Lettere del Gruppo EveryOne ad Antonio Di Pietro e Debora Serracchiani

Milano, 24 luglio 2009

Caro Antonio Di Pietro,

il Gruppo EveryOne si sente completamente affine alle Sue posizioni, che spesso Le attraggono pesanti critiche e attacchi mediatici, anche da parte di personalità politiche di "sinistra". E' ormai assodato come le Istituzioni siano malate, dalla base al vertice e stiano intaccando le fondamenta stesse del diritto, della democrazia, della civiltà. Recentemente Rita Borsellino ci ha scritto parole commoventi, che ci hanno fatto sentire meno soli, nel nostro impegno per i Diritti Umani. Però ci fanno anche sentire - ed è un sentimento amaro - la mancanza di uomini coraggiosi come Paolo Borsellino. Pare proprio che, a fasi alterne, a volte come "uomini-ombra" a volte con la loro tiepidità opportunistica, con la loro ignavia, anche le persone in cui ci pare di poter confidare, in virtù di episodiche dichiarazioni a mezzo stampa, non sappiano in realtà quello che fanno. Di certo, non paiono così "eroici" da scendere dal "trenino dei privilegi" su cui - sgomitando - sono saliti, chi prima, chi dopo. E a destra è tutto parimenti desolante. Da un lodo a un decreto legge, da un provvedimento (centrale o locale) a un'esternazione, da una dichiarazione pubblica alla risposta a una critica proveniente dall'estero: ormai è chiaro che la malattia del nostro Paese non è incarnata dal solo Berlusconi, con le sue amicizie pericolose, i suoi conflitti di ogni genere, la sua lussuria sadomasochistica. No. L'orgia del potere - in cui su altari osceni si bruciano le conquiste della civiltà, i valori morali e le pagine della Costituzione - vede partecipare ai vari "trenini" quasi tutta la classe politica che possiede ruoli decisionali e conduce lo "stivale" verso il baratro dell'inciviltà, della perversione, dela crudeltà verso i deboli e gli indifesi, dell'apartheid, della dittatura. E' "satanismo di Stato" e il Presidente della Repubblica regala un beneplacito - che in apparenza sembra provenire da un pulpito di saggezza e autorevolezza - all'abominio. Presidenti..! sembra che la collettività non impari mai la lezione della Storia, che ha visto così spesso in cima alla piramide del potere uomini senza grandezza morale, senza coraggio civile, senza una grande anima. Se fossimo privi anche della la Sua "scimitarra", carissimo Antonio Di Pietro, non ci sarebbero solo "piume" e indifferenza, ma armi e strumenti di tortura ben più atroci: quelli che già dilaniano le carni scure di rifugiati e Rom, che colpiscono chi ha il coraggio di ribellarsi e fanno a pezzi gli innocenti. Noi abbiamo fede in un futuro diverso. Non accettiamo la fine dei valori civili e umanitari né la metamorfosi kafkiana del diritto e dei principi morali. Viviamo in un Paese dove show televisivi e politici sostituiscono la crescita culturale e civile, dove i ragazzi imparano solo a essere ligi e disciplinati, ad aver paura di un mondo che vive (perché i movimenti migratori non sono che questo), mentre all'Italia di oggi occorrono ribelli e idealisti. I nostri attivisti resistono e resisteranno, fino a vedere quell'alba di un nuovo giorno in cui neanche Lei ha rinunciato a credere, con le armi della ragione, della nonviolenza, della tradizione democratica e di testi illuminati come la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e la Convenzione di Ginevra, il Vangelo, le parole sagge di Gandhi, quelle sognanti di Martin Luther King, quelle piene di innocente speranza del Diario di Anne Frank. Queste parole, questi ideali brandiremo anche noi, come "scimitarre", caro Di Pietro, contro i fantasmi di una regressione civile che prendono corpo e si moltiplicano ogni giorno. Con solidarietà, ammirazione e fiducia. Il Gruppo EveryOne

Milano, 24 luglio 2009

Cara Debora Serracchiani,

innanzitutto, complimenti per le tue idee e per come le porti avanti: è qualcosa di nuovo, di accessibile a tutti, di chiaro, di onesto e democratico, in un momento di caos e crisi dei valori. La nostra organizzazione per i Diritti Umani, il Gruppo EveryOne, vive quotidianamente la tragedia delle politiche xenofobe, razziste e vessatorie nei confronti delle minoranze condotte sia dalla destra che, purtroppo, da una parte consistente della "sinistra" italiana (le atrocità contro Rom e migranti commesse da Veltroni, Cofferati, Domenici, Chiamparino, Ceriscioli e molti altri sindaci-sceriffi sono documentate e orribilmente evidenti, come le posizioni di altre personalità politiche sedicenti "democratiche"). La tua politica, riassunta con semplicità e freschezza nel tuo blog, è lontana dalla demagogia imperante. Chi ama la democrazia, non può non apprezzare le poche parole intelligenti, civili, democratiche e umane con cui proponi le tue idee alla gente. Gli altri, nel tuo partito e più in generale nel "centro-sinistra", purtroppo, non amano tali caratteristiche e non sembrano aprezzare le idee chiare, come dimostra la "purga" effettuata durante la scelta delle candidature europee, quando gli artefici di Direttive e Risoluzioni di enorme valore per l'Unione europea dei Diritti Umani sono stati potati come rami inutili di un albero omogeneo, a partire da Pannella e Cappato (eletti nel Pd alle precedenti europee). Al loro posto, ora abbiamo all'interno del Parlamento europeo persone lontane ani luce dalla cultura della civiltà e dell'accoglienza, da Cofferati a Domenici, due politici lodati più volte da Lega Nord, Forza Nuova e anche da movimenti xenofobi e neonazisti come Storm Front o White Pride. Contemporaneamente, anche nei comuni "di sinistra", le azioni di persecuzione contro i Rom, gli sgomberi-pogrom, gli arresti, gli allontanamenti ed espulsioni di migranti e la repressione dei senzatetto continuano, sgranandosi un interminabile rosario di dolore, disperazione e morte. E mentre le autorità e le forze dell'ordine braccano per le città famiglie Rom in condizioni tragiche, bimbetti a piedi nudi, poveracci e profughi, la criminalità organizzata segna un record dietro l'altro e si diffonde inarrestabile da sud a nord. E' di oggi la divulgazione dei dati dell'ennesimo rapporto sulla droga in Italia, a cura di Prevo.lab e riguardante la Lombardia: i consumi salgono senza freno. Secondo i criminologi, lo spaccio di sostanze stupefacenti è la cartina al tornasole che rivela la forza e la presenza della criminalità organizzata, che in Italia ha ormai raggiunto i massimi livelli di potere e impunità. La commemorazione del 17° anniversario del martirio di Paolo Borsellino non ha visto alcun politico partecipare, accanto ai familiari e a un manipolo di giovani, perché Borsellino rappresenta il coraggio di chi, per combattere il cancro della Mafia, scavò nella vera materia in cui essa cresce e si diffonde: materia di cui si nutre il potere costituito (potere senza colore, se non quello dei soldi), ancora oggi. Basta pensare, cara Debora, a quante pagine hanno speso i giornali di "sinistra" per gli scandali berlusconiani e a quante poche righe siano state invece dedicate alla notizia dell'indagine per coinvolgimento in attività mafiose di alcuni senatori della Repubblica, uno dei quali - e anche questo fatto è stato trascurato dai media e nelle dichiarazioni dei politici - era presente alla "cena delle beffe" fra Berlusconi, Alfano, Letta e il giudice costituzionale Mazzella. A proposito dei sospetti riguardanti collegamenti fra Mafia e politica, ti copio in fondao alla lettera il pensiero che espresse Paolo Borsellino, offrendo alle Istituzioni consigli regolarmente ignorati dalle stesse. Si parla e si scrive tanti di protezione dei giovani. Ma da cosa li si vuole proteggere? Dalla verità? Il crimine organizzato porta rovina fra i giovani italiani, con le seduzioni della droga e del denaro facile, con la cultura della paura, con la corruzione in ogni comparto sociale. La reazione delle Istituzioni è di indifferenza, anche verso la tragedia della droga: nessun programma di educazione contro le tossicodipendenze, nessuna campagna mediatica, nessun progetto per combattere la piaga del nostro tempo. Per quanto riguarda i "diritti civili", che un tempo erano un punto focale nelle politiche di "sinistra", oggi sono stati dimenticati. Il nostro gruppo - talora appoggiato dai Radicali, sostenuto da Di Pietro, tenuto in considerazione da Fini - ha contribuito all'approvazione di Risoluzioni Ue e delle Nazioni Unite contro le politiche razziali in Italia; attualmente è impegnato per dimostrare l'illegittimità e l'aberrazione che permeano l'intero corpus della Legge 733 B sulla "sicurezza". Consiglio d'Europa e Commissione europea hanno già emanato pareri contrari al testo e presto si pronunceranno altre Istituzioni: dalla Corte Europea dei Diritti Umani alle Nazioni Unite. Se fossimo meno soli! Che svolta si potrebbe imprimere, a questo nostro Paese sprofondato nell'intolleranza, nella corruzione, nella perversione e nella barbarie. Attualmente, ci sentiamo molto più vicini alla "scimitarra" (una scimitarra civile e nonviolenta) di Di Pietro (un vero amico e un vero patriota, in questo frangente) che non all'inconsistenza, all'opportunismo e alla mancanza di ideali dei candidati alla segreteria del Pd. Che delusione, il loro impegno profuso soltanto per i propri interessi e la propria vanagloria, a bordo delle varie carrozze del "trenino dei privilegi"! C'è bisogno di persone come te, cara Debora, per sperare che la triste realtà della politica italiana assuma una svolta virtuosa e ritrovi la via dei Diritti Umani e dei valori democratici. Non arrenderti. Non ridimensionare i tuoi obiettivi. Se vuoi conoscerci meglio, visita il nostro sito e consulta la documentazione sullo "scandalo-Italia" che raccogliamo da anni. Un abbraccio da tutti noi. Il Gruppo EveryOne

Mafia e politica

di Paolo Borsellino

L'equivoco su cui spesso si gioca è questo: quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato quindi quel politico è un uomo onesto. E no, questo discorso non va perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire, beh, ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest'uomo è mafioso. Però siccome dalle indagini sono emersi altri fatti del genere altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato quindi è un uomo onesto. Il sospetto dovrebbe indurre soprattutto i partiti politici quantomeno a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti anche se non costituenti reati. Dalla lezione del 26 gennaio 1989 all'Istituto Tecnico Professionale di Bassano del Grappa.

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I Rom di via Centocelle: richiesta urgente all'Onorevole Gianfranco Fini

Roma, 20 giugno 20099

Ill.mo Presidente Fini, la città di Roma ha attuato più di trenta sgomberi di famiglie Rom solo nel 2009, oltre a un centinaio di azioni di allontanamento nei confronti di microinsediamenti presso parchi, ponti o edifici abbandonati. Dopo tali azioni di pulizia senza alternativa di alloggio né assistenza, si sono verificate situazioni umanitarie terribili: donne incinte hanno perduto i loro bambini, malati hanno visto aggravarsi le loro condizioni, mentre famiglie indigenti con bambini si sono disperse per Roma o sono tornate in Romania. Non è una vittoria della legalità, ma della disumanità. E' una vittoria dell'orrore che si approfitta del clima di odio razziale e della debolezza delle istituzioni europee, che sono affette da ignavia e non hanno strumenti per far rispettare le Risoluzioni. Quando possiamo, cerchiamo di aiutare le famiglie scacciate e perseguitate, ma ormai ben poche hanno il cellulare o la possibilità di chiamarci. E' questa pulizia etnica che avviene nell'indifferenza il vero scandalo italiano, non certo le quattro donnine allegre di Berlusconi: uno scandalo in cui destra e sinistra si danno la mano, una mano adunca e mostruosa, mano di chi non è più umano, se lo è mai stato. Ci aiuti, se possibile, a evitare un altro dramma riguardante i Rom di via Centocelle. Si può iniziare una via nuova, con un po' di spirito di fratellanza: al di là del sentimento di superiorità razziale che anima molti, siamo tutti "nomadi", di passaggio sulla Terra e noi e i nostri cari, prima o poi saremo "sgomberati" dalla nostra stessa caducità. A che serve, essere crudeli? La aggiorno sull'intervento di De Corato a Milano, riguardo alla piccola Rebecca Covaciu: nonostante le promesse che il vicesindaco ci ha fatto in Sua presenza, non ha fatto nulla e la famiglia sopravvive sotto un tetto solo grazie all'iniziativa privata e al coraggio dei genitori. Nel frattempo, però, la città di Milano ha messo in atto altri sgomberi identici a pogrom, di cui può leggere l'asettica cronaca sulla stampa o in rete.

Con (un residuo di) fiducia, Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau

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Comunicato stampa
ROM: NON E’ UNA QUESTIONE DI ORDINE PUBBLICO

Questa mattina i rom che due giorni fa avevano occupato l’ex deposito Heineken in via dei Gordiani 40, per reagire alla minaccia di sgombero, hanno deciso di tornare al campo di via di Centocelle.

La decisione è stata presa dopo l’intervento del Prefetto, della Questura e del Comune di Roma che, dopo avere definitivamente bloccato lo sgombero, hanno garantito l’apertura di un tavolo formale lunedì mattina per trovare una soluzione abitativa a tutti gli abitanti del campo, 300 persone in tutto.

Prima di rientrare nell’insediamento di via di Centocelle, il Comune ha provveduto a portare l’acqua, 10 bagni, i cassonetti e a ripulire la zona dai rifiuti. Nei prossimi giorni verrà predisposta la derattizzazione dell’area.

E’arrivato dunque un segnale differente, ma è evidente che a partire dalla vicenda dei rom di via di Centocelle la città tutta deve alzare la testa per ribellarsi alle politiche di ghettizzazione nei campi e chiedere per i rom un’accoglienza diversa.

La lotta che la comunità di via di Centocelle porta avanti da diversi mesi per il diritto alla casa e alla dignità proseguirà perché non è sufficiente migliorare le condizioni nei campi per vivere decentemente. Così come proseguirà la battaglia per rimanere all’interno del territorio nel quale questa comunità si è inserita, come dimostra il meccanismo di solidarietà che si è sviluppato intorno all’occupazione in questi giorni, a partire dal Municipio VI e dalle scuole, frequentate regolarmente dai bambini fuori dalle logiche assistenzialiste presenti in molti campi.

Lunedì mattina alle ore 12 chiederemo al Prefetto di avviare un ragionamento generale sull’accoglienza e sulle richieste sollevate con l’occupazione di via dei Gordiani: il diritto alla casa prima di tutto, negato a migliaia di italiani e di migranti in questa città, e il diritto a rimanere sul territorio per non disperdere il percorso di inserimento sociale avviato da questa comunità in maniera autorganizzata.

Roma, 20 giugno '08

Rom e Romnì di via di Centocelle

Blocchi Precari Metropolitani

Popica onlus

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Condizione dei Rom a Milano e ruolo della sinistra. Scambio di messaggi fra il capogruppo del Pd presso il consiglio comunale milanese, Pierfrancesco Majorino, e Roberto Malini (Gruppo EveryOne)

Milano, 19 giugno 2009

Ecco lo scambio di comunicazioni fra il Gruppo EveryOne e Pierfrancesco Majorino (capogruppo del Pd presso il consiglio comunale milanese). La speranza della nostra organizzazione è che questa apertura al confronto (preceduta da un breve scambio di email con il consigliere del Pd Carmela Rozza) possa rappresentare una volontà del Pd milanese e speriamo nazionale a comprendere la realtà della persecuzione che da anni colpisce le famiglie Rom a Milano e in Italia. L'Unione europea ha indicato più volte la strada da percorrere, con Risoluzioni e ammonimenti, ma finora destra e sinistra hanno fatto orecchie da mercante, proseguendo con politiche inique. In particolare, Veltroni, Rutelli, Cofferati, Domenici, Penati e diversi "sindaci rossi" come Ceriscioli a Pesaro sono stati portabandiera di un movimento di intolleranza rossa che ha fatto cattiva scuola e che ha creato "compagni antizigani", "compagni xenofobi", "compagni-bruciamoli-tutti", "compagni-camerati" che davvero non rappresentano le ideologie progressiste e democratiche. Ricordo che nel 1976 o '77, quando ero ragazzo, conobbi Enrico Berlinguer (nella foto) a Bologna, che definì i Rom e i senzatetto (lui li chiamava, senza alcuna mancanza di rispetto, "zingari" e "barboni") come "i veri proletari" ovvero coloro che la sinistra italiana doveva innanzitutto rappresentare. Altri tempi, è vero, ma le vite umane dei Rom e dei "clochard" hanno lo stesso valore di allora. Sono... vite umane! Noi cerchiamo con ogni energia di limitare i danni che i movimenti razzisti e xenofobi, che in Italia hanno raggiunto il vertice, causano alle minoranze più vulnerabili. Abbiamo interagito con la Commissione europea, il Consiglio d'Europa, le Nazioni Unite e le principali organizzazioni per i Diritti Umani, contando sull'eroica sinergia con i Radicali, per quanto riguarda l'Italia. Abbiamo tuttavia rilevato con preoccupazione che il Pd ha "fatto fuori" tutti i protagonisti di importanti vittorie civili europee, ratificando con il Pdl l'intesa che fissava lo sbarramento europeo al 4% o escludendo dalle candidature tutti i protagonisti di importanti vittorie civili europee, da Pannella a Cappato, da Catania ad Agnoletto, da Chiesa a Fava, per premiare i Cofferati e i Domenici, che hanno attuato politiche anti-minoranze. Ecco perché temiamo che la prossima caduta di Berlusconi, che il premier stesso ha predisposto attraverso un comportamento reprensibile in ogni campo in cui si è mosso, e la perdita di potere della Lega (inevitabile, dopo la caduta del leader del Pdl) possano lasciare il posto a quella sinistra che i Diritti Umani aggira e irride. Ci conforta la statura umana e politica di Franceschini (nonostante qualche dichiarazione inopportuna nei confronti dei Rom) e ci fa sperare il "ritorno di fiamma" di un Massimo D'Alema in forma smagliante. Quello che ci auguriamo, però, e per cui ci impegniamo, è un risveglio delle ideologie che pongono l'essere umano e l'uguaglianza razziale al centro delle politiche e delle opere. Roberto Malini - Gruppo EveryOne (info@everyonegroup.com - www.everyonegroup.com)
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Primo messaggio di Piefrancesco Majorino a Roberto Malini

Milano, 19 giugno 2009

Caro sig. Malini, mi è stata segnalata la sua presa di posizione, che poi ho letto direttamente, sulle nostre considerazioni circa la situazione dei Rom a Milano:
http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=3105

Se avesse la pazienza di documentarsi scoprirebbe che le sue valutazioni non trovano alcun riscontro nè rispetto a quanto da noi affermato in occasione della citata conferenza stampa nè rispetto alla nostra azione in consiglio comunale. Quel che affermiamo infatti è molto semplice: innanzitutto chiediamo che sia fatta chiarezza sulla realtà dei numeri. Quanti sono? Quanti nei campi regolari?
Poi che vi sia sostegno alle organizzazioni sociali e del volontariato - tipo Casa della Carità - che portano avanti azioni di accompagnamento e solidarietà. Infine che si effettuino sgomberi di situazioni di illegalità garantendo accoglienza e sostegno per i più deboli a partire dalle donne e dai bambini. Di sicuro abbiamo, io e lei, idee diverse a proposito.
Tuttavia, mi creda, in questi mesi ci siamo battuti per affrontare la situazione con razionalità e nel rispetto dei diritti umani, contrastando spessissimo le azioni del governo locale di centrodestra, il che per noi ha un prezzo elettorale ma corrisponde a quanto riteniamo giusto. Cordiali saluti, Pierfrancesco Majorino.
Capogruppo PD Comune di Milano.

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Risposta di Roberto Malini

Milano, 19 giugno 2009

Gentile Pierfrancesco Majorino, se Lei vuole girare la faccia di fronte all'incredibile numero di tragedie umanitarie che avete provocato, voi e la destra milanese, nei confronti dei Rom, è un modo comodo per sfuggire un esame di coscienza che, nel caso di Milano, vede molti aguzzini e ben pochi spiriti votati ai Diritti Umani, ivi comprese le organizzazioni locali, che hanno firmato un vergognoso Patto di Legalità, simile ai testi dei regolamenti dei ghetti polacchi durante gli anni delle leggi razzialii. Se invece vuole guardarsi allo specchio, con l'intento di cambiare e riparare alle violazioni o alla complicità in violazioni atroci dei Diritti Umani, posso farLe incontrare (di persona o telefonicamente: ho notato che Carmela Rozza, per esempio, vuole la scorta dei vigili per recarsi a visitare famiglie perseguitate in condizioni tragiche di indigenza e salute) gli ultimi testimoni Rom di anni di persecuzione, dolore e lutti. Potrà ascoltare così dalla viva voce di chi a ha visto e subito quello che siete stati capaci di provocare, per ignoranza, cieca ostilità e soprattutto pregiudizio. A Lei la scelta. Roberto Malini

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Secondo messaggio di Pierfrancesco Majorino a Roberto Malini

Milano, 19 giugno 2009

Caro Malini, ho appena letto quanto segue - lo aggiungo in seguito - e appreso della sua volontà di presentare un esposto - cosa che al momento ignoro se avvenuta o meno -.
Ammetto che la mia precedente mail l'avevo scritta senza aver letto della vostra-sua iniziativa presso la Procura. Ovviamente dovesse essere intrapreso l'iter giudiziario risponderò in quella sede per difendere la mia onorabilità (cosa che valuterò in queste ore anche a prescindere della vostra azione ma a fronte delle vostre dichiarazioni pubbliche laddove mi-ci si attribuisce "istigazione all'odio razziale" ). Le comunico, però con la presente, che ho fatto parte della Carovana di Don Colmegna presente in Romania alcuni mesi fa e che i nostri consiglieri comunali, in particolare Andrea Fanzago e Marco Granelli, hanno diverse volte a nome del gruppo del pd intrapreso azioni di solidarietà efficaci - certo, non demagogiche!- nei confronti di Rom presenti a Milano. Temo, in estrema sintesi, che Lei abbia proprio sbagliato "indirizzo". Cordiali saluti, Pierfrancesco Majorino

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Risposta di Roberto Malini

Milano, 19 giugno 2009

L'esposto non è una denuncia, ma uno strumento democratico che serve alle autorità per verificare la legittimità di eventi che avvengono nella società. Nel nostro caso, la segnalazione di circostanze che si verificano ripetutamente e mettono in pericolo vite umane, l'integrità di famiglie e la dignità di un'etnia. Non l'abbiamo ancora presentato, preferendo avviare un dialogo con voi, finalizzato al recupero di quei valori democratici e civili che consentirebbero di arginare l'ondata istituzionale e privata di xenofobia e odio razziale.
Riteniamo importante che voi - che rappresentate comunque un collegamento ideale con le sinistre progressiste e garanti dei Diritti Umani di un tempo - conosciate nei particolare certe tematiche che affrontate in maniera approssimativa, sconclusionata e lesiva dei diritti fondamentali. Riguardo agli sgomberi, si tratta di un vero e proprio crimine contro l'umanità, perché mettono famiglie emarginate e in difficoltà letteralmente in mezzo alla strada. Ogni anno registriamo drammi umanitari gravissimi successivi agli sgomberi, specie in inverno (veda il nostro sito). Assicurare accoglienza a donne e bambini è ipocrisia ed è un ulteriore abuso: le romnì giurano, quando si sposano, di non separarsi dai loro uomini né dalle famiglie, nella buona e nella cattiva sorte. E' un impegno sacro cui le donne attribuiscono un'importanza ancora maggiore delle loro stesse vite. Piuttosto che rimanere a lungo separate dai compagni e dalle famiglie, si tolgono la vita. Spesso si gettano dal secondo, terzo piano degli istituti, con i bambini in braccio, per ricongiungersi ai mariti e ai padri, riportando gravi ferite e fratture. Divise dai mariti e dai padri e ospitate temporaneamente preso istituti, inoltre, perdono qualsiasi possibilità di ricostruirsi vite nel rispetto delle loro tradizioni e dei loro diritti all'integrità delle famiglie. I nazisti sapevano tutto questo e temendo atti di autolesionismo e manifestazioni di dolore scomposto, tennero le famiglie Rom unite negli "zigeunerlager". Noi siamo disponibili a mettere la nostra esperienza e quella dei nostri collaboratori ed esperti italiani e stranieri a vostra disposizione.

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Persecuzione dei Rom a Milano. La consigliera del Pd Carmela Rozza scrive a Roberto Malini (che risponde rinnovando l'invito a tenere una conferenza sui Rom a beneficio della sezione milanese del Pd)

Gentile Sig. Roberto Malini,

ho letto con sincero interesse la sua mail (vedi sito www.everyonegroup.com)

e ci tengo a precisare, che qui non è in discussione la storia ma il presente e il futuro della cultura antirazzista, e per questo ritengo doveroso precisare quanto segue:

• I cittadini nomadi ROM o Sinti che siano vanno prima di tutto difesi dalle condizioni in cui vivono non credo che lasciarli tra immondizie e topi nelle favelas cittadine sia il modo giusto per occuparsi di loro; ma ogni qual volta il Partito Democratico si muove per rimuovere questi vergognosi accampamenti viene accusato di razzismo invece se lasciamo la gente in questi schifosi posti siamo democratici. Il mio pensiero e quello del Partito Democratico è semplice eliminare le favelas e trasferire le persone in campi attrezzati e organizzati come prima fase.

• E' importate per difendere le persone per bene denunciare i delinquenti che si annidano all'interno di queste favelas e che si rendono colpevoli, di furti sfruttamento di donne e bambini.

• Faccio fatica a inquadrare i proprietari delle mercedes nuove fiammanti dal valore minimo di €60.000, che ho visto davanti il Marchiondi quando sono andata, certo questi signori si sono comprati queste automobili facendo lavori umili e risparmiando per l'alloggio.

• Quando sono stata al Marchiondi non mi è sfuggito il fatto che eravamo seguiti da un ragazzo per controllare cosa ci veniva detto dalle persone che erano li, ed è stato più chiaro il discorso di una signora che ci chiedeva di dividerla dai delinquenti.

• I difensori della storia dei Rom e dei nomadi in generale se invece di adagiarsi sulla storia aiutassero a liberare la tanta gente per bene che vive in queste favelas dai delinquenti, e facessero loro la battaglia della legalità forse faremmo giustizia dei tanti pregiudizi che sempre più investono i Rom nel loro e nostro paese.

Distinti Saluti, Carmela Rozza. Milano, 3 giugno 2009

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Gentile Consigliere Carmela Rozza,

prima di risponderLe, La invito a guardare il video "Fabbrica della Morte" nel sito www.everyonegroup.com sezione in italiano. E' la conseguenza di uno dei tanti sgomberi che avvengono in Italia. A Milano si sono verificati innumerevoli casi analoghi. Quindi, nella stessa sezione, La invito a seguire le altre videotestimonianze, fra cui quella della piccola Rebecca Covaciu, premio Unicef per l'arte e l'intercultura: suo papà è un pastore pentecostale, più volte pestato dalla polizia milanese e oggetto di gravi episodi di persecuzione. Li abbiamo salvati in diverse occasioni dall'intolleranza e dalla violenza istituzionale. Non è un caso limite: è la norma, a Milano.
A Milano erano rifugiate all'inizio del 2007 circa 700 grandi e piccole famiglie romene di etnia Rom, oltre a gruppi e persone isolate (per un totale di circa 7 mila Rom romeni): famiglie provenienti dalle più importanti (e discriminate) sotto-etnie (tribù): i Vatrashi, i Kherutno, i C?ld?rarsi, gli Zlatara, i Kolari, i Gabori, alcuni Kazandzhi, molti Pletosh (il gruppo più legato alle tradizioni), diversi Korbeni, Modorani, Tismanari, Lautari, Spoitori e Ursari (forse quelli più colpiti dall'odio razziale, in Italia, insieme ai Pletosh, a causa della loro riconoscibilità). A Milano, nelle baracche, vivevano anche alcuni anziani Rom sopravvissuti all'Olocausto, fra i quali diversi membri della famiglia rom-ebraica Ciuraru (vedi archivio Yad Vashem). La maggior parte sono morti di stenti e malattie non curate: siamo riusciti a salvarne uno (testimone dello sterminio dei Rom ad Auschwitz) dalla persecuzione, aiutandolo a tornare in Romania. Nonostante le organizzazioni per i Diritti Umani, fra cui, con un impegno costante, il Gruppo EveryOne, abbiano lanciato un accorato appello a comprendere questo movimento di popoli, attuando politiche di protezione sia in Romania che in Italia, secondo quanto prevedono le norme internazionali, l'Italia ha avviato una spietata caccia alle streghe, con sgomberi brutali, retate poliziesche, persecuzione etnica a 360°. Nel frattempo, anche grazie al sostegno di gruppi politici democratici europei (in Italia i Radicali si sono mostrati l'unica forza realmente preparata a sostenere tali istanze), abbiamo ottenuto alcune Risoluzioni Ue, ammonimenti del Cerd (Nazioni Unite), un finanziamento europeo alle aziende romene che assumono personale di etnia Rom ed altri risultati importanti. Con le nostre forze, investendo i nostri risparmi, vendendo beni mobili e immobili, gli attivisti EveryOne, inoltre, hanno consentito a numerose famiglie di evitare una tragedia umanitaria e mettersi al sicuro in Spagna, Francia, Grecia, nel Sud Italia o a tornare in Romania. Sempre con i nostri mezzi, abbiamo assicurato cure mediche e sostegno a persone in condizioni disperate, dopo gli sgomberi. Purtroppo, però, questi pogrom hanno causato lutti e drammi umanitari irreparabili. E' importante che Lei si liberi dai pregiudizi e pensi ai Rom come... famiglie in difficoltà e non "bande di criminali asociali" o ripercorrerà pericolose e false ideologie di propaganda razziale, già in voga durante altri anni di purga e persecuzione. Abbiamo tentato di inserire al lavoro oltre 100 capifamiglia di etnia Rom, ma la propaganda politico mediatica di stampo intollerante ci ha consentito scarsi risultati, soprattutto inserimenti in imprese familiari agricole del Sud dell'Italia. L'equazione, già promossa da nazionalsocialismo e movimenti razzisti, Rom=Asociali impedisce l'accesso al lavoro ai rappresentanti di questo popolo vittima di cinque secoli di schiavitù nei Principati romeni, di infiniti pogrom, del Samudaripen (l'Olocausto Rom) e di una situazione che non è mutata e che in Italia raggiunge una gravità senza uguali nel mondo. A Milano le famiglie Rom sono state trattate come branchi di topi: disinfestate dai loro rifugi, braccate, sottoposte ad abusi polizieschi e giudiziari, espulse, calunniate con ogni mezzo. Nel capoluogo lombardo rimangono meno di 500 piccoli nuclei familiari (per un totale di poco più di 2 mila persone). Quando Lei parla di "eliminazione delle favelas", omette di specificare che si tratta proprio di "eliminazione": nessuna assistenza, nessun sostegno sociale, nessuna alternativa di alloggio. Le famiglie vengono messe sulla strada e costrette ad incamminarsi in disperate "marce verso il nulla". In alcuni casi si raggiunge l'abiezione di proporre un ricovero temporaneo alle donne con bambini, che verrebbero così divise dai mariti, dai fratelli e dai padri, per i quali è previsto solo l'allontanamento. Le ricordo che neanche gli aguzzini di Hitler giunsero a tanto. Quando si sposano, le donne Rom giurano di mantenere le famiglie unite nella buona e nella cattiva sorte. I nazisti, che lo sapevano e che conoscevano lo spirito di sacrificio delle romnì, tennero insieme le famiglie anche ad Auschwitz, nello Zigeunerlager, per evitare scene di disperazione e atti di autolesionismo. Se Lei dà un'occhiata a cosa scrive la stampa estera sulle politiche italiane riguardanti i Rom (basta digitare su google "racism Italy" o altre parole chiave per rendersene conto) capirà che, per fortuna, l'orrore che si verifica da noi è stigmatizzato ovunque. Ovviamente sarei lieto di presentare ai membri del Pd milanese alcuni testimoni della persecuzione, magari durante una lezione- conferenza a porte chiuse. Il resto, dagli stereotipi sui rom ricchi e sui rom rapitori, a quelli sui rom che complottano contro la società, sui rom stupratori, sui rom che "vogliono essere nomadi" e "non vogliono lavarsi", mi permetta di relegarlo nel novero delle inique ed atroci leggende medievali.

Roberto Malini - Gruppo EveryOne. Milano, 3 giugno 2009

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Insetti clandestini

di Roberto Malini

Milano, 21 maggio 2009. Molti studenti stranieri rinunciano alla scuola, mentre è generalizzata la disperazione dei migranti che sono senza permesso di soggiorno, non certo a causa di un "reato" commesso, ma delle politiche razziali e dalla propaganda razzista che imperversano in Italia. E' così che la classe politica che impera sul nostro Paese dissimula la propria corruzione, ognuno levandosi a difesa di chi si fa beffe di moralità e Legge, trasformando le Istituzioni in ricettacoli di iniquità. Che esempio di probità, per i giovani! Stamattina ho dovuto riprendere alcuni ragazzini italiani che - imitando i loro "modelli" che occupano cariche istituzionali, ma non perdono occasione per seminare odio razziale, sorridendo, dagli schermi tv - tormentavano un loro coetaneo proveniente dal Senegal: "Te ne devi andare, sporco negro clandestino" e così via. Per fortuna, i ragazzi hanno ancora un'anima e gli ideali sinceri, i valori su cui si fonda la vera civiltà, riescono a toccarli intimamente, riuscendo a produrre in loro un repentino cambiamento. Tuttavia, in assenza di buoni maestri, accade qualcosa di orrido intorno a noi ed è una cieca fede nell'esistenza del "bene" che consente agli "attivisti" (ma non sarebbe meglio chiamarlo "tasso minimo di umanità" e non "attivismo", il tentativo disperato di opporre le ragioni dell'uguaglianza a una spietatezza che non ha più limiti?) di impegnarsi, salvando anche poche vite da un vero e proprio terremoto di disumanità. Tocchiamo un fondo sempre più limaccioso e marcio: dopo l'informazione, la cultura e lo spettacolo, ora anche la pubblicità ricorre ai modelli dell'odio per promuovere prodotti, paragonando gli insetti ai clandestini: "Insetti clandestini? Sandokan ferma l'invasione," recita dai cartelloni, a lettere cubitali, uno slogan di vilissimo gusto. E non è l'unico esempio, perché il razzismo regala consenso a buon mercato. Ai politici di destra - che dimostrano purtroppo di avere un background non diverso dalle destre che produssero orrori senza fine negli anni del secondo conflitto mondiale - chiediamo di essere meno crudeli: pare che "qualcuno" vi abbia concesso potere di vita e di morte, nei confronti delle categorie sociali più vulnerabili. Visto che nessuno, al contrario, vi induce a riflettere sui valori della solidarietà e della fratellanza, cercate di ascoltare almeno l'eco lontana delle vostre coscienze. Ai politici di "sinistra" chiediamo: non arrendetevi. Questo modello di democrazia non funziona, perché è divenuto dittatura dei media (e quindi della maggioranza). Non arrendetevi alla difficoltà oggettiva di tutelare i diritti civili e umani. Soprattutto, però, non arrendetevi al formarsi, all'interno dei vostri stessi gruppi, di ideologie securitarie, persecutorie e intolleranti. La civiltà e la democrazia non sono luoghi in cui vige la legge di chi sa incitare il popolo alla caccia alle streghe: "Dagli al Rom! Dagli allo straniero!", ma si basano su un patto virtuoso, in cui la maggioranza - che per suo ruolo costituzionale governerà sempre - si impegna a proteggere le minoranze (componenti fondamentali nell'evoluzione delle società umane). Noi "attivisti" cerchiamo di fare il possibile per riparare ai danni prodotti all'intolleranza, ma è ormai difficile, in un oceano di dolore, emarginazione, terrore e morte, scegliere a chi dedicare le nostre forze sempre più ridotte, per sottrarre almeno alcune delle vittime designate a un destino atroce. E la nuova legge razziale - se non riuscite a fermarla, uomini e donne di destra e di sinistra, anche all'ultimo istante - renderà ancora più orrida e sadica una persecuzione già intollerabile. Il nostro gruppo sta preparando un programma di protezione dei migranti, dei Rom e dei senzatetto contro i provvedimenti razziali. E' una guida etica per evitare che la parte migliore della popolazione, temendo di infrangere la legge, li abbandoni al loro destino. Forniremo ai "giusti" le linee di difesa dei diritti umani, in base alle norme internazionali, per evitare che un decreto al contenuto mostruoso trasformi gli italiani in un popolo di delatori e persecutori. Chi rimarrà un essere umano anche dopo l'avvento della legge non-umana, dovrà avere il coraggio di assistere, ospitare, nascondere, sostenere i migranti, i Rom e gli stranieri invisi al potere senza temere le ripercussioni poliziesche e giudiziarie. E' un impegno che devono ai "giusti" di altri tempi e ai nostri giovani coloro che non hanno rinunciato a servire la Cotituzione, lea democrazia e la civiltà.

Circolare anti-clandestini nella scuola Leonardo Da Vinci di Padova, con l'imposizione agli studenti stranieri di presentare il permesso di soggiorno

Padova, 21 maggio 2009. Circolare «anti-clandestini» nella scuola professionale Leonardo Da Vinci di Padova. La preside Anna Bottaro, la scorsa settimana, ha raggiunto con una comunicazione nelle classi tutti gli studenti stranieri extracomunitari di quinta superiore invitandoli a presentare entro il giorno seguente il permesso di soggiorno. «Prevediamo che la commissione per l’esame di Stato vi richieda il permesso di soggiorno quindi, vi invitiamo a consegnarlo entro domani», recitava la circolare che non poco scalpore ha suscitato. Lettera scritta dalla preside che riportava i nomi e i cognomi dei ragazzi stranieri che a giugno dovranno affrontare l’esame di maturità, nel l’intestazione del documento c’erano i nominativi, che sono stati citati a voce alta nelle rispettive classi dai docenti mentre leggevano le direttive della preside. La circolare è stata spedita in via anonima dagli stessi insegnanti del Leonardo Da Vinci, sbigottiti per la decisione della preside, al sindacato Cobas scuola di Padova che oggi, in un incontro organizzato assieme all’associazione Razzismo Stop, rivelerà tutti i dettagli del caso che definiscono «un grave episodio di discriminazione e razzismo». Gli studenti stranieri hanno visto il loro nome e cognome scritto in bella vista sulla circolare e li hanno sentiti pronunciare a voce alta dai docenti durante le lezioni. Come se fossero dei «fuorilegge». «E se la preside avesse scoperto che non avevano il permesso di soggiorno, avrebbe denunciato gli studenti per ché sono clandestini?», si interroga Carlo Salmaso, rappresentante provinciale dei Cobas scuola. L’allarme del sindacato e dell’associazione Razzismo Stop punta il dito su quella che potrebbe leggersi come un’azione da «preside-spia», in pieno clima del pacchetto sicurezza varato del governo, che introduce in Italia il reato di clandestinità. «Non ci sono norme che impongano la decisione che ha preso la dirigente scolastica dell’istituto professionale di Padova, ha agito di sua iniziativa - spiega Salmaso - . Inoltre, c’è una sentenza della Cassazione che fa da precedente, la corte si esprime a favore di una ragazza straniera che era stata esclusa dall’esame di Stato perché priva di permesso di soggiorno. In quel caso la sentenza ha messo in chiaro che il diritto allo studio prevale e non può essere negato anche in assenza di permesso di soggiorno».Solo l’altro ieri è esploso un caso simile a Genova, dove una preside di tre istituti professionali si è recata nelle aule e ha scritto alla lavagna nome e cognome dei possibili studenti clandestini, invitandoli a presentare i documenti in segreteria. «E’ allarmante questo accanimento contro gli stranieri conclude Salmaso - , siamo spaventati della piega che sta assumendo la situzione nelle scuole, per opera di certi presidi, sulla scia del decreto sicurezza ». La preside Anna Bottaro del Leonardo Da Vinci, istituto con alta frequenza di stranieri iscritti, che recentemente hanno partecipato anche ad un video per l’integrazione, rispedisce le accuse al mittente: «Avrò fatto trecento circolari per gli stranieri dall’inizio del l’anno - sbotta - e non vedo niente di anomalo, i ragazzi hanno portato il permesso di soggiorno a scuola e adesso è inserito nei loro fascicoli». Sarà, ma nomi e cognomi sono stati fatti, di studenti stranieri che in molti casi vedono come una conquista riuscire a studiare e completare gli studi con un diploma, di sicuro si sono sentiti pubblicamenti costretti a dimostrare la loro condizione sul territorio italiano per non rischiare di perdere il diritto a sostenere l’esame di maturità.
Martino Galliolo
21 maggio 2009

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Insetti clandestini? Sandokan ferma l'invasione

Alla cortese Attenzione direzione Marketing "Sandokan",

Ho notato i vostri cartelloni pubblicitari che recitano: "Insetti clandestini? Sandokan ferma l'invasione". Trovo improbabile che ai vostri creativi sia sfuggita l'assonanza tra gli insetti "clandestini" e il dramma dei migranti e temo invece che si tratti di una strizzatina d'occhi alle politiche xenofobe che sembrano avere la meglio ultimamente nel nostro paese. Trovo abominevole definire "insetti" uomini, donne e bambini che, spinti dalla miseria, dalle guerre e dai mutamenti climatici (di cui il mondo "sviluppato" è tra
l'altro in larga parte responsabile), cercano un futuro nel nostro paese. Vi chiedo pertanto di ritirare questa campagna pubblicitaria che, oltre ad essere oltraggiosa, si rivelerà anche controproducente per la vostra azienda. Sono certa che tutti gli italiani non razzisti (e siamo in tanti!) boicotteranno i vostri prodotti. Io sicuramente mi
impegno a farlo. Grazie per l'attenzione, Sara Cattaneo, G. La Gala, con adesione del Gruppo EveryOne


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Bologna e Roma: attivisti e migranti continuano a manifestare contro gli aguzzini

Da una comunicazione di Andrea

Bologna e Roma, 10 maggio 2009.
In un clima di intransigente repressione dei moti antirazzisti, di persecuzione
dei migranti, di violazioni della Convenzione di Ginevra e di tutte le Carte
per i Diritti Umani, il Gruppo EveryOne è vicino ai coraggiosi attivisti che non
si arrendono di fronte alla spietata oppressione e agli abusi contro l'umanità
che caratterizzano la gestione dei Cie.

Continuano le mobilitazioni dentro e fuori le gabbie di Roma e di
Bologna. Nate dal pestaggio di Raya e dalla morte di Nabruka, sembrano
proprio disegnare una nuova ondata montante di questo movimento perché
i Centri, luoghi di abusi gravi, divengano illegittimi e scompaiano.
Il movimento, nato con le proteste lampedusane di inizio
anno, ha già ampiamente scosso il tranquillo trantran dei lager di
mezza Italia. Un mese e mezzo a sostenere i diritti dei migranti, capaci
di manifestare, di denunciare le violazioni dei loro diritti e di una simbolica
evasione di massa, poi la risacca dopo la notizia dell’effimera
sconfitta del governo sulla normativa dei sei mesi (che però, di soppiatto,
è riapparsa nel decreto razzista) e poi ancora le
piccole e grandi vendette dei gestori dell’ordine contro alcuni dei
protagonisti delle istanze di giustizia. Ora che la tregua è rotta, si ricomincia
con coraggio. Ricomincia la mareggiata: noi, come sempre, siamo
orgogliosi di documentarla.

Bologna. A concludere la settimana di fuoco del pestaggio di Raya ci
pensano due reclusi, con determinata disperazione: uno inghiotte 10
lamette da barba, mentre l’altro si taglia in tutto il corpo, in
particolar modo nelle gambe. L’ambulanza, come sempre, è stata
chiamata con grande ritardo e reticenza dagli operatori della
Misericordia. Il primo è stato ricoverato, mentre il secondo, curato
alla svelta, è ancora nel Centro, però in isolamento, piantonato dalla
polizia e separato dai suoi compagni di detenzione. La sera prima
fuochi d’artificio avevano illuminato il cielo di fronte al Centro a
segnare la vicinanza tra i solidali fuori e i reclusi dentro - e la
voglia di protestare assieme.

Roma. Un corteo, autoorganizzato e fuori dalle sigle, ha attraversato
la capitale nel pomeriggio di sabato. Trecento persone, e tra loro tanti
migranti. Un modo per ricordare Nabruka, ma anche per dare delle
indicazioni precise di lotta: non a caso i manifestanti, caldi e
determinati, si sono mossi fin sotto la sede della Croce Rossa e i
crocerossini, da bravi umanitari, si sono fatti proteggere da qualche
bel cordone di celere. Il giorno dopo, un presidio a Ponte Galeria,
invade la zona militare che circonda il centro - zona interdetta da
sempre nelle carte dei questurini - e la riempie di urla, slogan e
fumogeni. Un enorme striscione si monta sui tralicci. Anche da dentro
la gente grida ed è entusiasta di non essere più tanto sola: il muro
per un attimo è un po’ più basso.

Da parte sua la polizia chiude nelle strutture le prigioniere per
impedir loro di vedere lo striscione dal cortile e scaglia i rinforzi
contro i solidali. Arrivano i pompieri e la scientifica a rimuovere lo
striscione e la gente fuori viene identificata. Nessuno si scoraggia,
si tornerà.


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Ancora pestaggi nel Cie di via Mattei a Bologna.

Il Gruppo Everyone chiede alle Istituzioni (sì, le stesse Istituzioni che dichiarano
di non volere un'Italia multietnica, quando si tratta di una trasformazione
inevitabile e ricca di valori positivi per le nuove generazioni; sì, le stesse istituzioni
che si preparano a varare nuove leggi razziali con il decreto della vergogna)
di non continuare a insabbiare questa terribile realtà, ma di impegnarsi per
identificare e punire i responsabili degli abusi. Chiediamo ai democratici di
impegnarsi perché la realtà dei nuovi lager sia cancellata.

da "Schegge Impazzite"

Lunedì 4 maggio verso le 14.00 Raya, una delle ragazze migranti
rinchiuse nel CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione ex CPT) di
via Mattei a Bologna, viene picchiata da un poliziotto in abiti
civili. Viene picchiata perché si intrufola in infermeria. Viene
picchiata a mani nude, sviene ed è lasciata sul pavimento. Viene
picchiata sotto gli occhi indifferenti degli operatori della
Misericordia (l’ente che gestisce il CIE) che non intervengono in
nessun modo.
Al telefono voci spaventate e rabbiose ci parlano di vestiti
strappati, di continui insulti e sberloni anche nei giorni successivi.
Un ragazzo si fa male ad un ginocchio, eppure in infermeria non gli
danno nessun medicinale nonostante le sue pressanti richieste. Ci
chiama e chiede di mandare un medico insieme all’avvocato. “Qui non ci
curano! Ci trattano come animali!”
Nessuno si lascia intimorire troppo dalla situazione e l’avvocato di
Raya, giovedì 8 maggio presenta una querela contro ignoti per il
pestaggio subito dalla donna - “Aveva abrasioni su uno zigomo, in
fronte e in altre parti del corpo”.
Al telefono Raya ed altri suoi compagni ci raccontano di botte alle
gambe e di continui insulti. Chiedono anche di contattare i media.
Ovviamente pochi danno credito alla notizia che gira più che altro
attraverso volantinaggi itineranti con megafono e striscione “No ai
lager della democrazia” durante tutta la giornata di mercoledì 6
maggio in diverse zone della città. I giornali riportano la notizia
che, la sera alcuni ignoti bloccano via Massarenti con dei cassonetti
incendiati nei pressi viene trovato uno striscione sul pestaggio di
lunedì. Stando al Carlino la strada rimarrà chiusa per 3 ore.
La sera di venerdì 8 maggio un gruppo di solidali dei reclusi si reca
sotto al CIE per portare un saluto ai migranti e per rallegrare con
qualche fuoco d’artificio una notte buia dietro a ingiuste sbarre.
Condividere il desiderio di libertà con qualcuno e gridarlo purtroppo
non basta per realizzarlo. Non vogliamo limitarci a denunciare tristi
episodi interni a questi lager, vogliamo lottare contro la loro
esistenza e per fare questo riteniamo importante continuare a
mantenere un contatto umano con i migranti reclusi, un contatto che
spezzi almeno in parte l’isolamento che ci divide e che rinchiude la
loro libertà.

Il Gruppo EveryOne garantisce riguardo all'obiettività di "Schegge
Impazzite": purtroppo è questa la realtà dei Cie.

 


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Manifestazione di estrema destra a Milano. Lettera del Gruppo EveryOne alle Comunità Ebraiche

Alle Comunità Ebraiche italiane e per conoscenza alle personalità politiche che si discostano dall'ondata xenofoba e razzista che imperversa in Italia

Milano, 3 aprile 2009

Cari amici delle Comunità Ebraiche italiane, il 5 aprile si terrà a Milano, con il beneplacito delle istituzioni, un raduno di movimenti neonazisti e negazionisti. Gli eredi delle camicie nere e brune, delle Croci Frecciate, delle milizie che perseguitarono ebrei, rom, omosessuali e minoranze etniche o religiose sfileranno e ostenteranno la loro forza. A Roma le "ronde" nere hanno aggredito e pestato, in poco più di un mese, oltre 250 cittadini stranieri: rom, romeni, albanesi, bengalesi, africani e sudamericani. In Ungheria hanno bruciati vivi un papà e il suo bambino di etnia Rom. In Romania terrorizzano le minoranze razziali. In Austria e Germania danno vita a movimenti di pensiero che riportano in auge le teorie deliranti di Hitler. Ho incontrato recentemente su un treno un piccolo gruppo di giovani seguaci di Roberto Fiore. Una ragazza aveva un diario su cui aveva incollato foto di internati ebrei nei lager. Aveva colorato le loro pelli con tinte fluorescenti, a pennarello, e scritto sotto una delle foto "Bei tempi". L'Italia ha una responsabilità atroce riguardo a questo rifiorire di germi razzisti, antisemiti e xenofobi. Ha portato nell'europarlamento Roberto Fiore, Luca Romagnoli e Mario Borghezio. Ha sostenuto una classe politica che perseguita i Rom, tanto che Piero Terracina, Edith Bruck e Tamara Deuel - che hanno testimoniato gli orrori della Shoah - hanno paragonato tale azione di purga etnica agli anni delle leggi razziali e dell'Olocausto. Tanto che in un anno sono state sgomberate brutalmente e avviate verso tragiche marce verso il nulla oltre 70 mila persone di etnia Rom: bambini, donne anche incinte, anziani, malati. Dopo tali azioni poliziesche inique sono morte molte persone, fra cui bambini ancora nel grembo delle loro mamme, come è accaduto recentemente a Pesaro. Il mio gruppo combatte da anni questo fenomeno, pagando un prezzo di ostilità e intimidazione pesantissimo. Abbiamo "supplicato", due anni fa, membri della Comunità Ebraica milanese di non partecipare alla politica discriminatoria e quindi, anche se indirettamente, alle azioni di purga etnica da parte delle Istituzioni meneghine. Senza successo, ricevendo, anzi, pesanti attacchi: "Questa destra è per la legalità," ci contestavano, "non, come affermate voi, per la discriminazione razziale". Ora la realtà della persecuzione, con il ritorno di oscuri fantasmi, sono sotto gli occhi di tutti. Nonostante le critiche che ci siamo attratti, abbiamo destato l'attenzione dell'Unione europea e delle Nazioni Unite, prima che fosse troppo tardi. Non a caso le Istituzioni internazionali ci hanno incaricato di monitorare il fenomeno del razzismo in Italia, di documentare le fasi di una tragedia immane e di una crisi del diritto senza precedenti. Chiudere gli occhi, lasciare che i nuovi razzisti si affermino e la svastica torni a contrassegnare la società italiana è uno dei più gravi errori che si possano commettere. Dobbiamo attuare ogni forma possibile di resistenza nonviolenta. Lo dobbiamo ai testimoni dell'Olocausto, ai loro figli, all'impegno dei Giusti e degli Eroi. Lo dobbiamo a chi oggi è più debole e vulnerabile di noi. Lo dobbiamo a noi stessi. Roberto Malini - Gruppo EveryOne (www.everyonegroup.com - info@everyonegroup.com - tel. 331 3585406)

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Milano, raduno delle destre

Pd e Udc: "Va vietato". Il sindaco: "Evento di idee". Controcorteo e tensione. Con Forza Nuova da tutta Europa. L’Anpi: uno sfregio. Il timore che si ripetano gli incidenti del 2006 di corso Buenos Aires. I centri sociali organizzano un happening culturale.

Milano, 3 aprile 2009 — I «camerati» arriveranno dalla Francia, dal l’Inghilterra, da Cipro, dall’Ungheria e da mezza Italia. Hanno raccolto l’invito dell’euro parlamentare Roberto Fiore. Qualche giorno fa il sito del suo movimento, Forza Nuova, pubblicizzava l’evento con la foto in bianco e nero di un corteo, ragazzi schierati con i caschi in testa e i bastoni im pugnati a due mani. I gruppi di estrema destra europea si riuniranno domenica all’ho tel Cavalieri di Milano per il convegno «La nostra Europa: popoli e tradizione contro banche e poteri forti». Per il vasto ed eterogeneo arco del l’antifascismo milanese (dalle associazioni partigiane e di ex deportati, agli studenti, alla si nistra, ai centri sociali), quel l’incontro è però «uno sfregio che una città medaglia d’oro per la Resistenza non può ac cettare ».

Manifestanti di estrema destra
Conseguenza: contro manifestazione. Migliaia di persone in piazza. E una do manda: che ruolo e che spazio avranno i gruppi di opposizio ne più estremisti? È la memoria della cronaca recente a rendere l’aria molto tesa. Sono i fotogrammi della guerriglia urbana dell’11 marzo 2006, in corso Buenos Ai res, contro una manifestazio ne della Fiamma Tricolore. O gli scontri del 28 febbraio scorso a Bergamo, con i centri sociali che manifestavano contro l’apertura di una sede di Forza Nuova. Il rischio è rappresentato dai gruppi che potrebbero cercare il contat to, o partire in cortei estempo ranei, probabilmente da piaz za della Scala, per avvicinarsi a piazza Missori, in pieno cen tro, dove si terrà il convegno. Il più duro a protestare, ie ri, è stato il presidente dei se natori dell’Udc Gianpiero D’Alia: «Il Governo chiarisca se esistono i presupposti per consentire una manifestazio ne di organizzazioni ispira te al fascismo e al nazional socialismo, e che richia mano all’odio e alla discri minazione ». D’Alia ha elencato: parteciperanno militanti del Front Natio nal di Le Pen, che «conside ra le camere a gas un detta glio della Storia. I neonazisti tedeschi di Voigt, il partito xenofobo britannico Bnp, oltre a quello ungherese Miep, che vorrebbe riabilitare Hitler».

Stessa posizione di Anna Fi nocchiaro e Luigi Zanda, pre sidente e vicepresidente dei senatori del Pd: «Chiediamo al ministro dell’Interno di vie tare il raduno internazionale nazifascista, che appare una provocazione inaccettabile in uno Stato democratico». I centri sociali hanno an nunciato un «happening cul turale » con Moni Ovadia, Re nato Sarti, Bebo Storti. Il presi dente della Provincia, Filippo Penati, ha accusato il vice sin daco Riccardo De Corato di es sere «un vecchio fascista». La replica: «Straparla». Nel suo atto costitutivo, il Bnp inglese è impegnato «nel contrastare l’immigrazione non-bianca» verso la Gran Bretagna. Il sin daco Letizia Moratti ha dedicato alla vicenda una frase strin gata: «Sono manifestazioni di idee, se non ci sono problemi di ordine pubblico non mi sento di intervenire».

Gianni Santucci - Corriere della Sera

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La posizione dell'UGEI, Unione giovani ebrei d'Italia

Milano, 3 aprile 2009. “Una condanna ferma della manifestazione di Forza nuova da parte di tutte le istituzioni milanesi”. Il presidente dell’Ugei, Unione giovani ebrei d’italia, Daniele Nahum interviene così sul raduno di Forza nuova che si terrà domenica 5 aprile a Milano. “In un momento – afferma Nahum- in cui sono più che mai necessari lo sviluppo del dialogo e il richiamo alla tolleranza e in cui si avverte un risveglio preoccupante di antisemitismo e il dilagare dell’ anti islamismo, una manifestazione come quella di Forza nuova, che affonda le sue radici nella cultura della violenza non può essere tollerata e passata sotto silenzio. Esprimendo un apprezzamento per il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati che ha tenuto verso la manifestazione una posizione ferma, auspico che anche tutte le altre istituzioni milanesi esprimano la stessa ferma condanna”.


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L'Italia delle leggi razziali e delle ronde

di Roberto Malini

Pesaro, 20 febbraio 2009. Due anni fa la mia amica Tamara Deuel, sopravvissuta all'Olocausto in Lituania, mi disse: "Roberto, quello che sta accadendo al popolo Rom in Italia mi ricorda gli eventi che portarono allo sterminio degli ebrei in Lituania e in tutta Europa. Si comincia con un diffuso senso di intolleranza, si prosegue con l'attribuzione alle minoranze di ogni genere di crimine, si finisce con le ronde e con l'annientamento". Siamo arrivati alle ronde ed è importante ricordare che anche le "innocue" Milizie fasciste, le Croci Frecciate, le ronde ausiliarie alle milizie "Sturm Abteilungen" nacquero con mere funzioni di controllo, disarmate e composte per la maggior parte da ex agenti di forza pubblica o ex militari di carriera. Ieri a Sesto San Giovanni, vicino a Milano, prova generale delle "ronde padane", che hanno insultato e maltrattato bambini, donne e uomini Rom prima di chiamare la polizia, che è accorsa a sgomberare venticinque famiglie in condizioni di salute penose, già provate da lutti, aggressioni, violenze e ingiustizie di ogni genere. Il 18 febbraio a Pisa, a Roma e a Sassari, il 19 a Sacrofano, Torino e Milano abbiamo avuto un saggio dell'efficienza delle "ronde", che hanno incendiato, bastonato, sprangato, sfregiato, ferito, offeso, insultato. Niente di diverso da quello che la Storia del Novecento ci ha tramandato, niente di diverso da quello contro cui i testimoni della Shoah ci ammoniscono. Qui di seguito, una mia breve considerazione sull'emergenza-stupri.

La nostra riserva di lacrime

Roma, 19 febbraio 2009. Stupri di serie A, stupri di serie B, nella classifica dell'orrore, in cui le performance di esseri non più umani toccano i vertici della bestialità da una parte, dell'odio razziale dall'altra. Lo sdegno che si prova per la violenza consumata a Roma, nel parco della Caffarella, contro una ragazzina di soli 14 anni e il suo fidanzatino vengono amplificati dalla bieca strumentalizzazione che politici, autorità e media fanno del dolore. L'Italia del razzismo e delle purghe etniche si è gettata fin dall'inizio, famelica come uno stormo di avvoltoi, sul caso della giovanissima italiana e aveva già deciso a chi attribuire la colpa del crimine: all'Uomo Nero. Al popolo Rom. Le indagini hanno dimostrato il contrario: gli aggressori non sono "zingari". Comunque, proprio verso gli esiti delle indagini poliziesche, è necessario sempre "prenderli con le pinze", perché si è già constatato che a volte gli inquirenti, profittando del clima di caccia alle streghe, estorcono confessioni con torture e sevizie. Giornali e tv, personalità politiche e autorità, comunque, hanno amplificato a dismisura le informazioni che trapelavano incontrollabili da dietro le porte del "segreto istruttorio", diffondendo particolari scabrosi, atroci, raccapriccianti. Uno degli arrestati si proclama innocente e ha fornito un alibi: durante la violenza sessuale, si trovava in compagnia di numerose altre persone. Non conosceremo mai la verità, perché chi presterà mai fede alle testimonianze di "nomadi" e senzatetto? Si ha la sensazione che la ragazzina romana sia stata stuprata non una, ma innumerevoli volte, nel corpo e nell'anima. Uno stupro sempre più crudele, che non si è ancora fermato, che forse, per lei, non si fermerà mai. Uno stupro che la politica dell'intolleranza, che lo spettacolo dell'odio brandiscono per sfregiare e colpire a morte la civiltà dei diritti umani e della solidarietà. Intanto, di un altro episodio, ancora più brutale ed efferato, si è scritto e parlato ben poco. Un italiano di 57 anni, dopo aver adottato una bambina sudamericana di 3 anni, l'ha stuprata tante volte, annientando la sua infanzia. Ma lui, il mostro, è italiano e la sua fragile vittima viene "da fuori", è una "migrante" in nuce: nessuno piange per lei. Dedichiamo la nostra riserva di lacrime - dopo aver pianto per le vittime degli stupri e per le vittime di chi specula sugli stupri - a una bimba che si è affacciata su un mondo che ha capovolto i valori universali e, generazione dopo generazione, sembra sempre più lontano da quei valori che sono alla base della civiltà: la fratellanza, il rispetto della vita, la tenerezza verso i piccoli e i deboli.

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Appello contro il crimine dell’indifferenza

di Dijana Pavlovic

"Stamattina davanti a casa mia, sotto le scale di un centro commerciale, è morta Florenzia, una ragazza di 22 anni, l'ottava vittima del freddo e dell'indifferenza di questa città".

Milano, 28 gennaio 2009. La parola poetica, a differenza di quella politica, dice sempre la verità, senza infingimenti, senza ipocrisie. Di fronte all’ennesimo dramma di una persona morta in solitudine nel capoluogo lombardo, Alda Merini ha detto che «C’è indifferenza a Milano, ed è il crimine più grosso». Come una coperta spessa l’indifferenza attutisce le grida di dolore, nasconde i bisogni di tante persone. Assieme e grazie ad essa cresce anche l’insofferenza e l’intolleranza: per il diverso, per chi disturba. Anche solo la vista, attraverso la sua presenza pur silenziosa: immigrati, poveri, rom, senza dimora sono vissuti come ingombro da rimuovere e allontanare non come problema sociale da affrontare. Un problema di fronte al quale bisogna agire molto di più, come ha richiamato a fare il cardinal Tettamanzi. Bisogna fare di più. O almeno quanto è giusto e sufficiente. I sette morti di freddo e di stenti in poche settimane a Milano dicono che quel che viene fatto per i più deboli è drammaticamente poco. Nel capoluogo lombardo e nel paese intero. Oggi e ieri. Ma oggi, complice la profonda crisi globale che mette a rischio masse crescenti di lavoratori e di famiglie, la condizione di povertà, anche estrema, non è più realtà lontana e impensabile, che riguarda solo “gli altri”, qualche sfortunato. È un evento traumatico nel quale molti possono precipitare anche semplicemente a causa della perdita del lavoro o della casa, per la rottura del nucleo famigliare o per un’improvvisa malattia. Guardare ai morti di freddo, alla solitudine degli anziani, alle preoccupazioni economiche di molte famiglie non solo con compassione ma anche con indignazione per le responsabilità e le insufficienze non è sufficiente. Occorre mobilitarsi per dire che queste morti erano evitabili, così come lo sono le prossime. Occorre mobilitarsi per costruire risposte vere, immediate e concrete ai bisogni dei più deboli. Bisogni che richiedono politiche sociali adeguate e sufficienti. C’è necessità di affermazione di diritti e di riconoscimento di dignità. Occorre mobilitarsi per dire che la questione delle povertà, le scelte legislative sull’immigrazione, la mancanza di serie politiche abitative e di edilizia sociale, il progressivo venir meno del welfare, la privatizzazione di servizi sociali così come le risposte insufficienti che vengono date ai disoccupati e ai lavoratori precari e in mobilità sono capitoli di uno stesso discorso. Non si tratta solo di dare risposte di emergenza alle urgenze. Si tratta di fornire le risposte giuste e le più efficaci. Ad esempio, installare costosi tendoni per i senza dimora non risolve alcun problema, giacché chi ha problemi ad andare nei dormitori (perché senza documenti, perché straniero irregolare o perché quelle strutture sono ad “alta soglia”, soggette a regole e imposizioni spesso eccessive – le strutture pubbliche debbono essere al servizio dei loro utenti, non viceversa) li ha anche a recarsi nei tendoni. Assai più pratico e accessibile sarebbe lasciare aperte le stazioni delle metropolitane nelle ore notturne, come avviene in altre città, e rafforzare i servizi mobili di sostegno e cura. E così pure sarebbe auspicabile che fosse consentito l’accesso notturno ad alcune altre strutture, ad esempio gli oratori. Certo, la Chiesa e le parrocchie già fanno molto, spesso più di quello che viene garantito dai servizi pubblici, ma questa ulteriore disponibilità sarebbe un segno ancora più forte e capace di scuotere maggiormente le coscienze e quelle forze politiche sorde e distratte. Non è, del resto, solo problema di strutture e di risorse. Prima ancora, è questione di culture: se la politica lancia messaggi criminalizzanti nei confronti delle persone immigrate è del tutto conseguente e a quel punto inevitabile che costoro avranno timore a recarsi nei dormitori o negli ospedali per farsi curare. C’è una responsabilità nelle parole e nei messaggi, non solo nelle omissioni. E il rimedio non è certo il ricovero coatto. È decisamente ipocrita e intollerabile rovesciare la responsabilità sui senza dimora, sulla loro supposta indisponibilità a essere aiutati. L’accoglienza è uno sguardo e un approccio, una concezione della città e della comunità prima ancora che un insieme di risposte organizzative, pure evidentemente necessarie. Per sollecitarle entrambe, per chiedere che la Milano dell’Expo e delle Banche diventi anche la città dei più deboli, dei poveri, degli esclusi, dei lavoratori in difficoltà, degli anziani lasciati soli; per chiedere che le istituzioni locali e centrali mutino radicalmente le proprie politiche nei confronti delle aree di fragilità sociale dando vita a una nuova stagione di politiche sociali; per il diritto al lavoro, all’abitare, alla cura e al sostegno, lanciamo questo appello, anche in vista di una prossima iniziativa da costruirsi a Milano.

Per aderire manda una mail a: noindifferenza@dirittiglobali.it.
Aggiornamenti: www.dirittiglobali.it


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Che cosa fa l'Italia per i Rom?

Riceviamo dalla Germania una richiesta di informazioni sulla condizione dei Rom e dei Sinti in Italia:

"Sono una studentessa tedesca dell'università di Monaco di Baviera e sto facendo un progetto sui Sinti e Rom a Roma. Mi servirebbero alcuni informazioni sulla situazione politica attuale, cosa fa il governo per migliorare la situazione nei campi nomadi? E poi soprattutto mi piacerebbe sapere il punto di vista dei Sinti e Rom, se loro vogliono migliorare il loro modo di vivere? Se vogliono avere una vita "regolare" e se rispettano davvero i leggi così poco come dicono tutti? Ho sentito che c'è una nuova legge che i Sinti e Rom possono solo rimanere in un posto per tre anni e poi devono andare via. È vero? Come pensa il governo di migliorare le cose, se i Sinti e Rom cambiano città ogni tre anni? Sono costretti a vivere una vita da nomadi solo perché il governo pensa che lo siano? E cosa pensano i Sinti e Rom di questa legge? Poi mi piacerebbe sapere perché, secondo Lei, la situazione dei Sinti e Rom e così problematica in Italia? È per la mentalità degli italiani? Hanno paura degli "Zingari" o agli italiani dà fastidio che non vogliono lavorare e fanno una vita diversa? Spero di non aver fatto troppe domande, mi farebbe tanto piacere ricevere una risposta. I miei più cordiali saluti. C.V."

Risponde Roberto Malini. Cara amica, purtroppo il governo italiano non sta facendo nulla per migliorare la condizione del popolo Rom in Italia. Nel 2006 vivevano in Italia circa 110.000 Rom, soprattutto italiani o provenienti dalla ex Iugoslavia. Alcuni erano "nomadi" e si spostavano con roulotte e auto; altri si erano stabiliti presso insediamenti di fortuna (anche i campi attrezzati lo erano, perché i servizi offerti dalle Istituzioni, anche nei tempi migliori, erano ben poco consistenti ed efficaci). Con l'entrata della Romania nell'Unione europea, all'inizio del 2007, altri 45/50.000 Rom sono giunti in Italia. Si trattava di famiglie con molti bambini e quasi sempre gli adulti validi cercavano un lavoro, anche umile e sottopagato, per potersi fermare nelle città. Nonostante il "Decennio dell'integrazione dei Rom", le raccomandazioni provenienti dal Parlamento europeo, la Carta dei Diritti fondamentali nell'Ue, la Direttiva 2000/43/CE contro la discriminazione, le Istituzioni italiane hanno accolto il flusso con paura, isteria e ostilità. I partiti e i movimenti xenofobi e razzisti, approfittando della tensione sociale e delle calunnie antizigane, hanno ottenuto ancora più seguito e, purtroppo, l'intolleranza ha contagiato anche le forze di "sinistra", che tradizionalmente dovrebbero occuparsi di tutela delle minoranze. E' iniziata una vera e propria repressione xenofobica, in Italia, condotta sia a livello centrale, sia da sindaci e autorità locali, con il sostegno di quasi tutti i media che, ignorando le voci delle organizzazioni per i Diritti Umani e le disposizioni internazionali in materia di tutela del popolo Rom, hanno condotto una campagna di propaganda razzista senza precedenti. In tv e sulla stampa, i Rom sono stati presentati come bande di ladri, truffatori, rapitori di bambini, schiavisti, immorali, violenti, stupratori. Ogni furto, ogni violenza, ogni crimine odioso veniva attribuito a Rom e gli italiani, a poco a poco, si sono convinti di trovarsi di fronte a una minaccia. Il Gruppo EveryOne e poche altre associazioni hanno diffuso a livello internazionale una serie di dossier, documenti, testimonianze, prove della purga etnica in corso. In base a tali documenti e testi di mozione, sostenuti da alcuni gruppi presso il Parlamento europeo (Alde, Pse, Verdi ecc.) sono state approvate importanti Risoluzioni a tutela dei Rom cittadini Ue e di quelli extracomunitari. Anche le Nazioni Unite sono intervenute, ma la persecuzione è proseguita e ha raggiunto punte di orrore con il governo Berlusconi, in cui la Lega Nord ha un ruolo determinante.

Nel 2007 e 2008 circa 80.000 Rom ovvero circa 20.000 famiglie con bambini e moltissimi malati - anche gravissimi - sono stati cacciati dai luoghi di fortuna dove vivevano, con metodi brutali, violenze e intimidazioni. Esiste un dossier, preso la Commissione europea, che dettaglia gli sgomberi e le terribili modalità con cui si sono svolti. Contemporaneamente, bande di razzisti hanno aggredito, picchiato, intimidito un gran numero di persone di etnia Rom; decine e decine di insediamenti sono stati dati alle fiamme. Ai roghi dolosi vanno aggiunti quelli causati da sistemi di riscaldamento inadeguati. Nessuna forma di assistenza, nessuna alternativa di alloggio è stata offerta agli sgomberati. Molti Rom, anche bambini piccolissimi, sono morti in seguito agli sgomberi e alle violenze. La speranza di vita media si è ridotta drasticamente ed è oggi sotto i 40 anni. Al momento attuale circa 60.000 Rom sono stati costretti a fuggire dall'Italia, per tornare in Romania o cercare rifugio in altri Paesi. Di molte famiglie, anche e jugoslave, si sono perse le tracce. In Italia vivono ormai non più di 50/60.000 Rom, in diminuzione. I campi vengono ancora sgomberati con estrema barbarie. Si vedono uomini, donne e bambini messi in mezzo alla strada senza mezzi di sostentamento né possibilità di riparo. Le malattie imperversano: epatite, tumori senza trattamento, cardiopatie, infezioni, denutrizione, parassitosi, intossicazioni da alimentazione e ambienti malsani. Spesso gli ospedali rifiutano pazienti Rom: il nostro Gruppo si è scontrato con realtà sanitarie, entrando anche in vertenza legale. I pochi insediamenti che saranno autorizzati diventeranno ghetti, con controlli polizieschi, negazione di qualsiasi diritto, servizi minimi e obbligo di avere un lavoro (quando nessuno assume più i Rom) e di mandare i bambini a scuola (dove vengono regolarmente discriminati e trattati come sub-umani). La parola per definire la persecuzione dei Rom è una sola: annientamento. Se esistesse un diritto di permanenza di tre anni, questo diritto costituirebbe almeno una possibilità di vita, ma è una notizia infondata. Le famiglie Rom non hanno diritto a permanere neanche un giorno, a meno che non abbiano casa, lavoro, documenti in regola, residenza, ecc.: condizioni inarrivabili, per un popolo escluso e in uno stato di indigenza spaventoso, con una mortalità infantile 15 volte superiore a quella degli altri cittadini. Quando ci rechiamo presso gli insediamenti rimasti, osserviamo episodi atroci: pazienti tumorali che urlano giorno e notte e non ottengono medicine, bambini pieni di piaghe e senza cibo, giovani donne che sembrano vecchie, perché hanno l'organismo minato dal freddo e dalla precarietà, persone che hanno subito violenze e ingiustizie di ogni genere, madri a cui i servizi sociali hanno sottratto i bambini a causa della povertà. E il popolo italiano, salvo rari casi, non considera più i Rom come "esseri umani". "Questi pesci non li vogliamo, nelle nostre acque," ha affermato in un intervista un assessore ai servizi sociali. "Sono come bestie," ha ribadito, con una smorfia, un'assistente sociale cui ci siamo rivolti per ottenere un po' di sostegno per alcune famiglie: è l'atteggiamento medio degli italiani, ormai. Ti ho fornito un riassunto della condizione dei Rom in Italia. Nei nostri siti, troverai maggiori dettagli. Grazie dell'interesse che mostri verso un popolo che ha subito secoli di discriminazione e persecuzione. Un abbraccio.

Nella foto di Steed Gamero, Roberto Malini e i Rom di Pesaro sostengono la Scavolini Spar durante la "partita dell'antirazzismo"


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Le Ronde della Vita

Lecce, 10 gennaio 2009. Caro Roberto Malini, intanto grazie per tutte
le belle mail che arrivano da parte Sua sul mio pc e poi grazie anche
per il suo sito, è profondo, intenso, autentico... ho letto quasi tutti gli
articoli con molto interesse e mi ha interessato molto "La Ronda della Vita".
Dopo circa tre anni di presenza costante da parte mia in un campo Rom
a Lecce, in cui molte persone si sono lasciate coinvolgere venendo con
me e poi anche da sole, superando totalmente, una volta conosciute le
famiglie, la paura del Rom, comincio davvero ad essere stanca di
scivolare continuamente su un terreno melmoso e rialzarmi ogni volta
malconcia. Chiedo aiuto a Lei, a voi tutti che siete riusciti a
resistere pacificamente, proprio come mi hanno insegnato finora i miei
amici del campo sosta Panareo di Lecce, è una richiesta di aiuto per
non sapere più come muovermi dopo tre anni, lo so sono pochi ma sono
stati intensi, pieni zeppi di battaglie e incontri e riunioni
istituzionali (Comune, Prefettura, Provincia, Regione), e mò? Loro
continuano a stare in un campo lontano dal centro urbano, senza mezzi
di trasporto pubblici, dunque imposssibilitati ad essere
continuativamente presenti sul posto di lavoro, qualora si verificasse
la lontanissima possibilità di trovarlo, e poi mille altri problemi
che vorrei tanto raccontarLe ma ho paura di stancare anche Lei. Mi
piacerebbe saperne di pù sulle Ronde della Vita. Un grazie smisurato
per la Sua sensibilità e il Suo esserci. Maria Grazia Simmini, Comitato
per la difesa dei diritti degli immigrati

Pesaro, 13 gennaio 2009. Cara Maria Grazia, ogni tanto ci sentiamo soli,
quando difendiamo i diritti dei Rom, con la sola forza della verità
e della speranza, contro un mondo che ha perso la via dei Diritti Umani
e ripropone la logica dell'odio, promuovendo i messaggi dei fautori di divisione
e sospetto, cattivi maestri, politici e autorità che fanno parte dell'esercito
della morte. La Storia insegna che dai semi del razzismo e dell'intolleranza
nascono solo crisi e barbarie... eppure l'umanità sembra aver
affinato, sopra ogni altra "arte", quella di dimenticare e di
ripercorrere errori ed orrori, nei secoli dei secoli. Quando riceviamo
messaggi come quello di Maria Grazia - che copio qui di seguito, seguito da
un suo secondo messaggio altrettanto profondo e utile a rincuorarci -
ci scrolliamo di dosso la stanchezza, il senso di isolamento e ostilità
che ci circonda e ricominciamo a credere nel valore segreto dell'umanità,
nelle sue possibilità di riscatto. No, non siamo soli, in questo mondo di
"uomini e no". Non siamo soli e la parte in cui abbiamo scelto di
impegnarci, anche se non è affollata, è quella giusta. E' il posto
della vita, dove fioriscono gli ideali e i sogni e la fede. A Maria
Grazia rispondo che le "Ronde della vita" non sono numerose né armate
fino ai denti come quelle dei movimenti razzisti, movimenti che la
mancanza di valori civili ha sospinto al potere, ma sono necessarie
all'umanità. A volte sono formate da tre sole persone, da due, da una
persona: non importa, basta che non si scenda sotto questo numero. Le
nostre Ronde percorrono le strade delle città e dei paesi e quando si
imbattono nelle famiglie e nelle persone emarginate, non affrettano il
passo per superarle, considerandole un fastidio, ma si fermano,
chiedono loro chi siano, da dove vengano e perché si trovino in una
condizione disagiata. Le nostre Ronde conosceranno così bambini, donne
e uomini; i loro problemi, le loro difficoltà, le loro speranze. Le
nostre Ronde, quindi, non abbandoneranno quelle persone, ma
chiederanno il loro recapito telefonico e forniranno il proprio. A
questo punto gli impegni saranno numerosi e difficili: assicurarsi che
gli ospedali accolgano e curino queste persone; spiegare alle autorità
di forza pubblica la condizione di Rom e migranti poveri, fornendo
loro copia delle normative italiane ed europee che tutelano le
minoranze; contattare i servizi sociali e tentare di spiegare a
responsabili e assistenti che il loro compito dovrebbe essere di
sostegno e non di oppressione; cercare di inserire gli adulti validi
nel mondo del lavoro e i bambini a scuola; accorrere presso
l'insediamento (anche se si tratta di un ponte o di una tenda dietro a
cespugli) nel caso di visite intimidatorie o sgomberi da parte delle
autorità (è anche per questo che bisogna fornire alle persone in
difficoltà un "Numero della Vita": il proprio cellulare). Spero di non
averti delusa, cara Maria Grazia, ma le "Ronde della Vita" sono
"soltanto" questo.

Lecce, 14 gennaio 2009. Caro Roberto, non sono delusa, e non mi aspettavo
chissà quale ricetta segreta che potesse darmi quel quid in più di cui ho tanto
bisogno, e sono certa che la nonviolenza può davvero fare la differenza
in questo nostro mondo impazzito dalla bramosia del potere.
Sono sicura che se ti dicessi che tutto ciò che hai elencato è stato
già fatto senza trovare niente di niente, se ti dicessi che abbiamo
calpestato più e più volte i locali storici, principeschi del Comune di
Lecce, della Prefettura e della Provincia insieme ai due rappresentanti
rom che, grazie al cielo, con tanta fatica quest'anno passato hanno
formalizzato la loro presenza rendendola ufficiale a tutti, anche a
coloro che tutto vedono e sentono sul campo ma che che come un
impermeabile tutto scivola dalla loro coscienza, senza trovare grandi
risposte risolutive, ma sempre molte promesse spesso accompagnate da
quel becero assistenzialismo peloso verso cui la sudditanza psicologica
di alcuni attivisti resta un nodo inestricabile che a volte mi paralizza,
ebbene sono certa che tu mi risponderesti: "Lo sapevo", con una punta di
delusione che ci appartiene, non perchè illusi, ma perchè sappiamo di non
riuscire a fare di più!
Se ancora ti dicessi che abbiamo realizzato molte cose belle con loro,
anche qui sono certa che mi risponderesti con un filo di voce in più che
ti restituisce quell'entusiasmo che mi ha permesso di contattarti: "Non avevo dubbi",
ma non perchè conosci me semplicemente perchè hai fortemente dato
dimostrazione di conoscere l'uomo in tutta la sua bellezza.
Grazie, teniamoci in contatto, spero di poterti invitare per un incontro
pubblico che potrebbe aiutare tutti noi a non sentirci soli.
Buon lavoro! Maria Grazia


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Giustizia per Andrea Severi, martire dell'intolleranza

26 novembre 2008. Abbiamo inviato la seguente email ai quotidiani locali (Rimini e Romagna) e nazionali, alle televisioni, alle radio, alle autorità riminesi e della regione Emilia-Romagna, subito dopo aver letto e ascoltato le prime notizie riguardanti il tentato omicidio, a Rimini, del senzatetto Andrea Severi. L'abbiamo inviata per evitare che gli organi di informazione e i politici minimizzassero un caso di atroce disumanità, basata sulla discriminazione di coloro che la società emargina. I primi trafiletti sui giornali locali, i primi comunicati passati in sordina dai media, se non discolpavano gli autori del crimine, cercavano tuttavia di trasformare la loro spaventosa azione nella "ragazzata" di quattro giovani incensurati e di buona famiglia, in nessun modo ispirati da ideologie politiche o discriminatorie. Insieme a noi, altri attivisti hanno tempestato redazioni e sedi politiche di proteste verso un approccio informativo tanto morbido e riduzionista. Si è levato così un coro di voci che chiedevano giustizia, voci che hanno costretto giornalisti e autorità a modificare il tenore difensivo dei loro articoli e interventi. Ora i quattro giovani mostri sono dietro le sbarre e la sostanza della loro "impresa", come liquame, galleggia sul mare di Rimini, mandando un fetore morale (mortale) che tutti possono avvertire. Stavolta non vi sarà insabbiamento.

Autorità e organi di stampa non minimizzino il crimine delle giovani belve riminesi che hanno tentato di bruciare vivo un senzatetto

23 novembre 2008. Quattro efferati assassini sono ancora a piede libero. Sono i giovani che hanno tentato di bruciare vivo Andrea Severi, senzatetto di 44 anni, a Rimini. I criminali hanno ammesso le loro responsabilità spiegando l'agghiacciante movente: "L'abbiamo fatto per divertimento". Mentre la loro vittima, con il corpo coperto di ustioni, veniva curata presso in centro grandi ustionati di Padova - dove si trova tuttora, in gravi condizioni - i quattro scherzavano fra di loro, al telefono, commentando l'eco mediatica sollevata dal loro delitto. Nell'attuale clima che imperversa in Italia, clima di intolleranza verso le minoranze socialmente emarginate, temiamo che il loro gesto e il loro atteggiamento, che non hanno nulla di umano, vengano minimizzati da stampa, autorità e magistratura. Finora, a quanto risulta, non è stato attuato alcun provvedimento giudiziario nei loro confronti; i commenti sulla stampa verso il loro gesto sono piuttosto morbidi e mettono in rilievo la loro condizione di ragazzi incensurati e di buona famiglia piuttosto che la loro efferata crudeltà e il loro totale disprezzo della vita umana. E' importante che le Istituzioni locali e nazionali esprimano un giudizio sulla mostruosità del crimine e nessuna clemenza sia accordata a quelle belve, perché la vita di Andrea non deve in alcun modo essere "svalutata" dalla sua condizione di senzatetto. La sua vulnerabilità sociale, al contrario, aggrava la portata del delitto, un delitto nato da una feroce disumanità e premeditato, come dimostra l'accanimento persecutorio mostrato da quei giovani nei confronti dell'uomo, già oggetto di vessazioni, compreso un lancio di petardi, qualche giorno prima del crimine, sempre da parte loro. Gruppo EveryOne

Nella foto, "Clochard" di Nicola Iuppariello

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Lettera aperta a Davide Del Vecchio, Assessore ai Servizi Sociali e alle Politiche per la Solidarietà di Fano

Fano, 22 novembre 2008
Egregio Assessore Davide Del Vecchio, in questi giorni la Commissione europea discute i provvedimenti da attuare verso l'Italia per le politiche governative e locali che combattono i comparti più deboli della società, a partire dai Rom e dai senzatetto. Ho letto, con tristezza, l'articolo pubblicato dall'edizione locale del Carlino di oggi. E' ormai evidente che i media diffondono odio e intolleranza verso gli esseri umani più vulnerabili, presentandoli secondo un'odiosa propaganda discriminatoria: le famiglie Rom sono descritte come bande di criminali e non come esseri umani in tragiche condizioni; i migranti sono "invasori" dediti ad attività illecite; i senzatetto sono così "per scelta" e costituiscono un pericolo pubblico. La verità la esprimono i numeri del Viminale, del Rapporto Censis, delle organizzazioni per i diritti umani. Furti, rapine e scippi sono in prevalenza azioni compiute da italiani; gli omicidi avvengono per la maggior parte all'interno delle pareti domestiche; il crimine, in Italia, è gestito dalle mafie, che si avvalgono di manovalanza nostrana e straniera. Non solo, perché come ricordato ieri da Roberto Saviano all'Unione europea, l'Italia è il più grosso esportatore mondiale di criminalità.
Questo è il degrado da combattere: un degrado morale, civile, politico e mediatico. La criminalità organizzata ha toccato quest'anno il suo fatturato record in Italia: 130 miliardi di euro, maturati su droga, violenza, armi, prostituzione, pornografia e pedopornografia, estorsione, corruzione, morte.
Continuare a evitare di perseguire la criminalità vera, per riempire le carceri di Rom e poveracci - o scacciarli da ogni angolo in cui si rifugiano - è qualcosa di aberrante. Definire i poveri, gli "ultimi" del Vangelo, come causa di insicurezza e degrado è una menzogna colpevole, perché i poveri vanno aiutati e a questo servono i servizi sociali. L'Italia e le sue città stanno scendendo ai più bassi livelli dell'abiezione, del razzismo, dell'intolleranza perché non ha il coraggio di guardarsi allo specchio. Tutti sanno la verità: non vi è ministro, parlamentare, sindaco, assessore, prefetto, autorità, giornalista che non sappia dove sono i veri problemi di sicurezza e dove vi è invece persecuzione degli innocenti. So che non sarà certo Fano a cominciare a dare il buon esempio, perché è più facile colpire il capro espiatorio - come si fa, in Italia, fin dall'antichità - che toccare interessi enormi. I Rom a piedi nudi e i mendicanti senza un tetto sulla testa sono bersagli così indifesi e a portata di mano! E' così facile colpirli e poi affermare a gran voce: avete visto, cittadini, vi abbiamo liberati dal pericolo pubblico numero uno! Intanto la vera criminalità ghigna, ingrassa e ringrazia. So che non partirà, la riscossa morale del nostro Paese, da Fano, perché Fano sta mostrando altri obiettivi (quelli facili e di "effetto") da perseguire, ma non rinuncio a inviarLe questa breve lettera. Scripta manent. Roberto Malini - Gruppo EveryOne

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Scritte sui muri: strumenti di propaganda per creare "allarme sicurezza"

Roma, 23 ottobre 2008. Roma - Quando sono apparse le prime scritte firmate dal sedicente movimento di estrema destra "Militia", abbiamo pensato immediatamente a un'azione di propaganda, una propaganda sofisticata, finalizzata a distogliere l'opinione pubblica dalle politiche di governo, dalle operazioni poliziesche e dalle scorribande dei gruppi razzisti contro Rom e stranieri indesiderati. Bisogna prestare molta attenzione, di fronte al fenomeno delle scritte sui muri, perché rappresentano uno strumento di sicuro impatto mediatico, uno strumento che orienta l'opinione pubblica a credere che sia nato un determinato movimento ideologico e che sia riaffiorata una corrente di pensiero capace di minacciare "legalità e sicurezza". Il caso delle scritte contro Bagnasco, alcune delle quali tracciate con una perizia grafica sconosciuta alla militanza di estrema sinistra, è emblematico di come le scritte possano seminare il panico e calamitare l'attenzione dei media e del popolo italiano, costringendo politici e autorità a dichiarazioni che fungono da casa di risonanza per l'azione di disorientamento socio-politico. Le scritte di "Militia", corredate da svastiche e deliranti procalami antisemiti, ottengono lo stesso effetto, a specchi rovesciati. Il nuovo fascismo non vuole che si parli troppo della persecuzione contro Rom e "clandestini", ma che l'attenzione della gente sia attratta dai proclami di "Militia" e dal lontano Iran, con il suo regime che è divenuto, in Occidente, simbolo del male: "L'olocausto è la più grande menzogna della storia. Il presidente iraniano Ahmadinejad". Si è deciso inoltre di mettere le aureole dei santi alle più alte cariche istituzionali: non sono loro gli aguzzini, ma le vittime della "xenofobia".

Ed ecco apparire, a Roma, l'improbabile scritta: "Schifani l'ebreo sarai te". Ieri, stessa storia con il sindaco di Roma Alemanno, nel pieno delle operazioni di purga etnica contro i pochi Rom romeni "superstiti" e nell'immediatezza dell'istituzione delle "riserve" per i Rom "integrati". La scritta recita: "Alemanno infame escremento sionista". Quindi, tracciata in perfetti caratteri grafici neri su manifesti bianchi applicati a un muro del quartiere Prati, opera di un "professionista" (lo stesso delle "migliori " scritte contro Bagnasco?), il solito slogan delirante, elaborato per aumentare la fibrillazione legata al cosiddetto allarme sicurezza: "Se amare la patria è un delitto noi siamo assassini". I veri gruppi razzisti, che colpiscono nell'ombra e solo di rado rivendicano i loro crimini, agiscono (e scrivono) in modo diverso. Le scritte sui muri di cui si occupa la stampa con tanta frequenza sono solo uno dei tanti diversivi che mirano a distrarci. Nel frattempo, dopo gli orrori della persecuzione contro i Rom e delle politiche xenofobe e razziste, ora sono gli stessi ragazzi italiani, quelli che coltivano ideali di fratellanza e libertà a "dare fastidio" ai nuovi fascisti. Gli sgherri - non ancora sazi di sangue, vergogna e dolore, iniqui e impuniti, autorizzati ai comportamenti più sadici nei confronti delle minoranze sgradite al potere - affinano le armi e si preparano ad aggredire i migliori fra i nostri giovani. Dobbiamo proteggerli, a qualunque costo. R.M.

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La leggenda degli "zingari" mafiosi

di Roberto Malini

12 ottobre 2008. Non è una barzelletta e neanche un paradosso: il mese scorso "qualcuno" ha avviato la più improbabile delle campagne di propaganda anti-Rom. Si è cercato di far credere ai media e al popolo italiano che il traffico di droga in Italia non è in mano alla criminalità organizzata, una rete estesa in tutto il mondo, che muove miliardi di euro ogni anno, ma... ai Rom! Signore e signori, la N'drangheta, la Camorra, la Sacra Corona Unita, la Mafia non esistono e sono state sostitute dagli "zingari" che sopravvivono nelle baracche e sotto i ponti. Chi controlla il traffico della droga a Catanzaro, in Calabria? Chi gestisce il "fortino della commercializzazione degli stupefacenti, con un sodalizio armato e pericoloso"? Sembra una risposta facile, a cui anche un bimbo di sei anni, a Catanzaro, saprebbe rispondere, sottovoce, naturalmente. Le autorità cittadine, però, hanno trovato una risposta differente, in linea con la "lotta alla criminalità" attuata dalla Istituzioni centrali. Il 12 settembre scorso, infatti, le massime autorità di pubblica sicurezza catanzaresi hanno illustrato durante una conferenza stampa una brillante operazione presso il campo Rom sito in località Germaneto: “Se qualcuno si era messo in testa che a Catanzaro possono esistere zone franche, si è sbagliato di grosso e questa operazione lo dimostra. Lo Stato arriva ovunque. A Germaneto siamo intervenuti alle cinque del mattino con cento uomini di vari reparti, con dodici ore di perquisizioni. Quest’area, per quello che è emerso, è da considerare il fortino della commercializzazione della droga, con un sodalizio armato e pericoloso che gestisce lo spaccio di cocaina a Catanzaro”. Ed ecco i dati di una delle "più importanti operazioni antidroga mai effettuate in Calabria": venti soggetti denunciati a piede libero, undici dei quali... per furto di energia elettrica (i soliti allacciamenti "abusivi"). Ma il reato sarà esteso a tutti gli abitanti del campo (che vivono in spaventose condizioni di miseria, nonostante il loro "impero criminale"). Una donna è stata denunciata per ricettazione e detenzione di droga, dal momento che è stata trovata in possesso di - addirittura! - tre bilancini e "refurtiva riconducibile probabilmente a lei" (merce senza scontrini di acquisto). Durante la perquisizione nel campo, la autorità hanno annunciato con fierezza di aver scoperto un "importante quantitativo di droga". Se leggiamo il verbale, però, si tratta di pochi etti di hashish, eroina e cocaina. E il pericoloso arsenale? Una sola pistola calibro 22 con matricola abrasa. Tutto qui. Piccolissimo spaccio. Ma ecco quella che "Il Giornale di Calabria" definisce "la sorpresa più particolare": una decina di scatoloni di lenzuola e vestiti fuori moda! Questo sarebbe il cuore del commercio di stupefacenti di Catanzaro, la cittadella delle armi e della droga! La realtà è ben diversa e le famiglie Rom denunciate rappresentano il gradino infimo della manovalanza al servizio della criminalità organizzata: meno ancora che piccoli spacciatori, veri e propri schiavi. Questo tipo di operazioni, nelle quali la perdita di stupefacenti e armi da parte della criminalità organizzata è minima, diffondono un'idea errata tanto riguardo ai "nomadi" quanto alle potenti organizzazioni criminali che dall'Italia si diramano in tutto il mondo. Replica a Roma il 18 settembre, pochi giorni dopo il blitz calabrese. Uno spiegamento di trecento carabinieri e 27 arresti per un'operazione - denominata "White Wolf" - che avrebbe "smantellato una banda Rom" a Roma, che gestiva - secondo gli inquirenti - un colossale traffico di stupefacenti provenienti dalla Colombia, via Spagna. Naturalmente, questi "re della droga" vivevano in campi Rom, senza acqua né luce, in mezzo ai rifiuti e ai topi. L'operazione "White Wolf" in realtà è iniziata nel 2005 e riguarda, anche in questo caso, come dimostrano gli intestatari dei ricchi conti correnti in cui fluiva il denaro illecito, criminalità organizzata italiana. I "nomadi", in gran parte di origine bosniaca e croata, rappresentavano l'ultima ruota del carro ed erano nelle mani - ridotti in schiavitù, come accade sempre ai Rom quando entrano in contatto con la criminalità italiana - delle grandi cosche. I media hanno divulgato le notizie relative alle due "brillanti" operazioni di pubblica sicurezza, che tuttavia, a causa della loro scarsa o nulla credibilità, non hanno sollevato l'indignazione e l'odio razziale che - nelle sedi del potere - ci si attendeva.

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Persecuzione dei Rom a Pesaro. Un uomo lotta fra la vita e la morte

Pesaro, 7 ottobre 2008. Stasera, verso le 20, Radian Danila, Rom romeno di 35 anni, malato di cancro al pancreas, si è accasciato davanti all'ingresso dell'Ipercoop di Pesaro. Avvertiti telefonicamente da un suo familiare, abbiamo chiamato un'ambulanza, che l'ha trasportato d'urgenza al pronto soccorso dell'Ospedale San Salvatore. Le Istituzioni pesaresi, come i servizi sociali e tutte le autorità conoscono perfettamente la condizione sanitaria in cui versano alcuni Rom che vivono a Pesaro: sono malati gravi, a volte incurabili e avrebbero diritto a una casa, a un sussidio, ad assistenza. Invece vivono al freddo, nell'umidità malsana di una casa fatiscente. Nonostante le accorate proteste, l'allarme disperato che il Gruppo EveryOne lancia da mesi, Pesaro ha condannato a morte questi esseri umani e nega loro qualsiasi sostegno. Non hanno diritto neanche all'acqua, alla corrente elettrica, a una stufa per scaldarsi. Hanno negato loro persino un cassonetto dei rifiuti, costringendoli a vivere come topi. Ma non è questo il limite della persecuzione cui sono sottoposte le famiglie Rom di Pesaro. Non è questa l'ultima stazione della Via Crucis che sono obbligati a percorrere, non avendo altra opportunità. La città, infatti, ritiene che l'orrore in cui sono calati questi esseri umani poveri e malati non è ancora una condanna sufficiente e si appresta a colpirli con uno sgombero senza alternative di alloggio.

Significa che, se non riusciremo a fermare l'odio irrazionale che ha contagiato praticamente l'intera cittadinanza, risvegliando un barlume di umanità e tolleranza in coloro che decidono, le famiglie "zingare" che vivono a Pesaro saranno costrette a incamminarsi, al freddo, senza mezzi di sussistenza, minate da gravi patologie e dalla precarietà, verso l'annientamento. Gli attivisti del Gruppo EveryOne e pochi cittadini antirazzisti non hanno rinunciato al dialogo con le Istituzioni, ma parlano, scrivono, presentano documenti e lettere aperte in un clima tanto crudele quanto surreale. Anziché provvedere alle emergenze umanitarie, anziché agire con premura e civiltà, le autorità continuano a stringere d'assedio questi profughi in condizioni drammatiche. Per loro non si tratta di uomini, donne e bambini. Il "reato" che viene contestato loro non è l'occupazione di uno stabile rurale (come scritto nel verbale di denuncia), ma quello di esistere. A coloro che, con coraggio e spirito di fratellanza, non rinunciano ad assisterli, con le proprie forze, con i propri mezzi, con i propri cuori, sono riservati sospetto e ostilità. Siamo come la Rosa Bianca o il Gruppo Westerweel nel Terzo Reich. "Mi sento una criminale," ci confidava oggi una donna che aiuta come può le famiglie Rom di Pesaro." Quando porto loro acqua, latte, pane, pasta, devo agire di nascosto persino da mio marito. Perché non capiscono che sono gente come noi?"
Radian Danila sta lottando fra la vita e la morte. Ha lottato tutta la vita contro l'emarginazione: in Romania, a Milano e adesso qui a Pesaro. Due malattie lo uccidono: un tumore e quella distorsione dell'anima che i sopravvissuti all'Olocausto conoscono bene e Primo Levi definì in una sintesi perfetta:

"Esiste un contagio del male: chi è non-uomo disumanizza gli altri, ogni delitto si irradia, si trapianta intorno a sé, corrompe le coscienze e si circonda di complici sottratti con la paura o la seduzione al campo avverso".

Nella foto, Primo Levi

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E se Romulus Mailat fosse innocente?

di Roberto Malini

Roma, 25 settembre 2008. Intorno all'omicidio Reggiani il movimento razzista italiano ha costruito la propria affermazione ai massimi livelli. Chi ha seguito il caso da vicino, a partire dal 30 ottobre 2007, quando Giovanna Reggiani perse la vita, ha avuto modo di rendersi conto che le conclusioni delle autorità italiane riguardo all'autore del delitto presentano incongruenza assai sospette. Il giorno successivo al crimine, il Gruppo EveryOne trasmise un documento di indagine agli inquirenti, ponendo in rilievo l'inattendibilità della testimone che accusava Mailat (ricoverata più volte in Romania, per lunghi periodi, a causa di turbe psicotiche) e offrendo loro la possibilità di provare al di là di ogni dubbio la colpevolezza o l'innocenza del romeno. Poiché le forze dell'ordine, secondo le dichiarazioni dei loro portavoce, avrebbero riscontrato abbondante presenza di sangue sulle mani e sul viso del sospettato e, contemporaneamente, rilevato graffi prodotti dalle unghie della vittima sulle sue spalle, EveryOne raccomandò alla scientifica di effettuare con cura gli esami di rito ovvero il rilievo del DNA relativo al sangue trovato su Mailat e lo stesso rilievo riguardo alle tracce di sangue rilevate sotto alle unghie della Reggiani. Gli esami furono effettuati, perché si tratta della procedura standard. Vennero effettuati sia da parte della polizia italiana che da quella di Bucarest, come ha confermato il giornalista romeno George Scarlat. Le autorità romene, inoltre, appurarono che la camicetta della vittima era chiusa e abbottonata, mentre la testimone aveva affermato di aver visto Mailat portare in spalla il cadavere di una donna con il seno che usciva dalla camicetta. EveryOne chiese di vedere gli esiti degli esami e di incontrare la testimone, senza ottenere alcuna risposta da parte delle autorità. Gli esiti dei due esami del DNA, però, si sono... volatilizzati. Chi ha ucciso, allora, Giovanna Reggiani? Non può essere esclusa un'ipotesi atroce, ovvero che il caso sia stato confezionato ad arte per accentuare gli effetti della propaganda mediatica contro il popolo Rom, spianando la strada a provvedimenti repressivi sempre più duri: gli sgomberi simili a pogrom, le sottrazioni di bambini Rom da parte dei servizi sociali, le schedature, l'espulsione intimidatoria dei Rom provenienti dalla Romania, la trasformazione degli insediamenti presenti da anni in Italia in veri e propri ghetti, l'annientamento civile (e in alcuni casi anche fisico) di tutti gli "zingari", compresi i Sinti e i Rom che posseggono la cittadinanza italiana.

Oggi l'avvocato Piero Piccinini, che difende Romulus Nicolae Mailat e ha taciuto a lungo (se avesse parlato prima, avrebbe rischiato di essere linciato da una folla inferocita), ha dichiarato: "Il mio assistito sosterrà la sua innocenza per quanto riguarda l'omicidio e la violenza sessuale, e a questo riguardo ci sono indicazioni eccellenti di veridicità". Piccinini ha poi aggiunto che "vi sono testimoni che potrebbero dare indicazioni concrete sull'effettiva condotta: potrebbe essere che Mailat abbia rubato la borsetta e nient'altro". E' un'altra verità, opposta a quella che politici, media e autorità propagandano da quasi un anno e che hanno usato deliberatamente per creare paura e odio, da parte del popolo italiano, nei confronti dei Rom. La mancata divulgazione degli esiti degli esami del DNA costituisce un'evidenza: in alto, è stato deciso che Mailat doveva essere il colpevole, lo spauracchio da adoperare per promuovere una campagna razzista senza più limiti. Il Rom assassino senza scrupoli, come quello rapitore di bambini (se EveryOne non avesse smontato i casi di Ponticelli, Catania ecc. oggi l'odio razziale sarebbe ancora più acceso) sono i paradigmi archetipici su cui si fonda l'antiziganismo. L'avvocato che difende Mailat (che fra l'altro non è Rom, ma un romeno-tedesco di etnia Bunjas) è un uomo coraggioso. Difficilmente potrà evitare un verdetto che è stato già scritto, nonostante le prove, le testimonianze, i vizi e le omissioni nelle indagini effettuate dalle autorità. Anche se vi riuscisse, però, non bisogna illudersi. Confezionare un altro caso Reggiani, un altro caso Ponticelli è fin troppo facile, da parte di chi non segue alcun principio morale. Gli antirazzisti devono agire a più ampio spettro e continuare a diffondere informazione e cultura riguardo alla Storia dei Rom e delle altre minoranze etniche, alla ricchezza delle loro tradizioni, al significato della loro presenza nei singoli Paesi, in Europa e nel mondo. Il pregiudizio è simile a una malattia infettiva. Curare i singoli malati è una pratica lodevole, ma non ferma il diffondersi dell'epidemia, perché i germi del razzismo prolificano nell'ignoranza, mentre la conoscenza rappresenta il vaccino.

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Bambini senza diritti

La vita per una maglia di lana. Un piccolo paese che si chiama Speranza

Pesaro e Parma, 22 settembre 2008. Due storie parallele, a Pesaro e Parma. Due storie di infanzia tradita dall'intolleranza, dalla paura dell'altro che turba l'Italia, dall'indifferenza di un popolo che i media e i politici hanno reso incapace di vedere la sofferenza del prossimo. Due storie uguali a tante altre che si consumano tristemente da nord a sud, nella Penisola dell'Odio. A Parma un bimbo tunisino di 10 anni è stato ricoverato all'Ospedale Maggiore, dove è sospeso fra la vita e la morte. L'hanno trovato esanime ieri pomeriggio, in ciabatte, con il collo incastrato in un cassonetto per il ritiro dei vestiti usati della Caritas. La famiglia del piccolo si trova in condizioni disperate di indigenza ed esclusione, senza riparo contro l'insidia dei primi freddi. Così il ragazzino, abbandonato da Istituzioni e servizi sociali, ha tentato di fare da solo e di procurarsi qualche indumento un po' più pesante. Se è ancora vivo, è solo grazie a due passanti che l'hanno soccorso, in attesa dei sanitari del 118, che hanno provveduto a intubarlo. Non ci è ancora dato sapere se sopravviverà e, nel caso affermativo, se riporterà danni cerebrali a causa dei molti minuti trascorsi senza ossigeno.
A Pesaro Annamaria, una bambina Rom romena di sei anni, ha preso la polmonite. La sua famiglia - papà, mamma, un fratellino ancora in fasce e uno in arrivo - vive da sei anni in città, in una casa abbandonata, senza corrente elettrica, senza alcuna assistenza, se non quella di pochi cittadini che non credono all'equazione Rom = nemico pubblico numero uno. I genitori della piccola hanno bussato a ogni porta, cercando un lavoro anche saltuario. Hanno chiesto aiuto ai servizi sociali e al comune, che li hanno respinti senza neanche dedicare qualche istante all'ascolto della loro vicenda. Il padre ha pianto davanti al sindaco e ad alcuni assessori, chiedendo una possibilità di integrazione, di inserimento in un progetto di accoglienza. La risposta che ha ottenuto, fredda come questi ultimi giorni di settembre, è giunta attraverso un portavoce in divisa: "Ve ne dovete andare". Le autorità hanno intimato alla famiglia di uscire al più presto dall'edificio abbandonato in cui attualmente trovano riparo e di incamminarsi verso... il nulla. "Non devono lamentarsi," ha commentato il dirigente di un'organizzazione che dovrebbe occuparsi della tutela dei 'nomadi' in Italia, "perché l'accoglienza è una concessione e non un diritto, va attesa, ma non pretesa". Un giorno si parlerà di quest'epoca come di un periodo buio, in cui i fantasmi dell'odio razziale e del nazionalismo xenofobo sono resuscitati. La gente inorridirà, ascoltando la storia di bambini trattati come insetti, di famiglie senza diritti messe in mezzo alla strada dalle autorità, con metodi brutali, nel silenzio delle associazioni per i Diritti Umani, intente solo a incamerare fondi, mai investiti per la vita e il benessere del popolo Rom. La gente si commuoverà, ascoltando vicende di esseri umani senza diritti, colpevoli di appartenere a un'altra razza e di essere poveri. La bambina Rom di Pesaro è un piccolo angelo e sogna di avere una casa, andare a scuola, vivere un'infanzia serena con papà e mamma. Invece tossisce tutto il giorno e tutta la notte. Ricordiamo che la polmonite è una delle prime cause di morte infantile, nel mondo, come attestano i rapporti dell'Oms. Per fortuna anche a Pesaro vivono i "giusti" - anche se pochi - e grazie ad alcuni di loro Annamaria adesso può curarsi con antibiotici e aerosol. "Però dovrebbe vivere in una casa, al caldo, e non in una stanza fatiscente, gelida e umida," ha avvertito un medico dell'Ospedale San Salvatore". La tragedia dei Rom di Pesaro, alcuni dei quali soffrono di gravissime patologie e handicap, ma sono lasciati soli dai servizi sociali, è stata divulgata sulle pagine dei quotidiani locali e in rete. Questo fatto ha indispettito le Istituzioni cittadine, che vorrebbero una Pesaro "zigeunerfrei" - libera da 'zingari' - e cercano di allontanare le famiglie Rom non attraverso le purghe cui assistiamo nelle città del nord, ma emarginandole ed escludendole sempre di più, negando loro acqua, luce, servizi igienici, assistenza, integrazione. Grazie all'eco mediatica di storie come quella di Annamaria, emblematiche di un'Italia senza cuore, però, un altro comune si è svegliato dall'indifferenza e ha scelto l'accoglienza. Ed ecco che, fra pochi giorni, Annamaria prenderà insieme ai suoi cari un treno che va in direzione sud, verso un piccolo paese dal nome sconosciuto ai più, ma che in quanto a solidarietà ha l'orgoglio di una Capitale. R.M.

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Meglio il Papa delle Istituzioni Ue

31 agosto 2008. Le Istituzioni Ue e le Nazioni unite, nonostante le visite ai campi, i dossier, le testimonianze loro fornite da attivisti e testimoni, non hanno fatto che chiacchiere, finora. Gli interessi politici e privati, di tutti, nessuno escluso, hanno prevalso su azioni concrete, mirate a salvare vite umane e a preservare il popolo Rom dalla persecuzione. Abbiamo affrontato sgomberi, violenze, abusi polizieschi e giudiziari, negligenza e persecuzione da parte di amministrazioni locali, ospedali, organizzazioni per i Diritti Umani. Da soli, senza sostegno, se non vuote parole, abbiamo salvato numerose vite umane, consentito a molte famiglie di rifugiarsi in Paesi più tolleranti, evitato alcuni sgomberi, divulgato i crimini degli aguzzini fuori dai confini italiani. La nuova tragedia del popolo Rom, il trionfo del razzismo e della discriminazione potevano essere evitati. Continueremo a batterci, ma daremo fiducia solo a chi - nelle Istituzioni -dimostrerà con i fatti le sue reali intenzioni. Intanto, si distingue da tutti papa Ratzinger, una voce umanitaria, antirazzista, moderna. Gli siamo accanto e siamo orgogliosi di come la Chiesa cattolica (e alcuni suoi organi di informazione) si mostri da alcuni mesi vicina al nostro gruppo e ai fratelli Rom. R.M.

Benedetto XVI: "I Rom sono soggetti a discriminazione e razzismo. Si deve cambiare strada"

Roma, 31 agosto 2008 - A quattro giorni dal sesto Congresso mondiale della Pastorale per gli Zingari, che si terrà a Freising, in Germania, papa Benedetto XVI ribadisce, durante la preghiera dell'Angelus, la posizione del Vaticano, contro la xenofobia e il razzismo che colpiscono i migranti e gli 'zingari', in Italia e in Europa. Il segretario del pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, l'arcivescovo Agostino Marchetto, introduce i temi del Congresso: "Dai decreti legge che colpiscono le popolazioni zingare ai rapporti che ci pervengono dalle Chiese locali, constatiamo che ormai dovunque gli zingari sono vittime di discriminazione, disuguaglianza, razzismo e xenofobia. Ma il problema non riguarda solo l'Italia, perché nell'Unione europea i Rom e Sinti, pur se cittadini di Stati membri e in possesso di documenti validi, non possono beneficiare degli stessi diritti degli altri cittadini. In alcuni Paesi i bambini Rom sono costretti a frequentare scuole speciali per disabili fisici o mentali, mentre molte donne vengono sottoposte a sterilizzazione forzata. E il pregiudizio, ormai diffuso dappertutto, fa sì che ai giovani Rom, pur se ben preparati professionalmente, è negato l'ingresso al mondo del lavoro, che invece è consentito agli altri".

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Casilino 900: attenti al lupo (vestito da agnello)!

Roma, 30 luglio 2008. Nonostante le posizioni durissime dell'Unione europea, del Consiglio d'Europa e delle Nazioni unite, le Istituzioni e le autorità intolleranti proseguono nella loro opera di repressione disumana, che nega a migliaia di famiglie i diritti di base. Questa terribile persecuzione, che i testimoni della Shoah paragonano agli anni delle leggi razziali e dell'Olocausto, non avviene solo a Roma, naturalmente, ma nella maggior parte delle città italiane. La Corte penale internazionale de L'Aja sta giudicando l'Italia - le sue Istituzioni centrali e locali - per "Crimini contro l'umanità". Speriamo che il verdetto sia emesso presto e fermi questa vergogna, che sarà ricordata come una delle pagine più atroci della Storia d'Italia. Noi del Gruppo EveryOne, nonostante le intimidazioni, le minacce, la dolorosa testimonianza di orrori e atrocità quotidiane, continuiamo la nostra Resistenza gandhiana, la raccolta di documenti riguardanti la persecuzione, la campagna razzista sempre più spudorata, la caduta in un vortice di crudeltà e disumanità che ci lascia sempre più attoniti. Ma... non siamo più soli: una rete di attivisti, studiosi delle persecuzioni, testimoni, cronisti della Verità è ormai diffusa in tutta Italia e nessuno - neanche il lupo che si veste da agnello per ingannare i più deboli - potrà un giorno, quando questa barbarie finirà, sottrarsi alle proprie responsabilità. Intanto, è importante presidiare i campi Rom di Roma e delle città italiane in cui vivono famiglie Rom. Loro, gli aguzzini, li chiamano "pregiudicati", "persone con carichi pendenti o agli arresti domiciliari": secondo il diabolico copione razzista già in vigore durante altri giorni di orrore e persecuzioni. Roberto Malini

Sgombero dei rom dal Casilino 900

di Claudio Pompei - Il Giornale, 29 luglio 2008

«Casilino 900 verrà sgomberato, nel frattempo Questura e Prefettura disporranno un servizio di vigilanza e il prefetto, in quanto commissario straordinario per l’emergenza nomadi a Roma, dovrà occuparsi della nuova destinazione dei nomadi del campo». Lo ha detto il sindaco Gianni Alemanno al termine dell’incontro con il prefetto e i rappresentanti dei residenti della zona adiacente al campo nomadi Casilino 900 che, nei giorni scorsi avevano protestato bloccando la via Palmiro Togliatti, alla periferia di Roma.
«Ci siamo impegnati a fare una ripulitura immediata del campo Casilino 900 per togliere tutti i materiali che vengono bruciati. Poi verrà sgomberato» ha assicurato il sindaco aggiungendo che «nel frattempo verrà attivato un servizio di vigilanza con la Prefettura e la Questura in attesa di avere una destinazione per i nomadi e poter rimuovere totalmente il campo, ma questo appartiene ai compiti del prefetto in quanto commissario». «Prima dello sgombero bisogna decidere la nuova destinazione perché non si può agire come in passato - ha concluso Alemanno -. Nel frattempo metteremo il campo sotto controllo per evitare altri incendi».
Pienamente soddisfatti dei risultati dell’incontro gli abitanti della zona. «Per il momento la nostra mobilitazione è finita perché abbiamo avuto garanzie dal sindaco e dal prefetto. Se gli impegni non verranno mantenuti riprenderemo», ha detto Annamaria Addante rappresentante del comitato inquilini e proprietari di Torre Spaccata. Sabato notte, in via Palmiro Togliatti i residenti avevano iniziato una mobilitazione chiedendo lo spostamento del campo nomadi Casilino 900. «Alemanno ci ha ascoltati subito - ha spiegato Addante - e ha preso l’impegno di sorvegliare il campo con le forze dell’ordine, ripulirlo e, nel medio termine, di spostarlo». Per l’assessore alle Politiche sociali Sveva Belviso «non si tratta di una cosa di cui prendiamo atto oggi ma ci sono dei tempi: la possibilità di sgomberare il campo è un obiettivo a medio termine da attuare dopo il censimento». All’incontro, durata circa un’ora, era presente anche un portavoce del Casilino 900, Esad Licina che, a nome della comunità rom ha ribadito il suo «no» alla casetta di legno come modulo abitativo: «Abbiamo vissuto per quarant’anni nelle baracche ora vogliamo case prefabbricate in cemento armato e non sperimentazioni di giovani architetti».
Un altro sgombero in vista è quello dell’insediamento di Tor de’ Cenci. «Quel campo - ha spiegato l’assessore Belviso al termine dell’incontro di ieri in Prefettura - è una bomba a orologeria. Oggi sono venuta qui anche per chiederne lo sgombero immediato». «Nel campo semi-attrezzato e non autorizzato - ha spiegato Belviso - ci sono 350 persone, la metà delle quali ha carichi pendenti o si trova agli arresti domiciliari». Per questo, la richiesta di sgombero, alla quale il prefetto ha risposto con la necessità di avviare un censimento non previsto nell’immediato. Belviso ha spiegato che «la volontà dell’amministrazione comunale è collocare, al termine del censimento, gli aventi diritto del campo mentre gli altri vanno espulsi».

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Lettera aperta alle autorità civili e religiose di Pesaro riguardo alla necessità di integrare la locale Comunità Rom romena

Pesaro, 27 luglio 2008

Illustrissimo Sindaco Luca Ceriscioli, Assessori Riccardo Pascucci e Marco Savelli, Presidente Regione Marche Gian Mario Spacca, Presidente della Provincia di Pesaro e Urbino Palmiro Ucchielli, Arcivescovo di Pesaro S. E. Rev.ma Piero Coccia, Prefetto Alessio Giuffrida e autorità civili

e per conoscenza: Onorevoli deputati al Parlamento europeo Viktoria Mohacsi, Marco Pannella e Marco Cappato; Commissario europeo Vladimìr Špidla; Alto Commissario per i diritti umani alle Nazioni Unite Navanethem Pillay, Presidente Union Romani Juan de Dios Ramírez-Heredia e altri,

il Gruppo EveryOne - organizzazione internazionale per la tutela dei diritti umani - e i rappresentanti della Comunità Rom romena che vive a Pesaro indirizzano questa lettera aperta alle Istituzioni e alle autorità civili e religiose della città e della regione. Innanzitutto, confermiamo il nostro sincero apprezzamento per la disponibilità mostrata dalle Istituzioni - nelle persone del Sindaco e degli Assessori alla Salute e Sicurezza e ai Servizi Sociali - ad intraprendere un serio progetto di integrazione, necessario per consentire alla Comunità Rom di Pesaro di inserirsi positivamente nel tessuto sociale della città, nel rispetto dei loro diritti etnici, civili e umani e in contrasto con qualsiasi ideologia razzista e intollerante. Come vi è noto, anche grazie ad alcuni articoli pubblicati sulla stampa locale e nazionale, i Rom che vivono a Pesaro sono impegnati nella ricerca di un lavoro e di un inserimento a scuola per quanto riguarda i minori. La Comunità Rom che si trova sul territorio di Pesaro è formata da tre nuclei familiari, comprendenti anche bambini, donne (alcune gravide), invalidi e malati. Purtroppo i rapporti con le Istituzioni e le autorità cittadine non sono stati finora facili, perché è un momento difficile, nel campo dell'accoglienza e dell'integrazione razziale, per tutta l'Italia e solo poche località, nonché una sola regione (la Sardegna) hanno finora scelto di attenersi alle Direttive e alle norme vigenti nell'Unione europea, che prevedono di combattere il razzismo e di favorire programmi concrerti di inserimento soprattutto per quanto concerne il popolo Rom, che subisce ancora un fenomeno diffuso di intolleranza e discriminazione. Sono ancora attuali, purtroppo, in molte città italiane, gli stereotipi razziali che hanno colpito nei secoli le persone di etnia Rom e che i movimenti razzisti e xenofobi hanno posto alla base di terribili persecuzioni. Secondo tali stereotipi, i Rom non vogliono lavorare, tramano contro la "brava gente", rapiscono bambini, sono geneticamente dediti al crimine, non vogliono integrarsi, sono sporchi e disordinati, violenti e immorali. Le stesse accuse che in altri tempi, difficili come e più del presente, furono rivolte agli ebrei, alle persone di colore, alle minoranze etniche e religiose (oltre che agli stessi "nomadi"). La Comunità Rom di Pesaro comprende alcuni Figli dell'Olocausto di seconda e terza generazione: figli e nipoti dei pochissimi 'zingari' scampati allo "zigeunelager" di Auschwitz. Altri membri sono sfuggiti alla persecuzione attuata dal dittatore Ceausescu e posseggono competenze professionali significative nei campi dell'edilizia, dell'industria e dell'artigianato, dell'agricoltura biologica e dell'allevamento. Fino ad ora, però, a causa del pregiudizio e nonostante le referenze e le garanzie offerte dal Gruppo EveryOne e da Istituzioni e organizzazioni europee, non è stato possibile ottenere un inserimento professionale per alcuno dei Rom adulti di Pesaro, i quali stanno disperatamente cercando qualsiasi attività lavorativa, anche umilissima e sottopagata e una soluzione alloggiativa dignitosa, indispensabile per la vita di nuclei familiari indigenti, che senza un tetto sulla testa sarebbero costretti all'addiaccio, in una situazione vulnerabile e indegna di qualsiasi società civile.
Vi è da dire che i Rom di Pesaro, che circa un anno fa giunsero nella città marchigiana sfuggendo alla persecuzione e agli sgomberi promossi dalle Istituzioni nel Milanese, oltre che ostilità e violenze, hanno incontrato anche solidarietà, in Italia. A tale proposito, è il caso di lasciare la parola a Nicusor Grancea, Rom romeno di Pesaro noto come musicista folk e attivista per i diritti umani: "E' vero, perché, oltre alle organizzazioni che ci tutelano, abbiamo incontrato personalità politiche che hanno posto il nostro caso al centro di un progetto europeo. La parlamentare europea Viktoria Mohacsi ci ha chiesto ufficialmente, durante un incontro a Roma, di testimoniare per la Commissione europea in merito alla condizione del popolo Rom in Italia. Parlamentari italiani e di altri Stati membri dell'Unione europea ci seguono con attenzione, monitorando attraverso di noi la situazione in cui vivono i Rom romeni sul territorio italiano. Anche alcuni Testimoni della Shoah hanno alzato le loro autorevoli voci per difenderci, paragonando il nostro popolo perseguitato agli ebrei, negli anni delle leggi razziali e dell'Olocausto. E' stato commovente l'incontro di alcuni rappresentanti della Comunità Rom pesarese con il sopravvissuto ad Auschwitz Piero Terracina. E' molto importante che anche le Istituzioni e le autorità locali ci ascoltino, mentre finora nessuno ci ha confortati quando siamo stati oggetto di episodi discriminatori, mentre se gli stessi episodi fossero accaduti a cittadini italiani, sicuramente essi non sarebbero stati lasciati soli. Vi è tempo di rimediare, ma è importante che le Istituzioni e le autorità comincino a guardarci come esseri umani, come famiglie in difficoltà e non come invasori, potenziali nemici o creature che non appartengono alla razza umana. Una ragazza incinta presa a calci in mezzo alla strada nell'indifferenza di tutti, un ragazzino schiaffeggiato e cacciato dalla città, un giovane attivista Rom minacciato di morte, una madre di famiglia sofferente di cancro e in preda a dolori lancinanti rifiutata da un ospedale: se questi episodi fossero capitati a persone a voi care, di certo vi sareste indignati e avreste sofferto per loro. E' importante che vi sforziate e cominciate a considerarci 'famiglie' e non una banda di malviventi degenerati. E' importante che abbandoniate il pregiudizio e che vediate la verità".
Questa lettera aperta vuole chiedere alla città di Pesaro di non rigettare la Comunità Rom locale come se fosse un corpo estraneo, ma di sforzarsi a conoscerla, a capire le sue tragedie, a rispettare la storia delle sue famiglie, una storia di dolore e persecuzione, di discriminazione e umiliazioni, ma anche di coraggio e fede. Senza la fede in Dio, le nostre famiglie non avrebbero sopportato tanta sofferenza, tanta umiliazione, tanta esclusione. L'onorevole Mohacsi ha assicurato ai Rom di Pesaro che l'Unione europea è disposta a sostenere le Istituzioni che rispetteranno le Direttive europee ed attueranno programmi di integrazione positiva. Non sarebbe un orgoglio, per la città marchigiana, poter affermare che non si è fatta travolgere dalla deriva razzista, ma ha guardato avanti, verso l'Europa dell'accoglienza e dell'integrazione, dei diritti umani e della civiltà? Per far questo, però, è necessario che alle buone intenzioni seguano fatti concreti, perché presto finirà l'estate e ai primi freddi la già difficile vita dei Rom romeni che si trovano a Pesaro diventerà drammatica, soprattutto per gli anziani e i malati. Il Gruppo EveryOne è in stretto contatto con il Parlamento europeo, con il Comitato contro le discriminazioni delle Nazioni Unite, con Union Romani ed ERRC, le principali organizzazioni a tutela dei Rom: possiede esperienza e competenze che possono risultare fondamentali, nella realizzazione di un piano di integrazione efficace. Progetto che in Sardegna, per esempio, partendo dalla piccola Comunità Rom che vive a Terralba (Oristano) è diventato una realtà per l'intera regione, una regione presieduta da un uomo di notevole statura morale, ben lontano dal razzismo dilagante, Renato Soru. Il progetto attuato dalla Sardegna è già stato da noi portato all'attenzione del Parlamento europeo e delle Istituzioni internazionali, come modello di vera civiltà e della capacità di una regione di accogliere e rispettare le minoranze. Ci auguriamo che le Istituzioni e le autorità civili e religiose di Pesaro rispondano a questa lettera aperta, senza temporeggiare, con l'attivazione di un progetto tanto necessario e moralmente elevato quanto in linea con le leggi europee e internazionali, che i provvedimenti persecutori attuati troppo spesso in Italia hanno trasgredito con inaudita gravità, ponendo questo Paese al centro di una stigmatizzazione internazionale severa e foriera di sanzioni e provvedimenti futuri, nonché del prossimo giudizio della Corte europea dei Diriti Umani e della Corte penale internazionale de L'Aja.

Fiduciosi in una risposta costruttiva, Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Nicusor Grancea, Ipat Ciuraru - Gruppo EveryOne

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Verona, sottosegretario Francesca Marini guida forze dell'ordine alla caccia di una 'zingara' che elemosinava tenendo con sé la sua bimba

di Matteo Pegoraro

12 luglio 2008. Secondo quanto riferisce un comunicato diramato dal ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, il Sottosegretario alla salute Francesca Martini, dopo aver visto una donna rom in via Cappello che con la sua bambina di pochi mesi chiedeva l’elemosina, ha chiamato la Polizia, rimanendo in attesa di una volante. Una volta che la donna rom si è dileguata con la bimba, sono iniziate le ricerche. “Martini” dice poi la nota “ha deciso quindi di introdursi nel portone dove stazionava la donna trovandola per le scale con la bambina. Il sottosegretario ha quindi richiamato l'attenzione delle forze dell'ordine permettendo così il buon fine dell'operazione. La Polizia ha fermato la donna e l'ha portata in Questura per le procedure di identificazione sue e della bambina, oltre alla verifica delle condizioni igienico-sanitarie della minore, richieste dal Sottosegretario alla salute Francesca Martini”.
Ciò che è avvenuto oggi a Verona è fuori da ogni logica di un Paese democratico e civile. Quando anche un Sottosegretario di Stato veste i panni di uno sceriffo xenofobo, contribuendo in prima persona all'agghiacciante caccia alle streghe nei confronti di Rom innocenti, al fine di ottenere il fermo e l'identificazione forzosa di una madre e della sua bambina, significa che si è superato ogni limite e si sono abbandonati i valori della convivenza civile, del rispetto verso l'individuo e più in generale verso la dignità umana. E' altresì sconcertante che il Sottosegretario strumentalizzi l'intera vicenda col solo fine di criminalizzare una madre che, non avendo possibilità alcuna di una casa e di un lavoro a causa della discriminazione, ha portato con sé la sua bambina mentre chiedeva l'elemosina, unica fonte di sopravvivenza per lei e la famiglia. Un atteggiamento tipico, quello dell'on. Martini, di chi vuole colpire un'intera comunità già provata da incredibili stenti facendola passare come un'associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento di minori.
Poiché agli esponenti del Governo Italiano non bastano le risoluzioni europee che condannano il loro operato e i loro comportamenti razzisti e xenofobi di fronte all’Europa intera – nonostante anche gli appelli da più parti ad abbandonare la via della persecuzione per quella dei diritti umani – il Gruppo EveryOne presenterà un esposto dei fatti alla Commissione UE e al Consiglio Europeo, anche in vista della delegazione che prossimamente visiterà i campi Rom italiani, sottolineando quanto la condotta dell'onorevole Martini a nostro avviso oscilli tra l'abuso di potere e il più vile atteggiamento razzista, e sia lesiva dei diritti e delle libertà fondamentali dell'individuo.

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Tutti devono sapere che nei Cpt trionfano razzismo e persecuzione.
Bisogna chiuderli!

Milano, 8 luglio 2008 - Noi detenuti di via Corelli siamo in lotta dal
5 luglio contro la nostra carcerazione nel CPT di Milano.
Il nostro crimine è quello di non avere un documento che lo stato
italiano non ci concede, e quindi rivendichiamo per tutti il diritto
alla libertà.
Vogliamo contrastare la campagna razzista che attraversa l'Italia,
denunciare il carattere fascista del pacchetto sicurezza che
discrimina, criminalizza e reprime tutti gli immigrati.
Noi non lottiamo per qualche miglioramento qui dentro. Noi ci battiamo
per la chiusura dei CPT.
Tutti devono sapere la profonda ingiustizia che stiamo subendo qui dentro:
Persone, costrette a lavorare in nero, prelevate direttamente dal
posto di lavoro.

Persone in possesso di documenti regolari e rinchiuse perché ancora in
attesa di un rinnovo.
Persone a cui non è stata convalidata la detenzione, riportate in
questura per un nuovo decreto di espulsione, convalidato poi dal
giudice successivo.
Tutti devono sapere che qui si subisce un clima costante di razzismo,
intimidazione e violenza.
Cibo scarso e di qualità scadente. Condizioni igieniche inaccettabili.
Assistenza sanitaria inesistente, in particolare a malati di Aids a
rischio di vita.
E ogni nostra osservazione su queste cose serve scatena la reazione
rabbiosa della polizia e della Croce Rossa, che non interviene per
curare le persone.
Per tutti questi motivi continueremo la nostra agitazione a oltranza e
facciamo appello a tutti gli antirazzisti perché sostengano la nostra
lotta in nome dei principi di giustizia, uguaglianza e dignità umana
che devono essere garantiti a tutti e senza condizioni.

I detenuti di via Corelli

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Nico Grancea, cantautore Rom, si esibirà a Corsico (Milano) il 13 luglio per protestare contro i processi per direttissima, che violano la Dichiarazione universale dei diritti umani e negano agli accusati la possibilità di difendersi. Gruppo EveryOne: "Nico Grancea chiede al mondo civile di protestare contro un abuso giuridico che è ormai istituzionalizzato, un procedimento penale iniquo e repressivo, secondo il quale ognuno di noi può essere condannato al carcere senza indagini né il diritto costituzionale al contraddittorio. Si richiede l'intervento della Corte di giustizia europea perché siano abrogati tutti i riti direttissimi e vengano scarcerate immediatamente le vittime di una così macroscopica violazione dei diritti dell'imputato"

Domenica 13 luglio Nico Grancea, giovane cantautore Rom romeno che vive in Italia, membro del Gruppo EveryOne, terrà un concerto a Corsico (Milano), nell'àmbito del meeting antirazzista "Storia, cultura, antiziganismo e musica Rom", cui parteciperanno anche i relatori Roberto Malini, Ernesto Rossi, Dijana Pavlovic e Maurizio Pagani. La performance di Nico Grancea, che sarà accompagnato dal grande fisarmonicista Rom serbo Jovica Jovic, sarà un inno contro la persecuzione del popolo Rom in Italia. Il giovane interprete solleverà un problema finora sottovalutato in Italia: l'uso dei processi per direttissima quali strumenti di oppressione dei Rom e dei cittadini più vulnerabili. "Quando una famiglia Rom, per trovare riparo contro le intemperie e i pericoli di aggressione, entra in un edificio abbandonato, è automaticamente soggetta a provvedimenti persecutori," dichiara Nico. "Qualsiasi persona di buon senso riconoscerebbe a una famiglia povera il diritto di cercare un rifugio provvisorio, non disponendo di mezzi economici per affittare una casa. Al massimo, si può pensare che, dietro denuncia del proprietario dell'immobile, le forze dell'ordine sgomberino il nucleo familiare dalla casa occupata per necessità. Le cose, invece, sono diverse. Quando la polizia o i carabinieri ricevono la denuncia, notificano agli adulti che si sono rifugiati in un edificio privato il reato di occupazione abusiva, che prevede una pena da due a sei anni di reclusione". Nico Grancea conosce bene la durezza della legge nei confronti dei Rom, che sono costretti a passare da un ponte a un parco, da una casa a una fabbrica abbandonata. "Sì, è successo anche alla mia famiglia, come a tutte le famiglie Rom. L'anno scorso, mia madre ha subito l'asporto chirurgico di un rene. E' stata operata a Milano da medici poco professionali e quando è stata dimessa dall'ospedale, stava malissimo. Quando siamo stati sgomberati dall'insediamento di Sesto San Giovanni, ci siamo allontanati dalla Lombardia e siamo giunti a Pesaro, dove abbiamo trovato rifugio in un edificio industriale. L'alternativa era quella di lasciare che mia madre morisse in mezzo a una strada. Il proprietario dello stabile ci ha denunciati e la polizia è venuta a sgomberarci, senza concederci alcuna alternativa. Nessuno ci ha aiutati, né i servizi sociali né le associazioni religiose. Dopo lo sgombero, abbiamo vissuto mesi terribili. La nostra storia sembrava quella di Maria e Giuseppe, quando fuggirono in Egitto per evitare di essere arrestati dai soldati di Erode". Ma Nico e suo padre non dovettero affrontare solo le difficoltà della miseria, dell'emarginazione e della vita all'addiaccio. "Quando la polizia ci ha cacciati dall'edificio," continua il musicista Rom, "ci è stato notificato il reato di occupazione abusiva di stabile privato. Il verdetto è già scritto, perché il magistrato ci condannerà alla detenzione. Non vi sarà un regolare processo, però, con diritto a un avvocato difensore. Siccome siamo stati colti in flagranza di reato, saremo processati per direttissima e non avremo alcun diritto. Il processo per direttissima, infatti, prevede che il giudice ci condanni senza neanche convocarci.

Non vedremo neanche il magistrato che emetterà il verdetto e quindi non potremo spiegare le ragioni per cui siamo entrati in quell'edificio. Un giorno, la polizia verrà a prenderci per portarci in prigione". Migliaia di donne e uomini Rom sono stati incarcerati, nel nostro Paese, in seguito al rito della direttissima e scontano pene detentive senza aver beneficiato neppure del diritto a difendersi. Nico Grancea è figlio dell'Olocausto di terza generazione. Suo nonno sopravvisse allo Zigeunerlager di Auschwitz-Birkenau e fu condannato, come il nipote, senza aver potuto difendersi. "I processi per direttissima costituiscono una delle più gravi violazioni dei diritti umani," affermano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, "perché negano anche la minima tutela dell'individuo di fronte alla legge. Conosciamo moltissimi casi di Rom e migranti condannati secondo quell'assurdo procedimento. Vi sono anche numerosi casi che riguardano cittadini italiani. Se vogliamo difendere la democrazia e la civiltà, dobbiamo opporci con tutte le nostre forze ai processi per direttissima. L'articolo 11 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, al punto 1, afferma che 'ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa'. Questo, in Italia, non avviene e il rito della direttissima consente di fatto agli agenti delle forze dell'ordine di trasformarsi in giudici di strada, annientando i diritti del cittadino a un regolare processo. Il nostro gruppo richiede l'intervento della Corte di giustizia europea perché siano abrogati tutti i riti direttissimi e vengano scarcerate immediatamente le vittime di una così macroscopica violazione dei diritti dell'imputato". Nico Grancea ha deciso, con coraggio, di restare in Italia nonostante la spada di damocle che grava sul suo capo e di affrontare il rischio di finire in carcere, anche se non si è macchiato di alcuna colpa. "Dedicherò la mia performance di Corsico a tutti i Rom e gli altri cittadini che si trovano in carcere a causa dei processi per direttissima e che hanno perso la libertà senza neanche il diritto di esprimere le proprie ragioni". L'incontro di domenica 13 luglio a Corsico si terrà presso l'Area Pozzi, in via Alzaia Naviglio Trento, dalle ore 16. La performance di Nico Grancea è prevista intorno alle 20.

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Sbatti lo 'zingaro' in prima pagina. Il caso degli otto Rom croati e le dinamiche della propaganda antizigana

Verona, 1 luglio 2008. "Otto 'zingari' croati costringono i loro bambini a rubare con stupri e torture": dinamiche della propaganda razzista - II Gruppo EveryOne e gli antirazzisti di Anne's Door hanno rivelato in diverse occasioni come la componente razzista che si è impossessata delle Istituzioni italiane sia in grado di manipolare tanto la magistratura (come dimostra una recente, scandalosa sentenza della Cassazione, che di fatto depenalizza la discriminazione razziale contro l'etnia Rom) quanto l'informazione, contando sulla complicità dei media, per istigare il popolo italiano all'odio razziale nei confronti dei i Rom. Nell'attuale frangente, in cui il governo - e segnatamente il ministro dell'interno - vengono quasi universalmente stigmatizzati a causa del progetto di schedare i bambini Rom, ecco che dalle pagine dei giornali e dal piccolo schermo, puntuale come un orologio, ci raggiunge l'ennesima notizia relativa a un crimine mostruoso, capace di sollevare lo sdegno di tutti, commesso dai "soliti" Rom. La notizia è stata divulgata capillarmente, in fretta e furia, con incredibili contraddizioni e incongruenze nelle decine di pezzi pubblicati o diffusi attraverso le radio e il piccolo schermo. Chi l'ha diffusa sentiva la necessità di uscire in contemporanea con la notizia della presa di posizione di Famiglia Cristiana contro le schedature dei Rom e le altre pratiche razziste attuate dal governo italiano e dalle istituzioni locali.

Articolo del 30 giugno 2008:

Titolo: "Minacce sessuali per costringere i figli a rubare: arrestati 8 rom croati".

Occhiello: "Insulti, botte e persino minacce di ritorsioni sessuali. Così otto rom di nazionalità croata costringevano i loro figli a compiere furti in appartamenti".

Testo: "Centinaia i colpi messi a segno dalla banda, che sfruttava i minori perché non imputabili, in tutto il nord Italia. Gli arrestati, fermati dalla polizia di Verona, girovagavano per il Veneto, Trentino Alto Adige, Lombardia, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia, utilizzando documenti di identità falsi e portando con sé numerosi bambini, alcuni propri figli ed altri probabilmente avuti in affido da altre famiglie. Un'attività che evidentemente dava i suoi frutti, dato che gli indagati possedevano un parco auto con a Mercedes e camper nuovissimi e avevano acquistato alcuni appartamenti in Veneto, appoggiandosi a un'agenzia immobiliare per la stipula di rogiti con nomi di copertura. La banda è stata fermata tra il Piemonte ed il Veneto, proprio mentre tre degli indagati con i rispettivi camper stavano per oltrepassare il confine italo-francese, in direzione di Bordeaux. Le accuse nei loro confronti sono di associazione a delinquere finalizzata a commettere furti aggravati in abitazione con l'induzione dei minori a perpetrarli, maltrattamenti in famiglia ed abbandono di minori.
Il Tribunale per i Minori di Venezia ha affidato sei bambini a strutture di accoglienza e, il passo successivo, sarà la revoca della potestà genitoriale".

Un analisi dell'articolo mette in luce come esso sia costruito ad arte per suscitare scandalo e presentare un popolo sotto un aspetto sinistro, immorale, non-umano. Sesso e violenza nei confronti di minori, per ridurli in schiavitù e indurli a centinaia di crimini attraverso le regioni di metà Italia. Riguardo alla presunta componente sessuale, il giornalista la rimarca sia nel titolo che nell'occhiello. Quale "storia" migliore per dimostrare al popolo italiano che la sola cura per i Rom, delinquenti sadici e incalliti, immorali e crudeli con i loro stessi bambini, è la "tolleranza zero"? Ma sgomberiamo la mente dalle nubi del pregiudizio e rileggiamo l'articolo razionalmente. Sorgono spontanee alcune domande. La prima è: se gli inquirenti avevano le prove relative ai crimini fin da gennaio (come rivelano altri articoli), perché non hanno arrestato prima la banda, salvando i bambini dalla schiavitù? Perché hanno atteso che compissero altre centinaia di furti in appartamento, passando da una regione all'altra? Le prove delle minacce e - secondo alcuni giornali - degli abusi sessuali e delle violenze reiterate sarebbero contenute in intercettazioni telefoniche. Chiederemo di ascoltare le registrazioni, ma le autorità ci risponderanno che non è possibile, per tutela della privacy dei minori. Crediamo, al contrario, che tali registrazioni non contengano gli elementi che attesterebbero il sadismo osceno dei "nomadi" tratti in arresto e che questo caso, come tanti altri, sia stato costruito a tavolino nell'àmbito della campagna razzista che è in corso e che - come dimostrato più volte - non si pone scrupoli né limiti. Lo dimostra il comportamento di quei bambini che secondo le autorità sarebbero stati torturati e minacciati di stupro se non avessero rubato e che sono stati, nel recente passato, tolti alle famiglie e affidati a strutture di accoglienza. In ogni singolo caso, i piccoli sono fuggiti alla prima occasione dagli istituti per tornare dai genitori (anche se, secondo la stampa, alcuni dei bambini non sarebbero figli legittimi dei membri della "banda", ma piccoli schiavi loro venduti. Viene da chiedersi quale bambino rifiuterebbe le coccole degli amorevoli educatori e delle pietose suore di carità per tornare di propria volontà nelle mani di spietati aguzzini? No, la storia fa acqua. Pare inoltre che gli arrestati non siano Rom, come invece sottolineato da tutti i media italiani, ma cittadini croati. Chiederemo - secondo quanto ci consente una Risoluzione del Parlamento europeo che prescrive alle autorità dei Paesi membri dell'Ue di agevolare le indagini delle organizzazioni umanitarie, nei casi di sospetta violazione dei Diritti Umani - di incontrare gli imputati per ascoltare la loro versione dei fatti e per accertare la loro nazionalità. Anche questa nostra richiesta - è cosa sicura - non sarà soddisfatta. Così rimarrà ancora una volta, nella percezione degli italiani, l'orrenda enormità della notizia e non la verità dei fatti. Alfred Breitman

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Razzisti colpiscono nelle Marche. Giovane musicista rom minacciato di morte a Fano. A Pesaro 17enne rom schiaffeggiato e allontanato dalla città

da Il Resto del Carlino, 29 giugno 2008

Rom chiede elemosina davanti all'Auchan:
"Torno fra dieci minuti e ti sparo". A Fano il ragazzo rom di 20 anni ha raccontato che un uomo gli avrebbe detto: "Devi lavorare oppure devi tornare a casa tua'' e poi la minaccia. A Pesaro un 17enne romeno, sarebbe stato insultato, schiaffeggiato e costretto ad abbandonare la città sotto la minaccia di un pestaggio più grave
Pesaro, 29 giugno 2008 - Due giovani romeni sarebbero stati aggrediti ieri a Pesaro e Fano da tre italiani. A denunciarlo è il gruppo umanitario EveryOne. Uno degli aggrediti sarebbe Nico G., 20 anni, promessa della canzone tradizionale rom, che fra qualche giorno si esibirà a Milano con il gruppo Manele Manele nel corso di un meeting contro la ziganofobia.
Il ragazzo ha raccontato agli attivisti di EveryOne che un uomo lo avrebbe minacciato di morte mentre chiedeva l'elemosina davanti al centro commerciale Auchan di Fano. ''Devi lavorare oppure devi tornare a casa tua'' l'avrebbe apostrofato l'italiano. Nico G. avrebbe spiegato che finora nessuno gli ha offerto un'opportunità di lavoro, e che fa accattonaggio per vivere. ''Sai cosa dovresti fare? Dovresti ammazzarti'' avrebbe replicato l'altro, per poi aggiungere: ''Aspettami qui. Torno fra dieci minuti e ti sparo''. Il ragazzo si è allontanato subito. A Pesaro Victor C., un diciassettenne romeno di etnia rom, sarebbe stato insultato, schiaffeggiato e costretto ad abbandonare la città sotto la minaccia di un pestaggio più grave da due italiani fra i 35 e i 40 anni. Il ragazzino, sotto choc, avrebbe deciso di tornare in Romania. Secondo il Gruppo EveryOne episodi come questi sono frutto ''di una vera e propria propaganda razziale, che istiga il popolo italiano a rifiutare l'integrazione dei rom, fomenta un'isteria di massa distruttiva, e un impulso alla purga etnica simile a quello che scatenò progrom e genocidi del passato''. L'associazione sta preparando un dossier per la Commissione europea e la Corte europea dei diritti umani con le segnalazioni di violenze e abusi subiti dai rom in Italia. Le due aggressioni denunciate da EveryOne non sono state segnalate a polizia e carabinieri, che hanno appreso la notizia dalla stampa, ma Roberto Malini, uno dei membri dell'associazione, le ha confermate, aggiungendo che anche nelle Marche ''sta montando un'insofferenza violenta nei confronti dei rom''. ''Mi sono trasferito a Pesaro - ha spiegato Malini - dopo aver vissuto a lungo a Milano. Pensavo di aver trovato luoghi più accoglienti, e invece non mi pare sia così''. Anche se, ha aggiunto, l'assessore comunale alla sicurezza avrebbe assicurato a EveryOne che non ci saranno altri sgomberi forzosi. Secondo Malini a Pesaro vivono da 35 a 40 rom. ''Li faremo conoscere alla cittadinanza in un'assemblea pubblica: fra di loro ci sono anche nipoti di nomadi rinchiusi nei campi di concentramento nazisti. Potranno raccontare la storia delle persecuzioni subite dai loro nonni''. ''Ci sono pure ragazzi che fanno volontariato e dividono con chi non ha niente il poco che hanno. Dovrebbero dar loro dei premi, invece li cacciano via a calci''.

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Siamo ancora l'Italia delle leggi razziali

di Daniela Malini

Da libero 27 giugno 2008: “Basta prendere la Gazzetta ufficiale europea, 29 aprile 2008, regolamento numero 230, un testo che modifica i termini di rilascio del permesso di soggiorno. Questa norma votata dal consiglio Ue, in vigore dal 19 maggio, prevede che tutti i permessi per extracomunitari che transitano nell’Unione Europea siano corredati dalle impronte digitali («identificatori biometrici»). Anche per i bambini. Articolo 1, pagina 3: «Il rilevamento delle impronte digitali è obbligatorio a partire dall’età di sei anni». Si calcolano tre anni di tempo per consentire agli Stati membri di adeguarsi. Per la Ue è dunque legittimo che bimbi piccolissimi porgano il ditino al pubblico ufficiale per il rilevamento delle impronte. È indicata insomma la strada di una «schedatura», come chiamano i polemici la proposta Maroni, un metodo di riconoscimento a livello europeo, e che riguarda potenzialmente centinaia di migliaia di bambini del mondo”.

DEMAGOGIA PURA : NEL REGOLAMENTO 230 CITATO si parla di bambini extra-comunitari, mentre la maggioranza dei bimbi rom e sinti sono cittadini italiani o comunque comunitari.

“Quei bambini dividono il loro spazio con i topi. Tutti coloro che protestano dicano se se la sentono di consentire che oggi in Italia in questi campi i bambini convivano con i topi”

ANCORA DEMAGOGIA PURA: Il rilevamento delle impronte digitali dei piccoli non ha alcuna relazione con il miglioramento delle condizioni di vita di questi bambini. Vivono con i topi perchè la nostra società ha, da sempre, rimosso il problema della tutela dei bambini rom e degli altri nomadi. Ci si è occupati del problema solo in seguito all'aumentato afflusso di rom e rumeni dalla Romania. Prima si è colpito il popolo rumeno, creando nel Paese, attraverso una campagna politico-massmediatica, l'idea di un popolo – quello rumeno- di senza Dio orientato alla delinquenza. In seguito si è costruita l'idea panica di un popolo ancora peggiore, quello dei Rom, assassini e geneticamente orientati a delinquere e a trascurare i figli.

Siamo governati da persone incapaci, insensibili e prive di conoscenze sociologiche.
Chi ha lavorato e lavora da anni con le comunità nomadi rom o sinti, sa che i bambini sono al centro dell'attenzione della famiglia. I bimbi Sinti, ad esempio, sono amatissimi dai genitori e, oserei dire con un termini preso a prestito dalla psicologia occidentale, iperprotetti da tutto il nucleo familiare.
Ho insegnato in una scuola di Genova che accoglieva i bimbi del campo Sinti di Bolzaneto.Non dimenticherò mai le espressioni felici di Tigei, Elena, Silena.......bambini bellissimi che mi accoglievano sempre con un sorriso. Non dimenticherò mai la piccola confidenza di Tigei, che prima di disegnare il prato con la casa – come tutti gli altri bambini della classe – mi ha rivelato che la sua era una casa speciale : “posso disegnarla anche se ha le ruote?”
A dicembre tutta la classe ha creato un bellissimo presepe, dove Gesù bambino nasceva in una roulotte trainata da uno splendido modello di Ferrari. Nessun genitore – parlo del 1993- protestò per questa singolare “presepe”. Anzi, tutti i bambini ne parlarono a casa con entusiasmo: “Gesù era nato in una bellissima roulotte trainata dall'ultimo modello di “Ferrari”. Ricordo che alcuni si lamentarono, invece, di aver visto alunni sinti fuori dall'aula per alcune lezioni di recupero. “Perchè non li tenete insieme ai compagni?” protestò un genitore. Fummo noi docenti a scusarci, spiegando che si trattava di sporadici interventi di rinforzo linguistico.
Come sono cambiate le cose da allora!
Abbiamo accolto nelle nostre aule i diversamente abili, l'Italia dagli anni '70 in poi è stata un'officina sperimentale, un modello di integrazione scolastica per tutto il mondo.
Ma cosa ci sta succedendo? Italiani, svegliamoci! Non siamo un popolo razzista. Adottiamo i nostri fratelli meno fortunati, che oggi vivono nella paura di perdere quel poco che hanno. Che fine ha fatto la carità cristiana? Non dovrebbero oggi le associazioni di volontariato cattoliche trovarsi tutte vicine ai fratelli in difficoltà? E dove sono i compagni ? Che fine hanno fatto gli ideali della nostra migliore sinistra? Dove sono le suore, i preti, gli scout? Dove sono gli studenti? E le associazioni di genitori? Dov'è finita la coscienza buona di questo straordinario Paese?
I rom sono solo l'inizio. Poi, sempre per motivi di sicurezza, verranno identificate altre categorie di persone. Già nel suo precedente mandato il ministro aveva istituito un numero verde per denunciare tutti quei docenti che si fossero espressi, a scuola, contro il governo. Non credo di ricordare male, ma non ricordo che fosse mai avvenuta una cosa simile.
E se non fosse, questa di Maroni, tutta una strategia per farci buttar fuori dall'Europa?Immaginate un po' il nostro Paese senza il controllo dell'unione Europea!
Non pensiamo ragioniamo storicisticamente, vedendo la storia come un processo. Noi siamo ancora il nostro passato. Noi siamo ancora l'Italia delle leggi razziali. Fanno parte della nostra identità anche se ci sembravano del tutto superate. Il presente è anche il passato. Vive nel passato. Solo riconoscendo la nostra parte malata possiamo avere gli strumenti – la democrazia e la legalità- per tentare una guarigione. Ma teniamo sempre, sul comodino, i farmaci salvavita.

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Decreto Sicurezza: siamo scivolati in un regime poliziesco

Paolo Beni, presidente nazionale Arci, è autore di una nota riguardante l’approvazione al Senato del decreto sicurezza, che Paolo definisce giustamente "uno strappo allo stato di diritto e alla nostra democrazia". Siamo completamente d'accordo e riteniamo che solo se troveremo il modo di fare annullare il provvedimento, portando la sua iniquità all'attenzione delle Istituzioni internazionali, potremo dire di vivere ancora in uno stato di diritto. Non va sottovalutato, inoltre, il potenziamento di un'altra pratica antidemocratica e lesiva dei diritti basilari della persona: l'istituto del processo per direttissima, che di fatto toglie all'imputato colto in flagranza di reato (attestata da quelle stesse autorità che si macchiano di ogni abuso) ogni diritto alla difesa. Recita l'articolo 11 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, al punto 1: "Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa". I processi per direttissima, al contrario, prevedono la condanna di un individuo, anche incensurato, solo in base alla parole di un pubblico ufficiale, senza che l'imputato veda il magistrato che lo condanna né un avvocato difensore. E' un istituto di tipo fascista che purtroppo esiste da tempo in Italia e che ora verrà applicato con frequenza sempre maggiore, trasformando anche il più corrotto e violento degli uomini in divisa in un "giudice di strada" contro cui non esiste alcuno strumento giuridico. Siamo in uno stato di polizia, in un regime che progressivamente toglie alla cittadinanza ogni garanzia costituzionale e reprime i giusti moti antifascisti e antirazzisti con un braccio sempre più forte e al di sopra della democrazia e della giustizia. Roberto Malini

Dichiarazione di Paolo Beni, presidente nazionale Arci

Roma, 24 giugno 2008. Con 166 voti a favore questa mattina il Senato ha approvato il Decreto Sicurezza. Via libera quindi all’esercito nelle città, all’aggravante della clandestinità che comporta pene maggiori nel caso di reati commessi da stranieri non in regola col permesso di soggiorno, alla norma “blocca processi”.
Su questi provvedimenti l’Associazione nazionale magistrati e illustri giuristi hanno espresso forti perplessità e in particolare degli ultimi due si è messa in discussione la legittimità costituzionale e la compatibilità con la normativa comunitaria. Il Csm ha rinviato il proprio parere sull’emendamento blocca processi “per ragioni di opportunità” date le tensioni istituzionali seguite alle indiscrezioni che ne anticipavano il giudizio negativo. Si tratta infatti del punto più contestato del decreto, che rende possibile anche la sospensione del processo Mills, nel quale Berlusconi è imputato per corruzione. L’emendamento avrà effetti negativi sull’intero sistema giudiziario. L’Anm ha calcolato che saranno più di centomila i processi che verranno sospesi in virtù di questa norma. Tra questi, i processi per le violenze alla Diaz e a Bolzaneto, ormai giunti alla vigilia della sentenza.
Il governo ha cercato di giustificare la sospensione dei processi come una necessità per accelerare i procedimenti relativi ai reati più gravi e recenti. In realtà questo provvedimento colpirà innanzitutto gli imputati innocenti, che hanno tutto l’interesse a una rapida definizione del processo, e le parti civili economicamente più deboli. Lascerà senza giustizia le tante parti offese, comporterà un alto numero di prescrizioni e determinerà l’ulteriore congestione di tribunali e cancellerie.

Conseguenze gravissime, sul piano culturale e giuridico, avranno le norme che prevedono l’aumento di pena per gli irregolari e la procedura di espulsione per le pene superiori ai due anni. Si stabilisce in questo modo un doppio livello giuridico, incompatibile con il principio universale della responsabilità penale che non può essere manipolato a seconda della nazionalità. Il divieto di affitto agli stranieri non in regola col permesso di soggiorno viola la nostra Costituzione che riconosce il diritto di tutti i cittadini ad un’esistenza dignitosa, così come prevede anche la Carta dei diritti dell’Unione europea che parla di “diritto all’assistenza abitativa”. Si trasformano i Centri di detenzione in vere e proprie galere, dove, senza assistenza legale, si può restare rinchiusi fino a 18 mesi. Si afferma de facto il principio che la giustizia non è uguale per tutti.

Infine, il via libera ai 2500 militari nelle città “a maggior rischio” è con tutta evidenza una misura tanto demagogica quanto priva di qualsiasi efficacia. Siamo uno dei paesi europei con il rapporto più alto tra numero di abitanti e agenti di polizia. Già in molte città, come Roma, ai vigili urbani vengono assegnati anche compiti di ordine pubblico. Ci sono quindi tutte le condizioni perché queste funzioni vengano svolte da chi è delegato a farlo per legge e davvero non si capisce quale ruolo aggiuntivo dovrebbe svolgere l’esercito. Lo scopo è evidentemente quello di convincere l’opinione pubblica che esiste uno stato di emergenza, una guerra interna - in cui il nemico è lo straniero irregolare - che va fronteggiata con strumenti eccezionali. Il messaggio che si vuole veicolare è quello dell’eccezionalità del momento, che giustificherebbe gli strappi allo stato di diritto e alla nostra Carta Costituzionale, per militarizzare la vita pubblica e muovere all’attacco dei diritti. Oggi quelli degli stranieri, domani quelli dei più deboli, dei diversi, di chi non si rassegna al presente.

Paolo conclude la sua nota citando Primo Levi: «E' ora quindi che parliate tutti voi che amate la libertà, tutti voi che amate il diritto alla felicità, tutti voi che amate dormire immersi nel vostro privato sogno, è ora che parliate o maggioranza muta! Prima che arrivino per voi».

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Riflessione sulle violenze che hanno colpito la famiglia Covaciu a Milano

di Andrea Vigni

Gli episodi di ordinaria, brutale repressione e intimidazione subiscono una paurosa accelerazione in senso "cileno": ricordiamo Pinochet?.
I questurini che hanno pestato Stelian non sono schegge impazzite, frangia deviata della polizia di una repubblica civile: sono perfettamente organici al disegno repressivo di questo governo che aspira a diventare compiutamente una dittatura. In altre parole, nella violenza di stato, c'è chi fa il lavoro sporco e chi mostra il volto legalitario dello stato di diritto. La cancellazione di fatto delle garanzie costituzionali è un processo in atto molto più avanzato di quanto noi stessi siamo disposti a renderci conto.

Le prove generali di questo iter cominciano dalle fasce sociali più vulnerabili, alla caccia di consenso nel peggiore qualunquismo piccolo-borghese, ma, se non fermate a tempo da un movimento di massa, finiscono presto per colpire ogni forma di opposizione e di diversità sociale, politica, etnica, religiosa. Quindi ben vengano gli appelli e le denunce, più che giusto percorrere tutte le vie giuridico-istituzionali per frenare il fenomeno, ma non basta, bisogna fare di più: costruire opposizione sociale di massa, che è l'unica via democratica ed efficace di difesa. In questo senso Milano ha dato un confortante segnale d'inizio di costruzione di un'opposizione sociale di massa con il meeting e la manifestazione antirazzista del 13-14 scorso in Barzaghi-Triboniano. Nell'organizzazione politica nella quale milito, il Partito Comunista dei Lavoratori, si sta cominciando a porsi seriamente il problema, nell'ambito più vasto della "sicurezza", per capire e proporre le scelte e le azioni da mettere in atto. Pensiamoci tutti, con i piedi nella realtà e senza nasconderci il disastro culturale e istituzionale in cui è precipitato questo paese e, possibilmente, prima che sia troppo tardi.

Nella foto, Augusto Pinochet.

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"Italians" e il Corriere denunciano mega-ville Rom abusive, macchinoni e scorribande di 'zingari' intoccabili: è la verità o sono solo pregiudizi?

In data 15 giugno, il Corriere della Sera Online pubblica nella rubrica "Italians" la lettera di S. G., che difende - forse inconsapevolmente - l'ondata persecutoria che colpisce i Rom in Italia. "Siamo razzisti." si chiede la lettrice, "se abbiamo paura di questa gente che ci deruba e si approfitta di noi?". "No, questa non è una lettera razzista," le risponde il giornalista Beppe Severgnini, giustificando pubblicamente la serie di accuse che la lettrice rivolge - basandosi su una sua presunta esperienza personale - all'intero popolo Rom. Un utente di Anne's Door ci ha contattato, manifestando indignazione sia per il contenuto della missiva che per la risposta lapidaria. Pubblichiamo qui di seguito la lettera, seguita dalla risposta del giornalista. Contemporaneamente, abbiamo chiesto all'autrice del testo, che innegabilmente manifesta paura e ostilità nei confronti di un'intera razza e non solo verso gli ipotetici autori degli abusi descritti, di comunicarci la località e l'indirizzo presso cui sarebbero edificate le "mega-ville rom" con i macchinoni e gli 'zingari' intoccabili dalle autorità. Nel caso la lettrice o il giornalista ci rispondessero, effettueremo una verifica dei fatti descritti e le opportune controindagini, di cui vi riferiremo i particolari. Se le mega-ville, al contrario, risultassero un'invenzione, ci troveremmo di fronte a un'operazione razzista di enorme gravità.

1) Ville di rom e furti (Lettera al Corriere di S. G., 15 giugno 2008)

Caro Beppe, vorrei riportare la mia piccola esperienza. Vivo vicino a 3, 4 ville di rom (o zingari, si può dire?), ville che tutti sanno essere abusive. La distanza è di circa 200 metri. Bene, da quando abitiamo qui, io e i miei vicini siamo stati visitati numerose volte dai ladri, prima ovviamente di mettere tutti il nostro bravo allarme. Le tracce delle scarpe e delle mani sporche indicavano che erano bambini. I carabinieri non hanno ovviamente fatto niente. Che io sappia ci sono stati almeno 4 furti compiuti e molti altri tentativi. I miei vicini di casa a volte si trovano la rete piegata perché c'è qualcuno che entra e si fa dei giretti nei nostri giardini mentre noi ce ne stiamo tranquilli a letto. Un mese fa il mio vicino ha sopreso un ragazzo nei garage, settimana scorsa la mia vicina ne ha visto un altro scavalcare. Allora: siamo razzisti se ce l'abbiamo con questa gente? Tutti sanno che sono loro, tutti sanno che i loro figli vanno a scuola e non pagano né bus, né buono mensa perché sono nullatenenti. Tutti vedono che hanno le mega-ville e i macchinoni. Siamo razzisti se vogliamo che la smettano di passeggiare nei nostri giardini anche quando siamo in casa? Io mi sento violata! Mi sento insicura, metto l'allarme se lavoro fino a tardi, anche se sono sveglia. Abbiamo tutti un po' paura. E' essere razzisti? S. G.

2) La risposta di Beppe Severgnini

No, questa non è una lettera razzista. E' una lettera sensata e preoccupata. Chi sostiene il contrario vive al sicuro, e non capisce. Oppure capisce e fa finta di niente, ed è pure peggio.

3) La nostra e-mail a S. G.

Gentile S. G., sono Roberto Malini del Gruppo EveryOne. Abbiamo letto la Sua lettera al Corriere Online e la risposta del giornalista Beppe Severgnini. Le accuse che Lei rivolge ai suoi vicini Rom e in generale all'etnia Rom sono gravi. Il nostro Gruppo lavora con molta serietà nell'àmbito della tutela del popolo Rom nei confronti di operazioni razziste. Non mettiamo in dubbio la buona fede Sua e di Beppe Severgnini, tuttavia desideriamo verificare l'esistenza delle mega-ville Rom abusive, dei macchinoni nonché i comportamenti da Lei ascritti ai Rom Suoi vicini, che ci paiono poco verosimili e piuttosto frutto di stereotipi. La preghiamo di comunicarci la località e l'indirizzo dove sorgono gli edifici da lei descritti e abitati dai poco raccomandabili Rom di cui parla la Sua lettera. In base alle Sue informazioni, effettueremo controindagini con scrupolo e obiettività, promettendo fin da adesso di divulgarne correttamente gli esiti. In fede, Roberto Malini, Gruppo EveryOne

4) La risposta della lettrice

L'autrice della lettera ha risposto alle mie domande, confermando che il testo inviato al Corriere si basava solo su voci e supposizioni. "Io riporto le notizie che circolano," mi ha scritto, "tra cui anche il fatto che i carabinieri stessi hanno paura ad andare da quelle parti. Saranno anche voci di popolo, ma un fondo di verità c'è.Se per caso saltasse fuori che i miei vicini sono onesti cittadini sono pronta a scrivere una lettera di scuse a caratteri cubitali e a cambiare prontamente idea su di loro. Dove ho indicato - località che La prego di mantenere riservata, poiché è la mia residenza - sorgono alcuni accampamenti, tra cui le ville abusive di cui mi è stato detto. Io ci passo sempre e che siano abusive me l'hanno detto persone che bazzicano in comune. Ma questo è il minore dei mali. Il fatto fastidioso è che ci sia gente, bambini o ragazzini, che vanno in giro a controllare le case degli altri. A proposito di stereotipi, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate dei neonati e bambini piccoli che fanno accattonaggio sulla metropolitana di Milano. A meno di non essermeli sognata, ne vedo davvero tanti tutti i giorni. Io vorrei fare qualcosa, non tanto perché mi danno fastidio come potrebbero sospettare i soliti accusatori di razzismo, ma quanto perché non trovo giusto che un neonato si faccia ore in giro in metropolitana o che un bambino non vada a scuola. In questo modo non si uscirà mai dalla spirale in cui siamo, gli zingari di qualsiasi etnia continueranno ad essere visti male e questi bambini non avranno un grande futuro davanti a loro e non potranno integrarsi. Cordialità, S.G."

5) Le nostre considerazioni

Conosciamo bene l'insediamento Rom cui Lei si riferisce e possiamo assicuraLe fin da adesso che le ville da lei citate non appartengono a Rom, ma a cittadini italiani residenti nel Suo paese. Sono vicine al campo Rom, ma non appartengono ad esso. Né le ville né i macchinoni! Purtroppo, invece, l'insediamento, che non è abusivo ma è a rischio di sgombero, è abitato da famiglie in estrema indigenza e non da criminali. Diversi episodi di razzismo hanno colpito la piccola comunità della Sua cittadina. Se Lei vincesse il pregiudizio e si recasse presso quelle famiglie, sarebbe accolta con molta gentilezza e Le sarebbero spiegate le tragiche difficoltà in cui l'emarginazione le pone. Nel nostro Gruppo vi sono alcune donne, anche giovani, che visitano regolarmente, anche da sole, i campi e gli insediamenti Rom. Non si deve avere paura di quel popolo, che è molto pacifico ed ha in odio la violenza. Le solite voci riferiscono di rapimenti da parte degli 'zingari' di bambini italiani, ma dal 1899 ad oggi, nessun Rom è mai stato condannato per ratto di minore. I dati del Viminale dimostrano come la criminalità Rom sia assai poco rilevante nel contesto della criminalità in Italia, mentre la paura, dettata dalla propaganda razzista, ha scatenato una vera e propria "caccia al Rom" in tutta Italia. Persino l'omicidio di Giovanna Reggiani, che la stampa ha attribuito a un Rom, fu commesso da un romeno-tedesco di etnia Bunjas (lontanissima da quella Rom): Romulus Mailat. Oltretutto, vi sono molte ombre che caratterizzano le indagini relative a quel caso e la dinamica stessa dell'evento. Può credermi senza alcun dubbio se affermo che i Rom in Italia hanno quale obiettivi primari un lavoro e una casa per le loro famiglie, ma attualmente è impossibile collocarli sul mercato del lavoro, a causa del pregiudizio. Noi stessi stiamo cercando di aiutare più di 100 adulti Rom a trovare un'occupazione e un alloggio, ma le porte del lavoro sono chiuse per loro, nonostante le importanti referenze che mettiamo a loro disposizione. La mendicità è figlia della povertà. I bambini Rom vengono accettati solo raramente a scuola (nel Suo paese, per esempio, numerosi bambini frequentano la scuola dell'obbligo) e anche in quei pochi casi, sono oggetto di gravi discriminazioni da parte di insegnanti e compagni. I bambini giudicano in base ai discorsi che ascoltano nel loro ambiente familiare. Ma anche quando vengono iscritti, devono rinunciare alla frequenza scolastica dopo che le loro famiglie vengono sgomberate, il che avviene quasi quotidianamente, per quanto riguarda i piccoli insediamenti. Nessun sussidio né diritto all'alloggio è riconosciuto alle famiglie Rom. La speranza di sopravvivenza dei Rom in Italia è di 35 anni, contro gli 80 degli italiani: fame, freddo, incuria, emarginazione li uccidono. La mortalità dei bimbi Rom è 15 volte superiore a quella degli italiani. Sono dati veritieri, agghiaccianti e potrei continuare a lungo, ma credo che possa bastare per renderLe l'idea della persecuzione che ha luogo in Italia, purché Lei voglia leggere queste righe dopo aver abbandonato ogni pregiudizio, cosa che fanno in pochi. A Sua diposizione per ulteriori risposte, Roberto Malini

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Lettera aperta a Xavier Jacobelli, direttore responsabile de "Il Resto del Carlino"

Pesaro, 9 giugno 2008.

Egregio Direttore Xavier Jacobelli, ieri pomeriggio mi trovavo a colloquio, durante una manifestazione contro il razzismo a Roma, con alcuni eurodeputati, personalità della cultura e personalità rappresentative della società civile, fra cui Piero Terracina, sopravvissuto ad Auschwitz. Fra i vari argomenti, abbiamo discusso anche del sondaggio promosso dal Resto del Carlino e riguardante i Rom. L'indignazione di tutti è stata grande, perché un sondaggio mirato a definire pubblicamente il grado di indesideratezza di una minoranza etnica ci ha ricondotti a tempi bui. Il professor Saimir Mile, una delle massime autorità mondiali riguardo alla Storia e alla cultura del popolo Rom ha espresso disappunto in riferimento al Vostro sondaggio, affermando giustamente che "non si sa da dove venga l’informazione secondo la quale quale 'le segnalazioni alle forze dell ordine si moltiplicano', ma affermarlo pubblicamente - per di più senza giustificarlo - è di per sé una risposta alla domanda del sondaggio e un'induzione alla risposta da parte dei lettori. Spero che lo scopo non sia la crescita dell'antiziganismo". Così si semina odio, così si incendiano gli animi già aizzati da una lunga campagna mediatica di stampo razzista che è oggetto di discussione sia presso il CERD che presso la Commissione europea, che assumeranno presto nuovi provvedimenti nei confronti dell'Italia. Le scriviamo augurandoci che l'infelice idea del sondaggio sia stata l'iniziativa di un redattore inesperto, senza cultura dei diritti umani e che di conseguenza esso sia cancellato. Siamo anche disponibili a incontrare Lei o un vostro giornalista e commentare con Voi, per il quotidiano, il sondaggio, riportando le opinioni nostre e di altre personalità. Nessuno ha diritto di sottoporre a pubblico giudizio un'etnia già discriminata, come attestato da Risoluzioni e Direttive Ue. Così si gettano nuovi semi d'odio. La piccola comunità Rom di Pesaro, poi, è composta da nuclei familiari di Rom fuggiti da fame e povertà e giunti qui per cercare lavoro, integrazione e scolarizzazione per i bambini. Il Gruppo EveryOne li sta seguendo direttamente, li ha condotti ai servizi sociali e sta cercando di presentare la loro realtà e la loro storia alla popolazione. Abbiamo anche avviato un progetto di accesso al lavoro proprio per loro e naturalmente gli articoli della stampa locale, assolutamente disinformati e tendenziosi, non aiutano alcun programma. I Rom di Pesaro sono di antica origine romena. Il più anziano ha subito la persecuzione sotto Ceausescu ed è in Italia da dodici anni. Ha pulito le strade di Torino ed è stato capomastro. Oggi mendica, è in pessimo stato di salute (dimostra 80 anni, ne ha 51) e nessuno offre né a lui né ai suoi figli un'opportunità. La piccola comunità Rom di Pesaro è una realtà etnica discriminata la cui realtà e seguita da Istituzioni europee e internazionali; l'evoluzione del processo di integrazione che la riguarda (e che per ora non è favorito in alcun modo dall'ambiente) è da noi favorito e monitorato, quale caso esemplare riguardante un micro-insediamento in Italia. Tengo inoltre a sottolineare che la repressione dei poveri rappresenta sempre una via facile per ottenere il plauso delle masse istigate al razzismo da politici e media. E' facile prendersela con pochi esseri umani affamati e in difficoltà, mentre la criminalità organizzata, la politica corrotta, la droga muovono miliardi di euro di denaro macchiato di sangue, non certo i pochi spiccioli dell'elemosina che Rom e senzatetto raccolgono tendendo una mano aperta verso i passanti. La gioventù di Pesaro - come la maggior parte della gioventù della provincia italiana - è afflitta da droga e, moralmente, da una profonda crisi di valori etici, sociali e religiosi. Sono questi gli avversari da debellare. E noi siamo convinti che vi sia vi è speranza. Abbiamo visto un sacerdote, a Pesaro, cacciare un mendicante - immagine di Cristo, nella sua religione - dalla soglia di una chiesa. Ma abbiamo assistito anche alle proteste spontanee, di fronte a quel gesto, di un gruppo di adolescenti: "E' solo un povero, perché non lo lascia stare lì?" hanno rimproverato il prete. Un po' di luce nella tenebra più nera... e noi troviamo ogni giorno la forza di mantenerci dalla parte di chi soffre e non di chi corrompe i termini "legalità", "sicurezza" e "giustizia" rendendoli sinonimo di "persecuzione". Roberto Malini - Gruppo EveryOne


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Manifestazione dei rom e dei sinti contro il "genocidio culturale"

da Liberazione, di Laura Eduati

Non parteciperà l'Opera Nomadi, né rappresentanti di rilievo come Kasim Cizmic, delegato del Forum rom e sinti del Consiglio d'Europa: «Siamo completamente solidali con la manifestazione», spiega Cizmic, rappresentante dei rom di origine yugoslava presenti nel territorio romano, «ma avremmo preferito una festa e non un corteo di natura politica»

8 giugno 2008
Non parteciperà l'Opera Nomadi, né rappresentanti di rilievo come Kasim Cizmic, delegato del Forum rom e sinti del Consiglio d'Europa: «Siamo completamente solidali con la manifestazione», spiega Cizmic, rappresentante dei rom di origine yugoslava presenti nel territorio romano, «ma avremmo preferito una festa e non un corteo di natura politica».
I rom romani come Kasim sono impegnanti ad un tavolo voluto dal sindaco Alemanno, chiedono maggiore integrazione e l'apertura, ad esempio, di mercatini dove i rom possano vendere materiale riciclato. Per il momento esiste soltanto quello di via Longoni. Cizmic teme che un corteo anti-governativo possa, insomma, inficiare le trattative con le istituzioni: «Sediamoci tutti insieme e troviamo delle soluzioni pacifiche», conclude.
Eppure pesa lo sgombero dell'insediamento al Campo Boario, avvenuto venerdì mattina dopo che il prefetto Mosca aveva assicurato la sospensione degli sgomberi a Roma. Le centoventi persone cacciate a Tor Vergata, tutti cittadini italiani con bambini scolarizzati, lamentano la mancanza di servizi nella nuova area che l'ammnistrazione promette sarà «temporanea».
A prendersi carico del censimento di rom e sinti romani sarà la Croce Rossa, una soluzione certo più morbida di quella milanese che impiega agenti delle forze dell'ordine. «Una cosa incredibile» commenta Valdimiro Torre, sinto giostraio di Reggio Emilia del Comitato rom e sinti insieme: «Il censimento potrà essere utile per fare chiarezza su quanti rom e sinti vivono in Italia o per dare la residenza a quanti vivono nelle roulotte, ma speriamo che non venga usato dalle amministrazioni in modo negativo». E comunque, sottolinea Torre, «si sarebbero dovuti usare dei mediatori culturali».

 


Rimane un mistero la sorte dei rom in Italia da generazioni ma sprovvisti di cittadinanza italiana in quanto non si sono mai registrati all'anagrafe o, scampati dalla guerra yugoslava, non hanno mai acquisito alcuno status. Maria è uno di loro: nata a Tivoli da genitori serbi, oggi si è affrancata dal campo e vive in una casa col convivente rumeno e tre figli. Negli ultimi tempi Maria teme per la sua famiglia: «Ho paura di dire che sono rom, guardo il telegiornale e penso che l'Italia è diventata razzista, voglio continuare ad avere un buon rapporto con i miei vicini perché sono onesta e pulita». Ad Alemanno vorrebbe chiedere di smettere con gli sgomberi e di dare la possibilità ai rom di vivere nelle case «come accade con i miei parenti a Bergamo». Ieri il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato ha reso pubblico l'arresto di un «clandestino» domiciliato nel campo di Martirano. Il censimento potrebbe servire anche a questo.
L'intolleranza si allarga a macchia d'olio e nei giorni scorsi ha colpito, letteralmente, una sedicenne rom al sesto mese di gravidanza che chiedeva l'elemosina sul lungomare di Rimini. Un quarantenne si sarebbe alzato dal tavolino di un bar e le avrebbe dato calci sulla schiena insultandola pesantemente. Secondo quanto riferito dagli attivisti di Everyone, N.S sarebbe tornata in treno a Pesaro nella fabbrica abbandonata dove vive con il marito e soltanto ieri mattina si è recata all'ospedale San Salvatore dove le sono state riscontrate grosse ecchimosi e uno stato di choc guaribili in dieci giorni. «Un pestaggio razzista» denuncia il gruppo.
La manifestazione di oggi è ricca. Il raduno è previsto a mezzogiorno accanto al Colosseo, verso le 16 partirà il corteo che si concluderà proprio nell'ex Campo Boario, itinerario che era già stato deciso prima dello sgombero. Al Villaggio Globale si riuniranno rappresentanti e associazioni per dare il via ad una Consulta romanì e creare una rete informatica contro il razzismo a mezzo stampa. Dalle ore 20 il festival antirazzista, musica e balli con Alexian.

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Domenica 8 giugno, corteo Rom per aiutare l'Italia a uscire dalla deriva razzista. Dedicato anche alla giovane romnì Neli, prossima mamma e vittima a Rimini di un pestaggio razzista

Domenica 8 giugno si terrà a Roma il Corteo dei Rom, organizzato da Thèm Romanò in collaborazione con il Gruppo EveryOne, il Comitato del Casilino 900 e decine di organizzazioni per i diritti del popolo Rom. La manifestazione, che inizierà con il raduno (dalle 12 alle 16 in piazza del Colosseo, lato Fori Imperiali) e si concluderà con il "summit" delle organizzazioni per i Diritti Umani al Villaggio Globale del Foro Boario, vede per la prima volta una nutrita rappresentanza di famiglie Rom manifestare contro l'esclusione, la discriminazione razziale, la persecuzione e gli abusi istituzionali che colpiscono i Rom in Italia. "E' in corso una campagna razzista che presenta la gente Rom come una razza dedita ad attività malavitose," dichiarano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, "mentre si tratta, in realtà, di insediamenti composti da famiglie colpite da un pregiudizio razzista così radicato da causarne l'emarginazione totale dalla società italiana. Negli ultimi mesi si sono verificate decine di aggressioni nei confronti dei Rom, che hanno provocato una serie di tragici eventi, fra cui la morte di bambini in fasce. Inoltre atti violenti, stupri di ragazze 'zingare' senza rifugio, epidemie, tentati suicidi. La persecuzione ha posto le basi di una catastrofe umanitaria. Il nostro Gruppo ha denunciato al Parlamento europeo e alle Nazioni unite una sequenza impressionante di abusi istituzionali nei confronti dei Rom, sollevando l'allarme riguardo a 70 mila Rom, fra cui 40 mila bambini, che il prossimo inverno si troveranno in pericolo di vita, quando la temperatura scenderà sotto lo zero e non avranno riparo". Il Corteo dei Rom è sostenuto da decine di personalità della politica, della cultura, dello spettacolo, da testimoni dell'Olocausto ed ex-partigiani.

"Il motto con cui parteciperemo all'evento," commentano i leader del Gruppo EveryOne, "è: 'Siamo tutti Rom'. Sfileremo fianco a fianco con Santino Spinelli e centinaia di Rom che chiedono giustizia e rispetto delle leggi internazionali che tutelano il loro popolo. L'8 giugno è un anniversario importante: l'istituzione a Monaco dell'Ufficio Centrale contro la Piaga Zingara, nel 1936. L'Ufficio Centrale istituì un censimento del popolo Rom nel territorio del Reich, avviò sgomberi e una politica di 'tolleranza zero'. La stampa propagandistica sollevò un grande allarme popolare, presentando i Rom come malavitosi, truffatori, ladri e rapitori di bambini. Nonostante l'indignazione di sopravvissuti all'Olocausto come Piero Terracina, Nedo Fiano e Tamara Deuel, che hanno paragonato l'attuale persecuzione dei Rom agli anni delle leggi razziali, l'Italia prosegue sulla via di una purga etnica di inaudita ferocia". Contemporaneamente all'iniziativa di Roma, a Parigi, Londra e in altre città europee si formano comitati di attivisti che si preparano a dare vita a sit-in e a partecipare alla campagna per i diritti dei Rom perseguitati in Italia. "Poco prima di che scrivere questa nota per la stampa," conclude Roberto Malini di EveryOne, "abbiamo assistito Neli S., una ragazza Rom che vive a Pesaro. La giovane, che ha sedici anni ed è al sesto mese di gravidanza, è stata aggredita ieri sera, venerdì 6 giugno, a Rimini, nei pressi di un bar sul lungomare, da un italiano. Chiedeva l'elemosina ai turisti seduti ai tavoli, quando un uomo sui quarant'anni si è alzato, le ha rivolto insulti razzisti e l'ha colpita sulla schiena con poderosi calci. Nessuno dei turisti né dei passanti ha protestato e l'aggressore è tornato a sedersi al tavolino come se niente fosse. La giovane, dolorante e sotto shock, è tornata a Pesaro. Ha passato la notte con il marito e la famiglia sdraiata su una coperta, in una fabbrica abbandonata. Al mattino, però, le sue condizioni si sono aggravate. Fortunatamente il Gruppo EveryOne segue con attenzione la piccola comunità Rom di Pesaro e il marito, Nico G., mi ha telefonato. La ragazza è stata visitata presso l'ospedale San Salvatore di Pesaro, dove le sono stati riscontrati i segni del pestaggio. Fortunatamente la gravidanza non ha subito conseguenze e Neli, a parte i forti dolori e lo shock, sta bene. Questo ennesimo episodio di intolleranza e violenza contro i Rom in Italia, però, è sintomatico della condizione cui sono costretti. La stampa, con la sua irresponsabile campagna improntata all'odio razziale, è in gran parte colpevole dell'indifferenza del popolo italiano di fronte ad atti di criminale pregiudizio, che vedono persone Rom considerate alla stregua di animali, come avvenne ad ebrei, 'zingari' e gay durante l'Olocausto".

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Assemblea antirazzista a tutela dei Rom: autodifesa, tutela dei diritti umani, organizzazione

Sulla base dell’appello del Comitato Antirazzista milanese, si è svolta il 25 maggio una prima assemblea inter-regionale con una folta rappresentanza di organizzazioni degli immigrati (rom di “via Adda non si cancella”, filippini dell’associazione LAMPADA, Srilankesi del fronte di liberazione JVP, comitato di lotta ex-detenuti di Corelli, delegati di cooperative lodigiane) sostenuti da un centinaio di antirazzisti da Milano, Torino, Lodi, Crema, Pavia, Varese, Bergamo, Rovereto e Bologna.

La decisione fondamentale, su proposta delle comunità rom milanesi, è stata quella di promuovere una manifestazione-meeting per le giornate del 13-14 giugno. Si è individuato il campo “regolare” di Barzaghi-Triboniano (oltre 700 abitanti) come situazione emblematica per sviluppare il percorso di unità e autodifesa che ci proponiamo.
Il campo in questione è uno dei più grandi a livello europeo ed è sottoposto ad un regime semi-carcerario e ricattatorio dettato dal “patto per la legalità” imposto ai rom dalla Casa della carità, oltre che oggetto di continue incursioni poliziesche ormai quotidiane

Nei prossimi giorni, anche sulla base di assemblee nelle varie comunità rom, verrà elaborato un programma più dettagliato della scadenza e ulteriori strumenti preparatori.
I contenuti centrali della manifestazione in ogni caso sono stati individuati su questi tre punti:
1) Contrapposizione al pacchetto sicurezza del governo Berlusconi

2) Autodifesa contro violenze di stato e fasciste verso i rom, tutti gli immigrati

3) Autorganizzazione e unità proletaria contro razzismo, sfruttamento, povertà e repressione

L’urgenza di una risposta immediata contro la deriva securitaria, razzista, e neo-fascista che attraversa l’Italia, si combina con la necessità di un lavoro sul lungo periodo e su diversi piani.
In particolare sono emersi i seguenti obiettivi su cui cercare di costruire piani di lavoro concreti
- Intervenire stabilmente nei quartieri a maggiore presenza immigrata, o nei pressi dei campi rom, con il duplice obiettivo di stimolare il protagonismo degli immigrati e di sottrarre terreno politico ai razzisti. Il lavoro di contro-informazione capillare è decisivo per fronteggiare i contenuti dell’impressionante campagna diffamatoria e xenofoba dei mass-media nazionali, che tende a far presa anche tra i proletari italiani.

- Rafforzare le reti territoriali militanti capaci di monitorare permanentemente le azioni fasciste, sia propagandistiche che militari, che tendono a diffondersi in tutta Italia e di contrastarle concretamente.

- Aprire un intervento politico e sindacale in alcuni luoghi di lavoro cardine e simbolo del super-sfruttamento a cui i lavoratori immigrati sono sottoposti, come per esempio, nel caso di Milano, l’ortomercato, i cantieri della metrò o quelli di Expo-2015.

In questo senso è fondamentale il coinvolgimento attivo del sindacalismo di base, anche a partire dalla chiara presa di posizione dell’assemblea nazionale del 17 maggio a Milano

- Rendere stabile il coordinamento politico-organizzativo fra i militanti di una campagna che ci proponiamo di estendere a livello nazionale, sulla base dei contenuti dell’appello di convocazione e che verrà tradotto in tutte le lingue (si cercano volontari competenti)

In questo senso è stato individuato come strumento elementare di raccordo la creazione di un “blog” utile per rendere più fluida la comunicazione e il dibattito interno, oltre che per la preparazione delle scadenze pubbliche.

Altri appuntamenti previsti

Mercoledì 28 Maggio, ore 19 al Conchetta, riunione del Comitato Antirazzista milanese per cominciare a dettagliare un piano di lavoro, dando centralità alla preparazione del 13-14 giugno
Domenica 1 giugno, a Bologna: presenza all’assemblea indetta dal Coordinamento migranti di Bologna contro il pacchetto sicurezza
Lunedì 2 giugno: Manifestazione a Trento, per contestare la conferenza di Maroni.

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Roma, 8 giugno: corteo contro la persecuzione dei Rom in Italia

 

Dopo l'ultimo delitto crudele della mistificazione e della calcolata disinformazione non si può più restare in silenzio, occorre agire, questo silenzio è assordante e colpevole. C'è un'oscura connivenza tra una parte del giornalismo italiano, una parte delle forze dell'ordine, una parte della politica italiana per giustificare un'incivile repressione. Il 1° Giugno le Associazioni Rom e Sinte in Italia e le associazioni di volontariato, gli artisti, gli intellettuali e le persone di buon senso organizzano a Roma un corteo di protesta civile. Aderite e fate aderire prima che sia troppo tardi!! Occorre ribadire alcuni concetti che vengono mistificati. Tutti credono che i Rom siano solo stranieri. Non è vero!, infatti l'80% dei Rom e Sinti che vivono in Italia sono cittadini italiani. Tutti credono che i Rom sono nomadi. Non è vero!, Infatti la maggior parte di quelli presenti sul territorio italiano sono sedentari. Tutti credono che il campo nomadi è la soluzione ideale. Non è vero!, Infatti i rom arrivati in Italia nei loro paesi di origine avevano le case, il campo non è un tratto culturale della popolazione romanì, ma un'imposizione dovuta alla non conoscenza. Tutti credono che zingaro sia il nome di questo popolo. Non è vero!, infatti il termine corretto è Rom o Sinto. Occorre far rispettare le convenzioni internazionali nei confronti dei Rom, il 70% degli italiani sono razzisti nei confronti dei Rom, la carta dei diritti dell'uomo in Italia per i Rom non vale. Non abbiamo nulla se non il nostro coraggio!! Protesta anche tu!

 

Associazione Nazionale "THÈM ROMANÓ" ONLUS fondata nel 1991

Associazione Autonoma di Rom e Sinti Centro di Promozione Interculturale

 

A CAUSA DELLA TOTALE CHIUSURA DELLE VIE DEL CENTRO DI ROMA PER LA FESTA DELLA REPUBBLICA E PER EVITARE LA CONCOMITANZA CON ALTRI CORTEI A CARATTERE POLITICO:

L'EVENTO E' POSTICIPATO A DOMENICA 8 GIUGNO, COLLEGATEVI A QUESTO SITO DA MERCOLEDI' PER IL PROGRAMMA DEFINITIVO.

Per promuovere un corteo di protesta civile contro atti di razzismo nei confronti dei Rom e Sinti in Italia

Roma, domenica 8 giugno 2008

L'iniziativa è promossa da intellettuali italiani e Rom, associazioni, artisti e persone di buona volontà che non vogliono essere strumentalizzati da nessuno.

Le Associazioni che aderiscono all'iniziativa diventano automaticamente anche organizzatori e promotori partecipando con i propri singoli rappresentanti al coordinamento nazionale nel rispetto dei principi che hanno mosso l'iniziativa.

IL PROGRAMMA SARà DISPONIBILE DA MERCOLEDì 28 MAGGIO

La partecipazione è libera e gratuita LE ADESIONI SONO APERTE A TUTTI

FERMIAMO UN GENOCIDIO CULTURALE

Invia la tua protesta a:

- Presidente della Repubblica ON. Giorgio Napolitano - Capo del Governo On Silvio Berlusconi Presidenza del Consiglio dei ministri Palazzo Chigi Piazza Colonna 370 00187 Roma - Italy tel. (+39) 0667791 - Ministro degli Interni On. Maroni - Ministro per le Pari Opportunità On. Carfagna - Giornalisti - I tuoi conoscenti, -La tua mailing list, -Il tuo blog
EVITIAMO UN SILENZIO INCIVILE, FAI SENTIRE LA TUA VOCE E PASSA PAROLA!!!

i nostri slogan
Basta Razzismo contro i Rom!
No all'informazione razzista!
Non si può condannare un popolo!
Stop alla Xenofobia! No ai pogrom!
 

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Per informazioni e adesioni ASSOCIAZIONE NAZIONALE THÈM ROMANÒ ONLUS Centro di Promozione Interculturale (Associazione Autonoma di Rom e Sinti in Italia -Sede Nazionale Lanciano CH) tel: 0872 660099 cell. 340 6278489 http://www.associazionethemromano.it

e-mail: spithrom@webzone.it http://www.alexian.it
 

Fra gli aderenti e promotori:
- Alexian Santino Spinelli (musicista Rom, docente Università di Torino, Trieste, Chieti, rappresentante italiano ERTF a Strasburgo), - Gianni Vattimo (Filosofo) - Pier Virgilio Dastoli (Direttore della Rappresentanza della Commissione europea in Italia - Roma) - Angelo del Boca (docente universitario e storico) - Angelo d'Orsi , (docente Università di Torino) - Costanzo Preve (studioso di Filosofia), - Viktória Mohácsi (Romnì - Europarlamentare) - Rudko Kawczynsk i (Presidente ERTF) - Juan de Dios Ramirez-Heredia (Presidente Union Romanì -Spagna) - Stanislav Stankiewicz (Presidente International Romani Union) - Jovan Damianovic (Presidente Romani Union Serbia) - Car la Osella (Presidente Nazionale AIZO) - Sergio Giovagnoli (ARCI Solidarietà Lazio) - Rita Bernardini (Segretaria Radicali Italiani) - Marco Perduca (Senatore) Gian Antonio Stella (giornalista) - Moni Ovadia (artista) - Guido Cohen - Piera Tacchino (Associazione Piemonte-Grecia "Santorre di Santarosa"), - Armando Gnisci (Docente Universitario, Roma) - Marco Revelli (scrittore e docente universitario) - Filippo Taricco (scrittore) - Beppe Rosso (attore) - Paolo Dossena (Produttore musicale Compagnia Nuove Indie) - Alma Azovic (mediatrice romnì), - Tamara Bellone (docente Univ. Politecnico di Torino), Marina Arienti (giornalista) - Graziano Halilovic (mediatore culturale Rom), - Kasim Cismic (UNIRSI-Ertf) - Marcel Courthiade (docente INALCO) - Stojanovic Vojislav ( responsabile della commissione immigrazione -Torino) - Alexis Tsoukias (Presidente Associazione Piemonte Grecia “ Santorre di Santarosa”), - Bajram Osmani (giornalista Rom) - Marian Serban (music ista Rom) - Nico Arcieri (musicista) - Gianni Di Claudio (regista cinematografico) - Luca Krstic (regista cinematografico)
- Silvio Sarta (regista teatrale) - Adriano Mordenti (fotografo e musicista) - Lidia Gualtiero (docente, responsabile didattica Istituto Storico Rimini) - Fausta Messa (Istituto Storico per la Resistenza, Sondrio) R
- Adriana Martino (critica d'arte) - Ciro De Rosa (critico musicale) - Giovanni De Nobile (direttore d'orchestra)
- Fabio Neri (direttore d'orchestra) - Giuseppe Piccinino (direttore d'orchestra) - Paola Olivetti (Archivio nazionale cinematografico della resistenza) - Massimo Zucchetti (docente Politecnico di Torino) - Roberto De Caro (Presidente Casa Editrice Ut Orpheus) - John Foot (professore di storia all'Università di Londra, saggista) - Nicoletta Dosio (Associazione La credenza -Bussoleno To) - Ivana Kerecki (Traduttrice -Milano) - Antonio Grassedonio (sindacalista)
- Liljana Banjanin (docente Università di Torino) - Boris Bellone (docente media superiore)
- Sergio Chiarloni (docente Università di Torino) - Gabriella Onofrio (informatico)
- Luciano Pannese (musicista) - Francesco Ciancetta (musicista) - Vladimiro Torre (Ass. Thèm Romanò Reggio Emilia) - Silvia Fauno (soprano) - Federica Zanetti (Docente Università di Bologna) - Silvia Faugno (soprano) - Federica Zanetti (Docente Università di Bologna) - Materiali Sonori - Maria Omodeo (Cospe Responsabile Area "Interculturalità - Diritti dell'infanzia e dell'adolescenza" - Maria Rosa Mura (Associazione Il Gioco degli Specchi) - Daniele Barbieri (Imola) - Tahar Lamri (scrittore) -Cinzia Gubbini, (giornalista)- Ivano Tajetti (ANPI Barona. Milano) - Martin Clausen - Donato Toffoli (Comitato Tecnico Scientifico Agjenzie Regjonâl de Lenghe Furlane Felet/Feletto Umberto (UD) - Claudio Bocci (Associazione Altrevie) - Enrico Palandri (scrittore) - Mario Rebeschini (Fotografo e giornalista) - Orietta Cipriani (pianista) - Sandro Micolucci (artista) - Dimityr Kirilov (artista) - Giovanna Grenga (insegnante) - Salvatore Armando Santoro ( Presidente Circolo Culturale Mario Luzi di Boccheggiano -GR) - Olga Siciliani (giornalista) - Lorenzo Guadagnucci (giornalista) - Prof. Annamaria Rivera (antropologa, Università di Bari) - Gabriella Ti (Programma radiofonico Brussellando) - Concetta Di Virgilio (architetto) - Cinzia Pierangelini (Assessore alla Cultura della provincia di Grosseto)- Daniela Terrile (Commission Européenne) - Khalid Fiddi (Presidente Associazione Atlas ONLUS) - Loredana Galassini (pensionata) - Loredana Galassini (pensionata) - Stefano Taglietti ( Compositore) - Fausta Messa (insegnante) - Rosa Mauro (scrittrice) - Nella Ginatempo (sociologa) - Melo Franchina (architetto) - Christian Picucci (ex operatore sociale) - Giorgio De Rossi ( segretario prc trevignano ) - Stephanie Gengotti (fotografa) - Roberto Malini (scrittore e storico) - Dario Picciau (regista) - Matteo Pegoraro (scrittore) - Steed Gamero (fotografo) - Fabio Patronelli - Laura Todisco- Esad Licina- Stelian Covaciu- Udila Ciurar - Sergio Maceri - Andrea Garbin - Paola Manduca Prof.Genetica, Genova) - Lucia Vasciminno (Il Centro delle Culture di Roma) - Ivan Rufo (Direttore Artistico di Botteghe d'Autore Festival) - Marina Fuentes (giornalista) - Giovanna Boursier ( storica, giornalista) - Mauro Pace , (impiegato regionale) - Donatella Papi Antonio Giordano (Ass. D'Altrocanto) -Mariella Rocco (Ass. D'Altrocanto) -Germano Monti (Forum Palestina) -Stefania Krilic (assistente sociale) -Giuseppe Anceschi -Norma Bertullacelli -Danilo Cremonte per " Human Beings - Laboratorio teatrale interculturale", Perugia - Ivano Peduzzi (capogruppo PRC Regione Lazio) -Alessandro Galassi (regista) -Gabriele Polo (giornalista)- Marco brazzoduro (docente Universitario) -Stefano Galieni (Coordinatore Dipartimento Immigrazione PRC) - Sageer Khan (musicista indiano) -Michele Dalai (Editore) - Alfonso Perrotta - Daniele De Berardinis - Ginevra Serego Alighieri (Verona) - Angela Pèrcopo , (associazione di Volontariato ' Banca del Tempo-TempoAmico'di Latina) - Sabatino Annecchiarico (giornalista) - Basilio Buffoni (Milano) - Concetta Gizzarelli - Don Federico Schiavon (Direttore della Pastorale dei Rom e Sinti della Conferenza Episcopale Italiana ) - Sergio Bonetto (avvocato) - Gianluca Vitale (avvocato) - Fulvio Perini (Dirigente Sindacale CGIL) - Allessandra Algostino (docente Università di Torino) - Nietta Fiorentino (Associazione Piemonte-Grecia "Santorre di Santarosa") - Mariella Allemanno (insegnante L2) - Eleonora Cane (Gruppo Pace Valsusa) -Marisa Ghiano (Gruppo Pace Valsusa) - Matilde Lanfranco (Gruppo Pace Valsusa) - Bianca Riva (Gruppo Pace Valsusa) - Milena Valli (Sondrio) - Andrea Buonajuto (circolo Carlo Rosselli -Napoli- insegnante) - Livio Sossi (scrittore) - Leoncarlo Settimelli (regista, musicista) - Sarah Zuhra Lukanic (giornalista, scrittrice) - Fulvio Pezzarossa (docente Università Bologna) - Anna Chiarloni (docente Università di Torino) - Lucio Pozone (musicista) Maria Chiara Esposito - Chiara Sasso (coordinatrice Rete Comuni Solidali) -Daniela Lucatti (poetessa e scrittrice) -Elena Montani (Commissione Europea - Rappresentanza in Italia) - Aldo Zargani - Elena Magoia - Fabio Alberti (Un Ponte Per) - M.Cristina Lauretti (Psichiatra)

ASSOCIAZIONI DEL COORDINAMENTO
- Associazione Nazionale Thèm Romanò ONLUS Centro di Promozione Interculturale (Associazione Autonoma di Rom e Sinti in Italia Sede Nazionale Lanciano CH)

- Union Romani -Italia
- ERTF- Italia
- Rappresentanza della Commissione Europea in Italia - Roma
- Associazione Piemonte-Grecia "Santorre di Santarosa "
- Union Rromani Internazionale
-Union Romani (Spagna)
- Union Romanì (Serbia)
- Union Rromani -Francia
- Ass. Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Emilia Romagna)
- Associazione Thèm Romano (Coordinamento Regionale Abruzzo)
- Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Puglia)
- Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Lombardia)
- Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Campania)
- Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Piemonte)
- Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Toscana)
- Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Lazio)
- Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Molise)
- Rromani baxt
- Ternikano Berno
- La voix des Roms
- Femmes rom, sinté, kale de France
- Centre AVER de recherché sur le racisme (Paris)
- Associazione Mediterra
- Associazione Ciack
- Istituto Storico per la Resistenza - Rimini
- Storico per la Resistenza, Sondrio
- Associazione Libero Teatro Morale
- Archivio nazionale cinematografico della resistenza
- S.O.S. Utenti (Associazione di difesa dei consumatori)
- AIZO
- ARCI Solidarietà Lazio
- Associazione Il Gioco degli Specchi

- Cospe

-ANPI Barona (Milano)

- Comitato Tecnico Scientifico Agjenzie Regjonâl de Lenghe Furlane Felet/Feletto Umberto (UD)

- Associazione Altrevie

- Compagnia Nuove Indie (Casa discografica - Roma)

- Materiali Sonori

- Associazione Popica Onlus (Roma)

- Circolo Culturale Mario Luzi (Boccheggiano -GR)

- Associazione Atlas ONLUS (Chieti)

- Il Comitato Immigrati in Italia

- Laboratorio politico Resistenza Universitaria (Roma)

- Circolo del Cinema 2046 (Trevignano Romano)

- Circolo PRC 20 Luglio (Trevignano Romano)

- Radio Radicale

- Associazione culturale Il resto del Cremino

-Gruppo EveryOne

- Gruppo di Artisti per i Diritti Umani "Watching The Sky"

- Il Centro delle Culture di Roma

- Botteghe d'Autore Festival

- Associazione Daltrocanto (Salerno)

- Centro di documentazione don Tonino Bello (Faenza)

- Centro Ligure di documentazione per la pace

- Rete controG8 per la globalizzazione dei diritti

- Human Beings - Laboratorio teatrale interculturale" , (Perugia)

- Rete nazionale semprecontrola guerra (Roma)

- Lista del centro di ricerca per la pace (Roma)

- L'associazione ecoriflesso (Roma)

- Lista rekombinant (Roma)
-Opinione Democratica
-Dipartimento Immigrazione PRC

- Associazione Amici della musica di Campovalano (Campovalano -TE)

- Baldini Castoldi Dalai Editore

- Associazione Interculturale Villaggio Globale

- Associazione Di Volontariato (Banca Del Tempo-Tempoamico'di Latina)

- Il Movimento Per La Costituente Comunista Di Roma

- Gruppo Pace Valsusa

- Il Blog "Il Russo"

- Coordinamento Nazionale Per La Jugoslavia

- Coordinamento Nazionale Per La Jugoslavia

- Associazione Liumang-Cividale Del Friuli

- Associazione Iskra - Cividale Del Friuli (Circolo Di Cultura Del Prc)

- Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (Sezione Cividale Del Friuli)
- Associazione UN PONTE PER

Festival di Musica Romanì

Attività dell'associazione ERTF
Esposizione di arte e cultura
La popolazione Romanì in Italia
International Romani Union
Teatro Romanò
Alexian Santino Spinelli
I nostri link
Accademia Europea di Arte Romanì
Casa delle Culture
le sedi regionali di Them Romano

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Resistenza contro la persecuzione dei Rom: seguiamo l'esempio di "Via Adda non si cancella"

Decine di associazioni, organizzazioni e attivisti per i Diritti Umani ci scrivono, comunicandoci di aver creato cellule di resistenza nonviolenta in tante città italiane, per proteggere i campi e i micro-insediamenti Rom dalla persecuzione istituzionale. L'esempio dei compagni di "Via Adda non si cancella" rappresenta, a nostro avviso, la perfetta realizzazione del progetto di Resistenza nonviolenta a tutela del popolo Rom perseguitato promosso da EveryOne alcuni mesi fa. "Via Adda non si cancella" è indicato come coordinamento efficace e ideale, in linea con le istanze europee del popolo Rom anche da Saimir Mile e Marcel Courthiade, docenti universitari di etnia Rom e promotori dei diritti dei Rom nei più importanti àmbiti istituzionali internazionali. Ecco l'ultimo messaggio che riceviamo dai compagni di "Via Adda non si cancella". Invitiamo tutti gli antirazzisti non solo a partecipare al meeting e alle attività del coordinamanto, ma a diffondere con la maggiore ampiezza possibile le loro iniziative, che rappresentano un modello efficace di azione a tutela dei Rom perseguitati. Da parte nostra, segnaleremo lo straordinario impegno civile dei fratelli di "Via Adda non si cancella" e il valore documentario delle loro indagini e delle loro testimonianze in ogni sede politica e civile internazionale. Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Saimir Mile, Marcel Courthiade - Gruppo EveryOne

"Cari compagni di EveryOne, ci auguriamo di avervi con noi per il meeting del 13-14. Non si tratta solo di fare il possibile per difendere fratelli e sorelle rom, ma di contribuire a creare un percorso segnato dal loro protagonismo diretto. E' stato questo l'aspetto più interessante dell'assemblea di Milano. Sono stati loro a proporre la manifestazione perché non ce la fanno più a sopportare le angherie quotidiane poliziesche ma, purtroppo, anche di chi, come le organizzazioni di carità religiosa, in nome della solidarietà e della non-violenza, si presta ad una squallida operazione di delazione quotidiana per segnalare alle forze dell'ordine quali sono gli elementi più restii ad accettare la logica dei campi lager comunali. Noi siamo sempre stati e sempre saremo dall'altra parte della barricata. Per quanto riguarda gli insediamenti abusivi, noi siamo in contatto permanente con una decina di essi, nell'intento di rafforzare un coordinamento cittadino dei rom e non mancheremo di segnalarvi ogni abuso, sgombero, sopruso o violenza di qualsiasi genere. A tal proposito vi diciamo subito che in uno degli ultimi rastrellamenti nel campo comunale di via Triboniano sono state prelevate arbitrariamente 30 persone e portate in questura. Di queste tre sono finite al CPT di via Corelli (non si sa perché) e una quindicina hanno ricevuto un'espulsione con trenta giorni di tempo per andarsene, dopo di che scatteranno misure, altrettanto arbitrarie, previste dal nuovo pacchetto sicurezza, che va respinto con fermezza e senza condizioni. Sul foglio di espulsione c'è scritto "...si presume che il soggetto sia in Italia, senza mezzi di sostentamento propri, da più di tre mesi". Gravissimo. E non solo per i rom. Siamo tutti in ballo e per questo la manifestazione del 13-14 a Milano ci chiama tutti in causa. Speriamo in una grande presenza di tutti gli antirazzisti di questo martoriato paese. Un abbraccio. I compagni di "Via Adda non si cancella"

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Come difendere i Rom perseguitati

Anne's Door e il Gruppo EveryOne ricevono numerosi messaggi da parte di attivisti, antirazzisti o cittadini indignati a causa della persecuzione contro i Rom e ci chiedono come possano rendersi utili. Ecco la e-mail di Pierluigi V.: "Ciao. Sono assolutamente disgustato per la campagna xenofoba piena di menzogne messa in piedi dai fascisti per colpire il popolo Rom. Come posso aiutare? Servono guardie del corpo (scudi umani) nei campi Rom?"

Risponde Roberto Malini. Sono perfettamente d'accordo. E' importante prestare attenzione a quello che accade nei campi, ma ancora di più nei piccoli insediamenti. Le piccole comunità Rom sono molto esposte a episodi di razzismo e discriminazione, anche istituzionale. Ognuno di noi, se vuole essere di aiuto alla campagna per la tutela del popolo Rom in Italia, dovrebbe prendere contatto con i Rom nel proprio comune di residenza, chiedere i loro nomi, la loro provenienza e se hanno subito maltrattamenti o altre ingiustizie. Quindi segnalare il loro caso a EveryOne, indicando tutti i dati raccolti. EveryOne a propria volta lo inserirà in un dossier destinato alle Istituzioni internazionali. E' inoltre importante munire ciascuna persona Rom facente parte di piccoli insediamenti di una lettera - meglio se su carta intestata e con l'indicazione "Gruppo EveryOne - Progetto "Comunità Rom in Italia" con i dati EveryOne: sito ed e-mail - rivolta alle autorità, nella quale le si invita, nel caso entrassero in contatto con quel Rom, a trattarlo con rispetto, sottolineando che il suo caso è seguito dal Gruppo EveryOne e da Istituzioni internazionali. Quindi - sempre nel testo della lettera - si chiederà loro, nel caso vi fosse un problema relativo alla persona Rom indicata nel foglio, di chiamare il proprio numero telefonico (chi si prende cura del caso di un insediamento Rom diventa automaticamente un membro EveryOne, basta che ci comunichi il suo nominativo e i suoi dati essenziali). E' importante non lasciarsi frenare da atteggiamenti intimidatori, perché tutelare il popolo Rom in Italia non è solo consentito, ma prescritto da Direttive e Risoluzioni Ue ed è un atto meritorio; in nessun caso si tratta un reato. Se riusciamo a diffondere questo progetto, impediremo che i Rom vengano sgomberati da un luogo all'altro, da una città all'altra, perdendone le tracce. Non bisognerà perdersi d'animo quando l'autorità di turno telefonerà per segnalare un ipotetico reato commesso dalla persona Rom o quando la persona stessa ci chiamerà, disperata, comunicandoci di essere stata sgomberata o condotta oltre i confini del comune o della regione. Nel primo caso si risponderà all'agente o al funzionario che il reato resta da provare e che la persona Rom si trova in una situazione di emarginazione, povertà e persecuzione per cui non è detto che il reato contestato non sia stato in realtà compiuto per procurarsi i minimi mezzi di sostentamento e dunque sia considerato legittimo dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. In genere, però, si tratterà di una contestazione di reato pretestuosa, mirata a una futura espulsione (ma l'iniquo decreto sicurezza verrà presto annullato, a nostro avviso, in sede Ue). Nel secondo caso, si ricondurranno le persone Rom messe "al confino" nel proprio comune, si prenderà contatto con i Servizi sociali e le si porterà lì, per essere iscritte. Se vi sono bambini e minori, li si iscriverà ai Servizi sociali e ci si assicurerà che siano iscritti a scuola e beneficino di assistenza. Successivamente si seguiranno persone e famiglie Rom nelle procedure di richiesta di alloggio e sussidi nonché di inserimento al lavoro. Nel frattempo, è utile aiutarle a preparare cartelli per la questua. Il testo dovrà essere rassicurante per la cittadinanza. Per esempio: "Sono una persona onesta, che desidera integrarsi e lavorare in questa città. Ho moglie e due bambini. Il mio caso è seguito da Istituzioni per i Diritti Umani e dai locali Servizi sociali. Vi chiedo un contributo perché mi trovo in una condizione di emarginazione e povertà". Utile una fotografia, magari con la famiglia al completo. In previsione di un possibile peggioramento della già grave situazione, non è sbagliato tenersi pronti anche a una resistenza nonviolenta, coinvolgendo il numero maggiore possibile di concittadini antirazzisti.

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Razzismo a Udine: "Mi restituisca il mio voto, professor Honsell!"

di Alessandra Kersevan

Cari amici del Gruppo EveryOne, ho letto i vostri articoli a proposito del pogrom antirom di Napoli, sulla falsità delle affermazioni relative al rapimento e sul progetto razzista che conduce l'attuale governo. Voglio tuttavia segnalarvi che purtroppo ormai anche nel centro sinistra questa mania della "sicurezza" è entrata come un tarlo, che mina qualsiasi progetto di lotta contro il razzismo. Vi segnalo ciò che è successo qui a Udine: le recenti elezioni comunali sono state vinte - in maniera controcorrente rispetto a molte altre parti d'Italia - dal candidato di centro sinistra, l'ex rettore di Udine Furio Honsell. Ebbene appena eletto ha nominato "responsabile della sicurezza" (lo hanno chiamato "security manager"...) il sig. Diego Volpe Pasini, che da almeno vent'anni sta costruendo le sue fortune politiche in una sua battaglia contro i Rom, contro gli immigrati, gli islamici, con una virulenza incredibile. Nella recente campagna elettorale - dov'era anche lui candidato sindaco - ha registrato il suo spot elettorale davanti al campo Rom di Via Monte Sei Busi, nella periferia di Udine, sostenendo che il suo primo impegno era quello di risolvere il problema della presenza degli zingari a Udine. Su internet potete trovare un florilegio delle sue dichiarazion da alcuni anni a questa parte. Vi allego qui sotto una lettera aperta a Honsell che ho inviato al Messaggero Veneto, il quotidiano più diffuso a Udine, che l'ha pubblicata. La cosa più incredibile sono le scarse reazioni che ci sono state anche fra coloro che pure non sono razzisti, c'è una sorta di rassegnazione.

Lettera aperta al professor Furio Honsell

di Alessandra Kersevan

Egr. prof. Honsell,
Se avessi saputo che lei avrebbe dato una delega (alla sicurezza!!!) a Diego Volpe Pasini, non avrei mai messo la croce sul suo nome, nel ballottaggio. Lei si è guardato bene dal fare accordi alla luce del sole: accordi sottobanco, invece, per un ipotetico 4 per cento di voti. Io mi sento imbrogliata, da lei, perché il motivo per cui le ho dato il mio voto era quello di evitare che la destra governasse Udine, ed ora mi trovo il campione della destra xenofoba quale suo delegato (alla sicurezza, miodio!!!).
Nei giorni che passerà in municipio, la consiglio di andare (insieme con i suoi neo assessori che non sembrano più di tanto turbati) a fare una piccola passeggiata fino all'arco Bollani, sulla salita al castello. Legga la lapide - lei il latino lo conosce - e vedrà che con quell'arco si voleva celebrare un "praetor" che nella metà del 1500, "salvò" la città da fame e pestilenza. La scritta non lo dice chiaramente, ma Bollani "salvò" Udine cacciando dalla città gli ebrei, considerati come gli untori. Oggi è facile considerare razzismo il comportamento di quei nostri antenati, e non accorgersi che si sta facendo lo stesso, solo che al posto degli ebrei ci sono i rom, i rumeni, i musulmani. A quando l'arco Volpe Pasini, colui che libererà Udine dai nuovi "untori"?
Prof. Honsell: mi restituisca il mio voto, per piacere.

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Donn'aroma, il laboratorio delle donne Rom: a Roma, la nuova collezione per la casa e l'abbigliamento

Le donne Rom lavorano instancabilmente, da secoli, anche se l'emarginazione le tiene fuori troppo spesso dal mondo della produzione e del commercio. I loro manufatti uniscono una bellezza antica a un "design" essenziale e a un'inimitabile praticità quotidiana. E' con vera ammirazione che annunciamo la nuova collezione estiva di "Donn'aroma", il laboratorio manufatti donne Rom, a Roma, via dei Bruzi 11/c - San Lorenzo.

La collezione sarà presentata in anteprima sabato 24 maggio dalle 10 alle 18 e presenterà sciarpe, collane, tovaglie, set da tavola, asciugamani, canovacci, portamonete, portagioielli, pizzi, borse, bigliettini d’auguri… e tanti altri prodotti originali per l’arredo della casa e per l’abbigliamento. Un'occasione per apprezzare le più recenti creazioni di un laboratorio in cui rivive una straordinaria tradizione o per avvicinarsi alla creatività delle donne Rom. Donn’aroma, il laboratorio manufatti donne Rom, è aperto lunedì, mercoledì, venerdì e sabato, dalle 10 alle 16. Per informazioni: Stefania, cell. 3389108122 oppure Cristina, cell. 3471580818; www.insiemezajedno.org - info@insiemezajedno.org

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Napoli, la 16enne Rom accusata di rapimento è innocente

Il caso di Angelica, ragazza Rom accusata del tentato rapimento di una bambina di sei mesi avvenuto a Napoli, nel quartiere Ponticelli, è una montatura. La testimonianza di Flora Martinelli, la madre della bambina, del padre di lei Ciro e dei loro vicini di casa è falsa. Il Gruppo EveryOne ha indagato accuratamente sull'evento che ha scatenato una vera e propria "caccia al Rom", che da Napoli si è diffusa a macchia d'olio in tutta Italia. "Fin dall'inizio le dinamiche del rapimento non ci hanno convinto, perché chi conosce la palazzina in cui sarebbe avvenuto il reato sa che è praticamente inaccessibile, sia per il cancello che per l'attenta sorveglianza degli inquilini," affermano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. "Vi sono poi discordanze fra le testimonianze della Martinelli, di suo padre e dei vicini. La donna in un primo momento ha dichiarato che la porta del suo appartamento sarebbe stata forzata, poi ha ricordato di averla lasciata aperta. Dopo aver notato la porta aperta, la madre sarebbe andata a controllare la culla, quindi sarebbe tornata verso il pianerottolo dove avrebbe sorpreso - passati almeno venti secondi - la ragazzina Rom con la sua piccola in braccio. Non solo: avrebbe avuto ancora il tempo di raggiungerla e strapparle la bambina. Quindi la Rom si sarebbe mossa al rallentatore, consentendo a nonno Ciro di raggiungerla, afferrarla e schiaffeggiarla al piano di sotto. Alcuni dei vicini hanno riferito alle autorità che Angelica aveva ancora la bambina in braccio, quando l'hanno fermata. Ma non basta, perché nei giorni precedenti al fatto, gli inquilini della palazzina si erano riuniti più volte, con un solo ordine del giorno: come ottenere lo sgombero delle famiglie Rom accampate a Ponticelli". Dopo queste analisi di massima, il Gruppo EveryOne - che può contare su attivisti e organizzazioni locali - ha effettuato ulteriori accertamenti, sia presso il carcere, dove un funzionario, dopo aver ascoltato le ipotesi che scagionavano la presunta rapitrice, ammetteva: "Avete ragione, anche noi siamo in difficoltà, perché questo non è un evento diverso da tanti altri, ma qualcuno ha voluto trasformarlo in un caso nazionale". Gli inquilini di Ponticelli fanno blocco: i Rom non li vogliono più. Qualcuno però, mostra qualche scrupolo di coscienza, ma ha paura, perché le pressioni sono forti e mettersi contro il "comitato" di Ponticelli è pericoloso. "Angelica, in realtà, conosceva una delle famiglie che abitano in via Principe di Napoli, dove è avvenuto l'episodio," continuano gli attivisti del Gruppo EveryOne, "ha suonato al citofono ed è stata notata da alcune inquiline. Pochi istanti dopo è scattata la trappola e la furia dei condomini si è scatenata contro di lei, che è stata raggiunta in strada, afferrata, schiaffeggiata e consegnata alla polizia. Vi sono testimoni che conoscono la verità e due di loro sono disposte a parlare al giudice.

E' importante che l'avvocato Rosa Mazzei, che difende la ragazza Rom, non si faccia intimidire e sostenga la verità in tribunale. Un attivista di Napoli suppone che la linea di difesa potrebbe essere, invece, quella di ammettere il furto, ma non il tentato rapimento". Le conseguenze del caso di Ponticelli, con l'eco mediatica promossa da quotidiani e network, sono state gravissime e sono un indice evidente di come sia necessario abbandonare razzismo e xenofobia per riscoprire la strada dei diritti umani. "Adesso è importante che le organizzazioni locali per i diritti dell'uomo vigilino sulla serenità di Angelica, che subisce pressioni gravi e intollerabili. Salvaguardare la tranquillità della ragazza significa salvaguardare la verità sul caso di Ponticelli, che è la tragica verità di un'altra ingiustizia, di un'altra calunnia, di altre disumane violenze subite dal popolo Rom in Italia, già colpito da emarginazione e segregazione, vessato da provvedimenti iniqui". Gli attivisti del Gruppo EveryOne concludono con alcune considerazioni che dovrebbero far riflettere: "Da anni lanciamo l'allarme riguardo alla campagna razziale in corso in Italia. Grazie all'appoggio di forze politiche transnazionali attive nel campo dei diritti umani e civili, abbiamo ottenuto Risoluzioni europee e documenti-guida da parte delle Nazioni Unite, che ammoniscono l'Italia contro le sue politiche razziali. I Rom in Italia non sono criminali, ma famiglie in difficoltà. Su 150 mila 'zingari' presenti nel nostro Paese, 90 mila sono bambini. La speranza di vita media dei Rom, qui da noi, è di soli 35 anni, contro gli 80 degli altri cittadini. La mortalità dei bimbi Rom è 15 volte superiore a quella degli altri bambini. Sono numeri che esprimono una persecuzione. Riguardo alla criminalità Rom, essa non ha un'incidenza rilevante, come dimostrano i dati del Ministero degli Interni e le aggressioni nei confronti di italiani sono praticamente inesistenti. Il caso di Giovanna Reggiani fu un'altro grande inganno, perché il presunto omicida, Romulus Mailat, non è Rom, ma un romeno di etnia Bunjas, che non ha nulla a che vedere con i popoli 'zingari'. L'abbiamo documentato, a suo tempo, agli inquirenti e alla stampa, ma il nostro dossier scientifico non fu preso in considerazione. Il razzismo fa comodo a uno stuolo di persone, a partiti politici e media, alla criminalità organizzata, che muove miliardi di euro ogni anno. A questo proposito, ricordiamo che i Rom coinvolti in delitti agiscono quasi sempre per ordine di criminali mafiosi italiani, i quali - a causa dell'emarginazione e della segregazione in cui versano i 'nomadi' - li hanno ridotti in schiavitù. Lo sanno le autorità, lo sanno i politici e sarebbe ora che lo sapessero tutti i cittadini italiani".
(Nella foto: Rom di Ponticelli)

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Unión Romani scende in campo contro il razzismo che colpisce i Rom in Italia

Unión Romani, la storica organizzazione per i diritti dei Rom si affianca alle nostre istanze e alle nostre battaglie internazionali.
"Vederndo i gravissimi avvenimenti in Italia, che hanno viste quali vittime i cittadini Rom residenti Ponticelli (Napoli), la Unión Romani ha deciso di iniziare una serie di denunce dirette a difendere i diritti delle persone che, essendo le più deboli in Italia, stanno soffrendo le conseguenze del più cieco razzismo che impera attualmente in Italia. Nel documento allegato si spiega la posizione di Unión Romani e si ettagliano le azioni che stiamo preparando a livello spagnolo ed europeo.

RACISMO SALVAJE EN ITALIA

Siempre nos toca perder a los mismos

Los gitanos italianos especialmente, y muchos otros grupos gitanos del resto del mundo, se están dirigiendo a nosotros pidiéndonos ayuda. La mayoría son mensajes angustiados de una comunidad asustada ante el triunfo aplastante de la coalición política --alguno de los partidos que la integran son de extrema derecha-- liderada por Silvio Berlusconi. Unos días antes de que se produjeran las incalificables agresiones que han sufrido los gitanos de Ponticelli (Nápoles), a manos de unos desalmados que han prendido fuego a sus humildes chabolas, una organización gitana italiana nos decía: "Los gitanos estamos en peligro en Italia. Tenemos miedo a las deportaciones de gitanos en Italia. Por favor -me dice- envíe usted un comunicado al Gobierno italiano para que respete las Directivas comunitarias".

A nuestro parecer el miedo que expresa nuestro comunicante no es infundado. Las últimas declaraciones de los nuevos gobernantes italianos presagian todo tipo de precariedades. Juzguen ustedes si no es así:   El nuevo alcalde de Roma, el post-fascista Gianni Alemanno, anunció el pasado lunes que su primera medida como alcalde será derribar los campamentos gitanos. "Procederemos a desmantelar los campamentos nómadas que en Roma son 25". Pero los napolitanos de Ponticelli se han adelantado. Nada de desmantelar. ¡Fuego purificador que es más rápido que montar cámaras de gas al estilo nazi" Humberto Bosi, el lider de la Liga Norte, está eufórico. Este sujeto habla de "caza". "Debemos cazar a los clandestinos", ha dicho, provocando a la derrotada izquierda italiana. Como cualquier chulo de barrio ha lanzado su proclama de guerra: ""No sé qué querrá hacer la izquierda, nosotros estamos listos. Si quieren pelea, los fusiles están calientes. Tenemos 300.000 hombres, 300.000 mártires, listos para combatir. Y no bromeamos. No somos cuatro gatos".

Pero lo más triste es que Silvio Berlusconi, el reelegido presidente del Gobierno italiano, al ver a sus juventudes exultantes saludando al estilo fascista, ha confesado: "Al verlos, he pensado: la nueva falange romana somos nosotros"

A la vista de la gravedad de los hechos la UNION ROMANI, recogiendo el sentir mayoritario de los gitanos españoles y por la representación que ostenta en la UNION ROMANI INTERNACIONAL, se propone iniciar las siguientes acciones:

Primero. Denunciar públicamente la gravedad de los atentados sufridos por los gitanos europeos residentes en Italia y pedir la solidaridad de los ciudadanos de cualquier país frente a la violencia ciega y asesina de los racistas. Para ello pedimos que se escriban cartas dirigidas al Presidente del Gobierno italiano, bien enviándolas directamente a su residencia en el Quirinal (Roma) o a las embajadas de Italia en cada país.   (La dirección de la Embajada italiana en España es la siguiente: Calle Lagasca, 98. Código postal 28006 Madrid)

Segundo: Solicitar del Ministro de Asuntos Exteriores de España que se interese por la situación de los gitanos residentes en Italia , expresando la preocupación de la comunidad gitana española por la situación en que puedan quedar los gitanos expulsados de sus viviendas incendiadas. Nuestro Gobierno está legitimado para hacer esta consulta en base a lo preceptuado por la Directiva 2004/38/CE DEL Parlamento Europeo y del Consejo relativa al derecho de los ciudadanos de la Unión y de los miembros de sus familias a circular y residir libremente en el territorio de los Estados miembros. Efectivamente, tratándose de una Directiva y no olvidando que cada Estado miembro puede determinar la mejor forma de aplicar las disposiciones del Derecho comunitario, es obligado ejercer una labor crítica y de vigilancia de los Gobiernos para que las medidas adoptadas en los distintos Estados miembros conduzcan a una aplicación del Derecho comunitario con la misma eficacia y rigor con que aplican las normas internas de sus respectivos Derechos nacionales.

Tercero: Formular ante la Comisión de Peticiones del Parlamento Europeo que, con carácter de urgencia, inicie una investigación sobre la situación que ha llevado a   la comunidad italiana de Ponticelli (Nápoles) al estado de enfrentamiento que padecen los gitanos que viven en aquel lugar.

Cuarto: Solicitar a los Grupos Parlamentarios del Parlamento Europeo que formulen, con carácter de urgencia, las iniciativas parlamentarias precisas que obliguen al Consejo a contestar en el Pleno de Estraburgo y Bruselas a las medidas que el Gobierno italiano haya podido tomar para poner freno a estas agresiones y para castigar a los culpables de las mismas.

Quinto: La Unión Romaní está convencida de que la inmensa mayoría de los ciudadanos italianos --incluidos los votantes del Sr. Berlusconi-- rechaza la violencia, venga de donde venga. Por esa razón, a través de la Unión Romaní Internacional, se propone establecer, con las organizaciones gitanas italianas, un programa de mutua colaboración con el fin de arbitrar las medidas adecuadas que garanticen la defensa de estos ciudadanos europeos que no han cometido más delito que el de ser "pobres y gitanos".

Sexto: Hoy mismo hemos tenido noticia de que el Gobierno italiano se propone endurecer las medidas contra la inmigración de tal manera que el ser "clandestino" será un delito tipificado en el Código Penal. En este sentido, Roberto Calderoli, nuevo Ministro italiano procedente de la Liga Norte, ha declarado que para no ser "clandestino": "Hay que demostrar que se es honesto; si no, se le expulsa de Italia".

Desde la Unión Romaní vamos a iniciar los trámites previos para interponer una denuncia contra el Gobierno italiano por incumplimiento de la Directiva   2004/38/CE del Parlamento Europeo y del Consejo relativa al derecho de los ciudadanos de la Unión y de los miembros de sus familias a circular y residir libremente en el territorio de los Estados miembros. Cuando se promulgó en Maastricht, en el año 1992, el Tratado que lleva el nombre de la famosa ciudad holandesa, los Jefes de Estado y de Gobierno aprobaron la Declaración 19 con el fin de despejar incertidumbres sobre la aplicación del Derecho comunitario. Los máximos dirigentes europeos no tenían la menor duda de que "para la coherencia y la unidad del proceso de construcción europea, es esencial que todos los Estados miembros transpongan íntegra y fielmente a su Derecho nacional las directivas comunitarias de las que sean destinatarios dentro de los plazos dispuestos por las mismas".

Las Directivas son el instrumento armonizador por excelencia del Derecho Comunitario porque mediante ellas se realiza, dice el art. 94 del Tratado, la aproximación de las disposiciones legales, reglamentarias y administrativas de los Estados miembros que incidan directamente en el establecimiento o funcionamiento de la Unión Europea.

Séptimo: Finalmente nos proponemos elevar nuestra preocupación por la magnitud y gravedad de estos acontecimientos ante las instancias internacionales más representativas. Así lo haremos ante el Consejo de Europa, ante la Organización para la Seguridad y la Cooperación en Europa (OSCE) y ante la Comisión de Derechos Humanos de las Naciones Unidas.

Una vez más reclamamos la solidaridad de todos los demócratas de España y de Europa. Nadie puede tomarse la justicia por su mano porque cuando esto acontece siempre nos toca perder a los mismos: los más pobres, los más indefensos, aquellos para quienes los derechos no pasan, en la mayoría de las ocasiones, de ser letras impresas sobre papel mojado. Necesitamos del calor humano de la sociedad, por eso recabamos el apoyo de todos los demócratas europeos en la defensa de los Derechos Humanos de quienes, siendo inocentes, se ven agredidos, vilipendiados y estigmatizados por delitos que no han cometido. Al fin y al cabo, como la propia Comisión reconoce, cada expulsión "debe estar motivada por la situación individual" de personas específicas, y "no debe significar una expulsión en grupo" de colectivos en atención a su origen geográfico.

Ojalá que el fuego de Ponticelli purifique y elimine el odio y la intolerancia que tantas veces ha sido el germen de las más graves tragedias en la historia de Europa.

JUAN DE DIOS RAMÍREZ HEREDIA

Presidente de la Unión Romaní


Manuel García Rondón
Secretario General de la Unión Romaní
Tel. 607496202

UNION ROMANI
Dirección Postal/Postal Address:
Apartado de Correos 202
E-08080 BARCELONA (Spain)
E-mail: u-romani@pangea.org

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Dopo i fatti di Ponticelli è caccia al Rom in tutta Italia

di Marco Filippetti – l’Unità

15 maggio 2008
Dopo i fatti di Napoli, dove alcuni cittadini del quartiere Ponticelli hanno assaltato e bruciato diverse baracche in un campo nomadi dopo un sospetto rapimento di bambina da parte di una Rom di 16 anni, gli episodi di violenze e di intolleranza verso i “figli del vento” aumentano in maniera preoccupante.
Nella città partenopea le ronde antigitane dilagano, spingendosi soprattutto nelle zone in cui esistono piccoli e grandi insediamenti di Rom. Lo dichiarano gli attivisti del gruppo EveryOne, associazione internazionale di tutela dei diritti umani che da anni si batte per la salvaguardia dei diritti dei popoli Rom e Sinti in Italia. Testimoni vicini all’associazione segnalano diversi episodi di ingiurie, minacce e maltrattamenti inflitti a bambini, donne (anche incinte) e uomini "zingari". I Rom evitano di percorrere le zone popolose della città e le famiglie non rimangono mai isolate.
Elisabetta Vivaldi già assistente dell'eurodeputato ungherese Rom Viktoria Mohacsi, ricercatrice e attivista della cultura e della storia del popolo Rom, in una lettera inviata al sito del gruppo EveryOne scrive preoccupata: «Ho sentito la mia amica sul campo, è disperata perché se non esce per andare a Torre del Greco presso la chiesa dove è sempre andata, non mangia, né lei né i suoi figli, che tra l'altro vanno a scuola. Le ho detto di stare attenta, ho paura che le facciano qualcosa e la lincino, o come mi ha detto, tutti sono in allarme perché temono un'incursione e che anche a loro venga fatta la guerra con le molotov e con le mazze».

 


Roberto Malini del gruppo EveryOne, ci racconta di aver parlato con un testimone il quale ha visto, sempre a Napoli, un gruppo di uomini afferrare un bambino Rom romeno di circa sei anni, percuoterlo, coprirlo di insulti, denudarlo e lavarlo - come un animale - sotto il getto di una fontana pubblica. Altra storia inquietante è quella di Rebecca Covaciu, la ragazzina Rom romena di 12 anni, premiata il 6 maggio scorso a Genova con il Trofeo Unicef per meriti artistici nell'ambito del Festival Interculturale Caffè Shakerato, attualmente ospitata presso la ex scuola "Grazia Deledda" di Napoli. Roberto Malini in contatto con il padre Stelian Covaciu, pastore della chiesa pentecostale, racconta la telefonata avuta ieri: «Non vengono a prenderci e a bruciarci vivi solo perché c'è la protezione civile, ma non possiamo uscire dalla scuola e non abbiamo nulla da mangiare. Non puoi immaginarti quanta violenza c'è attorno a noi. mia figlia e gli altri bambini piangono terrorizzati e nessuno ci aiuta». Dice ancora Malini «Gli avvenimenti riguardanti aggressioni contro i Rom sono davvero tanti. La polizia presidia i luoghi in cui i Rom si sono rifugiati, ma si vedono mazze, spranghe, coltelli, bastoni. Nessuna assistenza è offerta ai Rom assediati: né cibo né acqua né assistenza ai malati e alle donne incinte».
A Milano una ronda di razzisti percorreva la zona di via Morosini, nel quartiere Monforte, alla ricerca di Rom. Nella stessa zona una bomba molotov ha incendiato un edificio abbandonato in cui vivevano alcuni Rom, già oggetto l'altro ieri di un pestaggio. A Roma circolano pericolose ronde anti-Rom, armate di spranghe, mazze, coltelli. La polizia presidia alcune zone calde, ma campi come il Casilino 900 sono abbandonati a se stessi. A Pisa la polizia ha distrutto alcune baracche, mettendo famiglie Rom sulla strada.
Victor Lacatus e la sua famiglia, che hanno già subito aggressioni e che hanno perduto una bambina nel famigerato "Rogo di Livorno", sono stati gettati sulla strada senza alcuna assistenza e la polizia ha distrutto la baracca in cui vivevano. Ricordiamo che Victor subì condanna a un anno e sei mesi di carcere per "abbandono di minore" in seguito al tragico incendio, nonostante la morte dei bambini nella loro baracca fosse stata rivendicata con una lettera ai giornali dal gruppo di estrema destra "Gape" e nonostante le indagini del gruppo EveryOne avessero dimostrato agli inquirenti la matrice razzista dell'evento.

 

Nella foto, uno dei tanti incendi di un campo Rom nei pressi di Ponticelli (Napoli)

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Razzismo Rom: tifosi minacciano Pirlo , Ibrahimovic e Mihajlovic


di www.osservatoriosullalegalita.org

15 maggio 2008
"La campagna razziale contro i Rom mette a rischio la loro incolumita'". Lo dichiara il gruppo Everyone sottolineando che il pregiudizio che colpisce il popolo Rom in Italia rischia di degenerare in un'indiscriminata caccia all'uomo.
A Napoli si verificano continue aggressioni nei confronti di Rom. Una baracca di via Malibran è stata data alle fiamme da una banda di razzisti e i 13 occupanti, sei adulti e sette bambini, fra cui due neonati, hanno riportato ustioni e rischiato di morire bruciati. A Ponticelli giovani armati di spranghe hanno aggredito alcuni Rom romeni. In via Argine, inseguimento di bambini Rom da parte di razzisti che nascondevano il volto dietro sciarpe. L'ultimo episodio - sottolinea l'associazione per i diritti umani - ha visto un bambino Rom di circa sei anni aggredito da una ronda in piazzetta San Domenico, schiaffeggiato, insultato e messo a forza sotto il getto di una fontana pubblica.

 


Ma in tutta Italia, da nord a sud, gli episodi di antiziganismo e violenza si susseguono, quasi sempre ignorati dai media. "La Commissione europea deve intervenire con urgenza," affermano preoccupati i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau "perché l'incitazione all'odio razziale a mezzo stampa e le politiche razziali sono proibite espressamente da Direttive, Risoluzioni europee e Carte dei Diritti degli individui e dei popoli. Abbiamo elementi sufficienti per affermare che il caso della ragazzina Rom che avrebbe tentato di rapire un bambino a Napoli è una messinscena, ma prima ancora del verdetto della magistratura, politici e media hanno espresso un giudizio di condanna non solo nei suoi confronti, ma in quelli di tutto il popolo zingaro".
Da tempo il Gruppo EveryOne mette in guardia l'opinione pubblica, la stampa e i politici onesti "contro il rischio di casi montati ad arte per seminare odio contro gli zingari e aprire la strada a leggi razziali come il prossimo decreto sicurezza e le famigerate 'commissioni Rom' che ricordano analoghe istituzioni naziste. Sono provvedimenti illegittimi" continuano i tre referenti "che in sede Ue saranno stracciati in mille pezzi".
Ma gli attivisti del Gruppo EveryOne lanciano l'allarme anche riguardo ai rischi che in questo clima potrebbero riguardare anche i Rom e i Sinti più famosi: "In questi giorni di follia xenofoba la rabbia degli italiani, fomentata dalla propaganda, non risparmia nessuno. Abbiamo sentito un gruppo di tifosi, probabilmente dell'area di estrema destra, lanciare proclami e minacce di estrema gravità contro il fuoriclasse del Milan Andrea Pirlo, che è uno zingaro Sinti, e nei confronti dei Rom dell'Inter Zlatan Ibrahimovic e Sinisa Mihajlovic. 'Non vogliamo uno zingaro nel Milan. Non vogliamo zingari a Milano,' dicevano, ma usando parole più volgari e pesanti".
I tre esponenti di Everyone hanno allertato le società di calcio milanesi e le autorità di Milano e Parma, dove Milan e Inter giocheranno l'ultima giornata di campionato, ma per evitare il diffondersi dell'intolleranza razziale è necessario che i media comincino ad attenersi alle norme internazionali che combattono il pregiudizio e l'incitazione all'odio razziale".

 

Nella foto, il fuoriclasse del Milan Andrea Pirlo

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Romeno morto in caserma a Fontana Liri: depositata interrogazione parlamentare dei senatori Poretti e Perduca


Gruppo EveryOne: "Vogliamo chiarezza"

 

del Gruppo EveryOne


15 maggio 2008
Il 4 maggio 2008 un romeno di 28 anni è morto dopo essere stato fermato dai Carabinieri di Fontana Liri, in provincia di Frosinone. Le ricostruzioni degli organi di stampa sull’accaduto (un presunto suicidio mentre l’uomo stava per essere congedato dai militari dell’Arma) erano non solo contrastanti, ma anche poco credibili: secondo l’agenzia ANSA del 4 maggio, l’uomo si sarebbe gettato da una finestra al secondo piano della caserma di Fontana Liri, mentre stando a un articolo del quotidiano Il Messaggero, pubblicato on line lo stesso giorno, e a un lancio d’agenzia OMNIROMA, il romeno si sarebbe gettato dalla tromba delle scale dell’edificio, mentre era in compagnia di un carabiniere in sala d’attesa.

 


Su sollecito del Gruppo EveryOne, mobilitatosi per avere accertamenti sull’accaduto, è stata depositata ieri un’interrogazione parlamentare ai Ministri dell’Interno e della Difesa a firma dei senatori radicali del Partito Democratico Donatella Poretti e Marco Perduca. “Non è verosimile pensare” si legge nell’interrogazione “che un uomo ‘in stato confusionale’ e ‘fuori di sé’ (citando le agenzie ANSA e OMNIROMA) sia stato privato di assistenza psicologica e, proprio dalle autorità di Forza Pubblica, lasciato in libertà di fuggire o di commettere atti lesivi per la propria e/o l’altrui sicurezza”. I senatori chiedono quali provvedimenti intendano adottare i Ministri affinché vengano chiarite tempestivamente le dinamiche del decesso dell’uomo ed eventualmente chiarite e sanzionate le responsabilità.
Nei giorni scorsi, inoltre, una fonte attendibile del Comune di Fontana Liri ha riferito al telefono agli attivisti del Gruppo EveryOne, che “non è stato effettuato alcun esame autoptico approfondito sul corpo del romeno, ma solo un esame superficiale sul cadavere ad opera di un medico legale della Procura della Repubblica”.
“Vogliamo chiarezza” chiedono i leader di EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “Diverse organizzazioni di tutela dei Diritti Umani, tra cui Amnesty International, hanno segnalato e stigmatizzato ripetutamente gli abusi delle forze dell'ordine nei confronti degli immigrati, specie dei Rom e dei romeni. Noi stessi” concludono gli attivisti “abbiamo constatato con i nostri occhi in più occasioni violenze da parte di agenti di pubblica sicurezza subite da cittadini romeni. Ci auguriamo che vengano perseguite le eventuali responsabilità nel decesso dell’uomo, di qualunque genere esse siano, e che una volta tanto prevalga sul silenzio la voce della verità”.

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Sulla candidatura di Roberto Calderoli a Ministro, il Gruppo EveryOne esprime la sua solidarietà alla Lega Araba

3 maggio 2008
Il Gruppo EveryOne si è impegnato con grande energia contro le violazioni dei Diritti Umani in Iran, ottenendo come risultato una modifica sostanziale delle leggi sull'asilo politico nel Regno Unito e una presa di posizione ufficiale dell’ Unione Europea sulla necessità di tutelare, negli Stati membri, i profughi che corrano il rischio della pena di morte, di un'ingiusta carcerazione o di trattamenti inumani e degradanti qualora fossero rimpatriati nei Paesi islamici di origine, a causa dell'applicazione di leggi integraliste inique. “Combattere il pregiudizio, causa di persecuzione di esseri umani innocenti, è la missione del Gruppo EveryOne e dovrebbe essere l'obiettivo di tutte le organizzazioni umanitarie” dichiarano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau.

“Ecco perché esprimiamo la nostra solidarietà alla Lega araba, al governo della Libia e a tutti i Paesi islamici che hanno espresso o esprimeranno dissenso riguardo alla possibilità di una nomina a Ministro della Repubblica Italiana del leghista Roberto Calderoli. Calderoli” continuano gli attivisti “ha più volte offeso la religione islamica, sia minacciando di contaminare con orina di maiale le aree destinate ad accogliere le moschee, sia divulgando, stampata su una maglietta, una vignetta blasfema nei confronti del Profeta Mohammed e di tutto l'Islam. L'azione di Roberto Calderoli, improntata all'odio religioso, causò la morte di undici cittadini libici che il 17 febbraio 2006 manifestarono contro quell'insulto alla religione islamica. Calderoli è noto, inoltre, in Italia, per le sue posizioni razziste, soprattutto nei confronti del popolo Rom, e fortemente omofobe. Ci pare che la candidatura di un simile personaggio non possa essere difesa e che, se è vero che la scelta dei ministri è un affare interno di un Paese democratico, è altrettanto vero che gli atti e le dichiarazioni del leghista rappresentano violazioni dei Diritti Umani e Religiosi, non compatibili con una carica rappresentativa di un intero Stato e di un intero Popolo. Ci sembrano pertanto pienamente legittime le proteste dei Paesi islamici,” concludono Malini, Pegoraro e Picciau “mentre riteniamo le posizioni anti-islamiche, blasfeme, razziste e omofobe di Roberto Calderoli assolutamente contrarie alla dimensione ideologica e morale che dovrebbe caratterizzare un Ministro della Repubblica Italiana”.
 

Nella foto, Roberto Calderoli in una delle sue "performance" al Senato della Repubblica

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8 aprile, Giornata mondiale del popolo Rrom

A Parigi, dal 7 al 12 aprile 2008, Giornata Mondiale del Popolo Rrom e settimana della Cultura Rrom; programma completo: http://journee-mondiale-rroms.org. L'8 aprile si celebra, a Parigi e in tutto il mondo, il Romano Dives, la Giornata internazionale della nazione Rrom, in ricordo dell'8 aprile 1971 quando a Londra si riunì il primo Congresso internazionale del popolo Rrom e si costituì la Union Rromani, la prima associazione mondiale dei Rrom, riconosciuta dall'ONU nel 1979. Le discriminazioni iniziate dal loro arrivo in Europa almeno cinque secoli fa e culminate con il Samudaripen, l'Olocausto Rromo, in cui persero la vita nei campi di sterminio nazisti almeno 500 mila Sinti e Rrom, non sono certo in diminuzione. In tutta Europa assistiamo a sempre maggiori fenomeni di intolleranza nei confronti di questa minoranza etnica. E' il caso dell'Italia con i suoi campi nomadi fortemente lesivi dei più elementari diritti umani viste le ubicazioni di molti campi nei pressi di discariche o condizioni ambientali svantaggiate: una situazione da vero e proprio regime di apartheid come è stato definito in un rapporto dell'ERRC (European Roma Rights Center).

 


Condizioni rese ancora più gravi da un'assurda politica di sgomberi, espulsioni, criminalizzazione politico-mediatica, emarginazione a tutti i livelli, annientamento attraverso un strategia volta a privare le famiglie Rrom di qualsiasi mezzo di sostentamento. Anche l'Austria, dove nonostante il riconoscimento costituzionale di minoranza linguistica nazionale, continuano gli atti di intolleranza verso i Rrom, si è segnalata per un atteggiamento persecutorio. L'episodio più grave si verificò il 4 febbraio 1995 quando quattro cittadini del Burgenland, in Austria, vennero assassinati perché erano Rrom. Erwin Horvath, Karl Horvath, Peter Sarközi e Josef Simon vennero uccisi per motivi di odio razziale. Da allora ci sono stati alcuni miglioramenti nella situazione dei Rrom, la discriminazione nei loro confronti però non è mai cessata.
E la stessa situazione di intolleranza da parte della popolazione di maggioranza si verifica nella Repubblica Ceca, in Polonia, in Ungheria, in Slovacchia, in Romania. La situazione risulta particolarmente grave in Kosovo dove le stesse istituzioni europee non garantiscono l'assistenza minima ai profughi Rrom, lasciandoli alla mercé di estremisti albanesi. Nel giugno 1999, poco dopo l'arrivo delle truppe NATO, la maggioranza della popolazione Rrom e Ashkali fu cacciata dalle proprie case da estremisti albanesi e le loro case bruciate. Omicidi, stupri, rapimenti, torture e persecuzioni razziste hanno costretto 130mila su 150mila Rrom e Ashkali a lasciare il paese. Mentre venivano ricostruite decine di migliaia di case di Albanesi, le truppe della NATO e della KFOR restavano a guardare impassibili come 14 mila case su 19 mila case e 75 quartieri e villaggi delle minoranze Rrom e Ashkali venivano distrutti. La Comunità Internazionale finora ha ricostruito solo 200 di queste case. Questo è un quadro desolante della situazione della minoranza Rrom e Sinta in Europa: con la Giornata internazionale a loro dedicata, l'augurio dell'Associazione per i popoli minacciati è che si apra una riflessione profonda sui crimini del passato e su quelli del presente, per favorire un'integrazione rispettosa della diversità culturale. D.S.

Nella foto, locandina della Giornata mondiale del popolo Rrom – http://lesrroms.blogg.org

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Casilino 900: Annamaria Addante, Presidente del Municipio VIII, risponde al Gruppo EveryOne

Roma, 7 aprile 2008. Annamaria Addante, Presidente del consiglio del Municipio VIII risponde alla "Lettera aperta" inviatale l'altro ieri da Roberto Malini a nome del Gruppo EveryOne. Ecco il testo della risposta: "Io non mi macchio di nessun crimine, la prego di andare a visitare il Casilino 900 prima di parlare. I Rom sono rimasti una minoranza e non ci hanno mai dato fastidio visto che il campo esiste da 40 anni. Solo che oggi oltre i Rom c'è di tutto, spaccio, rapine, furti e inoltre bruciano notte e giorno materiale tossico per ricavarne il rame e facendo respirare diossina sia a noi cittadini che a quegli innocenti bambini che vivono in quel campo. Io mi adopererò per far trasferire il campo in una situazione di vivibilità, chiedendo di arrestare o rimpatriare tutti coloro che delinquono. La sua organizzazione, perché non va al campo a dire di non bruciare, non spacciare droga, non rubare? Non tutti i poveri sono brava gente. Inoltre mi permetta di dirle che i nuovi aguzzini sono quelli che cercano di mettersi in pace la coscienza difendendo i Rom dai salotti buoni e si muovono solo quando si parla di sgombrare. Ritengo che come si vive oggi nel Casilino 900 vi dovrebbe fare indignare, io ci sono andata a vedere e farò di tutto affinché quella gente non viva più in quel modo, ma certo non difenderò né gli spacciatori né i delinquenti. Il nostro Municipio sta facendo tutto il possibile per aiutare i Rom e per l'inserimento scolastico: vada a vedere il campo di Salone e non confonda chi vuole la legalità e il rispetto dei diritti umani per tutti e non solo per i Rom, perché anche i cittadini hanno diritto a non respirare diossina. Cordiali saluti, Annamaria Addante".



Gentile Annamaria, innanzitutto, grazie della risposta e dei toni civili, che si prestano all'apertura di un dialogo, la via maestra per conseguire, insieme, la migliore soluzione a un'emergenza che si presenta difficile. Al Casilino vi sono circa 900 Rrom, fra cui circa 250 bambini. Lei vuol dire, con la Sua cortese risposta, che vi è una maggioranza di potenziali criminali o "asociali", fra quei bimbi infreddoliti, affamati, emarginati, bisognosi di cure e di affetto? E' questo che significa la Sua frase: "Non tutti i poveri sono brava gente"? Lei vuol dire che quei piccoli, vessati e umiliati dalla Sua Roma, non sono "bravi bambini"? No, Annamaria, non credo che Lei intendesse questo. Sarebbe disumano e di certo Lei ama i bambini ed è una donna di buona volontà e delicati sentimenti. Oltre ai 250 bimbi, vi sono 250 ragazzini, ragazzini che i loro coetanei italiani – non certo per colpa Sua, Annamaria! – trattano come esseri diversi e inferiori e che parte della "brava gente" di Roma insulta, minaccia, umilia fino all'annientamento morale, a lacrime che nessun fazzoletto potrà mai asciugare. Lei vuol dire, con la Sua frase, con il Suo messaggio, che quei fanciulli, quegli adolescenti macilenti - alcuni di loro mi ricordano le foto dei giovanissimi Rrom rinchiusi ad Auschwitz, nello Zigeunerlager - sono cattive persone, esseri umani la cui indole è geneticamente votata al crimine, allo spaccio, al furto, alla truffa, alla violenza? Non penso neanche che Lei alludesse a questo. Il "potenziale criminale" di natura atavica, genetica è un grave pregiudizio e non ha ovviamente alcun fondamento nella società civile né nella natura umana. La pensavano così gli aguzzini di Hitler, amica mia, e non certo Lei: lo so o almeno voglio crederlo. Al Casilino 900 vivono inoltre 200 donne, fra cui molte mamme che versano in condizioni drammatiche: mamme senza latte, senza pane, senza neanche un bicchiere d'acqua pura per i loro figli, proprio nella Capitale, città di opulenza e buona cucina. Sono quelle donne, molte delle quali giovanissime, molte delle quali in uno stato di salute assolutamente precario, sono quelle donne che "non vogliono la legalità o il rispetto dei Diritti Umani"? Sono quelle donne (donne che una società civile dovrebbe assistere con amore), quelle mamme (che dovrebbero essere messe in condizioni di crescere i loro bambini), sono loro il terribile problema del Casilino 900, la spaventosa minaccia per gli onesti cittadini? Sono convinto che Lei concordi con noi: quei 250 bambini, quei 250 fanciulli, quelle 200 donne sono persone in difficoltà: i poveri che le religioni e le leggi morali ci chiedono di aiutare e non di perseguitare. Dunque terminiamo il censimento di quel "covo di criminali" che secondo Lei sarebbe il Casilino. Rimangono circa 70 uomini adulti sofferenti di patologie gravi (inabilità, cardiopatie, infezioni di entità ragguardevole) – che di certo non sono i "mostri " di cui Lei parla – e 130 uomini adulti, per lo più capifamiglia che devono impegnarsi e ingegnarsi ogni giorno per portare ai loro bambini, alle loro donne quell'acqua, quel latte, quel pane che la persecuzione nega loro. Lo sa? quei 130 uomini sono per la maggior parte eroi, come lo erano i padri di famiglia del Ghetto di Varsavia o di quello di Lodz, nella Polonia devastata dalla guerra e dall'Olocausto. Se Lei ritenesse che il 10 per cento di quegli uomini, di quegli eroi è costituito da criminali, Lei affermerebbe qualcosa di gravissimo: affermerebbe che fra i Rrom la percentuale di persone che violano le leggi è superiore a quella delle altre etnie. Sarebbe come affermare, come scritto sopra, che i Rrom sono geneticamente portati al crimine: un'affermazione improntata all'odio razziale, non al buon senso né allo spirito della civiltà. Parleremmo comunque, anche in questa ipotesi estrema e indegna anche solo di essere espressa, di 13 persone. 13 persone, oltretutto, giustificate dalle condizioni di indigenza tragiche, condizioni che hanno portato i loro fratelli, i loro familiari a una speranza di vita media di soli 35 anni, contro gli oltre 80 anni degli altri cittadini europei. La diossina del Casilino 900, cara Annamaria, è il prodotto della persecuzione e del razzismo delle istituzioni. E' diossina – anzitutto – morale, che ammorba cuori, idee e coscienze. E ora, se vuole, ci offriamo noi del Gruppo EveryOne di accompagnarLa in una visita al Casilino 900: venga a vedere la verità, con coraggio e senza alcun codazzo di gendarmi. Venga a vedere, per la prima volta, il Casilino. Poi deciderà se è il caso di proseguire sulla via della discriminazione e di una persecuzione disumana o di intraprendere, al contrario, una via nuova: quella dei Diritti Umani e della desegregazione. Con fiducia, il Gruppo EveryOne.
 

Nella foto, Annamaria Addante

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Un appello alle Istituzioni di Napoli: tracciamo insieme una nuova via di civiltà

3 aprile 2008
Premessa: il Gruppo EveryOne invia questa e-mail a diverse personalità politiche di Napoli, soprattutto a quelle che si sono distinte per azioni e idee nel campo dei Diritti Umani contrapponendosi per civiltà all'attuale deriva razzista, xenofoba e intollerante che coinvolge ormai il nostro Paese. Come avveniva in tempi oscuri, avviene anche ai nostri giorni: quando il potere e gli interessi particolari prevalgono sulle istanze civili, sulla difesa delle categorie più deboli, allora le società iniziano a combattere gli inermi, i diversi, coloro che non hanno voce: i mendicanti, i poveri, gli zingari, gli stranieri. Sono i capri espiatori di una comunità che ha perduto la luce, che ha rinnegato i più alti ideali di verità e giustizia, che ha dimenticato l'ammonimento dei testimoni di altre persecuzioni, di altri genocidi, di altro orrore. Vi preghiamo di dedicare anche solo pochi minuti ai nostri siti internet: www.annesdoor.com e www.everyonegroup.com. La forza degli ideali e della fede in una società più giusta, l'impegno di chi raccoglie l'eredità delle vittime e degli eroi è una forza che può ancora evitarci di cadere nella barbarie, nella persecuzione dei deboli, che può consentirci di essere uomini e donne buoni, pur con tutte le nostre debolezze. Il nostro Gruppo ha proposto la Città di Napoli per un'onorificenza che il capoluogo campano meriterebbe: abbiamo presentato al Museo Yad Vashem di Gerusalemme la candidatura di Napoli quale CITTA' DEI GIUSTI, in virtù del ruolo che la cittadinanza partenopea ebbe durante l'Olocausto, quando si rifiutò di tradire la comunità ebraica e si oppose con ineguagliabile eroismo all'atroce giogo nazista. Gli EBREI di allora sopravvissero e questo fa di Napoli una città senza pari, un esempio per tutto il mondo. Oggi le Istituzioni, soprattutto qui in Italia, perseguitano i ROM, che sono gli ebrei del nostro tempo. Vi sono due Risoluzioni europee e un documento del Cerd (Nazioni Unite) che condannano la politica razziale attuata dall'Italia contro i Rom e vi è una denuncia per CRIMINI CONTRO L'UMANITA' accolta dalla Corte Penale Internazionale de L'Aja (trovate tutto in www.everyonegroup.com). Noi crediamo che Napoli possa distinguersi ancora e possa indicare alle altre regioni, alle altre città italiane scivolate nell'orrore di una persecuzione terribile - cha ha condotto a soli 35 anni la speranza di vita degli zingari in Italia! - la via della giustizia sociale, del rispetto dei Diritti Umani e dei Diritti dei Popoli. Imploriamo Napoli affinché non segua le orme delle Istituzioni del resto d'Italia e dica NO alla deriva razziale. La gestione dell'emergenza-Ponticelli (presentata qui di seguito) potrebbe essere il primo passo di una politica umanitaria, in linea con le normative internazionali che tutelano le minoranze etniche e le persone indigenti. Successivamente, il Gruppo EveryOne è disponibile per DONARE alla città di Napoli una collezione di oggetti d'arte e tradizionali, di documenti e fotografie legati al popolo Rom: una collezione preziosa che possiamo incrementare grazie alla collaborazione con diverse organizzazioni internazionali e che potrebbe essere la base del PRIMO MUSEO DI STORIA E CULTURA DEI ROM esistente in Occidente. Naturalmente dovrebbe trattarsi di un Museo istituzionale e permanente. Provate a immaginare che esempio di CIVILTA' e CULTURA RAPPRESENTEREBBE PER L'EUROPA! E ora, passiamo al caso-Ponticelli. Attendiamo un Vostro riscontro. Cordiali saluti, Roberto Malini
 


Rrom di Ponticelli: una proposta alle Istituzioni di Napoli

Gli oltre quattrocento Rrom romeni che vivono attualmente a Ponticelli , nel comune di Napoli, sono a rischio di sgombero, senza che le Istituzioni locali abbiano approntato alcun piano alternativo mirato ad evitare che l'allontanamento si trasformi in una tragedia per le famiglie, i bambini, i malati, le donne incinte. Il Gruppo EveryOne affianca l’Opera Nomadi di Napoli e sottoscrive la sua denuncia. Opera Nomadi, infatti, considera l'imminente operazione di sgombero come un tentativo di strumentalizzazione da parte di gruppi politici e sedicenti comitati di cittadini locali, "volta ad allontanare in maniera forzata questa popolazione pacifica e laboriosa (al di là degli stereotipi offerti dal pregiudizio), in vista dell’inizio dei lavori per la Città della Musica il prossimo 4 agosto. Nonostante le pratiche di sgombero siano oggi dai più considerate inutili e costose, si continua a perseguire la strada del rifiuto violento dell’altro, che porta ad allontanare verso il territorio altrui i propri Rrom, per poi accogliere in seguito quelli sgomberati altrove, dilapidando denaro pubblico senza che alcuna urgenza né umanitaria né logistica trovino mai soluzione".
Opera Nomadi Napoli e il Gruppo EveryOne chiedono con fermezza che le autorità di Napoli si attengano alle Direttive e alle Risoluzioni europee che prevedono che gli Stati membri attuino politiche di desegregazione e aiuto nei confronti dei Rrom e che venga presa in considerazione e attuata al più presto l’ipotesi, già al vaglio dell’Assessorato Politiche Sociali del Comune di Napoli, di un Centro di Accoglienza per Rrom rumeni, come già esiste da tempo a Soccavo (la “G. Deledda”), con ottimi risultati sul piano della gestione socializzata del fenomeno.

Per contatti:
Gruppo EveryOne
www.everyonegroup.com
www.annesdoor.com
info@everyonegroup.com
331-3585406

Per il caso-Ponticelli, oltre al Gruppo EveryOne:
Opera Nomadi Napoli
338-2064347

Nella foto, il campo Rrom di Ponticelli in preda a un incendio l'ottobre scorso

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Mendicanti a Firenze: un "ostacolo" da rimuovere o semplicemente esseri umani da proteggere?

Lettera aperta del Gruppo EveryOne all'Assessore comunale alla sicurezza di Firenze Graziano Cioni e ad altre figure istituzionali fiorentine
 

2 aprile 2008
Se le Istituzioni, le autorità civili e religiose, le associazioni e - perché no? - i privati cittadini decidono di abbandonare la via dell'intolleranza e di sostenere i poveri, i Rom e i senza tetto con alloggi, programmi di inserimento nel mondo del lavoro, sostegno a chi non possiede mezzi di sopravvivenza, il "fenomeno" dell'accattonaggio si attenuerà e scomparirà presto, senza bisogno di particolari "politiche" o "regolamenti". Lo sfruttamento ignobile è quello perpetrato da politici, autorità, stampa, organizzazioni che speculano orribilmente sull'indigenza, sull'emarginazione, sulla debolezza di chi è inerme e diverso. Come è possibile che un singolo caso assolutamente irrilevante sotto l'aspetto del diritto (purtroppo un nonvedente può inciampare su una carrozzina, uno skateboard, un bambino, un cane, un sasso, una valigia: è il dramma della cecità, non la colpa di chi - nelle città - magari per un altro dramma, si trasforma in "ostacolo"), come è possibile - scrivevo - che un episodio dia il la a nuovi provvedimenti persecutori? Nessuno ama essere povero, lavare i vetri ai semafori, chiedere la carità, umiliarsi per ottenere un tozzo di pane, vedersi negata ogni richiesta di lavoro, avere una speranza di sopravvivenza di soli 35/40 anni (come i Rom di Firenze, contro gli 80 anni dei cittadini fiorentini), assistere a una mortalità dei propri bambini che è 15 volte superiore a quella degli altri! Combattere la povertà non vuol dire - come ritenevano Hitler e il suo corteggio - combattere i poveri. Combattere la povertà significa impegnarsi per creare a loro beneficio condizioni di vita possibili e un futuro meno buio di quello che il pregiudizio che oggi è così forte in Italia pone davanti a loro. Se desiderate una consulenza seria in tal senso, il Gruppo EveryOne, ben rappresentato a Firenze, è a vostra disposizione, COMPLETAMENTE GRATIS! Roberto Malini, Gruppo EveryOne

 


 

Qui di seguito, l'ennesimo articolo (da ADN Kronos) che riassume la "Questione mendicanti" a Firenze e i provvedimenti che le Istituzioni locali intendono assumere:

Firenze, dopo i lavavetri 'stop' ai mendicanti

Firenze, 1 apr. (Adnkronos) - Poco più di sette mesi dopo la famosa e contestata ordinanza anti-lavavetri, il Comune di Firenze sta pensando a un nuovo provvedimento per impedire ai mendicanti di chiedere l'elemosina sdraiati sul marciapiede, causando pericoli ai pedoni e al traffico. Lo ha annunciato l'assessore comunale alla sicurezza di Palazzo Vecchio Graziano Cioni, lo stesso dell'ordinanza contro i lavavetri.

Il provvedimento arriva dopo che nei giorni scorsi una signora fiorentina non vedente è caduta inciampando contro un mendicante. ''L'accattonaggio non è un reato - ha spiegato Cioni - ma i mendicanti distesi per terra costituiscono un grave ostacolo. Per questo stiamo pensando a un regolamento della polizia municipale che preveda anche nuove norme sul fenomeno e che dovrà poi essere approvato dal Consiglio comunale. Vedere quei mendicanti stesi tutto il giorno sui marciapiedi fa pensare quantomeno a uno sfruttamento ignobile''.

Cioni ha spiegato che sono allo studio anche altre misure, come quella che potrebbe proibire ai turisti di toccare la porta del Battistero in piazza San Giovanni, davanti al Duomo.

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Casilino 900, le ruspe non possono passare su 40 anni di storia rom

da “Liberazione” – di Valeria Morando

29 marzo 2008

Da 16 giorni gli abitanti del Casilino 900 vivono senza energia elettrica e quindi senza acqua, illuminazione e riscaldamento. Le "abitazioni"di lamiera sono gelide. Dall'imponente blitz del Nucleo Radio Mobile dei Carabinieri dell'11 marzo scorso, non è cambiato assolutamente nulla e continua l'arbitrario distacco della centralina Acea.
Rudi, che al Casilino 900 ci vive, racconta che “i bambini sono spaventati e soffrono il freddo. Noi stiamo in questo posto da molti anni e spostarci in campi enormi, fuori dalla città, significherebbe distruggerci”.
La mancanza di acqua e i controlli continui da parte dei carabinieri stanno creando un clima di nervosismo e frustrazione aggravato dalla notizia, purtroppo confermata, dell'imminente sgombero previsto per la fine dell'anno scolastico.

 


Attualmente ci sono 245 minori iscritti in 24 istituti scolastici del Municipio VII; dove andranno dopo lo sgombero è ancora cosa ignota.
La mortalità infantile dei bambini rom è 5 volte superiore a quella dei bambini italiani e la speranza media di vita per un adulto è di 35-40 anni. Il Gruppo EveryOne si occupa della questione rom da molto tempo e ha presentato due denunce internazionali: una alla Cerd (Committee on the Elimination of Racial Discrimination) e l'altra al tribunale dell' Aja.
La prima ha chiamato l'Italia a rispondere del comportamento discriminatorio nei confronti dei rom. Il nostro paese, in perfetto "italian style", ha semplicemente negato gli sgomberi.
La seconda, verso istituzioni e principali città italiane chiamate a rispondere di crimini contro l'umanità è stata accettata e le è stato assegnato un numero di protocollo. Ora spetta alle autorità italiane rispondere di tali accuse.
EveryOne sta portando il caso del campo del Casilino 900 all'attenzione del Parlamento Europeo, con l'appoggio dell'eurodeputata rom Viktória Mohácsi: “Proponiamo la creazione di ‘campi di qualità' almeno fino a quando non ci saranno alloggi adeguati. Sarebbe bello poter sistemare anche Casilino 900 per preservare la cultura di una società tradizionale ormai stanziata da tempo. Distruggerlo sarebbe come eliminare un patrimonio che ha il valore di luogo della memoria. Non si possono passare le ruspe su 40 anni di vita”*.

*La frase è di EveryOne e non dell'onorevole Viktória Mohácsi (un lettore ci ha fatto notare che non lo si deduce con sufficiente chiarezza leggendo il pezzo).

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Propaganda elettorale, propaganda razziale

di Dijana

Oggi a mezzogiorno Daniela Santanchè ha deciso di farsi uno spot elettorale nel campo della Bovisa. L'abbiamo saputo e siamo andati là un po’ prima. Abbiamo parlato con i Rom e insieme a loro abbiamo creato un comitato di accoglienza. L'Onorevole è arrivata con una decina di uomini di scorta, era indignata per gli urli delle persone spaventate e agitate, è entrata nel campo, ha fatto l'intervista dicendo che tutte le cose che sono lì dentro sono "la roba rubata ai cittadini milanesi" e se ne andata.
Ecco qualche foto che si commenta da sola, trovata sulla pagina di Vivimilano del Corriere della Sera (www.corriere.it):

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Casilino 900: difendiamo la vita di tante famiglie Rrom e un luogo che appartiene alla loro Storia e alla loro Memoria

di Roberto Malini

25 marzo 2008

Il mio articolo "Casilino 900: fermiamo il pogrom" ha ricevuto ampie attenzioni da parte di personalità politiche, giornalisti e attivisti, tanto che abbiamo deciso di tradurlo in inglese e diffonderlo anche fuori dai confini dell'Italia, insieme alle più interessanti e utili riflessioni che possano aiutare – in base al diritto e al valore della solidarietà – a evitare uno sgombero che cancellerebbe, oltre a tanti anni di vita e di sofferenza di famiglie Rrom, anche tanti progetti per il futuro, costruiti fra mille difficoltà: progetti di famiglie che desiderano solo vivere. Terremo conto anche delle letture "critiche" del mio testo, una delle quali, in particolare, è stata pubblicata in un blog "amico" dei Rrom e mi è stata anche recapitata affinché la leggessi. Ecco un passaggio della disamina del mio articolo: "In questi giorni sul web circola una riflessione del gruppo EveryOne in merito alla volontà politica di sgomberare il campo nomadi di Roma Casilino 900. Nella riflessione su Casilino 900 Roberto Malini scrive testualmente: 'Casilino 900: il campo rom più antico di Roma, uno dei più vecchi d'Europa, vero e proprio patrimonio tradizionale e culturale, indispensabile per comprendere la Storia degli zingari in Italia dal dopoguerra ai giorni nostri, sta per essere sgomberato'. Stento a credere che si possa arrivare a simili affermazioni, è pura follia definire 'patrimonio tradizionale e culturale per comprendere la storia degli zingari in Italia' un luogo di segregazione, disperazione, esclusione come il campo nomadi che non c’entra nulla con la cultura romani, politica dei campi nomadi che è stata subita da Rom e Sinti perché promossa, realizzata e politicamente gestita da ESTERNI al mondo Rom e Sinto".

Il commento al mio pezzo mi invita, inoltre, a smettere di utilizzare il termine Rrom e a preferirgli quello usuale in Italia: Rom. Qualche mese fa, in Israele, parlavo dei luoghi dell'Olocausto con alcuni testimoni del genocidio degli ebrei d'Europa: Hanneli Pick-Goslar, Ruth Bondi, Simcha Appelboim, Tamara Deuel, Mirjam Waterman Pinkhof, Halina Birenbaum e altri. Ognuno di loro, che ha vissuto sulla propria pelle e nella propria anima l'orrore della persecuzione, mi diceva che provava un grande dolore quando si accorgeva, viaggiando in Europa, che alcune località della Shoah venivano cancellate, che strade, muri, pietre che avevano conosciuto il dolore degli ebrei diventavano irriconoscibili, coperte da nuova calce, nuovo asfalto, nuovo cemento. "Molti vogliono dimenticare che la cultura degli ebrei della Shoah è una cultura di dolore e morte," mi ha detto Mirjam Pinkhof, eroina ebrea che strappò agli aguzzini nazisti 70 bambini del suo popolo, "molti vogliono dimenticare che la cultura degli ebrei della Shoah è la cultura di un popolo massacrato. Noi no, noi vogliamo ricordare, perché le strade dei ghetti, la terra dei campi di morte, le piastrelle delle camere a gas e i mattoni dei forni crematori sono la nostra eredità e impediscono che l'oblio si sostituisca alla memoria". I testimoni delle persecuzioni ci guidano e la nostra direttiva etica è espressa dalle parole che instancabilmente ripetono da sessantatrè anni. Ecco perché dobbiamo coltivare, accanto alla speranza, la cultura del dolore; ecco perché dobbiamo preservare i documenti che testimoniano le vessazioni subite da individui e popoli nella Storia; ecco perché dobbiamo impedire che la modernità distrugga luoghi su cui si è svolta la vicenda di gruppi etnici, famiglie, singoli esseri umani, anche quando tali luoghi siano stati "promossi, realizzati e gestiti da ALTRI" e trasudino – oltre che "vita" – dolore.

Il Gruppo EveryOne sta conducendo una difficile campagna per salvare dalle ruspe e da uno sgombero iniquo il quartiere Rrom di Sulukule, in Turchia, risalente al XV secolo. Il Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdoğan, ha affermato qualche giorno fa che "Sulukule è un insediamento BRUTTO, sporco e vecchio". Gli abbiamo risposto - ottenendo ampi consensi da parte dell'UNESCO e di altre autorità politiche locali – che bisogna salvare Sulukule perché rappresenta la memoria dei Rrom successivamente alla loro emigrazione dall'India e questo suo valore va ben oltre l'esteriorità del quartiere. Inoltre, bisogna salvare Sulukule perché è il posto in cui vivono quasi mille famiglie Rrom, il posto in cui vivevano i loro antenati, il posto in cui sono cresciuti i loro bambini. Lo stesso vale per il campo Rrom del Casilino 900: va salvato in primis perché accoglie oltre mille esseri umani che non dispongono attualmente di un'alternativa ove abitare, in secondo luogo perché rappresenta tanti anni di vita Rrom, una vita di povertà e sacrifici – come da noi scritto più volte – ma anche di unione, di coraggio, di fede nel futuro. Salviamo il Casilino 900 perché per tante famiglie Rrom è casa. Salviamo Casilino 900 perché è un importante "patrimonio tradizionale e culturale per comprendere la storia degli zingari in Italia". Riguardo al termine Rrom, è la sola grafia corretta e rimandiamo sull'argomento agli studi linguistici dei professori Marcel Courthiade, Saimir MIle, Ion Cepleanu e altri. E' la grafia che il Gruppo EveryOne ha scelto di utilizzare, anche se riteniamo pienamente accettabile l'impiego di altre grafie e definizioni, purché etimologicamente corrette.

Nelle foto (risalenti ai primi anni '80), alcune vedute del campo Rrom di Casilino

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Dijana Pavlovic:«Sono zingara, forse deputata»

13 marzo 2008
Candidata nelle liste della Sinistra Arcobaleno e sostenuta dal Gruppo EveryOne, Dijana è l'unica candidata Rrom al Parlamento italiano. Si tratta di una donna di straordinaria tempra morale, coraggiosa, preparata: la persona giusta per sostenere le istanze di un popolo perseguitato, dall'interno delle Istituzioni. Il giornalista Nino Luca commette un errore, dettato da un residuo di pregiudizio, quando la definisce "candidatura provocatoria", perché Dijana Pavlovic ha idee chiare, programmi concreti e un bagaglio di conoscenze con pochi eguali in Italia, riguardo alla situazione dei Rrom, alla loro Storia, alle leggi che li riguardano, alle loro tradizioni e alla loro antica cultura. Ecco il testo dell'intervista che Dijana ha rilasciato al Corriere della Sera il 13 marzo scorso: un vero manifesto contro il pregiudizio. (RM)

Attrice, moderatrice culturale, è nelle liste della Sinistra Arcobaleno. Ha 31 anni, è serba e di etnia rom. Spiega perché si candida: «Voglio aiutare i rom e con loro difendere i diritti di tutti»

di Nino Luca - Corriere della Sera "Vivimilano", 13 marzo 2008

MILANO - Dopo la pornostar Cicciolina, il transgender Luxuria, arriva una nuova candidatura provocatoria per il parlamento italiano: la zingara. Dijana Pavlovic, serba e romni (donna di etnia rom), attrice e mediatrice culturale è, infatti, la numero 8 della lista della Sinistra Arcobaleno alla Camera. «Il comitato nazionale rom e sinti ha chiesto a tutti i partiti italiani di candidare un suo rappresentante. La Sinistra Arcobaleno è stata l'unica a rispondere», spiega Dijana. «Ma di certo, mai mi sarei candidata con Berlusconi o con Veltroni. Non mi sarei messa in lista con chi vuole «patti di sicurezza» o con chi vuole cacciare via dal Paese chi è diverso». Ama la sua gente, 31 anni anni, non ha figli. Strano per una rom: «Ho posticipato l'evento. Ho studiato e mi sono laureata. Ma adoro i bambini. Ci lavoro tutti i giorni». E allora la provochiamo: «Se avessi dei bambini li manderesti a chiedere l'elemosina? «Certo se avessi problemi economici , - ci risponde - e se mi trattassero male come oggi vengono trattati gli zingari, allora non mi farei scrupoli. Ora però ho un solo obiettivo. Andare in Parlamento per cercare di risolvere le problematiche dei rom e con loro difenderò i diritti di tutti gli italiani».
Per strada canta, beve alla fontana, gioca con la gente, chiede il voto per la sua lista e ottiene sorrisi. Quando vuole leggere la mano qualcuno scappa. Poi si avvicina una nomade romena che le chiede l'elemosina e allora coglie l'occasione per spiegarci i problemi dei rom di via Triboniano e di quelli che vivono a Sesto San Giovanni: «Da più di un anno vivo con loro nelle baracche, nel fango sotto la pioggia e vedo le donne partorire per strada. Posso assicurare che ci sono anche i rom buoni, quelli onesti, come me. E sono la maggioranza». E se ne va, in attesa di conoscere Fausto Bertinotti, venerdì 14 alla presentazione al teatro Smeraldo, decisa a giocarsi le sue chances.

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Ce l'abbiamo fatta! Dijana Pavlovic è entrata nella Lista Arcobaleno!

7 marzo 2008. Il comitato promotore per Dijana Pavlovic ci conferma l'attesa notizia: "Ce l'abbiamo fatta e vi ringraziamo per il vostro sostegno! Saluti a tutti i membri di EveryOne Group!". Il Gruppo EveryOne non fa politica, ma ha appoggiato con assoluta convinzione la candidatura della Rromnì Dijana Pavlovic nella Lista Arcobaleno. E' il primo passo, perché adesso Dijana deve diventare deputato del Parlamento italiano: unica voce Rrom che possa esprimere il dolore di un popolo perseguitato. Abbiamo incontrato Dijana sul campo, durante uno sgombero in via Triboniano, mentre documentava con una videocamera la barbarie di uno sgombero, l'arroganza e la violenza delle forze dell'ordine, la sofferenza delle vittime Rrom insultate, percosse, umiliate, allontanate verso il nulla in una drammatica "marcia della morte". Dijana era lì, per sostenere la sua gente nell'ora della persecuzione, nel mostruoso frangente del pogrom, per sostenere le famiglie Rrom vessate da un potere malato di razzismo con il suo grande cuore di donna. Tutti i membri del Gruppo EveryOne hanno deciso di sostenere ora e nel prossimo futuro una giovane donna di notevole valore umano, una persona che ha realmente a cuore il futuro dei circa 200 mila Rrom che vivono in Italia e si batte con tutte le sue energie contro il mostro della discriminazione. "Per questo noi abbiamo proposto alla Sinistra l’Arcobaleno di accogliere nelle proprie liste Dijana Pavlovic," afferma con fierezza il comitato promotore, "una Rromnì serba, cittadina italiana, impegnata, nella sua attività di attrice e in quella civile quotidiana, nella battaglia contro tutte le forme di pregiudizio e di razzismo, in particolare quelle che colpiscono il suo popolo, l’anello più debole della catena sociale contro il quale si sfogano le ansie, le insicurezze di una società sofferente di ingiustizia, precarietà e diritti negati".
 


Breve curriculum di Dijana Pavlovic
Nata in Serbia l’11.11.1976, laureata presso la Facoltà di Arti drammatiche di Belgrado, è cittadina italiana dal 1999.
Candidata alle elezioni comunali di Milano del 2006 nella lista Uniti con Dario Fo per Milano, dopo i fatti di Opera, nel gennaio 2007 è tra i promotori della Rete Nopattodilegalità che raccoglie associazioni, comitati, esponenti della società civile contro il Patto di legalità e socialità del Comune di Milano che sottopone a un doppio regime legale i cittadini Rom. Con questa rete organizza per il 2007 iniziative – come la grande partecipazione dei Rom al corteo del XXV Aprile – e sostegno alle condizioni di precarietà dei Rom (a Milano circa 40 sgomberi in un anno).
Nell’ottobre 2007 con lo sciopero della fame contro il Comune di Milano favorisce la costituzione di un tavolo – che raccoglie le associazioni e il sindacato milanesi – che elabora una piattaforma di intervento sulla questione Rom . Contribuisce a costituire il Comitato Rom e Sinti insieme, prima forma di auto organizzazione dei Rom. Per nome di questo Comitato interviene alla Conferenza europea sulla popolazione rom organizzata dai ministeri degli Interni e della Solidarietà sociale, il 22, 23 gennaio 2008 e alla audizione del Comitato dell’ONU per l’eliminazione della discriminazione razziale, a Ginevra il 20 e il 21 febbraio 2008. Sul piano artistico e culturale – con una carriera in Italia di attrice di teatro, cinema e tv – nel 2006 è coautrice e protagonista di Porrajmos, azione scenica con testi e musiche sullo stermino dei Rom; coautrice e protagonista di Rom Cabaret, spettacolo costruito con testi della poesia popolare, canzoni e racconti della cultura rom che rappresenta in diverse realtà; promuove e anima la Settimana Rom nell’ottobre 2007 a Milano; in occasione della giornata della memoria, febbraio 2008, organizza con la casa della cultura di Milano una iniziativa con testimonianze dello sterminio di ebrei e “zingari”, infine è attiva in tutte le occasioni di dibattito sul territorio nazionale sul tema della discriminazione e della questione Rom.

 

Nella foto, Dijana Pavlovic

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Rifugiato gay iraniano, Gruppo EveryOne: "Regno Unito è un pericolo per i rifugiati". Rapporto di denuncia verrà presentato in Europa.

L'Home Office UK: "Un gay in Iran può tornare, basta che sia discreto"

9 marzo 2008
In un articolo apparso venerdì 7 marzo 2008 sul quotidiano “The Independent”, Simon Hughes, presidente dei Liberal Democratici e braccio destro del leader della Camera dei Comuni, ha affermato: “L’Home Office sostiene che una persona omosessuale può tornare in Iran ed evitare la persecuzione rimanendo ‘discreta’. Peccato che in Iran essere discreti significhi rinnegare la propria identità. La punizione per chi non riesca a rinnegare se stesso non è nient’altro che la tortura o la morte”.
La stessa tesi era stata già denunciata dai membri del NNRF (Nottingham and Notts Refugee Forum) anni or sono: “L’Home Office dichiara che se una persona omosessuale sarà meno visibile nell’essere gay o lesbica non attirerà l’attenzione dei persecutori” scrive Richard McCance nel sito web dell’associazione di rifugiati.
Il Gruppo EveryOne, che dall’inizio ha promosso, con la collaborazione del Partito Radicale Transnazionale, Nonviolento e Transpartito e delle associazioni Nessuno Tocchi Caino e Certi Diritti, la campagna per la vita del suo membro Seyed Mehdi Kazemi, depositerà in settimana in Unione Europea un rapporto di denuncia del comportamento dell’Home Office del Regno Unito nei confronti dei rifugiati richiedenti asilo.

 


“Mehdi deve assolutamente rimanere in Olanda. E’ provato che il Regno Unito porta avanti una vera e propria politica persecutoria nei confronti dei rifugiati, specie se omosessuali” dichiarano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “Le affermazioni dell’Home Office sono gravissime, e contrastano con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. E’ auspicabile un urgente intervento degli organismi europei al riguardo.”
“Nel 2004 una ventinovenne dello Zimbabwe, Thando Dube, stava per morire dopo 33 giorni di sciopero della fame in un centro di detenzione del Regno Unito. La sua colpa? Essere lesbica, cosa che l’aveva indotta a fuggire nel Regno Unito con la speranza di evitare la persecuzione in Patria. Anche a lei l’asilo è stato rifiutato” si legge all’interno del rapporto del Gruppo EveryOne. “Nel settembre del 2003 il 29enne omosessuale Israfil Shiri si è dato fuoco negli uffici dell’immigrazione di Manchester, dopo che gli era stato negato l’asilo come rifugiato omosessuale (sia in primo grado che in appello) ed era stata fissata la deportazione in Iran, dove lo attendeva l’impiccagione. L’anno dopo, nell’aprile 2005, il 26enne gay Hussein Nasseri si è sparato due settimane dopo che l’asilo gli era stato rifiutato dall’Home Office, rifiutandosi così di cadere nelle mani dei boia iraniani”.
Ma secondo il Gruppo EveryOne non sono solo gli omosessuali a fare le spese dell’indifferenza del Governo Britannico: Burhan Namig, classe 1980, è stato deportato il 5 setttembre 2006 dal Regno Unito – dove gli era stato negato l’asilo perché “non a rischio” – verso il Kurdistan, nonostante versasse in grave crisi depressiva e avesse minacciato il suicidio. Arrivato in Kurdistan, Burhan ha avuto un attacco di cuore, conseguente al trattamento disumano ricevuto in un centro di detenzione britannico. Nel febbraio 2007, almeno due curdi iracheni sono stati deportati dal Regno Unito al nord dell’Iraq di nascosto, su un aereo militare contenente medicine e altri aiuti umanitari. Questo nonostante l’escalation di violenza in corso Iraq, in seguito all’intervento americano, e nonostante la regione curda del nord del Paese sia soggetta a continui attacchi terroristici così come a pesanti abusi dei diritti umani. “Teniamo una linea dura con le persone che sono presenti illegalmente sul nostro territorio” ha detto l’anno scorso un funzionario dell’Home Office UK in risposta ad alcune domande dell’IRR (Indepedent Race and Refugee News Network).

 


Ultimo il recente caso di Ama Sumani, 39enne ghanese trasferitasi per motivi di studio nel Regno Unito, dove le era stato diagnosticato un mieloma maligno per cui necessitava di continue cure ospedaliere non sostenibili nel suo Paese d’origine. L’asilo le è stato rifiutato dall’Home Office Secretary Jacqui Smith e la donna è stata prelevata di forza, il 9 gennaio 2008, dall’ospedale universitario di Cardiff, in sedia a rotelle, e rimpatriata in Ghana. Secondo l’Home Office, ciò è avvenuto “con cortesia e dignità”.
“Tutto questo dimostra quanto il Regno Unito e il comportamento del suo Home Office siano pericolosi nei confronti di tutti i rifugiati, a maggior ragione per coloro che, come Mehdi Kazemi o la lesbica iraniana Pegah Emambakhsh, sono attesi in Patria dalle peggiori torture e dalla pena capitale per la propria omosessualità” concludono Malini, Pegoraro e Picciau. “Chiediamo all’Olanda di concedere a Mehdi l’immediato status di rifugiato, al fine di evitare che un’altra vita si spezzi a causa della documentata e pervicace attitudine a violare i diritti dei profughi che è ormai caratteristica di un Paese europeo come il Regno Unito. Chiediamo infine che l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati vigili sui diritti dei profughi che si trovano attualmente sul territorio del Regno Unito e provengono da nazioni in cui rischiano di essere perseguitati, affinché si interrompa la catena di violazioni e di inique deportazioni”.

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Nuove riflessioni sulla morte di Giuseppe Casu e sugli abusi psichiatrici

di Christian e Maria - Telefono Viola, Bologna

9 marzo 2008
Dopo aver letto con attenzione il pezzo datato 5 marzo 2008 riguardante Giuseppe Casu, noi del Telefono Viola di Bologna non possiamo far altro che appoggiare le conclusioni tratte dal gruppo EveryOne e cioè che la punizione del primario da parte delle istituzioni ospedaliere se da un lato riconosce l'abuso del medico, dall'altro canto riconosce e consente l'uso della contenzione purché fatta seguendo le loro regole e procedure "legali", ma il problema di fondo è proprio questo: Giuseppe Casu è morto proprio perché il primario dell'ospedale non ha fatto altro che applicare un protocollo, utilizzando quei procedimenti leciti e consentiti dalla legge.
Quello che è accaduto a Casu non è frutto di un errore medico; non è l'ennesimo caso di italica malasanità, anche se si sarebbero dovuti attuare i necessari controlli medici sul paziente, soprattutto considerata la sua età, ma è la prassi attraverso la quale avvengono tutti i TSO. Il Trattamento Sanitario Obbligatorio si basa infatti sulla stessa procedura: somministrazione di farmaci potentissimi (ed estremamente dannosi per la salute) e contenzione.

La procedura si protrae per 7 giorni (che spesso vengono anche rinnovati). Giuseppe Casu (e altri, molti altri) sono morti perché la legge consente agli psichiatri di drogare con farmaci pericolosi e contro la volontà del paziente, in maniera del tutto arbitraria, qualsiasi individuo fastidioso o "indecoroso", con la sola logica di far funzionare in modo produttivo l'azienda psichiatrica e mantenere l'ordine pubblico, mai per l'interesse e la salute del paziente. Difatti chi soffre "in silenzio" non viene degnato di uno sguardo, mentre chi soffre e dà fastidio viene portato via dal 118. Fermiamoci a riflettere su questo concetto e capiremo tutti a chi e a cosa serva veramente la psichiatria. L'obiettivo principale che ci dobbiamo porre è proprio quello di mostrare all'opinione pubblica che l'applicazione di determinati strumenti quali contenzione, elettroshock e psicofarmaci è perfettamente inutile per "curare" i problemi della mente, ma utilissima al sistema economico-aziendale psichiatrico e che gli strumenti più adatti per venire incontro alla sofferenza umana sono di tutt'altro tipo e comunque non vanno mai – sottolineiamo: mai - imposti con la forza, altrimenti provocano solo danni su danni e nessun beneficio all'individuo.
L'uso stesso della contenzione è definibile come abuso, violazione pura e semplice e per salvare tutte quelle persone socialmente deboli che vengono sepolte vive dentro i nuovi manicomi o rinchiuse senza il consenso della famiglia - o per volontà degli stessi parenti – dobbiamo, con tutti i nostri mezzi, insistere per portare all'orecchio dell'opinione pubblica questi importantissimi concetti, in modo semplice, chiaro e scientifico.

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Giuseppe Casu: il primario che causò la sua morte con il TSO è stato sospeso

di Laura Todisco

5 marzo 2008
La sospensione dal ruolo di primario del medico che si occupò di Giuseppe Casu, morto dopo sette giorni di "martirio psichiatrico" presso l'Ospedale di Is Mirrionis, a Cagliari, è un significativo passo avanti verso l'abolizione del TSO. Tuttavia, considerato che viviamo in uno Stato fortemente repressivo, bisogna stare molto attenti a che la battaglia contro il Tso non si trasformi in una a favore dell'elettroshock. Ed ecco gli ultimi aggiornamenti relativi alla vicenda di Giuseppe Casu. Con una decisione senza precedenti, l'Asl 8 dell'Ospedale della Santissima Trinità di Cagliari ha sospeso lo psichiatra Gian Paolo Turri, 62 anni, fino a ieri direttore del Servizio psichiatrico dell'ospedale Is Mirrionis, dal suo incarico da primario. Questo provvedimento è stato preso in seguito al rinvio a giudizio di Turri per omicidio colposo (in concorso con la psichiatra Maria Rosaria Cantone), avvenuto lo scorso 19 febbraio in relazione al procedimento giudiziario riguardante la morte dell'ambulante di Quartu Giuseppe Casu.

 


Ricordiamo che la morte del signor Casu era avvenuta nel reparto il 22 giugno 2006,dopo sette giorni di sedativi e contenzione fisica. Ciò significa che alla data del 17 aprile, data fissata per l'udienza dibattimentale, Turri dovrà difendersi dall'accusa di omicidio colposo ma non potrà farlo da primario. Il medico ha già annunciato il ricorso al giudice del lavoro, dato che dovrà attendere che venga celebrato il processo e che l'eventuale assoluzione diventi definitiva, prima di poter tornare al suo posto. Ma è risaputo che i tempi della giustizia sono lenti e quindi presumibilmente, se dovessero dilatarsi, l'Azienda lo reintegrerà fra cinque anni. A questo punto si profila la possibilità che l'azienda abbia rimosso il primario, poiché "La gravità dei fatti che vengono contestati dall'Autorità giudiziaria al Dott.Turri può indurre un giustificato allarme sociale idoneo a creare negli utenti diffidenza nei confronti del servizio pubblico", come spiega in una nota il manager della Sanità, Dott. Gino Gumirato. La campagna di informazione legata alla vicenda di Casu, promossa dal Comitato Giuseppe Casu, dal Gruppo EveryOne (che ha avviato anche una petizione nazionale), da Telefono Viola, da Reti Invisibili e da altre organizzazioni che si battono contro gli abusi della psichiatria ha senza dubbio un ruolo fondamentale perché si eviti l'insabbiamento delle responsabilità.
Allo stato attuale delle cose, ciò che realmente conta al fine di portare a buon fine la battaglia contro il Tso, che è una pratica assolutamente iniqua, è il fatto che la commissione nominata dall'Asl prima del procedimento penale, avesse ritenuto non accettabile sotto il profilo clinico, oltre che etico, un così prolungato provvedimento di contenzione fisica (durato ben 7 giorni) che ha causato la morte di Giuseppe Casu. Un'evidenza di abuso che deve essere ricordata e sottolineata in ogni sede.

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Perché la polizia italiana perseguita i Rrom?

 

29 febbraio 2008

Roberto Boni dell'Unione Sindacale di Polizia (U.S.P.) diffonde un comunicato in cui è descritta l'ideologia che anima le forze dell'ordine in Italia nei confronti dei cittadini di etnia Rrom. Si tratta del campionario completo degli stereotipi creati attraverso secoli di pregiudizio e ignoranza riguardo alla realtà di un popolo. 
La campagna razziale in corso da anni in Italia e divenuta particolarmente virulenta negli ultimi tempi ha condizionato, evidentemente, le autorità italiane, il cui giudizio verso i Rrom non è più minimamente obiettivo. Roberto Boni, vice segretario nazionale dell'Unione Sindacale di Polizia, si esprime, purtroppo, in buona fede, convinto di divulgare non una sequenza di pregiudizi gravi, che contrastano con la normativa internazionale che tutela la minoranza Rrom, ma informazioni veritiere. Questo comunicato deve allarmare tutti coloro che si occupano di Diritti Umani, perché è il prodotto di una cultura razzista che potrebbe facilmente trasferirsi, prima o poi, ad altri gruppi sociali o etnie. Si pensi cosa accadrebbe se Istituzioni e media iniziassero a bombardare la cittadinanza con i vecchi stereotipi riguardante gli ebrei, secondo i quali sarebbero astuti e maligni, avidi e lussuriosi, sporchi e superstiziosi, pieni di livore contro i cristiani e dediti a oscure trame volte capovolgere i valori sociali.

 

 

La risposta è semplice: la cattiva informazione susciterebbe timore, odio, desiderio di sicurezza e gli ebrei sarebbero colpiti da leggi razziali simili a quelle che colpiscono i Rrom, a partire dal'iniquo Pacchetto Sicurezza approvato il 27 febbraio 2008. Ho chiesto a un capofamiglia Rrom di commentare il comunicato dell'U.S.P, ma l'uomo mi ha risposto: "Non chiedermi di esprimere un parere, perché temo i poliziotti come la peste. Non immagini neanche come si comportano con noi, con le nostre donne e i nostri bambini! Ci trattano come animali perché sanno che siamo pacifici e che la gente ci odia. Guarda i miei bambini: hanno fame e freddo, sono malati di cuore, nessuno si prende cura di loro. Ti sembrano ricchi? Vedi ricchezza, in questo nostro accampamento?". 
No, naturalmente, non vedo "sfarzo". Vedo la più tragica miseria, la più terribile disperazione. Vedo vittime dell'odio, bambini in condizioni di indigenza disumane, come i loro genitori. E "oltre il campo" vedo aguzzini spietati e sento echeggiare le loro voci, che coprono i lamenti dei piccoli Rrom con parole svuotate di significato. Parole come "legalità" e "sicurezza". R.M.


Ecco il comunicato di Roberto Boni:


U.S.P.: NEI CAMPI NOMADI ANCORA TROPPA ILLEGALITA’ E INGIUSTIFICATO SFARZO DI RICCHEZZA. ESPELLERE IMMEDIATAMENTE DALL’ITALIA GLI ZINGARI  CHE COMMETTONO REATI.

 

Dichiarazione del Vice Segretario Nazionale dell’U.S.P. Roberto BONI.


I controlli periodici effettuati dalle Forze di Polizia nei campi nomadi continuano sistematicamente a far emergere situazioni di grave illegalità, di sfruttamento minorile e di degrado.

Nel frattempo, molte amministrazioni comunali, come ad esempio quella di Roma, continuano però a sperperare milioni e milioni di Euro dei cittadini contribuenti in programmi di assistenza e di ospitalità a 
zingari “indigenti” che […] viaggiano a bordo di costosissimi camper attrezzati, di Mercedes, di BMW e talvolta finanche di Ferrari, tutte in bella mostra in campi attrezzati dove non è più mistero per nessuno che avvengano una moltitudine di loschi traffici e di attività illecite.

Quotidianamente poi, frotte di giovanissimi nomadi, sfuggendo a qualsiasi serio piano di scolarizzazione, vengono dirottati dalle loro stesse famiglie in luoghi turistici, stazioni e aree affollate in genere per compiere furti e borseggi, talvolta addirittura per prostituirsi.

Il visibile sfarzo di ricchezza che sovente si rileva all’interno dei degradati agglomerati di baracche dei campi Rom, contrasta fortemente con quella falsa immagine di miseria e di emarginazione che, in molti casi, rappresenta solo un utile “specchietto per le allodole” per giustificare la richiesta di assistenza.

 


E proprio la sostanziale impunità e il “forsennato assistenzialismo” sono probabilmente la causa principale di quella massiccia invasione di nomadi e di rumeni che ha innalzato i tassi di criminalità a livelli ormai non più tollerabili, costringendo i cittadini italiani ad una forzata quanto impossibile convivenza con chi non ha affatto intenzione di integrarsi e di rispettare le leggi del paese che lo ospita. Peraltro, il garantismo indiscriminato invocato a gran voce da taluni politicanti inetti sempre pronti a innalzare la bandiera 
dell’antirazzismo per giustificare qualsiasi iniziativa che cozza contro la ragione e il buon senso, ha finora penalizzato innanzitutto gli zingari onesti, a solo e esclusivo vantaggio di quelli che sono invece stabilmente dediti al crimine.

Il problema dei nomadi è soprattutto un problema di ordine e di sicurezza pubblica e, quindi, di Polizia. Ogni giorno, infatti, decine e decine di Operatori delle Forze dell’Ordine sono sottratti ai loro compiti per il trattamento di zingari rom tratti in arresto, per le ispezioni ai campi nomadi autorizzati, per gli sgomberi di 
quelli abusivi. Tutto personale questo inutilmente distolto dal controllo di un territorio che appare ormai sempre più ostaggio di bande criminali.

Per questi motivi l’Unione Sindacale di Polizia torna a chiedere a gran voce al Governo la rigida applicazione della Direttiva Europea sull’espulsione dei cittadini anche comunitari privi di mezzi di sostentamento e dediti ad attività illecite, nonché una minuziosa selezione delle presenze nei campi nomadi, autorizzati e non, con l’allontanamento immediato dal territorio nazionale di tutti coloro che hanno precedenti penali e, con la revoca di tutti quei benefici di assistenza di cui godono quegli altri zingari che palesano un reddito certamente ben lontano dalla soglia di indigenza. LA SEGRETERIA GENERALE NAZIONALE

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Notizie preoccupanti. Per chi pratica e per chi subisce l'elettroshock

26 febbraio 2008
Natale Adornetto suggerisce la lettura di un breve articolo di Luigi Gallini, riportato qui di seguito e soprattutto del saggio di Peter Breggin, linkato nel testo. "Può essere d'aiuto a chi voglia farsi un'idea di alcuni dei danni che procura l'elettroshock" precisa lo psicologo. "Ritengo inoltre che sia utile a comprendere come il nostro pensiero – recisamente contrario a questa pratica barbarica – non si basi su opinioni, ideologie e preconcetti ma su dati di fatto e studi condotti da persone esperte del ramo. Di Peter Breggin ho letto con interesse altri scritti, tutte cose fondamentali ed importanti, e penso che egli sia il più autorevole studioso a livello internazionale". Qui di seguito, il pezzo di Luigi Gallini.
Nell'ambito della psichiatria è successo qualcosa di nuovo alquanto rimarchevole. Un gruppo di ricerca condotto da un promotore ed da un difensore dell'elettrochok, quale il prof. Harold Sackeim, ha recentemente pubblicato uno studio condotto su 347 pazienti sottoposti alle moderne pratiche elettroconvulsive, inclusa la forma che è supposta essere la più benigna. La ricerca ha confermato che l'elettrochock causa danni permanenti al cervello e la sua disfunzione.

Saggio del Prof. Peter Breggin, traduzione di Giovanni Giretto

Basata su numerosi test psicologici standardizzati somministrati sei mesi dopo l'ultima seduta elettroconvulsiva, la ricerca prova che tutte le forme di trattamento elettroconvulsivo causano perdita di memoria e disfunzioni mentali. In sintesi, secondo le parole degli autori: "Così gli effetti cognitivi negativi della terapia elettroconvulsiva si sono rilevati fino a sei mesi dopo l'ultimo trattamento." Essi concludono dicendo: "questo studio fornisce la prima prova effettuata su un grande numero di pazienti che gli effetti cognitivi negativi causati dalla terapia elettroconvulsiva possono persistere per un lungo periodo e che caratterizzano tutti i trattamenti ECT abitualmente effettuati nelle comunità alloggio".

 


Dopo che i danni cerebrali traumatici sono persistiti per sei mesi, è assai verosimile che rimangano stabili nel tempo, o addirittura che possano peggiorare. Questo studio, perciò, conferma che l'uso clinico abitualmente condotto della terapia elettroconvulsiva causa danni permanenti al cervello e alle sue principali funzioni.
Il termine "disfunzioni cognitive" copre l'intero intervallo delle facoltà mentali, dalla memoria, al pensiero astratto, al giudizio. Le disfunzioni cerebrali indotte dalla terapia elettroconvulsiva sono globali. In addizione alla perdita di memorie autobiografiche, i danni cerebrali più marcati si verificano a carico della
"memorizzazione di nuove informazioni", nei "tempi di reazione semplici" e, più tragicamente, nello "stato cognitivo globale". In altre parole, i pazienti trattati con terapia elettroconvulsiva hanno continuamente problemi a imparare e ricordare nuove cose, sono più lenti nei tempi di reazione mentale e risultano mentalmente handicappati in un'ampia gamma di facoltà mentali.
Lo studio di Sackeim, probabilmente per sminuire la vasta gamma di devastazioni indotte dalla terapia elettroconvulsiva, non fornisce la percentuale di pazienti afflitti da deficit cognitivo permanente; tutti i test psicologici somministrati sono altamente significativi.
 

Nella foto, Peter Breggin

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Iran/Estradizione giovane gay, Radicali: Brown rispetto norme UE
Sit in di Radicali e Nessuno tocchi Caino all'ambasciata britannica a Roma


di Ap Com

Roma, 25 feb. (Apcom) - Sit-in di protesta davanti all'ambasciata britannica in Italia per chiedere al Governo guidato da Gordon Brown di non deportare a Teheran l'omosessuale iraniano a cui Londra ha rifiutato il diritto d'asilo. Una ventina di attivisti dei Radicali e di Nessuno tocchi Caino, guidati da Sergio D'Elia e Rita Bernardini, ha manifestato a favore di Seyed Mehdi Kazemi. Indossano cartelli, sia in lingua italiana che in inglese, che chiedono il "no all'estradizione" che dovrebbe scattare domani per il ragazzo bloccato in Olanda.


I Radicali e le associazioni collegate al partito transnazionale si sono mossi a sostegno dell'associazione Everyone che ha sollevato il caso. I cartelli riecheggiano la richiesta con diverse formulazioni: 'Non condannate Mehdi a morte'; 'Asilo politico per le persecuzioni di genere'; 'Brown, qual'è la colpa di Mehdi?'; 'Human Rights and rule of law in Eu'.

"Chiediamo al Governo Brown - ribadisce a parole Matteo Pegoraro, uno dei portavoce di Everyone - il rispetto delle convenzioni internazionali e delle direttive europee. Mehdi verrà giustiziato se lo rimandano in Iran".

Nella foto, manifestanti di fronte all'ambasciata britannica in Italia (a sinistra, con la bandiera di "Nessuno Tocchi Caino", il deputato radicale Sergio D'Elia

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Londra collabora con l’Iran sulla pelle dei gay

di Dimitri Buffa – da L’Opinione

26 febbraio 2008
Quando si leggono certe denunce si stenta a crederci: non solo l’Inghilterra nega lo status di rifugiati politici ai tanti omosessuali iraniani che rischierebbero la pelle tornando a Teheran, ma addirittura adesso li richiede indietro (per poi espellerli verso l’Iran) ad altri stati. Come l’Olanda, tanto per fare l’esempio dell’ultimo caso, il tutto appellandosi al trattato di Dublino e a Schengen. E questo accade quando questi gay se ne vanno via dalla Gran Bretagna fiutando aria di espulsione e di riconsegna. Evidentemente Gordon Brown ha intenzione di allacciare stretti contatti diplomatici con Ahmadinejad sulla pelle dei gay. Altrimenti non si spiegherebbe tutto questo accanimento contro di loro, dopo che già il caso di Pegah Emambakhsh, la lesbica iraniana cui era stata negata l’autorizzazione a restare sul suolo britannico come rifugiata, aveva creato non pochi problemi diplomatici. Da ieri a quello di Pegah Emambakhsh si è aggiunto anche quello di Kazemi. Per martedì, cioè oggi, è infatti già fissato il volo che porterà il giovane Mehdi Kazemi da Amsterdam a Londra.
E da Londra verrà successivamente deportato in Iran. Adesso la Ong Gruppo EveryOne, che si occupa proprio della repressione delle minoranze etniche, linguistiche e di orientamento sessuale nel mondo, ha addirittura chiesto il commissariamento del Regno Unito da parte dell’Unione Europea, nonché l’immediata concessione dell’asilo al diciannovenne. Da pochi giorni Mehdi era infatti divenuto membro effettivo del Gruppo EveryOne. In Iran era ricercato dopo che il suo partner (giustiziato perché omosessuale nell’aprile 2006) aveva confessato la loro relazione amorosa. Kazemi a novembre 2005 si era recato da Teheran a Londra per motivi di studio, ed era in seguito stato costretto a richiedere l’asilo come rifugiato all’Home Office del Regno Unito in seguito alla scoperta, da parte delle autorità iraniane, della sua relazione omosessuale con l’altro succitato ragazzo, in seguito condannato a morte e giustiziato nell’aprile del 2006. Parham, il suo partner dall’età di 15 anni, era stato infatti arrestato dalla polizia di Teheran con la solita accusa di “lavat” (sodomia) dopo essere stato colto dalle autorità iraniane in compagnia di un altro ragazzo. Nel frattempo Mehdi già soggiornava in Inghilterra e frequentava il college.
Nel corso di un interrogatorio in carcere, Parham è stato costretto dai suoi aguzzini a riferire nomi e cognomi di tutti gli uomini con cui aveva intrattenuto relazioni, tra cui lo stesso Mehdi. Pochi mesi fa il verdetto negativo dell’Home Office Britannico, che ha respinto la richiesta d’asilo: Mehdi dovrà essere rimpatriato nel suo paese d’origine perché, secondo il Governo Britannico, “non corre rischi di alcun tipo”. Mehdi saputa la decisione negativa era fuggito clandestinamente dall’Inghilterra, intenzionato a raggiungere il Canada, ma era stato fermato dalla polizia di frontiera tedesca. Una volta ascoltata la sua storia, era stato mandato in Olanda (nota per concedere lo status di rifugiati ai gay iraniani) in consegna sempre alle forze di polizia. Ma il colmo è stato che il Regno Unito, non pago della gaffe diplomatica, ha presentato in questi giorni all’Olanda una richiesta formale di ripresa in consegna, secondo il trattato di Dublino e secondo il regolamento CE 343/2003 (Schengen), di Mehdi, per poi provvedere alla sua deportazione in Iran. Omar Kuddus, dell’associazione Gay Asylum UK, ha raccontato al Gruppo EveryOne di aver ricevuto una telefonata da Mehdi il 18 febbraio scorso.
Il ragazzo lo ha informato che era già stato fissato il volo che martedì 26 febbraio lo riporterà in Inghilterra: partirà alle 8 del mattino (ora olandese) da Schiphol, l’aeroporto di Amsterdam, e arriverà a Heathrow, Londra, intorno alle 8.30 del mattino (ora inglese). I leader del Gruppo EveryOne, che hanno preso in consegna il caso, Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, hanno protestato e chiesto “una forte presa di posizione dell’Unione Europea, con un commissariamento nei confronti del Governo di Brown”. E questo anche perché “il Regno Unito continua imperterrito nel violare le convenzioni internazionali sui diritti umani e sui diritti dei rifugiati, nonché le direttive e i regolamenti europei che disciplinano le richieste di asilo: lo ha fatto con la lesbica iraniana Pegah Emambakhsh, negandole lo status di rifugiata per non poter provare la sua omosessualità e lo ha ripetuto, appena un mese fa con la deportazione nel Ghana di Ama Sumani, malata terminale di cancro che aveva chiesto disperatamente di potersi curare in Inghilterra, a causa dell’impossibilità di farlo nel suo Paese d’origine”. E soprattutto continua a farlo anche in questi giorni con il caso di Kazemi.
Come ultima disperata mossa per evitare il rimpatrio del ragazzo in Iran dove andrebbe incontro a una sicura esecuzione, il Gruppo EveryOne ha chiesto ufficialmente al Parlamento Europeo e all’Alto Commissario per i Rifugiati dell’ONU, António Guterres, di far sì che venga subito fermata la deportazione del ragazzo e venga concesso allo stesso, senza altri indugi, lo status di rifugiato. E’ bene ricordare che il 31 gennaio scorso c’era stata un netta presa di posizione della Commissione Europea, secondo cui “gli Stati membri non possono espellere o rifiutare lo status di rifugiato alle persone omosessuali senza tenere conto del loro orientamento sessuale, delle informazioni sulla relativa situazione nel paese di origine, ivi comprese le disposizioni legislative e regolamentari e il modo in cui sono applicate”.

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Rifugiato gay iraniano rischia la deportazione dal Regno Unito, urgente appello all’Europa

Gruppo EveryOne: “E’ condannato a morte perché gay, fermiamo l’ennesima violazione dei diritti del profugo da parte del Governo Brown”
 

24 febbraio 2008
Si chiama Seyed Mehdi Kazemi, ha poco meno di vent’anni ed è uno dei membri del Gruppo EveryOne. E’ un iraniano omosessuale che a novembre 2005 si è recato da Teheran a Londra per motivi di studio, e che è stato costretto a richiedere l’asilo come rifugiato all’Home Office del Regno Unito in seguito alla scoperta, da parte delle autorità iraniane, della sua relazione omosessuale con un altro ragazzo, già condannato a morte e giustiziato nell’aprile del 2006. Parham, il suo partner dall’età di 15 anni, era stato infatti arrestato dalla polizia di Teheran con la fatidica accusa di “lavat” (sodomia) dopo essere stato colto dalle autorità iraniane in compagnia di un altro ragazzo, mentre Medhi già soggiornava in Inghilterra e frequentava il college. Nel corso di un interrogatorio in carcere, Parham è stato costretto dai suoi aguzzini a riferire nomi e cognomi di tutti gli uomini con cui aveva intrattenuto relazioni, tra cui lo stesso Mehdi. La polizia iraniana si è già presentata a casa del padre di Mehdi, a Teheran, intimandogli la custodia del figlio per sottoporlo a giudizio.

 


E’ di pochi mesi fa il verdetto negativo dell’Home Office Britannico, che ha respinto la richiesta d'asilo: Medhi dovrà essere re-impatriato nel suo Paese d’origine perché, secondo il Governo Britannico, non corre rischi di alcun tipo. Medhi è dunque fuggito clandestinamente dall’Inghilterra, intenzionato a raggiungere il Canada, ma è stato fermato dalla polizia di frontiera tedesca. Una volta ascoltata la sua storia, è stato mandato in Olanda (nota per concedere lo status di rifugiati ai gay iraniani), in consegna sempre alle forze di polizia. Tuttavia, il Regno Unito ha presentato in questi giorni all’Olanda una richiesta formale di ripresa in consegna, secondo il Trattato di Dublino e secondo il regolamento CE 343/2003, di Mehdi, per poi provvedere alla sua deportazione in Iran.
Omar Kuddus, dell’associazione Gay Asylum UK, racconta al Gruppo EveryOne di aver ricevuto una telefonata da Mehdi il 18 febbraio scorso, nella quale il ragazzo lo ha informato che è già stato fissato il volo che martedì 26 febbraio lo riporterà in Inghilterra: partirà alle 8 del mattino (ora olandese) da Schiphol, l’aeroporto di Amsterdam, e arriverà a Heatrhrow, Londra, intorno alle 8.30 del mattino (ora inglese).
“Chiediamo una forte presa di posizione dell’Unione Europea, con un commissariamento nei confronti del Governo di Brown” dichiarano i leader del Gruppo EveryOne, che ha preso in consegna il caso, Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “Il Regno Unito continua imperterrito nel violare le convenzioni internazionali sui diritti umani e sui diritti dei rifugiati, nonché le direttive e i regolamenti europei che disciplinano le richieste di asilo: lo ha fatto con la lesbica iraniana Pegah Emambakhsh,negandole lo status di rifugiata per non poter provare la sua omosessualità; lo ha ripetuto, appena un mese fa,” continuano “con la deportazione nel Ghana di Ama Sumani, malata terminale di cancro che aveva chiesto disperatamente di potersi curare in Inghilterra, a causa dell’impossibilità di farlo nel suo Paese d’origine.”
Il Gruppo EveryOne chiede ufficialmente al Parlamento Europeo e all’Alto Commissario per i Rifugiati dell’ONU, António Guterres, di far sì che venga subito fermata la deportazione del ragazzo e venga concesso allo stesso, nell’immediato, lo status di rifugiato. E’ di appena il 31 gennaio scorso la presa di posizione della Commissione Europea, secondo cui “gli Stati membri non possono espellere o rifiutare lo status di rifugiato alle persone omosessuali senza tenere conto del loro orientamento sessuale, delle informazioni sulla relativa situazione nel paese di origine, ivi comprese le disposizioni legislative e regolamentari e il modo in cui sono applicate”.
“E’ ora che quanto espresso dalla Commissione europea divenga realtà” concludono i rappresentanti di EveryOne. “Invitiamo tutta la società civile a esprimere il proprio sdegno nei confronti dell’operato del Governo Britannico, che mina ai valori della libertà e della dignità stessa della persona”.

La storia completa del giovane, nonché la sua testimonianza, inviata all'Iranian Queer Organization, sarà disponibile da domani in italiano sul sito www.everyonegroup.com.

 

Nella foto, la tessera del membro del Gruppo EveryOne Seyed Mehdi Kazemi

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Diritto di asilo: si pronuncia l'UE, invitando i membri a concederlo agli omosessuali perseguitati

Gruppo EveryOne: "Grande lavoro di Radicali e altri gruppi europei. Ora anche Regno Unito e Olanda si attengano a disposizioni"


Con una risposta all’interrogazione depositata dal radicale Marco Cappato, assieme ai deputati di tutti i gruppi politici al Parlamento Europeo, la Commissione europea ha affermato che "In base al diritto europeo gli Stati membri non possono espellere o rifiutare lo status di rifugiato alle persone omosessuali senza tenere conto del loro orientamento sessuale, delle informazioni sulla relativa situazione nel paese di origine, ivi comprese le disposizione legislative e regolamentari e il modo in cui sono applicate". Inoltre gli Stati UE devono garantire che il personale incaricato di esaminare le domande di asilo e decidere in merito "disponga di informazioni precise ed aggiornate provenienti da varie fonti, quali l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR)". La commissione, anche sulla base della campagna internazionale per la vita in Iran lanciata dal Gruppo EveryOne, con il sostegno di Nessuno Tocchi Caino, del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito e del Partito Socialista Europeo, nonché delle principali organizzazioni per i diritti umani, ha affermato inoltre che è necessario "prendere seriamente in esame il codice penale iraniano e la sua applicazione pratica, nonché il possibile coinvolgimento di responsabili non statuali della persecuzione", e riconosce che è consapevole del fatto che "in Iran l'omosessualità consensuale tra adulti è perseguibile […] e che sia stata comminata la pena di morte" per questo.

 


“Ancora una volta vince l’Europa dei diritti umani” affermano convinti i leader di EveryOne, Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “Continueremo ad avere fiducia e nutrire speranze in quest’Europa, che si fa portatrice di valori civili a difesa dei più deboli. E' tuttavia necessario che le disposizioni della Commissione europea non restino sulla carta, ma vengano messe in atto senza eccezioni dai Paesi membri. Ci aspettiamo inoltre risposte concrete, che si traducano nel pieno recepimento delle norme europee e internazionali in materia di diritto di asilo, dal Regno Unito – da cui nei giorni scorsi non sono giunte buone notizie per la sorte della lesbica iraniana Pegah Emambakhsh, che ha più volte rischiato la deportazione in Iran per non poter provare la propria omosessualità ed è tuttora in attesa di responso della Corte d’Appello britannica – e dall’Olanda, dove Jamal Turkhmani, un omosessuale libanese, è in attesa del responso dei giudici per ottenere l’asilo come rifugiato. Riguardo a Pegah, è necessario che i magistrati del Regno Unito considerino che la donna non intende mettere in pericolo con ulteriori rivelazioni la sua compagna e la sua famiglia, che vivono tuttora nella Repubblica Islamica. Per quanto concerne Jamal, il giovane gay rischierebbe fino a un anno di reclusione, a cui si aggiungono le minacce di morte ricevute dal padre e dal fratello a causa del suo impegno di attivista in un'associazione gay locale.

 

Nella foto, Jamal Turkhmani, in attesa dell'asilo come rifugiato

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Rrom in Italia: siamo di fronte a un popolo geneticamente portato al crimine o viviamo in un Paese razzista?

12 febbraio 2008
Gloria, un'utente di Anne's Door è sorpresa da quanti reati siano attribuiti ai Rrom e ci scrive: "Dopo il caso Mailat, i bambini di Milano torturati e costretti a mendicare, ecco la rivelazione (di Roberta Angelilli, Alleanza Nazionale n.d.r.) secondo cui in Italia ben 50 mila bambini Rrom sarebbero schiavi di un racket composto da nomadi; ecco la vicenda dei Sinti che truffano gli anziani e che si rivelano proprietari di ville e montagne d'oro (l'ho visto in un servizio televisivo)! Ecco la notizia, diffusa dai media, dei Rrom del campo Casilino 900, a Roma, che hanno commesso un'infinità di reati e che le autorità romane hanno presentato come una banda organizzata, contro cui hanno mobilitato un esercito composto da più di cento carabinieri, pattuglie in uniforme, militari a cavallo e unità cinofile. Siamo di fronte a un popolo di criminali, geneticamente portati a commettere reati e azioni orribili o viviamo in un Paese impazzito?"


Rispondono Roberto Malini e Nazzareno Guarnieri

Risponde Roberto Malini. Hai colto nel segno del problema e hai messo in rilievo il castello di pregiudizi su cui si basa una persecuzione efferata, che si giustifica agli occhi dell'opinione pubblica come "operazione di sicurezza" e non "purga razziale". Cara Gloria, i nomadi che rapiscono bambini e li costringono con torture, segregazione e minacce a rubare o prostituirsi; i Sinti che si arricchiscono truffando gli anziani e posseggono ville e macchinoni; il "linguaggio segreto" degli zingari scritto con il gesso davanti alle abitazioni a scopo di rapina sono i soliti luoghi comuni usati dalla propaganda razzista. Il partito nazista e la stampa di regime presentarono i Rrom proprio come un popolo geneticamente degenerato e caratterizzato da un'indole immorale: ladri, truffatori, schiavisti, padri e madri indegni, assassini senza scrupoli. La realtà, Storia e Memoria ce lo insegnano, è ben diversa e i veri criminali non furono i Rrom, ma i tedeschi e i loro complici. Criminali spietati, capaci di azioni indescrivibili e omicidi orrendi contro uomini, donne e bambini innocenti. Tieni presente, però, che quando i nazisti erano al potere e i media lavoravano per presentare in modo umano la loro immagine, il popolo tedesco la pensava come gli italiani di oggi e identificava negli zingari e nelle altre minoranze che furono soggette a persecuzione la sorgente del male. Nessuno avrebbe detto che Hitler, Goebbels, Eichmann o Himmler fossero mostri. I nemici della sicurezza erano considerati, anche allora, i mendicanti, i poveri, le famiglie Rrom dalle pelli scure e le usanze così diverse da quelle europee. Ma torniamo al presente: Rrom e Sinti, purtroppo, sono poverissimi e non posseggono ville né oro o diamanti; amano i loro bambini ("tanti bambini, tanta gioia", è il loro motto) e non rapiscono quelli degli altri; hanno un livello di moralità elevatissimo e condannano la violenza come il più grave dei mali; sono religiosi e considerano la carità e la solidarietà come i massimi valori umani e sociali. Non ho visto il servizio televisivo a cui ti riferisci, ma ne ho lette e sentite tante, da molti anni. Se vuoi combattere il pregiudizio devi tener sempre presente che i razzisti seguono una strategia mediatica precisa, che è quella di giustificare la repressione presentandola come un'azione necessaria per tutelare o ripristinare la "legalità". Quello che gli uomini e i gruppi che si occupano di Diritti Umani combattono è un atteggiamento persecutorio, che ha portato i Rrom in condizioni tragiche di povertà.

 

E' ovvio che le autorità giustificano sgomberi ed espulsioni adducendo ai Rrom reati di ogni genere, ma quello che le Nazioni Unite e l'Unione Europea chiedono - finalmente - ai Paesi civili è l'attuazione di politiche volte a integrare i Rrom e a combattere la povertà che li annienta, attraverso un sostegno pianificato (che l'Ue agevola con ingenti fondi, cui l'Italia ha scelto di non accedere proprio per non favorire l'integrazione) e comprendente alloggi, aiuti economici, assistenza sanitaria, strutture per l'igiene, progetti di collocamento professionale, inserimento scolastico, tutela dell'identità etnica di un popolo, attivazione di programmi mirati a far conoscere la Storia, la cultura e la condizione dei Rrom ecc. In tutti i casi cui ti riferisci, eccettuato quello di Mailat, che non è un Rrom, ma un romeno di etnia Bunjas (anche quello, comunque, è un evento giudiziario tutt'altro che chiaro), le autorità contestano reati diversi ai Rrom e i media presentano le loro comunità come bande malavitose. Il caso recentissimo del campo Casilino 900 è emblematico della persecuzione in atto. Le forze dell'ordine sono entrate in un luogo di emarginazione simile a un campo di concentramento, dove sopravvivono nelle più spaventose condizioni di indigenza cento uomini, cento donne e duecentocinquanta bambini. La violazione commessa nei loro confronti è stata totale: anziché ricevere aiuti e supporto (come prevedono le leggi internazionali a tutela delle minoranze etniche e le convenzioni internazionali per i Diritti Umani), sono stati perquisiti, espulsi quando possibile, denunciati per reati assurdi, come la "violazione del diritto d'autore", terrorizzati e umiliati sia individualmente che come popolo. Quando abbiamo dubbi sulla persecuzione, Gloria, perché i media ci presentano i "buoni" e i "cattivi" secondo una logica di regime, dobbiamo entrare in un campo Rrom e tutto diventa chiaro: troveremo povertà, fame, malattie, morte, dolore, abbandono, emarginazione. E nessuno che si prodighi per combattere i veri nemici della società, che sono il razzismo, la crudeltà, l'abuso, la calunnia, la miseria. Entriamo in un campo Rrom, finché è possibile, perché i pogrom hanno decimato persino quei luoghi disperati di sopravvivenza e, al di là delle odiose bugie della propaganda, sarà facile rispondere alla tua domanda: chi sono i criminali, gli zingari o i loro persecutori?

Risponde Nazzareno Guarnieri, Rom Abruzzese. Roberto Malini risponde correttamente a Gloria descrivendo la realtà dei rom europei che in gran parte vivono nei campi nomadi in condizione disastrose e disumane, volute da chi, esterno al mondo rom, ha cercato di interpretare la realtà ed i bisogni di Rom e Sinti, con gravissimi errori.
Cara Gloria troppe volte la realtà delle minoranze rom e sinte in Italia, in totale buona fede, sono descritte solo parzialmente ed in linea generale si descrive solo la realtà dei Rom Europei (stranieri), dei campi nomadi, della povertà, ecc. un’immagine eccessivamente stereotipata e non rappresentativa della realtà complessiva del mondo Rom Italiano.
Si dimentica troppo spesso che la maggioranza dei Rom e dei Sinti in Italia sono cittadini Italiani, molti vivono nelle case in buone condizioni abitative. Ci sono anche famiglie Rom e Sinte Italiane con buone condizioni economiche, è vero che sono poche, ma ci sono. Ci sono Rom e Sinti con un buon livello di istruzione, è vero che sono pochi ma ci sono. Ci sono tantissimi Rom e Sinti con un lavoro legale e precario, pochi con un lavoro sicuro. Ci sono Rom e Sinti che commettono illegalità, è vero che sono pochi ma ci sono, ecc.


Rom e Sinti? Una VERA MINORANZA ETNICA NAZIONALE che il Governo Italiano si rifiuta di riconoscere alla pari di altre minoranze nazionali, si rifiuta di dialogare con i componenti di questa minoranza, si rifiuta di programmare una politica di interazione culturale con la minoranza rom/sinta, si rifiuta di contrastare la discriminazione razziale di questa minoranza legiferando ed applicando la legge vigente. La discriminazione a tutti i livelli è il problema vero, quella discriminazione razziale che costringe il Rom Italiano, anche con un buon livello di istruzione e di formazione, a chiedere IL CAMBIO DEL COGNOME per sfuggire alla discriminazione, e chi non vuole rinunciare alla propria storia personale, familiare e culturale, condizione che si verifica con il cambio del cognome, cosa deve fare per cercare di sopravvivere?

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Un luogo lontano e dimenticato... dove cominciano i Diritti Umani

di Roberto Malini

1 febbraio 2008
Per opporsi efficacemente alla discriminazione – ormai divenuta, in Italia, persecuzione – che colpisce i Rrom, è necessario che il popolo Rrom sia riconosciuto dalle Istituzioni nazionali e internazionali come una "nazione senza territorio". Solo così si potrà preservare la sua identità. Ecco perché il Gruppo EveryOne e Anne's Door - il portale della cultura a difesa della vita – non combattono solo gli effetti dell'oppressione (per esempio, con la Mozione che ha prodotto la Risoluzione del Parlamento Europeo del 15 novembre 2007, che intima all'Italia di abbandonare le politiche antizigane o con la Denuncia al CERD - Nazioni Unite – e alla Corte Internazionale di Giustizia de L'Aja, entrambe accolte, per i crimini contro l'umanità commessi alle Istituzioni italiane), ma si impegnano perché venga approvato lo Statuto Quadro del Popolo Rrom nell'Unione Europea.

 


 

La petizione e la campagna per salvare Sulukule (che può essere sottoscritta dal sito www.everyonegroup.com, facendo clic sul riquadro "Save Sulukule") sembrano piccola cosa, in questa tragica emergenza internazionale, ma non è così, perché l'identità di un popolo inizia con le radici della sua Storia. Salvare da sgomberi, ruspe e cemento il quartiere di Sulukule, a Istanbul, in Turchia, significa proprio difendere le radici di una cultura, di un mondo e di un'antica tradizione. Sono fragili radici da cui può avere ancora origine una quercia solida e vitale. Ecco perché tutti i lettori di Anne's Door sono invitati a leggere, sottoscrivere e considerare attentamente la petizione per salvare Sulukule... delicate radici che hanno bisogno della cura di ognuno di noi.

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Campagna urgente per salvare Sulukule (Turchia) e tutelare la Comunità Rrom più antica del mondo
 

del Gruppo EveryOne - www.everyonegroup.com
 

Firmala su www.petitiononline.com/romaturk/petition.htm e diffondila a quante più persone possibile

 

28 gennaio 2008

Il Gruppo EveryOne è a fianco dell'Associazione Rrom di Sulukule, dell'Union Romani, dell'Unesco e di tutte le organizzazioni che si battono per la tutela dei diritti dei Rrom in questa Campagna
internazionale contro lo sgombero di una fra le comunità Rrom più antiche del mondo e la "modernizzazione" del quartiere, che distruggerebbe un Patrimonio dell'Umanità.
 


Il quartiere di Sulukule fu popolato dalla comunità Rrom a partire dall'era Bizantina e divenne il primo insediamento al mondo di Rrom sedentari nel XV secolo, sotto il sultano Mehmet il Conquistatore, protagonista della caduta di Costantinopoli. Le case, le strade, l'intero quartiere di Sulukule sono parti di uno straordinario monumento che rappresenta un'epoca e un popolo antico: un prezioso, inestimabile Patrimonio dell'Umanità. Il Comune di Istanbul ha già attuato interventi invasivi nell'area, ma attualmente ha preso la decisione di cancellare le tracce dell'insediamento, sgomberandola dai 3000 Rrom che la abitano (discendenti dei Rrom di Costantinopoli) e avviando, a partire da febbraio 2008, il "progetto di rinnovamento urbano", che prevede la demolizione degli edifici storici e l'edificazione di un quartiere moderno.

A nulla sono valse finora le proteste dell'Associazione di Sulukule per la valorizzazione della Cultura Rrom e la Solidarietà né le istanze presentate al municipio e al governo turco da numerosi
accademici delle più importanti università del Paese. Il progetto in corso, se portato a termine, causerà l'assimilazione forzata dei Rrom di Sulukule da parte della cittadinanza di Istanbul e la distruzione di un quartiere storico in cui le tradizioni dei Rrom turchi si sono miracolosamente conservate per secoli e secoli. Il Gruppo EveryOne, insieme all'Associazione di Sulukule per la valorizzazione della Cultura Rrom e la Solidarietà, all'Union Romani, a La Voix des Rroms e alle organizzazioni per la tutela dei diritti dei Rrom chiede con vigore alle autorità di Istanbul e della Turchia di non perseguitare un popolo che deve invece essere tutelato, con le sue preziose
tradizioni, e di non distruggere un sito storico che è Patrimonio dell'Umanità.

 


Salvare l'antico sito Rrom di Sulukule e impedire che i Rrom che vi abitano siano sgomberati significa salvare un pezzo di Storia del nostro mondo, impedire un grave abuso sui Rrom della Turchia e permettere che un'antica tradizione si tramandi alle generazioni future. E' necessario agire subito, inviando e-mail, cartoline e lettere di protesta, copiando il testo della pedizione e aggiungendo messaggi rivolti alle autorità turche: "No alla distruzione di Sulukkule", "No allo sgombero dei Rrom dal quartiere di Sulukkule", "Il quartiere di Sulukkule e i suoi abitanti Rrom sono patrimonio della Storia e dell'umanità" ecc.

Inviate le vostre e-mail, cartoline e lettere ai seguenti destinatari:

Abdullah Gül
Presidente de Turquía
Dirección postal:
T.C. Cumhurbaskanligi
Cankaya-Ankara Turkey
e-mail: cumhurbaskanligi@tccb.gov.tr

Recep Tayyip Erdo_an
Primer Ministro de Turquía
Dirección postal: Basbakanlik
K_z_lay Ankara
Turkey

Ertu_rul Günay
Ministro de Cultura y Turismo de Turquía
Dirección postal:
T.C. Kultur ve Turizm Bakanligi
Ataturk Bulvari No. 29
06050 Opera Ankara Turkey
e-mail: ertugrul.gunay@kulturturizm.gov.tr

Kadir Topba_
Alcalde de Estambul
Dirección postal:
Istanbul Buyuksehir Belediye Baskanligi Sarachane Istanbul
Turkey
e-mail: baskan@ibb.gov.tr

Mustafa Demir
Alcalde del distrito de Fatih de Estambul
Dirección postal: Büyük Karaman Cad. No. 53 Fatih Istanbul
e-mail: mustafademir@fatih.bel.tr

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Napoli ricorda l'orrore delle persecuzioni naziste

da Adnkronos – Ign

Napoli, 21 gen - Dipinti e fotografie che fermano nella memoria l'orrore dell'Olocausto e le atrocità delle persecuzioni nazifasciste nei confronti dei disabili psichici. Arte che celebra le vittime degli anni dell'orrore con il solo scopo di non permettere di dimenticare.
Dal 25 gennaio fino all'8 marzo, le sale dell'Archivio storico del Comune di Napoli aprono le porte alle opere del Gruppo Watching The Sky (Roberto Malini, Dario Picciau, Steed Gamero, Tamara Deuel, Rebecca Covaciu, Laura Todisco). Due esposizioni parallele, organizzate in collaborazione con il Gruppo EveryOne (associazione italiana che si batte per i Diritti Umani) e patrocinate dal Museo memoriale Yad Vashem di Gerusalemme, che raccontano attraverso immagini emblematiche alcuni momenti degli anni più bui della storia mondiale.
In 'Psiche Incatenata', questo il nome della prima mostra, 12 dipinti digitali raccontano in altrettante 'stazioni' i disabili psichici vittime del famigerato progetto tedesco 'Aktion T4', l'oppressione dell'Arte Degenerata (Entartete Kunst) e l'uso della medicina come strumento di persecuzione.
Venti, invece, i ritratti di donne sopravvissute ai ghetti e ai campi di sterminio raccolti nella mostra fotografica 'Capelli d'oro e di cenere' di Roberto Malini e Steed Gamero. Da Goti Bauer ad Hanneli Pick-Goslar, l'amica di Anne Frank; dall'eroina ebrea Mirjam Waterman Pinkhof alla 'poetessa di Auschwitz' Halina Birenbaum; tutte colte nel loro ambiente familiare, senza retorica né enfasi celebrativa.
''Oggi più che mai la Memoria dell'Olocausto deve porsi come valore primario nella nostra civiltà - sottolineano Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau e Laura Todisco - Le due mostre ricordano a
tutti che la vita umana è sacra, che non esistono etnie o minoranze di serie B, che arte e scienza sono al servizio dei Diritti Umani e non devono trasformarsi in strumenti di propaganda o di oppressione''.
E proprio Napoli, sottolineano gli artisti e gli attivisti che hanno realizzato le mostre-evento, ''resta la coscienza d'Italia''. Non si può infatti non ricordare che il capoluogo campano è stato teatro di una delle più importanti insurrezioni popolari contro il nazismo.
Proprio mentre i nazisti avevano programmato la deportazione degli ebrei infatti, la città insorse e nelle gloriose 4 giornate dal 28 settembre al 1° ottobre 1943, duemila napoletani liberarono la città dagli aguzzini nazisti e impedirono la deportazione degli ebrei verso le camere a gas di Auschwitz. Episodio che ha spinto il Gruppo EveryOne a chiedere ufficialmente al Museo Memoriale Yad Vashem di Gerusalemme di conferire a Napoli l'onorificenza di ‘Città dei giusti tra le Nazioni’.
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Una storia vera

20 gennaio 2008
Lo sgombero attuato dal Comune di Roma nei confronti del campo Rrom di via Ponte Mammolo all'inizio di dicembre 2007 è stata una tragedia umanitaria, un atto di inaudita barbarie che si è svolto sotto gli occhi di tutti, senza che nessuno vi si opponesse. Nell'insediamento vivevano circa 500 Rrom; le forze dell'ordine e le ruspe hanno distrutto con metodo tutte le misere baracche in cui vivevano. Le famiglie, alcune delle quali abitavano nel campo da oltre vent'anni, sono state gettate in mezzo alla strada. Ad alcune di loro è stata offerta un'alternativa disumana: uomini da una parte, donne e bambini dall'altra, ospiti di squallidi dormitori e centri di "accoglienza".
Maria, una giovane donna Rrom smunta, con i piedi nudi infilati in un paio di vecchie ciabatte, circondata da un nugolo di bambini malaticci, affamati e infreddoliti, ha commentato il dramma che investiva lei e i suoi cari con la voce rotta dal pianto: "Dove andremo? I miei bambini sono malati, ma non li divideranno dal loro papà. Non ci toglieranno anche l'ultima cosa che ci rimane, l'unità della famiglia. Quando sono arrivati i poliziotti con le ruspe, ci hanno promesso che ci avrebbero dato una casa. Noi non siamo clandestini, viviamo qui da sempre, ci conoscono tutti. Ho frequentato qui le scuole elementari e le medie. Chiedete a chi volete, qui intorno: mi conoscono tutti". Le autorità, però, non hanno avuto alcuna pietà e la giovane mamma, insieme al marito e ai loro bambini, si sono allontanati, diventando puntini agli occhi dei carnefici, che commentavano con soddisfazione l'operazione. Il sindaco di Roma Walter Veltroni gongolava di fronte ai microfoni: "Lo sgombero degli insediamenti abusivi nella zona di Ponte Mammolo è un fatto concreto che conferma la volontà del Comune di Roma di intervenire nelle situazioni di degrado che influiscono sulla sicurezza dei cittadini. Portare a termine un’operazione complessa, come quella odierna, è un’ulteriore conferma della determinazione dell’Amministrazione a liberare gli argini dei nostri fiumi da situazioni non più tollerabili. Il Comune sta continuando a fare la propria parte, il resto, sono solo chiacchiere di chi non conosce la città e tenta di trasformare i drammi sociali in occasione di polemica e strumentalizzazione politica. Le questioni difficili che ci troviamo a fronteggiare non si risolvono con le parole, ma con l’impegno quotidiano dei fatti e la responsabilità delle scelte".


L'eco della voce del sindaco aleggiava ancora - come smog - nell'aria intorno a Ponte Mammolo, quando la famigliola si accampava in un luogo ancora più inospitale, lontano dalle pattuglie degli agenti, sempre intenti a censire le nuove baracche, i nuovi piccoli ghetti in cui i Rrom sgomberati cercano di ripararsi per non morire di freddo e fame. Poche assi, due vecchi fogli di plastica ondulata, cellofan e scatole di cartone: ecco come proseguiva la "favola di Natale" di Victor e Maria. Lì, nella più povera delle baracche, non attendevano più neanche un miracolo. I loro desideri si erano ridotti a una coperta in più, a un bicchiere di latte per i loro bambini. Erano insieme e questo era il solo regalo che un Cielo cupo gli aveva fatto. Ed ecco... il giorno di Natale. Più povero di loro, più smunto, più affamato e malato, Giovanni, un anziano senzatetto italiano, si fermava di fronte alla loro baracca. Il suo corpo era gelato, le sue membra erano scosse dai dolori e dalla febbre. Victor e Maria si accorgevano di lui e, sorreggendolo, lo conducevano nella loro baracca. Maria gli massaggiava i piedi e lo copriva. La famiglia rinunciava a quel poco cibo di cui disponeva e lo cedeva a lui. "Ama il prossimo tuo come te stesso". Giovanni vive ancora con loro, come
un "nonno" adottato il giorno di Natale. Era l'uomo più infelice e solo del mondo, ma il caso – o forse un dio straccione – l'aveva guidato, attraverso le strade di un mondo indifferente, verso la sola famiglia che avesse mai avuto. Questa è una storia vera. A.B.
 

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I Rrom nel nuovo Olocausto. Quello che insegna il Giorno della Memoria

14 gennaio 2008
Ciro da Napoli pone alcune domande a Roberto Malini: "Caro Roberto, complimenti per le attività del Gruppo EveryOne e per il tuo sito Anne's Door. Qui a Napoli la convivenza con i Rom è abbastanza buona e comunque la loro povertà è la stessa che colpisce tanti napoletani. Forse sono un po' emarginati, ma non perseguitati. Vorrei chiederti alcune cose. Prima di tutto, vorrei tanto capire perché in Italia esiste tanto razzismo contro di loro. Da che cosa nasce? Paura? Disprezzo? Poi vorrei chiederti come mai non divulgate sui giornali e in televisione la condizione dei Rrom nel nostro Paese. Mi spiego. Quando vi occupavate del caso di Pegah, la lesbica iraniana a rischio di deportazione, eravate presenti con molta frequenza sui giornali, alla radio e in TV. Forse se la gente conoscesse la verità, si ribellerebbe a tutte le ingiustizie e violenze che i Rom sono costretti a subire. Infine ti invio un articolo che ho letto su Liberazione e che riguarda gli sfruttatori dei bambini Rom di Milano. Cosa ne pensi?"

 


Risponde Roberto Malini. Una delle mie più care amiche, Tamara Deuel, grande artista ebrea sopravvissuta all'Olocausto, scomparsa recentemente, mi disse un giorno: "Gli ebrei dell'Olocausto, quelli che oggi tutti compiangono durante il Giorno della Memoria, esistono ancora: sono i Rrom. Si ripete per loro quello che avvenne per noi. E' facile ricordare i morti, ma è ipocrita e inutile, se non si salvano i vivi. Questo è quello che insegna il Giorno della Memoria". Il razzismo contro i Rrom, amico mio, è uguale a quello che colpì gli ebrei e nasce da un mix di ignoranza, crudeltà, pregiudizio e vigliaccheria. Opprimere i deboli, calunniarli, umiliarli, annichilirli è il "bullismo" delle Istituzioni, dei media, della gente che ha perduto ogni valore umano. E' un bullismo criminale con cui le autorità abusano del loro potere, i media le compiacciono e si arricchiscono, le maggioranze sfogano le frustrazioni della loro inconsistenza morale. Riguardo alla nostra scarsa presenza presso i media, è un problema che non deriva certo da una nostra scelta, ma da una forma di censura che il regime razzista attua contro il nostro Gruppo in relazione alle campagne a tutela dei Rrom. Avviene spesso che i membri del Gruppo EveryOne siano contattati da giornalisti che lavorano per i più importanti quotidiani italiani. Li informiamo sulle disposizioni italiane, che sono vere e proprie leggi razziali, e subito assistiamo alle loro più sincere manifestazioni di incredulità e indignazione, soprattutto quando facciamo notare loro come esse contrastino con le norme internazionali sui Diritti Umani e la libera circolazione dei cittadini UE nei territori degli Stati membri. Leggono le notizie riguardanti la persecuzione dei Rrom nei siti www.everyonegroup.com e www.annesdoor.com e, di conseguenza, animati da uno spirito "missionario", si recano presso i miseri insediamenti in cui i Rrom tentano disperatamente di sopravvivere, dopo gli sgomberi, minati dalla fame, dal freddo, dalle malattie, dalle aggressioni razziali, dall'accanimento delle autorità – che li braccano ovunque per impedire loro di fermarsi in un luogo – e dall'indigenza, sempre più grave e tragica. A questo punto ci intervistano, ci chiedono materiale e fotografie, contattano i nostri membri Rrom (Saimir Mile, Marcel Courthiade, Jean Salguera, Udila Ciurar...). Infine, convinti – i migliori fra loro o i meno esperti – che la professione del giornalista possa ancora cambiare il mondo, scrivono i loro articoli. Ma fino a oggi, nessuno dei loro servizi riguardanti i Rrom in Italia è stato pubblicato. Sono i direttori dei giornali a impedire che il popolo italiano conosca la verità. Da Newsweek a Liberation, dal Washington Post alla BBC, i media stranieri concedono, al contrario, ampio risalto all'Olocausto del nostro tempo, che si consuma in Europa – in Italia con particolare virulenza – e sta conducendo un popolo innocente all'annientamento. Il Gruppo EveryOne è molto attivo fuori dai confini italiani, per evitare che la persecuzione si consumi nell'indifferenza. Attendiamo, inoltre, buone notizie dalle Istituzioni europee e dalle Nazioni Unite, dove il documento redatto dal Gruppo EveryOne per denunciare gli abusi perpetrati in Italia contro i Rrom è all'esame delle commissioni per i Diritti Umani. E' auspicabile che il documento non venga sottovalutato a causa di opportunità politiche: molte vite umane sono in gioco. Veniamo ora all'articolo su Liberazione e alla vicenda dei 25 Rrom arrestati a Milano. Liberazione ha commesso un grave errore, commentando l'arresto dei "25 romeni sfruttatori di minori".

 

 

Il giornalista si è fidato di quanto comunicato dalle autorità, che hanno dichiarato: 1) di aver "sgominato un racket"; 2) che molti dei bambini erano stati rapiti in Romania; 3) che venivano torturati, segregati e costretti a rubare; 4) che ognuno dei piccoli era costretto a portare almeno 800 euro quotidianamente ai suoi aguzzini; 5) che i bambini sono grati alle autorità che li hanno liberati. La realtà è ben diversa: 1) i 25 Rrom arrestati sono genitori o parenti stretti dei bambini e non un "racket"; 2) i bambini rubavano e chiedevano l'elemosina perché in condizioni di estrema indigenza e senza alcuna assistenza o contributo da parte dei servizi sociali; 3) nessun bambino era torturato né "tenuto al guinzaglio" (come invece affermato dalle autorità): se così fosse stato, sarebbero fuggiti una volta in strada per borseggiare, o no?; 4) dopo essere stati prelevati e collocati in comunità protette, TUTTI e trentuno i bambini sono fuggiti e sono tornati dai loro genitori, in un fabbricato abbandonato a Pioltello (le autorità li hanno nuovamente catturati e ora li detengono in "comunità protette"); 5) i bambini sono sentimentalmente legatissimi alle loro famiglie e le loro dichiarazioni contro gli "aguzzini" sono inventate di sana pianta; 6) nessun bambino avrebbe potuto procurare 800 euro al giorno attraverso il furto e l'accattonaggio (dove sono le denunce per furti da loro commessi per un totale di 9 milioni di euro annui? Sarebbe questa la cifra, secondo le autorità: basta fare un semplice calcolo: 800x31x365). In realtà, bambini e famiglie racimolavano pochi spiccioli al giorno, sufficienti per non morire di fame, per fare la spesa qualche volta al Lidl, il "discount alimentare" più economico di Pioltello... Le forze dell'ordine, al contrario, hanno spesso usato violenza contro quei bambini. Questa è la verità, una delle tante verità occultate che riguardano la persecuzione delle vittime del nuovo Olocausto, i "vivi da salvare" di cui parlava la mia amica Tamara Deuel.

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Il recente ricovero coatto di Britney Spears pone ancora una volta l'accento sul pericolo della medicina repressiva e del TSO

7 gennaio 2007
Ha suscitato scalpore la recente vicenda che ha avuto per protagonista la cantante Britney Spears, ricoverata in base a un Fermo 5150 dopo che aveva tentato di evitare di riconsegnare i figlioletti all'ex marito Kevin Federline, cui sono affidati i bambini. Qualche giornale italiano ha paragonato il Fermo 5150 al nostro TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio). In realtà si tratta di disposizioni assai diverse. Il Fermo 5150 prevede il ricovero in ospedale per un periodo minimo di 72 ore di “una persona che, per effetto di un disagio psichico, risulti pericolosa verso gli altri o se stessa oppure risulti gravemente disabile”.

Durante il ricovero, un'équipe medica valuta le condizioni psichiche del paziente, in contatto con il suo o i suoi medici curanti. Nel caso di Britney, trascorse le 72 ore è potuta uscire dal Cedars-Sinai Medical Center, dopo che i medici hanno valutato superata la crisi. La rivista People ha scritto che l'assistente sociale che si occupa attualmente di Britney ha deciso di chiamare le autorità, dopo che la cantante si era chiusa chiave in una stanza insieme al figlio di un anno Jayden James. L'altro bambino, Preston, era già a bordo dell'auto dell'assistente sociale, pronta per ricondurre i piccoli dal padre. Gli agenti hanno cercato di comunicare con Britney, che non manifestava autocontrollo e si rifiutava di aprire. Allora hanno forzato la porta e condotto la diva in ospedale. Il Fermo 5150 offre al paziente più garanzie, rispetto al TSO e se fosse applicato sempre nelle modalità e nei tempi adottati per il caso di Britney Spears, potrebbe essere uno strumento efficace per evitare che una persona colpita da un grave disagio psichico possa commettere azioni irreparabili contro se stessa o altri. Purtroppo però, un "comune" essere umano o - peggio ancora - una persona in condizioni di indigenza ed emarginazione non ricevono il trattamento che il Cedars-Sinai Medical Center ha riservato alla popstar e il Fermo 5150 si può trasformare in uno strumento di oppressione e vessazione. Anne's Door e il Gruppo EveryOne annunceranno nei prossimi giorni nuove iniziative mirate a far conoscere i gravi pericoli insiti nella medicina repressiva, nella psichiatria di regime e nel TSO, simbolo negativo dell'una e dell'altra. Gruppo EveryOne – www.everyonegroup.com
 

Nella foto, la cantante Britney Spears

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Sentenza storica a Genova: il giudice boccia l’espulsione di una prostituta romena. "Non è un pericolo per l'ordine pubblico"

del Gruppo EveryOne - www.everyonegroup.com

3 gennaio 2008
Una notizia confortante, che ha dello storico, per il periodo buio attualmente in corso nel nostro Paese, ci giunge stamani da Genova, una delle città italiane con cui il Gruppo EveryOne è in più stretti rapporti. Alcune autorità genovesi hanno manifestato non poca attenzione verso la campagna condotta dal nostro Gruppo, tanto che si profila una collaborazione finalizzata a un corretto programma di tutela dei rrom presenti sul territorio genovese. In base al "pacchetto sicurezza" varato dal governo, nei giorni scorsi Angela S., una prostituta romena di 21 anni ha ricevuto un provvedimento di espulsione firmato dal prefetto ligure. La giovane ha presentato ricorso al tribunale di Genova e le sue ragioni sono state accolte: potrà restare in Italia perché una donna che si prostituisce "non pone in essere un'attività di per sé pericolosa per l'ordine pubblico o per la sicurezza pubblica, e tantomeno lede o compromette la dignità umana". Il magistrato ha mostrato una corretta ricezione della Direttiva 2004/38/CE, riconoscendo che la donna non aveva dato origine ad "allarme sociale", non aveva attentato ala sicurezza, alla libertà o all'incolumità di altri cittadini. Sono importanti le parole dette dal giudice Francesco Mazza Galanti, che ha convalidato la decisione precedente del giudice di pace, anch'essa favorevole ad Angela: "la normativa non solo non può consentire all'Amministrazione le paventate espulsioni di massa, ma la corretta interpretazione può e deve impedire anche le espulsioni arbitrarie o comunque non giustificate da fatti molto gravi e concretamente individuati".
L'espulsione di Angela S., arrestata insieme ad altre donne nel corso di una retata nel quartiere di Sampierdarena, era così notificata: "per avere pervicacemente continuato a svolgere l'attività di meretricio nelle vie cittadine, creando grave pregiudizio alla pubblica sicurezza e conseguente allarme sociale tra i residenti dell'area interessata". La sua presenza in Italia era stata valutata come "incompatibile con l’ordinaria convivenza, per la palese compromissione della dignità umana". Ratificando l'espulsione, il prefetto aveva ravvisato nell'attività di Angela "imperativi motivi di pubblica sicurezza" sufficienti a giustificare la "comprovata urgenza" del provvedimento. Dall'articolo di Massimo Calandri apparso oggi, 3 gennaio 2008, su La Repubblica: "Il giudice di pace non aveva però convalidato il provvedimento, negando in particolare la presunta "pericolosità" della giovane romena e spiegando che allontanandola si sarebbero violate due norme fondamentali. Una costituzionale, quella della libertà personale. L'altra, principio-base dell'Unione Europea (Angela è naturalmente cittadina comunitaria), sul diritto alla libera circolazione.
Assistita dagli avvocati Antonella Carpi e Stefano Sambugaro, la giovane romena è quindi tornata nei giorni scorsi in tribunale per chiedere il definitivo annullamento dell'espulsione. In aula ha ammesso di essere costretta a prostituirsi saltuariamente per mantenere un bimbo di 5 anni e la madre malata – "Non ho altra scelta" –; ha spiegato di possedere un passaporto regolare, di dormire in una pensione del centro storico di Genova.
Anche il giudice monocratico, preso atto della nuova normativa, le ha dato ragione: "ai fini che qui interessano, l'allarme sociale è privo di rilevanza giuridica". Nella sentenza ha sottolineato inoltre che
non era stata redatta dalla polizia nessuna relazione di servizio che documentasse "le modalità con cui la ragazza svolgeva il meretricio".
Il decreto di espulsione, sottoscritto dal Prefetto di Genova, è stato dichiarato illegittimo. E la locale questura è stata anche condannata al pagamento delle spese di giudizio, ottocento euro in tutto: onorari e diritti compresi.


Il Gruppo EveryOne e i suoi sostenitori hanno svolto un lavoro costante, instancabile, finalizzato a informare correttamente le Istituzioni riguardo alla Direttiva 2004/38/CE, alla Risoluzione del Parlamento Europeo del 15 novembre 2007 sull'applicazione della stessa direttiva e alle Carte internazionali che tutelano i diritti delle minoranze. All'inizio ci siamo scontrati contro un muro impenetrabile di intolleranza e pregiudizio. Travisando le norme della normativa europea relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, si è provveduto a espulsioni inique, basate su motivi di razza e indigenza. Poi, grazie al sostegno di alcune realtà europee particolarmente attente alla tutela dei Diritti Umani – i Radicali, il Gruppo ALDE, il PSE, il Gruppo Verts/ALE, il Gruppo GUE/NGL – abbiamo ottenuto un risultato storico nell'àmbito di una campagna europea contro la discriminazione dei rrom: l'approvazione da parte del parlamento Europeo della succitata Risoluzione del 15 novembre 2007. Con la Risoluzione, l’Assemblea Parlamentare rispondeva stigmatizzando la discriminazione istituzionale e mediatica contro i rrom e approvava un sollecito immediato alla facilitazione dell’integrazione nella comunità delle popolazioni meno avvantaggiate e promuovendo la cooperazione fra gli Stati membri in termini di gestione dei movimenti della loro popolazione, in particolare mediante programmi di sviluppo e di aiuto sociale inclusi nei Fondi strutturali europei. Chiedeva di fatto il pieno rispetto della Direttiva e l'attivazione di programmi di tutela e integrazione dei rrom, ponendo fine alle violazioni dei loro diritti e alla campagna razziale condotta attraverso i media. Il Decreto sulla Sicurezza 181 non rispettava neanche minimamente la Direttiva, mentre sgomberi, espulsioni ingiuste e linciaggio mediatico dei rrom proseguivano indiscriminatamente, anche se – bisogna riconoscerlo –, dopo la Risoluzione e la Campagna condotta dal Gruppo EveryOne e dai suoi alleati per diffondere quel testo (censurato dai media) e per spiegare in ogni parte la Direttiva, cominciava a dare qualche frutto. Alcuni quotidiani, radio e telegiornali smorzavano i toni quando riferivano notizie riguardanti rrom o romeni; assessori, sindaci e prefetti ci chiedevano di offrire loro una consulenza sulle normative di circolazione e soggiorno dei cittadini dell'Unione nel territorio degli Stati membri; personalità politiche aderivano alla campagna antirazzista del nostro gruppo.
Contemporaneamente alcune delle massime autorità mondiali riguardo alla Storia e alla cultura dei rrom si associavano al Gruppo EveryOne. La persecuzione, tuttavia, non si arrestava. Gli sgomberi, attuati in pieno inverno, mettevano in strada famiglie rrom con molti bambini (il 60 per cento dei rrom in Italia sono bambini o ragazzini), con conseguenze tragiche: non a caso abbiamo definito "nuovo olocausto" le operazioni di purga etnica che si svolgono in Italia. Di fronte alla prosecuzione dell'oppressione, mirata all'annientamento dei rrom, il Gruppo EveryOne ha presentato una Denuncia nei confronti delle Istituzioni italiane per "crimini contro l'umanità". La Denuncia, corredata da un documento sulla situazione attuale dei rrom nel nostro Paese, è stata sottoposta a: Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite; Parlamento e Consiglio Europeo; Corte Europea dei Diritti Umani; Corte Penale Internazionale de L'Aja.Contemporaneamente, abbiamo diffuso il testo della Denuncia con gli allegati sia nel mondo politico che presso le autorità locali e i network di informazione alternativa (considerato il veto che i media italiani hanno continuato a riservare alle notizie diffuse dal nostro Gruppo riguardo ai rrom in Italia). In data 28 dicembre 2007 il Consiglio dei Ministri approvava il nuovo DL "pacchetto sicurezza", il cui testo completo non ci è ancora pervenuto, anche se pare che le principali violazioni alla direttiva (a partire dall'articolo 14, punto 4,b, che impedisce le espulsioni dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari dal territorio degli Stati membri qualora essi vi si trovino per cercare lavoro, condizione che per le famiglie rrom è la norma) siano state mantenute. Esprimeremo un giudizio ed eventualmente ci opporremo ai provvedimenti discriminatori con energie ancora maggiori non appena leggeremo, punto per punto, il testo integrale del DL.
 

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Da Napoli, un'analisi sull'atteggiamento delle Istituzioni e dei media nei confronti dei rrom

di Marco Nieli

Da circa dieci anni mi occupo di immigrazione Rom a Napoli insieme all’Opera Nomadi, da circa cinque seguo la vicenda dell’inedito flusso migratorio di zigani dalla Romania, da quasi due ho l’onore di ricoprire la carica di Presidente dell’associazione, che già fu della compianta (e mai dimenticata) Annamaria Cirillo. Insieme ai compagni dell’associazione abbiamo vissuto molti momenti critici in difesa dei nostri amici e fratelli Rom, sia slavi che rumeni: vorrei ricordare il pogrom a viale Zuccarini, (Scampia) nel 1998, seguito all’uccisione di una ragazza napoletana da parte di un Rom bergamasco in visita dalle nostre parti. O anche l’inizio della faida interna al sistema a Scampia, tre anni fa, quando furono uccisi due Rom al campo nuovo di Secondigliano e i giornali davano per certo che i Rom vendevano armi alle famiglie in guerra (cosa mai provata, a mia conoscenza). Quello che oggi viviamo in Italia, visto dall’osservatorio particolarissimo di una città dai mille problemi come Napoli, ha davvero dell’incredibile.
Dirò subito che noi giudichiamo questo decreto come un tentativo tardivo e controproducente di recuperare il consenso in calo per il governo Prodi, ancora una volta utilizzando lo spauracchio dei nomadi, questi barbari che turbano il riposo dei cittadini onesti e operosi. La discussione sulla legge è ancora aperta in Parlamento e giustamente la Sinistra sta sollevando obiezioni sulla costituzionalità e la “anti-europeicità” delle espulsioni di neocomunitari, specialmente se si dovessero intendere come deportazioni di gruppo. Giustamente il Ministro Ferrero richiama la necessità di un giro di vite anche sui reati di istigazione al razzismo e sul principio della responsabilità individuale. Staremo a vedere cosa uscirà fuori da questa discussione parlamentare.

 


Noi dell’Opera Nomadi, insieme ad Alex Zanotelli e ad altri del Comitato pro-rom di Napoli, siamo abituati a fare la parte dell’avvocato del diavolo. Per inciso, va detto che questo popolo, non avendo mai avuto un territorio proprio da difendere né un’organizzazione statale, non ha mai neanche avuto necessità di un esercito e dunque non ha mai fatto guerre. Quando nell’ex-Jugoslavia hanno cercato di arruolarli forzatamente negli eserciti nazionali contrapposti, i Rom hanno lasciato case e lavoro e sono fuggiti, per non sparare sui loro fratelli.
Oggi, queste circa 150.000 persone presenti sul nostro territorio nazionale (2700 circa a Napoli città) si trovano, con il decreto legge sulle espulsioni dei neo-comunitari, di nuovo al centro del ciclone, come all’epoca degli internamenti e delle violenze di triste memoria fascista (messi in luce, ad esempio, dall’opera della storica G. Boursier e dall’interessante lavoro A furia di essere vento… della casa editrice A). In questi giorni, lo sconcerto di fronte al barbaro assassinio della Reggiani (e delle successive aggressioni a Rumeni in giro per il paese) dà adito all’amara riflessione che noi Italiani sembriamo proprio non riuscire a imparare niente dalla storia più o meno recente del nostro paese e dell’Europa. Mi pare, infatti, che ancora una volta si scelga di seguire la strada del capro espiatorio per scaricare le tensioni sociali legate alla disoccupazione e alla precarizzazione della forza-lavoro, sui soggetti più deboli e indifesi, attraverso una costruzione da delirio psicotico di massa, incentrata su questa fantomatica identità collettiva astratta, i nomadi.
Questo termine improprio e generico, a volte sovrapponentesi nell’immaginario collettivo (e mediatico) in maniera confusa con quello di Rumeni (a loro volta non coincidenti a pieno titolo con i Rom rumeni, se non nella nazionalità), non ha quasi ormai più nessun riscontro nella realtà umana e sociale di queste comunità presente sui nostri territori (e che noi dell’Opera Nomadi quotidianamente tocchiamo con mano). Il nomadismo tra gli “zingari” presenti in Italia è oggi limitato ai pochi gruppi di Camminanti di Noto, in Sicilia e a qualche gruppo di Sinti giostrai del nord, ma per il resto è un fenomeno ormai largamente superato nella storia di questo popolo (la nostra associazione si chiama ancora così per rispetto di un retaggio storico-culturale in cui identificarsi). Quelli con cui noi abbiamo a che fare ogni giorno (almeno a Napoli e in Campania) non sono assolutamente i nomadi di cui continuano a parlare giornali e TV, ma persone in carne e ossa, con storie di violenza subita ed emarginazione alle spalle, cittadini a pieno titolo di stati stranieri (ex-Jugoslavia e Romania), le cui popolazioni hanno rimesso a un certo punto in discussione i loro diritti acquisiti, spingendoli a emigrare più o meno forzatamente verso i nostri lidi. Sottolineo, cittadini assolutamente stanziali di stati stranieri, da cui sono fuggiti per la ripresa delle discriminazioni razziali nei loro confronti e/o delle guerre nazionalistiche (ex-Jugoslavia) o per le violente ristrutturazioni capitalistiche (leggi: privatizzazioni selvagge delle fabbriche in cui lavoravano, in Romania). Ma tutto questo, in generale, sembra interessare molto poco a gran parte dei mass-media nostrani, troppo spesso unicamente a caccia della notizia sensazionale utile a vendere più copie.
In realtà, proprio intorno e a partire dalla questione del decreto legge in questione, stiamo assistendo in questi giorni a un osceno martellamento mediatico sul tema della sicurezza collegato a quello della presenza dei nomadi e dei Rumeni in Italia, martellamento che sta già producendo i primi nefasti effetti con le aggressioni e la escalation razzista di pericolose organizzazioni xenofobe. Già prima, l’anno scorso, all’epoca dei casi di abusi su minori rom a Napoli, leggevamo su alcuni giornali napoletani, come notizia certa, di organizzazioni criminali zigane dedite al commercio di minori tra Napoli e la Romania (i circa 200 tests del DNA effettuati sul campo di via del Riposo hanno invece dimostrato che si tratta di minori accompagnati dai legittimi genitori, ma questo gli stessi giornali non l’hanno mai riportato). Oggi, si legge di un piano di monitoraggio e di espulsioni della Prefettura di Napoli (cosa tutta da verificare), di un’invasione di Rom rumeni a Ponticelli (sarebbero migliaia, quando noi ne abbiamo contati, insieme alla CARITAS locale, circa 20 famiglie), di ormai prossimi sgomberi di campi a Scampia e nella provincia. Addirittura, il più antico e popolare quotidiano della nostra città, irresponsabilmente, titola a chiare lettere: “Piano espulsioni, 2400 Rom nel mirino”.

 


Ora, di fronte a tutto questo marasma di disinformazione e di sensazionalismo, che non fa che alimentare ancora di più il sistema allucinatorio di massa di cui siamo vittima di fronte ai soliti immaginari nomadi, io mi chiedo: ma possibile che non ci sia proprio modo di pretendere di applicare il codice deontologico ai giornalisti che si accingono alla trattazione di questa realtà così composita e articolata? Possibile che si debba sempre presumere l’impunità per chi sistematicamente diffama attraverso la generalizzazione o razzisticamente aizza l’odio contro intere categorie di stranieri, magari solo perché non teme una reazione in sede legale (i Rom infatti non leggono i giornali, anche perché spesso non sanno leggere, ma questo non significa che non percepiscano la pericolosità del mezzo stampa usato contro di loro)? Possibile che si vada sempre così di fretta nello scrivere un pezzo, da doversi sempre precludere la possibilità di ascoltare le storie di quegli esseri umani che sono i Rom, individui reali come noi siamo, nel bene e nel male, al di là di ogni stereotipo consolidato e fissato nell’immaginario collettivo?
Un’ultima riflessione, sul giro di vite repressivo che si intende dare in questo paese alla questione nomade. Noi operatori sociali, che in mezzo a mille difficoltà logistiche e con risorse assolutamente esigue rispetto alla bisogna (il rapporto tra operatori-utenti per i nostri sportelli legale e sanitario è, attualmente, a Scampia-Secondigliano, di 1 a 750), abbiamo cercato in questi anni di costruire insieme alle istituzioni locali dei percorsi di integrazione della comunità rom a Napoli, percepivamo già chiaramente prima del decreto espelli-rumeni la preponderanza degli interventi repressivi in campo, rispetto a quelli, per così dire, preventivi, o di politiche sociali. Sgomberi di baraccopoli (inutili quanto costosi), rastrellamenti di minori (con l’annesso business delle case famiglia), espulsioni e internamenti nei CPT si sono dimostrati, nel corso di questi dieci anni, del tutto improduttivi e inconcludenti, nei confronti di popolazioni ormai stanzializzate in Italia da 20 anni circa e i cui figli sono cresciuti (senza diritti) in mezzo a noi e ai nostri figli. E’ ormai evidente a tutti che, ad esempio, buttare giù una baraccopoli senza predisporre nessun tipo di riallocazione concordata, per la modica spesa di 40-70.000 euro (a tanto ammontano le nostre stime sui costi di queste scellerate operazioni), non serve a niente, salvo a spostare il problema più in là sul nostro territorio. Tanto è vero che l’ex sindaco di Torino, pioniere degli sgomberi di Rom rumeni in Italia è giunto a parlare, a proposito della politica delle demolizioni, della folle pretesa di “spostare il mare con un setaccio”.
Ma allora, ci si chiederà, perché si decide adesso di dare un’ulteriore giro di vite a questo tipo di politica? L’unica risposta logica a questo paradosso che mi sento di dare è, ancora una volta di tipo elettoralistico: sgombrare i Rom o rastrellare i minori per strada paga in termini di consenso, attivare le politiche sociali per creare una rete diffusa di protezione sociale e accoglienza no. E’ per questo che il governo Prodi, in crisi di consenso politico e incapace di attivare le riforme sociali necessarie nel paese sceglie oggi la scorciatoia securitaria come un mezzo per tenersi ancora a galla un po’ di tempo. E’ per questo che si scelse di sgombrare via Lufrano, Casoria, nel novembre del 2005, con la conseguenza di un esodo biblico di Rom (circa 150-200) riversati a P. Garibaldi a mezzanotte, con donne incinte, neonati, vecchi e malati buttati sulla strada senza sapere dove andare. E’ ancora per questo che, a livello locale, ancora nel luglio scorso si è scelto di sgomberare il campetto di Ercolano (circa 70 pacifici e bisognosi Calaraseni, molti dei quali tra l’altro impiegati a nero e a giornata dall’imprenditoria agricola del posto), facendo sì che questi Rom sbarcassero sul territorio napoletano, a S. Maria del Pozzo, con una nuova fatiscente baraccopoli. Come ancora oggi si sceglie di prelevare tanti minori dalla strada, sottraendoli alla legittima potestà genitoriale, in base all’assurdo teorema che un genitore rom povero è un genitore inaccudente, per poi decretarne l’adottabilità, compiendo un vero e proprio genocidio culturale ai danni di questa popolazione già in crisi identitaria e culturale.
E’ per questo, anche, che noi operatori sociali, insieme all’assessore alle Politiche Sociali dott. G. Riccio e al Comitato suddetto, pensiamo che sia ora di dare un’accelerata alle pur tanto impopolari politiche di accoglienza, cominciando a realizzare quello di cui si è parlato già da troppo tempo ormai. Nello specifico mi riferisco alla creazione di nuovi villaggi per i rom slavi di Scampia, a nuovi centri di accoglienza per i Rom rumeni nella zona di Ponticelli e Poggioreale, alla scolarizzazione dei minori, a interventi concordati di sostegno alla famiglia e alla genitorialità, alla creazione di mercati rionali per sanare e riconoscere la pratica del commercio ambulante (penso ad esempio a Corso Garibaldi), al riconoscimento dell’assistenza sanitaria, previa iscrizione anagrafica, da cui paradossalmente, dopo l’entrata in Europa, questi cittadini neocomunitari sono rimasti esclusi.
Sono questi i problemi reali con cui ci confrontiamo ogni giorno, sono questi i terreni reali di discussione e confronto su cui tutti, istituzioni, associazionismo, società civile e comunità rom, dovremmo adoperarci concretamente, mettendo da parte stupidi e atavici pregiudizi e stereotipi. Come quello che parla di invasioni di nomadi, che girano allegramente (mica poi tanto) il mondo sulle quattro ruote, rubando i figli di noi gagé (ma che se ne faranno, poi, proprio loro, che già ne hanno tanti?) e che proprio non vogliono sapere di integrarsi. Titolo originale: "Lettera aperta dell'Opera Nomadi di Napoli: a proposito del capro espiatorio", firmata Prof. Marco Nieli, Presidente Opera Nomadi di Napoli
 

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C'è una soluzione per evitare l'espulsione di massa e l'annientamento dei rrom in Italia

del Gruppo EveryOne

30 dicembre 2007
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo decreto legge "Pacchetto Sicurezza", che non modifica in misura sensibile il precedente decreto 181. Il testo è una vera e propria "legge razziale" creata ad hoc per attuare l'espulsione di massa dei rrom dall'Italia. Permane la più iniqua delle norme: saranno espulsi dall'Italia i cittadini provenienti da paesi membri che non siano in grado di dimostrare di possedere mezzi di sostentamento. La Direttiva 2004/38/CE, che protegge le minoranze etniche e impedisce l'espulsione dei cittadini provenienti da paesi membri con l'intenzione di trovare un lavoro (articolo 14, punto 4, b) è stata considerata carta straccia, così come tutte le Carte internazionali che tutelano i diritti delle minoranze, delle donne, dei bambini, degli indigenti. L'olocausto prosegue, anche se le autorità tengono ben lontani dagli occhi del popolo italiano le migliaia di bambini, donne e uomini laceri, malati, affamati, in luoghi inospitali – dopo gli sgomberi – e in condizioni peggiori di quelle in cui vivevano gli ebrei nei ghetti di Varsavia e Lodz, durante l'Olocausto. Queste affermazioni non sono "esagerazioni", ma la tragica realtà, perché ogni giorno aumentano le morti infantili e diminuisce la speranza di vita dei rrom. E' sempre più difficile mettersi sulle tracce delle famiglie allontanate dalle autorità, che vivono in discariche di rifiuti, in edifici cadenti, ai margini del mondo civile, affetti da una terribile epidemia di pediculosi, da gravi forme di febbre, da indicibili stenti. Una campagna stampa coordinata, finalizzata a nascondere l'orrore e a criminalizzare un popolo che ha la sola colpa di essere povero completa un quadro che ci lascia attoniti e che ci induce a impegnarci contro i nuovi carnefici con tutte le energie, nonostante le minacce, le pressioni, la censura che colpiscono il nostro gruppo. In Romania, intanto, il nostro membro George Scarlat sta lavorando senza risparmiarsi al Progetto Romanesia, con l'intento di salvare i rrom che sono attualmente in Italia accogliendoli nelle loro città di provenienza, a gruppi, dopo aver creato in loco opportunità di lavoro e vita dignitose. Probabilmente sarebbe sufficiente accedere ai fondi europei, già stanziati a favore dell'Italia, ma come sperare che alla disumanità di chi ci governa non corrisponda anche l'avidità di utilizzare quella somma consistente di denaro in altro modo? Fino ad oggi i fondi destinati ai rrom in Italia si sono volatilizzati, senza che i destinatari potessero beneficiarne. La persecuzione dei rrom in Italia è una delle più atroci forme di discriminazione di violazione dei diritti umani che si verifichino nel nostro tempo e supera di gran lunga, in quanto a vessazioni e morti premature, le tragedie umanitarie che si svolgono in paesi come l'Iran, dominati da regimi sanguinari. Basti pensare che nella Repubblica Islamica avvengono 300 esecuzioni l'anno, ma il governo attua contemporaneamente programmi efficaci di assistenza ai poveri. Gli zingari, in Iran, sono tutelati quale minoranza etnica e vengono agevolate sia le loro attività tradizionali, sia la cultura nomadica.

 

 

L'oppressione dei rrom in Italia mette a morte per fame, freddo, malattie (oltre che a causa delle esecuzioni da parte di "misteriosi" gruppi di razzisti) un numero di rrom immensamente superiore. Migliaia di bambini, donne, uomini. Come rileva Scarlat, inoltre "gli stereotipi negativi contro i rrom sono presenti sulla stampa con frequenza sempre maggiore. Ho letto dello stupro avvenuto a Verona, il cui colpevole, definito 'rrom romeno' è in realtà un cittadino romeno non appartenente all'etnia rrom". Le Istituzioni romene – fatta salva l'estrema destra - sono letteralmente costernate dalle notizie che giungono dal nostro Paese. Le violenze e gli abusi sui rrom sono eventi così tragici, così agghiaccianti, così legati alla malattia sociale dell'odio razziale da suscitare sdegno senza fine e richiamare alla memoria gli anni del terrore, l'era di Ceausescu. In Romania – un paese povero - gli zingari sono emarginati e vivono in condizioni di indigenza estrema, ma non è in corso alcuna purga etnica, alcuna oppressione contro di loro. Ecco perché il Progetto Romanesia, che nasce per restituire alle famiglie innocenti – annientate dal pregiudizio e dalla violenza xenofoba delle nostre autorità – un'opportunità di esistenza comincia a riscuotere interesse in Romania. "Dobbiamo agire prima che sia troppo tardi," dice Scarlat, "contando sull'appoggio di alcune forze politiche romene. Il primo passo sarà quello di viaggiare attraverso l'Italia per visitare i campi rrom rimasti e per localizzare le famiglie sgomberate. Sarà difficile, perché molte di loro si sono rifugiate in luoghi fuori mano, ma è necessario avere un quadro chiaro della situazione dei rrom in Italia: nomi e cognomi, consistenza delle famiglie, città e villaggi d'origine. E' auspicabile che il governo italiano collabori e non si limiti a cacce all'uomo ed espulsioni di massa. Secondo Barroso, Presidente della Commissione Europea, l'Italia non ha chiesto i fondi già stanziati dall'Unione Europea: ovviamente non vuole l'inclusione dei rrom in Italia. Però non si deve escludere che magari accetti di impiegare quei fondi per mandarli in Romania, dove è possibile preparare condizioni vivibili per loro, evitando che un'immane tragedia umanitaria si aggravi ulteriormente".

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Salvador Allende e il razzismo di sinistra

30 dicembre 2007

Marco da Sesto San Giovanni (Milano) chiede ad Anne's Door: "Ma è possibile che un governo di sinistra sia così razzista? La persecuzione dei Rom sembra piuttosto una politica di estrema destra".

Risponde Anne's Door. Razzismo, discriminazione dei rrom, antisemitismo, omofobia, pregiudizio verso le minoranze non sono mali esclusivi della destra. Magari fosse così, perché almeno vi sarebbe sempre una contrapposizione di forze: il buio contro la luce. L'odio contro la tolleranza (se non proprio la fratellanza). Ecco un campionario di citazioni tratte da scritti e discorsi di un mito della sinistra: Salvador Allende, raccolte da Jacques Grancher:
 


“Gli ebrei si distinguono per determinati crimini: la truffa, la subornazione e soprattutto l’usura".

"Gli zingari costituiscono regolarmente gruppi di delinquenti in cui pigrizia, violenza e vanità predominano. Tra di loro sono decisamente numerosi gli assassini".

"Fra gli arabi, vi sono alcune tribù oneste e industriose, ma la maggior parte sono formate da avventurieri, mentitori, oziosi e ladri. Sono fatti che avallano il sospetto di un collegamento fra razza e delinquenza".

“I provvedimenti dell’eutanasia e dell’eugenismo hanno sostituito la Rupe Tarpea e la loro applicazione può tutelare l'uomo anche contro se stesso, per un fine sociale”.

“L’omosessualità è una tara endocrinologica e sessuale; l’omosessuale non è che un malato e deve essere considerato come tale”.
 

Nella foto, Salvador Allende

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Lettera aperta al Sindaco di Roma

La Sinistra-Arcobaleno (Sd, Pdci, Prc-Se, Verdi), Coordinamento Roma città democratica e solidale, Rivista Carta, Bottega commercio equo Tutti giù per terra

22 dicembre 2007
E' Natale, ma non per tutti a Roma. Anche in questo periodo l'amministrazione comunale preferisce la politica degli sgomberi a quella dell'accoglienza: il risultato è che bambini, donne e uomini non avranno neanche più le baracche come riparo dal freddo e dovranno ricominciare da capo la loro vita.
I bambini, che costituiscono almeno il 50% delle persone sgomberate, sono sotto controllo medico per il freddo patito dal dormire all'addiaccio.
Gli sgomberi di Rom e Migranti non sono una soluzione. Proponiamo un tavolo di dialogo che metta insieme istituzioni locali, comunità di migranti, associazioni di solidarietà, cittadini, per intraprendere percorsi partecipati di reale soluzione dei problemi.

Caro Sindaco Veltroni, caro Assessore alla Sicurezza Touadi, nelle ultime settimane, l’Amministrazione comunale ha voluto lo sgombero dei baraccamenti di rom, migranti e italiani in varie zone della città, in particolare lungo le rive dell’Aniene a Ponte Mammolo, a Rebibbia, a Ponte Salario. Sulla stampa sono apparse le dichiarazioni soddisfatte per la “riqualificazione” delle aree interessate; gli sgomberi del 3 e del 10 dicembre hanno coinvolto complessivamente quasi 800 persone. Che cosa si è risolto? E’ sotto gli occhi di tutti che gruppi di disperati, con i loro bambini, vagano negli anfratti marginali del “modello Roma”, in attesa del prossimo sgombero. Ci sembra che sia una linea politica dal respiro corto, tesa più a cavalcare l’onda dell’allarme sociale, alimentato anche attraverso i media, piuttosto che a mettere in moto reali percorsi di risoluzione dei problemi.
 


Tutto ciò rende ancora più difficile il lavoro che come moltissime associazioni di orientamenti culturali, politici e religiosi differenti stiamo conducendo contro il dilagare della cultura razzista nella nostra città. Ciò che sta avvenendo in questi mesi ha sensibilmente peggiorato le condizioni di vita, già drammatiche, dei migranti e ha rafforzato lo stereotipo dello straniero criminale. Vi ricordiamo che nel nostro paese centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici stranieri, insieme alle loro famiglie, stanno aspettando che venga cancellata la vergogna della legge Bossi-Fini.

Vi chiediamo di interrompere la politica degli sgomberi, che hanno il solo risultato di spostare da qualche altra parte la disperazione, di intraprendere un’altra strada, che apra anzitutto un dialogo con le comunità migranti. Invece di affrontare i problemi nelle riunioni del sottocomitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, vi invitiamo a istituire un tavolo che metta insieme istituzioni locali, comunità di migranti, associazioni di solidarietà, cittadini per intraprendere percorsi di reale soluzione dei problemi. Pensiamo che la legalità, la solidarietà, la “sicurezza” si riconquistino riqualificando i quartieri e le aree più degradate, sostenendo i migranti – come i nostri concittadini - nella ricerca di casa e lavoro, guardano alle situazioni concrete per aiutare chi vuole intraprendere percorsi di inclusione e scoraggiare chi invece intende alimentare circuiti criminali. Le risorse ci sono, visto che il Ministero della Solidarietà Sociale ha fatto un bando apposito da 50 milioni di euro: il Comune di Roma è uno dei destinatari, come intende utilizzarle?

I problemi di Roma non sono i Rom e i Migranti, ma la povertà, il precariato, l’emergenza abitativa, il degrado.

In attesa di una sollecita risposta, cordiali saluti.

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L'Italia e la pena di morte

20 dicembre 2007
Linda di Roma scrive a Roberto Malini riguardo alla moratoria per la pena di morte votata ieri alle Nazioni Unite: "Caro Roberto, da Giorgio Napolitano a Massimo d'Alema, i politici italiani sembrano diventati improvvisamente paladini dei diritti umani. Il presidente della Repubblica ha dichiarato che la moratoria rappresenta lo spirito dell'Italia, un'Italia che, a suo dire, 'crede nei valori della democrazia e del rispetto della persona umana come asse portante di un ordine internazionale giusto e stabile'. Sembra propaganda, perché il nostro Paese è accusato di razzismo e abusi dei diritti dell'uomo da tutti i paesi civili e dalle principali organizzazioni umanitarie. La Risoluzione approvata dal Parlamento Europeo il 15 novembre 2007 ne è un'ulteriore conferma. A proposito, come mai nessun giornale ha pubblicato il testo della Risoluzione e come mai, nonostante il documento ammonisse chiaramente l'Italia a causa della persecuzione contro i rom, gli sgomberi e la repressione proseguono come prima? Come avete scritto tante volte, i rom in Italia hanno una speranza media di vita di soli 42 anni: la metà di noi italiani! Ma in che razza di Paese viviamo?"
 


Risponde Roberto Malini. La vittoria che indubbiamente rappresenta l'approvazione della moratoria da parte delle Nazioni Unite non è una vittoria dell'Italia, ma dei radicali di Marco Pannella e delle associazioni che si battono al loro fianco su questo tema. Ora è necessario sperare che non si tratti di un evento puramente simbolico, ma che produca risultati in termini di abolizione. Qualche altra considerazione. La pena di morte consiste nella "distruzione fisica di un essere umano ordinata dalle autorità di un paese". La persecuzione che l'Italia conduce contro i Rrom è proprio questo: la distruzione fisica di migliaia di esseri umani, ordinata dalle autorità del nostro Paese. Il numero che citi è agghiacciante, perché dimezzare la vita media di un popolo significa perpetrare un genocidio. Altro che pena di morte! Non dimenticare la mortalità dei bambini rrom in Italia, che è dieci volte superiore a quella dei bambini italiani. Il Gruppo EveryOne, cui ho l'onore di appartenere, ha presentato nei giorni scorsi alle Istituzioni europee e alle corti di giustizia internazionali che si occupano di diritti umani e crimini contro l'umanità un documento che denuncia la persecuzione e lo sterminio che sono in atto in Italia: un nuovo Olocausto. Senza riparo, dopo i pogrom di stato che abbattono le baracche; senza cibo, dopo le misure contro le poche attività che fornivano ai rrom i mezzi di sussistenza; senza futuro, dopo l'entrata in vigore di misure repressive inique e l'attivazione di una campagna mediatica razzista che instilla odio e violenza contro i rrom da parte del popolo italiano; senza protezione, perché nessuna legge che tuteli le minoranze etniche viene applicata in Italia a favore dei rrom; senza lo status riconosciuto di "esseri umani", i rrom in Italia stanno languendo. Molti muoiono e presto un popolo intero sarà in agonia. Questo massacro è la reale posizione dell'Italia riguardo al tema della pena di morte.

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Giù le mani dai bambini Rrom

del Gruppo EveryOne – www.everyonegroup.com

15 dicembre 2007
Il Gruppo EveryOne conduce un attento monitoraggio riguardo alla situazione dei Rrom in Italia, con grande fatica, perché autorità e istituzioni hanno ormai posto cordoni sempre più impenetrabili fra i luoghi in cui si svolge la persecuzione dei Rrom e la cittadinanza, ponendo vincoli anche alla libera informazione e al diritto di osservazione delle organizzazioni umanitarie, durante gli sgomberi e le operazioni di espulsione. Come abbiamo denunciato più volte, le condizioni dei Rrom sono sempre più tragiche, perché i pogrom contro gli insediamenti mettono in strada migliaia di esseri umani inermi e senza mezzi di sostentamento, la maggior parte dei quali sono bambini e ragazzini. Il nostro gruppo cerca di denunciare l'annientamento istituzionale dei Rrom in Italia agendo sugli organismi internazionali e il 15 novembre 2007, grazie all'appoggio di forze politiche illuminate, ha ottenuto l'approvazione della Risoluzione del Parlamento Europeo sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri. Le Istituzioni italiane, però, proseguono imperterrite con accanimento sempre più feroce le operazioni inique di sgombero e le espulsioni, che violano un'infinità di norme, fra cui proprio la Direttiva 2004/38/CE (che fra l'altro vieta ai governi dell'Unione di espellere cittadini provenienti dagli stati membri per cercare lavoro) e la succitata Risoluzione del Parlamento Europeo. Si configurano ormai i più gravi crimini contro l'umanità, che ci auguriamo vengano perseguiti, anche grazie alla nostra denuncia, dai preposti tribunali internazionali. L'obiettivo del Gruppo EveryOne è quello di salvare vite umane e di interrompere la persecuzione e lo sterminio (per fame, freddo, infezioni, indigenza, stenti) del popolo Rrom. Come sempre accade alle minoranze discriminate, insieme al quadro della grande tragedia si sviluppano drammi locali che riguardano regioni, città, singole famiglie e individui sottoposti a discriminazione. Il caso dei genitori dei bambini del rogo di Livorno resta emblematico: un gruppo di assassini razziali, il Gape (che ha rivendicato in forma scritta il crimine) ha dato alle fiamme quattro bambini e in risposta al mostruoso infanticidio le autorità hanno scelto di arrestare e condannare i loro genitori, che sono in libertà grazie alla sospensione della pena solo in virtù dell'azione condotta dal nostro gruppo, con pochi alleati in loco. La condizione dei Rrom in Italia oggi è assolutamente insopportabile. Le attività persecutorie attuate nei vari comuni hanno lasciato migliaia di perone senza rifugio, senza mezzi di sopravvivenza, senza assistenza di alcun genere. E mentre un'umanità annientata cerca di sopravvivere con la forza della disperazione e grazie all'aiuto di pochi Giusti (per fortuna non tutta l'Italia è preda della follia razziale), si configurano nuovi abusi nei loro confronti.

Il Gruppo EveryOne ha motivo di credere, dopo aver ascoltato numerose testimonianze di famiglie Rrom e di cittadini italiani in contatto con famiglie Rrom, che possa verificarsi un'ulteriore violazione dei diritti dei Rrom. Come è ormai evidente, le Istituzioni non intendono mettere in atto - se non vi saranno obbligate da organismi internazionali - alcun vero programma di assistenza e di sostegno all'inserimento sociale degli uomini e delle donne Rrom, le cui condizioni di vita si deteriorano di giorno in giorno. Temiamo che si progetti, invece - e il discorso di Rosy Bindi a New York sembra avallare i nostri timori - di attuare una politica di eradicazione dei bambini Rrom dalla realtà delle loro famiglie e tribù, per italianizzarli coattivamente. Alcuni sindaci, fra cui quello di Livorno, hanno proposto, per esempio, di togliere alle loro famiglie i bambini sorpresi nell'accattonaggio da soli o in compagnia dei genitori (che però, se non li conducessero con sé, verrebbero accusati di "abbandono di minori"). Quindi sarebbe il Tribunale dei Minori a decidere se restituire i bambini ai loro genitori (nel caso miracoloso che riuscissero a uscire dalla povertà, trovando in pochi giorni un lavoro e un'abitazione sufficiente magari ad ospitare cinque o sei bambini) oppure darli in affidamento a tempo indeterminato a famiglie italiane. E' l'estrema depredazione. Come dimostra il giornalista romeno George Scarlat in un articolo pubblicato su Anne's Door, l'Italia sta dissanguando la Romania acquistando i migliori terreni senza poi utilizzarli per creare lavoro e sta sottoponendo al più duro sfruttamento, sempre in Romania, la mano d'opera Rrom e romena. Quindi ha deciso di fare tabula rasa della vita e della cultura Rrom in Italia, attuando sistematicamente le fasi di una "Soluzione Finale" pianificata da tempo. Infine, come ci risulta grazie all'azione di monitoraggio, il nostro Paese sembra voler appagare i desideri più o meno oscuri degli italiani che hanno messo gli occhi sui piccoli Rrom e che vedono nelle loro famiglie nient'altro che ostacoli da eliminare. E' un procedimento che ricorda quanto avvenne a molti bambini ebrei durante l'Olocausto. Quando si prefigurò la persecuzione, famiglie cristiane dapprima ospitarono famiglie ebree, poi - considerato il rischio sempre più grave - accolsero solo i loro bambini. Quando la guerra finì, i pochi genitori sopravvissuti si videro negata la consolazione di riavere i loro figli anche dalle autorità cattoliche. Il 20 ottobre 1946 Pio XII e le autorità ecclesiastiche stabilirono che i bambini ebrei battezzati "non potranno essere affidati a istituzioni che non ne sappiano assicurare l'educazione cristiana". Il Gruppo EveryOne, insieme alle principali organizzazioni internazionali che tutelano i diritti dei Rrom, difende il valore dell'unità delle famiglie Rrom e si batterà affinché si provveda a livello istituzionale a sostenere la sopravvivenza e non lo smembramento dei loro nuclei familiari, decidendo finalmente di impegnarsi contro i veri ostacoli, che sono la discriminazione e la povertà. Contemporaneamente, il nostro gruppo si impegnerà con vigilanza, attenzione e opportune azioni a tutela dei diritti umani affinché non abbiano esito i tentativi di gettare discredito o ancor peggio di criminalizzare le famiglie Rrom a rischio smembramento (il nostro gruppo segue direttamente alcuni di tali casi), perché abbiamo verificato che tali azioni razziali hanno il torbido fine di sottrarre i bambini Rrom ai loro legittimi genitori, costruendo una legittimità giuridica intorno a malsane e censurabili azioni di rapimento. Si difenda l'integrità delle famiglie Rrom e ci si impegni per farle uscire, unite, dalla miseria e dall'emarginazione; non si cerchi di smembrarle in nome (nel migliore dei casi) di una falsa e gravemente discriminatoria "difesa dei bambini".

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Chi vuole la persecuzione dei Rom in Italia?

di George Scarlat, Roberto Malini e Matteo Pegoraro

La tragedia della persecuzione dei Rom in Italia - resa ancora più dolorosa dalle sistematiche violazioni, da parte delle Istituzioni italiane, di tutte le Convenzioni e le Risoluzioni dell'O.N.U. e del Parlamento Europeo che tutelano le minoranze etniche e i poveri - preoccupa l'Unione Europea, che ha approvato una Risoluzione che dovrebbe tutelare la minoranza Rom da sgomberi, espulsioni e oppressione, ma che di fatto l'Italia ha censurato e ignorato. Le organizzazioni per i Diritti Umani hanno stigmatizzato più volte il regime razziale in vigore in Italia, ma neanche le loro voci sono ascoltate dalle nostre autorità, ormai determinate a condurre a termine un'operazione di purga etnica che non è esagerato definire "Soluzione Finale". I Rom in Italia sono privati di qualsiasi forma di sostentamento e rifugio, vengono sgomberati con inaudita violenza ed illecitamente espulsi (perché la Direttiva 2004/38CE prevede all'articolo 28, punto 1 che l'allontanamento non può riguardare chi è povero, emarginato o in condizioni precarie di salute). La vergogna dell'Italia sono migliaia di persone senza tetto e senza alimenti, cacciate anche dalle misere baracche che si sono costruite per sfuggire al rigore dell'inverno. Abbiamo assistito con i nostri occhi ad alcuni sgomberi, durante i quali siamo stati costretti a difendere bambini, donne (anche incinte) e uomini innocenti dalla disumanità della forza pubblica. Abbiamo testimoniato l'allontanamento verso il nulla di persone affamate e malate. Abbiamo visto bambini in fasce, sofferenti di gravi patologie cardiache, abbandonati sulla nuda terra e poi costretti, in braccio alle loro madri disperate, a intraprendere quelle che sono vere e proprie "marce della morte". Con i nostri mezzi abbiamo cercato di soccorrere quante più famiglie possibile, ma le vittime dell'annientamento promosso dalle Istituzioni italiane, le vittime del nuovo olocausto sono migliaia. Non vi è pietà, ormai, per i Rom. Dall'agente di polizia all'assistente sociale, dal sindaco al questore, fino alle più alte cariche dello Stato si è stabilito un patto di orrore: i Rom, che al 70% sono bambini e ragazzini, non dimentichiamolo, vengono trattati come "pratiche", come problemi da rimuovere a qualsiasi costo. Repetita juvant: la speranza di vita media dei Rom in Italia è ormai di soli 42 anni, contro gli 80 degli altri cittadini europei, mentre la mortalità dei loro bambini è almeno dieci volte superiore alla media: dati statistici che rappresentano da soli le dimensioni di un massacro di stato. Il Gruppo EveryOne denuncia all'Europa questa realtà e ci si augura che l'Europa ponga fine al più presto a un crimine contro l'umanità di proporzioni apocalittiche. George Scarlat, grande giornalista romeno, per lungo tempo stretto collaboratore di Radu Vasile, Presidente del Consiglio dei Ministri in Romania, ci scrive con l'angoscia di chi assiste a una spaventosa tragedia, cui vuole opporsi con le armi della verità, dell'umanità. Firmiamo con lui questo articolo. George collaborerà con il Gruppo EveryOne; insieme a lui, alle associazioni per la tutela della minoranza Rom, ai gruppi che ci affiancano, cercheremo di arginare lo "tsunami" xenofobico. "Un'ondata di xenofobia che mi ha indotto a scrivere articoli su alcuni dei più importanti quotidiani romeni, fra cui il diffusissimo Ziua di Bucarest" ci scrive George.

 

 

"Dal 9 al 20 novembre ho pubblicato quattro servizi davvero ampi, che si possono leggere in romeno anche online, nel sito del quotidiano e in altri portali. Ho una notevole conoscenza della politica internazionale e posso assicurarvi che l'accanimento contro gli zingari nasconde una strategia che coinvolge altre nazioni, politici e servizi segreti. Sto cercando di diffondere il testo del decreto 181/2007, riguardante le espulsioni di Rom e Romeni, dimostrando come sia palesemente antidemocratico. E' in corso in Italia una "strategia terorii", una strategia del terrore che prevede il diversivo, se così si può chiamare, della guerra ai Rom e ai Romeni. Si ripete la strategia del terrore degli anni 1970 e 1980, condotta da politici, servizi segreti e forze dell'ordine. Forse non dovrei scriverlo, visto che da voi la notizia è stata censurata, ma i romeni assassinati presso la stazione di Nomentana, a Roma, a Castelvolturno e a Caserta sono stati in realtà giustiziati con proiettili calibro 9x19 mm Luger/Parabellum, munizioni in dotazione all'esercito italiano. Le autorità italiane hanno invece parlato di "regolamento di conti fra romeni". Un cittadino romeno, però, è sfuggito all'agguato