Dear Anne, la speranza di un dono

Jack Henneque scrive dagli Stati Uniti ad Anne's Door. "Caro Roberto Malini, ho visto recentemente gli spezzoni del demo-reel del film di animazione 3D Dear Anne - The Gift of Hope , da te sceneggiato e diretto da Dario Picciau. Sono rimasto semplicemente sconvolto ( amazed ), perché il risultato è fantastico. Da alcuni anni le più importanti case di produzione cercano di simulare la realtà e annunciano cortometraggi e lungometraggi che regolarmente deludono le aspettative. Da noi i più recenti progetti di cinema 3D realistico, dopo essere stati annunciati a gran voce, sono stati poi abortiti e all'orizzonte si vedono solo pupazzetti e marionette. Il lavoro che avete fatto per Dear Anne è di quelli che non saranno dimenticati. E non solo per un fatto di arte e tecnologia, ma anche e soprattutto perché è un progetto coraggioso che fa uso del 3D per affrontare un tema drammatico importantissimo".

Risponde Roberto Malini. Per ricreare i luoghi dell'Olocausto nei Paesi Bassi, i treni di deportazione, i campi di sterminio, gli aguzzini e le vittime, Dario Picciau ha svolto un lavoro di proporzioni incredibili, inventando letteralmente una nuova tecnologia, alla guida di un team internazionale di artisti. Dalla regia al motion capture , dalla modellazione di ambienti e personaggi al matt painting , tutto è stato analizzato e ripensato. Le immagini in movimento che hai potuto vedere rappresentano perfettamente questo quantum leap . Alla Festa del Cinema di Roma, dove il demo-reel è stato presentato per la prima volta, pubblico e addetti ai lavori sono rimasti ammirati e commossi dal pettirosso che atterra sul balcone ('Ma è 3D o è un filmato?'), dall'occhio della camera che segue Anne Frank nell'intimità sacra ed effimera dell'Alloggio Segreto. Un giornalista mi ha detto: 'Quando Anne abbraccia il suo amato papà, ho pianto. E' stato incredibile, triste e meraviglioso, perché... era proprio lei, la nostra Anne dagli occhi profondi, specchio della sua grande anima'. Purtroppo il film Dear Anne, che a mio avviso è uno dei punti più alti mai raggiunti dal cinema, ha interrotto il suo volo a causa di una serie di problemi produttivi, di contingenze sfavorevoli, proprio quando se ne vedeva la fine, con I risultati che hai ammirato. In cauda venenum , dicevano gli antichi romani, intendendo che gli ostacoli insormontabili si presentano spesso alla fine di un'opera. Però sono d'accordo con te: la bellezza del grande cinema, il valore del ricordo, l'universalità di una storia intensa (immensa) e simbolica - allegoria del solo bene che l'Olocausto ci ha tramandato: la memoria delle vittime, l'esempio degli eroi, il monito a non dimenticare dei testimoni - sono cose che non muoiono e che, nonostante la delusione, sono destinate ad essere recuperate e ricordate. Il documentario che ho girato insieme a Dario, In viaggio con Anne Frank , rappresenta perfettamente il percorso che lui e io abbiamo seguito anche per il film, un itinerario doloroso, ma pieno di fede, sulle tracce di Anne Frank, sulle tracce di milioni di innocenti assassinati dalla barbarie del pregiudizio. Dario è un artista che ammiro come nessun altro, un caro amico e un meraviglioso essere umano. La sua ricerca, il suo lavoro, la sua carica positiva già lo conducono a realizzare nuovi progetti, a dare un contributo che è e sarà vitale per il cinema del nostro tempo, un cinema che è lontano dalla funzione che dovrebbe avere: quella di educare l'umanità ai valori di speranza che la Storia e la cultura ci hanno tramandato. Dario celebrerà ancora la memoria della Shoah , si batterà con le armi  di un'Arte di pace perché il mondo sia un posto migliore e dedicherà la sua poesia a chi soffre, a chi viene perseguitato e annientato. Quando non è seduto al computer, è accanto ai testimoni, è nei luoghi dove la sofferenza attende un riscatto, è nei cortei di chi solleva fiaccole di speranza e chiede giustizia a un mondo che ha perduto la strada. Sì, Dario girerà altri film e creerà altre opere d'arte, ma la mia più viva speranza è che un giorno possa riprendere Dear Anne e terminare un'opera che gli ha procurato fatica e dolore, ma che rimane un dono destinato alla parte migliore dell'umanità.

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Grüne Rose dallo schermo al TG1 Storia


Giorno della memoria dell’Olocausto: a Firenze un pubblico numeroso e attento decreta uno straordinario successo al cortometraggio di Dario Picciau e Roberto Malini (prodotto da Arcigay Firenze “Il Giglio Rosa” e Visions)

Sabato 27 gennaio, alle 20,45, presso l’Altana di Piazza Tasso 1 a Firenze, Visions Milano e Arcigay Firenze “Il Giglio Rosa” hanno presentato in anteprima al pubblico e alle Istituzioni il cortometraggio Grüne Rose, dedicato alla memoria dello sterminio degli omosessuali nei lager nazisti.

Ad aprire la serata, l’intervento dell’onorevole Daniele Capezzone, che ha sottolineato quanto sia importante valorizzare iniziative di questo tipo per garantire i diritti di tutti, e non solo delle minoranze; sono seguiti i saluti di Riccardo Gottardi, Presidente di ILGA-Europe, di Bert D’Arragon, Presidente di Arcigay Toscana, e quelli del Presidente del Consiglio Provinciale di Firenze, Massimo Mattei, che ha espresso grande sostegno all’iniziativa da parte dell’amministrazione provinciale fiorentina e ha invitato gli organizzatori a replicare il cortometraggio a palazzo Medici Riccardi per sensibilizzare il più possibile tutta la cittadinanza su temi delicati come l’odio, la discriminazione e la violenza ingiustificati.

Il Presidente dell’Istituto Storico per la Resistenza in Toscana, il professor Ivano Tognarini, ha sottolineato quanto sia fondamentale l’attività di ricerca e di documentazione sull’Olocausto, per permettere a tutti di non dimenticare e di non lasciare nell’ombra storie di vita e di sofferenza di milioni di perseguitati in uno dei periodi più bui della nostra Storia.

A esprimere a Visions e Arcigay Firenze la piena adesione, oltre al Comune di Scandicci, anche il Comune di Firenze e la Regione Toscana, con le parole di Susanna Agostini, Presidente della Commissione Politiche Sociali del capoluogo toscano, e dell’Assessore Alle Riforme Costituzionali della Regione, Agostino Fragai.

Dario Picciau, regista di Grüne Rose, e Roberto Malini, sceneggiatore, hanno poi presentato brevemente il cortometraggio, complimentandosi particolarmente con gli attori che hanno reso valido ed estremamente toccante il lavoro: Libero Stelluti, protagonista del film, Angelo Cirfiera, Massimo Muntoni, Enzo Maria Cilento, Emanuele Cirfiera, Paolo Riva, Francesco Caci e Giovanni Cirfiera.

Il numeroso pubblico presente in sala è rimasto particolarmente colpito dall’intensità delle immagini e del sonoro, che, grazie alla professionalità di Picciau e degli artisti che – anche da dietro le quinte – hanno collaborato attivamente alla produzione, sono riusciti a rendere pienamente la tensione emotiva, il profondo dolore, la violenza e il senso di smarrimento che tutti i deportati omosessuali – e nella fattispecie l’artista ebreo-tedesco Richard Grüne, cui il corto è ispirato – sono stati costretti a subire.

Francesco Piomboni e Matteo Pegoraro – Presidente e Segretario di Arcigay Firenze – tengono a ringraziare tutte e tutti coloro che li affiancano nell’organizzazione di ciascuna iniziativa: “L’impegno di Giacomo, Barbara, Eleonora e di tutti coloro che frequentano l’Associazione – hanno dichiarato – “è fondamentale per l’ottima riuscita di eventi come questo, dove è importante lanciare un messaggio profondo alla cittadinanza e alle istituzioni. Un profondo ringraziamento – concludono – va anche a Roberto Malini, che è entrato di diritto nel direttivo di Arcigay Firenze e ci affiancherà, d’ora in avanti, in tutte le iniziative culturali per la Memoria e per la lotta contro l’omofobia; a Dario Picciau, che ha realizzato un prodotto straordinario che rimarrà nella memoria di molti; a Steed Gamero, giovanissimo talento che ha già realizzato, assieme a Malini e con l’appoggio di tutta l’Arcigay di Firenze, due mostre fotografiche dedicate alla persecuzione degli omosessuali, entrate nell’importante collezione della GLBT Historical Society di San Francisco; a Roberto Verdicchio, co-produttore esecutivo del film.“

Visions e Arcigay Firenze “Il Giglio Rosa” segnalano infine il coraggio e la grande sensibilità del giornalista del Tg1 Roberto Olla, che ha voluto riportare sugli schermi di RAI 1 alcune scene del cortometraggio Grüne Rose – domani, lunedì 29 gennaio dalle ore 9,00, in onda all’interno di Tg1 Storia –, permettendo che un olocausto quasi dimenticato – qual è stato sino a oggi quello degli omosessuali – avesse la stessa grande e giusta rilevanza data ad altre categorie di perseguitati.

Matteo Pegoraro
Arcigay Firenze “Il Giglio Rosa”

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Critiche cattoliche verso il film tv dedicato alle unioni gay

Roma, 20 novembre 2006. "Il padre delle spose", film televisivo di Lodovico Gasparini, con Lino Banfi (nella foto), è andato in onda nonostante le dure critiche ricevute da parte di ambienti cattolici. La protesta è catalizzata dal sito internet Cultura cattolica, che ha raccolto centinaia di e-mail di utenti contrari al messaggio del film e ha raccolto il parere di alcuni politici di destra.

Nel film, l'attore Lino Banfi interpreta il padre di una donna che in Spagna ha coronato il sogno di sposarsi con la sua compagna. Torna d'attualità il tema delle unioni gay e si scatena la consueta omofobia cattolica. Barbara Pollastrini, ministro per le Pari opportunità ha dichiarato: "Il film è un atto di sensibilità, di amore e di rispetto verso le persone". A.B.

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Tutti i film su Anne Frank

di Alessandro Matta

Anne Frank, la vita e non solo il Diario. Ecco una filmografia sintetica utile a conoscere le opere cinematografiche dedicate alla giovane scrittrice tedesca vittima e simbolo dell'Olocausto, in attesa del lungometraggio di
animazione tridimensionale di Dario Picciau:

IL DIARIO DI ANNA FRANK (1959)
di: George Stevens
Con: Millie Perkins , Shelley Winters , Lou Jakobi
173 minuti
Trasposizione cinematografica dello spettacolo teatrale di Francis Goodrick e Albert Ackett basata sul Diario.
3 premi oscar tra cui miglior attrice non protagonista alla Winters nei panni della signora Van Daan. Nella foto, la
locandina.

IL DIARIO DI ANNA FRANK (1980)
di: Boris Sagal
con: Melissa Gilbert , Maximilian Schell , James Coco
120 minuti
Remake per la televisione del film di Stevens del 1959 , di scarso successo.

DIARY OF ANNE FRANK (1987)
di: Gareth Davies
con: Katharine Schlesinger, Emrys James,Steven Mackintosh
120 minuti
Film per la tv in 4 puntate basato fedelmente sul Diario. Senz'altro una dei migliori film biografici.

DNEVIK ANA FRANK ( 1960 )
di: Mirjana Sarmadzik
con: Milen Dapcevic, Rada Diuricjn , Dejan Djurovic .
Film tv Jugoslavo sul Diario di Anne Frank .

THE DIARY OF ANNE FRANK (1967)
di: Alex Segal
con: Diana Davilla , Max Von Sidow , Peter Beiger
120 minuti
Film tv americano sul Diario, anch'esso, come quello di Stevens, dalla riduzione teatrale di Goodrick e Hackett.

THE ATTIC - THE HIDING OF ANNE FRANK ( 1988 )
di: John Ehrman
con: Mary Steenburgen , Paul Scofield , Lisa Jacobs .
95 minuti
Trasposizione cinematografica del libro di memorie di Miep Gies Si chiamava Anne Frank. La Gies eraa impiegata
e amica di Otto, papà di Anne; aiutò i Frank mentre erano nascosti.

LA STORIA DI ANNE FRANK ( 2001 )
di: Robert Dornhelm
con: Ben Kingsley , Blenda Bleithin , Nick Audsley .
180 minuti
Film tv in due puntate sulla vita di Anne Frank in generale. Ottimo prodotto dedicato alla vita di Anne e non solo
al Diario. Prologo all'inizio della Seconda guerra mondiale ed epilogo con la pubblicazione del Diario nel 1947.

LE JOURNAL D ANNE FRANK ( 1999 )
di: Julian Wolff
88 minuti
Film di animazione prodotto dalla tv francese sul Diario di Anne Frank.

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The Omen 666: un horror antisemita?

E' uscito anche in Italia il film The Omen 666, remake del film del 1976 Omen, il presagio. La regia è di John Moore, gli interpreti principali sono Liev Schreiber, Julia Stiles e Mia Farrow. Nulla di memorabile nel genere horror, ma credo meriti un po' di attenzione perché presenta, almeno in latenza, un messaggio antisemita.

Nel film è narrata la vicenda fantastica di un bambino posseduto dal Maligno, annunciato da antiche profezie secondo le quali sarebbe venuto al mondo in séguito all'arrivo degli ebrei in terra di Sion. Nella sceneggiatura la nascita di Israele e la venuta dell'anticristo sarebbero quindi collegate. Alcune scene del film sono girate in Israele, i cui cittadini sono dipinti come esseri ambigui e diabolicamente inquietanti. Alessandro Matta

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Il teaser trailer di Dear Anne nelle sale italiane


"Non credevo che il computer potesse creare personaggi e mondi simili a quelli reali, ma questa è la perfezione!" ha esclamato Carlo Rambaldi, tre volte premio Oscar per gli effetti speciali, dopo aver assistito alla proiezione del teaser-trailer   di Dear Anne , il lungometraggio di Dario Picciau che ricostruisce i luoghi, i protagonisti e le atmosfere dell'epoca e del mondo di Anne Frank. "Andrebbe indagato il desiderio profondo che presiede l'idea," ha detto il filosofo Massimo Cacciari, "che è quello di rianimare Anna Frank". "Chi non vorrebbe riportare in vita una persona che si ama?" si è chiesto Adriano Sofri. Dal 1° maggio il teaser-trailer   dell'attesissimo Dear Anne sarà proiettato in ben 700 sale cinematografiche Italiane, grazie al sostegno che Opus Proclama dedica al lungometraggio in digital reality.   Il pubblico avrà modo di scoprire la frontiera del cinema di animazione tridimensionale grazie a cui il regista milanese Dario Picciau sta ricostruendo in ogni dettaglio la città di Amsterdam sotto il giogo nazista e tutti i luoghi in cui visse e morì Anne Frank, una ragazza coraggiosa e intelligente che coltivava il sogno di scrivere, ma che ebbe la sorte di nascere in un'epoca di intolleranza, guerra e crudeltà. Roberto Malini, autore della sceneggiatura, studia da anni la Shoah.

Protagonisti del film - che ha ottenuto il sostegno del governo italiano e dei più importanti istituti storici - non saranno soltanto Anne e i suoi cari, ma anche personaggi del nostro tempo, che cercheranno nel mondo di Anne, dilaniato dall'odio, una scintilla di speranza. "Cara Anne," dice la giovane Emily (che ha le sembianze della poetessa Emily Dickinson), anche lei protagonista del film, "nascosta in un alloggio invisibile al mondo, racconti all'umanità del futuro quello che sta accadendo a te e alle persone che ami. Mi basta chiudere gli occhi per un momento e ti vedo. Sogni di diventare una scrittrice famosa, se il destino ti aiuterà".   Presso la società di produzione cinematografica 263 Films di Milano, in una factory ipertecnologica, cento computer,   il più avanzato sistema di motion capture in Europa e ottanta artisti stimati e rispettati in tutto il mondo, provenienti dai set digitali di Guerre Stellari, Harry Potter, Kink Kong,   lavorano instancabilmente per restituirci una vicenda emozionante ed emblematica, in cui Anne ed Emily si prendono per mano e combattono con l'arma della speranza contro i nemici più spietati.

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Folletti da 100 milioni di dollari

Sfidando la cabala, Luc Besson debutta venerdì 17 nei cinema con il suo nuovo lungometraggio Angel , una fiaba contemporanea che somiglia tanto a La vita è meravigliosa di Frank Capra. Intanto il regista francese sta ultimando il film fantastico Arthur e il popolo dei Minimei , in cui unisce riprese nel mondo reale, paesaggi virtuali e animazione 3D. Partito con un budget di 50 milioni di dollari, Arthur ne è già costati più del doppio.

I Minimei di Besson sono folletti "alti" due millimetri, con le classiche orecchie a punta, occhi grandi e lentiggini. Vengono dal'Africa e hanno deciso di aiutare Arthur, un bambino di dieci anni con tutti i problemi dell'infanzia e un mondo fantastico in cui rifugiarsi. La sceneggiatura del film è tratta da un libro per l'infanzia scritto dallo stesso Besson, ispirandosi a un romanzo di Celine Garcia.

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Crash : Oscar per il miglior film a una tragedia universale

Politica e società caratterizzano le sceneggiature dei film premiati con gli Oscar. Brokeback Mountain ha ottenuto tre statuette: miglior regia, sceneggiatura non originale e colonna sonora. La sorpresa è venuta dall'opera prima di Paul Haggis - già sceneggiatore di Million Dollars Baby - premiata come miglior film. Il lungometraggio di Haggis ha vinto il premio Oscar anche per la sceneggiatura originale e il montaggio. Molto spesso il giudizio dell' Academy non è irreprensibile. Troppi fattori, troppo denaro, troppi giochi di potere circondano il premio più importante per il cinema. In questo caso, però, sono state riconosciute due opere bellissime.

Crash, in particolare, è un film che trasferisce nel presente, nella moralmente (e mortalmente) decadente città di Los Angeles, la potenza e i valori simbolici di una tragedia greca. La trama si svolge in poco più di una giornata. I protagonisti, bianchi, neri, asiatici e latinoamericani, si incontrano e si scontrano. Li dividono il pregiudizio razziale e la paura. Li uniscono impulsi improvvisi di generosità e amore. Il Fato, che regna sugli esseri umani, sul cemento, sul vetro e sull'acciaio, collega i protagonisti e li trasforma: ora in eroi, ora in mostri. E' l'anima che, infine, fa la differenza. Roberto Malini.

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Da Telecom Italia - Intranet Wireline

"Alla ricerca del vero"

Intervista a Roberto Malini

16 febbraio 2006. "Che bella trama aveva quel film, appassionante e coinvolgente, e i dialoghi degli attori efficaci e realistici. Come mi è piaciuto il film, quasi quasi voglio acquistare il libro dal quale è stata tratta la storia". Sicuramente, almeno una volta nella vita, uscendo dal cinema, vi sarà venuto in mente un simile pensiero ebbene, senza saperlo, avete compiuto un gesto di riconoscimento al lavoro ad un personaggio, che difficilmente verrà ripreso dalle cineprese eppure senza il suo lavoro nessun attore potrebbe recitare e nessun film vedrebbe la luce: lo sceneggiatore.

Una storia, così com'è stata concepita difficilmente può diventare un testo ideale per un film o un'opera teatrale. Spetta, infatti, allo sceneggiatore il compito di trasformare il "soggetto" in "sceneggiatura", di adattare alle necessità teatrali e cinematografiche una storia nata per essere letta, mediando le esigenze cinematografiche con la necessità di rimanere fedeli al testo originario dell'opera. Un lavoro creativo ma al tempo stesso una sfida, dove bisogna superare il desiderio dello scrittore di vedere un film il più fedele possibile al suo testo, con la necessità di un regista di realizzare un'opera che piaccia al pubblico e, contemporaneamente, il desiderio degli attori di avere un ruolo adeguato. Lo sceneggiatore è, insomma, un maestro dell'armonia, che riesce ad integrare persone e lavori molto diversi e distanti fra loro.

Per avere un'idea quanto delicata e complessa sia una simile attività ne parliamo con Roberto Malini (Milano 1959), autore di saggi storici, opere letterarie e testi per il cinema. Nell'ambito della ricerca dedicata alla storia, alla cultura e alla memoria della Shoah, Malini ha pubblicato diversi testi (ad esempio Les enfants des étoiles, Parigi 1999), ha scritto la sceneggiatura del cortometraggio Binario 21 , è autore della sceneggiatura originale del film di animazione tridimensionale Dear Anne, the Gift of Hope , diretto da Dario Picciau , ed ha scritto il testo teatrale Anne in the Sky , spettacolo dedicato alla vicenda di Anne Frank. La sua novella in versi L'uovo (1975), alla base del film di animazione tridimensionale omonimo, è stato pluripremiato ai festival cinematografici internazionali.

Roberto, con quale criterio scegli i soggetti che ritieni meritevoli di essere trasformati in sceneggiature e quindi in film?

Dario Picciau e io siamo impegnati da molti anni per imprimere al cinema italiano una svolta culturale, artistica e tecnologica significativa. Il cinema è un medium fondamentale per raggiungere il pubblico più ampio e soprattutto le nuove generazioni. Siamo convinti che il compito dell'arte sia ancora quello di contribuire al progresso dell'umanità. Si possono raccontare grandi storie, storie vere e profonde, capaci di consegnare agli "uomini degli antipodi" (cito qui il poeta scomparso nella Shoah Benjamin Fondane) le testimonianze fondamentali della Storia. L'uovo , il nostro primo film, è un'allegoria estrema che celebra il valore assoluto della vita. Binario 21 è la verità: la verità sull'Olocausto, verità che scaturisce dalle labbra di Liliana Segre, testimone che sopravvisse ad Auschwitz e a una Marcia della morte; la verità del cemento del binario dell'odio, che esiste ancora a Milano, nel ventre della Stazione Centrale, e che diventerà presto un memoriale. Dear Anne. The Gift of Hope è un viaggio che consentirà agli spettatori di raggiungere il mondo di Anne Frank negli anni dello sterminio e di vivere con lei una vicenda - e contemporaneamente milioni di vicende simili - indimenticabile. Questi sono i soggetti per cui vale la pena, a mio parere, di studiare ogni giorno, di analizzare - e spesso ricostruire - reperti e documenti, di soffrire, di creare, di narrare.

Quali sono le regole base del lavoro di uno sceneggiatore?

Io sono uno sceneggiatore atipico. Oggi il lavoro di chi scrive per il cinema è quello di "solleticare" il pubblico, di sedurlo senza turbarlo. Un premio Pulitzer come Tony Kushner, per esempio, ha basato il suo script per il film di Spielberg Munich sul libro di George Jonas Vendetta , un'opera che ha avuto un grande successo di pubblico, ma che sotto il profilo storico è un falso: letteratura-spazzatura che travisa la tragedia delle Olimpiadi di Monaco del 1972. Un'operazione astuta per vendere in tutto il mondo il "prodotto pace", fallita solo grazie a una parte della critica cinematografica che ha rivelato la mistificazione alla base del film. Kushner avrebbe potuto scrivere una sceneggiatura importante, perché il tema è tragico, ma allo stesso tempo utile a comprendere quello che avviene in Medio Oriente. Per quanto mi riguarda, sono un drammaturgo che ama la verità e ai giovani autori consiglio di mettere in cima alle priorità proprio la ricerca del vero.

Come fai a trasformare un soggetto in una sceneggiatura? Ovvero quali sono i passaggi, le soluzioni tecniche tramite le quali riesci ad integrare un testo letterario con le esigenze cinematografiche?

Prima di tutto viene l'idea, come per un'opera letteraria. L'idea, anzi, può nascere anche da un'opera letteraria: una novella o un romanzo. Il bel film di Ang Lee "I segreti di Brokeback Mountain" nasce, per esempio, da una novella. Dall'idea si passa al soggetto attraverso una descrizione sintetica della vicenda alla base del film: la trama, i personaggi, gli ambienti. Si può esporre un soggetto in una o in venti pagine; si può raccontarlo a voce: non ci sono regole. L'importante è che chi legge possa "entrare" in pochi minuti nella storia che si vuole raccontare. Dal soggetto si passa poi al cosiddetto "trattamento del testo", in cui fioriscono i particolari, le vicende collaterali e la caratterizzazione dei personaggi. Come non è obbligatorio che vi sia un soggetto, non lo è neanche la caratterizzazione del testo. Nessuno vieta di passare direttamente alla sceneggiatura, ma è più facile che un testo chiaro e conciso sia letto dall'interlocutore (un produttore, un regista, un agente, un attore), la cui vita è spesso un accavallarsi di impegni. La sceneggiatura è, infine, la "struttura letteraria" del film, il film come lo immagina l'autore, con le azioni e i dialoghi completi suddivisi in scene. L'opera finale nasce quando l'arte del regista e la visone del film di quest'ultimo si integrano con il lavoro dell'autore.

L'autore del testo accetta sempre tagli ed interpretazioni del suo lavoro?

Assolutamente no. Personalmente, ho interrotto solo nell'ultimo anno due collaborazioni proprio per dissidi di questo tipo. Il testo drammaturgico è un'opera letteraria completa e ha lo stesso valore di un poema epico, di una tragedia o di una commedia per il teatro. Con Picciau non esistono problemi. A volte ha la necessità di intervenire minimamente sul testo e lavoriamo a lungo sulle modifiche, senza mai abbassare il livello dell'opera. E' un grande artista e insieme puntiamo sempre verso il cielo dell'Arte. Recentemente ho sviluppato un genere letterario che si ispira al mio lavoro di sceneggiatore, ma può esistere anche senza compenetrare i "molti media" che compongono l'arte cinematografica. La sua integrazione con il cinema - che è comunque prevista - sarà più difficile, ma sicuramente costituirà un campo di ricerca fertilissimo.

Che consigli daresti a chi vuole intraprendere una simile attività?

Gli stessi consigli che darei ad un giovane scrittore. Evitare di mercificare il proprio talento, di porre la scrittura al servizio di valori inconsistenti, di porre la fama o la ricchezza fra gli obiettivi del proprio lavoro. Meglio lavorare in un fast food che scrivere una sola riga che vada contro i propri ideali, le proprie convinzioni. Con questa premessa, un giovane sceneggiatore dovrebbe "ascoltare" decine e decine di film ogni anno, per comprenderne il linguaggio. E poi, ascoltare la gente. Deve sentirsi come Sofocle in un bar: è importante conoscere bene l'umanità del proprio tempo, ma non dimenticare il teatro classico.

Mi puoi parlare di un lavoro che ti ha coinvolto emotivamente?

Il lavoro mi coinvolge sempre. L'anno scorso Dario e io abbiamo realizzato un cortometraggio che è un vero atto d'amore. Si intitola Quando Bartolomeo sorride ed è uscito in DVD come contenuto speciale del lungometraggio L'uovo . Nessuno riesce a vedere quel breve film senza commuoversi. E' un dialogo d'amore fra un bambino down e sua madre. Lei gli dice: "Io ti ho scelto fra tutte le stelle". Lui le risponde: "Com'è buono il tuo profumo". E gli anni passano, perché abbiamo realizzato il cortometraggio concentrando in pochi minuti tanti anni di vita del piccolo Bartolomeo: centinaia di eventi filmati dalla sua mamma. "Io ti ho scelto fra tutte le stelle e ti ho portato in un mondo di amore".

Andrea Coco

(Foto Steed Gamero)

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Brokeback Mountain: l'Arcadia nel Wyoming

Titolo: I segreti di Brokeback Mountain (Brokeback Mountain)

Regia: Ang Lee

Sceneggiatura: Larry McMurty e Diana Ossana

Fotografia: Rodrigo Prieto

Interpreti: Heath Ledger, Jake Gyllenhaal, Anne Hathaway, Michelle Williams, Randy Quaid, Linda Cardellini, Kate Mara, Anna Faris, Scott Michael Campbell, Cheyenne Hill, Brooklynn Proulx, Tom Carey, Graham Beckel, Steve Eichler, Roberta Maxwell, David Harbour, Mary Liboiron, Mary McBride, Barb Mitchell, Steven Cree Molison, Haley Ramm, Hannah Stewart

Nazionalità: USA, 2005

Durata: 2 ore e 14 minuti

I segreti di Brokeback Mountain è un film magnifico. Nell'agosto del 1963 la montagna di Brokeback, nel Wyoming, diventa l'Arcadia di Pan, dove nel turbinio di intemperie mutevoli come ninfe, due pastori cowboy, Ennis Del Mar e Jack Twist, diventano amanti. Sono anime gemelle, ma lo spettro del pregiudizio li divide. Jack vorrebbe passare tutta la vita con l'amico, mentre Ennis è tormentato da una vicenda che lo turbò profondamente durante l'infanzia, quando vide il cadavere martoriato di un omosessuale assassinato dai suoi concittadini senza altra colpa che la sua diversità. Così i due scelgono di condurre vite "normali"; si sposano e diventano padri. Nei vent'anni successivi si incontrano di tanto in tanto e sulla loro "montagna sacra" si amano. "Ti giuro che adesso lascerei tutto e verrei con te": Ennis lo dice a se stesso e a una camicia logora, reliquia che gli ricorda l'amante, quando è tardi per assecondare Eros e il Fato, perché Jack - non ancora quarantenne - è morto, vittima di uno strano incidente o (come è convinto Ennis) dell'intolleranza. Due premi Pulitzer hanno scritto la trama, avvincente, commovente ed educativa: Annie Proux, autrice della novella, e Larry McMurtry, che l'ha sceneggiata insieme a Diana Ossana. Ang Lee, regista eclettico, dà il meglio di sé e si esprime a livelli da Oscar. R.M.

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Il film "L'uovo" in una lettura cristiana

di Daniela De Simeis

(Edizioni Paoline, "Mezzi e linguaggi per il Vangelo")

Titolo originale: L'uovo

Regia: Dario Picciau.

Soggetto: Roberto Malini (autore dell'omonima novella in versi)

Sceneggiatura: Dario Picciau.

Animazione: Marco Pavone

Disegni: Mauro Gandini, Eloisa Scichilone.

Musiche: Giorgio Savoia.

Produzione: Italia, 2003.

Durata: 53'.

Genere: Animazione.

Interpreti (voci): Dario Penne (Narratore), Valentina Mari (Maria), Sergio Fiorentini (Fabio).

Destinatari: può essere visto ad ogni età perché il livello di comprensione della metafora cresce insieme agli spettatori.

Valutazione del Centro Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana: (non presente).

Il film

Campagna italiana, metà dell'800. Fabio e Maria sono una giovane coppia di contadini, felici e innamorati. I loro giorni scorrono sereni e laboriosi tra i tanti impegni della vita agreste. Un giorno Maria ha un malore e il medico, prontamente chiamato da Fabio, dà agli sposi la bella notizia: c'è un figlio in arrivo.
I due giovani vivono l'attesa con profonda trepidazione, in amorosi preparativi. Il travaglio del parto è per Maria assai lungo e molto doloroso. Assistita da due levatrici del paese, per oltre sette ore lotta fino allo stremo per dare alla luce la sua creatura. Ma invece di un bimbo bello e sano viene al mondo un uovo di carne: liscio, morbido, caldo e palpitante.
Per Fabio è una mostruosità, un essere che si rifiuta di accettare, mentre per Maria è semplicemente Valerio, il figlio amato durante l'attesa, il loro bambino. La presenza dell'uovo cambia la vita della coppia, ne muta il rapporto e il destino.

Per riflettere dopo aver visto il film

Qual è la reazione di Fabio di fronte alla creatura che la moglie ha partorito? Perché? Che cosa pensa dell'uovo?

Come si comporta invece Maria? Che cosa dice di Valerio?

Lavinia, la levatrice, in che modo cerca di incoraggiare Fabio?

Qual è il responso del medico di fronte all'uovo?

Secondo te, cosa rappresenta l'uovo?

A quale dei personaggi ti senti più vicino e perché?

Una possibile lettura

Il primo lungometraggio italiano di animazione 3D sceglie la via della poesia: nel soggetto, tratto da una novella in versi di Roberto Malini, e nella grafica computerizzata che riesce ad ottenere delicatissimi effetti cromatici e la particolare impressione di paesaggi ad acquerello.
Poetico ed impegnativo è il percorso offerto allo spettatore, che accompagna Maria e Fabio dalla gioia esplosiva dell'attesa all'attonito stupore per la nascita di una creatura inimmaginabile che li pone di fronte a modi diversi di reagire di fronte alla diversità.
Ad esempio, le due levatrici, Lavinia e Dina, conoscono il mistero della vita e per questo, pur sgomente di fronte all'uovo di carne, trovano parole di incoraggiamento per Fabio, attingendo ai salmi e alla sapienza antica: "Abbi fede, confida nel Signore, consegna il tuo dolore alle sue mani misericordiose [...] Ecco, dono del Signore sono i figli, è sua grazia il frutto del grembo".
Il Dottore, chiamato da Fabio, pronuncia invece un'algida sentenza: "È solo un fenomeno insolito di rigetto di carne senza vita". Ha un attimo di incertezza quando si avvede della reazione di Valerio, ma subito ritorna alla sua posizione: "[...] questa cosa non ha nervi né ossa, né cervello né cuore, né respiro, questo mucchio di cellule brute...". La sua è la voce di una scienza che non sa stupirsi né un uovo che diviene perciò simbolo della vita che va formandosi, che non si è ancora manifestata, ma che è già vita.
Fabio ama appassionatamente la moglie e ha sognato, lungo tutti i nove mesi, il figlio bellissimo e perfetto che lo avrebbe reso un papà fiero e felice. Di fronte all'uovo reagisce con disgusto e sfoga la sua rabbia verso Dio. Cerca nella scienza una conferma al suo orrore per ciò che Maria ha partorito. Suo malgrado è costretto ad ammettere che la creatura dalla forma d'uovo è viva ed in grado di comprendere e reagire, ma questo non muta la posizione del giovane: "Non so cosa sia, ma non è mio figlio!"
Gradatamente Fabio si allontana da Maria: rincasa tardi, spesso ubriaco, e nei suoi incubi notturni l'uovo è sempre presente con parvenze raccapriccianti. Di fronte all'agonia della creatura febbricitante, decide di distruggerla con le sue stesse mani: s'inoltra nella foresta e scaglia l'uovo nel fiume. Ma lento, in lui, affiora il rimorso: quel grido agghiacciante e tremulo che si ode nella notte, gli entra nel cuore e non lo abbandonerà mai più.
Maria, la sposa dall'apparenza fragile e delicata, rivela una forza segreta e profonda. Di fronte all'uovo che ha partorito con tanta pena non ha che il tempo di un respiro, uno sguardo, il gesto lieve dello sfiorare la pelle liscia e calda della creatura, per decidere senza ombra di dubbio: "Valerio"!
Lo chiama subito per nome, con amore. Non ha ribrezzo alcuno: bacia dolcemente il frutto del suo grembo, lo stringe al seno, lo culla teneramente. È suo figlio. Sublime il monologo di questa madre che tutti si aspetterebbero derelitta, e invece Maria sussurra a Valerio: " Ti sento. Sento la voce che non hai. Sento i pensieri che fai. Sento le manine che non hai. Sento il tuo amore. Ti sento e sento che anche tu mi senti!" I suoi occhi di madre sanno guardare oltre e sanno riconoscere ogni sfumatura nel mutare di colore dell'uovo. Sanno comprendere i brividi e i sorrisi muti del suo piccolo indifeso.
I due genitori si comportano agli antipodi: Fabio rinnega l'uovo: "Tu non sei niente! Non esisti, non sei vivo!" e per questo sceglie di eliminarlo. Maria, con dolcezza, lo considera da subito proprio figlio: lo chiama "bambino bello, angelo mio". Gli racconta le fiabe, lo ninna, gli descrive il mondo che non può vedere.
Ogni figlio che nasce può essere accolto o rifiutato, specie se non corrisponde alle attese, se reca manifesti segni di malattia, deformità o handicap. E anche senza giungere al gesto disperato di Fabio, il cammino per accettare e accogliere la diversità può essere lungo e doloroso.
Forse occorrono occhi come quelli di Ciro, il Mendicante, che guardando dentro la casa di Fabio e Maria, chini sull'uovo, ha l'impressione di osservare un'icona della Santa Famiglia: gli occhi di Ciro sanno vedere il volto d'amore di Dio anche nella creatura più fragile.
O forse, occorrono gli occhi di Maria, che il cuore di madre e va oltre le apparenze, le aspettative, le delusioni, le differenze, per riconoscere che quella creatura è semplicemente un figlio da amare.

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Un film per raccontare ai ragazzi l'Olocausto

Mario Meyer chiede a Roberto Malini: "Caro Roberto, sono un insegnante e vorrei far vedere ai miei ragazzi un film per parlare della Shoà durante il Giorno della Memoria. I miei studenti hanno già visto Il pianista, La vita è bella e Schindler's list . Che titolo mi consigli?".

Risponde Roberto Malini. Ti consiglio senza dubbio Cabaret di Bob Fosse. Nel film, che si svolge a Berlino nei primi anni Trenta, il cabaret rappresenta in realtà le dinamiche della Storia (di "quella" Storia). I tuoi allievi non vedranno l'Olocausto in primo piano, ma sullo sfondo di   vicende esistenziali e amorose. Il rogo nazista, però, si prepara a divampare e a bruciare un intero universo di vite umane, di idee, di stili di vita. Cabaret ha ottenuto otto premi Oscar strameritati, fra cui miglior regia (Bob Fosse), miglior attrice protagonista (Liza Minnelli) e miglior attore non protagonista (Joel Grey). Se Liza Minnelli conquisterà i ragazzi grazie a una performance senza confronti nella storia del cinema, ti consiglio di far notare agli studenti come la geniale interpretazione di Joel Grey - il suo ruolo è quello del "presentatore" - sia una straordinaria allegoria di quegli anni terribili, in cui il mondo smise di cantare e ballare per celebrare la vita. R.M.

(Nella foto: Liza Minnelli e Joel Grey).

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Munich di Steven Spielberg

Il nuovo film di Steven Spielberg, Munich , uscito negli Usa il 23 dicembre scorso, ha suscitato non poche polemiche negli Stati Uniti e in Israele. Il soggetto è delicatissimo, perché si riferisce all'operazione contro i terroristi cha sequestrarono undici atleti israeliani nel villaggio olimpico di Monaco, in occasione dei Giochi del 1972. L'azione, come è noto, portò alla morte degli atleti, di sette terroristi del commando e di un poliziotto tedesco. Nell'autunno del 1981 il giornalista George Jonas incontrerà il sedicente agente dei servizi segreti israeliani Avner, raccogliendo la sua trestimonianza di quei fatti drammatici. Nascerà così il best seller Vendetta. La vera storia della caccia ai terroristi delle Olimpiadi di Monaco 1972 (pubblicato in Italia da Rizzoli). Lo sceneggiatore Tony Kushner (noto per le posizioni sempre critiche verso Israele) considera veritiero il libro di Jonas   e ha trasferito al regista la sua fiducia. Il libro è in realtà un falso, perché l'agente Avner non ha mai fatto parte del Mossad, ma ha seguito per qualche mese gli atleti israeliani all'interno del servizio di sicurezza.

Sui suoi ricordi, il giornalista Jonas ha confezionato un prodotto editoriale di fiction , non un saggio. Spielberg si è affrettato a precisare che la sua opera vuole essere "un inno alla pace nel Medio Oriente, non un documentario". Da lui però ci si aspetta, ovviamente, tutt'altro. In attesa di vedere il film, che uscirà in Italia il 27 gennaio, è quindi necessario prepararci a valutarlo come un'opera di immaginazione, tratta da un testo che chi ha una minima conoscenza della società israeliana e della sua storia non può che definire (come avviene) "libro-spazzatura". "E' difficile capire come un uomo della statura intellettuale e morale di Spielberg abbia potuto realizzare un film così poco verosimile," ha dichiarato David Kimche, alto funzionario del Mossad durante gli anni '70. "Perché il libro di Jonas, che si intitola Vendetta e mostra un agente in preda a una crisi di coscienza per aver preso parte all'eliminazione mirata dei terroristi (ma Avner non ebbe alcun ruolo in quell'operazione), non ha corrispondenze nella realtà. Il nostro operato, allora come oggi, non c'entra con la vendetta, ma intende prevenire la morte di innocenti". Dopo aver visto il film, l'ex agente del Mossad Gad Shimron ha detto laconicamente: "Non vi è nulla di realistico nel film di Spielberg". R.M.

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Proiezione speciale di Binario 21 al Centro Primo Levi di New York

Il cortometraggio Binario 2 - diretto da Dario Picciau, premiato da importanti festival del cinema ebraico (fra cui il Pitifest 2004) per il valore artistico dell'opera e l'interpretazione/testimonianza di Liliana Segre, trasmesso in prima serata sulla RAI nella Giornata della Memoria 2005 -   sarà ospite speciale, in occasione del Giorno della Memoria 2006, del Centro Primo Levi e dell'Istituto italiano di Cultura di New York.

Il regista, l'autore Roberto Malini e il produttore Andrea Jarach sono particolarmente orgogliosi di testimoniare l'Olocausto in Italia con un'opera di grande valore artistico, testimoniale e storico. La proiezione verrà effettuata nell'auditorium della Casa Italiana presso la New York University e verrà presentata dai responsabili del Centro Primo Levi e dell'Istituto Italiano di Cultura. Dopo Binario 21 , il Centro Primo Levi proietterà il teaser trailer del lungometraggio Dear Anne (per il quale si è riunito il trio Picciau-Malini-Jarach), lungometraggio di animazione 3D in corso di produzione presso la 263 Films di Milano 2 (Segrate). F.P.

Centro Primo Levi - Istituto italiano di cultura - 15 Wets 16 Street, New York (Usa).

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Il motore dell'arte


Intervista a Dario Picciau, a cura di Matteo Pegoraro


MP: Incontro Dario Picciau per la prima volta al Festival del Cinema di Venezia. E' giovane, e questo in un certo senso mi stupisce: si è talmente abituati a parlare di grandi registi solo una volta che questi hanno alle spalle una carriera farcita d'infiniti successi. E invece eccolo lì, un trentenne che dentro di sé serba idee geniali destinate a diventare Storia. Il cinema è il suo mondo, e scopro da subito che si trova perfettamente a suo agio in mezzo agli artisti migliori del Pianeta. Perché lui è uno di loro. Da dove nasce la sua passione? Chiediamoglielo.

DP: Ti ringrazio. Amo l'arte da quand'ero bambino. Prima di avvicinarmi al computer , mi sono dedicato al disegno, alla pittura, all'incisione, alla scultura, alla fotografia. Il teatro e il cinema mi hanno sempre affascinato. Il computer è l'alchimia che unisce le diverse forme d'arte, sperimentandone potenzialità inesplorate. Il futuro è una tela bianca su cui l'artista contemporaneo dipinge un immaginario profetico, ma l'antichità è la terra fertile in cui la creatività affonda le radici: cosa sarebbe la computer art senza le lezioni di Fidia, Michelangelo, Caravaggio, Rembrandt, Van Gogh?

MP: Hai ricevuto durante l'edizione del 2003 il Platinum Grand Prize del Future Film Festival per la tua opera prima, che è anche il primo film d'animazione tridimensionale italiano: L'uovo , che ha successivamente mietuto riconoscimenti in tutto il mondo. Due anni dopo, è ancora il Future Film Festival ad aver ottenuto in anteprima esclusiva il teaser-trailer del tuo nuovo film: Cara Anne. Il dono della speranza. Si tratta di un'opera di cui si parla e si scrive molto, sia perché racconta una storia indimenticabile, sia perché si avvale del più prestigioso team di artisti digitali che abbia mai lavorato insieme. Perché delle produzioni d'animazione tridimensionale per raccontare Storie (la maiuscola è voluta)?

DP: Giulietta, organizzatrice del Future Film Festival, è molto attenta ai cambiamenti che si verificano nell'ambito del nuovo cinema. Ha apprezzato e valorizzato prima di ogni altro l'impressionismo digitale e la poesia estrema del mio primo film e ha scelto di seguirci anche in questa nuova impresa. L'argomento del film Dear Anne e la sua importanza educativa toccano inoltre la sua sensibilità umana: le daremo sempre qualcosa in "anteprima". Per quanto riguarda la tua domanda, l'età classica e il Rinascimento ci hanno rivelato l'importanza della "bottega", in cui i maestri radunavano gli artisti di maggior talento per creare opere complesse e monumentali. Lavorare insieme agli artisti più dotati, avvalersi dei differenti aspetti del genio consente di intraprendere strade nuove e difficili, verso la vetta di quella "montagna sacra" che è l'arte.

MP: Le opere che tu e Roberto Malini avete realizzato insieme finora, dal lungometraggio L'uovo   (parabola che esalta il valore assoluto della vita) alla cineinstallazione Binario 21   (celebrazione visiva della deportazione degli ebrei italiani, interpretata da Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz) hanno sollevato un importante dibattito internazionale. Che funzione ha, per te, il tuo cinema?

DP: Se la creatività è un dono naturale, l'arte è una missione. In questo tempo in cui le Muse sembrano tacere, devono essere gli ideali il motore dell'arte. Il cinema è in grado di raccontare storie importanti, di toccare il cuore delle persone, di celebrare la verità, di tracciare una via. La vita di ogni essere umano è un miracolo. Ognuno può gettare un piccolo seme nel solco della storia, ma spesso vede intorno a sé solo un mondo buio. Il cinema può portare un po' di luce. Il nostro cinema cerca di portare un po' di luce.

MP: Su svariati articoli che trattano di Dear Anne   si parla in particolare della scelta non facile che c'è stata per l'interprete che darà la voce ad Anne Frank. Alla fine ti sei affidato per l'edizione italiana a Valentina Mari, conosciuta e apprezzata da tutti per aver prestato la voce a Natalie Portman, Claire Danes, Anna Paquin, Jennifer Love Hewitt e molte altre attrici, e per la versione internazionale a Jennifer Crystal Foley, figlia del celebre Billy Crystal, attore (interprete di oltre trenta film, da Harry ti presento Sally a Terapia e pallottole ), sceneggiatore, regista e produttore. Perché la voce di Anne è così importante?

DP: E' fondamentale che la voce di Anne sia piena di vita e abbia un'eco spirituale, perché durante il film parlerà di qualcosa che riguarda tutti, ma che molti desiderano dimenticare. Valentina regala all'autrice del Diario la voce di una ragazza con tante contraddizioni, ma anche tanta forza d'animo. La sua è una voce ricca di sfumature, in cui i giovani riconosceranno un tono familiare, amichevole. Jennifer parla con l'anima sulle labbra, dal buio di un tunnel che attraversa la storia, dal chiuso di una casa assediata, aspettando la luce di un miracolo che non accadrà.

MP: Come ti poni di fronte all'indifferenza che anima spesso le menti della gente? Ritieni che l'arte, quella che dimostri di saper interpretare meravigliosamente bene, sia in grado di cambiare la visione del mondo?

DP: Il linguaggio più profondo e universale dell'arte è simile a una preghiera, a un incantesimo che vorrebbe trasformare il dolore e le grida del mondo in un canto di armonia e di pace. Ecco perché lavoro spesso con Roberto Malini: inseguiamo lo stesso incantesimo, anche se siamo consapevoli che le orecchie del mondo non sono tese ad ascoltare quell canto, ma percepiscono altre seduzioni. Però continuiamo a coltivare il sogno di un'arte libera e coraggiosa, capace di rivolgersi al cuore della gente. L'uovo, Binario 21   e Quando Bartolomeo sorride   parlano agli spettatori del significato meraviglioso e fragile della vita, attraverso una parabola, una poesia e una testimonianza. Dear Anne e il documentario In viaggio con Anne Frank   (scritto sempre da Roberto) si spingeranno ancora oltre e inviteranno la gente a viaggiare nel tempo per accompagnare Anne Frank nella sua vicenda storica e umana, con la guida di un angelo di nome Emily.
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Sorpresa e commozione alla Mostra del Cinema di Venezia grazie alle prime immagini del film 3D Dear Anne di Dario Picciau

di Gabriel Burrini

Venezia, 4 settembre 2005. La 62a Mostra del Cinema ha presentato nella corte della la Villa degli Autori, al Lido, il trailer del nuovo film di Dario Picciau, Dear Anne. The gift of hope. Si è trattato di un'anteprima mondiale, cui ha partecipato una nutrita rappresentanza della stampa nazionale ed estera, produttori e distributori. A fare gli onori di casa, Giulietta Fara e Oscar Cosulich. Giulietta Fara festeggiava la sua ottava partecipazione alla Mostra del Cinema di Venezia. Dopo aver presentato per grandi linee il cartello del prossimo Future Film Festival di Bologna, Giulietta ha invitato sul palco i suoi ospiti, in primis il regista Dario Picciau, nella cui bacheca splendono trofei di ogni genere, mietuti per "migliori film" ai festival del cinema di animazione e non, "migliori siti web ", ottenuti dagli organismi più prestigiosi a livello mondiale e "migliori opere d'arte digitale". Quindi ha preso posto Roberto Malini, autore di saggi e opere letterarie, sceneggiature per il cinema e il teatro. Sul palco sono saliti insieme a loro alcuni artisti della 263 Films, la società che sta producendo il film Dear Anne ; sono veterani pieni di talento che provengono da produzioni come Guerre Stellari, Harry Potter o Matrix: Carles Piles, Sebastian Schollhammer, Josep Tomas e Andrea Trovato. Ospite d'onore Nedo Fiano, scrittore e testimone della Shoah , sopravvissuto ad Auschwitz. ù

Picciau ha presentato le diverse fasi di produzione del film, illustrando ai presenti la meticolosità della ricerca storica che ha permesso di ricostruire i luoghi e i personaggi della vicenda di Anne Frank. Ambienti, oggetti e protagonisti sono stati ricreati in base a migliaia di foto, documenti e filmati d'epoca. "Gli artisti che lavorano con me non lasciano niente al caso," dice il regista milanese. "Gli interni, gli esterni e i personaggi che vissero e furono perseguitati ad Amsterdam, Westerbork, Auschwitz e Bergen-Belsen sono ormai ricostruiti nei minimi particolari. Ora lavoriamo sulle luci, sulle atmosfere, sulle espressioni dei personaggi e sul loro linguaggio gestuale. La digital reality è un'alchimia di tecnologia e arte, perché una realtà ricalcata solo dal computer sarebbe una realtà senz'anima". "Ogni oggetto è costituito da un gran numero di particolari; le auto riportano i segni dell'usura, la polvere e la ruggine," afferma con orgoglio Josep Tomas. "E' vero," gli fa eco Sebastian Schollhammer, "e la pelle dei protagonisti del film, un film in cui stiamo profondendo tutte le nostre energie creative, è diafana come la nostra, quando la luce la raggiunge". Nedo Fiano sale sul palco accompagnato da un applauso infinito. "MI sento molto vicino a questo regista e al suo film," esordisce Fiano, "perché Anne Frank è un mito, per me che sono sopravvissuto ad Auschwitz. Il film Dear Anne ci consente di guardare attraverso il tempo e di rivedere una vita in un mondo violento e senza cuore. Credo che questo film possa cambiare radicalmente la comunicazione al pubblico e soprattutto ai giovani degli eventi dell'Olocausto".

Lo sceneggiatore Roberto Malini descrive i contenuti dell'opera: " Dear Anne non è un film su Anne Frank e non è un film sul suo Diario. Il filosofo ebreo Adorno, sopravvissuto alle persecuzioni antisemite attuate dai nazisti, scrisse giustamente che nessuna opera d'arte potrebbe rappresentare l'immensità dei numeri e della tragedia che distrusse gli ebrei d'Europa. Dear Anne è un film sulla speranza, perché la protagonista della storia, che si chiama Emily, è una ragazza del nostro tempo che osserva attraverso il tempo la vita e la morte di Anne Frank e dal suo esempio prende tutto il coraggio che le serve per combattere contro un male che la consuma". Dario Picciau sottolinea le parole dello scrittore: "Sì, è un film che conduce lo spettatore verso la sola strada illuminata dalla speranza, che è la via della memoria. Emily ripercorre la storia di Anne Frank e noi osserviamo attravesro il tempo quella storia. E' così vera in ogni particolare la ricostruzione degli eventi che i più importanti istituti di ricerca sull'Olocausto, da Yad Vashem a Beit Lohamei Hagetaot, accordano al progetto il loro patrocinio". Mentre il regista parla, scorrono sullo schermo i luoghi e gli esseri umani.

E nei "balzi temporali" ci sembra di rivedere non solo Anne Frank e i suoi cari, ma anche Emily Dickinson, Oscar Schindler e altri personaggi vissuti prima della nostra generazione. Il pubblico segue con attenzione i particolari tecnologici e con commossa partecipazione i temi del film. Quando parla Nedo Fiano - che Dario Picciau ringrazia per il supporto storico, umano e testimoniale che non gli fa mai mancare - diversi spettatori hanno gli occhi velati dalle lacrime. Giulietta e Oscar - perfetti nell'organizzazione e nella presentazione dell'evento e protagonsiti di un vivace fuori programma con Malini e Picciau sul tema dei "valori umani" nel cinema - hanno riservato come chiusura il trailer . La gente osserva le immagini senza fiatare, con visibile emozione: dopo sessant'anni dalla sua morte, Anne Frank cammina, pensa e sogna ancora. Lo fa per Emily - la sua amica di un domani che lei non conoscerà - e lo fa per tutti noi. Una ragazzina che ha l'età di Anne, quando tenne fra le mani per la prima volta il Diario, chiede alla mamma: "Chi è l'attrice che interpreta Anne Frank?". Nelle sue parole, il significato di un progetto. Nelle sue parole, la poesia e la forza del nuovo cinema.

Il trailer è al link: www.dearannemovie.com

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Nuove tecnologie del cinema al Festival di Venezia

Dear Anne: il regista Picciau ricostruisce un mondo somparso per dire no alla discriminazione

Il 4 settembre 2005, Giornata europea della cultura ebraica, il regista Dario Picciau, l'autore Roberto Malini, il produttore Andrea Jarach, gli artisti e i dirigenti della 263 Films saranno a Venezia, la "città degli ebrei", dove alle 18 presenteranno il teaser-trailer del film "Dear Anne" al Lido (Villa degli Autori), nell'àmbito della 62a Mostra del Cinema. Sono immagini esclusive in digital reality, la nuova frontiera del cinema 3D, che restituiranno al mondo dopo sessant'anni i movimenti, la fisionomia e perfino il sorriso di Anne Frank nell'Alloggio Segreto. Nel corso della conferenza stampa Dario Picciau illustrerà il lavoro di ricerca e di ricostruzione 3D compiuto dal team internazionale di artisti che lavorano insieme negli studi della 263 Films. Anne Frank è il simbolo più noto dell'Olocausto, ma era anche una giovane scrittrice di grande talento, un'illuminata che scriveva parole accorate e profonde contro ogni forma di discriminazione e di violenza. Quasi tutti hanno letto il suo "Diario", ma pochi conoscono i "Racconti dell'Alloggio Segreto", in cui Anne propone i suoi ideali, sorprendenti nella loro universalità. "C'è posto per ogni uomo, in questo mondo," scrive Anne Frank, "e ci sarebbe ricchezza per provvedere a tutti, se solo la si distribuisse con equità". Venezia è la città ideale per ricordare Anne Frank e l'Olocausto. A Venezia, nel 1516, fu istituito il primo ghetto, parola che deriva proprio dal nome di una fonderia veneziana (ghéto significa in dialetto "getto" ovvero colata, la colata del metallo fuso). Quell'anno il Concilio dei Dieci stabilì che gli ebrei di Venezia fossero confinati in quel quartiere, su un isolotto di Cannaregio.

Per uscire dal ghetto, dovevano portare una "O" gialla sulla schiena e - se la coprivano con un mantello - un turbante rosso o, successivamente, giallo. Fra le poche attività che erano consentite agli abitanti del ghetto vi erano il commercio di tessuti, il prestito di denaro e la medicina (i medici ebrei erano conosciuti e rispettati ovunque per le loro conoscenze e la loro abilità professionale). Nel ghetto si trovano ancora cinque sinagoghe e un Museo Ebraico che racconta attraverso i suoi preziosi reperti la lunga vicenda degli ebrei di Venezia. Nel 1600 la Serenissima si distinse ancora per le sue disposizioni discriminatorie, quella volta contro il popolo degli zingari, l'omicidio dei cui membri venne depenalizzato. Nel frattempo la città è cambiata e ci auguriamo che accolga con amore la memoria - celebrata dagli strumenti dell'arte - di Anne Frank, simbolo dei milioni di vittime della Shoah.

Il regista Dario Picciau, l'autore Roberto Malini e il produttore Andrea Jarach si distinguono da anni per il loro impegno contro il pregiudizio che avvelena il mondo. Le opere che hanno realizzato insieme fino ad ora, dal lungometraggio "L'uovo" (parabola che esalta il valore assoluto della vita) alla cineinstallazione "Binario 21" (celebrazione visiva della deportazione degli ebrei italiani, interpretata da Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz) hanno sollevato un importante dibattito internazionale ed hanno conseguito riconoscimenti nei festival di tutto il mondo. "Dear Anne" è sostenuta dal Ministero della Cultura quale opera di interesse culturale ed ha ottenuto il patrocinio dei più importanti istituti di ricerca storica sull'Olocausto: Yad Vashem, Bet Lohamei Hagetaot, Task Force for International Cooperation on Holocaust Education, Remembrance and Research. La stessa sera del 4 settembre, dalle 22, sarà rappresentato al Teatro delle Fondamenta Nuove lo spettacolo "Anne in the Sky", scritto da Malini e da Angelica Calo', drammaturga israeliana candidata al Nobel per la Pace 2005, e interpretato dai ragazzi del teatro dell'Arcobaleno, israeliani di religione enraica, islamica e cristiana. insieme per ricordare Anne Frank e per condurre una "danza di pace".
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Dear Anne a Venezia: ecco la nuova voice di Anne Frank

Dopo aver valutato le più intense e versatili "voci" del teatro e del cinema in lingua inglese, Dario Picciau, il regista del film 3D Dear Anne, ha scelto l'interprete che darà la voce ad Anne Frank. "Anne non era una ragazza qualsiasi," ha detto Picciau, "e la sua voce deve esprimere la gamma di sentimenti, di emozioni e di contraddizioni della sua personalità. Deve raggiungere il cuore dello spettatore, restituendogli la forza di una giovane donna dalla grande anima". E' sulla stessa linea di pensiero l'autore Roberto Malini: "La vera voce di Anne Frank è perduta nel tempo, ma i testimoni che conobbero la giovane scrittrice hanno parlato di una voce piacevole, espressiva, ricca di sfumature, capace di incantare chi la ascoltava. Anne amava il cinema e il teatro. Si avvaleva delle risorse della voce per affermare la sua personalità in un mondo adulto che a volte la considerava una ragazzina impertinente. Recitava, ma era la persona più genuina del mondo. Recitare le serviva per nascondere le sue ansie, le sue paure".

"Era una ragazza generosa," prosegue Picciau, "e voleva rasserenare i suoi familiari e i suoi amici, non coinvolgendoli mai in un pensiero cupo. La sua voce parlava al cielo e gli chiedeva di aprirsi, di non lasciarsi coprire dalle nuvole nere dell'odio, di lasciar filtrare un po' di luce". "La voce di Anne Frank," conclude Malini, "avrebbe il potere ancora oggi, forse, di risvegliare il mondo da un lungo sonno della ragione. La mistica ebraica insegna che gli esseri umani, quando hanno risvegliato la parte più pura della loro anima, ci parlano da un livello più alto di quello degli angeli".

Se per l'edizione italiana del film Picciau si è affidato alla voce di Valentina Mari,   conosciuta e apprezzata da tutti per aver prestato la voce a Natalie Portman, Claire Danes, Anna Paquin, Jennifer Love Hewitt e molte altre attrici, la scelta per la versione internazionale è caduta su Jennifer Crystal Foley, il cui provino - commovente, ricco di pathos e virtuosismo - ha convinto il regista ad avvalersi del suo talento. La voce di Jennifer è un vero e proprio strumento drammaturgico, capace di esprimere i moti più intensi e quelli più sottili dell'animo di una donna. La nuova voce di Anne Frank potrà essere ascoltata in anteprima già il prossimo 4 settembre a Venezia, quando Picciau presenterà il teaser-trailer del film. Nata a Los Angeles (California) il 26 gennaio 1973, Jennifer Crystal Foley è figlia d'arte. Suo padre è il celebre Billy Crystal, attore (interprete di oltre 30 film, da Harry ti presento Sally a Terapia e pallottole ), sceneggiatore, regista e produttore. Anche Jennifer può essere definite una "veterana": la sua prima interpretazione televisiva ( Sessions ) risale al 1991, la prima cinematografica ( City Slickers ) al 1994. "Sono ebrea e il progetto di Dario mi ha entusiasmata," ha detto Jennifer. "Anne Frank era una giovane donna dotata di intelligenza, sensibilità e umanità. La sua voce viene da dentro di me, è la voce che ci invita a fare la cosa giusta, anche quando ciò comporta l'estremo sacrificio". A.B.

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Alicia Masters e Ben Grimm: dai fumetti, una coppia oltre il pregiudizio


E' uscito in anteprima estiva, solo in alcuni cinema italiani, il nuovo film tratto dai fumetti della Marvel: I Fantastici Quattro. Creati nel 1961 da Stan Lee e Jack Kirby, I Fantastici Quattro sono il più bizzarro, originale, improbabile gruppo di supereroi mai apparso nelle edicole e nelle fumetterie di tutto il mondo. Stan Lee ha ribadito più volte che "tutte le testate Marvel, in funzione del loro successo, possono chiudere temporaneamente o definitivamente, tranne I Fantastici Quattro , che sono la bandiera della nostra creatività".

Il film è molto vicino alle atmosfere del fumetto Marvel originale, quello che celebrava l'amore fra Reed Richards e Sue Storm (il gommoso Mister Fantastic e la Ragazza Invisibile), il coraggio che rasenta l'incoscienza del giovane fratello di lei, Johnny (la Torcia Umana) e il dramma esitenziale di Ben Grimm (La Cosa), trasformato dai raggi cosmici in una creatura potente, ma "diversa", un personaggio tormentato, incapace di accettare uno stato che lo emargina, ma consapevole di avere un ruolo "eroico" nel mondo.

Il messaggio positivo del film è in una scena che dura pochi istanti e rappresenta l'amore che sboccia fra La Cosa e Alicia Masters, una ragazza cieca che scopre con il senso del tatto le fattezze mostruose di Ben, ma "vede" con il suo cuore oltre ciò che appare. "A volte essere diversi non vuol dire essere peggiori," dice Alicia all'uomo che sembra scolpito nella roccia e che ha appena conosciuto, in un bar di New York. (Nelle foto: I Fantastici Quattro; una scena dal film omonimo girato nel 1993 e mai uscito sugli schermi). A.B.

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Il Future Film Festival presenta alla Biennale di Venezia Dear Anne di Dario Picciau, l'ultima frontiera del cinema 3D

L'atteso teaser-trailer - presentato in anteprima esclusiva dal Future Film Festival, in occasione della 62a edizione della Mostra del Cinema di Venezia - diffonde per la prima volta scene 3D in Digital Reality . Il regista milanese dirige un team di 60 artisti che provengono dalle più grandi produzioni: da Star Wars a Harry Potter . Per animare i personaggi del film sono stati fondati a Busto Arsizio i più avanzati studi di motion capture d'Europa.

La presenza del Future Film Festival alla Mostra del Cinema di Venezia è fondamentale per arricchire la prestigiosa rassegna con le più significative novità che provengono dal cinema che utilizza le nuove tecnologie digitali. Nel corso degli ultimi sette anni il Future Film Festival è divenuto il principale avvenimento italiano dedicato al cinema che coniuga arte e tecnologia. Fra i meriti del Festival vi è sicuramente quello di aver "scoperto" e premiato il regista che più di ogni altro si avvale degli strumenti offerti dalla tecnologia legata all'arte, alla comunicazione, al web e al cinema. Dario Picciau ha infatti ricevuto durante l'edizione del 2003 il Platinum Grand Prize del Future Film Festival per la sua opera prima, che è anche il primo film d'animazione tridimensionale italiano: L'uovo , che avrebbe successivamente mietuto riconoscimenti in tutto il mondo. Due anni dopo, è ancora il Future Film Festival ad aver ottenuto in anteprima esclusiva il teaser-trailer del nuovo film di Picciau: Cara Anne.

Il dono della speranza , che sarà presentato alla 62a Mostra del Cinema di Venezia durante la conferenza stampa dediicata al cinema digitale internazionale. Cara Anne è un'opera di cui si parla e si scrive molto, sia perché racconta una storia indimenticabile, sia perché si avvale del più prestigioso team di artisti digitali che abbia mai lavorato insieme. Il risultato è qualcosa che non si è mai visto nel cinema: la ricostruzione digitale fotorealistica di un mondo scomparso, che ritorna alla luce dell'arte per parlare al cuore degli uomini di tutto il mondo. Per realizzare il progetto un pool di investitori etici ha fondato a Milano Due la società di produzione cinematografica 263 Films e contemporaneamente i Raptor Studios di Busto Arsizio, che sono più avanzati studi di motion capture d'Europa. Il lungometraggio ha ottenuto il consenso (con il punteggio massimo) e il finanziamento da parte della Commissione Cinema del Ministero dei Beni Culturali quale opera di interesse culturale. Cara Anne. Il dono della speranza è un'opera attuale che si avvale di una sceneggiatura "sincronica", un'intuizione dell'autore Roberto Malini grazie alla quale un personaggio del nostro tempo interagisce con un autentico simbolo dell'epoca più buia della storia umana: Anne Frank. Emily e Anne, sorelle in tempi diversi, entrambe alla ricerca di un po' di luce nelle tenebre, offrono all'uomo d'oggi un messaggio indimenticabile che è ancora in grado di confortare chi soffre e di ricordare a tutti che dalla discriminazione, dal pregiudizio e dall'odio nascono solo morte e distruzione. Per trasformare in un film l'eredità morale di Anne e del suo popolo, gli esperti e gli artisti della società di produzione cinematografica 263 Films di Milano Due, Segrate (Milano) hanno studiato attentamente i luoghi e gli eventi della Seconda guerra mondiale e in particolar modo della Shoah in Olanda. Quindi il team ha ricreato minuziosamente ogni ambiente esterno e interno, ogni oggetto, ogni personaggio della vicenda. Il film, infatti, ci restituirà luoghi dimenticati: Amsterdam durante l'occupazione; i lager di Auschwitz e Bergen-Belsen; la casa di Emily, nella provincia americana odierna; i locali dell'alloggio segreto in cui si nascondeva la famiglia Frank; i nazisti e le loro vittime; un pugno di eroi in lotta contro il buio.

Il regista Dario Picciau, dopo aver studiato minuziosamente, a propria volta, i fatti, i luoghi e gli ambienti in cui si svolse la persecuzione degli ebrei nei Paesi Bassi, ha riunito - come scritto sopra - un gruppo di lavoro comprendente i più quotati artisti attivi nel settore del character design (Jon Foster, Ashley Wood, Tim Bradstreet e altri) e dell'animazione tridimensionale (da Jonas Thornquist a Carles Piles, da Sebastian Schollhammer a Josep Thomas, da Juan Siquier ad Andrea Trovato). Artisti che hanno al loro attivo produzioni come Harry Potter, Guerre Stellari, The Punisher, Blade, Constantin. Il progetto "Cara Anne. Il dono della speranza" intende restituire al pubblico il significato universale della vita, della morte e dell'esempio di una giovane scrittrice, un'intelligenza pronta e acuta, un'esistenza stroncata dal pregiudizio, da non dimenticare mai Le musiche della colonna sonora sono composte da Carlo Siliotto, grande compositore che ha raccolto l'eredità della migliore scuola italiana. Il progetto ha ottenuto il riconoscimento della Task Force for International Cooperation on Holocaust Education, Remembrance and Research, il patrocinio e il sostegno scientifico di Yad Vashem e del Ghetto Fighter's House Museum: attestati di prestigio riservato a poche opere della cultura contemporanea. Il Futur Film Festival presenterà a Venezia, nel corso della conferenza stampa, i protagonisti del film: il regista Dario Picciau, l'autore Roberto Malini, il presidente della 263 Films Andrea Jarach, gli artisti Jonas Thornquist, Carles Piles e Andrea Trovato. Venezia è definita "la città degli ebrei" per la sua comunità ebraica, una delle più antiche e culturalmente attive d'Europa. Durante la Seconda guerra mondiale molti ebrei veneziani si nascosero - come Anne Frank - e riuscirono in gran parte ad evitare le deportazioni. Le loro vite furono salvate da Giuseppe Jona, l'eroe del ghetto, all'epoca presidente della comunità ebraica. Quando i nazisti gli ordinarono di consegnare loro gli elenchi dei membri della comunità, Jona bruciò le liste e si tolse la vita. La 263 Films ha deciso di dedicare il teaser-trailer   alla memoria di Giuseppe Jona.

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Cinema: la rivoluzione digitale

"Dear Anne. The Gift of Hope" precorre i tempi e presenta i più elevati standard tecnologici mai applicati a un film digitale contemporaneamente a una razionalizzazione e ottimizzazione dei costi. Non a caso il lungometraggio di Dario Picciau sarà presentato alla LXII Mostra del Cinema di Venezia con un teaser-trailer esclusivo, ospite del Future Film Festival. Dopo Milano, sarà Hollywood a fissare uno standard comune per la proiezione di film digitali. Sarà rivoluzione dal 2007

Da Libero.it: I principali studi cinematografici di Hollywood hanno fissato ieri gli standard tecnologici da adottare nella proiezione di film digitali, capaci di coordinare e rivoluzionare il mondo cinema. Secondo quanto riferito dalle autorità dell'industria cinematografica a una conferenza stampa, l'uso di sistemi digitali su larga scala, capaci di proiettare immagini più precise e di diminuire i costi delle case di produzione, non è previsto fino alla fine del 2006 o inizio 2007. Gli studi cinematografici e i proprietari dei cinema stanno ancora finalizzando i progetti per il finanziamento di tali sistemi, con i proprietari disposti ad investire solo dopo averli sottoposti a test su larga scala. «Questo è un periodo di transizione storica che è solo agli inizi», ha detto Bob Lamber, vicepresidente del settore di sviluppo e tecnologia per Walt Disney. (Nelle foto: il regista Dario Picciau; loaandina de "L'uovo", il primo lungometraggio 3D italiano, premiato in molti festival internazionali).

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Dario Picciau, ritratto di un artista

Un importante sito tedesco dedicato al Web Design, alla Computer Art e alle nuove frontiere dell'arte digitale  intervista il regista Dario Picciau, impegnato attualmente nella realizzazione del colossal di animazione tridimensionale "Cara Anne. Il dono della speranza" con la 263 Films di Milano.

Domanda: In Germania sei conosciuto soprattutto per il tuo spettacolare sito-flash. Parlaci un po di più di te e della tua carriera.

Risposta: Ho 30 anni, ho lavorato nell’arte moderna (pittura tradizionale, video art, digital art) e nella pubblicità, prima di dedicarmi al cinema. La mia opera prima, “L’uovo” (il primo film italiano in grafica tridimensionale,  terminato nel 2003 e uscito da poco in DVD, ndr)  ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti nei principali festival internazionali, ma ha soprattutto sollevato un importante dibattito sul valore assoluto della vita. Credo che la missione di un artista che vive in quest’epoca deve essere quella di proteggere la vita in ogni sua forma. Ho proseguito su questa strada, lavorando in perfetta sintonia con il poeta e scrittore Roberto Malini, realizzando due cortometraggi (cineistallazioni): “Binario 21” -che presenta la Shoah e il valore della testimonianza dei sopravvissuti e dei giusti- e “Quando Bartolomeo sorride”, un poema visivo che racconta l’unicità dell’amore che lega i bambini down alle loro madri. Da un anno dirigo a Milano per la 263 Films, società di produzione che ho contribuito a fondare, il lungometraggio di animazione tridimensionale “Cara Anne. Il dono della speranza”, un’opera che si pone al vertice del cinema 3D fotorealistico e racconta una storia indimenticabile. Nel film Anne Frank vivrà ancora e sarà la guida per i giovani verso la memoria e la vita. Il film è molto atteso. Presenterò un trailer alla Mostra del Cinema di Venezia: due minuti che non lasceranno indifferente nessuno. Per riportare in vita la vicenda di Anne Frank e dei suoi cari, traditi dal loro tempo, ho radunato a Milano alcuni fra i migliori artisti del mondo nel character design (Jon Foster, Tim Bradstreet, Ashley Wood) e nella modella zione e animazione tridimensionale (Carles Piles, Jonas Thornquist, Sebastian Schoellamer, Josep Tomas e molti altri). Abbiamo gli studi con il più avanzato sistema di Motion Capture d’Europa: i Raptor Studios di Busto Arsizio.

D: Come ti consideri? Artista? Webdesigner? Visual artist? Creative director?

R: Mi considero un artista completo, un artista che ha unito al dono naturale della creatività anni di studio e un lavoro duro, fin dalla più giovane età, per mettere a punto la miglior tecnica possibile prima nel campo della belle arti, poi in quello dell’arte digitale e della regia cinematografica. Quello a cui tengo maggiormente, però, è di mettere idee ed energie al servizio di ciò che più conta nel mondo: la tutela della vita, dei diritti umani. Un contributo per non dimenticare le lezioni della storia. L’arte ha un compito sociale e in un certo senso “sciamanico”, perché è un ponte fra la visione reale delle cose e la loro essenza metafisica, il loro valore simbolico, spirituale. L’arte ha a che vedere con il sacro e il sacro ha a che vedere con i principi primi della vita.

D: Hai un’agenzia o lavori come freelance?

R: Sono vicepresidente e socio della 263 Films. Voglio creare qualcosa che resti e che si impegni per produrre opere che ottengano il consenso del grande pubblico non solo per la loro bellezza, ma anche per i loro valori educativi. Lavoro insieme alle persone che stimo di più, che sono anche i miei migliori amici: Roberto Malini, Andrea Jarach, alcuni dei soci e degli artisti della 263 Films.

D: In che ambito lavori principalmente? In Italia o anche negli U.S.A. e in Europa?

R: Lavoro in Italia, per ora, ma a stretto contatto con le major americane e inglesi, con artisti e istituzioni di tutto il mondo.

D: Qual è la tua occupazione principale? Grazie a cosa guadagni? Digital art o anche web design? Flashanimation?

R: La realizzazione del film “Cara Anne” e la società 263 Films assorbono quasi tutto il mio tempo. Il mio lavoro è un mix di imprenditoria (ho appena saputo di aver vinto il prestigioso premio dell’Assolombarda riservato ai giovani imprenditori: è un onore che mi rende particolarmente orgoglioso) e arte. Sono il vicepresidente della 263 Films e il regista di “Cara Anne. Il dono della speranza”.

D: Che piani hai per il 2006 e cosa ti aspetti dal prossimo anno?

R: Nel 2006 esce il film che stiamo realizzando. E’ un nuovo linguaggio cinematografico, la massima evoluzione dell’animazione tridimensionale e soprattutto una storia che tocca il cuore. Mi aspetto che il film sia visto da tanti esseri umani e contribuisca ad avvicinare le persone e i popoli, nel nome di Anne Frank, della memoria e dell’arte. Intanto sta prendendo corpo un altro grande progetto cinematografico, una favola straordinaria che simboleggia la possibilità propria di ogni essere umano di influire sulla Storia, portando il proprio contributo alla causa della vita.

D: Hai in programma un rilancio del tuo sito?

R: Il mio sito vedrà presto importanti novità.

D: In quale luogo preferisci trascorrere le vacanze?

R: Isole, Ho in mente isole. Isole mentali, ma anche isole in cui poter ritrovare un rapporto stretto con la natura e il significato dell’esistenza. Creta. Thasos. Ma anche Tenerife e Gran Canaria. Per adesso è un anelito, perché il progetto in corso non mi consente di prendermi neanche un giorno di vacanza.

D: Dove vorresti poter viaggiare un giorno?

R: Non so, ho sempre pensato che i viaggi non siano delle vacanze ma piuttosto dei momenti particolari della vita, contaminazioni e arricchimenti culturali. Non momenti di evasione ma di evoluzione. Per questo motivo non ho un posto in particolare nel quale vorrei andare. Lascio che sia la vita a condurmi dove è giusto che io vada. Se però dovessi esprimere un paese a tutti i costi, sceglierei la Grecia. La parte che ricorda ancora l'antichità, quella meno turistica. Il Peloponneso.

D: Sei un tifoso di calcio?

R: Sono un tifoso del bel gioco. Il miglior Ronaldo mi entusiasma, così come certe giocate di Ronaldinho, di Robinho, di Adriano, di Kakà, di Martins. Ma nessuno conosce l'arte del calcio come Ronaldo, quando sta bene ed è ispirato.

D: A proposito di arte, le opere di quale artista sogneresti di poter appendere nel tuo soggiorno?

R: Amo l'arte rinascimentale, quella impressionista e anche alcuni contemporanei. Ho un magnifico disegno della scuola del cavalier d'Arpino: un satiro che insegue una ninfa. Non ho una preferenza. L'arte deve essere fonte di ispirazione oltre che suscitare emozioni. Dipende quindi dai periodi.

D: Che musica ascolti?

R: Ascolto più che altro musica classica. Niente ha la potenza né la bellezza della musica di Bach, Vivaldi, Mozart. Beethoven, Tchaikowski, Chopin. Tra i contemporanei ascolto spesso Jazz, Lou Reed, Fiona Apple, Aimee Mann e molte, molte colonne sonore.

D: Hai in programma di venire in Germania così da poterti invitare a bere qualcosa in un’atmosfera rilassata insieme?

R: In Germania verrò sicuramente. Avrei dovuto venirci quest’anno, quando sembrava che il cortometraggio “Binario 21” venisse selezionato al Festival di Berlino. E’ un’opera breve, ma di grande potenza evocativa, interpretata da Liliana Segre, una donna straordinaria, sopravvissuta ad Auschwitz e a una Marcia della morte, che oggi insegna ai giovani a non dimenticare. La giuria, però, sia pure con imbarazzo, ha deciso di non selezionare neppure il film. “Non è stato per antisemitismo, ma per una nostra visione artistica,” si è giustificato via email un giurato. Potete vedere il cortometraggio nel mio sito. Comunque, Roberto Malini e io torneremo con un altro film sulla Shoah: “Cara Anne. Il dono della speranza”. Un altro dei nostri progetti è quello di inaugurare, magari proprio a Berlino, un’ala di un museo statale dedicato all’arte della Shoah, con opere di artisti ebrei tedeschi, polacchi, dei Paesi Baltici, Olandesi, Francesi, Cecoslovacchi, Ungheresi, Romeni e degli altri paesi travoltio dall'Olocausto, scomparsi nei lager o sopravvissuti allo sterminio. Milioni di vite non possono essere restituite, ma la loro memoria sì. E’ un processo che deve partire proprio dalla Germania. Che ne pensate?

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Anne Frank "rivive" a Venezia grazie alla Digital Reality

Il lungometraggio di animazione tridimensionale diretto da Dario Picciau in anteprima alla 62a edizione della Mostra del Cinema di Venezia con un   attesissimo trailer. La regina d'Olanda e altre personalità introdurranno la conferenza stampa della 263 Films. L'editore e produttore Andrea Jarach presenterà il libro di Roberto Malini "Le 100 Anne Frank".

La società di produzione cinematografica italiana 263 Films sarà presente alla 62a Mostra internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (31 agosto - 10 settembre 2005) con alcuni eventi molto attesi. La Mostra fa parte della Biennale di Venezia, che è da più di un secolo una delle istituzioni culturali più significative del mondo, all'avanguardia nella promozione dell'innovazione nell'arte contemporanea e nel cinema. La 263 Films presenterà in occasione della Mostra il teaser-trailer del lungometraggio di animazione fotorealistica tridimensionale "Cara Anne. Il dono della speranza". Si tratta in realtà di un'opera a sé stante, un cortometraggio in cui lo stato dell'arte della tecnologia della Digital Reality si coniuga alla visione drammatica e contemporaneamente lirica della Storia che è una caratteristica di Dario Picciau. Dopo aver trionfato nei festival internazionali con il film "L'uovo" e il cortometraggio "Binario 21", il trentenne regista milanese sta realizzando il colossal del cinema di animazione tridimensionale europeo, già definito dagli addetti ai lavori la più importante risposta europea ai lungometraggi della Pixar. Il lungometraggio ha ottenuto il consenso (con il punteggio massimo) e il finanziamento da parte della Commissione Cinema del Ministero dei Beni Culturali quale opera di interesse culturale. "Cara Anne. Il dono della speranza" è la nuova opera cinematografica dedicata ad Anne Frank e alla forza del suo messaggio, che sopravvive nel nostro tempo ed è ancora in grado di confortare chi soffre e di ricordare a tutti che dalla discriminazione, dal pregiudizio e dall'odio nascono solo morte e distruzione. Per trasformare in un film l'eredità morale che sei milioni di vittime ci hanno lasciato, gli esperti e gli artisti della società di produzione cinematografica 263 Films di Milano Due, Segrate (Milano) hanno studiato attentamente la storia della Shoah in Olanda, che riguardò 140.000 cittadini ebrei, di cui solo il 20% sopravvisse.

La sceneggiatura di Roberto Malini, scrittore che ha al suo attivo saggi storici, sceneggiature, opere di narrativa e poesia, si basa in effetti sulla documentazione storica e fotografica incentrata sulla tragedia che si abbatté sugli ebrei dei Paesi Bassi e non sulla singola vicenda di Anne Frank, la quale è restituita all'universalità del suo messaggio e della sua memoria, che è il simbolo più noto della Shoah in Europa. Il lungometraggio, realizzato in Digital Reality, presenterà le vicende parallele di Emily -una ragazza del nostro tempo, che lotta contro una malattia, facendosi forza grazie all'esempio di Anne Frank- e la stessa Anne. Emily e Anne si incontreranno in quella "terra di mezzo", in quel "giardino segreto" che si chiama speranza, memoria o poesia. Il regista Dario Picciau, dopo aver studiato minuziosamente, a propria volta, i fatti, i luoghi e gli ambienti in cui si svolse la persecuzione degli ebrei nei Paesi Bassi, ha riunito un gruppo di lavoro comprendente i più quotati artisti attivi nel settore del character design (Jon Foster, Ashley Wood, Tim Bradstreet e altri) e dell'animazione tridimensionale (da Jonas Thornquist a Carles Piles, da Sebastian Schollhammer a Josep Thomas). Artisti che hanno al loro attivo produzioni come Harry Potter, Guerre Stellari, The Punisher, Blade, Constantin, Il Signore degli Anelli. Si è costituito così un laboratorio tecnologico dotato dei più avanzati computer e programmi di modellazione, animazione e ricostruzione filologica di fisionomie, luoghi e oggetti di quell'epoca. I personaggi che si muoveranno nelle città di Francoforte sul Meno e Amsterdam, nei lager di Westerbork, Auschwitz e Bergen-Belsen (ricostruiti in 3D nei minimi particolari) saranno animati grazie al laboratorio di Motion Capture più avanzato d'Europa, presso i Raptor Studios di Busto Arsizio, che fanno parte della struttura produttiva della 263 Films. Il "Motion Capture" è un sistema computerizzato in grado di "catturare" il movimento e le espressioni di attori veri. Oltre ad Anne e ai suoi cari, la Digital   Reality di Dario Picciau riporterà in vita -come citazioni e omaggi- personaggi quali Emily Dickinson, Oskar Schindler, Helga Deen (autrice di un "Diario" scritto nel campo di concentramento di Vugh, in Olanda, e uccisa dai nazisti a Sobibor, a soli 18 anni). Il progetto "Cara Anne. Il dono della speranza" intende restituire al pubblico il significato universale della vita, della morte e dell'esempio di una giovane scrittrice, un'intelligenza pronta e acuta, un'esistenza stroncata dal pregiudizio, da non dimenticare mai. Gli artisti della 263 Films -provenienti da Stati Uniti, Canada, Polonia, Spagna, Francia, Cina, Australia e altri paesi- non sono solo fuoriclasse nel loro campo specifico, ma sono anche uniti dalla volontà di raccontare al mondo e soprattutto alle nuove generazioni una storia che non deve mai essere dimenticata. Le musiche della colonna sonora sono composte da Carlo Siliotto, grande compositore che ha raccolto l'eredità della migliore scuola italiana, attento studioso della vicenda di Anne Frank e della Shoah. "Cara Anne. Il dono della speranza" si svolge in un tempo che appartiene alla Storia, ma propone valori, esperienze e informazioni fondamentali alla nostra epoca tormentata, grazie a una sceneggiatura che, attraverso la sincronicità della poesia, consente alla giovanissima autrice del "Diario" di raggiungerci nel presente, per offrirci il dono inestimabile del suo coraggio. E noi, contemporaneamente, potremo viaggiare verso il suo "piccolo" mondo, per vivere accanto a lei e ai suoi cari quello che accadde al suo popolo. Nedo Fiano, deportato ad Auschwitz nel 1944 e fra i pochi sopravvissuti, ha definito con parole vere e profonde gli obiettivi del film di Dario Picciau, dopo aver letto alcuni brani della sceneggiatura e osservato le prime fasi della lavorazione: "Quest'opera è destinata a infrangere le barriere del tempo e dello spazio, per restituire al mondo il valore inestimabile della memoria di ciò che avvenne". L'importante riconoscimento della Task Force for International Cooperation on Holocaust Education, Remembrance and Research, il patrocinio e il sostegno scientifico di Yad Vashem e del Ghetto Fighter's House Museum sono per gli autori motivi di orgoglio e stimoli a lavorare non solo con il talento e gli strumenti offerti dalla tecnologia, ma anche con il cuore. È una "missione" il cui obiettivo principale è quello di contribuire alla crescita culturale e umana dei giovani, molti dei quali, alimentati dal cibo della memoria, scopriranno valori primari da difendere, per diventare un giorno uomini di pace, che non accettano indifferenza e pregiudizio come alternative all'amore e alla verità. "Quando ho riunito gli artisti nella 'factory' di Milano Due," racconta Dario Picciau, "avevo in mente un progetto che a molti esperti e specialisti del cinema di animazione 3D sembrava un'utopia: ricostruire i luoghi e la storia di Anne Frank e dei suoi cari con verosimiglianza fotorealistica. La sceneggiatura del film è fortemente educativa. Non a caso è patrocinata da Yad Vashem per la sua esattezza storica e la sua capacità di trasferire al pubblico la memoria dell'Olocausto. Ecco perché ho scelto le tecnologie e gli artisti, provenienti da ogni parte del mondo, in grado di riportare in vita la memoria di un mondo scomparso. Il film 'Cara Anne' consentirà agli spettatori di vedere Anne, la sua famiglia e i suoi amici muoversi nei luoghi della loro vicenda: Francoforte, Amsterdam, Westerbork, Auschwitz e Bergen-Belsen durante l'ascesa del nazismo e la Seconda Guerra Mondiale. La speranza e la disperazione, il coraggio e la trepidazione, l'eroismo e il martirio di quel gruppo di persone straordinarie saranno restituiti al mondo -e soprattutto ai giovani-nel modo più vero e umano".

Anne , con i suoi scritti e il suo viso amato da milioni di persone in tutti i continenti, con i suoi gesti, con il suo sorriso luminoso, parlerà ancora a tutti, idealmente al fianco dei testimoni, dei giusti e delle vittime dei campi di sterminio. E noi, grazie alla Digital Deality, alla "sincronicità junghiana" e alla poesia, potremo esserle accanto e soffrire, sperare, amare con lei e i suoi cari.

Il produttore del film Andrea Jarach presenterà a Venezia, durante la conferenza stampa, gli aspetti culturali e storici del film, l'atteso trailer e le iniziative che saranno presentate in occasione della Mostra. "Il trailer è di per sé un'opera autonoma," ci ha detto Jarach, "in cui si vedranno immagini indimenticabili che riemergono dalla storia: Anne Frank che si muove nell'Alloggio Segreto di Amsterdam. La 263 Films annuncerà anche gli importanti patrocini che il film può vantare, a partire da quello del museo memoriale Yad Vashem, il più importante istituto di ricerca sulla Shoah. In occasione della Mostra, presenteremo inoltre un libro di straordinario valore storico, che racconta la Shoah attraverso le vicende di 100 delle sue vittime. 100 donne polacche, olandesi, tedesche, francesi, italiane, dei Paesi Baltici accomunate da due elementi: essere ebree e chiamarsi... Anne Frank, come l'autrice del Diario. Si tratta di una grande scoperta fatta dallo scrittore Roberto Malini, che consultando l'archivio di Yad Vashem ha rintracciato oltre 100 donne di ogni età che si chiamavano Anna (o Hanna, Annete, Chana, Anni, secondo il luogo di nascita) di nome e Frank di cognome. E' un libro che affascinerà sia gli studiosi che i lettori di ogni età e fascia culturale, ideale per avvicinare i giovani alla realtà dell'Olocausto".

Venezia è il posto più indicato per la presentazione dei progetti della 263 Films. Elettivamente gemellata con Amsterdam -la "Venezia del Nord", città in cui Anne Frank scrisse il suo Diario- Venezia è conosciuta come "la città degli ebrei". Il 29 maggio del 1516, in seguito alle leggi razziali emanate dal suo governo, la "Serenissima" creò sul proprio territorio il primo ghetto d'Europa. Ghetto che visse anni di relativa tranquillità e periodi di persecuzione e morte. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la comunità ebraica di Venezia subì la tragedia delle deportazioni nei campi di sterminio nazisti. L'autore della sceneggiatura del film "Cara Anne. Il dono della speranza", Roberto Malini, ricorda quella dolorosa pagina della storia degli ebrei veneziani: "La mia famiglia, per parte materna, ha le sue origini proprio nel ghetto di Venezia. La mia bisnonna, Eva Segala -Segala è un antico cognome ebraico italiano-   frequentava le funzioni della Schola Spagnola, una delle più antiche e belle sinagoghe del nostro paese. La Shoah colpì Venezia con spietata violenza. Molti degli ebrei che evitarono le camere a gas, dovettero la loro buona sorte all'eroismo di Giuseppe Jona, presidente della comunità ebraica veneziana. Dopo l'emanazione delle leggi razziali, i nazisti gli ordinarono di consegnare loro gli elenchi dei membri della comunità. Per evitare di tradire gli ebrei del ghetto, Jona bruciò le liste e si tolse la vita. Il regista Dario Picciau, il produttore Andrea Jarach e io abbiamo deciso di dedicare il cortometraggio/trailer 3D proprio alla memoria dell'eroe del ghetto di Venezia". Una targa ricorda così l'uomo che salvò tanti ebrei veneziani:

 

GIUSEPPE JONA

CLINICO ILLUSTRE
MAESTRO DI RETTITUDINE E DI BONTÀ
NELL'ORA TRISTISSIMA DELLA PERSECUZIONE
RESSE LA COMUNITÀ DI VENEZIA
CON ALTO SENSO DI DIGNITÀ
E VI PROFUSE I TESORI
DELL'ANIMA SUA GRANDE

ALLA ROVINA D'ITALIA
AL NUOVO MARTIRIO D'ISRAELE
NON SEPPE SOPRAVVIVERE

Per la conferenza stampa della 263 Films -in cui i protagonisti della produzione racconteranno il significato e gli obiettivi del progetto- e per rendere omaggio all'autrice del Diario è annunciata la presenza a Venezia di alcune personalità di rilievo, fra le quali la regina d'Olanda. (Nelle foto: il ghetto di Venezia; Telemaco Signorini: "Ghetto di Venezia"; ambienti del film "Cara Anne").

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La Digital Reality, il sorriso di Anne Frank e le nuove frontiere dell'etologia

Di Roberto Malini

Uno studioso di etologia si chiese una volta se fosse possibile che, durante la lunga storia delle civiltà umane, avesse vissuto sulla Terra un popolo senza sorriso. La risposta fu rapida