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Questo nostro mondo senza memoria
di Roberto Malini
Assistiamo ormai anno dopo anno al riaffiorare di fenomeni preoccupanti. Il "lato ocuro" dell'umanità si ridesta dal torpore post-Shoah e torna ad aleggiare su di noi come nuvolaglia tempestosa. "Apritevi, nuvole," griderebbe ancora Anne Frank. I giovani ebrei non devono, oggi, nascondersi in alloggi segreti, ma poco ci manca: hanno paura di manifestare la loro origine o la loro fede, nelle scuole e non solo. L'alibi dell'antisionismo funge da paravento per gli spettri antisemiti che si nutrono d'odio e di tenebra e prendono sempre più consistenza. Il popolo dei Rom non sta meglio. Dopo che ha alzato la testa in segno di orgoglio, proprio qui in Italia, per difendere l'unità di una famiglia, separata a causa di pregiudizi e discriminazioni che serpeggiano non solo fra la gente, ma anche fra le autorità, si è scatenata una caccia alle streghe all'interno dei campi nomadi. Gli immigrati extracomunitari non vivono una contingenza più felice né gli omosessuali, che dopo il loro diritto di sancire un'unione sentimentale, vedono messo in discussione addirittura quello di manifestare pacificamente la loro realtà nel Gay Pride.

Perché una società cambi e migliori, è necessario che non dimentichi. Non è utile, in tale ottica, l'asettico Memoriale della Shoah di Berlino, composto da centinaia e centinaia di steli fredde, prive di simbologie e impersonali. A tre giorni dal'inaugurazione, il Memoriale ha tuttavia già subìto il primo sfregio: una svastica incisa da mano ignota su una delle lastre. Il simbolo nazista è stato prontamente cancellato, ma l'atto vandalico fa riflettere. La costruzione, comunque, non costituisce in alcun modo un invito a ricordare. Il nostro suggerimento, che trasferiremo all'amministrazione berlinese, è quello di regalare alla struttura un elemento di memoria storica e umana: perché non prevedere che su ogni stele siano apposte in uno strato di cemento le impronte delle mani di sopravvissuti alla Shoah? L'opera assumerebbe così, a imperitura memoria, ben altro significato. (Nella foto: Il monumento di Peter Eisenmann).
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Scrivo poesia
"Scrivo poesia perché Hitler uccise sei milioni di ebrei e io sono ebreo". Allen Ginsberg, Improvvisazione a Beijing , da Saluti cosmopoliti , 1984.
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Il sacro
Le religioni, nella loro essenza, non sono diverse fra loro. Il sacro è qualcosa di assoluto e universale come il bene o la verità, con le quali si identifica. I maestri sono maestri. Quale insegnamento potrebbe trarre dalla sapienza egiziana, babilonese o greca un essere umano desideroso di porsi in contatto con lo spirito universale ed essere illuminato? Quale indicazione riceverebbe da un maestro indù o buddista?

"Pensa a te stesso come Nulla e scordati completamente di esistere. Quando vi sarai riuscito, trascenderai il tempo innalzandoti al mondo delle idee, dove ogni cosa è simile all'altra: la vita e la morte, il mare e la terra. Non vi riuscirai, invece, se sei legato alla materia del mondo. Se pensi a te stesso come a qualcosa di reale, allora il divino non potrà compenetrarti, perché il divino è infinito. Nessun vaso può contenere il divino, a meno che tu non veda te stesso come Nulla".
E' un insegnamento di Dov Baer, maestro chassidico del XVIII secolo, contenuto nel Maggid Devarav le-Ya'aqov: per essere è necessario essere consapevoli di non essere. R.M.
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Gli Zingari, un popolo che viaggia in un mondo ostile
di Roberto Malini
Il popolo Rom è oggetto da secoli di pregiudizi e calunnie, fonte di atteggiamenti discriminatori e violente persecuzioni nei loro confronti. Si tratta di un popolo antico, che giunse in Europa dall'Oriente nel XV secolo, sùbito circondato dal sospetto e da un timore irrazionale. I costumi e le caratteristiche della civiltà degli Zingari diedero origine ad accuse infamanti. I tedeschi notarono con preoccupazione che i Rom 'parlano molte lingue, ma fra di loro comunicano attraverso un linguaggio a noi incomprensibile, il Rottwelsch '. Osservando la loro vita nomade e le loro usanze religiose -forse di origine indiana- conclusero che fossero un popolo senza leggi né un codice morale. Adoravano divinità pagane e si dedicavano alla divinazione e alla stregoneria. Le loro tribù, sempre in viaggio, erano ben strane: un popolo di gente vestita di stracci, ma guidata da uomini agghindati con àbiti in tessuti preziosi e colorati, che i sudditi chiamavano 'principi', 'duchi', 'conti', 'cavalieri', 'comandanti' o 'voivoda'. Viaggiavano su carri ben costruiti, vivevano di elemosina e furto oppure con attività circensi o spettacoli da strada. Avevano chiome nere lunghe e incolte, barbe e baffi. Le loro donne avevano le teste velate e portavano vistosi orecchini. I bambini non differivano dalle bambine, perché i loro capelli erano lunghi e spesso indossavano orecchini. Si facevano chiamare Rom, 'uomini' o Zingari. Affermavano di provenire dal Piccolo Egitto e per questo erano chiamati anche Gitani, termine che deriva da 'Egiziani'. Si diceva che se gli Ebrei erano responsabili della morte del Cristo, gli Zingari, straordinari fabbri, avessero forgiato i chiodi con cui fu crocefisso e che per questo fossero stati maledetti e costretti ad errare per sempre, senza una loro terra.

Si riteneva anche che fossero l'oscura discendenza di Caino, rapprentanti di Satana e delle sue malvage trame. La Santa Inquisizione, dopo aver ipotizzato l'esistenza di una congiura ordita da Ebrei e Zingari per distruggere tutti i Cristiani, ne condannò e mise al rogo molte migliaia. Alcuni ritenevano che si dedicassero al rapimento di bambini e che in alcune cerimonie se ne cibassero. A loro erano attribuite spesso le scomparse di bimbi. Indesiderati, posti nelle più dure condizioni di vita dalle popolazioni di stanza nei diversi paesi, additati come criminali e nemici della 'gente civile', i Rom riuscirono tuttavia a sopravvivere in un mondo a loro ostile. Non li distrusse l'odio delle nazioni in cui transitavano né la persecuzione attuata contro di loro dalla Chiesa Cattolica. La prova più dura a cui la Storia li sottopose fu però l'era nazista. In base alle teorie razziste che si erano affermate tanto in Europa quanto in America, il neurologo tedesco Robert Richter -fondatore dell'istituto di Igiene Razziale- e la sua assistente Eva Justin propugnarono la tesi che i Rom non fossero Ariani, nonostante provenissero dall'India, ma un popolo ibrido e geneticamente inferiore, caratterizzato da un'aberrazione genetica che conduceva al nomadismo e a forme gravi di sociopatologia. Gli Zingari vennero deportati nei campi di morte, dove oltre mezzo milione di loro perse la vita. Nei lager i Rom subirono privazioni, umiliazioni e sevizie senza limiti. Il dottor Mengele effettuò sui loro bambini esperimenti da incubo. I Rom chiamano l'Olocausto che decimò il loro popolo O Porrajmos , 'la grande distruzione'. Il governo tedesco ha riconosciuto i crimini nazisti contro gli Zingari solo nel 1980, ma non ha previsto per loro alcuna forma di indennizzo. Diffidenza e paura caratterizzano ancora l'atteggiamento degli europei verso i Rom, le cui tradizioni, spesso equivocate, sono ancora causa di gravi discriminazioni verso di loro. (Grazie a Daniele Foglia).
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Contrattacco
Di Wladislaw Szlengel (versione in italiano di Roberto Malini)
Il 18 gennaio 1943 il poeta ebreo polacco Wladislaw Szlengel, scrisse questa poesia, di cui furono diffuse molte copie fra la popolazione del ghetto, durante la rivolta.
Mansueti, quasi rassegnati, camminavano verso i treni,
Con occhi d'ombra guardavano gli Szauli: solo bestiame.
Soddisfatti, gli ufficiali constatavano che non vi erano problemi,
Che le moltitudini procedevano in file, spaventate,
Mentre soldati euforici schioccavano le fruste su visi umani.
Quando la folla, in silenzio, si abbandonò sul piazzale,
Lacrime e sangue ebrei bagnarono la terra;
Allora, indifferente, il Popolo di Signori gettò sui corpi
Pacchetti di sigarette,
Recitando lo slogan "Perché le sigarette Juno sono rotonde?"
La vita era così. Ma un giorno, all'alba, entrarono in città,
Dove regnava la propaganda, come lupi sbucati dalla nebbia.
Allora la carne si risvegliò e mostrò zanne aguzze.
Il primo colpo risuonò in via Milla,
Presso il cancello: vacillò una guardia
Incredula; cercò di rimanere in piedi per un attimo,
Quindi imprecò: "Diavolo, sto sanguinando!"
Intanto si sentivano gli spari delle Browning
Fra i muri delle case di via Niska, di via Dziga e di via Pawia.
Sugli scalini dove trascinava un'anziana, stringendo tra le grinfie
Ciocche dei suoi capelli, ora giaceva bocconi l'SS Handke,
Ribellandosi alle dita della morte che lo soffocavano nella rivolta,
Sputando sangue sul pacchetto: "Juno sind rund, rund, rund".
La guardia dalla divisa azzurra è morta sulla scala
E gli sputi la coprono, nell'ebraica via Pawia. Non saprà mai
Che nelle fabbriche tedesche Szultz e Toebbens
Si tengono -festosi- un concerto e un balletto di proiettili.
Ora la carne lancia il guanto della sfida, si ribella e combatte.
La carne vomita granate attraverso le finestre,
La carne emette lingue rosse di fuoco e fiamme,
La carne afferra il margine sottile della vita.
E quanta gloria, nel colpirvi in mezzo agli occhi!
Adesso siete al fronte, signori miei, meine Herren!
Non è più tempo di boccali di birra,
Dovete sputare fuori tutto il vostro coraggio
E sangue, sangue, sangue! Blut, Blut, Blut!
Sfilatevi dalle mani i guanti di morbida pelle,
Mettete giù le fruste e indossate i caschi!
Domani vi riferiranno una notizia da parte nostra:
"E' stata aperta una breccia nella fabbrica Toebbens".
La carne lancia il guanto della sfida, combatte e canta inni di guerra!
Ascolta, Dio tedesco, come pregano gli ebrei nelle loro case barbare:
Brandendo sbarre di ferro e mazze improvvisate.Noi ti chiediamo, Signore, una lotta cruenta;
Accordaci, Signore, una morte da eroi,
Una fine gloriosa che ci neghi la vista di binari infiniti.
Fa' che la nostra mano non vacilli,
Fa' che le loro divise azzurre si impregnino di sangue,
Fa' che prima di emettere il respiro finale
Ci sia dato vedere quelle mani assassine, sempre avvinte alla frusta,
Tremare di paura come zampe di bestie.
Dai luoghi ebrei: via Niska, via Mila, Muranow
Fiori di fuoco nascono dai rami delle nostre armi.
E' arrivata la nostra primavera, il contrattacco!
La battaglia ci monta alla testa, come vino.
Sono qui, fra via Ostrowska e via Milla, i boschi di noi partigiani.
I numeri delle case sono sui nostri petti:
Medaglie della nostra lotta ebraica.
Rivolta! E' una parola forte come una macchina da guerra
E al suolo c'è un pacchetto calpestato, intriso di sangue:
Juno sind rund , le Juno sono rotonde!
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Il mondo di Anne Frank
Una raccolta di rare testimonianze per ricordare l'autrice del Diario, vittima dell'odio antisemita
La collezione "Il Mondo di Anne Frank" si arricchisce progressivamente attraverso un'opera instancabile di ricerca e una preziosa collaborazione fra la società di produzione cinematografica 263 Films di Milano e l'associazione Watching The Sky. "Il Mondo di Anne Frank" raccoglie pezzi rari legati ad Anne Frank, ai suoi cari e ai luoghgi in cui si svolse la breve, ma estremamente significativa vicenda della sua vita.

E' un piccolo museo che ha sede permanente presso la sede della società di produzione cinematografica di Milano Due e si arricchisce costantemente di oggetti il cui valore documentale e commemorativo è inestimabile: le prime edizioni del Diario e dei Racconti dell'Alloggio Segreto; i libri che Anne leggeva ed amava; le locandine promozionali dell'Opekta, la ditta del papà della giovane autrice del Diario; documenti e immagini che appartennero agli ambienti in cui si consumò la tragedia della famiglia Frank e dei loro amici nascosti nell'Alloggio Segreto di Amsterdam, in Prinsengracht 263. Reperti, testimonianze e opere d'arte, nel loro insieme, costituiscono un percorso che conduce a una testimonianza del significato dell'esistenza, dell'esempio e della morte della giovane scrittrice ebrea, vittima della persecuzione nazista e dell'indifferenza in cui essa perpetrò il più tragico ed abominevole dei genocidi. La collezione è stata esposta in una mostra durante il Pitifest 2004, a Pitigliano e sarà parte di altri eventi culturali ed educativi in Italia e all'estero, proponendo Anne Frank, la sua esistenza e il suo esempio quali simboli universali dell'Olocausto. (Nella foto: la prima edizione del Diario di Anne Frank, collezione 263Films, Milano, che si ringrazia).
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Dario Picciau e il codice cinematografico della pittura di Hopper
Dario Picciau è un pittore e un profondo conoscitore della Storia dell'Arte; il suo cinema è strettamente affine alla pittura, come traspare già dalla sua opera prima, il film di animazione tridimensionale "L'uovo", selezionato e premiato dalle giurie dei più importanti festival del mondo.

Il Rinascimento italiano, la pittura di genere fiamminga, l'arte giapponese del periodo Tokugawa e quella contemporanea, l'Impressionismo e l'Espressionismo fanno parte del percorso artistico lungo cui "L'uovo" si svolge sul piano visuale. Il regista milanese, impegnato attualmente nella realizzazione del film di animazione tridimensionale "Anne Frank, A life to rimember", sta conducendo una serie di studi sulla pittura realistica e ai suoi codici applicabili al cinema. E' interessato, in particolare, al realismo Americano e all'opera di Edward Hopper. L'oppressione, l'attesa, la ricerca di una luce che sia diversa da quella immobile che pervade luoghi sempre uguali a se stessi, a galla nel tempo. La claustrofobia, la speranza frustrata dal reale, la noia, l'angoscia e le "escursioni nella filosofia": ecco i caratteri della pittura di Hopper cui Dario Picciau dedica un'attenta e profonda analisi.
Nato il 22 luglio 1882 nella cittadina di Nyack, sul fiume Hudson, da una famiglia borghese di cultura elevata, Edward Hopper si iscrive nel 1900 alla prestigiosa New York School of Art. Dopo il diploma, si dedica all'illustrazione pubblicitaria presso la C. Phillips & Company e all'incisione. Nel 1906 viaggia a Parigi, dove si avvicina all'Impressionismo, a Londra, Berlino e Bruxelles. Già dal 1909 si concentra su paesaggi urbani e interni, caratterizzati spesso dalla presenza di un personaggio solitario e inespressivo, impersonale, apparentemente assorto in dilemmi senza risposta, partecipe, ma non integrato nella metamorfica e contraddittoria società americana. La sua pittura ha un debito evidente nei confronti della fotografia e del cinema. Dal 1915 al 1923 si dedica all'incisione, divenendo un maestro nelle tecniche della puntasecca e dell'acquaforte. Nel 1933 il MOMA gli dedica la prima retrospettiva e il Whitney Museum, nel 1950, la seconda. Rimarrà sempre fedele alle intuizioni pittoriche della giovinezza, fino alla morte, che sopraggiungerà il 15 maggio 1967 a New York, nel suo studio. La sua arte presenta un'umanità inconsapevolmente prigioniera di geometrie cittadine, gabbie silenziose e sospese nel tempo, in cui lo spirito si comprime e non può esprimere la propria ansia immateriale. Porte e finestre sono spiragli che conducono all'esterno, ma non costituiscono una "via di fuga" per i soggetti raffigurati, che rimangono in attesa di qualcuno che non verrà o, comunque, non resterà che un attimo in una realtà in cui il sole e la notte hanno, se non la stessa luce, un'identità d'atmosfere. (Edward Hopper: Compartment C, Car 293, 1938, olio su tela).
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LATTE NERO DELL'ALBA
Arte e cultura della Shoah
Una mostra-evento che debutterà in una grande struttura espositiva di Roma e che si sposterà poi a Milano e in altri centri italiani ed europei. Contemporaneamente, uscirà nelle librerie il saggio dallo stesso titolo opera di Roberto Malini e Carol Morganti.
La mostra " Latte nero dell'alba - Arte e cultura della Shoah" nasce per riportare alla luce frammenti di una parte fondamentale del pensiero umano, che abbiamo perduto. Se è vero che il museo Yad Vashem e altre istituzioni di ricerca e archivio di documenti storici relativi all'Olocausto, fra cui l'israeliano Ghetto's Fighter House Museum, hanno compiuto un imponente lavoro di raccolta di testimonianze dai ghetti e dai campi di concentramento e sterminio, è altrettanto vero che l'aspetto artistico-culturale dell'arte e della letteratura prodotte dal 1933 (anno dell'ascesa al potere in Germania del nazionalsocialismo) agli anni delle deportazione e delle camere a gas, fino al periodo successivo alla liberazione, sono stati finora trascurati, se si eccettuano alcune mostre tenutesi nello Stato di Israele nonché le ricerche di Janet Blatter e Sybil Milton. Nonostante l'antisemitismo, i pogrom e il genocidio operato dai nazisti, dal 1907 al 1970 il 20% dei premi Nobel per la fisica e il 26% di quelli p | |