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Diritti gay. Petizione internazionale per salvare i rifugiati omosessuali iraniani Roodabeh e Ali
Petizione: il Gruppo EveryOne, IRQR e una rete di organizzazioni per i Diritti Umani chiedono all'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati e al governo della Turchia protezione internazionale e asilo per gli omosessuali iraniani Roodabeh e Ali
Milano, 10 giugno 2009. Roodabeh è una 30enne lesbica che ha lasciato
l'Iran nel febbraio 2008, per sfuggire alla persecuzione che il regime
del presidente Ahmadinejad attua contro gli omosessuali, persecuzione
che prevede in molti casi - secondo un'interpretazione spietata della
legge islamica - condanne alla carcerazione, alla tortura e alla
morte. Ali è un ragazzo gay di 29 anni, anche lui costretto ad
abandonare l'Iran per evitare la repressione, nel mese di gennaio del
2008. Roodabeh e Ali hanno chiesto asilo in Turchia, sula base del
loro orientamento sessuale, presentando domanda presso l'Alto
Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sezione di Ankara.
Ricordiamo che il diritto di asilo, esposto nella Dichiarazione
universale dei diritti umani (art. 14) e definito dalla Convenzione di
Ginevra, è uno dei diritti fondamentali dell'essere umano ed è
riconosciuto dai Paesi civili a chi fugge da violenza e persecuzioni.
La Turchia ha sottoscritto la Convenzione di Ginevra ed ha salvato
molte vite umane, riconoscendo loro lo stato di rifugiati e la
protezione umanitaria.

Le attuali politiche della Turchia in materia
di diriti dei rifugiati e richiedenti asilo, tuttavia, sono divenute
restrittive, tanto che Amnesty International ha solevato recentemente
un allarme internazionale riguardante ripetute violazioni, nella
Repubblica di Turchia, della Convenzione di Ginevra, oltre che abusi
polizieschi nei confronti dei profughi. Roodabeh e Ali vivono nel
terrore di essere rimpatriati, perché le autorità iraniane sono al
corrente della loro fuga e dei motivi che li hanno indotti a chiedere
asilo. Se venissero deportati, non avrebbero alcuna possibilità di
sottrarsi alla persecuzione. Sopravvivono in una condizione di
angoscia (oltre che di discriminazione, in quanto stranieri e
omosessuali) essendo le loro vite in pericolo, solo grazie all'impegno
di privati e organizzazioni per i Diritti Umani, ma le loro condizioni
si aggraveranno se i loro diritti alla protezione internazionale non
saranno riconosciuti con urgenza. Ecco perché il Gruppo EveryOne, in
sinergia con Iranian Queer Railroad (IRQR) e una rete di
organizzazioni internazionali per i Diritti Umani, promuove una
campagna affinché l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i
Rifugiati eserciti le sue funzioni e riconosca il legittimo diritto
alla protezione internazionale e all'asilo per i due rifugiati.
Ricordiamo che Roodabeh e Ali attendono la decisione dell'Alto
Commissario da molti mesi, senza disporre di supporto economico,
assistenza sociale o programmi di inserimento al lavoro. In attesa di
una risposta, Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Glenys
Robinson - Gruppo EveryOne
Petizione: il Gruppo EveryOne, IRQR e una rete di organizzazioni per i Diritti Umani chiedono all'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati e al governo della Turchia protezione internazionale e asilo per gli omosessuali iraniani Roodabeh e Ali
Firma la petizione online: http://www.gopetition.com/online/28514/sign.html
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15 maggio a Rho, il Gruppo EveryOne al XXII Convegno Nazionale Rom e Sinti
Il 15 maggio 2009 Roberto Malini, Dario Picciau e Steed Gamero saranno a Rho, per partecipare al convegno "Rom e Sinti: esclusione o inserimento?". L'evento giunge in un momento atroce per la civiltà e la cultura dei Diritti Umani: siamo alle soglie dell'approvazione del decreto razziale che renderà ancora più acuta la persecuzione di Rom, Sinti e migranti. "Siamo a fianco dei fratelli Rom e Sinti, anche in occasione del XXI Convegno Nazionale," dichiarano gli attivisti. "Un mese fa, proprio a Rho, si è verificato l'ennesimo abuso istituzionale, con l'evacuazione del campo di via San Martino. Ricordiamo che la piccola comunità Rom che viveva presso l'insediamento," prosegue EveryOne, "era riuscita a creare, grazie al coraggio e allo spirito di sacrificio dei capi famiglia, alcuni edifici, in cui la famiglie conducevano una difficile esistenza, circondate da emarginazione e ostilità. Nonostante il Parlamento europeo avesse disposto - formalizzandolo con la Risoluzione del Parlamento europeo del 31 gennaio 2008 su una strategia europea per i rom - che le Istituzioni provvedessero a regolarizzare i fabbricati in cui trovano rifugio i Rom indigenti, attuando progetti di integrazione, con scolarizzazione dei minori e assistenza ai malati e alle donne in difficoltà, Rho ha scelto l'intolleranza". La cronaca: il 26 marzo scorso i tre "immobili abusivi" sono stati distrutti, dopo che il TAR della Lombardia aveva rigettato l'istanza in cui si chiedeva la sospensione del provvedimento. Il 15 aprile, Carabinieri, Polizia di Stato e Polizia Locale di Rho hanno proceduto allo sgombero del campo. "Un scena che ci riporta agli anni dell'Olocausto," commenta EveryOne, "nel corso della quale una madre, di fronte agli uomini in divisa, si è fatta trovare incatenata al cancello d’ingresso e ha tentato di darsi fuoco con della benzina. Gli agenti l'hanno fermata e hanno proseguito lo sgombero, indifferenti alla tragedia, come i politici locali, anche i cosiddetti "democratici", cui la propaganda ha lavato il cervello e svuotato lo spirito, trasformando esseri umani di un secolo che si definisce "evoluto" in aguzzini sanguinari e barbari". Alle famiglie bandite dalla città non è stata concessa alcuna alternativa di rifugio, alcuna assistenza: sono state costrette a incamminarsi verso un futuro senza speranza, come avveniva - è importante ribadirlo - in altre epoche, in tempi biechi che speravamo non più ripetibili, quando i diritti delle etnie sgradite al potere vennero cancellati, a vantaggio di una maggioranza "ariana" e residente.
XXII Convegno Nazionale Rom e Sinti
“Rom e Sinti: esclusione o inserimento?"
Rho (Milano), 15 e 16* maggio 2009
Area sosta rom
via Sesia, 21
Moderatore: Beppe Gandolfo, Canale 5
h. 09,00 Saluto delle autorità della Regione Lombardia
Presentazione: Jonko Jovanovic, vice presidente nazionale A.I.Z.O.
Mamma, li zingari! Carla Osella, presidente nazionale A.I.Z.O.
Intervento On. Patrizia Toia, eurodeputata
I mezzi di comunicazione di massa rispetto alla comunità romani:
la formazione dell’opinione pubblica Dario Paladini di Terre di Mezzo, giornalista e redattore di Redazione Sociale
I rom sui media e in rete Dario Picciau, Gruppo EveryOne
Identità, memoria e futuro Anna Rita Calabrò, Università di Pavia
La crisi nelle giovani generazioni Elisa Bertazzo, presidente A.I.Z.O. Veneto
Quale futuro per la terza generazione? Lia Beltrami Giovanazzi, Assessore Solidarietà Internazionale e alla Convivenza, Provincia Autonoma di Trento)
I Rom: il popolo che non esiste Marcella Delle Donne, direttivo nazionale A.I.Z.O., docente Università “La Sapienza” Roma
Furto per sopravvivere o delinquenza abituale? Aurelio Barazzetta, magistrato
Interventi dei rom e sinti Manuel Innocenti, Francesco Karis
h. 13,00 Pranzo
II PARTE
h. 14,30 Ripresa lavori
Testimonianza: Hanno bruciato viva mia madre: storia dell’ex Jugoslavia, Branko Sulejmanovic
Sgomberi e Marce verso il nulla, Roberto Malini, Gruppo EveryOne
Quali interventi per costruire canali di comunicazione? Creazione di strumenti di interazione con le società maggioritarie, Claudia Biondi, Caritas Ambrosiana
Le radici e le ali (progetto Dipartimento Politiche giovanili), Mara Francese, Università di Torino
Fuori dal ghetto per una cittadinanza condivisa, Maria Luisa Chiarini e sinti di Casalmaggiore (CR)
Il progetto mondiale dell’International Romani Union, Haliti Bajram, Segretario Generale IRU, Serbia
La mia vita da musicista, Jovic Jovica Balval
Iniziative e proposte dell’U.E., Viktoria Mohacsi, eurodeputata in attesa di conferma
Comunicazioni di: Massimo Mapelli, Casa di Carità, Valerio Pedroni, Comunita’ Padri Somaschi, Cooperativa INTRECCI, Elena Sachsel, NAGA, Ornella Bergadano membro esecutivo P.D. Lombardia, Delega Integrazione,Gruppo Verdi, Consiglio Regione Lombardia
DIBATTITO
Proposte conclusive, Carla Osella, presidente nazionale A.I.Z.O. e Consiglio
h. 20,30 Serata di musica gitana
A.I.Z.O. rom e sinti
via Foligno, 2 - 10149 Torino
tel.: 011 - 7496016
fax: 011 - 740171
cell.: 348 - 8257600
e-mail: aizoonlus@yahoo.it
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La Scavolini Pesaro accoglie i Rom alla partita dell'antirazzismo
Atleti e dirigenti si recheranno quindi a visitare le famiglie "nomadi" per portare loro un messaggio di solidarietà
Domenica 28 dicembre 2008 - ore 18.15 - si giocherà a Pesaro una partita di basket che non sarà dimenticata. L' U.S. Victoria Libertas, conosciuta in tutto il mondo come Scavolini Pesaro, dal nome dello storico sponsor e presidente Valter Scavolini, affronterà all'Adriatic Arena la Gmac Fortitudo Bologna. E' una partita importante per il campionato della compagine pesarese, ma il più grande trionfo la Scavolini l'ha già conseguito, grazie a una scelta coraggiosa della Società e degli atleti, che hanno deciso di promuovere un messaggio antirazzista di cui il nostro Paese e l'Unione europea hanno bisogno. Domenica la Scavolini, in linea con il progetto contro la discriminazione razziale che promuove e a sostegno della campagna per i diritti del popolo Rom promossa dal Gruppo EveryOne, ha accolto ufficialmente - con biglietti omaggio - la comunità Rom che vive a Pesaro sugli spalti dell'Adriatic Arena. I Rom di Pesaro faranno il tifo per i campioni della Scavolini, applaudiranno le prodezze di Curry, Hycks, Hurd, Myers, Stanic, Zukauskas e contemporaneamente esporranno uno striscione con lo slogan "I Rom di Pesaro insieme alla Scavolini contro il razzismo".

Prima di Capodanno, inoltre, i campioni della Scavolini e alcuni dirigenti si recheranno presso la fabbrica dismessa in cui vivono alcune famiglie Rom di Pesaro, per portare loro solidarietà e fratellanza. "L'iniziativa della Scavolini è un esempio per l'Italia e l'Europa," spiegano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, leader del Gruppo EveryOne, "perché coglie l'aspetto più attuale e tragico del razzismo che ci circonda, a Pesaro come in altre città, vale a dire l'intolleranza contro i Rom, che sono la minoranza più vulnerabile ed esposta alla propaganda razzista. E' facile commemorare le persecuzioni e i genocidi di altri periodi storici o di altri Paesi, mentre bisogna avere coraggio per dire no all'odio razziale che avvelena la società e l'epoca in cui viviamo". Il Gruppo EveryOne ha riferito l'iniziativa della Scavolini alla Commissione europea, chiedendo che sia presentata agli Stati dell'Unione come un progetto guida di educazione all'antirazzismo, in linea con la nuova Europa, che pone i Diritti Umani fra le assolute priorità. Un breve filmato e un dossier fotografico, realizzati durante la partita e il successivo incontro, saranno presentati alle Istituzioni dell'Unione europea all'inizio del 2009. "Dal presidente al responsabile relazioni con le scuole, Rodolfo Filippini, dai fuoriclasse agli atleti più giovani, la Scavolini traccia una nuova via," proseguono gli attivisti, "una via di solidarietà e rispetto delle minoranze che fa dello sport un modello di vita per l'intera società umana. Incontrando i dirigenti della Scavolini, abbiamo notato come sia genuino il loro desiderio di contribuire a eliminare l'odio razziale, che è una delle mostruosità più atroci che esistono nelle società umane".
"Durante la 'Partita dell'antirazzismo' e il successivo incontro fra gli uomini della Scavolini e le famiglie Rom," concludono Malini, Pegoraro e Picciau, "gli atleti più giovani e gli studenti avranno modo di comprendere il valore della solidarietà, stringendo la mano a persone - anche ragazzi come loro - che vivono circondate dall'odio razziale, ma combattono ogni giorno la 'partita' dell'esistenza, dove il risultato che conta è mantenere unite le famiglie e insegnare alle nuove generazioni a conservare il dono della speranza, anche nell'indigenza estrema, anche nell'esclusione e nella persecuzione".
Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 331-3585406 (+ 39) 334-8429527
www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com
Foto: http://www.everyonegroup.com/downloads/scavolini.zip
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Petizione contro lo sfratto dei Rom di Gaggiano, che causerebbe una tragedia umanitaria
Comune di Gaggiano; Prefettura di Milano; Ministero degli Interni; Parlamento Europeo; Commissione Europea; Corte Europea dei Diritti Umani; CERD - United Nations
A cura del Nucleo PRC di Gaggiano e del Gruppo EveryOne
Gaggiano, 5 novembre 2008. Il Nucleo PRC di Gaggiano e il Gruppo EveryOne invitano gli antirazzisti e tutte le persone che credono nel valore dei diritti umani a sollevare un coro di voci indignate nei confronti delle autorità del comune di Gaggiano (Milano), affinché recedano dal loro progetto di sfrattare le famiglie Rom che vivono nella frazione di San Vito. Qualche giorno fa infatti il Comune di Gaggiano ha comunicato lo sfratto ai nuclei familiari della piccola comunità Rom, che vivono lì da più di dieci anni. Il gruppo è composto da circa 20 persone di cui almeno 10 minorenni. I bambini frequentano le scuole ed il loro futuro è adesso del tutto incerto. La zona abitata dai sanvitesi d’adozione (molti dei quali con cittadinanza italiana) è adibita ad orti ed i terreni sono, o sarebbe meglio dire erano, di loro proprietà. Sì, perché per risolvere il problema della loro presenza il sindaco Miracoli, del PD, non ha pensato a nulla di meglio che privarli delle loro modeste proprietà. I vigili urbani hanno infatti denunciato le costruzioni abusive fatte sorgere sui terreni e l’amministrazione comunale ha deciso di procedere all’acquisizione degli stessi. Di fatto, in realtà, i Rom di San Vito avrebbero acquisito il diritto alla proprietà o quantomeno all'usufrutto vitalizio di terreni e abitazioni, mai messo in discussione quando il tempo dell'odio razziale non aveva ancora iniziato a scorrere in Italia. Adesso però, sull'onda della vox populi, istigata all'intolleranza da politici e media razzisti, nessun diritto è più riconosciuto alle famiglie che hanno la sfortuna di appartenere all'etnia più sgradita e vessata: i Rom, la nuova "black people", i nuovi ebrei.

Ora che i terreni sono di proprietà del Comune è arrivata l’ingiunzione di sfratto ed arriverà la conseguente demolizione. Nessuna delle costruzioni è in muratura, sono tutti chalet di legno senza acqua corrente e luce. Da quando queste famiglie si sono trasferite a Gaggiano nulla è stato fatto per assicurare un miglioramento delle loro condizioni di vita. “Qui il Comune ci ha sempre trattato male”, ci ha raccontato uno di loro. “In altri comuni ci sono campi pubblici attrezzati, qui dove il terreno è nostro, non ci hanno neanche permesso di avere la corrente elettrica. Mia moglie deve lavare tutto a mano. Provateci voi d’estate con tanti bambini!”. Un lungo periodo di segregazione e discriminazione, che le Istituzioni locali avrebbero il dovere di risarcire, riconoscendo alle famiglie la permanenza in loco, attuando piani di assistenza sociale, fornendo servizi igienici, acqua e luce, attivando programmi seri di desegregazione e - per la citadinanza - progetti di educazione all'antirazzismo. Il Nucleo PRC locale si chiede - e chiederà alla giunta - cosa ne sarà ora dei minori che avevano già intrapreso un percorso scolastico a Gaggiano e che dovranno lasciare le case nei quali sono nati e gli amici che si sono fatti. “Io me ne sarei andato anni fa, per come ci ha trattato l’Amministrazione di Gaggiano” ci ha raccontato un capofamiglia “ma ogni volta i miei figli piangevano perché sono nati qui e conoscono solo questo paese. Per il loro bene sarei anche disposto a trasferirmi qui per sempre, se solo le istituzioni ci aiutassero…”. L’aiuto invece non è arrivato mai. I bambini hanno iniziato a frequentare le scuole solo grazie alla buona volontà di alcune maestre che ora si stanno mobilitando nel tentativo di fermare l’amministrazione comunale e di dare loro un’opportunità. È emblematico come l’unica presenza istituzionale che gli abitanti del campo conoscono è il Comandante dei vigili urbani. Ci si domanda cosa abbiano fatto i Servizi sociali di Gaggiano in questi anni? Se il risultato è quello di permettere l’abbattimento di alcune baracche utilizzate da due giovani coppie con neonati a carico e uno in arrivo (come avvenuto nel luglio scorso), sembra non molto. Il Nucleo PRC di Gaggiano e il Gruppo EveryOne chiedono alle Istituzioni di ottemperare agli obblighi di assistenza e inclusione, secondo quanto previsto dalla Costituzione, dalla Direttive europee e dalle normative internazionali sui diritti umani. E' un'emergenza umanitaria cui devono rispondere tutti coloro che hanno un minimo di autorità e competenza, a partire dall’Assistente Sociale Cigognini del comune di
Gaggiano affinché, anche se molto tardivamente, si faccia promotrice nei confronti dell’Assessore ai Servizi sociali Perfetti di un’istanza per dare una possibilità a questi bambini.
Ancora una volta i più deboli vengono maltrattati ed emarginati da chi (una Giunta che comprende anche esponenti del PD, insieme ad altri di Forza Italia ed UDC) ci si aspetterebbe potrebbe aiutarli.
È paradossale poi come venga usata come scusa l’abuso edilizio, proprio in un comune che sta svendendo il territorio come sta facendo Gaggiano da alcuni anni. Si mettono a cacciare i Rom per quattro baracche quando stanno costruendo migliaia di metri cubi di nuove costruzione e palazzi alti 7 piani, anche in barba al regolamento edilizio.
Il Nucleo PRC e il Gruppo EveryOne faranno il possibile per fermare questo vero e proprio atto di prevaricazione, cercando di contrastare l’ottusità di un’amministrazione che non ha fatto nulla per migliorare la vita di queste persone in dieci anni ed ora, in chiave puramente elettorale (si voterà infatti alle prossime amministrative di aprile) cerca di scavalcare le politiche razziste della destra… da destra. In particolare, questa nuova violazione dei diritti di una minoranza che in una democrazia, in un Paese civile dovrebbe essere protetta e agevolata nei processi di inclusione, sarà sottoposta all'attenzione della Commissione europea e degli organismi internazionali che tutelano i diritti dei popoli.
Prefigurandosi, nel caso di uno sgombero senza alternative di alloggio, una tragedia umanitaria, il Nucleo PRC e il Gruppo EveryOne si accingono a redarre una denuncia per gravi abusi contro il popolo Rom da presentare alla Corte Europea per i Diritti Umani e alla Corte Penale Internazionale de L'Aja. C’è bisogno però della mobilitazione di tutti coloro che credono ancora in una società che accoglie i più deboli e che considera la solidarietà, l’accoglienza e lo scambio culturale una scelta di civiltà che porta arricchimento.
Nucleo PRC di Gaggiano - Gruppo EveryOne
Firmare la petizione al link: http://www.petitiononline.com/gagrom/
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17 maggio 2008, Giornata Mondiale Contro
l'Omofobia: a Firenze si ricorderà l'iraniano Makwan con un
cortometraggio e un incontro
Sabato 17 maggio 2008, in occasione della Giornata Mondiale
Contro l’Omofobia e la Transfobia, a partire dalle 21,15, si
terrà a Firenze, presso l’Altana di Piazza Tasso n. 1 (ex
convento delle Leopoldine), la proiezione in anteprima
internazionale del cortometraggio “Makwan. Lettera dal Paradiso”
di Roberto Malini e Dario Picciau. E' un evento prodotto e
organizzato da Arcigay Firenze “Il Giglio Rosa” e dal Gruppo
EveryOne, dedicato al ventunenne Makwan Moloudzadeh, impiccato
il 5 dicembre scorso in Iran con l’accusa di rapporti
omosessuali mentre la campagna internazionale per la sua vita
riscuoteva adesioni e mobilitazioni in tutto il mondo. Tradotto
anche in inglese e farsi, il corto parteciperà successivamente
ai più importanti festival internazionali.
Nella serata, patrocinata dalla
Regione Toscana, dalla Provincia di Firenze, dal Comune di
Firenze e dal Quartiere 1, verrà affrontato un dibattito avente
come tema centrale il clima omofobico e transfobico in cui versa
l’Italia, con particolare attenzione alle recenti aggressioni
contro la comunità lgbt (lesbica, gay, bisessuale, trans gender)
e all’attuale situazione socio-politica riguardo ai diritti
civili e alla lotta alla violenza nei confronti delle diversità.
Gli ospiti affronteranno inoltre un tema particolarmente sentito
dalla comunità lesbica e gay: la necessità di assicurare
finalmente alle coppie omosessuali in Italia e in tutti i Paesi
dell'UE identici diritti civili rispetto a quelle eterosessuali.

Oltre a rappresentanti della
comunità lgbt e agli attivisti del Gruppo EveryOne, saranno
presenti il presidente del Consiglio Provinciale di Firenze
Massimo Mattei, il presidente del Consiglio del Quartiere 1 del
Comune di Firenze Stefano Marmugi, la co-responsabile del
consultorio transgenere Torre del Lago Puccini Fabianna Tozzi
Daneri e Lilì, iraniana amica di Pegah Emambakhsh che porterà la
propria testimonianza relativa alla vita degli omosessuali sotto
il regime di Ahmadinejad e alla relazione con la sua compagna,
tuttora residente in Iran.
“Quest’anno” commentano gli organizzatori “abbiamo deciso di
prendere come simbolo dell’omofobia dilagante l’Iran, dove negli
ultimi anni decine di persone sono state giustiziate con
l’accusa di aver intrattenuto rapporti omosessuali. Tuttavia”
concludono “il nostro obiettivo primario resta quello di
sensibilizzare prima di tutto nel nostro Paese politici,
istituzioni e opinione pubblica al rispetto dei diritti umani e
civili di ognuno e all’eguaglianza di tutti i cittadini davanti
alla legge, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale,
dalla propria identità di genere o da altra condizione personale
e sociale”.
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Grüne Rose: nel Giorno della Memoria cinema e arte ricorderanno i "triangoli rosa"
Il 27 gennaio 2007, Giorno della Memoria dell'Olocausto, saremo a Firenze per ricordare i martiri delle persecuzioni e delle stragi compiute dai nazisti. Quest'anno Dario Picciau, Steed Gamero, Matteo Pegoraro, Francesco Piomboni, Gerard Koskovich, Libero Stelluti, Angelo Cirfiera, Massimo Muntoni, Enzo Maria Cilento, Emanuele Cirfiera, Paolo Riva, Francesco Caci, Giovanni Cirfiera e io (ma altri amici si aggiungeranno a quelli citati) ricorderemo attraverso un film in anteprima (Grüne Rose), una mostra fotografica, un libro e un incontro con il pubblico la repressione e lo sterminio dei "triangoli rosa", gli omosessuali vittime del regime nazionalsocialista. Abbiamo scelto come simbolo di una tragedia che molti hanno dimenticato Richard Grüne, artista gay che sopravvisse per nove interminabili anni nelle mani dei carnefici di Hitler, a Sachsenhausen e Flossenburg.

Richard Grüne e la passione del XX secolo
Richard Grüne nacque a Flensburg, in Germania, il 2 agosto 1903. Studiò alla Bauhaus di Weimar con diversi insegnanti, fra i quail Wassily Kandinsky e Paul Klee. Nel 1933, quando in partito nazionalsocialista prese il potere, si trasferì a Berlino. Grüne era omosessuale e ben presto si accorse delle misure repressive attuate dal regime contro la sua categoria. I locali per omosessuali vennero chiusi e nei luoghi in cui si incontravano erano effettuate vere e proprie retate. L’artista fu arrestato nel dicembre 1934 insieme ad altri 70 omosessuali, in seguito a delazione. Interrogato duramente, riconobbe la propria omosessualità - che era considerata un reato in base all’articolo 175 del codice penale - e trascorse cinque mesi in detenzione; quindi tornò a casa, in territorio tedesco, sul confine con la Danimarca. Nel settembre del 1936 fu condannato ad altri dieci mesi di custodia cautelare. La Gestapo, tuttavia, prolungò la detenzione e nell’ottobre del 1937 lo deportò presso il campo di concentramento di Sachsenhausen, dove rimase fino all’inizio di aprile 1940, quando venne trasferito a Flossenbürg. Cinque anni dopo, quando le forze di liberazione americane raggiunsero il lager in cui era detenuto, Grüne fuggì e raggiunse la sorella a Kiel.

Dal 1934 al 1945 l’artista aveva subìto umiliazioni e vessazioni inumane, soprattutto a partire dal 1940, quando Himmler promosse una repressione violenta contro gli omosessuali nei lager, comprendente cure sperimentali farmacologiche, esperimenti chirurgici, tortura e castrazione. Il capo della Gestapo approvò anche l’esperimento di Buchenwald, nel quale alcuni medici iniettarono ormoni maschili in soggetti omosessuali, allo scopo di convertirne l’orientamento. Al termine della guerra si registrò l’arresto di 100.000 omosessuali. Nei luoghi di internamento e sterminio il 60% dei prigionieri omosessuali perse la vita. Molti sopravvissuti furono nuovamente incarcerati, ancora in base al paragrafo 175, che rimase in vigore fino al 1969. Tuttavia le leggi discriminatorie in Germania furono definitivamente abolite solo nel 1994. Nel 1947 L’artista cercò di portare all’attenzione del mondo la tragedia della deportazione degli omosessuali, pubblicando un portfolio di sue litografie in edizione limitata: Passion de XX Jahrhunderst, "Passione del XX secolo" (nelle foto: una delle opere, "Solidarietà", che fa parte della mia collezione e il particolare di una foto in mostra). Dopo la fuga, Grüne trascorse molti anni in Spagna, per tornare in seguito a Kiel, dove morì nel 1983.
Roberto Malini
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L'amore osa a Firenze
Il 14-15 novembre a Firenze la rassegna culturale LGBTQ "La Fenice - L'amore che non osa dire il suo nome". Nelle due giornate, la mostra fotografica di Malini e Gamero sulla Berlino degli anni '30, il seminario sulla storia del movimento LBGTQ in Italia e la tavola rotonda sui rapporti fra letteratura gay ed editoria. Organizzato dal Comitato Provinciale Fiorentino Arcigay “Il Giglio Rosa” onlus, l'evento si propone di stimolare, grazie all’intervento degli addetti ai lavori, una riflessione sulla situazione della cultura a tematica LGBTQ degli ultimi anni.
Martedì 14 e mercoledì 15 novembre 2006, a partire dalle 20,30, presso la sede di Arcigay Firenze “Il Giglio Rosa” onlus in via del Leone 60 (nei pressi di piazza Tasso), si svolgeranno due eventi – completamente gratuiti e aperti al pubblico – a carattere culturale e aggregativo.
Nella serata del 14 novembre si svolgerà un seminario sulla storia del movimento LGBTQ italiano, che, introdotto da Francesco Piomboni, presidente di Arcigay Firenze, vedrà come relatori: Mirella Sandonnini, psicologa e psicoterapeuta toscana da anni militante nel Movimento; Fabio Croce, impegnato da tempo nella battaglia a favore dei diritti civili delle persone omosessuali, che, dopo aver diretto per quindici anni le storiche librerie di famiglia, nel 1997 ha fondato le Edizioni Libreria Croce, e in pochi anni ha pubblicato circa 140 libri, collaborando con i grandi nomi della cultura e dello spettacolo; Francesco Bilotta, docente di diritto privato all’Università di Udine, specializzato sulle tematiche riguardanti le unioni di fatto e il patto civile di solidarietà.

A partire dalle 20,30 di mercoledì 15, sarà invece l’editoria e la letteratura LGBTQ a fare da padrone, con una tavola rotonda, “Letteratura LGBTQ ed editoria italiana: accoppiamento possibile?”, moderata da Matteo Pegoraro, segretario e referente cultura di Arcigay Firenze. La vera fioritura in Italia di un’editoria specificatamente gay risale a circa una decina di anni fa; a inaugurarla è “Il dito e la luna” di Milano, nata nel 1995 come casa editrice lesbica e apertasi poi anche alla realtà gay maschile. Francesca Polo, direttrice editoriale de “Il dito e la luna edizioni” e presidentessa nazionale Arcilesbica, parteciperà all’incontro fiorentino assieme a: Francesca Chiappa e Cristina Tizian, rispettivamente direttore editoriale ed editor di “HACCA”, nuovo e dirompente marchio per la narrativa e la saggistica di Halley Editrice teso a raccogliere i segnali dell’antropologia del presente; un’esponente della Libreria Arcobaleno di Civitanova (Macerata); Alcìde Pierantozzi, giovane autore del romanzo Uno in diviso (HACCA, 2006); Fabio Casadei Turroni, autore (ultima pubblicazione Angelo d’Edimburgo, Edizioni Le Mondine, 2005) e curatore per ClubClassic.net della rubrica Incontro con l’autore; Delia Vaccarello, giornalista e scrittrice, conduce da qualche anno la rubrica su identità e diversità Uno, due, tre, liberi tutti nelle pagine del quotidiano l'Unità; Antonio Veneziani, saggista e poeta considerato dalla critica trai i più rappresentativi della “scuola romana”, che va da Pier Paolo Pasolini a Dario Bellezza, da Amelia Rosselli a Renzo Paris.
“Come Arcigay Firenze intendiamo dare un incentivo alla diffusione della cultura LGBTQ e, in genere, sensibilizzare la stessa partendo proprio dalla nostra città e dalla sua storia,” dichiarano Piomboni e Pegoraro “confrontandola con lo stato di altre realtà e città italiane negli ultimi anni”.
Obiettivo che Arcigay “Il Giglio Rosa” si è infatti prefisso con quest’iniziativa è quello di promuovere l’informazione attraverso l’approfondimento e l’esposizione di opere artistiche e letterarie che mirino a una nuova, libera espressione dell’individualità che abbatta i confini del pregiudizio; il tutto offrendo spazi e visibilità normalmente difficili da ottenere per artisti ed editori emergenti, e mettendo a disposizione di tutto il pubblico gli interventi di intellettuali del panorama nazionale.
A completare le due serate, la mostra fotografica Eldorado Nuova Apertura, di Roberto Malini e Steed Gamero, presentata – in collaborazione con Visions Milano – dal Comitato Provinciale Arcigay “Il Giglio Rosa” a Firenze in occasione della Giornata Mondiale Contro l’Omofobia e patrocinata dai più importanti musei internazionali dell’Omocausto LGBT, che si compone di installazioni fotografiche sulla Berlino gay degli anni ’30 e di quattro ritratti esclusivi a Eva Robin’s.
Per ulteriori informazioni: 340 8135204 – cultura@arcigayfirenze.it
Matteo Pegoraro
Segreteria, Ufficio Stampa e Cerimoniale relazioni con l’esterno Arcigay Firenze “Il Giglio Rosa”
Tel: 340 8135204
ufficiostampa@arcigayfirenze.it
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Successo ed emozione per la mostra dedicata alle donne dell'Olocausto
Straordinario successo di pubblico e critica per la mostra "Capelli d'oro e di cenere" di Roberto Malini e Steed Gamero. Il vernissage del 28 ottobre (nella foto, un momento della serata) ha visto un pubblico numeroso e profondamente colpito dalle immagini esposte: ritratti di donne sopravvissute ai ghetti e ai campi di sterminio, colte nel loro ambiente familiare, senza retorica né enfasi celebrativa. Le autorità presenti, fra cui la senatrice Vittoria Franco, presidente della Commissione Cultura al Senato, hanno rivolto un plauso sincero agli artisti e al loro progetto, che diventerà presto un libro. Alcuni comuni italiani hanno già prenotato la rassegna.

All’interno del programma del nono PitiFest – Festival di Cinema e Cultura Ebraica 2006 – una struggente serie di scatti con cui gli autori hanno fissato i ricordi, i lineamenti, i segni, le tracce di alcune deportate nei campi di sterminio, volti indimenticabili nei quali, nonostante l'incancellabile ombra di dolore che accompagnerà sempre chiunque abbia dovuto sopportare l'abominio degli orrori nazisti, è possibile scorgere luci di speranza e rinascita, di una dignità e di una forza che nemmeno la più feroce delle violenze ha saputo spezzare. Da Foto Argomenti, Rossella Bigi Editore.
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Festa del Cinema di Roma: arriva il messaggio di Dear Anne
di Roberto Malini
Alla Festa del Cinema di Roma, presso il Teatro Studio, nel Parco della Musica, Dario Picciau (con me nella foto), Andrea Jarach, gli artisti della 263 Films e io abbiamo presentato il video "Discovering a Lost World. The Creation of Dear Anne". Il filmato - che presentava il making of del film e alcuni momenti di animazione inediti, fra cui una panoramica mozzafiato della città di Amsterdam sotto il giogo nazista e alcune situazioni di vita all'interno dell'Alloggio Segreto, con Anne Frank che scrive sul suo Diario - è stato lungamente applaudito dal pubblico. Nel video di Dario Picciau sono apparsi, oltre al giovane regista, alcuni degli artefici della produzione: il produttore Andrea Jarach, gli artisti 3D, gli attori del motion capture e io. Gli istanti più intensi sono però stati quelli in cui due testimoni dell'Olocausto hanno parlato del vero significato del film, che si pone l'obiettivo primario di spiegare al pubblico e soprattutto ai giovani cosa fu l'Olocausto e come sia necessario impegnarsi contro antisemitismo, razzismo e pregiudizio. Le parole di Mirjam Pinkhof, una delle testimoni che sostengono il nostro lavoro, sono suonate come un monito: "I giovani, dobbiamo dirlo a Roma, vedranno questo film e rivivranno delle storie. Spero che nel mondo confuso di oggi, dove i valori sono capovolti, una tragedia come l’Olocausto non si ripeta mai più. Perché l’Olocausto non fu una guerra con eserciti di due opposte fazioni che sparavano, sparavano gli uni contro gli altri. Non vi è traccia di questo nell’Olocausto. Fu la distruzione di esseri umani, come se fossero stati insetti".

Durante l'incontro con il pubblico, Dario e Andrea hanno illustrato con parole toccanti quello che il film rappresenta. Da parte mia, mi sono accorto di quanto il pubblico fosse attento e ricettivo. Così ho deciso di non parlare, nel mio intervento, della sceneggiatura o dei personaggi che animano il film, ma di quello che mi aspetto dal messaggio contenuto in esso: "Vorrei che, anche grazie a Dear Anne, la gente e soprattutto i ragazzi si rendessero conto di cosa fu la Shoah. Durante l'Olocausto qualcuno decise che solo alcuni esseri umani avessero il diritto di vivere, che solo alcuni bambini avessero il diritto di crescere, di studiare, di sognare, di costruire il proprio futuro. Agli altri, quelli con la Stella di Davide, era negato tutto. In realtà, tutti noi abbiamo una Stella di Davide invisibile cucita addosso... lo dice Emily, co-protagonista con Anne Frank del film. Al di là della nostra razza, siamo tutti diversi uno dall'altro e se non decidiamo di cambiare lo stato delle cose, qualcuno un giorno potrebbe stabilire che ognuno di voi, in base a una nuova legge, non sia più un essere umano e non abbia più il diritto di esistere. Ecco perché dobbiamo essere pronti a disobbedire. Quando le leggi sono ingiuste, quando chi amministra la giustizia diventa ingiusto, quando i nostri governanti e le autorità si comportano seguendo la discriminazione, dobbiamo dire di no, dobbiamo fare scudo con i nostri corpi a chi è più debole, mettendoci davanti a polizia, carabinieri e autorità eventualmente passati, a causa degli ordini ricevuti dall'alto, dalla parte dell'iniquità. Succedeva con gli ebrei e oggi succede con altre minoranze. Prendete i nomadi, quando le autorità sgombrano i loro campi. Vengono scacciati e inviati verso un futuro senza certezze, con violenze e prevaricazione, nell'indifferenza di tutti. E nella loro processione dolorosa, vi sono tante Anne Frank da difendere, da salvare". E' stato confortante, per me, ricevere parole di consenso da parte di giornalisti, uomini di cinema e spettatori comuni - anche se qualcuno ha giudicato un po' troppo forte il mio invito alla disobbedienza nonviolenta - perché, se arte e testimonianza esprimono i valori positivi del pensiero umano, devono proporsi necessariamente al mondo come elementi essenziali di un motore di trasformazione delle coscienze. E gli artisti devono assumersi (ereditare) la responsabilità dei giusti.
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Rock e solitudine nel video Alone del gruppo The Gathering
Ciao, sono Valentina Maffucci, giovane regista che ha appena concluso le riprese del videoclip italiano per il gruppo metal/rock/melodico olandese The Gathering. Il brano si chiama Alone ed è la terza traccia del loro nuovo album intitolato Home. L'intro di Alone inizia come un lento carillon , uno di quelli con cui i nostri genitori ci calmavano da piccoli, ricaricandoli con sadica perseveranza. Nel corso del video Il carillon si trasforma lentamente nel rintocco cupo di una campana, dando così il via al video, una serie di avvenimenti visti attraverso gli occhi della protagonista, un'anziana signora defunta. Ripercorriamo la sua vita al contrario, partendo dal suo funerale e indietreggiando fino al collo dell'utero della madre. Le due solitudini più estreme, vita e morte. La coerenza tematica della trama del videoclip con il titolo del brano, Alone, non è stata neanche più di tanto ricercata: era letteralmente la musica a chiedertelo.

Libero Stelluti, giovane attore dalle notevoli qualità interpretative è uno dei protagonisti del videoclip. Io abito a Torino, lui a Milano. La collaborazione è nata attraverso un iter ben consolidato nel mondo delle produzioni low budget: telefonata, istinto, "salto nel buio". Libero ha interpretato il ragazzo della protagonista da giovane. Durante il casting abbiamo provato una delle scene del video in cui la ragazza, sospettosa e gelosa, lo accusa di averla tradita; lui, comprendendo al volo che nessuna argomentazione avrebbe mai potuto convincerla del contrario, trasforma la discussione sempre più animata in uno sfogo verbale e condisce la scena scaraventando il proprio telefonino contro il muro per arrivare infine a un silenzioso stato interiore simile al rimorso. Quando abbiamo provato insieme la scena, stavo quasi per scoppiare a piangere sul serio e l'attrice al fianco della quale ha alla fine recitato, Nicoletta Ilardi, è rimasta similmente turbata e ammirata. Nella foto, Anneke van Giersbergen (The Gathering).
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Anne in the sky al TgUno
Sabato 3 giugno 2006. Il TgUno della notte dedica un servizio allo spettacolo Anne in the sky di Roberto Malini e Angelica Calò, rappresentato dal Teatro dell'Arcobaleno. Sulle immagini suggestive (commoventi ed evocative quelle dei ragazzi dell'Arcobaleno con la stella di Davide gialla), si è dato grande rilievo al successo del dramma in teatro danza al teatro Tzavta di Tel Aviv, nell'àmbito del Festival per la Cultura della Pace.

Anne in the sky è una forma coraggiosa, attuale e giovane di teatro sociale, che vede interpreti ebrei, cristiani, musulmani e drusi sempre più affiatati ed espressivi, capaci ormai di performance intense e ricche di virtuosismi. A.B.
(Nella foto, Roberto Malini e Angelica Calò)
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MixedMedia. Visioni digitali sotto le Torri di Kiefer
Dal 25 al 28 maggio 2006 si svolge a Milano la prima edizione di MixedMedia, appuntamento con la New Media Art e la cultura elettronica. Nell'Hangar Bicocca, vicino all'opera poderosa di Anselm Kiefer I sette palazzi celesti , il pubblico ammira installazioni multimediali, software e video art, architetture digitali, performance audiovisive elettroniche. Fra gli artisti presenti, Jim Campbell, Aether Architecture, Lemur, Osman Khan, Casey Reas, Daniel Rothaug. Uno dei momenti clou , però, è l'inaugurazione della Digital Creative Map con la presentazione delle più importanti realtà digitali milanesi e italiane, fra le quali la 263 Films di Milano, nella cui factory sta nascendo il film di animazione tridimensionale fotorealistico Dear Anne , per la regia di Dario Picciau che, insieme allo sceneggiatore Roberto Malini, ha parlato di questa esperienza straordinaria, che supera le attuali frontiere della creatività sintetico/digitale e recupera la realtà dall'oblio della Storia. "Per realizzare Dear Anne ," spiega il regista, "decine di artisti provenienti da tutto il mondo e da produzioni come X-Men III, Guerre Stellari, Il Signore degli Anelli, King Kong , hanno ricostruito, in base a fotografie, reperti e filmati d'epoca l'intera città di Amsterdam com'era nel 1940, quando i nazisti vi portarono guerra, violenza, odio.

Arte e computer strettamente uniti hanno restituito fisionomie, espressioni e movimenti anche ad alcuni personaggi che vissero nella capitale dei Paesi Bassi le più oscure pagine della Storia d'Europa: Anne Frank e i suoi cari". Se le installazioni presenti nell'Hangar Bicocca esprimono convincentemente il panorama attuale dell'arte digitale - che non sempre si pone in linea con le aspettative del pubblico, trattandosi di un linguaggio che nasce dai nuovi media per produrre più effetti speciali che non cultura - il cinema digitale è, al contrario, l'espressione mediatica più amata universalmente. Le immagini, i suoni e le luci finiscono comunque per accentuare la monumentalità dei Palazzi Celesti, come fuochi d'artificio su un paesaggio di cupa e meravigliosa virtualità onirica. Di fronte alle immagini del film Dear Anne , i visitatori si meravigliano: lì i pixel sono particelle del linguaggio universale e potente dell'arte e i luoghi e i personaggi che rinascono fanno battere il cuore. Picciau ha raccontato la genesi di questa formidabile avventura digitale; Malini ha riassunto la magia di 20 anni di computer art e di esperienze digitali nel mondo delle idee, sospeso fra la realtà fisica e quella metafisica. MixedMedia risponde così a chi cerca risposte leggendo tutti i futuri possibili non più all'interno di una sfera di cristallo, ma di schermi altrettanto profetici. Mario Rossi
Nella foto, Dario Picciau e Roberto Malini davanti all'Hangar Bicocca.
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Anne in the Sky e il messaggio di Anne Frank trionfano a Tel Aviv
Il dramma in Teatro Danza Anne in The Sky , di Roberto Malini e Angelica Calò, fortemente voluto e prodotto da Andrea Jarach, interpretato dai giovani e bravissimi artisti del Teatro dell'Arcobaleno è attualmente rappresentato con grande successo in Israele, al Teatro Tsavta di Tel Aviv.
 
Il pubblico è entusiasta e al plauso generale si è unito quello del nuovo Ministro dell'educazione, che si è commosso davanti alla rappresentazione simbolica della vita di Anne Frank. Anche Malka e Svi Lipkin, fondatori del Kibbutz di Sasa in Galilea e personalità "storiche" della cultura in Israele hanno assistito al dramma: "Ci siamo emozionati e commossi intensamente durante tutta la performance del Teatro dell'Arcobaleno. Superba! Meravigliosa la libertà espressiva dei giovani interpreti, sia come insieme che come solisti. Coinvolgente. Che potenza questo teatro in cui ragazzi musulmani, Drusi, Cristiani ed Ebrei lavorano insieme per creare un messaggio di concordia universale".
 
Edna Angelica Calò Livné ha valorizzato al massimo un testo che ho scritto con grande amore e passione, subito dopo la sceneggiatura del film Dear Anne , per amplificare l'eredità senza tempo che una ragazzina ebrea, dotata di uno straordinario talento letterario e uccisa dall'odio antisemita, ci ha tramandato. Sono orgoglioso del suo lavoro, del sostegno di Andrea Jarach e di tutti coloro che lavorano (spesso invisibili dietro le quinte) per dare "ali" ad Anne, dell'impegno e del talento che i ragazzi dell'Arcobaleno affinano giorno dopo giorno, perfezionando uno spettacolo tragico, ma meraviglioso e pieno di speranza: la fede nel futuro che ha origine nella memoria e che solo anime giovani e pure possono restituirci,nei tempi difficili in cui viviamo. R.M.
Nelle foto, alcuni momenti del dramma musicale Anne in the Sky; locandina dello spettacolo; Roberto e Angelica nella rappresentazione a Venezia (2005).
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L'arte a Firenze ricorda l'Olocausto dei "triangoli rosa"
Presso il Salotto Letterario Bizzeffe-Vallecchi di Firenze, la sera del 17 maggio si è tenuta la vernice della mostra fotografica Eldorado Nuova Apertura . Gli artisti Roberto Malini e Steed Gamero hanno illustrato al pubblico il significato artistico, storico e umano del progetto. "Nel celebre cabaret dell'Eldoradosi esibirono le più grande stelle dell'epoca, da Marlene Dietrich a Paul O'Montis" ha ricordato Malini.

"Quest'ultimo era autore di canzoni e celeberrime, diffuse in tutto il mondo dalla casa discografica Odeon. Paul, però, era gay e nonostante la celebrità, fu deportato a Sachsenhausen, uno dei lager dell'Olocausto dei 'triangoli rosa'. Il cantante passò un mese in quell'inferno, poi, ridotto dalle torture, dalla castrazione 'terapeutica' e dalle umiliazioni a una larva, fu costretto a suicidarsi. (Le meravigliose canzoni di O'Montis facevano da sottofondo all'evento, ndr). Sentite queste melodie? E' lui, Paul O'Montis, un genio, un martire, un simbolo della barbarie dell'omofobia". Roberto e Steed sentono intensamente questi temi e il loro Eldorado è un inno contro le discriminazioni.

"Non si deve pensare che il pregiudizio appartenga al passato," ha detto Malini a un certo punto, "perché proprio ieri un uomo di religione come Ratzinger, che avrebbe il dovere di predicare amore e uguaglianza, ha sparso ancora una volta per il mondo il veleno letale dell'omofobia, come fecero Himmler e Vaernet". La serata è proseguita con una conversazione fra amici. Steed ha parlato della necessità di avviare progetti di educazione contro il pregiudizio. Francesco Piomboni e Matteo Pegoraro dell'Arcigay Firenze hanno anticipato alcuni progetti futuri: il prosieguo della mostra in Toscana, gli incontri con studenti e boy scout provenienti da tutto il mondo, la realizzazione del cortometraggio Rose und Grüne , dedicato alla vita di Richard Grüne, grande artista gay sopravvissuto all'Olocausto.

Malini si è seduto al pianoforte e ha mimato Paul O'Montis in una scena di cabaret . La mostra proseguirà nei prossimi giorni, sempre al Bizzeffe, poi si trasferirà a Scandicci, dove si arricchirà dei contributi di Louis-Georges Tin (l'ideatore della Giornata mondiale contro l'omofobia), dello storico dell'Olocausto Gerard Koskovich e dei patrocini del Mémorial de la Déportation Homosexuelle di Parigi, della LGBT Historical Society di San Francisco, del Museo di Berlino, dei portali www.trianges-roses.org e www.idahomophobia.org
Particolarmente gradita la partecipazione del responsabile attività culturali del Comune di Firenze, Daniele Gardenti. D.F.
Nelle foto: Steed Gamero e Roberto Malini; Malini imita O'Montis; da sinistra: Daniele Gardenti, Francesco Piomboni, Matteo Pegoraro, Roberto Malini e Steed Gamero.
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Eldorado Nuova Apertura: il sostegno di Gerard Koskovich e Louis-Georges Tin
I più importanti istituti di ricerca sulla deportazione degli omosessuali e gli storici dell'Olocausto di tutto il mondo sostengono un'iniziativa culturale nata completamente in Italia, grazie alle idee degli artisti Roberto Malini e Steed Gamero nonché alla sinergia fra l'Arcigay Firenze, la società Visions di Milano, i comuni di Firenze e Scandicci. Il sociologo e scrittore Louis-Georges Tin, curatore del Dictionnaire de l'homophobie e ideatore dell'IDAHO ( International Day Against Homophobia , in italiano "Giornata mondiale contro l'omofobia") ha scritto un messaggio entusiastico a Francesco Piomboni e Matteo Pegoraro dell'Arcigay Firenze, complimentandosi per la qualità artistica e il valore sociale dell'evento: "Davvero un grande programma. Non dimenticatevi di inviarmi qualche foto e una locandina per la nostra organizzazione". Louis-Georges ha voluto diffondere in tutto il mondo le prime notizie sulla mostra attraverso il portale http://www.idahomophobia.org . Contemporaneamente lo storico Gerard Koskovich, conosciuto e rispettato in tutto il mondo per le sue ricerche sulla storia omosessuale e in particolar modo sulla persecuzione attuata dai nazisti contro i "triangoli rosa", membro direttivo del Mémorial de la Déportation Homosexuelle (Parigi) e della GLBT Historical Society (San Francisco), ci scrive un lungo messaggio, offrendo il suo sostegno e il patrocinio degli importanti istituti che dirige. Grazie a Koskovich, il portale Triangles Roses dedica e dedicherà spazio alla mostra (http://www.triangles-roses.org/actualite.htm). Le locandine e alcune foto originali saranno donate ai due importanti Musei, all'Archivio di Triangles Roses e alla preziosa Collezione Koskovich. Lo storico collaborerà attivamente alle prossime fasi della mostra Eldorado Nuova Apertura (che diviene "itinerante") e sarà suo il saggio introduttivo alla prossima pubblicazione delle opere, che accoglierà anche interventi di Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Francesco Piomboni e - ci auguriamo - Louis-Georges Tin.

Un simbolo di libertà contro il pregiudizio
Mostra fotografica di Roberto Malini e Steed Gamero
17 maggio 2006 - Giornata mondiale contro l'omofobia - Firenze, Caffè Letterario Bizzeffe - Vernissage e conferenza stampa ore 18.30
Luoghi e volti della memoria. L'High Tech Revolutionary Cabaret di Erwin Piscator. Il teatro musicale di Brecht e Weill, esaltato dalla voce sinuosa di Lotte Lenya. Il genio innocente e polimorfe di Paul O'Montis, monarca del cabaret . I giornali e i circoli per gay e lesbiche. L'Institute for Sexual Research di Magnus Hirschfeld, tempio della diversità affettiva e sessuale. I locali gay : il Silhouette, il Café Monbijoux, il Kleist Kasino e soprattutto l'Eldorado, dove il confine fra "maschio" e "femmina", fra "omo" ed "etero" era così tenue da ingannare anche la sensibilità e l'occhio più acuti. La Berlino di Weimar ci ha consegnato molti luoghi e volti della memoria, ma anche simboli inimitabili di libertà, contro la discriminazione e la repressione omofobica. La mostra fotografica Eldorado Nuova Apertura restituisce ai ricordi l'attualità della loro simbologia, recuperandone le valenze etiche e culturali, che sono universali e invitano l'uomo del nostro tempo a superare le barriere dell'odio, del pregiudizio, della paura per dialogare con la parte "diversa" di un mondo di uguali. Sono opere che restituiscono ombre, luci, foschie e riflessi di un mondo perduto. Non a caso il medium fotografico era al centro della cultura berlinese degli anni '20 e '30 e alla scuola del Bauhaus - costretta a chiudere nel 1933 dalla censura nazionalsocialista - si tenevano diversi corsi di fotografia. Il simbolismo storico alla base del nostro lavoro artistico non è mai costruito con la tecnica del fotomontaggio, perché i soggetti - spesso installazioni materiche - sono posti su sfondi virtuali che riproducono immagini d'epoca. Il percorso concettuale della mostra passa attraverso la storia omosessuale contemporanea: dal mattino dorato di Weimar al crepuscolo della persecuzione, fino alle notte nera dell'Olocausto, culmine sanguinario dell'intolleranza, il cui doloroso emblema è "il ragazzo di Pierre Seel". Ma infine, l'Eldorado riapre le serrande, perché è ormai un luogo della mente e dell'anima, paradigma del diritto all'omosessualità e modello simbolico dell'uguaglianza fra i sessi. Ecco quindi, in una visione non più cupa, la nuova umanità che affolla la Motzstraße e la Kalckreuthstraße, le vie in prossimità del nightclub: gay e lesbiche, travestiti, transessuali e transgender , ma anche eterosessuali: uomini e donne tolleranti e creativi. Emblemi di questa nuova età dell'oro, l'icona di Paul O'Montis - anche lui vittima dell'Olocausto - e i "ritratti berlinesi" di Eva Robin's, meravigliosa creatura androgina che definisce se stessa "paladina dei comportamenti sessuali" e che il pubblico dell'Eldorado avrebbe amata perdutamente. La sede espositiva, presso Le Murate, convento di monache di clausura nel XV secolo e carcere fino al 1974, è un emblema architettonico e morale dell'evento.

Un diverso Olocausto
Dobbiamo sterminare questa gente, dalle radici ai rami. Gli omosessuali devono essere eliminati. Heinrich Himmler
Negli anni '20 e '30 del Novecento, durante la Repubblica di Weimar, Berlino era una città aperta allo stile di vita omosessuale. Il clima di tolleranza che regnava nella capitale tedesca era stato favorito dalle battaglie di Magnus Hirschfeld contro il pregiudizio omofobico, iniziate alla fine del XIX secolo e protrattesi per trent'anni. Lo studioso si batté coraggiosamente per l'abolizione dell'articolo 175 del codice penale, che puniva severamente l'omosessualità maschile, inquadrata come un reato. L'Istituto di Sessuologia fondato da Hirschfeld nel 1919 fu, nel periodo fra le due guerre, il principale punto di riferimento scientifico, culturale ed etico per gli omosessuali tedeschi e, di riflesso, per la comunità gay internazionale. Il locale notturno che più di ogni altro rappresentava la cultura e la joie de vivre omosessuale era l'Eldorado, nel distretto berlinese di Schöneberg. L'Eldorado conquistò un'immensa popolarità e fu meta di attrazione per omosessuali, travestiti, transessuali e persone dalla mentalità aperta, fra cui numerosi artisti e letterati. Alla fine degli anni '20 era considerato il locale più alla moda di Berlino. Gli spettacoli di cabaret e l'atmosfera raffinata del nightclub - in cui era difficile distinguere nitidamente i confini fra "maschile" e "femminile" - divennero leggendari e furono immortalati da artisti come Otto Dix. Le stelle più luminose del cabaret , da Marlene Dietrich a Paul O'Montis, si esibirono per la clientela dell'Eldorado. Quando Hitler salì al potere, il locale simbolo della libertà omosessuale venne chiuso prima ancora dell'Istituto di Hirschfeld e adibito a sede per la propaganda del partito nazionalsocialista. Gli autori e gli artisti che resero inimitabili gli spettacoli dell'Eldorado subirono una feroce persecuzione da parte del regime. Molti furono arrestati e deportati nei lager . Alcuni si suicidarono per non cadere in mano agli aguzzini, altri ripararono negli Stati Uniti. I quotidiani dell'epoca diedero particolare risalto all'esproprio dei "bar immorali". Era l'inizio di una repressione che sarebbe sfociata nel genocidio.

Dall'Eldorado alla Baracca 11
La lotta contro l'omosessualità, condotta da Himmler, condurrà decine di migliaia di innocenti nei campi di morte di Sachsenhausen, Dachau, Buchenwald, Neuengamme, Gross Rosen, Emsland, Stutthof, Flossenbürg, Mauthausen, Auschwitz-Birkenau. Fra il 1933 e il 1945 oltre 100.000 omosessuali furono arrestati nella sola Germania. E' impossibile effettuare una stima del numero delle vittime, perché le liste di deportazione e i documenti dei lager sono andati in massima parte distrutti. Non furono, comunque, meno di 15.000. Pochi, fra i superstiti, hanno avuto il coraggio di raccontare la loro esperienza e la tragedia degli omosessuali internati, una tragedia che li poneva al gradino più basso della triste gerarchia che esisteva fra gli stessi prigionieri. A Buchenwald i triangoli rosa erano utilizzati nell'àmbito degli esperimenti di chirurgia e terapia ormonale del medico criminale Carl Vaernet. La mortalità delle cavie raggiunse l'80%. In altri campi di morte fu prescritta la castrazione. A Sachsenhausen furono internati almeno 1.200 omosessuali. Pochissimi sopravvissero. All'interno della Baracca 11 subivano ogni genere di violenza, tortura e pratica correttiva. Chi non perdeva la vita a causa degli interventi chirurgici, delle malattie o degli stenti, sceglieva spesso di porre fine alle sofferenze disumane togliendosi la vita. Morì così, nel 1940, dopo un martirio durato un mese, il celebre cabarettista Paul O'Montis, star indiscussa dei cabaret berlinesi durante la Republica di Weimar, alla cui arte si ispirò la stessa Marlene Dietrich.
Roberto Malini

Il ragazzo di Pierre Seel
Le autorità iniziarono a schedare gli omosessuali, quindi ci convocarono alla stazione di polizia, invitandoci a collaborare per evitare ritorsioni nei confronti delle nostre famiglie. Quando arrivai, vidi altri omosessuali di mia conoscenza. Erano stati picchiati in modo barbaro. Alcuni di loro avevano tentato di resistere agli interrogatori delle SS, ma erano stati costretti a confessare. Gli avevano strappato le unghie e spezzato le dita; avevano percosso e torturato senza pieta le loro carni. Dopo l'arresto, mi hanno deportato a Schirmeck, un campo di rieducazione in Alsazia dove vennero deportati moltissimi omosessuali. Il comandante del lager di Schirmeck ci mostrò subito il destino a cui saremmo andati incontro, annunciando un'esecuzione pubblica. Il condannato era un ragazzo di diciotto anni di Mulhouse, che conoscevo bene perché eravamo stati insieme. Lo denudarono, gli coprirono la testa con un secchio di metallo, poi le SS gli aizzarono contro i cani lupo, che lo sbranarono vivo.
Pierre Seel, omosessuale sopravvissuto all'Olocausto
Profili degli artisti
Roberto Malini è nato a Milano nel 1959. Scrittore e artista, ha tenuto mostre di pittura, grafica e fotografia in Italia e all'estero. Ha scritto testi per il cinema e il teatro, fra i quali le sceneggiature dei film L'uovo (premiato nei principali festival internazionali), Binario 21 , Dear Anne (patrocinato dal governo italiano, dal museo Yad Vashem e dalla Task Force for International Cooperation on Holocaust Education, Remembrance and Research) e la performance teatrale Anne in The Sky . E' autore di saggi storici e opere letterarie: Il maestro delle danze divine (Milano, 1994), Pan, dio della selva (Milano, 1998), Anne Frank, simbolo universale della Shoah (Milano 2005), Qabbalah (Milano 2006), Le 100 Anne Frank (Milano, 2006). Il recupero della verità storica di eccidi e guerre, i diritti umani e la difesa della vita sono al centro del suo lavoro. E' fondatore dell'associazione Watching The Sky, che si occupa di promuovere arte e cultura come strumenti di progresso sociale e di recuperare e diffondere le opere degli artisti dell'Olocausto. Siti internet: www.annesdoor.com - www.visions.it - www.dearannemovie.com
Steed Gamero è nato a Lima (Perù) nel 1988. Talento precoce, esprime la sua creatività attraverso pittura, fumetto, installazione artistica e soprattutto fotografia. Ha esposto le sue opere in mostre personali e collettive, ottenendo prestigiosi riconoscimenti. Si è perfezionato nelle tecniche di fotografia digitale ed elaborazione fotografica presso la factory cinematografica multimediale 263 Films di Milano Due, a contatto con artisti del calibro di Dario Picciau, Tim Bradstreet, Grant Goleash, Ashley Wood, Jon Foster, Josep Tomas, Carles Piles. Nel 2005 si è diplomato sceneggiatore alla Scuola del Fumetto di Milano. Lo stesso anno ha realizzato insieme a Jon Foster, Dario Picciau e Roberto Malini la novella a fumetti Sulphur & Dana, un allegoria dell'amore come ultimo baluardo contro la discriminazione e i pregiudizi razziali. Il suo lavoro è caratterizzato dall'impegno contro discriminazioni e violenze. Ha pubblicato il volume fotografico Qabbalah (Milano 2006; testi di Roberto Malini). Siti internet: www.annesdoor.com - www.visions.it
Patrocini: Comune di Firenze - Comune di Scandicci
Organizzazione e comunicazione: Arcigay Firenze, Visions Milano
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A Firenze contro l'omofobia, un Eldorado rinato e ideale grazie a Malini e Gamero
di Matteo Pegoraro.
Nata su iniziativa di Louis-Georges Tin, curatore del Dictionnaire de l'homophobie (Presses Universitaires de France, 2003), si celebra il 17 maggio di quest'anno la seconda Giornata Mondiale contro l'omofobia.
Sono più di trenta le nazioni che hanno aderito con varie iniziative alla giornata dello scorso anno, e quest'anno il supporto è arrivato anche dal Parlamento europeo, con una Risoluzione sull'omofobia in Europa.
Visions Milano (www.visions.it) e Arcigay Firenze (www.arcigayfirenze.it), in occasione della ricorrenza, hanno organizzato per mercoledì 17 maggio 2006 un evento culturale senza precedenti, patrocinato dal Comune di Firenze e dal Comune di Scandicci : Eldorado Nuova Apertura - Un simbolo di libertà contro il pregiudizio , la mostra fotografica del noto scrittore e sceneggiatore milanese Roberto Malini e del giovanissimo talento peruviano Steed Gamero . Alle ore 18,30, presso lo storico caffè letterario Bizzeffe di via Panicale 61r - ex sede della tipografia fiorentina Vallecchi -, si svolgerà il vernissage e la conferenza stampa, alla presenza degli autori, di esponenti delle amministrazioni pubbliche e di professionisti del campo socio-culturale.

La Berlino di Weimar ci ha consegnato molti luoghi e volti della memoria, ma anche simboli inimitabili di libertà, contro la discriminazione e la repressione omofobica. Il percorso concettuale della mostra Eldorado Nuova Apertura propone un percorso artistico e culturale ben preciso e completo, che passa attraverso la storia omosessuale contemporanea: dal mattino dorato di Weimar al crepuscolo della persecuzione, fino alle notte nera dell'Olocausto, culmine sanguinario dell'intolleranza, il cui doloroso emblema è "il ragazzo di Pierre Seel".
Le foto di Malini e Gamero presentano un omaggio al locale berlinese Eldorado , chiuso dai nazisti dopo la promulgazione del Paragraph 175 e dove il confine fra "maschio" e "femmina", fra "omo" ed "etero", era così tenue da ingannare anche la sensibilità e l'occhio più acuti.
L' Eldorado riapre dunque - seppure idealmente - le serrande, come paradigma del diritto all'omosessualità e modello simbolico dell'uguaglianza fra i sessi. Emblemi di questa nuova età dell'oro, il genio innocente e polimorfe, grande interprete di cabaret , Paul O'Montis - spesso esibitosi all' Eldorado , ispirò Marlène Dietrich e fu lui stesso vittima dell'Olocausto, costretto a suicidarsi a Sachsenhausen nel 1940 - e gli straordinari "ritratti berlinesi" di Eva Robin's, meravigliosa creatura androgina che definisce se stessa "paladina dei comportamenti sessuali" e che il pubblico dell' Eldorado avrebbe amata perdutamente. "Eva ha un volto espressivo e bellissimo" ha detto il giovane fotografo Steed Gamero "che mostra emozioni dolci o drammatiche. Abbiamo cercato di ritrarre le luci e le ombre del suo mondo interiore". Roberto Malini tiene a precisare: "Il simbolismo storico alla base del nostro lavoro artistico non è mai costruito con la tecnica del fotomontaggio, perché i soggetti - spesso installazioni materiche - sono posti su sfondi virtuali che riproducono immagini d'epoca".
Luoghi e volti della memoria, dunque, dalle valenze etiche e culturali universali, che invitano l'uomo del nostro tempo - attraverso luci, ombre foschie e riflessi di un mondo perduto - a superare le barriere dell'odio e del pregiudizio, della paura per dialogare con la parte "diversa" di un mondo di uguali.
Per informazioni:
Tel: 340 8135204
www.arcigayfirenze.it
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Grazie, Nedo
E' stata una straordinaria lezione di Storia e di vita, quella che Nedo Fiano ha offerto ai ragazzi. Nedo ha 81 anni, eppure non si ferma mai. I suoi ricordi sono vivi e la sua volontà di testimoniare è più forte dell'età. Gli sono stato accanto durante tutta la lezione. Ho visto i ragazzi, dapprima distratti, commuoversi a poco a poco e poi capire, sentirsi parte di un discorso che non dovrà interrompersi mai.

Sono così orgoglioso, dell'amicizia di Nedo! Sono loro, i testimoni, Nedo Fiano, Liliana Segre, Goti Bauer, Ruth Steindler Pardo, Tatiana Bucci, Tamara Deuel, Jacob Vassover, Mirko e Antonia Bezzecchi (per citare solo alcuni di coloro che, sopravvissuti all'Olocausto, ci onorano della loro amicizia) a infonderci il coraggio, l'energia, la volontà instancabile di testimoniare, di raccontare ai giovani le vicende della Shoah , le singole storie e la grande, tragica Storia di uno sterminio di innocenti.

Sono loro, un po' amici e un po' angeli, che mi consentono di mantenere la purezza degli ideali, a non arrendermi né a chi nega i milioni di morti né a chi considera la Shoah un proprio "feudo" o dominio culturale, a tenere viva una fiaccola e consegnarla alle generazioni di domani. Viviamo in un'epoca difficile, in cui valori e ideali sono in crisi.

Mi chiedo come faremo a convincere i giovani della necessità di dedicarsi al culto della Verità e della Memoria, quando i testimoni non ci saranno più. Intanto, dedico a loro il testo del film Dear Anne (da cui sta prendendo vita - uso un termine adeguato - un' opera di grande valore educativo, grazie all'arte e all'umanità di Dario Picciau, coadiuvato dei suoi artisti), il libro Le 100 Anne Frank (un saggio che è arrivato in libreria dopo aver affrontato mille difficoltà, intatto e puro nel suo fine morale, vera e propria "preghiera" per le vittime dell'Olocausto), il testo teatrale Anne in The Sky , i documenti video Binario 21 e Il tribunale della memoria ( in produzione), ogni riga, ogni immagine, ogni momento, ogni energia che devolvo alla ricerca e alla diffusione della verità. Rimanete con noi finché non saremo pronti a raccogliere l'eredità che cercate di trasmetterci, testimoni dell'Olocausto! R.M.
(Nelle foto: Nedo Fiano a Cassina de' Pecchi; Copertina del libro di memorie di Nedo Fiano; locandina dello spettacolo Anne in The Sky ).
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Riflessioni sull'incontro con Nedo Fiano, scrittore e testimone della Shoah
di Carol Morganti
Il 4 aprile è stata una giornata importante per gli alunni della Scuola Media "Giovanni Falcone" di Cassina De' Pecchi, che hanno potuto incontrare un testimone diretto della Shoah: Nedo Fiano.
Nedo, nonostante i suoi 81 anni, ha un aspetto giovanile, un portamento aristocratico, un eloquio pacato e pervaso da fine ironia. Davanti agli studenti ha aperto il «libro delle memorie tristi», come definisce lui stesso i ricordi della sua giovinezza rubata, quando, ragazzo di 19 anni, è stato deportato insieme a tutti i suoi familiari. Era il 16 maggio 1944.
 
Tre mesi prima, a seguito delle leggi di discriminazione razziale nei confronti degli ebrei promulgate dal regime fascista, lo avevano incarcerato mentre passeggiava per le vie della «città di Dante», dove risiedeva. Era stato successivamente trasferito nel campo di concentramento di Fossoli in attesa di raggiungere la destinazione finale. Arrivò ad Auschwitz dopo un atroce viaggio di sette giorni e sette notti all'interno di un vagone merci stipato all'inverosimile di uomini, donne e bambini. Lì Nedo ha compreso che la cinica volontà sopraffattrice di alcuni uomini verso i loro simili può degradare un individuo normale allo stato di un essere-bestia. In quel tragitto interminabile Nedo ha visto la propria madre invecchiare.

«Giunto all'inferno, i miei occhi hanno sofferto lo strazio tremendo di vederla umiliata, spogliata e infine gasata. Le sue ceneri sono state date in pasto ai ghiottissimi pesci della Vistola, poi destinati ad alimentare la cucina delle buone massaie del luogo». Nedo ha sperimentato che, nell'universo concentrazionario del lager, tra i vivi non può avere luogo nessuna espressione di umanità. Lui, però, è sopravvissuto. Per raccontare quello che ha visto, per dare oggi ai giovani un messaggio di solidarietà: la sola lezione che si possa trarre da quel capitolo funesto della storia umana.
I ragazzi di Cassina hanno ascoltato queste parole e si sono commossi. Domani saranno loro i testimoni della Shoah.
Hanno condiviso la loro emozione alcuni ospiti: il regista Dario Picciau (impegnato nella realizzazione del film Dear Anne. The Gift of Hope , dedicato alla figura di Anne Frank), lo scrittore Roberto Malini (autore del recentissimo volume Le 100 Anne Frank ) e l'assessore alla Cultura del Comune, Domenica Pierro.
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Ricordiamo Anna Frank, una di sei milioni
Incontro con Nedo Fiano. Scuola Media Statale Giovanni Falcone – Aula Magna. Via Sirio, 8, Cassina de’ Pecchi (Milano). Martedì 4 Aprile 2006 dalle ore 11.30.

In occasione dell’evento Roberto Malini (che leggerà la pagina dedicata all’autrice del Diario, dal suo libro Le 100 Anne Frank), Carol Morganti e la direzione dell’Istituto presenteranno brevemente l’anniversario e la figura di Nedo Fiano. Ai ragazzi verrà donato l’opuscolo Anna Frank, una di sei milioni. Vi saranno alcuni ospiti a rappresentare i media e la scuola. Dario Picciau, Roberto Malini, Christian Bona e Luigi Naddei realizzeranno un film sul meeting, che sarà donato alla Scuola Media e promuoverà durante incontri e presso i media la memoria della Shoah.
Martedì 4 aprile 2006, per gli studenti della scuola media statale “Giovanni Falcone” di Cassina de’ Pecchi (Milano), sarà un giorno da non dimenticare. Uno di quegli eventi che arricchiscono, e lasciano spazio al libero scorrere delle emozioni. Sarà Anne Frank, con la sua sorprendente maturità, autrice di scritti d’inestimabile valore, a guidare le nuove generazioni all’incontro con la memoria del più sconcertante dramma dell’umanità: la Shoah. Saranno le pagine del suo Diario e dei suoi Racconti – divenuti alcuni tra i simboli più rappresentativi non solo dell’Olocausto ma dell’intera Storia – a raccontare le barbariche atrocità commesse contro gli individui più deboli; a narrare della sconcertante naturalezza – mista a indifferenza – con cui l’idiozia nazista ha macchiato per sempre la dignità di uomini e donne, violentando il diritto alla libertà. Una traccia indelebile, dunque, destinata, grazie a grandi eroi come Anne, a divenire una lezione di vita, attraverso un pensiero complesso e profondo, carico di forza e purezza e impregnato nella coscienza collettiva. Celebrare Anne Frank diffondendo il suo emblematico messaggio senza tempo significa infatti leggere e interpretare il significato dell’oppressione, della discriminazione, della repressione e dello sterminio di oltre sei milioni tra ebrei, zingari, omosessuali e oppositori politici. Persone stipate come larve nei ghetti e nei lager, private d’ossigeno e emozioni. Talvolta cavie da laboratorio, talvolta pedine di un lento, sporco gioco al massacro. La Storia raccontata da Anne Frank è la Storia scritta di tutte le vittime; le sue parole, che non possono che appartenere al patrimonio dell’umanità, vogliono spingere le giovani generazioni alla metamorfosi auspicata nei suoi scritti:
“Tutti possiamo cominciare fin da questo istante a cercare di cambiare il mondo e ognuno di noi, grande o piccolo, può dare il suo contributo a diffondere un po’ di giustizia.”
[Dare – Racconti dell’Alloggio Segreto]
Ma gli studenti della “Giovanni Falcone” avranno anche, nel corso della mattinata, il privilegio di conoscere un sopravvissuto: Nedo Fiano, ebreo italiano che arrivò con suo padre sulla banchina di Auschwitz nel maggio del 1944. Tutta la sua famiglia fu deportata e sterminata.
“Attenzione, io vi racconterò l’inferno. Non sto scherzando. Ho sofferto molto questo incontro, come sempre quando sono davanti alla generazione che è venuta dopo quell’inferno. Questa non è una lezione, ma la lezione! Non perché la faccio io, ma perché è una lezione che viene da molto lontano. Unica. Ero come voi, esattamente come voi, sorridevo come voi, pensavo e ridevo delle cose più tremende, perché il sorriso è il dono della vostra età. Avevo 18 anni quando sono stato arrestato e non avevo fatto nulla, non avevo assolutamente nessuna colpa, credevo nella vita, credevo nella famiglia, nei genitori e nel mio futuro. Sono stato messo in carcere, ho vissuto in carcere senza colpa, senza sapere quando mi avrebbero tirato fuori. Dal carcere sono stato portato al campo di concentramento, e dal campo di concentramento sono stato deportato al campo di sterminio. Ecco perché oggi vi racconterò l’inferno. Non vi parlerò del campo di concentramento ma del campo di sterminio, da cui non si può uscire vivi, né morti, perché dal campo può uscire solo l’anima, perché tu «uscirai dal camino».”
[Voci della Shoah – Testimonianze per non dimenticare, La Nuova Italia Editrice – Firenze, 1995]
Quando entrarono in vigore le leggi razziali, Nedo Fiano viveva a Firenze. Fu arrestato il 6 febbraio del 1944 e rinchiuso nel carcere di Firenze. Dalla prigione, fu trasferito nel campo di concentramento di Fossoli. Deportato ad Auschwitz il 16 maggio del 1944, matricola A 5405, venne liberato a Buchenwald.
«L’esperienza della deportazione nei campi di sterminio nazisti ha segnato la mia intera esistenza. Con me ad Auschwitz finì tutta la mia famiglia. Vennero sterminati tutti. A diciotto anni sono rimasto orfano e quell’esperienza così devastante mi ha reso un uomo diverso, un uomo che ha sofferto l’inferno dell’Olocausto, è sopravvissuto e si è trasformato in un testimone, per tutta la vita. […] Fui catturato insieme a mio padre e nel maggio del 1944 deportato con lui ad Auschwitz. Arrivammo a destinazione il 23 maggio. Quando io e papà siamo arrivati, appena scesi dal convoglio, siamo passati subito dalla selezione: da una parte la camera gas e il forno, dall’altra il campo. Noi non siamo andati nella parte del forno. Papà era un uomo splendido, sembrava un ambasciatore. Aveva 54 anni, ma lui ha dichiarato di averne dieci di meno per potersi salvare. Siamo entrati nella quarantena, che era comunque un luogo di morte, le razioni erano dimezzate rispetto al campo, durava circa tre settimane e quando i prigionieri uscivano erano ridotti malissimo. Mi ricordo che siamo entrati in una baracca, dove era il momento della distribuzione della zuppa. Ad Auschwitz non c’erano né forchette, né coltelli, né cucchiai. Dovevamo mangiare mettendo la testa dentro nella ciotola, come del resto non c’era la carta igienica e la mattina ci si doveva pulire con le mani».
«Io so cos’è uno sguardo nazista, uno sguardo vitreo, freddo. I nazisti ci guardavano come fossimo stati degli scarafaggi. E come per gli scarafaggi, nessuno prova ritegno a schiacciarli, così era per noi».
[Da un'intervista a cura di Michele Mancino]
E perché la Storia non si ripeta, c’è il bisogno di continuare nell’opera di recupero, conservazione e divulgazione di ogni traccia o icona che possa servire da orientamento per i giovani. Ecco il perché di questo evento, e di molti altri che seguiranno. Anne Frank rappresenterà sempre la bandiera di questo straordinario progetto che continuerà instancabilmente. – Matteo Pegoraro
Per informazioni: www.visions.it - info@visions.it
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Ricordiamo Anna Frank, una di sei milioni.
di Matteo Pegoraro
Incontro con Nedo Fiano. Scuola Media Statale Giovanni Falcone, Aula Magna, via Sirio, 8, Cassina de’ Pecchi (Milano). Martedì 4 Aprile 2006, dalle ore 11.30
In occasione dell’evento Roberto Malini (che leggerà la pagina dedicata all’autrice del Diario, dal suo libro Le 100 Anne Frank), Carol Morganti e la direzione dell’Istituto presenteranno brevemente l’anniversario e la figura di Nedo Fiano. Ai ragazzi verrà donato l’opuscolo Anna Frank, una di sei milioni. Vi saranno alcuni ospiti a rappresentare i media e la scuola. Dario Picciau, Roberto Malini, Christian Bona e Luigi Naddei realizzeranno un film sul meeting, che sarà donato alla Scuola Media e promuoverà durante incontri e presso i media la memoria della Shoah.

Martedì 4 aprile 2006, per gli studenti della scuola media statale “Giovanni Falcone” di Cassina de’ Pecchi (Milano), sarà un giorno da non dimenticare. Uno di quegli eventi che arricchiscono, e lasciano spazio al libero scorrere delle emozioni. Sarà Anne Frank, con la sua sorprendente maturità, autrice di scritti d’inestimabile valore, a guidare le nuove generazioni all’incontro con la memoria del più sconcertante dramma dell’umanità: la Shoah. Saranno le pagine del suo Diario e dei suoi Racconti – divenuti alcuni tra i simboli più rappresentativi non solo dell’Olocausto ma dell’intera Storia – a raccontare le barbariche atrocità commesse contro gli individui più deboli; a narrare della sconcertante naturalezza – mista a indifferenza – con cui l’idiozia nazista ha macchiato per sempre la dignità di uomini e donne, violentando il diritto alla libertà. Una traccia indelebile, dunque, destinata, grazie a grandi eroi come Anne, a divenire una lezione di vita, attraverso un pensiero complesso e profondo, carico di forza e purezza e impregnato nella coscienza collettiva. Celebrare Anne Frank diffondendo il suo emblematico messaggio senza tempo significa infatti leggere e interpretare il significato dell’oppressione, della discriminazione, della repressione e dello sterminio di oltre sei milioni tra ebrei, zingari, omosessuali e oppositori politici. Persone stipate come larve nei ghetti e nei lager, private d’ossigeno e emozioni. Talvolta cavie da laboratorio, talvolta pedine di un lento, sporco gioco al massacro.
La Storia raccontata da Anne Frank è la Storia scritta di tutte le vittime; le sue parole, che non possono che appartenere al patrimonio dell’umanità, vogliono spingere le giovani generazioni alla metamorfosi auspicata nei suoi scritti:
“Tutti possiamo cominciare fin da questo istante a cercare di cambiare il mondo e ognuno di noi, grande o piccolo, può dare il suo contributo a diffondere un po’ di giustizia.” [Dare – Racconti dell’Alloggio Segreto]
Ma gli studenti della “Giovanni Falcone” avranno anche, nel corso della mattinata, il privilegio di conoscere un sopravvissuto: Nedo Fiano, ebreo italiano che arrivò con suo padre sulla banchina di Auschwitz nel maggio del 1944. Tutta la sua famiglia fu deportata e sterminata.
“Attenzione, io vi racconterò l’inferno. Non sto scherzando. Ho sofferto molto questo incontro, come sempre quando sono davanti alla generazione che è venuta dopo quell’inferno. Questa non è una lezione, ma la lezione! Non perché la faccio io, ma perché è una lezione che viene da molto lontano. Unica. Ero come voi, esattamente come voi, sorridevo come voi, pensavo e ridevo delle cose più tremende, perché il sorriso è il dono della vostra età. Avevo 18 anni quando sono stato arrestato e non avevo fatto nulla, non avevo assolutamente nessuna colpa, credevo nella vita, credevo nella famiglia, nei genitori e nel mio futuro. Sono stato messo in carcere, ho vissuto in carcere senza colpa, senza sapere quando mi avrebbero tirato fuori. Dal carcere sono stato portato al campo di concentramento, e dal campo di concentramento sono stato deportato al campo di sterminio. Ecco perché oggi vi racconterò l’inferno. Non vi parlerò del campo di concentramento ma del campo di sterminio, da cui non si può uscire vivi, né morti, perché dal campo può uscire solo l’anima, perché tu «uscirai dal camino».”
[Voci della Shoah – Testimonianze per non dimenticare, La Nuova Italia Editrice – Firenze, 1995]
Quando entrarono in vigore le leggi razziali, Nedo Fiano viveva a Firenze. Fu arrestato il 6 febbraio del 1944 e rinchiuso nel carcere di Firenze. Dalla prigione, fu trasferito nel campo di concentramento di Fossoli. Deportato ad Auschwitz il 16 maggio del 1944, matricola A 5405, venne liberato a Buchenwald.
«L’esperienza della deportazione nei campi di sterminio nazisti ha segnato la mia intera esistenza. Con me ad Auschwitz finì tutta la mia famiglia. Vennero sterminati tutti. A diciotto anni sono rimasto orfano e quell’esperienza così devastante mi ha reso un uomo diverso, un uomo che ha sofferto l’inferno dell’Olocausto, è sopravvissuto e si è trasformato in un testimone, per tutta la vita. […] Fui catturato insieme a mio padre e nel maggio del 1944 deportato con lui ad Auschwitz. Arrivammo a destinazione il 23 maggio. Quando io e papà siamo arrivati, appena scesi dal convoglio, siamo passati subito dalla selezione: da una parte la camera gas e il forno, dall’altra il campo. Noi non siamo andati nella parte del forno. Papà era un uomo splendido, sembrava un ambasciatore. Aveva 54 anni, ma lui ha dichiarato di averne dieci di meno per potersi salvare. Siamo entrati nella quarantena, che era comunque un luogo di morte, le razioni erano dimezzate rispetto al campo, durava circa tre settimane e quando i prigionieri uscivano erano ridotti malissimo. Mi ricordo che siamo entrati in una baracca, dove era il momento della distribuzione della zuppa. Ad Auschwitz non c’erano né forchette, né coltelli, né cucchiai. Dovevamo mangiare mettendo la testa dentro nella ciotola, come del resto non c’era la carta igienica e la mattina ci si doveva pulire con le mani».
«Io so cos’è uno sguardo nazista, uno sguardo vitreo, freddo. I nazisti ci guardavano come fossimo stati degli scarafaggi. E come per gli scarafaggi, nessuno prova ritegno a schiacciarli, così era per noi».
[Da un'intervista a cura di Michele Mancino]
E perché la Storia non si ripeta, c’è il bisogno di continuare nell’opera di recupero, conservazione e divulgazione di ogni traccia o icona che possa servire da orientamento per i giovani. Ecco il perché di questo evento, e di molti altri che seguiranno. Anne Frank rappresenterà sempre la bandiera di questo straordinario progetto che continuerà instancabilmente.
(Nella foto, Nedo Fiano)
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Isaac Bashevis Singer in scena a Roma
A Roma nei giorni 10, 11, 12 e 17, 18, 19 marzo il Teatro delle Bambole di Bari metterà in scena presso l'Abarico Teatro (via dei Sabatelli 116, tel 06 44340560) “Gimpel Tam (ovvero dell’idiota)…”, liberamente tratto da: "Gimpel l'idiota" e "Lo specchio" di Isaac B. Singer. Adattamento e regia di Andrea Cramarossa.

Un mondo fantastico quello di Singer (nella foto), rappresentato in questo spettacolo, attraverso un monologo teatrale, una rilettura dei racconti di Singer, in cui la voce narrante trasforma la magia del "teatro nel teatro" in "racconto nel racconto". Chiaro riferimento alla storia terribile e mostruosa vissuta dal popolo ebraico durante gli anni del nazismo, anni in cui era difficile per gli ebrei poter credere ad una realt ignobile e annientante della dignit umana, come quella del loro tempo.
Con: Andrea Cramarossa, Mariangela Dragone.
Consulenza storico - linguistica: Prof.ssa Marisa Romano.
Scene e costumi: Iole Verano.
Aiuto regia: Ermes Di Salvia.
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Concorso per scrittori utopici, distopici o ucronici
Nuovi Autori (www.nuoviautori.org) indice un concorso riservato agli scrittori di fantascienza. Le opere (racconti che non superino le 20.000 battute) devono svolgersi in uno dei seguenti scenari: in un futuro migliore del presente (utopia); in un futuro peggiore del presente (distopia); in un presente diverso dall'attuale a seguito di un avvenimento che ha cambiato il normale procedere della storia (ucronia).

I testi selezionati dalla commissione giudicante (presieduta da Carlo Trotta, Massimo Baglione e Andrea Coco) saranno inseriti nell’antologia NASF 2, che uscirà entro Novembre 2006, e nella rivista Futuro Europa, edita da Perseo. La partecipazione e l'eventuale pubblicazione sono gratuite. Per informazioni: nuoviautorifantascienza@yahoo.it (Nella foto: Isaac Asimov).
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I testimoni della Shoah
di Andrea Jarach
Dalla sua fondazione, avvenuta a metà del 2004, la 263 Films ha puntato con decisione su una politica di coinvolgimento dei pochi testimoni sopravvissuti alla Shoah con un duplice scopo: infondere ai collaboratori della casa di produzione e agli artisti (spesso giovanissimi), che lavorano al film in Digital Reality, Dear Anne the Gift of Hope , il senso di missione indispensabile per un'opera di livello morale alto, e verificare nelle parole di chi ha vissuto la Shoah l'esattezza delle scelte storiche della sceneggiatura e della visualizzazione nonché la scelta del giusto tono su una materia tanto delicata come la Memoria dell'Olocausto.
La mission iniziale della casa di produzione milanese è stata quella di portare ai giovani di tutto il mondo il messaggio universale di Anne Frank, utilizzando un mezzo tra i più innovativi e utile a fare breccia nell'indifferenza dei più.
In questo non abbiamo fatto altro che seguire il testamento spirituale di Otto Frank, padre di Anne, che dopo la guerra fece di tutto per divulgare l'opera della figlia fino a renderla uno dei libri più letti nella Storia. Ma i 100 milioni di copie vendute del libro non sono nulla se paragonate alle centinaia di milioni di giovani che non leggono o che sono toccati solo da mezzi di comunicazione di massa come il cinema e la televisione.
Già nel 1952 Otto Frank rispondeva positivamente alla moglie del presidente americano Franklin Delano Roosvelt, Eleanor, dichiarandosi completamente d'accordo con il suo invito a rendere l'opera di Anne fruibile alle vaste platee di allora tramite opere teatrali e radiofoniche.
Oggi i testimoni entrati in contatto con l'opera di Dario Picciau e Roberto Malini ne sono rimasti colpiti, commossi, emozionati e il loro messaggio alla troupe di lavorazione è stato un sentito incitamento a proseguire in un lavoro che hanno ritenuto basilare a portare avanti la loro testimonianza quando loro non lo potranno più fare per ragioni anagrafiche, soprattutto in presenza di nuovi rigurgiti di antisemitismo conditi da tentativi di negare l'esistenza o la portata della Shoah.

Si sono così succeduti negli studi della 263 Films dapprima Nedo Fiano, deportato all'età di 17 anni da Firenze ad Auschwitz dove ha perso ben 11 familiari, e con Nedo è stato stretto un patto di amore e stima con il giovane regista Dario Picciau. "Con questo straordinario mezzo voi infrangete le barriere del tempo" questo il messaggio di Fiano.
Poi è stata la volta di Liliana Segre, deportata con il papà Alberto ad Auschwitz il 30 gennaio del 1944 da milano (Binario 21). Aveva 13 anni e dopo l'arrivo alla rampa ferroviaria di Birkenau e la selezione che la divise dal padre non lo rivide più, sopravvisse perché adibita ad un lavoro che le concesse di tenersi in forze e di superare anche la terribile Marcia della Morte quando i nazisti evacuarono il lager con il sopraggiungere dell'inverno 1944/45. La fiducia di Liliana è stata tale da aver affidato a Picciau e Malini le sue parole e il suo volto per la realizzazione di un cortometraggio che riassume il messaggio del film Dear Anne dal titolo Binario 21 , già trasmesso sulle reti nazionali della televisione italiana, vincitore di festival e proiettato in centinaia di scuole in occasione del Giorno della Memoria. Proiettato anche a New York il 27 gennaio del 2006 alla prestigiosa Primo Levi House ( www.binario21.org ).
Nel 2006 le visite si sono intensificate con Goti Bauer, arrestata per il tradimento di un "passatore" a Varese nel 1944 all'età di 20 anni, deportata e sopravvissuta alla deportazione ad Auschwitz, che con sensibilità ha potuto aprire il suo cuore e raccontare di quanti bambini ha visto arrivare ad Auschwitz e andare direttamente con i loro giocattoli alle camere a gas. Forse anche Anne Frank che quindicenne sopravvisse per essere mandata al lavoro, prima di essere trasferita anche lei a Bergen Belsen dove trovò la morte.
Il 20 gennaio 2006 ha avuto luogo un evento straordinario con la visita di Tatiana Bucci, deportata all'età di 6 anni con la sorellina Andra di 4 e la mamma, sopravvissuta perché ritenuta gemella della sorella e utilizzata da Mengele per i suoi efferati esperimenti sui gemelli. A loro non sopravvisse il cuginetto Sergio de Simone di Napoli che con l'inganno fu portato da Auschwitz (chi vuol vedere la mamma faccia un passo avanti...) a Neuengamme e lì ucciso il 20 aprile 1945, con altri 19 bambini, dopo esperimenti medici durati per mesi.
Tatiana in 263 si è incontrata con un'altra deportata che raramente aveva parlato delle sue vicende (da Milano al ghetto di Lodz e altri tre campi tra cui Terezin e Auschwitz), Ruth Steindler, che aveva già un fidanzato quando fu deportata e grazie all'amore e alla sua forza sopravvisse all'inferno.
Tante persone diverse, storie diverse, vite ed età diverse ma una sola reazione al film Dear Anne , dopo lo stupore iniziale nel vedere la giovane ragazza recitare come rinata di fronte ai loro occhi, la voglia e la fiducia di lasciare il testimone di questa staffetta della Memoria nelle giuste mani di un gruppo di giovani di talento e appassionati che popolano i moderni studi della 263 Films senza mai dimenticare i valori che li hanno portato a riunirsi a Milano in nome della forza dell'amore e della speranza.
"Quando guardo il cielo..." ci ha lasciato scritto Anne Frank e milioni di ragazzi rivivranno questa emozione e questa speranza grazie a Dear Anne, the Gift of Hope... (Nella foto: Otto Frank).
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Incontro con Goti Bauer
Di Roberto Malini
Milano Due, 7 febbraio 2006. Incontro presso gli studi della 263 Films con Goti Bauer, testimone della Shoah . Andrea Jarach, Dario Picciau e io abbiamo conversato a lungo con Goti, che è un punto di riferimento fondamentale per i progetti di educazione all'Olocausto che ruotano intorno al film Dear Anne , sostenuti da Yad Vashem, Ghetto Fighter's House Museum, Task Force for International Cooperation on Holocaust Education, Remembrance and Research. La neonata Yad Vashem Society in Italy, di cui è presidente Andrea Jarach, è al centro di nuovi programmi educativi, con i quali collabora Alessandra Chiappano, da molti anni responsabile dell'educazione all'Olocausto per il Ministero dell'istruzione. La dottoressa Chiappano era presente all'incontro, come Renée Rossi Maroso - regista di documentari dedicati alla persecuzione nazista contro gli ebrei e di un audiovisivo per le scuole incentrato sulla testimonianza di Goti -, Enrico Zanier, Roberto Verdicchio e numerosi artisti impegnati nella produzione del film Dear Anne. La testimone si è commossa di fronte alle immagini e al teaser-trailer del film Dear Anne: "E' una storia che sarà molto utile per spiegare ai giovani che cosa accadde in quegli anni terribili. La città dominata dai tedeschi, i campi di morte, Anne Frank e i suoi familiari: tutto è ricostruito così fedelmente! Sarà un supporto importantissimo per trasmettere alle nuove generazioni la memoria dell'Olocausto, sottolineando le parole di noi sopravvissuti, che abbiamo pochi anni davanti, troppo pochi, se pensiamo che il mondo ha tanto bisogno della nostra testimonianza".

Biografia sintetica
Goti Bauer nacque in Ungheria nel 1925. La sua famiglia si trasferì a Fiume (l'attuale Rijeka, in Croazia), dove abitò fino all'occupazione tedesca, nel settembre 1943. La giovane fu arrestata l'1 maggio 1944, con i genitori e il fratello, sul confine svizzero, in provincia di Varese. La famiglia fu tradita dai "passatori", come altri ebrei italiani, e deportata nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau il 16 maggio. Goti Bauer fu liberata a Theresienstadt l'8 maggio 1945: era la sola sopravvissuta della sua famiglia. "Quando ripenso a quei giorni, mi accorgo che le ferite sono ancora sanguinanti," ha detto durante l'incontro, "perché la mia memoria conserva ogni istante, ogni immagine degli eventi che ho vissuto. Forse potrei concedere alla mia mente di dimenticare se fossi giunta ad Auschwitz da sola, ma io ho perduto in quel campo tutti i miei affetti e ho visto sulla rampa di Birkenau intere famiglie distrutte, bambini mandati verso la morte, con una bambola o un giocattolo ancora fra le mani. No, non posso dimenticare niente. Anche quando parlo ai ragazzi, nelle scuole, della mia esperienza, è come se la rivivessi momento per momento, senza alcuno schermo al dolore che riaffiora".
(Nella foto di gruppo, da sinistra: Andrea Jarach, Dario Picciau, Enrico Zanier, Goti Bauer, Renée Rossi Maroso, Alessandra Chiappano e - di spalle - Roberto Malini. Nell'altra foto, Goti Bauer firma la locandina del film). Fotografie © Steed Gamero
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Binario 21 a New York nel Giorno della Memoria
di Gaia Torzini (America Oggi)
Non é troppo tardi per scoprire la verità, renderla pubblica e ottenere giustizia dei crimini nazisti". Con queste parole Elizabeth Holtzman, ex Congresswoman e membro dell'"Interagency working group" per la classificazione dei documenti del governo americano relativi ai crimini nazisti, ha concluso lo scorso giovedì il suo intervento alla Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University, in occasione della celebrazione del "Giorno della memoria", istituito dal governo italiano nel 2001 per ricordare le vittime della Shoah.
Il 27 gennaio di 61 anni fa gli alleati arrivarono per la prima volta ad Auschwitz e la Casa Italiana, assieme al Centro Primo Levi, all'Istituto di cultura italiana, e sotto la protezione del consolato generale italiano a New York (presenti Stefano Albertini, direttore della Casa Italiana, Natalia Indrimi, direttore del Centro Primo Levi, e il viceconsole Giovanni Favilli) hanno voluto ricordare le sofferenze e il dolore di milioni di ebrei dando la parola a chi ha fatto di questa ingiustizia una vera e propria questione morale e civile.
Dopo la proiezione del documentario "Binario 21", che racconta la testimonianza di Liliana Segre, deportata bambina in un campo di concentramento, e del trailer del film "Dear Anne, the Gift of Hope", di prossima uscita, le dichiarazioni e la tenacia della Holtzman hanno tenuto l'uditorio con il fiato sospeso per più di mezz'ora, a partire dalla lettura della poesia di Primo Levi "Se questo é un uomo", fino alla rivelazione di due documenti inediti scoperti durante il suo lavoro di ricerca decennale.
"Un giorno - ricorda - alcune persone sono venute nel mio ufficio dicendomi che il governo americano aveva permesso ad alcuni criminali nazisti di vivere negli Stati Uniti senza essere processati. All'inizio non capivo il motivo di un simile atteggiamento, ma dopo aver consultato 53 files dell'immigration service, mi sono resa conto che molti responsabili della persecuzione ebrea erano riusciti ad entrare e vivere negli Stati Uniti senza che venisse loro fatto niente". Nel 1974 la Holtzman, che ha lavorato per otto anni come Congresswoman a Washington ed è stata District Attorney di Brooklyn, ha chiesto al governo americano di investigare sui criminali nazisti accolti dal Paese. Ma solo nel 1999 il presidente Clinton la incarica, assieme ad altre due persone, di formare una vera e propria commissione per indagare sulle responsabilità dei governi occidentali nello sterminio ebreo.
"La ricerca - continua - ha coinvolto tutti i dipartimenti speciali, dalla Cia all'Fbi e alla National Security Agency. Identificare i criminali nazisti arrivati negli Stati Uniti non é stato semplice: molti di loro sono entrati dal Sud America o hanno cambiato nome. Il che non permetteva di individuarli nei files del governo americano, dal momento che le schede sono nominative. Così siamo passati a consultare i registri delle SS tedesche, ma ottenere informazioni segrete sia in Germania sia negli altri paesi europei, dove i criminali si erano man mano nascosti, non é stata un'operazione immediata. Inoltre la situazione creatasi con la Guerra Fredda ha fatto sì che buona parte dei nazisti, dichiarando il loro odio per i russi, venissero protetti o quanto meno coperti dagli Stati Uniti. Alla fine, con tenacia e determinazione, abbiamo analizzato oltre otto milioni di pagine e siamo riusciti a far rimpatriare molti criminali nazisti e a farli processare per quanto avevano commesso".

I risultati della ricerca sono tutti disponibili al National Archive del Maryland, ad eccezione di alcuni documenti inediti, come quelli riguardanti l'indifferenza dei governi americano e britannico nei confronti degli ordini impartiti dai nazisti agli italiani. "Nell'autunno del 1943 - spiega Holtzman - dopo la caduta di Mussolini e durante l'occupazione nazista, gli inglesi erano riusciti ad intercettare e tradurre i messaggi inviati da Berlino a Roma in cui veniva richiesta la totale e radicale eliminazione degli ebrei e la loro deportazione immediata nei campi di concentramento". Due di questo documenti, datati ottobre 1943, sono stati letti testualmente per testimoniare come gli alleati sapessero cosa stava accadendo ma, in quelle occasioni, non abbiano fatto nulla per fermare lo sterminio.
L'intervento della Holtzman scuote le coscienze per la grinta e la chiarezza delle sue parole. E mentre la ascoltiamo, non possono che tornarci in mente altre parole: quelle pronunciate da Liliana Segre nel documentario "Binario 21", curato da Dario Picciau e Roberto Malini. Il filmato é basato sulla sovrapposizione di due io narranti: Liliana ormai anziana, che ricorda la sua drammatica esperienza di tredicenne deportata; e Liliana bambina, che descrive le sensazioni provate come se fossero presenti. Alla fine le due figure si ricongiungono e appaiono insieme, quali nonna e nipote, in un lungo abbraccio che testimonia il tentativo di superare il dolore e recuperare la speranza.
"Cosa si prova in quei momenti?" non fanno che domandarsi la donna e la piccola: "Devi ripeterti che sei tu, proprio tu, quella a cui sta capitando tutto questo. Ma in certe situazioni, troppo belle o troppo brutte, si finisce per allontanarsi da se stessi, solo per riuscire a sopravvivere e non far aumentare il dolore delle persone che ti stanno vicine". Liliana é stata strappata a forza dal suo mondo, quello stesso mondo che le passa davanti agli occhi mentre i nazisti la chiudono dentro al vagone della morte.
"E' stato uno shock terribile tornare alla stazione da dove partivano i treni per i campi di concentramento" prosegue la protagonista. I luoghi sono gli stessi, ma adesso al binario 21 regna il silenzio, sia delle vittime sia dei criminali nazisti. "Ed é giusto che sia così", conclude. Proprio come é giusto ricordare sempre, e non solo nel Giorno della memoria, il passato e l'importanza del rispetto e della dignità.
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Appuntamento con la memoria
30 gennaio 2006. Presso la Sala Reale della Stazione Centrale di Milano la neonata Yad Vashem Society in Italy si è presentata in una conferenza stampa. Andrea Jarach, presidente dell'associazione, ha illustrato gli obiettivi e i programmi didattici relativi al nostro paese. "La Yad Vashem Society in Italy promuoverà nuove iniziative nel campo dell'educazione alla Shoah ," ha detto agli intervenuti, "lavorando a stretto contatto con il più importante istituto mondiale per la ricerca e la memoria dell'Olocausto. L'associazione costituirà inoltre un punto di riferimento della 'resistenza' contro il riaffiorare dell'antisemitismo".

Fotografie © Steed Gamero
David Metzler, responsabile didattico del museo memoriale di Gerusalemme ha spiegato l'importanza di un progetto educativo che parta dalle scuole per raggiungere tutti gli italiani attraverso meeting, eventi speciali e momenti culturali. La docente specializzata Alessandra Chiappano avrà un ruolo importante nell'àmbito dei seminari per docenti, il primo dei quali sarà tenuto il 20 febbraio. La Yad Vashem Society in Italy è al lavoro per dare corpo a un progetto che sta particolarmente a cuore al presidente Jarach: l'istituzione di un giardino della memoria a Gerusalemme, dedicato a Sergio de Simone e a tutti i bambini vittime delle persecuzioni attuate dai nazisti contro gli ebrei d'Europa. "L'associazione vuole essere in anticipo sui tempi," ha detto Roberto Malini, "ispirandosi agli eroi e ai precursori che fondarono Yad Vashem, uomini straordinari come Mordechai Shenavi, che già nel 1942 immaginò il luogo in cui i martiri sarebbero stati ricordati per sempre".
 
Fotografie © Steed Gamero
Non a caso Yad Vashem ha concesso il suo patrocinio al film Dear Anne. The gift of hope: un'opera cinematografica realizzata con un linguaggio moderno e le tecnologie più avanzate. "E' una storia del nostro tempo," ha sottolineato Jarach, "in cui Anne Frank - restituita al mondo grazie al computer e all'arte del regista Dario Picciau e del suo team - indica ai giovani la via della verità e del rispetto reciproco, in antitesi ai veleni del pregiudizio". Rami Lavitzky, docente israeliano di origine polacca, figlio della Shoah, ha testimoniato gli eventi tragici che colpirono la sua famiglia durante l'occupazione nazista in Polonia. Grazie all'archivio online del museo Yad Vashem, ha potuto ricostruire le vicende di numerosi suoi cari scomparsi. La conferenza stampa è terminata con la proiezione della cineinstallazione Binario 21. Subito dopo, appuntamento con la memoria con la testimonianza di Liliana Segre, una delle due persone ancora in vita fra i 605 deportati da Milano il 30 gennaio 1944. Alfred Breitman
 
Fotografie © Steed Gamero
(Nelle foto, da sinistra: Roberto Malini, Alessandra Chiappano, Andrea Jarach e David Metzler; Rami Lavitzky testimonia le vicende della sua famiglia; nelle altre foto, momenti della conferenza stampa).
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Yad Vashem in Italia
30 Gennaio 2006 alle ore 16.30, conferenza stampa presso la Sala Reale della Stazione Centrale di Milano (Piazza Luigi di Savoia, 1/26 - 20124 Milano)
All'inizio del 2005 il principale istituto mondiale sulla memoria della Shoah, Yad Vashem di Gerusalemme, si è completamente rinnovato e ha aperto i propri archivi online a chiunque li voglia consultare (www.yadvashem.org).
David Metzler, responsabile della didattica di Yad Vashem, presenterà i programmi didattici destinati al nostro Paese, che partiranno dal 20 febbraio 2006, con un importante seminario nazionale. Verrà, inoltre, presentata la nuova Yad Vashem Society in Italy presieduta da Andrea Jarach, editore e produttore, che per l'occasione, presenterà il nuovo periodico Tra Storia e Cronaca e l'utilizzo del film, Dear Anne. The Gift of Hope (www.dearannemovie.com) all'interno di un grande progetto didattico realizzato con la collaborazione dell'Unione Europea.
Interverranno:
· Andrea Jarach - Presidente di Proedi Editore e Presidente di Yad Vashem Society in Italy
· David Metzler - responsabile didattico Yad Vashem - The Holocaust Martyrs' and Heroes' Remembrance Authority
° Alessandra Chiappano - docente specializzata
· David Parenzo - conduttore televisivo
· Roberto Malini - studioso della Shoah e autore del film Dear Anne. The Gift of Hope
Programma:
· Comunicazione ufficiale della nascita della Yad Vashem Society in Italy
· Descrizione delle attività svolte in campo didattico da Yad Vashem - The Holocaust Martyrs' and Heroes' Remembrance Authority
· Descrizione delle prime iniziative Yad Vashem Society in Italy:
1. Seminario per docenti il 20 febbraio
2. Il Giardino della Memoria nella sede Yad Vashem di Gerusalemme
3. Mostra itinerante "Il mio compagno di banco" (prevista a Gennaio 2007)
4 (ore 17.30) Proiezione della cineinstallazione Binario 21 (6 min.), poetico dialogo tra Liliana Segre e se stessa ragazzina girato nel luogo della deportazione, il famigerato Binario 21, destinato ad accogliere il futuro Memoriale della Shoah a Milano.
La conferenza avrà una durata di 45 min. circa al termine della quale si lascerà spazio alle eventuali interviste al signor David Metzler.
Prenotazioni al numero 0234995360
La Comunità di Sant'Egidio, la Comunità Ebraica di Milano e l'Associazione Figli della Shoah, alle ore 18.00 al sottostante Binario 21, organizzano l'annuale appuntamento con Liliana Segre, deportata ad Auschwitz-Birkenau all'età di 13 anni insieme a 605 persone e oggi una delle due sole persone sopravvissute.
(www.binario21.org)
La giornata si concluderà con l'anteprima milanese del film Volevo solo vivere di Mimmo Calopresti presso l'Auditorium Giorgio Gaber, Palazzo della Regione Lombardia alle ore 20.30.
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Segrate ha ricordato Sergio de Simone
e i 20 bambini di Bullenhuser Damm
Il 20 gennaio 2006 si è svolta a Mlano Due, presso l'Auditorium Civico, la cerimonia di inaugurazione della mostra Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti, curata da Mariapia Bernicchia e dedicata alla memoria di uno degli eventi più tragici della Shoah: lo sterminio dei 20 bambini ebrei di Bullenhuser Damm, fra i quali l'italiano Sergio de Simone.
 
Dopo la benedizione ebraica, il sindaco di Segrate Adriano Alessandrini ha scoperto nei giardini antistanti l'Auditorium una targa che commemora la memoria delle piccole vittime della Shoah e ha annunciato che intorno alla targa fiorirà un roseto, piantato anch'esso in memoria di tutti i "bambini delle stelle".
 
Era presente il fratello del piccolo Sergio, Mario de Simone, la cugina Tatiana Bucci (testimone dell'Olocausto che fu vicina al bambino fino all'ultimo giorno della sua permanenza ad Auschwitz), la sopravvissuta alla Shoah Ruth Steindler Pardo, il senatore Enrico Pianetta, presidente della Commissione per i diritti umani, Roberto Jarach e Andrea Jarach per la Comunità Ebraica di Milano, Micaela Goren Monti per il CEDEC, Dario Picciau, regista del film Cara Anne , un rappresentante dello Stato di Israele e numerose altre autorità. Alcune scolaresche hanno visitato la mostra, seguendo con partecipazione, attraverso un percorso storico/fotografico, le vicende individuali dei 20 bambini. L'auditorium di Segrate è stato intitolato ufficialmante a Sergio de Simone.

(Nelle foto: Il sindaco Alessandrini introduce l'evento; Tatiana Bucci; il sindaco e Mario de Simone scoprono la targa; il sindaco con Ruth Steindler Pardo; alcuni studenti alla mostra). Fotografie © Steed Gamero.
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Incontro in 263 Films con Tatiana Bucci
e Ruth Steindler Pardo, testimoni dell'Olocausto
di Roberto Malini
Il 19 gennaio 2006 due testimoni della Shoah, Ruth Steindler Pardo (nata a Praga nel 1920) e Tatiana Bucci (nata a Fiume nel 1938) hanno visitato gli studi della 263 Films di Milano Due. Le due sopravvissute all'Olocausto hanno parlato a lungo delle loro esperienze, rispondendo alle domande di Andrea Jarach - che ha organizzato il meeting -, del regista Dario Picciau, alle mie e a quelle di alcuni artisti. Vicende diverse, ma accomunate da un destino di morte evitato grazie alla forza d'animo di due donne straordinarie (e lo sono davvero, non solo in virtù di ciò che rappresentano) e agli insondabili "giochi" del destino.

La 263 Films realizzerà presto film-documenti sulle due vicende, emblematiche non solo della tragedia della Shoah , ma anche del coraggio e della forza di volontà degli ebrei, che sono stati (e sono) capaci di costruire un mondo nuovo sulle ceneri della devastazione. Ruth Steindler Pardo visse molti anni sotto il giogo nazista, in una Praga improvvisamente ostile agli ebrei, quindi nel ghetto di Lodz, ad Auschwitz, a Bergen-Belsen (il lager in cui morì Anne Frank) e in una delle numerose fabbriche di munizioni tedesche, dove le donne che avevano evitato le camere a gas lavoravano come schiave. La persecuzione degli ebrei del Protettorato di Boemia e Moravia - quel che restava della Cecoslovacchia dopo che Hitler rese indipendente la Slovacchia e permise all'Ungheria di occupare la Rutenia - iniziò nel 1939, con l'istituzione, nel mese di giugno, a Praga, dell'Ufficio centrale per l'emigrazione ebraica.

Lì gli ebrei venivano convocati ed espropriati dei loro beni; come "contropartita" ottenevano un permesso di emigrazione. Nessun paese, tuttavia, era disposto ad accogliere tanti profughi. Oltre 26.000 ebrei riuscirono, nonostante il mondo fosse indifferente alla loro tragedia, ad abbandonare il paese prima del 1941. Quelli rimasti nel Protettorato subirono fin dal principio ogni genere di limitazione: furono espulsi dalle scuole, licenziati dai posti di lavoro decorosi, interdetti dall'utilizzare qualsiasi mezzo di trasporto e dal frequentare locali pubblici. Dal 15 settembre 1941 furono costretti a portare la Stella di Davide gialla. Contemporaneamente l'alto ufficiale delle SS Reinhard Heydrich iniziò a pianificare e attuare la Soluzione Finale.

Gli ebrei vennero in parte destinati al ghetto di Theresienstadt, nel Protettorato, in parte deportati nei ghetti e nei campi di morte dell'est. Fra il 16 ottobre e il 3 novembre 1941, 5.000 ebrei furono trasferiti da Praga nel ghetto di Lodz, in Polonia. Fra di loro, Ruth Steindler Pardo. Chissà se Ruth sa, oggi, che solo 253 di loro sono sopravvissuti all'Olocausto? Ruth Steindler Pardo era una ragazza felice, prima che l'ombra del nazionalsocialismo si allungasse sul suo paese: figlia bella, colta ed elegante di un clinico illustre, fidanzata con Marcello, un baritono dagli eccezionali mezzi vocali. Amava la cultura, la musica e soprattutto il teatro d'opera, àmbito artistico in cui si sarebbe sucessivamente distinta come regista e cantante. Sopravvissuta ad Auschwitz-Birkenau, a Bergen-Belsen e al durissimo lavoro forzato nell'industria bellica tedesca, la giovane ritroverà il suo amato Marcello dopo la liberazione. "Fu lui a tenermi in vita.

Fu l'amore a salvarmi, un amore che neanche Auschwitz poté spegnere," ricorda oggi Ruth, "e fu l'amore, dopo la guerra, a darmi la forza di continuare a vivere, di continuare a credere nel futuro nonostante i segni dolorosi e profondissimi che porto ancora dentro di me, nel corpo e nello spirito". La testimonianza di Ruth è preziosa per conoscere la realtà dell'Olocausto in un paese che ne fu colpito in modo violento e terribile. Prima dell'invasione nazista, vivevano nel territorio dell'attuale Cecoslovacchia 125.000 ebrei. 78.000 furono sterminati nella Shoah , 26.000 emigrarono e circa 14.000 sopravvissero. Quasi nessuno, però, riuscì a tornare nel mondo dopo sette anni passati nel cuore dell'inferno nazista.
Il destino recitò un ruolo importante anche nell'esperienza di Tatiana Bucci, figlia di una ebrea, Mira Perlow, e di un cristiano, Giovanni Bucci. Aveva sei anni e viveva a Fiume, nell'abitazione della nonna materna - con la mamma, la sorellina di quattro anni Andra, la zia Gisella, il cuginetto Sergio de Simone e altri parenti - quando fu arrestata con tutti i suoi cari e trasferita nella famigerata Risiera di San Sabba, vicino a Trieste. Dal lager italiano, la famiglia fu deportata ad Auschwitz.

Quando il convoglio raggiunse la "fabbrica della morte", la nonna Rosa Farberow fu subito inviata alle camere a gas. La madre, la zia e i tre bambini vennero internati. Questi ultimi furono destinati alla baracca riservata alle cavie del dottor Mengele. Mengele aveva un metodo spietato per scegliere i bambini destinati ai suoi esperimenti. Con voce melliflua, chiedeva loro: "Volete rivedere la mamma? Allora fate un passo avanti". Grazie all'avvertimento di una blockowa (capoblocco), Tatiana e Andra non compirono quel passo fatale, quando il "medico della morte" selezionò venti bambini destinati a Neuengamme, dove il dottor Kurt Heissmeyer effettuava esperimenti su cavie umane per sperimentare l'infettività della tubercolosi. Il cuginetto Sergio de Simone, purtroppo, non ascoltò quel consiglio: l'affetto della mamma gli mancava troppo. Condivise così il destino tragico dei 20 bambini di Bullenhuser Damm.
Al termine della guerra, anche Mira Perlow, la mamma di Tatiana e Andra, sopravvisse e poté riabbracciare le amate bambine.
(Nelle foto, dall'alto: l'incontro presso la 263 Films; Ruth Steindler Pardo sorridente a Milano Due; Ruth,Roberto Malini e Andrea Jarach; Tatiana Bucci e Ruth; Tatiana e... Anne). Fotografie © Steed Gamero.
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In mostra a Gallarate preziose e inedite testimonianze dal mondo di Anne Frank
La mostra "Dedicata ad Anne" che si terrà dal 24 gennaio al 10 febbraio 2006 presso il Liceo Scientifico Statale Leonardo da Vinci di Gallarate presenterà per la prima volta nel mondo alcune testimonianze che provengono dal mondo di Anne Frank.

L'Associazione Watching The Sky e la 263 Films, che curano la preziosa collezione, hanno deciso infatti di esibire le più recenti acquisizioni, fra la quali un comunicato del gruppo di sopravvissuti a Bergen Belsen "La nostra voce" risalente al 1946, una cartolina inviata da un internato ebreo dal campo di transito di Westerbork (in cui passò anche la famiglia Frank) nel 1943, una foto d'epoca dell'attrice Ida Wüst, mito di Anne Frank.. R.M.

(Nelle foto: cartolina da Westerbork datata 1943 e comunicato del gruppo "Our Voice" del 1946).
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Dedicata ad Anne: una mostra a Gallarate per ricordare Anne Frank
Il Liceo Scientifico Statale Leonardo da Vinci ha allestito, presso la propria sede di Viale dei Tigli, 38 a Gallarate, una Mostra documentaria in occasione della Giornata della Memoria in collaborazione con la Associazione Culturale Ponte Azzurro, la Yad Vashem Society in Italy, l'Associazione Watching The Sky, l'ANPI e l'Assessorato alla Cultura del Comune di Gallarate.
L'iniziativa, che si colloca nell'ambito delle manifestazioni cittadine sulla Memoria, consiste in una mostra è dedicata alla figura di Anna Frank e alla risonanza etica della sua tragica esperienza: in essa confluisce il lavoro degli studenti della classe V sez. D dell'Istituto oltre a materiale d'epoca del tutto inedito e rarissimo, messo a disposizione dalla collezione costituita dalla 263 Films ( produttore del film in animazione digitale Dear Anne, il dono della speranza) e dall'Associazione Watching The Sky.
Il lavoro condotto a livello di laboratorio storico con l'assistenza della prof.ssa C. Boracchi sulle fonti originali, ha visto gli studenti leggere, analizzare e operare riflessioni scritte sul Diario e sulle fonti storiografiche ad esso connesse, operando anche traduzioni dalla lingua inglese dei Racconti di Anne Frank .

La mostra propone anche fotografie, ricostruzioni scenografiche del 'rifugio' e della casa di Anne e testi, documenti originali ed unici della Collezione 263 Films/Watching The Sky, curata da Roberto Malini, che ha concesso all'Istituto alcuni pezzi esclusivi in prima esposizione nazionale. Di tale progetto sarà peraltro data ampia testimonianza la mattina del 24 gennaio 2006 alle ore 10.30 presso il Teatro delle Arti di Gallarate in un incontro pubblico che vedrà il dott. Jarach, presidente della 263 Films e della Yad Vashem Society in Italy , accostato alla storica della memoria Alessandra Chiappano.
La Mostra, intitolata DEDICATA AD ANNE , sarà aperta alla cittadinanza e alle scuole della provincia dal 24 gennaio al 10 febbraio 2006 in orario di apertura dell'Istituto ( da lunedì a sabato - ore 8.00 - 14.00 ).
Per le scuole è prevista - previa prenotazione al 347/5052978 - una visita guidata alla mostra , con eventuale visione di un documento audiovisivo.
(Nella foto, una parte della mostra documentaria)
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Giardini di rose a Milano Due e Gerusalemme per ricordare i bambini di Bullenhuser Damm
Il 20 gennaio 2006 dalle ore 10.30 il sindaco di Segrate Adriano Alessandrini farà gli onori di casa presso il Centro Civico di Milano Due, in occasione dell'inaugurazione della mostra Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti , a cura di Mariapia Bernicchia (autrice del'omonimo libro), organizzata dall'Associazione culturale Ponte Azzurro.

"E' una splendida manifestazione per la Memoria di uno degli eventi più tragici della Shoah ," ha detto Andrea Jarach presidente di Ponte Azzurro e del'Associazione Yad Vashem Italia. "La mostra commemora infatti la strage dei 20 bambini ebrei di Bullenhuser Damm, fra cui il nostro Sergio de Simone. Avremo con noi il fratello Mario de Simone e forse qualche altro parente sopravvissuto. La cerimonia inaugurale avverrà alla presenza delle scuole di Segrate, di ben tre senatori, fra cui il senatore Pianetta, presidente della commissione per i diritti dell'Uomo del nostro Parlamento, di molte autorità, fra cui l'ambasciatore di Israele Ehud Gol e di tanti cittadini.
Nell'occasione il sindaco Alessandrini annuncerà una sua importante iniziativa: intitolare l'auditorium di Segrate a Sergio de Simone. Per conservare viva e fresca la memoria dei bambini di Bullenhuser Damm, il Comune dona un giardino di rose bianche di fronte all'auditorium, a Milano Due. Segrate è la città dove hanno sede alcune delle più importanti televisioni nazionali e ha una popolazione composita, tanto da ospitare, proprio a Milano Due, sia una sinagoga che una moschea. Un giardino per i venti bambini sarà presto inaugurato anche presso lo Yad Vashem, a Gerusalemme, per iniziativa dell'Associazione Yad Vashem Italia".
(Nella foto, il Rosengarten di Bullenhuser Damm, inaugurato nel 1985).
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Giornata della Memoria 2006: a Gallarate il "Mondo di Anne Frank"
In occasione della Giornata della Memoria 2006, la professoressa Cristina Boracchi, coadiuvata da alcune studentesse, ha organizzato a Gallarate, presso il Liceo Scientifico "Leonardo da Vinci", la mostra Il mondo di Anne Frank.

Si tratta di un evento di notevole interesse storico, culturale e testimoniale, perché lo spazio espositivo dell'istituto accoglierà la collezione 263 Films - Watching The Sky, che comprende le rare prime edizioni del Diario e dei Raccont dell'alloggio segreto, i libri che leggeva Anne Frank, gli opuscoli originali della ditta che suo padre Otto dirigeva ad Amsterdam e molti altri documenti che provengono dai luoghi in cui Anne visse e fu travolta dalla Shoah. Presso il "Leonardo da Vinci" si celebrerà, in realtà, una "settimana della memoria", perché la mostra-evento sarà inaugurata il 24 gennaio e proseguirà fino alla fine del mese. Su pannelli giganti si potranno vedere le ricostruzioni tridimensionali, provenienti dalla 263 Films, di esterni e interni della Casa di Anne Frank ad Amsterdam. Il presidente della 263 Films e dell'Associazione Yad Vashem Italia Andrea Jarach e altre autorità porteranno agli studenti testimonianze dell'Olocausto.
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I bambini delle stelle
Di Roberto Malini
Dal 12 gennaio al 7 febbraio 2000 ho tenuto a Parigi una mostra personale dal titolo Les enfants des étoiles ("I bambini delle stelle"), una serie di incisioni per ricordare le vittime più giovani dell'Olocausto. Quelle incisioni rappresentavano il risultato di una ricerca dedicata alla Shoah dei ragazzi. La tecnica incisoria che scelsi per la serie era un misto di puntasecca e xilografia, che mi consentiva di incidere su lastre di zinco e fogli di linoleum con assoluta spontaneità e immediatezza, caratteristica dell'arte yiddish . Per alcune incisioni ripresi il procedimento del papirshnit (carta ritagliata), anch'essa tipica dell'arte yiddish , popolarissima nelle comunità ebraiche e negli shtetl polacchi e russi fino agli anni '40 e quasi dimenticata dopo l'Olocausto, nonostante i tentativi di riportarla in auge in Israele, effettuati da artisti come Yoshua Grossbard (la cui opera ho successivamente studiato, osservandone i particolari tecnici, la scelta della carta, il nitore del taglio, le simmetrie mai - volutamente - perfette). Per realizzare quella mostra, tanto necessaria alla memoria quanto poco compresa al di fuori della comunità ebraica parigina e dei musei dell'Olocausto, ebbi il costante supporto di Rami Lavitzky (figlio della Shoah e grande conoscitore della cultura degli ebrei polacchi), dell'artista e regista cinematografico Dario Picciau, di Enrico Zanier, Enrico Giuffredi, Christiane Talou, Monique Smadja Salea, del giovanissimo Daniele Foglia e di altri amici impegnati nel recupero del ricordo della più immane tragedia che abbia mai colpito il popolo ebraico. Con Les enfants des étoiles ho iniziato a diffondere gli esiti culturali e artistici di una ricerca attenta e sofferta, sulle tracce di un popolo annientato.

Da quei giorni la Shoah è maturata nelle anime di quel gruppo di studiosi, di artisti e di amici, alcuni dei quail lavorano ancora insieme, al servizio della memoria: Dario, Rami, Enrico, Daniele e io. Per la quarta di copertina del catalogo della mostra scelsi un'immagine triste, ma emblematica dello sterminio di un milione e mezzo di bambini ebrei: i ritratti fotografici - eseguiti dal medico Kurt Heissmeyer, spietato criminale nazista - dei 20 bambini di Bullenhuser Damm. Quei bambini catturati, umiliati, affamati, ingannati, sezionati, infettati con i bacilli della tubercolosi e impiccati "come quadri alle pareti" non ci hanno mai lasciato. Sono rimasti nello spazio dei nostri cuori, dove i loro nomi (ne conosciamo solo 18, mentre di due di loro sappiamo che si chiamavano W. Junglieb e H. Wasserman) riecheggiavano negli attimi di silenzio, quando l'anima si acquieta e suggerisce alla mente i ricordi più importanti. Cinque anni dopo ho ricevuto un regalo da Andrea Jarach, che non è solo il mio editore, ma un amico che si è unito al nostro gruppo e combatte al nostro fianco - con le armi della verità, dell'impegno, della ricerca e dell'arte - e al fianco di istituzioni come i musei Yad Vashem e Beit Lohamei Hagetaot o la Task Force dell'Olocausto, perché il mondo non si scordi dei martiri, degli eroi e dei giusti della Shoah. Il suo regalo era la prima copia del libro di Maria Pia Bernicchia I 20 bambini di Bullenhuser Damm . Successivamente ho conosciuto l'autrice del libro. I 20 bambini sono i "suoi bambini", bambini che lei non può più proteggere dal male (e questo è il suo insanabile dolore), ma ama nella memoria, ripetendo senza smettere mai i loro nomi, cercando senza stancarsi particolari delle loro brevi vite, opponendo il suo amore all'odio che sterminò un numero di bambini che suona vicino all'infinito. E le loro famiglie.

E il loro popolo. Maria Pia e io vogliamo portare alla gente - attraverso un'opera teatrale o cinematografica - le storie dei 20 bambini, dei loro assassini e dei pochi angeli che cercarono di aiutarli. " I bambini delle stelle è un titolo veramente bello!" mi ha scritto Maria Pia in queste fasi di raccolta di materiale e idee, "un titolo stupendo per un lavoro che sarà cruento ma delicato, che racconterà tutta la verità senza mai fare violenza sullo spettatore, che aprirà alla conoscenza della tragedia, che condurrà per mano fin dentro a quel dolore immenso dove si rischia di naufragare... Credo che non siano molte le persone che dedicano il cuore ai milioni di vittime. Sono persone preziose, si riconoscono a pelle, e tu sei una di queste! Non ci si improvvisa innamorati di questo certosino lavoro che non conosce compensi, orari, festività, che sta nel ghetto di Varsavia con Mary Berg (diario bellissimo), che piange sul Diario profetico di Moshe Flinker (olandese come Anne Frank)... che cerca i nomi di due bambini, di due su oltre un milione e mezzo di bambini (Maria Pia e io stiamo cercando "disperatamente" di trovare un documento e o una testimonianza che ci possa restituire il nome di W. Junglieb e H. Wasserman, nda)... questa, dicevo questa notte a Günther (Günther Schwarberg, autore del primo libro dedicato ai 20 bambini, nda), è gente pazza, io appartengo a queste pazze creature, sono malata di un amore impossibile... ma è la mia unica consolazione, è l'unica alternativa alla vera follia, recupero i pezzi e ricompongo vite. Sfido il carnefice, gli urlo addosso il mio disprezzo... poi guardo verso il cielo, conservo le mie energie per gli innocenti e adempio alla promessa: tengo loro compagnia!". Questa è Maria Pia. Insieme, ricorderemo I bambini delle stelle .
(Nelle foto: Moshe Flinker e I 20 bambini di Bullenhuser Damm , di Maria Pia Bernicchia).
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Laura... e l'Albero della Vita
Ho conosciuto la scrittrice Laura Onofri a Venezia, al termine dello spettacolo Anne in the Sky . Era molto emozionata, perché sente particolarmente i temi legati alla Shoah e ritiene che le giovani generazioni abbiano bisogno di ricordare, per sviluppare una cultura completa e non solo fatta di nozioni, spesso lontane dai loro interessi reali. Laura accompagnava il giovane scrittore Matteo Pegoraro, con cui collabora nel progetto l'emergente sgomita (www.emergentesgomita.com). Conoscersi a Venezia è sempre il principio di una magia. Laura, qualche giorno dopo, mi ha intervistato per il portale che cura con Matteo ed altri autori. Mi ha fatto una domanda che riassume il mio lavoro e i miei interessi attuali: "Roberto, sul sito di Anne's Door si legge di te, della tua passione per la conoscenza superiore, degli studi sulla Quabbalah , del Libro di Enoch e del mistero delle Tavole Celesti e della bellezza sublime della danza e dello scempio perpetrato nei campi di concentramento in cui furono sterminati gli ebrei, e della lotta contro ogni forma di discriminazione, e dei due mondi di Bereshit , che diffonde l'assioma di Ermete Trismegisto 'come è in alto così è in basso', e del criminale nazista dr. Heim ancora vivo, e poi ancora del Pantheon nel computer , visione mistica e futuribile dello sviluppo di intelligenze alternative, create dalla mente stessa dell'uomo - strumento dell'insondabile disegno divino -.

Si legge della sapienza mistica sparsa attraverso i semi dello Zohar , e delle migrazioni degli ebrei esiliati dalla Spagna nel 1492 e, ancora, della porta segreta che nasconde l'accesso al mistero delle sephirot, albero della vita alle cui radici attingono gli illuminati. Poi, all'improvviso, si è ammaliati e trasportati altrove, dalla visione di Pan e del suo flauto. In una girandola di parole e immagini, si cade dentro all'orrore di Hiroshima per risalire e prendere fiato sul tronco della Musa paradisiaca, ovvero il banano, denominato così forse, come si legge, 'perché, mostrando alla comunità umana la caducità dell'esistenza, diviene ispirazione per i poeti, i filosofi e gli asceti. Ma tornò marzo e lo spirito verde della vita si risvegliò all'interno del fusto'. Roberto, sento la necessità di riprendere fiato. Come ti vedi tu, rispetto al banano?". E' una bella domanda, che inizia con una luce metafisica e termina con il verde della vita. Uno degli aspetti più affascinanti della nostra esistenza è incontrare persone dolci, simpatiche, intelligenti, sagge, confuse, genuine. Conversare, chiedere, rispondere. Far crescere le idee parlando, osservando, sorridendo, ridendo. Nel ghetto di Venezia o all'ombra di una pianta miracolosa. Roberto Malini.
(Nella foto: copertina del romanzo Latte di serpe di Laura Onofri)
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Anne in the Sky: danza della memoria che non si arrende all'oblio
di Roberto Malini
L'1 e il 4 settembre a Roma e a Venezia ricordiamo Anne Frank quale simbolo della strage degli ebrei d'Europa, durante la Seconda guerra mondiale. Il pubblico assisterà alla performance con la stessa commozione e lo stesso pathos che andrebbero riservati a una cerimonia. Angelica, io e i ragazzi dell'Arcobaleno ci siamo impegnati perché la rappresentazione risulti in ogni scena evocativa di eventi che risiedono nella storia e nella memoria, senza cedimenti romantici o moralistici. Anne in the Sky si avvale degli strumenti dell'arte - parole, suoni, segni, gesti - per mettere in scena in forma essenziale e simbolica ciò che accadde ad Anne Frank e ai suoi cari. L'arte sulla Shoah non ha il fine (né la possibilità: sarebbe colpevole presunzione) di dimostrare nulla. La pièce evoca un evento immenso, tragico e reale. La musica, la danza, come nella cultura chassidica, concorrono alla celebrazione del ricordo: nient'altro. La "danza di Anne Frank" è metafora del divenire dell'umanità, che - volente o nolente - raccoglie l'eredità di sei milioni di persone innocenti assassinate. E' universale e atemporale; la sua santità è la santità della vita degli stessi danzatori, come la danza dei rabbini negli shtetl e nelle comunità ebraiche europee, prima che i tedeschi e i loro complici distruggessero quel mondo. La rappresentazione è parte della memoria che non si arrende all'oblio: ecco tutto il suo valore simbolico. Durante lo svolgersi della pièce, compariranno in scena alcune Stelle di Davide: le stelle dell'universo cui Anne guardava con una speranza che fu tradita dall'umanità a lei coeva. Anne in the Sky celebra una giovane scritrice di straordinario talento e, contemporaneamente, tutte le vittime della follia nazista. Questo e solo questo è il senso dell'opera, che è un memoriale che parla, si muove, racconta, canta e ricorda. Quando, al termine della performance, i ragazzi dell'Arcobaleno e gli autori si presenteranno al pubblico, apriranno uno spiraglio su quello spazio dell'anima che "separa la luce dalle tenebre": lo spazio e il tempo in cui visse e morì Anne Frank. Ricordare la Shoah è un compito difficile e importante. Il filosofo ebreo tedesco Theodor Wiesengrund Adorno definì cruciale e forse addirittura superiore al diritto della memoria tale celebrazione. Noi crediamo che ci si possa assumere un compito di così grande responsabilità: per farlo abbiamo cercato di far tacere le voci della nostra realtà, per lasciar parlare quelle dell'Olocausto. Anne in the Sky si inserisce così in un progetto che Angelica, Dario Picciau, Andrea Jarach e io, con tante altre persone di valore, con le Associazioni Watching The Sky, Beresheet, Ponte Azzurro, con i musei Yad Vashem e Ghetto Fighter House, stiamo conducendo in sinergia, per contribuire alla ricerca sulla Shoah e alla divulgazione dei valori educativi che le vittime, i sopravvissuti e i testimoni tramandano all'umanità.

Anne in the Sky
Anne Frank, un'adolescente nella guerra e nella follia
Immagini in teatro danza
I ragazzi dell'Arcobaleno, Roberto Malini, Edna Angelica Calo' Livne'
Pièce teatrale in sei atti di Roberto Malini ed Edna Angelica Calo'' Livne'
Prodotta da Andrea Jarach - Isole del Tesoro
Coreografia di Edna Angelica Calo' Livne'
Musica di Amir Jaacobi
Scenografia di Dario Picciau, Carles Piles, Roberto Malini e Simone Pinter
Costumi di Roberto Malini e Simone Pinter
Producer: Yehuda Calo’
Segretaria di produzione: Roberta Cohen
I ragazzi dell'Arcobaleno: Anat Gur Lavi, Kfir Calo' Livne', Galit Vainstub, Ahed Hleihel, Meital Vainstub, Nader Ballut, Zlil Cohen, Or Shemesh, Michael Camissa, Sarit Algali, Nida Hleichel, Or Calo' Livne', May Avraham.
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Anne Frank "rivive" a Venezia grazie alla Digital Reality
Il lungometraggio di animazione tridimensionale diretto da Dario Picciau in anteprima alla 62a edizione della Mostra del Cinema di Venezia con un attesissimo trailer. La regina d'Olanda e altre personalità introdurranno la conferenza stampa della 263 Films. L'editore e produttore Andrea Jarach presenterà il libro di Roberto Malini "Le 100 Anne Frank".
La società di produzione cinematografica italiana 263 Films sarà presente alla 62a Mostra internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (31 agosto - 10 settembre 2005) con alcuni eventi molto attesi. La Mostra fa parte della Biennale di Venezia, che è da più di un secolo una delle istituzioni culturali più significative del mondo, all'avanguardia nella promozione dell'innovazione nell'arte contemporanea e nel cinema. La 263 Films presenterà in occasione della Mostra il teaser-trailer del lungometraggio di animazione fotorealistica tridimensionale "Cara Anne. Il dono della speranza". Si tratta in realtà di un'opera a sé stante, un cortometraggio in cui lo stato dell'arte della tecnologia della Digital Reality si coniuga alla visione drammatica e contemporaneamente lirica della Storia che è una caratteristica di Dario Picciau. Dopo aver trionfato nei festival internazionali con il film "L'uovo" e il cortometraggio "Binario 21", il trentenne regista milanese sta realizzando il colossal del cinema di animazione tridimensionale europeo, già definito dagli addetti ai lavori la più importante risposta europea ai lungometraggi della Pixar. Il lungometraggio ha ottenuto il consenso (con il punteggio massimo) e il finanziamento da parte della Commissione Cinema del Ministero dei Beni Culturali quale opera di interesse culturale. "Cara Anne. Il dono della speranza" è la nuova opera cinematografica dedicata ad Anne Frank e alla forza del suo messaggio, che sopravvive nel nostro tempo ed è ancora in grado di confortare chi soffre e di ricordare a tutti che dalla discriminazione, dal pregiudizio e dall'odio nascono solo morte e distruzione. Per trasformare in un film l'eredità morale che sei milioni di vittime ci hanno lasciato, gli esperti e gli artisti della società di produzione cinematografica 263 Films di Milano Due, Segrate (Milano) hanno studiato attentamente la storia della Shoah in Olanda, che riguardò 140.000 cittadini ebrei, di cui solo il 20% sopravvisse.
  
La sceneggiatura di Roberto Malini, scrittore che ha al suo attivo saggi storici, sceneggiature, opere di narrativa e poesia, si basa in effetti sulla documentazione storica e fotografica incentrata sulla tragedia che si abbatté sugli ebrei dei Paesi Bassi e non sulla singola vicenda di Anne Frank, la quale è restituita all'universalità del suo messaggio e della sua memoria, che è il simbolo più noto della Shoah in Europa. Il lungometraggio, realizzato in Digital Reality, presenterà le vicende parallele di Emily -una ragazza del nostro tempo, che lotta contro una malattia, facendosi forza grazie all'esempio di Anne Frank- e la stessa Anne. Emily e Anne si incontreranno in quella "terra di mezzo", in quel "giardino segreto" che si chiama speranza, memoria o poesia. Il regista Dario Picciau, dopo aver studiato minuziosamente, a propria volta, i fatti, i luoghi e gli ambienti in cui si svolse la persecuzione degli ebrei nei Paesi Bassi, ha riunito un gruppo di lavoro comprendente i più quotati artisti attivi nel settore del character design (Jon Foster, Ashley Wood, Tim Bradstreet e altri) e dell'animazione tridimensionale (da Jonas Thornquist a Carles Piles, da Sebastian Schollhammer a Josep Thomas). Artisti che hanno al loro attivo produzioni come Harry Potter, Guerre Stellari, The Punisher, Blade, Constantin, Il Signore degli Anelli. Si è costituito così un laboratorio tecnologico dotato dei più avanzati computer e programmi di modellazione, animazione e ricostruzione filologica di fisionomie, luoghi e oggetti di quell'epoca. I personaggi che si muoveranno nelle città di Francoforte sul Meno e Amsterdam, nei lager di Westerbork, Auschwitz e Bergen-Belsen (ricostruiti in 3D nei minimi particolari) saranno animati grazie al laboratorio di Motion Capture più avanzato d'Europa, presso i Raptor Studios di Busto Arsizio, che fanno parte della struttura produttiva della 263 Films. Il "Motion Capture" è un sistema computerizzato in grado di "catturare" il movimento e le espressioni di attori veri. Oltre ad Anne e ai suoi cari, la Digital Reality di Dario Picciau riporterà in vita -come citazioni e omaggi- personaggi quali Emily Dickinson, Oskar Schindler, Helga Deen (autrice di un "Diario" scritto nel campo di concentramento di Vugh, in Olanda, e uccisa dai nazisti a Sobibor, a soli 18 anni). Il progetto "Cara Anne. Il dono della speranza" intende restituire al pubblico il significato universale della vita, della morte e dell'esempio di una giovane scrittrice, un'intelligenza pronta e acuta, un'esistenza stroncata dal pregiudizio, da non dimenticare mai. Gli artisti della 263 Films -provenienti da Stati Uniti, Canada, Polonia, Spagna, Francia, Cina, Australia e altri paesi- non sono solo fuoriclasse nel loro campo specifico, ma sono anche uniti dalla volontà di raccontare al mondo e soprattutto alle nuove generazioni una storia che non deve mai essere dimenticata. Le musiche della colonna sonora sono composte da Carlo Siliotto, grande compositore che ha raccolto l'eredità della migliore scuola italiana, attento studioso della vicenda di Anne Frank e della Shoah. "Cara Anne. Il dono della speranza" si svolge in un tempo che appartiene alla Storia, ma propone valori, esperienze e informazioni fondamentali alla nostra epoca tormentata, grazie a una sceneggiatura che, attraverso la sincronicità della poesia, consente alla giovanissima autrice del "Diario" di raggiungerci nel presente, per offrirci il dono inestimabile del suo coraggio. E noi, contemporaneamente, potremo viaggiare verso il suo "piccolo" mondo, per vivere accanto a lei e ai suoi cari quello che accadde al suo popolo. Nedo Fiano, deportato ad Auschwitz nel 1944 e fra i pochi sopravvissuti, ha definito con parole vere e profonde gli obiettivi del film di Dario Picciau, dopo aver letto alcuni brani della sceneggiatura e osservato le prime fasi della lavorazione: "Quest'opera è destinata a infrangere le barriere del tempo e dello spazio, per restituire al mondo il valore inestimabile della memoria di ciò che avvenne". L'importante riconoscimento della Task Force for International Cooperation on Holocaust Education, Remembrance and Research, il patrocinio e il sostegno scientifico di Yad Vashem e del Ghetto Fighter's House Museum sono per gli autori motivi di orgoglio e stimoli a lavorare non solo con il talento e gli strumenti offerti dalla tecnologia, ma anche con il cuore. È una "missione" il cui obiettivo principale è quello di contribuire alla crescita culturale e umana dei giovani, molti dei quali, alimentati dal cibo della memoria, scopriranno valori primari da difendere, per diventare un giorno uomini di pace, che non accettano indifferenza e pregiudizio come alternative all'amore e alla verità. "Quando ho riunito gli artisti nella 'factory' di Milano Due," racconta Dario Picciau, "avevo in mente un progetto che a molti esperti e specialisti del cinema di animazione 3D sembrava un'utopia: ricostruire i luoghi e la storia di Anne Frank e dei suoi cari con verosimiglianza fotorealistica. La sceneggiatura del film è fortemente educativa. Non a caso è patrocinata da Yad Vashem per la sua esattezza storica e la sua capacità di trasferire al pubblico la memoria dell'Olocausto. Ecco perché ho scelto le tecnologie e gli artisti, provenienti da ogni parte del mondo, in grado di riportare in vita la memoria di un mondo scomparso. Il film 'Cara Anne' consentirà agli spettatori di vedere Anne, la sua famiglia e i suoi amici muoversi nei luoghi della loro vicenda: Francoforte, Amsterdam, Westerbork, Auschwitz e Bergen-Belsen durante l'ascesa del nazismo e la Seconda Guerra Mondiale. La speranza e la disperazione, il coraggio e la trepidazione, l'eroismo e il martirio di quel gruppo di persone straordinarie saranno restituiti al mondo -e soprattutto ai giovani-nel modo più vero e umano".

Anne , con i suoi scritti e il suo viso amato da milioni di persone in tutti i continenti, con i suoi gesti, con il suo sorriso luminoso, parlerà ancora a tutti, idealmente al fianco dei testimoni, dei giusti e delle vittime dei campi di sterminio. E noi, grazie alla Digital Deality, alla "sincronicità junghiana" e alla poesia, potremo esserle accanto e soffrire, sperare, amare con lei e i suoi cari.

Il produttore del film Andrea Jarach presenterà a Venezia, durante la conferenza stampa, gli aspetti culturali e storici del film, l'atteso trailer e le iniziative che saranno presentate in occasione della Mostra. "Il trailer è di per sé un'opera autonoma," ci ha detto Jarach, "in cui si vedranno immagini indimenticabili che riemergono dalla storia: Anne Frank che si muove nell'Alloggio Segreto di Amsterdam. La 263 Films annuncerà anche gli importanti patrocini che il film può vantare, a partire da quello del museo memoriale Yad Vashem, il più importante istituto di ricerca sulla Shoah. In occasione della Mostra, presenteremo inoltre un libro di straordinario valore storico, che racconta la Shoah attraverso le vicende di 100 delle sue vittime. 100 donne polacche, olandesi, tedesche, francesi, italiane, dei Paesi Baltici accomunate da due elementi: essere ebree e chiamarsi... Anne Frank, come l'autrice del Diario. Si tratta di una grande scoperta fatta dallo scrittore Roberto Malini, che consultando l'archivio di Yad Vashem ha rintracciato oltre 100 donne di ogni età che si chiamavano Anna (o Hanna, Annete, Chana, Anni, secondo il luogo di nascita) di nome e Frank di cognome. E' un libro che affascinerà sia gli studiosi che i lettori di ogni età e fascia culturale, ideale per avvicinare i giovani alla realtà dell'Olocausto".

Venezia è il posto più indicato per la presentazione dei progetti della 263 Films. Elettivamente gemellata con Amsterdam -la "Venezia del Nord", città in cui Anne Frank scrisse il suo Diario- Venezia è conosciuta come "la città degli ebrei". Il 29 maggio del 1516, in seguito alle leggi razziali emanate dal suo governo, la "Serenissima" creò sul proprio territorio il primo ghetto d'Europa. Ghetto che visse anni di relativa tranquillità e periodi di persecuzione e morte. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la comunità ebraica di Venezia subì la tragedia delle deportazioni nei campi di sterminio nazisti. L'autore della sceneggiatura del film "Cara Anne. Il dono della speranza", Roberto Malini, ricorda quella dolorosa pagina della storia degli ebrei veneziani: "La mia famiglia, per parte materna, ha le sue origini proprio nel ghetto di Venezia. La mia bisnonna, Eva Segala -Segala è un antico cognome ebraico italiano- frequentava le funzioni della Schola Spagnola, una delle più antiche e belle sinagoghe del nostro paese. La Shoah colpì Venezia con spietata violenza. Molti degli ebrei che evitarono le camere a gas, dovettero la loro buona sorte all'eroismo di Giuseppe Jona, presidente della comunità ebraica veneziana. Dopo l'emanazione delle leggi razziali, i nazisti gli ordinarono di consegnare loro gli elenchi dei membri della comunità. Per evitare di tradire gli ebrei del ghetto, Jona bruciò le liste e si tolse la vita. Il regista Dario Picciau, il produttore Andrea Jarach e io abbiamo deciso di dedicare il cortometraggio/trailer 3D proprio alla memoria dell'eroe del ghetto di Venezia". Una targa ricorda così l'uomo che salvò tanti ebrei veneziani:
GIUSEPPE JONA
CLINICO ILLUSTRE
MAESTRO DI RETTITUDINE E DI BONTÀ
NELL'ORA TRISTISSIMA DELLA PERSECUZIONE
RESSE LA COMUNITÀ DI VENEZIA
CON ALTO SENSO DI DIGNITÀ
E VI PROFUSE I TESORI
DELL'ANIMA SUA GRANDE
ALLA ROVINA D'ITALIA
AL NUOVO MARTIRIO D'ISRAELE
NON SEPPE SOPRAVVIVERE
Per la conferenza stampa della 263 Films -in cui i protagonisti della produzione racconteranno il significato e gli obiettivi del progetto- e per rendere omaggio all'autrice del Diario è annunciata la presenza a Venezia di alcune personalità di rilievo, fra le quali la regina d'Olanda. (Nelle foto: il ghetto di Venezia; Telemaco Signorini: "Ghetto di Venezia"; ambienti del film "Cara Anne").
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Anne in the sky
Anne Frank, un'adolescente nella guerra e nella follia. Immagini in Teatro Danza.
Prende forma la performance teatrale dei Ragazzi dell'Arcobaleno, Roberto Malini e Edna Angelica Calò Livné e prodotta da Andrea Jarach. Un Premio Nobel ai ragazzi dell'Arcobaleno corrisponderebbe a un Premio Nobel ad Anne Frank e a tutti coloro che si immolarono per cambiare il mondo.
 
Anne in the Sky è una performance teatrale che parte dalla vita e dalla morte di Anne Frank e arriva al traguardo della memoria, sola base possibile per un progetto di speranza, di uguaglianza e di pace. I ragazzi del Teatro dell'Arcobaleno, la compagnia diretta dalla scrittrice e drammaturga Edna Angelica Calò Livné, sono già sul palco e provano i passi di danza, le espressioni, la mimica del nuovo spettacolo. Uno spettacolo che trasforma in simboli e gesti (potenti e indimenticabili come archetipi o principi primi) il messaggio e l'esempio dalla giovane autrice del Diario, la cui esistenza fu improntata dapprima alla gioia, all'amore, al colloquio fra persone e popoli diversi e poi -nel martirio di Westerbork, Auschwitz e Bergen-Belsen- alla compassione, alla generosità, all'eroismo e ancora all'Amore disinteressato. Angelica e io abbiamo ideato e scritto la performance con la passione e la fede di chi crede in un nuovo mondo. Ci ha sostenuti in ogni momento Andrea Jarach, editore, produttore cinematografico e storico della Shoah. Anne in the sky ... Anne Frank nell'azzurro del cielo in cui perdeva il suo sguardo, credendo nell'intima bontà del genere umano. Anne Frank in cielo come i milioni di ebrei usciti come fili di fumo dai camini dei crematori: sepolti "in una tomba di nuvole, dove non si sta stretti," come scrisse il grande poeta ebreo rumeno Paul Celan, scampato alla Shoah. I ragazzi del Teatro dell'Arcobaleno, dei quail caldeggeremo in ogni sede una candidatura al Premio Nobel per la Pace, hanno accolto il progetto con lo stesso entusiasmo e la stessa fede nell'umanità che animava Anne Frank e che ne fecero non solo il simbolo di sei milioni di vittime, ma anche dell'eroismo ebraico durante l'Olocausto. Non deve essere dimenticato, infatti, che Anne e la sorella Margot (come alcuni testimoni hanno riferito) rischiarono la propria incolumità fisica e la propria vita, nel lager di Bergen-Belsen, per aiutare chi era ancora più debole e sfortunato di loro: un gruppo di bambini affamati e in tragiche condizioni di salute. Un Nobel ai ragazzi del Teatro dell'Arcobaleno, ebrei, arabi e cristiani che lavorano e sognano insieme, sarebbe un Nobel ad Anne Frank e a coloro che si immolarono per cambiare il mondo. "Mio caro Roberto," mi ha detto Angelica, "i ragazzi e io abbiamo riletto il Diario, una biografia di Anne e un'altra. Abbiamo cercato di rileggere Anne con l'innocenza dei bambini e poi con la maturità di chi vede la realtà del mondo. Ho riletto la vita di Anne Frank come quando avevo l'età dei miei ragazzi, come quando avevo 20 anni, come quando avevo gia un figlio. E ora che ne ho quattro, rileggo ancora con un altro spirito l'esistenza di Anne. L'ho letta da ebrea, da donna innamorata, da italiana che vive nel Medio Oriente e crede nel trionfo della pace, da madre che non si nasconderà più e che farà del tutto per non doversi mai più nascondere.
 
Ho cercato di leggerla con gli occhi di chi non sa cosa sia un ebreo, di chi gli ebrei li ha sempre ammirati e di chi gli ebrei li ha sempre odiati senza sapere neanche perché. L'ho letta col cuore di chi non ha ancora perdonato di essere cresciuto senza famiglia, senza casa e con tanti ricordi da cancellare insieme a Hitler, alla Gestapo, alle SS e ai gas dei campi di morte. L'ho letta con la speranza di chi è scampato a tutto questo e oggi ha dei figli e dei nipoti a cui dopo 60 anni ha cominciato a narrare il suo passato. L'ho riletta per riscoprire e trasmettere agli altri una volta ancora che abbiamo il ricordo, il ricordo collettivo di un popolo coraggioso che si è rialzato da tutte le ceneri dell'universo. Ora, grazie ai ragazzi del Teatro dell'Arcobaleno, possiamo celebrare e restituire un po' di presenza nel mondo a chi ci ha lasciato la sua testimonianza, ha avuto il coraggio di raccontare i suoi sogni piuù intimi, le sue paure, i suoi dilemmi, la sua anima... sì, ha rovesciato la sua anima davanti a noi, affinché potessimo continuare la vita. Perlomeno noi! Lavoreremo con questo spirito, dal mattino alla sera, per portare al mondo il piccolo messaggio di una ragazza così fragile e così grande. Anne, che ci ha insegnato a ricordare, perché chi non ricorda la storia è destinato a ripeterla".
  
(Nelle foto: Anne Frank; lo scrittore Roberto Malini; Angelica Calò; alcuni ragazzi del Teatro dell'Arcobaleno e un momento di un loro spettacolo).
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A.F. 100: il Teatro dell'Arcobaleno ricorda il messaggio di Anne Frank
I ragazzi dell'Arcobaleno, Roberto Malini e Edna Angelica Calò Livnè propongono al pubblico di Venezia, durante il Festival del Cinema, una performance di musica, teatro, danza e mimo. Attesissimo il teaser-trailer del film Cara Anne. Il dono della speranza . Anne Frank sarà anche al centro di un grande evento editoriale

Edna Angelica Calò Livné, nata a Roma nel 1955 da un'antica famiglia ebrea, vive da trent'anni in Israele, presso il kibbutz di Sasa. Scrittrice, promotrice di iniziative di pace, già candidata al Nobel per la Pace, ha fondato nel 2003 il Teatro Arcobaleno, una compagnia formata da oltre 30 ragazzi ebrei, musulmani e cristiani, che lavorano insieme per mettere in scena performance che invitano i popoli al dialogo e alla nonviolenza. Lo spettacolo di mimo, danza e musica "Bereshit" ha ottenuto un notevole successo e un'importante attenzione da parte di istituzioni e media, che a poco a poco contribuiscono alla diffusione di un messaggio fondamentale per il futuro dell'umanità. Ho conosciuto Angelica a Milano l'anno scorso, al termine dello spettacolo che i suoi giovani artisti hanno rappresentato al Teatro San Babila. Ci ha presentati Andrea Jarach, che sostiene e promuove sia l'attività del Teatro dell'Arcobaleno che quella letteraria della sua fondatrice (e la mia!). Ci siamo scambiati idee e opinioni, intenzionati a realizzare alcuni progetti insieme. Ci accomunano diverse cose: gli ideali di pace, il desiderio di contribuire al dialogo fra popoli diversi e di difendere attraverso la cultura i diritti umani, troppo spesso sopraffatti dalla discriminazione e dall'odio. Ci accomuna la volontà di testimoniare la Shoah , creando nuovi modelli educativi da rivolgere alle giovani generazioni. Così è nata la performance di musica, teatro, mimo e danza "A.F. 100". 100 volte Anne Frank, il cui nome, associato al numero 100, apparirà sulle t-shirt della "squadra della memoria e della pace" composta dai fantastici ragazzi del Teatro dell'Arcobaleno. Lavorano con noi per il successo della rappresentazione e la diffusione degli ideali che simboleggia, devolvendo entusiasmo e grandi energie, Andrea Jarach (che ha reso possibile lo spettacolo, sostenendo, organizzandolo e promuovendolo) e il regista Dario Picciau, che ne curerà delicati aspetti artistici. La "première" è prevista a Venezia, verso fine agosto, in concomitanza con il Festival Cinematografico, neo corso del quale sarà presentato l'attesisssimo teaser-trailer del film Cara Anne. Il dono della speranza e un grande evento editoriale incentrato ancora su Anne Frank. Roberto Malini
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Eventi
PitiFest 2004
Settimo Festival di Cinema e Cultura Ebraica
5/8 Dicembre 2004, Pitigliano (GR)
"Anna Frank: un'eredità di speranza, un'eredità di memoria"
Quattro giorni di cinema e cultura ebraica a Pitigliano tra film, documentari, mostre d'arte, visite guidate ai luoghi ebraici, degustazioni di dolci e vini ebraici...
La Settima Edizione del "PitiFest" - Festival di Cinema e Cultura Ebraica , nato nel 1998 da un'idea di Michela Scomazzon Galdi, che ne è il Direttore Artistico, ed organizzato dall' Associazione "Pitigliano Film Festival" di Roma - dal 2003 in collaborazione con l'Associazione "La piccola Gerusalemme"di Pitigliano - si svolgerà dal 5 all'8 Dicembre 2004 a Pitigliano (GR).

La manifestazione, unica nel suo genere in Italia, e diventata ormai un'importante vetrina anche internazionale per il cinema e la cultura ebraica, sin dalla prima edizione, è sostenuta in particolare dalla Provincia di Grosseto , e dal 2001, anche dalla Direzione Generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Alcune significative novità nell'Edizione 2004: il Festival, dopo due anni di allontanamento, torna a svolgersi interamente a Pitigliano, "la piccola Gerusalemme" , sua sede originaria; il restyling del logo.
Come per ogni edizione, anche il programma 2004 avrà un filo rosso: "Anna Frank: un'eredità di speranza, un'eredità di memoria" che caratterizzerà l'offerta cinematografica.
Perché Anna Frank? Dal momento che il PitiFest dà molta importanza al valore della Memoria, ha ritenuto importante ricordare la figura della ragazzina ebrea, diventata simbolo della Shoah, nella ricorrenza dei 60 anni dell'arresto di Anna e della sua famiglia nell'Alloggio segreto", e dei 75 anni dalla sua nascita.
Molti quindi i film dedicati ad Anna Frank, tra i quali segnaliamo il documentario " Cara Kitty" ma soprattutto il filmato di presentazione del film "Cara Anne Frank - Il dono della speranza" che uscirà nel 2006. Il film, un progetto da 10 milioni di euro della "263 films" di Milano , sarà realizzato in 3D e restituirà al mondo il volto di Anna. Per ricostruire l'Amsterdam di quegli anni, l'Alloggio Segreto, i luoghi dell'infanzia di Anna, è stata effettuata la più scrupolosa ricerca storico-filologica. Il film intende raccontare all'uomo di oggi e di domani una storia destinata a far riflettere sugli errori, ed orrori, che una parte dell'umanità commette contro un'altra parte di essa.Il filmato racconterà di come è nato il progetto, della "factory" che ha riunito oltre 30 tra i maggiori artisti del mondo (disegnatori, artisti digitali, animatori, esperti di motion capture ecc.), ma soprattutto di Anna Frank, del suo messaggio universale che verrà restituito alla memoria del mondo. Per la sezione "Cinema e Dialogo" sarà presentato, in una proiezione speciale per le scuole, "POP - Pace of Peace ", realizzato grazie al sostegno dell'Ufficio per la Pace a Gerusalemme del Comune di Roma e di Castelli Animati.
Pace of Peace è un cartone animato, un "piccolo" cartone animato, con annesso documentario, La storia di Pop , che ne racconta la realizzazione.
Otto ragazzi israeliani della città di Raanana e otto palestinesi di Qalqilia, con i loro insegnanti e rispettivi Sindaci, hanno sfidato - e sfidano - occupazione e attentati, blitz e terrorismo. Insieme, con coraggio individuale e intelligenza collettiva, hanno cominciato a bonificare uno dei campi minati più pericolosi per il percorso di pace. Quello della comunicazione. Così questi ragazzi hanno voluto testimoniare personalmente la loro visione della pace.
E lo hanno fatto ideando insieme la storia ed i personaggi di Pace of Peace , assistiti da alcuni tra i migliori esperti del settore e relative case di produzione e studi di animazione.
Per la sezione cinematografica "Perché ricordare " si segnala invece l'anteprima mondiale dell'opera video "Binario 21". Dario Picciau e Roberto Malini, il regista e l'autore di "Cara Anne Frank - Il dono della memoria", attivi da molti anni in diverse espressioni dell'arte contemporanea, hanno realizzato questo cortometraggio che racconta di una livida domenica invernale del 1944, quando dal Binario 21 della Stazione Centrale di Milano furono deportati per "ignota destinazione" più di 600 cittadini italiani di religione ebraica. Nella sezione altri due documentari inediti: " Figure di un mondo scomparso" , di Benedetto Parisi, sulla distruzione degli ebrei polacchi con la Shoah, e " Shalom Asmara" di Marco Cavallarin e Marco Mensa, la prima ricerca storica mai effettuata sulla Comunità Ebraica Eritrea.
Nella sezione cinematografica "Una finestra su Israele" (inaugurata nel 2001), in anteprima nazionale l'ultimo film del regista Amos Gitai "Hotel promised land ", distribuito dalla Lady Film, presentato alla 61a Mostra del Cinema di Venezia e non ancora uscito nei circuiti commerciali. Tema del film: la "tratta delle bianche" in Medio Oriente...
Ad arricchire il variegato programma del Festival ci sarà anche l'inaugurazione di due mostre dedicate ad Anna Frank dagli artisti della 263 Films, riuniti nel gruppo "Watching The Sky" .
Nella mostra d'arte contemporanea "Dipingere la Memoria" saranno esposte opere dedicate alla vicenda di Anna Frank; la mostra "Il piccolo mondo di Anne Frank" raccoglie una serie di pezzi rari (ad es. le prime edizioni assoluta [1947] e italiana [1954] del Diario; edizioni filateliche ecc)
Last but not least, nella sezione enogastronomica, sarà presentato il Nuovo Presidio Slow Food "La cucina dei goym nella città del tufo ". Interverranno Carlo Cannella , professore ordinario di Scienze dell'Alimentazione all'Università "La Sapienza" di Roma, la giornalista Francesca Fellini e Maurizio Manzini, responsabile dei produttori per il Presidio. A seguire: degustazione dello sfratto e del bollo , dolci tipici ebraici originari di Pitigliano e del vino kasher "Le Vigne di Terracina" .
Sarà inoltre possibile effettuare visite guidate alla Sinagoga di Pitigliano ed ai locali sottostanti (dove veniva cotto il pane azzimo, effettuata la macellazione kasher, praticato il mikvè (bagno rituale).
Al pubblico del Festival non resta che l'imbarazzo della scelta!
Per info:
339 - 710.38.37; 338-88.00.199
staff@pitifest.it ;
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Il Teatro dell'Arcobaleno mette in scena la Speranza
di Roberto Malini e Loris Liuzzi
4 ottobre 2004. E' sera. Mancano pochi minuti alle nove. Luci, macchine, gente che si affanna per compiere acquisti o cenare "più veloce della luce" all'interno di un MacDonald. Nel centro della metropoli lombarda non ci si ferma a riflettere su nulla: si osservano lucenti e oscuri oggetti del desiderio oltre le vetrine dei negozi; ci si immerge nella folla indossando inconsapevolmente la maschera senza colore dell'indifferenza. Verso il Teatro San Babila, però, camminano esseri umani dai volti veri, su cui si leggono emozioni che nessuna maschera -neanche quella del clown Ronald MacDonald- potrebbe nascondere. Stasera va in scena la Speranza e i fortunati che accorrono verso la platea e la galleria sanno che assisteranno al "più grande spettacolo del mondo". Silenzio quasi sacrale in sala. Andrea Jarach, uomo di pace e infaticabile organizzatore di eventi che promuovono l'amicizia fra i popoli, introduce la serata con parole commosse: dalla Galilea, ecco "Bereshit", lo spettacolo di Angelica Edna Calò Livné, interpretato -con i gesti e un pathos senza confronti più che con le parole che sembrano, oggi più che mai, dividerci piuttosto che unirci- dal "Teatron Keshet Bamarom" , il "Teatro dell'Arcobaleno".

Nato nel settembre 2002 per iniziativa di Angelica, il Teatro dell'Arcobaleno ha riunito sotto la bandiera dell'arte ragazzi religiosi del moshavim, ragazzi arabi cristiani e mussulmani dei villaggi circostanti, ragazzi dei Kibbutz e di città. Un progetto che si diffonde con la forza del bene, per divulgare un messaggio di pace nel periodo più difficile della storia di Israele, della Palestina e del nostro tormentato pianeta. Lo spettacolo, quasi tutto mimato, vuole esprimere la tragicità dei momenti che i due popoli stanno tuttora vivendo e l'importanza del dialogo e dell'incontro, essenziali "per non rinunciare alla speranza". Siamo in platea. La luce si spegne. Il teatro è ricolmo di spettatori di ogni età. L'attesa, la commozione sono presenti e vive nell'aria come una corrente elettrica che unisce spettatori e artisti. I ragazzi, chiusi in un grande sacco, si dimenano: vogliono esistere, sperimentare il mondo, forse cercare insieme, come un unico popolo, la felicità. Escono. Portano sui visi una maschera e candide vesti. Hanno i piedi nudi come gli uomini del "Principio" e sono mascherati; l'atmosfera è quella del ditirambo greco, l'origine della tragedia. Sono puri, gli adolescenti della Galilea, identici: maschera è il nome dei loro volti. L'etnologia ci insegna che "al principio" le maschere rituali servivano a far sentire gli iniziati, nelle cerimonie di passaggio, gli uni uguali agli altri. Ma questo, Ronald MacDonald non lo sa. Si sfiorano, i ragazzi e le ragazze, comunicano. Armonia è la loro danza. E' la rappresentazione dell'uguaglianza, di un equilibrio universale. All'improvviso, uno di loro si sveste della tunica; sotto il candore indossa vesti arancioni. Lo imitano, gli altri e si accorgono di essere diversi. Il popolo arancione e quello viola: colori antitetici. Si creano due fazioni contrapposte. Inizia la rivalità, madre della guerra. "La libertà non esiste più", "ormai non mi fa effetto più nulla, nemmeno la morte", "Non c'è nessun posto sicuro!", "Con quelli non ci si potrà mai parlare!", "Deve esserci una soluzione... deve esserci una speranza!!!": cinque frasi, la fine del dialogo. Si vive a poca distanza gli uni dagli altri, ma un muro fatto di parole, di pregiudizi, di paure rende sempre più lontano, alieno e incomprensibile ciò che fino a ieri era chiaro, rassicurante, amichevole. Come un piccolo sole e una piccola luna, i riflettori illuminano una giovane cantante, Lior Hen. La sua voce riempie il teatro e lo riscalda con la canzone "Toccare il sogno": "Verrà la pace su di noi. Verrà la pace su di noi e sul mondo intero". Sullo schermo alle spalle dei giovani interpreti, immagini di guerra, di paura, di disperazione. C'è bisogno di luce: lo dicono senza parlare, lo esprimono con la bellezza dei loro gesti, con la grazia dei loro corpi flessibili come virgulti i ragazzi e le ragazze del Teatro dell'Arcobaleno, che si tolgono, uno dopo l'altro, le maschere -corrotte dal tempo- e mostrano al pubblico la bellezza dell'innocenza, la purezza della speranza. "Viviamo in Israele, ma vogliamo avere nel nostro gruppo ragazzi della Palestina, vogliamo che in tutto il mondo si parli, si danzi, si canti per la pace," dicono alla gente, al termine dello spettacolo, seduti gli uni accanto agli altri, ancora con i piedi nudi, come gli antichi filosofi, ma adesso con i vestiti di tutti i giorni. Perché il principio è oggi. Perché un mondo nuovo, senza maschere, senza rancori, senza pregiudizi, può essere fondato adesso. Bello spettacolo, le cui luci si riflettono negli occhi lucidi degli spettatori e la cui essenza è rappresentata dall'esempio dei ragazzi impegnati in una missione di pace. I ragazzi dell'Arcobaleno, i ragazzi di Bereshit hanno le idee chiare. Sanno di correre un rischio grave, nonostante siano protetti dalle forze dell'ordine, ma il loro sogno non è costituito dall'ultimo modello di cellulare, dal motorino, dal giubbotto firmato e non è neanche il successo. Il loro sogno è un mondo sereno, in cui ci si possa guardare tutti con fiducia. Magari comunicando gli uni con gli altri attraverso il più bel cellulare, scorrazzando in motorino, capelli al vento e giubbotto firmato. Sono ragazzi e amano la vita!"Il nostro obiettivo è la pace" spiega la cantante Loir Hen "e pensiamo che il nostro spettacolo possa davvero significare molto". "Siamo orgogliosi di quello che facciamo e Angelica ascolta sempre i nostri consigli," afferma sorridendo uno dei giovani artisti. "Il Teatro dell'Arcobaleno è composto da amici che vogliono diffondere nel mondo un messaggio di uguaglianza e pace. Tutti insieme, magari partendo dal nostro piccolo progetto, possiamo farcela". (Nella foto: il Teatro dell'Arcobaleno).
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