La Kabbalah vestita di seta e quella nuda


Il Kabbalah Centre di Tel Aviv, istituzione privata in cui la mistica ebraica è presentata in una forma popolare e commercializzata, è al centro di roventi polemiche. Il direttore del centro, Shaul Youdkevitch, è stato arrestato dalle autorità israeliane con l'accusa di frode in seguito alla denuncia di un "adepto", cui Youdkevitch ha chiesto un contributo di ben 50.000 euro per tentare di guarire, grazie alla preghiera e alle arti cabalistiche, un grave tumore maligno di cui soffre la moglie. Il Kabbalah Centre di Tel Aviv era salito agli onori della cronaca per aver ospitato la popstar Madonna, recatasi in terra d'Israele per un periodo di studio e meditazione.

"Mia moglie Leah è peggiorata, nonostante le promesse dell'allora direttore del centro Moshe Rosenberg, finché la morte l'ha raggiunta, nello scorso agosto," ha dichiarato il fedele, che si chiama Boris, al quotidiano Guardian. Il Kabbalah Centre si difende replicando che la donna è stata sostenuta con assiduità perché non si arrendesse al male ed è stata sempre invitata a non interrompere le cure. Per dimostrarlo, esibisce le fatture riguardanti i pagamenti di ingenti somme legati proprio ai trattamenti cui Leah è stata sottoposta nella fase più grave della malattia. La sede principale del Kabbalah Centre è a Los Angeles, dove fu aperta da Philip S. Berg. Personaggi di rilievo, da Madonna a Britney Spears, frequentano i suoi corsi, con la guida di un maestro spirituale personale. Al di là di come finirà la vicenda giudiziaria, bisogna distinguere la kabbalah vestita di seta (ingioiellata di vanità e ammantata di lusinghe) e la Kabbalah vestita di stracci, nutrimento dell'anima più povero di un pezzo di pane secco. Il Rabbi di Kobrin diceva che, siccome l'indole umana è incline al male, bisogna opporsi alla sua volontà, che è attratta più dalla "seta" che da misere vesti: "Se l'indole mi dice 'vai a sinistra', io vado a destra; se mi dice di andare a destra, vado a sinistra". R.M.

(Nella foto: Rabbi Berg).


La luce nascosta

Se vuoi conoscere l'illuminazione occulta
e i misteri della Torà, che solo l'ultimo
giorno del tempo umano saranno rivelati,
devi immergerti con la mente, il cuore e l'anima
nella contemplazione del mondo divino
e chiederti se ogni azione che compi
è degna di quel mondo, da cui ha origine il bene.
Quando intuirai la luce, le tue parole
saranno simili al vero e diventerai giudice
delle tue azioni. Vincerai la paura alla sua fonte
e nessuna autorità, nessun potente,
nessuna belva, nessun assassino
potranno spaventarti, perchè avrai timore
solo del mondo divino.

Allora eleverai la paura alla sua sorgente,
che è la sapienza e sarai degno di apprendere
ciò che un uomo deve temere realmente.
Comprenderai che l'unica paura va rivolta
all'infinità del mondo divino.
Quindi discernerai le verità rivelate della Torà,
non quelle mistiche, e farai tua l'umiltà.
La tua preghiera sarà più pura,
libera dal tuo io e dalla materia.
Pregherai senza aspettarti niente in cambio,
pregherai senza egoismo, pregherai
e l'effimero della tua vita lascerà posto all'eterno.
Seguendo questa via, comprenderai i misteri
della Torà, conoscerai la luce occulta
che solo l'ultimo giorno del tempo umano
sarà rivelata: ecco cosa puoi avere dalla meditazione.

Da Le emanazioni dell'anima , di Rabbi Nachman di Bratislava.


La Kabbalah contro le nuove malattie

E' iniziata in tutto il mondo una preghiera ebraica contro una malattia che minaccia l'umanità, il più recente di tanti mali che regnano sul nostro tormentato pianeta.

I maestri della Kabbalah, coloro che pregano nel silenzio o sussurrano al cielo parole purissime, coloro che - simili a stelle - emanano splendore e amore intorno a sé, invocano:


Tu e i tuoi, non crescete,
non venite,
andate via, tornate indietro!


C'è una kabbalah per tutti e una Kabbalah per pochi ...

Di Roberto Malini e Abraham Greenbaum

Il regista americano Tuvia Tenenbom, direttore dal 1994 del Teatro di New York, lancia una crociata contro la moderna Kabbalah : porter à sul palcoscenico un'opera farsesca che riveler à quella che - a suo dire - sarebbe la "frode della Kabbalah ". Tenenbaum se la prende soprattutto contro i personaggi pubblici che si avvicinano alla Kabbalah divenendone, per certi versi , "ambasciatori". Prima fra tutti, la popstar Madonna. "Voglio dire alla gente: svegliatevi" Tuona Tenenbaum. "Attenti a chi vi confonde le idee. Madonna è fantastica durante i concerti e nei video musicali, ma non sarà certo lei a spiegarvi l'ebraismo". Ebreo di origine polacca, il regista vanta ascendenze rabbiniche; il grande mistico e studioso Rabbi Gershon Henoch è suo avo. Tenenbom, noto per le sue opere trasgressive, debutterà a metà novembre con il nuovo spettacolo, che metterà alla berlina il Kabbalah Center di New York e personalità quali il rabbino israeliano David Batzri e Philip K. Berg, fondatore del più noto movimento cabalistico americano. Nelle critiche che il regista rivolge ai gruppi di studio cabalistici contemporanei indubbiamente vi è del vero. Non bisogna però dimenticare che la mistica ebraica sta rinascendo dopo che le grandi scuole e i rappresentanti della spiritualità hassidica - annientati dalla Shoah - hanno faticosamente cercato una nuova identità e una nuova missione nella contemporaneità. La Kabbalah avrà sempre un'espressione di massa, dietro alla quale, però , studiano e ricreano le basi di una disciplina antica e meravigliosa le personalità più profonde della cultura e della religione ebraica. Grazie agli studi che conduco da molti anni, ho la fortuna di conoscere alcuni dei più seri cabalisti, che operano lontani dalle luci mondane per servire gli ideali della conoscenza, dell'uguaglianza fra esseri umani e della pace. Uno di loro, Rabbi Avraham Greenbaum, ha voluto rendere un grande onore a me e al giovane fotografo Steed Gamero, scrivendo una prefazione alla nostra opera (presente nella sezione Kabbalah ), che è contemporaneamente una dichiarazione di intenti della mistica ebraica contemporanea:

Che cosa? Chi?

L' opera Naran, riflessi ed echi della Kabbalah mi ha colpito profondamente. La Kabbalah insegna all' uomo a chiedersi "Che cosa" e "Chi". In che cosa consiste questo nostro mondo pieno di misteri e Chi lo portò in essere? Non io, Non voi. Se vogliamo finalmente soffermarci a guardare dentro di noi, a contemplare le nostre vite, ci accorgeremo che siamo ossessionati da futili distrazioni che distolgono la nostra attenzione dalla ricerca, fuori di noi, della gloria radiosa che appartiene alla sorgente da cui scaturisce la realtà di questo singolare, meraviglioso mondo. Quando abbandoneremo le nostre "divinità" fatte d' oro e d' argento e cercheremo questa luminosa verità , troveremo unità , amore e serenità . Non avremo più bisogno di armi letali, quando ci incammineremo tutti insieme sulla via della vita e della verità . Rabbi Avraham Greenbaum


Rabbi Avraham Greenbaum è nato in Inghilterra nel 1949. Si è laureato all' università di Cambridge ed ha condotto studi approfonditi non solo nell'àmbito dell' ebraismo, ma in molte discipline. Negli anni '70 si è dedicato ad approfondire la sua conoscenza della Torah e del misticismo ebraico. Nel 1980 si è trasferito con moglie e figli in Israele, a Gerusalemme, per proseguire i suoi studi, scrivere e insegnare. Nel 1986 ha fondato l' Azamra Institute. Nel 1988 è stato ordinato da Rabbi Meir Bransdorfer del Consiglio Rabbinico Ortodosso di Gerusalemme. Ha pubblicato oltre venti libri sull' insegnamento di Rabbi Mosh è ben Nachman detto Nahmanide (1194-1270). Nel 1995 è uscito il suo libro The Wings of the Sun (Le ali del sole), uno dei testi più importanti sulla salute del corpo e della psiche nella tradizione ebraica.


Naran
Riflessi ed echi della Kabbalah

Foto di Steed Gamero

Testi di Roberto Malini

Note introduttive di
Rabbi Avraham Greenbaum
Rabbi Michael Whitman
Velver Spiegler

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Che cosa? Chi?

L'opera Naran, riflessi ed echi della Kabbalah mi ha colpito profondamente. La Kabbalah insegna all'uomo a chiedersi "Che cosa" e "Chi". In che cosa consiste questo nostro mondo pieno di misteri e Chi lo portò in essere? Non io, Non voi. Se vogliamo finalmente soffermarci a guardare dentro di noi, a contemplare le nostre vite, ci accorgeremo che siamo ossessionati da futili distrazioni che distolgono la nostra attenzione dalla ricerca, fuori di noi, della gloria radiosa che appartiene alla sorgente da cui scaturisce la realtà di questo singolare, meraviglioso mondo. Quando abbandoneremo le nostre "divinità" fatte d'oro e d'argento e cercheremo questa luminosa verità, troveremo unità, amore e serenità. Non avremo più bisogno di armi letali, quando ci incammineremo tutti insieme sulla via della vita e della verità.

                                                    Rabbi Avraham Greenbaum

Rabbi Avraham Greenbaum è nato in Inghilterra nel 1949. Si è laureato al'università di Cambridge ed ha condotto studi approfonditi non solo nell'àmbito dell'ebraismo, ma in molte discipline. Negli anni '70 si è dedicato ad approfondire la sua conoscenza della Torah e del misticismo ebraico. Nel 1980 si è trasferito con moglie e figli   in Israele,   a Gerusalemme, per proseguire i suoi studi, scrivere e insegnare. Nel 1986 ha fondato l'Azamra Institute. Nel 1988 è stato ordinato da Rabbi Meir Bransdorfer del Consiglio Rabbinico Ortodosso di Gerusalemme. Ha pubblicato oltre venti libri sull'insegnamento di Rabbi Moshè ben Nachman detto Nahmanide (1194-1270). Nel 1995 è uscito il suo libro The Wings of the Sun (Le ali del sole), uno dei testi più importanti sulla salute nella tradizione ebraica.

La Kabbalah e il valore della pace

L'opera Naran, riflessi ed echi della Kabbalah ci induce a riflettere su temi fondamentali. La mia concezione della Kabbalah è quella dell'ebraismo tradizionale. I fondamenti della tradizione ebraica, riguardo alla spiritualità, invitano a cercare, oltre la superficie, il valore fondamentale della pace. L'eco della Kabbalah ci invita a cercare un equilibrio fra i bisogni dell'individuo e quelli della comunità.

                 Rabbi Michael Whitman

Rabbi Michael Whitman è nato a Menphis, nel Tennessee (U.S.A.) e ha servito come rabbino a New Orleans, Louisiana e a New Haven, Connecticut. Quindi si è trasferito con la moglie e i quattro figli a Montreal, in Canada, , dove è responsabile e leader spirituale della congregazione ortodossa Adath Israel Poale Zedek Anshei Ozeroff. Rabbi Michael Whitman insegna presso importanti università, accademie e istituti per la cultura ebraica. Ha pubblicato decine di articoli e saggi ed è un'importante guida spirituale per la comunità ebraica canadese.

Un convivio di anime

Ho ammirato le fotografie di Steed Gamero, immagini che offrono un'autentica ispirazione. Chi si addentra nella Kabbalah si eleva fino a raggiungere, a poco a poco, quell convivio di anime che possono offrire all'umanità un rimedio al dolore, all'egoismo e alla violenza. Penso che se i leader mondiali studiassero la Kabbalah , sarebbero presto in grado di prendere decisioni focalizzate sul reale benessere umano e molti aspetti negativi che affliggono il mondo potrebbero essere prevenuti. La Kabbalah è una dottrina ebraica, ma altre forme di misticismo consentono, se studiate con diligenza, di ottenere gli stessi risultati.

                                                            Velver Spiegler

Velvel Spiegler vive nel Massachusset (U.S.A.) ed è il fondatore del Jewish Healing Institut. Studioso e insegnante di misticismo, dedica particolare attenzione ai rapporti fra ebraismo e salute della mente, del corpo e dello spirito. Studia la Kabbalah dal 1974, con la guida spirituale di Rabbi Zalman Schacter e di Rabbi Dovid Dim. Le più importanti riviste che si occupano di ebraismo accolgono i suoi articoli dedicati alla spiritualità ebraica

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Fotografia, corrente di luce

La fotografia è fatta di luce e di colori, che nella mistica ebraica sono aspetti della gloria del creatore: "Era circonfuso da una luce splendida, simile a quella di un arcobaleno scaturito dalle nubi dopo la tempesta. Così mi apparve l'immagine della gloria divina". ( Ezechiele , 1,27-28). Nella Kabbalah i colori   sono emanazioni divine - sefiroth - che nel loro insieme compongono l'Albero della Vita. Le foto di Steed Gamero colgono tra le forme del mondo che sta in basso e le luci che provengono da quello superiore la gamma di colori - dall'invisibile all'accecante - che appaiono nella più sacra delle visioni: il mondo. Lo Zohar racconta come ebbero origine i colori e la luce nell'istante della creazione divina. "Una fiamma di tenebra balenò da un fremito dell'infinito, nell'abisso della sua esistenza. Come una forma in un luogo senza forma, racchiusa in un anello. Non era bianca, nera, rossa o verde: non aveva colore. Quando il creatore stabilì la realtà definita, originò i colori, che si distinsero dal buio. E dalla fiamma sgorgò una corrente di luce, lungo il cui corso si manifestarono i colori".


Le Tavole Celesti


Di Roberto Malini. Foto di Steed Gamero

Prima della creazione, lo spirito eterno
dei libri sacri era diffuso nell'universo vuoto
come un'idea perfetta: la fragranza dei fiori
divini, che non appassiscono mai.
Prima della creazione, la luce dei libri sacri
illuminava i mondi e gli esseri futuri,
ogni inizio e ogni fine, ogni creazione
e ogni disgregazione, ogni eco e riflesso,
ogni stella e ogni tenebra.

Nell' Enoc etiopico si menziona il mistero delle Tavole Celesti , il tesoro della conoscenza mistica su cui sono scritti i libri sacri, le verità assolute, i nomi di tutte le cose, le leggi universali, la storia di tutti i mondi, di tutte le creature e di tutti i popoli. Lo Zohar   sottolinea la diferenza fra le originali Tavole della Legge che il creatore affidò al popolo di Israele prima della vicenda del vitello d'oro e le successive, date dopo quell'episodio. Mentre sulle prime tavole ricevute e lette da Mosè era incisa l'onniscienza, le seconde riportavano i dieci comandamenti.   Così l'Enoc etiopico descrive le Tavole Celesti : "E rivolgendosi a me, disse: 'Enoc, osserva il testo delle tavole del cielo, leggilo e apprendi ogni cosa!'. Allora osservai le tavole, lessi ogni parola che riportavano, appresi ogni cosa. Lessi il libro e tutto quello che vi era scritto: le vite di tutti i figli della carne mortale, per tutte le loro generazioni".

 

Lo spirito dei libri sacri. Foto di Steed Gamero.

1· Prima della creazione, lo spirito dei libri era aroma di fiori.

2· La loro luce illuminava ogni inizio e ogni fine, ogni eco e riflesso.

3· Ogni creazione, ogni disgregazione.

4· Ogni stella e ogni tenebra.

5· "Leggi le tavole del cielo".

6· "Leggi le vite dei figli della carne"


I due mondi di Bereshit


Di Roberto Malini. Foto di Steed Gamero

"Alto" e "basso" sono le due metà del mondo e dell'universo materiali. La tensione di un'anima verso l'alto è sete di immortalità, nostalgia della patria celeste, mentre quella verso il basso conduce al ciclo degli esseri che nascono e muoiono. Il filosofo ebreo Filone di Alessandria (20/10 a.C. - dopo il 41 d.C.) espresse efficacemente nell' Erede delle cose divine il sentimento di quelle anime che, dopo aver conosciuto la purezza e la perfezione del cielo, siano cadute nel mondo fisico: "E' giusto credere che siano divenute disperatamente infelici quelle anime che, dopo aver respirato l'aria e l'etere più limpidi, incapaci di sopportare l'appagamento perfetto del cielo divino, siano precipitate sulla terra, popolata da mortali dall'indole malvagia". In un luogo anteriore al principio dell'universo, però, non vi era separazione fra i mondi e chi cerca la vera sapienza può trovare in basso le scintille che, appartenendo al mondo superiore, possono ricondurlo in alto. Lo Zohar invita a meditare sulla lettera bet, la seconda dell'alfabeto ebraico: "La lettera bet del termine bereshit , 'in principio', è simbolo dei due mondi materiali che ebbero esistenza all'inizio e a propria volta crearono altri mondi: il mondo superiore e quello inferiore, l'uno simile all'altro. Il primo creò il cielo e la terra dall'alto; il secondo fece la terra e il cielo dal basso. L'opera della genesi si realizzò nei due luoghi: un'opera dall'alto e una dal basso. La Torah comincia con la bet perché l'opera del basso è affine a quella dell'alto, avendo la prima formato il mondo dal basso, la seconda dall'alto".

 

Bereshit . Foto di Steed Gamero

1· "I due mondi del principio crearono gli altri mondi".

2· La tensione di un'anima verso l'alto è sete di immortalità.

3· "Infelici quelle anime che dal cielo caddero a terra".

4· Il mondo superiore creò il cielo e la terra dall'alto.

5· Il mondo inferiore creò il cielo e la terra dal basso.

6· L'opera del basso è simile a quella dell'alto.


Il giardino delle anime


Di Roberto Malini. Foto di Steed Gamero

Non è facile estinguere il desiderio di vivere in un corpo e godere dei doni del mondo materiale. Quando scende la notte con i suoi consigli, l'anima, chiusa in un sarcofago di carne, vorrebbe liberarsi della gravità di membra stanche che la circondano, di ossa che la attraversano come pali o spade, di tendini e muscoli che la avviluppano, di umori che la avvelenano. Quando il corpo riposa, l'anima ricorda l'infinita libertà del cielo, la viva eternità di giardini splendidi, l'incomparabile euforia del volo. Ma poi, quando scende con il suo manto nero - senza stelle - la morte, l'anima si fa prendere dall'orrore di tenebre incorporee e, come una falena si fa attrarre dalla luce di una lampada, è affascinata dal chiarore che la materia irradia. Senza riflettere, si getta quindi verso una delle finestre che si aprono sul dominio mortale, il cui splendore è solo oblio, illusione, sconfitta. Se il mondo fosse un giardino, l'anima umana potrebbe essere paragonata a una rosa. Non una rosa comune, ma il fiore dei fiori, una corolla prodigiosa cui il cielo concesse la facoltà di staccarsi dal viluppo di spine che la incatena al suolo e di volare. Ma, sedotta dalla bellezza e dalla generosità del giardino, la nostra rosa, nel tempo, perse la consapevolezza del suo dono. Il giardino delle anime è descritto nello Zohar : "Il santo creatore pianta le anime sulla Terra. Se mettono radici, crescono, se no lui le estirpa - tante volte quanto è necessario - e le trapianta, finché le loro radici attecchiscono. Allora l'anima cresce e matura. Beata l'anima che non è costretta a fare ritorno nel mondo materiale, per redimere gli errori commessi dall'essere umano cui dava vita".

 

Le radici dell'anima. Foto di Steed Gamero.

1· Di notte, l'anima ricorda l'infinita libertà del cielo.

2· Vorrebbe liberarsi dalle radici che affondano nella terra.

3· Quando viene la morte, un orrore di tenebre la coglie.

4· Il mondo assomiglia a un giardino.

5· E le anime sono simili a piante.

6· "Il creatore le pianta e le estirpa finché non attecchiscono".


Naran, i l segreto dei segreti


Di Roberto Malini. Foto di Steed Gamero.

Conoscere l'anima è la via maestra alla Quabbalah . L'anima, che è fulgore nella materia, che non ha determinazione né limiti, che nasce dal cielo come un fulmine e, ancora simile a un fulmine, si abbatte sul mondo materiale e ne rimane prigioniera, immemore della sua potenza e della sua natura ignea. L'anima di luce, che per tornare al cielo dei cieli deve arrampicarsi con lo spirito di un fanciullo sull'albero della vita. Piena di saggezza - lei che è così antica - e libera dai legami della saggezza. Infusa di scienza e libera dai dogmi della scienza. Splendida di intelligenza e libera dalla superbia che ha origine nell'intelletto. Vigorosa di forza e libera dalla gravità della forza. Incoronata di gloria e libera dalla cecità che deriva dalla luce accecante della gloria. Fornita di giudizio e libera dai limiti umani del giudizio. Dotata del potere di generare e libera dalla morte che si nasconde nella generazione. Capace di creare e libera dalla distruzione che è sempre al seguito della creazione. Circonfusa di grazia e libera dall'oblio che è attorno alla grazia. Il sapiente castigliano Moshè ben Shem Tov de Leon (1240-1305) studiò la filosofia noplatonica e quella di Maimonide, cogliendo luci di splendore ineffabile e radunando le verità dei popoli antichi, che trascrisse nello Zohar, il Libro dello Splendore. Lo Zohar trasmette a "colui che ha la sapienza nel cuore" il mistero dei misteri: Naran, la forma dell'anima. Per conoscere se stessi, intuire la via del ritorno al cielo e uscire dalla materia fatale, è necessario conoscere le tre parti che compongono l'anima: Nefesh , Ruah   e Neshamah. Naran è l'acronimo che riassume le tre parole. Nefesh   è l'anima fisica, legata al mondo materiale, che si trova in ogni essere umano, perché entra in lui nel momento della nascita. E' l'aspetto animale dell'uomo, che sovrintende a tutte le funzioni mentali e organiche e può commettere il male per appagare un bisogno. Ruah è l'anima sensibile, capace di distinguere fra il bene e il male, di scegliere la via della saggezza o la legge del desiderio. E' il "soffio" e può salire al cielo. Neshamah è l'anima o spirito superiore, di natura divina, pura e nobile. Si ridesta grazie allo studio, alla meditazione e alla pratica delle mizvoth (buone azioni). Secondo lo Zohar, essa appartiene a pochi eletti e nasce da un livello più elevato di quello degli angeli. Può cadere nell'abisso - e in quel caso si allontana dall'uomo, perché la sua natura innocente non può essere coinvolta nella colpa - ma anche sconfiggere il male e redimere il mondo. Insegna lo Zohar:   "L'anima è costituita da tre forme; per questo ha tre nomi, come i misteri superiori: Nefesh , Ruah   e Neshamah . Nefesh è la più bassa. Ruah è un principio che guida Nefesh   ed è a un livello superiore a questa, capace di dominarla. Neshamah è un principio sublime che domina le altre due anime, trovandosi a un livello di santità superiore ad esse. Le tre forme appartengono solo agli uomini resi santi dal culto del Signore, perché al principio l'uomo non possiede che la Nefesh, sante fondamenta che gli permettono di perfezionarsi. Quando decide di purificare il proprio essere e intraprende la via della santità e della sapienza, l'uomo è incoronato dalla Ruah, che è a un livello più elevato rispetto alla Nefesh. Quando si è innalzato con Nefesh e Ruah , lavorando su se stesso e compiendo progressi nel culto divino, la Neshamah scende su di lui, santo grado celeste che si eleva su tutte le cose. L'uomo riceve allora la corona del cielo più alto. Da quel momento è perfetto, completo in ogni forma, degno del mondo futuro grazie all'amore divino, perché è scritto: 'Per procurare beni a coloro che mi adorano e arricchire il loro tesoro' (Pr 8,21). Questi sono gli uomini che posseggono un'anima santa".

 

  Naran, la via del ritorno. Foto di Steed Gamero.

  Nefesh   è la forma dell'anima legata al mondo corruttibile

  2· Bisogna intuire la via del ritorno al cielo

  3· "Ruah   è il principo che domina Nefesh"

  4· "Grazie al culto divino, l'uomo è incoronato con la Ruah"

  5· "Neshamah è un principio sublime"

  6· "Quando l'uomo si è innalzato, Neshamah   scende su di lui"

  7· Neshamah nasce a un livelo più elevato di quello degli angeli

  8· "Quando Neshamah scende su di lui, l'uomo riceve la corona del cielo più alto"


Se una goccia d'inchiostro


Di Roberto Malini. Foto di Steed Gamero.

La vera conoscenza deve sovrastare la materia come le nuvole sovrastano - e irrorano - il mondo materiale. Le buone azioni devono venire prima di quelle profittevoli: solo così l'amore sarà guida del desiderio e non il contrario. Yehuda il Hassid (XII secolo) invitava l'uomo a condurre una vita umile e devota.

"Se una goccia di inchiostro cade nello stesso momento sul tuo libro e sulla tua veste, pulisci prima il libro e solo dopo l'abito. Se ti sfuggono di mano oggetti d'oro e libri, raccogli prima i libri, quindi l'oro".

 

Gocce di inchiostro e nuvole. Foto di Steed Gamero

  1· Il consiglio e il rigore.

  2· La conoscenza e il timore.

  3· "Il cielo nacque dalla pace".

  4· "Dal fremito dell'infinito scaturì una fiamma d'ombra".

  5· La conoscenza sovrasta la materia.

  6· "Egli pose la concordia in alto".


Naufragare nella luce


La Kabbalah insegna che l'anima non inizia il suo cammino verso il mondo superiore solo nel momento della morte, quando si separa per sempre dal corpo. Può, al contrario, avvicinarsi al puro splendore, contemplare la sostanza divina e gustare i frutti del cielo anche nel tempo in cui è confinata nel corpo, il palazzo che ha fondamenta costruite nel dolore e nella morte, ma torri che sfiorano il cielo. Il sapiente Isaac ben Samuel di Acco (XIV secolo) rivelò nella sua opera Otzar Hayyim   un segreto alla base di qualsiasi ricerca spirituale: il discepolo si trova nell'oceano dell'universo con la minuscola imbarcazione della sua forma mortale. Solo procedendo con attenzione, seguendo l'insegnamento di un maestro ed evitando di affannarsi per elevare la propria anima fino alle porte del cielo, potrà contemplare la luce divina senza annegare e perdersi.

 "Quando Mosè, il più sapiente dei maestri, disse al creatore: 'Mostrami la tua immagine', cercava in realtà la morte, in modo che la sua anima superasse le mura del suo palazzo, che la separavano dal sublime splendore divino: si era destata proprio per contemplare quella luce. Il popolo di israele, però, aveva ancora bisogno della guida di Mosè e il creatore non desiderava che la sua anima abbandonasse il palazzo per raggiungerla. Nello stesso modo, figlio mio, sei impaziente di scorgere lo splendore celeste, perché ti ho condotto a un oceano sconfinato. Attento! Prepara gli occhi della tua anima a guardare e la tua mente a comprendere o farai naufragio. Cerca di vedere, ma non annegare. La tua anima vedrà la luce divina e si unirà ad essa senza dover lasciare il suo palazzo".

 

"Non annegare". Foto di Steed Gamero

  1· "La sua anima si era destata per contemplare lo splendore divino".

  2· L'anima guarda al cielo e scorge la vita.

  3· La conoscenza è un vortice insidioso.

  4· Solo con la guida di un maestro si può contemplare lo splendore senza perdersi.

  5· "Prepara gli occhi della tua anima a guardare".

  6· "Cerca di vedere, ma non annegare".


Le porte dello spirito


Di Roberto Malini. Foto di Steed Gamero

Costretti ancora una volta all'esilio, nel 1492 gli ebrei abbandonarono la Spagna e raggiunsero l'Italia, il Nordafrica e il Medio Oriente. La loro sapienza mistica - i semi dello Zohar e della Kabbalah - fu sparsa nei paesi in cui passarono. I grandi cabalisti si diressero in Palestina, a Gerusalemme, ma soprattutto a Safed, sui colli dell'Alta Galilea. A Safed i sapienti attendevano entusiasti, nei loro santi riti, la Shekinah,   lo spirito femminile del creatore, regina dello Shabbath . Fu per lei che lo Shabbat   fu fatto iniziare il venerdì sera e non più il sabato. Il poema sacro Lekah Dodi , scritto a Safed, dà così il benvenuto alla sposa di luce: "Vieni, o amato, ad accogliere la sposa, / salutiamo la presenza dello Shabbat ". E' la preghiera della ricezione dello   Shabbat che si canta ancora oggi nelle sinagoghe e nelle case degli ebrei di tutto il mondo. A Safed il pensiero e lo spirito dell'umanità raggiunsero altitudini mai sfiorate prima. Quando Moshè Cordovero (1522-1570) scrisse Il giardino dei melograni   e La palma di Deborah, la luce dello Zohar si infuse nella Kabbalah. Isaac Luria (1534-1572), allievo di Cordovero, portò all'umanità la conoscenza delle sue origini, fin da quando l' En Sof , l'Infinito, si contrasse, ritirando se stesso verso il proprio centro, che divenne il cuore del vuoto. Poi, nello spazio cavo che si era formato intorno a sé, pose la creazione: emanò un raggio di luce, colmando i vasi dell'essere del proprio splendore. Colmi della potenza della luce dell' En Sof , alcuni vasi si ruppero. Cocci formarono il mondo materiale, in cui molte scintille - quelle che non riuscirono a tornare alla sorgente - restarono imprigionate. Luria - che scrisse pochissimo, ma ebbe discepoli che tramandarono testualmente i suoi insegnamenti - ricordò all'uomo il suo compito originale: liberare quelle fiaccole e sospingerle verso il cielo, per restituirle allo spirito immortale. Tzimtzum   (contrazione), Shevirah   (frantumazione) e Tiqqun (riparazione): ecco il ciclo del cosmo e di ciascuna anima. Ecco perché - nel mondo creativo degli ebrei - tutto vola: per riportare in alto le divine scintille. E' un volo santo, il volo di chi ritorna a casa. Ma le porte di casa, le porte della santità, si trovano nel cielo della contemplazione: il cielo sul villaggio dello splendore. Asperità, recinti e ostacoli - i rumori, i movimenti, le immagini dell'universo materiale - sono sulla strada del viandante solitario che a passi lenti e sicuri cammina verso Safed, portando nel suo cuore una scintilla che si era perduta. Hayym Vital trasmette a chi intraprende quel cammino gli insegnamenti di Isaac Luria. "Per raggiungere i cancelli della santità devi essere in perfetta solitudine, così che la tua contemplazione non sia mai interrotta. Coltiva una totale solitudine dentro di te. Libera l'anima dalla spoglia del corpo, come se non esistesse sostanza materiale intorno a te: sii completamente anima. Più riuscirai a liberarti dal corpo, più sarà chiara e profonda la tua comprensione. Se i rumori, i movimenti e le forme del mondo interferiranno con la tua meditazione, la tua anima si staccherà dal mondo celeste. Non raggiungerai alcun obiettivo, perché la santità divina non appartiene all'anima che sia ancora legata - neanche per un solo capello - alla materia. E' per questo che la virtù profetica e la santità sono chiamate sonno profondo, sogno o visione. Se desideri raggiungere la solitudine, ma hai sbagliato via e non sei riuscito nel tuo intento, ritorna a Dio e fai attenzione a non sbagliare più. Abbandona le cattive disposizioni dell'indole: rabbia, depressione, impazienza, loquacità. Se vuoi raggiungere la solitudine e ricevere lo spirito divino, ti appaiano oscure le intuizioni e le illuminazioni che percepirai. Quando otterrai i primi risultati, concentrati e aggiungi profondità alla tua meditazione, finché un puro spirito non pronuncerà, rivolto al tuo cuore, parole della Torah. Parole che non scaturiranno dalla tua volontà, ma da fuori di te, esprimendo saggezza, devozione, innocenza e santità. Quando sarai giunto a questo punto, richiama in te lo spirito divino con ogni forza, finché non sarai sul punto di perdere i sensi. Quindi prega. Suscita in te lo spirito, finché non sentirai che esso si è fuso al tuo essere e non ti abbandonerà più. Santifica il tuo corpo e adornalo di mitzvot , di buone azioni, trasformando te stesso in un trono regale per la Shekinah. Quando compi una   mitzvah, santifichi il tuo essere".

 

  In viaggio verso Safed. Foto di Steed Gamero

1· Il fiore dello Shabbat.

2· Riflessi del mondo materiale.

  3· E viaggiarono verso lo Zohar.

  4· Tutto vola.

  5· Bisogna liberarsi dalla sete di esistere nel mondo materiale.

6· "Coltiva una totale solitudine".

  7· "Virtù profetica e santità sono chiamate sogno o visione".

  8· "Ti appaiano oscure le illuminazioni".

  9· "Suscita in te lo spirito".

10· "Sii completamente anima".


La creazione


Di Roberto Malini. Foto di Steed Gamero

A volte le parole non hanno il potere - né da sole né unendosi - di esprimere principi e concetti che appartengono al piano immortale dell'essere. Esse allora si staccano come foglie dalla pianta della ragione e si fondono alla musica dell'universo, come costellazioni di fiaccole, per cantare il vero. Il libro Tiqqunei ha-Zohar (XIII-XIV secolo) rappresenta attraverso un perfetto canto poetico il mistero della creazione.

Nel tempo in cui l'Artefice ordinò l'universo,
egli incise dei segni in alto, sulla splendida volta.
Dal grembo del mistero senza fine
si sprigionò una fiaccola che illuminò l'occulto degli occulti,
una nube racchiusa in un anello
senza colore, né chiaro né scuro
né rosso come il sangue né verde come l'erba.
Poi una corrente attraversò gli spazi,
producendo i colori luminosi.
Dal nucleo della fiaccola scaturì una potenza
che diffuse i colori verso il mondo inferiore,
occulto nell'occulto del mistero insondabile.
La potenza si promanò entro l'aura, senza romperla.
Ignota all'universo, quando si fuse all'essere
s'infiammò come un sole, in alto, negli abissi del mistero.
Oltre quel punto niente è conoscibile
e per questo lo si definisce "Principio".

"La luce del sapere è simile a quella del cielo
e coloro che la porteranno agli uomini
splenderanno per sempre come stelle".

Zohar è lo splendore, l'occulto degli occulti
che aperse l'aura; questa andò oltre quel punto e si ritrasse.
Poi generò il Principio, che costruì una splendida dimora,
nel cui giardino pose il seme della vita,
perché si diffondesse in tutto l'universo.

Semina lo Zohar la semente sublime,
da cui nasce la seta di porpora preziosa.
Intesse intorno a sé, il baco, la sua casa:
un palazzo di gloria che porta il bene al cosmo.
L'occulto degli occulti costruì la sua casa
Con il Principio e quella casa si chiama   Dio.
Il segreto è: "Con il Principio ______________ fece Dio".

 

  La creazione. Foto di Steed Gamero

  1· Ciò che ai nostri occhi appare morto, contiene ancora lo splendore della vita.

  2· L'uomo trasforma la terra con il suo lavoro. La conoscenza trasforma lo spirito.

  3· Il Principio si posa sul mondo. La sua potenza è segreta.

  4· L'universo è il riflesso occulto della vita.

  5· "L'occulto degli occulti costruì la sua casa".

  6· "Semina lo Zohar la semente sublime".


Le stagioni dell'albero cosmico


Di Roberto Malini - foto di Steed Gamero

Il Sefer ha-Bahir - Libro del Fulgore   - è particolarmente caro ai cabalisti. Opera di spiritualità sublime, apparve in Provenza fra il 1150 e il 1200. Le sue fonti derivano da secoli di esperienza mistica che illuminarono i Chassidim tedeschi. Nel Sefer ha-Bahim   vi sono tracce della sapienza contenuta in opere come la Ma'asè Merkavah   e il Razà Rabbà , l'opera perduta del Grande Mistero, scritta fra il V e l'VIII secolo. Il Libro del Fulgore conduce chi ha sete di vita verso l'ineffabile presenza dell'albero cosmico, che guarda il divenire delle cose e della vita da un luogo fertile che si trova fuori dal tempo. Il tronco dell'albero, fatto della sostanza del corpo divino, è la misura della realtà universale, l'Uno immobile che si dirama nel molteplice. Le sue foglie sono lo spirito della vita, il nulla in ombra e l'essere aperto alla luce vivente. Ciò che nasce dall'albero è nutrimento di verità e vita per i giusti. "Io sono l'essere che pose il seme dell'albero perché tutto il mondo ne potesse avere beneficio. Ho stabilito che l'albero fosse misura del tutto e l'ho chiamato 'tutto', poiché ogni cosa è un suo frutto e una sua emanazione. Tutte le creature hanno necessità dell'albero, l'osservano e attendono le sue stagioni. Dai suoi rami ogni anima spicca il volo, felice. Quando creai l'albero, ero solo. Quando radunai la terra e vi piantai l'albero - che in essa mise radici - consentendo alla terra di godere dell'albero e all'albero di gioire della terra; quando mi rallegrai insieme a loro, chi era accanto a me? Chi avrei potuto rendere partecipe del mio segreto?".

 

L'albero cosmico. Foto di Steed Gamero.

  1·  L'albero si erge in un luogo fertile che si trova al di là del tempo.

  2·  Guarda il divenire delle cose e della vita.

  3·  "Quando piantai l'albero, ero solo".

  4·  Ciò che nasce dall'albero è nutrimento di verità e vita.

  5·  Le sue foglie sono il nulla in ombra e l'essere aperto alla luce.

6·  Chi ha sete di vita cerca il sentiero che porta all'ineffabile presenza dell'albero.


L'Albero della Vita


di Roberto Malini - foto di Steed Gamero

Scritto in aramaico nel XIII secolo, forse da Mosè di Leon, lo Zohar - il Libro dello Splendore - è l'opera più nota della Kabbalah . Nello Zohar i sapienti e coloro che cercano una via dello spirito rivolta al bene trovano le risposte preziose di una saggezza lontana nel tempo, quando il divino e l'umano si compenetravano. Dietro la porta segreta del libro vi è la casa dell'illuminazione; oltre le sue mura - che ad alcuni paiono inaccessibili - vi è la città dei giusti e degli immortali, dove la luce non tramonta mai. Nel cuore di quella città, fatta di idee pure e perfette, si trova uno splendido giardino fiorito. E nel mezzo del giardino ha le radici l'albero della vita, antico come l'universo. "Dedicate attenzione a questa verità: quando il creatore diede vita all'uomo, rivestendolo di gloria, gli chiese di rimanere in contatto con lo spirito divino, per essere Uno, con un solo cuore, unito all'Uno dal vincolo di una sola fede che collega tutto. Gli uomini però abbandonarono la via della fede e lasciarono alle loro spalle l'albero meraviglioso la cui chioma sovrasta quelle degli altri alberi. Si allontanarono, fino al luogo i cui colori mutano continuamente, dal bene al male e dal male al bene. Caddero e si affezionarono all'incerto, staccati dal sublime immutabile Uno. I loro spiriti, accogliendo il male e rigettando il bene, guadagnarono ora la pietà, ora il castigo, secondo le loro scelte. Il creatore, a cui si devono rivolgere solo benedizioni, disse: 'Umanità, hai abbandonato la vita e hai scelto la morte. Ora, in verità, la morte ti cerca'. Quella fu la condanna: la morte per l'umanità e per il mondo. Ci si chiede, però: se Adamo sbagliò, quale fu il peccato della Terra? Sappiamo che non tutti i viventi si cibarono dall'albero proibito. Essi però, quando l'uomo si mise in piedi, ne ebbero paura e l'imitarono, soggiogati dal suo potere. Così, quando l'uomo li invitava a prostrarsi davanti al creatore, gli obbedivano. Ma quando lo videro scegliere l'altro luogo, lo seguirono e tutto il mondo restò imprigionato fra le stesse mura di morte. Ed ecco che Adamo passava da un colore all'altro, dal bene al male, dal male al bene, dal movimento al riposo, dalla crudeltà alla bontà, dal vivere al morire: senza una via diritta, per colpa di quel posto che i saggi conoscono come 'la spada infuocata che guizza da ogni parte' (Gn. III, 24). Da ogni parte, dalla verità alla menzogna, dalla rettitudine all'iniquità, dalla pace al conflitto. Il Re Supremo, tuttavia, mosso a compassione per le sue creature, le avvertì: 'Ma dall'albero della conoscenza del bene e del male non prenderai nutrimento' (Gn. II, XVII). Non obbedendo a quella prescrizione, l'uomo seguì la sua compagna e fu esiliato per l'eternità, poiché la donna può raggiungere i limiti di questo luogo, ma non oltrepassarli. A causa sua, tutti furono colpiti da una sentenza di morte. In un tempo futuro, però, 'pari a quelli dell'albero saranno i giorni del mio popolo' (Is. LXV, 22), disse il creatore, riferendosi all'albero sublime che conosciamo. A proposito di quel futuro, è scritto che 'annullerà la morte per sempre, quindi da ogni volto saranno asciugate le lacrime'." (Is. XXV, 8).

 

L'Albero della Vita. Foto di Steed Gamero (agosto 2005).

1· Oltre le mura dello Zohar , vi è la città segreta dei giusti e degli immortali.

2· Nel mezzo del giardino si erge l'Albero della Vita, antico come l'universo.

3· Gli uomini si allontanarono dall'albero meraviglioso, la cui chioma sovrasta quelle degli altri alberi.

4· Caddero e si affezionarono all'incerto.

5· Tutto il mondo fu imprigionato fra quelle mura di morte.

6· "Umanità, hai abbandonato la vita e hai scelto la morte"