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Verona, sottosegretario Francesca Marini guida forze dell'ordine alla caccia di una 'zingara' che elemosinava tenendo con sé la sua bimba
di Matteo Pegoraro
12 luglio 2008. Secondo quanto riferisce un comunicato diramato dal ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, il Sottosegretario alla salute Francesca Martini, dopo aver visto una donna rom in via Cappello che con la sua bambina di pochi mesi chiedeva l’elemosina, ha chiamato la Polizia, rimanendo in attesa di una volante. Una volta che la donna rom si è dileguata con la bimba, sono iniziate le ricerche. “Martini” dice poi la nota “ha deciso quindi di introdursi nel portone dove stazionava la donna trovandola per le scale con la bambina. Il sottosegretario ha quindi richiamato l'attenzione delle forze dell'ordine permettendo così il buon fine dell'operazione. La Polizia ha fermato la donna e l'ha portata in Questura per le procedure di identificazione sue e della bambina, oltre alla verifica delle condizioni igienico-sanitarie della minore, richieste dal Sottosegretario alla salute Francesca Martini”.
Ciò che è avvenuto oggi a Verona è fuori da ogni logica di un Paese democratico e civile. Quando anche un Sottosegretario di Stato veste i panni di uno sceriffo xenofobo, contribuendo in prima persona all'agghiacciante caccia alle streghe nei confronti di Rom innocenti, al fine di ottenere il fermo e l'identificazione forzosa di una madre e della sua bambina, significa che si è superato ogni limite e si sono abbandonati i valori della convivenza civile, del rispetto verso l'individuo e più in generale verso la dignità umana. E' altresì sconcertante che il Sottosegretario strumentalizzi l'intera vicenda col solo fine di criminalizzare una madre che, non avendo possibilità alcuna di una casa e di un lavoro a causa della discriminazione, ha portato con sé la sua bambina mentre chiedeva l'elemosina, unica fonte di sopravvivenza per lei e la famiglia. Un atteggiamento tipico, quello dell'on. Martini, di chi vuole colpire un'intera comunità già provata da incredibili stenti facendola passare come un'associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento di minori.
Poiché agli esponenti del Governo Italiano non bastano le risoluzioni europee che condannano il loro operato e i loro comportamenti razzisti e xenofobi di fronte all’Europa intera – nonostante anche gli appelli da più parti ad abbandonare la via della persecuzione per quella dei diritti umani – il Gruppo EveryOne presenterà un esposto dei fatti alla Commissione UE e al Consiglio Europeo, anche in vista della delegazione che prossimamente visiterà i campi Rom italiani, sottolineando quanto la condotta dell'onorevole Martini a nostro avviso oscilli tra l'abuso di potere e il più vile atteggiamento razzista, e sia lesiva dei diritti e delle libertà fondamentali dell'individuo.
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Tutti devono sapere che nei Cpt trionfano razzismo e persecuzione.
Bisogna chiuderli!
Milano, 8 luglio 2008 - Noi detenuti di via Corelli siamo in lotta dal
5 luglio contro la nostra carcerazione nel CPT di Milano.
Il nostro crimine è quello di non avere un documento che lo stato
italiano non ci concede, e quindi rivendichiamo per tutti il diritto
alla libertà.
Vogliamo contrastare la campagna razzista che attraversa l'Italia,
denunciare il carattere fascista del pacchetto sicurezza che
discrimina, criminalizza e reprime tutti gli immigrati.
Noi non lottiamo per qualche miglioramento qui dentro. Noi ci battiamo
per la chiusura dei CPT.
Tutti devono sapere la profonda ingiustizia che stiamo subendo qui dentro:
Persone, costrette a lavorare in nero, prelevate direttamente dal
posto di lavoro.

Persone in possesso di documenti regolari e rinchiuse perché ancora in
attesa di un rinnovo.
Persone a cui non è stata convalidata la detenzione, riportate in
questura per un nuovo decreto di espulsione, convalidato poi dal
giudice successivo.
Tutti devono sapere che qui si subisce un clima costante di razzismo,
intimidazione e violenza.
Cibo scarso e di qualità scadente. Condizioni igieniche inaccettabili.
Assistenza sanitaria inesistente, in particolare a malati di Aids a
rischio di vita.
E ogni nostra osservazione su queste cose serve scatena la reazione
rabbiosa della polizia e della Croce Rossa, che non interviene per
curare le persone.
Per tutti questi motivi continueremo la nostra agitazione a oltranza e
facciamo appello a tutti gli antirazzisti perché sostengano la nostra
lotta in nome dei principi di giustizia, uguaglianza e dignità umana
che devono essere garantiti a tutti e senza condizioni.
I detenuti di via Corelli
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Nico Grancea, cantautore Rom, si esibirà a Corsico (Milano) il 13 luglio per protestare contro i processi per direttissima, che violano la Dichiarazione universale dei diritti umani e negano agli accusati la possibilità di difendersi. Gruppo EveryOne: "Nico Grancea chiede al mondo civile di protestare contro un abuso giuridico che è ormai istituzionalizzato, un procedimento penale iniquo e repressivo, secondo il quale ognuno di noi può essere condannato al carcere senza indagini né il diritto costituzionale al contraddittorio. Si richiede l'intervento della Corte di giustizia europea perché siano abrogati tutti i riti direttissimi e vengano scarcerate immediatamente le vittime di una così macroscopica violazione dei diritti dell'imputato"
Domenica 13 luglio Nico Grancea, giovane cantautore Rom romeno che vive in Italia, membro del Gruppo EveryOne, terrà un concerto a Corsico (Milano), nell'àmbito del meeting antirazzista "Storia, cultura, antiziganismo e musica Rom", cui parteciperanno anche i relatori Roberto Malini, Ernesto Rossi, Dijana Pavlovic e Maurizio Pagani. La performance di Nico Grancea, che sarà accompagnato dal grande fisarmonicista Rom serbo Jovica Jovic, sarà un inno contro la persecuzione del popolo Rom in Italia. Il giovane interprete solleverà un problema finora sottovalutato in Italia: l'uso dei processi per direttissima quali strumenti di oppressione dei Rom e dei cittadini più vulnerabili. "Quando una famiglia Rom, per trovare riparo contro le intemperie e i pericoli di aggressione, entra in un edificio abbandonato, è automaticamente soggetta a provvedimenti persecutori," dichiara Nico. "Qualsiasi persona di buon senso riconoscerebbe a una famiglia povera il diritto di cercare un rifugio provvisorio, non disponendo di mezzi economici per affittare una casa. Al massimo, si può pensare che, dietro denuncia del proprietario dell'immobile, le forze dell'ordine sgomberino il nucleo familiare dalla casa occupata per necessità. Le cose, invece, sono diverse. Quando la polizia o i carabinieri ricevono la denuncia, notificano agli adulti che si sono rifugiati in un edificio privato il reato di occupazione abusiva, che prevede una pena da due a sei anni di reclusione". Nico Grancea conosce bene la durezza della legge nei confronti dei Rom, che sono costretti a passare da un ponte a un parco, da una casa a una fabbrica abbandonata. "Sì, è successo anche alla mia famiglia, come a tutte le famiglie Rom. L'anno scorso, mia madre ha subito l'asporto chirurgico di un rene. E' stata operata a Milano da medici poco professionali e quando è stata dimessa dall'ospedale, stava malissimo. Quando siamo stati sgomberati dall'insediamento di Sesto San Giovanni, ci siamo allontanati dalla Lombardia e siamo giunti a Pesaro, dove abbiamo trovato rifugio in un edificio industriale. L'alternativa era quella di lasciare che mia madre morisse in mezzo a una strada. Il proprietario dello stabile ci ha denunciati e la polizia è venuta a sgomberarci, senza concederci alcuna alternativa. Nessuno ci ha aiutati, né i servizi sociali né le associazioni religiose. Dopo lo sgombero, abbiamo vissuto mesi terribili. La nostra storia sembrava quella di Maria e Giuseppe, quando fuggirono in Egitto per evitare di essere arrestati dai soldati di Erode". Ma Nico e suo padre non dovettero affrontare solo le difficoltà della miseria, dell'emarginazione e della vita all'addiaccio. "Quando la polizia ci ha cacciati dall'edificio," continua il musicista Rom, "ci è stato notificato il reato di occupazione abusiva di stabile privato. Il verdetto è già scritto, perché il magistrato ci condannerà alla detenzione. Non vi sarà un regolare processo, però, con diritto a un avvocato difensore. Siccome siamo stati colti in flagranza di reato, saremo processati per direttissima e non avremo alcun diritto. Il processo per direttissima, infatti, prevede che il giudice ci condanni senza neanche convocarci.

Non vedremo neanche il magistrato che emetterà il verdetto e quindi non potremo spiegare le ragioni per cui siamo entrati in quell'edificio. Un giorno, la polizia verrà a prenderci per portarci in prigione". Migliaia di donne e uomini Rom sono stati incarcerati, nel nostro Paese, in seguito al rito della direttissima e scontano pene detentive senza aver beneficiato neppure del diritto a difendersi. Nico Grancea è figlio dell'Olocausto di terza generazione. Suo nonno sopravvisse allo Zigeunerlager di Auschwitz-Birkenau e fu condannato, come il nipote, senza aver potuto difendersi. "I processi per direttissima costituiscono una delle più gravi violazioni dei diritti umani," affermano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, "perché negano anche la minima tutela dell'individuo di fronte alla legge. Conosciamo moltissimi casi di Rom e migranti condannati secondo quell'assurdo procedimento. Vi sono anche numerosi casi che riguardano cittadini italiani. Se vogliamo difendere la democrazia e la civiltà, dobbiamo opporci con tutte le nostre forze ai processi per direttissima. L'articolo 11 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, al punto 1, afferma che 'ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa'. Questo, in Italia, non avviene e il rito della direttissima consente di fatto agli agenti delle forze dell'ordine di trasformarsi in giudici di strada, annientando i diritti del cittadino a un regolare processo. Il nostro gruppo richiede l'intervento della Corte di giustizia europea perché siano abrogati tutti i riti direttissimi e vengano scarcerate immediatamente le vittime di una così macroscopica violazione dei diritti dell'imputato". Nico Grancea ha deciso, con coraggio, di restare in Italia nonostante la spada di damocle che grava sul suo capo e di affrontare il rischio di finire in carcere, anche se non si è macchiato di alcuna colpa. "Dedicherò la mia performance di Corsico a tutti i Rom e gli altri cittadini che si trovano in carcere a causa dei processi per direttissima e che hanno perso la libertà senza neanche il diritto di esprimere le proprie ragioni". L'incontro di domenica 13 luglio a Corsico si terrà presso l'Area Pozzi, in via Alzaia Naviglio Trento, dalle ore 16. La performance di Nico Grancea è prevista intorno alle 20.
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Sbatti lo 'zingaro' in prima pagina. Il caso degli otto Rom croati e le dinamiche della propaganda antizigana
Verona, 1 luglio 2008. "Otto 'zingari' croati costringono i loro bambini a rubare con stupri e torture": dinamiche della propaganda razzista - II Gruppo EveryOne e gli antirazzisti di Anne's Door hanno rivelato in diverse occasioni come la componente razzista che si è impossessata delle Istituzioni italiane sia in grado di manipolare tanto la magistratura (come dimostra una recente, scandalosa sentenza della Cassazione, che di fatto depenalizza la discriminazione razziale contro l'etnia Rom) quanto l'informazione, contando sulla complicità dei media, per istigare il popolo italiano all'odio razziale nei confronti dei i Rom. Nell'attuale frangente, in cui il governo - e segnatamente il ministro dell'interno - vengono quasi universalmente stigmatizzati a causa del progetto di schedare i bambini Rom, ecco che dalle pagine dei giornali e dal piccolo schermo, puntuale come un orologio, ci raggiunge l'ennesima notizia relativa a un crimine mostruoso, capace di sollevare lo sdegno di tutti, commesso dai "soliti" Rom. La notizia è stata divulgata capillarmente, in fretta e furia, con incredibili contraddizioni e incongruenze nelle decine di pezzi pubblicati o diffusi attraverso le radio e il piccolo schermo. Chi l'ha diffusa sentiva la necessità di uscire in contemporanea con la notizia della presa di posizione di Famiglia Cristiana contro le schedature dei Rom e le altre pratiche razziste attuate dal governo italiano e dalle istituzioni locali.
Articolo del 30 giugno 2008:
Titolo: "Minacce sessuali per costringere i figli a rubare: arrestati 8 rom croati".
Occhiello: "Insulti, botte e persino minacce di ritorsioni sessuali. Così otto rom di nazionalità croata costringevano i loro figli a compiere furti in appartamenti".
Testo: "Centinaia i colpi messi a segno dalla banda, che sfruttava i minori perché non imputabili, in tutto il nord Italia. Gli arrestati, fermati dalla polizia di Verona, girovagavano per il Veneto, Trentino Alto Adige, Lombardia, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia, utilizzando documenti di identità falsi e portando con sé numerosi bambini, alcuni propri figli ed altri probabilmente avuti in affido da altre famiglie. Un'attività che evidentemente dava i suoi frutti, dato che gli indagati possedevano un parco auto con a Mercedes e camper nuovissimi e avevano acquistato alcuni appartamenti in Veneto, appoggiandosi a un'agenzia immobiliare per la stipula di rogiti con nomi di copertura. La banda è stata fermata tra il Piemonte ed il Veneto, proprio mentre tre degli indagati con i rispettivi camper stavano per oltrepassare il confine italo-francese, in direzione di Bordeaux. Le accuse nei loro confronti sono di associazione a delinquere finalizzata a commettere furti aggravati in abitazione con l'induzione dei minori a perpetrarli, maltrattamenti in famiglia ed abbandono di minori.
Il Tribunale per i Minori di Venezia ha affidato sei bambini a strutture di accoglienza e, il passo successivo, sarà la revoca della potestà genitoriale".
Un analisi dell'articolo mette in luce come esso sia costruito ad arte per suscitare scandalo e presentare un popolo sotto un aspetto sinistro, immorale, non-umano. Sesso e violenza nei confronti di minori, per ridurli in schiavitù e indurli a centinaia di crimini attraverso le regioni di metà Italia. Riguardo alla presunta componente sessuale, il giornalista la rimarca sia nel titolo che nell'occhiello. Quale "storia" migliore per dimostrare al popolo italiano che la sola cura per i Rom, delinquenti sadici e incalliti, immorali e crudeli con i loro stessi bambini, è la "tolleranza zero"? Ma sgomberiamo la mente dalle nubi del pregiudizio e rileggiamo l'articolo razionalmente. Sorgono spontanee alcune domande. La prima è: se gli inquirenti avevano le prove relative ai crimini fin da gennaio (come rivelano altri articoli), perché non hanno arrestato prima la banda, salvando i bambini dalla schiavitù? Perché hanno atteso che compissero altre centinaia di furti in appartamento, passando da una regione all'altra? Le prove delle minacce e - secondo alcuni giornali - degli abusi sessuali e delle violenze reiterate sarebbero contenute in intercettazioni telefoniche. Chiederemo di ascoltare le registrazioni, ma le autorità ci risponderanno che non è possibile, per tutela della privacy dei minori. Crediamo, al contrario, che tali registrazioni non contengano gli elementi che attesterebbero il sadismo osceno dei "nomadi" tratti in arresto e che questo caso, come tanti altri, sia stato costruito a tavolino nell'àmbito della campagna razzista che è in corso e che - come dimostrato più volte - non si pone scrupoli né limiti. Lo dimostra il comportamento di quei bambini che secondo le autorità sarebbero stati torturati e minacciati di stupro se non avessero rubato e che sono stati, nel recente passato, tolti alle famiglie e affidati a strutture di accoglienza. In ogni singolo caso, i piccoli sono fuggiti alla prima occasione dagli istituti per tornare dai genitori (anche se, secondo la stampa, alcuni dei bambini non sarebbero figli legittimi dei membri della "banda", ma piccoli schiavi loro venduti. Viene da chiedersi quale bambino rifiuterebbe le coccole degli amorevoli educatori e delle pietose suore di carità per tornare di propria volontà nelle mani di spietati aguzzini? No, la storia fa acqua. Pare inoltre che gli arrestati non siano Rom, come invece sottolineato da tutti i media italiani, ma cittadini croati. Chiederemo - secondo quanto ci consente una Risoluzione del Parlamento europeo che prescrive alle autorità dei Paesi membri dell'Ue di agevolare le indagini delle organizzazioni umanitarie, nei casi di sospetta violazione dei Diritti Umani - di incontrare gli imputati per ascoltare la loro versione dei fatti e per accertare la loro nazionalità. Anche questa nostra richiesta - è cosa sicura - non sarà soddisfatta. Così rimarrà ancora una volta, nella percezione degli italiani, l'orrenda enormità della notizia e non la verità dei fatti. Alfred Breitman
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Razzisti colpiscono nelle Marche. Giovane musicista rom minacciato di morte a Fano. A Pesaro 17enne rom schiaffeggiato e allontanato dalla città
da Il Resto del Carlino, 29 giugno 2008
Rom chiede elemosina davanti all'Auchan:
"Torno fra dieci minuti e ti sparo". A Fano il ragazzo rom di 20 anni ha raccontato che un uomo gli avrebbe detto: "Devi lavorare oppure devi tornare a casa tua'' e poi la minaccia. A Pesaro un 17enne romeno, sarebbe stato insultato, schiaffeggiato e costretto ad abbandonare la città sotto la minaccia di un pestaggio più grave
Pesaro, 29 giugno 2008 - Due giovani romeni sarebbero stati aggrediti ieri a Pesaro e Fano da tre italiani. A denunciarlo è il gruppo umanitario EveryOne. Uno degli aggrediti sarebbe Nico G., 20 anni, promessa della canzone tradizionale rom, che fra qualche giorno si esibirà a Milano con il gruppo Manele Manele nel corso di un meeting contro la ziganofobia.
Il ragazzo ha raccontato agli attivisti di EveryOne che un uomo lo avrebbe minacciato di morte mentre chiedeva l'elemosina davanti al centro commerciale Auchan di Fano. ''Devi lavorare oppure devi tornare a casa tua'' l'avrebbe apostrofato l'italiano. Nico G. avrebbe spiegato che finora nessuno gli ha offerto un'opportunità di lavoro, e che fa accattonaggio per vivere. ''Sai cosa dovresti fare? Dovresti ammazzarti'' avrebbe replicato l'altro, per poi aggiungere: ''Aspettami qui. Torno fra dieci minuti e ti sparo''. Il ragazzo si è allontanato subito. A Pesaro Victor C., un diciassettenne romeno di etnia rom, sarebbe stato insultato, schiaffeggiato e costretto ad abbandonare la città sotto la minaccia di un pestaggio più grave da due italiani fra i 35 e i 40 anni. Il ragazzino, sotto choc, avrebbe deciso di tornare in Romania. Secondo il Gruppo EveryOne episodi come questi sono frutto ''di una vera e propria propaganda razziale, che istiga il popolo italiano a rifiutare l'integrazione dei rom, fomenta un'isteria di massa distruttiva, e un impulso alla purga etnica simile a quello che scatenò progrom e genocidi del passato''. L'associazione sta preparando un dossier per la Commissione europea e la Corte europea dei diritti umani con le segnalazioni di violenze e abusi subiti dai rom in Italia. Le due aggressioni denunciate da EveryOne non sono state segnalate a polizia e carabinieri, che hanno appreso la notizia dalla stampa, ma Roberto Malini, uno dei membri dell'associazione, le ha confermate, aggiungendo che anche nelle Marche ''sta montando un'insofferenza violenta nei confronti dei rom''. ''Mi sono trasferito a Pesaro - ha spiegato Malini - dopo aver vissuto a lungo a Milano. Pensavo di aver trovato luoghi più accoglienti, e invece non mi pare sia così''. Anche se, ha aggiunto, l'assessore comunale alla sicurezza avrebbe assicurato a EveryOne che non ci saranno altri sgomberi forzosi. Secondo Malini a Pesaro vivono da 35 a 40 rom. ''Li faremo conoscere alla cittadinanza in un'assemblea pubblica: fra di loro ci sono anche nipoti di nomadi rinchiusi nei campi di concentramento nazisti. Potranno raccontare la storia delle persecuzioni subite dai loro nonni''. ''Ci sono pure ragazzi che fanno volontariato e dividono con chi non ha niente il poco che hanno. Dovrebbero dar loro dei premi, invece li cacciano via a calci''.
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Siamo ancora l'Italia delle leggi razziali
di Daniela Malini
Da libero 27 giugno 2008: “Basta prendere la Gazzetta ufficiale europea, 29 aprile 2008, regolamento numero 230, un testo che modifica i termini di rilascio del permesso di soggiorno. Questa norma votata dal consiglio Ue, in vigore dal 19 maggio, prevede che tutti i permessi per extracomunitari che transitano nell’Unione Europea siano corredati dalle impronte digitali («identificatori biometrici»). Anche per i bambini. Articolo 1, pagina 3: «Il rilevamento delle impronte digitali è obbligatorio a partire dall’età di sei anni». Si calcolano tre anni di tempo per consentire agli Stati membri di adeguarsi. Per la Ue è dunque legittimo che bimbi piccolissimi porgano il ditino al pubblico ufficiale per il rilevamento delle impronte. È indicata insomma la strada di una «schedatura», come chiamano i polemici la proposta Maroni, un metodo di riconoscimento a livello europeo, e che riguarda potenzialmente centinaia di migliaia di bambini del mondo”.

DEMAGOGIA PURA : NEL REGOLAMENTO 230 CITATO si parla di bambini extra-comunitari, mentre la maggioranza dei bimbi rom e sinti sono cittadini italiani o comunque comunitari.
“Quei bambini dividono il loro spazio con i topi. Tutti coloro che protestano dicano se se la sentono di consentire che oggi in Italia in questi campi i bambini convivano con i topi”
ANCORA DEMAGOGIA PURA: Il rilevamento delle impronte digitali dei piccoli non ha alcuna relazione con il miglioramento delle condizioni di vita di questi bambini. Vivono con i topi perchè la nostra società ha, da sempre, rimosso il problema della tutela dei bambini rom e degli altri nomadi. Ci si è occupati del problema solo in seguito all'aumentato afflusso di rom e rumeni dalla Romania. Prima si è colpito il popolo rumeno, creando nel Paese, attraverso una campagna politico-massmediatica, l'idea di un popolo – quello rumeno- di senza Dio orientato alla delinquenza. In seguito si è costruita l'idea panica di un popolo ancora peggiore, quello dei Rom, assassini e geneticamente orientati a delinquere e a trascurare i figli.
Siamo governati da persone incapaci, insensibili e prive di conoscenze sociologiche.
Chi ha lavorato e lavora da anni con le comunità nomadi rom o sinti, sa che i bambini sono al centro dell'attenzione della famiglia. I bimbi Sinti, ad esempio, sono amatissimi dai genitori e, oserei dire con un termini preso a prestito dalla psicologia occidentale, iperprotetti da tutto il nucleo familiare.
Ho insegnato in una scuola di Genova che accoglieva i bimbi del campo Sinti di Bolzaneto.Non dimenticherò mai le espressioni felici di Tigei, Elena, Silena.......bambini bellissimi che mi accoglievano sempre con un sorriso. Non dimenticherò mai la piccola confidenza di Tigei, che prima di disegnare il prato con la casa – come tutti gli altri bambini della classe – mi ha rivelato che la sua era una casa speciale : “posso disegnarla anche se ha le ruote?”
A dicembre tutta la classe ha creato un bellissimo presepe, dove Gesù bambino nasceva in una roulotte trainata da uno splendido modello di Ferrari. Nessun genitore – parlo del 1993- protestò per questa singolare “presepe”. Anzi, tutti i bambini ne parlarono a casa con entusiasmo: “Gesù era nato in una bellissima roulotte trainata dall'ultimo modello di “Ferrari”. Ricordo che alcuni si lamentarono, invece, di aver visto alunni sinti fuori dall'aula per alcune lezioni di recupero. “Perchè non li tenete insieme ai compagni?” protestò un genitore. Fummo noi docenti a scusarci, spiegando che si trattava di sporadici interventi di rinforzo linguistico.
Come sono cambiate le cose da allora!
Abbiamo accolto nelle nostre aule i diversamente abili, l'Italia dagli anni '70 in poi è stata un'officina sperimentale, un modello di integrazione scolastica per tutto il mondo.
Ma cosa ci sta succedendo? Italiani, svegliamoci! Non siamo un popolo razzista. Adottiamo i nostri fratelli meno fortunati, che oggi vivono nella paura di perdere quel poco che hanno. Che fine ha fatto la carità cristiana? Non dovrebbero oggi le associazioni di volontariato cattoliche trovarsi tutte vicine ai fratelli in difficoltà? E dove sono i compagni ? Che fine hanno fatto gli ideali della nostra migliore sinistra? Dove sono le suore, i preti, gli scout? Dove sono gli studenti? E le associazioni di genitori? Dov'è finita la coscienza buona di questo straordinario Paese?
I rom sono solo l'inizio. Poi, sempre per motivi di sicurezza, verranno identificate altre categorie di persone. Già nel suo precedente mandato il ministro aveva istituito un numero verde per denunciare tutti quei docenti che si fossero espressi, a scuola, contro il governo. Non credo di ricordare male, ma non ricordo che fosse mai avvenuta una cosa simile.
E se non fosse, questa di Maroni, tutta una strategia per farci buttar fuori dall'Europa?Immaginate un po' il nostro Paese senza il controllo dell'unione Europea!
Non pensiamo ragioniamo storicisticamente, vedendo la storia come un processo. Noi siamo ancora il nostro passato. Noi siamo ancora l'Italia delle leggi razziali. Fanno parte della nostra identità anche se ci sembravano del tutto superate. Il presente è anche il passato. Vive nel passato. Solo riconoscendo la nostra parte malata possiamo avere gli strumenti – la democrazia e la legalità- per tentare una guarigione. Ma teniamo sempre, sul comodino, i farmaci salvavita.
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Decreto Sicurezza: siamo scivolati in un regime poliziesco
Paolo Beni, presidente nazionale Arci, è autore di una nota riguardante l’approvazione al Senato del decreto sicurezza, che Paolo definisce giustamente "uno strappo allo stato di diritto e alla nostra democrazia". Siamo completamente d'accordo e riteniamo che solo se troveremo il modo di fare annullare il provvedimento, portando la sua iniquità all'attenzione delle Istituzioni internazionali, potremo dire di vivere ancora in uno stato di diritto. Non va sottovalutato, inoltre, il potenziamento di un'altra pratica antidemocratica e lesiva dei diritti basilari della persona: l'istituto del processo per direttissima, che di fatto toglie all'imputato colto in flagranza di reato (attestata da quelle stesse autorità che si macchiano di ogni abuso) ogni diritto alla difesa. Recita l'articolo 11 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, al punto 1: "Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa". I processi per direttissima, al contrario, prevedono la condanna di un individuo, anche incensurato, solo in base alla parole di un pubblico ufficiale, senza che l'imputato veda il magistrato che lo condanna né un avvocato difensore. E' un istituto di tipo fascista che purtroppo esiste da tempo in Italia e che ora verrà applicato con frequenza sempre maggiore, trasformando anche il più corrotto e violento degli uomini in divisa in un "giudice di strada" contro cui non esiste alcuno strumento giuridico. Siamo in uno stato di polizia, in un regime che progressivamente toglie alla cittadinanza ogni garanzia costituzionale e reprime i giusti moti antifascisti e antirazzisti con un braccio sempre più forte e al di sopra della democrazia e della giustizia. Roberto Malini
Dichiarazione di Paolo Beni, presidente nazionale Arci
Roma, 24 giugno 2008. Con 166 voti a favore questa mattina il Senato ha approvato il Decreto Sicurezza. Via libera quindi all’esercito nelle città, all’aggravante della clandestinità che comporta pene maggiori nel caso di reati commessi da stranieri non in regola col permesso di soggiorno, alla norma “blocca processi”.
Su questi provvedimenti l’Associazione nazionale magistrati e illustri giuristi hanno espresso forti perplessità e in particolare degli ultimi due si è messa in discussione la legittimità costituzionale e la compatibilità con la normativa comunitaria. Il Csm ha rinviato il proprio parere sull’emendamento blocca processi “per ragioni di opportunità” date le tensioni istituzionali seguite alle indiscrezioni che ne anticipavano il giudizio negativo. Si tratta infatti del punto più contestato del decreto, che rende possibile anche la sospensione del processo Mills, nel quale Berlusconi è imputato per corruzione. L’emendamento avrà effetti negativi sull’intero sistema giudiziario. L’Anm ha calcolato che saranno più di centomila i processi che verranno sospesi in virtù di questa norma. Tra questi, i processi per le violenze alla Diaz e a Bolzaneto, ormai giunti alla vigilia della sentenza.
Il governo ha cercato di giustificare la sospensione dei processi come una necessità per accelerare i procedimenti relativi ai reati più gravi e recenti. In realtà questo provvedimento colpirà innanzitutto gli imputati innocenti, che hanno tutto l’interesse a una rapida definizione del processo, e le parti civili economicamente più deboli. Lascerà senza giustizia le tante parti offese, comporterà un alto numero di prescrizioni e determinerà l’ulteriore congestione di tribunali e cancellerie.
Conseguenze gravissime, sul piano culturale e giuridico, avranno le norme che prevedono l’aumento di pena per gli irregolari e la procedura di espulsione per le pene superiori ai due anni. Si stabilisce in questo modo un doppio livello giuridico, incompatibile con il principio universale della responsabilità penale che non può essere manipolato a seconda della nazionalità. Il divieto di affitto agli stranieri non in regola col permesso di soggiorno viola la nostra Costituzione che riconosce il diritto di tutti i cittadini ad un’esistenza dignitosa, così come prevede anche la Carta dei diritti dell’Unione europea che parla di “diritto all’assistenza abitativa”. Si trasformano i Centri di detenzione in vere e proprie galere, dove, senza assistenza legale, si può restare rinchiusi fino a 18 mesi. Si afferma de facto il principio che la giustizia non è uguale per tutti.
Infine, il via libera ai 2500 militari nelle città “a maggior rischio” è con tutta evidenza una misura tanto demagogica quanto priva di qualsiasi efficacia. Siamo uno dei paesi europei con il rapporto più alto tra numero di abitanti e agenti di polizia. Già in molte città, come Roma, ai vigili urbani vengono assegnati anche compiti di ordine pubblico. Ci sono quindi tutte le condizioni perché queste funzioni vengano svolte da chi è delegato a farlo per legge e davvero non si capisce quale ruolo aggiuntivo dovrebbe svolgere l’esercito. Lo scopo è evidentemente quello di convincere l’opinione pubblica che esiste uno stato di emergenza, una guerra interna - in cui il nemico è lo straniero irregolare - che va fronteggiata con strumenti eccezionali. Il messaggio che si vuole veicolare è quello dell’eccezionalità del momento, che giustificherebbe gli strappi allo stato di diritto e alla nostra Carta Costituzionale, per militarizzare la vita pubblica e muovere all’attacco dei diritti. Oggi quelli degli stranieri, domani quelli dei più deboli, dei diversi, di chi non si rassegna al presente.
Paolo conclude la sua nota citando Primo Levi: «E' ora quindi che parliate tutti voi che amate la libertà, tutti voi che amate il diritto alla felicità, tutti voi che amate dormire immersi nel vostro privato sogno, è ora che parliate o maggioranza muta! Prima che arrivino per voi».
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Riflessione sulle violenze che hanno colpito la famiglia Covaciu a Milano
di Andrea Vigni
Gli episodi di ordinaria, brutale repressione e intimidazione subiscono una paurosa accelerazione in senso "cileno": ricordiamo Pinochet?.
I questurini che hanno pestato Stelian non sono schegge impazzite, frangia deviata della polizia di una repubblica civile: sono perfettamente organici al disegno repressivo di questo governo che aspira a diventare compiutamente una dittatura. In altre parole, nella violenza di stato, c'è chi fa il lavoro sporco e chi mostra il volto legalitario dello stato di diritto. La cancellazione di fatto delle garanzie costituzionali è un processo in atto molto più avanzato di quanto noi stessi siamo disposti a renderci conto.

Le prove generali di questo iter cominciano dalle fasce sociali più vulnerabili, alla caccia di consenso nel peggiore qualunquismo piccolo-borghese, ma, se non fermate a tempo da un movimento di massa, finiscono presto per colpire ogni forma di opposizione e di diversità sociale, politica, etnica, religiosa. Quindi ben vengano gli appelli e le denunce, più che giusto percorrere tutte le vie giuridico-istituzionali per frenare il fenomeno, ma non basta, bisogna fare di più: costruire opposizione sociale di massa, che è l'unica via democratica ed efficace di difesa. In questo senso Milano ha dato un confortante segnale d'inizio di costruzione di un'opposizione sociale di massa con il meeting e la manifestazione antirazzista del 13-14 scorso in Barzaghi-Triboniano. Nell'organizzazione politica nella quale milito, il Partito Comunista dei Lavoratori, si sta cominciando a porsi seriamente il problema, nell'ambito più vasto della "sicurezza", per capire e proporre le scelte e le azioni da mettere in atto. Pensiamoci tutti, con i piedi nella realtà e senza nasconderci il disastro culturale e istituzionale in cui è precipitato questo paese e, possibilmente, prima che sia troppo tardi.
Nella foto, Augusto Pinochet.
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"Italians" e il Corriere denunciano mega-ville Rom abusive, macchinoni e scorribande di 'zingari' intoccabili: è la verità o sono solo pregiudizi?
In data 15 giugno, il Corriere della Sera Online pubblica nella rubrica "Italians" la lettera di S. G., che difende - forse inconsapevolmente - l'ondata persecutoria che colpisce i Rom in Italia. "Siamo razzisti." si chiede la lettrice, "se abbiamo paura di questa gente che ci deruba e si approfitta di noi?". "No, questa non è una lettera razzista," le risponde il giornalista Beppe Severgnini, giustificando pubblicamente la serie di accuse che la lettrice rivolge - basandosi su una sua presunta esperienza personale - all'intero popolo Rom. Un utente di Anne's Door ci ha contattato, manifestando indignazione sia per il contenuto della missiva che per la risposta lapidaria. Pubblichiamo qui di seguito la lettera, seguita dalla risposta del giornalista. Contemporaneamente, abbiamo chiesto all'autrice del testo, che innegabilmente manifesta paura e ostilità nei confronti di un'intera razza e non solo verso gli ipotetici autori degli abusi descritti, di comunicarci la località e l'indirizzo presso cui sarebbero edificate le "mega-ville rom" con i macchinoni e gli 'zingari' intoccabili dalle autorità. Nel caso la lettrice o il giornalista ci rispondessero, effettueremo una verifica dei fatti descritti e le opportune controindagini, di cui vi riferiremo i particolari. Se le mega-ville, al contrario, risultassero un'invenzione, ci troveremmo di fronte a un'operazione razzista di enorme gravità.
1) Ville di rom e furti (Lettera al Corriere di S. G., 15 giugno 2008)
Caro Beppe, vorrei riportare la mia piccola esperienza. Vivo vicino a 3, 4 ville di rom (o zingari, si può dire?), ville che tutti sanno essere abusive. La distanza è di circa 200 metri. Bene, da quando abitiamo qui, io e i miei vicini siamo stati visitati numerose volte dai ladri, prima ovviamente di mettere tutti il nostro bravo allarme. Le tracce delle scarpe e delle mani sporche indicavano che erano bambini. I carabinieri non hanno ovviamente fatto niente. Che io sappia ci sono stati almeno 4 furti compiuti e molti altri tentativi. I miei vicini di casa a volte si trovano la rete piegata perché c'è qualcuno che entra e si fa dei giretti nei nostri giardini mentre noi ce ne stiamo tranquilli a letto. Un mese fa il mio vicino ha sopreso un ragazzo nei garage, settimana scorsa la mia vicina ne ha visto un altro scavalcare. Allora: siamo razzisti se ce l'abbiamo con questa gente? Tutti sanno che sono loro, tutti sanno che i loro figli vanno a scuola e non pagano né bus, né buono mensa perché sono nullatenenti. Tutti vedono che hanno le mega-ville e i macchinoni. Siamo razzisti se vogliamo che la smettano di passeggiare nei nostri giardini anche quando siamo in casa? Io mi sento violata! Mi sento insicura, metto l'allarme se lavoro fino a tardi, anche se sono sveglia. Abbiamo tutti un po' paura. E' essere razzisti? S. G.
2) La risposta di Beppe Severgnini
No, questa non è una lettera razzista. E' una lettera sensata e preoccupata. Chi sostiene il contrario vive al sicuro, e non capisce. Oppure capisce e fa finta di niente, ed è pure peggio.
3) La nostra e-mail a S. G.
Gentile S. G., sono Roberto Malini del Gruppo EveryOne. Abbiamo letto la Sua lettera al Corriere Online e la risposta del giornalista Beppe Severgnini. Le accuse che Lei rivolge ai suoi vicini Rom e in generale all'etnia Rom sono gravi. Il nostro Gruppo lavora con molta serietà nell'àmbito della tutela del popolo Rom nei confronti di operazioni razziste. Non mettiamo in dubbio la buona fede Sua e di Beppe Severgnini, tuttavia desideriamo verificare l'esistenza delle mega-ville Rom abusive, dei macchinoni nonché i comportamenti da Lei ascritti ai Rom Suoi vicini, che ci paiono poco verosimili e piuttosto frutto di stereotipi. La preghiamo di comunicarci la località e l'indirizzo dove sorgono gli edifici da lei descritti e abitati dai poco raccomandabili Rom di cui parla la Sua lettera. In base alle Sue informazioni, effettueremo controindagini con scrupolo e obiettività, promettendo fin da adesso di divulgarne correttamente gli esiti. In fede, Roberto Malini, Gruppo EveryOne
4) La risposta della lettrice
L'autrice della lettera ha risposto alle mie domande, confermando che il testo inviato al Corriere si basava solo su voci e supposizioni. "Io riporto le notizie che circolano," mi ha scritto, "tra cui anche il fatto che i carabinieri stessi hanno paura ad andare da quelle parti. Saranno anche voci di popolo, ma un fondo di verità c'è.Se per caso saltasse fuori che i miei vicini sono onesti cittadini sono pronta a scrivere una lettera di scuse a caratteri cubitali e a cambiare prontamente idea su di loro. Dove ho indicato - località che La prego di mantenere riservata, poiché è la mia residenza - sorgono alcuni accampamenti, tra cui le ville abusive di cui mi è stato detto. Io ci passo sempre e che siano abusive me l'hanno detto persone che bazzicano in comune. Ma questo è il minore dei mali. Il fatto fastidioso è che ci sia gente, bambini o ragazzini, che vanno in giro a controllare le case degli altri. A proposito di stereotipi, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate dei neonati e bambini piccoli che fanno accattonaggio sulla metropolitana di Milano. A meno di non essermeli sognata, ne vedo davvero tanti tutti i giorni. Io vorrei fare qualcosa, non tanto perché mi danno fastidio come potrebbero sospettare i soliti accusatori di razzismo, ma quanto perché non trovo giusto che un neonato si faccia ore in giro in metropolitana o che un bambino non vada a scuola. In questo modo non si uscirà mai dalla spirale in cui siamo, gli zingari di qualsiasi etnia continueranno ad essere visti male e questi bambini non avranno un grande futuro davanti a loro e non potranno integrarsi. Cordialità, S.G."
5) Le nostre considerazioni
Conosciamo bene l'insediamento Rom cui Lei si riferisce e possiamo assicuraLe fin da adesso che le ville da lei citate non appartengono a Rom, ma a cittadini italiani residenti nel Suo paese. Sono vicine al campo Rom, ma non appartengono ad esso. Né le ville né i macchinoni! Purtroppo, invece, l'insediamento, che non è abusivo ma è a rischio di sgombero, è abitato da famiglie in estrema indigenza e non da criminali. Diversi episodi di razzismo hanno colpito la piccola comunità della Sua cittadina. Se Lei vincesse il pregiudizio e si recasse presso quelle famiglie, sarebbe accolta con molta gentilezza e Le sarebbero spiegate le tragiche difficoltà in cui l'emarginazione le pone. Nel nostro Gruppo vi sono alcune donne, anche giovani, che visitano regolarmente, anche da sole, i campi e gli insediamenti Rom. Non si deve avere paura di quel popolo, che è molto pacifico ed ha in odio la violenza. Le solite voci riferiscono di rapimenti da parte degli 'zingari' di bambini italiani, ma dal 1899 ad oggi, nessun Rom è mai stato condannato per ratto di minore. I dati del Viminale dimostrano come la criminalità Rom sia assai poco rilevante nel contesto della criminalità in Italia, mentre la paura, dettata dalla propaganda razzista, ha scatenato una vera e propria "caccia al Rom" in tutta Italia. Persino l'omicidio di Giovanna Reggiani, che la stampa ha attribuito a un Rom, fu commesso da un romeno-tedesco di etnia Bunjas (lontanissima da quella Rom): Romulus Mailat. Oltretutto, vi sono molte ombre che caratterizzano le indagini relative a quel caso e la dinamica stessa dell'evento. Può credermi senza alcun dubbio se affermo che i Rom in Italia hanno quale obiettivi primari un lavoro e una casa per le loro famiglie, ma attualmente è impossibile collocarli sul mercato del lavoro, a causa del pregiudizio. Noi stessi stiamo cercando di aiutare più di 100 adulti Rom a trovare un'occupazione e un alloggio, ma le porte del lavoro sono chiuse per loro, nonostante le importanti referenze che mettiamo a loro disposizione. La mendicità è figlia della povertà. I bambini Rom vengono accettati solo raramente a scuola (nel Suo paese, per esempio, numerosi bambini frequentano la scuola dell'obbligo) e anche in quei pochi casi, sono oggetto di gravi discriminazioni da parte di insegnanti e compagni. I bambini giudicano in base ai discorsi che ascoltano nel loro ambiente familiare. Ma anche quando vengono iscritti, devono rinunciare alla frequenza scolastica dopo che le loro famiglie vengono sgomberate, il che avviene quasi quotidianamente, per quanto riguarda i piccoli insediamenti. Nessun sussidio né diritto all'alloggio è riconosciuto alle famiglie Rom. La speranza di sopravvivenza dei Rom in Italia è di 35 anni, contro gli 80 degli italiani: fame, freddo, incuria, emarginazione li uccidono. La mortalità dei bimbi Rom è 15 volte superiore a quella degli italiani. Sono dati veritieri, agghiaccianti e potrei continuare a lungo, ma credo che possa bastare per renderLe l'idea della persecuzione che ha luogo in Italia, purché Lei voglia leggere queste righe dopo aver abbandonato ogni pregiudizio, cosa che fanno in pochi. A Sua diposizione per ulteriori risposte, Roberto Malini
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Lettera aperta a Xavier Jacobelli, direttore responsabile de "Il Resto del Carlino"
Pesaro, 9 giugno 2008.
Egregio Direttore Xavier Jacobelli, ieri pomeriggio mi trovavo a colloquio, durante una manifestazione contro il razzismo a Roma, con alcuni eurodeputati, personalità della cultura e personalità rappresentative della società civile, fra cui Piero Terracina, sopravvissuto ad Auschwitz. Fra i vari argomenti, abbiamo discusso anche del sondaggio promosso dal Resto del Carlino e riguardante i Rom. L'indignazione di tutti è stata grande, perché un sondaggio mirato a definire pubblicamente il grado di indesideratezza di una minoranza etnica ci ha ricondotti a tempi bui. Il professor Saimir Mile, una delle massime autorità mondiali riguardo alla Storia e alla cultura del popolo Rom ha espresso disappunto in riferimento al Vostro sondaggio, affermando giustamente che "non si sa da dove venga l’informazione secondo la quale quale 'le segnalazioni alle forze dell ordine si moltiplicano', ma affermarlo pubblicamente - per di più senza giustificarlo - è di per sé una risposta alla domanda del sondaggio e un'induzione alla risposta da parte dei lettori. Spero che lo scopo non sia la crescita dell'antiziganismo". Così si semina odio, così si incendiano gli animi già aizzati da una lunga campagna mediatica di stampo razzista che è oggetto di discussione sia presso il CERD che presso la Commissione europea, che assumeranno presto nuovi provvedimenti nei confronti dell'Italia. Le scriviamo augurandoci che l'infelice idea del sondaggio sia stata l'iniziativa di un redattore inesperto, senza cultura dei diritti umani e che di conseguenza esso sia cancellato. Siamo anche disponibili a incontrare Lei o un vostro giornalista e commentare con Voi, per il quotidiano, il sondaggio, riportando le opinioni nostre e di altre personalità. Nessuno ha diritto di sottoporre a pubblico giudizio un'etnia già discriminata, come attestato da Risoluzioni e Direttive Ue. Così si gettano nuovi semi d'odio. La piccola comunità Rom di Pesaro, poi, è composta da nuclei familiari di Rom fuggiti da fame e povertà e giunti qui per cercare lavoro, integrazione e scolarizzazione per i bambini. Il Gruppo EveryOne li sta seguendo direttamente, li ha condotti ai servizi sociali e sta cercando di presentare la loro realtà e la loro storia alla popolazione. Abbiamo anche avviato un progetto di accesso al lavoro proprio per loro e naturalmente gli articoli della stampa locale, assolutamente disinformati e tendenziosi, non aiutano alcun programma. I Rom di Pesaro sono di antica origine romena. Il più anziano ha subito la persecuzione sotto Ceausescu ed è in Italia da dodici anni. Ha pulito le strade di Torino ed è stato capomastro. Oggi mendica, è in pessimo stato di salute (dimostra 80 anni, ne ha 51) e nessuno offre né a lui né ai suoi figli un'opportunità. La piccola comunità Rom di Pesaro è una realtà etnica discriminata la cui realtà e seguita da Istituzioni europee e internazionali; l'evoluzione del processo di integrazione che la riguarda (e che per ora non è favorito in alcun modo dall'ambiente) è da noi favorito e monitorato, quale caso esemplare riguardante un micro-insediamento in Italia. Tengo inoltre a sottolineare che la repressione dei poveri rappresenta sempre una via facile per ottenere il plauso delle masse istigate al razzismo da politici e media. E' facile prendersela con pochi esseri umani affamati e in difficoltà, mentre la criminalità organizzata, la politica corrotta, la droga muovono miliardi di euro di denaro macchiato di sangue, non certo i pochi spiccioli dell'elemosina che Rom e senzatetto raccolgono tendendo una mano aperta verso i passanti. La gioventù di Pesaro - come la maggior parte della gioventù della provincia italiana - è afflitta da droga e, moralmente, da una profonda crisi di valori etici, sociali e religiosi. Sono questi gli avversari da debellare. E noi siamo convinti che vi sia vi è speranza. Abbiamo visto un sacerdote, a Pesaro, cacciare un mendicante - immagine di Cristo, nella sua religione - dalla soglia di una chiesa. Ma abbiamo assistito anche alle proteste spontanee, di fronte a quel gesto, di un gruppo di adolescenti: "E' solo un povero, perché non lo lascia stare lì?" hanno rimproverato il prete. Un po' di luce nella tenebra più nera... e noi troviamo ogni giorno la forza di mantenerci dalla parte di chi soffre e non di chi corrompe i termini "legalità", "sicurezza" e "giustizia" rendendoli sinonimo di "persecuzione". Roberto Malini - Gruppo EveryOne
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Manifestazione dei rom e dei sinti contro
il "genocidio culturale"
da Liberazione, di Laura Eduati
Non parteciperà l'Opera Nomadi, né rappresentanti di
rilievo come Kasim Cizmic, delegato del Forum rom e sinti
del Consiglio d'Europa: «Siamo completamente solidali con la
manifestazione», spiega Cizmic, rappresentante dei rom di
origine yugoslava presenti nel territorio romano, «ma
avremmo preferito una festa e non un corteo di natura
politica»
8 giugno
2008
Non parteciperà l'Opera Nomadi, né rappresentanti di rilievo
come Kasim Cizmic, delegato del Forum rom e sinti del
Consiglio d'Europa: «Siamo completamente solidali con la
manifestazione», spiega Cizmic, rappresentante dei rom di
origine yugoslava presenti nel territorio romano, «ma
avremmo preferito una festa e non un corteo di natura
politica».
I rom romani come Kasim sono impegnanti ad un tavolo voluto
dal sindaco Alemanno, chiedono maggiore integrazione e
l'apertura, ad esempio, di mercatini dove i rom possano
vendere materiale riciclato. Per il momento esiste soltanto
quello di via Longoni. Cizmic teme che un corteo
anti-governativo possa, insomma, inficiare le trattative con
le istituzioni: «Sediamoci tutti insieme e troviamo delle
soluzioni pacifiche», conclude.
Eppure pesa lo sgombero dell'insediamento al Campo Boario,
avvenuto venerdì mattina dopo che il prefetto Mosca aveva
assicurato la sospensione degli sgomberi a Roma. Le
centoventi persone cacciate a Tor Vergata, tutti cittadini
italiani con bambini scolarizzati, lamentano la mancanza di
servizi nella nuova area che l'ammnistrazione promette sarà
«temporanea».
A prendersi carico del censimento di rom e sinti romani sarà
la Croce Rossa, una soluzione certo più morbida di quella
milanese che impiega agenti delle forze dell'ordine. «Una
cosa incredibile» commenta Valdimiro Torre, sinto giostraio
di Reggio Emilia del Comitato rom e sinti insieme: «Il
censimento potrà essere utile per fare chiarezza su quanti
rom e sinti vivono in Italia o per dare la residenza a
quanti vivono nelle roulotte, ma speriamo che non venga
usato dalle amministrazioni in modo negativo». E comunque,
sottolinea Torre, «si sarebbero dovuti usare dei mediatori
culturali».

Rimane un mistero la sorte dei rom in Italia da generazioni
ma sprovvisti di cittadinanza italiana in quanto non si sono
mai registrati all'anagrafe o, scampati dalla guerra
yugoslava, non hanno mai acquisito alcuno status. Maria è
uno di loro: nata a Tivoli da genitori serbi, oggi si è
affrancata dal campo e vive in una casa col convivente
rumeno e tre figli. Negli ultimi tempi Maria teme per la sua
famiglia: «Ho paura di dire che sono rom, guardo il
telegiornale e penso che l'Italia è diventata razzista,
voglio continuare ad avere un buon rapporto con i miei
vicini perché sono onesta e pulita». Ad Alemanno vorrebbe
chiedere di smettere con gli sgomberi e di dare la
possibilità ai rom di vivere nelle case «come accade con i
miei parenti a Bergamo». Ieri il vicesindaco di Milano
Riccardo De Corato ha reso pubblico l'arresto di un
«clandestino» domiciliato nel campo di Martirano. Il
censimento potrebbe servire anche a questo.
L'intolleranza si allarga a macchia d'olio e nei giorni
scorsi ha colpito, letteralmente, una sedicenne rom al sesto
mese di gravidanza che chiedeva l'elemosina sul lungomare di
Rimini. Un quarantenne si sarebbe alzato dal tavolino di un
bar e le avrebbe dato calci sulla schiena insultandola
pesantemente. Secondo quanto riferito dagli attivisti di
Everyone, N.S sarebbe tornata in treno a Pesaro nella
fabbrica abbandonata dove vive con il marito e soltanto ieri
mattina si è recata all'ospedale San Salvatore dove le sono
state riscontrate grosse ecchimosi e uno stato di choc
guaribili in dieci giorni. «Un pestaggio razzista» denuncia
il gruppo.
La manifestazione di oggi è ricca. Il raduno è previsto a
mezzogiorno accanto al Colosseo, verso le 16 partirà il
corteo che si concluderà proprio nell'ex Campo Boario,
itinerario che era già stato deciso prima dello sgombero. Al
Villaggio Globale si riuniranno rappresentanti e
associazioni per dare il via ad una Consulta romanì e creare
una rete informatica contro il razzismo a mezzo stampa.
Dalle ore 20 il festival antirazzista, musica e balli con
Alexian.
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Domenica 8 giugno, corteo Rom per aiutare
l'Italia a uscire dalla deriva razzista. Dedicato anche alla
giovane romnì Neli, prossima mamma e vittima a Rimini di un
pestaggio razzista
Domenica 8 giugno si terrà a Roma il Corteo dei Rom,
organizzato da Thèm Romanò in collaborazione con il Gruppo
EveryOne, il Comitato del Casilino 900 e decine di
organizzazioni per i diritti del popolo Rom. La
manifestazione, che inizierà con il raduno (dalle 12 alle 16
in piazza del Colosseo, lato Fori Imperiali) e si concluderà
con il "summit" delle organizzazioni per i Diritti Umani al
Villaggio Globale del Foro Boario, vede per la prima volta
una nutrita rappresentanza di famiglie Rom manifestare
contro l'esclusione, la discriminazione razziale, la
persecuzione e gli abusi istituzionali che colpiscono i Rom
in Italia. "E' in corso una campagna razzista che presenta
la gente Rom come una razza dedita ad attività malavitose,"
dichiarano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini,
Matteo Pegoraro e Dario Picciau, "mentre si tratta, in
realtà, di insediamenti composti da famiglie colpite da un
pregiudizio razzista così radicato da causarne
l'emarginazione totale dalla società italiana. Negli ultimi
mesi si sono verificate decine di aggressioni nei confronti
dei Rom, che hanno provocato una serie di tragici eventi,
fra cui la morte di bambini in fasce. Inoltre atti violenti,
stupri di ragazze 'zingare' senza rifugio, epidemie, tentati
suicidi. La persecuzione ha posto le basi di una catastrofe
umanitaria. Il nostro Gruppo ha denunciato al Parlamento
europeo e alle Nazioni unite una sequenza impressionante di
abusi istituzionali nei confronti dei Rom, sollevando
l'allarme riguardo a 70 mila Rom, fra cui 40 mila bambini,
che il prossimo inverno si troveranno in pericolo di vita,
quando la temperatura scenderà sotto lo zero e non avranno
riparo". Il Corteo dei Rom è sostenuto da decine di
personalità della politica, della cultura, dello spettacolo,
da testimoni dell'Olocausto ed ex-partigiani.

"Il motto con cui parteciperemo all'evento," commentano i
leader del Gruppo EveryOne, "è: 'Siamo tutti Rom'. Sfileremo
fianco a fianco con Santino Spinelli e centinaia di Rom che
chiedono giustizia e rispetto delle leggi internazionali che
tutelano il loro popolo. L'8 giugno è un anniversario
importante: l'istituzione a Monaco dell'Ufficio Centrale
contro la Piaga Zingara, nel 1936. L'Ufficio Centrale
istituì un censimento del popolo Rom nel territorio del
Reich, avviò sgomberi e una politica di 'tolleranza zero'.
La stampa propagandistica sollevò un grande allarme
popolare, presentando i Rom come malavitosi, truffatori,
ladri e rapitori di bambini. Nonostante l'indignazione di
sopravvissuti all'Olocausto come Piero Terracina, Nedo Fiano
e Tamara Deuel, che hanno paragonato l'attuale persecuzione
dei Rom agli anni delle leggi razziali, l'Italia prosegue
sulla via di una purga etnica di inaudita ferocia".
Contemporaneamente all'iniziativa di Roma, a Parigi, Londra
e in altre città europee si formano comitati di attivisti
che si preparano a dare vita a sit-in e a partecipare alla
campagna per i diritti dei Rom perseguitati in Italia. "Poco
prima di che scrivere questa nota per la stampa," conclude
Roberto Malini di EveryOne, "abbiamo assistito Neli S., una
ragazza Rom che vive a Pesaro. La giovane, che ha sedici
anni ed è al sesto mese di gravidanza, è stata aggredita
ieri sera, venerdì 6 giugno, a Rimini, nei pressi di un bar
sul lungomare, da un italiano. Chiedeva l'elemosina ai
turisti seduti ai tavoli, quando un uomo sui quarant'anni si
è alzato, le ha rivolto insulti razzisti e l'ha colpita
sulla schiena con poderosi calci. Nessuno dei turisti né dei
passanti ha protestato e l'aggressore è tornato a sedersi al
tavolino come se niente fosse. La giovane, dolorante e sotto
shock, è tornata a Pesaro. Ha passato la notte con il marito
e la famiglia sdraiata su una coperta, in una fabbrica
abbandonata. Al mattino, però, le sue condizioni si sono
aggravate. Fortunatamente il Gruppo EveryOne segue con
attenzione la piccola comunità Rom di Pesaro e il marito,
Nico G., mi ha telefonato. La ragazza è stata visitata
presso l'ospedale San Salvatore di Pesaro, dove le sono
stati riscontrati i segni del pestaggio. Fortunatamente la
gravidanza non ha subito conseguenze e Neli, a parte i forti
dolori e lo shock, sta bene. Questo ennesimo episodio di
intolleranza e violenza contro i Rom in Italia, però, è
sintomatico della condizione cui sono costretti. La stampa,
con la sua irresponsabile campagna improntata all'odio
razziale, è in gran parte colpevole dell'indifferenza del
popolo italiano di fronte ad atti di criminale pregiudizio,
che vedono persone Rom considerate alla stregua di animali,
come avvenne ad ebrei, 'zingari' e gay durante l'Olocausto".
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Assemblea antirazzista a tutela dei Rom: autodifesa, tutela dei diritti umani, organizzazione
Sulla base dell’appello del Comitato Antirazzista milanese, si è svolta il 25 maggio una prima assemblea inter-regionale con una folta rappresentanza di organizzazioni degli immigrati (rom di “via Adda non si cancella”, filippini dell’associazione LAMPADA, Srilankesi del fronte di liberazione JVP, comitato di lotta ex-detenuti di Corelli, delegati di cooperative lodigiane) sostenuti da un centinaio di antirazzisti da Milano, Torino, Lodi, Crema, Pavia, Varese, Bergamo, Rovereto e Bologna.
La decisione fondamentale, su proposta delle comunità rom milanesi, è stata quella di promuovere una manifestazione-meeting per le giornate del 13-14 giugno. Si è individuato il campo “regolare” di Barzaghi-Triboniano (oltre 700 abitanti) come situazione emblematica per sviluppare il percorso di unità e autodifesa che ci proponiamo.
Il campo in questione è uno dei più grandi a livello europeo ed è sottoposto ad un regime semi-carcerario e ricattatorio dettato dal “patto per la legalità” imposto ai rom dalla Casa della carità, oltre che oggetto di continue incursioni poliziesche ormai quotidiane
Nei prossimi giorni, anche sulla base di assemblee nelle varie comunità rom, verrà elaborato un programma più dettagliato della scadenza e ulteriori strumenti preparatori.
I contenuti centrali della manifestazione in ogni caso sono stati individuati su questi tre punti:
1) Contrapposizione al pacchetto sicurezza del governo Berlusconi
2) Autodifesa contro violenze di stato e fasciste verso i rom, tutti gli immigrati
3) Autorganizzazione e unità proletaria contro razzismo, sfruttamento, povertà e repressione
L’urgenza di una risposta immediata contro la deriva securitaria, razzista, e neo-fascista che attraversa l’Italia, si combina con la necessità di un lavoro sul lungo periodo e su diversi piani.
In particolare sono emersi i seguenti obiettivi su cui cercare di costruire piani di lavoro concreti
- Intervenire stabilmente nei quartieri a maggiore presenza immigrata, o nei pressi dei campi rom, con il duplice obiettivo di stimolare il protagonismo degli immigrati e di sottrarre terreno politico ai razzisti. Il lavoro di contro-informazione capillare è decisivo per fronteggiare i contenuti dell’impressionante campagna diffamatoria e xenofoba dei mass-media nazionali, che tende a far presa anche tra i proletari italiani.
- Rafforzare le reti territoriali militanti capaci di monitorare permanentemente le azioni fasciste, sia propagandistiche che militari, che tendono a diffondersi in tutta Italia e di contrastarle concretamente.
- Aprire un intervento politico e sindacale in alcuni luoghi di lavoro cardine e simbolo del super-sfruttamento a cui i lavoratori immigrati sono sottoposti, come per esempio, nel caso di Milano, l’ortomercato, i cantieri della metrò o quelli di Expo-2015.
In questo senso è fondamentale il coinvolgimento attivo del sindacalismo di base, anche a partire dalla chiara presa di posizione dell’assemblea nazionale del 17 maggio a Milano
- Rendere stabile il coordinamento politico-organizzativo fra i militanti di una campagna che ci proponiamo di estendere a livello nazionale, sulla base dei contenuti dell’appello di convocazione e che verrà tradotto in tutte le lingue (si cercano volontari competenti)
In questo senso è stato individuato come strumento elementare di raccordo la creazione di un “blog” utile per rendere più fluida la comunicazione e il dibattito interno, oltre che per la preparazione delle scadenze pubbliche.
Altri appuntamenti previsti
Mercoledì 28 Maggio, ore 19 al Conchetta, riunione del Comitato Antirazzista milanese per cominciare a dettagliare un piano di lavoro, dando centralità alla preparazione del 13-14 giugno
Domenica 1 giugno, a Bologna: presenza all’assemblea indetta dal Coordinamento migranti di Bologna contro il pacchetto sicurezza
Lunedì 2 giugno: Manifestazione a Trento, per contestare la conferenza di Maroni.
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Roma, 8 giugno: corteo contro la persecuzione dei Rom in Italia
Dopo l'ultimo delitto crudele della mistificazione e della calcolata disinformazione non si può più restare in silenzio, occorre agire, questo silenzio è assordante e colpevole. C'è un'oscura connivenza tra una parte del giornalismo italiano, una parte delle forze dell'ordine, una parte della politica italiana per giustificare un'incivile repressione. Il 1° Giugno le Associazioni Rom e Sinte in Italia e le associazioni di volontariato, gli artisti, gli intellettuali e le persone di buon senso organizzano a Roma un corteo di protesta civile. Aderite e fate aderire prima che sia troppo tardi!! Occorre ribadire alcuni concetti che vengono mistificati. Tutti credono che i Rom siano solo stranieri. Non è vero!, infatti l'80% dei Rom e Sinti che vivono in Italia sono cittadini italiani. Tutti credono che i Rom sono nomadi. Non è vero!, Infatti la maggior parte di quelli presenti sul territorio italiano sono sedentari. Tutti credono che il campo nomadi è la soluzione ideale. Non è vero!, Infatti i rom arrivati in Italia nei loro paesi di origine avevano le case, il campo non è un tratto culturale della popolazione romanì, ma un'imposizione dovuta alla non conoscenza. Tutti credono che zingaro sia il nome di questo popolo. Non è vero!, infatti il termine corretto è Rom o Sinto. Occorre far rispettare le convenzioni internazionali nei confronti dei Rom, il 70% degli italiani sono razzisti nei confronti dei Rom, la carta dei diritti dell'uomo in Italia per i Rom non vale. Non abbiamo nulla se non il nostro coraggio!! Protesta anche tu!
Associazione Nazionale "THÈM ROMANÓ" ONLUS fondata nel 1991
Associazione Autonoma di Rom e Sinti Centro di Promozione Interculturale
A CAUSA DELLA TOTALE CHIUSURA DELLE VIE DEL CENTRO DI ROMA PER LA FESTA DELLA REPUBBLICA E PER EVITARE LA CONCOMITANZA CON ALTRI CORTEI A CARATTERE POLITICO:
L'EVENTO E' POSTICIPATO A DOMENICA 8 GIUGNO, COLLEGATEVI A QUESTO SITO DA MERCOLEDI' PER IL PROGRAMMA DEFINITIVO.
Per promuovere un corteo di protesta civile contro atti di razzismo nei confronti dei Rom e Sinti in Italia
Roma, domenica 8 giugno 2008
L'iniziativa è promossa da intellettuali italiani e Rom, associazioni, artisti e persone di buona volontà che non vogliono essere strumentalizzati da nessuno.
Le Associazioni che aderiscono all'iniziativa diventano automaticamente anche organizzatori e promotori partecipando con i propri singoli rappresentanti al coordinamento nazionale nel rispetto dei principi che hanno mosso l'iniziativa.
IL PROGRAMMA SARà DISPONIBILE DA MERCOLEDì 28 MAGGIO
La partecipazione è libera e gratuita LE ADESIONI SONO APERTE A TUTTI
FERMIAMO UN GENOCIDIO CULTURALE
Invia la tua protesta a:
- Presidente della Repubblica ON. Giorgio Napolitano - Capo del Governo On Silvio Berlusconi Presidenza del Consiglio dei ministri Palazzo Chigi Piazza Colonna 370 00187 Roma - Italy tel. (+39) 0667791 - Ministro degli Interni On. Maroni - Ministro per le Pari Opportunità On. Carfagna - Giornalisti - I tuoi conoscenti, -La tua mailing list, -Il tuo blog
EVITIAMO UN SILENZIO INCIVILE, FAI SENTIRE LA TUA VOCE E PASSA PAROLA!!!
i nostri slogan
Basta Razzismo contro i Rom!
No all'informazione razzista!
Non si può condannare un popolo!
Stop alla Xenofobia! No ai pogrom!
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Per informazioni e adesioni ASSOCIAZIONE NAZIONALE THÈM ROMANÒ ONLUS Centro di Promozione Interculturale (Associazione Autonoma di Rom e Sinti in Italia -Sede Nazionale Lanciano CH) tel: 0872 660099 cell. 340 6278489 http://www.associazionethemromano.it
e-mail: spithrom@webzone.it http://www.alexian.it
Fra gli aderenti e promotori:
- Alexian Santino Spinelli (musicista Rom, docente Università di Torino, Trieste, Chieti, rappresentante italiano ERTF a Strasburgo), - Gianni Vattimo (Filosofo) - Pier Virgilio Dastoli (Direttore della Rappresentanza della Commissione europea in Italia - Roma) - Angelo del Boca (docente universitario e storico) - Angelo d'Orsi , (docente Università di Torino) - Costanzo Preve (studioso di Filosofia), - Viktória Mohácsi (Romnì - Europarlamentare) - Rudko Kawczynsk i (Presidente ERTF) - Juan de Dios Ramirez-Heredia (Presidente Union Romanì -Spagna) - Stanislav Stankiewicz (Presidente International Romani Union) - Jovan Damianovic (Presidente Romani Union Serbia) - Car la Osella (Presidente Nazionale AIZO) - Sergio Giovagnoli (ARCI Solidarietà Lazio) - Rita Bernardini (Segretaria Radicali Italiani) - Marco Perduca (Senatore) Gian Antonio Stella (giornalista) - Moni Ovadia (artista) - Guido Cohen - Piera Tacchino (Associazione Piemonte-Grecia "Santorre di Santarosa"), - Armando Gnisci (Docente Universitario, Roma) - Marco Revelli (scrittore e docente universitario) - Filippo Taricco (scrittore) - Beppe Rosso (attore) - Paolo Dossena (Produttore musicale Compagnia Nuove Indie) - Alma Azovic (mediatrice romnì), - Tamara Bellone (docente Univ. Politecnico di Torino), Marina Arienti (giornalista) - Graziano Halilovic (mediatore culturale Rom), - Kasim Cismic (UNIRSI-Ertf) - Marcel Courthiade (docente INALCO) - Stojanovic Vojislav ( responsabile della commissione immigrazione -Torino) - Alexis Tsoukias (Presidente Associazione Piemonte Grecia “ Santorre di Santarosa”), - Bajram Osmani (giornalista Rom) - Marian Serban (music ista Rom) - Nico Arcieri (musicista) - Gianni Di Claudio (regista cinematografico) - Luca Krstic (regista cinematografico)
- Silvio Sarta (regista teatrale) - Adriano Mordenti (fotografo e musicista) - Lidia Gualtiero (docente, responsabile didattica Istituto Storico Rimini) - Fausta Messa (Istituto Storico per la Resistenza, Sondrio) R
- Adriana Martino (critica d'arte) - Ciro De Rosa (critico musicale) - Giovanni De Nobile (direttore d'orchestra)
- Fabio Neri (direttore d'orchestra) - Giuseppe Piccinino (direttore d'orchestra) - Paola Olivetti (Archivio nazionale cinematografico della resistenza) - Massimo Zucchetti (docente Politecnico di Torino) - Roberto De Caro (Presidente Casa Editrice Ut Orpheus) - John Foot (professore di storia all'Università di Londra, saggista) - Nicoletta Dosio (Associazione La credenza -Bussoleno To) - Ivana Kerecki (Traduttrice -Milano) - Antonio Grassedonio (sindacalista)
- Liljana Banjanin (docente Università di Torino) - Boris Bellone (docente media superiore)
- Sergio Chiarloni (docente Università di Torino) - Gabriella Onofrio (informatico)
- Luciano Pannese (musicista) - Francesco Ciancetta (musicista) - Vladimiro Torre (Ass. Thèm Romanò Reggio Emilia) - Silvia Fauno (soprano) - Federica Zanetti (Docente Università di Bologna) - Silvia Faugno (soprano) - Federica Zanetti (Docente Università di Bologna) - Materiali Sonori - Maria Omodeo (Cospe Responsabile Area "Interculturalità - Diritti dell'infanzia e dell'adolescenza" - Maria Rosa Mura (Associazione Il Gioco degli Specchi) - Daniele Barbieri (Imola) - Tahar Lamri (scrittore) -Cinzia Gubbini, (giornalista)- Ivano Tajetti (ANPI Barona. Milano) - Martin Clausen - Donato Toffoli (Comitato Tecnico Scientifico Agjenzie Regjonâl de Lenghe Furlane Felet/Feletto Umberto (UD) - Claudio Bocci (Associazione Altrevie) - Enrico Palandri (scrittore) - Mario Rebeschini (Fotografo e giornalista) - Orietta Cipriani (pianista) - Sandro Micolucci (artista) - Dimityr Kirilov (artista) - Giovanna Grenga (insegnante) - Salvatore Armando Santoro ( Presidente Circolo Culturale Mario Luzi di Boccheggiano -GR) - Olga Siciliani (giornalista) - Lorenzo Guadagnucci (giornalista) - Prof. Annamaria Rivera (antropologa, Università di Bari) - Gabriella Ti (Programma radiofonico Brussellando) - Concetta Di Virgilio (architetto) - Cinzia Pierangelini (Assessore alla Cultura della provincia di Grosseto)- Daniela Terrile (Commission Européenne) - Khalid Fiddi (Presidente Associazione Atlas ONLUS) - Loredana Galassini (pensionata) - Loredana Galassini (pensionata) - Stefano Taglietti ( Compositore) - Fausta Messa (insegnante) - Rosa Mauro (scrittrice) - Nella Ginatempo (sociologa) - Melo Franchina (architetto) - Christian Picucci (ex operatore sociale) - Giorgio De Rossi ( segretario prc trevignano ) - Stephanie Gengotti (fotografa) - Roberto Malini (scrittore e storico) - Dario Picciau (regista) - Matteo Pegoraro (scrittore) - Steed Gamero (fotografo) - Fabio Patronelli - Laura Todisco- Esad Licina- Stelian Covaciu- Udila Ciurar - Sergio Maceri - Andrea Garbin - Paola Manduca Prof.Genetica, Genova) - Lucia Vasciminno (Il Centro delle Culture di Roma) - Ivan Rufo (Direttore Artistico di Botteghe d'Autore Festival) - Marina Fuentes (giornalista) - Giovanna Boursier ( storica, giornalista) - Mauro Pace , (impiegato regionale) - Donatella Papi Antonio Giordano (Ass. D'Altrocanto) -Mariella Rocco (Ass. D'Altrocanto) -Germano Monti (Forum Palestina) -Stefania Krilic (assistente sociale) -Giuseppe Anceschi -Norma Bertullacelli -Danilo Cremonte per " Human Beings - Laboratorio teatrale interculturale", Perugia - Ivano Peduzzi (capogruppo PRC Regione Lazio) -Alessandro Galassi (regista) -Gabriele Polo (giornalista)- Marco brazzoduro (docente Universitario) -Stefano Galieni (Coordinatore Dipartimento Immigrazione PRC) - Sageer Khan (musicista indiano) -Michele Dalai (Editore) - Alfonso Perrotta - Daniele De Berardinis - Ginevra Serego Alighieri (Verona) - Angela Pèrcopo , (associazione di Volontariato ' Banca del Tempo-TempoAmico'di Latina) - Sabatino Annecchiarico (giornalista) - Basilio Buffoni (Milano) - Concetta Gizzarelli - Don Federico Schiavon (Direttore della Pastorale dei Rom e Sinti della Conferenza Episcopale Italiana ) - Sergio Bonetto (avvocato) - Gianluca Vitale (avvocato) - Fulvio Perini (Dirigente Sindacale CGIL) - Allessandra Algostino (docente Università di Torino) - Nietta Fiorentino (Associazione Piemonte-Grecia "Santorre di Santarosa") - Mariella Allemanno (insegnante L2) - Eleonora Cane (Gruppo Pace Valsusa) -Marisa Ghiano (Gruppo Pace Valsusa) - Matilde Lanfranco (Gruppo Pace Valsusa) - Bianca Riva (Gruppo Pace Valsusa) - Milena Valli (Sondrio) - Andrea Buonajuto (circolo Carlo Rosselli -Napoli- insegnante) - Livio Sossi (scrittore) - Leoncarlo Settimelli (regista, musicista) - Sarah Zuhra Lukanic (giornalista, scrittrice) - Fulvio Pezzarossa (docente Università Bologna) - Anna Chiarloni (docente Università di Torino) - Lucio Pozone (musicista) Maria Chiara Esposito - Chiara Sasso (coordinatrice Rete Comuni Solidali) -Daniela Lucatti (poetessa e scrittrice) -Elena Montani (Commissione Europea - Rappresentanza in Italia) - Aldo Zargani - Elena Magoia - Fabio Alberti (Un Ponte Per) - M.Cristina Lauretti (Psichiatra)
ASSOCIAZIONI DEL COORDINAMENTO
- Associazione Nazionale Thèm Romanò ONLUS Centro di Promozione Interculturale (Associazione Autonoma di Rom e Sinti in Italia Sede Nazionale Lanciano CH)
- Union Romani -Italia
- ERTF- Italia
- Rappresentanza della Commissione Europea in Italia - Roma
- Associazione Piemonte-Grecia "Santorre di Santarosa "
- Union Rromani Internazionale
-Union Romani (Spagna)
- Union Romanì (Serbia)
- Union Rromani -Francia
- Ass. Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Emilia Romagna)
- Associazione Thèm Romano (Coordinamento Regionale Abruzzo)
- Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Puglia)
- Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Lombardia)
- Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Campania)
- Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Piemonte)
- Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Toscana)
- Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Lazio)
- Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Molise)
- Rromani baxt
- Ternikano Berno
- La voix des Roms
- Femmes rom, sinté, kale de France
- Centre AVER de recherché sur le racisme (Paris)
- Associazione Mediterra
- Associazione Ciack
- Istituto Storico per la Resistenza - Rimini
- Storico per la Resistenza, Sondrio
- Associazione Libero Teatro Morale
- Archivio nazionale cinematografico della resistenza
- S.O.S. Utenti (Associazione di difesa dei consumatori)
- AIZO
- ARCI Solidarietà Lazio
- Associazione Il Gioco degli Specchi
- Cospe
-ANPI Barona (Milano)
- Comitato Tecnico Scientifico Agjenzie Regjonâl de Lenghe Furlane Felet/Feletto Umberto (UD)
- Associazione Altrevie
- Compagnia Nuove Indie (Casa discografica - Roma)
- Materiali Sonori
- Associazione Popica Onlus (Roma)
- Circolo Culturale Mario Luzi (Boccheggiano -GR)
- Associazione Atlas ONLUS (Chieti)
- Il Comitato Immigrati in Italia
- Laboratorio politico Resistenza Universitaria (Roma)
- Circolo del Cinema 2046 (Trevignano Romano)
- Circolo PRC 20 Luglio (Trevignano Romano)
- Radio Radicale
- Associazione culturale Il resto del Cremino
-Gruppo EveryOne
- Gruppo di Artisti per i Diritti Umani "Watching The Sky"
- Il Centro delle Culture di Roma
- Botteghe d'Autore Festival
- Associazione Daltrocanto (Salerno)
- Centro di documentazione don Tonino Bello (Faenza)
- Centro Ligure di documentazione per la pace
- Rete controG8 per la globalizzazione dei diritti
- Human Beings - Laboratorio teatrale interculturale" , (Perugia)
- Rete nazionale semprecontrola guerra (Roma)
- Lista del centro di ricerca per la pace (Roma)
- L'associazione ecoriflesso (Roma)
- Lista rekombinant (Roma)
-Opinione Democratica
-Dipartimento Immigrazione PRC
- Associazione Amici della musica di Campovalano (Campovalano -TE)
- Baldini Castoldi Dalai Editore
- Associazione Interculturale Villaggio Globale
- Associazione Di Volontariato (Banca Del Tempo-Tempoamico'di Latina)
- Il Movimento Per La Costituente Comunista Di Roma
- Gruppo Pace Valsusa
- Il Blog "Il Russo"
- Coordinamento Nazionale Per La Jugoslavia
- Coordinamento Nazionale Per La Jugoslavia
- Associazione Liumang-Cividale Del Friuli
- Associazione Iskra - Cividale Del Friuli (Circolo Di Cultura Del Prc)
- Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (Sezione Cividale Del Friuli)
- Associazione UN PONTE PER
Festival di Musica Romanì
Attività dell'associazione
ERTF
Esposizione di arte e cultura
La popolazione Romanì in Italia
International Romani Union
Teatro Romanò
Alexian Santino Spinelli
I nostri link
Accademia Europea di Arte Romanì
Casa delle Culture
le sedi regionali di Them Romano
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Resistenza contro la persecuzione dei Rom: seguiamo l'esempio di "Via Adda non si cancella"
Decine di associazioni, organizzazioni e attivisti per i Diritti Umani ci scrivono, comunicandoci di aver creato cellule di resistenza nonviolenta in tante città italiane, per proteggere i campi e i micro-insediamenti Rom dalla persecuzione istituzionale. L'esempio dei compagni di "Via Adda non si cancella" rappresenta, a nostro avviso, la perfetta realizzazione del progetto di Resistenza nonviolenta a tutela del popolo Rom perseguitato promosso da EveryOne alcuni mesi fa. "Via Adda non si cancella" è indicato come coordinamento efficace e ideale, in linea con le istanze europee del popolo Rom anche da Saimir Mile e Marcel Courthiade, docenti universitari di etnia Rom e promotori dei diritti dei Rom nei più importanti àmbiti istituzionali internazionali. Ecco l'ultimo messaggio che riceviamo dai compagni di "Via Adda non si cancella". Invitiamo tutti gli antirazzisti non solo a partecipare al meeting e alle attività del coordinamanto, ma a diffondere con la maggiore ampiezza possibile le loro iniziative, che rappresentano un modello efficace di azione a tutela dei Rom perseguitati. Da parte nostra, segnaleremo lo straordinario impegno civile dei fratelli di "Via Adda non si cancella" e il valore documentario delle loro indagini e delle loro testimonianze in ogni sede politica e civile internazionale. Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Saimir Mile, Marcel Courthiade - Gruppo EveryOne

"Cari compagni di EveryOne, ci auguriamo di avervi con noi per il meeting del 13-14. Non si tratta solo di fare il possibile per difendere fratelli e sorelle rom, ma di contribuire a creare un percorso segnato dal loro protagonismo diretto. E' stato questo l'aspetto più interessante dell'assemblea di Milano. Sono stati loro a proporre la manifestazione perché non ce la fanno più a sopportare le angherie quotidiane poliziesche ma, purtroppo, anche di chi, come le organizzazioni di carità religiosa, in nome della solidarietà e della non-violenza, si presta ad una squallida operazione di delazione quotidiana per segnalare alle forze dell'ordine quali sono gli elementi più restii ad accettare la logica dei campi lager comunali. Noi siamo sempre stati e sempre saremo dall'altra parte della barricata. Per quanto riguarda gli insediamenti abusivi, noi siamo in contatto permanente con una decina di essi, nell'intento di rafforzare un coordinamento cittadino dei rom e non mancheremo di segnalarvi ogni abuso, sgombero, sopruso o violenza di qualsiasi genere. A tal proposito vi diciamo subito che in uno degli ultimi rastrellamenti nel campo comunale di via Triboniano sono state prelevate arbitrariamente 30 persone e portate in questura. Di queste tre sono finite al CPT di via Corelli (non si sa perché) e una quindicina hanno ricevuto un'espulsione con trenta giorni di tempo per andarsene, dopo di che scatteranno misure, altrettanto arbitrarie, previste dal nuovo pacchetto sicurezza, che va respinto con fermezza e senza condizioni. Sul foglio di espulsione c'è scritto "...si presume che il soggetto sia in
Italia, senza mezzi di sostentamento propri, da più di tre mesi". Gravissimo. E non solo per i rom. Siamo tutti in ballo e per questo la manifestazione del 13-14 a Milano ci chiama tutti in causa. Speriamo in una grande presenza di tutti gli antirazzisti di questo martoriato paese. Un abbraccio. I compagni di "Via Adda non si cancella"
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Come difendere i Rom perseguitati
Anne's Door e il Gruppo EveryOne ricevono numerosi messaggi da parte di attivisti, antirazzisti o cittadini indignati a causa della persecuzione contro i Rom e ci chiedono come possano rendersi utili. Ecco la e-mail di Pierluigi V.: "Ciao. Sono assolutamente disgustato per la campagna xenofoba piena di menzogne messa in piedi dai fascisti per colpire il popolo Rom. Come posso aiutare? Servono guardie del corpo (scudi umani) nei campi Rom?"
Risponde Roberto Malini. Sono perfettamente d'accordo. E' importante prestare attenzione a quello che accade nei campi, ma ancora di più nei piccoli insediamenti. Le piccole comunità Rom sono molto esposte a episodi di razzismo e discriminazione, anche istituzionale. Ognuno di noi, se vuole essere di aiuto alla campagna per la tutela del popolo Rom in Italia, dovrebbe prendere contatto con i Rom nel proprio comune di residenza, chiedere i loro nomi, la loro provenienza e se hanno subito maltrattamenti o altre ingiustizie. Quindi segnalare il loro caso a EveryOne, indicando tutti i dati raccolti. EveryOne a propria volta lo inserirà in un dossier destinato alle Istituzioni internazionali. E' inoltre importante munire ciascuna persona Rom facente parte di piccoli insediamenti di una lettera - meglio se su carta intestata e con l'indicazione "Gruppo EveryOne - Progetto "Comunità Rom in Italia" con i dati EveryOne: sito ed e-mail - rivolta alle autorità, nella quale le si invita, nel caso entrassero in contatto con quel Rom, a trattarlo con rispetto, sottolineando che il suo caso è seguito dal Gruppo EveryOne e da Istituzioni internazionali. Quindi - sempre nel testo della lettera - si chiederà loro, nel caso vi fosse un problema relativo alla persona Rom indicata nel foglio, di chiamare il proprio numero telefonico (chi si prende cura del caso di un insediamento Rom diventa automaticamente un membro EveryOne, basta che ci comunichi il suo nominativo e i suoi dati essenziali). E' importante non lasciarsi frenare da atteggiamenti intimidatori, perché tutelare il popolo Rom in Italia non è solo consentito, ma prescritto da Direttive e Risoluzioni Ue ed è un atto meritorio; in nessun caso si tratta un reato. Se riusciamo a diffondere questo progetto, impediremo che i Rom vengano sgomberati da un luogo all'altro, da una città all'altra, perdendone le tracce. Non bisognerà perdersi d'animo quando l'autorità di turno telefonerà per segnalare un ipotetico reato commesso dalla persona Rom o quando la persona stessa ci chiamerà, disperata, comunicandoci di essere stata sgomberata o condotta oltre i confini del comune o della regione. Nel primo caso si risponderà all'agente o al funzionario che il reato resta da provare e che la persona Rom si trova in una situazione di emarginazione, povertà e persecuzione per cui non è detto che il reato contestato non sia stato in realtà compiuto per procurarsi i minimi mezzi di sostentamento e dunque sia considerato legittimo dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. In genere, però, si tratterà di una contestazione di reato pretestuosa, mirata a una futura espulsione (ma l'iniquo decreto sicurezza verrà presto annullato, a nostro avviso, in sede Ue). Nel secondo caso, si ricondurranno le persone Rom messe "al confino" nel proprio comune, si prenderà contatto con i Servizi sociali e le si porterà lì, per essere iscritte. Se vi sono bambini e minori, li si iscriverà ai Servizi sociali e ci si assicurerà che siano iscritti a scuola e beneficino di assistenza. Successivamente si seguiranno persone e famiglie Rom nelle procedure di richiesta di alloggio e sussidi nonché di inserimento al lavoro. Nel frattempo, è utile aiutarle a preparare cartelli per la questua. Il testo dovrà essere rassicurante per la cittadinanza. Per esempio: "Sono una persona onesta, che desidera integrarsi e lavorare in questa città. Ho moglie e due bambini. Il mio caso è seguito da Istituzioni per i Diritti Umani e dai locali Servizi sociali. Vi chiedo un contributo perché mi trovo in una condizione di emarginazione e povertà". Utile una fotografia, magari con la famiglia al completo. In previsione di un possibile peggioramento della già grave situazione, non è sbagliato tenersi pronti anche a una resistenza nonviolenta, coinvolgendo il numero maggiore possibile di concittadini antirazzisti.
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Razzismo a Udine: "Mi restituisca il mio voto, professor Honsell!"
di Alessandra Kersevan
Cari amici del Gruppo EveryOne, ho letto i vostri articoli a proposito del pogrom antirom di Napoli, sulla falsità delle affermazioni relative al rapimento e sul progetto razzista che conduce l'attuale governo. Voglio tuttavia segnalarvi che purtroppo ormai anche nel centro sinistra questa mania della "sicurezza" è entrata come un tarlo, che mina qualsiasi progetto di lotta contro il razzismo. Vi segnalo ciò che è successo qui a Udine: le recenti elezioni comunali sono state vinte - in maniera controcorrente rispetto a molte altre parti d'Italia - dal candidato di centro sinistra, l'ex rettore di Udine Furio Honsell. Ebbene appena eletto ha nominato "responsabile della sicurezza" (lo hanno chiamato "security manager"...) il sig. Diego Volpe Pasini, che da almeno vent'anni sta costruendo le sue fortune politiche in una sua battaglia contro i Rom, contro gli immigrati, gli islamici, con una virulenza incredibile. Nella recente campagna elettorale - dov'era anche lui candidato sindaco - ha registrato il suo spot elettorale davanti al campo Rom di Via Monte Sei Busi, nella periferia di Udine, sostenendo che il suo primo impegno era quello di risolvere il problema della presenza degli zingari a Udine. Su internet potete trovare un florilegio delle sue dichiarazion da alcuni anni a questa parte. Vi allego qui sotto una lettera aperta a Honsell che ho inviato al Messaggero Veneto, il quotidiano più diffuso a Udine, che l'ha pubblicata. La cosa più incredibile sono le scarse reazioni che ci sono state anche fra coloro che pure non sono razzisti, c'è una sorta di rassegnazione.
Lettera aperta al professor Furio Honsell
di Alessandra Kersevan
Egr. prof. Honsell,
Se avessi saputo che lei avrebbe dato una delega (alla sicurezza!!!) a Diego Volpe Pasini, non avrei mai messo la croce sul suo nome, nel ballottaggio. Lei si è guardato bene dal fare accordi alla luce del sole: accordi sottobanco, invece, per un ipotetico 4 per cento di voti. Io mi sento imbrogliata, da lei, perché il motivo per cui le ho dato il mio voto era quello di evitare che la destra governasse Udine, ed ora mi trovo il campione della destra xenofoba quale suo delegato (alla sicurezza, miodio!!!).
Nei giorni che passerà in municipio, la consiglio di andare (insieme con i suoi neo assessori che non sembrano più di tanto turbati) a fare una piccola passeggiata fino all'arco Bollani, sulla salita al castello. Legga la lapide - lei il latino lo conosce - e vedrà che con quell'arco si voleva celebrare un "praetor" che nella metà del 1500, "salvò" la città da fame e pestilenza. La scritta non lo dice chiaramente, ma Bollani "salvò" Udine cacciando dalla città gli ebrei, considerati come gli untori. Oggi è facile considerare razzismo il comportamento di quei nostri antenati, e non accorgersi che si sta facendo lo stesso, solo che al posto degli ebrei ci sono i rom, i rumeni, i musulmani. A quando l'arco Volpe Pasini, colui che libererà Udine dai nuovi "untori"?
Prof. Honsell: mi restituisca il mio voto, per piacere.
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Donn'aroma, il laboratorio delle donne Rom: a Roma, la nuova collezione per la casa e l'abbigliamento
Le donne Rom lavorano instancabilmente, da secoli, anche se l'emarginazione le tiene fuori troppo spesso dal mondo della produzione e del commercio. I loro manufatti uniscono una bellezza antica a un "design" essenziale e a un'inimitabile praticità quotidiana. E' con vera ammirazione che annunciamo la nuova collezione estiva di "Donn'aroma", il laboratorio manufatti donne Rom, a Roma, via dei Bruzi 11/c - San Lorenzo.

La collezione sarà presentata in anteprima sabato 24 maggio dalle 10 alle 18 e presenterà sciarpe, collane, tovaglie, set da tavola, asciugamani, canovacci, portamonete, portagioielli, pizzi, borse, bigliettini d’auguri… e tanti altri prodotti originali per l’arredo della casa e per l’abbigliamento. Un'occasione per apprezzare le più recenti creazioni di un laboratorio in cui rivive una straordinaria tradizione o per avvicinarsi alla creatività delle donne Rom. Donn’aroma, il laboratorio manufatti donne Rom, è aperto lunedì, mercoledì, venerdì e sabato, dalle 10 alle 16. Per informazioni: Stefania, cell. 3389108122 oppure Cristina, cell. 3471580818; www.insiemezajedno.org - info@insiemezajedno.org
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Napoli, la 16enne Rom accusata di rapimento è innocente
Il caso di Angelica, ragazza Rom accusata del tentato rapimento di una bambina di sei mesi avvenuto a Napoli, nel quartiere Ponticelli, è una montatura. La testimonianza di Flora Martinelli, la madre della bambina, del padre di lei Ciro e dei loro vicini di casa è falsa. Il Gruppo EveryOne ha indagato accuratamente sull'evento che ha scatenato una vera e propria "caccia al Rom", che da Napoli si è diffusa a macchia d'olio in tutta Italia. "Fin dall'inizio le dinamiche del rapimento non ci hanno convinto, perché chi conosce la palazzina in cui sarebbe avvenuto il reato sa che è praticamente inaccessibile, sia per il cancello che per l'attenta sorveglianza degli inquilini," affermano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. "Vi sono poi discordanze fra le testimonianze della Martinelli, di suo padre e dei vicini. La donna in un primo momento ha dichiarato che la porta del suo appartamento sarebbe stata forzata, poi ha ricordato di averla lasciata aperta. Dopo aver notato la porta aperta, la madre sarebbe andata a controllare la culla, quindi sarebbe tornata verso il pianerottolo dove avrebbe sorpreso - passati almeno venti secondi - la ragazzina Rom con la sua piccola in braccio. Non solo: avrebbe avuto ancora il tempo di raggiungerla e strapparle la bambina. Quindi la Rom si sarebbe mossa al rallentatore, consentendo a nonno Ciro di raggiungerla, afferrarla e schiaffeggiarla al piano di sotto. Alcuni dei vicini hanno riferito alle autorità che Angelica aveva ancora la bambina in braccio, quando l'hanno fermata. Ma non basta, perché nei giorni precedenti al fatto, gli inquilini della palazzina si erano riuniti più volte, con un solo ordine del giorno: come ottenere lo sgombero delle famiglie Rom accampate a Ponticelli". Dopo queste analisi di massima, il Gruppo EveryOne - che può contare su attivisti e organizzazioni locali - ha effettuato ulteriori accertamenti, sia presso il carcere, dove un funzionario, dopo aver ascoltato le ipotesi che scagionavano la presunta rapitrice, ammetteva: "Avete ragione, anche noi siamo in difficoltà, perché questo non è un evento diverso da tanti altri, ma qualcuno ha voluto trasformarlo in un caso nazionale". Gli inquilini di Ponticelli fanno blocco: i Rom non li vogliono più. Qualcuno però, mostra qualche scrupolo di coscienza, ma ha paura, perché le pressioni sono forti e mettersi contro il "comitato" di Ponticelli è pericoloso. "Angelica, in realtà, conosceva una delle famiglie che abitano in via Principe di Napoli, dove è avvenuto l'episodio," continuano gli attivisti del Gruppo EveryOne, "ha suonato al citofono ed è stata notata da alcune inquiline. Pochi istanti dopo è scattata la trappola e la furia dei condomini si è | |