Dopo l'allarme lanciato da Famiglia Cristiana, anche il Papa ammonisce contro le nuove forme di razzismo: "La società civile deve superare ogni forma di intolleranza"

Roma, 18 agosto 2008. Dopo l'attacco - e la querela - da parte di esponenti del governo italiano contro il settimanale famiglia Cristiana, "colpevole" a loro avviso di aver manifestato preoccupazione, attraverso un editoriale firmato da Beppe del Colle, riguardo alla possibilità di una vera e propria rinascita di un movimento razzista e xenofobo, simile al fascismo di Benito Mussolini, Papa Benedetto XVI ha lanciato a propria volta un monito severo affinché al razzismo sia sostituita la cultura dell'accoglienza. Sbagliava, chi riteneva che la Chiesa Cattolica avesse sconfessato il settimanale paolino e la sua campagna per i diritti del popolo Rom e delle minoranze perseguitate, quando la santa Sede aveva precisato che la voce di Famiglia Cristiana non rappresenta quella del Vaticano. Il Santo Padre, per fortuna, è ben consapevole della china intrapresa dall'Italia e da altri Paesi in crisi di valori: una strada costellata di pregiudizi, abusi sui deboli, crudeltà, indifferenza.

Durante la preghiera del'Angelus, Benedetto XVI ha manifestato ansia e dolore per le nuove forme di razzismo che si affermano e che "destano preocupazione, perché, anche se sono legate spesso a problemi sociali e economici, non possono tuttavia giustificare in alcun caso il disprezzo e la discriminazione razziale. Al contrario, serve una reciproca accoglienza di tutti. Soprattutto nel nostro tempo, è necessario che ogni comunità cristiana approfondisca sempre più questa sua consapevolezza, al fine di aiutare anche la società civile a superare ogni possibile tentazione di razzismo, di intolleranza e di esclusione e ad organizzarsi con scelte rispettose della dignità di ogni essere umano. Una delle grandi conquiste dell'umanità è infatti il superamento del razzismo. Preghiamo perché cresca in ogni luogo della Terra il rispetto per ogni persona, insieme alla responsabile consapevolezza che solo nella reciproca accoglienza di tutti è possibile costruire un mondo segnato da autentica giustizia e vera pace". Chi si impegna ogni giorno per tutelare il popolo Rom e le minoranze perseguitate, si unisce oggi alla preghiera del Santo Padre e chiede che tutto questo razzismo, che è manifestazione del male assoluto, abbia termine e si aprano al più presto per chi ha tanto sofferto le porte dell'accoglienza. R.M.

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Dall'Africa, per i diritti dei Rom

Riceviamo un'email dall'Africa, che pubblichiamo con orgoglio: "Caro Roberto, cari amici di Anne's Door, sono Francesca, una volontaria nel Madagascar. Ho lavorato un anno nei campi Rom di Roma con Don Bruno Nicolini e il prof. Marco Brazzoduro. Mi arrivano spesso le vostre email informative sulla situazione dei Rom in Italia. Volevo solo ringraziarvi, perché grazie ai vostri articoli, spesso riesco ad essere informata in maniera più autentica su quello che accade. I giornali online... diciamo che non sono il massimo. Cosi' dall'Africa vi saluto. Francesca".

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La Croce Rossa definisce le condizioni dei Rom in Italia "peggiori che in Uganda"

Roma, 17 agosto 2008. Gli effetti del caldo hanno colpito in modo grave gli insediamenti Rom in Italia, favorendo il diffondersi di infezioni micotiche e batteriche e aggravando malattie respiratorie, cardiache, dell'apparato digerente e neurologiche. L'assistenza sanitaria per i Rom è praticamente inesistente, così come vengono loro negati farmaci essenziali, che solo in alcuni casi vengono prescritti dai medici, ma a pagamento. Per alleviare gli effetti di alcune patologie, sarebbe necessario aumentare il consumo d'acqua, ma nessuna misura è stata presa dalle istituzioni per adeguare gli insediamenti alle esigenze di acqua potabile. Al contrario, le famiglie Rom vengono sgomberate a un ritmo quotidiano dai microinsediamenti, rendendo sempre più grave, fra l'altro, il problema della carenza idrica. E senza acqua, oltre che senza cibo e farmaci, i bambini, gi anziani, i più deboli si ammalano in modo grave e muoiono. Massimo Barra, presidente della Croce Rossa Italiana (organizzazione che solo di rado difonde notizie sanitarie che possano incrinare l'immagine dele Istituzioni razziste) ha dichiarato all'AGI che le condizioni dei Rom nella Capitale sono peggiori di quelle dei villaggi poveri del'Uganda: "Recentemente sono andato a visitare un gruppo di donne sieropositive che vivono alla periferia di Kampala, in Uganda, le ho trovate in una condizione migliore". L'Italia, però, prosegue una persecuzione che non tiene conto in alcun modo dei diritti umani dei "nomadi".

Anziché adottare - di fronte all'aumento esponenziale della mortalità, dell'insorgere e dell'aggravarsi delle patologie da precarietà - misure sociali e sanitarie, continua a dedicare ingenti risorse all'attuazione di sgomberi senza alternative abitative, di misure poliziesche e militari, nonché di un'inutile schedatura, effettuata con approssimazione nei confronti di comunità che vengono cacciate da un luogo all'altro. La presenza della Croce Rossa dà l'illusione di un programma di assistenza ai Rom che in realtà non esiste ed è ormai intollerabile che l'Unione europea e le Nazioni unite, nonostante le parole e i proclami spesi, nonostante le Risoluzioni e gli ammonimenti che condannano il razzismo in Italia, restino a guardare - come settant'anni fa - la distruzione di un popolo e di un modello di civiltà, rispettosa dei diritti umani, che l'Europa vorrebbe incarnare.

Nella foto, ingresso del ghetto di Theresiestadt, dove transitarono 144 mila ebrei, di cui solo 17 mila sopravvissero all'Olocausto. Nel 1944 la Croce Rossa visitò il ghetto, ma scrisse un rapporto benevolo in relazione alla condizione in cui si trovavano gli internati.

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Il tribunale della verità

Da un discorso "profetico" tenuto da Nedo Fiano agli studenti della scuola media inferiore “Giovanni Falcone” di Cassina de’ Pecchi (Milano) il 4 aprile 2006, nel corso dell'evento educativo "Anna Frank, una di sei milioni", organizzata dal Gruppo Watching The Sky insieme all'Istituto Giovanni Falcone

Ragazzo: Oggi, a scuola, è venuto a trovarci Nedo Fiano, un uomo che è sopravvissuto allo sterminio degli ebrei, durante la Seconda guerra mondiale. I testimoni dell'Olocausto ci insegnano a non dimenticare. Ricordare significa essere pronti a impegnarsi, a dedicare le proprie vite alla causa dell'uguaglianza, del rispetto dei diritti dell'uomo. Quando Hitler e Mussolini erano al potere, la maggior parte dei tedeschi, degli italiani e di altre popolazioni europee era convinta che gli ebrei non meritassero rispetto e dovessero essere trattati come una razza inferiore. I politici descrivevano gli ebrei come persone crudeli, immorali, sporche, disoneste. Nedo Fiano e il Gruppo Watching The Sky ci hanno fatto riflettere su una realtà terribile: quello che accadde agli ebrei si ripete nel nostro tempo, proprio qui in Italia, dove gli 'zingari' subiscono lo stesso trattamento. Abbiamo ascoltato in silenzio le parole di Nedo Fiano. All’inizio sembravano venire da un posto lontano, da pagine dimenticate di un libro di Storia. Lentamente però ci siamo accorti che quell’uomo non stava tenendo una lezione, ma raccontava cose vere, che aveva vissuto quand’era ragazzo. Gli occhi di Nedo Fiano hanno visto Auschwitz. Hanno visto bambini, donne e uomini trattati come bestie, che soffrivano la sete, la fame, le malattie, il terrore. E morivano nei treni, morivano assassinati nei campi di morte, colpiti da un proiettile, da un calcio, da un bastone. Morivano soffocati nelle camere a gas. Nedo Fiano ci parlava e noi ci sentivamo sempre più vicini a lui, come se fosse uno di famiglia. A un certo punto, ho chiuso gli occhi e finalmente ho cominciato a vedere.

Ragazza: Ho scritto sul mio diario alcune frasi di Nedo Fiano. Non voglio dimenticarle mai. “Voi siete uguali. Non contano il colore della vostra pelle, la vostra religione, le vostre idee politiche. Studiate, cercate la verità, non seguite la voce di chi vuole dirvi cosa è giusto e cosa è sbagliato. Il tribunale della verità è dentro di voi. Ascoltate quella voce o vi ritroverete a tendere il braccio e gridare: ‘Heil, Hitler!’. No. Tutte le voci devono avere la possibilità di esprimersi”. Voglio ascoltare quella voce e abbracciare i popoli che, ancora oggi, vengono perseguitati.

Ragazza: Nedo Fiano parlava ai nostri cuori e noi scoprivamo di volergli bene. L’Olocausto si è portato via tutta la sua famiglia di ebrei fiorentini, ma lui è sopravvissuto, è sopravvissuto per testimioniare, per parlare a noi giovani delle vittime e degli assassini.

Ragazzo: Gli ho chiesto se dopo tanti anni avesse perdonato gli assassini dei suoi familiari e dei suoi amici. Mi ha risposto senza un attimo di esitazione: “Perdonarli? No. Mai!. Immaginate, ragazzi, cosa voglia dire perdere la mamma, la persona che vì ama più di ogni altra? Persi mia madre ad Auschwitz, dopo un lungo abbraccio. Me la strapparono via per sempre. La obbligarono a spogliarsi e fu costretta, insieme a centinaia di altre donne, di altri bambini, ad entrare in un grande locale che sembrava adibito alle docce. Quando le porte si chiusero, furono introdotti nella camera i cristalli dello Zyklon B, che emettevano un gas velenoso. La mamma non morì subito, perché il gas impiegava almeno cinque minuti per asfissiare le vittime. Quando la camera fu aperta, i cadaveri furono trasportati ai forni crematori. Le ceneri della mamma furono gettate nella Vistola, il fiume che passa vicino ad Auschwitz. Così morì mia madre, una donna gentile e intelligente”.

Ragazza: Caro Nedo Fiano, non dimenticherò mai le tue parole. Vorrei portare un fiore a tua mamma, ma l’Olocausto non le ha concesso neanche una tomba dove riposare. Allora leggerò per lei le parole di una poetessa ebrea. Spero che tua mamma le ascolti e che possano regalarle un sorriso:

“Con la polvere del cosmo, il numero infinito di atomi e il cuore: così l’uomo crea l’uomo, simile all’essere umano creato da Dio. Se l’umanità si rendesse conto del continuo divenire della propria vita, che cambia continuamente forma, non oserebbe agire contro altri esseri umani – che sono simili a stelle – spezzando anche una sola delle loro punte”. Else Lasker-Schüler (Elberfeld 1869-Gerusalemme 1945)

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Roma: ancora fiamme sul mondo dei Rom. Stavolta è toccato al Casilino 900

Roma, 15 agosto 2008. Le condizioni dei Rom in Italia sono ormai insoportabili: nessun diritto, nessuna libertà, nessun programma di inserimento al lavoro o di valorizzazione delle professionalità, nessun sostegno educativo a bambini e giovani, nessuna assistenza sanitaria né tantomeno psicologica. Solo discriminazione, esclusione, persecuzione. Nei pochi campi "autorizzati", se è vero che non si assiste alla caccia all'uomo e agli sgomberi dagli esiti tragici che caratterizzano gli insedimenti "abusivi", è anche vero che si vive come nei ghetti, durante le leggi razziali nazifasciste. Inoltre, in ogni campo, sotto ogni ponte, dentro ogni edificio fatiscente o baracca in cui vivono famiglie Rom, si respira il terrore del fuoco. Il mondo dei Rom, nel nostro Paese in preda all'odio e alla violenza razziali, brucia.

Quando non sono molotov, è benzina; quando non è benzina, sono razzi bengala o carta e fiammiferi. Quando non è la mano di un assassino razziale, è un incidente domestico, perché nei luoghi d'orrore in cui la persecuzione istituzionale costringe i Rom, è impossibile pensare a soluzioni per rendere più sicure le cucine e le stufe. Verso le 10 del mattino di ieri, 14 agosto, un incendio ha distrutto due baracche dell'insediamento Rom del Casilino 900. Per fortuna, la donna anziana sorpresa dalle fiamme all'interno di una baracca è fisicamente illesa. Fisicamente, perché la capacità distruttiva del fuoco che l'ha aggredita non abbandonerà mai la sua mente. Sono fiamme scaturite dall'intolleranza e dalla povertà, dalla disperazione e dall'umiliazione. I vigili del fuoco hanno evitato che l'incendio si propagasse ulteriormente. Il funzionario di turno della polizia municipale - VIII gruppo - ha escluso che l'incendio possa avere un'origine dolosa.

Nella foto di Steed Gamero, il Casilino 900

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Attacco incendiario contro un insediamento Rom nella Capitale. Le autorità minimizzano: "Escludiamo la matrice razzista"

Roma, 13 agosto 2008. "Ogni giorno i nostri bambini, le nostre donne e tutti noi 'zingari' siamo costretti a subire insulti e minacce da parte degli italiani, anche davanti agli agenti di pubblica sicurezza, che anziché aiutarci sorridono a chi se la prende con noi. Ci gridano di andarcene dall'Italia, ci minacciano di bruciarci vivi e molti di noi se ne andrebbero volentieri, piuttosto che vivere così, ma dove andiamo? Sarebbe bello se esistesse una terra per noi, come Israele per gli ebrei". Sabrija, Romnì kosovara che vive a Roma da alcuni anni piange, mentre mi racconta la tragedia quotidiana sua e della sua famiglia. Ogni giorno, in tutta Italia, le famiglie Rom patiscono ogni tipo di tormento fisico e morale, come gli ebrei e gli 'zingari' negli anni del'Olocausto. Vicino a me, il testimone della Shoah Piero Terracina guarda i bambini Rom che giocano nell'erba. Due di loro, incuriositi, si avvicinano a lui e Piero li abbraccia, li stringe forte, come per proteggerli dall'orrore. Tanti anni fa, Piero Terracina vide la stessa povertà, la stessa persecuzione, la stessa negazione di ogni diritto umano. Si trovava ad Auschwitz, la fabbrica della morte e nello 'Zigeunerlager', il campo degli 'zingari', i bambini Rom erano simili in tutto e per tutto ai piccoli che adesso abbraccia.

Ieri, 13 agosto, i "soliti ignoti" (che resteranno tali anche dopo le indagini) hanno lanciato due razzi "bengala" verso le roulotte e i camper di alcuni Rom, accampati in via Salamanca dopo essere stati sgomberati meno di due mesi fa da un insediamento sul lungotevere Testaccio. Come sempre, le autorità e i servizi sociali non avevano previsto alcun sostegno, alcuna alternativa abitativa alle famiglie messe in mezzo alla strada con i loro camper e le loro roulotte, 35 in tutto. "Ci trattano peggio degli animali. Se un cane sta male, lo curano, gli danno da mangiare, lo tengono al riparo finché guarisce. Quando le autorità decidono di occuparsi di noi, ci scacciano senza darci alternative e distruggono tutto ciò che possediamo. Per non lasciarci morire, siamo costretti ad accamparci dove troviamo uno spazio, in attesa di vedere arrivare nuovamente la polizia e di subire lo stesso trattamento. Non vi immaginate neanche cosa succede ai Rom, dopo gli sgomberi". Le vittime dell'aggressione razzista hanno riferito di aver visto gli autori dell'agguato: due persone a bordo di un'auto, che si è fermata sul ciglio della strada. Mentre il guidatore è rimasto al volante, un occupante è sceso e ha lanciato i razzi verso l'insediamento. Le esplosioni hanno incendiato sterpaglie vicine ai rifugi in cui abitano i Rom. Se avessero raggiunto i giacigli all'interno delle roulotte e dei camper, le conseguenze sarebbero state tragiche. Ancora pgegiori sarebbero stati gli esiti dell'attacco incendiario se anziché roulotte e camper, le abitazioni dei Rom fossero state baracche in legno e cartone, come nella gran parte dei casi. Gli agenti della polizia municipale, dietro insistenza dei Rom, hanno raccolto i resti dei candelotti esplosi e hanno assicurato di aver inviato un'informativa alla magistratura. Di fronte alle testimonianze dei Rom, che chiedevano indagini approfondite finalizzate a identificare gli autori dell'attentato, gli agenti hanno affermato che "stiamo valutando alcune ipotesi, ma escludiamo fin da adesso che si sia trattato di un'aggressione e soprattutto che i razzi siano stati lanciati per motivi di intolleranza razziale". R.M.

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Chi vuole i giovani Rom in ginocchio?

Udite udite (leggete leggete) cosa mi scrive un giornalista che lavora per uno dei quotidiani che più spesso diffondono propaganda antizigana, dopo aver ricevuto il mio commento alla proposta del prefetto di Roma, che vorrebbe i ragazzini Rom in ginocchio davanti agli italiani, a lustrare le loro calzature: "Al di là del giudizio sulle proposte del prefetto Mosca, le professioni - tutte, comprese la mia e la sua, quale che siano - non sono mai avvilenti. Avvilisce, al contrario, che lei parli di "rango" implicando una qualche superiorità di chi si fa lustrare le scarpe rispetto a chi le lustra. E' forse di un rango inferiore il ristoratore rispetto a chi va al ristorante? Il benzinaio rispetto a chi guida? L'operaio rispetto a chi usa l'opera finita? Il giornalista rispetto al lettore? La prostituta rispetto al cliente? Apra gli occhi alla realtà: molti ragazzini rom fanno oggettivamente i ladri, chiedono l'elemosina e fanno una serie di "lavoretti" davvero avvilenti, così come sono avvilenti le condizioni in cui vivono e in cui amministrazioni di destra e di sinistra li lasciano vivere". Il giornalista dimentica due fatti importanti. Il primo, che i ragazzini Rom non "fanno oggettivamente i ladri", ma - in rari casi - sono costretti ad attività estreme di sopravvivenza a causa della persecuzione cui sono sottoposti, anche a causa della propaganda razzista diffusa da giornalisti e direttori di media senza scrupoli. Il secondo, che una cosa è scegliere di "fare i lustrascarpe" per sopravvivere e un'altra è essere avviati a tale umiliante attività da coloro che, al contrario, dovrebbero sostenere programmi di integrazione e di scolarizzazione, che pongano adulti e minori Rom in posizioni paritarie rispetto agli altri cittadini. Ai razzisti del Ku Klux Klan dava una gran soddisfazione obbligare i cittadini di colore a lucidare i loro stivali, così come ai carnefici di Hitler ridurre così ebrei e 'zingari'. Noi dedichiamo ogni nostra energia affinché chi spera di vedere i bambini Rom in ginocchio rimanga deluso, prefetti, ristoratori, automobilisti, fruitori di manufatti e prodotti industriali, clienti di prostitute e giornalisti compresi. R.M.

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Seicento gitani manifestano a Madrid contro Berlusconi (definito "il nuovo Mussolini") e il genocidio dei Rom in Italia

Madrid, 7 agosto 2008. Seicento gitani di Spagna: sono scesi in piazza per manifestare a favore dei Rom perseguitati in Italia. La manifestazione è partita, alle 19.30, dalla glorieta di Rubén Darío ed è terminata davanti al'Ambasciata italiana, provocando grande imbarazzo da parte dell'ambasciatore Pasquale Terraciano e del personale d'ambasciata. I manifestanti provenivano da tutta la Spagna. Fra di loro, anche qualche Rom romeno rifugiatosi in Spagna dopo le purghe nelle città italiane. Si sono viste molte bandiere verdi e azzurre, con la ruota rossa: simbolo del popolo Rom nel mondo. Sui cartelli, slogan che inneggiavano alla libertà, contro i terrori del razzismo e della xenofobia. "Vergogna", "Stop al genocidio degli zingari in Italia" e "Berlusconi come Mussolini"dicevano altri cartelli.

La manifestazione si è conclusa con un discorso di Juan de Dios Ramírez Heredia, presidente di Unión Romaní, che ha invitato i Rom di tutto il mondo a resistere, tutti insieme, per evitare che l'odio razziale promosso da Berlusconi, Maroni, Fini e dall'Italia in deriva razzista possa diffondersi in altri Paesi. "Gli esseri umani non possono guardare indifferenti, " ha detto Heredia, "mentre l'orrore contro i nostri fratelli è sempre più feroce, in Italia, e alle ingiustizie seguono abusi sempre più atroci, come il rilievo delle impronte digitali ai bambini Rom, i roghi che colpiscono le povere baracche e il disprezzo della gente davanti alla morte di bambini Rom. Tutto questo ci ricorda l'inizio dell'Olocausto. Imposero agli ebrei la stella di Davide, allora, e agli 'zingari' la 'z' di 'zigeuner', che vuol dire zingaro in tedesco. Dobbiamo essere uniti, Rom e antirazzisti, per contrastare gli antizigani e i nazisti".

Nelle foto, momenti della manifestazione

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Razzismo. Incredibile proposta delle autorità di Roma: perché non mettere i ragazzini Rom a pulire le scarpe agli italiani?

di Roberto Malini

I movimenti razzisti hanno sempre fatto uso di immagini simboliche forti, utilizzate nella propaganda per porre in rilievo la presunta superiorità di una razza rispetto a quelle perseguitate. Qualche mese fa divulgai in un forum romano un manifesto publicitario del 1930, che presentava l'immagine di un giovane lustrascarpe nero intento a lucidare gli stivali di un uomo bianco. "Il miglior lucido da scarpe" recitava l'headline. E' un paradigma, assai conosciuto negli ambienti neofascisti e intolleranti. A Monza, un agente di polizia obbliga i ragazzini Rom - secondo alcune testimonianze - a lustrargli gli stivali, in segno di sottomissione. Poi, li umilia con una mancia. Non mi giunge inattesa la proposta del prefetto di Roma Carlo Mosca: impiegare gli adolescenti maschi di etnia Rom nell'attività di lustrascarpe - "sciuscià" è stata la definizione del prefetto - davanti ai supermercati, simbolo dell'opulenza e del potere d'acquisto dell'italiano. Non dico che Mosca abbia prospettato quest'ipotesi - che umilierebbe i giovani Rom in perpetuo di fronte agli italiani, mettendoli in ginocchio davanti a loro e alla loro opulenza, simili a schiavi - con un proposito apertamente razzista. Affermo però che l'idea di Mosca - figlia naturale della cultura imperante, improntata al'odio razziale - rappresenterebbe la piena realizzazione di un progetto di annientamento morale delle nuove generazioni Rom, progetto che è in corso da tempo, nel nostro Paese. Ve lo immaginate, il ragazzino Rom dalla pelle scura, malvestito, macilento e malinconico prostrato davanti al coetaneo italiano dalla pelle bianca, ipernutrito ad hamburger, patatine e coca-cola e intento a pulirgli le scarpe, con le labbra vicine alla pelle sintetica delle sue Nike? Di fronte alle critiche - per la verità nemmeno troppo accese, nei confrionti di un abominio di intolleranza inimmaginabile fino a cinque anni fa, che fa il paio con il rilievo delle impronte digitali ai bambini 'zingari' - il prefetto di Roma ha risposto: ''Non mi rimangio una sola parola. L'importante è garantire il diritto di lavorare e creare un senso di responsabilità nuovo e l'idea deve essere condivisa con le comunità Rom. La mia proposta prevede ovviamente il rispetto delle leggi italiane sul lavoro, è una proposta che riguarda solo chi è sopra i 14 anni''.

Incredibilmente, alcune personalità politiche, anche di "sinistra" ("sinistra" oggi andrebbe sempre scritto fra virgolette), difendono l'ipotesi di Mosca. Il ministro ombra della Difesa Roberta Pinotti (Pd) commenta che a suo parere l'idea di Mosca esprime "il buon senso di chi conosce il tema dei Rom e lo ha approfondito". Poi però ci ripensa e afferma che "forse però Mosca ha usato un'immagine folkloristica, per sottolineare un'esigenza che mi sento di condividere: valorizzare le capacità di questi ragazzi che sono da sempre molto bravi nei lavori manuali". Un'affermazione assurda, perché i ragazzi Rom hanno le stesse potenzialità di tutti gli altri tanto nei lavori manuali che in quelli intellettuali e sarebbe opportuno consentire loro di compiere qualsiasi genere di studio, anziché diventare gli "schiavetti" dei bianchi italiani. Ma in quest'Italia che ha perduto anche il minimo rispetto dei diritti umani, persino il presidente della Croce Rossa Massimo Barra definisce l'idea di avvilire al rango di lustrascarpe gli orgogliosi ragazzi Rom come "un fatto positivo, al di là della terminologia, una proposta da apprezzare, quella del commissario straordinario per i Rom, perché l'ozio in cui vivono questi giovani è il padre dei vizi e ciò che lo combatte è sempre positivo. Offrire lavoro, anche se si tratta di impieghi desueti e dimenticati significa andare nella direzione giusta". Che cosa penserebbero, il prefetto, il presidente della Croce Rossa e il "ministro ombra", se qualcuno mettesse in ginocchio i loro figli e li costringesse alla più umiliante delle attività, il lavoro dello schiavo?

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Newsweek e il "miracolo" di Silvio Berlusconi

12 agosto 2008. Jacopo Barigazzi, giornalista di Newsweek international che non nasconde le sue simpatie per la destra italiana, lancia un salvagente al primo ministro Silvio Berlusconi dalle pagine del famoso settimanale. "Miracolo in cento giorni" si intitola il pezzo di Barigazzi, che commenta i primi mesi del governo Berlusconi. Nonostante le premesse, in cui il giornalista loda il premier per aver "ridato ordine a un Paese caotico", l'articolo diviene, a poco a poco, una disamina dei molti errori compiuti dall'attuale governo, perché la "luna di miele con l'elettorato" potrebbe concludersi presto se il governo continuerà a "perseguitare immigrati e pulire rifiuti dalle strade" senza garantire agli italiani "la necessaria stabilità economica". Newsweek riassume l'operato di Berlusconi nell'uso del "pugno di ferro in guanto di velluto", anche impiegando miglaia di soldati, dispiegati in tutta Italia, per usare i metodi forti contro gli immigrati e la piccola criminalità, mentre gli italiani "pagano le tasse più alte d'Europa e hanno i salari più bassi". Solo grazie all'intervento dei gruppi per i diritti umani e dell'Unione europea - scrive Barigazzi - il primo ministro si è "ammorbidito" riguardo a misure illegittime e repressive contro i Rom, a partire dal rilievo delle impronte digitali. E allora, dove sta il "miracolo" di Silvio Berlusconi? Secondo il giornalista, è "miracoloso" il consenso da lui ottenuto in Italia, che raggiunge il 55%, più di quanto abbiano Sarkozy in Francia, Zapatero in Spagna e Brown nel Regno Unito. Ma, lo riconosce lo stesso giornalista, tale consenso è dovuto alla pochezza politica dei leader dell'opposizione, "impantanati nei loro bisticci".

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La stanza del pianto

di Alfred Breitman

Benvenuto nella stanza del pianto, zingaro!

Il poliziotto grasso
mi chiede di appoggiare le mani
sulla tavola rossa.

Ha un viso che fa ridere.
Mi ricorda qualcuno.

Benvenuto, ragazzo, nella stanza del pianto!

Fa male, l'attimo in cui mi raggiunge
il primo colpo.

Per fortuna non ho mangiato niente, oggi.

Fanno male, le botte, ma chi ne ha prese tante
sa che il peggio è all'inizio, poi la disperazione
anestetizza i nervi.

A quel punto il dolore
non si somma al dolore
e il corpo non sente più niente,
come se fosse fatto di vento.

Adesso la mia mente è piena di canzoni
e il sangue è buono come latte caldo.

Rantola, mentre colpisce, il poliziotto magro.

Il poliziotto grasso
ha una voce rabbiosa,
ma un viso che fa ridere.

Sembra Massimo Boldi.

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Rom: nuovo sgombero senza alternativa di alloggio a Milano. Dramma umanitario per le famiglie messe sulla strada

Milano, 10 agosto 2008. Registriamo la cronaca di un altro sgombero di insediamento Rom. Negli ultimi due anni, le autorità italiane ne hanno eseguiti più di mille. Dopo ogni sgombero, i membri più deboli, malati o anziani delle famiglie messe in mezzo alla strada muoiono o si ammalano gravemente. L'Unione europea e le Nazioni unite hanno criticato, anche con parole dure, il governo italiano, affinché interrompesse questo tipo di misure, che violano i più elementari diritti umani. Le Istituzioni italiane, tuttavia, nonostante le dichiarazioni, non hanno modificato i loro piani di purga etnica e sono continuati, senza sosta, gli sgomberi simili a pogrom, le violenze di ogni genere, le azioni di repressione, la mancata assistenza agli infermi, la sottrazione di minori alle famiglie,gli abusi polizieschi e giudiziari. Risoluzioni ed ammonimenti sono trattati, da Istituzioni e autorità del nostro Paese, come carta straccia, mentre i partiti di governo parlano di "tolleranza zero con i Rom e i criminali", "eliminazione degli zingari come se fossero ratti", "liberazione delle città dai Rom". La persecuzione razziale ha causato un altissimo numero di tragedie umanitarie e ha costretto, negli ultimi due anni, circa 30 mila Rom romeni ad abbandonare l'Italia per rifugiarsi in Spagna, Francia, Grecia o tornare in Romania. Da 150 mila, i Rom in Italia sono scesi a meno di 100 mila. La loro speranza di vita media è ben al di sotto dei 40 anni, contro gli 80 degli italiani, mentre la mortalità dei loro bambini è 15 volte superiore a quella dei bambini italiani. Continua nella sezione Watching The Sky

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Cinquecento gitani manifestano a Madrid contro Berlusconi (definito "il nuovo Mussolini") e il genocidio dei Rom in Italia

Madrid, 7 agosto 2008. Oltre duecento secondo le autorità, cinquecento secondo gli organizzatori: i gitani di Spagna sono scesi in piazza per manifestare a favore dei Rom perseguitati in Italia. La manifestazione è partita, alle 19.30, dalla glorieta di Rubén Darío ed è terminata davanti al'Ambasciata italiana, provocando grande imbarazzo da parte dell'ambasciatore Pasquale Terraciano e del personale d'ambasciata. I manifestanti provenivano da tutta la Spagna. Fra di loro, anche qualche Rom romeno rifugiatosi in Spagna dopo le purghe nelle città italiane. Si sono viste molte bandiere verdi e azzurre, con la ruota rossa: simbolo del popolo Rom nel mondo. Sui cartelli, slogan che inneggiavano alla libertà, contro i terrori del razzismo e della xenofobia. "Vergogna", "Stop al genocidio degli zingari in Italia" e "Berlusconi come Mussolini"dicevano altri cartelli.

La manifestazione si è conclusa con un discorso di Juan de Dios Ramírez Heredia, presidente di Unión Romaní, che ha invitato i Rom di tutto il mondo a resistere, tutti insieme, per evitare che l'odio razziale promosso da Berlusconi, Maroni, Fini e dall'Italia in deriva razzista possa diffondersi in altri Paesi. "Gli esseri umani non possono guardare indifferenti, " ha detto Heredia, "mentre l'orrore contro i nostri fratelli è sempre più feroce, in Italia, e alle ingiustizie seguono abusi sempre più atroci, come il rilievo delle impronte digitali ai bambini Rom, i roghi che colpiscono le povere baracche e il disprezzo della gente davanti alla morte di bambini Rom. Tutto questo ci ricorda l'inizio dell'Olocausto. Imposero agli ebrei la stella di Davide, allora, e agli 'zingari' la 'z' di 'zigeuner', che vuol dire zingaro in tedesco. Dobbiamo essere uniti, Rom e antirazzisti, per contrastare gli antizigani e i nazisti".

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I dati del Censis smentiscono gli allarmi lanciati dalle Istituzioni italiane: la vera emergenza è sul lavoro e sulle strade

Roma, 6 agosto 2008. La politica del governo italiano sulla sicurezza (con i decreti e le misure speciali, fra cui l'impiego di migliaia di soldati nelle strade, con uno spreco di oltre 100 milioni di euro annui) si basa eslusivamente sul pregiudizio razziale e sulla xenofobia che caratterizzano i partiti della maggioranza e gran parte di quelli dell'opposizione. I dati che il Censis ha appena emanato parlano chiaro: gli omicidi in Italia continuano a diminuire: sono passati da 1.042 casi nel 1995 a 818 nel 2000, fino a 663 nel 2006 (meno 36,4% in 11 anni). Sono molti di più negli altri grandi Paesi europei, dove pure si registra una tendenza alla riduzione: 879 casi in Francia (erano 1.336 nel 1995 e 1.051 nel 2000), 727 casi in Germania (erano 1.373 nel 1995 e 960 nel 2000), 901 casi nel Regno Unito (erano 909 nel 1995 e 1.002 nel 2000).

Nelle grandi città non esiste l'emergenza propagandata dal ministro dell'Interno italiano: nel 2006 a Roma si sono contati 30 omicidi, in linea con altre capitali europee: 29 a Parigi, 33 a Bruxelles, 35 ad Atene, ma decisamente inferiori ad altre grandi città: 46 a Madrid, 50 a Berlino, 169 a Londra. Anche gli altri reati contro la persona sono drasticamente diminuiti e in tal senso la percentuale di crimini attuata da persone di etnia Rom è praticamente nulla.

E' drammatico, invece il bilancio delle morti sul lavoro, che spesso colpiscono immigrati: nel 2007 sono state 1.170. L'Italia è il Paese europeo dove si muore di più sul lavoro, ma i provvedimenti in tale campo sono scarsi o inesistenti.

Catastrofici i dati relativi alle morti sulle strade: nel 2006 in Italia i decessi sulle strade sono stati 5.669. Peggio che nel resto d'Europa: Regno Unito 3.297, Francia 4.709, Germania 5.091. L'Italia è oggi il Paese europeo in cui è più rischioso spostarsi sulle strade. Ecco la vera emergenza-sicurezza!

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Roma. Ecco le "Case d'accoglienza": è lì che finiranno i bambini Rom rubati ai genitori

Roma, 5 agosto 2008 - Ecco Theresienstadt, a Roma. Ecco il grande inganno, il più efferato crimine etnico-razziale perpetrato ai danni dei Rom e presentato alla cittadinanza italiana come un modello di civiltà. Ecco le "Case d'accoglienza per bimbi Rom", all'approvazione in giunta, a Roma, venerdì 8 agosto. Si noti come le malefatte istituzionali ai danni del popolo Rom siano spesso messe in atto nel mese di agosto, quando l'Italia è - per la maggior parte - in vacanza. Le "Case di accoglienza" ospiteranno i piccoli Rom sottratti ai genitori, in violazione di tutte le normative internazionali che proteggono le minoranze (in particolare i Rom), le famiglie e i fanciulli.

Oggi in Italia le famiglie Rom perdono i loro bambini già al momento del parto, quando un'assistente sociale pone alla madre due semplici domande: lei e suo marito avete una casa? Avete mezzi di sostentamento derivanti da lavoro continuativo? La Romnì non può che rispondere due volte "no", perché l'emarginazione e le politiche persecutorie che colpiscono il suo popolo rendono impossibile che la sua famiglia possegga un alloggio o - tantomeno - un lavoro. Tanto basta, però, perché il figlio venga sottratto ai genitori e affidato da un tribunale minorile ai servizi sociali e successivamente a una comunità (una "Casa d'accoglienza") o a una famiglia. Continua nella sezione Watching The Sky

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Bulgaria: campagna per la revoca del premio "Giovane giornalista 2008" all'antizigano Kalin Rumenov

Sofia, 1 agosto 2008. "Gli Zingari sono furbi come lupi, si riproducono come pecore. I primi a lasciare saranno le compagnie internazionali. Non ci sarà più nessuno a cui vendere la loro nuova merda, e andranno in qualche altro posto con meno Zingari e più soldi. Chi comprerà sapone per una pelle bianca soffice e tenera? Sporchi Gyppos?"

"La differenza tra gli Zingari e il bestiame è che il bestiame è soggetto a controlli veterinari. Il bestiame non può comportarsi da Zingari, ma è possibile il contrario. I diritti e le libertà dei bovini sono stati sotto una seria pressione per anni, e durante quel tempo la donna Zingara ha partorito ancora e tuttora ha il cervello di una mucca".

Quanto sopra si può trovare negli articoli di Kalin Rumenov, che ha ricevuto il premio 2008 Chernorizetz Hrabur "Giovane Giornalista". Questi articoli sono regolarmente pubblicati sul giornale nazionale "Novinar", che non fa nessuno sforzo per distanziarsi dai suoi punti di vista o pubblicare materiale che controbilanci Rumenov. La Commissione Etica sulla Stampa Bulgara non considera questo un problema degno di attenzione.

Questo premio è stato ricevuto da Kalin Rumenov durante una cerimonia ufficiale a Sofia, il 25 maggio 2008 alla presenza di politici, membri del Parlamento e giornalisti. Il premio per la stampa è stato istituito dall'Unione degli Editori nel 2002 e copre 11 categorie.

Rumenov dipinge costantemente i Rom in termini violentemente offensivi come alieni e di seconda scelta, come una comunità i cui membri sono incapaci di prendere decisioni per loro ed il loro sviluppo. Chiede allo stato di trattare con loro con ogni mezzo possibile, presentando i Rom come una peste che minaccia la sicurezza dei gruppi etnici "migliori".

A seguito del premio a Kalin Rumenov, una coalizione di vari gruppi professionali bulgari ha scritto una petizione perché quel premio venga pubblicamente ritirato. Quanti hanno firmato la petizione chiedono al Presidente ed al Primo Ministro bulgari, che erano presenti alla cerimonia, una dichiarazione in cui loro non condividano i valori rappresentati dall'autore razzista.

Potete aggiungervi alla protesta e partecipare alla campagna chiedendo di ritirare il premio e la condanna dell'antiziganismo nei media bulgari.

Mandate una mail a ieifoundation@yahoo.com o a v.nicolae@diplomacy.edu includendo il vostro nome, posizione e nazione ed aggiungeremo il vostro nome alla lista esistente.

Per vedere la lettera di protesta intera e la lista dei firmatari: http://www.ergonetwork.org/bulgariakrl.doc
Per la traduzione dei peggiori articoli di Kalin Rumenov: http://www.ergonetwork.org/krarticle.doc

La coalizione che ha appoggiato la petizione controllerà lo sviluppo del caso fornirà informazioni su ogni decisione presa e sulle sue future intenzioni. Nel contempo, la coalizione sta lanciando un appello a rilevanti organizzazioni ed istituzioni internazionali ed europee ed a individui che appoggiano le richieste contenute nella petizione come appropriate.

Firmato a nome del segretariato della Campagna:

Adela Peeva, Bulgaria
Ivailo Dichev, Bulgaria
Kalina Bozeva, Bulgaria
Krustio Krustev, Bulgaria
Liliana Makaveeva, Bulgaria
Mark Bossanyi, UK/Bulgaria
Valeriu Nicolae, Romania

Valeriu Nicolae – Executive Director
European Roma Grassroots Organisation
Strada Rezonantei Nr.1-3 Bl 15-16 Sc A Ap 3 Sector 4 Bucuresti Romania
Tel: (004) 0742379657 or 0727708788

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Roma. Conferenza stampa Basescu - Berlusconi su xenofobia e razzismo contro romeni e Rom

Il presidente della Romania Basescu critica l'Italia per le politiche discriminatorie: "Non approviamo gran parte delle misure italiane. Impronte digitali? Non su base etnica e ai bambini solo con il consenso dei genitori. Anche la Romania deve migliorare nel campo dell'integrazione". Gruppo EveryOne: "Basescu deve promuovere progetti di integrazione e programmi di educazione del popolo romeno all'antirazzismo. I fondi Ue vanno usati con maggiore efficacia ed è necessario che Basescu e Tariceanu evitino affermazioni intolleranti".

Roma, 1 agosto 2008. Il presidente della Romania Traian Basescu, dopo una visita al campo Rom di via Candoni, a Roma, ha tenuto ieri a Palazzo Chigi una conferenza stampa con il premier Silvio Berlusconi. Riguardo alle misure che il Governo italiano adotta contro i Rom, Basescu ha affermato con chiarezza di non approvare “parte, o gran parte, delle misure prese dal Governo italiano” e di nutrire "preoccupazione che alcuni cittadini romeni in Italia possano essere discriminati”.
“Riguardo ai Rom il presidente romeno ha riconosciuto che anche in Romania le politiche di integrazione e i programmi di lotta al razzismo vanno resi più efficaci, ma alcune sue espressioni riguardo alla minoranza Rom devono essere chiarite, per evitare che siano strumentalizzate dalle organizzazioni razziste” commenta Nico Grancea, attivista Rom romeno del Gruppo EveryOne.
“In Romania abbiamo un problema interno,” queste sono le parole di Basescu cui si riferisce Grancea, “relativo alla minoranza Rom. Abbiamo proposto, in questa sede, al Governo italiano, di collaborare al fine di risolvere questo problema che noi non siamo stati capaci di risolvere a casa nostra”.

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Casilino 900: attenti al lupo (vestito da agnello)!

Roma, 30 luglio 2008. Nonostante le posizioni durissime dell'Unione europea, del Consiglio d'Europa e delle Nazioni unite, le Istituzioni e le autorità intolleranti proseguono nella loro opera di repressione disumana, che nega a migliaia di famiglie i diritti di base. Questa terribile persecuzione, che i testimoni della Shoah paragonano agli anni delle leggi razziali e dell'Olocausto, non avviene solo a Roma, naturalmente, ma nella maggior parte delle città italiane. La Corte penale internazionale de L'Aja sta giudicando l'Italia - le sue Istituzioni centrali e locali - per "Crimini contro l'umanità". Speriamo che il verdetto sia emesso presto e fermi questa vergogna, che sarà ricordata come una delle pagine più atroci della Storia d'Italia. Noi del Gruppo EveryOne, nonostante le intimidazioni, le minacce, la dolorosa testimonianza di orrori e atrocità quotidiane, continuiamo la nostra Resistenza gandhiana, la raccolta di documenti riguardanti la persecuzione, la campagna razzista sempre più spudorata, la caduta in un vortice di crudeltà e disumanità che ci lascia sempre più attoniti. Ma... non siamo più soli: una rete di attivisti, studiosi delle persecuzioni, testimoni, cronisti della Verità è ormai diffusa in tutta Italia e nessuno - neanche il lupo che si veste da agnello per ingannare i più deboli - potrà un giorno, quando questa barbarie finirà, sottrarsi alle proprie responsabilità. Intanto, è importante presidiare i campi Rom di Roma e delle città italiane in cui vivono famiglie Rom. Loro, gli aguzzini, li chiamano "pregiudicati", "persone con carichi pendenti o agli arresti domiciliari": secondo il diabolico copione razzista già in vigore durante altri giorni di orrore e persecuzioni. Roberto Malini

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Gruppo EveryOne: importante dichiarazione del Commissario Hammarberg riguardo ai Rom

Immigrazione: Cde / Italia bocciata, rischio xenofobia. Violati diritti umani.

Violenza contro nomadi, anche della polizia - di Samantha Agro

(ANSA) - STRASBURGO, 29 LUG - ''Una politica in materia di
immigrazione non puo' basarsi solo sulle preoccupazioni relative
alla sicurezza pubblica. Le misure adottate al momento in Italia
non rispettano i diritti umani ed i principi umanitari e
rischiano di appesantire il clima di xenofobia''. Cosi' il
commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas
Hammarberg (nella foto), ha bocciato oggi le iniziative prese
dalle autorita' italiane per gestire l'emergenza immigrazione e
la presenza di varie etnie di nomadi sul territorio nazionale.

Nel rapporto reso noto oggi - elaborato in base ai risultati
della visita compiuta in Italia il 19 e 20 giugno scorsi - e nei
suoi commenti al documento, Hammarberg lancia pesanti critiche a
diversi aspetti del pacchetto sicurezza appena varato. E
attraverso l'analisi delle leggi introdotte dal 2003 in poi
accusa l'attuale governo, ma anche quelli precedenti, di non
aver fatto abbastanza contro episodi di razzismo come gli
attacchi ai campi nomadi, di aver ridotto troppo le pene per
questo tipo di reati e di aver proceduto ad alcune espulsioni in
violazione delle convenzioni internazionali.

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Razzisti bruciano baracca dei genitori di bimba Rom morta nel "rogo di Livorno"

Roma, 29 lug. - (Adnkronos) - Il gruppo EveryOne denuncia un
episodio di razzismo contro i rom a Pisa. Sabato intorno alle 15.00
alcune persone, riferisce il gruppo, hanno dato fuoco a un
insediamento rom sotto il Ponte della Cittadella sulle sponde
dell'Arno, distruggendo cosi' le cinque baracche che lo componevano e
il loro contenuto (vestiti, qualche suppellettile e tutti gli effetti
personali delle famiglie); sul luogo dell'incidente sono accorse
diverse volanti e veicoli di soccorso dei vigili del fuoco. In
quell'insediamento, aggiunge EveryOne, "vivevano anche Victor ed Elena
Lacatus, genitori della piccola Lenuca Carolea, morta ad agosto dello
scorso anno nell'ormai noto 'rogo di Livorno', dove hanno perso la
vita altri tre bambini di etnia rom".

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Papa Benedetto XVI: "L'intero Vangelo si riassume nella pratica dell'elemosina"

Quand'ero bambino, a catechismo ci insegnavano a rinunciare a una moneta, a un piccolo desiderio materiale per "fare l'elemosina". Ricodo che Don Paolo, il parroco della Chiesa di San Gaetano, a Milano, ci mostrò, sul sagrato, chi fossero i poveri e ci disse: "E' a loro che dovete dare. Ricordatevi sempre, anche da grandi, che la parola di Cristo è la stessa dei mendicanti: 'Fate la carità'. Date quando siete soli, in silenzio, con un gesto semplice". Adesso siamo grandi e molti di noi hanno dimenticato. Gesù è Rom (come dubitarne?) e ci tende la mano. Gli prendiamo le impronte digitali. Ci chiede aiuto. Lo mandiamo via. Ci chiede di lasciarlo vivere nelle nostre città. Chiamiamo gli sgherri, che lo portino lontano dai nostri bambini. "Lasciate che i fanciulli vengano a me": ma è chiaro, Gesù è un ladro di bambini! Ecco un passo del discorso di Papa Benedetto XVI, tenuto all'Udienza generale mercoledì delle Ceneri, 6 febbraio 2006.

"Nel Messaggio per la Quaresima di quest'anno, pubblicato pochi giorni fa, ho voluto soffermarmi "sulla pratica dell'elemosina, che rappresenta un modo concreto di venire in aiuto a chi è nel bisogno e, al tempo stesso, un esercizio ascetico per liberarsi dall'attaccamento ai beni terreni". Noi sappiamo quanto purtroppo la suggestione delle ricchezze materiali pervada in profondità la società moderna. Come discepoli di Gesù Cristo siamo chiamati a non idolatrare i beni terreni, ma ad utilizzarli come mezzi per vivere e per aiutare gli altri che sono nel bisogno. Indicandoci la pratica dell'elemosina, la Chiesa ci educa ad andare incontro alle necessità del prossimo, ad imitazione di Gesù, che, come nota san Paolo, si è fatto povero per arricchirci della sua povertà (cfr 2 Cor 8,9). "Alla sua scuola - ho scritto ancora nel citato Messaggio – possiamo imparare a fare della nostra vita un dono totale; imitandolo riusciamo a renderci disponibili, non tanto a dare qualcosa di ciò che possediamo, bensì noi stessi". Ed ho aggiunto: "L'intero Vangelo non si riassume forse nell'unico comandamento della carità? Ecco allora che l'elemosina, praticata con profondo spirito di fede, diviene un mezzo per capire e realizzare meglio la nostra stessa vocazione cristiana. Quando infatti, gratuitamente offre se stesso, il cristiano testimonia che non è la ricchezza materiale a dettare le leggi dell'esistenza, ma l'amore". R.M.

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I vescovi italiani lanciano un disperato appello: "Sindaci, non combattete l'elemosina!"

Roma, 28 luglio 2008. Le persone che non hanno perso la via dei Diritti Umani devono schierarsi a fianco dei vescovi italiani, che condannano le ordinanze inique, disumane e incivili che proibiscono ai poveri di chiedere l'elemosina. L'elemosina evangelica è l'espressione reale della virtù teologale della carità, un fondamento del cristianesimo, dell'islamismo, dell'ebraismo e di tutte le principali confessioni. Nel Discorso della Montagna, Gesù Cristo afferma la santità di colui che a causa della povertà tende la mano a chi è più fortunato: "Beati i mendicanti nello spirito, perché il Regno dei Cieli appartiene a loro". L'elemosina, nei secoli, ha consentito a coloro che non posseggono nulla di continuare a vivere, anche nelle nazioni in cui i governanti non si prendevano a cuore la piaga della miseria. I provvedimenti che oggi combattono l'accattonaggio non trovano riscontro nella Storia. Hitler proibì la questua solo durante eventi internazionali come le Olimpiadi di Berlino del 1936, ma non varò mai leggi contro l'elemosina, per evitare di inimicarsi i cittadini credenti. L'Italia tocca il fondo della crudeltà sociale, del razzismo e della repressione delle fasce più vulnerabili della popolazione. Punire l'elemosina non significa solo punire i Rom, cui la feroce discriminazione ha lasciato solo tale estrema forma di sopravvivenza, ma vuol dire rendere ancora più rapida ed efferata l'azione di annientamento del popolo "nomade". Non vi è fine all'orrore. Le città che hanno emesso o stanno per emettere ordinanze contro l'elemosina rappresentano un'Italia senza più etica né spirito di umanità, espressione di un Paese caduto nella barbarie, che sarà presto giudicato dall'Europa e dal mondo per la sua ingiustizia, il suo odio razziale, la sua indole persecutoria nei confronti delle minoranze più deboli. "I poveri non sono mai un fastidio e non si può vincere la povertà togliendo i poveri d'attorno," ha scritto Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, giudicando con grande severità gli amministratori che dichiarano guerra agli indigenti, che nel Cristianesimo rappresentano l'immagine del Figlio di Dio nel mondo. R.M.

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Tremila soldati (e milioni di spettri) stanno per scendere nelle strade d'Italia

Dopo le false emergenze relative alla sicurezza, proprio nell'anno in cui i reati contro la persona e il patrimonio sono scesi ai minimi storici; dopo la terribile campagna razzista diretta a criminalizzare il popolo Rom in Italia e a suscitare paura nei confronti dei migranti; dopo i pacchetti di leggi razziali e xenofobe, il governo continua nell'opera di trasformazione del Paese in uno stato di polizia. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa annuncia l'impiego di mille soldati che affiancheranno gli agenti di polizia e i carabinieri nel pattugliamento delle città. Altri mille saranno dislocati presso i "luoghi sensibili": non solo ambasciate e consolati, ma anche campi Rom e luoghi di incontro per stranieri. Altri mille saranno impiegati, infine, nei centri di identificazione ed espulsione.

Nella realtà, le forze del'ordine contano già un esubero notevolissimo di agenti, rispetto alle necessità reali. "Passiamo le giornate a fare il giro dell'oca," mi hanno confessato recentemente alcuni agenti della Squadra Volanti, "a fermare lavavetri e barboni, venditori ambulanti e artisti di strada, ma soprattutto a dare la caccia ai Rom, che sono sempre gli stessi che mandiamo via da un posto e ricompaiono in un altro. A volte vorremmo cambiare lavoro, perché anziché dare la caccia ai criminali e proteggere i cittadini, ci troviamo a combattere la povera gente". Le file dell'iniquità si ingrossano ogni giorno e lo spettro di anni che non vogliamo dimenticare - i Testimoni ci chiedono di ricordarli - ritorna. E chi dovrebbe alzare e sventolare le bandiere della libertà, dell'uguaglianza, dell'antirazzismo - colpevole come gli aguzzini - sta a guardare. Roberto Malini

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Lettera aperta alle autorità civili e religiose di Pesaro riguardo alla necessità di integrare la locale Comunità Rom romena

Pesaro, 27 luglio 2008

Illustrissimo Sindaco Luca Ceriscioli, Assessori Riccardo Pascucci e Marco Savelli, Presidente Regione Marche Gian Mario Spacca, Presidente della Provincia di Pesaro e Urbino Palmiro Ucchielli, Arcivescovo di Pesaro S. E. Rev.ma Piero Coccia, Prefetto Alessio Giuffrida e autorità civili

e per conoscenza: Onorevoli deputati al Parlamento europeo Viktoria Mohacsi, Marco Pannella e Marco Cappato; Commissario europeo Vladimìr Špidla; Alto Commissario per i diritti umani alle Nazioni Unite Navanethem Pillay, Presidente Union Romani Juan de Dios Ramírez-Heredia e altri,

il Gruppo EveryOne - organizzazione internazionale per la tutela dei diritti umani - e i rappresentanti della Comunità Rom romena che vive a Pesaro indirizzano questa lettera aperta alle Istituzioni e alle autorità civili e religiose della città e della regione. Innanzitutto, confermiamo il nostro sincero apprezzamento per la disponibilità mostrata dalle Istituzioni - nelle persone del Sindaco e degli Assessori alla Salute e Sicurezza e ai Servizi Sociali - ad intraprendere un serio progetto di integrazione, necessario per consentire alla Comunità Rom di Pesaro di inserirsi positivamente nel tessuto sociale della città, nel rispetto dei loro diritti etnici, civili e umani e in contrasto con qualsiasi ideologia razzista e intollerante. Come vi è noto, anche grazie ad alcuni articoli pubblicati sulla stampa locale e nazionale, i Rom che vivono a Pesaro sono impegnati nella ricerca di un lavoro e di un inserimento a scuola per quanto riguarda i minori. La Comunità Rom che si trova sul territorio di Pesaro è formata da tre nuclei familiari, comprendenti anche bambini, donne (alcune gravide), invalidi e malati. Purtroppo i rapporti con le Istituzioni e le autorità cittadine non sono stati finora facili, perché è un momento difficile, nel campo dell'accoglienza e dell'integrazione razziale, per tutta l'Italia e solo poche località, nonché una sola regione (la Sardegna) hanno finora scelto di attenersi alle Direttive e alle norme vigenti nell'Unione europea, che prevedono di combattere il razzismo e di favorire programmi concrerti di inserimento soprattutto per quanto concerne il popolo Rom, che subisce ancora un fenomeno diffuso di intolleranza e discriminazione. Sono ancora attuali, purtroppo, in molte città italiane, gli stereotipi razziali che hanno colpito nei secoli le persone di etnia Rom e che i movimenti razzisti e xenofobi hanno posto alla base di terribili persecuzioni. Secondo tali stereotipi, i Rom non vogliono lavorare, tramano contro la "brava gente", rapiscono bambini, sono geneticamente dediti al crimine, non vogliono integrarsi, sono sporchi e disordinati, violenti e immorali. Le stesse accuse che in altri tempi, difficili come e più del presente, furono rivolte agli ebrei, alle persone di colore, alle minoranze etniche e religiose (oltre che agli stessi "nomadi"). La Comunità Rom di Pesaro comprende alcuni Figli dell'Olocausto di seconda e terza generazione: figli e nipoti dei pochissimi 'zingari' scampati allo "zigeunelager" di Auschwitz. Altri membri sono sfuggiti alla persecuzione attuata dal dittatore Ceausescu e posseggono competenze professionali significative nei campi dell'edilizia, dell'industria e dell'artigianato, dell'agricoltura biologica e dell'allevamento. Fino ad ora, però, a causa del pregiudizio e nonostante le referenze e le garanzie offerte dal Gruppo EveryOne e da Istituzioni e organizzazioni europee, non è stato possibile ottenere un inserimento professionale per alcuno dei Rom adulti di Pesaro, i quali stanno disperatamente cercando qualsiasi attività lavorativa, anche umilissima e sottopagata e una soluzione alloggiativa dignitosa, indispensabile per la vita di nuclei familiari indigenti, che senza un tetto sulla testa sarebbero costretti all'addiaccio, in una situazione vulnerabile e indegna di qualsiasi società civile. Continua nella sezione Club

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Le bugie del ministro Brunetta e la "sindrome del fannullone"

L'informazione, a causa del vizio italiano di non verificare la veridicità delle notizie presentate al pubblico, si presta ormai a manipolazioni di diverso genere, quasi sempre strumentali agli obiettivi delle Istituzioni. Ieri Il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta (nella foto) ha espresso toni trionfalistici riguardo ai risultati offerti dalle nuove norme varate dal governo per combattere il fenomeno dell'assenteimo da parte dei dipendenti pubblici. Secondo i dati raccolti dagli uffici del suo ministero, Brunetta dichiara, in relazione al periodo maggio/giugno 2008, una diminuzione delle assenze per malattia dei dipendenti pubblici del 10% rispetto al mese di maggio 2007 e del 20% rispetto al mese di giugno. ''A settembre ci saranno anche i risultati con le regole cambiate, che sono più restrittive e ne vedremo delle belle. Molto probabilmente - afferma Brunetta - avremo delle ulteriori riduzioni, spero del 30-40%''. E' la verità? No: è l'ennesima falsificazione - dovuta a mancanza di informazioni corrette - delle statistiche. I dati divulgati dal ministro trovano spiegazione in aspetti meteorologici e sanitari. Al'inizio del mese di maggio 2007 un consistente anticiclone che stazionava sulle Isole Britanniche favorì l’arrivo di successive perturbazioni di origine atlantica che portarono piogge e temporali, con temperature al di sotto delle medie della decade. Nei giorni successivi il tempo migliorò, ma restarono umidità e piogge superiori alla media stagionale, causa di sindromi influenzali e di patologie da maltempo. Aria fredda e temporali caraterizzarono anche il mese di giugno, insieme al diffondersi di un fastidioso virus intestinale. Nessuna "sindrome del fannullone", quindi, ma semplicemente un aumento strutturale di patologie da maltempo dovute a un clima più freddo e umido rispetto alla norma. A.B.

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Penso a due sirenette che nuotano nell'azzurro mare...

di Elisabetta Vivaldi

Sembravano due belle addormentate. Vestite da sposine; la più piccina, con l'abito bianco verginale da prima comunione. L'ombretto lilla e rosato, cotone bianco nel naso: un nasino piccolo e sottile come quello di una principessa che riposi. Macchiato da qualcosa di scuro come sangue. Ai piedi delle bare di cristallo, una busta di ghiaccio o qualcosa di simile, forse nel rispetto di una tradizione antica: oggetti da portare con sé lungo il viaggio. Piccole dolci fatine. Con i guantini bianchi stringete un braccialetto adornato da santini, per proteggervi dal male. Vi piangono in tanti, mentre, composti, attendono seduti a una lunga tavola che il capofamiglia ritorni per vedervi un'ultima volta. La giovane mamma ripete senza più voce: "neanche fossero cani. Le hanno lasciate così sotto al sole, nella sabbia, davanti agli occhi di tutti. Neache fossero cani. Non sapevano nuotare. Sono morte".
I bambini giocano e ridono di fronte alla camera ardente, proprio accanto ai ceri per le anime dei morti deposti in basso, fuori dai battenti della casupola. Le risate dei piccoli che celebrano la vita, una vita che scorre indifferente mentre Violetta e Cristina giacciono lì immobili tra i fiori, innocente incosapevolezza dei più piccini che quasi sembrano non accorgersi che due stelline non brillano più tra di noi sulla terra....
Non posso scrivere più, penso alle sirenette disegnate da Rebecca - la piccola artista Rom, la "gitanilla" - che nuotano nel mare azzurro. Sirenette con le giovani teste incoronate da un diadema dorato. Mi chiedo come la gente italiana abbia potuto mangiare un panino e distendersi al sole mentre due corpi nudi giacevano senza vita davanti agli occhi di tutti e mi vergogno di vivere in un mondo senza cuore.

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Gli occhi freddi della crudeltà

di Roberto Malini

Ieri, 21 luglio 2008, è stato celebrata, con il rito cristiano ortodosso, la cerimonia funebre per Cristina e Violetta Ebrehmovich, le sorelline Rom di Secondigliano strappate alla vita dalle acque del mare di Napoli, davanti alla spiaggia di Torregaveta. Era presente anche il papà delle piccole vittime, che sta scontando una pena detentiva, ma che ha ottenuto il permesso di rendere l'estremo saluto alle sue bambine. "Mi resti solo tu, adesso," ha detto con voce rotta alla figlia più piccola, unico conforto per l'uomo - con i due figli maschi - in questo momento di straziante dolore. Due fioriere piene di rose bianche, la musica triste suonata da una banda e il pianto dei Rom di Secondigliano hanno accompagnato le esequie delle bambine. "Erano belle come angeli," ricordavano i parenti più stretti e gli amici. Le due bambine superstiti, che hanno rischiato di affogare insieme a Cristina e Violetta, restituite ai familiari dalle autorità, singhiozzavano senza darsi pace. Un'attivista per i diritti umani, dopo aver effettuato un sopralluogo presso la spiaggia della tragedia, ha commentato così: "E' un'ovvietà, ma quando Cristina e Violetta si sono trovate in acqua, il mare era tanto mosso e non riesco a capacitarmi del perché le bambine, che non sapevano nuotare, avrebbero deciso di fare il bagno. Tutte e quattro, senza spogliarsi. Ho raccolto testimonianze e mi è stato confermato che gli altri bagnanti hanno desistito dal tuffarsi proprio a causa della forte agitazione. Le bambine stavano vendendo conchiglie sulla spiaggia e comunque camminavano fra i bagnanti. Il mare faceva paura. Perché mai si sono gettate dal pontile, verso onde minacciose, rinunciando all'istinto di conservazione?". I testimoni non parlano. Dicono che "è meglio che si confermi l'ipotesi incidente". Qualcuno bofonchia fra i denti che la tragedia poteva essere evitata e che "nessuno, fra i non Rom, ha cercato realmente di aiutare le bambine". Le oltre cento persone che erano presenti sulla spiaggia e sugli scogli, durante la tragedia, avevano gli occhi fissi sulle onde e le ragazzine urlavano disperatamente, chiedendo aiuto. La risposta alle invocazioni è stata la stessa che gli obiettivi hanno immortalato quando per le piccole Romnì non c'era più niente da fare e i loro corpi giacevano sulla spiaggia, semicoperti da asciugamani: indifferenza e crudeltà.

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Rom/Amnesty: ministri interni condannino raccolta impronte, sgomberi e persecuzione

Estensione a italiani "non cambia nulla" se non si ferma per rom

Bruxelles, 24 lug. (Apcom) - I ministri dell''Interno dell''Ue,
riuniti oggi a Bruxelles alla presenza del titolare del Viminale
Roberto Maroni, dovrebbero condannare il censimento dei rom
attraverso la raccolta di impronte digitali. E'' quanto chiede, in
un comunicato, l''ong internazionale Amnesty International,
sostenendo che la decisione di estendere la raccolta delle
impronte a tutta la popolazione italiana a partire dal 2010 "non
cambia nulla se nel frattempo il censimento dei rom continua".

"Dopo le critiche della Commissione e del Parlamento europeo, è
ora che gli Stati membri Ue condannino quella che è diventata una
vera e propria campagna contro i rom", afferma il direttore
dell''Ufficio Ue di Amnesty, Nicolas Beger. "Mettiamo le cose in
chiaro: stiamo assistendo ad una caccia alle streghe mascherata
da lotta alla criminalità. Al momento in Italia esiste una grave
questione di sicurezza: quella dei rom", accusa l''esponente di
Amnesty.

Per rafforzare le sue tesi, l''Ong cita l''evacuazione forzata del
campo rom di Tor di Quinto a Roma nel 2007, effettuato dopo
l''omicidio di Giovanna Reggiani, "che ha lasciato per strada nel
cuore della notte un gran numero di persone, inclusi vecchi e
bambini". E ricorda anche gli attacchi all''insediamento di
Ponticelli nei pressi di Napoli, avvenuto nel maggio scorso.

Amnesty chiede quindi al Consiglio dei ministri dell''Interno Ue
di obbligare l''Italia a mettere fine alle misure discriminatorie
contro i rom "come la raccolta delle impronte su base etnica e le
evacuazioni forzate"; punire i funzionari e i politici che usano
un linguaggio razzista; rivedere il ''Pacchetto sicurezza'' per
assicurare la sua compatibilità con le norme Ue e il diritto
internazionale; indagare a fondo e punire i responsabili degli
attacchi ai rom.

Alv

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Il Gruppo EveryOne e gli antirazzisti sardi esultano: dalla campagna per i Rom di Terralba nasce un programa di integrazione positiva che coinvolge tutta la regione

Il 22 giugno scorso il Gruppo EveryOne, insieme agli Amici dei Rom di Terralba (Oristano) ha iniziato una campagna contro lo sgombero dell'insediamento locale, composto da 52 Rom: 23 adulti e ben 28 bambini. Il Comune di Terralba aveva deciso, formalizzando la decisione con un'ordinanza, di evacuare la comunità Rom, senza offrirle alcuna alternativa di alloggio. Alessandro Matta, esponente sardo del nostro gruppo, ha dedicato un impegno particolare alla riuscita dell'azione di protesta. La campagna EveryOne proponeva agli antirazzisti di tutta Italia di inviare e-mail di protesta al sindaco di Terralba. "E' da segnalare che ci sono molti anziani, molti bambini che frequentano le scuole," scrivemmo al primo cittadino e alle altre autorità locali, "e non paiono esserci grossi problemi con la comunità terralbese, a parte il fatto che le condizioni in cui vivono i Rom sono di indigenza ed emarginazione. Insieme agli amici dei Rom di Terralba lanciamo un accorato appello: aiutateci a evitare la tragedia umanitaria dello sgombero del campo nomadi di Terralba. Mettere in mezzo alla strada famiglie Rom integrate, ma prive di mezzi di sostentamento, equivarrebbe ad annientarle". L'azione a sostegno dei Rom di Terralba è stata da noi portata all'attenzione della Commissione per i Diritti Umani del Parlamento europeo, al Comitato contro le discriminazioni delle Nazioni unite, all'ERRC, alle principali organizzazioni internazionali per la tutela dei Diritti dei Popoli e ai media internazionali.

Nonostante questo, le famiglie sono state costrette ad abbandonare il campo e sono state ospitate presso la comunità Il Samaritano, fondata da don Giovanni Usai. Il sindaco di Terralba, irriducibile antizigano, ha tentato di cacciare i Rom anche dalla comunità, attrezzata decorosamente dalla protezione civile, con la motivazione che "nel campo non ci sono le condizioni igieniche". Per fortuna Giovanni Usai non si è arreso: "Qui si tratta di persone che hanno bisogno e voglia di integrarsi e non si può accettare che vengano cacciate da un momento all’altro senza motivo. Le condizioni igieniche ci sono, si tratta di discutere e ragionare, anche per tutelare i 23 minori che vanno a scuola, tanto alle elementari quanto alle medie e con ottimo profitto". Il prefetto, sentite le ragioni del parroco, gli ha consentito di mantenere le tende nel campo allestito al Samaritano, in attesa di una soluzione più consona. Intanto proseguiva la campagna a favore dei Rom di Terralba e da tutta Europa piovevano proteste nei confronti dell'amministrazione comunale. Ieri, 23 luglio 2008, finalmente la vicenda si concludeva felicemente, grazie all'intervento della Regione - il cui presidente è Renato Soru - che ha concesso alla Cooperativa “Il Samaritano” una decina di immobili dell’ex Ersat in comodato gratuito, perché sia realizzato un Villaggio della Solidarietà. Gli immobili si trovano nei territori di Arborea, Oristano e Terralba; l'Assessorato degli Enti Locali ha stanziato 80 mila euro per gli interventi di manutenzione. L’Assessorato alla Sanità ha già iniziato ad attivare programmi di sostegno per l’inclusione sociale a favore dei nuclei familiari in particolari condizioni di emergenza e povertà. Per portare avanti il progetto di integrazione delle popolazioni Rom sparse per la Sardegna saranno investiti subito 500 mila euro. Con