38/CE, nonché alla risoluzione europea del 31 gennaio 2008 su una strategia europea per i Rom” dichiarano i leader del Gruppo EveryOne, Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “L'articolo 14 (‘Mantenimento del diritto di soggiorno’), punto b, della direttiva prevede infatti che il cittadino dell'Unione che cerca lavoro in uno Stato membro non può essere espulso. E' un articolo” spiegano gli attivisti “che è volutamente stato ignorato dai legislatori italiani, a partire dal decreto sicurezza.”
Secondo l’articolo 14: “un provvedimento di allontanamento non può essere adottato nei confronti di cittadini dell'Unione o dei loro familiari qualora […] i cittadini dell'Unione siano entrati nel territorio dello Stato membro ospitante per cercare un posto di lavoro. In tal caso” essi “e i membri della loro famiglia non possono essere allontanati fino a quando” gli stessi “possono dimostrare di essere alla ricerca di un posto di lavoro e di avere buone possibilità di trovarlo”.
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Razzismo: secondo l’ONU ancora problemi in Italia

di Matteo Pegoraro

22 febbraio 2008
Sono ancora molti i problemi da risolvere in Italia sul fronte della lotta al razzismo. Ad affermarlo non è, questa volta, un’associazione che lotta per i diritti umani e si batte ogni giorno contro il silenzio di media e istituzioni riguardo ai diritti violati delle comunità Rrom stanziate in Italia, ma niente meno che il CEDR, Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale. Il 20 e 21 febbraio anche l’Italia, assieme ad altri Paesi, è dovuta comparire davanti alla commissione in seguito alle molteplici denunce e segnalazioni – da parte del Gruppo EveryOne, de La Voix des Rroms, di Union Romani, dell’ERRC (European Roma Rights Centre) – di discriminazioni ed episodi di xenofobia e intolleranza portati avanti dalle istituzioni centrali e periferiche italiane. A Ginevra, sede dell’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani, Answar Kemal, uno dei diciotto esperti del Comitato e relatore per l’esame del rapporto dell’Italia, ha detto che “c’è bisogno di un’istituzione nazionale indipendente dei diritti umani, e di rafforzare l’Unar, l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali”.

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Diritto di asilo: si pronuncia l'UE, invitando i membri a concederlo agli omosessuali perseguitati

Gruppo EveryOne: "Grande lavoro di Radicali e altri gruppi europei. Ora anche Regno Unito e Olanda si attengano a disposizioni"

 

21 febbraio 2008

Con una risposta all’interrogazione depositata dal radicale Marco Cappato, assieme ai deputati di tutti i gruppi politici al Parlamento Europeo, la Commissione europea ha affermato che "In base al diritto europeo gli Stati membri non possono espellere o rifiutare lo status di rifugiato alle persone omosessuali senza tenere conto del loro orientamento sessuale, delle informazioni sulla relativa situazione nel paese di origine, ivi comprese le disposizione legislative e regolamentari e il modo in cui sono applicate". Inoltre gli Stati UE devono garantire che il personale incaricato di esaminare le domande di asilo e decidere in merito "disponga di informazioni precise ed aggiornate provenienti da varie fonti, quali l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR)".

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Questione Rrom in Italia: un grido di giustizia

Da Veltroni a Berlusconi, da Bossi a Storace, la classe politica italiana guida una campagna razziale persecutoria contro i Rrom

19 febbraio 2008
Nonostante le Risoluzioni con cui il Parlamento Europeo ha ammonito l'Italia a causa delle sue gravi politiche razziali contro i Rrom, nonostante le denunce accolte dal Cerd (Nazioni Unite) e dalla Corte Penale Internazionale de L'Aja, in cui l'Italia è accusata nientedimeno che di crimini contro l'umanità a causa della persecuzione contro i Rrom, nulla è cambiato nel nostro Paese. Le dichiarazioni razziste e xenofobe di Veltroni, riprese anche da Newsweek; le recenti esternazioni improntate al più inqualificabile antiziganismo di Silvio Berlusconi; la campagna razziale condotta da Lega e AN sono il manifesto ideologico con cui l'Italia giustifica la persecuzione di 120 mila bambini, 40 mila donne e 40 mila uomini di etnia Rrom. E' una Soluzione Finale condotta con metodo, senza alcun rispetto per i Diritti Umani né per la vita di bambini, anziani, malati, donne incinte, famiglie in condizioni di estrema indigenza.

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Misha Seifert, assassino di zingari ed ebrei, è in carcere in Italia

17 febbraio 2008
L'ex caporale delle SS Michael Seifert detto "Misha", il boia di Bolzano, estradato dal Canada – dove viveva da oltre 50 anni – in Italia e condannato all'ergastolo per i crimini commessi durante il periodo nazifascista, è atterrato sabato mattina all'aeroporto militare di Ciampino. Condotto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, è ora a disposizione dei magistrati italiani. Seifert ha oggi 84 anni ed è stato condannato all'ergastolo per le torture e le uccisioni nel lager di Bolzano tra il 1944 e il 1945. Le vittime di Misha furono prigionieri politici, Rrom (come sempre "dimenticati" dai media che riferiscono la notizia) ed ebrei. A.B.

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A fianco dei Rrom che nella Capitale difendono un diritto primario

15 febbraio 2008
Il Gruppo EveryOne e Anne's Door sostengono totalmente l'azione dei Rrom che vivono nella capitale e difendono il diritto ad avere un tetto sopra la testa. In attesa di fornire ai nostri utenti maggiori informazioni, affianchiamo gli attivisti e gli intellettuali che seguono da vicino questa iniziativa. E' necessario vigilare affinché le autorità non compiano operazioni repressive nei confronti di questi cittadini romeni, di questi cittadini dell'Unione Europea che esercitano semplicemente un loro diritto basilare. Ecco il comunicato di Marco Brazzoduro:



 

Giovedi 14 febbraio 2008 una comunità di rom romeni, da oltre un anno stanziata in una baraccopoli ripetutamente minacciata di sgombero, ha occupato, sostenuta da associazioni gagè e da volontari di varia estrazione, uno spazio abbandonato nelle adiacenze della stazione tiburtina. E' la prima volta che i rom a Roma promuovono un'iniziativa di lotta per il riconoscimento di un diritto fondamentale ripetutamente calpestato. Questa sera alle 21, in via delle Cave di Pietralata, altezza civico 81, si svolgerà una assemblea cittadina di sostegno e domani mattina sabato 16 alle 11.30 si terrà una conferenza stampa. Marco Brazzoduro

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Milano, un deplorevole esempio di antiziganismo

di Roberto Malini

15 febbraio 2008
I Rrom, con la loro identità etnica e culturale così diversa da quella della nazione tedesca, rappresentavano per il partito nazionalsocialista una grave turbativa dell'ordine sociale e la loro persecuzione fu condotta secondo un progetto di prevenzione della criminalità e di ripristino della "legalità". Secondo l'ideologia hitleriana, la "questione zingara" riguardava proprio la convinzione che il popolo Rrom fosse geneticamente asociale e predisposto alla truffa, all'accattonaggio, al nomadismo, allo sfruttamento dei minori. Gli insediamenti Rrom nel Reich erano considerati illegali e quasi sempre abusivi. Prima di iniziare la persecuzione e lo sterminio dei Rrom, il partito nazista affidò agli organi di polizia locale il controllo dei luoghi in cui essi si accampavano e dimoravano. Nonostante la campagna razziale avesse instillato odio e paura da parte della popolazione del Reich nei confronti degli zingari, le autorità pretendevano che lavorassero e non si dedicassero né all'accattonaggio né ai servizi di strada. Le leggi imponevano loro di possedere carte di identificazione e permessi di soggiorno o sosta in luoghi presidiati dalle forze di polizia, destinati a un numero chiuso di persone; gli ospiti non autorizzati venivano immediatamente schedati, espulsi o arrestati. E' preoccupante l'analogia, speculare, fra la politica razziale attuata dai nazisti e quella seguita dalle Istituzioni in un numero sempre crescente di città italiane.

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Rrom in Italia: siamo di fronte a un popolo geneticamente portato al crimine o viviamo in un Paese razzista?

12 febbraio 2008
Gloria, un'utente di Anne's Door è sorpresa da quanti reati siano attribuiti ai Rrom e ci scrive: "Dopo il caso Mailat, i bambini di Milano torturati e costretti a mendicare, ecco la rivelazione (di Roberta Angelilli, Alleanza Nazionale n.d.r.) secondo cui in Italia ben 50 mila bambini Rrom sarebbero schiavi di un racket composto da nomadi; ecco la vicenda dei Sinti che truffano gli anziani e che si rivelano proprietari di ville e montagne d'oro (l'ho visto in un servizio televisivo)! Ecco la notizia, diffusa dai media, dei Rrom del campo Casilino 900, a Roma, che hanno commesso un'infinità di reati e che le autorità romane hanno presentato come una banda organizzata, contro cui hanno mobilitato un esercito composto da più di cento carabinieri, pattuglie in uniforme, militari a cavallo e unità cinofile. Siamo di fronte a un popolo di criminali, geneticamente portati a commettere reati e azioni orribili o viviamo in un Paese impazzito?"

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Iran: Radicali chiedono incontro ad Ambasciatore Roma su gay condannati

di ANSA

ROMA, 12 FEB - Un incontro urgente ad Abolfazl Zohrevand, ambasciatore iraniano in Italia, per discutere del caso dei due ragazzi condannati a morte in Iran perché omosessuali. E' quanto ha chiesto con una lettera al diplomatico iraniano il Gruppo EveryOne. Un'iniziativa alla quale hanno aderito il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito assieme a Nessuno Tocchi Caino.
“Continua – si legge infatti in una nota dei Radicali – la mobilitazione internazionale per salvare i due ragazzi condannati a morte in Iran perché omosessuali. In pochi giorni oltre 12.500 persone hanno sottoscritto la petizione (www.petitiononline.com/irangay) rivolta alle autorità iraniane per salvare la vita di Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour.

I due ragazzi, di 18 e 19 anni sono stati arrestati a Sardasht, nell'Azerbaijan Iraniano, lo scorso 23 gennaio, con le accuse di "mohareb" e "lavat" (essere nemici di Allah e sodomia); hanno confessato, sotto tortura, di amarsi e rischiano ora la pena di morte”.
“Il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito con Nessuno Tocchi Caino aderisce all’iniziativa del Gruppo EveryOne che ha indirizzato una lettera ad Abolfazl Zohrevand, Ambasciatore in Italia della Repubblica Islamica dell'Iran, in cui si chiede un incontro urgente per discutere del caso dei due giovani, che sta suscitando clamore in tutto il mondo, e – conclude la nota – della preoccupante situazione sulla violazione dei diritti umani in corso nel Paese”.
(ANSA).

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Gay condannati a morte: Gruppo EveryOne chiede incontro urgente con l’ambasciatore iraniano a Roma

Gli attivisti: “Invitiamo le migliaia di firmatari della petizione a scrivere all’ambasciata chiedendo che i giovani omosessuali Hamzeh e Loghman siano risparmiati”

12 febbraio 2008
Ha superato oggi le 12.500 sottoscrizioni la petizione per la vita di Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour (www.petitiononline.com/irangay), i due ragazzi di 18 e 19 anni arrestati a Sardasht, nell’Azerbaijan Iraniano, lo scorso 23 gennaio, con le accuse di “mohareb” e “lavat”, che hanno confessato sotto tortura di amarsi e rischiano la messa a morte.
Gli attivisti del Gruppo EveryOne hanno indirizzato una lettera ad Abolfazl Zohrevand, Ambasciatore in Italia della Repubblica Islamica dell’Iran, in cui chiedono un urgente incontro per discutere del caso dei due giovani, che sta suscitando clamore in tutto il mondo, e della preoccupante situazione sulla violazione dei diritti umani in corso nel Paese.

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PDL: Gruppo EveryOne, parole Berlusconi su Rom anacronistiche

di ANSA

ROMA, 11 FEB - "Le parole di Silvio Berlusconi ci sorprendono e sono anacronistiche nella nuova Europa, che intende porre fine a emarginazione e persecuzione dei Rom, attivando programmi finalizzati all'integrazione nel rispetto delle loro identità etniche": lo affermano i leader di EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, ricordando che "l'Europa ha avviato una nuova era dei Diritti Umani, in cui la lotta alla discriminazione che colpisce i Rom è una priorità".
Il Gruppo EveryOne, che lotta da anni contro le discriminazioni nei confronti delle comunità Rom insediate in Italia, ammonisce il leader del Pdl: le Risoluzioni delParlamento Europeo del 15 novembre 2007 e del 31 gennaio 2008 "sono chiare e ammoniscono i Paesi membri dell''Unione Europea affinché‚ comprendano lo spirito della 'Direttiva sulla libera circolazione dei cittadini europei' e la mettano in pratica in ogni parte, e interrompano nell''immediato le politiche razziste e discriminatorie contro i Rom".

 


"Condurre una campagna elettorale improntata a razzismo e xenofobia, promettendo nuovi sgomberi ed espulsioni illecite - continuano - è un atteggiamento irresponsabile che viola i diritti umani di una minoranza già debole ed emarginata, e ciò è pura espressione di pregiudizio razziale. Continuare a cercare i voti dell'elettorato xenofobo non renderebbe onore a Berlusconi e a nostro avviso porterebbe lui e la sua coalizione davanti ai tribunali internazionali. Ricordiamo - concludono - che il Governo Italiano dovrà comparire, il prossimo 20 febbraio, davanti al Comitato per l'eliminazione delle discriminazioni razziali dell'Onu per rispondere delle azioni persecutorie commesse contro il popolo Rom". (ANSA)

 

Nella foto, il candidato premier Silvio Berlusconi

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Si avvicina una lunga Notte dei Cristalli

10 febbraio 2008
La chiesa cattolica ha ricominciato a pregare perché il Signore illumini i cuori degli ebrei affinché riconoscano Gesù Cristo e si convertano. Gli scrittori arabi boicottano la Fiera del Libro di Torino per protestare contro l'organizzazione che ha deciso di accogliere Israele e la sua cultura quali ospiti d'onore, ma né la classe politica né il mondo intellettuale italiano stigmatizzano in modo chiaro e convincente questa manifestazione di antisemitismo.
Intanto in internet appare all'interno di un blog la "black list" dei professori ebrei. Avvenimenti che insospettiscono chi si batte contro razzismo, xenofobia e antisemitismo, perché avvengono mentre in Italia è in corso la più feroce delle persecuzioni razziali contro i rrom, condotta da Istituzioni e autorità, dal mondo politico di destra e di sinistra – senza più alcuna differenza – e dai media, che costituiscono ormai organi di regime. Ma non è tutto, perché il virus dell'omofobia è sempre più diffuso, alimentato dai "Family Day" e dalle campagne a difesa di un concetto di famiglia che non è mai stato così corrotto come oggi: si difendano le donne e i bambini nel tessuto stesso della famiglia, invece, visto che stupri e violenze avvengono nel 90 per cento dei casi all'interno dei nuclei familiari!

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Diritti Umani: l'Associazione "Voice of the Copts" denuncia al Parlamento Europeo – con una lettera aperta – la persecuzione dei Cristiani in Egitto

9 febbraio 2008


Onorevoli Deputati del Parlamento Europeo,

Sono il Presidente dell’Associazione “Voice of the Copts”, con base a Roma e Washington. Lo scopo dell’organizzazione è quello di informare i media, l’opinione pubblica e la classe politica sulla situazione dei diritti umani in Egitto e, in particolare, sulla persecuzione dei Copti, i Cristiani d’Egitto.
La comunità copta emigrata in Europa (2 milioni) e in Egitto (circa 15 milioni) ha pertanto accolto con interesse la risoluzione dell’UE contro il governo egiziano per la continua violazione di diritti umani nel nostro paese.
Per questo motivo, io e la mia organizzazione abbiamo deciso di inviare a ogni deputato europeo la seguente lettera in cui, qui di seguito, elencherò una lista di discriminazioni nei confronti delle minoranze in Egitto.
Spero quindi che la mia lettera possa essere presa in considerazione in future sessioni parlamentari sull’Egitto, dando la mia disponibilità a essere coinvolto in qualsiasi tipo di attività che riguardi la violazione dei diritti umani nel mio paese. Inoltre, mi metto a vostra completa disposizione per mettere chiunque sia interessato in contatto con intellettuali egiziani e membri della società civile egiziana sia in Egitto sia in Europa.
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Parte la quarta edizione di "Caffè Shakerato", concorso interculturale sulla creatività espressiva

9 febbraio 2008
E’ partito da pochi giorni il Concorso Interculturale sulla creatività espressiva “Caffè Shakerato”, organizzato dai docenti e dal personale dell'Istituto Alberghiero Nino Bergese e dal Comune di Genova, Municipalità di Sestri Ponente, con l’aiuto e la partecipazione di numerosi enti e organizzazioni umanitarie.
Il concorso, che non è un concorso letterario, si fonda sulla creatività espressiva, ed è aperto a studenti, adulti, associazioni e organizzazioni umanitarie; possono parteciparvi anche studenti di altri paesi e continenti attraverso le numerose organizzazioni internazionali che aderiscono al progetto, o scuole ed enti che intendano aderire. L’iniziativa, ormai consolidata a livello cittadino e ligure, sia nel mondo della scuola che della cultura e dell'associazionismo, desidera infatti aprirsi, per la sua quarta edizione, alle numerose scuole liguri che operano in contesti multiculturali al fine di favorire uno scambio di “buone pratiche” educative e di esperienze nel settore dell'intercultura.

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Alfred Breitman: il Romanzo degli Zingari in Italia

Ernest Hemingway dimostrò, per scommessa, che è possibile scrivere un romanzo... in sei parole. Il suo romanzo lampo, con cui vinse la scommessa, fu il seguente: "Vendesi: scarpine per neonato, mai indossate" (in inglese: "For sale: baby shoes, never worn") . Da allora, molti scrittori si sono cimentati nell'impresa. Ecco il "Romanzo degli Zingari in Italia" di Alfred Breitman.



                                              Foto Steed Gamero

Il Romanzo degli Zingari in Italia

"Sgomberate!"
Noi zingari: niente, per voi.

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Discriminazione: la "black list" ammonisce che il pregiudizio razziale non si fermerà alla persecuzione dei Rrom
 

8 febbraio 2008
La cosiddetta "black list", pubblicata su internet al'interno di un blog anonimo, in cui sono elencati nomi e cognomi di docenti ebrei, che per la maggior parte insegnano presso l'Università La Sapienza di Roma, solleva un coro di proteste nel nostro Paese. L'autore del blog si firma H5N1, che è la sigla con cui viene identificato il virus dell'aviaria. Nel clima xenofobico e razzista in cui è precipitata l'Italia, non vi è da stupirsi dell'ennesima istigazione all'odio razziale ed è un illuso chi pensa che la campagna discriminatoria attualmente in corso riguarderà sempre e solo i Rrom. Continua nella sezione Watching The Sky

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Continuano in Italia persecuzione e campagna razziale contro i Rrom

8 febbraio 2008

Sgomberi, minacce, vessazioni dei Rrom e dei Sinti che vivono in Italia da parte delle Istituzioni e delle forze dell'ordine - che sono il loro braccio armato, colpevoli "solo" di obbedire alle disposizioni – continuano senza sosta, nonostante le Risoluzioni e le dure critiche che un'Italia scivolata nel più cieco e spietato razzismo ha ricevuto e continua a ricevere da Unione Europea, Nazioni Unite e organizzazioni per i Diritti Umani. La campagna razziale condotta dalle autorità locali di destra e sinistra si accanisce contro un popolo che in Italia è stato ormai privato di tutto. Le stesse accuse che la propaganda nazista rivolgeva agli zingari del Reich sono oggi reiterate da sindaci, vicesindaci, questori, autorità di pubblica sicurezza dei comuni italiani: "gli zingari sono truffatori, ladri, stupratori, schiavisti di bambini, immorali, spacciatori di droga". La comunità Rrom è formata da "membri di racket capaci di spostarsi tra le regioni del Nord Italia per commettere reati seriali". I media, senza più coscienza del vero, diffondono questa sequenza interminabile di calunnie xenofobe, che istigano la cittadinanza contro la minoranza più debole e indigente.

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Napoli, Dolores Madaro, assessore alla Memoria, ricorda su Radio Italia l'Olocausto dei disabili

di Laura Todisco

Oggi, 7 Febbraio 2008, l'emittente televisiva Radio Italia ha trasmesso un'intervista all'assessore alla Memoria della città di Napoli, Dolores Madaro. Durante l'intervista, la Madaro ha parlato della persecuzione degli ebrei, ma ha ricordato anche l'Olocausto degli altri "diversi": zingari, omosessuali, dissidenti, handicappati e disagiati psichici. A questo proposito l'assessore ha menzionato la Mostra: "Psiche Incatenata/Capelli d'oro e di cenere" del gruppo Watching The Sky, presente a Napoli dal 27 Gennaio all'8 Marzo, presso l'Archivio Storico.
La prima mostra ricorda infatti la persecuzione dei cosiddetti malati mentali, attuata dal regime nazionalsocialista. "Psiche Incatenata" presenta una serie di 12 "stazioni" che rendono omaggio alle vittime della persecuzione dei disabili psichici. Si tratta di dipinti digitali dedicati al ricordo del famigerato progetto tedesco "Aktion T4" e all'oppressione parallela dell'Arte Degenerata (Entartete Kunst).
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Iran, Gottardi: "Solana intervenga per salvare la vita dei giovani iraniani a rischio di impiccagione"

Parlamento Europeo, Delegazione Italiana - Gruppo socialista
Dichiarazione di Donata Gottardi, deputato europeo Pse

Bruxelles, 5 febbraio 2008
Ieri il Gruppo EveryOne ha lanciato un appello all’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza, Javier Solana, perché chieda al presidente iraniano Amadhinejad l’immediata scarcerazione di Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour, i due ragazzi di 18 e 19 anni arrestati il 23 gennaio scorso a Sardasht, nell’Azerbaijan iraniano, accusati di “mohareb” (nemici di Allah) e “lavat” (sodomia), reati per i quali è prevista l’impiccagione.



 

"Abbiamo apprezzato pochi giorni fa la relazione che Solana ha presentato al Parlamento europeo sulle relazioni con l'Iran. Visto che nella Risoluzione che abbiamo poi approvato, tra l'altro, condanniamo fermamente le sentenze capitali e le esecuzioni, chiedo a Solana di appoggiare la richiesta del Gruppo EveryOne e di chiedere al presidente iraniano la liberazione dei due ragazzi."

"Se il presidente iraniano accoglierà questa richiesta, l'Iran darà un bel segnale di dialogo con l'Europa e di attenzione alla Risoluzione adottata dalle Nazioni Unite per una moratoria di tutte le esecuzioni. Salvare la vita di Hamzeh e Loghman potrebbe essere il primo passo per l'eliminazione di tutte le forme di tortura e delle forme di trattamento crudeli, disumane e degradanti che un paese come l'Iran non merita di vedere nel proprio ordinamento".

 

Nella foto, l'europarlamentare del PSE Donata Gottardi

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Il Parlamento Europeo approva l'importante Risoluzione su una Strategia Europea per i Rrom

del Gruppo EveryOne
 

5 febbraio 2008
Il prossimo passo deve essere l'approvazione dello Statuto Quadro del Popolo Rrom nell'Unione Europea. Un altro passo lungo il difficile percorso che porterà un giorno alla fine del pregiudizio razziale che colpisce i Rrom in Italia e in Europa, ponendoli attualmente in una situazione di emarginazione e persecuzione. Il Gruppo EveryOne, La Voix des Rroms, le forze politiche PE-DE, ALDE, Verts/ALE, GUE/NG e le più serie e attive organizzazioni per i diritti dei Rrom lavorano finalmente in sintonia, superando le barriere nazionali e portando la questione Rrom in sede europea e internazionale. In attesa del prossimo obiettivo, che è l'approvazione dello Statuto Quadro del Popolo Rrom nell'Unione Europea, il Parlamento Europeo ha approvato il 31 gennaio 2008 la Risoluzione su una Strategia Europea per i Rrom, che presentiamo qui di seguito. La Risoluzione ammonisce i governi affinché interrompano sgomberi ed espulsioni sostituendoli con politiche atte a:
 


- consentire ai Rrom di accedere al mondo del lavoro e ad alloggi adeguati;
- combattere le discriminazioni in tutti gli àmbiti sociali;
- garantire in modo adeguato e senza discriminazioni la stessa assistenza sanitaria riservata agli altri cittadini, anche per le comunità Rrom attualmente relegate in luoghi emarginati.

Fino a oggi Risoluzioni e ammonimenti internazionali sono stati ignorati dalle Istituzioni italiane e questo richiede nuove e immediate denunce da parte del Gruppo EveryOne, de La Voix des Rroms, dai gruppi PPE-DE, ALDE, Verts/ALE, GUE/N e da tutte le organizzazioni per i Diritti Umani.

Leggi il testo della risoluzione del Parlamento europeo del 31 gennaio 2008 su una Strategia Europea per i Rrom

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Il Giorno della Memoria non deve essere "selettivo"

di Dijana Pavlovic

Il 27 gennaio in occasione di una giornata dal grande valore civile, la Giornata della memoria, si svolgerà una manifestazione. Ma questa giornata rischia di testimoniare una memoria selettiva. Infatti, in questa occasione così significativa, nessun Rom potrà parlare e portare la testimonianza della deportazione e del massacro del nostro popolo, nonostante ne sia stata fatta richiesta al comitato organizzatore e nonostante il valore fondamentale di parlarne in un momento che vede in questo Paese i rom indicati come il nemico pubblico numero uno.
Nell’Italia democratica e civile i nostri figli muoiono di freddo e nei roghi e nessuno si scandalizza. Gruppi di neonazisti entrano nei nostri campi, minacciano, sparano e bruciano e nessuno si scandalizza. Ci rifiutano l’assistenza sanitaria costringendoci a partorire per strada e nei campi. A Milano fa freddo e più di cinquecento persone, uomini, donne, bambini e anziani, dormono nel fango sotto le tende, spesso rotte, tagliate dalle forze dell’ordine durante gli sgomberi. Ci distruggono le case, le uniche che abbiamo, separano le nostre famiglie. Per noi varano leggi speciali. Con patti di legalità ci proibiscono di ospitare nostri parenti anche solo per una notte, ci danno un pass e ci controllano i documenti per lasciarci entrare in casa nostra. I mass media ci criminalizzano e ci fanno apparire come un popolo di assassini ladri e asociali, la politica ci considera un danno elettorale.

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Gay, Iran: bene Risoluzione Parlamento Europeo

Gruppo Everyone: “ora Javier Solana chieda con coraggio la liberazione di Hamzeh e Loghman”
 

Migliaia di firme alla petizione on line per salvare la vita ai due giovani iraniani arrestati per “lavat” e “mohareb”. Dopo l’approvazione della risoluzione del PE, Everyone chiede maggiore coraggio all’Europa

LiberoReporter, 4 febbraio 2008 - Il 31 gennaio 2008, anche come risposta alla “campagna per la vita in Iran” avviata dal Gruppo EveryOne, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione sostenuta da PPE/DE, PSE, ALDE e UEN sulle questioni relative alle attività nucleari e ai diritti umani in Iran. Il Parlamento ha espresso la propria «profonda preoccupazione» circa il deterioramento della situazione dei diritti umani nel Paese, «specialmente dalle elezioni presidenziali del giugno 2005». Ha chiesto quindi alle autorità iraniane di garantire a tutte le persone il diritto di esercitare i propri diritti civili e le libertà politiche. Più in particolare, il Parlamento ha condannato fermamente le sentenze capitali e le esecuzioni in Iran, in particolare quelle eseguite contro minorenni, e ha sollecitato le autorità iraniane a rispettare le garanzie normative riconosciute a livello internazionale per i minori. Ha invitato inoltre l'Iran ad applicare la risoluzione adottata recentemente in sede ONU sulla moratoria a tutte le esecuzioni, nonché a eliminare, de jure e de facto, tutte le forme di tortura e le altre forme di trattamento e di pene crudeli, disumane e degradanti (tra cui la fustigazione e l'amputazione), a rispettare il diritto a un giusto processo e a cessare l'impunità per le violazioni dei diritti umani.
“Un ottimo passo dell’Europa” dichiarano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau “ma è necessario fare di più. Ce lo impone la nostra coscienza civile, ce lo impongono le migliaia di vite in bilico per le decisioni di pochi fondamentalisti”.

 


Il Gruppo EveryOne chiede ufficialmente all’Alto Rappresentate per la politica estera e di sicurezza comune del PE, Javier Solana, di chiedere con coraggio ad Amadhinejad l’immediata scarcerazione di Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour, i due ragazzi di 18 e 19 anni arrestati il 23 gennaio scorso a Sardasht, nell’Azerbaijan iraniano, accusati di “mohareb” (nemici di Allah) e “lavat” (sodomia), reati per i quali è prevista l’impiccagione. “Le vite di Hamzeh e Loghman non valgono più di quelle delle migliaia di dissidenti, prigionieri politici, giornalisti, attivisti, donne e uomini innocenti attualmente sotto tortura nelle carceri iraniane” dicono Malini, Pegoraro e Picciau “ma la liberazione dei due giovanissimi, divenuti un simbolo in tutto il mondo, costituirebbe un passo fondamentale per l’inizio di un dialogo con le autorità iraniane sul tema dei diritti umani. L’Europa” conclude EveryOne “deve trovare il coraggio di porre delle condizioni importanti per il prosieguo delle trattative internazionali”.
Continua, nel frattempo, la petizione su www.petitiononline.com/irangay – che per il momento ha avuto oltre 8.000 sottoscrittori da tutto il mondo –, lanciata da EveryOne per evitare l’esecuzione dei due ragazzi e chiedere un intervento ufficiale dell’Alto Commissariato per le Nazioni Unite Louise Arbour.

 

Nella foto, la pubblica fustigazione in Iran di un ragazzo colpevole di aver consumato alcolici

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Napoli: qualcuno pensa di aver visto Angela Celentano in un campo Rrom, ma la polizia scientifica smentisce

di Saimir Mile - da "La Voix des Rroms"

Napoli, 4 febbraio. La polizia scientifica di Napoli ha escluso in maniera tassativa, dopo aver effettuato esami e accertamenti accurati, che la 15enne trovata nel campo nomadi di San Paolo Belsito sia Angela Celentano, la bimba scomparsa dal Monte Faito - dove si trovava in gita con la famiglia - il 10 agosto 1996. La precisazione è diramata dall'agenzia Adnkronos, dopo che il quotidiano Il Mattino aveva pubblicato la falsa notizia, scrivendo addirittura che il DNA della ragazza Rrom sarebbe stato compatibile con quello di Angela Celentano. A questo ritmo di disinformazione, non sorprendiamoci se un giorno o l'altro sarà addossata ai Rrom la colpa dell'emergenza rifiuti di Napoli!

 

 

Nella foto, l'identikit di Angela Celentano, realizzato e diffuso dalla polizia nel 2005.

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La campagna per salvare Sulukule registra i primi risultati importanti

del Gruppo EveryOne

2 febbraio 2008
La Campagna per Sulukule, promossa a livello internazionale dal Gruppo EveryOne e attualmente discussa sia in sede di Consiglio Europeo che presso il parlamento e il governo turco, trova un importante alleato, con cui il nostro gruppo intrattiene ormai stretti rapporti di collaborazione nelle difficili istanze di emancipazione del popolo Rrom in Europa: l'European Roma Rights Centre (ERRC). Quando ormai le rivendicazioni dei 3000 Rrom di Sulukule, discendenti diretti delle comunità Rrom che giunsero in Turchia nell'XI secolo e vi si stanziarono nel XV, sembravano lettera morta e le autorità cittadine avevano già pianificato per l'inizio di febbraio 2008 lo sgombero dello storico quartiere, ecco che la petizione "Save Sulukule" ha risvegliato una notevole attenzione intorno al caso.

 

 

I media locali ci hanno contattato a più riprese e voci autorevoli si sono levate per dire no allo scempio del sito storico, la testimonianza più antica e preziosa dell'arrivo dei Rrom nell'attuale Istanbul, dove il loro quartiere esiste ancora, nel comune di Fatih. Ma l'intervento dell'European Roma Rights Centre, insieme alla mozione presentata dal Gruppo EveryOne al Parlamento turco, a quello europeo e alle Nazioni Unite, potrebbe risultare decisivo. ERRC, con i suoi partner in Turchia, H.C.A. e EDROM, ha deciso di appoggiare la causa civile intentata dai Rrom di Sulukule contro le municipalità di Fatih e Istanbul, oltre che nei confronti del Ministro della Cultura e del Turismo (che ha approvato il progetto) affinché siano annullati i piani di sgombero e di ristrutturazione dell'area di Sulukule. ERRC sosterrà finanziariamente la vertenza, nell'àmbito del progetto dell'Unione Europea "Promozione dei diritti dei Rrom in Turchia". Le azioni dell'ERRC in Turchia sono appoggiate dalla Commissione Europea, dall'Agenzia Svedese di Sviluppo Internazionale (SIDA) e dall'Open Society Institute. Il Gruppo EveryOne seguirà con estrema attenzione gli sviluppi del caso, sostenendo ogni intervento e favorendo la conoscenza da parte delle istituzioni e del pubblico riguardo all'importanza storica e civile del sito di Sulukule. Intanto possiamo registrare con soddisfazione il primo risultato concreto: lo sgombero di Sulukule, previsto per l'inizio di febbraio, è slittato "a data da destinarsi".

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Un luogo lontano e dimenticato... dove cominciano i Diritti Umani

di Roberto Malini

1 febbraio 2008
Per opporsi efficacemente alla discriminazione – ormai divenuta, in Italia, persecuzione – che colpisce i Rrom, è necessario che il popolo Rrom sia riconosciuto dalle Istituzioni nazionali e internazionali come una "nazione senza territorio". Solo così si potrà preservare la sua identità. Ecco perché il Gruppo EveryOne e Anne's Door - il portale della cultura a difesa della vita – non combattono solo gli effetti dell'oppressione (per esempio, con la Mozione che ha prodotto la Risoluzione del Parlamento Europeo del 15 novembre 2007, che intima all'Italia di abbandonare le politiche antizigane o con la Denuncia al CERD - Nazioni Unite – e alla Corte Internazionale di Giustizia de L'Aja, entrambe accolte, per i crimini contro l'umanità commessi alle Istituzioni italiane), ma si impegnano perché venga approvato lo Statuto Quadro del Popolo Rrom nell'Unione Europea.

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Iran: Gruppo EveryOne, 6.000 firme per salvare Hamzeh e Loghman

dell'Agenzia Giornalistica Italia - MONDO

(AGI) - Roma, 31 gen. - Sono più di seimila le firme raccolte per la petizione lanciata dal Gruppo EveryOne in favore di Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour, i due ragazzi di 18 e 19 anni arrestati a Sardasht, nell'Azerbaijan iraniano, con le accuse di essere "Mohareb" (nemici di Allah) e "lavat" (sodomia). Lo ha riferito una nota dell'organizzazione, sottolineando che il codice penale iraniano prevede per entrambi i reati la pena di morte.
Il gruppo chiede all'Onu e ai media nazionali e internazionali di continuare a "condannare apertamente" le azioni repressive compiute dalla Repubblica Islamica, "che si configurano ogni giorno di più come un crimine contro l'umanità di proporzioni incalcolabili".
"Ci auguriamo", hanno scritto i leader di EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, "che le Nazioni Unite si mobilitino quanto prima per evitare un'ennesima tragedia".

 


La vita di Hamzeh e Loghman "è in bilico", hanno avvertito gli attivisti, "e la probabilità della loro salvezza è minima".
Il regime di Ahmadinejad "ha già oppresso troppe vittime innocenti", continua il comunicato, "dissidenti, omosessuali, giornalisti, attivisti per i diritti umani, uomini e donne, ragazzi e ragazze, accusati di reati assurdi e usati come capri espiatori di una follia fondamentalista".
Ieri l'agenzia iraniana Irna ha riferito che il capo supremo della magistratura di Teheran, l'ayatollah Mahmoud Hashemi ha stabilito tramite decreto che nel Paese non si terranno più le esecuzioni pubbliche. Il decreto prevede inoltre la messa al bando della pubblicazione di fotografie e della trasmissione di immagini relative alle esecuzioni.
La mobilitazione di EveryOne è sostenuta anche da Nessuno Tocchi Caino e dal Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito. (AGI)

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Lettera di denuncia a proposito dello sgombero dei Rrom Kalderash da Saxa Rubra

Al Commissario Europeo per i Diritti Umani, Thomas Hammarberg
Al Ministro degli Affari Interni, Giuliano Amato
Al Ministro della Salute, Livia Turco
Al Ministro per le Politiche della Famiglia, Rosy Bindi
Al Ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero
Al Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo
Al Presidente della Provincia di Roma, Enrico Gasbarra
Al Sindaco di Roma, Walter Veltroni
All’Assessore alle Politiche Sociali e Sanitarie, Rafaela Milano
Al Prefetto di Roma, Carlo Mosca
Al membro italiano del Comitato di Esperti su Rom e Viaggianti del Consiglio d’Europa, Claudio Marta

Nei giorni 22 e 23 gennaio si è svolta la Conferenza Europea sulle Popolazioni rrom e sinte organizzata dai Ministri dell’Intermo e della Solidarietà Sociale. L’iniziativa ha registrato un successo superiore alle attesa in ragione della folta partecipazione di rrom e sinti di fronte a sindaci, governatori regionali, sottosegretari, ministri della repubblica, rappresentanti di istituzioni europee, ministri esteri. Si è trattato del primo incontro con respiro internazionale sul suolo italiano in cui ai rrom e sinti è stata offerta l’opportunità di prendere la parola ed esplicitare esigenze e attese rispetto a una situazione obiettiva che è una delle più degradate e emarginate d’Europa a causa della sistematica violazione di diritti primari e della negazione delle più elementari spettanze di cittadinanza sociale. I rrom hanno dimostrato in questa “solenne” occasione di sapersi autorappresentare dimostrando una forte volontà a proseguire nel processo di costituzione di propri organismi nazionali in grado d’interloquire con le autorità pubbliche.

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Come Oliver Twist: bambini Rrom che rubano

1 febbraio 2008
L'antiziganismo assume forme sempre nuove, che tuttavia ripropongono gli stessi stereotipi del passato: miti metropolitani suffragati da autorità e stampa nei quali l'adulto Rrom, il "gitano", lo "zingaro", il "gypsy" agisce come una creatura immorale, quasi diabolica. I più seri movimenti per i Diritti dei Rrom conducono da anni una campagna di informazione ed educazione alla cultura Rrom, proprio per evitare che le calunnie razziali alimentino il pregiudizio. Contemporaneamente, tuttavia, la componente intollerante delle Istituzioni continua a fomentare odio, sospetto e paura nei confronti del popolo Rrom. Il Gruppo EveryOne ha denunciato recentemente questo fenomeno preoccupante nella sua "Relazione sulla situazione dei bambini e ragazzi Rrom in Italia", pubblicata all'interno del suo sito e scritta per l'European Roma Rights Centre e disponibile in forma integrale su www.everyonegroup.com.

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Petizione per la vita di Hamzeh e Loghman: due giovani gay che si amano e rischiano la condanna a morte in Iran. E non dimentichiamoci di Pegah: il Regno Unito potrebbe consegnarla al boia
 

Firmala su http://www.petitiononline.com/irangay/petition.html e diffondila a quante più persone possibile

 

del Gruppo EveryOne - www.everyonegroup.com

28 gennaio 2008
La Repubblica Islamica dell'Iran perseguita gli omosessuali, i dissidenti e i liberi pensatori, attuando nei loro confronti una politica criminale. Le relazioni omosessuali in Iran sono considerate un crimine passibile di sadiche punizioni corporali e della pena di morte. Il 23 gennaio 2008 Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour, due ragazzi gay di appena 18 e 19 anni, sono stati arrestati a Sardasht, nell'Azerbaijan iraniano. Le autorità usano metodi di tortura fisica e psicologica per ottenere le confessioni delle persone che cadono nelle loro mani, e i due giovani hanno ammesso di amarsi, di avere una relazione sentimentale. La loro confessione è bastata perché il tribunale islamico li rinviasse a giudizio con due accuse gravissime: Mohareb, il reato di chi è "nemico di Allah" e Lavat, sodomia. Il codice penale iraniano prevede la forca per gli omosessuali, che sono considerati "nemici di Allah". In Iran esistono tuttavia anche personalità politiche e religiose moderate, che vorrebbero cambiare le cose ed evitare che tanti innocenti perdano la vita.

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Petizione per la vita di Hamzeh e Loghman: due giovani gay che si amano e rischiano la condanna a morte in Iran. E non dimentichiamoci di Pegah: il Regno Unito potrebbe consegnarla al boia
 

Firmala su http://www.petitiononline.com/irangay/petition.html e diffondila a quante più persone possibile

 

del Gruppo EveryOne - www.everyonegroup.com

28 gennaio 2008
La Repubblica Islamica dell'Iran perseguita gli omosessuali, i dissidenti e i liberi pensatori, attuando nei loro confronti una politica criminale. Le relazioni omosessuali in Iran sono considerate un crimine passibile di sadiche punizioni corporali e della pena di morte. Il 23 gennaio 2008 Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour, due ragazzi gay di appena 18 e 19 anni, sono stati arrestati a Sardasht, nell'Azerbaijan iraniano. Le autorità usano metodi di tortura fisica e psicologica per ottenere le confessioni delle persone che cadono nelle loro mani, e i due giovani hanno ammesso di amarsi, di avere una relazione sentimentale. La loro confessione è bastata perché il tribunale islamico li rinviasse a giudizio con due accuse gravissime: Mohareb, il reato di chi è "nemico di Allah" e Lavat, sodomia. Il codice penale iraniano prevede la forca per gli omosessuali, che sono considerati "nemici di Allah". In Iran esistono tuttavia anche personalità politiche e religiose moderate, che vorrebbero cambiare le cose ed evitare che tanti innocenti perdano la vita.

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Campagna urgente per salvare Sulukule (Turchia) e tutelare la Comunità Rrom più antica del mondo
 

del Gruppo EveryOne - www.everyonegroup.com
 

Firmala su www.petitiononline.com/romaturk/petition.htm e diffondila a quante più persone possibile

 

28 gennaio 2008

Il Gruppo EveryOne è a fianco dell'Associazione Rrom di Sulukule, dell'Union Romani, dell'Unesco e di tutte le organizzazioni che si battono per la tutela dei diritti dei Rrom in questa Campagna
internazionale contro lo sgombero di una fra le comunità Rrom più antiche del mondo e la "modernizzazione" del quartiere, che distruggerebbe un Patrimonio dell'Umanità.
 


Il quartiere di Sulukule fu popolato dalla comunità Rrom a partire dall'era Bizantina e divenne il primo insediamento al mondo di Rrom sedentari nel XV secolo, sotto il sultano Mehmet il Conquistatore, protagonista della caduta di Costantinopoli. Le case, le strade, l'intero quartiere di Sulukule sono parti di uno straordinario monumento che rappresenta un'epoca e un popolo antico: un prezioso, inestimabile Patrimonio dell'Umanità. Il Comune di Istanbul ha già attuato interventi invasivi nell'area, ma attualmente ha preso la decisione di cancellare le tracce dell'insediamento, sgomberandola dai 3000 Rrom che la abitano (discendenti dei Rrom di Costantinopoli) e avviando, a partire da febbraio 2008, il "progetto di rinnovamento urbano", che prevede la demolizione degli edifici storici e l'edificazione di un quartiere moderno.

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«Salvate i due gay iraniani dalla forca»
Nuova petizione del Gruppo per i diritti umani EveryOne

del Corriere della Sera - on line  

28 gennaio 2008
I due giovani hanno confessato sotto tortura la loro omosessualità e ora rischiano la vita

Due giovani iraniani sono stati arrestati perché gay e ora rischiano di essere impiccati. Lo denuncia il Gruppo EveryOne, organizzazione no profit per la difesa dei diritti umani, che si è già occupata in passato della vicenda della lesbica iraniana Pegah Emambakhsh, rifugiatasi a Sheffield, nel Regno Unito, dove le è stato negato l'asilo come rifugiata, e dove è ancora in attesa della decisione della magistratura inglese.

ARRESTO E TORTURE - I due ragazzi sono arrestati nell'Azerbaijan iraniano il 23 gennaio scorso. L'accusa, emessa nei loro confronti dal Tribunale islamico, è di «mohareb», ovvero nemico di Allah, e «lavat», ovvero sodomia. «Le autorità usano metodi di tortura fisica e psicologica per ottenere le confessioni delle persone che cadono nelle loro mani, e i due giovani hanno ammesso di amarsi, di avere una relazione sentimentale», riferisce EveryOne. La confessione dei due giovani, secondo il Gruppo, è bastata perché il tribunale islamico li rinviasse a giudizio con due accuse gravissime: «Mohareb», il reato di chi è «nemico di Allah» e «Lavat», sodomia. Il codice penale iraniano prevede la forca per gli omosessuali, che sono considerati «nemici di Allah».

PETIZIONE - Per salvare la vita a Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour, di 18 e 19 anni, EveryOne ha lanciato una raccolta di firme. Una petizione destinata a figure istituzionali che vanno dall'Onu al presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad e al suo ministro della Giustizia, dalle ambasciate a organismi Ue quali la presidenza del Parlamento europeo e della Commissione Ue.

PRECEDENTE - Appena del 5 dicembre scorso è il «barbaro assassinio» con l'accusa di «Lavat» di un altro giovane gay iraniano, Makwan Moloudzadeh, 21 anni, avvenuto nella prigione di Kermanshah, altro caso denunciato da EveryOne nella «campagna per la vita in Iran».
 

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Gli efebi di Von Gloeden in mostra a Milano

26 gennaio 2008
E' in corso a Milano, presso il Palazzo della Ragione, la mostra dedicata alle fotografie del barone Wilhelm Von Gloeden (1856-1931).
Von Gloeden è noto soprattutto per i suoi nudi maschili: gli adolescenti di Taormina ritratti senza veli o in tunichette succinte che richiamano gli idilli dell'antichità classica e la lezione di Winckelmann. La prima mostra di Gloeden in Italia fu tenuta solo nel 1978, a Spoleto.

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A Napoli gli eroi delle 4 Giornate e l'Assessore alla Memoria Dolores Madaro ricordano i giorni del sangue e della cenere

di Laura Todisco

Napoli, 25 gennaio 2008. Si è tenuta oggi a mezzogiorno, presso l'Archivio Storico municipale, la vernice delle mostre parallele "Psiche Incatenata" e "Capelli d'oro e di cenere". La prima ha suscitato curiosità da parte dei visitatori, verso un tema poco consueto nell'àmbito delle celebrazioni del Giorno della Memoria: la persecuzione dei disabili psichici nell'era nazista. Stazioni emblematiche della memoria dell'Olocausto, i dipinti digitali di Dario Picciau, Roberto Malini e il Gruppo Watching The Sky esprimono - e il pubblico lo coglie - l'orrore di un regime che non accetta il diverso, che non ammette il pensiero incapace di uniformarsi a un ideale di "bello" e "buono" imposto dall'alto. La rassegna fotografica dedicata alle donne dell'Olocausto ha commosso i visitatori, che attraverso gli sguardi delle testimoni hanno rivissuto le tappe del pregiudizio, un mostro che cammina a passo di marcia e si trasforma, come un bruco velenoso, mettendo le ali dell'odio e gridando: “sterminio!”.

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Giorno della Memoria 2008 ad Arezzo con il musical "Anne in the sky"

(Adnkronos-IGN) AREZZO. - Tra le numerose iniziative organizzate in occasione della Giornata della Memoria, c'è una di particolare significato che ha visto ad Arezzo una compagnia di teatro danza che ha come caratteristica quella di essere composta da ragazzi israeliani e palestinesi. Si tratta della Compagnia dell'Arcobaleno, fondata e diretta da Angelica Edna Livnè Calò, ebrea romana trapiantata in Israele. La Compagnia dell'Arcobaleno ha presentato ad Arezzo "Anne in the sky" di Roberto Malini e Angelica calò, ispirato al "Diario di Anna Frank", la giovane ebrea vittima della Shoah.
"Anne in the sky" - che quest'anno ha debuttato il 22 gennaio all'Auditorium A. Toscanini di Segrate (Milano) - è uno spettacolo consigliato e patrocinato dalla Fondazione Anne Frank di Basilea.

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Segrate celebra la memoria con la voce di Anne Frank

Segrate, 22 gennaio 2008
Segrate ricorda la Shoah facendo parlare le “voci della memoria”: la testimonianza viva dei sopravvissuti ai campi di sterminio, le immagini e i video che raccontano l’orrore dei lager, il passato che ritorna nel teatro e nella danza dei giovani attori del “Teatro Comunitario della Galilea”, che dicono anche di un dramma che ancora non ha fine e di una volontà di vivere in pace, e nei suoni struggenti e travolgenti della musica “klezmer”, che affonda le sue radici nella cultura ebraica dell’Europa dell’Est.

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Napolitano: "Combattere l'antisemitismo". Ma nel Giorno della Memoria è necessario ricordare tutte le vittime dell'odio

24 gennaio 2008
Il capo di Stato coglie l'occasione delle celebrazioni del Giorno della Memoria 2008 per affermare che ''Bisogna ricordare gli atti di barbarie del nostro passato per impedirne di nuovi''. Un monito autorevole all'impegno contro il pregiudizio, che non ha mai smesso di imbarbarire le società. Poi però Napolitano precisa: "Non abbiamo dimenticato e non dimenticheremo mai la Shoah: non dimentichiamo gli orrori dell'antisemitismo, che è ancora presente in alcune dottrine e che va contrastato qualunque forma assuma".

E' indubbiamente vero che le radici dell'antisemitismo sono ancora saldamente piantate in tutte le nazioni, ma sarebbe ora che le personalità più rappresentative dei Paesi civili ricordassero che il Giorno della Memoria non commemora solo la persecuzione e lo sterminio degli ebrei d'Europa, ma anche
dei Rrom, degli omosessuali, dei disabili e di tutte le minoranze oppresse dai nazifascisti. Come ricordò fino all'ultimo giorno della sua vita la scrittrice e artista ebrea Tamara Deuel, sopravvissuta all'Olocausto in Lituania, "nel fumo dei camini e nell'orrore dei campi il dolore di ebrei, zingari, omosessuali, disabili, dissidenti e liberi pensatori fu una cosa sola; l'odio li unì e non deve essere certo la Memoria a dividerli". Lodevole, in tal senso, l'iniziativa dell'UCEI di ricordare, nella propria "agenda" del Giorno della Memoria, le celebrazioni di tutte le minoranze perseguitate durante l'Olocausto (http://www.ucei.it/giornodellamemoria/). A.B.

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Napoli ricorda l'orrore delle persecuzioni naziste

da Adnkronos – Ign

Napoli, 21 gen - Dipinti e fotografie che fermano nella memoria l'orrore dell'Olocausto e le atrocità delle persecuzioni nazifasciste nei confronti dei disabili psichici. Arte che celebra le vittime degli anni dell'orrore con il solo scopo di non permettere di dimenticare.
Dal 25 gennaio fino all'8 marzo, le sale dell'Archivio storico del Comune di Napoli aprono le porte alle opere del Gruppo Watching The Sky (Roberto Malini, Dario Picciau, Steed Gamero, Tamara Deuel, Rebecca Covaciu, Laura Todisco). Due esposizioni parallele, organizzate in collaborazione con il Gruppo EveryOne (associazione italiana che si batte per i Diritti Umani) e patrocinate dal Museo memoriale Yad Vashem di Gerusalemme, che raccontano attraverso immagini emblematiche alcuni momenti degli anni più bui della storia mondiale.

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Facciamo uscire dal silenzio le donne della Shoah

di Alfredo Simone - Associazione "Usciamo dal silenzio" di Genova

22 gennaio 2008
L’istituzione di una Giornata della memoria è stata sicuramente un momento importante della vita del nostro paese. Perché non si riduca a mera celebrazione, una delle tante che finiscono per svuotarsi di significato, è necessario però avere il coraggio di indagare e ragionare sulla Shoah senza fermarsi ad una lettura superficiale e di comodo.
Un’autorevole conferma ci viene dalla prefazione della storica Anna Foa al libro di Giovanna De Angelis, “Le donne e la Shoah” , in cui sottolinea come l’opera si collochi “in un filone di studi sulla Shoah ancora solo parzialmente esplorato: quello dell’analisi dello sterminio nazista degli ebrei attraverso la lente del genere, dell’indagine cioè di una specifica “ferita di genere” inflitta dai nazisti alle donne ebree».
In quest’ottica, le donne di “Usciamo dal silenzio”, di Genova, hanno dato vita ad una giornata ricca di proposte stimolanti e in parte inedite, che avrà come palcoscenico l’accogliente Biblioteca De Amicis, che supporta generosamente l’iniziativa.
E non poteva esserci inizio più coerente, per quella che possiamo definire una “Giornata della memoria al femminile”, di un incontro-dibattito a partire dal libro “Le donne e la Shoah”, a cui parteciperà anche l’autrice.
Seguirà lo spettacolo “Io gli credo” – della “Compagnia teatrale Semi Cattivi” - nato come “rappresentazione teatrale della difficoltà ad ascoltare il dolore raccontato da chi l’ha subito, ed a sopportare e superare la propria sofferenza. Il testo è liberamente tratta dal diario della genovese Piera Sonnino – unica superstite di una famiglia interamente sterminata nei campi di Auschwitz, Flossenburg, Braunschweig all’angoscioso tentativo dell’intera famiglia “cercando di restare immobili nell’illusione di rendersi invisibili…” di evitare la deportazione; e dal racconto Torri di fede dello scrittore londinese Philip Ridley.
“Io gli credo” ha vinto il Premio per la drammaturgia “Teatro e Shoà” 2007 “per aver narrato con avvincente suspense, il rapporto tra un giovane adolescente di oggi cinico e inconsapevole al male e una donna sopravvissuta ai lager che di male ne ha vissuto molto. L’originalità dei passaggi nei protagonisti che a volte raccontano o sono raccontati, conferisce alla trama una epicità di recitazione estraniata ma non estranea alla shoà che privò di qualunque Io le sue vittime.”

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Una storia vera

20 gennaio 2008
Lo sgombero attuato dal Comune di Roma nei confronti del campo Rrom di via Ponte Mammolo all'inizio di dicembre 2007 è stata una tragedia umanitaria, un atto di inaudita barbarie che si è svolto sotto gli occhi di tutti, senza che nessuno vi si opponesse. Nell'insediamento vivevano circa 500 Rrom; le forze dell'ordine e le ruspe hanno distrutto con metodo tutte le misere baracche in cui vivevano. Le famiglie, alcune delle quali abitavano nel campo da oltre vent'anni, sono state gettate in mezzo alla strada. Ad alcune di loro è stata offerta un'alternativa disumana: uomini da una parte, donne e bambini dall'altra, ospiti di squallidi dormitori e centri di "accoglienza".
Maria, una giovane donna Rrom smunta, con i piedi nudi infilati in un paio di vecchie ciabatte, circondata da un nugolo di bambini malaticci, affamati e infreddoliti, ha commentato il dramma che investiva lei e i suoi cari con la voce rotta dal pianto: "Dove andremo? I miei bambini sono malati, ma non li divideranno dal loro papà. Non ci toglieranno anche l'ultima cosa che ci rimane, l'unità della famiglia. Quando sono arrivati i poliziotti con le ruspe, ci hanno promesso che ci avrebbero dato una casa. Noi non siamo clandestini, viviamo qui da sempre, ci conoscono tutti. Ho frequentato qui le scuole elementari e le medie. Chiedete a chi volete, qui intorno: mi conoscono tutti". Le autorità, però, non hanno avuto alcuna pietà e la giovane mamma, insieme al marito e ai loro bambini, si sono allontanati, diventando puntini agli occhi dei carnefici, che commentavano con soddisfazione l'operazione. Il sindaco di Roma Walter Veltroni gongolava di fronte ai microfoni: "Lo sgombero degli insediamenti abusivi nella zona di Ponte Mammolo è un fatto concreto che conferma la volontà del Comune di Roma di intervenire nelle situazioni di degrado che influiscono sulla sicurezza dei cittadini. Portare a termine un’operazione complessa, come quella odierna, è un’ulteriore conferma della determinazione dell’Amministrazione a liberare gli argini dei nostri fiumi da situazioni non più tollerabili. Il Comune sta continuando a fare la propria parte, il resto, sono solo chiacchiere di chi non conosce la città e tenta di trasformare i drammi sociali in occasione di polemica e strumentalizzazione politica. Le questioni difficili che ci troviamo a fronteggiare non si risolvono con le parole, ma con l’impegno quotidiano dei fatti e la responsabilità delle scelte".

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Giorno della Memoria 2008: a Napoli e Genova il Gruppo EveryOne e gli artisti di Watching The Sky celebrano la Memoria e dicono no al pregiudizio

Giorno della Memoria 2008: mai come oggi l'Italia - in preda a razzismo e xenofobia - ha bisogno di recuperare l'insegnamento dei testimoni dell'Olocausto. Saranno due gli eventi-pilota in Italia che il Gruppo EveryOne, con il sostegno e la collaborazione del Gruppo Watching The Sky – un laboratorio di artisti e intellettuali che si occupano di arte e diritti umani –, ha deciso di dedicare, in occasione della Giornata della Memoria 2008, al ricordo delle persecuzioni della Storia passata.
Ma il 26 e 27 gennaio 2008 rappresenteranno per EveryOne e Watching The Sky un monito non solo a ricordare l'Olocausto, ma soprattutto a non perpetrare la persecuzione nei confronti delle minoranze presenti nel nostro Paese, che spesso conduce a episodi di matrice razzista e xenofoba che ricordano epoche fosche. Genova e Napoli, le città che hanno deciso di ospitare i simboli di una battaglia a favore della civiltà, dell’integrazione, dei diritti umani.
Dal 26 gennaio al 1° febbraio a Genova, presso la Biblioteca de Amicis – Magazzini del Cotone, con il sostegno dell’Associazione “Usciamo dal Silenzio” e il patrocinio del Museo Memoriale di Yad Vashem di Gerusalemme, sarà ospitata la mostra di fotografie d’arte "Capelli d'oro e di cenere. Donne nell'Olocausto", di Roberto Malini e Steed Gamero. Ritratti di donne sopravvissute ai ghetti e ai campi di sterminio, colte nel loro ambiente familiare, senza retorica né enfasi celebrativa. Tre donne, in particolare, "guarderanno" il pubblico dalle pareti della Biblioteca De Amicis di Genova, rivolgendogli un messaggio più che mai attuale: Antonia Bezzecchi, donna Rrom che sopravvisse al Porrajmos, il massacro nazista di circa un milione di Rrom; Tamara Deuel, artista e scrittrice scomparsa il 26 giugno 2006, testimone delle stragi avvenute in Lituania e nei Paesi Baltici; Piera Sonnino, tornata da Auschwitz per educare il mondo all'antirazzismo.
A Napoli, presso la Sala dell’Archivio Storico, salita Pontenuovo 31, domenica 27 gennaio alle ore 12, si svolgerà la vernice della mostra d’arte “Psiche incatenata”, che rimarrà esposta nel capoluogo campano
fino all’8 marzo 2008. La mostra, che ha il Patrocinio del Comune di Napoli, per la prima volta affronta la persecuzione dei disabili psichici perpetrata dal regime nazista con la famigerata "Aktion T4".
La serie di opere d'arte che ricordano la persecuzione dei disabili, esposte nell’àmbito di “Psiche Incatenata”, sono state realizzate con una tecnica mista di computer art e pittura tradizionale da Roberto Malini, Dario Picciau e gli altri artisti del Gruppo Watching The Sky. Il Gruppo presenta un percorso artistico che è volto a liberare l’archetipo di Psiche, perseguitato e incenerito nel corso della Storia, ma sempre rinascente, come una chimera di speranza.

 


“Psiche incatenata” presenterà inoltre 20 grandi dipinti di Angelo Marchetti (Milano, 1930-2000), i capolavori del “pittore delle profondità della psiche umana”. E' una retrospettiva che ripropone al pubblico un notevole Maestro del XX secolo.
“Il partito nazista combatté sia la libera creatività - che definiva "Arte degenerata" - che il disagio psichico, ritenendo l’una e l’altra corruzioni dell’essere umano da reprimere senza pietà” spiegano gli artisti. Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau e Laura Todisco, che conducono nel Gruppo EveryOne importanti
campagne per i Diritti Umani, concludono con queste parole: “Dall’Olocausto ci giunge un monito a non far uso della medicina come strumento di persecuzione delle minoranze. Anche a questo proposito, lanceremo presto una campagna contro gli abusi psichiatrici in atto nel nostro Paese, chiedendo l’abolizione del Trattamento Sanitario Obbligatorio e di altre pratiche psichiatriche in contrasto con i diritti fondamentali della persona”. Il Sindaco di Napoli, Rosa Iervolino Russo, nel concederne il patrocinio, ha espresso interesse per la mostra e ha affermato di condividerne le finalità.

Nella foto, una delle opere di "Psiche incatenata" realizzata dagli artisti di Watching The Sky

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Continua in Italia la propaganda razziale a mezzo stampa e tv

A chi ritiene che la campagna mediatica italiana mirata a creare odio razziale contro rrom e romeni sia un fatto recente, successivo all'omicidio di Giovanna Reggiani, George Scarlat - noto giornalista romeno e membro del Gruppo EveryOne - risponde che no, che le basi per la campagna di calunnie xenofobe e per l'approvazione delle leggi razziali mirate alla persecuzione e alle espulsioni di massa sono state gettate da molto tempo. La rassegna stampa del pregiudizio e dell'incitazione alla discriminazione è di un'ampiezza spropositata.
"Alcuni degli articoli pubblicati in Italia sono degni della propaganda di Goebbels," afferma Scarlat, "e se fossero stati pubblicati in Romania, negli Stati Uniti, in Germania o in Francia, per esempio, sarebbero costati gravi provvedimenti penali contro i responsabili". In Italia, invece, l'istigazione all'odio razziale e alla xenofobia è stigmatizzata solo a parole. La tutela dei Diritti Umani, nel nostro Paese, è proclamata - per salvare la faccia con le Istituzioni straniere - ma non applicata. I media sono in mano agli organi di potere: lo dimostra la censura attuata costantemente - persino dagli organi di stampa comunisti - nei confronti delle notizie (non si parla neppure di "opinioni") che il Gruppo EveryOne cerca di diffondere in relazione alla persecuzione dei rrom, alle aggressioni perpetrate nei loro confronti, alle condizioni disumane in cui sono stati relegati e persino all'approvazione da parte del Parlamento Europeo di una Risoluzione che ammonisce l'Italia per le sue politiche razziali. Si preferisce distorcere la verità per favorire la campagna attuata dai nuovi razzisti, minimizzare eventi tragici come gli attentati incendiari verificatisi recentemente nel Lazio contro oltre 350 persone rrom, censurare i servizi dedicati alla persecuzione in Italia pubblicati all'estero da riviste come Newsweek o da network come la BBC. R.M.
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I Rrom nel nuovo Olocausto. Quello che insegna il Giorno della Memoria

14 gennaio 2008
Ciro da Napoli pone alcune domande a Roberto Malini: "Caro Roberto, complimenti per le attività del Gruppo EveryOne e per il tuo sito Anne's Door. Qui a Napoli la convivenza con i Rom è abbastanza buona e comunque la loro povertà è la stessa che colpisce tanti napoletani. Forse sono un po' emarginati, ma non perseguitati. Vorrei chiederti alcune cose. Prima di tutto, vorrei tanto capire perché in Italia esiste tanto razzismo contro di loro. Da che cosa nasce? Paura? Disprezzo? Poi vorrei chiederti come mai non divulgate sui giornali e in televisione la condizione dei Rrom nel nostro Paese. Mi spiego. Quando vi occupavate del caso di Pegah, la lesbica iraniana a rischio di deportazione, eravate presenti con molta frequenza sui giornali, alla radio e in TV. Forse se la gente conoscesse la verità, si ribellerebbe a tutte le ingiustizie e violenze che i Rom sono costretti a subire. Infine ti invio un articolo che ho letto su Liberazione e che riguarda gli sfruttatori dei bambini Rom di Milano. Cosa ne pensi?"
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Nessun sorriso per i bambini Rrom

12 gennaio 2008
Non vi è mai capitato di assistere a una "ramanzina" comminata dai controllori quando sorprendono bambini o ragazzini italiani senza biglietto? E' una scena piuttosto buffa, in genere; a volte commovente. Di fronte agli studentelli rossi in viso e tremanti, gli "omoni" che verificano i documenti di viaggio dei passeggeri dei mezzi pubblici si sforzano di non scoppiare in una bonaria risata, mentre rimproverano i piccoli trasgressori, che solo di rado tornano a casa con una contravvenzione. A volte mi è capitato di vedere il "cerbero" sciogliersi in un sorriso e scompigliare con una carezza paterna la chioma del discolo di turno.

 

 

 

Mercoledì 8 gennaio, però, la scena che si è presentata davanti agli occhi dei viaggiatori a bordo di un bus di Modena è stata diversa. Quattro monelli, fra gli 11 e i 13 anni di età, sono saliti sulla corriera senza timbrare il biglietto. Il conducente se ne è accorto, ma nessun sorriso ha percorso il suo volto. Ha chiamato gli agenti del "Posto Integrato di Polizia" locale, avvertendoli della presenza di "bambini senza biglietto" a bordo. Un poliziotto ha ricevuto la chiamata. Nessun sorriso è passato sul suo volto, neanche quando ha sentito l'età dei piccoli. Ha preso la faccenda maledettamente sul serio, come i suoi colleghi. Caspita: bambini-senza-biglietto-a-bordo! E' partita un'auto, che in breve ha intercettato la corriera. Nessuna ramanzina, nessun rimbrotto bonario, nessuna carezza. I piccoli sono stati fermati e condotti presso una "struttura protetta". Ah, dimenticavo: sono quattro bambini Rrom. R.M.

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Il Giorno della Memoria a Genova

del Gruppo EveryOne – www.everyonegroup.com

Dal 26 gennaio al 1° febbraio, in occasione del Giorno della Memoria, si terrà a Genova presso la Biblioteca De Amicis - Magazzini del Cotone la mostra di fotografie d'arte "Capelli d'oro e di cenere. Donne nell'Olocausto", di Roberto Malini e Steed Gamero. La straordinaria galleria itinerante di ritratti di testimoni dell'Olocausto è ormai patrimonio di quella parte dell'umanità che non vuole dimenticare, affinché l'odio razziale - uno dei nemici più spietati della dignità e della vita umana - venga sempre identificato e mai sottovalutato.
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Nuova Unione, Nuovo Olocausto dei Rrom
 

10 gennaio 2008
Tre mesi dopo l'articolo apparso su Newsweek e dedicato alla situazione dei Rrom in Italia, un servizio giornalistico in cui il nostro Paese è paragonato, in quanto a discriminazione, alla Germania di Hitler, bisogna rilevare che la discriminazione si è trasformata in persecuzione, annientamento civile (quello che i Rrom chiamano "la morte vivente") e genocidio. L'Unione Europea ha ammonito l'oppressione del popolo Rrom, gli sgomberi iniqui seguiti da "marce della morte", l'applicazione di leggi razziali, le espulsioni di massa, la campagna mediatica volta a diffondere fra gli italiani i germi dell'odio razziale. Come nell'epoca dei carnefici di Hitler, sono stati montati casi per criminalizzare i Rrom: l'omicidio di Giovanna Reggiani, commesso da un romeno - Romulus Mailat - che autorità e stampa hanno presentato come Rrom (un caso che, comunque, presenta molte ombre, sotto l'aspetto della regolarità delle indagini condotte dalle autorità e del procedimento giudiziale); il rogo di Livorno, in cui quattro bambini sono stati assassinati da un gruppo di razzisti - il Gape, che ha rivendicato l'attentato - ma la condanna detentiva è stata comminata ai genitori delle piccole vittime; il caso di Marco Ahmetovic, condannato a sei anni di prigione e messo alla gogna mediatica, mentre cittadini italiani colpevoli dello stesso crimine sono a piede libero e addirittura si è deciso di tutelare la loro privacy, evitando di divulgarne le generalità. Nel contempo sono avvenuti innumerevoli episodi di aggressione, nei confronti dei Rrom, spesso attuati da gruppi armati, senza che nessun responsabile sia stato sino ad oggi perseguito. Abbiamo trovato, navigando in rete, una discreta traduzione dell'articolo apparso su Newsweek e lo pubblichiamo, per i lettori italiani. Oggi forse la giornalista, cui abbiamo inviato nuovo materiale sulla persecuzione che non si ferma, intitolerebbe un'indagine sullo stesso tema "Nuova Unione, Nuovo Olocausto dei Rrom". Gruppo EveryOne
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La verità sull'emergenza rifiuti in Campania

del Gruppo EveryOne

10 gennaio 2008
Napoli. L'altro ieri siamo stati a Pianura, dove ci si è presentata una scena da "The Day After": buio, deboli barricate fatte di rami, a impedire il passaggio agli estranei. La stampa ormai li chiama "facinorosi", "camorristi" o "guerriglieri", ma sono solo esseri umani di ogni età, persone perbene che lottano - con coraggio frammisto a disperazione - per il diritto alla salute. Molti di questi "facinorosi" hanno figli malati di leucemia. Calunniarli serve a delegittimare le loro giuste rivendicazioni, le rivendicazioni di "Pianura nonviolenta". Gente che rispetta le leggi, altro che criminalità organizzata! Ci si chiede se abbia ancora valore il diritto o se invece non siamo caduti in un regime, un regime che non attribuisce alcun valore alla salute, alla vita, alla dignità dei cittadini, tanto meno se sono poveri. Dove viviamo? La gente che chiede giustizia con le lacrime agli occhi, fra l'altro, paga la tassa sui rifiuti più alta d'Europa. Sono i numeri, sono le date a raccontare la tragedia dei rifiuti in Campania. E’ dal 2000 che si contesta il Piano Rastrelli-Ronghi. E’ dal 2001 che si addossa ad Antonio Bassolino la grave responsabilità di aver firmato un contratto capestro con Romiti, che già conteneva gli elementi dell’enorme "bidone" ai danni dello Stato e dell’Unione Europea. Nel 2002 si denunciava (ad opera principalmente di Franco Specchio del Pdci) l’aperto boicottaggio della raccolta differenziata da parte del Commissariato di governo per l’emergenza rifiuti, che difendeva direttamente e apertamente gli interessi economici della grande impiantistica e dell’Impregilo Spa in modo particolare. Ci si chiede se nell'Italia autoritaria di oggi si possano scrivere, queste realtà; se si può ricordare a tutti la verità. Proseguiamo. E’ dal 2003 che si è cominciata a diffondere l’idea che fosse in atto il tentativo - più che riprovevole - di occultare la più grave tossicosi ambientale mai verificatasi in Europa, localizzata nell’ormai tristemente noto “quadrilatero della morte". Uno dei fini di tale atteggiamento irresponsabile è quello di utilizzare impunemente il termovalorizzatore ad Acerra.

 

 

Nel 2004 il timore che non si sarebbero mai costruiti siti di compostaggio per riciclare la frazione umida diventa una triste realtà e con questa certezza si prende atto che sarà vanificata anche ogni ipotesi di raccolta differenziata. A differenza dei termovalorizzatori che sono solo una bella parola con cui si definiscono gli inceneritori che sprigionano diossina. E adesso, cosa sta accadendo? Cosa dovrebbero denunciare politici onesti? Cosa dovrebbero scrivere e riferire giornalisti onestI? Semplicissimo: si vuole aprire una discarica a Pianura, ovvero in una zona che è stata dichiarata Parco naturale dei Campi Flegrei. Ma, se ascoltate le proteste dei "facinorosi", dei "camorristi", dei "guerriglieri", non è ancora tutto! La discarica - che contiene anche rifiuti altamente tossici provenienti dalle industrie, specie del Nord Italia - provocherebbe lo sprigionarsi dall'enorme quantità di immondizia di miasmi tossici, altamente nocivi per la popolazione. Ecco spiegato il perché i cittadini, sottoposti a incredibili pressioni e intimidazioni, si stanno ribellando e stanno manifestando per i propri diritti basilari alla salute e a una vita dignitosa.

Nella foto, i cittadini di Piaura con le loro famiglie, nel corso della manifestazione non violenta di protesta svoltasi l'8 gennaio

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Caso Ahmetovic. Gravissime e pericolose le parole di Storace
 

del Gruppo EveryOne


9 gennaio 2008
“Vogliamo sapere in quale campo nomadi di Roma verrà trasferito l’assassino di quattro ragazzi ad Appignano. Intendiamo preparare un bel comitato di ‘accoglienza’”. Così il segretario nazionale de “La Destra” Francesco Storace ha commentato ieri mattina la decisione del giudice per le indagini preliminari di Ascoli, Annalisa Gianfelice, – dichiarazione resa nota in mattinata ma subito revocata su sollecito del Campidoglio – di rimandare agli arresti domiciliari, presso un campo nomadi di Roma, Marco Ahmetovic.
Le affermazioni di Storace sono gravissime e pericolose, e fomentano la violenza gratuita e ingiustificata nei confronti di migliaia di innocenti. Forse Storace vuole chiarirci anche quali siano i comitati d’accoglienza che il 3 gennaio, intorno alle 22, hanno dato fuoco ai due capannoni dell’ex Mira Lanza (ognuno di circa 500 metri quadrati), nel quartiere Marconi, a Roma, all'interno del quale si erano rifugiati oltre 250 rrom, in condizioni difficilissime.


Il Gruppo EveryOne, che assieme a pochi altri attivisti e associazioni si batte contro l’odio razziale e il pregiudizio nei confronti dei Rrom in Italia, si chiede anche il perché non sia stata riservata la stessa indignazione di politici e istituzioni e lo stesso trattamento giuridico a un ventisettenne italiano che il 5 dicembre 2007 ha travolto e ucciso a Bergamo la romena Ganga Paraschiva col suo bambino di tre mesi, in carrozzina, mentre attraversavano sulle strisce pedonali. A tutt'oggi infatti C.F., il 27enne conducente dell'auto omicida, è a piede libero. Non solo, ma le autorità hanno anche deciso di ‘tutelare la sua privacy’ non rivelando all'opinione pubblica le sue generalità. Una ‘giustizia giusta’ l'avrebbe punito nella stessa misura in cui è stato punito il rrom Marco Ahmetovic. Un'informazione corretta avrebbe manifestato la stessa amarezza, la stessa indignazione per la perdita dei quattro ragazzi italiani ad Appignano del Tronto e la giovane mamma romena che portava al parco il suo bimbo, a Bergamo. Ma la giustizia e l'informazione, in Italia, vagano da tanto, da troppo tempo nello stesso buio, nero come il pregiudizio, profondo come l'odio. Il gip Gianfelice, nella sua ultima ordinanza, ha disposto di lasciare il ventiduenne rom nel carcere di Marino del Tronto, non ritenendo idoneo il rientro nell’appartamento di Porto d’Ascoli di proprietà di un amico di Ahmetovic.
“Vi sembra normale quello che sta accadendo?” Il legale di Marco Ahmetovic, Felice Franchi, ha commentato così la decisione del gip che ha fatto rimanere in carcere il suo assistito. Non vuole andare oltre, in attesa di leggere il provvedimento, “ma dopo dirò molto di più. Intanto spero che qualcun altro, oltre agli avvocati, si interessi di questa vicenda. Anzi – ha detto rivolgendosi ai giornalisti – faccio appello al vostro senso professionale, affinché se ne parli?”

Nella foto, Marco Ahmetovic

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Arrestato in Romania il boss mafioso Severino Testa. Nessun contraccolpo per gli italiani in Romania

di George Scarlat

8 gennaio 2008
Sabato la polizia romena ha arrestato Severino Testa, un cittadino italiano ricercato dalle autorità internazionali per traffico di stupefacenti e armi. Severino Testa è uno dei capi della Sacra Corona Unita, un'organizzazione mafiosa che ha il suo centro operativo in Puglia (è davvero singolare che la stampa italiana non abbia pubblicato la notizia, un evento fondamentale nella lotta al crimine organizzato, nota del webmaster).

 

 

 

La televisione romena ha dato risalto all'evento, ma - a differenza di quanto accade in Italia quando sono cittadini romeni a compiere reati - nessun giornalista o commentatore si è sognato di affermare che gli italiani siano tutti trafficanti e mafiosi né che si debbano prendere misure urgenti per espellere i cittadini italiani dal territorio romeno. In Romania vivono circa 20 mila italiani, di cui 15 mila sono imprenditori o dipendenti di società italiane. Altri 5 mila sono cittadini romeni e rappresentano la minoranza italiana in Romania. Discendono dai migranti italiani che giunsero in Romania alla fine del XIX secolo: muratori e operai nelle cave di marmo. Molti sono di origine friulana, veneta o emiliano-romagnola. Hanno una stupenda chiesa italiana nel centro di Bucarest e un onorevole li rappresenta alla Camera dei deputati del Parlamento romeno. L'arresto del boss mafioso Severino Testa non sfiorerà, nella considerazione del popolo romeno, nessuno di loro.

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Il recente ricovero coatto di Britney Spears pone ancora una volta l'accento sul pericolo della medicina repressiva e del TSO

7 gennaio 2007
Ha suscitato scalpore la recente vicenda che ha avuto per protagonista la cantante Britney Spears, ricoverata in base a un Fermo 5150 dopo che aveva tentato di evitare di riconsegnare i figlioletti all'ex marito Kevin Federline, cui sono affidati i bambini. Qualche giornale italiano ha paragonato il Fermo 5150 al nostro TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio). In realtà si tratta di disposizioni assai diverse. Il Fermo 5150 prevede il ricovero in ospedale per un periodo minimo di 72 ore di “una persona che, per effetto di un disagio psichico, risulti pericolosa verso gli altri o se stessa oppure risulti gravemente disabile”.

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Ecco i testi del Decreto contro il terrorismo e del Decreto Legislativo sulla sicurezza

del Gruppo EveryOne - www.everyonegroup.com

Siamo finalmente in grado di divulgare i testi del Decreto-legge contro il terrorismo e del Decreto sicurezza. Il primo consta dei cinque articoli già divulgati dai media e riguarda l'allontanamento di cittadini dell'Unione dal territorio italiano per motivi di pubblica sicurezza.
Se il Consiglio dei Ministri avesse approvato esclusivamente tale Decreto, avrebbe dimostrato la corretta ricezione e applicazione della Direttiva 2004/38/CE, riguardante la libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea nel territorio degli Stati membri. Ma il Consiglio dei Ministri ha votato e approvato anche un secondo documento: lo "Schema di Decreto legislativo recante modifiche ed integrazioni al Decreto legislativo 6 febbraio 2007, n° 30, di attuazione della Direttiva 2004/38/CE". Si è deciso - attraverso tale disposizione - di mantenere sostanzialmente invariato il Decreto del 6 febbraio 2007, un testo che viola palesemente e in modo grave i principali articoli della Direttiva europea, tant'è vero che la sua attuazione ha procurato all'Italia il monito del Parlamento europeo, formalizzato nella Risoluzione del Parlamento europeo del 15 novembre 2007 sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.
Risoluzione scaturita da una Mozione elaborata dal Gruppo EveryOne e presentata con integrazioni da Radicali, PSE, ALDE, GUE, VERDI. Dopo aver manifestato consapevolezza e volontà di cambiare, il governo ha dunque rimesso in pista - senza le necessarie modifiche e la cancellazione degli articoli che contrastano con la Direttiva europea - il decreto che ha mostrato a tutta l'Europa come l'Italia non abbia recepito la Direttiva 2004/38/CE, oltre ad aver violato le principali Carte dei diritti delle minoranze. E' stato un errore, dettato dalla fretta con cui i ministri sono stati costretti ad elaborare un'alternativa al Decreto 181, per evitare il rientro in Italia dei romeni e degli altri cittadini dell'Unione espulsi illegittimamente?

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Il Corriere della Sera pubblica un racconto che instilla odio razziale contro i Rrom: "Gli ultimi 700 metri di Giovanna"

di Roberto Malini

6 gennaio 2008

Nell'arco della feroce campagna razziale che le Istituzioni italiane e la stampa nazionale conducono contro i Rrom presenti in Italia, si è verificato oggi un episodio di gravità inaudita. Studio da trent'anni i meccanismi delle persecuzioni di massa e dei genocidi, collaborando con i più importanti Istituti del mondo, ma fino a qualche anno fa non avrei neanche immaginato il livello di pregiudizio, di repressione etnica e di odio razziale cui sarebbe giunta l'Italia, un Paese in cui continuo a vivere solo per cercare, insieme a un manipolo di uomini e donne ancora giusti e umani, di contrastare l'affermarsi di un'ideologia simile in tutto e per tutto a quella che produsse gli orrori dell'Olocausto. Abbiamo promesso di impegnare le nostre vite affinché non si risvegli la crudeltà mortifera dei carnefici del passato; per difendere con tutte le nostre forze gli innocenti dall'annientamento. L'abbiamo promesso ai numerosi testimoni dell'Olocausto che abbiamo incontrato nel corso degli anni e con cui abbiamo condiviso i più alti ideali di giustizia. Sono loro le sentinelle che avvertono le società quando il buio si avvicina. Ma ogni anno sono più anziani e molti di loro ci lasciano. Abbiamo ereditato il loro dolore, la loro sete di verità e giustizia, il loro coraggio di credere in un mondo in cui non vi siano più carnefici e vittime.

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Rrom e fascismo mediatico italiano


di Saimir Mile - La Voix des Rroms, Gruppo EveryOne

 

6 gennaio 2008

Registriamo un altro episodio emblematico della discriminazione riservata ai Rrom in Italia. Due giovani donne romene sono state trovate sgozzate in un hotel di Roma. La stampa si è avventata subito sul caso, affermando che le vittime erano prostitute. Un'affermazione da prendere con tutte le precauzioni, perché il fatto che le donne fossero romene e abbiano preso una stanza d'albergo non significa automaticamente che fossero prostitute, nonostante le conclusioni cui sono giunti i giornalisti avidi di sensazionalismo. Ma c'è un altro punto interessante, da noi previsto - e soprattutto dal nostro collaboratore in Italia Roberto Malini - fin da quando la notizia è stata diffusa attraverso poche righe d'agenzia: il rischio di assistere a un nuovo, arbitrario coinvolgimento mediatico dei Rrom. Come volevasi dimostrare, il quotidiano La Repubblica concludeva il suo primo articolo con la frase: "Le prime indagini si sono indirizzate verso un campo nomadi". Ma guarda un po'! Non sono più i Gitani a leggere le linee della mano, perché adesso si dedicano a questa attività i giornalisti de La Repubblica, che forse scrutano i fondi di caffè! Diciamo innanzitutto che la notizia avrebbe potuto essere vera...

Ma non lo era! Era falsa, totalmente falsa!

 

 

Il fidanzato di una delle vittime, romeno non Rrom, ha confessato il duplice omicidio, fornendone i dettagli. Un delitto passionale; doloroso, certo, ma banale. Il giovane romeno non sopportava l'idea che la fidanzata lo lasciasse per un altro uomo. Quindi l'ha uccisa e ha ucciso anche la migliore amica della giovane vittima, che le reggeva il gioco. A chi giova, l'omicidio delle due amiche? A nessuno.
Quanto alle affermazioni razziste della stampa... eh sì: il delitto giova all'antiziganismo, al fascismo che si sta rafforzando. E' una tragedia che può recare benefici anche a coloro che vogliono mantenersi al potere incitando e amplificando la xenofobia, portando avanti inique leggi discriminatorie e  deportazioni.
Abbasso il fascismo!

Svegliamoci!
Corriamo al riparo! Rendiamoci conto che lo Zyklon B, il gas dei campi di sterminio nazisti, fu testato inizialmente sui Rrom, ma fu soltanto una prova. In seguito, assassinò anche altri: ebrei, slavi, omosessuali, dissidenti...

 

Nella foto, Saimir Mile

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Attentato razzista a Roma: 250 rrom hanno rischiato di essere bruciati vivi

Roma, 4 gennaio 2008. Ieri notte, intorno alle 22, un violento incendio è scoppiato all'interno dei due capannoni dell’ex Mira Lanza (ognuno di circa 500 metri quadrati), nel quartiere Marconi, all'interno del quale trovavano rifugio oltre 250 rrom, in condizioni difficilissime. Il rogo è divampato improvvisamente e si è diffuso con rapidità inaudita nei capannoni dello stabilimento fatiscente. Alcuni dei rrom hanno notato subito le fiamme e hanno dato l'allarme, consentendo a tutte le famiglie, di cui fanno parte oltre 100 bambini, di mettersi in salvo. L'incendio è di natura dolosa, perché è scoppiato contemporaneamente nei due capannoni, che distano decine di metri l'uno dall'altro. Non vi è possibilità che le fiamme divampate nel primo capannone possano aver attaccato il secondo. La velocità di diffusione del fuoco e l'altezza delle fiamme sono inoltre caratteristiche degli attentati con bombe molotov. I sopravvissuti al rogo hanno riferito alle autorità di un attacco incendiario. La stampa online non fa riferimento né all'evidenza di un rogo anomalo (doloso), sviluppatosi contemporaneamente in due sedi diverse e non attigue, né alle testimonianze in tal senso (eccettuato "Il Velino", diretto da Daniele Capezzone, che riporta con esattezza l'evento). La presenza di bombole del gas all'interno dei capannoni rivela che gli attentatori razziali avevano intenzione di provocare una strage. Le famiglie rrom sono state trasferite nei padiglioni dell’ex Fiera di Roma, da dove però - è già stato annunciato - saranno presto allontanate. Le indagini sono in corso, ma l'esperienza ci insegna che difficilmente faranno luce sulle cause - senza dubbio dolose - dell'incendio.
 

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Progetto Fratele Meu
 

del Gruppo EveryOne


4 gennaio 2007
Il Progetto Romanesia cambia nome, ma non le sue finalità. Da oggi si chiamerà Progetto Fratele Meu. Abbiamo accolto la proposta del giornalista romeno George Scarlat, membro EveryOne, che si è rivelata particolarmente gradita da parte dei rrom, dei romeni e anche degli italiani, cui il suono dell'espressione romena, che significa "Fratello Mio", suona come un'eco di sentimenti semplici, intensi, antichi e perduti. "Fratele Meu" ha un suono francescano che è un invito a superare le barriere del pregiudizio per riscoprire che tutti gli uomini sono uguali. Il Progetto Fratele Meu si propone di integrare i rrom in Europa agevolando il loro ritorno alle attività tradizionali: allevamento e agricoltura biologica in primis. Investire fondi, da parte delle Istituzioni Europee e nazionali, per creare fattorie collettive e altre opportunità di lavoro negli àmbiti in cui i rrom eccellono è il solo modo di far fruttare positivamente gli investimenti e contemporaneamente di avviare un processo virtuoso di integrazione reale. A volte ci si chiede perché mai i rrom dovrebbero mandare i loro figli nelle scuole istituite dai loro persecutori, i cui programmi e metodi di studio aggravano piuttosto che migliorare il grado di emarginazione che tocca i rrom.

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Sentenza storica a Genova: il giudice boccia l’espulsione di una prostituta romena. "Non è un pericolo per l'ordine pubblico"

del Gruppo EveryOne - www.everyonegroup.com

3 gennaio 2008
Una notizia confortante, che ha dello storico, per il periodo buio attualmente in corso nel nostro Paese, ci giunge stamani da Genova, una delle città italiane con cui il Gruppo EveryOne è in più stretti rapporti. Alcune autorità genovesi hanno manifestato non poca attenzione verso la campagna condotta dal nostro Gruppo, tanto che si profila una collaborazione finalizzata a un corretto programma di tutela dei rrom presenti sul territorio genovese. In base al "pacchetto sicurezza" varato dal governo, nei giorni scorsi Angela S., una prostituta romena di 21 anni ha ricevuto un provvedimento di espulsione firmato dal prefetto ligure. La giovane ha presentato ricorso al tribunale di Genova e le sue ragioni sono state accolte: potrà restare in Italia perché una donna che si prostituisce "non pone in essere un'attività di per sé pericolosa per l'ordine pubblico o per la sicurezza pubblica, e tantomeno lede o compromette la dignità umana". Il magistrato ha mostrato una corretta ricezione della Direttiva 2004/38/CE, riconoscendo che la donna non aveva dato origine ad "allarme sociale", non aveva attentato alla sicurezza, alla libertà o all'incolumità di altri cittadini. Sono importanti le parole dette dal giudice Francesco Mazza Galanti, che ha convalidato la decisione precedente del giudice di pace, anch'essa favorevole ad Angela: "la normativa non solo non può consentire all'Amministrazione le paventate espulsioni di massa, ma la corretta interpretazione può e deve impedire anche le espulsioni arbitrarie o comunque non giustificate da fatti molto gravi e concretamente individuati".
L'espulsione di Angela S., arrestata insieme ad altre donne nel corso di una retata nel quartiere di Sampierdarena, era così notificata: "per avere pervicacemente continuato a svolgere l'attività di meretricio nelle vie cittadine, creando grave pregiudizio alla pubblica sicurezza e conseguente allarme sociale tra i residenti dell'area interessata". La sua presenza in Italia era stata valutata come "incompatibile con l’ordinaria convivenza, per la palese compromissione della dignità umana". Ratificando l'espulsione, il prefetto aveva ravvisato nell'attività di Angela "imperativi motivi di pubblica sicurezza" sufficienti a giustificare la "comprovata urgenza" del provvedimento. Dall'articolo di Massimo Calandri apparso oggi, 3 gennaio 2008, su La Repubblica: "Il giudice di pace non aveva però convalidato il provvedimento, negando in particolare la presunta "pericolosità" della giovane romena e spiegando che allontanandola si sarebbero violate due norme fondamentali. Una costituzionale, quella della libertà personale. L'altra, principio-base dell'Unione Europea (Angela è naturalmente cittadina comunitaria), sul diritto alla libera circolazione.
Assistita dagli avvocati Antonella Carpi e Stefano Sambugaro, la giovane romena è quindi tornata nei giorni scorsi in tribunale per chiedere il definitivo annullamento dell'espulsione. In aula ha ammesso di essere costretta a prostituirsi saltuariamente per mantenere un bimbo di 5 anni e la madre malata – "Non ho altra scelta" –; ha spiegato di possedere un passaporto regolare, di dormire in una pensione del centro storico di Genova.
Anche il giudice monocratico, preso atto della nuova normativa, le ha dato ragione: "ai fini che qui interessano, l'allarme sociale è privo di rilevanza giuridica". Nella sentenza ha sottolineato inoltre che
non era stata redatta dalla polizia nessuna relazione di servizio che documentasse "le modalità con cui la ragazza svolgeva il meretricio".
Il decreto di espulsione, sottoscritto dal Prefetto di Genova, è stato dichiarato illegittimo. E la locale questura è stata anche condannata al pagamento delle spese di giudizio, ottocento euro in tutto: onorari e diritti compresi.

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Vittime di serie A, vittime di serie B

3 gennaio 2007
E' passato quasi un mese dalla morte della romena Ganga Paraschiva e del suo bambino di tre mesi, assassinati a Bergamo da un pirata della strada. Per chi non ricordasse l'episodio (cui in effetti la stampa dedicò solo qualche riga), il 5 dicembre 2007 la giovane donna era uscita di casa e stava attraversando la strada sulle strisce pedonali, con il proposito di passeggiare nel parco. Spingeva la carrozzina nel mezzo della strada, quando una Fiat Punto la travolgeva, sbalzando il bimbo fuori dalla carrozzina.

 

 

Le vite di Ganga e del suo bambino finivano così. A tutt'oggi C.F., il 27enne conducente dell'auto omicida, è a piede libero. Non solo, perché le autorità hanno deciso di "tutelare la sua privacy" non rivelando all'opinione pubblica le sue generalità. Una "giustizia giusta" l'avrebbe punito nella stessa misura in cui è stato punito il rrom Marco Ahmetovic. Un'informazione corretta avrebbe manifestato la stessa amarezza, la stessa indignazione per la perdita dei quattro ragazzi italiani ad Appignano del Tronto e la giovane mamma romena che portava al parco il suo bimbo, a Bergamo. Ma la giustizia e l'informazione, in Italia, vagano da tanto, da troppo tempo nello stesso buio, nero come il pregiudizio, profondo come l'odio. R.M.

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Santino Spinelli, ambasciatore dell'arte e della cultura dei Rrom nel mondo, entra nel Gruppo EveryOne

3 gennaio 2007
Santino Spinelli, in arte Alexian, è un Rrom italiano che vive a Lanciano, in Abruzzo. E' nato a Pietrasanta (Lucca) il 21 luglio 1964, da Gennaro e Giulia Spinelli, ultimo di sei figli (cinque sorelle). E’ un musicista compositore, un cantautore, un docente universitario, un poeta e un saggista, ed è il presidente della "Thèm Romano ONLUS Association".


Santino ha due lauree: una in Lingue e Letterature Straniere Moderne e l'altra in Musicologia, entrambe conseguite presso l'Università degli Studi di Bologna. Insegna lingua e Cultura Rrom alle Università di Trieste, Torino e Chieti. Con il suo gruppo, l'“Alexian group”, tiene numerosi concerti di musica rrom in Italia e all'estero. Alexian ci ha scritto, chiedendoci di entrare a far parte del Gruppo EveryOne di cui ammira gli intenti e con cui condivide gli obiettivi. Noi lo abbiamo accolto con orgoglio, come una delle massime autorità culturali Rrom del mondo qual è, e siamo fieri di poterlo avere al nostro fianco, d’ora in avanti, nelle battaglie a favore dei diritti fondamentali dei Rrom, contro i sentimenti di razzismo e xenofobia che sempre più stanno dilagando nel nostro Paese. Santino Spinelli è per noi tutti una personalità unica, che ha grande influenza e gode di moltissima credibilità.
Sicuramente, impegnandosi in EveryOne, saprà portare la sua pluriennale esperienza e la sua ammirevole umanità al servizio di molti. Con lui, è entrata a far parte del Gruppo EveryOne anche l'artista Daniela De Rentiis, anch'essa membro dell'Associazione "Thèm Romano", che da tempo si impegna per il riconoscimento dei Rrom come soggetti di diritto.
Matteo Pegoraro – Gruppo EveryOne
 

Nella foto, Santino Spinelli detto "Alexian"

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Persecuzione dei Copti in Egitto. Una Voce si alza per i diritti di un popolo

3 gennaio 2008
Anne’s Door pubblica in forma integrale la lettera inviata dal dott. Ashraf H. Ramelah, presidente dell’Organizzazione “Voice of the Copts”, all’Ambasciatore d’Egitto


Sua Eccellenza Ambasciatore d’Egitto,

Le scrivo in qualità di Presidente dell’Organizzazione “Voice of the Copts” (La Voce dei Copti), associazione costituita in Italia e negli Stati Uniti per la protezione dei Copti (i Cristiani d’Egitto) contro le discriminazioni e le persecuzioni che la nostra comunità soffre quotidianamente in Egitto da anni.

Colgo l’occasione di inviarLe la seguente missiva con l’avvicinarsi del Natale della Chiesa Copta Ortodossa il prossimo 7 Gennaio, 2008. Ogni anno, infatti, diplomatici egiziani e membri del governo egiziano si recano a rendere visita alle Chiese Copte in Egitto e all’estero durante la festività natalizia. Nonostante siano sempre stati ricevuti dai nostri leader religiosi, vorrei chiarire che la loro presenza non è mai stata gradita. E’ per questo motivo, che chiedo a Lei e agli altri diplomatici egiziani di annullare questa visita annuale di “facciata”, perché non siete graditi.

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Da Napoli, un'analisi sull'atteggiamento delle Istituzioni e dei media nei confronti dei rrom

di Marco Nieli

Da circa dieci anni mi occupo di immigrazione Rom a Napoli insieme all’Opera Nomadi, da circa cinque seguo la vicenda dell’inedito flusso migratorio di zigani dalla Romania, da quasi due ho l’onore di ricoprire la carica di Presidente dell’associazione, che già fu della compianta (e mai dimenticata) Annamaria Cirillo. Insieme ai compagni dell’associazione abbiamo vissuto molti momenti critici in difesa dei nostri amici e fratelli Rom, sia slavi che rumeni: vorrei ricordare il pogrom a viale Zuccarini, (Scampia) nel 1998, seguito all’uccisione di una ragazza napoletana da parte di un Rom bergamasco in visita dalle nostre parti. O anche l’inizio della faida interna al sistema a Scampia, tre anni fa, quando furono uccisi due Rom al campo nuovo di Secondigliano e i giornali davano per certo che i Rom vendevano armi alle famiglie in guerra (cosa mai provata, a mia conoscenza). Quello che oggi viviamo in Italia, visto dall’osservatorio particolarissimo di una città dai mille problemi come Napoli, ha davvero dell’incredibile.

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Le sinistre europee e i rrom

di George Scarlat

Razzismo e xenofobia non sono collegati al colore politico. Sinistra e destra corrono gli stessi rischi di cadere nel pregiudizio. Quando la sinistra desidera ciecamente uniformare la società, identifica le minoranze nazionali come ostacoli. Si possono ricordare le deportazioni di numerose etnie durante l'era di Stalin: tartari, ceceni, tedeschi del Volga, ecc. Un altro tragico esempio è il genocidio perpetrato in Cambogia dai Khmer rossi contro la minoranza vietnamita, nel corso degli anni 1970. La Storia ha registrato molti eventi in cui, sia a destra che a sinistra, il male del razzismo ha generato crimini contro l'umanità. Anche dopo la caduta dell'Unione Sovietica, la sinistra si è mantenuta antisemita, convinta che Israele sia un agente dell'imperialismo americano.

Nei Paesi comunisti, inoltre, l'omofobia era un fatto istituzionale e le persone gay, nei Paesi satelliti dell'URSS, venivano punite con il carcere. I rrom causano notevole imbarazzo non solo alla destra, ma anche alla sinistra occidentale, che sostiene l'immigrazione dal terzo mondo e il multiculturalismo, ma si mostra ostile verso i rrom, che sono cittadini europei. Sono in maggioranza cristiani, monogami – a differenza di altri migranti – e hanno la domenica come giorno di riposo, invece del venerdì dei musulmani. I rrom vivono da tanti anni in Europa, molti di loro hanno la patente di guida, sono qualificati in diverse professioni, imparano subito le lingue occidentali. In breve, sono in linea con lo stile di vita europeo. Però non sono integrati nella società europea, sono poveri e discriminati, non vanno a scuola. Se i governi europei non riescono ad integrarli, è evidente che non riusciranno a integrare neanche i popoli provenienti dal terzo mondo: un compito decisamente più gravoso! Ecco allora che si cerca la via più facile ovvero quella di integrare i rrom in possesso di lavoro e assicurazione sociale (ovvero, quelli che si sono già integrati con le proprie forze). Gli altri – ovvero la stragrande maggioranza dei rrom – fungono da spia dell'incapacità o della cattiva volontà dei governi nelle politiche di integrazione sociale e di conseguenza vengono considerati alla stregua di immondizia da nascondere sotto il tappeto.

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Sicurezza: Napoli "straccia" New York

3 gennaio 2007
New York e la tolleranza zero raggiungono un record che le autorità definiscono memorabile e difficilmente ripetibile in futuro: "solo" 494 omicidi nel 2007, il dato più basso da quando, 44 anni fa, la città ha iniziato a tenere un archivio dei reati commessi nei suoi quartieri. Gli esperti spiegano sulle pagine dei giornali e dagli schermi televisivi i motivi di un simile successo: dall'organizzazione delle forze dell'ordine alle normative anti-violenza, dal pattugliamento dei luoghi a rischio alla prevenzione del crimine basata su indagini statistiche. Se teniamo conto che New York ha una popolazione di 8,2 milioni di abitanti, sicuramente possiamo definire ormai la Grande Mela come una città sicura. Vi è tuttavia una grande città che può vantare un primato ancora migliore ed è… Napoli.

Nel territorio della Provincia di Napoli, che ha una popolazione di oltre 3 milioni di abitanti, sono stati commessi nel 2007 102 omicidi. Proporzionalmente, si tratta di un numero decisamente più basso rispetto a quello di New York. Se si considera che ben 86 di tali crimini sono stati consumati in àmbito camorristico (e che, di conseguenza, è lì che le forze del'ordine devono migliorare le loro performance) si può affermare senza ombra di dubbio che in fatto di sicurezza Napoli "straccia" la città dei grattacieli e della "tolleranza zero". R.M.

Nella foto, una veduta panoramica di Napoli

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Roma. Il freddo uccide un disabile romeno

2 gennaio 2008
Roma. L'Italia xenofoba uccide. Sono centinaia le persone di etnia rrom la cui vita è a rischio, dopo che le procedure di sgombero le hanno messe sulla strada, esposte ai rigori invernali e alla fame, senza assistenza né mezzi di sostentamento. Esseri umani disperati muoiono a causa degli stenti; muoiono poco dopo aver visto la luce, di povertà, freddo e infezioni; muoiono al buio, uccisi sulle strade da assassini senza nome né volto; muoiono di morte violenta, colpiti da armi bianche e proiettili. Ieri notte, a Roma, il gelo di capodanno ha reclamato un'altra vita. I giornali lo definiscono "barbone", "clochard" o "senzatetto". "Non è stato identificato poiché non aveva con sé documenti" scrive La Repubblica. In realtà si tratta dell'ennesima vittima romena, un 43enne disabile costretto dal pregiudizio a sopravvivere ai margini dei margini della Capitale.

 


 

L'hanno trovato morto in un sacco a pelo, in piazza Mastai, nel quartiere di Trastevere. Sembra che sia morto di freddo e privazioni. Vera o falsa che sia, dovremo accontentarci di questa versione da parte delle autorità, perché se le cause del decesso fossero ancora più tragiche, non lo sapremo mai, non ce lo diranno mai. R.M.

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Capodanno di sangue: italiano uccide ragazzina romena a Rosarno (Reggio Calabria)

1 gennaio 2008
Durante i festeggiamenti per il Capodanno, una ragazza romena di soli 17 anni, Duana Cornelia, è stata assassinata a Rosarno (Reggio Calabria), mentre si trovava a casa dei genitori. Le autorità di polizia, accorse dal commissariato di Gioia Tauro, hanno accertato che un colpo d'arma da fuoco ha raggiunto la giovane al petto, togliendole la vita. Il convivente italiano, Giuseppe Ceravolo, 29 anni, è stato fermato, mentre la polizia cerca altri due uomini. La ragazza era giunta a Rosarno due anni fa con i genitori. Aveva iniziato una relazione sentimentale con l'uomo e due mesi fa aveva dato alla luce una bambina. Secondo le prime indiscrezioni, la giovane era terrorizzata dall'atteggiamento intimidatorio del compagno, che aveva precedenti penali ed era considerato un violento.

 


Era quindi tornata a vivere con i genitori, i quali avevano a propria volta ricevuto gravi minacce da parte dell'assassino, che ieri sera si è presentato sotto casa loro in compagnia di due uomini ed aveva esploso alcuni colpi in aria. Invitato ad allontanarsi, Giuseppe ha sparato in direzione di Duana, uccidendola. L'anno nuovo inizia sulla falsariga di quello che si è appena concluso: è facile immaginare l'eco che avrebbe avuto sulla stampa l'omicidio di una donna italiana da parte di un romeno, l'indignazione generale, la criminalizzazione mediatica di un'intera etnia. Poche righe quasi invisibili, invece, per raccontare la tragedia che ha colpito Duana. A.B.
 

Nella foto, la giovanissima Duana Cornelia

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