Sgombero razzista a Milano: le autorità mettono in mezzo alla strada la piccola "Anna Frank" del popolo Rom
 

di Roberto Malini - Gruppo EveryOne

Milano, 24 aprile 2008. La città della Madonnina si prepara a festeggiare la Liberazione capovolgendone lo spirito. La liberazione che Milano e i suoi politici, una banda di razzisti senza scrupoli, inseguono è quella dai poveri, dalle minoranze deboli, dalle famiglie Rom. Milano dedica mezzi e risorse, impiega decine di agenti della forza pubblica per trasformarsi in una città "Zigeunerfrei", libera dagli zingari. Ho vissuto a Milano per tanti anni e l'ho abbandonata quando da città della solidarietà è divenuta città dannata, in preda a deliri architettonici, fieristici e razziali, come la Berlino di Hitler. Oggi una "squadra di protezione" formata da agenti in assetto antisommossa, agli ordini dell'Obergruppenführer Gianvalerio Lombardi ha compiuto un'operazione di sgombero nei confronti della comunità di Rom romeni, provenienti da Timisoara, che si era rifugiata in un campo del quartiere Giambellino. Il campo era "abusivo": numerose famiglie in condizioni di miseria tragiche si erano rifugiate lì per evitare di morire di fame e malattie nella loro città di origine, vivevano in una situazione di segregazione e discriminazione insostenibile. L'azione degli agenti - ma per amor del vero, dopo aver osservato le loro malefatte con i miei occhi, preferisco chiamarli "sgherri" - è stata eseguita con metodi brutali. Uomini, donne e nugoli di bambini sono stati costretti a uscire dalle loro baracche, messi in fila come gli ebrei rastrellati dai nazisti durante l'Olocausto e costretti ad assistere alla distruzione del loro piccolo, miserabile mondo. Le baracche sono state distrutte e date alle fiamme senza che agli occupanti fosse concesso di prelevare i propri pochi beni. Una mamma supplicava gli uomini in divisa: "Per piacere, lasciatemi prendere le copertine per i miei bambini". Un poliziotto le rispondeva con un ghigno: "Non ti servono a niente, perché adesso, con il nuovo governo, vi rimandiamo tutti in Romania".

 

 

I bambini piangevano, mentre i loro aguzzini li spintonavano e li intimidivano con parole dure, offensive, improntate all'odio razziale. Una delle famiglie cacciate in malo modo dalla squadraccia era la famiglia Covaciu, il cui capofamiglia è un missionario evangelico, noto presso i Rom di Milano per gli innumerevoli gesti di altruismo compiuti nei riguardi delle famiglie perseguitate. Sua moglie parla cinque lingue: il romeno, il romanes, il francese, lo spagnolo e l'italiano. Hanno quattro bambini, fra i quali Rebecca Covaciu, di 11 anni, dotata di un notevole talento nel campo delle arti plastiche, tanto che alcuni dei suoi disegni - che documentano la vita dei Rom in Italia - sono stati esposti a Napoli, nel corso della Giornata della Memoria 2008, presso le prestigiose sale dell'Archivio Storico, che li ha acquisiti in permanenza. Altre opere di questa bambina straordinaria fanno parte del Museo d'Arte contemporanea di Hilo (Stato delle Hawaii, U.S.A.). Le opere grafiche di Rebecca sono state selezionate inoltre all'interno del Festival di Intercultura di Genova "Caffé Shakerato" e concorrono per il Premio UNICEF 2008. Nonostante questi suoi meriti, nonostante l'impegno del padre Stelian a cercare un lavoro anche umilissimo in Italia, la famiglia Covaciu era costretta a vivere in una baracca, in mezzo ai topi e ai parassiti, senza acqua potabile né corrente elettrica. Solo l'aiuto offerto dai membri del Gruppo EveryOne ha evitato che Stelian, sua moglie e i loro quattro bimbi subissero un destino tragico. Ora Rebecca - che non è solo una grande promessa dell'arte europea (promessa che sarà mantenuta solo se la persecuzione razziale in Italia non la ucciderà), ma un angelo di sensibilità, altruismo e bontà - si è incamminata in una "marcia della morte" verso il nulla, con i suoi cari. Mi ricorda Anne Frank, incapace di perdere il sorriso e la fiducia negli esseri umani, nonostante la spietata persecuzione che il suo popolo subisce qui in Italia. Noi cerchiamo di aiutarli come possiamo, così come cerchiamo di soccorrere tanti altri Rom, ma le nostre possibilità sono limitate e le tragedie causate dal razzismo e dalla crudeltà delle istituzioni italiane sono migliaia. Non basta "occuparsi della questione-Rom", bisogna che i veri antirazzisti, le poche persone che ancora credono nel valore dei Diritti Umani, i veri spiriti umanitari e coraggiosi si cerchino e facciano fronte, insieme, a una tragedia che per orrore e dolore ricorda molto da vicino gli anni dell'Olocausto, della Shoah, del Samudaripen.

Nella foto, la famiglia Covaciu con Roberto Malini. La bambina a destra è la piccola Rebecca

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Le Anne Frank dimenticate

di Cristina Battocletti

da Il Sole 24 Ore, domenica 22 ottobre 2006

Lo Yad Vashem, il museo di Gerusalemme che raccoglie la documentazione sul genocidio degli ebrei in Europa, è un luogo straordinario. Non è solo un monito all'umanità perché non si ripeta lo sterminio, ma riesce a restituire un'identità e un nome ai sei milioni di vittime della Shoah, grazie alle testimonianze di parenti, amici e conoscenti. Allo stesso modo il libro di Roberto Malini, "Le 100 Anne Frank", attraverso l'archivio internet dello Yad Vashem, racconta la storia di cento donne che portavano il nome e cognome della ragazzina tedesca, Anne Frank appunto, che ha scritto il diario della sua clandestinità in un nascondiglio di Amsterdam, dove si era rifugiata per sfuggire alla persecuzione nazista.

Le Anne, Chana, Hannah, Ani, Anita, Marianne, Susanne, Johanna di cui parla Malini non hanno scritto memorie, a volte di loro si sa poco o niente. Che erano bambine quando furono portate nei campi di concentramento, oppure adolescenti, donne nel fiore degli anni, o ancora madri divise dai figli e straziate dalla consapevolezza di quanto stesse succedendo al loro popolo. Di Anne Frank condividono però la fine: sono state assassinate, morte di stento, di fucilazione, di asfissia nelle camere a gas nei campi di sterminio. Difficile trovare nelle pagine, che ci raccontano la vita di queste protagoniste, notizie intime delle loro esistenze. Sono coordinate scarne, che spesso danno solo notizia di nascita e trasferimenti. Ogni racconto aggiunge invece una pennellata sull'orrore della macchina nazista, messa in piedi per sterminare gli ebrei. Ogni fine evoca un campo di concentramento diverso: Auschwitz, Majdanek, Sobibor, Treblinka, Belzec, Chelmno, Bergen-Belsen, dove morì anche la quindicenne autrice del Diario. Sulla Shoah non si sa mai abbastanza, ma il merito del libro di Malini è un altro: rende tangibili le storie di cento donne, avvicinandoci alle loro esistenze e ai loro patimenti, chiamando per nome il loro sacrificio.

Roberto Malini, "Le 100 Anne Frank", Cairo Editore, Milano, pagg. 208, Euro 15.00.

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Maggio, mese di sogni, colori e speranza

Il raccontino di Elena la fata è terminato. L'ho ricopiato in bella carta da lettere, decorato con inchiostro rosso, e ho cucito insieme i fogli. Si presenta bene, ma non è un po' poco per il compleanno di papà?...
Oh, Kit, che bel tempo, se potessi uscire!

Era martedì 9 maggio 1944, come al solito Anne ci regala un pezzo di vita, con poche parole ci dice che il papà compie gli anni e ci fa vedere il regalo preparato da lei, lo scarta quasi davanti ai nostri occhi, io guardo quel "miracolo" che è riuscita a fare, con mani di fata riesce a fare magie, crea Anne. Ma come fa, come riesce a sconfiggere la disperazione, come resiste all'incantesimo del sole, del cielo azzurro, del castagno in foglie?!
Quanto dolore soffocato in quel ... se potessi uscire!

Il grande insegnamento di Anne, quello che fa di lei un esempio da seguire, un modello da imitare... Anne non si ferma mai, non si commisera, non si lamenta, Anne vive il tempo, lo riempie di contenuti, Anne studia, legge, raccoglie, assembla, ritaglia... straordinariamente coniato per lei il titolo del portale: La cutura a difesa della vita.
... mi manca il tempo necessario a sbrigare la gran mole di lavoro. Per domani devo aver finito di leggere la prima parte della biografia di Galileo Galilei, che bisogna restituire alla Biblioteca.
La settimana prossima devo leggere Palestina al bivio...
Anche Teseo, Edipo, Peleo, Orfeo... aspettano di essere riordinati... e qui un vero capolavoro dell'arte descrittiva di Anne: perchè le loro gesta si confondono nella mia mente come i fili multicolori di un abito fantasia!
E' stupefacente l'immagine che usa per descriverci il   disordine, è veramente una disegnatrice della realtà, la colora con parole chiare, la rende viva, tangibile.

... Sai che il mio maggior desiderio è quello di diventare giornalista e poi scrittrice. Se riuscirò a soddisfare questo mio desiderio (o follia?) ...

Questo ci dice Anne, era giovedì 11 maggio 1944.

Mariapia Bernicchia

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L'autenticità del Diario di Anne Frank

Indepenent Media Center, portale di informazione indipendente, ha pubblicato nelle ultime settimane alcune recensioni al mio libro "Le 100 Anne Frank". Molti commenti postati dagli utenti sono stati caratterizzati da insulti, offese di stampo antisemita o neonazista, citazioni di autori propagandisti negazionisti come Faurisson e Irving. I moderatori hanno rimosso gli attacchi più gravi rivolti alla mia persona, alla mia opera e, soprattutto, all'ebraismo e alla memoria dell'Olocausto. Da parte mia, ho già risposto a una sequenza di messaggi, ma ad essi se ne sono aggiunti sùbito altri, più o meno dello stesso stampo. A uno di essi, che nega l'autenticità del Diario di Anne Frank , riprendendo sproloqui negazionisti che circolano ormai da oltre quarant'anni, ho ritenuto utile replicare con le parole che seguono.

Fin dagli anni '50 del Novecento i neonazisti hanno sostenuto che il Diario di Anne Frank fosse un falso. Un'affermazione fine a se stessa, suffragata da nessun documento. Il motivo? Solo il successo del libro, che contribuì fin da quegli anni a promuovere la conoscenza della realtà della Shoah . Esistono molti altri diari provenienti dall'Olocausto - fra cui quelli di Mary Berg, Moshe Flinker, Elisa Springer, David Rubinowicz, Dawid Sierakowiak - che nessuno si è mai sognato di mettere in discussione, perché non hanno raggiunto la popolarità del Diario di Anne Frank . Comunque, negli anni Ottanta il documento fu analizzato dall'Istituto di stato per la documentazione di guerra dei Paesi Bassi. Ogni pagina fu sottoposta durante l'accurata analisi forense a tutti gli esami necessari a valutarne l'autenticità: carta, inchiostro, calligrafia, linguaggio, contenuto. Il risultato fugò ogni perplessità artatamente sollevata dai negazionisti. Il Diario di Anne Frank era autentico al di là di ogni dubbio. Fu così pubblicata l'Edizione Critica del Diario, oggi adottata dagli studiosi e dai lettori di tutto il mondo. Roberto Malini
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Posa una foglia sul castagno di Anne Frank

Il sito www.annefranktree.com è uno dei più straordinari omaggi ad Anne Frank. Oltre a preziose notizie e citazioni tratte dal Diario , presenta al pubblico una poetica simulazione del castagno che la giovane scrittrice guardava dalla soffitta dell'alloggio segreto in Prinsengracht 263. "Il nostro castagno è in piena fioritura dai rami più bassi alla cima, è carico di foglie e molto più bello dell'anno scorso"   scrisse Anne sul Diario il 13 maggio 1944.

Anne Frank guardava spesso dalla finestra il castagno nel cortile dietro il nascondiglio. Oggi l'albero, che ha più di 150 anni, è malato, ma on-line continua a vivere. Il sito www.annefranktree.com consente ai visitatori di posare una foglia con il proprio nome, la propria età e la propria città di residenza sul castagno virtuale. Un modo originale e ispirato di tenere in vita gli ideali di Anne Frank.

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Nella candela vedo...

Questa sera, guardando le candele accese, mi sentii di nuovo tranquilla e felice. Nella candela io vedo la nonna che mi difende e mi protegge e mi fa ritornare contenta.

E' venerdì 3 marzo 1944, se anche non ci dicessi che è venerdì, Anne, lo capiremmo da quell' interno che ci mostri. Sembri un pittore, con due pennellate ci dici dove, cosa, quando e dopo averci dato le coordinate del tempo e dello spazio... sveli il tuo intimo e ci racconti del tuo legame con la nonna, la tua consolatrice, il tuo modello di donna, forte, capace di difenderti di proteggerti e di rallegrarti. Anne, sei veramente grande, sei unica, sei la testata d'angolo, la pietra preziosa, il talismano... sai far innamorare di te anche le nuove generazioni: una bimba a Soave giorni fa parlando di te ha detto, sussurrando, quasi a schernirsi: - il Diario di Anne - io l'ho letto tre volte"-, Io - le ho risposto - lo leggo ancora! Mariapia Bernicchia

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Il segreto di Anne Frank

"Un fastello di contraddizioni", mi puoi spiegare con precisione che cos'è?... contraddizione esteriore e contraddizione interiore. Il primo significato corrisponde al solito "non adattarsi all'opinione altrui, saperla più lunga degli altri..." insomma, a tutte quelle sgradevoli qualità per le quali io sono ben nota. Il secondo... per questo, no, io non sono nota, è il mio segreto.

Era il 1° agosto 1944... Anne, non potevi sapere che sarebbe stato il tuo ultimo scritto, che ci avresti lasciato con questo importante saggio, fonte inesauribile di riflessioni profonde, spinta ad esaminarci, a guardarci dentro, a correggerci. Le ultime parole del tuo Diario sono: "uomini al mondo".
Non c'è uomo al mondo che non ti abbia conosciuta, che non abbia almeno una volta sentito il tuo nome. Ci sono uomini e donne che sono pazzi di te. Io sono una di queste... In questi giorni si rinnova il dolore, ancora una volta si celebra l'anniversario della tua morte a Bergen Belsen. Mariapia Bernicchia

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"Avvertimi, se c'è la luna..."

Lunedì, 20 marzo 1944. "... stamane Peter mi ha chiesto se potevo andarlo a trovare un po' più spesso la sera... Gli ho fatto notare che non potevo tutte le sere... che i miei non lo trovavano conveniente. Gli ho promesso di venire il sabato, e l'ho pregato di avvertirmi prima se ci fosse la luna, - Allora andremo sotto ad ammirare la luna, - ha risposto.(Dal Diario di Anne Frank).

La guarderò per te Anne. Ogni volta che ammiro la luna dal suo primo spicchio, fino alla luna piena, il mio pensiero è e sarà per te, l'accarezzerò con i tuoi occhi, finiremo per baciarla insieme. Mariapia Bernicchia.

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Insolenze su carta

E' domenica, è il 2 gennaio 1944. Anne è diventata grande, si coglie saggezza nelle sue parole. Si autoesamina e si giudica severamente, non si perdona niente Anne, non si commisera, non frigna, è donna! Ci parla di odio, di non-amore, di difficoltà di relazione, di scarso dialogo. Sembra una farfalla che ha sbattuto le ali colorate contro pareti scure, sembra un angelo che non trova lo spazio per spiccare il volo e con le ali legate si piega al destino crudele.

Ha imparato a tacere, non esplode più in piccoli attacchi di ira: " So tenere la bocca chiusa quando mi arrabbio e mamma fa altrettanto, così si va avanti meglio, almeno apparentemente. Però mi è impossibile voler bene con l'attaccamento di un bambino... Metto in pace la mia coscienza pensando che è meglio aver messo le mie insolenze su carta che averle dette a mamma, perchè le sarebbero rimaste impresse nel cuore". Il Diario di Anne , un libro di   memorie, su molte pagine  Anne avrebbe voluto scrivere "passato", ma forse sono quelle che più ci ispirano, ci fanno sentire meno soli!

Maria Pia Bernicchia

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Il ragazzo che amava Anne Frank

E uscito in Italia il romanzo di Ellen Feldman Il ragazzo che amava Anne Frank (pp. 264, Corbaccio). Un libro di successo, involontariamente ispirato a una storia vera, perché il ragazzo che amava Anne Frank prima che la famiglia di lei si nascondesse nell'Alloggio Segreto, Hello Silberberg, sopravvisse davvero e si ricostruì una vita, dopo la guerra, proprio in America. Una vicenda reale, poco nota, che supera quella immaginaria scritta dalla Feldman.
Dalla quarta di copertina del romanzo: "E se Peter, il ragazzo di cui scrive Anne Frank nel suo Diario , fosse sopravvissuto e, finita la guerra, si fosse rifatto una vita come le aveva promesso? Il ragazzo che amava Anne Frank è la storia di cosa sarebbe potuto succedere se Peter fosse riuscito a diventare un uomo e si fosse rifatto una vita negli Stati Uniti. Nell'America del boom degli anni Cinquanta Peter vive nel presente, fa piani per il futuro e non ha passato. Ma questo sogno ha un prezzo da pagare: dimenticare per sempre l'incubo del passato, rifiutare di ricordare, negare la propria origine e identità. La pubblicazione del Diario di Anne Frank, però, fa saltare l'argine della memoria troppo a lungo repressa e l'equilibrio faticosamente raggiunto da Peter va in frantumi, facendogli perdere il controllo sulla propria vita".

I giudizi:

"Un libro che affronta di petto la questione dell'identità. Le paure e la rimozione, quello strano desiderio di vita e di morte, tutto insieme, che prende a tratti i sopravvissuti... Colpisce nella sua capacità di lasciare intatta la storia da cui prende spunto, per crearne un'altra. Sincera e profonda."
Elena Loewenthal, La Stampa

"Una formidabile testimonianza della persistenza dell'impronta della guerra sugli innocenti e su come quell'esperienza segni una vita per sempre."
Chicago Tribune

"La Feldman getta uno sguardo sconcertante e commovente nell'animo di un uomo i cui tentativi di seppellire il proprio passato non bastano a non farlo riemergere nella sua vita presente."
Publishers Weekly

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Cos'è l'amore?

"Amore, cosa è Amore? Credo che l'amore sia qualcosa che non si possa tradurre in parole. Amore è capire qualcuno, averlo caro. Dividere con lui gioia e dolore... Hai diviso qualcosa, qualcosa hai dato, qualcosa hai ricevuto... e non importa se sarai sposata o no, se avrai un figlio o no...

ciò che importa è la certezza che per tutta la vita qualcuno ti starà vicino... e ti capirà, e non dovrai dividerlo con nessuno!"
Libera traduzione dal Diario di Anne Frank, giovedì 2 marzo 1944. Mariapia Bernicchia

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Cara Anne, grazie per quello che ho imparato

Trapani, 27 gennaio 2006. Pochi docenti, in Italia e all'estero, sono capaci di insegnare la Shoah. Insegnare la Shoah significa conoscere le porte che conducono al cuore e alla coscienza dei bambini, per trasferire loro la più grande e fondamentale testimonianza della Storia. In quel numero esiguo di educatori che si sono assunti la grande responsabilità di trasmettere la verità e il ricordo alle nuove generazioni, ha un posto, senza dubbio, Margherita Campaniolo. Ecco un'altra lettera che un suo piccolo allievo ha inviato ad Anne Frank:

Cara Anna,
oggi la Maestra ha letto la tua storia e mi è venuta tanta tristezza.
Io non riesco a pensare che tu abbia trascorso due anni in una stanza buia, vecchia e al freddo.
Capisco molto la sofferenza che avete avuto voi Ebrei.
Una ragazzina come te, fantasiosa ed espressiva doveva essere libera di fare di più di quello che fa una ragazzina normale, ma invece sei finita in una vita triste e sconsolata.
Credo che quando il 27 Gennaio si ricordano tutti gli Ebrei per la loro morte, tu sei la più ricordata e tra tutte le storie che ho sentito, la tua è quella che colpisce di più al cuore.
Ti ringrazio per quello che mi hai fatto capire. Grazie per quello che ho imparato. Giuliano

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Perché Anne Frank non può rappresentare l'Olanda

Più della metà dei membri del parlamento olandese hanno proposto di assegnare la cittadinanza olandese postuma ad Anne Frank. La giovane autrice del Diario e dei Racconti dell'alloggio segreto parlava e scriveva perfettamente l'olandese, ma non fu mai cittadina dei Paesi Bassi, nonostante - secondo quanto scrisse- fosse un suo vivo desiderio.

Il ministro dell'Immigrazione olandese, dopo consultazioni legali, non ha accolto la richiesta, affermando che la concessione della cittadinanza ad Anne costituirebbe un "pericoloso precedente". Non essendo cittadina olandese, la giovane vittima della Shoah non può essere adottata ufficialmente come simbolo dell'Olocausto nei Paesi Bassi.

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Chi è felice

Consiglio a tutti gli amici di Anne's Door la pagina del Diaro di Anne di martedì 7 marzo 1944. E ' un autoritratto. Anne ci presenta se stessa, e lo fa con un acume da analista esperta, vaglia il suo passato con serietà, scandaglia il suo comportamento e ci dona riflessioni di alto valore etico. Sappiamo da lei che è diventata donna, che le piace la libertà, che adora le persone vere, scopriamo le sue " ali ". Scopriamo anche che Anne ha dovuto legare le sue ali fisiche perchè lo spazio vitale nel quale è castigata a muoversi la fanno sbattere in continuazione, e allora, Anne si lega le ali e vola con le ali dello spirito e con quelle ci porta a volare con lei. E' sera e ci fa pregare così:

Ti ringrazio mio Dio per tutto ciò che è buono e caro e bello...

E' chiusa in un buco, è sotto gli occhi di adulti petulanti, è nel fiore della giovinezza, è costretta a dividere la sua stanza con un uomo estraneo... e trova la purezza cristallina per dirci:

Va'   fuori al sole... Pensa al bello e sii felice!... Chi è felice farà felice anche gli altri!

Qualsiasi commento rischierebbe di sciupare tanta bellezza! Mariapia

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In confidenza

Mi piace il carattere di Anne, è una donna anche se ancora bambina. Mi affascina il suo straordinario spirito di osservazione, il suo modo di descrivere il suo vissuto. Anne è la vita per quel rifugio segreto, senza di lei non ci sarebbe storia. Mi piace la Anne che fa i capricci, che scrive: "fremo di rabbia e non lo posso mostrare. Vorrei pestare i piedi, gridare, scuotere furiosamente la mamma, piangere... per le parole insensate, gli sguardi beffardi, le accuse che mi colpiscono come frecce ogni giorno... Vorrei gridare: "Lasciatemi in pace. Lasciatemi andare!..."

Ma non posso farlo, non voglio che lancino nemmeno un'occhiata nelle ferite che mi hanno inferte, non voglio la loro compassione... e qui Ann e inizia con una serie di aggettivi da premio per la letteratura... dice che la   trovano: leziosa, ridicola, insolente, maliziosa, pigra, egoista, stupida, vile, calcolatrice...
Su questa pagina di confidenze si possono passare ore, tante ne servono per convincerti, Anne , che non sei leziosa, non ridicola, non insolente... Per consolarti ti consiglierei di andare di sopra e attraverso la finestrella,   guardare il cielo! Mariapia Bernicchia

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Imparare a volare

Cara Anne, vorrei provare a consolare la tua "tristezza mortale". Ce ne parli di rado, ma sai sempre farlo con discrezione. La tua tristezza mortale esplode quando senti che la figlia della signora Koophuis va a teatro, va in barca, ha amici... Anche tu  vorresti divertirti, e ti scusi con noi che ti leggiamo, per il tuo lamento, ci ricordi che:

"La carta è paziente". Quando viene qualcuno di fuori, col vento negli abiti e il freddo in viso, vorrei ficcare la testa sotto le coperte per non pensare... Vorrei andare in bicicletta, ballare, fischiettare, guardare il mondo, sentirmi giovane, sapere che sono libera... Che poesia in queste parole, impariamo da lei, smettiamola di lamentarci, ascoltiamo  i suoi insegnamenti. Il Diario di Anne è un corso di "ali"!

Mariapia Bernicchia

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Anders , proiezione del sogno

Sottopongo alla riflessione degli "amici di Anne" il pezzo che segue.

"Poi mi addormento con la strana sensazione di voler esser diversa da quella che sono o di voler esser diversa da quello che voglio, forse anche fare diversamente da come voglio e da come sono. Oh, cielo....!

E', a mio avviso, come un fiore che sboccia, emana profumi rari, è di straordinaria fragranza, va letto sussurrando, e una sola volta, proprio come ci invita a fare lei, non va capito, va attraversato così, come viene, tutto poggia su quel diversa , in tedesco anders.  E' la proiezione del sogno, del desiderio, è la dimensione del non è.... Maria Pia Bernicchia

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La casa in cui Anne Frank passò l'infanzia diventa un rifugio per scrittori perseguitati

Amsterdam, 29 ottobre 2005. Grazie a una campagna di sensibilizzazione partita dalla TV olandese, l'abitazione in cui Anne Frank visse con la sua famiglia prima di entrare in clandestinità, situato in Merwedeplein, ad Amsterdam, è stato affidato alla Amsterdam Foundation for Cities of Refuge. La casa è stata restaurata nello stile anni '30 in cui era quando vi risiedevano i Frank. Arredatori, designer , fabbri e falegnami hanno lavorato - ispirandosi a fotografie d'epoca - per ricondurre anche gli interni all'apparenza che avevano nel 1942, quando la famiglia li abbandonò per rifugiarsi nell'Alloggio Segreto in Prinsengracht.

A differenza della casa in cui i Frank si nascosero e furono arrestati dai nazisti, divenuta un museo, l'appartamento in Merwedeplein servirà ad ospitare scrittori stranieri perseguitati nei loro Paesi. Il primo ospite sarà il poeta algerino El-Mahdi Acherchour. L'idea di salvare la casa in cui la famiglia Frank visse in Olanda, dopo essere fuggita dalla Germania nazista, è lodevole. L'uso che se ne farà, però, appare improprio. Anne non fu perseguitata in quanto scrittrice, ma perché era ebrea. Le iniziative della Amsterdam Foundation for Cities of Refuge sono importanti e devono essere sostenute, perché rappresentano il diritto umano alla libertà di espressione. Anne Frank resta però un simbolo dei sei milioni di ebrei sterminati durante la Shoah ed è solo questo che dovrebbe rappresentare la casa in cui visse la maggior parte della sua infanzia.

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Le 100 Anne Frank
Novantanove diari non scritti

A marzo 2006 in libreria,"Le 100 Anne Frank" di Roberto Malini. Con le prefazioni di Nedo Fiano e Andrea Jarach.Anne Frank e il suo Diario sono nel mondo i simboli più noti della Shoah. La vicenda della giovane ebrea tedesca rifugiatasi con la famiglia ad Amsterdam per sottrarsi alla persecuzione antisemita condotta dai nazisti, arrestata dopo una lunga clandestinità all’interno di un alloggio segreto, deportata ad Auschwitz e morta a causa degli stenti e del tifo a Bergen-Belsen ha commosso milioni di lettori in tutto il mondo. Le versioni cinematografiche e televisive della sua testimonianza, i documentari dedicati alla sua vita e alla sua morte hanno fatto di Anne Frank un’icona del nostro tempo, della sua immagine e della sua opera oggetti di culto. Fuori dal mito, Anne rappresenta da una parte il lato eroico degli ebrei europei durante le repressioni e il genocidio perpetrati dai seguaci di Hitler (emblematico in tal senso è l’altruismo che dimostrò a Bergen-Belsen, attestato da testimonianze dirette), dall’altro il loro ruolo di vittime predestinate all’annientamento nelle camere a gas e nei forni crematori.
Sotto questo aspetto, l’autrice del Diario è una delle tante “Anne Frank” assassinate nei campi di sterminio, una fra sei milioni di vittime innocenti della Shoah. Quando Yad Vashem – il più importante istituto di ricerca sulla Shoah attivo nel mondo – ha reso disponibile in rete l’archivio delle vittime della Shoah, l’ho subito consultato, talora per aiutare alcuni amici a reperire informazioni relative a familiari scomparsi nell’Olocausto. Grazie all’archivio, che comprende oltre tre milioni di nominativi, con schede compilate dai familiari superstiti e a volte documenti fotografici, ho inoltre potuto compiere una ricerca che, mi sembra, contenga elementi educativi adeguati a far riflettere le nuove generazione sui numeri tragici della Shoah. Digitando il nominativo "Anne Frank", ho verificato che sono registrate circa 100 donne, ragazze o bambine con quel nome. Sono le 100 Anne Frank, vittime dell’odio contro gli ebrei. Secondo il paese di origine, "Anne" diventa Chana, Hannah, Ani, Anna, Anita. Le 100 Anne Frank hanno vissuto nelle città, negli shtetl, nelle zone rurali dei paesi europei che si trovavano nelle mire dei nazisti. Una volta identificate, le 100 Anne Frank (tedesche, polacche, ceche, ungheresi, rumene, greche, lituane ecc.) furono arrestate, deportate e gassate nei campi di morte; uccise dagli stenti o dalla violenza nei ghetti; fucilate o assassinate con altri metodi brutali.  Delle 100 Anne Frank ci restano una storia che tutto il mondo conosce, ma anche 99 diari non scritti: vicende umane di esistenze diverse, di gioie, dolori, speranze, sogni improvvisamente negati nell’odio, nell’indifferenza, nel fumo e nel fuoco. 100 Anne Frank di cui ci restano in qualche casi solo una data e un luogo tragico. 100 vicende di cui rendere testimonianza alle generazioni future, 100 vite da ricordare, esempi dell’orrore che si impadronì dell’Europa e che non deve essere dimenticato."

Prefazione di Nedo Fiano

Non è questo un libro come tanti altri.
E’ un coro straziante di appena cento dei sei milioni di ebrei che con violenza furono trascinati a morire insieme con i loro cari, nelle fornaci incandescenti dei campi di sterminio realizzate dai Nazisti. E lì bruciati, inceneriti.
Fu un evento limite della storia umana. Fu un meccanismo di morte minuzioso e spietato, privo di precedenti storici e di paragoni possibili.
Queste cento voci femminili alzano il sipario sulla smisurata tragedia degli ebrei scovati nelle cantine, nelle soffitte, negli ospedali, nelle chiese, nelle campagne, strappati brutalmente agli affetti, alla vita nell’indifferenza di molti. Anzi di troppi.
L’orgia sanguinaria delle SS che nei crematori e nei ghetti hanno distrutto, cancellato, sradicato una cultura millenaria e viva del nostro continente, qui rivive ancora fortissima. Lacerante, sconvolgente.
“Quelle” grida disumane le ho sentite come allora.
Ho pianto….

Nedo Fiano

18 luglio 2005

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Anne Frank, simbolo universale della Shoah
Di Roberto Malini

Al di là della Storia e della cultura

Anne Frank è agli occhi del mondo il simbolo più rappresentativo della Shoah . Nella sua vicenda l'uomo del nostro tempo legge e interpreta il significato della discriminazione, repressione, persecuzione, prigionia e sterminio di sei milioni di ebrei. Nonostante il cinema -quello tradizionale e quello di animazione- ne abbiano presentato al grande pubblico un'immagine edulcorata, lacrimevole e poco attenta alla complessità del pensiero della giovane scrittrice, è a lei che la "Storia scritta dalle vittime" affida il ruolo di trasmettere il contenuto umano, storico e culturale di un'epoca. Attorno alla figura di Anne, al suo Diario e agli altri suoi scritti è fiorito un culto, forse il fulcro di quel sistema religioso civile -di cui scrive Annette Wieviorka- che si sviluppa attraverso la celebrazione del Giorno della Memoria e delle ricorrenze internazionali e locali legate alla Shoah ; i pellegrinaggi presso Auschwitz e gli altri campi di sterminio; l'edificazione di memoriali e le "marce dei vivi". La giovane vittima dell'odio nazista è oggi a tutti gli effetti la più importante icona di questa cerimonia del ricordo, necessaria al riscatto dell'uomo e a una sorta di purificazione della Storia.

I documenti che ci ha trasmesso sono iscritti a chiare lettere nella coscienza collettiva e appartengono a tutti gli esseri umani, soprattutto alle nuove generazioni che, allontanandosi dall'abisso del recente passato, possono contribuire alla metamorfosi, auspicata nel Diario. Così, se il valore delle testimonianze di Edith Stein, Etty Hillesum e altri sopravvissuti -primo fra tutti Elie Wiesel- sono colonne della cultura contemporanea, indispensabili per comprendere ciò che avvenne, le parole di Anne Frank travalicano sia la dimensione letteraria che quella storica e si pongono quale fondamento morale di una nuova umanità.

In uno dei Racconti dell'Alloggio Segreto , Dare , scrive uno dei suoi numerosi messaggi emblematici, semplici e senza tempo come i precetti degli antichi maestri: "Tutti possiamo cominciare fin da questo istante a cercare di cambiare il mondo e ognuno di noi, grande o piccolo, può dare il suo contributo a diffondere un po' di giustizia".

La vicenda di Anne Frank, allegoria della Shoah

I Frank erano ebrei, ma non ortodossi: una famiglia perfettamente integrata nella vita di una grande città tedesca, colta, operosa, attiva nei campi dell'industria e del commercio: Francoforte sul Meno. Lì Anne nacque il 12 giugno 1929, in una famiglia benestante. Nel 1933, a causa delle leggi razziali promulgate da Hitler e dalle successive repressioni antiebraiche,   la sua famiglia emigrò ad Amsterdam, in Olanda. Grazie al talento manageriale del padre, sempre in grado di sopperire agli alti e bassi delle ditte che dirigeva, Anne trascorse un'infanzia serena e

senza privazioni fino al 1942, nonostante i nazisti avessero   invaso l'Olanda già dal maggio del 1940, rendendo sempre più difficile la vita degli ebrei. Fu proprio nel giorno del suo tredicesimo compleanno, il 12 giugno 1942, che la ragazza ricevette in dono il Diario dalla celebre copertina a quadretti. Due settimane dopo, il 6 luglio,   Otto Frank, la moglie Edith e le figlie Anne -la minore- e Margot si rifugiarono nell'alloggio segreto, in Prinsengracht 263, un appartamento sopra la società di produzione di marmellate e gelatine Opekta, fondata da Otto e sottrattagli dalle disposizioni antisemite a favore dei suoi dirigenti non ebrei, a lui fedeli tuttavia anche nella cattiva sorte. L'ingresso era celato da una libreria girevole. Il motivo della fuga precipitosa e dell'inizio di una vita in clandestinità fu la convocazione, da parte delle autorità, di Margot, per un'attività lavorativa "a est". A distanza di pochi giorni, altri quattro ospiti si aggiunsero a loro nell'alloggio segreto: Herman Van Peels, con la moglie Auguste e il figlio Peter e, poco più tardi, il dentista Fritz Pfeffer, amico dei   Frank. Condivisero la clandestinità per oltre due anni senza mai uscire all'aria aperta, potendo contare solo sull'aiuto di pochi amici: l'impiegata Bep Voskuijl , la segretaria Miep Gies e suo marito Jan,   alcuni dirigenti della società. Anne rappresentò, attraverso il suo talento di scrittrice, quella condizione, comune ad altri rifugiati nei paesi occupati dai nazisti, come una potente, universale allegoria dell'esistenza di chi è vittima della più grande ingiustizia:

"Vedo noi otto all'interno dell'alloggio   segreto," scrisse Anne la sera dell'8 novembre 1943, "come se fossimo un fazzoletto di cielo azzurro, stretti tutt'attorno da nubi nere gravide di pioggia. La piccola isola felice in cui ci troviamo è ancora sicura, ma i nuvoloni si fanno sempre più vicini e il cerchio che ci protegge dalla minaccia che incombe su di noi è sempre più piccolo. Guardiamo in basso, dove gli uomini si fanno guerra; guardiamo in   alto, dove ogni cosa sembra bella e serena, e nel frattempo siamo isolati a causa di   quella massa tenebrosa che non ci lascia andare né su né giù, che si pone davanti a noi come una barriera impenetrabile, che vuole annientarci appena potrà farlo. Posso solo gridare e pregare: -Oh cerchio, espanditi e apriti per noi!"   Il 15 luglio 1944 Anne lasciava all'umanità il suo testamento spirituale: "Sono partecipe del dolore di milioni di esseri umani, eppure quando rivolgo lo sguardo al cielo penso che tutto tornerà a seguire la via del bene, che anche questa durezza spietata avrà termine e nel mondo torneranno tranquillità e pace". Il   4 agosto dello stesso anno gli ospiti dell'alloggio segreto vennero denunciati da un collaborazionista e furono arrestati. Il solo Otto Frank sopravviverà ai campi di concentramento. Anne fu deportata dapprima, come i suoi familiari e compagni di clandestinità, nel campo di lavoro di Westerbork, poi ad Auschwitz e quindi a Bergen Belsen, dove morì di privazioni e di tifo i primi di marzo del 1945. "Voglio continuare a vivere dopo la mia morte," aveva scritto il 4 aprile 1944. Sfuggito ai nazisti, il suo Diario fu consegnato alla memoria dell'umanità, capolavoro giovanile di una scrittrice le cui opere mature ci sono state negate e documento   fondamentale per conoscere e comprendere "come noi ebrei abbiamo vissuto, ci siamo nutriti e abbiamo comunicato qui".

Gli scritti di Anne Frank, eredità di tutta la società umana

Il Diario di Anne Frank e i suoi Racconti sono per retaggio proprietà morale di tutta l'umanità, perché così desiderava l'autrice, che scrisse: "Lavorerò per il mondo e per l'uomo" e perse la vita nella più grande e terribile delle tragedie, consegnandoci attraverso i suoi scritti il significato della sua esistenza e della sua fine. Definire la natura di "documento storico" di opere come i testi di Anne Frank, i diari di Dawid Rubinowicz, Dawid Sieriakowiak ed Helga Deen, Il Libro ritrovato di Simha Guterman, riconoscendo loro una consistenza educativa fondamentale per il progresso dell'umanità e distinguendoli da opere letterarie soggette a infinite limitazioni è a mio avviso una priorità per la ricerca storica, la pedagogia, l'educazione alla tolleranza. I veri eroi del XX secolo, guide per l'umanità dell'avvenire dovrebbero costituire inoltre -proprio per l'universalità e il valore inestimabile del loro messaggio- una fonte illimitata di ispirazione per scrittori, artisti, sceneggiatori e registi.

Il filtro della cosidetta "finzione" o creatività favorisce -come scrive Marcello Pezzetti, esperto di cinema e Shoah -   una presa di coscienza storica, segnando l'immaginario grazie al suo impatto emozionale. Solo la libertà di utilizzo dei grandi simboli può consentire un'epica del Bene, rielaborata razionalmente dallo spettatore come faceva il lettore o l'auditore dei grandi poemi eroici dell'antichità.

Non a caso Rami Lavitzky, Andrea Jarach e io stiamo lavorando per pubblicare senza fini di lucro un documento straordinario: la testimonianza di Michael Pruzan,   scrittore e intellettuale sopravvissuto alle persecuzioni di Vilna, in Lituania. La sua opera si intitola Desiderio per il verde .

Anne Frank scriveva "per sconfiggere la morte". Nella coscienza comune, lei è simbolo del Bene, in opposizione a Hitler, simbolo del Male. Sono due archetipi, due poderosi paradigmi, forse i soli modelli educativi irrinunciabili per una nuova scuola di vita. L'autrice del Diario è l'immagine reale della Shoah ; reppresenta tutte le vittime del genocidio nazista, così come Oskar Schindler rappresenta il "giusto" ed è divenuto icona primaria del concetto stesso di vera giustizia (anche grazie al film di Spielberg), più di Giorgio Perlasca e Dimitar Peshev. Anne ci ha lasciato una traccia nobile, evidente, quasi "sacra" nella sua rappresentatività dei più elevati valori della cultura umana, dei suoi pochi anni vissuti. La sua vita passata, proiettando lei oltre la morte, ci redime. "Ciò che abbiamo realizzato nella pienezza della nostra vita passata, nella sua ricchezza di esperienza, questa ricchezza interiore, nessuno può sottrarcela," ha scritto il grande psicologo sopravvissuto ai campi di sterminio Viktor E. Frankl.

Difendere la memoria

Ci si chiede se il mondo abbia tratto insegnamenti importanti dall'immane tragedia della Shoah , se vi sia ancora possibilità di riscatto. La risposta si cela forse proprio nel valore della Memoria e nei suoi simboli, che vanno difesi e resi accessibili a tutti: i luoghi del ricordo, il Diario di Anne Frank,   l' Autoritratto con la Stella di David dell'artista Felix Nussbaum, Il girasole di Simon Wiesenthal, le composizioni di Erwin Schulhoff e molti altri documenti e opere. Difendere la memoria è un impegno inderogabile. Vi è la necessità di continuare nell'opera di recupero, conservarzione e divulgazione di ogni traccia o icona che possa servire da orientamento per i giovani; vi è la priorità di evitare che luoghi e ambienti intimamente connessi alla storia della Shoah siano cancellati, come i sotterranei della Stazione Centrale di Milano dal cui Binario 21 partirono senza fare ritorno centinaia di cittadini italiani di fede od origine ebraica. Anne Frank è una bandiera di questo grande progetto che continua instancabilmente; nei valori di speranza che la giovane promosse vi è l'identità non sbiadita di chi è erede morale delle vittime. Celebrare Anne Frank significa celebrare la memoria della Shoah .

Sotto un profilo puramente culturale, Anne Frank rappresenta l'anello di congiunzione fra tradizioni spezzate e la rinascita di una cultura ebraico-europea. La Shoah ha interrotto una scuola di pensiero, letteratura e arte, creando un baratro profondo fra passato e presente. Basti pensare all'opera della poetessa ebrea tedesca Else Lasker-Sch ü ler, pari per valore letterario a quella di Emily Dickinson. Costretta ad abbandonare la Germania nel 1933, la Lasker-Sch ü ler non ha avuto la possibilità di dare vita a una scuola di letteratura ebraico-europea.   "Saliva da tutte le case / un dolore, che si espandeva ovunque / e si posò su di me". E' stata una perdita irreparabile per la cultura europea, seconda solo all'annientamento dell'antica tradizione Yiddish . Direttamente o indirettamente, con la forza del suo esempio, la profondità e la purezza del suo pensiero,   il dramma della sua sofferenza a Westerbork e Auschwitz e della sua morte a Bergen-Belsen, Anne porta su di sé i segni di tante perdite. E dal passato, riesce ancora ad ammonirci, cogliendo la nostra natura e invitandoci alla trasformazione:

"Non credo che la guerra sia causata solo dai potenti, dai governanti e da chi ha molto denaro. No, l'uomo comune la fa altrettanto volentieri, altrimenti i popoli si sarebbero già ribellati da molto tempo. Nell'uomo esiste l'impulso di annientare, fare del male, uccidere e infierire sulle vittime e fino a quando l'umanità intera, senza eccezioni, non avrà subito un grande cambiamento, la guerra continuerà e tutto ciò che è stato edificato, allevato, amato, sarà ancora distrutto e ridotto in cenere. E si continuerà così".

L'11 aprile 1944 Anne Frank definì come una "missione" ogni prova di forza morale e di fede offerta nella Storia dal popolo ebreo. E lei sapeva già di far parte di quella missione.

Era giovane, ma un dono speciale le consentiva di comprendere la Storia che si svolgeva intorno a lei. Il 9 ottobre 42 descrisse con lucidità e sorprendente esattezza le fasi della deportazione degli ebrei olandesi, dall'arresto al trasferimento al campo di lavoro di Westerbork, dove gi prigionieri venivano rasati, privati di identità, affamati e sottoposti al trattamento più inumano; poi, in base alle notizie ricevute da Miep Gies e dalla radio, scrisse di come si moriva nei campi di sterminio, citando il più terribile strumento di morte: le camere a gas.

Vi è chi si chiede se Anne Frank abbia mantenuto la sua "fede nell'intima bontà dell'uomo" anche durante la deportazione, sostenendo che nei lager fosse impossibile mantenere tanta nobiltà d'animo. Nel 1997, in un'intervista pubblicata sulle pagine di Newsweek Magazine, Irma Menkel -che conobbe Anne e la sorella Margot a Bergen-Belsen e le vide spirare- le ha descritte come due ragazze piene di forza d'animo, speranza e generosità; altruiste, impegnate ad aiutare i più piccoli e indifesi prigionieri del lager. Sì, gli occhi di Anne Frank riuscirono a guardare il cielo anche negli ultimi istanti della sua esistenza, quando la febbre del tifo e gli stenti le tolsero la vita mentre giaceva su un lurido giaciglio all'ingresso di una baracca del campo di Bergen-Belsen. Perché il cielo era dentro di lei. (Le illustrazioni sono di Jon Foster e Tim Bradstreet. Si ringraziano gli artisti e la 263films)

Bibliografia

Annette Wieviorka, La construction de la mémoire de la déportation et du génocide in Storia e memoria della deportazione, Firenze 1996.

Anne Frank, I Racconti dell'Alloggio Segreto , Torino 1983.

Anne Frank, Diario , Torino 1954.

Diario di Dawid Rubinowicz , Torino 1960.

Diario di Dawid Sieriakowiak , Torino 1997.

Simha Guterman, Il libro ritrovato , Torino 1994.

Helga Deen, Diario , in corso di pubblicazione a cura dell'Archivio Regionale di Tilburg (Olanda).

Michael Pruzan, Desiderio per il verde , (inedito).

Viktor E. Frankl,   Uno psicologo nei lager , Milano 1975.

Così morì Anne Frank , Intervista a Irma Menkel, su Newsweek Magazine, 21 luglio 1997.