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I Rom di via Centocelle: richiesta urgente all'Onorevole Gianfranco Fini
Roma, 20 giugno 20099
Ill.mo Presidente Fini, la città di Roma ha attuato più di trenta sgomberi di famiglie Rom solo nel 2009, oltre a un centinaio di azioni di allontanamento nei confronti di microinsediamenti presso parchi, ponti o edifici abbandonati. Dopo tali azioni di pulizia senza alternativa di alloggio né assistenza, si sono verificate situazioni umanitarie terribili: donne incinte hanno perduto i loro bambini, malati hanno visto aggravarsi le loro condizioni, mentre famiglie indigenti con bambini si sono disperse per Roma o sono tornate in Romania. Non è una vittoria della legalità, ma della disumanità. E' una vittoria dell'orrore che si approfitta del clima di odio razziale e della debolezza delle istituzioni europee, che sono affette da ignavia e non hanno strumenti per far rispettare le Risoluzioni. Quando possiamo, cerchiamo di aiutare le famiglie scacciate e perseguitate, ma ormai ben poche hanno il cellulare o la possibilità di chiamarci. E' questa pulizia etnica che avviene nell'indifferenza il vero scandalo italiano, non certo le quattro donnine allegre di Berlusconi: uno scandalo in cui destra e sinistra si danno la mano, una mano adunca e mostruosa, mano di chi non è più umano, se lo è mai stato. Ci aiuti, se possibile, a evitare un altro dramma riguardante i Rom di via Centocelle. Si può iniziare una via nuova, con un po' di spirito di fratellanza: al di là del sentimento di superiorità razziale che anima molti, siamo tutti "nomadi", di passaggio sulla Terra e noi e i nostri cari, prima o poi saremo "sgomberati" dalla nostra stessa caducità. A che serve, essere crudeli? La aggiorno sull'intervento di De Corato a Milano, riguardo alla piccola Rebecca Covaciu: nonostante le promesse che il vicesindaco ci ha fatto in Sua presenza, non ha fatto nulla e la famiglia sopravvive sotto un tetto solo grazie all'iniziativa privata e al coraggio dei genitori. Nel frattempo, però, la città di Milano ha messo in atto altri sgomberi identici a pogrom, di cui può leggere l'asettica cronaca sulla stampa o in rete.
Con (un residuo di) fiducia, Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau
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Comunicato stampa
ROM: NON E’ UNA QUESTIONE DI ORDINE PUBBLICO
Questa mattina i rom che due giorni fa avevano occupato l’ex deposito Heineken in via dei Gordiani 40, per reagire alla minaccia di sgombero, hanno deciso di tornare al campo di via di Centocelle.
La decisione è stata presa dopo l’intervento del Prefetto, della Questura e del Comune di Roma che, dopo avere definitivamente bloccato lo sgombero, hanno garantito l’apertura di un tavolo formale lunedì mattina per trovare una soluzione abitativa a tutti gli abitanti del campo, 300 persone in tutto.
Prima di rientrare nell’insediamento di via di Centocelle, il Comune ha provveduto a portare l’acqua, 10 bagni, i cassonetti e a ripulire la zona dai rifiuti. Nei prossimi giorni verrà predisposta la derattizzazione dell’area.
E’arrivato dunque un segnale differente, ma è evidente che a partire dalla vicenda dei rom di via di Centocelle la città tutta deve alzare la testa per ribellarsi alle politiche di ghettizzazione nei campi e chiedere per i rom un’accoglienza diversa.
La lotta che la comunità di via di Centocelle porta avanti da diversi mesi per il diritto alla casa e alla dignità proseguirà perché non è sufficiente migliorare le condizioni nei campi per vivere decentemente. Così come proseguirà la battaglia per rimanere all’interno del territorio nel quale questa comunità si è inserita, come dimostra il meccanismo di solidarietà che si è sviluppato intorno all’occupazione in questi giorni, a partire dal Municipio VI e dalle scuole, frequentate regolarmente dai bambini fuori dalle logiche assistenzialiste presenti in molti campi.
Lunedì mattina alle ore 12 chiederemo al Prefetto di avviare un ragionamento generale sull’accoglienza e sulle richieste sollevate con l’occupazione di via dei Gordiani: il diritto alla casa prima di tutto, negato a migliaia di italiani e di migranti in questa città, e il diritto a rimanere sul territorio per non disperdere il percorso di inserimento sociale avviato da questa comunità in maniera autorganizzata.
Roma, 20 giugno '08
Rom e Romnì di via di Centocelle
Blocchi Precari Metropolitani
Popica onlus
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Condizione dei Rom a Milano e ruolo della sinistra. Scambio di messaggi fra il capogruppo del Pd presso il consiglio comunale milanese, Pierfrancesco Majorino, e Roberto Malini (Gruppo EveryOne)
Milano, 19 giugno 2009
Ecco lo scambio di comunicazioni fra il Gruppo EveryOne e Pierfrancesco Majorino (capogruppo del Pd presso il consiglio comunale milanese). La speranza della nostra organizzazione è che questa apertura al confronto (preceduta da un breve scambio di email con il consigliere del Pd Carmela Rozza) possa rappresentare una volontà del Pd milanese e speriamo nazionale a comprendere la realtà della persecuzione che da anni colpisce le famiglie Rom a Milano e in Italia. L'Unione europea ha indicato più volte la strada da percorrere, con Risoluzioni e ammonimenti, ma finora destra e sinistra hanno fatto orecchie da mercante, proseguendo con politiche inique. In particolare, Veltroni, Rutelli, Cofferati, Domenici, Penati e diversi "sindaci rossi" come Ceriscioli a Pesaro sono stati portabandiera di un movimento di intolleranza rossa che ha fatto cattiva scuola e che ha creato "compagni antizigani", "compagni xenofobi", "compagni-bruciamoli-tutti", "compagni-camerati" che davvero non rappresentano le ideologie progressiste e democratiche. Ricordo che nel 1976 o '77, quando ero ragazzo, conobbi Enrico Berlinguer (nella foto) a Bologna, che definì i Rom e i senzatetto (lui li chiamava, senza alcuna mancanza di rispetto, "zingari" e "barboni") come "i veri proletari" ovvero coloro che la sinistra italiana doveva innanzitutto rappresentare. Altri tempi, è vero, ma le vite umane dei Rom e dei "clochard" hanno lo stesso valore di allora. Sono... vite umane! Noi cerchiamo con ogni energia di limitare i danni che i movimenti razzisti e xenofobi, che in Italia hanno raggiunto il vertice, causano alle minoranze più vulnerabili. Abbiamo interagito con la Commissione europea, il Consiglio d'Europa, le Nazioni Unite e le principali organizzazioni per i Diritti Umani, contando sull'eroica sinergia con i Radicali, per quanto riguarda l'Italia. Abbiamo tuttavia rilevato con preoccupazione che il Pd ha "fatto fuori" tutti i protagonisti di importanti vittorie civili europee, ratificando con il Pdl l'intesa che fissava lo sbarramento europeo al 4% o escludendo dalle candidature tutti i protagonisti di importanti vittorie civili europee, da Pannella a Cappato, da Catania ad Agnoletto, da Chiesa a Fava, per premiare i Cofferati e i Domenici, che hanno attuato politiche anti-minoranze. Ecco perché temiamo che la prossima caduta di Berlusconi, che il premier stesso ha predisposto attraverso un comportamento reprensibile in ogni campo in cui si è mosso, e la perdita di potere della Lega (inevitabile, dopo la caduta del leader del Pdl) possano lasciare il posto a quella sinistra che i Diritti Umani aggira e irride. Ci conforta la statura umana e politica di Franceschini (nonostante qualche dichiarazione inopportuna nei confronti dei Rom) e ci fa sperare il "ritorno di fiamma" di un Massimo D'Alema in forma smagliante. Quello che ci auguriamo, però, e per cui ci impegniamo, è un risveglio delle ideologie che pongono l'essere umano e l'uguaglianza razziale al centro delle politiche e delle opere. Roberto Malini - Gruppo EveryOne (info@everyonegroup.com - www.everyonegroup.com)
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Primo messaggio di Piefrancesco Majorino a Roberto Malini
Milano, 19 giugno 2009
Caro sig. Malini, mi è stata segnalata la sua presa di posizione, che poi ho letto direttamente, sulle nostre considerazioni circa la situazione dei Rom a Milano:
http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=3105
Se avesse la pazienza di documentarsi scoprirebbe che le sue valutazioni non trovano alcun riscontro nè rispetto a quanto da noi affermato in occasione della citata conferenza stampa nè rispetto alla nostra azione in consiglio comunale. Quel che affermiamo infatti è molto semplice: innanzitutto chiediamo che sia fatta chiarezza sulla realtà dei numeri. Quanti sono? Quanti nei campi regolari?
Poi che vi sia sostegno alle organizzazioni sociali e del volontariato - tipo Casa della Carità - che portano avanti azioni di accompagnamento e solidarietà. Infine che si effettuino sgomberi di situazioni di illegalità garantendo accoglienza e sostegno per i più deboli a partire dalle donne e dai bambini. Di sicuro abbiamo, io e lei, idee diverse a proposito.
Tuttavia, mi creda, in questi mesi ci siamo battuti per affrontare la situazione con razionalità e nel rispetto dei diritti umani, contrastando spessissimo le azioni del governo locale di centrodestra, il che per noi ha un prezzo elettorale ma corrisponde a quanto riteniamo giusto. Cordiali saluti, Pierfrancesco Majorino.
Capogruppo PD Comune di Milano.
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Risposta di Roberto Malini
Milano, 19 giugno 2009
Gentile Pierfrancesco Majorino, se Lei vuole girare la faccia di fronte all'incredibile numero di tragedie umanitarie che avete provocato, voi e la destra milanese, nei confronti dei Rom, è un modo comodo per sfuggire un esame di coscienza che, nel caso di Milano, vede molti aguzzini e ben pochi spiriti votati ai Diritti Umani, ivi comprese le organizzazioni locali, che hanno firmato un vergognoso Patto di Legalità, simile ai testi dei regolamenti dei ghetti polacchi durante gli anni delle leggi razzialii. Se invece vuole guardarsi allo specchio, con l'intento di cambiare e riparare alle violazioni o alla complicità in violazioni atroci dei Diritti Umani, posso farLe incontrare (di persona o telefonicamente: ho notato che Carmela Rozza, per esempio, vuole la scorta dei vigili per recarsi a visitare famiglie perseguitate in condizioni tragiche di indigenza e salute) gli ultimi testimoni Rom di anni di persecuzione, dolore e lutti. Potrà ascoltare così dalla viva voce di chi a ha visto e subito quello che siete stati capaci di provocare, per ignoranza, cieca ostilità e soprattutto pregiudizio. A Lei la scelta. Roberto Malini
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Secondo messaggio di Pierfrancesco Majorino a Roberto Malini
Milano, 19 giugno 2009
Caro Malini, ho appena letto quanto segue - lo aggiungo in seguito - e appreso della sua volontà di presentare un esposto - cosa che al momento ignoro se avvenuta o meno -.
Ammetto che la mia precedente mail l'avevo scritta senza aver letto della vostra-sua iniziativa presso la Procura. Ovviamente dovesse essere intrapreso l'iter giudiziario risponderò in quella sede per difendere la mia onorabilità (cosa che valuterò in queste ore anche a prescindere della vostra azione ma a fronte delle vostre dichiarazioni pubbliche laddove mi-ci si attribuisce "istigazione all'odio razziale" ). Le comunico, però con la presente, che ho fatto parte della Carovana di Don Colmegna presente in Romania alcuni mesi fa e che i nostri consiglieri comunali, in particolare Andrea Fanzago e Marco Granelli, hanno diverse volte a nome del gruppo del pd intrapreso azioni di solidarietà efficaci - certo, non demagogiche!- nei confronti di Rom presenti a Milano. Temo, in estrema sintesi, che Lei abbia proprio sbagliato "indirizzo". Cordiali saluti, Pierfrancesco Majorino
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Risposta di Roberto Malini
Milano, 19 giugno 2009
L'esposto non è una denuncia, ma uno strumento democratico che serve alle autorità per verificare la legittimità di eventi che avvengono nella società. Nel nostro caso, la segnalazione di circostanze che si verificano ripetutamente e mettono in pericolo vite umane, l'integrità di famiglie e la dignità di un'etnia. Non l'abbiamo ancora presentato, preferendo avviare un dialogo con voi, finalizzato al recupero di quei valori democratici e civili che consentirebbero di arginare l'ondata istituzionale e privata di xenofobia e odio razziale.
Riteniamo importante che voi - che rappresentate comunque un collegamento ideale con le sinistre progressiste e garanti dei Diritti Umani di un tempo - conosciate nei particolare certe tematiche che affrontate in maniera approssimativa, sconclusionata e lesiva dei diritti fondamentali. Riguardo agli sgomberi, si tratta di un vero e proprio crimine contro l'umanità, perché mettono famiglie emarginate e in difficoltà letteralmente in mezzo alla strada. Ogni anno registriamo drammi umanitari gravissimi successivi agli sgomberi, specie in inverno (veda il nostro sito). Assicurare accoglienza a donne e bambini è ipocrisia ed è un ulteriore abuso: le romnì giurano, quando si sposano, di non separarsi dai loro uomini né dalle famiglie, nella buona e nella cattiva sorte. E' un impegno sacro cui le donne attribuiscono un'importanza ancora maggiore delle loro stesse vite. Piuttosto che rimanere a lungo separate dai compagni e dalle famiglie, si tolgono la vita. Spesso si gettano dal secondo, terzo piano degli istituti, con i bambini in braccio, per ricongiungersi ai mariti e ai padri, riportando gravi ferite e fratture. Divise dai mariti e dai padri e ospitate temporaneamente preso istituti, inoltre, perdono qualsiasi possibilità di ricostruirsi vite nel rispetto delle loro tradizioni e dei loro diritti all'integrità delle famiglie. I nazisti sapevano tutto questo e temendo atti di autolesionismo e manifestazioni di dolore scomposto, tennero le famiglie Rom unite negli "zigeunerlager". Noi siamo disponibili a mettere la nostra esperienza e quella dei nostri collaboratori ed esperti italiani e stranieri a vostra disposizione.
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Persecuzione dei Rom a Milano. La consigliera del Pd Carmela Rozza scrive a Roberto Malini (che risponde rinnovando l'invito a tenere una conferenza sui Rom a beneficio della sezione milanese del Pd)
Gentile Sig. Roberto Malini,
ho letto con sincero interesse la sua mail (vedi sito www.everyonegroup.com)
e ci tengo a precisare, che qui non è in discussione la storia ma il presente e il futuro della cultura antirazzista, e per questo ritengo doveroso precisare quanto segue:
• I cittadini nomadi ROM o Sinti che siano vanno prima di tutto difesi dalle condizioni in cui vivono non credo che lasciarli tra immondizie e topi nelle favelas cittadine sia il modo giusto per occuparsi di loro; ma ogni qual volta il Partito Democratico si muove per rimuovere questi vergognosi accampamenti viene accusato di razzismo invece se lasciamo la gente in questi schifosi posti siamo democratici. Il mio pensiero e quello del Partito Democratico è semplice eliminare le favelas e trasferire le persone in campi attrezzati e organizzati come prima fase.
• E' importate per difendere le persone per bene denunciare i delinquenti che si annidano all'interno di queste favelas e che si rendono colpevoli, di furti sfruttamento di donne e bambini.
• Faccio fatica a inquadrare i proprietari delle mercedes nuove fiammanti dal valore minimo di €60.000, che ho visto davanti il Marchiondi quando sono andata, certo questi signori si sono comprati queste automobili facendo lavori umili e risparmiando per l'alloggio.
• Quando sono stata al Marchiondi non mi è sfuggito il fatto che eravamo seguiti da un ragazzo per controllare cosa ci veniva detto dalle persone che erano li, ed è stato più chiaro il discorso di una signora che ci chiedeva di dividerla dai delinquenti.
• I difensori della storia dei Rom e dei nomadi in generale se invece di adagiarsi sulla storia aiutassero a liberare la tanta gente per bene che vive in queste favelas dai delinquenti, e facessero loro la battaglia della legalità forse faremmo giustizia dei tanti pregiudizi che sempre più investono i Rom nel loro e nostro paese.
Distinti Saluti, Carmela Rozza. Milano, 3 giugno 2009
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Gentile Consigliere Carmela Rozza,
prima di risponderLe, La invito a guardare il video "Fabbrica della Morte" nel sito www.everyonegroup.com sezione in italiano. E' la conseguenza di uno dei tanti sgomberi che avvengono in Italia. A Milano si sono verificati innumerevoli casi analoghi. Quindi, nella stessa sezione, La invito a seguire le altre videotestimonianze, fra cui quella della piccola Rebecca Covaciu, premio Unicef per l'arte e l'intercultura: suo papà è un pastore pentecostale, più volte pestato dalla polizia milanese e oggetto di gravi episodi di persecuzione. Li abbiamo salvati in diverse occasioni dall'intolleranza e dalla violenza istituzionale. Non è un caso limite: è la norma, a Milano.
A Milano erano rifugiate all'inizio del 2007 circa 700 grandi e piccole famiglie romene di etnia Rom, oltre a gruppi e persone isolate (per un totale di circa 7 mila Rom romeni): famiglie provenienti dalle più importanti (e discriminate) sotto-etnie (tribù): i Vatrashi, i Kherutno, i C?ld?rarsi, gli Zlatara, i Kolari, i Gabori, alcuni Kazandzhi, molti Pletosh (il gruppo più legato alle tradizioni), diversi Korbeni, Modorani, Tismanari, Lautari, Spoitori e Ursari (forse quelli più colpiti dall'odio razziale, in Italia, insieme ai Pletosh, a causa della loro riconoscibilità). A Milano, nelle baracche, vivevano anche alcuni anziani Rom sopravvissuti all'Olocausto, fra i quali diversi membri della famiglia rom-ebraica Ciuraru (vedi archivio Yad Vashem). La maggior parte sono morti di stenti e malattie non curate: siamo riusciti a salvarne uno (testimone dello sterminio dei Rom ad Auschwitz) dalla persecuzione, aiutandolo a tornare in Romania. Nonostante le organizzazioni per i Diritti Umani, fra cui, con un impegno costante, il Gruppo EveryOne, abbiano lanciato un accorato appello a comprendere questo movimento di popoli, attuando politiche di protezione sia in Romania che in Italia, secondo quanto prevedono le norme internazionali, l'Italia ha avviato una spietata caccia alle streghe, con sgomberi brutali, retate poliziesche, persecuzione etnica a 360°. Nel frattempo, anche grazie al sostegno di gruppi politici democratici europei (in Italia i Radicali si sono mostrati l'unica forza realmente preparata a sostenere tali istanze), abbiamo ottenuto alcune Risoluzioni Ue, ammonimenti del Cerd (Nazioni Unite), un finanziamento europeo alle aziende romene che assumono personale di etnia Rom ed altri risultati importanti. Con le nostre forze, investendo i nostri risparmi, vendendo beni mobili e immobili, gli attivisti EveryOne, inoltre, hanno consentito a numerose famiglie di evitare una tragedia umanitaria e mettersi al sicuro in Spagna, Francia, Grecia, nel Sud Italia o a tornare in Romania. Sempre con i nostri mezzi, abbiamo assicurato cure mediche e sostegno a persone in condizioni disperate, dopo gli sgomberi. Purtroppo, però, questi pogrom hanno causato lutti e drammi umanitari irreparabili. E' importante che Lei si liberi dai pregiudizi e pensi ai Rom come... famiglie in difficoltà e non "bande di criminali asociali" o ripercorrerà pericolose e false ideologie di propaganda razziale, già in voga durante altri anni di purga e persecuzione. Abbiamo tentato di inserire al lavoro oltre 100 capifamiglia di etnia Rom, ma la propaganda politico mediatica di stampo intollerante ci ha consentito scarsi risultati, soprattutto inserimenti in imprese familiari agricole del Sud dell'Italia. L'equazione, già promossa da nazionalsocialismo e movimenti razzisti, Rom=Asociali impedisce l'accesso al lavoro ai rappresentanti di questo popolo vittima di cinque secoli di schiavitù nei Principati romeni, di infiniti pogrom, del Samudaripen (l'Olocausto Rom) e di una situazione che non è mutata e che in Italia raggiunge una gravità senza uguali nel mondo. A Milano le famiglie Rom sono state trattate come branchi di topi: disinfestate dai loro rifugi, braccate, sottoposte ad abusi polizieschi e giudiziari, espulse, calunniate con ogni mezzo. Nel capoluogo lombardo rimangono meno di 500 piccoli nuclei familiari (per un totale di poco più di 2 mila persone). Quando Lei parla di "eliminazione delle favelas", omette di specificare che si tratta proprio di "eliminazione": nessuna assistenza, nessun sostegno sociale, nessuna alternativa di alloggio. Le famiglie vengono messe sulla strada e costrette ad incamminarsi in disperate "marce verso il nulla". In alcuni casi si raggiunge l'abiezione di proporre un ricovero temporaneo alle donne con bambini, che verrebbero così divise dai mariti, dai fratelli e dai padri, per i quali è previsto solo l'allontanamento. Le ricordo che neanche gli aguzzini di Hitler giunsero a tanto. Quando si sposano, le donne Rom giurano di mantenere le famiglie unite nella buona e nella cattiva sorte. I nazisti, che lo sapevano e che conoscevano lo spirito di sacrificio delle romnì, tennero insieme le famiglie anche ad Auschwitz, nello Zigeunerlager, per evitare scene di disperazione e atti di autolesionismo. Se Lei dà un'occhiata a cosa scrive la stampa estera sulle politiche italiane riguardanti i Rom (basta digitare su google "racism Italy" o altre parole chiave per rendersene conto) capirà che, per fortuna, l'orrore che si verifica da noi è stigmatizzato ovunque. Ovviamente sarei lieto di presentare ai membri del Pd milanese alcuni testimoni della persecuzione, magari durante una lezione- conferenza a porte chiuse. Il resto, dagli stereotipi sui rom ricchi e sui rom rapitori, a quelli sui rom che complottano contro la società, sui rom stupratori, sui rom che "vogliono essere nomadi" e "non vogliono lavarsi", mi permetta di relegarlo nel novero delle inique ed atroci leggende medievali.
Roberto Malini - Gruppo EveryOne. Milano, 3 giugno 2009
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Insetti clandestini
di Roberto Malini
Milano, 21 maggio 2009. Molti studenti stranieri rinunciano alla scuola, mentre è generalizzata la disperazione dei migranti che sono senza permesso di soggiorno, non certo a causa di un "reato" commesso, ma delle politiche razziali e dalla propaganda razzista che imperversano in Italia. E' così che la classe politica che impera sul nostro Paese dissimula la propria corruzione, ognuno levandosi a difesa di chi si fa beffe di moralità e Legge, trasformando le Istituzioni in ricettacoli di iniquità. Che esempio di probità, per i giovani! Stamattina ho dovuto riprendere alcuni ragazzini italiani che - imitando i loro "modelli" che occupano cariche istituzionali, ma non perdono occasione per seminare odio razziale, sorridendo, dagli schermi tv - tormentavano un loro coetaneo proveniente dal Senegal: "Te ne devi andare, sporco negro clandestino" e così via. Per fortuna, i ragazzi hanno ancora un'anima e gli ideali sinceri, i valori su cui si fonda la vera civiltà, riescono a toccarli intimamente, riuscendo a produrre in loro un repentino cambiamento. Tuttavia, in assenza di buoni maestri, accade qualcosa di orrido intorno a noi ed è una cieca fede nell'esistenza del "bene" che consente agli "attivisti" (ma non sarebbe meglio chiamarlo "tasso minimo di umanità" e non "attivismo", il tentativo disperato di opporre le ragioni dell'uguaglianza a una spietatezza che non ha più limiti?) di impegnarsi, salvando anche poche vite da un vero e proprio terremoto di disumanità. Tocchiamo un fondo sempre più limaccioso e marcio: dopo l'informazione, la cultura e lo spettacolo, ora anche la pubblicità ricorre ai modelli dell'odio per promuovere prodotti, paragonando gli insetti ai clandestini: "Insetti clandestini? Sandokan ferma l'invasione," recita dai cartelloni, a lettere cubitali, uno slogan di vilissimo gusto. E non è l'unico esempio, perché il razzismo regala consenso a buon mercato. Ai politici di destra - che dimostrano purtroppo di avere un background non diverso dalle destre che produssero orrori senza fine negli anni del secondo conflitto mondiale - chiediamo di essere meno crudeli: pare che "qualcuno" vi abbia concesso potere di vita e di morte, nei confronti delle categorie sociali più vulnerabili. Visto che nessuno, al contrario, vi induce a riflettere sui valori della solidarietà e della fratellanza, cercate di ascoltare almeno l'eco lontana delle vostre coscienze. Ai politici di "sinistra" chiediamo: non arrendetevi. Questo modello di democrazia non funziona, perché è divenuto dittatura dei media (e quindi della maggioranza). Non arrendetevi alla difficoltà oggettiva di tutelare i diritti civili e umani. Soprattutto, però, non arrendetevi al formarsi, all'interno dei vostri stessi gruppi, di ideologie securitarie, persecutorie e intolleranti. La civiltà e la democrazia non sono luoghi in cui vige la legge di chi sa incitare il popolo alla caccia alle streghe: "Dagli al Rom! Dagli allo straniero!", ma si basano su un patto virtuoso, in cui la maggioranza - che per suo ruolo costituzionale governerà sempre - si impegna a proteggere le minoranze (componenti fondamentali nell'evoluzione delle società umane). Noi "attivisti" cerchiamo di fare il possibile per riparare ai danni prodotti all'intolleranza, ma è ormai difficile, in un oceano di dolore, emarginazione, terrore e morte, scegliere a chi dedicare le nostre forze sempre più ridotte, per sottrarre almeno alcune delle vittime designate a un destino atroce. E la nuova legge razziale - se non riuscite a fermarla, uomini e donne di destra e di sinistra, anche all'ultimo istante - renderà ancora più orrida e sadica una persecuzione già intollerabile. Il nostro gruppo sta preparando un programma di protezione dei migranti, dei Rom e dei senzatetto contro i provvedimenti razziali. E' una guida etica per evitare che la parte migliore della popolazione, temendo di infrangere la legge, li abbandoni al loro destino. Forniremo ai "giusti" le linee di difesa dei diritti umani, in base alle norme internazionali, per evitare che un decreto al contenuto mostruoso trasformi gli italiani in un popolo di delatori e persecutori. Chi rimarrà un essere umano anche dopo l'avvento della legge non-umana, dovrà avere il coraggio di assistere, ospitare, nascondere, sostenere i migranti, i Rom e gli stranieri invisi al potere senza temere le ripercussioni poliziesche e giudiziarie. E' un impegno che devono ai "giusti" di altri tempi e ai nostri giovani coloro che non hanno rinunciato a servire la Cotituzione, lea democrazia e la civiltà.

Circolare anti-clandestini nella scuola Leonardo Da Vinci di Padova, con l'imposizione agli studenti stranieri di presentare il permesso di soggiorno
Padova, 21 maggio 2009. Circolare «anti-clandestini» nella scuola professionale Leonardo Da Vinci di Padova. La preside Anna Bottaro, la scorsa settimana, ha raggiunto con una comunicazione nelle classi tutti gli studenti stranieri extracomunitari di quinta superiore invitandoli a presentare entro il giorno seguente il permesso di soggiorno. «Prevediamo che la commissione per l’esame di Stato vi richieda il permesso di soggiorno quindi, vi invitiamo a consegnarlo entro domani», recitava la circolare che non poco scalpore ha suscitato. Lettera scritta dalla preside che riportava i nomi e i cognomi dei ragazzi stranieri che a giugno dovranno affrontare l’esame di maturità, nel l’intestazione del documento c’erano i nominativi, che sono stati citati a voce alta nelle rispettive classi dai docenti mentre leggevano le direttive della preside. La circolare è stata spedita in via anonima dagli stessi insegnanti del Leonardo Da Vinci, sbigottiti per la decisione della preside, al sindacato Cobas scuola di Padova che oggi, in un incontro organizzato assieme all’associazione Razzismo Stop, rivelerà tutti i dettagli del caso che definiscono «un grave episodio di discriminazione e razzismo». Gli studenti stranieri hanno visto il loro nome e cognome scritto in bella vista sulla circolare e li hanno sentiti pronunciare a voce alta dai docenti durante le lezioni. Come se fossero dei «fuorilegge». «E se la preside avesse scoperto che non avevano il permesso di soggiorno, avrebbe denunciato gli studenti per ché sono clandestini?», si interroga Carlo Salmaso, rappresentante provinciale dei Cobas scuola. L’allarme del sindacato e dell’associazione Razzismo Stop punta il dito su quella che potrebbe leggersi come un’azione da «preside-spia», in pieno clima del pacchetto sicurezza varato del governo, che introduce in Italia il reato di clandestinità. «Non ci sono norme che impongano la decisione che ha preso la dirigente scolastica dell’istituto professionale di Padova, ha agito di sua iniziativa - spiega Salmaso - . Inoltre, c’è una sentenza della Cassazione che fa da precedente, la corte si esprime a favore di una ragazza straniera che era stata esclusa dall’esame di Stato perché priva di permesso di soggiorno. In quel caso la sentenza ha messo in chiaro che il diritto allo studio prevale e non può essere negato anche in assenza di permesso di soggiorno».Solo l’altro ieri è esploso un caso simile a Genova, dove una preside di tre istituti professionali si è recata nelle aule e ha scritto alla lavagna nome e cognome dei possibili studenti clandestini, invitandoli a presentare i documenti in segreteria. «E’ allarmante questo accanimento contro gli stranieri conclude Salmaso - , siamo spaventati della piega che sta assumendo la situzione nelle scuole, per opera di certi presidi, sulla scia del decreto sicurezza ». La preside Anna Bottaro del Leonardo Da Vinci, istituto con alta frequenza di stranieri iscritti, che recentemente hanno partecipato anche ad un video per l’integrazione, rispedisce le accuse al mittente: «Avrò fatto trecento circolari per gli stranieri dall’inizio del l’anno - sbotta - e non vedo niente di anomalo, i ragazzi hanno portato il permesso di soggiorno a scuola e adesso è inserito nei loro fascicoli». Sarà, ma nomi e cognomi sono stati fatti, di studenti stranieri che in molti casi vedono come una conquista riuscire a studiare e completare gli studi con un diploma, di sicuro si sono sentiti pubblicamenti costretti a dimostrare la loro condizione sul territorio italiano per non rischiare di perdere il diritto a sostenere l’esame di maturità.
Martino Galliolo
21 maggio 2009
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Insetti clandestini? Sandokan ferma l'invasione
Alla cortese Attenzione direzione Marketing "Sandokan",
Ho notato i vostri cartelloni pubblicitari che recitano: "Insetti clandestini? Sandokan ferma l'invasione". Trovo improbabile che ai vostri creativi sia sfuggita l'assonanza tra gli insetti "clandestini" e il dramma dei migranti e temo invece che si tratti di una strizzatina d'occhi alle politiche xenofobe che sembrano avere la meglio ultimamente nel nostro paese. Trovo abominevole definire "insetti" uomini, donne e bambini che, spinti dalla miseria, dalle guerre e dai mutamenti climatici (di cui il mondo "sviluppato" è tra
l'altro in larga parte responsabile), cercano un futuro nel nostro paese. Vi chiedo pertanto di ritirare questa campagna pubblicitaria che, oltre ad essere oltraggiosa, si rivelerà anche controproducente per la vostra azienda. Sono certa che tutti gli italiani non razzisti (e siamo in tanti!) boicotteranno i vostri prodotti. Io sicuramente mi
impegno a farlo. Grazie per l'attenzione, Sara Cattaneo, G. La Gala, con adesione del Gruppo EveryOne
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Bologna e Roma: attivisti e migranti continuano a manifestare contro gli aguzzini
Da una comunicazione di Andrea
Bologna e Roma, 10 maggio 2009.
In un clima di intransigente repressione dei moti antirazzisti, di persecuzione
dei migranti, di violazioni della Convenzione di Ginevra e di tutte le Carte
per i Diritti Umani, il Gruppo EveryOne è vicino ai coraggiosi attivisti che non
si arrendono di fronte alla spietata oppressione e agli abusi contro l'umanità
che caratterizzano la gestione dei Cie.
Continuano le mobilitazioni dentro e fuori le gabbie di Roma e di
Bologna. Nate dal pestaggio di Raya e dalla morte di Nabruka, sembrano
proprio disegnare una nuova ondata montante di questo movimento perché
i Centri, luoghi di abusi gravi, divengano illegittimi e scompaiano.
Il movimento, nato con le proteste lampedusane di inizio
anno, ha già ampiamente scosso il tranquillo trantran dei lager di
mezza Italia. Un mese e mezzo a sostenere i diritti dei migranti, capaci
di manifestare, di denunciare le violazioni dei loro diritti e di una simbolica
evasione di massa, poi la risacca dopo la notizia dell’effimera
sconfitta del governo sulla normativa dei sei mesi (che però, di soppiatto,
è riapparsa nel decreto razzista) e poi ancora le
piccole e grandi vendette dei gestori dell’ordine contro alcuni dei
protagonisti delle istanze di giustizia. Ora che la tregua è rotta, si ricomincia
con coraggio. Ricomincia la mareggiata: noi, come sempre, siamo
orgogliosi di documentarla.
Bologna. A concludere la settimana di fuoco del pestaggio di Raya ci
pensano due reclusi, con determinata disperazione: uno inghiotte 10
lamette da barba, mentre l’altro si taglia in tutto il corpo, in
particolar modo nelle gambe. L’ambulanza, come sempre, è stata
chiamata con grande ritardo e reticenza dagli operatori della
Misericordia. Il primo è stato ricoverato, mentre il secondo, curato
alla svelta, è ancora nel Centro, però in isolamento, piantonato dalla
polizia e separato dai suoi compagni di detenzione. La sera prima
fuochi d’artificio avevano illuminato il cielo di fronte al Centro a
segnare la vicinanza tra i solidali fuori e i reclusi dentro - e la
voglia di protestare assieme.
Roma. Un corteo, autoorganizzato e fuori dalle sigle, ha attraversato
la capitale nel pomeriggio di sabato. Trecento persone, e tra loro tanti
migranti. Un modo per ricordare Nabruka, ma anche per dare delle
indicazioni precise di lotta: non a caso i manifestanti, caldi e
determinati, si sono mossi fin sotto la sede della Croce Rossa e i
crocerossini, da bravi umanitari, si sono fatti proteggere da qualche
bel cordone di celere. Il giorno dopo, un presidio a Ponte Galeria,
invade la zona militare che circonda il centro - zona interdetta da
sempre nelle carte dei questurini - e la riempie di urla, slogan e
fumogeni. Un enorme striscione si monta sui tralicci. Anche da dentro
la gente grida ed è entusiasta di non essere più tanto sola: il muro
per un attimo è un po’ più basso.
Da parte sua la polizia chiude nelle strutture le prigioniere per
impedir loro di vedere lo striscione dal cortile e scaglia i rinforzi
contro i solidali. Arrivano i pompieri e la scientifica a rimuovere lo
striscione e la gente fuori viene identificata. Nessuno si scoraggia,
si tornerà.
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Ancora pestaggi nel Cie di via Mattei a Bologna.
Il Gruppo Everyone chiede alle Istituzioni (sì, le stesse Istituzioni che dichiarano
di non volere un'Italia multietnica, quando si tratta di una trasformazione
inevitabile e ricca di valori positivi per le nuove generazioni; sì, le stesse istituzioni
che si preparano a varare nuove leggi razziali con il decreto della vergogna)
di non continuare a insabbiare questa terribile realtà, ma di impegnarsi per
identificare e punire i responsabili degli abusi. Chiediamo ai democratici di
impegnarsi perché la realtà dei nuovi lager sia cancellata.
da "Schegge Impazzite"
Lunedì 4 maggio verso le 14.00 Raya, una delle ragazze migranti
rinchiuse nel CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione ex CPT) di
via Mattei a Bologna, viene picchiata da un poliziotto in abiti
civili. Viene picchiata perché si intrufola in infermeria. Viene
picchiata a mani nude, sviene ed è lasciata sul pavimento. Viene
picchiata sotto gli occhi indifferenti degli operatori della
Misericordia (l’ente che gestisce il CIE) che non intervengono in
nessun modo.
Al telefono voci spaventate e rabbiose ci parlano di vestiti
strappati, di continui insulti e sberloni anche nei giorni successivi.
Un ragazzo si fa male ad un ginocchio, eppure in infermeria non gli
danno nessun medicinale nonostante le sue pressanti richieste. Ci
chiama e chiede di mandare un medico insieme all’avvocato. “Qui non ci
curano! Ci trattano come animali!”
Nessuno si lascia intimorire troppo dalla situazione e l’avvocato di
Raya, giovedì 8 maggio presenta una querela contro ignoti per il
pestaggio subito dalla donna - “Aveva abrasioni su uno zigomo, in
fronte e in altre parti del corpo”.
Al telefono Raya ed altri suoi compagni ci raccontano di botte alle
gambe e di continui insulti. Chiedono anche di contattare i media.
Ovviamente pochi danno credito alla notizia che gira più che altro
attraverso volantinaggi itineranti con megafono e striscione “No ai
lager della democrazia” durante tutta la giornata di mercoledì 6
maggio in diverse zone della città. I giornali riportano la notizia
che, la sera alcuni ignoti bloccano via Massarenti con dei cassonetti
incendiati nei pressi viene trovato uno striscione sul pestaggio di
lunedì. Stando al Carlino la strada rimarrà chiusa per 3 ore.
La sera di venerdì 8 maggio un gruppo di solidali dei reclusi si reca
sotto al CIE per portare un saluto ai migranti e per rallegrare con
qualche fuoco d’artificio una notte buia dietro a ingiuste sbarre.
Condividere il desiderio di libertà con qualcuno e gridarlo purtroppo
non basta per realizzarlo. Non vogliamo limitarci a denunciare tristi
episodi interni a questi lager, vogliamo lottare contro la loro
esistenza e per fare questo riteniamo importante continuare a
mantenere un contatto umano con i migranti reclusi, un contatto che
spezzi almeno in parte l’isolamento che ci divide e che rinchiude la
loro libertà.
Il Gruppo EveryOne garantisce riguardo all'obiettività di "Schegge
Impazzite": purtroppo è questa la realtà dei Cie.
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Manifestazione di estrema destra a Milano. Lettera del Gruppo EveryOne alle Comunità Ebraiche
Alle Comunità Ebraiche italiane e per conoscenza alle personalità politiche che si discostano dall'ondata xenofoba e razzista che imperversa in Italia
Milano, 3 aprile 2009
Cari amici delle Comunità Ebraiche italiane, il 5 aprile si terrà a Milano, con il beneplacito delle istituzioni, un raduno di movimenti neonazisti e negazionisti. Gli eredi delle camicie nere e brune, delle Croci Frecciate, delle milizie che perseguitarono ebrei, rom, omosessuali e minoranze etniche o religiose sfileranno e ostenteranno la loro forza. A Roma le "ronde" nere hanno aggredito e pestato, in poco più di un mese, oltre 250 cittadini stranieri: rom, romeni, albanesi, bengalesi, africani e sudamericani. In Ungheria hanno bruciati vivi un papà e il suo bambino di etnia Rom. In Romania terrorizzano le minoranze razziali. In Austria e Germania danno vita a movimenti di pensiero che riportano in auge le teorie deliranti di Hitler. Ho incontrato recentemente su un treno un piccolo gruppo di giovani seguaci di Roberto Fiore. Una ragazza aveva un diario su cui aveva incollato foto di internati ebrei nei lager. Aveva colorato le loro pelli con tinte fluorescenti, a pennarello, e scritto sotto una delle foto "Bei tempi". L'Italia ha una responsabilità atroce riguardo a questo rifiorire di germi razzisti, antisemiti e xenofobi. Ha portato nell'europarlamento Roberto Fiore, Luca Romagnoli e Mario Borghezio. Ha sostenuto una classe politica che perseguita i Rom, tanto che Piero Terracina, Edith Bruck e Tamara Deuel - che hanno testimoniato gli orrori della Shoah - hanno paragonato tale azione di purga etnica agli anni delle leggi razziali e dell'Olocausto. Tanto che in un anno sono state sgomberate brutalmente e avviate verso tragiche marce verso il nulla oltre 70 mila persone di etnia Rom: bambini, donne anche incinte, anziani, malati. Dopo tali azioni poliziesche inique sono morte molte persone, fra cui bambini ancora nel grembo delle loro mamme, come è accaduto recentemente a Pesaro. Il mio gruppo combatte da anni questo fenomeno, pagando un prezzo di ostilità e intimidazione pesantissimo. Abbiamo "supplicato", due anni fa, membri della Comunità Ebraica milanese di non partecipare alla politica discriminatoria e quindi, anche se indirettamente, alle azioni di purga etnica da parte delle Istituzioni meneghine. Senza successo, ricevendo, anzi, pesanti attacchi: "Questa destra è per la legalità," ci contestavano, "non, come affermate voi, per la discriminazione razziale". Ora la realtà della persecuzione, con il ritorno di oscuri fantasmi, sono sotto gli occhi di tutti. Nonostante le critiche che ci siamo attratti, abbiamo destato l'attenzione dell'Unione europea e delle Nazioni Unite, prima che fosse troppo tardi. Non a caso le Istituzioni internazionali ci hanno incaricato di monitorare il fenomeno del razzismo in Italia, di documentare le fasi di una tragedia immane e di una crisi del diritto senza precedenti. Chiudere gli occhi, lasciare che i nuovi razzisti si affermino e la svastica torni a contrassegnare la società italiana è uno dei più gravi errori che si possano commettere. Dobbiamo attuare ogni forma possibile di resistenza nonviolenta. Lo dobbiamo ai testimoni dell'Olocausto, ai loro figli, all'impegno dei Giusti e degli Eroi. Lo dobbiamo a chi oggi è più debole e vulnerabile di noi. Lo dobbiamo a noi stessi. Roberto Malini - Gruppo EveryOne (www.everyonegroup.com - info@everyonegroup.com - tel. 331 3585406)
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Milano, raduno delle destre
Pd e Udc: "Va vietato". Il sindaco: "Evento di idee". Controcorteo e tensione. Con Forza Nuova da tutta Europa. L’Anpi: uno sfregio. Il timore che si ripetano gli incidenti del 2006 di corso Buenos Aires. I centri sociali organizzano un happening culturale.
Milano, 3 aprile 2009 — I «camerati» arriveranno dalla Francia, dal l’Inghilterra, da Cipro, dall’Ungheria e da mezza Italia. Hanno raccolto l’invito dell’euro parlamentare Roberto Fiore. Qualche giorno fa il sito del suo movimento, Forza Nuova, pubblicizzava l’evento con la foto in bianco e nero di un corteo, ragazzi schierati con i caschi in testa e i bastoni im pugnati a due mani. I gruppi di estrema destra europea si riuniranno domenica all’ho tel Cavalieri di Milano per il convegno «La nostra Europa: popoli e tradizione contro banche e poteri forti». Per il vasto ed eterogeneo arco del l’antifascismo milanese (dalle associazioni partigiane e di ex deportati, agli studenti, alla si nistra, ai centri sociali), quel l’incontro è però «uno sfregio che una città medaglia d’oro per la Resistenza non può ac cettare ».
Manifestanti di estrema destra
Conseguenza: contro manifestazione. Migliaia di persone in piazza. E una do manda: che ruolo e che spazio avranno i gruppi di opposizio ne più estremisti? È la memoria della cronaca recente a rendere l’aria molto tesa. Sono i fotogrammi della guerriglia urbana dell’11 marzo 2006, in corso Buenos Ai res, contro una manifestazio ne della Fiamma Tricolore. O gli scontri del 28 febbraio scorso a Bergamo, con i centri sociali che manifestavano contro l’apertura di una sede di Forza Nuova. Il rischio è rappresentato dai gruppi che potrebbero cercare il contat to, o partire in cortei estempo ranei, probabilmente da piaz za della Scala, per avvicinarsi a piazza Missori, in pieno cen tro, dove si terrà il convegno. Il più duro a protestare, ie ri, è stato il presidente dei se natori dell’Udc Gianpiero D’Alia: «Il Governo chiarisca se esistono i presupposti per consentire una manifestazio ne di organizzazioni ispira te al fascismo e al nazional socialismo, e che richia mano all’odio e alla discri minazione ». D’Alia ha elencato: parteciperanno militanti del Front Natio nal di Le Pen, che «conside ra le camere a gas un detta glio della Storia. I neonazisti tedeschi di Voigt, il partito xenofobo britannico Bnp, oltre a quello ungherese Miep, che vorrebbe riabilitare Hitler».
Stessa posizione di Anna Fi nocchiaro e Luigi Zanda, pre sidente e vicepresidente dei senatori del Pd: «Chiediamo al ministro dell’Interno di vie tare il raduno internazionale nazifascista, che appare una provocazione inaccettabile in uno Stato democratico». I centri sociali hanno an nunciato un «happening cul turale » con Moni Ovadia, Re nato Sarti, Bebo Storti. Il presi dente della Provincia, Filippo Penati, ha accusato il vice sin daco Riccardo De Corato di es sere «un vecchio fascista». La replica: «Straparla». Nel suo atto costitutivo, il Bnp inglese è impegnato «nel contrastare l’immigrazione non-bianca» verso la Gran Bretagna. Il sin daco Letizia Moratti ha dedicato alla vicenda una frase strin gata: «Sono manifestazioni di idee, se non ci sono problemi di ordine pubblico non mi sento di intervenire».
Gianni Santucci - Corriere della Sera
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La posizione dell'UGEI, Unione giovani ebrei d'Italia
Milano, 3 aprile 2009. “Una condanna ferma della manifestazione di Forza nuova da parte di tutte le istituzioni milanesi”. Il presidente dell’Ugei, Unione giovani ebrei d’italia, Daniele Nahum interviene così sul raduno di Forza nuova che si terrà domenica 5 aprile a Milano. “In un momento – afferma Nahum- in cui sono più che mai necessari lo sviluppo del dialogo e il richiamo alla tolleranza e in cui si avverte un risveglio preoccupante di antisemitismo e il dilagare dell’ anti islamismo, una manifestazione come quella di Forza nuova, che affonda le sue radici nella cultura della violenza non può essere tollerata e passata sotto silenzio. Esprimendo un apprezzamento per il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati che ha tenuto verso la manifestazione una posizione ferma, auspico che anche tutte le altre istituzioni milanesi esprimano la stessa ferma condanna”.
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L'Italia delle leggi razziali e delle ronde
di Roberto Malini
Pesaro, 20 febbraio 2009. Due anni fa la mia amica Tamara Deuel, sopravvissuta all'Olocausto in Lituania, mi disse: "Roberto, quello che sta accadendo al popolo Rom in Italia mi ricorda gli eventi che portarono allo sterminio degli ebrei in Lituania e in tutta Europa. Si comincia con un diffuso senso di intolleranza, si prosegue con l'attribuzione alle minoranze di ogni genere di crimine, si finisce con le ronde e con l'annientamento". Siamo arrivati alle ronde ed è importante ricordare che anche le "innocue" Milizie fasciste, le Croci Frecciate, le ronde ausiliarie alle milizie "Sturm Abteilungen" nacquero con mere funzioni di controllo, disarmate e composte per la maggior parte da ex agenti di forza pubblica o ex militari di carriera. Ieri a Sesto San Giovanni, vicino a Milano, prova generale delle "ronde padane", che hanno insultato e maltrattato bambini, donne e uomini Rom prima di chiamare la polizia, che è accorsa a sgomberare venticinque famiglie in condizioni di salute penose, già provate da lutti, aggressioni, violenze e ingiustizie di ogni genere. Il 18 febbraio a Pisa, a Roma e a Sassari, il 19 a Sacrofano, Torino e Milano abbiamo avuto un saggio dell'efficienza delle "ronde", che hanno incendiato, bastonato, sprangato, sfregiato, ferito, offeso, insultato. Niente di diverso da quello che la Storia del Novecento ci ha tramandato, niente di diverso da quello contro cui i testimoni della Shoah ci ammoniscono. Qui di seguito, una mia breve considerazione sull'emergenza-stupri.
La nostra riserva di lacrime
Roma, 19 febbraio 2009. Stupri di serie A, stupri di serie B, nella classifica dell'orrore, in cui le performance di esseri non più umani toccano i vertici della bestialità da una parte, dell'odio razziale dall'altra. Lo sdegno che si prova per la violenza consumata a Roma, nel parco della Caffarella, contro una ragazzina di soli 14 anni e il suo fidanzatino vengono amplificati dalla bieca strumentalizzazione che politici, autorità e media fanno del dolore. L'Italia del razzismo e delle purghe etniche si è gettata fin dall'inizio, famelica come uno stormo di avvoltoi, sul caso della giovanissima italiana e aveva già deciso a chi attribuire la colpa del crimine: all'Uomo Nero. Al popolo Rom. Le indagini hanno dimostrato il contrario: gli aggressori non sono "zingari". Comunque, proprio verso gli esiti delle indagini poliziesche, è necessario sempre "prenderli con le pinze", perché si è già constatato che a volte gli inquirenti, profittando del clima di caccia alle streghe, estorcono confessioni con torture e sevizie. Giornali e tv, personalità politiche e autorità, comunque, hanno amplificato a dismisura le informazioni che trapelavano incontrollabili da dietro le porte del "segreto istruttorio", diffondendo particolari scabrosi, atroci, raccapriccianti. Uno degli arrestati si proclama innocente e ha fornito un alibi: durante la violenza sessuale, si trovava in compagnia di numerose altre persone. Non conosceremo mai la verità, perché chi presterà mai fede alle testimonianze di "nomadi" e senzatetto? Si ha la sensazione che la ragazzina romana sia stata stuprata non una, ma innumerevoli volte, nel corpo e nell'anima. Uno stupro sempre più crudele, che non si è ancora fermato, che forse, per lei, non si fermerà mai. Uno stupro che la politica dell'intolleranza, che lo spettacolo dell'odio brandiscono per sfregiare e colpire a morte la civiltà dei diritti umani e della solidarietà. Intanto, di un altro episodio, ancora più brutale ed efferato, si è scritto e parlato ben poco. Un italiano di 57 anni, dopo aver adottato una bambina sudamericana di 3 anni, l'ha stuprata tante volte, annientando la sua infanzia. Ma lui, il mostro, è italiano e la sua fragile vittima viene "da fuori", è una "migrante" in nuce: nessuno piange per lei. Dedichiamo la nostra riserva di lacrime - dopo aver pianto per le vittime degli stupri e per le vittime di chi specula sugli stupri - a una bimba che si è affacciata su un mondo che ha capovolto i valori universali e, generazione dopo generazione, sembra sempre più lontano da quei valori che sono alla base della civiltà: la fratellanza, il rispetto della vita, la tenerezza verso i piccoli e i deboli.
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Appello contro il crimine dell’indifferenza
di Dijana Pavlovic
"Stamattina davanti a casa mia, sotto le scale di un centro commerciale, è morta Florenzia, una ragazza di 22 anni, l'ottava vittima del freddo e dell'indifferenza di questa città".
Milano, 28 gennaio 2009. La parola poetica, a differenza di quella politica, dice sempre la verità, senza infingimenti, senza ipocrisie. Di fronte all’ennesimo dramma di una persona morta in solitudine nel capoluogo lombardo, Alda Merini ha detto che «C’è indifferenza a Milano, ed è il crimine più grosso». Come una coperta spessa l’indifferenza attutisce le grida di dolore, nasconde i bisogni di tante persone. Assieme e grazie ad essa cresce anche l’insofferenza e l’intolleranza: per il diverso, per chi disturba. Anche solo la vista, attraverso la sua presenza pur silenziosa: immigrati, poveri, rom, senza dimora sono vissuti come ingombro da rimuovere e allontanare non come problema sociale da affrontare. Un problema di fronte al quale bisogna agire molto di più, come ha richiamato a fare il cardinal Tettamanzi. Bisogna fare di più. O almeno quanto è giusto e sufficiente. I sette morti di freddo e di stenti in poche settimane a Milano dicono che quel che viene fatto per i più deboli è drammaticamente poco. Nel capoluogo lombardo e nel paese intero. Oggi e ieri. Ma oggi, complice la profonda crisi globale che mette a rischio masse crescenti di lavoratori e di famiglie, la condizione di povertà, anche estrema, non è più realtà lontana e impensabile, che riguarda solo “gli altri”, qualche sfortunato. È un evento traumatico nel quale molti possono precipitare anche semplicemente a causa della perdita del lavoro o della casa, per la rottura del nucleo famigliare o per un’improvvisa malattia. Guardare ai morti di freddo, alla solitudine degli anziani, alle preoccupazioni economiche di molte famiglie non solo con compassione ma anche con indignazione per le responsabilità e le insufficienze non è sufficiente. Occorre mobilitarsi per dire che queste morti erano evitabili, così come lo sono le prossime. Occorre mobilitarsi per costruire risposte vere, immediate e concrete ai bisogni dei più deboli. Bisogni che richiedono politiche sociali adeguate e sufficienti. C’è necessità di affermazione di diritti e di riconoscimento di dignità. Occorre mobilitarsi per dire che la questione delle povertà, le scelte legislative sull’immigrazione, la mancanza di serie politiche abitative e di edilizia sociale, il progressivo venir meno del welfare, la privatizzazione di servizi sociali così come le risposte insufficienti che vengono date ai disoccupati e ai lavoratori precari e in mobilità sono capitoli di uno stesso discorso. Non si tratta solo di dare risposte di emergenza alle urgenze. Si tratta di fornire le risposte giuste e le più efficaci. Ad esempio, installare costosi tendoni per i senza dimora non risolve alcun problema, giacché chi ha problemi ad andare nei dormitori (perché senza documenti, perché straniero irregolare o perché quelle strutture sono ad “alta soglia”, soggette a regole e imposizioni spesso eccessive – le strutture pubbliche debbono essere al servizio dei loro utenti, non viceversa) li ha anche a recarsi nei tendoni. Assai più pratico e accessibile sarebbe lasciare aperte le stazioni delle metropolitane nelle ore notturne, come avviene in altre città, e rafforzare i servizi mobili di sostegno e cura. E così pure sarebbe auspicabile che fosse consentito l’accesso notturno ad alcune altre strutture, ad esempio gli oratori. Certo, la Chiesa e le parrocchie già fanno molto, spesso più di quello che viene garantito dai servizi pubblici, ma questa ulteriore disponibilità sarebbe un segno ancora più forte e capace di scuotere maggiormente le coscienze e quelle forze politiche sorde e distratte. Non è, del resto, solo problema di strutture e di risorse. Prima ancora, è questione di culture: se la politica lancia messaggi criminalizzanti nei confronti delle persone immigrate è del tutto conseguente e a quel punto inevitabile che costoro avranno timore a recarsi nei dormitori o negli ospedali per farsi curare. C’è una responsabilità nelle parole e nei messaggi, non solo nelle omissioni. E il rimedio non è certo il ricovero coatto. È decisamente ipocrita e intollerabile rovesciare la responsabilità sui senza dimora, sulla loro supposta indisponibilità a essere aiutati. L’accoglienza è uno sguardo e un approccio, una concezione della città e della comunità prima ancora che un insieme di risposte organizzative, pure evidentemente necessarie. Per sollecitarle entrambe, per chiedere che la Milano dell’Expo e delle Banche diventi anche la città dei più deboli, dei poveri, degli esclusi, dei lavoratori in difficoltà, degli anziani lasciati soli; per chiedere che le istituzioni locali e centrali mutino radicalmente le proprie politiche nei confronti delle aree di fragilità sociale dando vita a una nuova stagione di politiche sociali; per il diritto al lavoro, all’abitare, alla cura e al sostegno, lanciamo questo appello, anche in vista di una prossima iniziativa da costruirsi a Milano.
Per aderire manda una mail a: noindifferenza@dirittiglobali.it.
Aggiornamenti: www.dirittiglobali.it
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Che cosa fa l'Italia per i Rom?
Riceviamo dalla Germania una richiesta di informazioni sulla condizione dei Rom e dei Sinti in Italia:
"Sono una studentessa tedesca dell'università di Monaco di Baviera e sto facendo un progetto sui Sinti e Rom a Roma. Mi servirebbero alcuni informazioni sulla situazione politica attuale, cosa fa il governo per migliorare la situazione nei campi nomadi? E poi soprattutto mi piacerebbe sapere il punto di vista dei Sinti e Rom, se loro vogliono migliorare il loro modo di vivere? Se vogliono avere una vita "regolare" e se rispettano davvero i leggi così poco come dicono tutti? Ho sentito che c'è una nuova legge che i Sinti e Rom possono solo rimanere in un posto per tre anni e poi devono andare via. È vero? Come pensa il governo di migliorare le cose, se i Sinti e Rom cambiano città ogni tre anni? Sono costretti a vivere una vita da nomadi solo perché il governo pensa che lo siano? E cosa pensano i Sinti e Rom di questa legge? Poi mi piacerebbe sapere perché, secondo Lei, la situazione dei Sinti e Rom e così problematica in Italia? È per la mentalità degli italiani? Hanno paura degli "Zingari" o agli italiani dà fastidio che non vogliono lavorare e fanno una vita diversa? Spero di non aver fatto troppe domande, mi farebbe tanto piacere ricevere una risposta. I miei più cordiali saluti. C.V."
Risponde Roberto Malini. Cara amica, purtroppo il governo italiano non sta facendo nulla per migliorare la condizione del popolo Rom in Italia. Nel 2006 vivevano in Italia circa 110.000 Rom, soprattutto italiani o provenienti dalla ex Iugoslavia. Alcuni erano "nomadi" e si spostavano con roulotte e auto; altri si erano stabiliti presso insediamenti di fortuna (anche i campi attrezzati lo erano, perché i servizi offerti dalle Istituzioni, anche nei tempi migliori, erano ben poco consistenti ed efficaci). Con l'entrata della Romania nell'Unione europea, all'inizio del 2007, altri 45/50.000 Rom sono giunti in Italia. Si trattava di famiglie con molti bambini e quasi sempre gli adulti validi cercavano un lavoro, anche umile e sottopagato, per potersi fermare nelle città. Nonostante il "Decennio dell'integrazione dei Rom", le raccomandazioni provenienti dal Parlamento europeo, la Carta dei Diritti fondamentali nell'Ue, la Direttiva 2000/43/CE contro la discriminazione, le Istituzioni italiane hanno accolto il flusso con paura, isteria e ostilità. I partiti e i movimenti xenofobi e razzisti, approfittando della tensione sociale e delle calunnie antizigane, hanno ottenuto ancora più seguito e, purtroppo, l'intolleranza ha contagiato anche le forze di "sinistra", che tradizionalmente dovrebbero occuparsi di tutela delle minoranze. E' iniziata una vera e propria repressione xenofobica, in Italia, condotta sia a livello centrale, sia da sindaci e autorità locali, con il sostegno di quasi tutti i media che, ignorando le voci delle organizzazioni per i Diritti Umani e le disposizioni internazionali in materia di tutela del popolo Rom, hanno condotto una campagna di propaganda razzista senza precedenti. In tv e sulla stampa, i Rom sono stati presentati come bande di ladri, truffatori, rapitori di bambini, schiavisti, immorali, violenti, stupratori. Ogni furto, ogni violenza, ogni crimine odioso veniva attribuito a Rom e gli italiani, a poco a poco, si sono convinti di trovarsi di fronte a una minaccia. Il Gruppo EveryOne e poche altre associazioni hanno diffuso a livello internazionale una serie di dossier, documenti, testimonianze, prove della purga etnica in corso. In base a tali documenti e testi di mozione, sostenuti da alcuni gruppi presso il Parlamento europeo (Alde, Pse, Verdi ecc.) sono state approvate importanti Risoluzioni a tutela dei Rom cittadini Ue e di quelli extracomunitari. Anche le Nazioni Unite sono intervenute, ma la persecuzione è proseguita e ha raggiunto punte di orrore con il governo Berlusconi, in cui la Lega Nord ha un ruolo determinante.

Nel 2007 e 2008 circa 80.000 Rom ovvero circa 20.000 famiglie con bambini e moltissimi malati - anche gravissimi - sono stati cacciati dai luoghi di fortuna dove vivevano, con metodi brutali, violenze e intimidazioni. Esiste un dossier, preso la Commissione europea, che dettaglia gli sgomberi e le terribili modalità con cui si sono svolti. Contemporaneamente, bande di razzisti hanno aggredito, picchiato, intimidito un gran numero di persone di etnia Rom; decine e decine di insediamenti sono stati dati alle fiamme. Ai roghi dolosi vanno aggiunti quelli causati da sistemi di riscaldamento inadeguati. Nessuna forma di assistenza, nessuna alternativa di alloggio è stata offerta agli sgomberati. Molti Rom, anche bambini piccolissimi, sono morti in seguito agli sgomberi e alle violenze. La speranza di vita media si è ridotta drasticamente ed è oggi sotto i 40 anni. Al momento attuale circa 60.000 Rom sono stati costretti a fuggire dall'Italia, per tornare in Romania o cercare rifugio in altri Paesi. Di molte famiglie, anche e jugoslave, si sono perse le tracce. In Italia vivono ormai non più di 50/60.000 Rom, in diminuzione. I campi vengono ancora sgomberati con estrema barbarie. Si vedono uomini, donne e bambini messi in mezzo alla strada senza mezzi di sostentamento né possibilità di riparo. Le malattie imperversano: epatite, tumori senza trattamento, cardiopatie, infezioni, denutrizione, parassitosi, intossicazioni da alimentazione e ambienti malsani. Spesso gli ospedali rifiutano pazienti Rom: il nostro Gruppo si è scontrato con realtà sanitarie, entrando anche in vertenza legale. I pochi insediamenti che saranno autorizzati diventeranno ghetti, con controlli polizieschi, negazione di qualsiasi diritto, servizi minimi e obbligo di avere un lavoro (quando nessuno assume più i Rom) e di mandare i bambini a scuola (dove vengono regolarmente discriminati e trattati come sub-umani). La parola per definire la persecuzione dei Rom è una sola: annientamento. Se esistesse un diritto di permanenza di tre anni, questo diritto costituirebbe almeno una possibilità di vita, ma è una notizia infondata. Le famiglie Rom non hanno diritto a permanere neanche un giorno, a meno che non abbiano casa, lavoro, documenti in regola, residenza, ecc.: condizioni inarrivabili, per un popolo escluso e in uno stato di indigenza spaventoso, con una mortalità infantile 15 volte superiore a quella degli altri cittadini. Quando ci rechiamo presso gli insediamenti rimasti, osserviamo episodi atroci: pazienti tumorali che urlano giorno e notte e non ottengono medicine, bambini pieni di piaghe e senza cibo, giovani donne che sembrano vecchie, perché hanno l'organismo minato dal freddo e dalla precarietà, persone che hanno subito violenze e ingiustizie di ogni genere, madri a cui i servizi sociali hanno sottratto i bambini a causa della povertà. E il popolo italiano, salvo rari casi, non considera più i Rom come "esseri umani". "Questi pesci non li vogliamo, nelle nostre acque," ha affermato in un intervista un assessore ai servizi sociali. "Sono come bestie," ha ribadito, con una smorfia, un'assistente sociale cui ci siamo rivolti per ottenere un po' di sostegno per alcune famiglie: è l'atteggiamento medio degli italiani, ormai. Ti ho fornito un riassunto della condizione dei Rom in Italia. Nei nostri siti, troverai maggiori dettagli. Grazie dell'interesse che mostri verso un popolo che ha subito secoli di discriminazione e persecuzione. Un abbraccio.
Nella foto di Steed Gamero, Roberto Malini e i Rom di Pesaro sostengono la Scavolini Spar durante la "partita dell'antirazzismo"
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Le Ronde della Vita
Lecce, 10 gennaio 2009. Caro Roberto Malini, intanto grazie per tutte
le belle mail che arrivano da parte Sua sul mio pc e poi grazie anche
per il suo sito, è profondo, intenso, autentico... ho letto quasi tutti gli
articoli con molto interesse e mi ha interessato molto "La Ronda della Vita".
Dopo circa tre anni di presenza costante da parte mia in un campo Rom
a Lecce, in cui molte persone si sono lasciate coinvolgere venendo con
me e poi anche da sole, superando totalmente, una volta conosciute le
famiglie, la paura del Rom, comincio davvero ad essere stanca di
scivolare continuamente su un terreno melmoso e rialzarmi ogni volta
malconcia. Chiedo aiuto a Lei, a voi tutti che siete riusciti a
resistere pacificamente, proprio come mi hanno insegnato finora i miei
amici del campo sosta Panareo di Lecce, è una richiesta di aiuto per
non sapere più come muovermi dopo tre anni, lo so sono pochi ma sono
stati intensi, pieni zeppi di battaglie e incontri e riunioni
istituzionali (Comune, Prefettura, Provincia, Regione), e mò? Loro
continuano a stare in un campo lontano dal centro urbano, senza mezzi
di trasporto pubblici, dunque imposssibilitati ad essere
continuativamente presenti sul posto di lavoro, qualora si verificasse
la lontanissima possibilità di trovarlo, e poi mille altri problemi
che vorrei tanto raccontarLe ma ho paura di stancare anche Lei. Mi
piacerebbe saperne di pù sulle Ronde della Vita. Un grazie smisurato
per la Sua sensibilità e il Suo esserci. Maria Grazia Simmini, Comitato
per la difesa dei diritti degli immigrati
Pesaro, 13 gennaio 2009. Cara Maria Grazia, ogni tanto ci sentiamo soli,
quando difendiamo i diritti dei Rom, con la sola forza della verità
e della speranza, contro un mondo che ha perso la via dei Diritti Umani
e ripropone la logica dell'odio, promuovendo i messaggi dei fautori di divisione
e sospetto, cattivi maestri, politici e autorità che fanno parte dell'esercito
della morte. La Storia insegna che dai semi del razzismo e dell'intolleranza
nascono solo crisi e barbarie... eppure l'umanità sembra aver
affinato, sopra ogni altra "arte", quella di dimenticare e di
ripercorrere errori ed orrori, nei secoli dei secoli. Quando riceviamo
messaggi come quello di Maria Grazia - che copio qui di seguito, seguito da
un suo secondo messaggio altrettanto profondo e utile a rincuorarci -
ci scrolliamo di dosso la stanchezza, il senso di isolamento e ostilità
che ci circonda e ricominciamo a credere nel valore segreto dell'umanità,
nelle sue possibilità di riscatto. No, non siamo soli, in questo mondo di
"uomini e no". Non siamo soli e la parte in cui abbiamo scelto di
impegnarci, anche se non è affollata, è quella giusta. E' il posto
della vita, dove fioriscono gli ideali e i sogni e la fede. A Maria
Grazia rispondo che le "Ronde della vita" non sono numerose né armate
fino ai denti come quelle dei movimenti razzisti, movimenti che la
mancanza di valori civili ha sospinto al potere, ma sono necessarie
all'umanità. A volte sono formate da tre sole persone, da due, da una
persona: non importa, basta che non si scenda sotto questo numero. Le
nostre Ronde percorrono le strade delle città e dei paesi e quando si
imbattono nelle famiglie e nelle persone emarginate, non affrettano il
passo per superarle, considerandole un fastidio, ma si fermano,
chiedono loro chi siano, da dove vengano e perché si trovino in una
condizione disagiata. Le nostre Ronde conosceranno così bambini, donne
e uomini; i loro problemi, le loro difficoltà, le loro speranze. Le
nostre Ronde, quindi, non abbandoneranno quelle persone, ma
chiederanno il loro recapito telefonico e forniranno il proprio. A
questo punto gli impegni saranno numerosi e difficili: assicurarsi che
gli ospedali accolgano e curino queste persone; spiegare alle autorità
di forza pubblica la condizione di Rom e migranti poveri, fornendo
loro copia delle normative italiane ed europee che tutelano le
minoranze; contattare i servizi sociali e tentare di spiegare a
responsabili e assistenti che il loro compito dovrebbe essere di
sostegno e non di oppressione; cercare di inserire gli adulti validi
nel mondo del lavoro e i bambini a scuola; accorrere presso
l'insediamento (anche se si tratta di un ponte o di una tenda dietro a
cespugli) nel caso di visite intimidatorie o sgomberi da parte delle
autorità (è anche per questo che bisogna fornire alle persone in
difficoltà un "Numero della Vita": il proprio cellulare). Spero di non
averti delusa, cara Maria Grazia, ma le "Ronde della Vita" sono
"soltanto" questo.
Lecce, 14 gennaio 2009. Caro Roberto, non sono delusa, e non mi aspettavo
chissà quale ricetta segreta che potesse darmi quel quid in più di cui ho tanto
bisogno, e sono certa che la nonviolenza può davvero fare la differenza
in questo nostro mondo impazzito dalla bramosia del potere.
Sono sicura che se ti dicessi che tutto ciò che hai elencato è stato
già fatto senza trovare niente di niente, se ti dicessi che abbiamo
calpestato più e più volte i locali storici, principeschi del Comune di
Lecce, della Prefettura e della Provincia insieme ai due rappresentanti
rom che, grazie al cielo, con tanta fatica quest'anno passato hanno
formalizzato la loro presenza rendendola ufficiale a tutti, anche a
coloro che tutto vedono e sentono sul campo ma che che come un
impermeabile tutto scivola dalla loro coscienza, senza trovare grandi
risposte risolutive, ma sempre molte promesse spesso accompagnate da
quel becero assistenzialismo peloso verso cui la sudditanza psicologica
di alcuni attivisti resta un nodo inestricabile che a volte mi paralizza,
ebbene sono certa che tu mi risponderesti: "Lo sapevo", con una punta di
delusione che ci appartiene, non perchè illusi, ma perchè sappiamo di non
riuscire a fare di più!
Se ancora ti dicessi che abbiamo realizzato molte cose belle con loro,
anche qui sono certa che mi risponderesti con un filo di voce in più che
ti restituisce quell'entusiasmo che mi ha permesso di contattarti: "Non avevo dubbi",
ma non perchè conosci me semplicemente perchè hai fortemente dato
dimostrazione di conoscere l'uomo in tutta la sua bellezza.
Grazie, teniamoci in contatto, spero di poterti invitare per un incontro
pubblico che potrebbe aiutare tutti noi a non sentirci soli.
Buon lavoro! Maria Grazia
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Giustizia per Andrea Severi, martire dell'intolleranza
26 novembre 2008. Abbiamo inviato la seguente email ai quotidiani locali (Rimini e Romagna) e nazionali, alle televisioni, alle radio, alle autorità riminesi e della regione Emilia-Romagna, subito dopo aver letto e ascoltato le prime notizie riguardanti il tentato omicidio, a Rimini, del senzatetto Andrea Severi. L'abbiamo inviata per evitare che gli organi di informazione e i politici minimizzassero un caso di atroce disumanità, basata sulla discriminazione di coloro che la società emargina. I primi trafiletti sui giornali locali, i primi comunicati passati in sordina dai media, se non discolpavano gli autori del crimine, cercavano tuttavia di trasformare la loro spaventosa azione nella "ragazzata" di quattro giovani incensurati e di buona famiglia, in nessun modo ispirati da ideologie politiche o discriminatorie. Insieme a noi, altri attivisti hanno tempestato redazioni e sedi politiche di proteste verso un approccio informativo tanto morbido e riduzionista. Si è levato così un coro di voci che chiedevano giustizia, voci che hanno costretto giornalisti e autorità a modificare il tenore difensivo dei loro articoli e interventi. Ora i quattro giovani mostri sono dietro le sbarre e la sostanza della loro "impresa", come liquame, galleggia sul mare di Rimini, mandando un fetore morale (mortale) che tutti possono avvertire. Stavolta non vi sarà insabbiamento.

Autorità e organi di stampa non minimizzino il crimine delle giovani belve riminesi che hanno tentato di bruciare vivo un senzatetto
23 novembre 2008. Quattro efferati assassini sono ancora a piede libero. Sono i giovani che hanno tentato di bruciare vivo Andrea Severi, senzatetto di 44 anni, a Rimini. I criminali hanno ammesso le loro responsabilità spiegando l'agghiacciante movente: "L'abbiamo fatto per divertimento". Mentre la loro vittima, con il corpo coperto di ustioni, veniva curata presso in centro grandi ustionati di Padova - dove si trova tuttora, in gravi condizioni - i quattro scherzavano fra di loro, al telefono, commentando l'eco mediatica sollevata dal loro delitto. Nell'attuale clima che imperversa in Italia, clima di intolleranza verso le minoranze socialmente emarginate, temiamo che il loro gesto e il loro atteggiamento, che non hanno nulla di umano, vengano minimizzati da stampa, autorità e magistratura. Finora, a quanto risulta, non è stato attuato alcun provvedimento giudiziario nei loro confronti; i commenti sulla stampa verso il loro gesto sono piuttosto morbidi e mettono in rilievo la loro condizione di ragazzi incensurati e di buona famiglia piuttosto che la loro efferata crudeltà e il loro totale disprezzo della vita umana. E' importante che le Istituzioni locali e nazionali esprimano un giudizio sulla mostruosità del crimine e nessuna clemenza sia accordata a quelle belve, perché la vita di Andrea non deve in alcun modo essere "svalutata" dalla sua condizione di senzatetto. La sua vulnerabilità sociale, al contrario, aggrava la portata del delitto, un delitto nato da una feroce disumanità e premeditato, come dimostra l'accanimento persecutorio mostrato da quei giovani nei confronti dell'uomo, già oggetto di vessazioni, compreso un lancio di petardi, qualche giorno prima del crimine, sempre da parte loro. Gruppo EveryOne
Nella foto, "Clochard" di Nicola Iuppariello
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Lettera aperta a Davide Del Vecchio, Assessore ai Servizi Sociali e alle Politiche per la Solidarietà di Fano
Fano, 22 novembre 2008
Egregio Assessore Davide Del Vecchio, in questi giorni la Commissione europea discute i provvedimenti da attuare verso l'Italia per le politiche governative e locali che combattono i comparti più deboli della società, a partire dai Rom e dai senzatetto. Ho letto, con tristezza, l'articolo pubblicato dall'edizione locale del Carlino di oggi. E' ormai evidente che i media diffondono odio e intolleranza verso gli esseri umani più vulnerabili, presentandoli secondo un'odiosa propaganda discriminatoria: le famiglie Rom sono descritte come bande di criminali e non come esseri umani in tragiche condizioni; i migranti sono "invasori" dediti ad attività illecite; i senzatetto sono così "per scelta" e costituiscono un pericolo pubblico. La verità la esprimono i numeri del Viminale, del Rapporto Censis, delle organizzazioni per i diritti umani. Furti, rapine e scippi sono in prevalenza azioni compiute da italiani; gli omicidi avvengono per la maggior parte all'interno delle pareti domestiche; il crimine, in Italia, è gestito dalle mafie, che si avvalgono di manovalanza nostrana e straniera. Non solo, perché come ricordato ieri da Roberto Saviano all'Unione europea, l'Italia è il più grosso esportatore mondiale di criminalità.
Questo è il degrado da combattere: un degrado morale, civile, politico e mediatico. La criminalità organizzata ha toccato quest'anno il suo fatturato record in Italia: 130 miliardi di euro, maturati su droga, violenza, armi, prostituzione, pornografia e pedopornografia, estorsione, corruzione, morte.
Continuare a evitare di perseguire la criminalità vera, per riempire le carceri di Rom e poveracci - o scacciarli da ogni angolo in cui si rifugiano - è qualcosa di aberrante. Definire i poveri, gli "ultimi" del Vangelo, come causa di insicurezza e degrado è una menzogna colpevole, perché i poveri vanno aiutati e a questo servono i servizi sociali. L'Italia e le sue città stanno scendendo ai più bassi livelli dell'abiezione, del razzismo, dell'intolleranza perché non ha il coraggio di guardarsi allo specchio. Tutti sanno la verità: non vi è ministro, parlamentare, sindaco, assessore, prefetto, autorità, giornalista che non sappia dove sono i veri problemi di sicurezza e dove vi è invece persecuzione degli innocenti. So che non sarà certo Fano a cominciare a dare il buon esempio, perché è più facile colpire il capro espiatorio - come si fa, in Italia, fin dall'antichità - che toccare interessi enormi. I Rom a piedi nudi e i mendicanti senza un tetto sulla testa sono bersagli così indifesi e a portata di mano! E' così facile colpirli e poi affermare a gran voce: avete visto, cittadini, vi abbiamo liberati dal pericolo pubblico numero uno! Intanto la vera criminalità ghigna, ingrassa e ringrazia. So che non partirà, la riscossa morale del nostro Paese, da Fano, perché Fano sta mostrando altri obiettivi (quelli facili e di "effetto") da perseguire, ma non rinuncio a inviarLe questa breve lettera. Scripta manent. Roberto Malini - Gruppo EveryOne
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Scritte sui muri: strumenti di propaganda per creare "allarme sicurezza"
Roma, 23 ottobre 2008. Roma - Quando sono apparse le prime scritte firmate dal sedicente movimento di estrema destra "Militia", abbiamo pensato immediatamente a un'azione di propaganda, una propaganda sofisticata, finalizzata a distogliere l'opinione pubblica dalle politiche di governo, dalle operazioni poliziesche e dalle scorribande dei gruppi razzisti contro Rom e stranieri indesiderati. Bisogna prestare molta attenzione, di fronte al fenomeno delle scritte sui muri, perché rappresentano uno strumento di sicuro impatto mediatico, uno strumento che orienta l'opinione pubblica a credere che sia nato un determinato movimento ideologico e che sia riaffiorata una corrente di pensiero capace di minacciare "legalità e sicurezza". Il caso delle scritte contro Bagnasco, alcune delle quali tracciate con una perizia grafica sconosciuta alla militanza di estrema sinistra, è emblematico di come le scritte possano seminare il panico e calamitare l'attenzione dei media e del popolo italiano, costringendo politici e autorità a dichiarazioni che fungono da casa di risonanza per l'azione di disorientamento socio-politico. Le scritte di "Militia", corredate da svastiche e deliranti procalami antisemiti, ottengono lo stesso effetto, a specchi rovesciati. Il nuovo fascismo non vuole che si parli troppo della persecuzione contro Rom e "clandestini", ma che l'attenzione della gente sia attratta dai proclami di "Militia" e dal lontano Iran, con il suo regime che è divenuto, in Occidente, simbolo del male: "L'olocausto è la più grande menzogna della storia. Il presidente iraniano Ahmadinejad". Si è deciso inoltre di mettere le aureole dei santi alle più alte cariche istituzionali: non sono loro gli aguzzini, ma le vittime della "xenofobia".

Ed ecco apparire, a Roma, l'improbabile scritta: "Schifani l'ebreo sarai te". Ieri, stessa storia con il sindaco di Roma Alemanno, nel pieno delle operazioni di purga etnica contro i pochi Rom romeni "superstiti" e nell'immediatezza dell'istituzione delle "riserve" per i Rom "integrati". La scritta recita: "Alemanno infame escremento sionista". Quindi, tracciata in perfetti caratteri grafici neri su manifesti bianchi applicati a un muro del quartiere Prati, opera di un "professionista" (lo stesso delle "migliori " scritte contro Bagnasco?), il solito slogan delirante, elaborato per aumentare la fibrillazione legata al cosiddetto allarme sicurezza: "Se amare la patria è un delitto noi siamo assassini". I veri gruppi razzisti, che colpiscono nell'ombra e solo di rado rivendicano i loro crimini, agiscono (e scrivono) in modo diverso. Le scritte sui muri di cui si occupa la stampa con tanta frequenza sono solo uno dei tanti diversivi che mirano a distrarci. Nel frattempo, dopo gli orrori della persecuzione contro i Rom e delle politiche xenofobe e razziste, ora sono gli stessi ragazzi italiani, quelli che coltivano ideali di fratellanza e libertà a "dare fastidio" ai nuovi fascisti. Gli sgherri - non ancora sazi di sangue, vergogna e dolore, iniqui e impuniti, autorizzati ai comportamenti più sadici nei confronti delle minoranze sgradite al potere - affinano le armi e si preparano ad aggredire i migliori fra i nostri giovani. Dobbiamo proteggerli, a qualunque costo. R.M.
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La leggenda degli "zingari" mafiosi
di Roberto Malini
12 ottobre 2008. Non è una barzelletta e neanche un paradosso: il mese scorso "qualcuno" ha avviato la più improbabile delle campagne di propaganda anti-Rom. Si è cercato di far credere ai media e al popolo italiano che il traffico di droga in Italia non è in mano alla criminalità organizzata, una rete estesa in tutto il mondo, che muove miliardi di euro ogni anno, ma... ai Rom! Signore e signori, la N'drangheta, la Camorra, la Sacra Corona Unita, la Mafia non esistono e sono state sostitute dagli "zingari" che sopravvivono nelle baracche e sotto i ponti. Chi controlla il traffico della droga a Catanzaro, in Calabria? Chi gestisce il "fortino della commercializzazione degli stupefacenti, con un sodalizio armato e pericoloso"? Sembra una risposta facile, a cui anche un bimbo di sei anni, a Catanzaro, saprebbe rispondere, sottovoce, naturalmente. Le autorità cittadine, però, hanno trovato una risposta differente, in linea con la "lotta alla criminalità" attuata dalla Istituzioni centrali. Il 12 settembre scorso, infatti, le massime autorità di pubblica sicurezza catanzaresi hanno illustrato durante una conferenza stampa una brillante operazione presso il campo Rom sito in località Germaneto: “Se qualcuno si era messo in testa che a Catanzaro possono esistere zone franche, si è sbagliato di grosso e questa operazione lo dimostra. Lo Stato arriva ovunque. A Germaneto siamo intervenuti alle cinque del mattino con cento uomini di vari reparti, con dodici ore di perquisizioni. Quest’area, per quello che è emerso, è da considerare il fortino della commercializzazione della droga, con un sodalizio armato e pericoloso che gestisce lo spaccio di cocaina a Catanzaro”. Ed ecco i dati di una delle "più importanti operazioni antidroga mai effettuate in Calabria": venti soggetti denunciati a piede libero, undici dei quali... per furto di energia elettrica (i soliti allacciamenti "abusivi"). Ma il reato sarà esteso a tutti gli abitanti del campo (che vivono in spaventose condizioni di miseria, nonostante il loro "impero criminale"). Una donna è stata denunciata per ricettazione e detenzione di droga, dal momento che è stata trovata in possesso di - addirittura! - tre bilancini e "refurtiva riconducibile probabilmente a lei" (merce senza scontrini di acquisto). Durante la perquisizione nel campo, la autorità hanno annunciato con fierezza di aver scoperto un "importante quantitativo di droga". Se leggiamo il verbale, però, si tratta di pochi etti di hashish, eroina e cocaina. E il pericoloso arsenale? Una sola pistola calibro 22 con matricola abrasa. Tutto qui. Piccolissimo spaccio. Ma ecco quella che "Il Giornale di Calabria" definisce "la sorpresa più particolare": una decina di scatoloni di lenzuola e vestiti fuori moda! Questo sarebbe il cuore del commercio di stupefacenti di Catanzaro, la cittadella delle armi e della droga! La realtà è ben diversa e le famiglie Rom denunciate rappresentano il gradino infimo della manovalanza al servizio della criminalità organizzata: meno ancora che piccoli spacciatori, veri e propri schiavi. Questo tipo di operazioni, nelle quali la perdita di stupefacenti e armi da parte della criminalità organizzata è minima, diffondono un'idea errata tanto riguardo ai "nomadi" quanto alle potenti organizzazioni criminali che dall'Italia si diramano in tutto il mondo. Replica a Roma il 18 settembre, pochi giorni dopo il blitz calabrese. Uno spiegamento di trecento carabinieri e 27 arresti per un'operazione - denominata "White Wolf" - che avrebbe "smantellato una banda Rom" a Roma, che gestiva - secondo gli inquirenti - un colossale traffico di stupefacenti provenienti dalla Colombia, via Spagna. Naturalmente, questi "re della droga" vivevano in campi Rom, senza acqua né luce, in mezzo ai rifiuti e ai topi. L'operazione "White Wolf" in realtà è iniziata nel 2005 e riguarda, anche in questo caso, come dimostrano gli intestatari dei ricchi conti correnti in cui fluiva il denaro illecito, criminalità organizzata italiana. I "nomadi", in gran parte di origine bosniaca e croata, rappresentavano l'ultima ruota del carro ed erano nelle mani - ridotti in schiavitù, come accade sempre ai Rom quando entrano in contatto con la criminalità italiana - delle grandi cosche. I media hanno divulgato le notizie relative alle due "brillanti" operazioni di pubblica sicurezza, che tuttavia, a causa della loro scarsa o nulla credibilità, non hanno sollevato l'indignazione e l'odio razziale che - nelle sedi del potere - ci si attendeva.
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Persecuzione dei Rom a Pesaro. Un uomo lotta fra la vita e la morte
Pesaro, 7 ottobre 2008. Stasera, verso le 20, Radian Danila, Rom romeno di 35 anni, malato di cancro al pancreas, si è accasciato davanti all'ingresso dell'Ipercoop di Pesaro. Avvertiti telefonicamente da un suo familiare, abbiamo chiamato un'ambulanza, che l'ha trasportato d'urgenza al pronto soccorso dell'Ospedale San Salvatore. Le Istituzioni pesaresi, come i servizi sociali e tutte le autorità conoscono perfettamente la condizione sanitaria in cui versano alcuni Rom che vivono a Pesaro: sono malati gravi, a volte incurabili e avrebbero diritto a una casa, a un sussidio, ad assistenza. Invece vivono al freddo, nell'umidità malsana di una casa fatiscente. Nonostante le accorate proteste, l'allarme disperato che il Gruppo EveryOne lancia da mesi, Pesaro ha condannato a morte questi esseri umani e nega loro qualsiasi sostegno. Non hanno diritto neanche all'acqua, alla corrente elettrica, a una stufa per scaldarsi. Hanno negato loro persino un cassonetto dei rifiuti, costringendoli a vivere come topi. Ma non è questo il limite della persecuzione cui sono sottoposte le famiglie Rom di Pesaro. Non è questa l'ultima stazione della Via Crucis che sono obbligati a percorrere, non avendo altra opportunità. La città, infatti, ritiene che l'orrore in cui sono calati questi esseri umani poveri e malati non è ancora una condanna sufficiente e si appresta a colpirli con uno sgombero senza alternative di alloggio.

Significa che, se non riusciremo a fermare l'odio irrazionale che ha contagiato praticamente l'intera cittadinanza, risvegliando un barlume di umanità e tolleranza in coloro che decidono, le famiglie "zingare" che vivono a Pesaro saranno costrette a incamminarsi, al freddo, senza mezzi di sussistenza, minate da gravi patologie e dalla precarietà, verso l'annientamento. Gli attivisti del Gruppo EveryOne e pochi cittadini antirazzisti non hanno rinunciato al dialogo con le Istituzioni, ma parlano, scrivono, presentano documenti e lettere aperte in un clima tanto crudele quanto surreale. Anziché provvedere alle emergenze umanitarie, anziché agire con premura e civiltà, le autorità continuano a stringere d'assedio questi profughi in condizioni drammatiche. Per loro non si tratta di uomini, donne e bambini. Il "reato" che viene contestato loro non è l'occupazione di uno stabile rurale (come scritto nel verbale di denuncia), ma quello di esistere. A coloro che, con coraggio e spirito di fratellanza, non rinunciano ad assisterli, con le proprie forze, con i propri mezzi, con i propri cuori, sono riservati sospetto e ostilità. Siamo come la Rosa Bianca o il Gruppo Westerweel nel Terzo Reich. "Mi sento una criminale," ci confidava oggi una donna che aiuta come può le famiglie Rom di Pesaro." Quando porto loro acqua, latte, pane, pasta, devo agire di nascosto persino da mio marito. Perché non capiscono che sono gente come noi?"
Radian Danila sta lottando fra la vita e la morte. Ha lottato tutta la vita contro l'emarginazione: in Romania, a Milano e adesso qui a Pesaro. Due malattie lo uccidono: un tumore e quella distorsione dell'anima che i sopravvissuti all'Olocausto conoscono bene e Primo Levi definì in una sintesi perfetta:
"Esiste un contagio del male: chi è non-uomo disumanizza gli altri, ogni delitto si irradia, si trapianta intorno a sé, corrompe le coscienze e si circonda di complici sottratti con la paura o la seduzione al campo avverso".
Nella foto, Primo Levi
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E se Romulus Mailat fosse innocente?
di Roberto Malini
Roma, 25 settembre 2008. Intorno all'omicidio Reggiani il movimento razzista italiano ha costruito la propria affermazione ai massimi livelli. Chi ha seguito il caso da vicino, a partire dal 30 ottobre 2007, quando Giovanna Reggiani perse la vita, ha avuto modo di rendersi conto che le conclusioni delle autorità italiane riguardo all'autore del delitto presentano incongruenza assai sospette. Il giorno successivo al crimine, il Gruppo EveryOne trasmise un documento di indagine agli inquirenti, ponendo in rilievo l'inattendibilità della testimone che accusava Mailat (ricoverata più volte in Romania, per lunghi periodi, a causa di turbe psicotiche) e offrendo loro la possibilità di provare al di là di ogni dubbio la colpevolezza o l'innocenza del romeno. Poiché le forze dell'ordine, secondo le dichiarazioni dei loro portavoce, avrebbero riscontrato abbondante presenza di sangue sulle mani e sul viso del sospettato e, contemporaneamente, rilevato graffi prodotti dalle unghie della vittima sulle sue spalle, EveryOne raccomandò alla scientifica di effettuare con cura gli esami di rito ovvero il rilievo del DNA relativo al sangue trovato su Mailat e lo stesso rilievo riguardo alle tracce di sangue rilevate sotto alle unghie della Reggiani. Gli esami furono effettuati, perché si tratta della procedura standard. Vennero effettuati sia da parte della polizia italiana che da quella di Bucarest, come ha confermato il giornalista romeno George Scarlat. Le autorità romene, inoltre, appurarono che la camicetta della vittima era chiusa e abbottonata, mentre la testimone aveva affermato di aver visto Mailat portare in spalla il cadavere di una donna con il seno che usciva dalla camicetta. EveryOne chiese di vedere gli esiti degli esami e di incontrare la testimone, senza ottenere alcuna risposta da parte delle autorità. Gli esiti dei due esami del DNA, però, si sono... volatilizzati. Chi ha ucciso, allora, Giovanna Reggiani? Non può essere esclusa un'ipotesi atroce, ovvero che il caso sia stato confezionato ad arte per accentuare gli effetti della propaganda mediatica contro il popolo Rom, spianando la strada a provvedimenti repressivi sempre più duri: gli sgomberi simili a pogrom, le sottrazioni di bambini Rom da parte dei servizi sociali, le schedature, l'espulsione intimidatoria dei Rom provenienti dalla Romania, la trasformazione degli insediamenti presenti da anni in Italia in veri e propri ghetti, l'annientamento civile (e in alcuni casi anche fisico) di tutti gli "zingari", compresi i Sinti e i Rom che posseggono la cittadinanza italiana.

Oggi l'avvocato Piero Piccinini, che difende Romulus Nicolae Mailat e ha taciuto a lungo (se avesse parlato prima, avrebbe rischiato di essere linciato da una folla inferocita), ha dichiarato: "Il mio assistito sosterrà la sua innocenza per quanto riguarda l'omicidio e la violenza sessuale, e a questo riguardo ci sono indicazioni eccellenti di veridicità". Piccinini ha poi aggiunto che "vi sono testimoni che potrebbero dare indicazioni concrete sull'effettiva condotta: potrebbe essere che Mailat abbia rubato la borsetta e nient'altro". E' un'altra verità, opposta a quella che politici, media e autorità propagandano da quasi un anno e che hanno usato deliberatamente per creare paura e odio, da parte del popolo italiano, nei confronti dei Rom. La mancata divulgazione degli esiti degli esami del DNA costituisce un'evidenza: in alto, è stato deciso che Mailat doveva essere il colpevole, lo spauracchio da adoperare per promuovere una campagna razzista senza più limiti. Il Rom assassino senza scrupoli, come quello rapitore di bambini (se EveryOne non avesse smontato i casi di Ponticelli, Catania ecc. oggi l'odio razziale sarebbe ancora più acceso) sono i paradigmi archetipici su cui si fonda l'antiziganismo. L'avvocato che difende Mailat (che fra l'altro non è Rom, ma un romeno-tedesco di etnia Bunjas) è un uomo coraggioso. Difficilmente potrà evitare un verdetto che è stato già scritto, nonostante le prove, le testimonianze, i vizi e le omissioni nelle indagini effettuate dalle autorità. Anche se vi riuscisse, però, non bisogna illudersi. Confezionare un altro caso Reggiani, un altro caso Ponticelli è fin troppo facile, da parte di chi non segue alcun principio morale. Gli antirazzisti devono agire a più ampio spettro e continuare a diffondere informazione e cultura riguardo alla Storia dei Rom e delle altre minoranze etniche, alla ricchezza delle loro tradizioni, al significato della loro presenza nei singoli Paesi, in Europa e nel mondo. Il pregiudizio è simile a una malattia infettiva. Curare i singoli malati è una pratica lodevole, ma non ferma il diffondersi dell'epidemia, perché i germi del razzismo prolificano nell'ignoranza, mentre la conoscenza rappresenta il vaccino.
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Bambini senza diritti
La vita per una maglia di lana. Un piccolo paese che si chiama Speranza
Pesaro e Parma, 22 settembre 2008. Due storie parallele, a Pesaro e Parma. Due storie di infanzia tradita dall'intolleranza, dalla paura dell'altro che turba l'Italia, dall'indifferenza di un popolo che i media e i politici hanno reso incapace di vedere la sofferenza del prossimo. Due storie uguali a tante altre che si consumano tristemente da nord a sud, nella Penisola dell'Odio. A Parma un bimbo tunisino di 10 anni | |